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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 novembre 2011

La crisi del liberalismo è la crisi di un'Italia senza alcuna via d'uscita



Il governo Berlusconi è caduto.
Non sappiamo se questa sia la fine del berlusconismo, ma, ad ogni modo, il berlusconismo, inteso come nuovo liberalismo, era finito da tempo.
Finì allorquando il Cavaliere, anzichè attuare il programma liberale e liberista del 1994 (che prevedeva: riforma della giustizia con separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; abolizione delle Province quali enti politici; riduzione ad un massimo di tre aliquote fiscali; piano casa; flessibilità del mercato del lavoro e congrui ammortizzatori sociali per le categorie più svantaggiate; riforma del pubblico impiego e relativa riduzione della presenza statale in ogni settore; privatizzazione del carrozzone Rai-Tv), finì per seguire le derive stataliste e cattocomuniste della Lega Nord e pose, al Ministero dell'Economia, uno statalista come Tremonti.
Sfumate, dunque, tutte le promesse del '94 e del 2008. Ed anche tutti i buoni propositi liberali del PdL, raccolti nell'ottimo volume "La mia politica" (Marsilio Editore) di Reneto Brunetta.
E pensare che, Silvio Berlusconi, nel '94, fu l'unico in grado di contrapporsi alla deriva golpista di Tengentopoli che - unico caso al mondo - aveva raso al suolo ben cinque partiti democratici di governo e stava per assicurare il Paese agli sconfitti dalla Storia.
Berlusconi termina la sua carriera politica avendo attuato la medesima politica economica e sociale attuata da Romano Prodi, da Vincenzo Visco e da Massimo D'Alema: come a dire "con Berlusconi al governo avevano già vinto i cattocomunisti e gli sconfitti dalla Storia".
Un Paese dalla scarsissima cultura liberale, il nostro e che, proprio per questo, paga in termini di arretratezza socio-economica e fa pagare ai cittadini onesti e lavoratori, ai giovani ed ai pensionati al minimo, tutto il fardello, lasciando pressochè intaccate tutte le categorie già iper-protette dallo Stato e dalle cosiddette "parti sociali".
Se non sei "coperto", in Italia, allora è meglio che emigri altrove.
Cade Berlusconi e che cosa accade ? Arriva un tecnico come Mario Monti. Bene. E' persona preparata e poi, un tecnico, oggigiorno, farà certamente meno danni di un politico.
I politici oggi, infatti, oltre ad averci aumentato l'IVA, stanno rivalutando di farci nuovamente pagare quella vecchia iniqua imposta chiamata ICI.
Ma privatizzassero le municipalizzate, privatizzassero la Rai, abolissero gli enti inutili come Province, consorzi e comunità montane, anzichè mettere le mani nelle tasche di tutti noi !
Vabè, ma dopo Mario Monti ?
Il rischio è che le elezioni le vincano i cattocomunisti: da Bersani a Vendola, passando per il solito Di Pietro.
Per l'Italia si attendono tempi molto bui. E nessuna prospettiva, all'orizzonte, di nuovi leader liberali, liberisti e libertari, capaci di farci uscire dalla crisi e di dare la possibilità - a ciascuno di noi - di poter governare, davvero, il nostro futuro.

Luca Bagatin



30 maggio 2011

Nei ballottaggi vince l'astensionismo. Occorre un nuovo Centro per una nuova Repubblica



L'unico dato certo, anche ai ballottaggi delle amministrative 2011, è il dato dell'affluenza in calo.
Vice, dunque, ancora una volta, l'astensione.
Il centrosinistra non può dunque cantare vittoria piena, mentre il centrodestra arretra a causa delle continue sciocchezze e gaffes del Presidente Berlusconi.
Berlusconi non può e non deve continuare ad impostare campagne elettorali gridate, fatte di slogan e di nessuna proposta concreta. Oltre che continuare a farsi appoggiare da una Lega Nord becera, razzista, populista e statalista.
Ma dov'è finito lo spirito liberale del 1994 ? E' davvero scomparso definitivamente assieme agli Antonio Martino, Alfredo Biondi, Giuliano Urbani e gli altri ?
E questa sinistra dove vuole andare ? Vuole continuare a raschiare in fondo del barile appoggiandosi ai nuovi comunisti ed ai giustizialisti di ieri, oggi e domani ?
L'italiano medio si astiene e fa bene.
Di fronte alla mancanza di spazi di discussione, sempre più repressi da sistemi elettorali con sbarramenti, maggioritari, doppiturni; di fronte alla mancanza di proposte credibili, tanto da una parte che dall'altra; di fronte ad un'eversione di destra e sinistra sempre più strisciante, sdoganata dalla politica dei "due forni": quello rosso e quello blu...che fare ?
Andare al mare, astenersi, lasciare la politica sola per un po'.
Occorrerebbe un terremoto che spazzasse via questa classe dirigente, di gran lunga peggiore di quella della Prima Repubblica.
Occorrerebbe ricominciare da zero, riscrivere la Costituzione in senso liberaldemocratico, abrogandone gli articoli cattocomunisti (come il 41 ed il 42 e modificando l'articolo 1); occorrerebbe una nuova repubblica, una Terza Repubblica, come da tempo va sostenendo l'editorialista Enrico Cisnetto.
Occorrerebbe un nuovo Centro: nè a destra, nè a sinistra, ma semplicemente un nuovo Centro come ai tempi di De Gasperi, Einaudi, Sforza, Saragat, La Malfa. Un polo capace di raccogliere le forze migliori del Paese, laiche, liberali, cattolico liberali, moderate, riformatrici.
Occorre mandare a casa i tatticismi dei D'Alema e dei Bersani; gli estremismi dei Vendola e dei De Magistris; i pasticci dei Berlusconi e dei Bossi.
Per ora, accontentiamoci dell'astensione, ma in un domani non troppo lontano occorrerà ricostruire un Paese fra le macerie, come dopo il fascismo.

Luca Bagatin



15 novembre 2010

Mutazioni (centro)sinistre: da cattocomunisti a semplicemente comunisti



La base del centrosinistra italiano di oggi, dalla Puglia a Milano, sembra preferire i candidati comunisti a quelli cattocomunisti.
E' quanto confermano le elezioni primarie di Milano che hanno eletto a maggioranza Giuliano Pisapia, già deputato di Rifondazione Comunista ed oggi - con l'appoggio di Nichi Vendola già eletto alle primarie in Puglia - candidato di Sinistra e Libertà al Comune del capoluogo meneghino.
Un ritorno al passato che fa credere piuttosto che avesse ragione Fausto Bertinotti e torto marcio i vari D'Alema, Prodi e Veltroni.
A questo punto tanto varrebbe che in casa cattocom tornassero al Pds, alla Margherita, a Rifondazione Comunista ed ai Verdi. Tutti assieme sarebbero destinati a perdere sempre e comunque in eterno, ma, almeno, a perdere con dignità.
Se analizziamo infatti i risultati vediamo come il centrosinistra italiano abbia ereditato unicamente voti ed una base politica e culturale che apparteneva al vecchio Pci, alla sinistra Dc ed a settori dell'ambientalismo più radicale.
Il tentativo di costruire un Pd all'americana era, infatti, destinato a perdere in quanto il Pd americano è da sempre lontano anni luce non solo dalla sinistra come la intendiamo in Europa, ma ancor più lontano dal comunismo che, sin dal dopoguerra, ha infatti combattuto strenuamente.
Il centrosinistra dal '93 ad oggi, peraltro, rappresenta culture profondamente conservatrici e minoritarie che, qualora siano riuscite a mettere in piedi un programma di governo, esso risultava profondamente statalista, burocratico, sindacatocratico, fondamentalista sull'ambiente e per nulla aperto nel campo dei diritti civili ed individuali.
Se ne accorse il Berlusconi del '94, salvo poi tradire, nel giro di un anno e mezzo, il suo programma liberale, libertario e liberista.
L'economista Francesco Giavazzi, non a caso, in un saggio di qualche anno fa spiegava che "Il liberismo è di sinistra". Sì, ma di una sinistra europea: ovvero di matrice liberalsocialista e liberaldemocratica. Profondamente antistatalista ed antiburocratica.
Ovvero l'opposto del nostro centrosinistra in salsa cattocomunista.
Oggi, dicevamo, questa compagine, grazie anche all'assurdo sistema delle primarie, sembra voler tornare al '94, ovvero allorquando presentò l'armata Brancaleone di Achille Occhetto, senza prospettive alcune di radicali riforme liberali, liberiste e libertarie.
Forse, magari, una sinistra laica, liberale e libertaria, in Italia, potrebbe anche vincere.
Oggi, stranamente, questa prospettiva pare essere incarnata piuttosto da Gianfranco Fini che è l'unico leader ad aver abiurato al suo imbarazzante passato clericofascista. A differenza dei vari centrosinistri che ancora mettono ceri a Togliatti e Berlinguer, dimenticando che loro furono amici dell'Impero sovietico e che il primo, oltre ad aver introdotto in Costituzione i fascisti Patti Lateranensi, concesse l'amnistia ai gerarchi del Regime mussoliniano.
Occorre costruire, dunque, un nuovo schieramento politico che guardi ad un programma di riforme che attendono l'Italia dal '94: laico, liberale, libertario e liberista.
Con Fini, i Repubblicani, i Liberali ed i Radicali.
Addio, dunque, ai baffoni, ai baffini, alle mortadelle, alle croci ed ai martelli.

Luca Bagatin



3 aprile 2010

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi



Caro Presidente Berlusconi,
non sono mai stato un antiberlusconiano anche e soprattutto perché non ho mai pensato avesse senso essere "anti" qualche cosa che non esiste.
Non esiste il "berlusconismo", così come - in questi sedici anni circa che ci separano dalla Prima Repubblica - non esiste un programma "berlusconiano".
O, quantomeno, personalmente non lo conosco.
Per anni, dunque, caro Presidente, io l'ho bellamente ignorata. Ho fatto politica - dal 1995 a qualche anno fa (nell'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica) - a prescindere da questo presunto "berlusconismo" e dallo stesso Silvio Berlusconi, che per me rimane un ottimo comunicatore ed imprenditore della comunicazione. Punto e stop però.
Non ho visto grandi programmi politici, o meglio, ho sentito solo qualche cosina....
Ho sentito qualche cosa che le mie orecchie politicamente sensibili alla parola "libertà" hanno udito.
Peccato che quel che ho udito sia stato, dal 1994 ad oggi, sistematicamente tradito dai governi da Lei stesso presieduti.
Liberalizzazioni mancate, semplificazioni delle imposte mancate, abolizioni delle Province mai avvenute, devolution che in realtà si è trasformata in un aumento della burocrazia e delle imposte a livello locale, mancata riforma del mercato del lavoro con introduzione di congrui ammortizzatori sociali, riforma della giustizia mai vista, libertà civili negate. Senza contare le Sue più che discutibili amicizie con il dittatore della Libia Gheddafi ed il sovietico Presidente russo Vladimir Putin (si vedano gli ottimi libri dell'On. Paolo Guzzanti in merito).
L'elenco delle "pecche" sarebbe ancora molto lungo. Un elenco che - ad ogni modo e di già - dimostra l'inappropriatezza della denominazione "Popolo della Libertà".
Quali "libertà", appunto ? E quale "popolo" visto che il 40% degli italiani si astiene ?
La crisi economica, poi, è vera e tutt'altro che sanabile nel breve termine. Anche nel cosiddetto "ricco Nord-Est" d'Italia, le imprese stanno cominciando a chiudere. Venga a vedere di persona.
Le responsabilità, caro Presidente, cadono ad ogni modo anche e soprattutto sulla Lega Nord. Quella Lega Nord che oggi è più forte di ieri ed alla quale Lei stesso ha lasciato, in tutti questi anni, le vere redini del Paese.
Un Paese del "non fare". Un Governo che, più che "del fare", è un Governo "del prendere". Per i fondelli i suoi stessi elettori.
Elettori che si rifugiano o nell'astensionismo (in special modo quelli moderati) o che vi votano ancora, certo, ma solamente perché dall'altra parte vi è il nulla.
Che dire ancora ?
Per ora mi fermo qui, ripromettendomi, forse in futuro, ulteriori analisi.
Rispettosamente,

Luca Bagatin



16 novembre 2007

A VOLTE RI-TORNANO....."I racconti del Cubo", ovvero "le storielle surRenali" by Luca Bagatin


Da sinistra a destra: Ambra Angiolini a quindici anni nota icona anni '90 e sosia di Valentina Li Puma; parte del corpo femminile ambita dai maschietti quindicenni con rispetto parlando per gli stessi; Silvio Berlusconi scende in campo mostrando alla piazza la sua (di piazza).

QUANDO AVEVO QUINDICI ANNI, PER QUANTO E, ANZI, VISTO CHE CORREVA L'ANNO 1994, NON NE AVEVO GIUSTAMENTE SEDICI
racconto surRenale by Luca Bagatin

Quando avevo quindici anni scrivevo stronzate come questa: "L'anno si sta spegnendo ma il mio amore rimane acceso, come un fuoco che brucia i ricordi di un periodo lontano. Come la follia di un uomo che non si placherà mai. Come le onde di un mare oscuro allo sgomento, che si frangono impetuose su una spiaggia grigia e deserta. Non c'è amore, a questo mondo, senza dolore e tristezza".
Quando avevo quindici anni credevo di essere innamorato pazzo di Verusca De Pol di Malnisio di Montereale Valcellina (Pn) alla quale scrivevo miriadi di melense letterine ed alla quale dedicai anche la poesia di cui sopra nonché il mio primo romanzo mai pubblicato e tutt'ora inedito (una sorta di Elisa di Rivombrosa, ma ambientato in Prussia). Oggi chissà che fine ha fatto. Verusca intendo.
Quando avevo quindici anni anni lessi il "Manifesto del Partito Comunista" del duo Marx-Engels e mi convinsi di essere comunista anch'io sino a che, anni dopo, quando divenni maggiorenne, lo rilessi assieme ad altre opere e mi accorsi di quanto infantile ero stato. Da allora divenni più anticomunista di Berlusconi che fra l'altro giudicai (e giudico) assai più marxista di quanto volesse (e voglia) sembrare.
Quando avevo quindici anni non soffrivo di polluzioni né diurne né notturne, pur a dispetto della giovane età.
Quando avevo quindici anni ero terrorizzato dalla mia insegnante di italiano - tale Pasqualina Boldarin che incontrai anni dopo al Supermercato Pam Panorama di Corso Garibaldi - la quale mi fece odiare la mia materia preferita per un paio d'anni.
Quando avevo quindici anni ne avevo uno meno di sedici, benché a sedici anni dimostrassi fisicamente la stessa età di quando ne avevo quindici ed oggi, che ne ho ventotto, ne dimostro più o meno venti.
Quando avevo quindici anni ero un tipo assai taciturno e solitario al punto che non uscivo pressoché mai di casa tranne che per andare a scuola la mattina. Oggi sono un  tipo coriaceo, quindi, attenti a come mi rivolgete la parola.
Quando avevo quindici anni correva l'anno 1994 e Silvio Berlusconi stava per scendere in campo per contrastare la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto e nella mia scuola, fra i ragazzini, andava per la maggiore la Lega Nord.
Quando avevo quindici anni mi sentivo come Asterix ed Obelix e non solo credevo che il cielo potesse cadermi sulla testa da un momento all'altro, ma lo sperimentai di persona.
Quando avevo quindici anni entravo in classe con un quotidiano sottobraccio che leggevo per intero escluse le pagine sportive.
Quando avevo quindici anni ancora non conoscevo la bionda Verena né tantomeno l'esistenza di codesto latinico nome. La conobbi tredici anni dopo sulla corriera delle 18.45 e non me ne pentii punto.
Quando avevo quindici anni lessi (oltre al "Manifesto" di cui molto più sopra), "Storia della mia vita" di Giacomo Casanova. Punto e a capo.
Quando avevo quindici anni ero appassionato di libri e film gialli (lo sono ancora oggi), ma allora non sapevo ancora che..." Perfino le più chiare e perfette prove indiziarie possono essere errate, per cui andrebbero considerate con cautela. Prendete il caso di una matita qualsiasi, temperata da una donna qualsiasi; se avete dei testimoni, scoprirete che ha usato un temperino; ma se prendete in considerazione soltanto l'aspetto della matita, direte che l'ha temperata con i denti".
Evidentemente, a quindici anni, non conoscevo ancora Wilson lo Zuccone.

Da sinistra a destra: simbolo dei "Progressisti per Sant'Anastasia" movimento che contrastò il Berlusca quando avevo 15 anni; io a 8 anni (a destra, riconoscibile dalla bassezza e dalla simpatica felpina); Mark Twain l'unico ed inimitabile Wilson lo Zuccone ti tutti i tempi.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini