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18 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al ritrattista Daniele Pacchiarotti: fra Andy Warhol e Tamara de Lempicka

Daniele Pacchiarotti è un giovane artista romano formatosi all'Accademia delle Belle Arti e, da oltre dieci anni, lavora come ritrattista. Note sono le sue apparizioni televisive a “Scommettiamo che ?” - nel 2003 - ove realizza dipinti in diretta ed alla trasmissione di spiritualità condotta da Gabriele La Porta - “Anima Guarire” - all'interno della quale è una vera e propria presenza fissa, esponendo e spiegando alcune sue opere.

Il curriculim di Daniele (che potete comunque scaricare nel suo blog www.danielepacchiarotti.blogspot.it), è decisamente corposo, ma, qui, non mi interessa tanto fornirne una sommaria descrizione, quanto piuttosto analizzarne l'opera e comprenderla, attraverso le sue stesse parole.

Ammetto che non conoscevo Daniele sino a che un'amica comune non me l'ha fatto conoscere. E subito i suoi ritratti mi hanno piacevolmente coinvolto, per la tecnica che utilizza e per i soggetti che ritrae.

Daniele Pacchiarotti ritrae, in particolare, volti di dive e di divi del cinema del passato, ma anche del presente. In particolare ama ritrarre i volti di Marylin Monroe (il che gli è valso l'apprezzamento del sito ufficiale italiano dedicato alla celebre attrice statunitense), Audrey Hepburn, Vivien Leigh, Madonna, Elvis Presley e numerosi altri soggetti, alcuni di fantasia quali Valentina Crepax e le Principesse della Disney.

Le sue opere ricordano molto lo stile Anni '70 tipico di Andy Warhol, ma lo stile di Pacchiarotti è decisamente meno kitsch e spesso i suoi dipinti sono ispirati alle opere di Tamara De Lempicka.

Osservando le opere di Daniele, da profano, direi che egli ricrea il volto degli artisti ritratti, dandone un'interpretazione personale. Non trovo, infatti, che essi siano dei veri e propri ritratti, ma una rielaborazione che ne cattura le peculiarità, i tratti somatici più evidenti, fornendo così un'immagine simile all'originale, ma al contempo diversa, rinnovata.

In tal senso ho deciso di intervistarlo, per approfondire meglio la sua arte e darne contezza ai nostri lettori.


Luca Bagatin: Come nasce la tua passione per la pittura ?

Daniele Pacchiarotti: La pittura, a mio avviso, è qualcosa di insito in noi. Nasce con noi, vive con noi, muore con noi. E' un dono - come qualsiasi altra forma d’arte - che se si ha la fortuna di possedere dev'essere portata avanti con passione, perché non tutti, appunto, nascono uguali. Ovviamente dico ciò senza alcuna presunzione (Daniele sorride).


Luca Bagatin: Quando e come inizi a muovere i tuoi primi passi nel mondo dell'arte ?

Daniele Pacchiarotti: In realtà i miei primi passi li muovo da sempre. Sin da piccolo scarabocchiavo tutto ciò che vedevo con tanta meraviglia attorno a me. Su un’agenda che mio padre portava con sé in macchina - mentre pescava o nei viaggi - nella maggior parte delle volte ritraevo chiunque fosse vicino a me. E avevo quattro o cinque anni !


Luca Bagatin: Da quando e perché ami ritrarre dive e divi ? Puoi raccontarci, più in dettaglio, in cosa consiste la tua arte ?

Daniele Pacchiarotti: Ho iniziato a ritrarre dive o divi perché sono sempre stato attratto da volti cinematografici, quelli che hanno fatto la storia del cinema. Più tardi ho scoperto che la maggior parte delle persone si rivede nei propri miti. Quale donna, infatti, non ha sognato di indossare il famoso tubino di Coco Chanel di Audrey Hepbourn in “Colazione da Tiffany”, oppure farsi alzare la gonna dal vento attraverso una grata del “metrò”, come la biondissima Marilyn Monroe; e chi non ha mai sognato quell’amore struggente tipico di Rossella O’Hara e Rett Butler in “Via col vento”? Vorrei aggiungere che il termine con cui la critica mi definisce è “ritrattista delle dive”. Certo, ciò non mi dispiace, ma tengo a precisare che il significato vero e proprio dei miei ritratti è totalmente diverso. Inutile negarlo: in ciascuno di noi c’è una parte vanesia e me ne sono sempre reso conto. Sin da bambino amavo osservare le donne al trucco e...ho notato che c’è qualcosa di meraviglioso in quei gesti così “intimi”. Crescendo e avendo, chiamiamolo così, il “dono di natura”, tutti chiedevano di essere ritratti da me. E tieni conto che il ritratto è una delle cose più difficili in pittura ! E dunque ho capito che, attraverso uno shooting fotografico, la persona viene messa a proprio agio, si scioglie e si sente amata. Poi si sceglie una foto da cui farne un ritratto, un vero e proprio quadro. È mio solito bendare le persone, alla consegna dell’opera, per poi metterli davanti a loro stessi sulla tela e...beh, le reazioni non hanno prezzo ! In tutto questo passaggio “la diva” o “il divo” è colei o colui che per un giorno valorizza sé stesso. Amo rendere felici le persone, in questo senso.


Luca Bagatin; Tu affermi che ami ritrarre le dive – in particolare Marylin - andando oltre la loro bellezza da star system. Che cosa intendi quando affermi ciò ?

Daniele Pacchiarotti: Ho iniziato a ritrarre ad esempio la divina Marilyn Monroe per ciò che il suo volto mi trasmetteva, ovvero nel vedere i suoi occhi emergere dalla tela. Occhi che mi fissavano e, in quel momento, mi sono sentito piccolo come una formica: era lì che mi guardava ed era uscita esattamente dalle mie mani ! La bellezza di Marilyn è così struggente che nessuno può rimanerne indifferente. Ogni qual volta ritraggo il suo volto mi immergo in una gran pace interiore, armonia, eccitazione e contemplazione artistica sino all’ultima pennellata. Molti critici e siti web, fra cui il più importante che ne cura la parte italiana - quello del manager Giannandrea Colombo, che ringrazierò per sempre - affermano che ogni qual volta dipingo questa giovane donna - che ha saputo conquistare il mondo sino ai giorni nostri ed è stata barbaramente uccisa dallo stesso sistema che l’aveva precedentemente attratta - è come se la riportassi in vita in un ulteriore nuovo scatto da me creato. In sintesi, vedo in lei tutte le sfaccettature umane: dal voler essere amata, sino all’impossibilità di farlo; dalla dolcezza, sino al capriccio dei vizi; dal successo, sino alla delusione. Come dico sempre: “in ciascuno di noi c’è, in fondo, una Marilyn”.


Luca Bagatin: Il tuo stile è assolutamente particolare. Sembra ispirarsi a Warhol, ma al contempo è molto diverso. Sembra talvolta avvicinarsi, infatti, allo stile di Tamara De Lempicka. Che cosa puoi dirci del tuo stile, in questo senso ?

Daniele Pacchiarotti: Ho avuto l’onore di conoscere fotografi e galleristi che lavorarono per la Factory di Andy Warhol ed è una decina d’anni che mi paragonano a lui, ma non nel modo di dipingere, perché lui - con la sua Pop Art – posso dire essere stato il mio opposto. Nella serie di serigrafie su Marilyn, ad esempio, Warhol ha voluto svuotarla del suo intrinseco contenuto umano e renderla il simbolo del commercio, come fosse solo un'attrazione per il mondo del “business”. Mi paragonano spesso a lui perché a casa mia, fra foto e dipinti è un concentrato di arte in cui vanno e vengono artisti di ogni genere, ma non certo per il modo di dipingere. Il mio stile, in realtà , si rifà al cosiddetto“nuovo realismo”. Diversamente da Warhol, considero Tamara De Lempicka la ragazza dell’art déco, ovvero la mia musa ispiratrice. Due anni fa c’è stata una mostra delle sue opere a Roma e, ben diciassette fra riviste e giornali, hanno confuso le mie riproduzioni con i suoi dipinti ! La soddisfazione più grande è stata che al Vittoriano mi hanno invitato gratuitamente e molti giornalisti si sono interessati a questo strano caso. Un giornalista in particolare mi disse che, essendo deceduta nel 1980, anno peraltro della mia nascita, potevo averne preso il “karma”… Magari !


Luca Bagatin: Che cos'è il divismo secondo te ? E' un fenomeno positivo o negativo ? Oppure è un cosiddetto segno dei tempi ?

Daniele Pacchiarotti: Penso che ciascuno abbia il diritto di esprimersi come vuole. Non trovo sia un fenomeno negativo in sé, tranne quando si giunge all’eccesso.




Luca Bagatin



15 aprile 2014

"Ritratti di Donna" di Luca Bagatin in questi giorni in libreria !

Ecco finalmente in anteprima la copertina di "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni), ovvero il mio ultimo nuovo saggio che raccoglie i ritratti di donne scrittrici, musiciste, studiose, attrici, modelle, artiste dell'eros da me intervistate in dieci anni di attività giornalistica, ovvero le interviste che ho realizzato a: Lucia “Rehab” Conti, Patrizia Tesselli, Ilona Staller, Ursula Davis, Valentina D'Agostino, Metis Di Meo, Damiana “Verdemare” Fiammenghi, Miss Lili Marlene, Francesca Veronica Sanzari, Crisula Stafida, Marta Pelizzi, Patricia Vezzuli, Debora De Angelis in arte Debdeashakti, Gabriella Bagnolesi, Francesca Vigni, Erica Melargo. In più il racconto della storia politica ed umana di Roberta Tatafiore, femminista-antifemminista per eccellenza.
"Ritratti di Donna" presenta inoltre una raccolta scelta di poesie dedicate alle donne che ho amato (e che amo ?) ed un'analisi relativa al saggio "Donne che corrono coi lupi", della dottoressa Clarissa Pinkola Estés, a proposito degli archetipi junghiani nelle fiabe e
nei miti riguardanti l'universo femminile.
"Ritratti di Donna" è impreziosito dai bellissimi occhi di copertina della modella Miss Lili Marlene, oltre che dall'interessante prefazione di Debdeashakti, artista dell'eros e personaggio destinato a sconvolgere il panorama (contro)culturale di questo Paese.

L. B.





Bagatin da sempre ama le donne, tanto più se selvagge,
ne percepisce in qualche modo la numinosità e probabilmente
guidato da un’intuizione tutta femminile si arrischia
a mettere in un unico libro donne artiste nel senso più classico
e culturalmente accettato del termine, assieme ad artiste
dell’eros e donne massone, custodi di un’antica o future
eredi di una nuova tradizione iniziatica.
Un uomo, un maschio logico e razionale, mai avrebbe
osato tanto. Ma forse, e glielo auguro di cuore, nel suo caso
la Grande Madre lo ha benedetto col dono di saper vedere
oltre le apparenze, i limiti e le categorie che così tanto imprigionano
la logica maschile in un universo sterile e astratto,
raziocinante e dogmatico.


estratto dalla prefazione di Debdeashakti



PER ORDINI IMMEDIATI DEL LIBRO:
www.iperedizioni.it



15 aprile 2014

"Per un pugno di simboli" di Gabriele Maestri in questi giorni in libreria !

L'amico Gabriele Maestri, giornalista, da noi recentemente intervistato (http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/04/05/intervista_esclusiva_di_luca_b.html), sta per dare alle stampe, in questi giorni, un ottimo saggio dal titolo "Per un pugno di simboli" (Aracne Editrice), con prefazione di Filippo Ceccarelli.
E' un saggio che raccoglie, come dicevamo nell'intervista, la storia dei simboli dei partiti e dei movimenti politici italiani dal 1948 ai giorni nostri.
La particolarità, che mi riguarda personalmente peraltro, è che "Per un pugno di simboli" avrà un capitolo ad hoc dal titolo "Voti, amore e libertà", nel quale - oltra a raccontare la storia dell'elezione di Ilona Staller Cicciolina nelle file del Partito Radicale negli Anni Ottanta e la storia del Partito dell'Amore di Riccardo Schicchi, Mauro Biuzzi e Moana Pozzi negli Anni Novanta - racconta anche la mia avventura politica con la stessa Staller alle amministrative romane del 2013, nonché la storia del mio movimento-non-movimento (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà, fondato circa un anno fa (www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it).
E' dunque con immenso piacere che desidero qui di seguito presentarvi in anteprima la copertina del volume, consigliandovene la lettura.
Un libro storico, eretico e inusitato che non può certo mancare nella vostra biblioteca personale !

L. B.



13 aprile 2014

Lilli Gruber, Roberto d'Agostino e la Massoneria

Mi è stato segnalato che, alcuni giorni fa, Lilli Gruber, nel suo "Otto e Mezzo" su La 7 del 7 aprile scorso, ha intervistato Stefano Bisi, ovvero il nuovo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, nota Obbedienza massonica italiana.

Ora, non conosco Stefano Bisi personalmente, ma è casualmente - fra le altre cose e sia detto per inciso - anche direttore di una delle riviste massoniche con cui collaboro da qualche anno, “YR Magazine”.

A parte ciò, spalleggiata dal "tuttologo" Roberto d'Agostino, la Gruber ha dimostrato di non sapere nulla di Massoneria e, fra una risata e l'altra, fra un frizzo ed un lazzo alle spalle del povero Bisi, assieme a d'Agostino ha voluto far prevalere la solita tesi antimassonica (tanto cara al vecchio regime fascista che, non a caso, proibì l'esistenza di logge massoniche), che la Massoneria reggerebbe i fili del Paese e che essa è un centro-occulto nevralgico delle alte sfere del Potere.

Ora, anche volendo, sarebbe ben difficile visto che di Obbedienze massoniche, in Italia, ne esistono a centinaia ! Ma tant'è.

Tant'è al punto che la Gruber crede - e lo dice pure - che la Massoneria sia rappresentata dal solo Grande Oriente d'Italia, ignorando l'esistenza della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, che è Obbedienza ben diversa per Storia, cultura e tradizione e che oggi è retta dal Gran Maestro Antonio Binni, che è un caro amico e che nelle prossime settimane intervisterò in esclusiva.

E la Gruber crede anche che, in quanto il GOI non permette alle donne di essere iniziate in massoneria, allora ciò significa che le donne sono bandite della logge !

Mai scempiaggine fu più grande, visto che la Gran Loggia d'Italia degli ALAM, che ha un consistente numero di affiliati e che ha sede nel pieno centro di Roma, a Largo Argentina, ha anche un numero crescente di donne massone !

Ma lasciamo stare, visto che la Gruber ed il d'Agostino affermano un'altra insulsaggine, ovvero che la Loggia P2 fu una loggia criminale ! Ah sì ? Peccato che le sentenze della Corte d'Assise di Roma del 1994 e del 1996 abbiano assolto tutti i suoi componenti, visto che non hanno mai commesso alcun reato.

Componenti fra i quali spiccava anche il cantante Claudio Villa...criminale Claudio Villa ? Ma dai, Gruber e d'Agostino, siate seri una buona volta e smettetela di fare satira solo perché in televisione non vi fila più nessuno !

A proposito di P2, poi, anni fa, recensii anche un pamphlet dal titolo "28 anni dopo. Diario di un piduista" (Ipertesto edizioni) del Generale in pensione Umberto Granati, che, oltre ad essere stato un "piduista" è un mio carissimo amico. Una delle persone più squisite di questa terra, al punto che fu il primo a dichiarare - appena scoppiò il falso scandalo P2 - "se ho commesso qualche reato, arrestatemi !".

La recensione al suo saggio, assieme alla storia della Massoneria, dei suoi riti, delle sue influenze nella Storia e nella letteratura, oltre che delle inchiste antimassoniche, è peraltro contenuta nel mio libro "Universo Massonico", che diedi alle stampe un anno fa per la casa editrice Bastogi e per il quale fui anche intervistato da Radio Radicale.

Nel mio libro è peraltro dimostrato come, in Italia, sia stata la Massoneria ad essere vittima del Potere politico-economico e di come i partiti, supportati dai media nostrani, abbiano fatto ricadere sulla Massoneria italiana nefandezze unicamente attribuibili alla politica ed ai partiti stessi (anche perché la Massoneria non ha nulla a che vedere con la politica in senso stretto !)

Lilli Gruber (che scopriamo anche essere membro del Gruppo Bilderberg...quello sì in odor di Potere, altro che la Massoneria !) e Roberto d'Agostino non hanno che da leggere ed informarsi, pertanto.

Magari anche rispolverando qualche saggio del prof. Aldo A. Mola e di Pier Carpi e cercando di comprendere perché lo scrittore Pier Carpi - il primo a spiegare che cos'era la P2 - morì povero e dimenticato da tutti, nel 2000, a soli sessant'anni.

Un'inchiesta in merito, forse, toglierebbe molti dubbi alla rossa-nazionale.


Luca Bagatin



13 aprile 2014

La Massoneria e Lilli Gruber. Ovvero "show di una pessima giornalista disinformata, ma facente parte del Gruppo Bilderberg" (tratto da www.laveracronaca.com)



Pubblichiamo qui di seguito un ottimo articolo - tratto da La Vera Cronaca, giornale online libero e indipendente - che zittisce Lilli Gruber, pessima giornalista disinformata, a proposito di Massoneria (che non è affatto rappresentata dal solo Grande Oriente d'Italia, anzi !).
Vorremmo peraltro far notare alla sig.ra Gruber ed al sig. Roberto D'Agostino - che alcuni giorni fa hanno improvvisato il loro show antimassonico/mediatico su La 7 - che la Loggia P2 non era affatto criminale (come invece lo è certa pseudo-informazione italica), al punto che i suoi componenti furono tutti assolti con formula piena, con sentenze della Corte d'Assise di Roma, fra il 1994 ed il 1996.
In merito invitiamo le suddette persone ad informarsi (i documenti sono pubblici !) anziché ridacchiare in televisione, attribuendo alla Massoneria chissà quale potere, dimostrando così tutta la loro insipienza sull'argomento.
Ne hanno scritto, in merito, storici quali Aldo A. Mola e lo scrittore Pier Carpi, che forse la banda disinformatoria Gruber-D'Agostino nemmeno hanno mai sentito nominare.
Oltretutto la Gruber ignora anche la presenza femminile nelle Logge della Gran Loggia d'Italia, oggi retta dall'ottimo Gran Maestro Antonio Binni, che sarà da noi presto intervistato.
Il sottoscritto, peraltro, di recente ha pubblicato anche un saggio che è lì per essere letto da chi - come la suddetta banda - ignora la realtà dei fatti: "Universo Massonico", che si avvale della prefazione del prof. Luigi Pruneti, ex Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia: http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__universo-massonico-bagatin.php

L. B.


Una Lilli Gruber in gran spolvero quella che ha intervistato, lunedì 7 aprile il dottor Stefano Bisi, Gran Maestro del Goi, sigla che sta per Grande Oriente d’Italia. In questa intervista è stata spalleggiata da un dilagante Roberto D’Agostino che, a parte la solita logorrea, ha dimostrato di avere una qualche infarinatura di storia patria.
Infatti il D’Agostino, pizzetto debordante, come la sua voglia di dimostrare d’esserci e soprattutto d’aver studiato o meglio leggiucchiato, ha ricordato che Cavour, Mazzini e Garibaldi erano massoni. E che la massoneria è stata parte fondamentale se non addirittura unica nella costruzione dello Stato unitario.
Non ha citato come massone Vittorio Emanuele II, ma poco male visti i danni che i Savoia hanno arrecato al Paese, e tanti altri ma non ce n’era il tempo e neppure era il luogo adatto. Ha omesso anche, il D’Agostino, di dire che a tutt’ora molti elementi massonici sono presenti nell’iconografia repubblicana a partire dal colore verde della bandiera italiana. Il verde per il massoni, fino dai tempi napoleonici simboleggia tanto i diritti dell’uomo quanto la natura.
Per non dire dell’inno nazionale, il cui attacco «fratelli d’Italia» fa per l’appunto riferimento ai massoni dell’epoca, essendo anche Goffredo Mameli un massone. Ma tutte queste cose Lilli Gruber non le sa. E neppure le ha cercate. Ma tant’é.

Lilli Gruber e il Gran Maestro:

In effetti la conduttrice di Otto e mezzo aveva l’aria ridanciana e furbetta del gatto che gioca con il topo e sembrava divertirsi molto a mettere in imbarazzo il povero dottor Bisi con ironie e battutine. Ha esordito dicendo:«Abbiamo con noi Stefano Bisi nuovo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia più noto come la massoneria.» e, tra un risolino e l’altro ha proseguito dicendo  «come la devo chiamare: Gran Maestro, Venerabile,  Fratello, dottore …».
Ignorando, e questo significa scarsa documentazione, che i titoli succitati, a parte quello di dottore, hanno senso soltanto all’interno della loggia e che soprattutto che la massoneria in Italia come nel resto del mondo è suddivisa in molte obbedienze che si rifanno a principi talvolta diversi. Evvabbé.
Era tanto in palla Lilli Gruber da dimostrare una verve fuori dal comune che mai s’è vista nelle millanta volte in cui ha intervistato D’Alema o Scalfari ed altri pari a questi due. Anzi in quelle occasioni è parsa particolarmente gentile e pure un tantinello sussiegosa, facendo sfoggio di quel bon ton che impedisce al giornalista di far rimarcare le scempiaggini o le non risposte dell’intervistato.

Luoghi comuni sulla Massoneria:

È da dire anche che Stefano Bisi s’è dimostrato particolarmente modesto e senz’altro non all’altezza della situazione. Che se questo è il Gran Maestro c’è veramente poco da temere. Il Bisi infatti non ha avuto la prontezza di spirito di puntualizzare e smentire taluni fatti che la vulgata attribuisce alla Massoneria. Innanzitutto la segretezza.
Le sedi della Massoneria si trovano sugli elenchi delle pagine gialle, provare per credere. I nominativi degli aderenti sono regolarmente consegnati alla Questura. Quindi è una segretezza tanto per dire. Per entrare in Massoneria basta riempire un modulo e sostenere tre o quattro colloqui, detti tegolature, che devono accertare il reale interesse del neofita.
Inoltre bisogna presentare vari documenti tra cui, molto importante, il certificato dei carichi pendenti. Se si è stati condannati per un qualche motivo non si può far parte della Massoneria. Il Gran Oriente d’Italia non è la massoneria ma solo una delle obbedienze, forse quella numericamente più importante.
Un’altra obbedienza è la Gran Loggia d’Italia, si dice seconda per consistenza, nata nel 1908 da una scissione del Goi. Il tema del contendere fu la posizione nei confronti della Chiesa, più conciliante e più conservatrice quella della Gran Loggia più radicale quella del Goi. By the way i quadrunviri della marcia su Roma e gran parte dell’establishment fascista appartenevamo a questa obbedienza. Come anche D’annunzio e come anche il principe De Curtis, in arte Totò e pure Aldo Fabrizi.

Donne e Massoneria:

La questione delle donne in Massoneria. Se Bisi fosse stato meno modesto avrebbe potuto dire che il Goi riconosce l’Ordine delle Stelle d’Orienteche accoglie donne e uomini. E se non fosse stato timoroso avrebbe potuto aggiungere che la Gran Loggia d’Italia, obbedienza concorrente alla sua ma pur sempre facente pare della Massoneria di rito Scozzese, dagli anni cinquanta ha aperto le porte delle officine (altro modo con cui si chiamano le logge) alle donne.
A qualcuno piace aver le donne come socie del circolo ed ad altri no. Questione di gusti. Tutto semplice e chiaro. Visto che anche a Roma diversi circoli esclusivi non ammettono le donne. Come ad esempio il circolo Aniene e questo la Gruber dovrebbe saperlo e magari scandalizzarsi.
Per avere queste informazioni non è necessario essere massoni, in circolazione ci sono abbastanza testi che raccontano della Massoneria, della sua organizzazione e dei suoi scopi. Se poi non si vuol spendere c’è sempre Wikipedia che non sarà il massimo della scientificità ma qualche infarinatura senz’altro la dà. Anche ai giornalisti ed alle giornaliste che vogliano affrontare temi poco noti pur se assai chiacchierati.

Il Gruppo Bilderberg:

Ultimo punto a proposito di segretezza e similaria: Lilli Gruber insieme ad una manciata di altri italici da qualche anno fa parte del gruppo Bilderberg. Anche questo è un gruppo “segreto” che si riunisce una volta all’anno e non si sa di cosa discuta. Anzi le conferenze del gruppo non sono registrate e, a quanto si dice, visto che da quelle parti la segretezza impera, non vengono stesi neppure verbali.
Ovviamente i media non sono invitati. Qualcuno ha definito il gruppo Bilderberg come la loggia massonica mondiale. Quindi Lilli Gruber quando si parla di segretezza e occulti maneggi dovrebbe sapere di che si tratta. A meno che non sia finita li dentro a sua insaputa.




12 aprile 2014

"Quando definiresti una donna, una bella donna ?": monologo/ritratto di donna di Luca Bagatin

Quando definiresti una donna, una bella donna ?

Prima di tutto non definirei mai una donna, una bella donna. E' una definizione banale e, per quanto io possa risultare banale, non mi limiterei mai a banalizzare la descrizione di una donna.

Definirei, al massimo, una donna "affascinante", ritenendo per "affascinante" così tante imprecettibili caratteristiche da non poter essere nemmeno descritte minuziosamente.

Gli occhi di una donna mi colpiscono. Specie se chiari, verdi o azzurri che siano.

Ma questo è e rimane un aspetto limitatissimo del tutto.

Trovo affascinante una donna che sorride e al contempo è misteriosa. Persino malinconica, a tratti.

Una donna che sappia tenermi testa è forse la donna che riesce anche a farmela perdere, la testa.

Non è un argomento facile, quello che sto cercando di affrontare e non voglio nemmeno troppo affrontarlo.

Al massimo mi limito e mi limiterò a scriverne, anche attraverso un saggio che a breve vedrà la luce nelle librerie italiane.

La bellezza, in senso relativo, può non essere rara. Ma il fascino che cerco io, ovvero l'assoluto che ricerco anche in una donna (e lo ricerco in una donna perché le donne sono gli unici esseri che, sin da ragazzino, riescono ad emozionarmi davvero), è qualche cosa di quasi introvabile. Impercettibile. Indescrivibile e che io stesso non riesco o, meglio, mi rifiuto addirittura di descrivere.

Mi si dirà che la mia apparente cripticità nasconde solo una percezione distorta della realtà. Del resto lo sapevo che, presto o tardi, qualcuno mi avrebbe dato addirittura del drogato.

Ebbene sì, forse sono drogato. Drogato da una passione che non sono mai riuscito ad afferrare e che mi pervade il corpo, lo spirito, l'anima. Passione per una donna che, anni fa, quando aprii questo blog (a causa della perdita di una donna), definivo Donna che Non ho.

E' per questo che le passioni preferisco spesso tenerle a freno o, meglio, sublimarle attraverso la scrittura, oppure attraverso progetti talmente ambiziosi da non sembrare veri, talvolta al limite dell'oscenità/eresia.

"I più" non mi hanno mai compreso.

E di ciò vado molto fiero, perché, se avessi voluto essere compreso "dai più", sarei stato un amante del "pop". Ed invece tutto ciò che viene comunemente definito "pop" per me è solo merda e vuoto di pensiero.

Chi ricerca l'assoluto non può certo accontentarsi, anche se dev'essere consapevole di essere destinato a soffrire per tutta la vita.

E' evidente che sono fra costoro.

Mi accendo un sigaro Antico Toscano, lo stringo fra i denti, tiro qualche boccata e passa la paura.


Dipinto di Barbara Pierno



11 aprile 2014

"Mi ricordo quattro anni fa...": monologo by Baglu

Quanti anni sono passati ?

Quattro.

Quattro esatti o quasi.

Stavamo ancora assieme e ancora rimpiango il fatto di non aver fatto in tempo a conoscere tuo padre.

Venni a Roma, in quei giorni, ricordi ?

Tuo padre morì lo stesso giorno in cui io arrivai.

Quando me lo discesti scoppiai in lacrime e, ancora oggi, quando ci ripenso, mi accade.

Non conobbi mai R., ma mi sarebbe piaciuto. Secondo me saremmo diventati amici.

Forse addirittura, a volte, ti avremmo rimproverata entrambi. Eheh, lo so, ho sempre avuto con te questo atteggiamento da padre, che forse hai sempre odiato. Mi avessi lasciato per questo, forse, avrei anche capito.

Mai sentirsi il padre della propria donna. Eh, che ci vuoi fare. Ho sempre pensato che sarei stato un pessimo padre, però l'istinto paterno (o, meglio/peggio, paternalistico) l'ho sempre avuto.

Ricordo quando andammo al mare, a Torvaianica. Passeggiavamo sulla spiaggia. Conservo ancora le foto di quei giorni, che spesso rivedo. Com'è accaduto anche ieri.

Eravamo forse un po' diversi da come siamo ora. Io sono peggiorato. Perdo i capelli, anche se sono molto più lunghi di allora. Però eravamo una bella coppia, credo.

Ripenso a quei giorni con tristezza e nostalgia.

Non avrei mai voluto che R. vi lasciasse. Di fatto, credo, non lo abbia mai fatto. La sua anima ha fatto una scelta. E vai mai a capire la ragione per cui le anime fanno certe scelte.

Ricordo una foto, in cui tu, bambina, stavi sulla pancia di tuo padre. Sorridevate entrambi. Credo di averla conservata da qualche parte, quella foto. Sicuramente nella mia memoria.

Qualche giorno dopo vidi Peter e andammo a mangiare ad un cinese del centro. Peter mi fu vicino anche quando mi lasciasti. Oggi Peter non c'è più. E' volato via anche lui.

Tutti volano via. Magari sono liberi, mi chiedo spesso ? E mi rispondo “sì, lo sono”.

Qui, noi, lo saremo invece mai ?

Mi sono sentito libero, quando sono stato accanto a te.

Non lo dimentico e non ti dimenticherò, qualsiasi cosa accada o stia accadendo.

Perché le cose accadono, ci scivolano addosso. A volte nelle cose ci scivoliamo noi stessi.

Per quel che mi riguarda cerco di rimanere con i piedi per terra. Pervaso dai ricordi.




9 aprile 2014

"Certezze": aforismi di Luca Bagatin



L'unica cosa che amo della moda sono le modelle

Se una storia d'amore non può essere eterna, non voglio esserlo nemmeno io

Dieci anni fa mi sentivo quarant'anni. Oggi, che di anni ne ho trentacinque, me ne sento ancora quaranta. Quindi posso dire che, per me, gli anni non sono affatto passati

Il colore che amo di più è certamente il rosso e ciò per almeno quattro motivi: è il colore del garibaldinismo, del repubblicanesimo, del socialismo delle origini e, non per ultimo, dell'erotismo

Ho certezza di poche cose, ma, quelle poche certezze che ho, sono frutto dell'esperienza, del ragionamento e del sentimento




5 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Gabriele Maestri, giornalista e autore del saggio di imminente uscita "Per un pugno di simboli", relativo alla storia dei simboli di partiti e movimenti politici in Italia

Ma quanti e quali sono i simboli politici di partiti e movimenti presenti in Italia dal 1948 – ovvero da quanto fu fondata la Repubblica dei Partiti, appunto – ad oggi ?

La risposta ce la fornirà a breve l'ottimo giornalista e assegnista di diritto pubblico comparato all’Università di Roma Tre, ovvero Gabriele Maestri, 31enne emiliano.

Con il suo “Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male” (Aracne Editrice), con prefazione del giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli – nota firma di Panorama, La Stampa e La Repubblica – infatti, Maestri descrive per filo e per segno vita, morte e miracoli (soprattutto quest'ultimi !) di partiti, partitini e movimenti vari, che da decenni popolano la vastissima galassia politica dello Stivale.

Una raccolta, pensate, di ben oltre 700 simboli politici - varianti comprese - che, nel volume, saranno tutti riprodotti a colori, con tanto di cronistoria.

Non posso non ricordare qui, brevemente, che Gabriele Maestri ha dedicato un capitolo anche alla mia avventura politica con l’ex parlamentare radicale Ilona Staller in arte Cicciolina alle amministrative romane dello scorso anno ed alcune note le ha dedicate anche al mio movimento-non-movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) che, per la prima volta, viene presentato al grande pubblico attraverso la frizzante penna di questo giovane collega.

E' pertanto mio grande piacere intervistare amichevolmente qui Gabriele Maestri, per conoscere, in anteprima, i retroscena relativi alla sua opera d'inchiesta attorno ad uno degli aspetti più curiosi della politica nostrana.



Gabriele Maestri

Luca Bagatin: La domanda è d'obbligo. Com'è nata l'idea di un libro sulla storia dei simboli politici e/o di partito?


Gabriele Maestri:
L’idea certamente viene da lontano. L’interesse è arrivato quando ero bambino, coi simboli dei partiti che m’incuriosivano, per i colori e le figure, durante le lunghe dirette televisive post-elezioni; quando sono cresciuto la passione è cresciuta, proprio mentre la politica si complicava. Il libro che esce ora, in realtà, arriva dopo che nel 2012 avevo pubblicato la versione accademica di questa stessa ricerca, ovvero “I simboli della discordia “, che studiava per la prima volta sul piano giuridico gli emblemi dei partiti, a partire dalle regole da applicare in caso di scissioni o disaccordi. Avevo già l’idea di giungere a raccontare la storia dei simboli con venature pop, facendosi strada tra dichiarazioni, contraddizioni, liti, spinte, insulti, che non sono mancati in questi anni, furbizie e altri episodi che hanno caratterizzato queste vicende. Da giurista, però, avevo bisogno prima di raccontare una storia “seria” per tecnici, per poi farne una versione rivolta a tutti e, magari, divertente.


Luca Bagatin: Quanto tempo hai dedicato alla raccolta di informazioni relative ai simboli politici italiani ?


Gabriele Maestri:
Tanto tempo. Più di quanto sarebbe stato sano dedicare a questa ricerca: effetti della passione, anche se bisognerebbe controllarsi meglio. Comunque, nel 2010 è nata l’idea del libro “serio” e, per trovare i cumuli di documenti necessari - dagli atti notarili alle sentenze - ci è voluto un anno e mezzo, durante il quale ho cercato e scritto. Altri tre mesi sono stati solo di scrittura e limatura. Dopo il primo libro, per alleggerire i contenuti, c’è stato bisogno di infinite giornate di ricerca negli archivi online dei quotidiani, su libri e altre fonti, le informazioni che servivano, per non parlare delle testimonianze che ho raccolto - a volte macinandomi centinaia di chilometri - perché servivano o potevano completare il quadro. Tra ricerca e scrittura, quella che sembrava una semplice operazione di riscrittura ha richiesto almeno un altro anno. Il lavoro di ricerca dei simboli, tra vecchi e nuovi, invece non finisce mai.


Luca Bagatin: Nel tuo libro ci sono simboli e simboletti, spesso curiosi e coloriti, anche e soprattutto sotto il profilo linguistico. Quali sono i simboli che più ti hanno incuriosito e qual è la storia o il retroscena che ti ha incuriosito di più nell'ambito di questa tua ricerca/inchiesta ?

Gabriele Maestri: Da un certo punto di vista non si poteva non essere incuriositi - pur mettendosi le mani nei capelli - di fronte a quella pletora di emblemi che, a partire dagli anni ’90, sembrava avere trasformato la politica italiana in una dependance di Cartoonia: asinelli, elefantini, coccinelle, leoncini, mucchine col fiore in bocca, parevano davvero essere state tratte dai fumetti o dai cartoni animati e, acuti osservatori come Maria Laura Rodotà e Filippo Ceccarelli, avevano denunciato per tempo il livello preoccupante di regressione cui era arrivata la politica. Ora, in compenso, con una marea di simboli tinti del tricolore e magari anche di azzurro, non si comunica quasi più niente. Dovessi attenermi ai retroscena, citerei necessariamente gli episodi in cui certi simboli sono stati presentati non tanto per partecipare alle elezioni, ma per mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno, o almeno per provarci. È capitato nel 2013 con i “cloni” di Grillo, Monti e Ingroia. Era capitato nel 1995 con Lamberto Dini - un caso che ebbe davvero del clamoroso - e con altri. Non posso però fare a meno di dire che, in certi casi, più ancora dei simboli prodotti, è interessante la storia del personaggio che li ha fatti nascere, spesso ricca di particolari imperdibili. L’ultimo capitolo, non a caso, è tutto dedicato agli “eroi simbolici” che meritano di essere narrati a fondo.


Luca Bagatin: Per quanto lo stile che utilizzi nel raccontare la storia dei simboli di cui sopra sia leggero, possiamo dire che il tuo è essenzialmente un libro divulgativo, storico per molti versi e assolutamente non satirico. Quale pensi possa essere il tuo pubblico di riferimento ? I proprietari dei simboli come hanno reagito o come pensi reagiranno allorquando leggeranno il tuo libro ?

Gabriele Maestri: Il taglio è volutamente leggero, per evitare di rendere immasticabile un argomento complesso, che potrebbe risultare pesante. Certamente però la leggerezza non intacca la correttezza dei contenuti - completi non si può essere, corretti sì - e spero che possano trovarsi a proprio agio su queste pagine coloro i quali conoscono gli eventi, magari per averli vissuti, oltre ovviamente a coloro i quali vogliano saperne di più. Il libro è rivolto a tutti gli appassionati della politica e della comunicazione, ma anche solo ai curiosi che vogliano leggere, da un punto di vista particolare, gli ultimi decenni di storia italiana. Generalmente i creatori degli emblemi hanno reagito bene al mio progetto, anche perché troppo spesso il loro ruolo è poco riconosciuto. Quanto ai partiti, nuovi o vecchi, credo che molto dipenderà da come sono stati trattati nelle pagine: forse chi ha ricevuto qualche stoccata gradirà meno, ma io qui parlo da osservatore e da tecnico e non voglio certo offendere qualcuno.


Luca Bagatin: Il tuo libro sarà edito poco prima della data ufficiale delle elezioni europee del 2014. E' una scelta voluta, oppure casuale ?

Gabriele Maestri: Speravo che i miei tempi mi permettessero di anticipare ancora di più l’uscita, arrivando addirittura prima dei giorni per il deposito dei simboli, ovvero domenica 6 e lunedì 7 aprile. Chiaramente la scelta non ha nulla di casuale: in questo periodo, infatti, gli italiani sembrano riscoprire l’importanza degli emblemi, così come alcune persone o alcuni gruppi dimostrano la loro “esistenza in vita” proprio in occasione del deposito del simbolo. Chiaramente quei segni di identificazione e distinzione sono importanti tutto l’anno, ma è indubbio che nel periodo elettorale ci sia più attenzione.


Luca Bagatin: Il fenomeno della proliferazione dei simboli politici e di partito è solo un fenomeno italiano ? Come spieghi questo particolare fenomeno, per molti versi anche di costume, oltre che politico ?

Gabriele Maestri: Più che altro bisognerebbe dire che quello dei simboli partitici è un fenomeno molto italiano. Sono moltissimi, all’estero, i Paesi che non fanno uso di contrassegni per le liste e spesso non si ricorda che anche negli Stati Uniti - in cui si parla di asinelli ed elefanti - quegli stessi animali sono frutto di un’operazione satirica, non certo politica. La frammentazione, nvece, c’è anche all’estero. Persino Paesi che noi consideriamo bipartitici o quasi sono molto più complessi. In Italia però ci si divide su tutto, per cui in fatto di schegge più o meno impazzite siamo decentemente esperti. Sul piano del costume, probabilmente, si può invocare la massima di Ennio Flaiano in base alla quale «L’Italia è una collezione di casi unici». Ci si spacca anche su ragioni microscopiche che sembrano insormontabili e ognuno pretende di continuare a dire la sua. Poi ci sono i burloni e i buontemponi, che nel mezzo riescono a infilare una “Lista Bunga Bunga, o “Noi meridionali” con la croce prestampata. Di fronte ai loro colpi di genio o ci si indigna o si leva il cappello. A ognuno la sua scelta.


Luca Bagatin



5 aprile 2014

"Dissolvenza": monologo by Baglu



Sono passati tre anni da quando Lei mi ha lasciato.
Si può fingere di stare meglio ma...
Ma di mezzo c'è sempre un ma. Un ma, un però, un...una voglia di abbracci, di carezze e di coccole.
Mi sento davvero un cretino e mi chiedo se passerà mai tutto questo. Anche se la risposta la conosco già.
Vorrei immergermi in questo suono, in questa musica, mistica, spirituale ed essere trascinato via da essa per sempre. L'unica cosa che desidero, da sempre, è non essere eterno.
Perché, se una storia d'amore non può essere eterna, non voglio esserlo nemmeno io.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini