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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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4 giugno 2013

La Massoneria Rivelata

"La Massoneria Rivelata" di Luigi Pruneti e Marco Dolcetta è, finalmente, il primo libro divulgativo sulla Massoneria edito in Italia e scritto da due italiani.
Divulgativo in quanto edito da una casa editrice nazionale, la Mondadori, ed i cui contenuti sono finalmente volti a penetrare tutte le leggende, le storie, i miti complottistici e misteriosofici che avvolgono da secoli la Massoneria.
Luigi Pruneti, che è un nostro caro amico, è il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli ALAM. E' ed è stato un Gran Maestro non solo colto sotto il profilo letterario, ma da sempre nelle sue opere rifugge da ogni retorica e da ogni faciloneria.
Marco Dolcetta, invece, è autore cinematografico e televisivo, oltre che collaboratore di giornali quali "Il Corriere della Sera", "L'Unità" e "Il Fatto Quotidiano".
In questo testo, Pruneti e Dolcetta si adoperano in un excursus storico che fa comprendere al lettore le motivazioni per le quali la Massoneria è stata spesso non vista di buon occhio. In particolare dalla Chiesa cattolica, la quale perseguitò, in Italia, i primi Liberi Muratori, addirittura creando involontariamente due martiri: il poeta Tommaso Crudeli ed il conte Alessandro di Cagliostro.
Pruneti, in particolare, si sofferma sul mito dei Templari, spesso associati ai Massoni, anche se forse il paragone è un po' azzardato e tirato per i capelli, come osserva il Pruneti medesimo.
Luigi Pruneti, poi, da ottimo esperto di antimassoneria, tratteggia le losche figure dell'abate Augustin Barruel, vero padre del cospirazionismo, il quale, con le sue nefande opere, riuscì a convincere persino il popolino che i Massoni non fossero altro che cospiratori politici ai danni di Trono ed Altare e adoratori di Belzebù.
Non dissimile, poi, da quanto scrisse nell'Ottocento quel burlone narcisista di Léo Taxil, ex massone anticlericale, il quale ordirà la più grande disinformazione e deformazione possibile ai danni della Massoneria, attraverso opere divulgative che ancora oggi molti ritengono autentiche, nonostante lo stesso Taxil, tempo dopo, ne abbia dichiarato la falsità.
Chissà perché, poi, queste "deformazioni antimassoniche", colpiranno sempre personaggi quali ad esemipio Albert Pike, celebre Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico e Accettato degli Stati Uniti, oppure il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Adriano Lemmi. Personaggi noti in verità per la loro filantropia, per il loro mazzinianesimo ed i valori cari alla causa repubblicana, oltre che per aver divulgato i valori massonici. Sarà che i buoni di spirito sono più facili ad essere colpiti dall'imbecillità umana, che spesso ha avuto fra le sue fila ecclesiastici, scribacchini, ma anche ex massoni farlocchi di cui Taxil è solo uno degli esempi più antichi.
Marco Dolcetta, nel volume, si sofferma invece piuttosto sul falso mito dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, ovvero quel falso documento prodotto dalla polizia segreta zarista - l'Okhrana - atto a far credere che fosse in atto une cospirazione ebraica mondiale.
Ecco che ancora torna in gioco la storia della cospirazione, triste mito che ha pervaso tutta la fine dell'Ottocento sino ai giorni nostri. Le menti criminali sono sempre state considerate gli ebrei e i massoni, così come un tempo lo erano - per le Chiese Istituzionalizzate - i liberi pensatori e gli eretici (oltre che, come sempre, gli ebrei, sic !).
Non sarà che forse esiste davvero una cospirazione, ma ai danni di massoni, liberi pensatori e minoranze religiose, ordita invece e piuttosto dal Potere politico e religioso ?
Fateci caso, ma i documenti fasulli prodotti per "incastrare" massoni ed ebrei sono stati prodotti proprio da organismi religiosi (ecclesiastici) e politici (come ad esempio l'Okhrana, ma si pensi anche al falso scandalo P2 e all'inchiesta Cordova, nell'Italia degli Anni '80 e '90, che portarono ad un nulla di fatto ma screditarono profondamente ed ingiustamente la Massoneria del Belpaese).
Ma forse questa cospirazione è sotto gli occhi di tutti, da secoli, e pochi hanno interesse a "graziare" i liberi pensatori/muratori che, nel silenzio mistico delle Logge, dovranno pur far qualche cosa.
Edificare Templi alla virtù e scavare profonde e oscure prigioni al vizio - nel silenzio delle Logge, appunto - è forse considerato da sempre meno nobile rispetto alla politica politicata dell'arraffare tangenti o vendere armi a questa o a quella potenza...magari nascondendosi dietro ad astruse "guerre di religione" e/o dietro sacramenti di cui non si conosce nemmeno l'intimo significato.
"La Massoneria Rivelata" di Pruneti e Dolcetta, forse, apre uno spiraglio per far comprendere, ai più, che la Massoneria ancora oggi fa paura a molti, proprio perché a molti ha secoli di Storia e di cultura da insegnare. Senza dogmi né vizi di fondo.

Luca Bagatin



3 agosto 2012

"Massoneria": un nuovo saggio riassuntivo sull'argomento del prof. Aldo A. Mola


La Massoneria è, per molti, indice di mistero, per altri di segretezza, per altri ancora addirittura di nefandezze.
Nulla di più sbagliato e, ancora una volta, a chiarirlo ai lettori italiani, è il prof. Aldo Alessandro Mola, medaglia d'oro per la Cultura, la cui "Storia della Massoneria Italiana" (Bompiani), è giunta ormai all'VIII edizione.
Con l'agile volumetto "Massoneria", edito da neanche un mese da Giunti nella collana Storia Poket, il Mola riassume, anche per il lettore più frettoloso, che cos'è e che cosa non è la Massoneria.
Da fine studioso dell'epopea risorgimentale italiana qual è il prof. Mola, egli ricorda la pubblicazione, nel 1908, del bellissimo "Libro del massone italiano" di Ulisse Bacci, direttore della Rivista Massonica del Grande Oriente d'Italia. Libro che, in Italia, per la prima volta, spiegava tutti i "segreti e misteri" della Massoneria.
Scartando origini fantastiche e mitologiche, il Bacci, raccontò, senza fronzoli, le autentiche origini gnostiche ed esoteriche della Massoneria, partendo dallo Zoroastrismo, il Brahamanesimo, il culto di Iside, i Misteri Eleusini, Pitagora, le sette druidiche, i Templari, sino a giungere ai Rosacroce.
L'opera del Bacci, inoltre, per la prima volta, riportava i rituali massonici che, evidentemente, nulla avevano del satanismo di cui erano tacciati dalla Chiesa cattolica e da ex massoni farlocchi come Léo Taxil.
La Massoneria, come ricorda il Mola, ufficialmente nacque il 24 giugno 1717, a Londra e, via via, si diffonderà, nel corso del '700, in tutta Europa e, con grande successo, anche nelle Americhe.
La prima Loggia massonica italiana fu installata a Firenze nel 1730 e, purtroppo, sarà proprio l'Italia a conoscere le uniche vittime della persecuzione antimassonica, operata in particolar modo dalla Chiesa cattolica. Tommaso Crudeli e Alessandro Cagliostro saranno infatti barbaramente torturati ed incarcerati con un'unica accusa: quella di essere massoni.
Invero, la Massoneria, non essendo una religione, non avrebbe mai potuto porsi in competizione con alcuna Chiesa, purtuttavia, nonostante ciò, per molti anni, la scomunica papale si abbattè sul capo dei massoni cattolici e tutt'oggi, putroppo, la ferita non è ancora sanata.
La Massoneria, considerata "eretica" persino nel periodo della Rivoluzione francese, conoscerà un vero splendore durante il periodo napoleonico, il quale, peraltro, sarà all'origine dell'idea di unificazione nazionale italiana.
Aldo A. Mola, infatti, racconta come i primi patrioti italiani, massoni a loro volta, quali Gian Domenico Romagnosi e Francesco Saverio Salfi, preconizzarono l'unificazione nazionale in nome della Roma pagana degli antichi, contrapposta alla Roma bigotta dei papi.
La Massoneria ed il Risorgimento, troveranno ad ogni modo in Giuseppe Garibaldi, nominato Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, il più grande simbolo di libertà sino al punto che, Garibaldi, fu il primo Gran Maestro a volere l'entrata delle donne nelle Logge massoniche, cosa ancora oggi tristemente vietata nel GOI (ma ammessa nella Gran Loggia d'Italia degli ALAM).
Una volta ottenuta l'unificazione nazionale, finalmente, la Massoneria riuscì non solo ad ottenere quel respiro che le era mancato per troppo tempo, ma persino a proporre le sue idee in seno al Governo ed al Parlamento, in quanto molti dei suoi rappresentanti erano eminenti massoni. E non certo di idee turpi trattavasi, bensì di riforme come quella dell'istruzione elementare laica e gratuita per tutti, l'assistenza sociale per i meno abbienti e la creazione della Direzione generale per la sanità.
Non mancarono polemiche anticlericali in seno all'istituzione massonica, ciò che portò il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato Saverio Fera, nel 1908, a staccarsi dal Grande Oriente d'Italia per fondare la Serenissima Gran Loggia d'Italia, su posizioni liberali ed aperte a qualsiasi orientamento religioso, senza alcuna polemica con la Chiesa cattolica.
Un ampio capitolo del saggio "Massoneria" di Aldo A. Mola è dedicato, giustamente, all'Antimassoneria e, dunque, a tutte le persecuzioni che i massoni dovettero subire dalla creazione delle prime Logge sino ai giorni nostri, allorquando fu montato ad arte il falso scandalo P2, ove peraltro tutti i suoi componenti saranno assolti, con sentenze definitive della Corte di Assise di Roma del 1994 e del 1996. Per non parlare poi, dall'inchiesta antimassonica del giudice Agostino Cordova, anch'essa finita con assoluzioni piene, ma che costò la gogna mediatica per i massoni ingiustamente coinvolti ed accusati.
Mi si deve consentire un ringraziamento particolare al prof. Aldo A. Mola, per avermi fatto dono di questo suo ultimo lavoro che ho qui brevemente recensito ed in particolare per la toccante dedica che ha voluto farmi e che non scorderò mai: "A Luca Bagatin, che ama la ricerca e non teme la verità né il dubbio. Con fraterna amicizia. Aldo A Mola".

Luca Bagatin



10 luglio 2012

Tra squadra e compasso - Cento anni della Gran Loggia d'Italia


La Gran Loggia d'Italia degli ALAM, una fra le più grandi ed antiche Obbedienze massoniche italiane, ha compiuto oltre cent'anni.
Nata nel 1910 ad opera del pastore protestante Saverio Fera, garibaldino e Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro del Rito Scozzese Antico ed Accettato, è, oggi, l'unica Obbedienza massonica liberale e adogmatica del nostro Paese.
Essa, oltre ad accettare liberamente le donne al suo interno, non riconosce la Gran Loggia Unita d'Inghilterra, vero e proprio club elitario. Inoltre, da moltissimi anni, anche grazie all'intervento del compianto Padre Rosario Esposito (nominato Maestro Onorario dell'Obbedienza), ha avviato un costruttivo dialogo con La Chiesa cattolica e tutte le altre fedi religiose.
Arnaldo Francia, medico chirurgo e docente di Radiologia all'Università di Torino, nonchè membro effettivo del Supremo Consiglio del Rito Scozzese della Gran Loggia d'Italia, ha dato recentissimamente alle stampe per la casa editrice Tipheret, un ottimo saggio dal titolo "Tra squadra e compasso - Cento anni della Gran Loggia d'Italia".
In esso, l'autore, ripercorre le tappe della nascita della GLDI, sorta dalla scissione dell'allora Grande Oriente d'Italia.
Le cause di tale scissione sono da ravvisarsi, inizialmente, nell'elezione illegale di Achille Ballori a Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese, denunciata da Saverio Fera, allora membro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese. La seconda motivazione è da ravvisarsi nell'emendamento alla Camera dei Deputati che presentò il deputato Moschini, massone, al fine di vietare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole del Regno d'Italia, così come voluto anche dall'allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Ettore Ferrari.
In nome della libertà di culto, Saverio Fera ed i Fratelli massoni a lui fedeli, si ribellarono. Così come si ribellarono all'avanzare dell'ateismo nella Massoneria italiana, propugnato dall'allora Gran Maestro del GOI.
Fu così che, nel 1910, nacque la Serenissima Gran Loggia d'Italia di Rito Scozzese Antico ed Accettato ed alla quale furono successivamente iniziate eminenti personalità fra le quali Gabriele D'Annunzio ed il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò.
Poichè la Serenissima Gran Loggia d'Italia era allora l'unica Obbedienza massonica totalmente apolitica, essa ricevette immediatamente, numerosi attestati di riconoscimento e di regolarità da parte delle maggiori Obbedienze massoniche del mondo, particolarmente dagli Stati Uniti d'America, potenza massonica per eccellenza.
Alla Gran Maestranza di Saverio Fera successe Raoul Vittorio Palermi, sul quale furono scritte e diffuse - da parte dei detrattori della Gran Loggia d'Italia -  le cose peggiori, pur totalmente infondate (come l'accusa di collusione con il regime mussoliniano).
Palermi, nel 1925, fu costretto a sciogliere le Logge in quanto il Fascismo vietò la Massoneria su tutto il territorio nazionale ed i fascisti ne bruciarono le sedi, perseguitando i massoni.
Fu lo stesso Palermi che tentò di ricostruire la Massoneria di Rito Scozzese trasformandola in un'istituzione di cultura e beneficienza, intestandola a San Giovanni di Scozia, ma anche questo tentativo fu soppresso dai fascisti.
La ricostruzione della Gran Loggia d'Italia di Piazza del Gesù, avvenne a guerra finita ed in particolare grazie al Gran Maestro Giovanni Ghinazzi, che pur dovette subire una nuova micro scissione in seno all'Obbedienza (i cui membri in pochi anni finiranno nelle file del Grande Oriente d'Italia).
