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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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6 dicembre 2014

La Roma degli onesti di Mario Pannunzio e Moana Pozzi, contro la Roma corrotta dei politicanti d'oggi e di sempre


A sinistra: Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi
A destra: simbolo del Partito dell'Amore, con il volto di Moana Pozzi

C'è chi, ancora oggi, si stupisce della corruzione presente nella Capitale, delle infiltrazioni mafiose, della commistione malavitosa fra vip, imprenditori e politici di destra e sinistra.

C'è chi, purtuttavia, in tempi non sospetti, quel malaffare lo denunciava già. Parliamo degli “Amici de Il Mondo”, ovvero dei radicali di Mario Pannunzio – Ernesto Rossi in primis - che, sin dagli Anni '60, denunciavano la speculazione edilizia e la commistione fra politica, criminalità ed imprenditoria.

La stessa cosa fece Moana Pozzi alla guida del Partito dell'Amore – unico partito totalmente autofinanziato - allorquando nel 1993 si candidò a Sindaco di Roma. Ancora oggi, su youtube, su Radio Radicale e sul sito www.partitodellamore.it è possibile ritrovare i filmati ed i documenti relativi alle conferenze stampa di quel periodo (una fra queste moderata dal direttore de L'Opinione Arturo Diaconale), ove Moana denunciava e proponeva una sistematica lotta al malaffare, alla corruzione politica ed alla criminalità organizzata infiltrata nella città, oltre che proponeva un progetto per rilanciare le attività culturali romane; proponeva – già vent'anni fa – di chiudere al traffico il centro storico ed iniziative su come rilanciare l'occupazione giovanile e risolvere il problema dei parcheggi.

Moana la pragmatica, ma anche l'inascoltata che, all'epoca, prese solamente lo 0,52% dei consensi e che morì l'anno successivo, pur indimenticata dalle persone che l'hanno seguita ed amata.

Il Partito dell'Amore - che non smetteremo mai di dire che non era il partito delle pornostar, bensì il partito delle persone comuni, al punto che l'unica persona popolare in lista era Moana, mentre tutti gli altri candidati erano persone provenienti dalla cosiddetta società civile, fra cui un'insegnante di lettere ed un postino – fu la prima lista civica italiana. Una lista civica che, non avendo rendite di posizione né posti di potere da garantire e/o da auto-garantirsi, andava al cuore dei problemi.

E candidava Moana – simbolo-icona del Partito stesso - che, abbandonata definitivamente la carriera di pornodiva, pur senza rinnegarla, accettava di entrare seriamente in politica, con determinazione e lanciando lo slogan “Governare con più Amore”, ovvero stare più vicino ai problemi della gente comune, come lei stessa ricordava in una video-intervista dell'epoca.

La Roma di Moana e del Partito dell'Amore, così come quella degli intellettuali del settimanale “Il Mondo” e del primo Partito Radicale guidato da Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, sarebbe stata certamente molto diversa.

Per uscire dal pantano occorre ripartire da lì.


Luca Bagatin (nella foto con Debdeashakti, alla presentazione romana del saggio "Ritratti di Donna", dedicato anche alla memoria di Moana Pozzi)






Quando, con Ilona Staller, denunciai gli inciuci partitocratici a Roma, poco prima dell'elezione di Marino:

ROMA CAPITALE (fonte "Le Città")

Comunali, Bagatin e Staller contro gli inciuci destra-sinistra

«Dobbiamo impedire a Marino ed Alemanno - ovvero i riferimenti romani dell'inciucio nazionale - di vincere queste elezioni comunali - dichiarano lo scrittore e giornalista Luca Bagatin e l'ex parlamentare Ilona Staller, candidati indipendenti del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio -. E vogliamo farlo come candidati indipendenti nel Partito Liberale Italiano. Marino e Alemanno rappresentano - rispettivamente - quel Pd e quel PdL che, da almeno vent'anni, si spartiscono il potere in Italia. Nella fattispecie rappresentano l'alleanza fra sinistra e destra che oggi governano il Paese senza essere stati democraticamente eletti da nessuno, bensì nominati da una legge elettorale per nulla democratica, come quelle vigenti negli ultimi vent'anni. All'antipolitica dell'inciucio destra-sinistra, contrapponiamo le politiche in favore di disabili, degli anziani, dei bambini, degli omosessuali, delle prostitute, delle donne sole, dei senzatetto e degli animali. All'antipolitica dell'inciucio, contrapponiamo gli ultimi, i più bisognosi, che necessitano di strutture socialmente utili, parchi, asili nido sempre più insufficienti, reddito di cittadinanza, trasporti efficienti e meno costosi. Tutte cose che potrebbero essere attuate abbattendo del 50% gli stipendi di Sindaco, Assessori, consulenti e funzionari pubblici. Oltre a ciò occorre introdurre una vera trasparenza nella politica Capitolina,introducendo l'Anagrafe pubblica degli eletti. Il nostro modello ideale e politico è la rigorosa e onesta Amministrazione romana di Ernesto Nathan, indimenticato Sindaco di Roma di fine Ottocento di ispirazione Repubblicana, Liberalsocialista e Radicale».


Quando, subito dopo la vittoria di Ignazio Marino alle elezioni amministrative di Roma, denunciai la vittoria dell'inciucio partitocratico:

ROMA CAPITALE (fonte "Le Città)

"Ha vinto l'inciucio partitocratico"

"Ha vinto l'inciucio partitocratico e il risultato elettorale del PLI alle elezioni comunali di Roma è stato purtroppo al di sotto delle nostre aspettative - commenta Luca Bagatin, presidente-ideatore di "Amore e Libertà", già candidato indipendente del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma -.Molto probabilmente, se Ilona Staller fosse stata candidata a Sindaco - come personalmente avevo proposto - le cose sarebbero andate diversamente e forse gran parte delle persone che si sono astenute avrebbe votato per noi, che avevamo un progetto di alternativa antipartitocratica al duopolio Pd-PdL. Oggi, ad ogni modo, occorre ripensare ad un nuovo modo di fare politica. Alternativo, dinamico, al di fuori dai "partiti", che oramai hanno fatto il loro tempo. Un progetto al di fuori delle ideologie stantìe del Novecento. Infondo, si può essere liberali anche e meglio, senza avere un partito alle spalle. E' per questo che ho deciso di proporre un movimento politico e culturale chiamato "Amore e Libertà", che ha per simbolo-icona Anita Garibaldi, moglie del primo Repubblicano e Socialista senza tessera di partito della Storia. Un movimento che vuole rilanciare le tematiche con cui mi sono battuto, anche con Ilona Staller, in questa campagna elettorale: istituzione dei Parchi dell'Amore, legalizzazione della prostituzione, antiproibizionismo sulle droghe, diritti dei disabili, degli anziani e delle donne, legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito, abolizione degli enti inutili quali Province e comunità montane, introduzione nelle scuole dell'ora di educazione sessuale e dell'ora di Storia delle religioni, in luogo dell'ora di religione. "Amore e Libertà" vuole essere un progetto/pensatoio aperto, non ideologico ed alternativo ai partiti.
Per informazioni ed adesioni è possibile contattarci direttamente al sito www.lucabagatin.ilcannocchiale.it oppure al sito www.amoreeliberta.blogspot.it, ove scaricare anche il Manifesto d'intenti".



22 settembre 2011

Quel referendum elettorale che vuole un nuovo porcellum...



Eccoli lì, i campioni della "sinistra" (e de La Destra) nostrana, da Bersani a Di Pietro passando per Vendola, Storace e - con nostro grande rammarico per vicinanza di idee - al Partito Liberale dell'On. Stefano de Luca: tutti uniti a raccogliere le firme per un referendum che, qualora passasse, non abolirebbe tanto il cosiddetto "porcellum", ovvero l'attuale antidemocratica ed incivile legge elettorale, ma ci farebbe tornare al "mattarellum" che, quanto ad inciviltà legislativa, non ci va poi così distante.
Il "mattarellum" è, infatti, quel mostro legislativo che tutti così tanto detestavano e che obbligava le forze politiche ad alleanze innaturali pur di accaparrarsi i cosiddetti collegi uninominali.
L'"accozzaglia delle forze", insomma, sembra piacere tanto agli eredi del comunismo quanto a quelli del fascismo nostrano, con la stranissima aggiunta dei liberali del PLI.
Fu con il "mattarellum", infatti, che si sdoganarono gli estremisti come Lega Nord, IdV e La Destra che, di volta in volta, tenevano "sotto scacco" il governo di turno.
Ma che "porcellum" questo "mattarellum" !
Ma che "porcellum" questo referendum !
Latinismi a parte, nessuno sembra rendersi conto che la Costituzione italiana, in materia elettorale - agli Articoli 56 e 57 - parla chiaro, ovvero prevede unicamente un sistema proporzionale puro, senza sbarramenti o innaturalità maggioritarie che dir si voglia.
La Costituzione è stata dunque sistematicamente violata, in materia elettorale, sin dal 1993 (chi era il Presidente della Repubblica di allora ? Ve lo ricordate ?), quando venne ammesso l'incostituzionale referendum in materia elettorale.
Che ne dite, cari Scalfaro, Occhetto, Segni, Pannella and Co. ?
E che ne dite, oggi, diciotto anni dopo, cari Bersani, Di Pietro, Vendola, Berlusconi, Calderoli e Fini ?
La strada per la riforma in materia elettorale è una ed una soltanto: l'Assemblea Costituente. Strade diverse sono violazioni delle legge medesima.
Assemblea Costituente che, come da prassi, andrebbe eletta direttamente dai cittadini con metodo proporzionale puro, come nel 1946.
Purtroppo temiamo che le forze politiche odierne e le attuali istituzioni non indiranno mai tale assemblea. Ciò andrebbe evidentemente contro i loro interessi particolaristici ed imporrebbe alle forze di dialogare....alla luce del sole !
Detto questo, chi scrive, in materia elettorale, ha le idee molto chiare e propone da sempre una riforma elettorale basata sul modello di De Gaulle e ripresa, in Italia, dal partigiano repubblicano Randolfo Pacciardi: Repubblica presidenziale con Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini e slegato dai partiti, con funzioni di governo; Parlamento - con funzioni unicamente legislative - eletto direttamente dai cittadini, con il sistema delle preferenze e proporzionale puro, senza sbarramenti.
Unico sistema in grado di garantire governabilità e rappresentanza, senza che la partitocrazia la faccia da padrone.

Luca Bagatin



15 gennaio 2010

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO QUATTORDICESIMO ed ultimo)

Eccoci dunque arrivati al capolinea.
Capolinea del FEUILLETTON "Un amore senza fine", che scrissi nel 1993 all'età di quattordici anni.
Non è un bel romanzo, ma....vi avevo avvertiti. Manca di pathos, ma soprattutto di una vera struttura organica, finanche con personaggi meglio caratterizzati.
Ad ogni modo e comunque, vi ha tenuto "compagnia" per tre mesetti buoni per cui.....se proprio proprio vi venisse in mente di rileggervelo (e/o di leggerlo per la prima volta !) sarà sufficiente che clikkiate sulla rubrica FEUILLETTON di questo blog in alto a destra.
Buon quattordicesimo ed ultimo capitolo, dunque.
Preparate i fazzoletti. Ne avrete bisogno.

Luca Bagatin

Capitolo quattordicesimo


Scontro finale


Il giorno seguente, il Barone Von Grimbukow e l' attendente Franz, giunsero a Francoforte.

I due si diressero verso il fortino austro-prussiano, vi entrarono e vennero informati dal Capitano che il Generale era stato ucciso da un giovane sconosciuto che era poi riuscito a fuggire con una ragazza.

Immediatamente Mark pensò fosse stato Einrich e, insieme a Franz, si apprestò a controllare tutte le locande della città, finchè, dopo una lunga ricerca, Von Breith e la Duchessina vennero scoperti da Franz mentre si baciavano appassionatamente dietro al muretto di una casupola.

Subito l’attrndente avvertì il Barone , il quale corse di gran carriera.

- Questa volta per voi sarà la fine Von Breith. Vi prometto che vi farò rimpiangere il giorno in cui avete messo gli occhi su Verusca! - disse Von Grimbukow sguainando la spada e rivolgendosi ad Einrich, il quale in tutta risposta: - Barone, non sapete far altro che combattere! Non vi importano i sentimenti di questa ragazza? Non vi preme conoscere ciò che pensa? -

- Le donne non pensano, non sono loro a decidere la loro sorte, ma siamo noi uomini a pensare per loro! - disse Mark adiratissimo.

- Questa è la più grande stupidaggine che abbia mai udito, Barone! - ribatté Einrich, che con uno scatto fulmineo estrasse la spada e la incrociò con quella di Von Grimbukow. Iniziò così uno scontro all' ultimo sangue.

Alcuni istanti dopo Mark, continuando sempre a tirar di scherma, ordinò all’attendente e ad un fante prussiano che passava da quelle parti, di legare stretta Verusca all’albero più vicino e di sorvegliarla, in modo che non potesse fuggire.

Franz ed il soldato eseguirono l' ordine: la legarono ad un ciliegio che si trovava nel giardino di una casa abbandonata e la sorvegliarono.

Nel frattempo il sanguinoso duello proseguiva ed entrambi i cavalieri riportavano profonde ferite al torace e alle braccia.

Von Grimbukow, stanco, per terminare il combattimento con la sua vittoria, estrasse la pistola che aveva alla cintura e la puntò verso Einrich, pronto a far fuoco.

Il ragazzo tuttavia gliela fece cadere in terra con la punta della spada e lo trafisse senza alcun rimorso.

Franz, fedele servitore del Barone, vista la scena gridò: - Von Breith! Hai ucciso il Maggiore e per questo la tua amata morirà! -. Subito dopo estrasse la pistola, la puntò verso Verusca, legata, e ordinò al fante prussiano: - Soldato, uccidiamo questa donna, così vendicheremo la morte del Maggiore Von Grimbukow! -

Il soldato non esitò a caricare il fucile e a puntarlo contro la bella Verusca, pronto a far fuoco all' ordine di Franz.

- No, non potete ucciderla, no... - gridò istintivamente Einrich parandosi davanti a Verusca nell’istante in cui i due fecero fuoco. Le pallottole affondarono nel petto di Einrich togliendogli la vita in quella così giovane età.

Allarmati dagli spari, accorsero dei granatieri prussiani guidati dal Principe Federico, i quali videro la Duchessina brutalmente legata al ciliegio e i due assassini dinanzi a lei che la stavano deridendo.

Il Principe ereditario si rivolse ai due brutti ceffi dicendo: - Voi due manigoldi avete ucciso un libero cittadino di Prussia, nonché mio amico; legato e deriso la Duchessina di Brema e per questo sarete fucilati domani all’alba davanti a tutti i vostri camerati! -

I due vennero quindi condotti al fortino dalle guardie e Verusca venne liberata da Federico, il quale si fece raccontare l’accaduto dall' inizio e, avendo un’animo sensibile e delicato, non riuscì a trattenere le lacrime.

Einrich, con quell' eroico gesto, aveva sacrificato la sua stessa vita per la sua amata, simbolo del suo eterno amore per Verusca.

Fine



16 ottobre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO PRIMO)

APPENDICE O APPENDICITE ?
presentazione by Luca Bagatin

Quel che vorrei proporvi - aprendo peraltro la nuova rubrica FEUILLETTON -  è un mio scritto inedito, anzi, di più, il mio primo romanzo e - pergiunta - inedito.
Lo scrissi nel 1993, a quattordici anni, ed è e rimane una mezza bojata (è, infatti, inedito per scelta del sottoscritto e non di presunti editori ai quali mai lo sottoposi, tanto fa schifino).
Non che l'idea fosse malaccio, per carità, anzi. Anticipò di anni quel polpettone chiamato "Elisa di Rivombrosa" sia per ambientazione che per trama. Con la differenza che il mio "Un amore senza fine" è decisamente più avventuroso e meno melenso.
Un Luca Bagatin anticipante Cinzia TH Torrini, quindi ? Un Luca TH Bagatin insomma, in cui il TH sta per THE (e si pronuncia letteralmente THE, senza quella orribile pronuncia anglofona che ti costringe a mettere la lingua fra i denti e spruzzare saliva a chi ti sta di fronte) !
"Un amore senza fine" l'ho dunque pensato sedici anni fa, come un soggetto per un film o, ancor meglio, per un fotoromanzo.
Ne è uscito un feuilletton, un fogliettone, un romanzo più d'appendicite che d'appendice.
Un romanzo che voglio somministrarvi - di capitolo in capitolo - settimanalmente sino ai primi di gennaio o giù di lì.
Un romanzo che vi terrà dunque con il fiato...sul collo. Alitandovi ogni settimana come un venticello che vi capulterà (letteralmente) nel XVIII secolo, nella Prussia degli Hohenzollern.
Vivrete dunque le (dis)avventure di due teneri amanti, Einrich Von Breith e Verusca Von Holstein....fra duelli, guerre e tradimenti.
Come ho scritto all'inizio, tengasi conto che il tutto lo scrissi in pieno periodo di acne giovanile. Forma e lessico sono dunque assai poco "raffinati" e così anche il resto che - ribadisco - renderebbe molto meglio se se ne realizzasse un lungometraggio o un fotoromanzo.
Buona lettura....

Luca Bagatin

Capitolo primo



L' incontro

Correva l' anno 1735 e a Brema erano appena suonate le quattordici, quando un giovane borghese, alto come un granatiere, emaciato, vestito con una giubba di velluto bianco, dei pantaloni di raso dello stesso colore, un ampio tricorno nero ed una parrucca bianchissima e riccioluta, usciva dalla sua dimora, la quale non era certo una reggia, dato che era molto antica e quindi "barcollante", tanto che quando si salivano le scale per andare ai piani superiori, bisognava far attenzione a dove si poggiavano i piedi per non rischiare di sfondare i gradini di legno scuro.

Il giovane si chiamava Einrich Von Breith ed era un discreto musicista ed un accanito collezionista di armi, tanto che aveva speso quasi tutti i suoi risparmi per acquistare l' ultimo modello di pistola ricaricabile con stoppino in ottone finissimo.

Ora, infatti, si trovava in gravi condizioni economiche ed aveva addirittura perso il posto come maestro di musica presso la Cappella di Brema, per aver schiaffeggiato pubblicamente il cappellano, che precedentemente aveva tirato le orecchie ad un giovane mendicante che aveva rubato delle mele nel suo giardino.

Einrich infatti diceva: - Tutte le cose create dalla natura sono di tutti ed ha maggior ragione che lo siano dei mendicanti, i quali non possono permettersi di comperarle! Ho perso il posto, bene, ma l' ho perso con onore e per una causa più che giusta! -

Poco tempo dopo nel Gran Piazzale apparve la maestosa carrozza della duchessina di Brema: Verusca Von Holstein. Ella era una ragazza molto giovane, aveva i capelli mossi e neri nascosti, tuttavia, da un' enorme parrucca bianca che detestava per la sua scomodità.

Verusca era molto pallida, aveva le labbra sottili e gli occhi chiari, di perla, che riflettevano tutta la sua persona.

Einrich, come del resto tutti gli abitanti della città, ammirava la festosa parata e rimase subito colpito dall' infinita bellezza della duchessina, tanto che decise di seguire, con il suo fedele cavallo bianco (ormai una delle sue pochissime proprietà), la carrozza, che si fermò davanti al Palazzo Ducale: un enorme maniero bianco con il tetto blu, facilmente paragonabile alla reggia del Re di Prussia.

Einrich aveva molti amici presso i granatieri che difendevano la reggia e per questo gli fu facile penetrarvi.

Entrato, si fece annunciare come il nuovo compositore di Corte e si inchinò dinanzi alla duchessina. La giovane, stupita ed incuriosita, ordinò alla servitù di uscire ed Einrich, rimasto solo con lei, non negò di esserne innamorato e, per dimostrarglielo, le regalò un semplice mazzetto di variopinti fiori che aveva colto pochi minuti prima.

La duchessina lo osservò divertita per alcuni istanti e poi disse: -Voi, messere, siete molto gentile ma il mio cuore appartiene ad un altro-

Il giovane la guardò sbalordito e le rispose: -Madama, chiamatemi pure Einrich. Ed io, se non sono troppo imprudente, come posso chiamarvi?-.

-Verusca-, rispose la giovane.

Einrich continuò: -Io sono solo un semplice borghese, non un nobile come voi o come probabilmente il vostro promesso, tuttavia sappiate che farei qualsiasi cosa pur di far breccia nel vostro cuore, e che comunque vi amerò per sempre! Se volete posso venire a farvi visita ogni giorno e, quando e se lo vorrete, potrei accompagnarvi a fare una passeggiata-

Verusca tuttavia rispose che c'era già qualcun altro che l' avrebbe accompagnata ed Einrich si vide costretto a lasciare il maniero deluso ed amareggiato, ma ricolmo d' amore, un amore che lo aveva portato a spingersi fino al cospetto di una fra i più importanti nobili di Prussia: la sua amata!


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini