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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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22 ottobre 2014

Luca Bagatin - autore di “Universo Massonico” - racconta la Massoneria che in pochi conoscono e il perché del “falso scandalo P2”: intervista della giornalista Marzia Pomponio (tratta da www.notiziebucate.blogspot.it)

Intervista al sottoscritto della giornalista Marzia Pomponio per Notizie Bucate www.notiziebucate.blogspot.it
Marzia Pomponio

Il giornalista, blogger e scrittore Luca Bagatin
Blogger da dieci anni – con circa cinque milioni di visualizzazioni – firma del quotidiano nazionale “L’Opinione”  diretto da Arturo Diaconale, ha collaborato e collabora con diverse importanti testate e riviste, tra cui “La Voce Repubblicana”, “Politicamagazine.info”, “Terza Repubblica” diretta dall'editorialista Enrico Cisnetto, “Camicia Rossa”, “Il Pensiero Mazziniano”, “YR Magazine” organo ufficiale del Rito di York del Grande Oriente d'Italia e “Officinae”, la rivista ufficiale della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, diretta da Luigi Pruneti.

"Universo massonico" edito dalla Bastogi
Gli studi risorgimentali sui banchi di scuola e l’ammirazione per il Generale Giuseppe Garibaldi lo avvicinano agli ideali e ai propositi della cultura repubblicana, laica e liberalsocialista. Simpatizzante della politica libertaria di Riccardo Schicchi, Moana Pozzi e Ilona “Cicciolina” Staller – sua grande amica nella vita con la quale ha di recente collaborato in progetti politici e culturali – entra in politica a soli 17 anni, prima nei Verdi  e successivamente come sostenitore di alcune battaglie dei Radicali (ad appena  20 anni, nel 1999, ha condotto la campagna Emma for President per Emma Bonino al Quirinale, partecipando anche, nella primavera dello stesso anno, alla campagna elettorale della Lista Bonino). Approdato al Partito Repubblicano Italiano per poi abbandonarlo, ha fondato alcuni anni dopo “Amore e Libertà”, un movimento che definisce “(anti)politico e (contro)culturale”, che al di fuori dei partiti e delle ideologie si propone di gettare le basi per una possibile “Civiltà dell'Amore”.
Luca Bagatin presenta "Ritratti di Donna" con Debdeashakti che ne ha curato la prefazione
Lui è Luca Bagatin, autore del recente “Ritratti di Donna”, Ipertesto Edizioni, e di “Universo Massonico”, il suo primo saggio, edito dalla Bastogi nel 2012 con prefazione del prof. Luigi Pruneti, ex Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia – anche lui suo grande amico. Bagatin è, infatti, un grande appassionato e studioso di massoneria ed esoterismo, tanto che diversi suoi articoli sono stati pubblicati nelle maggiori riviste e pubblicazioni massoniche italiane e citati sulle pagine di Wikipedia, dell’Enciclopedia on line più consultata al mondo.
Un cultore della materia che capita di conoscere proprio nel periodo in cui si è tornati a parlare di massoneria e massoni, identificazione sufficiente a far nascere diffidenza se non addirittura timore nell’opinione pubblica. Sfatiamo dunque alcuni falsi miti che ci aiutano a capire cosa c’è dietro quella che sembra essere una nuova “caccia alle streghe”.
D. Chi sono i massoni oggi? E cos’è la Massoneria?
R. La Massoneria è un'Istituzione di elevazione morale e spirituale che si fonda su tre principi: Fratellanza, Libertà e Uguaglianza, così come ci ricorda il conte Alessandro Cagliostro, Grande Iniziato. La Massoneria, oltre a praticare e predicare gli ideali di fratellanza e di emancipazione sociale, è un'istituzione essenzialmente spirituale in quanto studia e approfondisce il simbolismo arcaico e archetipico presente in noi da sempre. Lo psicanalista Carl Gustav Jung parla, infatti, di archetipi, che non sono altro che il bagaglio di simboli e allegorie insite nel nostro inconscio. È dunque un’Istituzione spirituale e culturale che ha fra i suoi scopi lo studio e l'interiorizzazione dei simboli arcaici, oltre che la fratellanza universale.
D. Universo Massonico” è il tuo primo saggio. Mi ha stupito la corposa bibliografia. 
R.  È essenzialmente una raccolta di articoli che ho scritto dal 2004 ad oggi. La bibliografia che ho raccolto è relativa ai saggi consultati in questi anni.
 D. Leggevo in questi giorni che la Massoneria sta per compiere tre secoli di vita…
R. Ufficialmente è nata a Londra nel 1717. Parliamo almeno della Massoneria cosiddetta speculativa, quella filosofica. Le prime logge massoniche operative, invece, sono precedenti e risalgono al Medioevo. Le logge operative erano formate da muratori, quindi da operai, maestri d'arte, ai quali dobbiamo la costruzione delle cattedrali gotiche. Attraverso le loro conoscenze gnostiche – che si rifacevano alla Geometria Sacra dell’Antica Grecia e dell’Antico Egitto – i massoni operativi hanno costruito le cattedrali gotiche con uno specifico simbolismo che ha precisi significati spirituali ed esoterici. Nel 1717, grazie all'interesse delle classi nobiliari per la Geometria Sacra e l'esoterismo, è stata costituita quella che adesso si chiama la Gran Loggia Unita d’Inghilterra.
D.   Cosa rende così longeva, immortale, questa istituzione? Qual è il motivo per cui dopo tre secoli di vita è ancora ben salda, tanto che proprio di recente si è tornato molto a parlare di Massoneria e massoni?
R. Perché l'uomo, fondamentalmente, ricerca la spiritualità. Le persone che non trovano la pace interiore nelle religioni, non riescono cioè a colmare le lacune spirituali,o a trovare risposte nella politica, trovano nella Massoneria il posto ideale, in quanto si tratta di un’istituzione che non impone nulla, è priva di dogmi. Questo è il motivo per cui moltissimi giovani si stanno avvicinando alla Massoneria. Diciamo che la Massoneria crede nel Grande Architetto dell’Universo che sarebbe il Dio universale. Però, di fatto, chi è questo Dio universale? Non è altro che l’anima umana, la ricerca del Divino che è in noi, come spiego diffusamente anche nel mio libro.
D. Ciò che non cambia nel corso dei secoli è l’attribuzione alla Massoneria di connotati negativi...
R. Diciamo che nel corso dei secoli c’è stata una sistematica operazione denigratoria nei confronti della Massoneria, in particolare da parte della Chiesa cattolica, la quale ha visto nella Massoneria – proprio per la sua incessante ricerca spirituale e gnostica – una potenziale concorrente. Il simbolismo che sottende tutte le religioni, in realtà, è un simbolismo che esiste da millenni. In Massoneria tale simbolismo è pane quotidiano, mentre la Chiesa cattolica se ne è appropriata, spesso per ragioni “politiche” e “mediatiche”. La Santa Inquisizione, nel XVIII secolo, ha quindi deciso di perseguitare i massoni, costringendoli a riunirsi segretamente. Si trattava solo di un pregiudizio della Chiesa cattolica nei confronti di chi ricercava una spiritualità gnostica, neopagana si direbbe oggi. Il primo martire della Massoneria è stato Tommaso Crudeli, poeta fiorentino. Altro martire da ricordare è il conte Alessandro Cagliostro, che tanti erroneamente o volutamente associano a Giuseppe Balsamo. In realtà Balsamo era un impostore che la Chiesa cattolica aveva assoldato apposta per denigrare il conte di Cagliostro, che invece era un vero Grande Iniziato. A lui si deve la fondazione della Massoneria di Rito Egizio, con lo scopo di riunificare tutte le Obbedienze massoniche del mondo. Non esiste, infatti, una sola Massoneria: purtroppo c'è ancora una certa acredine fra la Massoneria di matrice “tradizionale” e anglosassone e la Massoneria di matrice liberale o francese.
Un’altra ragione per la quale la Massoneria è stata guardata con un certo sospetto è data dall'entrata in gioco del potere politico di re e regine, in particolare cattolici, che si sono accaniti contro i massoni temendo volessero sovvertire l’ordine costituito, perché i massoni parlavano di uguaglianza e in ambiente aristocratico era impensabile poter frequentare un borghese o un operaio.
In tempi recenti, con il falso scandalo P2, i partiti politici italiani, già compromessi –  e parlo in particolare delle forze del cosiddetto “compromesso storico” –  hanno fatto di tutto per dare la colpa ai massoni della crisi politica che attanagliava il nostro Paese. In realtà il malaffare era unicamente politico. Tuttavia, attraverso un’operazione mediatica, si è preferito incolpare Licio Gelli e tanti altri cosiddetti “piduisti”, che poi sono stati tutti assolti perché non complottavano contro nessuno. La medesima cosa è successivamente accaduta nell'ambito dell'inchiesta condotta dal giudice Agostino Cordova,  nella quale si è voluto ingiustamente equiparare la Massoneria alla mafia. Altra inchiesta finita con assoluzioni. In realtà, personalmente, non conosco neanche un massone che occupi un posto di potere. Conosco invece molti disoccupati che sono massoni. In tempi di crisi, in effetti...
D. Cosa ti fa essere così certo che lo scandalo P2 sia stato un po’ tutto gonfiato e che Gelli non abbia fatto alcun complotto o nulla di quanto fu accusato? Hai avuto accesso ai documenti giudiziari dell’inchiesta?
R. L'inchiesta relativa alla P2 si è conclusa con le sentenze di assoluzione di tutti i componenti della Loggia Propaganda numero 2. Le sentenze emesse dalla Corte d'Assise di Roma risalgono al 1994 e al 1996 e sono pubbliche. L' “affaire” P2 fu un falso scandalo e a dirlo sono le sentenze stesse.
Se poi vogliamo parlare del cosiddetto “programma” di Gelli, ovvero il famoso Piano di Rinascita Democratica – che altro non era che una lista di buoni propositi, purtroppo mai attuati – possiamo dire che fu un programma di riforme liberali, fatto passare dai media e dai soliti politicanti come un piano golpista. Gelli servì come perfetto capro espiatorio di tutto il malaffare politico dell'epoca, in particolare della Democrazia Cristiana e anche in qualche modo del Partito Comunista, che non poteva sopportare i programmi e i propositi di matrice liberaldemocratica, proposti, peraltro, da un massone. In quegli anni – parliamo della fine anni ’70 inizi anni ’80 –  stava evidentemente per scoppiare Tangentopoli e, per evitare tale scandalo, la DC e  il PCI in particolare, decisero di fare ricadere la responsabilità sui soliti massoni, approfittando del fatto che tanto sono sempre stati odiati da tutti: dai fascisti, dai comunisti e dalla Chiesa cattolica. Ecco come è nato il falso scandalo P2.
Che poi Gelli avesse in piedi eventuali affari dal punto di vista profano è un altro discorso, ma che esula completamente da ciò che è stata la Loggia Propaganda numero 2 e la Massoneria in particolare. La cosa curiosa di tutto ciò è che di queste cose ne ha parlato solo il giornalista Pier Carpi, ed è stato oscurato da tutti i media.
Pier Carpi –  giornalista, scrittore, regista e fumettista, molto amico di Licio Gelli –   faccio notare è morto povero, per cui non ha ricevuto alcun aiuto da Gelli. Non si poteva dire fosse pertanto un “raccomandato”. In “Universo Massonico” parlo diffusamente di Pier Carpi e dei suoi saggi in cui racconta la vita di Gelli, del falso scandalo P2 e quindi cosa è realmente accaduto. Sono stato l'unico ad aver recensito tali libri, assieme al saggio del prof. Aldo A. Mola, che, con tanto di documenti, dimostra che anche la cosiddetta Commissione Anselmi fu una grande bolla di sapone.
Personalmente poi, sono un caro amico del Generale in pensione Umberto Granati, che peraltro era iscritto alla Loggia Propaganda 2. Sono l'unico, anche qui, ad aver recensito il suo libro, “Diario di un piduista”, ove racconta tutta la vicenda.
D. Mi citi testimonianze di persone che o facevano parte della P2 o erano legate da amicizia a Gelli. Non credi che questi legami sottraggano credibilità alla loro tesi?
R. Il prof. Aldo A. Mola è uno studioso accreditato in tutto il mondo, che certo non fece parte della Loggia Propaganda 2.Ne fecero parte invece il cantante Claudio Villa, il comico Alighiero Noschese, addirittura l'eroe dell'antiterrorismo e della lotta alla mafia Carlo Alberto Dalla Chiesa (mandato a morire in Sicilia, senza scorta, dal Governo Spadolini). Tutti criminali, costoro? Ma siamo seri, per favore.
D. Come hai accennato, la Massoneria è fatta spesso passare come un gruppo dove conviene entrare per essere tutelati e agevolati con reciproci scambi. Nel definire la Massoneria invece parli di un’adesione legata “solo” ad una condivisione di ideali. Di questo rimarranno delusi in molti che si chiederanno dov’è allora l’utile di entrare in Massoneria. In fondo per sentirsi appartenere a degli ideali non serve la Massoneria…
R. Chi entra in Massoneria per ricavarne vantaggi personali farebbe meglio a rivolgersi altrove. È al massimo fra i politici che ci si spartisce il potere, spesso, non certo fra massoni. L’ideale di base della Massoneria è costituito, è vero, dal reciproco aiuto, ma nel senso che tutti i massoni si considerano fratelli e mirano alla fratellanza universale. I massoni aiutano, attraverso il loro percorso spirituale e attività di beneficenza anche il prossimo, ovvero anche persone al di fuori della Massoneria. Come dicevo prima, la Massoneria è un’istituzione spirituale e filosofica. Chiaramente non è indispensabile entrare in Massoneria per portare avanti un certo tipo di principi e di valori. Voltaire, grande filosofo, entrò in Massoneria solo un anno prima di morire, infatti, rimanendo Apprendista per tutta la vita. Penso che il suo esempio dovrebbe essere d'insegnamento per molti. Profani e massoni.
Con questo non voglio dire che non ci sono state persone corrotte in Massoneria, purtroppo ci sono e ci sono state, come in qualsiasi altra associazione culturale, partito politico o sindacato. Ad ogni modo, se si entra in Massoneria per interessi privati, perché attraverso la conoscenza di persone importanti ci si aspetta una certa “convenienza”, allora credo che si sia sbagliato posto. In Massoneria si trovano persone di tutti i ceti sociali, per cui essendo un posto sociale,  un po’ come facebook, puoi stringere amicizia con persone importanti ed entrare in un certo giro importante. Può accadere in Massoneria, così come in qualsiasi altra associazione. Relativamente alla corruzione posso solo dire che è un aspetto purtroppo connaturato all'essere umano. In Massoneria, almeno, ti insegnano a trascendere l'umano per raggiungere il divino. Sta a te scegliere se elevarti e quindi “levigare la tua pietra grezza” –  come si dice in gergo massonico – oppure rimanere, nei fatti, un semplice profano corrotto.
D. Mi hai parlato di più Obbedienze massoniche. Quante esistono oggi in Italia?
R. Moltissime perché è sufficiente recarsi da un notaio per costituire, con regolare atto, un'Obbedienza massonica. Tuttavia ritengo che la regolarità massonica vada analizzata sotto il profilo storico-esoterico, oltre che spirituale e iniziatico. Da questo punto di vista le uniche Obbedienze massoniche storiche e accreditate sono il Grande Oriente d’Italia, fondato nel 1805, e la Gran Loggia d’Italia degli ALAM, fondata da Saverio Fera nel 1908 e originata da una scissione del GOI. Attualmente è peraltro l’unica Obbedienza massonica che permette anche alle donne di entrare.
D. Mi anticipi una domanda: tra le varie interviste riportate verso la fine del tuo “Universo massonico” citi un unico libro che ha trattato l’argomento donne e Massoneria (l’autrice è Francesca Vigni). Che ruolo hanno le donne? Possono entrare in Massoneria però non fare un certo percorso di carriera o vi è parità con gli uomini?
R. Nella Gran Loggia d’Italia possono entrare tranquillamente e intraprendere il normale percorso iniziatico. Per quanto riguarda il Grande Oriente d’Italia invece, purtroppo ancora oggi non è possibile. Il GOI ritiene, infatti, che il  simbolismo massonico sia solamente solare – e quindi maschile – e non lunare. Tuttavia se si osservano gli antichi culti solari, quello di Iside ad esempio, erano officiati da sacerdotesse, quindi da donne. Mi auguro che il GOI, pertanto, sani presto tale contraddizione massonica.
Nel mio secondo libro, “Ritratti di Donna”, all’ultimo capitolo parlo del mito della Donna Selvaggia, di cui racconta la dott.ssa Clarissa Pinkola Estés, psicanalista junghiana. Lei parla proprio degli archetipi simbolici che si rifanno per molti versi anche al simbolismo massonico, di matrice femminile. Per cui è veramente antistorico e assurdo che vi siano Obbedienze massoniche ove permangono ancora tali pregiudizi. In Francia, nel Grande Oriente di Francia, gemellato peraltro con la Gran Loggia d’Italia, è solo dal 2010 che fanno entrare anche le donne.
Nella Gran Loggia d’Italia le donne hanno iniziato ad entrare durante la gran maestranza di Giovanni Ghinazzi. Ad ogni modo ci sono dei precedenti storici che risalgono al Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, il quale iniziava le donne. Ha iniziato per esempio Madame Blavatsky, un’occultista russa di cui parlo molto anche in “Universo Massonico”, che ha combattuto con lui nella battaglia di Mentana. E poi c’è stato Ernesto Nathan, grande sindaco di Roma, mazziniano  e garibaldino, anche lui assolutamente favorevole all’entrata delle donne.
Sia nel primo sia nel secondo mio libro ho inserito l’intervista realizzata all’ex Gran Maestra della Gran Loggia Femminile d’Italia, Gabriella Bagnolesi – Obbedienza fondata, fra l’altro, da Franca Bettoja, moglie di Ugo Tognazzi.
D. Soffermiamoci su queste due Obbedienze massoniche storiche. C’è una prassi da seguire per entrarci, immagino.
R. La domanda di adesione può essere presentata anche via internet, oppure attraverso la conoscenza di un amico che fa già parte di un'Obbedienza massonica. Successivamente l'aspirante iniziato è chiamato ad un colloquio, ove si indagano le motivazioni che spingono il candidato ad entrare in Massoneria. Se al termine del colloquio permane l’intenzione dell'aspirante iniziato ad entrare nell'Istituzione, sono fissati successivi colloqui sino ad arrivare all’iniziazione. Tutto ciò è una sorta di pre-selezione legata semplicemente all’intenzione di capire chi si ha davanti, se le sue motivazioni sono mosse da effettivo interesse per il percorso massonico, se si hanno eventuali pendenze penali, ecc. A tal proposito si chiede, infatti, il certificato penale, che deve essere assolutamente pulito pena il rigetto della domanda.
D. Superati questi scalini selettivi si arriva all’iniziazione. Come avviene la cerimonia dell’iniziazione? Quali i particolari rituali?
R. Il rito d'iniziazione è molto particolare e ovviamente non può essere pubblico, così come anche le varie tornate di loggia, al fine di garantire il giusto raccoglimento meditativo da parte dei partecipanti. Non possono essere presenti persone estranee anche per evitare derisioni da parte di esterni nel vedere magari qualche massone anziano camminare facendo particolari rituali che rientrano nel cerimoniale. Per chi, infatti, non ha conoscenza della Massoneria, presenziare ad un rito di  iniziazione potrebbe far sorridere. In realtà, studiando e approfondendo il significato dei simboli, si comprendono le ragioni per cui vengono fatti in un determinato modo. I rituali d'iniziazione si trovano in numerose pubblicazioni massoniche reperibili in qualsiasi libreria. È chiaro che è sconsigliato all'aspirante iniziando di leggerlo prima, ma ciò solo in quanto, conoscendolo già, si perderebbe, per così dire, tutta la “magia” dell'iniziazione rituale”.
D. Si parla di carriera nella Massoneria. Come avviene la scalata?
R. Più che di carriera e di “scalata”, parlerei di percorso iniziatico, spirituale. La carriera ha senso se hai posizioni di potere, ma in Massoneria tutti sono liberi ed eguali. Vi sono solo gradi diversi, perché diversa è la profondità della meditazione che in ambito massonico si pratica. Ci sono quindi, in questo senso, diversi gradi che potremmo definire di “apprendimento”. Il primo grado è quello di Apprendista, che consente di assistere alle cerimonie senza però poter intervenire. Poi c’è il grado di Compagno e infine quello di Maestro. Questa è la cosiddetta Massoneria Azzurra. Poi ci sono, eventualmente, gli Alti Gradi, contenuti in vari Riti. La Gran Loggia d’Italia riconosce, dopo il grado di Maestro Massone, solo il Rito Scozzese Antico ed Accettato, che si rifà anche ad un certo simbolismo dei Templari nel periodo in cui si rifugiarono in Scozia per sfuggire alle persecuzioni di Filippo il Bello e dell'Inquisizione. Nel Grande Oriente d’Italia, invece, vi sono vari Riti oltre quello Scozzese: c’è il Rito di York, il Rito Simbolico Italiano, il Rito Noachita e il Rito Egizio di Memphis e Misraim.
Il funzionamento è un po’ come l’università: una scuola dove approfondisci sempre di più gli studi.  L’unico divieto in Massoneria è parlare di religione o di politica, perché sono due argomenti che creano divisione e, dovendo essere preservata l’unità tra fratelli e sorelle, si evitano. Non parlare di religione tuttavia non vuol dire essere ateo, perché per entrare in Massoneria è necessario avere una visione spirituale della vita.
D. Se non si può parlare di politica perché ritenuto un argomento fonte di conflitti e divisioni tra fratelli e sorelle, non è un controsenso poi accettare l’ingresso di politici?
R. I politici sono pur sempre persone  e come tali hanno la possibilità di entrare in qualsiasi tipo di associazione, purché ne rispettino le regole. Regole che in Massoneria sono chiare: in loggia non si parla né di politica né di religione. Puoi parlare di spiritualità e di questioni sociali, ma è un altro tipo di discorso.
D. La parlamentare del M5S Tiziana Ciprini agli inizi di giugno ha scatenato un nuovo chiacchiericcio sui massoni, perché durante un intervento in aula a Montecitorio, ha fatto il gesto di infilare la mano nella giacca, e lo stesso ha fatto il suo collega di partito seduto accanto. I media hanno parlato di gesto massonico, facendo notare che anche Grillo lo fece durante la trasmissione di Bruno Vespa nella quale fu ospitato, e sono state comparate foto di personaggi storici, dichiarati massoni, nell’atto dello stesso gesto, da Napoleone a Karl Marx, George Washington, Mozart, Cavour, Giuseppe Mazzini, fino ad arrivare a Berlusconi. Casualità o un reale linguaggio in codice della massoneria?
R. Veramente, fra i personaggi storici che citi, vi sono anche non massoni, a onor del vero. Penso a Mazzini, ad esempio, ma non solo. A parte questo, non mi risulta che il gesto della signora Ciprini sia, ad ogni modo, un gesto – per così dire –  “massonico”. Anche se lo fosse sarebbe assurdo, visto che i cosiddetti gesti rituali si fanno solo in loggia, se non altro perché è li che hanno un significato.
D. Se i simboli massonici hanno significato solo in loggia, perché allora, come dichiari anche nel tuo libro “Universo Massonico”, esistono numerosi simboli massonici disseminati nella letteratura e in alcune opere musicali contemporanee? E perché questa esigenza di lasciare simboli nelle opere, di utilizzare cioè un linguaggio in fin dei conti decodificabile solo da una nicchia di persone?
R. La letteratura e la musica sono forme di espressione artistiche e la Massoneria è chiamata anche Arte Reale, ovvero l'arte di coloro i quali costruiscono il proprio Tempio interiore. Quali arti migliori della letteratura e della musica per trasmettere, dunque, ideali e principi così alti e profondi, anche e proprio attraverso l'emozione di un romanzo o di una composizione musicale? È pratica antichissima che gli artisti nascondano nelle loro opere messaggi di tipo esoterico, anche non strettamente massonici. Fra i musicisti contemporanei che, attraverso le loro opere, trasmettono messaggi esoterici posso citarti un caro amico: Fabio Mengozzi, giovane astigiano la cui musica è riconosciuta e suonata a livello internazionale. E, oltre ad averlo intervistato di recente, gli ho dedicato un'intera sezione del mio “Universo Massonico”. Lui, fra l'altro, a sua volta, mi dedicò la composizione “Segreta Luce”, come si può osservare anche nel frontespizio dello spartito musicale – presente anche in un video su Youtube – che reca il mio nome.
 
Il blog di Luca Bagatin è http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/

Sono stati citati i seguenti saggi di Luca Bagatin:
Universo massonico, Bastogi Edizioni, Foggia, 2012, pagg. 156, Euro 15,00
Ritratti di Donna, Ipertesto Edizioni, Verona, 2014, pagg. 146, Euro 9,50


Luca Bagatin e sulla sinistra l'ex Gran Maestro della Loggia d'Italia degli ALAM, Luigi Pruneti
Luca Bagatin con a sin. l'ex Gran Maestro della Loggia d'Italia degli ALAM, Luigi Danesin
Luca Bagatin con a sin. l'attuale Gran Maestro Antonio Binni - giugno 2014
Luca Bagatin con a destra un collaboratore d'eccezione del suo blog, l'attore Peter Boom, scomparso nel 2011
Luca Bagatin ospite di Radio Radicale

Luca Bagatin con Ilona Staller e  l'artista Ursula Davis

"Per me la Massoneria è come una bella donna: merita d'essere conosciuta, approfondita, intimamente amata e difesa sempre e comunque. Perché la sua essenza è Divina. Quanto alle eventuali deviazioni degli uomini, degli individui in genere...è cosa che francamente non mi interessa"

(Luca Bagatin)



20 ottobre 2014

A "La Croce" contrapponiamo la Delizia. Anzi, la Letizia !

Al bigottismo ideologico neo-clericale ed anti-cristiano, che dei miti del progresso fa la sua bandiera, fingendo pergiunta di contrapporvisi, in una bagarre mediatico-mediocre dal sapor anti-sentimentale, contrapponiamo la Delizia, anzi, la Laetitia !
Come sempre profondamente Casta, oltre che storicamente (anti)Diva.





17 ottobre 2014

"Massime e riflessioni sulla vita, sulla morte e non solo": by Luca Bagatin

Per governare un Paese è necessario avere cuore.
Se il cuore è assente, allora è meglio che un governo non esista proprio.

Non ho mai avuto paura di morire, anzi, tutt'altro. La morte è sempe stata, per me, sinonimo di quiete e di pace dell'anima. L'ho sempre vista come una tenera amica alla quale, talvolta, pensare.
Di fronte alla morte delle persone a cui ho voluto bene, purtuttavia, mi sento sempre disarmato. Non riesco ad accettarla.
E so bene che non ci riuscirò mai, nonostante conosca i meccanismi "iniziatici" della morte e della vita, ovvero il percorso alchemico che sottende a tali processi.
Riesco solo a pensare al fatto che l'Amore, il sentimento, vanno oltre la vita e dunque la morte. Ciò non mi conforta, in sé, ma è una consapevolezza in più.


La mia visione delle cose è eretica, erotica, eterodossa, e, sentimentalmente parlando, eterosessuale. Ma, sicuramente, non eterodiretta.



15 ottobre 2014

José "Pepe" Mujica: un Presidente che ha saputo incarnare i principi umanitari d'Amore e di Libertà

Un anno e mezzo fa, nel maggio 2013, dopo quasi vent'anni di attività politica nell'area laica e libertaria, decisi di fondare “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale alternativo alla partitocrazia ed al malaffare politico italiano, europeo e non solo.

Un pensatoio che nasceva in antitesi al sistema dei partiti, al potere politico, alla globalizzazione che ingloba, che, ispirato ad Anita Garibaldi, ma anche a suo marito Giuseppe ed a Mazzini, proponesse un elenco di punti concreti: dall'autogestione delle imprese sino alla legalizzazione della cannabis; dal riconoscimento del matrimonio omosessuale sino alla legalizzazione del suicidio e dell'eutanasia; dall'abolizione degli enti pubblici inutili sino ad un sistema elettorale ricalcato sull'esempio dell'Agorà greca.

Nel corso di quest'anno e mezzo, il mio attivismo nell'ambito di “Amore e Libertà”, mi ha portato a studiare e ad approfondire diverse figure storico-politiche che, eredi di Garibaldi e di Mazzini, ma anche di Simon Bolivar, si sono ispirate, nella loro azione politica ed istituzionale, ai principi di amore e libertà. Ovvero ad una visione umanitaria e sentimentale dell'esistenza.

Ho osservato che, pressoché tutte queste figure, provenivano da quell'America Latina vilipesa e sfruttata dagli opposti imperialismi: sovietico (sino alla caduta del Muro di Berlino) e statunitense.

Fra costoro Juan Domingo Peron e sua moglie Evita, Hugo Chavez, Evo Morales (rieletto di recente a Presidente della Bolivia), Nestor Kirchner e...José Mujica, detto affettuosamente “Pepe”.

Quest'ultimo, attuale Presidente dell'Uruguay (terra che peraltro ospitò i coniugi Garibaldi per ben sette anni ove, peraltro, si sposarono nel 1842) dal 2009 ha, assieme alla moglie Lucia Topolansky, deciso di continuare a vivere in povertà, come agricoltore, in una modesta casa di campagna.

La cosa che più mi ha colpito di Mujica, assieme alla sua coerente scelta di vita, sono anche i risultati ottenuti dal suo governo ed il fatto che il programma portato avanti dalla sua compagine governativa – il Fronte Ampio – è esattamente il programma del movimento che ho fondato nel 2012, ovvero “Amore e Libertà”. E lui, "Pepe" Mujica, è anche riuscito ad attuarlo concretamente.

Penso al progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; alla legalizzazione della marjiuana; agli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni; alla legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie gay. Tutte riforme che, dal 2005 ad oggi, sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.

La grandezza del Presidente Mujica, infatti, è anche questa: dare al Parlamento ed ai cittadini la più ampia centralità possibile della vita politica del Paese, al punto che il suo governo non ha mai attuato nulla per decreto.

I risultati, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi: in Uruguay l'indice di disoccupazione è sceso al 6%; i salari sono in aumento; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.

Ma chi è José Alberto “Pepe” Mujica Cordano ? Questo Presidente che incarna così bene gli ideali tipici di una possibile Civiltà dell'Amore, ove al governo vi sono solo persone di cuore, lontane anni luce dalla gestione del Potere ? Quale la sua vicenda umana e politica ?

José Mujica Cordano nasce a Montevideo nel 1935, da padre di origine basca e da madre di origine genovese e, giovanissimo, fu influenzato dalla idee peroniste dello zio materno, Angel Cordano. Terminato il liceo, il govane Pepe, inizierà a frequentare gruppi studenteschi di orientamento anarchico e, negli anni, approfondirà il pensiero di Proudhon, Bakunin, Kropotkin e Marx, oltre che si interesserà alla letteratura ed alla biologia, dimostrando anche particolare interesse per la professione agricola dei genitori.

Nella seconda parte degli Anni '50, Mujica, si avvicinerà e collaborerà a lungo con Enrique Erro, un deputato del Partito Nazionale - Ministro dell'Industria nel 1959 - il quale si era presentato come candidato a tutela della classe lavoratrice e meno abbiente.

Alle elezioni del 1962, Erro, sostenuto sempre dal giovane Mujica, si presentò nella coalizione formata da Unione Popolare e Partito Socialista, ma ottenne solo il 2,3% dei consensi.

Fu così che, ben presto, Pepe Mujica si rese sempre più conto che l'Uruguay - uscito da quelle ultime elezioni - si stava progressivamente avviando verso una deriva autoritaria.

Fu così dunque che, poco tempo dopo, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.

Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.

La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.

Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.

Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.

Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica ed i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica.

Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri.

Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica. Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik ed alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.

Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.

Nell'ottobre 2009, José Mujica è dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne esce vincitore con il 52% dei consensi. Dei risultati soddisfacenti del suo governo abbiamo già parlato. Rimane solo da aggiungere la sua critica al consumismo ed al capitalismo, oltre che all'austerità. Lo fa in più occasioni, anche di fronte a Capi di Stato e di Governo distratti, in video che, purtuttavia, faranno il giro del mondo attraverso il web.

A proposito dell'austerità praticata anche dalla nostra Europa, Pepe Mujica afferma:

La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.

Concetti semplici, ma gli unici davvero in grado di farci riflettere relativamente alla crisi mondiale che ci sta attanagliando e dalla quale possiamo uscire solo attraverso persone animate da due soli valori: l'Amore e la Libertà. Ovvero la ricerca di quella Civiltà dell'Amore che, leader come José "Pepe" Mujica, hanno già attuato, concretamente, nel loro Paese.


Luca Bagatin



13 ottobre 2014

Evo Morales: Presidente d'Amore e Libertà di nuovo in carica !



In Bolivia ha nuovamente trionfato il Presidente indigeno, socialista e libertario Evo Morales, ottenendo il 60% dei consensi.
E' la terza vittoria di principi quali l'Amore e la Libertà in questo orgoglioso e civile Paese latinoamericano.
Del socialismo libertario di Morales e dei grandi leader sudamericani, da Peron a Chavez, passando per Kirchner, Lula e Mujica, abbiamo negli ultimi mesi più e più volte scritto.
Sarà nostra cura, prossimamente, oltre che dedicare un articolo relativo alla vita del Presidente uruguayano Pepe Mujica, dedicare un unico articolo anche alla vicenda umana e politica del Presidente Morales.
Perché sono proprio costoro, ovvero i leader eredi di Bolivar e Garibaldi, ai quali l'Europa dovrebbe ispirarsi per uscire dalla crisi umana, morale ed economica nella quale è attanagliata.







11 ottobre 2014

Deformazione antimassonica: è il turno di quelli di Popoffquotidiano.it

Accadde già ai tempi del falso scandalo P2. I media, per distogliere l'attenzione dal malaffare politico dell'epoca (di maggioranza ed opposizione, che si spartivano il Potere), a chi davano la colpa ? Ai massoni ed alla Massoneria. Tanto con la Massoneria ce l'avevano già i preti e la Chiesa cattolica, sin da quando, nel XVIII secolo, la Santa Inquisizione fece torturare il poeta massone Tommaso Crudeli ed il conte Alessandro Cagliostro. Solo in quanto massoni.

E poi con i massoni ce l'avevano anche i regimi totalitari, fossero questi fascisti, nazisti o comunisti.

Peccato che Licio Gelli ed i cosiddetti piduisti, siano stati tutti assolti con sentenze definitive nel 1994 e nel 1996, visto che non avevano complottato contro nulla e nessuno.

Anche oggi, taluni “giornalisti” in odor di massonofobia come quelli del sito Popoffquotidiano.it (si veda il link: http://popoffquotidiano.it/2014/10/10/la-lista-completa-dei-massoni-ditalia-nome-per-nome-dal-trentino-alla-sicilia) che fanno ? Come Ferruccio De Bortoli associano il berlusc-renzismo alla Massoneria. Ma siamo seri ! Oltretutto ripubblicano gli elenchi di taluni massoni già impunemente pubblicati da “La voce delle voci”, cinque anni fa, che sono peraltro elenchi di persone onestissime che si sono – loro malgrado – trovate coinvolte nella vergognosa inchiesta di quell'Agostino Cordova che, negli Anni '90, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione antimassonica e massonofobica. Che, oltre a dimostrare che un cittadino è onesto anche se è massone (e forse, visto che in Massoneria si insegna il rigore morale, lo è anche di più), si concluse nel seguente modo, come documentato anche dal saggio “Il lenzuolo del fantasma” di Bruno Auricchio, da me opportunamente recensito alcuni anni fa: la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti (ovvero i massoni presenti in tale lista).
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.

Che cosa vogliono dunque dimostrare questi “giornalisti” ? Nulla, se non spostare l'attenzione dell'opinione pubblica, dando la colpa - anziché ai servi della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, ovvero alla nefasta politica (mal)affaristica italiana degli ultimi vent'anni - alla Massoneria ed ai massoni !

Davvero triste e ridicolo, se pensiamo che la Massoneria è unicamente una scuola di elevazione spiritule e morale fatta da persone comunissime che, lontane da ogni dogma politico-religioso, decidono periodicamente di riunirsi in appositi Templi per meditare attraverso lo studio e l'interiorizzazione di simboli antichissimi ed ancestrali.

Consiglio a costoro, come già suggerii alla signora Antonella Beccaria del Fatto Quotidiano ed al sig. Paolo Brogi, di leggersi in merito il mio recente saggio “Universo Massonico” (Bastogi editrice). Lì sono spiegate, con taglio giornalistico e con relative interviste a studiosi ed eminenti personalità della Libera Muratoria, non solo la storia della Massoneria e dei suoi simboli, ma anche le varie inchieste giudiziarie in odor di massonofobia. Che tanto male hanno portato a tante gente onesta, oltre che alle casse dell'erario e, quindi, ai cittadini italiani.

Ma al Potere, purtroppo, sono rimasti i soliti politicanti da strapazzo, che solo una sana resistenza popolare e libertaria, come ai tempi del Risorgimento, può riuscire a scalzare dalle poltrone.


Luca Bagatin



10 ottobre 2014

Il romanzo di Peron

Tomás Eloy Martínez e Juan Domingo Peron.

Il primo un giornalista e scrittore argentino, scomparso recentemente, il secondo un grande Capo di Stato che governò democraticamente l'Argentina dal 1946 al 1955 e successivamente spodestato dalle dittature militari, ed infine ritornato in patria solamente nel 1973, un anno prima di morire, dopo diciotto anni d'esilio in Spagna.

Un mese fa, circa, scrissi un articolo su Peron - figura che ammiro molto e che ritengo politicamente molto interessante - raccontando la sua vicenda politica e spiegando come la sua dottrina offrì una prospettiva d'emancipazione sociale per i descamisados, ovvero i ceti più poveri e popolari dell'Argentina della sua epoca.

Come scrissi, infatti, Il suo governo – che mai accettò aiuti, prestiti o investimenti stranieri - fu caratterizzato sin da subito da politiche in favore del popolo, dell'alfabetizzazione dello stesso e dello sviluppo del lavoro e riuscì, attraverso la nazionalizzazione delle imprese pubbliche, in pochi anni, a ripianare la totalità del debito pubblico che i governi dittatoriali precedenti avevano accumulato, ottenendo una bilancia dei pagamenti in attivo e riuscendo ad accumulare un'ampia riserva aurea. Sotto il profilo della laicità, inoltre, il governo Peron fu avanzatissimo per l'epoca, al punto che introdusse la legge sul divorzio, soppresse l'educazione religiosa nelle scuole e legalizzò la prostituzione e ciò gli costò peraltro la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Inoltre, nell'articolo stesso, tratteggiai la figura della moglie Eva Duarte (1919 - 1952), detta Evita, che, come scrissi, si occuperà per tutta la sua pur breve vita di diritti delle donne e degli anziani.

Mi sono imbattuto di recente, invece, in Tomás Eloy Martínez, leggendo uno dei suoi romanzi più celebri: “Il romanzo di Peron”, appunto.

Un romanzo molto discorsivo, profondamente storico, con pochi dialoghi e molto “cupo”.

Un romanzo che racconta il ritorno del Generale Peron in patria, da Madrid, ovvero ambientato nel 1973, che fu, invero, il periodo paradossalmente più triste della vita del Presidente argentino.

Triste in quanto Peron fu, per molti versi, manovrato dal segretario particolare della terza moglie, Isabel Martinez – José Lopez Rega – dedito a pratiche magiche e occulte e per questo soprannominato El Brujo (lo Stregone), che manovrava peraltro la stessa Isabel.

La Storia, infatti, ci ricorda come, una volta tornato in patria, Juan Peron, ormai stanco e anziano, non potè far nulla per sostenere i Montoneros, ovvero l'avanguardia progressista del movimento peronista – che si ispirava ad Evita Peron ed al socialismo nazionale – i quali furono presto zittiti, trucidati e fatti incarcerare da Lopez Rega e da Isabel Martinez, una volta deceduto Peron e quindi giunta alla Presidenza della Repubblica Argentina. Aprendo così le porte a nuove dittature militari – sostenute dagli Stati Uniti d'America - che porranno ancora una volta fuorilegge il peronismo e faranno scomparire i dissidenti politici, quelli che saranno successivamente chiamati i desaparecidos.

Tale è il contesto storico de “Il romanzo di Peron”, ove peraltro – sotto forma di memorie – è raccontato il passato del Presidente, la sua gavetta e carriera militare, i suoi successi e le sue sconfitte, oltre che la sua vita famigliare e sentimentale.

Un romanzo che terminerà con la morte del Presidente Peron, nel 1974, ovvero con le telecamere del telegiornale che inquadreranno la sua salma, osservata da moltitudini di descamisados che mai finiranno di amarlo.

Emblematica la frase fatta proferire ad una di questi, dona Luisa: “Resuscita, ragazzo mio ! Cosa ti costa ?”.

In Argentina e non solo, l'anima di Juan Domingo Peron, non è mai morta. Per quante vessazioni egli abbia potuto subire in vita, da parte di coloro i quali hanno voluto spodestarlo dal suo ruolo di condottiero del popolo e ne abbiano voluto offuscare la memoria. Il popolo è, infatti, sempre rimasto al suo fianco e ne ha pagato, per decenni, un prezzo fatto di torture e di vessazioni, dalle quali è riuscito ad uscirne solo alla metà degli Anni '80.


Luca Bagatin



7 ottobre 2014

Eroine ed eroi ai quali dovrebbero ispirarsi l'Italia e l'Europa per costruire un'unità basata sulla sovranità e sull'emancipazione dei popoli e non già sulle ruberie dei politicanti e del sistema economico-finanziario









4 ottobre 2014

"Amore e Libertà” è l'unico partito di sinistra oggi in Italia (e, perché no, anche in Europa)

Amore e Libertà” è l'unico partito di sinistra oggi in Italia (e, perché no, anche in Europa)

Eh sì, avete letto bene: "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it) - che non è un partito nel senso elettoralistico del termine - è l'unico partito di sinistra - pur non essendo di sinistra, ma di centro o, meglio, di estremo centro - in Italia. E, perché no, anche in Europa.

Come abbiamo più e più volte scritto, da lungo tempo i partiti cosiddetti "socialisti" europei hanno rinunciato a difendere la classe lavoratrice ed a porsi dalla parte dei popoli. I vari rappresentanti della "social-Burocrazia" europea hanno infatti preferito accodarsi all'obamismo, ovvero all'asservimento alle Banche Centrali (BCE e FED) ed ai relativi interessi dell'economia, della grande impresa e dello Show Business, oltre che delle guerre contro altri popoli, facendole passare per "lotta al terrorismo" o “interventi umanitari”. Tartassando e penalizzando i cittadini europei, sempre più alle prese con una disoccupazione endemica.

"Amore e Libertà", che, come abbiamo scritto, non è un partito, ma un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale, sin dalla sua nascita, nel maggio 2013, si è posto come obiettivo l'ambiziosa ricerca della Civiltà dell'Amore, ovvero la ricerca di un'alternativa non-ideologica all'attuale politica fatta di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

In questo senso, "Amore e Libertà", che ha per simbolo un'eroina dimenticata morta a soli 28 anni per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto (la Repubblica Romana), ovvero Anita Garibaldi, è schierato all'estremo centro del panorama politico, perché al centro c'è l'individuo. Ed in questo senso non ambisce a presentarsi alle elezioni politiche, bensì a superarne il sistema, tutt'altro che democratico, attraverso un recupero dell'Agorà greca, ove tutti i cittadini possano concorrere alla co-gestione del potere. O, meglio, del non potere.

In questo senso, fra i punti del nostro manifesto d'intenti vi sono i seguenti aspetti:

- socializzazione (a fini autogestionari) delle imprese ex pubbliche o municipalizzate o pubblico/private quali Eni, Telecom Italia, Trenitalia, Rai Tv ecc... ed una conseguente autogestione delle medesime da parte di tutti i cittadini italiani attraverso l'azionariato popolare e la possibilità dei medesimi di partecipare, oltre che agli utili di dette imprese, anche alle decisioni aziendali medesime. Niente più intervento Statale e niente più intervento privato-padronale

Amore e Libertà crede inoltre nella possibilità che le singole intelligenze possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia. In questo senso Amore e Libertà trova interessante il sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni, oppure, proprio come avveniva nell'Antica Grecia, fra i maggiori di 30 anni.

Amore e Libertà si pone, come obiettivo di massima, la fondazione di un'Internazionale dell'Amore, che vada a recuperare gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 promossa allora da mazziniani, garibaldini, anarchici e socialisti e vada a sanarne le divisioni storico-politiche.

Amore e Libertà ritiene che anteporre l'economia al sentimento ed all'umanità significhi ancora una volta seguitare a dare credito al sistema monetario internazionale, al sistema politico dei governi e dei parlamenti, al sistema delle tasse e delle imposte che ingrassa solamente il sistema politico (senza garantire alcun effettivo servizio), al sistema della pubblicità e di un mercato delle vacche che ha reso gli individui merci di scambio, invece che persone affratellate, che potrebbero vivere felici del loro lavoro, cooperando, barattando beni e servizi, approfondendo lo studio delle scienze umane, alla ricerca di nuove tecnologie non già da commerciare, bensì da condividere, senza costi per nessuno.

In questo senso possiamo dire di essere un partito nel senso Ottocentesco del termine, come lo furono il Partito d'Azione di Mazzini e Garibaldi e come lo fu il Partito Comunista di Marx ed Engels: gruppi di pressione, pensatoi di attivisti per l'emancipazione sociale e civile.

Ed in questo senso, fra il marasma dell'Italia d'oggi guidata da un leader che va a ledere i diritti civili e sociali dei cittadini e quello dell'Europa guidata dalla Merkel e soggetta alle scelte di Obama, siamo l'unico partito di sinistra oggi presente. Ovvero l'unico partito per l'emancipazione sociale e civile dell'individuo. Che, come tale, merita di essere al centro.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di "Amore e Libertà"

Colgo l'occasione per riportare, integralmente, l'articolo che scrissi il 24 giugno scorso, a proposito del messaggio di emancipazione sociale di "Amore e Libertà":



Mazzini contro Marx ed il nuovo messaggio di emancipazione sociale proposto da
"Amore e Libertà"

Articolo di Luca Bagatin



Oggi nessuno più ci pensa. Tutti presi dagli smartphone o come cappero si chiamano.

Tutti presi a parlare di crisi, meglio se se ne parla nei cosiddetti “social”, che di sociale non hanno proprio nulla.

Di sociale, in effetti, su un piano pragmatico e serio parlavano quelli della Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata nel 1864 e che vedeva uniti socialisti, anarchici e repubblicani.

Ovvero vedeva uniti i seguaci di Karl Marx, di Michail Bakunin e di Giuseppe Mazzini.

Tre correnti diversissime fra loro ma unite dall'ideale di emancipazione sociale.

Nella fattispecie le due correnti maggiormente contrapposte erano quelle dei mazziniani e dei marxisti, specie in Italia.

Giuseppe Mazzini guardava alla democrazia, alla repubblica, all'unione fra capitale e lavoro.

Karl Marx e Friedrich Engels, invece, guardavano al socialismo scientifico (non già umanitario), alla socializzazione dei mezzi di produzione, alla lotta di classe.

Mazzini scrisse, non a caso - contrapponendosi al “Manifesto del Partito Comunista” del 1848 - i “Discorsi sulla democrazia in Europa”. Egli non credeva alla “società dei castori” - come amava ricordare - propugnata dai marxisti. Egli guardava alla democrazia, all'umanità.

Mazzini, molto più di Marx, guardava ad un sentimento come l'Amore. Un Amore quasi religioso, anche verso Dio, oltre che verso il Popolo.

Marx, diversamente, era un filosofo, un economista, un materialista e, per quanto corrette potessero essere le sue analisi, ciò che mancava a Marx era una visione sentimentale e spirituale, oltre che umanista della Storia, in luogo di una visione meramente scientifica ed economicistica.

Non si può governare senza amore, anche se la maggioranza dei governi si fonda sulla mancanza d'amore. Mazzini lo sapeva, Marx lo ignorava.

Garibaldi lo sapeva, Engels lo ignorava.

Mazzini e Garibaldi erano due teosofi. Conoscevano Madame Blavatsky e la stimavano. Addirittura la arruolarono nelle loro fila.

Giuseppe Garibaldi, addirittura, prima di definirsi repubblicano, era socialista sansimoniano, ovvero aveva una visione cristiana di quel tipo di socialismo – diffuso da Henri de Saint-Simon - che mirava alla diffusione dell'amore per il prossimo.

Non è un caso che, la prima rivoluzione nonviolenta e dell'amore sia stata attuata da Gandhi in India, nel Novecento, il quale si ispirò a Mazzini ed ai suoi “Doveri dell'uomo”.

Marx, diversamente, di strada ne aveva da percorrere per comprendere che la rivoluzione andava fatta prima di tutto all'interno dell'animo umano. E la vera rivoluzione è prima di tutto evoluzione dell'anima, non già lotta fra classi, conflitto, ma unità nella diversità.

Mazzini, nel 1853, fondò ad ogni modo il Partito d'Azione. Un partito di attivisti, non già un partito di potere. La medesima cosa faranno Marx ed Engels, teorici del Partito Comunista che, alla fine dell'Ottocento, ispirerà i primi partiti socialdemocratici d'Europa (non ancora comunisti, si badi bene !).

Mazzini ispirerà il Partito Repubblicano del 1895 e, successivamente, durante il fascismo, le brigate partigiane antifasciste Giustizia e Libertà ed il successivo Partito d'Azione che ben presto si dividerà in sostenitori del Partito Radicale di Mario Pannunzio e del Partito Repubblicano Italiano di Ugo La Malfa. Giuseppe Garibaldi, invece, ispirerà prima il Partito Socialista Italiano dal 1948 (compresa la breve parentesi frontista) sino alla morte di Bettino Craxi, oltre che ispirerà il piccolo Partito dell'Amore di Moana Pozzi, fondato nel 1991 con intenti tutt'altro che goliardici e gaudenti e tutt'ora presente nel panorama politico – per quanto non si presenti più alle elezioni politiche – e oggi guidato da Mauro Biuzzi.

Purtuttavia Mazzini (e men che meno Garibaldi) mai aveva in mente di fondare un mero partito per la gestione del potere !

Egli parlava agli operai d'amore e di spiritualità. Di Repubblica, ma non della Repubblica dei Partiti, bensì della Repubblica del Cuore. La stessa cosa faceva Giuseppe Garibaldi, assieme alla moglie Anita, la prima eroina della Storia moderna a morire – in terra a lei straniera - a soli 28 anni, per la Repubblica Romana. La stessa cosa peraltro aveva fatto Simon Bolivar in Venezuela, nei primi anni dell'Ottocento.

Ecco il grande sogno repubblicano e socialista umanitario e libertario, non marxista.

Ecco il grande sogno che anima anche noi di “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) e che propugnamo la Civiltà dell'Amore in luogo della sociatà del piacere, dei media, del danaro e del potere.

Il limite di coloro i quali, nel corso della Storia, non hanno saputo cogliere il messaggio di Mazzini e Garibaldi ed hanno preferito rivolgersi a Marx, è evidente. Anteporre l'economia al sentimento finisce per rendere la società schiava di una lotta fra classi infinita.

Anteporre l'economia al sentimento ed all'umanità significa ancora seguitare a dare credito al sistema monetario internazionale, al sistema politico dei governi e dei parlamenti, al sistema delle tasse e delle imposte che ingrassa solamente il sistema politico (senza garantire alcun effettivo servizio), al sistema della pubblicità e di un mercato delle vacche che ha reso gli individui merci di scambio, invece che persone affratellate, che potrebbero vivere felici del loro lavoro, cooperando, barattando beni e servizi, approfondendo lo studio delle scienze umane, alla ricerca di nuove tecnologie non già da commerciare, bensì da condividere, senza costi per nessuno.

Giuseppe Mazzini, a differenza di Marx, parlò per primo, nell'ambito della Prima Internazionale dei Lavoratori, di interlcassismo. Ma l'interclassismo è niente senza la cooperazione e alla base di questa o vi è libertà ed emancipazione ed amore fraterno che unisce gli individui oppure non vi è nulla.

Vi è barbarie. Vi è prevaricazione. Vi è potere, danaro, mercificazione.

Questo il messaggio del nostro movimento (anti)politico “Amore e Libertà”, che non è un partito politico nel senso classico, bensì è un partito nel senso ottocentesco del termine. E' una tendenza politica o, meglio (anti)politica, come lo era il Partito d'Azione di Mazzini, che si contrapponeva alla realpolitik delle monarchie-oligarchie europee. Non vuole gestire il potere, ma far capire agli individui che è possibile vivere senza di esso. Che è possibile, forse, vivere anche senza danaro, senza rapporti mercificatori, se si permette ai rapporti umani – ovvero all'Amore - di trionfare.

Ciò può sembrare un discorso utopistico ma non lo è. Non diciamo nulla di nuovo, visto che ciò che diciamo lo dicevano Mazzini, Garibaldi, D'Annunzio dell'impresa di Fiume, Gandhi e prima di loro lo diceva Cristo, Buddha e tutti i Grandi Iniziati del passato.

La chiave dell'alternativa repubblicana e socialista libertaria è l'Amore, non il potere o, meglio, la gestione dello stesso. E' l'autogestione, la condivisione.

Chissà se ci arriveremo mai. La strada è lunga, ma io credo che questa crisi, che prima di tutto è umana-umanitaria, ci sta già costringendo a fare i conti con il nostro presente e quindi con il nostro passato.




1 ottobre 2014

Moana Pozzi, Maria Elena Boschi, "Ritratti di Donna" e il mito junghiano della Donna Selvaggia

Moana Pozzi e Maria Elena Boschi.

Due donne affascinanti. Due pasionarie, ciascuna a suo modo.

La prima un'ex attrice e pornodiva, poi diventata intellettuale e politica, emancipatasi da Riccardo Schicchi e dal mondo dell'hard attraverso il Partito dell'Amore. Un partito di ispirazione garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricorda il suo fondatore, Mauro Biuzzi, da me intervistato oltre un anno fa. Non certo il partito delle pornostar, ma un partito di libertà ed emancipazione civile, umana e sociale.

La seconda è una giovane ministra, senza un background politico alle spalle, ma proprio per questo potenzialmente nuova icona della politica italiana, come ho scritto più e più volte, paragonandola anche ad una possibile novella Anita Garibaldi (vista anche la sua passione per il colore rosso), se solo si emancipasse dal patriarca Matteo Renzi, figlio di una politica vecchia e stantìa, figlio dei De Mita, lontano anni luce dell'emancipazione e dai diritti civili e sociali di cui un'eroina di sinistra o di estremo centro (collocazione politica naturale del Partito dell'Amore) dovrebbe invece essere simbolo. Come lo è stata Anita e come lo è stata Evita Peron e la stessa Moana.

I soliti idioti dei media o dei social-media, paragonano Maria Elena Boschi a Moana Pozzi. Il che, francamente, non dovrebbe essere visto come un insulto. Né per l'una, né per la memoria dell'altra, alla quale, peraltro, dedicai il mio ultimo saggio “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni), che tratta anche di aspetti politici e del mito junghiano della Donna Selvaggia.

E, peraltro, tramite un amico che lavora a Montecitorio, feci anche in modo di regalarne una copia alla signora Boschi, con tanto di dedica: “L'unico ritratto di donna ancora mancante”.

Ecco, io credo e continuo a credere che Maria Elena Boschi potrebbe diventare una nuova icona di amore e di libertà. Di freschezza femminile e, non a caso, oggetto di invidia e di invettive sterili da parte di tutto il marciume della mediaticità nostrana, fatta di selfie, twitterate, wattsappate, facebukkate e tutto il caravanserraglio para-tecnologico socialmente involutivo di oggi.

Moana, passata dall'essere una diva all'americana e diventata leader di una piccola ma agguerrita formazione (anti)politica, seppe incarnare pienamente il mito junghiano della Donna Selvaggia: una donna libera e liberata dai condizionamenti tipici dell'(in)cultura patriarcale, sessista, disumanitaria, libera dai condizionamenti dei media, dell'economia, della pubblicità commerciale e della mercificazione dei corpi e delle menti.

Maria Elena potrebbe, potenzialmente, da ministra renziana, emanciparsi dal renzismo, dal culto di una personalità poltica senza costrutto, di una politica vecchia e stantìa che le sta facendo perdere ogni possibile credibilità, diventare un'icona della nuova Donna Selvaggia e di un'ideale Repubblica dell'Amore: fondata sui diritti di libertà e sulla felicità, contro la non-Repubblica dell'odio e della disoccupazione endemica.

E' quanto scrivo ed affermo da parecchi mesi, anche nelle interviste di presentazione del mio saggio “Ritratti di Donna” e nell'ambito del mio movimento “Amore e Libertà”. Penso che il futuro, per molti versi, mi darà ragione.


Luca Bagatin


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