Al Generale Ghinazzi va il merito di aver aperto i Templi massonici alle donne e di aver avviato un dialogo con le maggiori Obbedienze massoniche del mondo, anche per mezzo degli organismi internazionali CLIPSAS e CATENA.
Il saggio di Arnaldo Francia prosegue tratteggiando gli anni più recenti della storia della GLDI, ovvero quelli della Gran Maestranza di Luigi Danesin, il quale contribuì a completare l'opera di restauro di Palazzo Vitelleschi, attuale sede dell'Obbedienza, e quella dell'attuale Gran Maestro Luigi Pruneti, saggista e scrittore, che ha contribuito a far conoscere la Massoneria della GLDI anche all'esterno dei Templi (al punto che, proprio oggi, 10 luglio 2012, sarà inaugurato un Museo massonico all'interno della sede romana dell'Obbedienza, aperto al pubblico).
Il saggio di Francia è impreziosito da piccole biografia degli ex Gran Maestri Giovanni Ghinazzi e Mario Bogliolo ed inoltre un ampio capitolo è dedicato alla storia della rivista massonica piemontese "Delta" (Bastogi edizioni), la quale è, sin dagli anni '70 del secolo scorso, una vera e propria pietra miliare in ambito esoterico.
Chi scrive, pur non essendo piemontese, deve proprio a "Delta" (la cui cara amica Barbara de Munari è ottima direttrice) il primo contatto con il mondo culturale ed intellettuale della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, alla quale auguriamo ben oltre mille anni di rinnovati successi.

Luca Bagatin (nella foto con il S.G.C.G.M. della Gran Loggia d'Italia prof Luigi Pruneti, presso la Sala del Tempio dell'Obbedienza di Palazzo Vitelleschi)



21 giugno 2012

Una visita presso la sede della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi (parte prima)


Luca Bagatin con il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia - Palazzo Vitelleschi prof. Luigi Pruneti

Luca Bagatin con l'ex Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della GLDI - Palazzo Vitelleschi Luigi Danesin



Targa in ricordo del Gran Maestro Adriano Lemmi, conservata presso la sede dell'Obbedienza della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi



Particolare del Tempio massonico della Gran Loggia d'Italia - Palazzo Vitelleschi



Luca Bagatin nel Tempio massonico della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, accanto alla Bibbia ed alla Squadra e Compasso: le Tre Grandi Luci della Massoneria



Luca Bagatin con, alle spalle, un quadro raffigurante Saverio Fera
, fondatore della Gran Loggia d'Italia degli ALAM e Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato



Teca con all'interno paramenti, medaglie e preziosi appartenuti al Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Giovanni Ghinazzi



Con Amelia, nella sala del Tempio della Gran Loggia d'Italia - Palazzo Vitelleschi



Nel Tempio, con, alle mie spalle, un labaro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato



7 ottobre 2011

Risposta all'articolo di Liliana Speranza su "La Voce Repubblicana" relativo a Massoneria e P2


Ho letto con attenzione il dotto articolo di Liliana Speranza ("La Voce Repubblicana" del 30 settembre 2011), relativo alla Massoneria ed alla morale. Articolo sicuramente di grande valore ed approfondimento, di cui pur non condivido un aspetto.
Liliana Speranza parla infatti di "trame di Gelli", riferendosi alla P2.
Non capisco, infatti, a che cosa si riferisca, visto che Licio Gelli e gli appartenenti alla P2 furono assolti con formula piena con le sentenze della Corte d'Assise di Roma che, fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato", che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli.

Non è esatto dire, inoltre, che la P2 non praticasse la morale. Semmai non seguiva i Landmark massonici fissati nel 1723, ma, sotto il profilo legale e profano, essa fu ineccepibile.
Sin dalla sua fondazione, nel 1877, quando ancora si chiamava Loggia Propaganda, l'allora Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, stabilì che essa dovesse avere scopi eminentemente politici e fu con questa impronta che, il successivo Gran Maestro Adriano Lemmi, la rafforzò.
Allora, il Grande Oriente d'Italia, era considerato una sorta di "partito dello Stato" a rafforzamento degli ideali risorgimentali e patriottici. La Loggia Propaganda, proprio per il suo essere "loggia coperta" (ma non segreta !), ovvero partitolarmente discreta, fu utilizzata proprio all'assolvimento pieno di tale funzione.
Fu così che nella Loggia Propaganda entrarono: Agostino Bertani, Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Aurelio Saffi, Menotti Garibaldi, Giuseppe Zanardelli e molti altri: fossero repubblicani-mazziniani o liberali-monarchici, ovvero la "crème" della politica dell'epoca.
Dopo la caduta del fascismo, allorquando fu ricostruita la Massoneria in Italia, con la riedificazione delle Logge, la Propaganda fu denominata Loggia Propaganda 2. Fu ricostituita e rafforzata dal Gran Maestro Giordano Gamberini e, successivamente, con il Gran Maestro Lino Salvini, fu affidata a Licio Gelli. Di scarsissima cultura esoterica, ma di notevoli doti di mediatore e di organizzatore.
Lo scopo della Loggia Propaganda, ovvero della Propaganda 2, nel dopoguerra, doveva essere sempilcemente quello di rafforzare il centrismo al governo, ovvero impedire ai comunisti ed alle forze eversive di destra e di sinistra, di prendere il potere in qualsiasi modo.
Non a caso i suoi aderenti erano tutti di orientamento politico liberale, socialista, repubblicano, socialdemocratico e cattolico liberale.
Ciò lo spiegò chiaramente lo scrittore Pier Carpi in due libri, volutamente dimenticati dall'intellighenzia culturale italiana, ed oggi lo spiega il prof. Aldo A. Mola, anche nell'intervista che gli ho fatto.
Ora, si può dire che la P2 e, prima di essa, la Loggia Propaganda, abbiano poco a che vedere con la Massoneria ed il suo carattere iniziatico e spirituale. Vero.
Il punto però è che tale scelta va attribuita unicamente al Grande Oriente d'Italia che, storicamente, in Italia ebbe un ruolo politico importante nella formazione dello Stato unitario e post-unitario. E lo assolse anche in modo positivo.
Nel 1905, purtuttavia, tale politicizzazione si accentuò a dismisura con il peggior Gran Maestro che il GOI abbia mai avuto, ovvero con Ettore Ferrari, che rafforzò tale carattere politico e per nulla massonico ed iniziatico dell'Istituzione, ovvero allorquando il GOI prese una piega fortemente ateistica ed anticlericale.
Ettore Ferrari impose alle Logge il triplice giuramento: antimonarchico, antimilitaristico e anticlericale ed introdusse apertamente la politica in Loggia, in pieno contrasto con la libertà dai dogmi, di culto e di pensiero politico professata dalla Massoneria sin dalle sue origini.
Fece bene, infatti, il pastore protestante Saverio Fera - Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato - nel 1908, a slegarsi dal GOI, in contrasto con Ferrari, ed a costituire la Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed a riportare buona parte della Massoneria italiana al suo scopo originario - gnostico ed esoterico, lontano da ogni politicismo.
Questi, in sintesi, i motivi per i quali la Loggia P2 non può ritenersi nè segreta nè complottistica. Semmai lontana dai Landmark massonici, ma ciò non fu causa diretta di Gelli, bensì dell'evoluzione storica del GOI.

Luca Bagatin



1 settembre 2011

Intervista esclusiva allo Storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola firmata da Luca Bagatin

Il prof. Aldo A. Mola in un disegno di Franco Bongiovanni

Il prof. Aldo Alessandro Mola, nato a Cuneo nel 1943, è il maggior storico della Massoneria e del Risorgimento in Italia. Dal 1980 Medaglia d'Oro di benemerito della scuola e della cultura, è direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e della sezione “Urbano Rattazzi” (Alessandria) del Centro “Mario Pannunzio”.

E' stato fondatore del Centro per la Storia della Massoneria e, dalla metà degli anni ’70, collabora con le maggiori Obbedienze massoniche quali il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli ALAM. E' infatti componente del Comitato di Redazione delle riviste “Hiram” e “Officinae”, rispettivamente del GOI e della GLDI.

Autore di numerosissimi saggi storici su Giolitti, Garibaldi, Mazzini, il Partito d'Azione, la Monarchia italiana, Silvio Pellico, Giosue Carducci e, recentemente, ha pubblicato un saggio su Licio Gelli e la P2, nonchè – proprio in questi giorni – stanno andando in libreria i suoi ultimi quattro volumi: “Italia. Un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell'Unità” (Edizioni del Capricorno - Torino).

Oggi abbiamo l'amichevole possibilità di intervistarlo.




Luca Bagatin: Prof. Mola, come nasce il suo interesse per la Massoneria ?

Aldo A. Mola: Nacque nel periodo del liceo e degli studi universitari.

Negli anni 1965/1967 scrissi i miei primi libri sul Partito d'Azione (pubblicati con prefazione di Ferruccio Parri) e sulle figure di Mazzini e Garibaldi e la Storia dell’Amministrazione provinciale di Cuneo (1971). Nel loro corso mi imbattei nelle figure di molti massoni e mi resi conto che in Italia non vi era nessuna pubblicazione che parlasse di storia della Massoneria. Mi adoperai, dunque, per colmare questa lacuna. Presi contatti con il Grande Oriente d'Italia; Lino Salvini, Gran Maestro di allora, e il suo predecessore Giordano Gamberini, letti i lavori da me già pubblicati, mi aprirono gli archivi, che confrontai con i fondi dell’Archivio Centrale dello Stato, studiati con la guida della prof. Paola Carucci, ora Sovrintendente all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica. Dopo anni di ricerche scrissi la “Storia della Massoneria italiana”, pubblicata nel novembre 1976, che poi ebbe due edizioni aggiornate, nel 1992 e nel 1994, e molte ristampe .


Luca Bagatin: Giordano Gamberini, già Vescovo della Chiesa Gnostica, fu un Gran Maestro lungimirante sotto il profilo iniziatico ed esoterico. Che cosa può dirci di lui ?

Aldo A. Mola: Giordano Gamberini fu il più lungimirante fra tutti i Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia dal 1943 ad oggi, per ben tre motivi: mirò al riconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra; rese nuovamente protagonista la Massoneria grazie al dialogo con la Chiesa cattolica e tutte le altre confessioni; ottenne il riconoscimento pubblico della Massoneria nella vita istituzionale italiana e l’attenuazione dell’ostilità da parte di partiti che tradizionalmente le erano avversi o addirittura nemici. I frutti dei nove anni della sua gran maestranza vennero raccolti durante quella del suo successore, Salvini (a sua volta di grande merito): lo scambio dei garanti d’amicizia con la GLU d’Inghilterra; la lettera del cardinale Seper, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che dichiarò compatibili logge e sacramenti cattolici e la presenza del GOI in iniziative pubbliche.


Luca Bagatin: Lei fu, peraltro, negli anni '80, il fondatore del Centro per la Storia della Massoneria, comprendente studiosi sia massoni sia profani. Ci racconti la sua personale esperienza.

Aldo A. Mola: Con il Gran Maestro Armando Corona, fondai il Centro per la Storia della Massoneria (CeSM) che esiste tutt'ora. Il successore di Corona, Giuliano Di Bernardo tentò di estromettermi per farne uno strumento suo perché del resto concepiva lo stesso Grande Oriente come uno strumento al proprio servizio. Il tempo mi dette ragione. Nel 2008 mi venne proposto un colloquio per superare l’impasse; ma le cose sono come erano e debbono essere: se vogliono essere davvero scientifici, gli studi sono e debbono essere liberi.

A prescindere dall’episodio Di Bernardo, molto più devastante di ogni altro per la storia del Grande Oriente come istituzione iniziatica, ho ottimi rapporti con i massoni del Grande Oriente d’Italia.


Luca Bagatin: Che cosa pensa del Gran Maestro attuale del GOI, l'Avvocato Gustavo Raffi ?

Aldo A. Mola: Ha dovuto e deve affrontare gravi difficoltà. Dopo il disconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (capolavoro di perfidia ai danni della Massoneria italiana: basta andare a rileggerne le motivazioni: addussero persino le mie lettere di direttore del CeSM a storici del Grande Oriente di Francia), il Grande Oriente d’Italia finì in un tunnel, al di fuori dei circuiti massoni internazionali (la GLU da un canto, le Obbedienze in relazioni fraterne con il Grande Oriente di Francia dall'altro). Il GOI puntò molto sulla GL Nazionale Francese la cui vicende non sono edificanti, tanto che, caso unico nella storia delle massoneria dei Paesi occidentali, è stata “commissariata”. In molti casi il GOI risultò sovraesposto sul terreno partitico, con dichiarazioni poco opportune. Infine venne e viene ostentato un anticlericalismo arcaico, di maniera, come se la Chiesa cattolica fosse ancora ferma al Sillabo e al potere temporale d’antan.

Gli osservatori constatano che il Gran Maestro Raffi non ha avviato un dialogo con l'altra Obbedienza massonica legittima e regolare italiana, cioè la Gran Loggia d'Italia, quasi che i suoi affiliati non siano anch’essi Fratelli massoni ! Il Sovrano e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Luigi Pruneti, ha pubblicato gli Annali della Gran Loggia d’Italia, 1908-2010: cinquecento pagine di date, fatti, profili biografici, informazioni statistiche. E’ infantile fingere che la realtà non esista.


Luca Bagatin: La Gran Loggia d'Italia, peraltro, a differenza del Grande Oriente d'Italia, inizia anche le donne alla Massoneria. Che cosa pensa dell'Iniziazione femminile ?

Aldo A. Mola: In origine, è vero, le donne furono escluse dall'accettazione. Sappiamo bene, però, che all’origine le Logge britanniche praticavano molte altre forme di esclusione e che, a lungo preclusi in quelle degli USA i neri organizzarono una loro massoneria di colore. Non è mai stata fornita una motivazione chiara dell’esclusione delle femmine dall’accettazione in loggia, né quindi si comprende per quale motivo la Massoneria debba ancora attenersi a tale vincolo. La Massoneria non conosce dogmi; le sue norme possono essere modificate. Le Costituzioni di Anderson sono documento di un’epoca, ma come tutte le leggi umane sono soggette alle decisioni sovrane di quanti le hanno accettate e che, nella loro sovranità di persone libere, possono modificarle. La Massoneria non si fonda su una Rivelazione ma su una Convenzione, su Regole deliberate e condivise sino a quando non se ne decida la modifica.

Il Grande Oriente di Francia, che abolì l’obbligo della formula iniziatica AGDGADU (un passo molto più audace rispetto alla preclusione dell’iniziazione femminile), sino allo scorso anno escluse l’iniziazione delle donne, ma ora la ammette.


Luca Bagatin: Lei è stato fra i pochissimi, assieme allo scrittore Pier Carpi, a “sdoganare” la figura controversa di Licio Gelli e la P2 e lo ha fatto con tanto di prove documentate pubblicate nel suo ultimo saggio, edito dalla Bastogi: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”.

Che cosa l'ha portata a parlare, senza pregiudizi, di Gelli e della P2 ?

Aldo A. Mola: Ho scritto quel libro perché, a trent'anni di distanza dal falso scandalo P2, non c'è stato un solo convegno scientifico nel quale si sia discusso criticamente che cosa fu la P2, l’uso (e abuso) che se ne fece. Né si parla delle vite spezzate con l’accusa, in sé inconsistente, di “piduismo”: un modo come un’altro per continuare a diffondere il mito del complotto ai danni dello Stato, della democrazia, tutte fiabe che oggi lasciano indifferenti i cittadini.

Il mio libro, peraltro, venne recensito con molto favore dal periodico “Humanisme” del Grande Oriente di Francia, ora è tradotto in romeno con prefazione di Constantin Savoiu, gran maestro della Gran Loggia Nazionale di Romania“1880”, una Obbedienza legittima e regolare, che continua coraggiosamente la tradizione dei massoni fondatori della moderna Romania.

La P2 non fu un'associazione segreta. Non organizzò complotti militari o politici. Lo stabilirono, sentenze passate in giudicato.

Il falso scandalo P2 fu, invece, il preludio a Tangentopoli: esso consistette nella criminalizzazione da parte del Partito Comunista Italiano delle forze politiche e di governo di ispirazione risorgimentale e atlantica. Tale criminalizzazione colpì, infatti, gli aderenti alla P2 che appartenevano a tali forze politiche (repubblicani, socialdemocratici, socialisti, liberali e la componente “occidentale” della Democrazia cristiana, tollerante, dialogante).

I partiti democratici e di governo, dunque, vennero screditati e, con Tangentopoli, negli anni '90, subirono il colpo finale. Da allora furono elevate agli onori quelle forze politiche ed i politici di ispirazione antiliberale e antiatlantica, come i comunisti ed i democristiani di sinistra, oggi componenti del Partito Democratico. La convivenza tra ex comunisti e sinistra democristiana nel partito democratico è una coabitazione basata su ambiguità e baruffe. I primi tentarono di incriminare persino l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga “reo” - così dissero – di non aver mai condannato la P2 e la Massoneria. I cattolici del PD chiesero che venisse formalmente decretata l’incompatibilità tra iscrizione al partito e logge, come già avevano fatto Mussolini e Lenin. Chissà come finirà…


Luca Bagatin: Ma Raffi dice che la Gelli e la P2 stanno alla Massoneria come le Brigate Rosse al Partito comunista….

Aldo A. Mola: Appunto. Il Partito comunista (ex Partito comunista d’Italia, membro della Terza Internazionale di Lenin e Stalin ) ebbe sempre al proprio interno nuclei rivoluzionari. Del pari il Grande Oriente d’Italia ebbe dal 1877 la ”Propaganda Massonica”, una loggia “di élite”, sintesi di un possibile, auspicabile “partito dello Stato” in un Paese nel quale lo Stato rischiò troppe volte di ridursi a zerbino strumento dei partiti.

Così essa venne concepita da Adriano Lemmi e così venne pensata da Gamberini, Lino Salvini e da Licio Gelli, creato Maestro Venerabile della loggia Propaganda Se si legge senza preconcetti il Piano di Rinascita della P2 si deve constatare che esso mirava a consolidare la democrazia e a conciliare i cittadini.


Luca Bagatin: Quale futuro può avere, a suo giudizio, la Massoneria in Italia?

Aldo A. Mola: Per molti aspetti la vera vita della Massoneria in Italia può cominciare ora. Il nostro è un Paese di formazione recente ma ormai è abbastanza solido, Ha retto ai totalitarismi ideologici catto-comunisti e, recentemente, ai borbottii di partiti regionali che addebitano a complotti massonici internazionali la loro incapacità di proporre un discorso filosofico e civile da Terzo Millennio.

La Massoneria ha ottenuto ragione dalla Storia con il riconoscimento dell’Unità come valore da parte della Santa Sede. Perciò ora è libera da quel passato. A cospetto dell’eclissi di partiti e sindacati e mentre le istituzioni attendono interventi restaurativi urgenti, in presenza del tracollo delle Università (parlo delle Facoltà umanistiche), la Massoneria può essere laboratorio di pensiero libero. La maggiori Obbedienze dovrebbero però dare qualche segnale preliminare. Per esempio il riconoscimento della propria storia recente da parte del Grande Oriente (ma qualcuno vanta invece di aver azzerato tutti i grandi maestri da Gamberini a Salvini, da Battelli a Corona) e un incontro pubblico tra le Obbedienze.

Il peggior segnale è invece un’anacronistica adunata a Porta Pia come se a Roma vi fossero ancora Pio IX e il generale Kanzler. In questo modo ci si fa contare e si fa constatare che non si conta nulla. Ma, come dicevano i latini, ognuno è fabbro della propria sorte. Se vuol essere davvero scuola di libertà la Massoneria deve liberarsi dai fantasmi del passato, incluso quello dell’antimassonismo.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini