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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 dicembre 2012

"Le nostre vite sono un Caos Calmo": racconto by Baglu & Emilia

Che poi è strano, ti svegli la mattina con il freddo, molto freddo perché è dicembre (ma potrebbe essere anche novembre o gennaio, oppure persino febbraio) e decidi di uscire di casa. Lo fai non per vizio, ma perché senti che devi farlo. Sono venti mesi circa che lo faccio. Da quando Lei mi ha lasciato. No, dicevo che è strano, perché in venti mesi non ho mai trovato la panchina sulla quale mi siedo ogni giorno, occupata.

C'è una donna, seduta, che sta leggendo un libro. La saluto, accennando un sorriso, anche se non ne avrei voglia. Fa freddo, sono ancora molto assonnato e non avrei voglia di salutare nessuno. Lei risponde al saluto, con una certa diffidenza. Vorrei aprire il giornale che porto sotto al braccio, per leggere notizie che non mi riguardano, che non mi interessano e così finisce che mi presento. Anzi, ci presentiamo.

Lei è Emilia e mi dice che sta leggendo "Volevo solo essere adorata". "Di Marcella Andreini", mi dice annuendo. Poi Emilia prosegue: "E' la mia storia, racconta del mio suicidio".
"Allora è anche la mia", le rispondo, sorridendo, ma in realtà sento che mi viene da piangere.

Vuoi sapere quando muoio ?", mi chiede lei e poi prosegue: "Da pagina 61, perché a pagina 60 era maggio, l’inizio dell’odiata estate".

Io sorrido, imbarazzato. In realtà fingo imbarazzo perché la capisco. Capisco Emilia e non so nemmeno perché mi stia venendo un nodo alla gola, ma non voglio piangere, almeno non in pubblico, perché non è il caso e, anche se lo fosse, non vorrei piangere.

Vedo però, che non sei morto…a meno che non siamo morti tutti e due e questa sia una panchina di sosta al Purgatorio. Non mi dire che alla fine siamo riusciti ad ucciderci ?”

Accenniamo ad un sorriso; la tragedia di un possibile suicidio appare quasi comica se la si racconta ad un altro, su una panchina fredda per la temperatura ma calda per come sa accoglierti.


"Sai cos'è, Emilia ? E' che io vorrei anche chiamarLa, ma ho paura di star male. E poi nemmeno Lei mi chiama. Lo so, è finita, e allora ? Mi dicono che le cose finiscono, ma nessuno dice mai se questo è giusto. O, meglio, se questo è accettabile. In generale non mi è mai piaciuto piangere, ma non perché, si diceva "non è da uomo", perché non è vero. E' che poi ti senti così svuotato dentro...”

Emilia interviene: “Lo so, svuotato come un palloncino volato via, che ha volato da solo, ha visto il mondo dall’alto da solo, forse ha anche sorriso da solo, poi è caduto svuotato con nessuno intorno. Vale la pena volare ? O è meglio rimanere legati e fermi ? Non lo so. Anche a me dicono che le cose finiscono, ma la gente è cinica, non guarda il mondo come lo guardano i palloncini”. Tra tutte le visioni filosofiche, preferisco quelle dei palloncini.”

Mi chiedo se sia possibile che sia la mia panchina ad attirare persone così strampalate (che poi Alessandra, la ragazza che passava di qui ogni tanto, sino a qualche mese fa...era strampalata ? No, non credo). Mi piace l'espressione che Emilia usa. La “visione filosofica dei palloncini”. Sembra dare un senso di leggerezza. Proseguo, poi, il mio discorso:

Sai cos'è ? Che al suicidio ci ho pensato anch'io. Anzi, potrei dire che uno dei motivi per i quali vengo qui, tutti i giorni, ha a che vedere anche con questo. Temo che, se rimanessi a casa, prima o poi finirei per fare quella domanda a Dignitas, quella clinica svizzera, molto civile. In Svizzera sono civili. Forse per stare un po' meglio basta solo pensare, solo pensare, dico, al fatto che in Svizzera sono civili e ti permettono di morire quando e come vuoi, senza soffrire, senza pena, senza doverti per forza gettare dalla finestra, oppure fare come Roberta Tatafiore - te la ricordi ? - che ha ingurgitato un miscuglio di alcol e barbiturici".

Emilia mi ascolta, poi interviene:

Ricordo, li ricordo tutti i suicidati dalla vita. Ma qui non ti aiutano da vivo, non aiutano i malati mentali, non aiutano i malati inchiodati ad un letto e poi hanno l’ipocrisia della morale cattolica che ti vuole tenere in vita e non ti aiuta nemmeno a morire, anzi se ti uccidi ti giudica. Eppure deve essere bello essere aiutati a morire. Scegliere come morire o come essere sepolti corrisponde alla nostra visione della vita e vedere che alcuni accettano la tua scelta di morte significa che in quel momento accettano tutta la tua vita, i tuoi pensieri, il tuo modo d essere…ehm…di essere stato. Ti senti accettato per come sei, finalmente rispettato. Ma qui non succede…”

Io mi limito a proseguire il mio discorso, che sembra quasi il solito monologo: “…Anche queste cose mi fanno star male. In Italia non siamo civili. Siamo cretini. Anzi, sono cretini quei politici che permettono che le cose rimangano così. E il mio non è il solito discorso qualunquista, credimi. Un tempo la politica l'ho fatta anch'io. Un tempo...".

Un tempo…venti mesi…dicembre…era maggio, l’inizio dell’odiata estate. Emilia si allontana, il libro rimane sulla panchina.

Che strano, penso, non ci siamo nemmeno salutati. Non l'ho nemmeno salutata. Forse è da troppo tempo che non frequento anime vive (tranne qualche telefonata, telefonata appunto, a Francesco, quel mio amico di Buffalora, che ha in comune con me la passione per il modellismo. Per natale dovrei spedirgli un modellino di galeone spagnolo del XVIII secolo della Revell...).

Dicevo, sì, è da parecchio che non frequento esseri umani. Forse non ci sono nemmeno più abituato e così...così chissà che avrà pensato questa Emilia...Ho fatto un soliloquio. Però mi ha fatto bene parlare con lei. E questo libro ? "Volevo solo essere adorata, di Marcella Andreini"...

"15.40". Una buona ora per iniziare a leggere, direi.

(se vuoi leggerlo anche tu....http://orlando-kokoro.blogspot.it/p/volevo-solo-essere-adorata-e-su-lulucom.html)



11 dicembre 2012

"Volevo solo essere adorata" di Marcella Andreini: un libro che racconta l'anima inquieta di una studentessa



"Volevo solo essere adorata" (Edizioni L'Autore Libri - Firenze), scritto da Marcella Andreini, cara amica laureata in lingue e letterature straniere nonché blogger (www.orlando-kokoro.blogspot.it), è la storia di due studentesse che abitano nella stessa strada.
Meglio ancora, il libro di Marcella Andreini, è la storia di Emilia, la cui storia è raccontata dall'amica, in prima persona.
Emilia, anima fragile, enigmatica, profondamente riflessiva. Anima fragile non in quanto debole, tutt'altro. Anima fragile in quanto, piuttosto, capace di andare al di là delle apparenze, dei meri rapporti umani, spesso vuoti e fatti di "normalità".
Quella "normalità" che vede nelle sorelle e nella madre. Nella sorella che sta per sposarsi e vuole dei figli. Emilia no. Non li desidera. Lei ama dipingere e vuole andare a Capo Nord.
Lei ama "auto-intervistarsi". E' un modo per riflettere su sé stessa. E' un modo, come il suo dipingere, per far sì che l'artista prevalga sulla persona, altrimenti la realtà prenderà il sopravvento, come lei stessa afferma.
Una realtà, quella che la (ci) circonda, che Emilia non accetta. Dentro di lei si sente profondamente sola, è come ...essere strigliati da una spazzola di metallo sotto la pelle, aghi che ti percorrono le ossa, le vene...tutto il corpo.... Emilia non ama la vita e vuole farla finita. Lo confessa alla sua amica, dicendole che la sua vuole essere una scelta di coerenza con sé stessa, ponderata e preparata da anni.
E così avverrà. Del resto Emilia all'amica diceva cose come: Forse è qui il segreto della mia apparente serenità: sapere che volendo uno può farla finita. Emilia si toglierà la vita, senza che la sua amica abbia potuto fare nulla per lei, se non ascoltarla, in vita, così come Emilia le chiedeva. In verità Emilia non ha mai chiesto niente a nessuno. E' volata via, in punta di piedi. Lucidamente e razionalmente.
"Volevo solo essere adorata", io credo, è un piccolo romanzo per andare al cuore, all'anima della sua protagonista, che può essere anche l'anima di ciascuno di noi. Un'anima spesso inascoltata, tormentata, bombardata e violentata da miriadi di informazioni, personalità, affetti passati che forse non torneranno più. Oppure affetti presenti, che sono lì, silenti, in attesa di riunirsi alla nostra anima, ancora confusa, ancora preda di futili attaccamenti.

Luca Bagatin



11 luglio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Una volta c'erano le nugatine, oggi, invece, c'è crisi di sentimenti e valori: monologo al vento by Baglu



Sì, lo so, sono un utopista.
Credo ancora nei sentimenti, nei valori, nell'amicizia, nell'amore, nel sesso fatto con chi si ama. In cose così, che, proprio perché ci credo, tengo sufficientemente distanti come la peste.
In realtà mi fido molto poco delle persone, forse perché ne conosco troppe e molte mi hanno lasciato addosso troppe ferite.
Ah già, è vero, le ferite me le sono fatte da solo.
Vabè, poco importa.
E' che io sono di quelli che vorrebbe un mondo diverso, avete presente ?
No, non quello da Mulino Bianco (odio la pubblicità, che è la peggior forma moderna di corruzione della mente). Vorrei un mondo che non ti aspetti, quello che ti stupisce perché fatto da persone che ti stupiscono.
Persone che, ad esempio, non pensano che sia giusto "usare altre persone" e/o "esserne usati".
Purtroppo è un concetto diffuso, questo. Ed è triste ed è spesso all'origine del fatto che esiste un "mercato" delle menti prima ancora che dei corpi.
Ed è anche all'origine di fenomeni come il berlusconismo (e a dirlo è uno che non ha mai votato non solo per Berlusconi, ma nemmeno per coloro i quali gli si sono (fintamente) opposti).
Intendiamoci, io non ho nulla contro la prostituzione, anzi. In passato ho collaborato con il Comitato Nazionale per i Diritti Civili delle Prostitute, figuratevi un po'. Ma il punto non è questo.
Il punto è quando ad essere corrotta è la mente, prima ancora che il corpo: quando ci si lascia soggiogare dall'altro e si soggioga, a sua volta, l'altro.
Quando si è preda di pulsioni e passioni da basso ventre e non si va in profondità. O perché se ne ha paura e/o perché è più facile fare diversamente. Lasciandosi dietro maree di sofferenze e facendo soffrire. Anche se non ci si rende conto di ciò (il che è ancora peggio).
Il mondo va avanti così. Pensiamo anche ai rapporti di lavoro, ove la creatività va a farsi benedire e la prostituzione della mente e del corpo è all'ordine del giorno, in un mercato drogato dai bisogni indotti (e a scriverlo non è certo un marxista, tutt'altro).
Sin da bambini si cresce con il concetto di "mio", di un "mio" astratto. Spesso anche incoraggiato dagli stessi genitori (a loro volta indottrinati da disvalori più o meno indotti, da generazioni passate, magari sconfitte sotto il profilo storico).
Ma perché (cazzo !), non si va in profondità ? Perché non si sviluppano concetti più concreti, fatti di sentimenti, emozioni, profondità interiore.
Io questo non l'ho mai capito, ma forse è anche facile, per me, non averlo mai capito.
A sei anni leggevo Edgar Allan Poe e me ne stavo da solo su di un banco di scuola, possibilmente isolato dagli altri. Non mi interessava giocare con loro in una sorta di gioco del "mio".
A me interessava leggere, capire, approfondire. E mi piaceva anche una bambina che si chiamava Martina e con la quale a volte, alle feste di carnevale della scuola, riuscivo anche a ballare.
Avrei voluto baciarla. Non credo che sia successo. Non lo so, non mi ricordo.
Ma soprattutto gli altri mi prendevano in giro per questo, perché pensavano fosse più importante "possedere" le figurine Panini del tal calciatore oppure, le ragazzine volevano "possedere" l'ultimo modello di Barbie e Ken.
Ecco, io non volevo "possedere" nulla. Volevo solo un bacio. Da Martina.
Poi sono cresciuto ed è andata anche peggio.
Ma vabè, capita, se poi scegli di fare della tua vita la tua professione, ovvero scrivere ed approfondire e magari anche aprire uno studio da psicanalista associato.
Ed allora comprendi meglio le persone e, infondo, capisci che sono tutte uguali (non tutte tutte, intendiamoci !) e che non hanno, invero, nulla da raccontarti che tu già non sappia.
E che ti angoscia.
Però, ribadisco, non è sempre così, anche se la corruzione della mente è dietro l'angolo. Perché ecco arrivare le mode, ecco arrivare i modelli, ecco arrivare i nuovi (pseudo)valori che hanno sostituito la beat generation, le nugatine, Dylan Dog e persino le Esportazione senza filtro, che erano le prime sigarette che fumavo perché, allora, costavano appena tremila lire.
Una volta c'era chi era capace di morire per un ideale (sarà mai questa una delle ragioni per le quali il mio corpo è disseminato di ferite di arma da taglio ed il mio primo romanzo - mai pubblicato - ho scelto di terminarlo tragicamente ?). Oggi, al massimo, c'è chi muore in un incidente stradale per eccesso di velocità o perché si è impasticcato. Ci sono, ad ogni modo, anche vecchi porci - spesso (in)felicemente sposati - zeppi di Viagra che muoiono nel corso di forsennati amplessi con anonime troiette o con transessuali sfruttati da un mondo che non li ama, perché li considera "diversi" (sic !).
Già negli anni '80 c'erano i primi morti per overdose.
Bella fine (sic !).
Ecco perché allora penso che ci siano persone che hanno fallito e non vogliano ammetterlo. Soprattutto non vogliono ammettere di avere fallito con i priopri figli, generazioni vissute nella pseudo-illusione che avranno sempre il culetto coperto.
Ed invece non è né sarà così.
E a dirlo è anche uno che il culetto non lo ha mai avuto coperto, ma ha dovuto farselo a prezzo di vivere in case fatiscenti, fredde e umide, dovendosi rimboccare le maniche un giorno sì e l'altro pure.
Ma che ne so io, che in questo momento mi trovo su una panchina, direte. E infatti non lo so.
Non so nemmeno perché siamo al mondo, anche se (cazzo !), vorrei scoprirlo.
Non necessariamente stasera.



27 giugno 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "RIFLESSIONI (senza specchio)" by Baglu


C'è una cosa che proprio non mi piace ed è la mancanza di monogamia nei rapporti sentimentali e sessuali. Mi fanno abbastanza schifo i non monogami. Mi fanno pensare ai clienti che vanno con le prostitute. Che, per carità, non c'è nulla di male. Ma a me mettono addosso un senso di squallore.
E purtroppo ne ho conosciuti e so anche che fine hanno fatto.
Ma c'è un'altra cosa che mi fa ancora più schifo e che disprezzo profondamente ed è sapere che ci sono dei vecchi che amano andare con le ragazze giovani, con le ragazzine, con ragazze che hanno una differenza di età superiore a venti, trenta o quarant'anni da loro.
Ecco, ora io ho trentatrè anni, ma ho paura che a quaranta, cinquanta o sessant'anni, possa avere lo squallido desiderio di cercare un rapporto con una ragazza più giovane.
L'unica cosa che mi consola è che spero che, allora, ci sarà un ragazzo o una ragazza giovani pronti a dirmi: "Mi fai schifo. Ti disprezzo profondamente".

Mi è stato detto, più e più volte, mi è stato confessato che io sarei un padre stupendo.
Ora, non lo so perché, ma sento, penso che non sarò mai padre e la cosa mi rattrista profondamente.
E' triste morire senza figli.

Da anni sento dire che dobbiamo votare "per". Per qualcosa, per degli ideali, per un programma, per delle persone. E fu così che, improvvisamente, dopo anni di attivismo politico, qualche cicatrice (una in particolare sulla schiena, per essere stato spinto, nel '99, ad una manifestazione nonviolenta, almeno da parte nostra, al porto di Trieste) e molte ore di riunioni, congressi, comunicati stampa, fu così, dicevo, che smisi improvvisamente di andare a votare.
Bisognerebbe imparare a votare "contro". Forse, alle prossime elezioni, sarà ciò che farò.
E vaffanculo alla maggioranza !

C'è un'altra cosa che vorrei aggiungere. Una sorta di aggressione verbale e che ho subito ora, per la prima volta. E mi ha ferito molto.
Mi stavo confrontando, amabilmente, su internet, dicendo la mia, su questioni politiche, mi pare.
Parlavo con due signori, di oltre sessant'anni e mi ha davvero colpito la loro violenza verbale, il loro modo di usare, ogni due parole, termini come "culo", "cazzo", "coglioni" ed allora mi sono chiesto ed ho chiesto loro dove fosse finita l'eleganza che contraddistingueva la loro generazione, ma, soprattutto il fatto che non è dignitoso, per persone in età, prendersela con un ragazzo più giovane.
Mi sono beccato, nell'ordine, dello "stronzo" e del "saccente".
Ora, io non lo so se mi ha deluso di più mio padre, quando non ha voluto aprirmi la porta di casa sua, dopo trentadue anni, oppure questi due "signori" (che mi pare si dicessero "socialisti", ma sono sicuro che scherzassero. Filippo Turati aveva un altro stile), avezzi ad un linguaggio da Cine Panettone.
Però c'è una cosa che penso: che la nuova lotta di classe sia generazionale. Se oggi i giovani stanno male lo devono a causa di chi li ha ridotti in brache di tela.
Ed allora, cari sessantenni di oggi, sconfitti dalle ideologie di ieri, amanti di Alberto Sordi ieri e di Checco Zalone oggi, che magari sognate di portarvi a letto la Velina di turno, mi fate davvero pena.





19 giugno 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "MOMENTI" pensieri by Baglu



Per diversi giorni mi sono assentato dalla mia panchina.
E' stato un viaggio, un percorso fatto di paradisi e di inferni.
Ho rivisto cose, persone, rivissuto situazioni.
Bellissime. Non avrei creduto, non avrei pensato.
Il pensiero mi si arresta: è stato tutto così improvviso.
Il viaggio...
Ho vissuto e rivissuto momenti che non sono nemmeno lontanamente raccontabili. Sono intimi, personali.
Magari è stato un viaggio onirico ?
Interesserà a qualcuno, tutto ciò, fra dieci o vent'anni ?
Ora sono qui, sulla mia panchina, con il sole che mi accarezza il volto.
Null'altro da dire. Null'altro da commentare.
Il pensiero si arresta.



30 maggio 2012

Dadino



"Dadino", il nuovo libricino di Paolo Bianchi, giovane amico ed aforista che, da qualche tempo, collabora con questo blog con la piccola rubrica AFORISTICA.
"Poemetto per piccoli grandi e grandi piccoli", questo il sottotitolo della sua favola di versi in rima, edita dalla Sangel Edizioni e con postfazione del poeta e scrittore Manrico Murzi.
Il nostro eroe, Dadino, appunto, si ritrova imporvvisamente nel "mondo all'incontrario", ovvero una dimensone totalmente opposta rispetto al mondo fenomenico che conosciamo.
Qui incontra diverse figure, fra cui il Re e l'Alchimista. Riferimento nemmeno troppo velato ai Tarocchi ?
E' molto probabile, visto che la storiella, quasi una filastrocca, è zeppa di simbolismo esoterico, a cominciare dal nome stesso del protagonista.
Dadino, piccolo dado, a simboleggiare la pietra cubica, ma anche il fato, il destino, il gioco.
"Dadino" è una storia che si legge d'un fiato, ottima per gli amanti delle canzoni e delle rime. Ottima per i ricercatori dello spirito, ma anche per i bimbi.
Ed io credo proprio che Paolo, qui, abbia voluto rappresentare tutto il suo spirito bambino, visto che, in quarta di copertina, ci mostra una foto che lo ritrae proprio bambino, con una sguardo attento, intelligente, a tratti malinconico e curioso.
"E' questa una storiella fantasiosa/che parla della gioia e del patire/e senza approfondir nessuna cosa/ha dentro sia la vita che il morire".
Tale è la sintesi di "Dadino", poemetto che parla della vita e della morte, del logico e dell'assurdo, di scienza e spiritualità e persino del rapporto fra il popolo ed i suoi governanti !

Luca Bagatin



8 maggio 2012

AFORISTICA di Paolo Bianchi



L'aforisma è sintesi.


Prima di decidere come rapportarmi agli altri, vorrei essere sicuro che questi altri ci siano davvero.

Se pensando ti preoccupi che il tuo pensiero sia adeguato, simpatico, condiviso e corretto, ti prego, smetti di pensare !




21 aprile 2012

AFORISTICA di Paolo Bianchi



Vivere è prepararsi a un appuntamento molto importante

Sapere è una parola grossa

Per produrre dobbiamo essere in molti, per consumare il frutto della produzione vogliamo essere soli.
Questo è il problema




23 marzo 2012

AFORISTICA di Paolo Bianchi



Donare a molti, imparare da tutti.

L'aforisma è un modo per ridare alle parole il valore che meritano.

"L'umiltà è bene" non rientra nei giudizi morali, ma nell'etica universale.
Basta chiarirsi sul termine "umiltà".



1 marzo 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Infartuazioni" monologo by Baglu



Lucio Dalla ci ha lasciati a causa di un infarto improvviso.
Gli infarti sono sempre improvvisi e lasciano interdetti noi che rimaniamo qui, impotenti ma grati per ciò che questi artisti ci hanno regalato durante il corso della loro vita.
La loro vita, a volte, diventa anche la nostra.
Ve la ricordate la "canzone della vostra vita" ? Oppure la canzone del vostri primi amori che, in realtà, sono sempre primi perché non si finisce mai di amare ?
Sì, è vero, l'amore non finisce con la fine di una storia, ma è troppo triste da ammettere. Troppo complicato aggiungere ulteriori concetti. Sì, non finisce.
Nemmeno la morte riesce a separare i legami, come quelli di amicizia.
Ecco io nei legami di amicizia non c'ho mai creduto.
Però ho avuto legami importanti in tal senso, come quello con il Commissario che per me fu, più che un amico, un padre ed un fratello maggiore.
Anche lui morì così, a causa di un infarto. Improvviso come improvvise sono le cose più tristi che possono capitare nella vita.
Mi sono sempre chiesto perché alcuni organi di stampa tendano a censurare alcuni pezzi degli articoli che invii loro. E' una cosa che mi fa incazzare e che mi rende acre nei loro confronti.
In Italia non esiste vera libertà, perché l'ignoranza è spesso crassa e diffusa. Solo che nessuno lo dice. Si ritiene sempre che alcune cose sia bene non dirle perché...perché la mentalità prevalente è un'altra.
Talvolta ti tacciano di demagogia, qualunquismo....magari non conoscendo nemmeno la storia dell'Uomo Qualunque. Perché non l'hanno studiata, approfondita.
E se dico ad esempio che, oggi, non ha alcun senso andare a votare perché così facendo si esercita il proprio diritto di mantenere al potere l'oligarchia partitocratica e ne spiego le ragioni, non vedo perché ciò debba essere censurato.
Ecco, in questo Paese di merda (sì, è così, non ci giriamo tanto intorno) ciò che è assente è l'approfondimento, l'interesse per lo scibile umano, la spinta ad emanciparsi sotto il profilo umano prima ancora che economico o sociale.
E' assente ogni tipo di memoria storica. Il passato è considerato solo se è di verdure: perché ci si riempie la panza !
Ma la mente è e rimane vuota.
In realtà il mio sogno è sempre stato quello di saper ballare bene.
Del resto, sapete che vi dico, mi importa poco o nulla.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini