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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 marzo 2011

BUON CENTOCINQUANTENARIO (TERZA) ITALIA ! (e chi non la vuole ancora riconoscere se ne vada all'estero, grazie)




15 marzo 2011

Italia Unita, Risorgimento, Laicità: rilanciamo la nostra identità e cultura



"....tutt'altra Italia io sognava nella mia vita, non questa, miserabile all'interno ed umiliata all'estero ed in preda alla parte peggiore della nazione. E non vorrei che il mio silenzio s'interpretasse siccome un affermazione dell'inqualificabile contegno degli uomini che "sgovernano" il nostro paese....."

Giuseppe Garibaldi Caprera, 24 Settembre 1880

L'Unità d'Italia fu conseguita per mezzo di tre importanti personaggi storici di matrice laica: Giuseppe Mazzini, la mente; Giuseppe Garibaldi, il combattente; Camillo Benso conte di Cavour, il politico.
L'Unità d'Italia vide, per la prima volta nella Storia, la collaborazione - spesso involontaria - di repubblicani e monarchici, di massoni e uomini di chiesa, di liberali, repubblicani e socialisti umanitari. La collaborazione di borghesi, nobili illuminati e persino operai scolarizzati.
L'Italia, si sa, è un Paese di fratricidi che ama più dividersi che unirsi. Sarà per questo che il Risorgimento e l'Unità d'Italia sono sempre stati così invisi tanto nella sinistra di matrice marxista (che non ha mai tollerato la cultura laica e liberaldemocratica), tanto nella destra fascista (che, dopo i Patti Lateranensi, non ha mai tollerato l'anticlericalismo e l'idea di Patria in senso mazziniano e garibaldino, ovvero come comunità di liberi ed eguali). Non ne parliamo poi del centro cattolico, che non ha mai tollerato l'affermazione dei principi massonici propugnati dal Risorgimento di Libertà, Eguaglianza e Fratellanza al di sopra di qualsiasi fede religiosa.
L'Italia fu unita, ma, dopo il fascismo, ci penserà la cultura clericale e comunista a disfare le conquiste dei Padri del Risorgimento. Pensiamo ad esempio all'inserimento - con l'Articolo 7 -  dei fascistissimi Patti Lateranensi nella Costituzione della Repubblica italiana.
Il divorzio, grande lotta emancipatoria dei partiti risorgimentali, sarà ottenuto in Italia negli anni '70 del '900, ma con grandissima fatica e per mezzo dei piccoli partiti laici: PR, PRI, PSI, PSDI E PLI.
Una volta spazzati via con la falsa rivoluzione di matrice clericofascista e cattocomunista di Tangentopoli, ecco spazzate via nuovamente le conquiste dei laici e dei risorgimentali (è a rischio la legge sull'aborto e, quella sul testamento biologico che si sta discutendo in questo periodo, è la più inumana possibile).
Ed ecco tornare al potere forze eversive, senza storia nè cultura: Pd, PdL, Lega Nord e tutti i loro alleati di ispirazione clericofascista e cattocomunista. I Ber-sani, Ber-lusconi, Ber-tinotti, venditori di fumo vendoliani eredi di Ber-linguer (quello che, dicevano, con il comunismo non c'entrava un fico, ma intanto i rubli da Mosca li prendeva), che ancor oggi vogliono darcela a bere.
Ed ecco - alla vigilia del 17 marzo finalmente proclamata Festa Nazionale - un Bersani che si mette a fare pastette con la Lega Nord per un federalismo pasticcione ed anti-Risorgimentale.
Massì, tanto il già comunista Massimo D'Alema definì in tempi non sospetti la Lega come una "costola della sinistra". Sinistra sì, ma di ispirazione marxista, antidemocratica, antioccidentale ed antirisorgimentale.
Eccoli ancora una volta riuniti, gli eredi del dossettismo capaci di venire a patti persino con i baluba del nord.
Lo spirito mazziniano, garibaldino e cavouriano, ad ogni modo, non credano costoro che sia morto: Insorgere e Risorgere era il motto degli Azionisti eredi di Mazzini e dei Rosselli.
Mandiamoli a casa una volta per sempre ! Siano essi al governo o all'opposizione.
Viva la Terza Italia e la Nuova Repubblica che sognò Randolfo Pacciardi !

Luca Bagatin



12 marzo 2011

"L'Unità d'Italia vista da un olandese": articolo di Peter Boom

L'UNITA' D'ITALIA VISTA DA UN OLANDESE

di Peter Boom

 

Quanto entusiasmo riscosse in noi ragazzini olandesi quando la maestra alle elementari ci raccontò le eroiche gesta di Garibaldi che con soli mille uomini rivoluzionò la storia d'Italia. A noi sembrava uno straordinario ed incredibile miracolo. L'Olanda ha più o meno la stessa superficie della Sicilia e l'Italia con la sua grande storia, l'antica Roma, il rinascimento, l'arte, il Vaticano, tutto in quello stivale lunghissimo trasformato in poco tempo da questi Mille che disponevano solo di qualche imbarcazione e cavalli, ma evidentemente armati, più che dalle poche e povere armi di allora, di grande determinazione, coraggio ed uno spirito che già allora alludeva idealmente ad una futura Europa Unita che poté nascere dopo diverse e tragiche vicissitudini circa cento anni dopo.

Noi avevamo dovuto combattere una guerra contro l'inquisizione spagnola (re Filippo II) dal 1568 al 1648, ben ottanta anni, per liberarci dallo opprimente giogo e diventare uno stato autonomo.

Non è per caso che nel nostro sangue scorre una buona dose di testardaggine forse ancora più determinata dalla nostra eterna lotta contro le acque.

L'unione fa la forza e garantisce proprio con la pluralità, le differenze culturali, etniche e anche logistiche, una maggiore democrazia. Questo lo abbiamo potuto constatare anche in altre nazioni come per esempio gli Stati Uniti d'America, la piccola Svizzera nella quale convivono pacificamente e con grande stabilità le popolazioni di lingua tedesca, italiana e francese.

Dopo la seconda guerra mondiale nasce l'Europa Unita, con la Francia, la Germania, il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo e naturalmente l'Italia, sei paesi con quattro lingue principali diverse, che dopo il 1945 non ha più conosciuto guerre interne e che costantemente si sta ampliando.

Non è solo un'unificazione dei mercati, ma anche un'importante realizzazione volta al benessere e la felicità delle genti attraverso il rispetto di diritti umani e civili. I problemi certamente non mancano ma col tempo, la buona volontà e senza violenza questi si risolvono.

L'Unità d'Italia ha significato un importante passo in questa direzione malgrado le critiche della Lega Nord, un partito di una mentalità poco lungimirante, spesso razzista e con tendenza alla emarginazione. Gente che vuole sentirsi superiore a chi abita più a sud dove, è vero, l'organizzazione statale ha sempre lasciata molto a desiderare. La cultura, la bellezza, le risorse umane, le risorse energetiche e la vicinanza con le aree mediterranee, il Medio Oriente, negli anni a venire saranno decisive per una rinascita con grande vantaggio per l'Europa tutta.

A proposito del razzismo vorrei dire che non bisogna mai discriminare nessuno, neanche i popoli più primitivi dell'Africa o della Papuasia. Le differenze tra noi esseri umani dipendono soltanto dalle diverse condizioni ambientali, dalle diverse culture, dalla storia. Attraverso lo strumento dei diritti umani dobbiamo darci una mano per superare il pensiero che vuole dividere ed escludere.

Per tornare all'Italia ritengo che la realizzazione della sua unità sia nata da una lotta tra titani, cioè tra quelli che traggono le loro azioni dal pensiero fisso, dogmatico, che personalmente chiamerei “non pensiero”, e coloro che si ispirano al “pensiero libero”, da un eroe come Garibaldi che era anche il Gran Maestro della Massoneria.

I cambiamenti importanti vengono sempre iniziati da poche, talvolta pochissime persone, che disinteressatamente mettono a disposizione di tutti le loro idee e le loro energie.

I veri liberi pensatori la pensano in modo diverso anche fra loro e difficilmente si coalizzano in grandi o potenti organizzazioni, bensì ispirano con le loro idee, con i loro diversi liberi pensieri anche le grandi masse che in Italia si organizzarono nella Carboneria.

Gli eventi storici che si stanno susseguendo con grande rapidità sul nostro globo oramai “globalizzato” dovranno portarci non solo ad una maggiore unificazione europea ma ad un mondo più solidale che, nel rispetto dei diritti umani e civili, del benessere e la felicità, dovrà diventare un “Mondo Unito”.

Peter Boom



20 febbraio 2011

Evviva il 17 marzo ! Evviva il 20 Settembre ! Evviva la Terza Italia !



E finalmente è stata istituita la Festa dell'Unità d'Italia del 17 marzo !
Ma ci voleva tanto, mi chiedo io ?
Sì, perché, senza l'Unità d'Italia nemmeno i vari Bossi, Calderoli & scalmanati della Lega Nord vari, avrebbero potuto dire le loro astrusità in piena libertà e sedere nel Parlamento nazionale, a dispetto del loro anti-patriottismo.
L'Unità d'Italia è, come il 20 Settembre, un avvenimento storico che ha visto uniti repubblicani e monarchici, i quali hanno combattuto strenuamente e con sprezzo del pericolo per un ideale di unità nazionale, contro l'oppressione austriaca, borbonica e papalina.
Un ideale che oggi sembra non esserci più, tutti presi a parlare di un federalismo senza basi, che potrebbe comportare solamente un aumento indiscriminato delle imposte a livello locale.
Eh sì, perché federalista era anche Carlo Cattaneo, insigne pensatore repubblicano mazziniano, lontano però dalle spartizioni di Potere dei leghisti.
Un conto, insomma, è demandare taluni poteri alle Regioni, abolendo prima gli enti inutili intermendi e burocratici come le Province, un altro è riempirsi la bocca di "devolution" con l'auspicio di costituire dei novelli "Steterelli accentratori".
Rimango basito quando sento dire - persino dal Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello, che è un liberale storico - che si è perplessi relativamente al fatto che il 17 marzo diventi giorno festivo, in quanto ciò potrebbe comportare un danno alla nostra economia. Sarebbe infatti sufficiente, per riequilibrare il tutto, abolire qualche festa religiosa, come il lunedì di pasquetta o ferragosto, assolutamente in contrasto con lo spirito laico e liberale della nostra Repubblica.
E a quel punto si potrebbe re-introdurre, finalmente, anche la festa nazionale del 20 Settembre - abolita dal fascismo - che mise fine al potere temporale dei Papi e proclamò Roma Capitale d'Italia.
Verrebbe da chiedersi, una volta per tutte, se si preferisce un'Italia divisa in piccoli Stati, taluni comandati dal Papa o dal leghista scalmanato di turno, oppure un'Italia laica, repubblicana, liberale.
Siamo nel 2011 ed ancora parliamo di questo.
Un soggiorno in Iran a qualcuno, forse, farebbe davvero bene.

Luca Bagatin



17 marzo 2010

Aldo Busi lascia l'Isola dei Famosi mostrando tutta l'ipocrisia dei reality......e dell'Italia d'oggi


Aldo Busi, l'unico scrittore e personaggio pubblico italiano che ha avuto il coraggio di smascherare in televisione l'ipocrisia diffusa ad ogni livello in questo nostro povero Paese, ha lasciato l'Isola dei Famosi.
Sì, infatti lui, al reality condotto da Simona Ventura che l'ha visto protagonista (fra gli altri) per tre settimane, si è "prestato" proprio per questo.
Per smembrare pezzo per pezzo questo perverso meccanismo mediatico che vede accapigliarsi personaggi più o meno noti (spesso meno), con poca parte e ancor meno arte: tronisti, poltronisti, estetiste, vecchie glorie del Belpaese a caccia dei loro "minuti di celebrità".
Aldo Busi, durante la puntata andata in onda su Rai Due mercoledì 17 marzo, dimettendosi dal suo ruolo di "naufrago", ha peraltro denunciato apertamente il clericalismo della sinistra italiana, l'omofobia del Vaticano, la vergogna dell'impossibilità - in Italia - che un single possa adottare un bambino, l'ipocrisia dell'italiano medio, la mancata riforma fiscale promessa dall'attuale governo (pagare meno, pagare tutti) e ha persino zittito Mara Venier ed il suo finto buonismo.
Mai, in una rete televisiva nazionale, si era assistito alla sistematica "messa a nudo" della triste realtà italiana.
Una realtà deformata dai reality, dalla mediaticità, dalla mediocrità di una classe di "pseudo-artisti" e di "pseudo-politici", che da troppi anni bada più all'"apparire" che all'"essere" ed al fare (ed al saper fare qualcosa).
E a denunciare con forza, ma anche con simpatia tutto ciò, è Aldo Busi, uno dei più grandi scrittori e traduttori del nostro Paese, che mai si è sottratto alle critiche ed ha fatto del suo libero pensiero una autentica bandiera sin da quando era adolescente.
Lui, a differenza dei molti paraculi, ha iniziato a lavorare a quattordici anni come cameriere e la sua vita non è certo stata comoda (raccontata, per sommi capi, nel suo "Seminario sulla gioventù" del 1984).
Personalmente lo conobbi nel 2003, ad una festa gay-lesbo-simpatizzanti e successivamente lo rividi nel 2007, presso il Teatro Verdi di Pordenone, ove inaugurò una delle edizioni di Pordenonelegge, la kermesse del libro di Pordenone.
Ricordo che lì si spogliò, rimanendo in slip, ed a ruota libera smontò - pezzo per pezzo - la classe politica del nostro Paese: nazionale e finanche locale.
Scoppiò un putiferio "bipartisan". Da destra e sinistra arrivarono fior fior di critiche all'indirizzo di Busi e di chi decise di invitarlo.
Anche allora - il "Re Nudo" - ovvero la nuda verità, diede fastidio (ed io colsi l'occasione per scrivere un comunicato stampa tutto a sostegno di Aldo Busi, che fu pubblicato nella prima pagina del Messaggero Veneto).
"Il vero criminale non è chi commette il crimine, ma chi lo denuncia", ha affermato Busi durante la puntata dell'Isola dei Famosi nella quale ha deciso di abbandonare il gioco.
Mai massima è e fu più adatta: chi mette a nudo l'ipocrisia di fondo di questa nostra società italidiotica, mignottocratica, clericale, illiberale, antilaica, omofoba e anche un po' razzista, è ritenuto un criminale.
A allora siamo con Busi ancora una volta.
Hai fatto bene a lasciare quel reality, caro Aldo, che peraltro senza di te perderà inesorabilmente spettatori.
Eri l'unico capace di renderlo frizzante con le tue battute al fulnicotone, i doppi sensi intelligenti e stuzzicanti, persino irriverenti.
Un'irriverenza comunque capita dai più. Ma odiata dagli sciocchi che non amano sentirsi dire la verità in faccia.
Hai raggiunto il tuo scopo. Hai vinto l'Isola.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini