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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 febbraio 2013

"Intervista esclusiva alla cantante, attrice ed artista dell'eros Ursula Davis in arte Hula Hop" di Luca Bagatin

Ursula Davis - conosciuta dal pubblico con lo pseudonimo Hula Hop - cantante, attrice, fumettista, artista dell'eros di origini finlandesi e nipote della celebre attrice statunitense Bette Davis, è stata fra le principali star di "Diva Futura", l'agenzia di casting fondata negli anni '80 dal compianto Riccardo Schicchi e da Ilona Staller.
Il suo stile trasgressivo "Anni Sessanta" la fa amare subito dal pubblico, così come le sue battaglie contro i falsi pudori, combattute in un frammisto di fascino ed ironia.
Ursula, oltre ai suoi spettacoli teatrali, ha recitato in numerosi film erotici pornosoft quali "Provocazione", "Desideri inconfessabili", "Diva Futura", "Visioni erotiche", "Obsession" e "Top model 2" ed ha inoltre collaborato al mensile "Diva Futura", realizzando fumetti erotici ed ironici assieme.
Oggi abbiamo il piacere e l'onore di intervistarla amichevolmente.



Ursula Davis, Baby Pozzi, Moana Pozzi, Riccardo Schicchi ed Ilona Staller Cicciolina

Luca Bagatin: Per cominciare, una domanda classica, ovvero come inizia la tua carriera artistica ?

Ursula Davis: Sin da piccola ho manifestato uno spiccato senso artistico. Amavo trascorrere ore ed ore a disegnare e dipingere. Ho frequentato, poi, il Liceo Artistico e l'Accademia di moda e da li è stato tutto un susseguirsi di cose... Ma io, più che "carriera" lo definirei un percorso di vita dettato dalla mia natura, dalla mia voglia di fare o non fare determinate cose.


Luca Bagatin: Come mai questo soprannome, "Hula Hop" ?

Ursula Davis: "Hula" altro non è che il diminutivo di uno dei miei tre nomi, ovvero Ursula. L'idea di anteporre l''"H" mi è venuta intorno gli otto anni quando per firmare i miei dipinti preferivo una lettera esteticamente più armonica della "U". "HULA HOP", invece, è il personaggio dello show creato con Riccardo Schicchi. Desideravo mantenere il mio nome e al contempo portare in giro per le discoteche uno spettacolo che rispettasse la mia personalità. Un personaggio fresco, giovane, divertente, frizzante e sconvolgentemente provocatorio. Basi musicali anni '60, costumi coloratissimi, scenografie giocose e tanti fluorescenti hula hop, naturalmente.


Luca Bagatin: E' vero che sei la nipote della celebre attrice degli Anni '60 Bette Davis ? In effetti, peraltro, le somigli molto...

Ursula Davis: Dicono che "dove c'è fumo c'è fuoco"...


Luca Bagatin: Da cantante e ballerina al pornosoft e poi al fumetto erotico. Una carriera poliedrica direi. Come è nata l'idea di diventare disegnatrice e fumettista ? Tu definisci i tuoi fumetti ironici ed erotici. Ovvero ?

Ursula Davis: Come premesso ho sempre amato disegnare, ma non mi definirei una "fumettista". Fu solo una piccola parentesi. L'idea dell'erotico/ironico è molto semplice da spiegare: lo scopo era quello di portare l'immaginazione del lettore ad alti livelli, esasperare la sua sessualità e poi farlo piombare in uno stato comico/ironico. Dietro ad ogni storia c'era una trama sottile con un finale "ironico" o delle immagini divertenti. Un'idea valida per abbracciare un pubblico più ampio.


Luca Bagatin: A tuo parere, oggi, con l'avvento di internet, il fumetto erotico cartaceo, può avere ancora il suo fascino ?

Ursula Davis: Sì, certamente sì. Io lo trovo molto più intrigante ed eccitante perché dà spazio all'immaginazione di ognuno.


Luca Bagatin: Hai lavorato per moltissimi anni a fianco di Riccardo Schicchi, recentemente scomparso. Qual è il tuo più bel ricordo di lui ?

Ursula Davis: Non è che ho lavorato per moltissimi anni a fianco di Riccardo Schicchi, ho lavorato per lui e con lui nel suo "periodo d'oro", nel suo "momento magico". Dopo, a livello lavorativo, mi sono allontanata, un po' per motivi personali e in parte perché trovavo che il suo modo di lavorare più che artistico e pieno di ideali stava diventando piuttosto commerciale, ma i contatti sono sempre rimasti. Di Riccardo ho molti bei ricordi, doverne scegliere solo uno mi rimane piuttosto difficile... Potrei risponderti così: Riccardo è uno dei miei ricordi più belli.


Luca Bagatin: L'anno prossimo ricorrerà il ventennale dalla morte di Moana Pozzi. Tu lavorasti anche con lei, se non ricordo male. Com'era Moana ? Cosa sarebbe potuta diventare ?

Ursula Davis:
Si, ho lavorato con Moana in diverse occasioni, film soft, l'hard non l'ho mai fatto. L'esperienza più incisiva è stata certamente durante le riprese del film di Piero Vivarelli "Provocazione". Abbiamo avuto modo di parlare a lungo su vari argomenti. Io Moana, a dire il vero, l'ho sempre trovata un po' particolare. C'era un lato di lei oscuro che non sono mai riuscita a decifrare. Lei dentro era inquieta, insofferente, ma in pubblico non lo dava certo a vedere. Non credo che sarebbe diventata altre cose oltre quello che già era. Penso che si sarebbe ritirata appena il fisico non le dava più quella sicurezza su cui basava la sua forza.


Luca Bagatin: So che sei un'amante della natura e degli animali. Oltre, peraltro, ad aver contribuito a rompere molti tabù sessuali in un'epoca molto più bigotta di quella attuale. Hai mai pensato di impegnarti, politicamente, come fece la nostra comune amica Ilona Staller (ad anche Moana Pozzi, negli ultimi anni di vita, peraltro), per questo tipo di battaglie ambientaliste e di libertà ?


Ursula Davis:
La natura e gli animali sono al top delle mie preferenze, ma penso che si possa agire senza necessariamente far politica. In Italia la democrazia è un'utopia e fare una politica pulita, equa, sobria è impossibile. Io credo che ci voglia una vera sterzata, una rivoluzione vera propria non una semplice battaglia. La vita mi ha insegnato a non aspettarmi nulla da nessuno per non andare incontro a delusioni e mi domando spesso se l'unione fa la forza o chi fa da sé fa per tre ? Io ero con Ilona il giorno della presentazione del suo partito. Ero spesso da Riccardo quest'estate in ospedale...O con gli anziani e i disabili, con donne arabe malmenate dai mariti e con i ragazzi libici sparati e mutilati...eppure, dimmi, hai mai sentito parlare di me ? Hai mai visto una mia foto ? Eppure esisto e agisco. Autonomamente. L'importante è essere fedeli a sé stessi altrimenti si diventa bandiere in balìa del vento.

Luca Bagatin



26 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Pensieri dylandoghiani": monologo by Baglu



Oggi sono qui, che passeggio attorno alla mia panchina.
Ho male all'anca destra per via del fatto che ieri, scaricando dei pesi, ho preso il cosiddetto "colpo della strega". Non sono più agile come un tempo, penso.
Ho in mano una foto che ritrae mia madre, a vent'anni. Era il '64 e lei ha un mazzo di fiori e la fascia di Miss Twist del concorso di ballo che quell'anno si teneva a Jesolo.
Mi commuovo pensando a quanto devono essere stati esaltanti gli anni '60 ed a quanto siano tristi gli anni che viviamo oggi. A quanto siano effimeri ed inutili. Privi di pathos.
Ho in mano anche un libro di Tiziano Sclavi, il libro della mia vita, oserei dire: "Non è successo niente", pubblicato da Mondadori nel '98.
E' un libro che credo abbiamo letto in pochi (visto lo scarso successo editoriale, che ancora non mi spiego), mentre io lo sto rileggendo per la terza volta, senza stancarmi.
Sclavi riesce sempre a farmi sorridere, con battute al limite del surreale ed a farmi commuovere, con la medesima intensità.
E' come se io mi riconoscessi in quelli della sua generazione, classe 1953. Sono cresciuto con le musiche degli anni '70, con i fumetti degli anni '70, con i saggi degli anni '70, con i film scollacciati degli anni '70, con i colori degli anni '70, persino con le illusioni politiche degli anni '70. Ed i miei migliori amici (che frequento da almeno quindici anni), hanno vissuto quella stagione.
Il linguaggio del fumetto e del cinema degli anni '70 è praticamente morto, sostituito con cose approssimative, scopiazzate, senza verve. Sono cambiati persino i giovani che in quegli anni avevano passioni vere e non rincorrevano l'effimero o il guadagno o il successo facile. Anche il sesso, allora, era una vera conquista.
E' vero, quella generazione si è imborghesita ed ha fallito. E' quasi del tutto vero.
Tiziano Sclavi fa eccezione, ma, forse, perché ha saputo difendere il suo microcosmo, richiudendosi in sè stesso e nella sua casa, nella periferia di Varese.
Penso a queste cose mentre sono qui a passeggiare attorno alla panchina ed a piangere la morte di un caro amico, il Commissario.
Per chi ha letto Dylan Dog, uno dei miei tre o quattro alter ego, potrebbe ben intuire come io paragonassi il Commissario all'ispettore Bloch. Non che forse gli somigliasse, solo che avrei voluto che, come Bloch, il Commissario rimanesse eterno. E mi viene in mente anche Bazar, che non vedo da almeno un anno buono e che ho sempre paragonato al fido assistente Groucho.
Poi penso che dovrei scrivere una recensione e redigere alcuni articoli, oltre che raccogliere diverso materiale. Ma non ne ho voglia, non oggi, non ora.
Affido questi pensieri alla brezza che mi accarezza il viso in quest'estate che, per mia fortuna, tarda ad arrivare.




12 settembre 2009

Intervista esclusiva all'attrice Valentina D'Agostino per www.lucabagatin.ilcannocchiale.it by Luca Bagatin

Vorrei parlarvi di Valentina D'Agostino un'attice palermitana che mi ha subito colpito vedendola indossare i panni dell'esuberante piperina Alessia nella commedia a puntate "Piper", trasmessa recentemente da Canale 5 ed alla quale ho anche dedicato un entusiastico articolo.
Oggi ho avuto l'amichevole possibilità di intervistarla e, da amante della recitazione e dell'arte, confesso, non le avrei mai proposto un'intervista se non avessi da subito creduto nelle sue capacità artistiche.


Luca Bagatin: Come hai mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo ?

Valentina D'Agostino: Ho accompagnato in estate, dopo la maturità, una delle mie ex-compagne di scuola a un’audizione per la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Palermo e uno degli insegnanti mi chiese di salire sul palco e fare un esercizio di improvvisazione. Passai così la successiva selezione.

Luca Bagatin: In televisione sei ricordata in particolare per i ruoli che hai interpretato nelle miniserie "Raccontami" (nel ruolo di Italia) su Rai Uno e nel recente "Piper" (nel ruolo gi Alessia) su Canale 5.
In entrambi i casi hai recitato il ruolo di ragazze simpatiche, ma furbe...che utilizzano la loro avvenenza per un secondo fine. Per quanto senza vera cattiveria, per così dire. Hai avuto difficoltà a calarti in questi ruoli ?

Valentina D'Agostino: Interpretando Italia in “Raccontami” è stato divertimento allo stato puro. Interpretavo una siciliana, quindi avevo come punti di riferimento le donne della mia terra, che ho conosciuto nella mia infanzia: furbe e disinvolte, poi con i registi Riccardo Donna e Tiziana Aristarco e gli attori è scattato subito il feeling giusto. Alessia, in Piper, era un bel ruolo. Ho dovuto ripescare quegli atteggiamenti da Lolita che trovo teneri e a volte anche buffi.


Luca Bagatin: Da Palermo ti sei trasferita a Roma per lavoro. Ti manca molto la tua città ? Ti senti una palermitana doc o sei piuttosto una cosmopolita ?

Valentina D'Agostino: Mi sento palermitana, lo sono e lo mostro anche. Penso in siciliano a volte. Mi manca la città, i suoi ritmi (lentissimi), ma sono contenta d’essere riuscita quanto meno ad allentare il cordone ombelicale con Palermo, che bene non mi faceva.


Luca Bagatin:
Sei molto giovane, ma non vuoi rivelare la tua età. Un vezzo ?

Valentina D'Agostino: ho quasi 27 anni.

Luca Bagatin: Il sottoscritto, entusiasta per natura, ma anche misurato nei giudizi, ti ha definita in un recente articolo la "Brigitte Bardot degli anni 2000".
Ti riconosci in questa definizione ? Quanto di B.B. c'è veramente in te, che pur esteticamente e dal punto di vista recitativo sembri incarnare un'attrice d'altri tempi, simpatica ma smaliziata e disincantata al tempo stesso ?

Valentina D'Agostino: C'è di B.B. tutto in me nello sguardo degli altri. In molti mi dicono che le somiglio tanto. Cambierò colore di capelli, cambierà qualcosa?  Dal punto di vista recitativo, in “Raccontami” e “Piper” ero negli anni '60. Ho cercato di recuperare dalle foto e dai racconti il modo di fare, le movenze, il modo di pensare e quindi di parlare delle mie nonne. Se faccio così anche nei film ambientati ai giorni nostri mi sa che sarebbe un disastro….


Luca Bagatin: Hai recitato dal 2002 al 2006 anche per il teatro in importanti commedie. Preferisci il teatro o la televisione ?

Valentina D'Agostino: Preferisco il teatro che vuole comunicare qualcosa. Esprimerla quantomeno. I polpettoni di un teatro vecchissimo che si ripete sempre uguale a sé stesso mi avevano stancato...

Luca Bagatin: Che ruolo vorresti veramente interpretare ?

Valentina D'Agostino: Beatrice Cenci. Prima che io diventi troppo grande.

Luca Bagatin: Ti autodefinisci un'attirce precaria.....ma è veramente così ?

Valentina D'Agostino: No, non ho mai detto d’essere un'attrice precaria. Il mestiere dell’attore è precario.

Luca Bagatin: Quali sono le tue prospettive future, insomma ?

Valentina D'Agostino: Lavorative ? Ho finito di recitare in un film per Rai Uno, dal titolo “Le cose che restano” di Gianluca Tavarelli, il lavoro in assoluto che mi ha sin ora affascinato di più.




Ringrazio davvero Valentina per la sua immensa disponibilità nell'avermi concesso quest'amichevole intervista, riuscendo anche a prendermi in contropiede (rivelandomi fra l'altro la sua età...).
Ribadisco che questa ragazza sarà una vera rivelazione e non ci resta che attendere di vedere la nuova fiction "Le cose che restano" (nel cast anche Paola Cortellesi ed Ennio Fantastichini), di cui ci ha dato un'anticipazione e che sarà in onda nell'ambito della nuova stagione televisiva di Rai Uno in quattro puntate.

Luca Bagatin



8 luglio 2009

Amare sospesi



Domenica pomeriggio ho fatto una corsa in bicicletta, come ai vecchi tempi e con la vecchia biciletta anni '30 di mio nonno.
Sono andato da lei.
Fuori di casa sua, ma no, non me la sono sentita di suonare, di chiamarla.....magari non era nemmeno in casa, chissà.
Ho attraversato tutta la campagna dunque. Campi, alberi, una strada lunga, ma piacevole. Sotto questo sole estivo. Solo per respirare la stessa aria che respira lei. Solo per il piacere di correre e di fermarmi a due passi da lei.
E fumarmi una sigaretta a pochi passi da casa sua.
Lei non lo sa che mi piace, o forse sì.
Ma forse non è questo che veramente mi importa.
E' difficile, oggi, parlarsi, capirsi, persino vedersi. Perché un conto è vedersi con gli occhi, un altro con il cuore.
Sono finiti da un pezzo gli anni '60 e '70, ma io è come se mi sentissi ancora parte integrante di quegli anni, che pur non ho vissuto.
Anni in cui la comunicazione era più spontanea ed in cui il cuore, quello sì, batteva davvero.
Ed allora rigorosamente fumetti di Max Bunker e bicicletta. Persino qualche canzone di Battisti e Mogol nelle orecchie (mai usato un aipod in vita mia).
Oggi..... Oggi l'incomunicabiilità la fa da padrone. E' difficile parlarsi, persino amarsi.
Oggi il sesso, quello sì, sembra che lo incontri ad ogni angolo della strada con le ragazzine che fanno talvolta a gara per perdere la verginità entro i quindici anni. Per poi, sui trent'anni, mettere su una famiglia numerosa, per poi separarsi, divorziare e morire in pace.
Si fa per dire.
Oggi il massimo della trasgressione è andare sul web e trovare amici virtuali su Feisbuc. Quella roba inventata da quel ragazzetto poco brillante dal nome crucco. Zukerberger o giù di lì.
Mi piace la parola, ovvero il concetto del "fare l'amore". Fare sesso, non è che non mi piaccia. E' che mi lascia perplesso.
Non sono certo un bigotto e/o un moralista. Solo che nelle cose mi piace andare in profondità, non rimanere in superficie.
Le automobili sfrecciavano a velocità vorticosa su quella strada con ai lati solo alberi e campi sterminati. Ed io a pensare solo a lei.
A.......
Oggi si corre vorticosamente. Su strada si corre su quelle scatole di sardine dalle prestazioni sempre più prestanti.
Non guiderei un'automobile nemmeno se me la prestassero.
Non guido da anni non a caso.
La velocità va bene, certo, se dietro ad essa c'è emozione, profondità, sogno. Non certo ferraglia.
Non so se questa sia la vittoria dei Futuristi sui Dadaisti e, francamente, anche poco me ne importa.
Oggi si ha fretta, si corre, ma per andare dove ?
E poi si teme la morte. Si vorrebbe essere eterni. Per continuare a correre, correre, correre.
Ed evitare di pensare.
Ed evitare di parlare direttamente: senza l'ausilio dei tastini di un computer o quelli di un cellino.
Ed evitare di scoprire.
Ed evitare di amare.
Soprattutto quello.




6 giugno 2009

Piper: una commedia rivelazione.....davvero okay !



Mi ha letteralmente entusiasmato, divertito, persino commosso.
Erano forse anni che non si vedeva una commedia così in televisione: pulita, priva di volgarità, a tratti irriverente e persino romantica
Sto parlando di Piper, che Canale 5 ha trasmesso in queste settimane con sei puntate magistralmente dirette da Francesco Vicario (già noto per essere regista della famosissima serie tv I Cesaroni e per aver diretto, negli anni '80, Cristina D'Avena negli sdolcinatissimi serial per ragazzi Love me Licia & Co.).
E certo si vede che lo stile è assai diverso dalle bagaglinate sfottò alla Pingitore o dalle spaghettate alla fratelli Vanzina, che non mi pare brillino né per originalità, né per buon gusto (con tutto il rispetto, ma è un po' come mettere a confronto il ciclo di Fantozzi con la filmografia di Federico Fellini).
Ambientazione perfetta: i mitici anni '60 vissuti dento e fuori dal mitico locale giovane ed alla moda dell'epoca tanto amato da Patty Pravo.
Anni che mitici furono davvero sia per chi li visse in prima persona, sia per chi non li visse, ma attinse alla libertà che li percorreva  – così opposti ai bigotti e perbenisti anni '50 – così colorati e anticipatori della psychedelia e del cyberpunk anni '70 ed '80.
E così Piper ci ha offerto una miriade di storie condensate (e persino intrecciate fra loro) in ogni puntata: un Teo Mammucari meno gigione del solito (una volta tanto se lo merita, veh !) alla direzione di un autosalone a rischio fallimento ed una Anna Falchi che ritorna in tv interpretando la sua determinatissima e romagnolissima neo-consorte; una Valeria Marini attrice ed amante del potente Onorevole democristiano di turno (non è detto nella commedia che sia democristiano, ma un sacco di elementi di finto bigottismo lo lasciano ben intendere); un giovane sognatore amante della musica ed il suo gruppo di Demoni, che vuole sfondare come cantante armato solo del suo entusiasmo, ma supportatissimo da una famiglia semplice e che fa un sacco di sacrifici per tirare a campare (capitanata da Maurizio Mattioli, che finalmente sembra essersi sganciato dallo stile avanspettacolo, giungendo persino a far commuovere, oltre che a far ridere); un borghesissimo ed integerrimo giudice della Censura interpretato da un volutamente invecchiato Maurizio Casagrande, che finirà per innamorarsi di Alessia, una peperina piperina ben più giovane di lui ed interpretata da una magistrale Valentina D'Agostino. Per finire una storia romanticissima, a tratti tragica, ma pur sempre romantica: un giovane artista fotografo (altro sognatore del cast) che si innamorerà della bella Azzurra (Nathalie Rapti Gomez), ma alla quale finirà per rivelare di aver avuto una relazione precedente con sua madre, la Marchesa Cafiero (Carol Alt).
E' il sogno dei giovani degli anni '60 che percorre e pervade Piper ed anche il Piper, quello vero, di quell'epoca.
Giovani ribelli, neo-anticonformisti, riluttanti a scelte comode e borghesi, come si sarebbe detto un tempo.
E forse è proprio il più borghese dei personaggi che alla fine lo dice, lo afferma con forza, persino con un megafono e nella situazione scomodissima di trovarsi sul conricione di un condominio (vicissitudini dell'amore.....). E' infatti proprio il giudice della Censura Giampaoli che urla che forse ci siamo sbagliati a dare addosso alle piperine, ai capelloni, alle minigonne troppo corte, agli sconciati, ai sognatori e via discorrendo sarà proprio lui a scegliere una vita di ribellione, mandando a farsi benedire il suo borghesissimo matrimonio senza amore, per correre dalla giovanissima ed innamorata Alessia (la peperina piperina di cui sopra).
E' una scena che, a parer mio, racchiude tutto il senso della commedia. Così come il perdono di Azzurra nei confronti del suo ragazzo, evitando così di scegliersi una vita comodamente borghese, ma senza sogni, senza vero amore.
Penso che Piper non sarebbe stato tale senza gli attori e soprattutto le attrici giuste: senza la cattiva Clizia Fornasier, senza la romantica e bambina Nathalie Rapti Gomez e, lasciatemelo dire, senza quella che definirei la Brigitte Bardot degli anni 2000: Valentina D'Agostino.
Premetto che non la conoscevo, ma, una volta vista recitare, debbo confessare che è risultata la più credibile. Il suo fascino è totalmente anni '60 (si lasci da parte anche il trucco di scena) ed il suo personaggio si è mosso fra ironia ed ammiccamenti tipici delle piperine di quegli anni. Sono certo farà molta strada come artista.
Vorrei terminare dicendo almento una parola sulle musiche della commedia, ma, confesso, non sono un musicista, né capisco più di un acca di musica.....come si suol dire (per quanto personalmente mi sia identificato moltissimo nel musicista capellone della fiction, Mario Proietti, ma più che altro per lo spirito battagliero e sognatore).....
L'unica cosa che azzarderei è che la sigla Bye bye beautiful (guarda caso cantata proprio dal Proietti di cui sopra, interpretato, nella realtà, dal giovane Giulio Forges Davanzati) è già un cult su Youtube !
Vi ho detto tutto o quasi. L'unica cosa che mi chiedo – magari con un tantino di timore - è se vi sarà ancora spazio per altre commedie con e di questo stile e tenore.
La televisione nostrana ne sentiva davvero estremo bisogno. E direi che ciò significa che solo attingendo al nostro passato si può guardare meglio al nostro presente e, forse, anche ad un futuro artisticamente meno banale, più brillante, più creativo, più colorato e forse finanche psychedelico.
Chissà.....




Luca Bagatin

PS: per questo articolo ho fatto uno strappo ad una delle mie regole ferree (e forse anche di altri scrittori) e cioè mai far leggere niente a nessuno prima della pubblicazione.
Istintivamente ho voluto che fosse proprio l'attrice Valentina D'Agostino a leggerlo in anteprima e......sono rimasto molto lusingato dalla sua risposta !
Penso proprio che questo blog meriti di dare - nell'imminente futuro (imminente futuro....mmm...ho forti dubbi su quest'espressione, ma rende alla grande) - ampio risalto alla nuova Brigitte Bardot (non esagero, no.... Chi mi legge da qualche annetto sa che nei miei giudizi sono molto diretto e obiettivo).



8 marzo 2008

MUGHINIPENSIERO


Giampiero Mughini è certamente un "intellettuale contro" ma, forse, neanche poi tanto. Egli è, in verità, un "intellettuale pro-sé-stesso", ovvero "pro-libero pensiero": specie se si tratta del suo.
Mughiniano sino al midollo, Giampiero Mughini, più che un fenomeno giornalistico è fenomenale in sé, tanto che il 7 marzo scorso, presso l'"Auditorium della Regione" di Pordenone, è stato un vero e proprio fiume in piena condensando in neanche due ore di tutto e di più: dalla politica allo spettacolo, dal cinema alle donne, dal giornalismo alla massmediologia.
Invitato dall'Associazione Culturale "Eureka", il Nostro, ha esordito raccontando la sua carriera di ex giornalista (oggi, teoricamente, non lo è più): da fondatore del quotidiano comunista "il Manifesto" con Valentino Parlato e Rossana Rossanda ad opinionista libertario di "Libero" di Vittorio Feltri.
"Un percorso coerentissimo" afferma egli stesso: dagli "eretici del comunismo" che volevano collocarsi alla sinistra del più grande partito comunista d'Occidente agli "eretici e basta".
E così, Mughini, il quale si vanta di non aver avuto altra tessera se non quella dell'autobus, è orgoglioso di dirsi completamente "al di fuori del sistema politico, dei partiti e delle lobby".
"Scrivo quello che voglio e mi faccio, se possibile, anche pagare bene perché il mio curriculum culturale e professionale non è affatto da buttar via. E poi non sono certo nato ricco !" risponde agli interivstatori dell'"Eureka" con la sicurezza che lo contraddistingue in televisione. Del resto egli è uno che "aborrisce gli schemi".
Catanese, di padre toscano e madre siciliana, Mughini non può che essere carattere fumantino e bizzoso (per quanto, lasciatemelo dire, anche un romano di madre friulana come me non è certo da meno) e la sua mimica eccentrica tutt'altro che costruita è lì a sottolinearlo (nell'ora e mezza di conversazione si è più volte sbracciato, ha appoggiato più volte le ginocchia sulla scrivania e, se avesse continuato per un'altra oretta sono certo che avrebbe accavallato bellamente le gambe sopra al tavolo della conferenza come a dire: "non c'è niente di più bello al mondo che essere sé stessi nella propria intima spontaneità !").
Ma, veniamo alla politica: "E' prioritario abolire il valore legale della laurea: non serve a nulla. Guardate me che sono laureato in lingue e letteratura moderna e mi occupo di tutt'altro !" e scoppia una risata ed un fragoroso applauso della platea. E, poi, sull'odiato Ordine dei Giornalisti racconta la sua personale vicenda di radiato: "Unicamente per aver recitato in uno spot televisivo di una nota marca di telefonini (e pure malpagato !)". "L'Ordine dei giornalisti va abolito. Con la loro espulsione mi ci sono pulito le scarpe e ho continuato a scrivere articoli. Scrivere articoli è, sino a prova contraria, un diritto costituzionale !". Come non essere d'accordo con questo spirito genuino che, come spiega, non ha mai avuto bisogno o voglia di essere raccomandato da nessuno.
Poi prosegue attaccando il Berlusconi politico: "Berlusconi mi è umanamente simpaticissimo e ho il piacere di conoscerlo da anni, ma è inconcepibile che un editore di giornali e televisioni si candidi alla carica di Premier o abbia fatto il Premier !", sentenzia. E, ancora, la butta sul gossip definendo Fabrizio Corona "Semplicemente un pagliaccio !".
Provocato dagli intervistatori, Mughini svela che, assieme ai libri ed al calcio, l'altra sua grande passione sono le donne e qui, tuttavia, si definisce un "vero maschilista" nel senso che è orgogliosissimo della sua identità di maschio che comunque si "mette a confronto con l'identità femminile, con l'altra metà del cielo". Cita quindi il suo penultimo libro "Sex Revolution" in cui racconta gli anni '60 ed in particolare la liberazione sessuale di cui le donne sono state protagoniste incontrastate e pare quasi avere nostalgia per quegli anni al punto che definisce molte delle soubrette ventenni che si vedono oggi in televisione come la loro esatta antitesi in quanto "prive di qualsiasi profondità: aspettano solo il calciatore di turno".
E, a questo punto, sbotta sul cosiddetto ruolo dell'"opinionista televisivo" nel quale rifiuta totalmente di riconoscersi: "L'opinionista televisivo è colui che apre la bocca e fa rumore", "Nel circolo massmediatico funziona unicamente ciò che è "rapido" e "facile"", "Manca completamente l'approfondimento, la profondità di pensiero". Del resto, Mughini, va in televisione certo, ma con un ruolo del tutto particolare e, quando parla di calcio, è veramente ferrato in materia (non posso dire altrettanto per cui preferisco tralasciare del tutto l'argomento).
Torna poi a parlare di politica, la sua antica passione di giornalista da "il Manifesto" a "Lotta Continua, a "Paese Sera" sino a "Mondoperaio" ovvero dalla stampa comunista a quella socialista pur senza mai aderire né all'extraparlamentarismo di sinistra al né al Psi, ma sapendo cogliere i tratti libertari di entrambe le culture. Specie negli anni del divorzio, una battaglia che diede finalmente alle coppie la possibilità di ricostruirsi un futuro sentimentale.
Un po' diversa, forse, la questione dell'aborto che lo stesso Mughini visse come un dramma allorquando accompagnò la fidanzata di allora da una mammana, non sentendosi entrambi in gradi di assumersi la responsabilità di crescere un figlio non desiderato. "L'aborto andrebbe assolutamente evitato, meglio certamente la prevenzione" afferma con un filo di amarezza e tristezza per quanto anch'egli ritenga che  l'attuale legislazione sull'aborto abbia arginato un fenomeno incontrollato e bestiale come l'aborto clandestino.
Sulla politica d'oggi pensa che siano sicuramente meglio "le facce collaudate" rispetto a quelle cosiddette "nuove".
"Giuliano Amato è certamente un grande professionista e mi spiace moltissimo che non si sia ricandidato" e, nonostante uno spettatore in platea gli faccia notare che Amato in questi ultimi anni si è legato allo schieramento che "ha ucciso il Psi e Bettino Craxi", Mughini è irremovibile: "Non sono assolutamente d'accordo. Certo, Amato non è mai stato un leader ma è stato il miglior consigliere di Craxi ed è oggi uomo di grande levatura politica ed intellettuale".
Conclude parlando degli anni in cui ha collaborato al Foglio ed in particolare di Giuliano Ferrara (che "conosco meglio delle mie tasche", assicura), e della sua pessima idea di mettersi in politica con una lista antiabortista: "Ferrara butta sempre il suo peso fisico in tutto ciò che ha fatto e fa: dai tempi in cui era comunista sino a quando divenne craxiano ed oggi ateo devoto che incontra Ratzinger guardandolo come se fosse la Madonna", "La vita è una cosa troppo complessa per essere utilizzata in campagna elettorale".
Con un colpo di teatro si alza, aglita le spalle con la sua consueta mimica e saluta il pubblico in visibilio che, forse, pensava che in un'Italia così conformista e medievale, uno spirito libertario capace di far sorridere e al contempo pensare fosse ormai più raro della neve a ferragosto.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini