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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 giugno 2015

El presidente de la paz: Hugo Chavez


Marinella Correggia e il suo saggio "El presidente de la paz" (Sankara Edizioni)

Hugo Chavez Frias, il Presidente che viene dalla periferia, nato a Sabaneta, piccola cittadina dello Stato venezuelano di Barinas.

E proprio nella periferia di Roma, ironia della sorte, è stato presentato un bellissimo saggio a lui dedicato, scritto dalla giornalista Marinella Correggia che il 25 giugno scorso, presso la Biblioteca Vaccheria Nardi di Via Grotta di Gregna, ha infatti intrattenuto appassionati e lettori con il suo “El presidente de la paz” (Sankara Edizioni).

El presidente de la paz è lui, Hugo Chavez, purtroppo scomparso nel 2013 per un tumore, e che ha guidato il Venezuela dal 1999 sino alla sua morte.

A Chavez ho dedicato numerosi articoli, alcuni dei quali saranno anche presenti nel mio prossimo saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore” e per me è il Giuseppe Garibaldi del XXIesimo secolo.

La particolarità del saggio di Marinella Correggia è che si vanno a toccare tematiche meno conosciute e più di scottante attualità geopolitica. Il ruolo del Presidente Chavez, del Venezuela e dei Paesi dell'Alba (Alleanza bolivariana per le Americhe, comprendenti Venezuela, Cuba, Nicaragua e Bolivia) per la prevenzione delle guerre e dei conflitti internazionali.

Guerre che, come ben sappiamo, sono foriere di un'immigrazione forzata, di un vero e proprio sradicamento di persone dalle proprie terre d'origine, con il conseguente sfruttamento nei Paesi occidentali, falsamente definiti “democratici” (visto anche che spesso hanno causato quelle guerre !).

Pensiamo alla guerra in Iraq durata dagli Anni '90 sino a pochi anni fa e a quella dell'Afghanistan, ennesime guerre per le risorse petrolifere e spacciate per “interventi umanitari”, per “guerre preventive” o peggio ancora di “esportazione della democrazia”. Guerre fatte sulla pelle dei popoli e di bambini inermi. Veri e propri crimini contro l'umanità commessi da Capi di Stato presunti democratici (solo perché eletti !) quali i Bush e Tony Blair, denunciati più volte dallo stesso Chavez, il quale più volte ne ha chiesto l'incriminazione in sede internazionale, ma ancora oggi rimasto inascoltato.

Pensiamo alla guerra in Libia del 2011, all'invasione franco-anglo-statunitense – un vero e proprio Asse della Guerra - di uno Stato sovrano, spacciata anch'essa per “protezione dei civili e dei diritti umani”. Civili che, intanto, sono stati bombardati dall'Occidente (sic !). La medesima cosa, peraltro, è accaduta in Siria e ne pagano le conseguenze interi popoli, costretti peraltro a migrare in quell'Occidente che li ha sfruttati e sfrattati per secoli e continua a farlo, chiudendo le porte come fa la Francia, i cui governi hanno le mani sporche di sangue sin dai tempi della Guerra d'Algeria degli anni '50 e '60. Purtuttavia sono considerati “civili e democratici” e finanche “repubblicani” (sic !). Mai terroristi. Stranamente. E così gli USA di Barack Obama, che ha ricevuto un Premio Nobel per la Pace in modo totalmente ingiustificato e ingiusto. Perché chi uccide e bombarda, tutto è tranne che un uomo di pace.

In tutto ciò l'azione dei Paesi latinoamericani dell'Alba. Hugo Chavez in prima linea per trovare una soluzione che evitasse l'intervento della Nato in Libia come in Siria, tentando anche di coinvolgere i Paesi fratelli e non allineati dell'Africa, ma senza purtuttavia successo. Le forze dell'Asse della Guerra Nato-petromonarchie saranno infatti troppo forti. E riusciranno a coinvolgere tutta l'Europa, persino l'Italia (che pur con Gheddafi aveva raggiunto un ottimo accordo) con l'avallo del Presidente Giorgio Napolitano, il quale – come ricordato nel saggio di Marinella Correggia – assumerà un ruolo interventista e quindi anticostituzionale, a cento anni dalla colonizzazione italiana della Libia (sic !).

Solo i Paesi dell'Alba e gli altri Paesi latinoamericani che guardano al Foro di San Paolo, fra cui il Brasile e l'Argentina, si oppongono alla guerra imperialista in Libia e Siria, spacciate anche dai social-network come delle guerre di librazione nazionale (sic !).

Una guerra che, ancora una volta, mira all'accaparramento delle risorse petrolifere ed economiche. Fanno gola infatti soprattutto le riserve libiche collocate nelle banche occidentali. Una guerra che, oggi, ci ha consegnato l'attuale situazione di migrazione di massa e ci ha consegnato l'Isis, per decenni finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America, come di recente raccontato dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita. Ma nessuno ne parla. Nessuno ha memoria del suo passato, anche perché i governi ed i media hanno fatto in modo di distorcerlo ad uso e consumo di chi sulle guerre lucra e continua a lucrare: governi, sistema bancario, multinazionali...oltre che le cooperative mafiose di casa nostra. Come abbiamo ben visto con la recente inchiesta su mafia Capitale.

E continueranno a farlo se seguiteremo a delegare ad altri, se seguiteremo a rinunciare alla nostra sovranità ed alla cooperazione internazionale. Che poi è la nostra libertà e quella di tutti i popoli della terra.

Marinella Correggia, nel raccontare di questo - che è peraltro il fulcro del suo saggio su Chavez - racconta la suggestione di un economista gandhiano durante la Guerra di Corea, J.C. Kumarappa, il quale fece un appello a tutti i Paesi non allineati della Terra - spesso appartenenti al cosiddetto Terzo Mondo - affinché si coalizzassero in termini di cooperazione economica in chiave anti-bellica e dunque anti-statunitense, oltre che anti-sovietica. E ciò proprio al fine di costruire una prospettiva di pace, al di fuori dei due blocchi, capitalista e comunista. Il suo pensiero, purtroppo, non influenzò per nulla la nostra vecchia Europa, la quale è sempre finita fra i Paesi belligeranti e si è resa colpevole, come abbiamo già detto, di milioni di morti fra i civili.

Il saggio di Marinella Correggia è dunque un pretesto per parlare di chi ha lavorato contro le guerre nel mondo, a quarant'anni, peraltro, della fine della Guerra in Vietnam. E per parlare inevitabilmente di anticolonialismo e di antimperialismo, ovvero di sovranità nazionale, oltre che delle prospettive ecosocialiste del Venezuela chavista.

Un Venezuela che, assieme alla Cuba dei fratelli Castro, alla Bolivia di Morales ed al Nicaragua del sandinista Ortega, si è subito adoperato per una prospettiva umanitaria e proprio per questo, nel 2002, è stato destabilizzato da un colpo di Stato finanziato dagli USA e nel 2014, il governo del chavista Maduro ha subìto l'attacco da parte dell'opposizione di destra – sostenuta dai ricchi oligarchi – attraverso violente manifestazioni di piazza.

Il secondo capitolo de “El presidente de la paz” pone in parallelo la vicenda di Hugo Chavez con quella di Thomas Sankara, Presidente per soli quattro anni del Burkina Faso, assassinato nel 1987 a soli 38 anni nel corso di un colpo di Stato.

Anche Sankara, come Chavez, fu un sognatore con i piedi per terra, un lucido utopista, un rivoluzionario non a caso definito il “Che Guevara africano”, che avviò una serie di progetti di lotta ai privilegi ed agli sprechi e di sviluppo nazionale che permisero al Burkina Faso di essere indipendente economicamente e socialmente, senza per forza dover dipendere da organismi esterni, usurai ed oligarchici quali il Fondo Monetario Internazionale.

Dei progetti che permisero ai cittadini di avere due pasti al giorno, l'acqua, l'assistenza sanitaria gratuita, un programma di istruzione gratuita, di rimboschimento, di redistribuzione delle terre e di politiche in favore delle donne, contro l'infibulazione genitale femminile e la poligamia.

Progetti che richiamano il “Plan de la Patria 2013 – 2019” avviato da Hugo Chavez che, oltre a richiamare principi di collaborazione geopolitica fra i Paesi del Sud del Mondo in chiave antimilitarista, propone un progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, le cosiddette comunas ed un progetto ecosocialista che vada oltre l'estrattivismo petrolifero e che punti allo sviluppo delle energie e delle risorse rinnovabili.

Ecco che, dunque, Marinella Correggia con il suo piccolo saggio - i cui proventi peraltro andranno all'opera dei Fratelli maristi, i quali gestiscono un ospedale ad Aleppo - in Siria - e varie attività sociali, assistenziali ed educative – ci ha aperto un mondo, misconosciuto ai più.

Il mondo dei poveri e dei diseredati. Degli abitanti delle periferie del mondo, dei socialisti del XXIesimo secolo, dei bolivariani, dei sandinisti, degli amici di Sankara. Di coloro i quali, sfruttati da secoli di colonialismo e di neo-colonialismo, hanno ricercato una loro via di liberazione che è ogni giorno messa a rischio dai Signori della guerra, dai signori del danaro. Dai tiranni senza cuore, ovvero senza amore, che si proclamano, a torto, difensori di una libertà e di una democrazia che non conoscono.


Luca Bagatin



Salviamo le biblioteche di Roma !

A questo link la petizione da diffondere e firmare.



27 dicembre 2011

"Le armonie dei quadrati": commento alla poesia di Luca Bagatin by Marica Bonaiuti


Poesia di Luca Bagatin

Al chiaro di luna

ho scritto per te questo messaggio

affinché il tuo cuore si apra

alla gioia delle Feste.

Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti

iluminano il tuo viso riflesso in un sorriso

di un bimbo che suona la sua arpa d’oro

e ti dona l’armonia di una nuova Alba.

Alba di loto,

fiore di loto,

sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,

sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.


LE ARMONIE DEI QUADRATI

Commento alla poesia di Luca Bagatin

di Marica Bonaiuti


Nonostante, come si sa, la mia inclinazione poetica sia piuttosto inesistente, apprezzare e saper cogliere i tratti distintivi dei testi poetici è attività di prosatori. E pertanto m’accingo.

Si noti la poeticità della formulazione delle intenzioni prima ancora della breve analisi di cui sotto presentiamo.

La poesia, che si apre come un allegro e invitante augurio per le feste, raccoglie, a uno sguardo non viziato dalla banalità di un complimento, notevoli immagini evocative.

Di particolare interesse è, per iniziare, il verso sei.

In questo compare l’espressione centrale, per posizione ma anche per contenuto, “il tuo viso riflesso in un sorriso”. E’ un’espressione giocata in aperta opposizione col verso finale ed esprime, in una brevità di non facile realizzazione, il concetto articolato dell’espressività di certi tratti specifici piuttosto che del tutto. Ci sono alcuni sorrisi, sembra volerci comunicare l’autore, che fanno cogliere l’interezza delle “efficacia” visiva, che fanno cogliere quello che solo un intero volto potrebbe mostrare. Sono sorrisi particolari, non banali e nemmeno di facile realizzazione: si ha l’impressione che arrivino, senza annunci, pretese e sforzi, in particolarissime occasioni.

Ed è forse l’occasione che fa, come parlassimo di un romanzo in versi, da ambientazione alla poesia ad offrirci quello che l’autore descrive.

E l’occasione è non un banale Natale di panettoni e bambinelli ma una festa di luce: è il sole il divino di cui festeggiamo la nascita.

L’autore fornisce una semplicità estetica notevole a un concetto, nelle sue intenzioni, almeno secondo la mia interpretazione, molto più raffinato. Infatti il termine “Alba”, che compare al verso ottavo, ha, come si sa, grande eco popolare: l’alba è qualcosa che rumorosamente “i più” conoscono e ricercano nelle romanticherie banali. Nelle intenzioni dell’autore invece Alba è usato come richiamo alla vera festività, occasione del sorriso, a cui l’autore di rivolge: la festività del Sol Invictus. E il maiscolo è volutamente usato per sottolineare come il termine popolare abbia in realtà grandi risvolti mistici.

Non è, pertanto, affatto marginale il riferimento al fiore di loto presente nei versi successivi. E’ un riferimento di tutta una tradizione che già nell’antico Egitto fa la sua prima comparsa: il fiore di loto è un fiore di luce, simbolo di luce, immagine di luce; infatti, secondo l’antica cosmologia egizia, Ra (divenuto poi Aton –disco solare) nacque proprio dal bocciolo di un fiore di loto.

E tutto ciò è, a mio avviso, ben reso, nella espressione “Alba di loto”. Espressione che mi ha particolarmente colpita e che perfettizza il termina Alba già incontrato.

E’ un’espressione particolarmente ben resa: innovativa, inusuale, incisiva e sembra il perno dell’intera poesia.

Al verso undici compare un malcelato (volutamente) riferimento al sesso. Forse, inconsciamente o meno, per quanto l’amore, il sesso, le nascite siano, indissolubilmente, anche morte, l’autore non sa abbandonare l’idea, che fa trapelare un genuino ottimismo, di una vita completa e che “si illumina” (mantenendo l’idea centrale) solo con l’Amore.

E’ un amore fisico e carnale, quello a cui il poeta accenna, e che offre, proprio per questa fisicità, un bell'equilibrio al testo. Così come la festa della luce è, per stessa ammissione fisica (la luce ha prevalentemente effetti ondulatori, non materiali), intoccabile, così il corpo e le labbra della donna, illuminata dai fiori di loto (e questa è una bella improprietà mia, lo so), sono tangibili, reali, visibili, toccabili.

Meno convincente appare invece il verso sette in cui vi è l’immagine del bimbo che suona l’arpa. Infatti nonostante l’arpa dorata dia ancora il senso di questa festa della luce, tema centrale della poesia, l’immagine del bambino, molto popolare forse, suona, agli occhi di noi cinici commentatori, piuttosto stonata.

I bambini nell’immagine collettiva sono il bene, l’innocenza e la giocosità mentre in alcuni autori, filosofi soprattutto, e nella personalissima visione di chi scrive il commento, sono esseri umani con il potenziale al bene (se educati a questo) ma non con l’inclinazione naturale a farlo o pensarlo.

Non ci sembra fuori luogo, a questo punto, citare De Andrè “c’è un bambino che sale un cancello/ ruba ciliegie e piume di uccello/ tira sassate, non ha dolori”.

In poche parole, e a gusto personale, quel bambino con l’arpa, richiamo di qualche angioletto da fontanella, sarebbe preferibile lasciasse il posto a una simbologia forse più complessa.

Non vogliamo, noi poveri prosatori andati in fissa col plurale maiestatis di questi “noi”, suggerire di che entità popolare le sue poesie al poeta, ma ci permettiamo, in occasione di questo commento, una “fuga fantasiosa”: il bambino e il suono della sua arpa possono diventare il rumore del fuoco in cui una fenice si è appena accesa per ritornare, dalla cenere, alla vita.

Abbiamo scelto l’immagine di una fenice e il rumore del suo fuoco perché questo sembra offrirci la vera armonia. L’arpa offre un’armonia facile a morire, fatta di accordi e sinonimi mentre solo qualcosa di meno addomesticato, come il rumore, magari di un fuoco, offre l’armonia articolata e durevole di contrasto e opposizione.

Un’armonia, se così vogliamo sintetizzare, di quadrati e non di facili tondi.



14 dicembre 2011

"AL CHIARO DI LUNA": vecchia poesia bagatiniana con dolce iniziale



Al chiaro di luna

ho scritto per te questo messaggio

affinché il tuo cuore si apra

alla gioia delle Feste.

Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti

illuminano il tuo viso riflesso in un sorriso

di un bimbo che suona la sua arpa d’oro

e ti dona l’armonia di una nuova Alba.

Alba di loto,

fiore di loto,

sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,

sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini