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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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8 febbraio 2013

Lo spirito della Repubblica Romana e FARE per Fermare il Declino



Appare scontato, anche se non dovrebbe esserlo.
Che cosa appare scontato ?
Che nessuno, o quasi, sappia che cosa sia accaduto il 9 febbraio del 1849. Che questa data passi, da sempre, sotto il più totale silenzio. Che nessuno dica che il 9 febbraio 1849, per la prima volta nella Storia d'Italia, entrò in vigore una Costituzione civile, democratica e liberale, molto più liberale dell'attuale Costituzione della Repubblica dei partiti e dei loro lacchè, fondata nel 1948.
Il 9 febbraio 1849 fu proclamata, a Roma, la Repubblica Romana. Voluta da Giuseppe Mazzini e da Giuseppe Garibaldi, fondata su principi di laicità, libertà e moralità.
Principi che l'Italia post-risorgimentale, fascista e postfascista (e mai autenticamente antifascista) ha del tutto dimenticato e disconosciuto.
Oggi negli Stati Uniti d'America, in Inghilterra ed in Francia si parla di matrimonio omosessuale, così come ieri si parlava di eutanasia e di suicidio assistito; di ricerca scientifica; di opportunità di lavoro per i giovani cervelli e si garantiva ciò. Ciò che il nostro Paese incivile, partitocratico, socialista in favore dei più forti e fascista nei confronti dei più deboli, non ha mai nemmeno voluto sentir nominare.
Da noi Mario Monti incassa l'appoggio del Vaticano che, a sua volta, trova la sua sponda nel Pd di Bersani e nel PdL di Berlusconi. Ovviamente, in tutto ciò, nessuno ricorda quei giovani combattenti della Repubblica Romana, i quali si batterono contro il Vaticano (e non già contro il cristianesimo o contro il cattolicesimo, tutt'altro !) per garantire che la libertà dei singoli fosse a garanzia della libertà di tutto il popolo.
"Dio e Popolo", non a caso, era il motto di Giuseppe Mazzini. Un Dio al di sopra dei dogmi papali ed al di sopra delle beghe del Potere di ieri e di oggi.
La Repubblica Romana, pur nella sua breve esistenza, dimostrò come con la forza del popolo sovrano, civile e democratico, possano nascere leggi giuste. Ovvero l'esatto opposto di quanto accaduto con l'avvento degli autocrati e dei partitocrati senza principi.
Oggi noi ricordiamo la Repubblica Romana del 9 febbraio 1849, ma pensiamo al 24 febbraio 2013, ove nessuno più parla di diritti civili e di garanzie democratiche.
Pensiamo che varrebbe la pena disertare le urne, se non fosse che almeno una personalità, fra le tante mezze calze, ancora a quei principi crede e con quei principi si è sempre presentata. Stiamo parlando di Oscar Giannino, liberale e repubblicano della prima ora che non a caso ha voluto mettere in piedi un'operazione de-ideologizzata per FARE per fermare il declino del Paese. Ovvero non per "chiacchierare a tarallucci e vino", magari spartendosi e lottizzandosi le poltrone e/o i sottogoverni.
Ecco quindi che il ricordo della Repubblica Romana potrebbe tornare vivo ed attivo proprio grazie a Giannino ed a FARE per Fermare il Declino, ed in questo senso è necessario che ci si attivi. Che ci si attivi contro l'imperversare dei Bersani-Berlusconi-Monti, il cui ritorno è terribilmente di nuovo dietro l'angolo. Ed il Paese, che ha già purtroppo conosciuto i Pio IX, i Mussolini, i Togliatti, i Fanfani, i Berlinguer, gli Andreotti ed i De Mita, non può davvero più permetterselo.

Luca Bagatin



7 febbraio 2012

Per una Nuova Repubblica...ricordando quella Romana


La Repubblica Romana e chi se la ricorda più ?
Se non ci si ricorda di essa allora significa che non la si è voluta ricordare. Ed in effetti, se andiamo alle cronache scolastiche, non è che la si approfondisca poi molto, per quanto, tale storico avvenimento è e fu per l'Italia la base della sua futura democrazia.
Ma, andiamo con ordine.
Che cosa accadde esattamente il 9 febbraio del 1849 ?
Fu proclamata, appunto, la prima Repubblica libera, democratica e laica d'Italia. Con una Costituzione ben più libera, democratica e laica, persino della Costituzione della Repubblica italiana del 1948 che, invero, nacque dal tristissimo compromesso fra clericali e comunisti, ovvero i continuatori di quel fascismo che, a parole, dicevano di voler combattere.
Ordunque della Repubblica Romana e della conseguente Costituzione, Giuseppe Mazzini ne fu il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini e dal popolo romano, se i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Fu dunque una rivoluzione di popolo quella che porterà Mazzini al Quirinale, trimunviro assieme ai repubblicani Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
Una volta scacciato Papa Pio IX, dunque, la Repubblica si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l’eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d’America redatta alla fine del ‘700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt’altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all’Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le “guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale” e, all’Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
I risorgimentali mazziniani, peraltro, fondarono la Repubblica non su valori materialisti ed ateistici, bensì su valori spirituali e teisti, considerando la Divinità - ovvero il concetto "Dio e Popolo" impresso nella bandiera Tricolore della Repubblica - quale entità adogmatica al di sopra di ogni Potere costituito o, peggio, prostituito come invece era quello papalino.
La Repubblica Romana sopravvisse solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati al Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l’Unità d’Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall’influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, dicevamo, a parte qualche fugace passaggio televisivo come ad esempio la fiction dedicata alla figura di Anita Garibaldi, recentemente andata in onda su Rai Uno, della Repubblica Romana non vi è quasi traccia fra il popolo, spesso bue, che rischia ogni giorno di più di involvere e di mandare al Potere la solita masnada clericale, cattocomunista, leghista o conservatrice senza nè arte nè parte.
Occorrerebbe tornare allo spirito dei giovani mazziniani che si immolavano per la Repubblica. Una Repubblica che, con Randolfo Pacciardi, vorremmo Nuova: senza finanziamenti pubblici a partiti e sindacati; Presidenziale nel solco degli insegnamenti di Mazzini; laica perché non asservita a nessuna volontà religiosa o di parte.
Occorrerebbe un'unità dei laici, dei repubblicani, dei liberali, dei liberalsocialisti sparsi in ogni dove. Occorrono soprattutto giovani che delle "mummificate celebrazioni" accademiche non ne possono più. E che non ne possono più di essere soggetti e personale politico incapace o quasi centenario.
Sono appena passate le celebrazioni dei 150 anni di Unità d'Italia, ma nessuno ancora si rende conto che, forse, l'Italia andrebbe riunificata nuovamente. Andrebbero denunciate ed annullate le sacche di parassitismo, clientelismo, corruttela presenti in ogni dove. Andrebbero decurtati del 40 - 50% tutti gli emolumenti e stipendi alla classe politica, che dovrebbe svolgere una funzione di servizio alla comunità e non vivere alle spalle di essa. Andrebbero laicizzati e democratizzati i programmi di insegnamento, introducendo nelle scuole i "Doveri dell'Uomo" di Mazzini, piccolo compedio di vita morale, etica e civile, lontana anni luce dalle assurdità anti-umanitarie del marxismo che corruppe un'infinità di menti a cavallo fra gli anni '60 e '70 del Novecento.
Occorre, insomma, tornare sulle barricate per una nuova Repubblica Romana, anzi, per una nuova Repubblica Italiana.
Perché questa qui non ci piace punto.


Luca Bagatin



9 febbraio 2011

Mazzini, Saffi, Garibaldi, Ernesto Rossi, Eluana: i paladini ed i profeti disarmati della nostra Italia laica



Questo 9 febbraio si commemora il 162esimo esimo anniversario della Repubblica Romana (1849) che vide protagonisti Mazzini, Garibaldi, Aurelio Saffi, Gofferdo Mameli e molti altri rivoluzionari repubblicani e patrioti che, per cinque mesi, riuscirono a costituire nello Stato pontificio una piccola repubblica democratica estromettendo il Papa dai suoi poteri temporali. Una repubblica la cui Costituzione rispecchiò in linea generale la Costituzione degli Stati Uniti d'America (che risentì negli anni successivi di un forte influsso mazziniano, oltre che chiaramente essere imprtontata ai valori massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà) e di quella italiana attuale.
Il 9 febbraio di 44 anni fa moriva poi un grande ed encomiabile "ribelle" del liberalsocialismo: Ernesto Rossi. Un "democratico ribelle" come passò poi alla storia. Una storia ingrata che spesso dimentica questa fondamentale figura del Partito d'Azione, dell'antifascismo, dell'anticomunismo, dell'anticlericalismo e del socialismo liberale italiano.
Ernesto Rossi fu uomo politico in prima linea nella denuncia delle angherie del regime corporativo fascista (segnaliamo il celebre "Il manganello e l'aspersorio"). Dopo la caduta del regime mussoliniano e l'avvento di quello democristiano, fu fervente anticlericale denunciando l'ingerenza del Vaticano nella politica e nella cultura italiana (si ricordino le mitiche "Pagine anticlericali").  La sua arguta e brillante penna contribuì alla fondazione del settimanale laico e liberale "Il Mondo" diretto da Mario Pannunzio (in cui collaborò poi tutta la "créme" liberalsocialista e repubblicana del dopoguerra da Gaetano Salvemini a Ugo La Malfa passando per Vittorio De Caprariis, Bendetto Croce, Einaudi e financo un giovanissimo Marco Pannella) nel quale non mancavano mai le sue inchieste sul malaffare politico e finanziario del nostro Belpaese denunciando in particolare l'oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con l’aiuto dell’intervento pubblico, secondo la consueta «comoda politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite».
Come non ricordare anche che, il 9 febbraio del 2009, moriva a Udine Eluana Englaro,
il cui spirito è stato liberato da un corpo reso vegetale ed il cui nome rimarrà per sempre legato alla battaglia di civiltà sul fine vita.
Questi in nostri paladini e profeti disarmati - per usare un'espressione della professoressa Mirella Serri - della nostra Italia laica, democratica pienamente solo quando sarà pienamente liberale.
L'Italia dei doveri civici e dei diritti civili ed individuali. Della libertà di amare e gestire il proprio corpo, indipendentemente da qualsiasi elucubrazione para-religiosa o preuso-religiosa e, ad ogni modo, antiumanitaria, antispirituale.

Luca Bagatin



8 febbraio 2010

9 febbraio 1849: proclamazione della Repubblica Romana



Anche quest'anno passerà sotto silenzio la commemorazione della Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio del 1849.
Giuseppe Mazzini ne fu il il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini (come Goffredo Mameli) e dal popolo romano, che i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Passerà sotto silenzio in quest'Italia scarsamente democratica e per nulla liberale, che purtuttavia alla Repubblica Romana dovrà le basi della sua stessa libertà di pensiero, parola ed azione.
La Repubblica Romana, guidata dal trimunvirato: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, una volta scacciato il Papa, si dotò infatti immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l'eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d'America redatta alla fine del '700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt'altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all'Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le "guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale" e, all'Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
Oggi certa storiografia clericale, leghista e dunque mistificatrice, tende a descrivere i risorgimentali mazziniani di allora come dei "briganti atei ed antireligiosi". Nulla di più falso e calunnioso, al punto che lo stesso Giuseppe Mazzini ha sempre fatto riferimento nei suoi scritti e discorsi a Dio, inteso come Divinità universale antidogmatica, al di sopra di ogni Potere costituito.
Nella fattispecie la bandiera della Repubblica Romana: il tricolore verde, bianco e rosso, recava al centro la scritta "Dio e Popolo" (che per molti versi ricorda l'iscrizione posta sul Dollaro statunitense "In God We Trust", adottato circa un secolo dopo, ovvero nel 1956), per rimarcare la fede mazziniana e repubblicana nel Popolo sovrano e nella Divinità Universale (e ciò ci rimanda per moltissimi versi al teismo illuminista e volteriano), la quale non può ritenersi privilegio esclusivo della Chiesa cattolica e del Vaticano.
La Repubblica Romana, purtroppo, durò solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati con il Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l'unità d'Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall'influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, a scuola, di tutto ciò si insegna poco o nulla ed è normale che, raggiunta l'età adulta, si sia poco consapevoli non solo della propria storia e quindi delle proprie origini, ma anche dei propri diritti e doveri.
Se, quantomeno nella scuola pubblica, ovvero in quelll'istituzione per la quale i mazziniani si batterono con maggiore tenacia per garantire a tutti l'elevazione intellettuale, morale e spirituale, si studiasse la Costituzione della Repubblica Romana e i "Doveri dell'Uomo" di Giuseppe Mazzini, sono certo che molti giovani comincerebbero a diventare veramente consapevoli del ruolo politico attivo che ricoprono nella società.
Oggi, invece, si preferisce dimenticare o mistificare.
Denigrare la democrazia e la libertà per erigersi a custodi del nuovo dogma: presunte radici cristiane (in realtà greco-romane), recupero del dialetto (pur non conoscendo bene l'italiano), lotta senza quartiere al "diverso" (in quanto frustrati e annoiati da sè stessi).
Un dogma che si fonda sull'ignoranza, sul pecorume, su una massificazione di cervelli assai poco inclini all'approfondimendo.
Anche per questo - a quasi 150 anni dall'Unità d'Italia - non va dimenticato lo spirito della Repubblica Romana ed i principi mazziniani che in essa trionfarono.
Principi ancor più attuali oggi di ieri: democrazia, emancipazione, comprensione del "diverso", fratellanza in quanto riconoscimento del principio universale del "siamo tutti nella stessa barca" e fonte di un'unica origine: il ventre di Madre Natura.

Luca Bagatin

PS: ringrazio di vero cuore l'On. Paolo Guzzanti - già conduttore televisivo e vicedirettore de "Il Giornale", oggi vicesegretario del Partito Liberale Italiano - che stimo da sempre per le sue scelte "eretiche" e controcorrente, per aver, di sua spontanea volontà e con tanto di presentazione, pubblicato - in anteprima il 1 febbraio scorso - questo mio "solitario" articolo sul suo prevegole blog "Rivoluzione Italiana": www.paologuzzanti.it
Quella che segue è la risposta che mi ha fatto pervenire

Carissimo Bagatin

Sono io che la ringrazio, anche per non essersi dispiaciuto di veder pubblicato il suo bell’articolo senza una previa richiesta e autorizzazione. Ma leggendolo non ho saputo resistere: veramente vivo, vero, autentico.
Dunque spero proprio di avere nuove occasioni di leggerla e, se non le dispiace, di pubblicarla.
Inutile dire che tutte le volte che avrà voglia di scrivere sul mio blog io ne sarò semplicemente onorato.
Grazie di nuovo e a presto.

Paolo Guzzanti


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

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