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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 luglio 2015

Mattarella (sedicente) massone e dintorni: come il complottismo gossipparo e la massonofobia rafforzano il Potere da sempre

Parecchi cosiddetti “organi di informazione” (leggi “organi di deformazione”), pur di vendere copie e ricercare un sensazionalismo effimero che, peraltro, avvantaggia solamente le élite al potere, tirano in ballo le solite assurdità relative ad una presunta massoneria deviata.

Lo fecero già con il falso scaldalo P2, che vide peraltro assolti tutti i componenti della Loggia Propaganda nr. 2 – per nulla deviata né segreta – da qualsiasi nefandezza ad essi attribuita (ed attribuibile, diversamente, al mondo politico ed economico, che nel frattempo è gravemente peggiorato).

Oggi lo fanno parlando di un Mattarella ospite di una sedicente loggia massonica. Ovviamente deviata. Sic !

Ora, per costituire una qualsiasi associazione, abbia essa il nome “massonica” o “bocciofila”, è sufficiente andare da un notaio e costituirla. Detto ciò, la Massoneria è un'altra cosa e, per chi avrà la pazienza di studiarne i rituali d'iniziazione, il carattere spirituale ed esoterico della medesima, avrà la possibilità di comprenderla meglio. E di comprendere che, se vuoi far carriera, faresti meglio a costituire un partito, un'azienda, una rete d'affari che gestisca “la roba” (tanto per citare Ernesto Rossi).

Taluni giornalisti in cerca di notorietà e taluni politicanti o aspiranti tali, invece, preferiscono ignorare tutto ciò e utilizzano il nome Massoneria per coprire la verità. Preferiscono non dire, ad esempio, che il problema è il sistema economico capitalistico e bancario ed il sistema politico odierno che sfrutta i cittadini ed i popoli, specie i popoli del Terzo Mondo. Un sistema che non funziona ed è dannoso, oltre che criminale.

La Massoneria, Istituzione antichissima fondata da Muratori Operativi sulla base delle conoscenze gnostiche, esoteriche e misteriosofiche dell'Antico Egitto e dell'Antica Grecia e successivamente costituita da filantropi, alchimisti e rivoluzionari sociali, diversamente, è una scuola che fornisce un rigoroso metodo di elevazione morale i cui scopi - come enunciato dal conte Alessandro di Cagliostro – sono tre: Fratellanza dell'umanità senza distinzioni; Uguaglianza fra tutti i cittadini ed i popoli; Libertà dai dogmi e da ogni tipo di catena, oppressione, sia essa morale o sociale.

Detto ciò è assai improbabile che i signori del Fondo Monetario Internazionale siano massoni e così i tanti mafiosetti di casa nostra e altrui, le tante mentalità mafiose che albergano le nostre città. Roma in primis, la quale ha dimenticato ogni ideale Risorgimentale ed alla quale andrebbe tolto il titolo di Capitale d'Italia.

Ma fa comodo a molti far credere il contrario. Fa comodo non rammentare che massoni furono non già ricchi banchieri come Mario Draghi, bensì grandi idealisti e condottieri quali George Washington, Simon Bolivar, José de San Martin, Giuseppe Gaibaldi, Ernesto Che Guevara, Juan Domingo Peron (quest'ultimo componente della Loggia Propaganda nr. 2), Salvador Allende e molti altri che, specie nel mondo latino, hanno lottato e lottano ancora per l'emancipazione dei popoli e per la loro elevazione morale, sociale e culturale.

Fa comodo, ma tali informazioni vanno diffuse con sempre maggior frequenza (anche perché spesso censurate), perché la massonofobia è una forma di discriminazione antica che, ancora una volta, serve da copertura ai troppi che siedono ai vertici del Potere. Così come ieri serviva al Trono ed all'Altare per le medesime ragioni.


Luca Bagatin



1 agosto 2014

DebDeaShakti



Una delle più suggestive foto artistiche di Debdeashakti, artista dell'eros dalle profonde conoscenze esoteriche e spirituali, nonché autrice della prefazione al mio ultimo saggio Ritratti di Donna.
Va sottolineata in particolare la scelta di apporre un cuore bianco
nel luogo più Sacro del corpo femminile.
In questo modo, peraltro, la censura internettica - dal sapore zuckerbergiano - è stata (s)fottuta con simpatia.



11 agosto 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: In-comprensioni". Flusso d'incoscienza by Baglu

Sì, una legge sull'omofobia serve, però serve anche comprensione.

Comprensione che non può arrivare dall'arida politica e nemmeno dai compassati "terapeuti".

Comprensione per un ragazzo di 14 anni che si getta dalla finestra (pensateci bene: quanti di voi farebbero un gesto del genere con lucida freddezza ?) dopo aver scritto un biglietto in cui afferma che nessuno comprende - appunto - il suo essere omosessuale e non sa come far capire questo alla sua famiglia.

E poi quegli stronzi compagni che sempre lo deridono.

A 14 anni è facile essere derisi.

Nemmeno io fui capito quando scrivevo e inviavo, un giorno sì e l'altro pure, biglietti d'amore ad una mia coetanea. Verusca si chiamava.

Ne ero cotto.

Anch'io, allora, pensai al suicidio perché era davvero deprimente essere deriso dai miei compagni ed anche da quella ragazza. E mi ricordo ancora quelle scritte sui muri e sulle sedie. Sarà che non sapevo come corteggiare, a 14 anni, una ragazza. Sarà che ero un rospo, come pensavo io allora. Sarà che davo troppo peso a compagni di classe che erano coglioni allora ed oggi lo sono ancora. Solo più grassi, ammogliati, con prole a carico e già divorziati o lì a tradire la moglie con il transessuale di turno o la prima puttana.

Oh, no, non esagero. Guardatevi attorno e troverete frotte di trenta-quarantenni (se non anche cinquantenni) a rappresentare questo cliché.

Ora ne rido e ne ho ben donde. Ora sono io quello che si diverte delle miserie altrui. Perché la fine di quei tizi, io, non l'ho fatta. Dimostro dieci anni in meno della mia età, porto ancora i capelli lunghi, tiro tardi la notte, mangio e bevo a volontà senza ingrassare, scrivo ancora e vivo di ciò che scrivo.

Che poi un briciolo di umanità l'ho sempre avuto e se mi vanto lo faccio ora, che ho tempo per farlo. Ma ne potrei raccontare di cose sulla spicciola umanità e mi fermo qui.

E, anche se sono diventato cinico e pessimista, riesco ancora commuovermi di fronte ad un ragazzo che si suicida perché ama i suoi simili. E mi incazzo di brutto perché non ho mai capito né riuscirò mai a capire perché la gran parte degli individui sia così idiota dall'interessarsi dagli affari altrui: sei un uomo e ti piace un uomo ? Ti danno addosso. Ti piace una donna, magari bellissima, e ti danno addosso perché "tanto non te la dà". Che poi, anche lì, ma quanta banalizzazione ! E non è che sei giustificato perché hai 14 anni, a parer mio. 

In Italia, almeno, si tende a giustificare tutto con l'età. E per me è una gran cazzata, perché l'età non ha alcun valore. Così come il titolo di studio.

A 14 anni, il sottoscritto, sarà perché aveva ricevuto un'educazione diversa, non era né così idiota né così coglione. Bellicoso lo ero, questo sì.

Menavo le mani. Brutto vizio, è vero, ma quando è utile è utile. Come quando feci a botte per difendere un mio compagno di classe, alle scuole elementari, accusato di essere...un "rom".

E allora, di fronte alla supidità umana, alla miseria umana, servono le leggi oppure serve il buonsenso ? E il buonsenso chi lo fornisce ?

L'educazione. Sì, ma se uno ci gode ad essere maleducato ? Oppure a dare fastidio al prossimo ?

Il Parlamento italiano, del resto, di rompiglioni, è sempre stato pieno zeppo.

Ah, ecco, nel frattempo ho anche smesso di credere alla politica. Ma non ho smesso per la stessa ragione della stragrande maggioranza dei beoti che incontrate per strada. Non ho smesso per "qualunquismo", come qualcuno direbbe, bensì per cognizione di causa.

Diciassette anni ad osservare processi politici privi di buonsenso.  Ad osservare e scriverne.

E' l'osservazione, io credo, che manchi. La capacità di entrare e vivere le situazioni. E persino le emozioni.

Per quel che mi riguarda ho provato emozioni fortissime, poi ho smesso del tutto. Ho lasciato spazio ad uno sconfinato cinismo frutto di un'attenta osservazione dell'umano agire.

Ho iniziato questo pezzo come un articolo per poi proseguire in una sorta di flusso di coscienza che l' ha reso, come articolo, impubblicabile.

Vabè, sciveremo poi d'altro.



13 agosto 2012

"L'ultima avventura di Dylan Dog": racconto horror d'annata di Luca Bagatin

Devo confessare che, girovagando per il mio blog, mi sono imbattuto in un vecchissimo racconto horror che scrissi anni fa, con protaginista Dylan Dog e, beh, mi sono commosso come non mi accadeva dall'anteguerra (chi mi conosce bene sa che ho un cuore di pietra o, comunque, poco incline a queste cose).
Dylan Dog, del resto, è uno dei miei tre alter ego (è puramente casuale il fatto che indossiamo entrambi camicie rosse e jeans blu, oltre che clarks o simili...non è casuale il mestiere di "indagatori" dell'incubo o del mistero, che ci siamo scelti entrambi).
Era il 4 luglio 2005 e mi sono anche accorto che allora sapevo scrivere "racconti come si deve".
Vabè, poche chiacchiere. Ve lo ripropongo, nudo e crudo e poi mi prendo una pausa di alcuni giorni, perché di scrivere - per un po' - non ne posso più (andrò, infatti, alla ricerca di cadaveri).

Luca Bagatin


L'ULTIMA AVVENTURA DI DYLAN DOG
di Luca Bagatin
(4 luglio 2005)




Salve ragazzi, sono Dylan.
Dylan Dog, sì, proprio lui.
Si scende, ragazzi. Siamo alla fine. Sono alla fine.
Groucho si è suicidato il mese scorso. Si è sparato un colpo di pistola alla tempia. Si è sparato con la mia pistola. Un colpo e gli sono saltate le cervella. Perché? Forse perché si era accorto che le sue barzellette non mi hanno mai fatto ridere.
Povero Groucho. L'ho ucciso io.
L'Ispettore Bloch è morto d'infarto un anno fa. Un anno prima di prendere la pensione. Non lascia né mogli né figli. Morto solo come un cane.
Solo come un cane. Come me, ora.
Stanno portando via i miei mobili. Mi stanno sfrattando dopo quasi sei mesi di arretrati con l'affitto. L'affitto. Questo sconosciuto. Questo maledetto. Questo maledetto sconosciuto.
Del resto sono sei mesi che non ho un cliente. Anche le mie donne non si fanno più vive. Del resto ho sempre vissuto in un mondo di morti.
Sono qui alla scrivania che sto scrivendo con la mia penna d'oca questi pensieri. Il galeone della Revell non l'ho più completato e adesso ecco...eccoti gettato nel cestino dei rifiuti. Vorrei ricominciare ad attaccarmi alla bottiglia, ma non ho più un soldo. "Uaaaaahaaaaag!". Il campanello. Una cliente. Un'avvenente cliente.
Una moracciona elegante e poco vestita. La mando via. Sì, la mando via.
Voglio restare solo. Solo nella mia solitudine. Solo nella mia indifferenza. Solo e solitario, ma senza fare solitari. Solo perché..."Uaaaaaaahaaag!". Il campanello. Solo il campanello.
Una bambina alla porta. Una tenera bambina di otto anni.
"Ciao, signor Dog, sono Alice". e mi porge la sua manina. Poi prosegue in un pianto nervoso: "Ho paura....ho paura..." proferisce nel suo pianto strozzato nel suo visino contratto...
Mi inginocchio e piango anch'io. Non riesco a proferir parola (ma perché almeno i bimbi non riescono ad essere felici?). Mi abbraccia. La prendo in braccio e mi prendo coraggio: "Che hai...piccola...?" e con lo sguardo scorgo l'ultima copia del "Times" sotto la porta del mio appartamento dal titolo: "MADRE E FIGLIA SQUOIATE DAL PADRE DOPO ESSERE STATE VIOLENTATE".
Rimango interdetto. Con Alice in braccio prendo il mano il giornale e soprattutto mi prendo coraggio (non leggo mai gli articoli di cronaca nera. La vita è già triste così.). "Londra. I corpi martoriati di Sara Parker e della figlioletta Alice sono stati ritrovati ieri notte nel loro appartamento di Baker Street. Le analisi della scientifica hanno stabilito che sui corpi vi sono evidenti segni di violenza sessuale. Il marito della vittima nonché padre della bimba, Jason O'Connor è stato arrestato in quanto colto dalla polizia nel mentre stava asportando gli organi vitali delle due."
Alice continua: "Ho paura...signor Dog..." (è la prima volta che non me ne fregava nulla di essere chiamato signor Dog).
D'improvviso la porta dell'appartamento semivuoto si apre. Un uomo dalla lama d'acciaio. Alice mi abbraccia più forte. Si tratta di suo padre Jason.
Lo guardo interdetto (come devo essere buffo e idiota). L'uomo dalla lama d'acciaio avanza verso di noi.
"Ho paura...ho paura..." prosegue Alice.
Lo sguardo lubrico di Jason avanza. Sì. Pare proprio che sia lo sguardo assassino del tizio ad avanzare. Prendo la mia pistola (scarica) dalla scrivania e gliela punto addosso. Lo zombie pare fregarsene e con un colpo cerca di affondare la sua lama nel mio petto e contemporaneamente di sottrarmi la bimba dalle braccia (confesso che nella frazione di un secondo ho pensato: "Uccidimi...voglio morire!"). Lo afferro per il braccio. Poi, d'improvviso il mio cuore inizia a pulsare forte...più forte...
Inizia ad uscire da esso un'abbagliante luce rossa e poi azzurra che acceca l'uomo dalla lama d'acciaio. Le lacrime dai miei occhi iniziano ad uscire copiose (i pensieri in quel momento mi risultano confusi: "speranzaDylansperanzaDylansperanzaDylan; vitavitavitavita; vitacontromortepaurapreoccupazionedepressione).
Jason emette un lamento e viene improvvisamente risucchiato dal mio cuore pulsante e palpitante di luce e....(Amore?). DISSOLVENZA IN NERO (un classico, ma sempre d'effetto). Mi ritrovo disteso. Disteso (a terra?).
Apro gli occhi e mi accorgo di essermi addormentato sul pavimento del mio appartamento che stranamente contiene tutti i mobili che mi erano stati portati via. "Capooooooo!!!! Chi dorme non pigli pesci. Se tu fossi un ortolano potrei dirti tranquillamente che: chi dorme non piglia pere". Groucho. E' tornato? E' uno zombie? E'...è proprio lui. Il Groucho di sempre. E lo abbraccio.
"Felice di rivederti, amico!"
"Capo, ti sei bevuto il cervello? Ci siamo visti dieci minuti fa e già sentivi la mia mancanza?".
Vado alla porta e scorgo l'ultima copia del "Times": NON E' SUCCESSO NIENTE, titola. E una serie interminabile di fogli bianchi. Il cuore mi si apre. E anche la porta. Alice. Accompagnata da una donna (la madre?).
"Ciao, signor Dog", mi sorride (i bambini sorridono, certo).
"Dylan, piccola".
"Questa è mia madre. E' una tua ammiratrice, ha seguito tutte le tue vicende orrorifiche..." ".....(vicende orribili penso io...) piacere" "Sono Sara. Sara Parker".
Una macchina della polizia si ferma davanti a noi. "Ehy, old boy! Sempre beato fra le donne vedo!". E' l'Ispettore Bloch. Vivo anche lui. Come non mai.
NON E' SUCCESSO NIENTE.

Vent'anni dopo. Laggiù il sole al tramonto. Laggiù il sole che nasce. Alice mi tiene per mano. L'uno di fianco all'altra. Io e lei. Lei ed io. Camminiamo verso il sole. Verso una nuova alba. Fondendoci in esso.
NON E' SUCCESSO NIENTE.
MA E' PROPRIO QUANDO NIENTE SUCCEDE CHE LE COSE ACCADONO.




12 agosto 2012

"Orrore bianco". Piccola riproposizione horror by Luca Bagatin

Agosto, moglie mia faccio l'arrosto !
Eh sì, per noi maritiperfetti (tuttattaccato) o aspiranti tali, questo slogan è d'obbligo.
Per quanto non sappiamo cucinare, ma, al massimo, aiutiamo o vorremmo aiutare nostra moglie nel lavare i piatti e/o nel rassettare l'appartamento.
Agosto, tempo d'estate e di vacanze e, come ogni anno, anche di incubi...da riproporre.
E quindi, ecco un paio di racconti horror scaturiti dalla mia penna elettronica schizoideica negli anni che furono.
Buona lettura ed arrivederci a data da destinarsi.


Luca Bagatin (nella foto con l'amico Dario Argento)


LA DONNA ALTA: racconto horror/grottesco di Luca Bagatin
(del 29 gennaio 2011)



Ero appena arrivato nell'appartamento affittatomi da una cara signora ultranovantenne, moglie di un defunto amico giornalista. Non voglio rivelare i loro nomi, in quanto non sarebbero rilevanti ai fini della storia che mi appresto a raccontare. E poi, su di loro, voglio mantenere il massimo riserbo.
La cara signora condivideva con il marito la passione per l'arte di Gustav Klimt. Arte che, da profano, mi aveva sempre un po' inquietato. Non so dire bene perché: forse perché rappresentava una magrezza ed una tristezza di fondo che mal riuscivo a sopportare.
Non ho mai sofferto di "Sindrome di Stendhal" o simili, però non posso assicurare che, quanto mi stava accadendo di fronte ad un quadro di Klimt, non fosse qualche cosa di molto simile.
Tachicardia, vertigine.......talvolta la riproduzione della "Sea Serpents" di Klimt, posta alla parete bianca del salotto dell'appartemento affittatomi, sembrava quasi prendere vita.
Mi sentivo come se lo sguardo della "Sea" mi penetrasse ed ella potesse uscire dal quadro da un momento all'altro.
Provavo freddo e vertigine e, per la prima settimana di permanenza a Roma, non riuscii a scrivere nemmeno una riga.
Dovevo presentare, entro due settimane, ben dieci recensioni ad altrettanti saggi sulla Storia della Magia, Ermete Trimegisto, Libera Muratoria, persino sull'argomento che più detestavo al mondo e che mi sembrava davvero idiota: l'Ufologia !
La ragazza magra del quadro mi stava osservando ! Ne ero ormai certo. Per quanto, essendo una persona totalmente razionale e per nulla incline al credere nè alla ciarlataneria, nè tantomeno ai cosiddetti "fenomeni occulti", la cosa mi si presentasse come del tutto improbabile se non impossibile.
Fatto sta che la sensazione che provavo era di totale inquietudine, al punto che, dopo la prima settimana, chiuso nell'appartamento con di fronte il mio computer ed un foglio di World compleramente bianco, decisi di uscire e di andarmene dalle parti di Via del Corso. Lì sapevo che vi avrei trovato una bella libreria sotterranea, la "Cicerone" o qualche cosa del genere. Mi sarei disteso un po' fra gli scaffali.
Quando tornai nel mio appartamento, alla Piramide, avvertii un inusuale profumo d'incenso.
La signora che me l'aveva affittato non poteva essere stata: era in vacanza dalla nipote, a Reggio Calabria.
Quel profumo penetrante ed inebriante riempiva tutto il salone e persino la camera da letto ed il bagno. Mi ero ripromesso di non guardare più la riproduzione di Klimt, ma lo feci comunque. Come attratto. Come incuriosito dallo sguardo di quella strana creatura femminile pallida.
Ella non c'era più !
Il quadro si presentava completamente bianco, come la parete.
Dietro le mie spalle avvertii un vento gelido e, successivamente, una particolare ed inconfondibile musica: "Le Danze Ungheresi" di Brahms.
Vomitai.
Il mio corpo fu avvinto dai brividi del terrore.
La Sea era dietro di me e mi sorrideva, pur con il suo sguardo sempre vago e triste, quasi piangente, assente ma presente al contempo. Era sospesa in aria e le sue estremità, bianchissime, erano indefinite e vaghe. Era nuda, ma il suo corpo non presentava rotondità femminili. Era, come dire, "spigolosa". Con un seno appena abbozzato, bianco latte, dai capezzoli rossissimi.
"Sono la Donna Alta", proferì lei con una voce cantilenante e in falsetto.
Trasalii.
Rise a squarciagola e, più la risata aumentava, più questa mi penetrava i timpani ed il cervello.
La Sea-Donna Alta, si librò in volo e iniziò a volteggiare per il salone. Continuando a ridere.
"Le Danze Ungheresi" di Brahms aumentarono d'intensità. Credetti di impazzire.
"Abito questa casa da oltre cent'anni......mi hanno uccisa qui.......qui c'era una casa....quella della mia famiglia......poi vennero loro......AHHHHHHHHHHHHHHHH".
Le sue urla squarciarono la stanza. Le pareti scomparvero. Tutto era bianco e luminoso.
Solo musica.
Quando mi ridestai, se così si può dire, mi ritrovai nel mio laboratorio di Chicago, davanti al mio computer, intento a scrivere la storia che vi ho testè raccontato.
Non so se ciò che mi è accaduto sia mai realmente accaduto.
Infondo io non sono un giornalista, non sono un recensore. Faccio il pasticcere, così come mio padre prima di me e suo padre prima di lui.
Ora scusatemi ma.......devo andare ad infornare i biscotti. Mi chiedo solo se le ossa della povera ragazza - alta, dalle ossa molto lunghe e particolarmente resistenti al mio mortaio, appassionata d'arte come poche - triturate ed aggiunte alle uova, alla farina ed al cioccolato, possano donare ad essi un tocco di succulenza in più.



"Nel buio della (mia) mente" racconto horror by Luca Bagatin
(del 23 ottobre 2010)



Era bassa, molto bassa, vecchia, con un naso sporporzionato rispetto al suo viso. Il mento sporgente, gli occhi chiari rabbiosi, i capelli crespi e grigi.
La incontravo ogni notte nei miei sogni: la Strega dal Manto Rosso.
Non so perché si chiamasse così, in quanto nei miei sogni appariva sempre vestita di nero e bianco. Metà del suo abito era nero e l'altra metà bianco.
M fissava sempre, ogni volta che ci trovavamo sull'atrio della sua casa: un'antica villa in disuso. O apparentemente in disuso.
Sapevo che il suo nome era "la Strega dal Manto Rosso". Lo percepivo dentro la mia mente, anche se lei non proferiva mai parola.
Si limitava a fissarmi e a ghignare. Cercavo di sostenere il suo sguardo, ma ogni volta non vi riuscivo: mi osservava in un misto di odio e terrore.
Allora avevo solo sei anni ed ero soggetto a violente crisi epilettiche che mi facevano spesso perdere conoscenza durante il giorno.
Crescendo, l'isolamento al quale ero costretto dai medici a causa della mia malattia, mi risultò sempre più insopportabile.
Fu allora che i miei incubi si popolarono di una nuova "creatura": la Donna Alta.
Era spaventosa nei suoi quasi tre metri di altezza e nella sua magrezza spettrale che mi permetteva di vederle le ossa, le costole, un seno appena abbozzato e cadente, con due capezzoli avvizziti e bianchissimi.
I lunghi capelli biondi e grigi, gli occhi impercettibili e trasparenti.
Cantava una dolcissima melodia. Ne avevo paura.
Una notte la Donna Alta e la Strega dal Manto Rosso mi apparvero, nel medesimo sogno.
Volevano strangolarmi.
Solo allora mi accorsi di possedere dei poteri psichici che mi permettevano, durante il sogno, di tenerle lontane, riuscendo a scaraventarle contro invisibili pareti nere. O quantomeno così apparivano al mio occhio.
Mi svegliai in preda al panico e dalla mia bocca uscirono copiosi fiotti di sangue che sporcarono il cuscino e le bianche lenzuola del mio letto.
Non riuscivo a proferire parola. I miei muscoli erano paralizzati.
La Strega dal Manto Rosso era lì con me: era mia madre.
Mi guardava dall'alto.
Lì, accanto a lei, la Donna Alta: era mio padre.
Abbozzarono un sorriso.
Poi scoppiarono a piangere: il mio letto si era trasformato nella mia tomba, con tanto di lapide.
La vista mi si annebbiò.
Dissolvenza in nero.
Nero.
Scrivo dal buio, con il solo ausilio della mia mente.
Pur consapevole che non c'è nessuno che mi possa sentire.




9 agosto 2012

Otto anni di blog.

  • Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva ogni volta che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande
  • (Jack Kerouac)
  • Non ti preoccupare della morte, quando ci arrivi, perché non lascia impronte (Jack Kerouac)



Quando mi feci crescere la barba e scelsi di usare occhiali dalla montatura ben visibile, mi dissero che così rischiavo di creare una sorta di barriera fra me e gli altri.
Alzai le spalle e me ne fregai altamente.
Barba e baffi me li disegnavo sin da bambino, con penne e matite e, quanto agli occhiali, non metterei le lenti a conttatto nemmeno se mi offrissero un milione di dollari in contanti (odio i corpi estranei).
Quando mi feci crescere la barba era il 2004 o forse prima. Barba e occhiali, nel corso degli anni, sono diventati due segni distintivi per me irrinunciabili. Ed anche il portare sempre con me una borsa a tracolla zeppa di libri, riviste, appunti, profilattici, sigarette, a volte anche una macchina fotografica che mi ha regalato una donna speciale.
Nel 2004 nacque questo blog, alla fine di uno dei tanti, troppi, periodi difficili della mia vita.
Era il 9 agosto ed avevo voglia di un luogo in cui raccogliere le mie esperienze, i miei racconti, le mie poesie.
Avevo venticinque anni ed avevo passato i miei anni precedenti dividendomi fra attività politica, prima in gruppi di estrema sinistra e poi libertari e liberali. Avevo letto tutto Marx a quindici anni, preferendo ad ogni modo, Engels. Poi ero passato a Tocqueville, Adam Smith, ma soprattutto Giuseppe Mazzini e non dimenticandomi delle lezioni di Ernesto Rossi e Filippo Turati (e nessuno mi chieda, per favore, con faccia ebete, "chi cazzo sono ?").
Fra i miei venti e venticinque anni avevo letto tutti gli autori della Beat Generation e praticato diverse discipline orientali: buddhismo (essendo certo che l'unico autentico buddhismo, se proprio ne esiste uno, è quello Zen); induismo, frequentando Hare Krishna, commentando la Bhagavad Gita (rimanendo letteralmente innamorato della figura di Krishna che sì, cazzo, è Dio, ma anche noi lo siamo proprio perché lo è lui, che è blu come la nostra anima); frequentando teosofi e devoti di Sai Baba.
Ho studiato un po' di Freud. Ma soprattutto Jung.
Ero animato unicamente da un'ancestrale spirito di ricerca e non certo perché qualcuno me lo aveva inculcato nel cervello o perché mi avesse spinto la mia famiglia, visto che non ho mai avuto una famiglia, nel senso più tradizionale del termine (e questo fu un bene).
A venticinque anni avevo deciso di mettere su pixel queste mie esperienze, per mezzo di racconti, barzellette, koan zen e altro. Alla fine www.lucabagatin.ilcannocchiale.it è diventato molto di più e molto altro.
Su questo foglio elettronico pixellizzato (io che di tecnologia non ci ho mai capito nulla e che mi innervosisco perché non so inviare sms con telefonini di nuova generazione che, per fortuna, non ho mai acquistato...ma mi viene l'ansia se penso che ne sarò, presto o tardi, costretto), messomi di buzzo buono ad imparare i rudimenti dei blog e dei siti web (fra le altre cose ero anche reduce da un corso di realizzazione di siti web finalizzati al marketing), ecco che ho dato vita a questo piccolo luogo.
Che oggi è visitato da 300 persone e passa al giorno e sul quale sono accadute le cose fondamentali della mia vita.
Qui mi sono innamorato, per la prima volta. Qui ho conosciuto amici fraterni, che hanno collaborato con me (o dato suggerimenti che si sono rivelati utili) a progetti culturali importanti: Bazar, Peter Boom, Nathan Gelb, Andrea G. Pinketts, per citarne alcuni.
Qui ho dato vita a storie nelle quali i miei alter ego quotidiani hanno preso vita: Dylan Dog, Frencesco Dellamorte, Michele Apicella. Racchiusi in Baglu: eroe/antieroe alla ricerca di una libertà che non trova in questa vita e che si illude di trovarla nell'altra, dalla quale, peraltro, proviene.
Qui ho scritto un sacco di articoli, che mi hanno aperto la strada alle prime collaborazioni professionali. Ho scritto sempre senza peli sulla lingua, attirandomi anche le critiche e le diffamazioni di qualche stronzo malcagato (che per sua fortuna non mi ha conosciuto personalmente, con tutta la mia impazienza e rabbia in corpo, tale da poter stendere un elefante furioso). Ma, si sa, la cacca rimane per terra. E non è il caso di schiacciarla.
Qui ho combattuto le mie battaglie contro i fighettini (specie "de sinistra", senza che sapessero che cazzo volesse dire) ed i figli di papà; contro la pubblicità e le mode, ovvero la corruzione della mente. L'ho fatto qui ed ho potuto farlo perché non ho mai avuto nulla da perdere, né nulla da guadagnare.
E non si può abbattere chi non ha mai avuto paura di morire. Perché ha compreso il sottile filo che lega la vita alla morte.
Dovrei parlare della crisi economica, forse. No, non mi va di parlare di crisi, proprio io che sono in crisi da vent'anni buoni. Alla ricerca di un significato da dare al Tutto (per fondersi e confondermi in esso ? No, per me è una cazzata !).
Bando ai discorsi seri e veniamo alla facezie.
Facciamo un bilancio di quest'anno bloggifero e scritturifero: nuove collaborazioni interessanti a riviste e realtà editoriali prestigiose quali "Officinae" e "Palazzo Vitelleschi", organi della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (e tutto il mio ringraziamento va al Gran Maestro Luigi Pruneti, anche per avere avuto il coraggio di linkare questo blog sul suo sito web ;-)); "Le Città", nuovo e ottimo freepress romano diretto da Daniele Priori; "Lamescolanza", il sito di Cesare Lanza, che è diventato un amico e che ha dato vita ad un progetto per il ritorno al merito.
Fra le altre cose devo ringraziare Aldro Gritti, giovane sacerdote e ricercatore, che mi ha dato la possibilità - in esclusiva e solo per questo blog - di intervistarlo a proposito delle sue ricerche relative al Manoscritto Voynich.
Questo piccolo luogo, se lo vorrete, continuerà ad esistere. Continuerà ad offrire punti di vista non scontati, a volte difficili da sostenere, ma profondamente autentici.
Continuerà a promuovere idee, laboratori, talenti. Progetti, pur in questa crisi che è prima di tutto crisi di valori, di identità e di affetti.
Chi scrive lo sa bene.
Ed ora le promesse per il nuovo anno: una nuova intervista al prof. Aldo A. Mola; una all'attrice Lavinia Guglielman ed un'altra all'attrice Ilaria Drago. Nuove avventure di Baglu; nuovi aforismi di Paolo Bianchi; nuove battaglie politico/culturali per i diritti individuali e le libertà economiche, contro la partitocrazia e lo Stato criminale.
In pieno stile beatnik.



31 luglio 2012

L'orrore di Amityville: verità o finzione ?


A sinistra la casa di Ocean Avenue 112; a destra i coniugi Kathleen e George Lutz

Non sappiamo quanto di vero ci sia nelle vicenda che coinvolse i coniugi Lutz, vissuti, a cavallo delle feste natalizie fra il 1975 ed il 1976 a Long Island, nella cittadina di Amityville, per ventotto giorni nella casa che avevano acquistato, sita al 112 di Ocean Avenue.
Non sappiamo se, effettivamente, la loro casa fosse stregata o se si sia trattato delle più grande trovata pubblicitaria della fine degli anni '70, al fine di far vendere ben dieci milioni di copie al libro-documento dello scrittore statunitense Jay Anson, "Orrore ad Amityville".
Libro pubblicato nel 1977 e che, appunto, racconta, in forma romanzata, l'orrore vissuto da George e Kathy Lutz e dai loro figli Chris, Missy e Denny.
La casa che abitarono in quei ventotto giorni, infatti, fu in precedenza abitata da Ronald De Feo e dalla sua famiglia che fu da lui sterminata, a sengue freddo, con un fucile da caccia: genitori, due fratelle e due sorelle, tutti uccisi per "ordine", a suo dire, di una "voce che gli diceva di farlo".
Quella "voce" esisteva davvero ? E, se sì, a chi apparteneva quella "voce" ?
I Lutz, acquistata la casa di Amityville per una cifra più che ragionevole, piomberanno ben presto nell'incubo, avvertendo arcane presenze; frastuoni improvvisi nel cuore della notte; odori nauseabondi provenienti da uno stanzino segreto dalle pareti dipinte con il sangue; un crocifisso trovato al rovescio; presenza di numerose mosche in pieno inverno; presenza di maiali parlanti ed oggetti animati; oltre che, si troveranno spesso a fluttuare nel vuoto, sopra al loro letto e, durante il giorno, avranno spesso improvvisi cambi di umore.
Padre Mancuso, loro parroco, pur tentando di occuparsi delle vicenda, non riuscirà totalmente nel suo intento in quanto sarà perseguitato dalle "arcane presenze" sin dentro alla sua parrocchia e nella sua casa, con febbri improvvise ed inspiegabili piaghe alle mani.
Come nelle migliori e più classiche storie dell'orrore, solo l'abbandono delle casa darà sollievo alla famiglia Lutz, che smetterà di essere perseguitata, peraltro, solamente quando i suoi componenti si trasferiranno definitivamente in California.
Purtuttavia l'enigma rimane: fantasia o realtà ? Presenze demoniache hanno davvero abitato una casa ad Amityville, nello Stato di New York ? Quante case effettivamente stregate ci sono, ancora oggi, nel mondo ?
Relativamente alla casa dei Lutz, nemmeno il Psychical Research Institute di Durham ed i medium che saranno ingaggiati per indagare sul caso riusicranno a darsi una spiegazione definitiva. Alcuni dei fenomeni che i Lutz riscontrarono, come ad esempio il freddo glaciale, potrebbero essere spiegati come la presenza di "entità disincarnate", ovvero di spettri, i quali, secondo gli esperti di occultismo, sono in grado di assorbire il calore. 
Altri fenomeni possono rientrare nella categoria della cosiddetta "retrocognizione", ovvero la trasformazione delle energie e delle emozioni di coloro i quali abitarono precedentemente la casa, in immagini che si manifestarono ad i nuovi inquilini.
La presenza di odori nauseabondi, di mosche e del crocifisso rovesciato, potrebbero ad ogni modo far pensare ad un fenomeno di "infestazione demoniaca".
I medium che condussero l'analisi riscontrarono la presenza di almeno tre entità distinte, due di queste appartenenti a spiriti di esseri umani ancora legati all'abitazione di Ocean Avenue, che, probabilmente, non erano nemmeno consci di essere trapassati.
Il "maiale parlante" di nome Jodie, visto dalla bambina Missy Lutz, potrebbe essere, come ella stessa andava dicendo, un "angelo" il quale aveva assunto quella particolare forma per entrare in contatto con la piccola.
I cambi di umore ed il fluttuare nell'aria potrebbero essere ricondotti ad un fenomeno di "possessione", ove le entità disincarnate prendevano letteralmente "possesso" dei corpi dei Lutz. In tale modo, evitando di "reincarnarsi", questi corpi avrebbero potuto sperimentare ogni azione - anche la più malvagia e lussuriosa - senza così dover essere soggetti alla cosiddetta "legge del karma", ovvero, per i teosofi, gli indù, i buddhisti e tutti coloro i quali credono nella "reincarnazione", la legge di "causa-effetto", ove ogni azione corrisponde ad una reazione eguale e contraria da "scontare o ricevere" in questa o nella prossima vita terrena.
Ad ogni modo, non sappiamo né credo sapremo mai la verità sui fatti accaduti ad Amityville alla fine degli anni '70 e da allora mai più verificatisi, a quanto pare.
Ciò che sappiamo e che possiamo dire è che vi è molto di più nascosto fra le pieghe dell'invisibile di quanto l'occhio umano non riesca a percepire.
Infondo è la stessa vita umana ad essere il primo dei più inesplicabili ed insondabili misteri.

Luca Bagatin



27 luglio 2012

Massoneria, camici bianchi e deformazioni giornalistiche



Forse sarà colpa del caldo, forse di una distrazione di mezza estate, non sappiamo. Non sappiamo davvero come un direttore serio di un giornale come "Il Tempo" di Roma, ovvero Mario Sechi, abbia potuto pubblicare una notizia tendenziosa e priva di ogni fondamento.
A firma Daniele Di Mario è apparso, il 26 luglio scorso, un articolo reperibile anche sul web, dal titolo inquietante: "Latte in vena al neonato. Massoneria in corsia".
Ora, già di per sé la notizia è tragica, ovvero la morte di un neonato all'ospedale San Giovanni di Roma il 29 giugno scorso per la somministrazione di latte per endovena. Come l'estensore dell'articolo abbia collegato la Massoneria a questo fattaccio, proprio non sappiamo e la cosa ci lascia sgomenti.
Leggendo l'articolo di Daniele Di Mario, infatti, leggiamo solamente che "il potere della massoneria nella sanità è noto. Come lo è, del resto, in altri ambienti: finanza, politica, magistratura, giornalismo".
Ah sì ? Non lo sapevamo davvero. Può, peraltro e per cortesia, l'estensore dell'articolo dimostrare codeste affermazioni ?
No, perché ci appaiono solo delle parole riecheggianti quel "complotto demo-pluto-giudaico-massonico" di fascista memoria.
E, si sa, durante il regime nazifascista, ma anche quello comunista nei Paesi dell'Est, i "potenti" massoni, assieme ai "ricchi" ebrei, erano perseguitati, finivano al confino o, peggio, nei lager e nei gulag.
Ciò andrebbe ricordato e scritto. A presente e futura memoria.
Il Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM Luigi Pruneti, interviene nella questione con fermezza, dichiarando:
"Insomma, ci risiamo. Anche dietro la tragica morte di un neonato avvenuta nell’ospedale San Giovanni di Roma si staglia, come sempre, la massoneria. E io che come Gran Maestro pensavo che le frizioni nelle corsie fossero dovute alla lottizzazione politica dei primariati, illuso e ingenuo nel pensare che i tanti disservizi e i casi di malasanità fossero frutto dei tagli pesantissimi al settore, colpa della macelleria sociale con la quale si spera di arginare lo spread e la crisi finanziaria. E invece nulla di tutto questo. Niente carenza di personale, niente ritmi massacranti, nessuna scarsità di materiale sanitario o sostituzione di quello obsoleto con attrezzature a norma, nessun errore umano né incuria, niente ! Dietro a un fatto così drammatico c’è la massoneria e solo la massoneria. E a scoprirlo è un cronista, un giornalista de Il Tempo che sulla base di un si dice, su dati numerici (sbagliati) dei massoni in Italia e un pizzico di P2, che ci sta sempre bene (come il pepe sulla carbonara) costruisce un articolo che se il fatto – la morte di un bambino – non fosse così drammatico, farebbe solo sorridere. Ora aspetto solamente che lo stesso tipo di informazione scriva qualcosa sulla crisi economica, chissà, forse riuscirà finalmente ad illuminarmi asserendo che la crisi dell’euro è pilotata dagli U.F.O. di Alfa Centauri".
Luigi Pruneti ha ragione da vendere e, una volta di più, non comprendiamo lo spirito e l'intento del cronista de "Il Tempo" che, essendo giornalista, potreva e potrebbe documentarsi meglio visto che le sedi delle Obbedienze massoniche italiane sono in pieno centro di Roma ed aperte a chiunque e lo sono da oltre un secolo (salvo durante il fascismo che, appunto, le fece chiudere...come forse qualcuno desidererebbe anche oggi).
La Massoneria sicuramente non uccide nessuno. Affermarlo, se non fosse ridicolo, sarebbe aberrante.
All'origine dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) c'è lo spirito massonico di umanità e fratellanza fra i popoli. All'origine di organizzazioni umanitarie quali l'Unicef, la Fao, l'Unesco, la stessa Croce Rossa Internazionale - fondata dal massone Henry Dunant - c'è lo spirito massonico.
Tutto ciò, il giornalista de "Il Tempo", forse, nemmeno lo sa e la cosa è molto, molto grave per chi fa un mestiere legato all'informazione.
Purtroppo in Italia siamo abituati, più che all'informazione, alla deformazione. La deformazione fa vendere copie di giornali, anche in tempo di crisi, si dice.
E' purtuttavia la formazione (quella formazione che insegnano da secoli anche nelle Logge massoniche, attraverso un percorso di elevazione morale e spirituale), la chiave per far evolvere, nel lungo periodo, il pensiero umano e far crescere le nuove generazioni in un progetto di condivisione e di costruzione di un presente e di un futuro possibili/sostenibili.
Se gli operatori dell'informazione di oggi lavorassero di più sulla formazione, a partire dalla loro stessa formazione, forse, le deformazioni sarebbero evitate.
Confidiamo ad ogni modo che, l'articolo dell'altro giorno apparso su "Il Tempo", sia semplicemente il frutto di una distrazione estiva del Direttore responsabile.

Luca Bagatin



24 agosto 2011

"La mia vita è un caos calmo: Elenco delle cose di Lei di cui ho nostalgia" by Baglu



la sua maglietta con il rebus "Amore a prima vista"

la sua battuta, prima di salutarci alla stazione, quando piangevo a dirotto, per farmi sorridere: "Due cassaforti si incontrano, una dice all'altra: che combinazione !"

mangiare assieme a Lei una fetta di cheesecake in quell'autogrill

fare l'amore con, come sottofondo, le canzoni di Renato Zero e Gianna Nannini

sognare di sposarci su una spiaggia

cantare assieme a Lei al karaoke le canzoni di Mina e Celentano, con lei che imita Mina

cantare assieme a Lei: come può uno scoglio arginare il mare anche se non voglio torno già a volare le distese azzurre e le verdi terre LE DISCESE ARDITEEE E LE RISALITEEE SU NEL CIELO APERTOOOO E POI GIU' IL DESERTOOOOO......

andare al mare, con Lei, a Torvaianica

fumare sigarette alla menta, guardando la luna

la sua ritrosia e pudore quando la spogliavo e le toglievo i pantaloni

il dormire con Lei, quando, nel dormiveglia, la abbracciavo e lei mi respingeva perché diceva che aveva troppo caldo perché quella sera aveva la febbre a quaranta ed era veramente molto accaldata. Però la mattina mi diceva che le avevano fatto piacere quei miei abbracci quasi inconsci.

altre cose


Avrei dovuto non darLe sicurezza, tranquillità e "utilità" emotiva (che poi sarebbe stabilità emotiva).
Lei sarebbe rimasta.
Infondo io alle storie lunghe e serie, alla sicurezza, alla stabilità dei rapporti non ho mai creduto.
Magari sono uno che dà l'impressione di crederci, ma in realtà, chi mi conosce bene (e sono in pochissimi, forse in due o tre, anche perché la maggior parte della razza umana non ha mai voluto veramente conoscermi), sa che non è così.
Per cui, nostalgie a parte - che sono comunque utili a mantenersi desti - penso che sia andata meglio così.
Meno rotture di palle.




17 agosto 2011

ANNEXIA: racconto by Luca Bagatin e Lucia "Rehab" Conti

Il racconto horrorifico/fantascientifico che segue lo scrissi il 28 ottobre 2006, a quattro mani, assieme alla cantante Lucia "Rehab" Conti ed è tratto da un mio soggetto.
Il titolo con il quale lo editammo allora era "Niente è mai come sembra". Oggi ho deciso di ribattezzarlo.

L.B. (nella foto con D.A.)



ANNEXIA
di Luca Bagatin e Lucia "Rehab" Conti




Una scritta luminosa appare alla nostra vista ad indicare il nome della città. Un altoparlante dal quale proviene una leziosa voce femminile ci annuncia: "Benvenuti ad Annexia signore e signori. Anche quest'oggi una nuova giornata si apre per voi nella metropoli urbana che tutto il Pianta c'invidia..." Una ragazza a piedi nudi percorre il pulitissimo ed ordinato viale principale. Si gira verso l'altoparlante: "Ha proprio rotto questa STRONZA !". Si toglie dalla bocca il cewingum che sta masticando e lo appiccica energicamente all'apparecchio che prosegue comunque la sua litania. "Cazzate !" Ci volta le spalle e se ne va verso il Grande Edificio: l'Università.
Ligeya è una fuoricorso senza troppa voglia di emergere dalla massa né di studiare. E' una tipa di poche parole che cerca di farsi gli affaracci suoi quando non le rompono gli zebbedei. Cosa che purtroppo le capita abbastanza spesso: lei è "diversa" e sempre più spesso oggetto di derisione ed antipatia da parte delle sue compagne di corso (l'Università è unicamente femminile). Ligeya veste sempre di nero che ad Annexia è considerato il colore della sporcizia. Ciò, unito alla sua abitudine di andarsene in giro a piedi scalzi, scandalizza profondamente talune sue compagne abituate a vestire Prada o Yves Saint Laurent. Ligeya sorride e lancia loro sguardi fra il malizioso ed il maligno forse più espliciti delle parole: "Siete delle sgualdrinelle. Vi sgozzerei una ad una se ne avessi voglia. Non prima però di avervi stuprate con il collo di una bottiglia ! Ahahahahahah...". Questo il suo pensiero post adolescenziale ogni volta che le vede sghignazzare alle sue spalle o mentre parlano del belloccio di turno che si è fatto Litz o Betty.
Linda Blow è l'insegnante di lettere più temuta e rispettata del Grande Edificio. Una cinquantenne tirata come un sacchetto sottovuoto. Bocca a culo di gallina e trucco pesante. Corporatura asciutta ma imponente. Sul suo conto giravano le storielle più bizzarre, anche se l'unica accertata è quella che il marito si è suicidato con un colpo di pistola diretta al cuore dopo aver scoperto i ripetuti tradimenti di lei con il suo miglior amico.
Ligeya non ama lo studio, dicevamo, (ad Annexia la frequenza ai corsi universitari è considerata un “BENEFICIO OBBLIGATORIO”) né perché abbia scelto psicometria dei ratti di fogna. Forse per prendere le misure del suo stesso cervello (quei simpatici roditori torvi e asociali in fondo le somigliano…) e sentirsi un po' più "normale" dopo il periodo dell'ospedale psichiatrico in cui fu ricoverata a seguito di un coktail di Xanax alla banana e Southern Comfort  che la sparò direttamente in uno stato onirico tra il catatonico ed il comatoso (aveva scelto il Southern Comfort perché dei suoi vecchi amici, recentemente giustiziati in base alla legge sull’eliminazione fisica dei borderlines irrecuperabili, avevano avuto un tempo una band clandestina di “kick-rock” e il loro pezzo
di punta si chiamava proprio “Il conforto del sud”…).
Ligeya in ogni caso ha un'idiosincrasia per Linda Blow e la cosa appare reciproca. Due opposti che non si incontreranno mai.
Baglu è l'inserviente/magazziniere del Grande Edificio. Un uomo taciturno e dedito al suo lavoro il cui unico vizio è quello del fumo. Purtuttavia è costretto dalla legge a nasconderlo

Ah...non vi avevamo detto che la Legge di Annexia prevede sanzioni sino all'ergastolo per i trasgressori della Legge sulle Droghe. Sono considerata Droghe tutte le sostanze considerate pericolosissime  per la salute ovvero tabacco, alcool, allucinogeni, benzadrina, bibite gasate analcoliche, cibi con un elevato contenuto calorico nonché tutti i cibi transgenici. Il livello di salutismo di Annexia è massimo. Ed il Governo Democratico-Cristiano-Conservatore-Islamico ha stabilito che "il salutismo è la religione del nostro Stato indipendente". Baglu è un ex galeotto a suo tempo internato per tentato omicidio. Accusa infondata ma....la Legge è per tutti la stessa ad Annexia e la Cultura del Sospetto è materia di studio nelle scuole medie inferiori e superiori dello Stato.
Baglu simpatizza subito con Ligeya con per la quale prova una certa comprensione. Potrebbe esserle padre, purtuttavia Baglu ad Annexia non potrà mai diventarlo in quanto sono inibiti i rapporti sessuali con l'altro sesso agli ex galeotti. Pena il taglio netto dei genitali. "Una società evoluta non può permettersi di..." recita la vocina femminile leziosa dell'altoparlante che ha aperto la nostra storia.
Linda Blow non è il tipo che fa sconti a nessuno. E' un'insegnante tutta d'un pezzo ("pezzo di merda" sostiene Ligeya) che dimostra di credere fermamente nella Civilità di Annexia (ella fra l'altro è stata collaboratrice della Presidenza dello Stato in qualità di Responsabile della Comunicazione). La Civiltà di Annexia si fonda principalmente sulla superiorità delle convenzioni piuttosto che su quella delle convinzioni. "Essere educati e sorridenti con tutti nonché perseguire un ritmo di vita sano ed equilibrato, sono le regole auree..." ci ricorda la stronza dell'altoparlante di cui sopra.
Un giorno di un mese non meglio precisato Linda Blow chiama Ligeya nel suo ufficio. "Signorina Meringa, mi pare che il suo comportamento nei confronti dello studio e delle altre compagne di scuole sia deprecabile. Come assolutamente deprecabile è il suo abbigliamento vergognosamente oltraggioso nei confronti di questa Istituzione. Devo pertanto annunciarle un periodo di sospensione dalle lezioni da trascorrere presso l'Ospedale Riabilitativo della Città."

Ligeya fa un palloncino con la gomma da masticare il cui schiocco risuona nella stanza. Guarda l'insegnante tenendola in pugno con lo sguardo: l'una di fronte all'altra. A bruciapelo le sferra, con la pianta del piede scalzo, un calcio in piena faccia con una mossa da simil- judoka professionista rompendole il setto nasale. Il sangue dal naso della Blow esce copioso. La prof. preme un pulsante rosso e compaiono in pochi istanti dei ragazzini con le pupille dilatate che fanno rabbrividire Ligeya.
Linda Blow le prende i polsi e li stringe forte: "Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...." le dice con voce nasale e gutturale dilatando anch'essa le pupille. I ragazzini ripetono a loro volta in una litania continua: Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...".
Sulla porta compare Baglu, armato della sua fedele ramazza. Si infila una mano in tasca ed in un nanosecondo spara un colpo con una Bodeo anni '60 colpendo il cranio di uno dei ragazzini. "Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto...Che cosa hai fatto....che cosa hai fatto..." prosegue la nenia in un crescendo fobico ossessivo. (Le armi sono vietate ad Annexia).

Dissolvenza.....

Baglu e Ligeya corrono lungo i viali della città inseguiti da Linda Blow (che nel frattempo si è trasformata in un mutante della specie dei Rettiliani) alla testa dei ragazzini (nel frattempo trasformatisi in esserini grigi detti appunto, i Grigi).
“Come va?” chiede Baglu
“Incazzata!” soffia Ligeya
“Incazzata?”
“Sì incazzata, odio tutto questo e odio l’urinoterapia, i massaggi drenanti e le unghie quadrate cazzo!!! E quei Grigi rompicoglioni. E la stronza che li guida, ovvio. Avrei dovuto mirare a quella bella testa di biscia…”

Voce fuoricampo: "Perché...no..."

Entrano nel primo edificio che si presenta loro aperto. Si tratta di un modernissimo palazzone bianco la cui hall è completamente spoglia e vuota. Si presenta loro davanti un nanetto deforme e ballerino vestito di rosso.

"itunevneB...etinev noc em". Lo seguono passando attraverso delle ampie tende rosse poste alla fine dell'atrio.

Dissolvenza.

Voce fuoricampo: "oN !"

Nero. Rosso.

Voce di Baglu: "Annexia era una terra felice....ecilef ! enoizazzinoloC.... Colonizzazione...."
Ligeya: "ALIENI !"
Attorno a loro file interminabili di bianchi letti d'ospedale. Corpi inanimati. Donne e bambini urlanti vestiti di nero a piedi nudi. Uomini deformi. Sono entrati in un manicomio.

Il manicomio di Annexia si chiama in realtà "Ospedale Riabilitativo della Città" (O.R.C.). In esso sono internati tutti gli esseri umani che un tempo abitavano la città ora colonizzata da mutanti e demoni d'ogni specie. Non si sa esattamente in che modo sia avvenuta tale colonizzazione. Probabilmente in modo pacifico. Il danaro fine a sé stesso, la pubblicità ossessiva e massificante, la perdita di creatività da parte degli individui, la mancanza di sicurezze interiori, potrebbero essere alcune possibili cause della sconfitta dell'umanità di fronte alla nuova Civlità Mutante di Annexia.

Voce fuoricampo: "Sono le vicissitudini della vita..."


Baglu e Ligeya entrano indisturbati nel Palazzo del Governo.

Voce fuoricampo: "Perche no ?"

I due cominciano a sparare all'impazzata contro i mutanti ed i demoni che li hanno nel frattempo circondati all'interno dell'edificio (dove avranno trovato le armi ad Annexia vietate ?). Incredibilmente riescono ad abbatterli. Ligeya con la solita mossa della judoka abbatte una solida porta in ferro con su scritto: "Ufficio del Grande Vecchio". "Benvenuti ad Annexia signore e signori. Anche quest'oggi una nuova giornata si apre per voi nella metropoli urbana che tutto il Pianta c'invidia...". Trovano una giovane e minuta donnina seduta ad un tavolo con un microfono "on air". Si avvicina loro il nanetto di cui sopra: "etneiN è iam emoc arbmes". Ligeya: ".....la stronza dell'altoparlante !" La donnina sorride loro e si schermisce: "Mi dispiace....questo è il prezzo da pagare per avere una Civiltà evoluta. Eliminare la curiosità e la creatività. Garantire la sopravvivenza del Popolo. Assecondare gli istinti del Popolo evitando che esso possa trasgredire regole prestabilite. La Colonizzazione......l'hanno voluta gli umani." BANG !


Dissolvenza.          

BI-BI-BI-BIP...BI-BI-BI-BIP..BI-BI-BI-BIP.. !!!!!!!
Miss Meringa si sveglia di soprassalto. Yvonne detesta le sveglie e lo svegliarsi presto la mattina.
"Edgar sarà già al lavoro...ahhhhunnnn...che sonno !".
Edgar è suo marito. "Che cazzo di sogno ho fatto ! La Colonizzazione....io che mi chiamavo come quella tipa di quel racconto di Poe....Quel Baglu poi...che nome buffo ! Ed il nanetto...brr...che impressione ! E il cronicaio...e quella troietta dalla voce metallica...."
DRIIIIIINNNN !!!! DRIIIIIINNNN !!!! DRIIIIIINNNN !!!! Suonano alla porta.
Yvonne va ad aprire. Una dottoressa in camice bianco le afferra i polsi ed un energumeno vestito da infermiere le tappa la bocca con un panno al cloroformio. "Sono Linda Blow, signorina Meringa, la dottoressa che la ha in cura....ricorda ? Ci spiace l'intrusione in casa sua, ma....lei non può fuggire dall'ospedale così, senza avvertire. Si calmi. La sua sindrome borderline merita di essere curata. Siamo qui per curarla".

Yvonne cade fra le braccia dell'energumento, priva di coscienza. La Dott.ssa Blow le pratica un'iniezione. Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.Siamo qui per curarla.
Primissimo piano sull'ago della siringa.


Dissolvenza.

Il nanetto danzante vestito di rosso ci viene incontro e con voce gioviale ci informa:  "Niente è mai come sembra".


Luca Bagatin & Lucia "Rehab" Conti


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini