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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 ottobre 2013

Radicali sul viale del tramonto e FEMEN in pole position: fotografie lampo by Baglu

Proprio ieri sera (fra un disgusto di "Radio Belva" e l'altro, la peggiore trasmissione pseudo-giornalistica degli ultimi anni) parlavo con un amico di Marco Pannella.
Ne parlavo con grande nostalgia, pensando alle battaglie libertarie degli Anni '60-'70 e '80. A come un partito trasgressivo ed irriverente si sia trasformato in partito ministerialista e governativo, ovvero inutile all'evoluzione umana, prima ancora che politca.
Oggi ricevo una mail dei Radicali che parlano di questa loro nuova "lista democratica, cristiana, socialista e liberale", che avrebbe come simbolo ancora una volta la Rosa nel Pugno.
E, una volta di più, rimpiango il vecchio partito radicale, quello di Pannunzio con la Minerva dal Berretto Frigio e quello con la Rosa nel Pugno listata a lutto.
Un'altra epoca.
Del resto erano ancora viventi, allora, Adele Faccio, Adelaide Aglietta e Roberta Tatafiore.


...e un messaggio ai naviganti
Anche questa volta ci schieriamo dalla parte di FEMEN.
Eroine moderne in un mondo di codardi e pagliacci da Circo Barnum (come Mariano Rajoy e tutti i capi di stato e di governo del mondo)




12 febbraio 2013

Ilona Staller Cicciolina: una vita sofferta alla ricerca dei propri sogni, dell'amore e della libertà. Per sè e per gli altri.



Elena Ilona Anna Staller, in arte Cicciolina.

Una fra le più celebri e più pagate pornodive al mondo. Ungherese di nascita ed italiana di adozione.
Una vita che è più di un'avventura. A tratti drammatica, a tratti emozionante, a tratti commovente.
Chi conosce bene Ilona sa che la sua è ed è stata una vita alla ricerca di sogni da vivere e realizzare. Sogni spesso infranti dalla violenza e dalla stupidità altrui.
Ilona nasce a Budapest nel 1951, in piena Guerra Fredda e con l'Ungheria sotto il controllo comunista sovietico. Ilona nasce in una famiglia poverissima, nel quartiere periferico Kobanya, in un palazzo-dormitorio umido e senza luce.
Suo padre, Laszlo Staller, è un donnaiolo infedele, mentre la madre - anche lei di nome Ilona - cresce lei e i suoi fratelli Valeria, Laszlo e Attila, nel migliore dei modi, senza far loro mancare nulla, ma con il sogno di abbandonare la miseria e la mancanza di libertà del regime comunista ungherese.
Con il secondo marito, Ignac Magyari, la madre di Ilona ed i suoi fratelli, trovano una certe stabilità e tentano tentano persino la fuga nell'Occidente democratico, ma senza successo. Vivono persino i terribili momenti della Rivoluzione d'Ungheria del 1956, con le vie di Budapest zeppe di cadaveri causate dai carri armati sovietici, i quali sopprimono ben presto i rivoltosi. Ilona aveva solo 5 anni allora, ma quei momenti di terrore - stretta fra i suoi fratellini ed alla ricerca dispetata di cibo – li ha ben impressi ancora oggi nella sua mente.
Nel '57 tentarono la fuga, passando in Jugolsavia, ma saranno presto rispediti a casa.
Crescendo, Ilona, diventerà un'avvenente ragazza bionda con gli occhi azzurri. Inizierà a lavorare come cameriera in un albergo, sfruttata e costretta a sfacchinare dalla mattina alla sera. Sarà qui, ad ogni modo, che il servizio segreto comunista ungherese la noterà e la inviterà a diventare una spia del regime. Lei non può fare altrimenti e così inizierà a riferire ai servizi segreti gli spostamenti dei vari ambasciatori americani in visita a Budapest.
Ben presto, ad ogni modo, lascierà quella vita da Mata Hari e, incoraggiata dalla madre, contatterà l'agenzia pubblicitaria M.T.I, la quale stava selezionando ragazze per una campagna pubblicitaria ed inizierà così la carriera di fotomodella.
Nel 1970 Ilona incontrerà Salvatore Mercuri, un calabrese non particolarmente avvenente ma che a lei piacque subito e così lo sposò andando a vivere con lui a Milano.
Il matrimonio si rivelò ben presto un vero disastro e Salvatore non certo il principe azzurro che Ilona aveva sognato, ma un uomo che la costringeva a cucinare tutto il giorno, senza concederle un minimo di libertà. Fu così che lasciò Salvatore e se ne andò a lavorare a Roma, per un nuovo servizio fotografico e qui iniziò – finalmente - una nuova vita.
Fu infatti alla fine degli Anni '70 che la carriera e la vita di Ilona Staller ebbero ad ogni modo una svolta luminosa e ciò grazie all'incontro con l'ancora sconosciuto Riccardo Schicchi, un curioso e stravagante fotografo, dai modi a tratti infantili, il quale, dopo averla tempestata di telefonate, si presentò di fronte a casa sua, sulla Cassia.
E si presentò ad Ilona in una buffissima posizione yoga, con le gambe per aria (come ebbe modo di raccontarmi recentemente, in un'intervista) !
Da allora, ad ogni modo, nacque un vero e proprio sodalizio fra Ilona e Riccardo. Un sodalizio fatto di amore per la natura, i tramonti, gli animali, l'erotismo e la voglia di rompere ogni tabù legato al pudore ed alla sessualità.
Riccardo Schicchi era letteralmente stregato da Ilona Staller e le coniò il simpatico nomignolo "Cicciolina", per il suo modo di fare naif, anche se Ilona - come mi confidò nella nostra recente intervista - non si innamorò mai di lui.
Fu così che, con Riccardo Schicchi, fondò "Radio Luna", la prima radio libera che parlava di sesso e sessualità ad un vasto pubblico e fu proprio in quell'occasione che inventò il nome d'arte "Cicciolina". Nel 1979, con Schicchi, fondò poi la "Lista del Sole", il primo partito ambientalista d'Italia che per simbolo aveva il Sole che sorride (oggi divenuto di proprietà dei Verdi) e, nel 1983, l'agenzia di casting "Diva Futura", alla quale iniziarono a lavorare future artiste dell'eros quali Ursula Davis, Milly D'Abbraccio, Moana Pozzi, Ramba, Baby Pozzi ed altre.



