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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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21 maggio 2009

La Chiesa cattolica secondo Mark Twain

Quando ancora andavo alle scuole superiori, venne per qualche giorno un supplente di Religione assai simpatico ed abbastanza stravagante.
Si divertiva a farci disegnare alla lavagna degli alberi ed interpretava così la nostra indole psicologica, per così dire.
Un tipo davvero straordinario oserei definirlo !
L'ultimo giorno di supplenza ci assicurò che - se fosse tornato nella nostra classe - ci avrebbe dimostrato l'esistenza matematica di Dio mediante un'equazione.
Ciò non accadde, ma sono certo che quel tipo sarebbe sicuramente riuscito nell'impresa.
Chi è abituato a leggermi sa quanto io sia preplesso se non contrariato nei confronti dell'ateismo e degli atei, che trovo affatto dissimili dai clericali per inclinazione assolutistica ed in quanto - come affermava il clown di Heinrich Boll - finiscono per parlare SEMPRE ed OVUNQUE di Dio.
Ordunque, anni dopo, anche grazie all'amico Bazardelleparole che me lo fece apprezzare, scoprii un autore che avevo tralasciato nei miei anni giovanili di pur lettore accanito: Mark Twain !
Fu così che riuscii a comprendere che, se - forse - era possibile dimostrare l'esistenza matematica di Dio, sicuramente era possibile dimostrarne quella letteraria !
Leggendo e rileggendo Mark Twain, mi rendo conto di quanta essenza Divina ci sia in quel simpatico ometto baffuto, umorista, scrittore, businessman, pacifista, antischiavista, repubblicano, bizzoso ed incazzoso, che tanto trovo mi somigli (ovviamente anche nella presunzione !)......

Vi riporto qui di seguito due ghiottissimi passi tratti da Uno Yankee del Connecticut alla Corte di Re Artù, edito nel 1889.
Potrete notare come le opere di Mark Twain siano dei veri e propri trattati filosofici, altro che delle storielle per ragazzi (che pur sarebbe bene leggessero, e nella versione integrale) ! Andrebbero adottate nelle scuole al posto di mattoni remissivi come I Promessi Sposi, che, francamente, trovo abbiano assai poco da insegnare ad una società già sufficientemente pecoronizzata.

Luca Bagatin



....Qui potete vedere la mano di quel tremendo potere che è la Chiesa Cattolica Romana. In due o tre secolini, essa aveva convertito una nazione di uomini in una nazione di vermi. Prima dell'avvento della supremazia della Chiesa nel mondo, gli uomini erano uomini, e tenevano alta la testa, e avevano l'orgoglio, lo spirito d'indipendenza dell'uomo; e la grandezza e la posizione che una persona raggiungeva le venivano soprattutto dall'opera e non dalla nascita. Ma poi la Chiesa si fece avanti con un interesse privato da servire; ed era saggia ed astuta, e conosceva più di un mezzo per scorticare un gatto - o una nazione; inventò il "diritto divino dei Re", e lo puntellò tutt'intorno, mattone su mattone, con le Beatitudini - strappandole dal loro buon fine per usarle e rafforzarne uno cattivo; predicò (al plebeo), l'umiltà, l'ubbidienza ai superiori, la bellezza del sacrificio di sé stesso; predicò, (al plebeo), la rassegnazione sotto l'insulto; predicò, (ancora al plebeo, sempre al plebeo), pazienza, povertà di spirito, non-resistenza all'oppressione; ed introdusse caste ereditarie ed aristocrazie ed insegnò a tutti i popoli cristiani della terra a prostrarsi davanti a loro e venerarle.



Per prima cosa avevo iniziato una fabbrica di insegnanti ed una quantità di scuole domenicali; come risultato avevo ora in quei luoghi un mirabile sistema di classi e di scuole elementari in pieno sviluppo, e anche una completa varietà di congregazioni protestanti, tutte in condizioni prospere e fiorenti. Ognuno poteva essere il tipo di Cristiano che desiderava; v'era libertà completa in questo campo. Ma io confinai l'insegnamento pubblico religioso nelle chiese e nelle scuole domenicali, non consentendolo negli altri miei edifici d'educazione. Avrei potuto dare la preferenza alla mia propria setta e far tutti presbiteriani senza alcuna fatica. Ma questo sarebbe stato fare un affronto a una legge di natura umana; i bisogni spirituali e gli istinti sono tanto vari nella famiglia umana quanto lo sono gli appetiti fisici, i colori e le fattezze, e un uomo è moralmente vestito con gli abiti migliori quando è munito dell'abito religioso il cui colore e la cui forma e misura meglio si adattano al colorito, alle angolarità e alla statura spirituali dell'individuo che lo indossa; e inoltre avevo paura di una Chiesa unita; essa costituisce una potenza straordinaria, la più straordinaria concepibile, e allora quando essa poco dopo finisce in mani egoiste, come sempre è pronta a fare, ciò significa morte per la libertà umana, e paralisi per il pensiero umano.



29 settembre 2008

Il ruolo dei Laici e dei Liberali per il futuro dell'Italia



Massimo Teodori, professore di Storia delle istituzioni degli Stati Uniti d'America all'Università di Perugia e già parlamentare del Partito Radicale prima e di Forza Italia poi, con "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista", completa un po' il ciclo di quei libri "clandestini" e "vieti" in quest'Italia, appunto, che ha visto i laici, liberaldemocratici, repubblicani e liberalsocialisti, relegati da sempre in un ruolo marginale. Pur essendo i vincitori della Storia e avendo costruito anche in questo Paese, le fondamenta di uno Stato civile, democratico e liberale.
Altro libro "vieto" è l'ormai quasi introvabile "Il Mondo 1949/66: Ragione ed illusione borghese" di Paolo Bonetti ed edito da Laterza negli anni che furono e che narra l'avventura del liberale Mario Pannunzio, del suo settimanale laico e dei suoi redattori "pazzi malinconici", già provenienti dalle file del Partito d'Azione, del Partito Repubblicano e del Partito Liberale. Nonché i contributi di quei socialisti in dissenso con la linea marxista del Psi di allora.
Massimo Teodori ci regalò anche, non molti anni fa, un volumetto da lui curato dal titolo "L'anticomunismo democratico in Italia: Liberali e Socialisti che non taquero su Stalin e Togliatti", edito dalla Fondazione Liberal ed in cui sono raccolti gli scritti di quei democratici e antifascisti italiani che si opposero con pari forza al comunismo sovietico ed italiano, con le sue violenze ed il suo autoritarismo.
Infine, sempre il Teodori, scrisse un pamphlet di denuncia nei confronti dei cosiddetti "atei devoti" o "laici pentiti", ovvero tutti quei politici e intellettuali che, partendo da posizioni laiche o financo atee, si ritrovano oggi a reggere la veste del Papa dei cattolici e plaudono alle sue ingerenze nella politica dello Stato Italiano.
Con "Storia dei laici", abbiamo ulteriormente modo di approfondire un antico filone storico e culturale che ha le sue radici nel Risorgimento mazziniano, garibaldino e cavouriano e che prosegue nella costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso da una parte e nell'edificazione dell'Italia Liberale dall'altra.
E così, la lotta al fascismo prima in nome della Repubblica ed al comunismo in nome della Libertà e dei valori occidentali passando per la lotta ai monopoli, ai Poteri Forti, alla speculazione edilizia, per il divorzio e la suola pubblica.
E così si va da Salvemini a Pannunzio, da Ernesto Rossi a Luigi Einaudi e Ugo La Malfa.
Pazzi malinconici, ma mai velleitari. Lucidi sognatori in perenne dialogo ed al governo con la Democrazia Cristiana, ma capaci di offrire un'alternativa ed un'argine laico ed occidentale ad essa ed al suo clericalismo imperante.
I laici di allora sognavano una Terza Forza liberaldemocratica e liberalsocialista che li unificasse. Il progetto fallì miseramente, spesso a causa di divisioni e gelosie dei vari partiti di riferimento.
Una riflessione sulla situazione attuale si impone.
Io sono fra coloro i quali ritengono che non si possa minimamente stare dalla parte dell'attuale opposizione di matrice cattocomunista e inconsistente su tutti i fronti, oltre che alleata ad un partito reazionario come l'Italia dei Valori.
L'attuale governo Berlusconi non è la panacea di tutti i mali, ma ha saputo dimostrare di risolverne taluni con misure liberali e financo socialiste: dalla cosiddetta Robin Tax sui petrolieri, alla lotta ai fannulloni, alla detassazione degli straordinari, all'emergenza rifiuti in Campania, alla recente proposta di Brunetta in favore dei diritti alle coppie di fatto.
Non a caso gli storici partiti laici (dal PLI al PRI al Nuovo PSI ai Riformatori Liberali) hanno, negli anni, preferito sostenere sempre la CdL o il PdL piuttosto che l'Ulivo o il Pd.
Certo, trattasi di un governo a sovranità limitata (Berlusconi non è eterno) e con, ahinoi, forti componenti reazionarie e sfasciste (penso alla fallimentare e proibizionista "guerra alla droga" o alla "guerra alle puttane e relativi cllienti").
E' per questo che oggi si può e si deve costruire l'alternativa per l'alternanza (come diceva Pannella, peccato che lui sia così confusionista da essere finito in pasto ai nipotini di Berlinguer e di Dossetti).
L'alternativa a partire dal sostegno contingente a questo governo, ma per garantire, nell'arco dei prossimi 5-10 anni, un'alternanza alla conservazione del PdL.
Per costruire un vero Partito della Libertà, della Laicità, della Democrazia Liberale. Un partito ancorato all'Internazionale Liberale e all'ELDR e che possa finalmente garantire anche all'Italia un vero bipolarismo o bipartitismo, se è questo che la maggioranza degli italiani vuole.
Ma un vero bipartitismo-bipolarismo, presuppone l'esistenza di culture politiche omogenee e radicate nella Storia dell'Europa e dell'Occidente.
E quindi: Liberali contro Conservatori.
Mi viene in mente la Gran Bretagna, ma anche la Francia, ove i laburisti e i socialisti hanno perso tutto il loro appeal riformatore, mentre i liberali avanzano. Portatori di nuovi diritti, di nuove opportunità individuali e quindi sociali.
In Italia la cosiddetta sinistra ha spazzato via il Partito Socialista prima, osteggia da sempre i Laici e i Liberali e, quando decide di fare opposizione, si appella al parolaio Di Pietro e ai suoi girotondi modaioli.
E' anche per questo che i Laici e quindi i Liberali di cui parla anche Massimo Teodori nel suo saggio, forti della loro Storia e cultura di governo, avrebbero la possibilità di fare un salto di qualità.
Non tanto e non solo per il loro bene, quanto per quello dell'Italia che altrimenti non conoscerà mai più una vera alternanza di governo capace di garantire il futuro a tutti noi ed alle generazioni future.

Luca Bagatin



30 luglio 2008

Lo Straniero Misterioso di Mark Twain, ovvero le avventure del giovane Satana



Mark Twain è uno scrittore ed umorista statunitense da sempre assai sottovalutato e relegato fra gli autori di storie per l'infanzia.
Niente di più errato ! Non a caso tutte le sue opere, comprese le celeberrime "Le avventure di Tom Sawyer", erano dirette agli adulti al fine di farli riflettere sulla loro "anima bambina" che li accompagna sempre e comunque, al di là delle convenzioni "morali".
La "morale", ovvero il "senso morale", è un concetto profondamente detestato da Mark Twain, dissacrante paroliere, il quale illustra al meglio questa sua concezione della vita nei suoi quattro manoscritti rielaborati dalla sua "La storia del giovane Satana" che sarà pubblicata definitivamente con il titolo "44 lo Straniero Misterioso".
Il Nostro inizia ad interessarsi e a giocare con la figura di Satana nei primi del '900 ed elabora appunto quattro storie diverse che hanno per protagonista un govane straniero dai poteri soprannaturali - Satana appunto - il quale funge da "reagente" per mettere in luce tutta la crudeltà, la codardia e la follia degli esseri umani.
Su questo punto Twain ha le idee ben chiare nel momento in cui egli si pone la filosofica domanda di matrice darwinista Che cos'è l'uomo ?, egli risponde candidamente: "L'uomo è un animale inferiore, discende in senso letterale e morale dai primati, è l'unico animale che sia crudele, che infligga il dolore per il solo piacere di farlo".
Posizione radicale quella dell'umorista, purtuttavia delineata con uno stile innocente e quasi bambino nella fiaba de "Lo Straniero Misterioso".
La versione che riassume tutta la trilogia del "giovane Satana", ovvero "44 lo Straniero Misterioso", è ambientata attorno al 1500 in Austria e narra appunto dell'arrivo di 44 (il cui nome completo egli stesso tiene a specificare essere: 44 Nuova Serie 864.962, lasciando i suoi interlocutori esterrefatti di un siffatto nome !) un ragazzo sedicenne, mendicante fragile ed affamato, il quale si presenta nella tipografia del paese a cercare ristoro e un lavoro. Qui riceve tutta la disponibilità da parte del tipografo, il quale gli da da mangiare e lo assume. Purtuttavia 44 riceve anche tutto l'odio da parte degli altri operai e della moglie del tipografo, i quali lo costringono a mangiare per terra il cibo dei cani e lo umiliano in ogni modo, financo picchiandolo.
Il ragazzo sopporta in silenzio, senza piagere né lamentarsi e questo indispettisce ancor di più i suoi antagonisti.
L'unico a provare simpatia per 44 è August, un operaio suo coetaneo, al quale il giovane straniero si offre di mostrare i suoi prodigi.
44 infatti riesce a far apparire dal nulla qualsiasi cosa: cibo, oggetti di valore ecc...e tutti provenienti dal passato e addirittura dal futuro e da Paesi ancora non scoperti nel tardo Medioevo (come l'America) !
Ovviamente, per non indispettire ulteriormente gli altri operai e per evitare di finire sulla forca come previsto dalla Chiesa per gli "eretici" di allora, 44 attribuisce tutto il merito delle sue magie al mago del paese. Il quale in realtà è un profittatore e un imbroglione mangiapane a tradimento del tipografo.
44 non è in pena per i maltrattamenti che subisce, anzi. La cosa lo diverte in quanto gli permette di mostrare ad August tutta la stupidità e crudeltà della "razza umana", come la chiama lui. Una "razza umana" devotissima alla Chiesa e quindi a Padre Adolf, il parroco sempre pronto a scovare streghe ed eretici ovunque. Specie se innocenti !
44 non è altro che Satana, il quale è assai diverso da come ci si aspetterebbe che fosse. Egli è, appunto, un "reagente": attore e protagonista del romanzo che finge di subire le cattiverie altrui per il solo scopo di metterle in luce in un crescendo di umorismo privo del "senso morale" che pervade l'umanità addormentata dal conformismo imperante.
Solo nell'ultimo capitolo il giovane 44 svelerà la sua vera natura e quella di tutto ciò che ci circonda: non esiste nulla in realtà (e sottolinea il fatto che sarebbe pazzesca cotanta cattiveria e follia umana in un “mondo reale”). Esiste solo un pensiero ed il suo amico August, il quale a sua volta non è che "un pensiero nell'eternità vuota d'ogni cosa".
Una conclusione grottesca come è a tratti grottesca è questa meravigliosa fiaba per adulti capace di incantare e di lasciarci a esterrefatti di come Mark Twain sia stato capace di fotografare e di prendere in giro l'intima essenza della “razza umana”.... facendoci così sorridere, ma anche vergognare di noi stessi ! Come è giusto che sia.



Non esiste autore che, come il signor Samuel Clemens in arte Mark Twain, riesca a farmi comprendere la vita e la morte ed a farmele amare nonché a farmi sorridere di esse.
Penso che, se io ed il signor Clemens ci fossimo conosciuti e quindi fossimo stati contemporanei, sarebbe stato assai difficile distinguerci per indole umorale, bizzosa e burlona.
Egli amava fumare molto, portare i baffi ed i capelli lunghi e vestirsi sempre di bianco "per sentirsi pulito in un mondo sporco".
Amo fumare anch'io il sigaro e non solo, portare baffi, barba e capelli lunghi quando il caldo non mi tormenta. E vestirmi sempre con camicie e magliette......rosse "per sentirmi vivo in un mondo non troppo in salute".
Non è difficile rimanere bambini per tutta la vita. Specie quando si è consapevoli che un giorno dovremo morire e per questo ricordarci di lasciare ai posteri un ricordo di noi stessi non troppo avizzito dal tempo.


Luca Bagatin (scusate, ma mio fratello Silvestro è un vero pigrone !)



22 marzo 2008

L'ALTERNATIVA LAICA E LIBERALE AL REGIME



Con l'avvento della Seconda Repubblica abbiamo assistito alla pressoché totale scomparsa dei laici dal panorama politico italiano. Dal 25 % al 2 o 3 %.
La caduta della Prima Repubblica per mezzo della "falsa rivoluzione giudiziaria" che consegnò alla "giustizia" i principali esponenti dei partiti democratici e liberali che aveveno governato l'Italia dal 1948 ha, di fatto, portando al governo populisti, macchiette e incompententi del calibro di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Pecoraro Scanio & Co(mpagnia rossa). Ovvero, in soldoni, ha portato al dissesto economico, finanziario e civile di questi ultimi 15 anni.
Ora, posto che il fenomeno della corruzione e del finanziamento illegale alla politica non è affatto debellato (anzi !), non si capisce che cosa Veltroni e Berlusconi, oggi, abbiano in più dei loro predecessori: Bettino Craxi, Ugo La Malfa, Luigi Einaudi e i loro eredi politici liberali, liberalsocialisti e riformatori.
Esemplificando direi che i due principali candidati premier hanno unicamente una gran faccia tosta.
La faccia tosta di prendere in giro gli italiani da quindici anni a questa parte; di aver confezionato ad arte due "partiti-detersivo" che non vogliono dire assolutamente nulla sia sotto il profilo storico che politico e culturale; nonché la faccia tosta di predicare appartenemente bene salvo imbrogliare le carte una volta al governo e rimangiarsi tutte le promesse (peraltro già di per sé limitate: si pensi alla proposta di una assai misera riduzione delle imposte quando invece l'Italia avrebbe bisogno di una radicale riduzione delle imposte a fronte di una radicale riduzione della spesa pubblica).
Il gioco è ormai chiaro a tutti: Veltroni e Berlusconi mirano al pareggio per instaurare, assieme, un vero e proprio regime mediatico alla faccia di chi, come noi, crede ancora ai sempiterni e maggioritari in Europa valori liberali e laici.
L'Italia, lo scriviamo da tempo, avrebbe bisogno d'altro. Ovvero di buona amministrazione riformatrice come negli anni in cui Psi, Psdi, Pri e Pli decisero di allearsi alla Dc sia per contenerne le spinte clericali sia per dare stabilità ad un Paese martoriato dal fascismo e minacciato, ad Est ed al suo interno, dal comunismo.
Fu così che molti di noi, dal 1948 ad oggi, scelsero l'"alternativa laica e democratica" alle Chiese totalitarie Dc e Pci.
E così nel '48 votammo magari per il Psdi (allora Psli ovvero Partito Socialista dei Lavoratori Italiani) di Saragat in antagonismo allo stalinismo di socialisti e comunisti; negli anni '60 votammo il Pri di Ugo La Malfa le cui ricette economiche risollevarono l'economia in crisi e le garantirono il cosiddetto "Boom economico" che ci avvicinò all'Europa; negli anni '80 sostenemmo il tanto odiato craxismo ovvero il dinamismo ed il Made in Italy e la lotta all'inflazione; negli anni '90 scegliemmo l'opzione Radical-pannelliana che denunciava tanto gli sprechi nella pubblica amministrazione e il connubio esistente sin dagli anni '70 fra Dc e Pci, quanto il giustizialismo dilagante che voleva mettere alla gogna chi "dava fastidio" proprio a queste due Chiese (si pensi all'"affaire" Craxi).
Oggi, con lo stesso spirito d'allora, ritengo che, per chi come noi ha nel sangue i valori laici e riformatori, l'unica alternativa sia il pur piccolo Partito Liberale Italiano che, con coraggio, si presenterà in tutta Italia alle elezioni del 13 e 14 aprile proprio contro il Veltrusconismo, ma soprattuto per una radicale riduzione delle imposte per garantire lo sviluppo, per le libertà civili e la ricerca scientifica che guardi al merito e non alle clientele e per un vero abbattimento degli enti pubblici inutili quali Province e comunità montane.
Siamo degli utopici utopisti ? Dei velleitari ? Dei pazzi malinconici come ci definiva e definiva sé stesso il nostro maestro Gaetano Salvemini ?
Non credo.
Penso piuttosto che siamo degli amanti della libertà a 360 gradi. E dell'intelligenza.
Di un'intelligenza che "vedette mediatiche" come il sig. Veltroni e il sig. Berlusconi vorrebbero spegnere con i loro slogan e i loro faccioni debordanti di falsità per continuare a fare il bello ed il cattivo tempo alle spalle di chi lavora, o, non certo a causa sua, è disoccupato; paga le tasse e crede ancora nei valori di laicità e democrazia.



Luca Bagatin



15 marzo 2008

L'unico voto utile se non sei inciucista, fascista, comunista o clericale è semplicemente.....LIBERALE !



Ebbene sì: alle politiche del 13 e 14 aprile le liste del Partito Liberale Italiano saranno presenti in tutta Italia nelle schede di Camera e Senato. Da laici, laicisti e autentici democratici quali pensiamo di essere, non vedevamo l'ora e vogliamo denunciare con fermezza la palese violazione della Legge sulla par condicio da parte di Rai e Mediaset e dei maggiori organi d'informazione nel rifiutarsi di far conoscere ed invitare esponenti dell'unica presenza Liberale alla competizione elettorale.
Detto ciò, andiamo avanti per la nostra strada: infondo esistono i blog e gli organi di stampa laica attraverso i quali possiamo inteloquire e fare informazione senza peli sulla lingua.
Ricordiamo qui che il Partito Liberale di Stefano De Luca si è staccato da tempo dalla Casa delle Libertà e si è recentemente federato con il Partito Repubblicano di Giorgio La Malfa e fu l'unico che inserì nel suo simbolo la dicitura "Casa dei Laici" proprio all'indomani di quel bellissimo pamphlet intitolato "Democrazia e Libertà  - Riflessioni laiche" che uscì nel 2004 (edito da Rubettino a cura di Arturo Diaconale e Davide Giacalone ed al quale collaborai anch'io con alcuni scritti),  che mirava proprio alla costituzione di una Casa Laica, Liberalsocialista e Liberaldemocratica contro il bipolarismo conservatore.
Lo storico PLI, fondato nel 1943 dal filosofo Benedetto Croce, sarà presente alle prossime elezioni con il coraggio di chi vuole denunciare in primis "il rischio che la democrazia rappresentativa italiana precipiti in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano", come recita il Comunicato Stampa ufficiale della Segreteria del PLI.
Il voto al PLI è, peraltro, l'unico possibile voto utile per il cittadino tartassato (visto che lo stesso EURISPES raccomanda vivamente la Liberale "flat tax" al 20%) che, malgovernato in questi 15 anni sia da Berlusconi che dall'armata Brancaleone di Veltroni ha visto ridotti i suoi introiti senza aver ricevuto alcun reale servizio pubblico (si pensi anzi agli enti inutili da abolire subito quali Province e comunità montane veri e propri carrozzoni succhiasoldi). Il voto al PLI è poi l'unico voto utile per il cittadino che vuole che siano rispettate le sue scelte e volontà individuali, senza interferenze dogmatiche di questa o quella fede religiosa, la quale è sempre e comunque un fatto privato; per il cittadino che ritiene che il ruolo dello Stato debba essere limitato ai servizi essenziali e che quei servizi dovrebbero essere comunque realmente percepiti dall'utenza e, infine, per il cittadino che crede nella scuola pubblica ed in una cultura laica e pluralista, ma senza interferenze stataliste.
Tanto il Pdl quanto il Pd hanno fatto di tutto per soffocare le voci laiche, liberali e riformatrici al loro interno.
Il Berlusca ha rinunciato a candidare Daniele Capezzone, il liberale Alfredo Biondi,  il repubblicano Antonio Del Pennino (che molto aveva fatto per la revisione della legge sulla procreazione medicalmente assistita e per la ricerca scientifica), Dario Rivolta e molti altri laici. Il Pd ha imbaracato "qualche sasso in capponaia" radicale (ma alla fine sono 6, 7 o 8 i deputati radicali sicuri ?) viste le insopportabili insistenze di Marco Pannella ed Emma Bonino che evidentemente temevano che i loro rischiassero di rimanere fuori dal Parlamento e quindi: addio ai lauti rimborsi elettorali ed alla possibilità di un po' di visibilità mediatica (sic !).
Quanto al programma del Partito Unico Veltrusconiano è noto a tutti: più Stato e meno mercato; più Chiesa e meno individuo; più Potere alle oligarchie e meno al cittadino.
Morale della favola: "a regazzì, lassatece lavorà !"
E' per questo che, dal basso della nostra umile passione politica dodecennale, invitiamo coloro i quali non si rassegnano allo status quo (e quindi non solo i laici, liberali, liberalsocialisti, radicali non irregimentati e repubblicani) a votare e sostenere l'unica presenza Liberaldemocratica sulla scheda elettorale: l'unico voto utile a tutti noi per non scadere definitivamente ed irreversibilmente in un nuovo autoritarismo messmediatico e populista in un Paese che è già controriformatore (come ebbe a dire il grande riformatore e leader repubblicano Ugo La Malfa) di per sé .



Luca Bagatin



10 marzo 2008

IL 13 E 14 APRILE VOTA PARTITO LIBERALE ITALIANO



Se non sei inciucista, fascista, comunista o clericale: il 13 e 14 aprile VOTA semplicemente LIBERALE




WWW.PARTITOLIBERALE.IT

COMUNICATO STAMPA

Il Partito Liberale Italiano presenta liste in tutta Italia sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, al di fuori degli schieramenti.
Questa decisione coraggiosa costituisce innanzitutto un atto di denuncia rispetto al rischio che la democrazia rappresentativa italiana di precipitare in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano.

Le due maggiori formazioni politiche hanno, di fatto raggiunto un accordo per eliminare le forze minori, anche quelle di grande tradizione culturale, invocando il “voto utile” onde governare poi insieme o, comunque, fare di comune accordo, una riforma costituzionale autoritaria, che trasformerebbe il parlamento in un luogo di “operai volenterosi ed ubbidienti” con l’unico compito di schiacciare bottoni.
Dopo aver occupato l’informazione, le banche, le assicurazioni, gran parte delle società di costruzione, alcuni grandi gruppi finanziari stanno cercando la complicità affaristica della politica dominante per completare il saccheggio in corso del Paese.

Gli italiani, tartassati dalla pressione fiscale, dagli aumenti dei prezzi, dalla crisi economica, hanno perso ogni fiducia in una classe dirigente, di destra come di sinistra, che non ha saputo né voluto avviare la necessaria modernizzazione del Paese.
Il PLI si pone come obiettivo quello di proseguire la competitività, il riconoscimento del merito, l’alleggerimento delle pastoie .burocratiche con i relativi costi, la riduzione del carico fiscale, le liberalizzazioni e privatizzazioni, soprattutto nei servizi pubblici locali per ridurre i costi a carico dei cittadini e garantire lo sviluppo.

Quella liberale intende porsi come una alternativa radicale di chiarezza e trasparenza, rispetto al progmatismo, dai contorni confusi , dilagante, rimettendo l’individuo al centro della società e restituendogli in pieno la sovranità, prevista dalla costituzione, cominciando dalla reintroduzione del voto di preferenza.



23 febbraio 2008

Un viaggio in Paradiso con Mark Twain

Tra vent’anni rimpiangerai le cose che non hai fatto più di quelle che hai fatto. Quindi vai di bolina. Lascia il porto sicuro. Spiega le tue vele al vento. Esplora. Sogna. Scopri.

Mark Twain



Imbattermi in "Viaggio in Paradiso" di Mark Twain è stato per me come imbattermi nella più morbida delle parti anatomiche della più deliziosa fanciulla della terra: una folgorazione !
Eh, sì, aveva proprio ragione quel barbuto geniaccio di George Bernard Shaw quando affermava che questa pur breve opera dell'umorista statuinitense permette di entrare, meglio di altre, nel suo universo di scrittore.
Nulla che lo possa paragonare alle più famose opere come "Le avvenutre di Tom Sawyer" o "Le avventure di Hukleberry Finn"; "Viaggio in Paradiso" è l'umoristica salita nei cieli del capitano Stormfield che, pur destinato all'Inferno, finisce per errore in Paradiso.
Un Paradiso che è tuttavia assai diverso da come la cultura religiosa ce lo descrive: qui infatti non si incontrano così facilmente Profeti e Patriarchi pronti ad accogliere i nuovi arrivati. Figuriamoci  ! Come spiega Sandy, un vecchio angelo: "sarebbe un onere ben grave per quei vecchi accogliere sessantamila nuovi arrivati al giorno " ! E così, predicatori terreni come un certo Talmage di Brooklyn rimarranno delusi quando giungeranno in Paradiso....specie se verranno a conoscenza del fatto che sono stati nominati Profeti emeriti sconosciuti come: il sarto del Tennessee Billings, il veterinario dell'Afghanistan Sakka, il calzolaio di una colonia francese chiamato Marais e il muratore Jones il quale, se gli fosse data l'occasione favorevole, avrebbe dato prova di grande genio militare financo superiore a quello di Napoleone...ed invece fu sempre scartato come soldato semplice in quanto gli mancavano due incisivi ed entrambi i pollici !
Questa è la legge del Paradiso di Mark Twain: coloro i quali nella vita terrena non hanno avuto una ricompensa adeguata ai loro meriti, in Cielo occupano la posizione che loro meglio compete.
E così, fra parate in onore di questi emeriti ma meritevoli sconosciuti, canti angelici ed inni sacri cantati in onore dei neo-arrivati (come un barista convertito in extremis), si snoda il romanzo iperumoristico che fu inedito sino al 1907 per volontà dello stesso Twain che pur lo iniziò nel 1870.
"Viaggio in Paradiso", a dire il vero, è solo uno (ma sicuramente il migliore) dei racconti dissacranti nei confronti della religione scritti dal Nostro (molti dei quali contenuti nella raccolta "Racconti contro tutti" edizioni Stampa Alternativa).
La gran parte sono rimasti inediti sino a parecchi anni dopo la sua morte (1910), sia per volere della moglie che della figlia e in quanto sarebbero certamente stati censurati in un'epoca così bigotta e legata alla tradizione.
Fra questi vorrei ricordare "Lo Straniero Misterioso" che secondo me è un vero e proprio romanzo filosofico il cui protagonista è un ragazzo non a caso di nome Satana il quale, fra le altre cose, spiega ad un gruppo di suoi coetanei come la gran parte della "razza umana" sia fatta di pecore che seguono le minoranze che gridano più forte delle altre. Significativo in questo senso il passo: "Le monarchie, le aristocrazie, le religioni sono tutte basate su questo grande difetto della vostra razza: la diffidenza di ogni individuo nei confronti del suo vicino, e il desiderio, per motivi di sicurezza e di comodità personale, di mostrarsi sotto una buona luce agli occhi del vicino".
Come non dare torto, pur a distanza di oltre un secolo, al signor Samuel Langhorne Clemens in arte Mark Twain: eterno ragazzo, eterno monello, impareggiabile maestro di vita per ragazzi e adulti che in ogni epoca hanno riso e continueranno a ridere dell'assurdità che ci circonda.



Luca Bagatin



26 gennaio 2008

PER NON SMETTERE MAI DI ALZARE LA TESTA DI FRONTE AI TOTALITARISMI



Il 27 gennaio di ogni anno si commemorano le vittime della barbarie nazifascista ed è stata scelta proprio questa data in quanto il 27 gennaio 1945, con l'entrata delle truppe sovietiche ad Auschwitz, si scoprì per la prima volta l'esistenza in Germania di campi di sterminio di massa.
E' una triste storia quella dei campi di sterminio di massa. Una storia che ha visto uniti nazisti, fascisti e comunisti: ieri come oggi.
Ieri con i campi di concentramento disclocati in tutto il Terzo Reich per eliminare e disumanizzare: ebrei, dissidenti politici, zingari, omosessuali, testimoni di geova; ieri con i gulag sovietici che mieterono 80 milioni di vittime in tutta l'Asia ed oggi ancora con le barbarie commesse in Cina, a Cuba ed in tutti i Paesi ove regna l'orrore marxista leninista che vuole imporre una "società perfetta e senza classi".
Ma, come dimenticare le vittime del Potere di Santa Romana Ecclesia perpetrato per tutto il Medioevo sino all'800 per eliminare e "redimere" i cosiddetti "eretici": catari, templari, gnostici, liberi pensatori, scienziati: condannati a torture paragonabili alla ferocia dei nazisti ed il tutto in quanto "eretici", ovvero avevano scelto strade diverse rispetto al dogma ed al monolitismo della Chiesa cattolica che ha sempre imposto le sue astrusità financo contrarie al Verbo di quel Gesù detto il Cristo che afferma di rappresentare per mezzo di un uomo che siede nel trono papale ornato riccamente ed al quale financo il Parlamento italiano da ascolto !
E dell'Islam fondamentalista ne vogliamo parlare ?
Tutte le religioni e le chiese istituzionalizzate (comprese le ideologie politiche totalitarie come nazismo, fascismo e comunismo che sono delle vere e proprie fedi messianiche) sono foriere di barbarie e di annientamento delle coscienze individuali.
Esse impongono i loro astrusi credi alle masse al fine di soggiogarle e di far loro un vero e proprio lavaggio della mente.  Le svuotano dalla loro individualità, le fanno sentire partecipi di gloriosi progetti universali che porteranno il Mondo ad essere migliore ! E il tutto per mantenere saldo il potere dei pochi a danno dell'Umanità intera perpetrando violenze, sopraffazioni, indebite ingerenze nelle vite financo private dei cittadini.
Così sono sorte le ideologie messianiche che hanno preso alla lettera il Verbo dei loro profeti e lo hanno strumentalizzato annientando tutti gli eventuali oppositori interni ed esterni.
Nel caso del marxismo, Marx stesso fu il fondatore di una Chiesa antiumanitaria che, come aveva predetto Giuseppe Mazzini nel suo "Discorsi sulla democrazia in Europa", avrebbe asservito un popolo agli interessi di uno Stato schiavista, livellatore e avido.
Altro che società perfette e in armonia !
Le società perfette non sono che illusioni di menti limitate o precisi disegni di menti criminali.
La società è fatta di individui. Questo basta. Ogni individuo ha una sua mente, una sua coscienza, una sua individualissima creatività e proprio attraverso questa ed il suo libero arbitrio può decidere quel che sarà di lui.
E non c'è Stato, Chiesa, dogma, ideologia che può renderlo schiavo pena l'annientamento del suo essere "persona", donna o uomo che sia.
E' per questo che oggi, che sia il 27 gennaio o meno, ogni sincero democratico, ogni sincero liberale, ogni sincero individuo pensante non può non ricordare il passato dei suoi avi barbaramente massacrati. Di suoi pari in quanto persone.
E non può quindi non continuare a battersi contro il nuovo fascismo, il nuovo comunismo, il nuovo clericalismo di ogni credo religioso.
Nei fatti non vi è nulla di "nuovo". Cambiano i nomi, i presunti "leader", i simboli forse, ma per il resto i disegni di queste ideologie totalitarie e messianiche sono gli stessi: fame di Potere e Dominio (specie delle menti e delle coscienze) e desiderio ultimo di raggiungere (impossibili e improbabili) società "perfette" e livellatrici di orwelliana memoria.

Luca Bagatin

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi".

PRIMO LEVI


"Possa l'individuo essere consapevole
della sua innata Divinità.
Possa egli alzare sempre la testa di fronte ai soprusi
senza abbassarla mai un momento.
Possa egli essere consapevole della propria individualità
senza mischiarsi mai alla massa indistinta.
Non esiste una società perfetta, né
nessuno di noi potrà salvare il mondo dal suo autoannientamento.
Ma ciascuno di noi potrà almeno ricercare la felicità interiore, che
è la cosa più importante.
Possono torturarci, violentarci, mutilarci,
financo uccidere i nostri corpi mortali.
Ma non potranno mai uccidere la nostra Coscienza che è la nostra Anima.
Essa appartiene all'Universo infinito di cui siamo fatti".

LUCA BAGATIN



17 settembre 2007

IL NOSTRO XX SETTEMBRE: FESTA NAZIONALE DELLA LAICITA' DELLO STATO by Luca Bagatin


Il 20 settembre 1870 le truppe italiane entravano a Roma, riuscendo ad aprirsi una breccia a Porta Pia, sconfiggendo le truppe papaline. 
La presa di Porta Pia rappresenta non solo l'annessione di Roma al Regno d’Italia di cui divenne capitale, ma anche la caduta del Potere temporale del Papa e del potere vaticano sulla città. 
Il Regno sancì così la separazione fra potere Statale e potere temporale, concedendo al Papa il governo della SOLA Città del Vaticano. Si realizzarono così i sogni di tutti i democratici dell'epoca: mazziniani, liberali, repubblicani, socialisti, ebrei, massoni e di tutti gli anticlericali. 
Questa giornata nazionale della laicità dello Stato, dell'anticlericalismo non antireligioso, fu festa nazionale italiana sino all'avvento del fascismo e dalla sua caduta non fu mai più ripristinata. Purtroppo, oggi, la separazione fra Chiesa e Stato sancita nel Risorgimento è pressoché inesistente dopo la stipula del Concordato fra Mussolini e la Santa Sede nel 1929, assurdamente inserito nella Costituzione repubblicana (Art. 7) con il voto congiunto di democristiani e comunisti nel 1947, ed il successivo Concordato, con il governo Craxi, stipulato fra Italia e Vaticano. 
Punterei oltretutto il dito su diverse questioni che vanno dal meccanismo dell'otto per mille nella dichiarazione annuale del reddito che, nei fatti, è una vera e propria spartizione di quattrini fra Stato e Chiesa cattolica (che peraltro ad oggi incamera circa un miliardo di euro per alimentare la sua struttura burocratica e di potere) passando per l'esenzione dell'ICI sui beni ecclesiastici voluta prima dal governo Berlusconi e poi dall'esecutivo Prodi, sino alle dichiarazioni di sapor oscurantista sulla sessualità e contro la libertò di ricerca scientifica da parte delle gerarchie vaticane presiedute da Banedetto XVI.
Né si può inoltre dimenticare, nel silenzio complice di partiti e sindacati, lo scandalo, unico al mondo, di 25.000 docenti di religione cattolica immessi in ruolo nella scuola di Stato senza essere mai passati attraverso una graduatoria pubblica, ma scelti discrezionalmente dagli apparati diocesani.
E' giunto il momento che i laici italiani si facciano nuovamente sentire in ogni piazza e in ogni luogo democratico:

- per il ripristino immediato della festività del 20 settembre

- per una nuova separazione fra Stato e Chiesa ovvero: abolizione del Nuovo Concordato e dell'art. 7 della Costituzione.

Luca Bagatin



14 settembre 2007

ASPETTANDO IL XX SETTEMBRE...un articolo di Aldo Chiarle


Ernesto Nathan e....la Breccia di Porta Pia
 
Sarebbe sciocco non ammetterlo: l'articolo che segue non è propriamente breve. Diciamo pure che è proprio lungo. Purtuttavia merita leggerlo, stamparlo e conservarlo a presente e futura memoria.
Si avvicina la storica data del 20 settembre che ricorda la Breccia di Porta Pia che portò l'Italia all'unificazione e pose fine al potere temporale dei Papi su Roma che divenne Capitale del Regno.
E' per questo che, con spirito risorgimental-laico-patriottico, vorrei proporvi l'articolo dell'amico e compagno Aldo Chiarle tratto dall'Opinone delle Libertà del 12 e del 13 settembre a ricordo di Ernesto Nathan, il sindaco repubblicano di Roma che fu eletto tale cento anni fa e che incarna lo spirito "barricadeiro" del 20 settembre nonché il prototipo del buon amministratore.
Buon pre-20 Settembre.....FESTA ANTICLERICALE !

Luca Bagatin



Cento anni: 1907 Ernesto Nathan veniva eletto sindaco di Roma

Quel sindaco massone che fece grande Roma
di Aldo Chiarle

Ernesto Nathan fu eletto consigliere comunale di Roma nelle elezioni del 1898 e nel 1907 sindaco della città, carica che resse fino al 1913. Eletto sindaco in un momento particolarmente critico di Roma capitale, a causa dello sfascio morale e edilizio (saccheggio del patrimonio storico con stupende ville abbattute per costruire nuovi cantieri), Nathan municipalizzò i servizi pubblici più importanti ( dai trasporti, all'acqua, alla luce) e realizzò grandi opere come la Galleria del Traforo e dei nuovi ponti sul Tevere. Ma non è questa attività che ha fatto grande Nathan: lo hanno fatto le scuole elementari costruite in tutti i vecchi rioni; le case popolari del rione Testaccio con l'assistenza scolastica e sanitaria per tutti gli abitanti; gli alberghi dei poveri e le mense popolari create nello stesso quartiere; le decine di iniziative sociali, sanitarie a favore dei meno abbienti e le istituzioni per i poveri e per gli operai. E voglio ricordare – perchè pochi lo sanno- una grande opera fondata nel 1874 dalla madre di Nathan, Sarina Levi di Pesaro, la scuola “Mazzini” con sede a Trastevere, in via S. Crisogono al numero 37.
Ernesto Nathan fu anche tra i fondatori della “Dante Alighieri”, autore di decine di libri, pubblicazioni, articoli e studi. Massone dichiarato, fu iniziato il 24 giugno 1887 nella Loggia “Propaganda Massonica” - Oriente di Roma, ed eletto Gran Maestro dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919. Nel 1910 Nathan nella sua qualità di sindaco, pronuncia il 20 settembre dinanzi alla Breccia di Porta Pia, un discorso che crea violente polemiche. Perché suscita la reazione dello stesso Pontefice Pio IX. Riportiamo, di seguito, i testi che testimoniano lo scontro tra l'allora sindaco della Capitale ed il Papa dell'epoca. A dimostrazione non solo dello stile di un'epoca ma anche dei livelli di asprezza del confronto di allora tra stato e chiesa.
“Cittadini- questo il discorso di Nathan - non parlo in nome della sola Roma, ne è segno la corona ora presentatami, la presenza del consiglio provinciale, presieduto dall'illustre suo vice presidente. È tutta la plaga intorno a noi, è tutta la provincia che si unisce alla città, solidale con essa nelle libere affermazioni, nelle popolari aspirazioni.
E, se di nuovo io mi indirizzo a voi da questo storico luogo, è per volontà vostra da poco manifestatami con il vostro suffragio; voleste che la voce dell'amministrazione popolare risonasse di nuovo qui, e questa rappresentanza voleste nell'anno quando da ogni lato d'Italia e da fuori, dai i due emisferi, connazionali e stranieri, si recheranno qui in pellegrinaggio per rammentare il giorno in cui, mezzo secolo fa, il parlamento sub alpino, nella certa visione dei destini nazionali, Roma rivendicò capitale della nuova Italia. Davanti alla volontà del popolo, all'opra dei grandi fautori, l'Apostolo, il Guerriero, il Re, lo Statista, dinanzi al prode esercito, ai valorosi volontari, ai cittadini, quanti oprarono, soffrirono, morirono, per la conoscenza che talvolta illumina gli uomini e le assemblee, così allora statuì quell'illustre patriottico consesso, e così, nella maturità degli eventi fu. Conferma di quel voto solenne, noi siamo qui oggi; e domani il mondo intero, nelle molteplici sue rappresentanze, qui converrà per constatare come la Roma dell'oggi, la Roma della terza Italia riprenda il cammino del destino assegnatole, riassuma in se la volontà e le aspirazioni di un grande popolo, varchi le frontiere e nelle estrinsecazioni della vita, nelle manifestazioni del pensiero, attraverso i monti, si affratelli con gli altri popoli.
Tale è la Roma che onorato il mio ufficio rappresentare, di indice della libertà del pensiero, entrato in una con la bandiera tricolore; un'altra Roma, prototipo del passato, si rinchiude dentro un perimetro più ristretto del muro di Belisario, intesa a comprimere nel brevissimo circuito il pensiero, nella tema che come gli imbalsamati cadaveri del vecchio Egitto, il contatto con l'aria libera abbia a risolverla in polvere. Di li, dal pregiudizio del dogma, ultimo disperato sforzo per eternare il segno dell'ignoranza, scende, da un lato, l'ordine ai fedeli di bandire dalle scuole la stampa periodica, quella che narra della vita e del pensiero odierno; dall'antro risuona tonante la proscrizione contro gli uomini e le associazioni desiderosi di conciliare le pratiche e i dettami della loro fede, con gli insegnamenti dell'intelletto, della vita vissuta, delle aspirazioni morali e sociali della civiltà. Ritornate, o cittadini, alla Roma di un anno prima della Breccia, nel 1869. convennero allora in pellegrinaggio i fedeli di tutte le parti del mondo, qui chiamati per una grande solenne affermazione della cattolicità regnante. San Pietro, nella monumentale sua maestosità, raccoglieva nell'ampio grembo i rappresentanti del dogma, in Ecumenico Concilio; vennero per sancire che il Pontefice, in diretta rappresentanza e discendenza di Gesù, dovesse, come il Figlio ereditare onnisciente illimitato potere sugli uomini, e da ogni giudizio morale i decreti sui sottrarre, in virtù della infallibilità proclamata, riconosciuta, accettata.
Era l'inverso della rivelazione biblica del Figlio di Dio fattosi uomo in Terra; era il Figlio dell'uomo fattosi Dio in Terra! Vi fu chi, forte della storia dei pontefici attraverso i secoli, reagì alla bestemmia rivolta a Dio e agli uomini. Doellinger rimase solo! Revocare in dubbio, discutere i decreti del Capo della Chiesa per la gerarchia era il primo passo per sottometterlo al libero esame; era il forellino attraverso cui passava l'aria ossigenata della scienza , del progresso civile. E però sulle vecchie mura del dogma si sovrappose l'intonaco dell'infallibilità per unanime consenso. Fu l'ultima grande affermazione dinanzi al mondo, della Roma prima della Breccia, era l'ultimo pellegrinaggio al Pontefice Re. Confrontate il fatto di allora con quello che ora si prepara, e misurate il cammino percorso in 40 anni, un giorno nella vita della Città Eterna! Guardatela nelle nuove forme, nei nuovi atteggiamenti. Le mura di Belisario trapassate da ogni lato, come le mura di Servio Tullio, stanno là a determinare il circuito della vecchia Roma, con i suoi orti si protendono verso il colle e verso il mare, senza soluzioni di continuità, e appena qualche albero, fra le nuove, larghe, e illuminate vie, fra le case moderne, delle altre ricorda l'esistenza. Il Gesù è diventato un archivio nazionale, archivio anche di tristi memorie; Castel Sant'Angelo, la tomba del morto Imperatore Romano, ridotta poi a tombe dei viventi sudditi papali, è un museo di ricordi medioevali, per insegnamenti e raffinamenti dei cittadini; l'insigne e colossale monumento della grandezza romana, le Terme Diocleziane ridotti a fienili, magazzini e sconci abituri, ora si circonda di giardini e ritorna in vita, degna vita, grande, impareggiabile museo nazionale dell'arte antica.
E potrei continuare; mostrarvi le scuole elementari, il Lungo Tevere, la dove si ergeva, monumento di stolta intolleranza, il Ghetto; i bagni pubblici in recinti ove la tolleranza consentiva la corruzione dei costumi; riassumo: nella Roma di un tempo non bastavano mai le Chiese per pregare, mentre invano si chiedevano le scuole; oggi le chiese sovrabbondano, esuberano e le scuole non bastano mai! Ecco il significato della Breccia, o cittadini. Nessuna Chiesa senza scuola! Illuminata coscienza per ogni fede, ecco il significato della Roma d'oggi”. E concluse Nathan: “ovunque, da Torino a Marsala a Palermo da Napoli a Perugia ai campi di Castelfidardo, l'Italia ha celebrato la ricorrenza cinquantenaria della sua ricomposizione e della sua unità, e dovunque fu presente Roma nel cuore della sua cittadinanza nella parola dei rappresentanti suoi. Oggi la ricorrenza del giorno fatidico che ha sacrato l'unità patria, il Paese tutto e qui presente, nella sua più augusta rappresentanza; con noi ricorda il passato, con noi fraternamente opra i presente, con noi prepara nella coscienza del comune dovere, l'avvenire. Un solo grido prorompa dai vostri petti dinanzi a questa Breccia: Viva la Terza Italia”

Fatto nuovo negli annali del Pontificato, al discorso del Sindaco, rispose il Pontefice Pio IX con la seguente lettera indirizzata al Cardinale Vicario: “al diletto figlio Pietro cardinale Respinghi, Nostro Vicario Generale. Signor Cardinale, una circostanza di eccezionale gravità. Ci muove a rivolgerle la Nostra parola per manifestarle il dolore profondo dell'animo nostro. Da due giorni un pubblico funzionario nell'esercizio del suo mandato, non pago di ricordare solennemente la ricorrenza anniversaria del giorno in cui furono calpestati i sacri diritti della sovranità pontificia, ha alzato la voce per lanciare le dottrine della fede cattolica, contro il Vicario di Cristo in Terra e contro la Chiesa stessa lo scherno e l'oltraggio. Parlando in nome di questa Roma che pur doveva essere, secondo autorevoli dichiarazioni, la dimora onorata e pacifica del sommo Pontefice, si è presa direttamente di mira la nostra stessa giurisdizione spirituale arrivando impunemente a denunciare al pubblico disprezzo per fino gli atti del nostro apostolico ministero.
A questa audace contestazione della missione affidata dal Cristo Signore Nostro a Pietro e ai suoi successori, accoppiandosi pensieri e parole blasfeme, si è osato di insorgere altresì pubblicamente contro la divine essenza della Chiesa, contro la veracità dei suoi dogmi, contro l'autorità dei suoi concili. E poiché all'odio della Chiesa va naturalmente congiunto l'odio più dichiarato ad ogni manifestazione di pietà cristiana, non si è indietreggiato neppure dinanzi al proposito malvagio e anti sociale di offendere il sentimento religioso del popolo credente. Per questo cumulo di ampie affermazioni, quanto gratuite e quanto blasfeme, non possiamo non levare alta la voce di giusta indignazione e protesta, e richiamare, impari tempo, per mezzo di Lei, signor Cardinale, la considerazione dei nostri figli di Roma sulle offese continue ed ognor maggiori alla religione cattolica, anche per parte di pubbliche autorità, nella sede stessa del romano pontefice. Questa nuova e ben constatazione non isfuggirà certamente ai fedeli tutti del mondo cattolico, offesi anch'essi, i quali si uniranno con i nostri cari figli di Roma per innalzare con fervore le loro preghiere all'Altissimo, affinchè sorga a difesa della sua Sposa divina, la Chiesa fatta così indegnamente bersaglio a calunnie sempre più velenose e agli attacchi sempre più violenti dalla impune baldanza di suoi nemici. Facciamo voti che per l'onore stesso della città eterna, non abbiano a rinnovarsi questi intolleranti attacchi; ed inatnto come pegno della nostra speciale benevolenza,
Le impartiamo di cuore , Signor Cardinale, l'Apostolica Benedizione”.
L'inatteso, quanto violento e ingiustificato attacco, il sindaco Nathan oppose una calma e misurata difesa sotto forma di lettera ai direttori dei giornali cittadini. Ed ecco il testo: “Pregiatissimo Signor Direttore, per gli atti dell'Ufficio mio devo rispondere al Consiglio, alle competenti autorità; interviene per il discorso del 20 settembre un rescritto del sommo pontefice all'Eminentissimo cardinale Vicario per stigmatizzare le parole mie al cospetto della cittadinanza, dell'Italia e di tutto il mondo. Il rispetto verso di Lui, verso tutto il concorsio civile impone una spiegazione. Egli, dal Vaticano, fulminando chi sta al Campidoglio, non rende più evidente il tema del discorso, il contrasto tra Roma passata e la Roma presente? Sono colpevole – come egli dice – di lanciare offese ed ognor maggior alla religione cattolica; ho alzato la voce per lanciare contro il Vicario di Cristo in terra lo scherno e l'oltraggio? O non ho messo invece davanti agli occhi dei cittadini uno specchio fedele perchè tutti vi vedessero riflessi gli eventi del passato, quelli verificatisi attraverso l'altro governo, altra volontà, altri insegnamenti, altre ispirazioni?
Non sono io autore o inventore del bando per esiliare dalla scuole o dai seminari tutta la stampa periodica; non io ad immaginare condanne solenni alla democrazia cristiana, ai modernisti, ai sillogisti, a quanto muovono affannosamente alla ricerca di un fede che concilia intelletto insieme al dogma, rito religione in guisa da negare la consolazione della fede a chi ai mutabile precetti e volontà degli uomini non potette umiliare cieca sottomissione; non io a creare l'ignoranza che abbandonandosi alla superstizione brutalmente respinge il sapere; non io a mancare di rispetto alle altrui credenze, diritti imprescrittibili dell'individuale coscienza, nei tanto poco venir meno ai riguardi dovuti al Pontefice, all'uomo chiamato ad altissimo Ufficio, che nei limiti consentiti nel cuore e nell'intelletto sacrifica tutto l'essere suo per amore del bene, secondo i dettami della sua coscienza. No! Come il Sommo Pontefice dall'alto della Cattedra di San Pietro ha dovere di dire la verità quale a lui appare, ai credenti, così il minuscolo sindaco di Roma dinanzi alla Breccia di Porta Pia, per lui iniziatrice di una nuova auspicata era politica e civile, ha uguale dovere innanzi alla cittadinanza. Offende le orecchie di afferma “calpestati i diritti della Sovranità Pontificia”; ma non è l'uomo, non sono le sue parole, è il fatto che offende, opprime, preoccupa, esaspera; il fatto avvenuto in passato, il fatto che si avanza fatale, con passo più sicuro, a misura che l'albeggiante giorno della nuova Italia rischiara la strada agli ansiosi trepidi viandanti; il fatto che guida le genti, iscritto fra i dettami della legge che governa l'universo dalla mano del progresso: fatto che sovrasta Pontefice e Sindaco.
Tutto si muove, si evolve, si allarga e gli uomini e gli volgono gli occhi su alla ricerca della fede, illuminata dal sapere. Se ho offeso i doveri dell'ufficio mio, spetta al Tribunale; se ho offeso i doveri dell'ufficio mio spetta il giudizio alla cittadinanza; se ho offeso la Religione, la coscienza tranquilla, senza intermediario, risponde dinanzi a Dio.”. Roma, 24 settembre 1910 – Ernesto Nathan, Sindaco di Roma. La conferenza del Sindaco Nathan (e la relativa polemica) fu raccolta dal Grande Oriente d' Italia in un opuscoletto che uscì nel novembre dello stesso anno, con il titolo di “Roma papale e Roma italiana”. Ed uscì con una breve presentazione dello stesso Nathan: “lo sdegno pontificio, misurato o no, calcolato o no, (le teste di turco sonn sempre manichini pregiati nell'arte diplomatica) ha richiamato sulle mie povere parole l'attenzione di molte persone, in molte parti del mondo: l'appassionato appello all'universalità contro il “blasfema”, contro l'usurpazione italiana che ad un cittadino lascia libertà di parole nella Città Eterna, dando la consueta annua rivendicazione dinanzi alla Breccia di Porta Pia un valore diverso; l'importanza di un documento, non utile illustrazione di un dato momento nella storia di Roma e dei poteri che n el contrasto e nel possesso.
Conoscerlo nella sua integrità, non come fu raffazzonato, riassunto, commentato, è bene; come non è male mettere sotto occhio, a chi voglia serenamente giudicare il testo preciso della unilateralmente appassionata discussione; il discorso originale, la requisitoria solenne e vibrata del Pontificato, l'austera e pacifica risposta. Verranno le brevi pagine a snebbiare le menti di non pochi, tratti in errore; altri illumineranno sull'atteggiamento di chi, ritornando ai tempi classici di Pio IX, in nome del redentore e della religione, inutilmente s'affanna a trascinare stati e popoli ad insorgere contro l'unità dello stato e la volontà del popolo”. Roma 15 novembre 1910. Ernesto Nathan ritornò su questa polemica il primo dicembre 1912 al Teatro Argentina. E di quel discorso non ritirò nulla.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini