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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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6 febbraio 2016

A causa di continui disservizi del Cannocchiale, Luca Bagatin si trasferisce nel blog di "Amore e Libertà"

A causa dei continui e ripetuti disservizi della piattaforma blog del Cannocchiale e delle mancate risposte in merito alle e-mail che abbiamo inviato alla società che la gestisce, ci vediamo costretti a sospendere l'attività di questo blog. Attività che, lo ricordiamo, dura da ben dodici anni, con una quantità di visitatori che stava per toccare i sette milioni.
Ci siamo pertanto trasferiti nel blog del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale fondato da Luca Bagatin, ovvero quello di "Amore e Libertà".

Il nuovo link al quale potrete continuare seguire gli articoli ed i comunicati di Luca Bagatin è, pertanto, il seguente:

www.amoreeliberta.blogspot.it







4 febbraio 2016

Il socialismo non è di sinistra: parola di Jean-Claude Michéa

In molti avranno notato da tempo come la cosiddetta sinistra, sia italiana che europea, abbia abbracciato in toto la società di mercato, il capitalismo, la globalizzazione, il totale asservimento alle logiche dell'alta finanza, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

Tutti aspetti che, il socialismo di un tempo, mai avrebbe accettato, dichiarando apertamente che il capitalismo andava superato in nome della socializzazione dei mezzi di produzione da parte della classe operaia e del proletariato.

Oggi, peraltro, per quanto la classe operaia ed il proletariato siano mutati, assistiamo comunque alla presenza di un precariato diffuso in tutte le fascie d'età, ad una disoccupazione in aumento e endemica, a situazioni di nuove povertà che certo la sinistra italiana ed europea non tutelano. Anzi, sembrano addirittura incoraggiare il cosmopolitismo e la ricerca di una fantomatica “fortuna” all'estero.

Coloro i quali, in sostanza, credono ancora in una società libera ed egualitaria, ovvero in una prospettiva socialista, possono ancora definirsi “di sinistra” ?

La risposta è chiaramente no e ce la fornisce chiaramente l'ultimo saggio del filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa, pubblicato in Italia da Neri Pozza e dall'emblematico titolo (che richiama alla memoria il celebre romanzo dello scrittore socialista Eugène Sue “I misteri di Parigi”), “I misteri della sinistra”.

Jean-Claude Michéa, filosofo francese con un passato nel Partito Comunista Francese e da tempo lontano da ogni appartenenza partitica, rileva innanzitutto – in Francia come altrove – la totale similitudine programmatica delle forze di destra e di sinistra, unite entrambe dai comuni valori del liberalismo capitalista, ovvero dell'egoismo sociale e del modernismo. Parlando in particolare della sinistra, Michéa rileva come questa abbia abbracciato in toto tesi capitaliste e progressiste, evidenziando come il concetto di “socialismo” e di “sinistra” non abbiano nulla in comune fra loro e a sostegno di ciò egli rammenta come Marx ed Engels, fondatori del socialismo scientifico, oltre che Proudhon e Bakunin, rappresentanti del mondo anarchico, non si siano mai definiti uomini “di sinistra”, ma anzi, lungi dal voler fondare un partito elettoralistico, si siano sempre tenuti lontani dalla sinistra parlamentare rappresentata dai liberal-progressisti borghesi e bottegai, che spesso hanno ostacolato il socialismo francese attraverso sanguinose repressioni, la principale delle quali quella condotta da Adolphe Thiers contro la Comune di Parigi del 1871.

La gran parte dei socialisti e degli anarchici dell'800, difensori dei diritti degli operai e dei proletari, in sostanza, si sarebbe guardata molto bene dal sostenere una fantomatica “unione delle forze di sinistra e progressiste”, scendendo così a compromessi con la borghesia sfruttatrice loro carnefice, che pur si contrapponeva alla destra reazionaria e clericale.

Da notare peraltro che anche l'Italia ebbe il suo Thiers in Francesco Crispi, in quale, tradendo la causa mazziniana e garibaldina operaista, diverrà – dai banchi della Sinistra Storica, sostenitore della causa monarchica e successivamente dell'imperialismo italiano bellicista in Africa e della repressione dei moti operai e socialisti in Sicilia, ovvero i cosiddetti Fasci siciliani.

Jean-Claude Michéa spiega che fu solo nel quadro del contesto del'affaire Dreyfus e solo di fronte alla minaccia di un colpo di stato di stampo monarchico, clericale e reazionario, che i settori operaisti e socialisti rappresentati nel parlamento francese accetteranno un compromesso - detto di “difesa repubblicana” - con i loro avversari della sinistra parlamentare. Compromesso che, purtroppo, non sarà temporeneo e segnerà – come ricorda Michéa – l'atto di costituzione della sinistra moderna, ovvero lo snaturamento e la dissoluzione del socialismo operaista e popolare originario, che si trasformerà in indistinto progressismo e via via nella supina accettazione delle regole del libero mercato, a scapito degli operai medesimi e dei meno abbienti e a tutto vantaggio della cosiddetta “crescita economica illimitata” e del “progresso materiale illimitato”, ovvero dell'industrializzazione ad oltranza, con i conseguenti effetti e danni collaterali nei confronti dell'ecologia.

La visione progressista della sinistra e dei liberali come Adam Smith, con il loro disprezzo per tutto ciò che è “piccolo” e “arcaico”, porterà così via via le classi medie tradizionali e molti piccoli produttori e operai, a rifugiarsi sotto l'ala protettiva della destra conservatrice. Che è poi ciò che stiamo osservando in Francia oggi con l'aumento dei consensi al Front National di Marine Le Pen (che pur ha mutato molto il suo DNA originario) da parte dei settori più poveri della società, al punto che lo stesso Michéa ha affermato più volte che, se oggi Marx fosse vivo e votasse in Francia, voterebbe senza dubbio per la Le Pen, che fra l'altro è una lettrice ed estimatrice dichiarata di Antonio Gramsci.

Jean-Claude Michéa rileva peraltro che, da tempo, a livello mondiale, stanno nascendo diversi movimenti critici nei confronti del capitalismo e tendenti a superarlo quali: il “Movimento dei cittadini” in Corea del Sud, gli “Indignati” in Europa (vedi il partito spagnolo Podemos, in particolare), il “Movimento del 99%” negli USA e, da tempo, l'America Latina è un laboratorio di movimenti per il superamento del capitalismo, i quali, negli ultimi quindici anni, hanno anche dato ottima prova di governo, come ad esempio il Bolivarismo, il Neo-Peronismo, il Sandinismo, che fanno peraltro riferimento a precise figure storiche e carismatiche dell'America del Sud.

Tornando a Marx ed Engels, ovvero ai massimi teorici mondiali del superamento del capitalismo, Michéa tende a ribadire spesso il concetto che entrambi mai si sono esplicitamente richiamati alla cosiddetta “sinistra” in senso politico, ma hanno sempre inteso la “sinistra” e la “destra” unicamente in senso strettamente filosofico, volendo così distinguere gli hegeliani di sinistra, fautori del “Metodo”, dagli hegeliani di destra, fautori del “Sistema”. La medesima cosa, peraltro, vale per Lenin, oltre che per i già citati Bakunin e Proudhon, che certo mai si sarebbero definiti “progressisti”, ovvero a favore della crescita economica, con tutte le sue conseguenze.

Aspetto interessante toccato dal saggio di Michéa è quello relativo alla cosiddetta obsolescenza programmata, aspetto peraltro strettamente legato al concetto di crescita economica imposto dal capitalismo, ovvero quel fenomeno che fa sì che un prodotto duri relativamente poco nel tempo, in modo da far sì che il consumatore finale sia costretto a ricomprarne uno nuovo. L'esempio classico è quello relativo alle lampadine: tecnicamente sarebbe possibile produrre lampadine di una durata superiore alla vita umana, ma, semplicemente, per il fenomeno dell'obsolescenza programmata – previsto dal cartello dei produttori di lampadine costituito dalla Philips, dalla Osram e dalla General Electric sin dal 1925 – queste non vengono messe in commercio. La medesima cosa avviene per ogni prodotto. dalle automobili ai prodotti informatici: le aziende organizzano un vero e proprio sabotaggio metodico dei prodotti in modo che durino nel tempo relativamente poco. Ciò che Michéa definisce “il rovescio più cinico della virtuosa crescita”. Rovescio cinico che, logicamente, ha conseguenze nefaste non solo per le tasche dei consumatori, ma anche per l'ecologia.

A ciò, naturalmente, si somma il fenomeno del battage pubblicitario, operato dai professionisti della pubblicità e di quella che Michéa definisce disinformazione mediatica, i quali hanno il compito di indurre il consumatore ad acquistare gadget e prodotti di cui non ha alcun reale bisogno, in un circolo vizioso senza fine.

Michéa, in sostanza, vuole dunque dimostrare come il processo liberale portato avanti dalla Rivoluzione Francese, non abbia affatto tenuto conto della cosiddetta questione sociale, ovvero abbia evocato un astratto concetto di uguaglianza, senza purtuttavia liberare la società nel suo complesso. Società che, nei fatti, è una comunità che, per poter essere liberata, deve emanciparsi da ogni possibile “calcolo egoistico” che, purtroppo è alla base della società liberal-capitalista legata allo scambio commerciale propugnata dalla Rivoluzione Francese. E qui, Michéa, rileva come le opere relative all'economia del dono scritte dall'antropologo Marcel Mauss abbiano, invece, contribuito a fornire una solida basa al socialismo originario, dimostrando come la logica del dono, ovvero dell'economia del dono - praticata tutt'oggi in molte Società Matriarcali ancora esistenti - rappresenti la trama basilare del legame sociale e sia dunque l'antitesi della società commerciale e capitalista che, nei fatti, distugge ogni comunità umana ed è all'origine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, in nome di una falsa idea di libertà.

Proprio in questo senso Michéa pone a confronto la logica pedagogica del “diritto”, propugnato dagli Illuministi e dai liberali - e quella del “dono”, propugnata dai socialisti delle origini. Se a un bambino - spiega Michéa - si insegnano solamente i suoi diritti e come difenderli e non lo spirito del dono (ovvero saper dare, ricevere e ricambiare), si finirà per trasmettere al bambino il concetto che tutto gli è dovuto. Da qui l'idea liberal-progressista che, per avere successo nella vita, è sufficiente chiedere, ricevere e pretendere. Un'idea edonista ed egoista antitetica rispetto ad ogni forma di società e comunità.

La tesi sostenuta da Michéa nel suo “I misteri della sinistra”, è in sostanza che la società liberale riconosce ufficialmente solo le relazioni basate sullo scambio commerciale e sul contratto giuridico, ovvero sul concetto del “dare e del ricevere”, negando così ogni altro tipo di rapporto disinteressato, sia esso di amore, amicizia, sociale. La società liberal-commerciale, dunque, è fondata su rapporti fittizi che, come rileva lo stesso Michéa, sono il fondamento dei cosiddetti “social”-network quali Facebook e Twitter, che creano relazioni umane “prefabbricate” e “di sintesi”, senza creare una relazione sociale e umana autentica. Tali relazioni “di sintesi” vengono definite giustamente dal filosofo francese con il termine “asociale socialità” e rileva come ciò sarebbe all'origine di molte patologie morali e psicologiche dell'uomo contemporaneo.

Jean-Claude Michéa, in ultima analisi, ritiene che il mondo potrà davvero cambiare in meglio, ma senza alcuna teoria “rivoluzionaria” o “progressista”, ma solamente se ciascuno di noi cercherà di fare la sua parte nella quotidianità della vita di tutti i giorni e se i cosiddetti “rivoluzionari di professione” inizieranno a fare i conti con la propria “volontà di potenza”.

“I misteri della sinistra” è dunque un saggio controcorrente rispetto alla vulgata odierna. E' un saggio che ci riporta alle origini dei nostri rapporti umani e sociali. E' un saggio sul socialismo delle origini e sul nostro inconscio che è stato stravolto da una modernità fondata sull'egoismo e sullo sfruttamento. E' un saggio che dimostra come il liberalismo ed il progressismo non siano affatto sinonimi di libertà, ma di nuove forme di schiavitù: sociali, economiche e mentali.


Luca Bagatin



2 febbraio 2016

"La vera famiglia è quella che nasce dall'amore. Ed è libera dalla fame". Riflessioni di Luca Bagatin

La più alta forma di democrazia per me è e rimarrà il populismo, ovvero la politica in favore del popolo, contro politici, imprenditori, edonisti e ricchi borghesi.


Lo spauracchio della "famiglia tradizionale" serve solo a preti, imam e rabbini per far credere ad una società di persone pensanti che il loro ruolo conti ancora qualche cosa.


Anche un uomo di colore, Andrea Aguyar, combattè e morì in difesa della Repubblica Romana del 1849, a fianco di Garibaldi.
Sarebbe bene ricordarlo a Matteo Salvini e ai politicanti mantenuti e parolai come lui, che per le loro idee non sarebbero affatto disposti a combattere, armi in pugno, e a morire.


Penso che il mio punto di forza sia l'essere un cinico sognatore.



L'unico politico che potrei sostenere oggi dovrebbe rinunciare ad ogni stipendio, ad ogni comodità ed essere disposto a combattere e morire per un ideale.
Dovrebbe essere, in sostanza, un mio pari.
Non un essere inferiore.


Un bambino necessita di vivere in una casa dignitosa e di avere di che vivere per tutta la vita, senza preoccupazioni.
Il resto del padre e della madre sono balle inventate dai ricchi per difendere il loro diritto ad essere compassionevoli e continuare così a fottere i poveri.


Alla fine la Storia riconoscerà il ruolo politico e culturale di Moana Pozzi, così come ha riconosciuto, e purtroppo ancora solo in parte, quello di Anita Garibaldi e di Evita Peron.



Penso che Jean-Claude Michéa e Eduard Limonov, intellettuali trasgressivi, il primo francese e il secondo russo, siano quanto più interessante vi possa essere nel panorama politico-culturale odierno.
Pur avendone già accennato in altri articoli, in questo periodo sto preparando diversi articoli su di loro, critici nei confronti della sinistra e del "progressismo", ovvero tendenti a spiegare il perché la sinistra europea e occidentale abbia abbracciato il capitalismo e la società di mercato, diventando, di fatto, uguale alla destra, ovvero a difesa dei ricchi e dei borghesi.
Chi ancora oggi, dunque, crede in una società libera, egualitaria, dalla parte dei poveri, ovvero in una società socialista, libertaria e anti-edonista ovvero anti-modernista, non può che ritrovarsi nelle tesi di Michéa (oltre che di Alain De Benoist) e di Limonov.

Non confondete mai il socialismo e l'anarchismo (anche nella versione comunista anarchica) con la sinistra e il progressismo.
Sinistra e progressismo sono, assieme al liberalismo classico, all'origine del capitalismo borghese.




30 gennaio 2016

Anita Garibaldi: Eroina dei Due Mondi

Anita Garibaldi (1821 - 1849) è un'eroina dimenticata.

Forse perché donna, forse perché straniera, forse perché la fama di suo marito Giuseppe, del quale fu sempre innamorata ed al quale diede quattro figli, ne oscurò la fama. Forse perché la sua vita fu breve e durò solo 28 anni.

Ana Maria de Jesus Ribeiro de Silva, questo il suo vero nome. Aninha per i suoi affetti più cari. Anita per la Storia che la consacrò a Eroina dei Due Mondi, per aver combattuto, a fianco al marito, sia in Brasile, contro l'oppressione imperiale, che in Italia, contro l'oppressione pontificia e clericale.

Ragazza ribelle sin da bambina e amazzone senza pari, mal sopportò il matrimonio che la famiglia le impose con il calzolaio Miguel Duarte, che lei mai amò e che morirà pochi anni dopo, combattendo nell'esercito imperiale contro i rivoluzionari.

Si innamorerà subito di Giuseppe Garibaldi, il rivoluzionario, il democratico, il repubblicano venuto dall'Italia, amante della causa degli oppressi, che sposerà e con lui intraprenderà la lotta per l'indipendenza del Rio Grande dall'Impero del Brasile e, successivamente, dopo aver dato alla luce Menotti, Rosita (che morirà di scarlattina a soli 2 anni), Teresita e Ricciotti, si trasferisce a Genova dalla madre di Garibaldi ed il marito la raggiungerà qualche mese dopo, assieme ad Andrea Aguyar, ex schiavo di colore, originario dell'Angola ed ormai divenuto fedelissimo Tenente del Generale in camicia rossa, sino alla morte avvenuta nel corso della battaglia in difesa della Repubblica Romana del 1849, contro le truppe franco-pontificie.

Anche in Italia, Anita, seguirà le imprese del marito, sino alla morte prematura causata dalla malaria e che la colpirà proprio allorquando la Repubblica Romana sarà ormai perduta., con Garibaldi in fuga e lei che viene trasportata dal marito e dai compagni su un vecchio materasso, nei pressi di Mandriole di Ravenna.

Una grande perdita per un grande uomo. Una grande perdita per l'Italia che, da tempo, l'ha dimenticata e da tempo tende a voler dimenticare Garibaldi o a sminuirne l'opera di eroe senza macchia e che, a sprezzo del pericolo – cosa che oggi pressoché nessuno avrebbe il coraggo di fare - combattè, armi in pugno, per un'Italia libera e sovrana, oltre che per un'Europa di nazioni sorelle e unite dall'ideale repubblicano e socialista umanitario. Pochi infatti sanno o ricordano che, Garibaldi, assieme a Mazzini, a Bakunin, a Marx e ad Engels, fu fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864.

Oggi l'Italia, schiava dei tecnocati di Bruxelles e l'Europa, schiava del Grande Mercato Transatlantico e del Fondo Monetario Internazionale, necessiterebbero di una nuova Anita e di un nuovo Giuseppe Garibaldi in grado di liberare ancora una volta i popoli dai nuovi oppressori: politici, imprenditoriali e finanziari.

Oggi, l'Italia e l'Europa, necessiterebbero di un nuovo moto d'orgoglio e di riscatto nazionale e morale, sull'esempio seguito dall'America Latina degli ultimi quindici anni, con particolare riferimento all'Uruguay dell'ex Presidente José “Pepe” Mujica, garibaldino dei giorni nostri.

Studiamo e diffondiamo la Storia, per quel che ci riguarda e compete. Evitando soprattutto di scadere in sciocchi e stupidi revisionismi neoborbonici e neoclericali, che certo non onorano la memoria dei combattenti di ogni epoca, ideale e Paese d'origine.


Luca Bagatin




28 gennaio 2016

Promuovendo il mio saggio "Ritratti di Donna" con una delle co-protagoniste: l'ex modella e attrice Francesca Veronica Sanzari










26 gennaio 2016

"Amore è libertà. Libertà è amore. Libertà è nudità. Nudità è verità". Riflessioni di Luca Bagatin

La nudità, essendo la massima espressione della verità, non andrebbe mai coperta.
Figuriamoci poi quando si tratta di arte.


Non ci si rende conto che la prostituzione è già stata legalizzata. Si chiama "libero commercio" ed é la peggiore forma di pornocrazia.


Proporrei l'impossibilità di ritorno in patria per gli imprenditori che delocalizzano le loro imprese all'estero. Ovviamente è anche la ragione per la quale vorrei che il capitalismo fosse superato e che non vi fosse alcuna unione economica europea, che ha avvantaggiato e avvantaggia solo i ricchi.


L'unica religione che potrei professare è quella che che predichi la nudità dei corpi e delle menti. Perché solo la nudità può rappresentare la verità.
Il resto è solo ipocrisia, menzogna e stupidità.


La chiave di lettura del mondo è il sesso. Per conoscere a fondo una persona, devi scoparla.


In un Paese nel quale si uccidono fidanzate e mogli non mi stupisce che in molti vogliano negare ad altri il diritto di amare.
L'Italia, del resto, è il Paese dei mammoni e dei papponi.
Un Paese di merda, ve ne siete mai resi conto ?


L'utero in affitto, in una società non capitalistica, semplicemente non esisterebbe.
Il problema è il "libero commercio" non l'utero in affitto.


Secondo me un parlamentare, un politico e un capo di stato e governo dovrebbero lavorare gratuitamente o quasi. Dovrebbe essere riconosciuto loro solo un rimborso spese simbolico relativo al vitto e all'alloggio in una piccola pensione o in un albergo con massimo una o due stelle.
Mi si dirà che allora nessuno avrà interesse a diventare capo di stato, di governo o parlamentare ed allora io risponderò: tanto meglio !


Quando si insulta il prossimo è sempre perché non si hanno argomenti di discussione con cui ribattere.
Agli insulti non risondo mai, ma archivio, come sempre.
Mai mettersi contro una persona che non dimentica, nemmeno dopo anni.


La mania di attribuire etichette e appartenenze ad altri genera sempre equivoci.
La stupidità umana non ammette che una persona possa essere libera dalle etichette e dalle appartenenze.
Per quel che mi riguarda ho fatto parte di molte organizzazioni in passato, ma ciò non significa che io abbia mai avuto una appartenenza.
La mia personale militanza ha dimostrato infatti il contrario, ovvero che ho tentato di influenzare, con le mie idee e prospettive, quei movimenti.
Al punto che, compreso il fallimento delle organizzazioni, istituzioni, partiti ecc... ho deciso quasi tre anni fa di fondare un pensatoio, ovvero AMORE E LIBERTÀ.