Sempre assieme a Schicchi, Ilona, animata dal sogno di cambiare il comune senso del pudore, le leggi contro la censura, migliorare l'ambiente e combattere ogni forma di violenza, intraprenderà la carriera politca candidandosi nelle liste del Partito Radicale. Schicchi non sarà eletto, ma lei, nonostante sia quasi ultima nella lista dei candidati, sarà eletta al Parlamento italiano, nel 1987, con 20.000 voti di preferenza, presentando peraltro numerose proposte di legge per la tutela dell'ambiente, degli animali, fu forse la prima a presentare proposte di legge contro la violenza sulle donne, per i diritti delle prostitute e dei detenuti.
Inoltre fu la prima a bruciare, in segno di protesta sia contro al Guerra Fredda che contro il terrorismo, le bandiere di USA ed URSS recanti entrambe la stella rossa delle Brigate Rosse. Ciò, ad ogni modo, le costò un'incriminazione per attentato alla bandiera di due Stati esteri, nonché l'impossibilità - per parecchi anni - di recarsi negli Stati Uniti d'America in quanto “ospite indesiderata”.
Oltre a ciò, Ilona Staller, partecipò - in qualità di Parlamentare italiana - ad una serata di beneficienza per la ricerca scientifica relativa alla lotta all'AIDS, a Tokyo, consegnando l'equivalente di un milione di euro al Ministro della Sanità giapponese. Parte del ricavato, peraltro, fu devoluto al campo profughi vietnamita-laotiano.
A cavallo fra la fine degli anni '80 ed i primi anni '90, Ilona Staller continuerà a "dare scandalo" con i suoi spettacoli erotici i quali le costeranno - come mi ha raccontato nell'intervista - oltre cinquanta denunce penali, ma contribuendo a far cadere così l'ipocrita reato di "offesa al comune senso del pudore".
E' triste, ad ogni modo, apprendere che pochi deputati Radicale solidarizzavano con lei. Molti la trovavano solamente "scandalosa" e nulla di più. Con Ilona, non molto tempo fa, chiacchierando come talvolta ci capita di fare, abbiamo ricordato le sole figure radicali che l'hanno sostenuta e difesa veramente. Tre donne coraggiose e combattive, che oggi purtroppo non ci sono più: Adele Faccio, Adelaide Aglietta e Roberta Tatafiore.
Peccato che, anche fra i Radicali, albergasse un certo bigottismo che poco si confaceva alle loro battaglie...



Nel 1992, a fine legislatura, tenterà ad ogni di rilanciare la sua immagine politica, proponendo il Partito dell'Amore, poi lasciato in eredità a Moana Pozzi. In quel periodo, infatti, Ilona partorirà Ludwig, il figlio che aveva concepito dall'artista statunitense Jeff Koons, suo marito dal 1991.
Un altro uomo sbagliato della sua vita. Un uomo che Ilona, nel suo libro edito da Mondadori "Per amore e per forza", descrive come iracondo, geloso, violento, il quale portò persino via Ludwig a Ilona contro il parere dei giudici italiani, accusando Ilona - nei processi per l'affidamento del piccolo – di essere una cattiva madre e persino una pedofila !
Per fortuna, nonostante il calvario passato da Ilona Staller in quegli anni, tutto andò a finire per il meglio ed oggi Ludwig Koons - che ha vent'anni - vive con la madre, la quale ne è affettuosamente orgogliosa, come è giusto che sia.
Ilona Staller, Cicciolina, è ed è stata per molti di noi un'icona fricchettona, hippie, capace di lottare in modo tenace contro una vita spesso avversa.
Posso dire per certo che di rado ho conosciuto una persona, come lei, incapace di odiare anche il suo più acerrimo nemico. Una persona che, pur avendo affrontato molte avversità ed una vita davvero piena in tutti i sensi, è ancora oggi capace di credere in un mondo migliore. Un mondo nel quale, come ama dire lei: "combattere tutti insieme per un mondo pieno di gente sorridente e felice. Un mondo che lasci intravedere un futuro con tutti i colori dell'arcobaleno".
Ora, io non so se un giorno questo sogno si realizzerà mai. Ciò che so è che Ilona Staller Cicciolina ha trovato, già da tempo, un posto nel mio cuore fra le persone più care che conosco. E che la aiuterò a lottare per i suoi sogni, che sono da sempre anche i miei. Sogni che fanno parte della nostra storia di utopici utopisti, liberali e ambientalisti fricchettoni, eroticamente qualificati, amorevolmente senza tabù ed alla ricerca di una libertà possibile. Credibile, necessaria.

Luca Bagatin



Ringrazio Ilona per avermi fornito gran parte del materiale fotografico - parte del quale inedito - che, per motivi di spazio, non ho potuto qui pubblicare per intero a corredo di questo articolo.
Non mancherà certo occasione per pubblicare ancora articoli e foto relative alla sua storia, passata e recente.



26 dicembre 2012

"Intervista esclusiva all'On. Ilona Staller in arte Cicciolina" di Luca Bagatin

Ilona Staller in arte Cicciolina, classe 1951, ungherese di nascita e italiana di adozione. Prima pornostar eletta in Parlamento - peraltro con 20.000 voti di preferenza, tutti conquistati sul campo - nelle file del Partito Radicale, nel 1987.
"Scoperta" in Italia del recentemente scomparso Riccardo Schicchi, fotografo e regista italiano che seppe innovare il costume del bigotto e apparentemente "perbenista" Stivale e con lui ideatrice della prima lista ambientalista nel nostro Paese, la "Lista del Sole", nel 1979 e successivamente del Partito dell'Amore, che portò poi avanti Moana Pozzi.
Ilona è una nostra carissima amica, solare, simpatica, gentile e soprattutto intellettualmente onesta. Lontana da certa frivolezza che le viene talvolta malignamente attribuita.
Ed abbiamo pertanto il piacere di intervistarla.

ANNI '80: a sinistra con Riccardo Schicchi destra con Nastassja Kinski e Marco Pannella


Luca Bagatin:
Dunque, Ilona, iniziamo da un tuo ricordo di Riccardo Schicchi, con il quale hai convissuto peraltro per molti anni, sino al 1988.
Ilona Staller: Con Riccardo ci siamo conosciuti nel '74. Allora in Italia erano uscite le mie prime foto, in quanto lavoravo come modella a Milano ed avevo un amico che lavorava nel cinema e mi faceva fare piccole parti. Abitavo a Roma, in Via Gaudenzio, sulla Cassia e c'è questo Riccardo, che ancora non conoscevo, che mi bombardava di messaggi, anche in segreteria, proponendomi vari servizi fotografici... Un mattino uscii con il mio cagnolino "Bubu" e mi trovai sotto casa questo ragazzo, giovane quasi quanto me (allora avevamo una ventina di anni), che mi si presentò in una posizione yoga, a testa in giù e con le gambe per aria (Ilona ride...).
Rimasi molto colpita e da allora non ci separammo più. Riccardo amava chiamarmi: "romantica fricchettona" (Ilona sorride). Fricchettoni e trasgressivi eravamo tutti e due, infondo ! (ride).

Schicchi, poi, era innamorato di me e della mia immagine di “ragazza bionda con gli occhi azzurri. Io invece lo vedevo più come un padre, visto che nella mia adolescenza mi era mancata una figura paterna.


Luca Bagatin: Iniziasti quindi a lavorare con lui...
Ilona Staller:
Sì, Riccardo amava fotografarmi, sia nuda che vestita. Anni dopo fondammo l'agenzia di casting "Diva Futura" in cui lanciammo varie modelle e pornoattrici come Moana Pozzi, Ursula Davis, Baby Pozzi e altre.


Luca Bagatin: Che cosa univa te e Riccardo, in particolare ?
Ilona Staller: L'amore per la natura, la rottura dei tabù e dei pregiudizi, soprattutto nel sesso. Amavamo i tramonti e viaggiare in posti esotici. Una volta, nel '75, in un viaggio, scoprii che soffriva di diabete ed ebbe anche una crisi. Non ci innamorammo mai, anche se facevamo sesso, ma non scoccò mai il vero amore che trovai anni dopo, nel '91, quando mi sposai con Jeff Koons, grande artista americano dell'arte contemporanea e dal nostro amore nacque mio figlio Ludwig, il 29 ottobre 1992. Oggi ha vent'anni ed è bellissimo !


Luca Bagatin: Una carriera professionale, ma anche politica quella tua e di Riccardo Schicchi...
Ilona Staller: Sì, certo ! Credevamo molto in quello che facevamo e capimmo subito che fare politica voleva dire darsi da fare sul serio. Fondammo il primo partito ambientalista italiano, la Lista del Sole, prima ancora della nascita dei Verdi, che oggi usano lo stesso simbolo che inventammo noi, ovvero il sole che sorride. Il mio slogan era: “Scaldiamoci con il sole e con l'amore. NO ALL ENERGIA NUCLEARE”. Amavamo la natura e lottavamo per la pace e contro il militarismo. Facemmo un sacco di manifestazioni, con me nuda, per provocare e trasgredire, una volta anche vestita tutta di verdura (Ilona sorride)...
Io poi sono stata la prima a battermi contro la bomba al neutrone e, quando ero nel Partito Radicale, ad invitare i militari italiani a non andare a combattere in Iraq. Allora mi beccai una denuncia per vilipendio alla Patria...


Luca Bagatin: Che poi, di denunce, ne hai collezionate parecchie nel corso della tua carriera politica...
Ilona Staller: Sì, almeno cinquanta, per fortuna tutte amnistiate. Negli anni '70 ed '80 io e Riccardo fummo denunciati per "offesa del comune senso del pudore", si diceva a quei tempi. Oggi per fortuna è un reato che non esiste più ! Pensa che sono finita anche in carcere, a Bruxelles, dopo uno spettacolo, solo perché avevo mostrato appena appena qualche pelo pubico !


Luca Bagatin: Possiamo quindi dire che, se oggi in Italia ci sono un po' meno tabù ed i costumi sono più liberi, lo dobbiamo a te ed a Schicchi.
Ilona Staller: Sì, abbiamo contribuito a far cadere quello che veniva chiamato "comune senso del pudore". Quello con Riccardo, posso davvero dirlo, è stato per me più di un matrimonio.


Luca Bagatin: Puoi raccontarci, brevemente, la tua esperienza da parlamentare radicale ?
Ilona Staller: Sono stata in carica dall'87 al '92 ed ero molto presente a Montecitorio. Ho presentato molte proposte di legge, ancora oggi validissime. E poi voglio anche dire che il 60% del mio stipendio di parlamentare andava al Partito Radicale. Non mi sono arricchita con la politica, anzi. Ero più ricca quando lavoravo come pornodiva. Oggi, anche se abbiamo preso strade diverse, sono comunque vicina alla battaglia che sta combattendo Marco Pannella in difesa dei detenuti.


Luca Bagatin: E poi c'è stato anche il tuo impegno nel sociale...
Ilona Staller: Sì, quando ero deputato, ho raccolto fondi per la lotta all'AIDS, a Tokyo, assieme a Riccoardo Schicchi, donando l'equivalente di circa un milione di euro al Ministero della Sanità giapponese.
Poi nel '91 mi sono sposata e ho avuto poco tempo per la politica... Il Partito dell'Amore infatti rimase in eredità a Moana.


Luca Bagatin: Per concludere, c'è una cosa che proprio non riesci a sopportare ?
Ilona Staller: Sì, gli estremi, gli eccessi. Nel fumo e nell'alcool soprattutto. E anche gli estremismi. Fanno sempre male. Anche in politica.



L'On. Staller al Parlamento giapponese. Ilona Staller oggi.



9 dicembre 2012

Il ritorno politico di Ilona Staller: paladina dei diritti civili

Nessuno ne parla, ma lei sta per tornare.
Ilona Staller, in arte Cicciolina, prima pornostar eletta in Parlamento nelle file del Partito Radicale, nel 1987, sta per tornare sulla scena politica.
Una provocazione ? No di certo.
L'On. Staller, quando fa politica, non provoca mai. Non lo fece nel 1979, quando si candidò nella prima lista ambientalista d'Italia (molto prima della nascita dei Verdi, ovvero quando i movimenti ambientalisti stavano conquistando il Nord Europa), ovvero la "Lista del Sole" e non lo fece nemmeno con i Radicali, allorquando fu eletta con 20.000 preferenze.
Ilona Staller ha, da sempre, le idee chiare in fatto di ambiente, diritti civili, diritti degli omosessuali, dei detenuti, delle prostitute, di lotta agli sprechi ed ai privilegi e così rilancia il suo progetto di sempre con "Democrazia Natura Amore", il neo-partito che ha fondato.
"Natura" ed "Amore", oltre che "libertà di espressione" (in tutti i sensi) del resto, sono da sempre le sue parole d'ordine, come ricorda uno spot elettorale d'annata del Partito Radicale, che la vide protagonista assieme all'On. Marco Pannella.
E non lesina critiche nemmeno a Nicole Minetti ed a Mara Carfagna, sostenendo, in una recente intervista per il sito Excite.it: "io ho una mia storia. Io sono stata eletta con 20.000 voti dal popolo italiano che è sovrano, Nicole Minetti è stata messa lì dal Pdl, punto" E definisce Mara Carfagna "Ministro per grazia ricevuta".
Ilona Staller, afferma, inoltre, che la sua candidatura alle imminenti elezioni del 2013 non è affatto una provocazione e lo dimostra rilanciando un programma in continuità con le sue battaglie Radicali: diritti degli animali (lotta alla vivisezione, alla sperimentazione ed al maltrattamento agli animali); diritti dei disabili e degli invalidi con aumenti pensionistici a loro favore; riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio omosessuale (che l'On. Staller vorrebbe anche in senso religioso, per le coppie omosessuali di fede cattolica che lo desiderano); legalizzazione della prostituzione; abolizione del finanziamento pubblico ai partiti; aumento delle pensioni minime a 1000 euro; istituzione di un centro antiviolenza per le donne; abolizione dell'IMU; abbassamento delle imposte in particolare per piccole e medie imprese, oltre che per i cittadini; drastica riduzione delle spese militari e riduzione del 50% degli stipendi di parlamentati e funzionari pubblici o quantomeno rapportarli al tenore di vita di un cittadino italiano medio.
Questi, in sostanza, alcuni dei punti chiave di "Democrazia Natura Amore".
Ammetto che personalmente mi dispiace che vi siano stati o vi siano ancora pregiudizi nei confronti di Cicciolina, in particolare da quel mondo che dovrebbe essere laico e liberale. Perché è quello il mondo ove le idee di Ilona possono e dovrebbero essere meglio comprese.
Ricordo ancora quando scrissi, in un articolo di cinque o sei anni fa, quanto la candidatura di Cicciolina negli Anni '80 fosse stata dirompente ed anti-partitocratica. Ovvero in totale antitesi con quel mondo politico-partitico-parlamentare clericale, socialBurocratico, paracomunista, parafascista ed immancabilmente paraculo, contro il quale i soli Radicali (ma anche molti socialisti, liberali e repubblicani) si battevano sin dagli anni '50 del '900.
Cicciolina, assieme a Marco Pannella, ad Emma Bonino, ad Adele Faccio, ad Enzo Tortora ed altri, rappresentavano e rappresentarono un'alternativa libertaria al Potere ed all'Ordine costituito o, meglio, prostituito (delle Corti prostituzionali, dei presidenti della non-Repubblica e del non-Consiglio, mai eletti da nessuno, allora come oggi). Un'alternativa di etica laica, allora come oggi, alternativa alle destre ed alle sinistre eversive e partitocratiche della Dc, del Pci, del Pd, del PdL, dell'Udc, dell'Idv, di Sel.
Oggi, mi piacerebbe vedere ancora una volta i Radicali marciare assieme ad Ilona Staller ed a "Democrazia Natura Amore". Ma vorrei anche marciassero assieme a "Fermare il Declino" di Oscar Giannino. Marciassero assieme tenendo alta la bandiera delle libertà civili, economiche, sessuali, contro il marciume dei partiti e del decadimento di ciò che rimane delle Istituzioni di questo nostro povero Paese.

Luca Bagatin




8 febbraio 2011

Adele Faccio: una militante libertaria contro l'oscurantismo italico


Ve la ricordate Adele Faccio ? No ???
Beh, sappiate, cari miei, che senza di lei - oggi - l'Italia vivrebbe ancora nel Medioevo.
Sì, lo so, non abbiamo fatto passi da gigante come altri Paesi occidentali e democratici. Gli Stati Uniti d'America, la Gran Bretagna, la Svizzera, i Paesi Bassi, la Francia, la Spagna, sono Paesi molto più civili del nostro.
E' vero: per moltissimi versi viviamo ancora nel Medioevo per colpa di quei politici italiani - e sono la maggioranza - che ascoltano le siocchezze che provangono dalla Città del Vaticano. Notissimo piccolo staterello estero che, francamente, sotto il profilo geopolitico, vale come il due di picche.
Ma torniamo ad Adele che, l'8 febbraio del 2007, è venuta a mancare. Adele era una militante radicale e libertaria, che ha fatto sognare molte donne (e uomini) negli anni '70.
Grazie ad Adele (nonché ad Emma Bonino e a Marco Pannella), oggi, le donne sono più libere e consapevoli dei loro diritti. Grazie al carcere che ha dovuto affrontare per aver dichiarato pubblicamente di aver interrotto volontariamente una gravidanza, infatti, oggi, vi è una legge sull'aborto che tutela le donne e le loro scelte consapevoli. Una legge grazie alla quale, fra l'altro, gli aborti si sono ridotti e quelli clandestini, praticati in condizioni inumane, sono pressoché completamente scomparsi.
Come non equiparare Adele Faccio ai grandi del Risorgimento e della Resistenza antifascista liberale e libertaria.

Luca Bagatin



27 febbraio 2010

Lara Cardella e i manifesti di Tinto Brass: ma quanto moralismo in quest'Italia bigotta !



Ve la ricordate la scrittrice Lara Cardella, quella dell'anticonformista romanzo anni '80 "Volevo i pantaloni" che si ribellava al maschilismo tipico di una società familista e sessuofobica come la nostra ?
Ecco, appunto.
Oggi la Cardella su Facebook sta facendo di tutto per mettere i bastoni fra le ruote a Tinto Brass e a tutti coloro i quali sostengono la sua altrettanto anticonformista ed antisessuofobica campagna elettorale nelle liste Bonino-Pannella in Lombardia e Veneto. Anche per mezzo di un gruppo "ad hoc" dal sapore alquanto antidemocratico: "Rimozione dei manifesti elettorali di Tinto Brass" (pare che la Cardella sia anche arrivata a far oscurare temporaneamente il gruppo su Facebook a sostegno di Tinto Brass...al quale io stesso mi sono dovuto reisicrivere, come segnalatomi dai fondatori....sic !)
Tinto Brass è "reo" - a detta della Cardella - di aver tappezzato le città del Veneto e della Lombardia con udite udite "sederi femminili" con la dicitura "Meglio un culo che una faccia da culo".
Beh ? E allora ? Dov'è lo scandalo ? Brass riecheggia così il maschilismo ?
Ma andiamo.
Pensiamo poi che a candidarlo sono proprio quei Radicali che negli anni '70 costituirono il Movimento di Liberazione della Donna - primo movimento femminista italiano (questo lo sa la Cardella ?) - criticatissimo in particolare da certa sinistra cattocomunista in quanto esaltava valori ritenuti "borghesi" come il diritto al divorzio ed alla maternità consapevole.
Emma Bonino, Adele Faccio ed altri militanti radicali si fecero giorni di galera nell'ambito della battaglia nonviolenta contro gli aborti clandestini. E' bene ricordarlo.
I provocatori e goliardici manifesti di Tinto Brass sono peraltro stati anche elogiati dal quotidiano "Il Clandestino" di oggi (27 febbraio) per merito dell'articolo dell'ottimo Federico Vespa, che sostanzialmente li definisce una genialata comunicativa.
In un'Italia ove la politica con la P maiuscola è morta da un quindicennio abbondante e ove i mass media sono pieni di nudità gratuita, morbosa, pomposa, priva di ogni verve erotica, ben venga la provocazione dei Radicali e di Tinto Brass.
E una Lara Cardella, moralista, che negli anni 2000 sembra preferire i mutandoni della nonna piuttosto che i pantaloni, davvero, non ce la saremmo mai aspettata.

Luca Bagatin



26 aprile 2009

Roberta Tatafiore: un ricordo



Ricordo che la prima volta che ho sentito parlare di lei è stato......
Avevo 17 anni ed allora ero un verde militante. Fu così che conobbi i primi radicali storici, quelli che avevano vissuto i mitici anni Sessanta, Settanta ed Ottanta con le loro lotte per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza alla leva militare, voto ai diciottenni, liberazione sessuale, omosessuale, transessuale, antiproibizionismo su droghe, non droghe, ricerca scientifica, ambientalismo laico, autogestione del proprio corpo e della propria mente....).
Frequentavo la sede dei Verdi di Pordenone, allora sita in Via Rovereto, ove oggi c'è un call center per immigrati. Mi avevano lasciato una copia delle chiavi ed allora mi dilettavo a riordinare il polverosissimo archivio fatto di vecchi numeri di Quaderni Radicali (ne conservo a casa ancora un sacco di copie), di Frigidaire (con un poster di Ilona Staller, al secolo Cicciolina), di Radicalchic (una rivistina radicale di satira che usciva nei primi anni '80), de Il Male, dei vecchissimi numeri di Lotta Continua e.....Lucciola, il giornale dei diritti delle prostitute diretto da lei: Roberta Tatafiore.
Non so perché, ma sono sempre stato attratto dai diritti degli “sconciati”, dei “diversi”, degli “emarginati”. Forse perché, sin da ragazzino, sono sempre stato un tipino abbastanza stravagante, poco incline al conformismo (nei comportamenti, nel modo di vestire, nelle abitudini, nel modo di pensare....), ontologicamente controcorrente.
Per me l'amore per tossici, puttane, disabili, froci e lesbiche e chi più ne ha più ne metta è stato dunque naturale. Più che amore è stata empatia, comprensione. Fra anticonformisti ci si riconosce a pelle.
E' così che ho iniziato a leggere quel vecchio numero di Lucciola, gli articoli della Tatafiore e ricordo persino un buffissimo quanto emblematico fotoromanzo a tema prostituzione con protagonisti la stessa Tatafiore ed un giovanissimo Chicco Testa.
Ma chi era Roberta Tafafiore ? Una femminista, proveniente dal quotidiano “Il Manifesto” e poi una militante radicale in prima linea per i diritti civili delle prostitute e dunque per la loro autogestione.
Ironia della sorte, nel 1999, collaborerò io stesso – lavorativamente parlando, pur per un breve periodo – con il Comitato dei Diritti Civili delle Prostitute, fondato anche con il contributo di quelle battaglie libertarie e con sede nazionale proprio a Pordenone.
Ormai abbandonata la militanza sinistrorsa nei Verdi (che stava diventando sin troppo sinistrorsa ed ideologizzata per un individialista liberale e libertario come me) e anche quella nella Lista Emma Bonino per la quale avevo comunque condotto – con nessun mezzo ed assieme alla radicale storica Paola Scaramuzza – la campagna elettorale per le europee in città (secondo partito a Pordenone con il 14% dei voti: ci dedicarono anche la prima pagina de “Il Gazzettino"), mi sono per molti versi avvicinato al progetto del Polo Laico e poi della Casa Laica. Per un'area libertaria nel centrodestra.
Il Polo Laico era animato da persone che culturalmente e politicamente stimavo molto: Givanni Negri, Arturo Diaconale, Luca Barbareschi e.....Roberta Tatafiore appunto !
Eccola che ritorna. Ascoltai su Radio Radicale anche il suo intervento di fondazione di quel progetto che pur ebbe vita breve.
Come poteva una femminista ex di sinistra avvicinarsi ad un progetto nell'alveo del centrodestra ? Poteva eccome, se era sufficientemente laica e libertaria da rendersi conto che dall'altra parte – nei salotti buoni della gauche au caviar - i “diversi” sono sempre stati trattati come degli appestati (personalmente ricordo che allora, solo con i giovani di Alleanza Nazionale riuscivo a parlare apertamente, in dibattiti pubblici e televisivi, di legalizzazione della cannabis e di somministrazione controllata di eroina ai tossicomani. Io a favore e loro contro. Con i “sinistri” era impensabile, tanto erano attenti a mantenere buoni rapporti con i loro amici cattolici).
Non a caso, lo storico leader del Partito Repubblicano Italiano, Randolfo Pacciardi, preferendo l'alleanza con i clericali piuttosto che quella con i comunisti, affermava: “Meglio una messa al giorno che una messa al muro”. Come non dargli torto !
Ma ecco che comunque, anche lì, fra quegli ingenui clericaloni e parrucconi del centrodestra berlusconiano, i laici, liberali e libertari duri e puri davano fastidio. Solo qualcuno si è salvato quà e là. Mi pare che la stessa Tatafiore abbia aderito ai Riformatori Liberali di Della Vedova e Taradash, ma, ad ogni modo.....non c'è stata trippa pè gatti !
Negli ultimi anni Roberta Tatafiore curava una rubrica  - Thelma e Louise - su “Il Secolo d'Italia”, in cui continuava a parlare libertariamente di femminismo con Isabella Rauti.
In un recente articolo su “La Voce Repubblicana” l'ho persino citata come rappresentante di quei radicali dalla mente libera (come anche Adele Faccio, Angelo Pezzana, Giovanni Negri....), che non hanno chinato la testa di fronte ai deliri pannelliani che hanno portato quella tradizione alla totale distruzione politica e culturale.
In questi giorni, per mezzo di un bellissimo articolo dell'amico Vittorio Lussana su “L'Opinione delle Libertà” (che con la Tatafiore per un periodo ha anche convissuto), vengo a sapere che ella si è tolta la vita all'età di 66 anni. Mi scende una lacrima, poi comprendo e rispetto.
Rispetto una scelta consapevole e rifletto. Rifletto sul fatto che – come andiamo ripetendo da anni - solo noi siamo i padroni della nostra esistenza, solo noi siamo in grado di gestirci ed autogestirci, perché noi siamo “il pilota” della nostra vita, della nostra mente, della nostra coscienza. E' un discorso filosofico, ma anche eminentemente politico. E forse Roberta Tatafiore ha così compiuto il suo ultimo, estremo, atto politico di un'esistenza profondamente coerente, liberale e libertaria.
Penso quindi ad Alex Langer. Poi a Piero Welby ed infine a Beppino Englaro ed a Eluana.
Esperienze che non c'entrano assolutamente nulla fra loro. Non le giudico, sorrido, e penso a quanto sia fortunato ad aver potuto comprendere ed apprendere – nel mio piccolo – qualche cosa dalle loro esistenze.

Luca Bagatin

Su youtube si può trovare questo bel video fotografico in ricordo di Roberta, al link
http://www.youtube.com/watch?v=x2vq7wDy28Q



6 marzo 2009

Mazzini e Pannella: una risposta al Consigliere nazionale del Partito Repubblicano Italiano Omar Proietti



Colgo l'occasione per rispondere al Consigliere nazionale del PRI Omar Proietti che mercoledì scorso 25 febbraio, nel suo articolo su “La Voce Repubblicana”, si riferisce – contrariato – ad un mio pezzo apparso sul medesimo giornale il 17 febbraio.
Il mio pezzo ripercorreva le date da ricordare ogni febbraio dell'anno in quanto emblematiche della storia di noi laici. Fra esse ricordavo anche l'8 febbraio 2007, ovvero la data della morte di Adele Faccio: militante radicale per l'emancipazione delle donne.
Il Sig. Proietti non ha apprezzato il mio accostamento alle lotte della Faccio e dei radicali dell'epoca, con quelle del Risorgimento e della Resistenza (quella laica e libertaria, ovvero non comunista, sottolineo io).
Invero non comprendo il motivo di tale perplessità, proprio in quanto il Primo ed il Secondo Risorgimento sono, nei fatti, lotte di liberazione e di emancipazione tanto quanto lo sono state le lotte per i diritti civili (sono stati i primi a fare da “cassa di risonanza” del rinnovamento dei costumi in un'Italia a maggioranza conformista e cattocomunista. Si pensi anche ai primi movimenti ambientalisti non ideologizzati, a quelli di liberazione sessuale e finanche transessuale) portate avanti dai radicali assieme peraltro agli altri laici fra cui, in prima linea, i Repubblicani.
Il Sig. Proietti scrive poi: “Ora, mi aspetto che l'acuto estensore dell'articolo (che sarei io. N.d.R.), ci dica prossimamente che il valore e la statura politica di Pannella debbano essere equiparati a quelli di Mazzini, così il cerchio si chiude”.
Francamente non saprei dire se sono acuto o meno. Penso semplicemente di essere un libero pensatore iscritto al PRI che cerca di esprimere delle opinioni quanto più possibilmente argomentate per mezzo anche della prestigiosa testata che dal 1921 tiene alta la bandiera dei Repubblicani storici.
Nella fattispecie non ho infatti parlato di Pannella, bensì di Adele Faccio, che, mi si permetta, è cosa ben diversa al punto che la stessa Faccio da diversi anni si era allontanata dal partito di Pannella, così come fecero molte menti libere: da Angelo Pezzana a Roberta Tatafiore passando per Massimo Teodori a Giovanni Negri ecc...
Volendo proprio parlare di Pannella, per certi versi, purtuttavia, non sarebbe poi così negativo o fuorviante paragonarlo al Mazzini. Pur con i dovuti distinguo e i dovuti approfondimenti del caso, s'intende.
Entrambi profeti; entrambi eterni incompresi in un Paese di preti e profittatori; entrambi sempre a far della loro vita un'eterna battaglia politica.
Però diversi sia per il contesto storico in cui sono vissuti, sia per indole caratteriale che per produzione intellettuale e culturale. Il Mazzini profondamente religioso e benevolo anche con il suo peggior nemico; il Pannella narciso e a tratti settario. Il Mazzini colto e autore dei “Doveri dell'Uomo” e studioso delle opere di Dante; il Pannella parolaio (specie nell'abuso di terminologia astrusa come “Regime” e “siamo negli anni '30”) ai microfoni di Radio Radicale. Il Mazzini che parla agli operai di emancipazione e che mette in piedi le prime Società Operaie e di Mutuo Soccorso ed il Pannella che si vanta delle sue conquiste civili, ma ammazza ogni tentativo di aggregazione dei laici e denigra ogni altra formazione laica che possa fargli “concorrenza”.
Il Sig. Proietti non sarà forse felice di sapere che - chi scrive - è politicamente cresciuto in un ambiente radicale, nel senso che, a 17 anni, i mei primi maestri politici sono stati dei radicali storici. E' stato questo che mi ha permesso ad ogni modo di conoscere la cultura liberaldemocratica.
Purtuttavia ho sempre rifiutato di iscrivermi al Partito Radicale ed ai soggetti affini per il semplice motivo che li ho sempre trovati settari e fortemente dogmatici. Lontani dal Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici di pannunziana memoria alla cui esperienza, invece, mi rifaccio in toto.
Ed è proprio sulla base di quell'esperienza che da anni auspico un unica semplice cosa: un ressemblement di laici, liberali, repubblicani, liberalsocialisti e radicali. Né a destra né a sinistra, ma semplicemente per le libertà: civili, sociali, economiche, individuali.
In diversi articoli di qualche anno fa riassumevo questa mia “lucida utopia” nella formula cara agli Amici de “Il Mondo” (ripresa anche da Giovanni Spadolini): Partito della Democrazia Laica, ovvero un partito di Liberali da contrapporsi ai Conservatori.
E' ciò che manca e che mancherà purtroppo ancora per molti anni se continueremo a pensare ai nostri cari partitini laici come ad entità separate. Gabbie chiuse incapaci di guardare ai loro consimili.
E certo i radicali, così come i liberali di De Luca, sono ben più simili ai repubblicani di quanto non lo sia lo statalista e scalcagniato partito di Calderoli & Bossi che tanto male ha fatto e continuerà a fare al Paese. Nonostante le mediazioni di un Berlusconi che oggi, purtroppo, è assai meno laico di ieri.

Luca Bagatin



5 gennaio 2008

Gli atei devoti, i cattocomunisti, i nuovi talebani, l'aborto e nuovi metodi anticoncezionali


Ha certamente ragione il Prof. Massimo Teodori che, già con il suo libro "Laici, l'imbroglio italiano", denunciò e continua a denunciare il proliferare, nel panorama politico e culturale italiano, dei cosiddetti "atei devoti" o "laici pentiti": nuova grancassa mediatica di Santa Romane Ecclesia.
E così, l'ateo devoto Giuliano Ferrara torna alla carica proponendo la "moratoria sulla legge 194 che disciplina l'aborto" di concerto con Sua Eminenza Camillo Ruini e con tutti coloro i quali sacralizzano la vita financo, forse, nelle sue forme spermatiche più elementari.
E così arriva Sandro Bondi (altro ex comunista come Ferrara, ovvero già appartenente all'altra Chiesa dogmatica più influente d'Italia) di Forza Italia a presentare una mozione in Parlamento per rivedere le linee guida della legge 194 alla luce dei valori di sacralità della vita sanciti dagli stessi Ferrara e Ruini.
Ma che cosa intende o si intende per "vita" e per "sacralità" della stessa ?
Si consideri che ogni cosa che ci circonda è, in sé, "vita" in quanto composta di atomi.
Purtuttavia c'è "vita" e vita: ovvero materia dotata di una coscienza e materia del tutto priva della stessa.
E, poi, che cos'è il "sacro" ? Ciascuno può ben dire la sua visto che siamo in un Paese tutto sommato libero e dalle molteplici concezioni spirituali (nonostante gran parte della nostra classe politica ci metta del suo per ridurre gli spazi di libertà).
Lungi dall'addentrarci troppo in questioni filosofiche fuorvianti, andiamo subito al nocciolo della questione: si può pensare oggi di vietare l'aborto per legge come vorrebbero i "sacralizzatori della vita" nostrani ?
Mi chiedo se essi si rendano conto della pericolosità insita nelle loro conclusioni.
L'aborto è uno degli aspetti che riguarda, volenti o nolenti, la vita quotidiana, così come altri fenomeni sui quali possiamo essere d'accordo o meno, ma comunque continueranno ad esistere in quanto fanno parte del libero arbitrio dell'individuo stesso (che pur non vuole dare fastidio a nessuno: prostituendosi, drogandosi o scegliendo liberamente di togliersi la vita).
L'aborto riguarda infatti la vita di una donna che si ritrova una gravidanza indesiderata e che non ha potuto o voluto utilizzare altri metodi anticoncezionali (che pure la Chiesa cattolica condanna, sic !).
La legge 194 non fa che regolamentare tale fenomeno e grazie ad essa si sono evitati, in 30 anni, aborti clandestini di massa in condizioni disumane. Quante donne sono morte sotto i ferri delle "mammane" dai cucchiai d'oro negli anni precedenti al 1978 !
Il vero assassinio, insomma, sarebbe la mancanza di una legge come questa, la quale regolamenta e consente la pratica abortiva in condizioni igienico-sanitarie ottimali.
Facciamo poi notare che finalmente da quest'anno sarà possibile per le donne ricorrere alla fantomatica RU486 (mifepristone), lo steroide che consente l'aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza, ricorrendo agli ospedali stessi.
Ci sono voluti anni, ma anche il nostro medievale Paese conoscerà questo strumento anticoncezionale che consientirà di evitare l'aborto chirurgco.
Ora, che cosa accadrà in Parlamento prossimamente, questo proprio non si sa ancora. Ciò che tuttavia urge è la nascita di un vero Partito dei Liberali e dei  Riformatori italiani, capace di battersi per aprire al pragmatismo civile dei Paesi occidentali ed anglosassoni, contrapponendosi al conservatorismo talebano che vuole un ritorno allo Stato etico e confessionale: premessa per un nuovo totalitarismo (se uno Stato non rispetta i corpi dei suoi cittadini, come vorrai mai chiamarlo ?).

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini