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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 marzo 2015

Alcune riflessioni a proposito del 47esimo Congresso del Partito Repubblicano Italiano

Dal 6 all'8 marzo si terrà a Roma il 47esimo Congresso del Partito Repubblicano Italiano.

IL PRI è l'ultimo partito al quale sono stato iscritto e, trovandomi a Roma, passerò certamente a salutare i vecchi amici e compagni.

L'ultima volta che ho scritto del PRI già non condividevo più da tempo la linea politica intrapresa da questo partito, che pur dovrebbe ispirarsi a Giuseppe Mazzini e a Giuseppe Garibaldi ed al quale avevo aderito anche in quanto partito di ispirazione rivoluzionaria – molto di più rispetto a quello socialista – al punto che le sue bandiere sono, tutt'oggi, rosse.

L'ultima volta che ho scritto del PRI, dicevo, è stato il 24 marzo del 2014 (io ne ero uscito già da alcuni anni), a proposito della partecipazione del partito alle elezioni europee nella peggior accozzaglia partitocratica possibile, denominata “Scelta Europea”.

Nell'articolo scrissi come non avesse alcun senso, innanzitutto, una lista che si ispirava alla liberaldemocrazia in Europa e come non fosse assolutamente utile (anzi !) una lista che appoggiasse “questa” idea di Europa in mano alla Banca Centrale Europea, alle multinazionali e all'alta finanza.

Nella fattispecie scrissi, fra le altre cose: “...ci chiediamo a che cosa serva una lista liberale (ma anche una socialista, popolare o comunista o grillina o neofascista) in Europa, visto che l'Unione Europea è di fatto governata dalla Banca Centrale Europea e, per decidere della lunghezza delle zucchine, ripetiamo, non servono liberali, socialisti o popolari !”.

E proseguii affermando: “Diverso sarebbe se i liberali, quelli duri e puri però, contaminati da un sano liberlsocialismo e da un sano repubblicanesimo mazziniano e garibaldino, che conoscono le battaglie di Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, Ernesto Nathan e ancor prima quelle di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini per un'Europa affratellata, ove il Popolo governa sull'economia e sulle ruberie politico-bancarie, iniziassero una sana battaglia extraparlamentare.

E' ciò che da lungo tempo ho proposto loro, così come lo propongo a tutti i cittadini pensanti (magari anche ai dissidenti ex grillini, se non rimanessero sordi all'appello del loro stesso elettorato) allorquando ideai “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), che non è un partito elettoralistico, bensì è un Partito d'azione. D'azione extraparlamentare in primis, per la Civiltà dell'Amore, per un'Europa affratellata, per i diritti sociali e politici che possono essere ottenuti fornendo ai cittadini una sovranità che non è mai stata fornita loro. Attraverso l'autogestione e la libertà di scelta: del proprio corpo, delle attività economiche, della circolazione delle idee (attraverso lo sviluppo del copyleft e l'abolizione del copyright), dell'autogestione dei capitali attraverso l'unione fra capitale e lavoro di mazziniana memoria.

Sono le medesime cose che penso oggi ed una volta di più, rammentando anche la lezione di Randolfo Pacciardi.

Sono le medesime cose che mi fecero abbandonare un PRI autoreferenziale, capitanato da un Francesco Nucara appiattito su posizioni berlusconiane prima, montiane poi ed oggi, forse, filo renziane, come filo-renziani sono quelli come la Ministra Stefania Giannini – candidata allora in “Scelta Europea” - e che oggi sta per assicurare il precariato a moltissimi insegnanti e distruggendo quel che rimane della scuola pubblica.

Questo non è spirito mazziniano e garibaldino ! E' spirito antisociale, autoritario, autoreferenziale.

Sono le medesime cose che cercai di far capire al PRI, ma anche a Fare per Fermare il Declino ed al PLI, quando mi candidai in quest'ultimo alle amministrative di Roma del 2013, proponendo a costoro di candidare a Sindaco della città Ilona Staller in arte Cicciolina, con un programma che avrebbe potuto, come scrissi allora: rilanciare la cultura dei diritti sociali e civili; rendere Roma finalmente una città vivibile, civile, europea, sessualmente intrigante, con parchi dell'amore, luoghi attrezzati per disabili, anziani, bambini e animali; erotizzare la cultura laica e liberale, ovvero rendere nuovamente vitale un partito o più partiti (visto che la medesima proposta la lanciai anche al PRI e a tutta l'area laica) ormai morti, ovvero auto-suicidatisi per aver dato credito a Segreterie nazionali senza alcun costrutto né prospettiva.

Tutte cose che i cosiddetti “liberaldemocratici”, fossero del PRI o del PLI, non compresero minimamente, candidandosi, ancora una volta, a prendere lo 0,00% dei (non)consensi.

L'alternativa mazziniana e garibaldina, oggi, non può essere che – come durante il Risorgimento – extraparlamentare e contro l'Europa delle Elite.

Mazzini e Garibaldi furono fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori, assieme ad anarchici e socialisti. E non è un caso. Non è un caso se oggi occorre ripartire proprio da lì, per evitare di ritrovarci preda dell'opposto estremismo da una parte e ritrovarci ancora una volta al governo i servi della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, che stanno facendo strage dei diritti sociali e civili e che stanno condannando alla disoccupazione ed alla precarietà endemica milioni di persone, oltre che stanno attuando politiche immigrazioniste di sfruttamento e senza alcuna regola, foriere di criminalità e di ulteriore insicurezza sociale.

E non è un caso se da diverso tempo sono pressoché l'unico, in Italia ed in sede politico-culturale e giornalistica, a raccontare ciò che di positivo è accaduto, diversamente e in questi decenni, in America Latina con l'avvento di Presidenti di ispirazione bolivariana, repubblicana, socialista, garibaldina, peronista. Paesi che hanno saputo liberarsi dal giogo della dittatura militare, dal giogo delle multinazionali straniere, dal giogo dell'imperialismo yankee. Paesi governati da Presidenti laici e spesso libertari: il Venezuela di Chavez e Maduro; il Brasile di Lula e Roussef; l'Uruguay di Mujica e Vasquez, l'Equador di Correa, l'Argentina dei Kirchner.

E tutto ciò nonostante la disinformazione che giunge nel nostro Occidente pseudo-democratico, che vuole bollare quei Paesi e quei Presidenti come dittatoriali, quando, invece, rischiano di subire golpe militari da un momento all'altro. Golpe che riporterebbero quei Paesi nuovamente ad una situazione di sfruttamento da parte delle multinazionali straniere, in nome del Dio Danaro e contro la volontà dei popoli.

In questi giorni, al Congresso del PRI, da osservatore esterno, con amici ed ex compagni, vorrei parlare anche di questo e, nel mio piccolo, rammentare che oggi, eroi come Mazzini e Garibaldi, si collocherebbero – ancora una volta – dalla parte dei popoli e dei cittadini: contro i governanti d'Europa, le banche centrali e contro le multinazionali straniere. Siano queste statunitensi, russe o cinesi.


Luca Bagatin



1 marzo 2015

"Aforismi d'avanguardia" by Luca Bagatin

Il mercato non può essere libero, perché non vi è alcuna libertà nella legittimazione dello sfruttamento del lavoro e dell'uomo sull'uomo.
Solo il sentimento può essere libero, perché non vi è nulla di più bello dell'Amore e del rispetto per le persone.

In una società come la nostra, pressoché priva d'Amore e fondata sul danaro, i contratti prematrimoniali sembrano essere - e lo dico senza ironia - l'unica forma di tutela morale per la persona abbandonata.
Per amare molto devi sapere anche che cosa significhi odiare molto.

Il magistrato non dovrebbe essere affatto indipendente: dovrebbe rispondere prima di tutto al cittadino.
Ogni volta che mi arrabbio penso sempre a quando una donna mi disse che sono un signore e che non devo mai abbassarmi al livello altrui.
Né con Salvini né contro Salvini: contro il Potere (della politica, del danaro, dei media, dell'economia).


Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistica



26 febbraio 2015

Sì all'educazione sessuale nelle scuole ! Contro la frustrazione e la violenza dilagante

Già è assurdo che in Italia non vi sia, a differenza dei restanti Paesi dell'Unione Europea.

Parliamo dell'educazione sessuale nelle scuole che in Paesi come l'Olanda esiste da quel dì al punto che ai bambini la si insegna da quando hanno 4 anni, mentre da noi è pressoché un tabù. Oppure è oggetto di dileggio e contestazione da parte di associazioni che si proclamano “Pro-Vita” (ma quale vita ? Quella dei tanti frustrati che già si aggirano minacciosi per le nostre città ?), che addirittura hanno organizzato una petizione – con tanto di ridicolo video “promozionale” - contro l'educazione sessuale nelle scuole e contro il fatto che, a scuola, si spieghi che l'omosessualità è un orientamento sessuale del tutto normale.

Oltre ad essere assurdo è addirittura aberrante il fatto che non si comprenda che è proprio la mancanza di un'educazione sessuale e, aggiungiamo, sentimentale nelle scuole, la causa della frustrazione di molti giovani in ambito sentimentale e sessuale; dei troppi casi di stalking nel nostro Paese; di violenza domestica; di ipocrisia domestica che porta padri di famiglia ad andare a prostitute o a transessuali; di violenza verbale e fisica nei confronti di omosessuali ecc...

E nella posizione delle associazioni cosiddette “Pro-Vita” non vi è nulla di cristiano, non vi è nulla di umano, bensì vi è molto, troppo di ideologico e di contro-natura. Perché la natura ci insegna da sempre ad amare. Così come ce lo insegnava il Cristo.

E sarà la prima cosa che insegnerò anche a mio figlio o a mia figlia, così come gli/le insegnerò a rispettare il proprio prossimo, la propria compagna o il proprio compagno al punto dal fargli comprendere che l'ipocrisia, la violenza ed il tradimento sono frutto della repressione, anche sessuale.

Ed è ciò che consiglio a tutte le famiglie che amano davvero i propri figli; ai padri - come potrei essere io stesso - che amano la propria moglie al punto che non la tradirebbero mai; alle coppie etero o omosessuali, felici semplicemente di amare, pur in uno Stato clericofascista, quello italiano, che sembra voler impedire anche questo.


Luca Bagatin



Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistico-aforistica



24 febbraio 2015

"Civiltà dell'Amore" VS "società commerciale" by Luca Bagatin

Non accetto offerte commerciali per principio.

Al massimo rapporti di collaborazione reciproca, ove prevalga il piacere di condividere e l'intelligenza reciproca.

Penso che il commercio sia l'esatto contrario rispetto all'Amore. E quando parlo di Amore parlo di un ampio progetto di costruzione della "Civiltà dell'Amore" post-ideologica e post-moderna.

Benchè favorevole alla legalizzazione, per principio sono anche contrario alla prostituzione come forma di mercificazione.

Ciascuno è libero di fare ciò che vuole, ma quando comprendi che le persone non possono essere considerate (s)vendibili, perché soggetti detentori di sentimenti che meritano piuttosto di essere esternati, comprendi che il commercio è una delle pratiche più aberranti ideate dall'essere umano.

La stessa cosa vale per i beni prodotti e consumati e quindi frutto del lavoro delle persone. Meritano rispetto e condivisione, non mercanteggiamento.

Ma quando mai giungeremo a capire davvero che cos'è il rispetto, in questo mondo ?




Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistico-aforistica



22 febbraio 2015

Chavez, il Venezuela e la nuova America latina. Un saggio di Aleida Guevara e Hugo Chavez

Hugo Chavez e Aleida Guevara

E' facile accusare Paesi sfruttati da secoli di avere, oggi, regimi dittatoriali.

E' facile puntare il dito contro coloro i quali hanno dovuto subire prima gli attacchi e le violenze dei Conquistadores spagnoli e, successivamente, l'instabilità politica, spesso fomentata da questo o quell'imperialismo. In particolare, per vicinanza geografica, dall'imperialismo yenkee, con le sue multinazionali, con la CIA e la sua politica di infiltrazione subdola che ha finanziato fior fiore di dittature autoritarie vere, quelle sì, in nome non della libertà e della democrazia, bensì del Dio Dollaro a Stelle e Strisce.

E non occorre essere comunisti per sostenere questo, anzi. Nemmeno Fidel ed il Che erano davvero comunisti, ma, se volevano liberarsi del regime di Batista, un approdo internazionale avrebbero pur dovuto trovarlo.

Pensiamo, del resto, che lo stesso Gabriele D'Annunzio, allorquando fondò la libertaria Repubblica di Fiume, ovvero la Reggenza del Carnaro del 1920, trovò il pur stumentale appoggio solo da parte dei sovietici.

E' per questo che libri come “Chavez. Il Venezuela e la nuova America latina”, edito in Italia da Vallecchi, sono di un'importanza fondamentale per comprendere una realtà solo apparentemente lontana dalla nostra.

Il saggio, che è frutto di un'accurata intervista fatta dalla pediatra cubana Aleida Guevara - figlia del noto rivoluzionario argentino Che Guevara e di Aleida March – all'allora Presidente del Venezuela Hugo Chavez, è un ulteriore approfondimento storico di un leader e di una realtà, quella venezuelana, ma anche latinoamericana, che, sfruttata e vilipesa da secoli, ha trovato, fra la fine degli Anni '90 e per tutti gli Anni 2000, un nuovo riscatto. A differenza di quanto accaduto nel cosiddetto Occidente liberaldemocratico, che, preda di una globalizzazione che ha voluto dimenticare le sue radici – anche spirituali – si è infilato in una crisi senza più alcuno sbocco utile ai popoli medesimi.

E' così che, nel saggio della Guevara, Chavez le racconta il Venezuela precedente al suo avvento, preda della corruzione dilagante e di un sostanziale monopartitismo in quanto, i due maggiori partiti del Paese, di fatto governavano assieme, costituendo una vera e propria oligarchia anti-popolare.

La cosa, forse, a noi italiani, può ricordare qualche cosa, in effetti...

E Chavez, dunque, racconta la necessità del golpe del 4 febbraio 1992, allorquando era ufficiale dell'esercito e racconta di come avesse ispirato l'impresa a Simon Bolivar, El Libertador, eroe nazionale venezuelano e dell'intera America Latina, per aver contribuito a sconfiggere l'Impero Spagnolo all'inizio del XIXsecolo. Golpe purtuttavia miseramente fallito, ma che getterà le basi per la successiva elezione democratica di Chavez, allorquando si candiderà alle elezioni presidenziali del 1998 con il Movimento Quinta Repubblica e sarà rieletto sempre con percentuali attorno al 60% dei consensi sino alla sua prematura morte, avvenuta nel 2013. E pensare che i suoi avversari di centrosinistra e di centrodestra l'avevano sempre considerato un matto, un ousider da prendere in giro, dato che il suo movimento non aveva nemmeno i soldi per pagarsi la campagna elettorale ed al punto che i media stessi faranno di tutto per non pubblicare mai i dati relativi ai sondaggi elettorali del suo movimento, considerandolo un candidato ridicolo e marginale !

Hugo Chavez racconta alla Guevara le sue umilissime origini indigene in una famiglia povera di Barinas, così povera che i suoi genitori non potevano pagargli gli studi. E fu così che decise di iscriversi all'Accademia militare, al fine di poter studiare e di trasferirsi a Caracas, nella Capitale, rinunciando purtuttavia così al suo sogno di diventare un campione del baseball.

Da allora divorerà interi libri di Storia e di storia dell'America Latina, diventando un vero e proprio autodidatta e scoprendo così come la scuola di allora avesse bandito dalla cultura nazionale figure findamentali quali Bolivar.

E le raccontò la sua profonda amicizia con Fidel Castro, basata sulla reciproca amicizia fra popolo venezuelano e cubano e su una costante collaborazione economica e sociale. Le missioni sociali avviate dal Governo Chavez, del resto, riceveranno un forte contributo da Cuba, spesso senza richiedere nulla come contropartita.

Nel saggio edito da Vallecchi, Chavez fa presente alla Guevara quello che egli battezzò “Piano Bolivar 2000”, ovvero il contributo delle forze armate del Paese come forze di matrice civico-militare di assistenza ai più deboli, nei quartieri periferici, ovvero come forze armate di pace e di cooperazione con il popolo, così come le aveva intese Simon Bolivar nell'800.

E le racconta anche della necessità del Venezuela di uscire dal Fondo Monetario Internazionale e dalle logiche di sfruttamento perpetrate dalla Banca Mondiale, ricominciando così ad essere un Paese sovrano, con un'industria del petrolio nuovamente restituita ai cittadini e che contribuirà a finanziare gran parte delle missioni sociali e finanziando la scuola per tutti, vero e proprio fiore all'occhiello dei governi Chavez ed ormai di gran parte dei Paesi latinoamericani che hanno debellato pressoché definitivamente l'analfabetismo.

Aspetto interessante del racconto di Chavez è l'istituzione della Banca del popolo, ovvero un istituto di credito nazionale a scopo non commericale, la quale concede microcrediti a chi necessita di riceverne, compresi i disabili che non possono pagarsi le cure ed ai quali non vengono nemmeno calcolati gli interessi.

Tutti aspetti positivi peraltro riconosciuti anche dall'ex Presidente USA Jimmy Carter, in qualità di osservatore internazionale, che visitò molto spesso il Venezuela chavista.

Molto commoventi, poi, i racconti dell'infanzia di Chavez, di quando sua nonna lo invitava a raccogliere e vendere le arance di casa, gli insegnò a leggere e scrivere e a bagnare le piante e di quando, sin da bambino, amasse cantare, specie le canzoni popolari.

L'ultima parte del saggio è dedicata ad una puntata della trasmissione televisiva “Alò Presidente” nella quale Chavez invita Aleida Guevara a parlare, fra le altre cose, di suo padre.

Il saggio può ritenersi un'apologia dello chavismo-guevarismo ed i più maliziosi lo intenderanno in questo modo.

Per il lettore senza pregiudizi e più aperto alla conoscenza dei fatti, diversamente, il saggio “Chavez. Il Venezuela e la nuova America latina”, può essere inteso come un viaggio all'interno di un continente che ha una cultura latina come la nostra; che, attraverso i secoli bui della violenza e della sopraffazione ha saputo ricercare una autentica Terza Via – oltre comunismo e capitalismo – di emancipazione civile e sociale. Nonostante i problemi che ci sono e permangono.

Persone e leader come Bolivar e Chavez, ad ogni modo, hanno saputo mostrarci una via alternativa all'oligarchia degli imperi, degli imperialismi, della partitocrazia“bipartisan”. Una via che, ci auguriamo, approdi finalmente agli Stati Uniti dell'America Latina, nel nome di Bolivar, di Garibaldi, di Peron, di Chavez e del Socialismo del Ventunesimo Secolo.


Luca Bagatin



21 febbraio 2015

"Pensieri leggeri": aforismi by Luca Bagatin

Il mio sogno è sempre stato di ritirarmi in un'isola caraibica avvinghiato ad una pornostar.
Non diventare il simulacro di uno scrittore o di uno pseudo intellettuale, che non sono, né sono mai stato.
Una delle cose che ho notato più spesso è che le donne di oggi hanno paura o, meglio, non si aspettano, che un uomo possa essere anche intelligente.
Leggo biografie allucinanti di personaggi inutili che si pregiano di essere definiti "dottori, filosofi, politologi".
Ora, io ignoro se costoro lo siano.
Ma mi fanno pensare, una volta di più, che quando morirò (non necessariamente il più tardi possibile), voglio essere ricordato solamente così: Luca Bagatin, autodidatta e pornografo.



21 febbraio 2015

Non chiamiamoli hooligans, ma terroristi !

Pensavamo che il pericolo imminente provenisse in particolare dal Medio Oriente, dalla Libia, dalla Siria ed invece...

Ed invece il terrorismo si aggira per l'Europa e non è di matrice islamica, bensì calcistica.

Li chiamano hooligans, ma in realtà, infatti, dovrebbero essere definiti, senza mezzi termini, terroristi.

E come tali andrebbero trattati e giudicati, anche in sede giudiziaria, perché, devastare una città ed i suoi monumenti – patrimonio dell'Umanità - e praticare violenza significa semplicemente una sola cosa: terrorismo, crimine contro l'Umanità.

E, in questo senso, andrebbero prese sin da subito delle misure in sede europea (se questa Europa politica esistesse davvero !), per sventare attacchi di questo tipo ed evitare finanche che persone di tale pericolosità possano aggirarsi indisturbate nelle nostre città negli anni a venire.

Quanto al pagamento dei danni pare chiaro che, chi rompe paga ed i cocci debbano rimanere suoi.

Temiamo non sarà così e la cosa ci farà indignare doppiamente.


Luca Bagatin



18 febbraio 2015

Un pensiero e un augurio ad Emma

Ho conosciuto di persona Emma nell'aprile del 1999 ed allora le regalai una poesia che scrissi per lei e che qualche giornale pubblicò anche.

Recitava così:

Emma Bonino, una dei tanti radicali scalzi
che popolavano negli anni ‘70 le piazze delle città
per affermare i diritti di tutti, anche dei più derelitti di questo mondo,
contro un regime violento, burocratico, partitocratico e clericale,
che aveva in gloria solo la gestione del Potere: la poltrona sicura di Ministro, Cardinale o Presidente.
Emma Bonino: una donna, un simbolo dell’Europa e per l’Europa, a dispetto di chi ha cercato e cerca di oscurarla con ogni mezzo.
Emma Bonino: oggi di nuovo alla ribalta come degna Commissaria europea, sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici, come ieri, più di ieri.
Loro, i Potenti, forse ti saranno avversi, ma è certo che la gente è con te
e con le tue battaglie di libertà e legalità.
Un augurio di cuore!
Una speranza dal profondo!
....magari una piacevole utopia: Emma for President

A quei tempi credevo molto nel percorso politico portato avanti dai Radicali che, proprio nell'aprile di quell'anno, a Monastier di Treviso, fondarono la “Lista Emma Bonino”.

Qualche mese prima, del resto, avevo condotto – senza alcun mezzo e solamente con l'aiuto della radicale Paola Scaramuzza – la campagna per “Emma Bonino al Quirinale”, nella città di Pordenone. Città che, peraltro, alle elezioni europee, le regalerà il secondo posto con oltre il 14% dei consensi. Anche allora, gli unici a fare campagna elettorale, fummo solamente Paola ed io.

Radicale ad ogni modo non sono mai stato. O, meglio, non sono mai stato un pannelliano. Diciamo che mi riconosco molto di più nel Partito Radicale di Mario Pannunzio, più che in quello di Pannella. Boniniano lo sono stato a tratti, anche se, con gli anni, penso che il percorso più interessante lo abbia fatto chi pur frequentava quei “luoghi libertari”, ma voleva rimanere libero di essere sé stesso, senza sporcarsi troppo nelle Istituzioni e ricercare piuttosto un'alternativa alla politica parlamentare e mediatica. Parlo dell'esperienza del Partito dell'Amore che, in questi anni, sono pressoché l'unico che ha tentato di ricostruirne e raccontarne, sotto il profilo giornalistico, la storia e la storia dei suoi protagonisti.

Oggi mi fa male al cuore vedere Emma con quel turbante africano in testa, ma al contempo mi rafforza. Mi fa pensare alla forza dei radicali storici che hanno sempre mostrato il loro corpo – fosse nudo o malato – per un bene superiore.

Sono e sono sempre stato vicino alle battaglie per la libertà di cura per i malati, per la ricerca scientifica, per il diritto all'affettività ed alla sessualità per i disabili, per l'eutanasia, per il diritto a decidere sulla propria vita e/o sulla propria morte.

Di questo sono e sarò per sempre grato ai Radicali, che sono anche stati i miei primi maestri di scuola politica, quando non ero ancora maggiorenne.

Poi, come succede con i vecchi amori, ma soprattutto come succede agli spiriti liberi, abbiamo preso strade diverse.

Non ho mai amato questo dialogo continuo dei Radicali con destra e sinistra. Non ho mai accettato il dialogo con Berlusconi prima e con Prodi successivamente e l'entrata di Emma nel Governo Prodi del 2006. L'ho visto come un passaggio completamente estraneo alla storia ed alla cultura libertaria che, con i cattocomunisti, non ha mai avuto nulla a che spartire.

E non ho nemmeno condiviso l'entusiasmo ed il sostegno dei nuovi Radicali per la globalizzazione tout-court, per il cosmopolitismo/immigrazionismo tout-court, per l'europeismo tout-court.

Da allora direi che ho anche smesso di andare a votare perché, le rare volte che ho votato in vita mia, o lo facevo per i socialisti, oppure per i verdi oppure per i radicali. Ma quando i primi sono scomparsi ed i secondi hanno seguito strade a parer mio fra il velleitario, il globalista e l'istituzionale, ho preferito prenderne le distanze.

Però mi è sempre rimasto un forte senso di affetto per Emma ed anche per Pannella che, come testimonia anche un'intervista che mi fece Radio Radicale, proposi candidato al Quirinale nel 2013. Pannella, infondo, è l'ultimo Padre Nobile di quella che dovrebbe essere una Repubblica e che invece, forse, ne è solo il suo simulacro. Ovvero nei fatti è una monarchia/oligarchia di partiti.

Sono certo che Emma la spunterà ancora una volta ed il suo ottimismo contagerà molte persone che si trovano a vivere situazioni simili.

Un abbraccio con il cuore, da uno dei tanti vostri ex compagni di strada !


Luca Bagatin



16 febbraio 2015

"La (anti)politica dell'Amore": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

Ancora ci si stupisce della commistione fra affari privati e politica, fra sistema bancario-imprenditoriale e politica...mah.
Ovvero ancora non si comprende che la politica rappresenta la morte civile e che il potere ne è la massima rappresentazione.
Per questo, da parecchi anni, preferisco parlare di donne e di belle donne.
Ponendole al centro di un progetto (anti)politico e (contro)culturale.
Perché è da lì che può rinascere una società fondata sull'eros, in luogo di una società fondata sul danaro e sulla mercificazione. Ovvero una società fondata sull'autodistruzione e sulla stupidità.
Ho un forte nonsenso delle Istituzioni !
L'idea dell'amore fatto in un cimitero m'intriga molto e la trovo tutt'altro che blasfema.
La vita che si fonde e confonde con la morte è un'immagine molto filosofica.
Un inno ad entrambe.
"Vivi per chi ti ama , affronta chi ti sfida e ignora chi non ti merita"
Ovvero: ama poche persone, perché poche meritano davvero il tuo amore, ignorane molte e le sfide affrontale sempre di petto, talvolta anche di pancia se necessario.



13 febbraio 2015

"Pensamientos" by Maria José Peon Marquez for Luca Bagatin's blog (Vol. 3)

Quiero que guardes mis días en tu vida,

tu amor en mis besos, y tu llanto...en mi sonrisa.

Nacería siendo música,

crecería siendo melodía, moriría siendo una canción...de esas que núnca se olvidan.

No fue un sueño, te dije "te quiero" mientras dormías,

te hablé de cosas que salen del alma, antes de que abrieras los ojos...antes del alba.

Sin saberlo, aquel beso selló un despido,

un adiós sin entenderlo con sentimientos reprimidos,

la esperanza falleció y no fué tiempo perdido,

como el tiempo que tuvimos, al final quedó en suspiros,

no hay tristeza sin razón en el fondo del olvido,

todo queda entre tú y yo...pero en distintos caminos.


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