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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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3 ottobre 2011

La Rossa e il Garibaldino

Maria la Rossa ed Emanuele, anzi, Manue.
Lei una contadina ligure dai capelli rossi, lui un garibaldino che combettè - assieme al Generale Giuseppe Garibaldi - nella battaglia di Mentana.
Maria, grande lavoratrice ed "iniziata" alla medicina popolare, con la quale cura misticamente i malati del paese.
Manue, cittadino fiero ed appassionato. Colto ed amante dei circoli massonici risorti dopo l'Unità d'Italia e nei quali si riunisce periodicamente a Genova. Poco dedito al lavoro, Manue, ma sicuramente fedele a Maria la quale, purtuttavia, in campagna ha un gran da fare fra mungitura e raccolta delle olive.
Sarà proprio per queste ragioni che caccerà di casa Manue e frequenterà un altro uomo, Angelo, contadino e fervente cattolico, anche se non sempre fedele alla moglie.
Tale l'affresco risorgimentale e post-unitario del piccolo romanzo di Agostino Pendola, quasi un racconto lungo “La Rossa e il Garibaldino”, edito da De Ferrari di Genova, in un'elegante edizione che reca in copertina la foto storica del garibaldino Luigi Canessa, eroe di Mentana.
Agostino Pendola, classe 1953, di Rapallo, già collaboratore de "La Voce Repubblicana" e de "Il Pensiero Mazziniano", ha, in passato, già dato alle stampe importanti saggi quali: "Anticlericali e mazziniani nella Rapallo di fine Ottocento" e "L'Eccidio del Muraglione e altre storie della Resistenza Rapallese".
In questa sua ultima opera ci presenta, senza troppe pretese, alcuni piccoli protagonisti dell'Unità d'Italia: siano semplici contadini o reduci garibaldini. Una società innocente, in sostanza, anch'essa protagonista - a pieno titolo, al pari dei Grandi del Risorgimento - della Storia d'Italia.

Luca Bagatin



29 novembre 2010

"Consigli surRenali per venire a patti con chiunque. Tranne che con la vostra coscienza" by Baglu



Non scrivete mai la verità su qualcuno, specialmente se questa corrisponde esattamente alla verità dei fatti per come si presentano di fronte anche ad un imbecille. Qualcuno, infatti, potrebbe dirvi che siete saccenti, ignoranti o - peggio - avete la penna in vendita (o in affitto) oppure cercate notorietà.
Se, ad esempio, il Re è nudo: evitate di farglielo notare. Dategli semplicemente ragione ed elogiatelo per il bell'abito che...ehm..."indossa".

Se dovete fare una recensione siate sempre lusinghieri e benevoli, ovvero non criticate mai negativamente il libro che andate recensendo anche se questo è robaccia o, meglio, roba buona solo a nettarsi il deretano.
Diversamente l'autore vi accuserà di non averlo letto o, peggio, di incompetenza e vi additerà come incapace persino a leggere libri o, peggio, a nettarvi il deretano.

Se ricevete l'apprezzamento di qualcuno che, magari, così, per simpatia, decide di pubblicare ciò che avete scritto, RIFIUTATE ! Qualcuno, dotato di particolare "UMILTA'" potrebbe accusarvi di dossieraggio, di killeraggio, di aggiotaggio, di primomaggio !
Se è la festa del lavoro vi consigliamo dunque di passarla a letto. Se è un qualsiasi altro giorno della settimana, ANCHE ! Ogni cosa che scriverete potrà essere usata contro di voi ed ogni singola lettera digitata potrebbe causarvi particolari disturbi gastrointestinali.

Anche se conoscete discretamente bene un argomento o, magari, lo sapete anche a menadito o magari ne siete così curiosi da averlo approfontito per anni: evitate di esprimere un'opinione in merito o, peggio, di parlarne, di scriverne, di discettarne.
Rischierete altrimenti di farvi dare del "tuttologo" o, peggio, dell'"indemoniato".

Già che ci siete, evitate di esprimere opinioni, specie se ben argomentate: non sarete mai abbastanza titolati a farlo quanto qualcun altro.

Qualcuno o qualcun altro sono il vostro Dio.
Voi stessi siete il vostro Satana.
Purificatevi, spurgatevi. E ricordatevi di nettarvi il deretano con particolare cura (se sapete leggere e recensire un libro come si deve !!!!).

Non scrivete mai consigli surRenali. Qualcuno potrebbe adontarsene.



8 febbraio 2010

9 febbraio 1849: proclamazione della Repubblica Romana



Anche quest'anno passerà sotto silenzio la commemorazione della Repubblica Romana, proclamata il 9 febbraio del 1849.
Giuseppe Mazzini ne fu il il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini (come Goffredo Mameli) e dal popolo romano, che i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Passerà sotto silenzio in quest'Italia scarsamente democratica e per nulla liberale, che purtuttavia alla Repubblica Romana dovrà le basi della sua stessa libertà di pensiero, parola ed azione.
La Repubblica Romana, guidata dal trimunvirato: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, una volta scacciato il Papa, si dotò infatti immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l'eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d'America redatta alla fine del '700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt'altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all'Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le "guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale" e, all'Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
Oggi certa storiografia clericale, leghista e dunque mistificatrice, tende a descrivere i risorgimentali mazziniani di allora come dei "briganti atei ed antireligiosi". Nulla di più falso e calunnioso, al punto che lo stesso Giuseppe Mazzini ha sempre fatto riferimento nei suoi scritti e discorsi a Dio, inteso come Divinità universale antidogmatica, al di sopra di ogni Potere costituito.
Nella fattispecie la bandiera della Repubblica Romana: il tricolore verde, bianco e rosso, recava al centro la scritta "Dio e Popolo" (che per molti versi ricorda l'iscrizione posta sul Dollaro statunitense "In God We Trust", adottato circa un secolo dopo, ovvero nel 1956), per rimarcare la fede mazziniana e repubblicana nel Popolo sovrano e nella Divinità Universale (e ciò ci rimanda per moltissimi versi al teismo illuminista e volteriano), la quale non può ritenersi privilegio esclusivo della Chiesa cattolica e del Vaticano.
La Repubblica Romana, purtroppo, durò solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati con il Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l'unità d'Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall'influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, a scuola, di tutto ciò si insegna poco o nulla ed è normale che, raggiunta l'età adulta, si sia poco consapevoli non solo della propria storia e quindi delle proprie origini, ma anche dei propri diritti e doveri.
Se, quantomeno nella scuola pubblica, ovvero in quelll'istituzione per la quale i mazziniani si batterono con maggiore tenacia per garantire a tutti l'elevazione intellettuale, morale e spirituale, si studiasse la Costituzione della Repubblica Romana e i "Doveri dell'Uomo" di Giuseppe Mazzini, sono certo che molti giovani comincerebbero a diventare veramente consapevoli del ruolo politico attivo che ricoprono nella società.
Oggi, invece, si preferisce dimenticare o mistificare.
Denigrare la democrazia e la libertà per erigersi a custodi del nuovo dogma: presunte radici cristiane (in realtà greco-romane), recupero del dialetto (pur non conoscendo bene l'italiano), lotta senza quartiere al "diverso" (in quanto frustrati e annoiati da sè stessi).
Un dogma che si fonda sull'ignoranza, sul pecorume, su una massificazione di cervelli assai poco inclini all'approfondimendo.
Anche per questo - a quasi 150 anni dall'Unità d'Italia - non va dimenticato lo spirito della Repubblica Romana ed i principi mazziniani che in essa trionfarono.
Principi ancor più attuali oggi di ieri: democrazia, emancipazione, comprensione del "diverso", fratellanza in quanto riconoscimento del principio universale del "siamo tutti nella stessa barca" e fonte di un'unica origine: il ventre di Madre Natura.

Luca Bagatin

PS: ringrazio di vero cuore l'On. Paolo Guzzanti - già conduttore televisivo e vicedirettore de "Il Giornale", oggi vicesegretario del Partito Liberale Italiano - che stimo da sempre per le sue scelte "eretiche" e controcorrente, per aver, di sua spontanea volontà e con tanto di presentazione, pubblicato - in anteprima il 1 febbraio scorso - questo mio "solitario" articolo sul suo prevegole blog "Rivoluzione Italiana": www.paologuzzanti.it
Quella che segue è la risposta che mi ha fatto pervenire

Carissimo Bagatin

Sono io che la ringrazio, anche per non essersi dispiaciuto di veder pubblicato il suo bell’articolo senza una previa richiesta e autorizzazione. Ma leggendolo non ho saputo resistere: veramente vivo, vero, autentico.
Dunque spero proprio di avere nuove occasioni di leggerla e, se non le dispiace, di pubblicarla.
Inutile dire che tutte le volte che avrà voglia di scrivere sul mio blog io ne sarò semplicemente onorato.
Grazie di nuovo e a presto.

Paolo Guzzanti



4 giugno 2009

Uno Yankee del Connecticut......



Mark Twain scrittore ed umorista sorprendente.
Per anni è stato relegato ad autore di storie per ragazzi, e talvolta è persino raro trovare nelle librerie edizioni per adulti dei suoi meravigliosi romanzi !
Romanzi filosofici, per lo più. Romanzi del sapore pungente, caustico, persino anticlericale.
Romanzi che si fanno beffe della stupidità di quella che Mark Twain stesso definisce sarcasticamente Razza Umana.
Romanzi di profonda umanità, come Il Principe e il povero, ma anche Uno Yankee del Connecticut alla Corte di Re Artù.
Romanzo pubblicato nel 1889, che si fa letteralmente beffe del Medioevo, dell'aria dogmatica e superstiziosa respirata allora, delle inique leggi dei Sovrani e della Chiesa cattolica.
Ecco che, inventandosi una sorta di viaggio nel passato - il protagonista - uno Yankee del Connecticut appunto, si ritrova catapultato nel VI secolo, alla corte del mitologico Artù.
Qui è considerato una sorta di Mago, più potente dello stesso Merlino (che defenestrerà ben presto, con l'utilizzo della ragione e della scienza, ai tempi arturiani completamente sconosciute) e pertanto avrà il privilegio di divenire primo ministro del Re con l'appellativo da egli stesso scelto: Il Principale !
Il Principale – con l'aiuto di un giovane paggio di corte, il fido Clarence - inizierà ben presto a prendersi gioco della cavalleria di Lancillotto, trasformando i cavalieri in cartelloni pubblicitari ambulanti, ma anche a rendere più progredita e prospera quella società avviando ogni sorta di industrie moderne e persino......avviando una rete telefonica ed un giornale dell'epoca !
Nel corso delle sua avventure lo Yankee, dimostrerà come il diritto divino dei Re non sia che una stupidaggine inventata dalla Chiesa al fine di soggiogare i fedeli-sudditi, costretti a vivere in condizioni più che miserevoli. E dimostereà anche come il Re non sia che un individuo pari a tutti gli altri, solamente con degli atteggiamenti diversi dovuti all'educazione ricevuta.
E così, il Nostro, avrà in mente solo di trasformare quella società medievale in una società pienamente democratica e progredita.....nonostante l'onnipresente Chiesa farà di tutto affinché ciò possa essere ostacolato. Innescando una vera e propria una battaglia all'ultimo sangue contro lo Yankee (è così anche oggi...figuriamoci nel VI secolo...sic) !
Unicamente il genio di Mark Twain può essere giunto a tanto, descrivendo peraltro ottimamente scene strazianti, fatte di torture assai verosimili compiute proprio nel VI secolo d.C.. A dimostrazione di quanto l'umanità possa essere crudele qualora chini la testa di fronte ai soprusi del Potere e del dogma.
Samuel Langhorne Clemens, in arte Mark Twain, è senza dubbio lo scrittore più spassoso dell'800 ed anche il più umano. Eterno Peter Pan, anche in età avanzata, fece della sua vita un'eterna lotta contro la stupidità, l'ignoranza, lo schiavismo, il militarismo. E fu anche grande fautore della scienza (fra l'altro fu molto amico dello scienziato Nikola Tesla, il cui laboratorio frequentò spesso).
Non nascose mai il suo carattere a tratti iracondo, per il quale era noto. Ma la sua indole fu caratterizzata dalla più spassionata bontà (specie con i figli, morti purtroppo in giovane età) e candore al punto che ad un certo punto della sua vita decise di vestire esclusivamente di bianco, quale segno distintivo.
Nacque con l'avvento della cometa di Halley nel 1835 e se ne andò con essa nel 1910, come egli stesso aveva profetizzato.
E profeta fu per tutta la vita. Altro che semplice raccontastorie per ragazzi !

Luca Bagatin (nella foto con il suo fratellino Boris Price Webster, per gli aMici Mirtillo)



23 maggio 2009

Sulla libertà ed i liberali. In relazione all'articolo dell'On. Paolo Guzzanti



Il 13 maggio, su "Il Giornale", il simpatico battitore libero Paolo Guzzanti, oggi Vicesegretario del Partito Liberale Italiano, ha scritto un interessante articolo sulla "libertà", partendo anche dal fatto che oggi tutti si dicono liberali. Anche chi, ovviamente, non lo è mai stato o non lo è affatto (e sono i più, purtroppo).
L'ottimo Guzzanti si pone anche una banale, ma emblematica domanda: che cos'ha la libertà di speciale ? E, a sua volta, cerca di rispondere con un'ulteriore domanda: libertà di che cosa ?
Libertà di scegliere. Ovviamente fermo restando il dovere alla responsabilità. Conclude sostanzialmente il Nostro, elogiando il libero arbitrio e la conoscenza.
Tutto bene. Però, per quanto lo stesso Guzzanti affermi in conclusione che il discorso è appena iniziato e che un articolo non è un saggio noioso, ci pare che il discorso - in sé - sia un tantino limitato e forse anche a tratti semplicistico.
In effetti trovo che la domanda che ci si dovrebbe porre allorquando si disquisice di libertà sia: libertà da che cosa ? E non già di che cosa.
Libertà dalla paura, dalla fame, dal bisogno, dall'ignoranza, dal dogma, dal pregiudizio. Si potrebbe rispondere continuando su questo tono in un crescendo emancipatorio.
Ed il libero arbitrio, se hai la pancia vuota o sei oppresso, è assai difficile che ti possa essere d'aiuto.
E' forse anche per questo che il nostro Giuseppe Mazzini affermava il primato del "dovere" sul diritto e dunque il dovere verso sé stessi e verso l'Umanità. Emancipazione individuale, quindi, che diviene successivamente ed inevitabilmente emancipazione collettiva.
Emancipazione individuale per mezzo della ricerca di sé stessi, ma anche dell'unità fra capitale e lavoro e che condanni la lotta fra le classi sociali, fra le nazioni, fra i popoli. Emancipazione spirituale e non già meramente materiale e materialistica.
Oggi è assai facile parlare di "libertà di scelta", al punto che siamo così tanto bombardati dalle infinite scelte che ci propinano la televisione, i media, il supermercato, magari anche il parente e/o il vicino di casa che....talvolta facciamo addirittura fatica a scegliere....e spesso evitiamo anche di farlo (delegando magari qualcun altro per noi, un classico) !
Abbiamo forse perduto l'autentico significato del concetto di "libertà". Che è intrinsecamente legato a quello di "individualità", ovvero di ricerca di noi stessi liberati da tutti gli orpelli che una società massificata-marketingizzata intrisa di pregiudizi, di superstizioni, di astruse ed ancestrali credenze, di fobie collettive, di messaggi ad effetto, di slogan fini a sé stessi, inconsciamente ci impone in quanto essa stessa vittima in primis.
Tutto ciò dunque, non vuole minimamente contrapporsi al pensiero di Paolo Guzzanti, che apprezziamo da sempre e sosteniamo con amicizia, ma semplicamente completarlo ed ampliarlo.
Ritenendo che i “finti liberali” che si aggirano da un quindicennio a sinistra, al centro e a destra nella politica italiana, farebbero bene ad approfondire prima di tutto la Storia onde evitare di fare quantomeno la figura degli ignoranti, se non degli inopportuni adescatori di voti.
Giuseppe Mazzini ed anche il buon conte Camillo Benso di Cavour sono là a ricordarcelo.

Luca Bagatin



20 settembre 2008

BUON XX SETTEMBRE: il nostro, il vosto. Per le Libertà e le Democrazie.



E dunque......Buon XX Settembre a tutti !
Buona festa della Democrazia, delle Libertà, dell'Unità d'Italia e della Liberazione dal dogma e dall'assolutismo temporale vaticano !
Oggi è il giorno della festa della laicità. Una laicità che è sempre sana e positiva proprio in quanto consente a tutti di esprimere in un libero, civile e democratico Stato sovrano la propria opinione.
Il 20 settembre 1870 i Bersaglieri entravano a Porta Pia e restituivano Roma all'Italia, incoronandola capitale del Regno e sconfiggendo il Potere papalino, austroungarico e napoleonico, garantendo e costruendo pian piano uno Stato liberale e moderno coronando così il sogno dei monarchici liberali cavouriani, ma anche quello dei repubblicani mazziniani e garibaldini, dei massoni, degli ebrei (da sempre discriminati dal Potere vaticano), degli anticlericali ovvero di coloro che, lungi dall'essere antireligiosi, si battono da sempre contro i dogmi e gli assolutismi di ogni colore e fede politica o religiosa.
Il fascismo, negli anni '20, abolì la festa del XX Settembre anche proprio per ingraziarsi il favore della Chiesa cattolica.
Oggi le cose non sono cambiate. Lo stesso Bettino Craxi, pur laico, sancì un nuovo Concordato fra Stato italiano e Chiesa cattolica che, se da una parte garantiva una nuova separazione dei poteri, dall'altra concedeva al Vaticano il perverso sistema di finanziamento per mezzo dell'8 per mille in sede di dichiarazione dei redditi e la possibilità di assumere e scegliere insegnanti di religione, purtuttavia mantenuti dallo Stato italiano !
I vari leader politici di oggi, italiani o europei, da Berlusconi a Veltroni passando per Sarkozy e financo per l'ultimo Tony Blair, hanno dimostrato come è assai facile chinarsi di fronte al Vaticano. Del resto quest'ultimo ha dalla sua una potentissima banca che rende conto solo al Papa, ovvero lo IOR (Istituto per le Opere Religiose), nota anche per i suoi traffici sin dai tempi del fascismo e del nazismo passando per lo scandalo del Banco Ambrosiano.
Triste storia davvero, documentata anche dalle ottime opere di approfondimento del grande democratico azionista e liberale Ernesto Rossi da "Il manganello e l'aspersorio" a "Il Sillabo e dopo" sino a "Nuove pagine anticlericali".
Oggi più che mai il nuovo Capo dei cattolici, Sig. Joseph Ratzinger, cerca di entrare nelle sale del potere al fine di imporre i dogmi della sua Chiesa e costringendo, specialmente l'Italia, a rimanere indietro nella ricerca scientifica, la quale sarebbe capace di garantire nuovi scenari per la salute, e nell'ambito dei diritti civili ed individuali. Ciò è gravissimo e non degno dell'Occidente progredito e democratico.
Per questo è importante ricordare e celebrare il XX Settembre, Equinozio d'Autunno, che peraltro rappresenta una festa Pagana e Gnostica le cui tradizioni sono invise al dogma clericale in quanto portatrici di Luce e Verità interiore: figlie delle più Antiche Civilità che popolarono la Terra.
Oggi, come ogni anno, i Massoni del Grande Oriente d'Italia si recheranno a Porta Pia anche per rendere omaggio ai 60 anni della Costituzione Repubblicana con importanti interventi pubblici di Oscar Giannino, Massimo Teodori e molti altri.
I Radicali, invece, quest'anno celebreranno il XX Settembre a Londra, presso l'Istituto Italiano di Cultura, per dare un respiro europeo a questa festività, ricordando il Risorgimento Liberale e Repubblicano d'Europa e l'indimenticabile Sindaco di Roma Ernesto Nathan, mazziniano, radicale, ebreo, massone e d'origine inglese, il quale fu l'unico che riformò radicalmente la città in favore delle classi sociali più deboli, si prodigò per gli asili e la scuola pubblica gratuita per tutti e diede alla politica dell'epoca una forte impronta laica ed anticlericale.
Dunque, come dicevamo, Buon XX Settembre a tutti e che i Lumi di Porta Pia e dell'Equinozio d'Autunno possano illuminare le nostre menti e quelle delle generazioni successive per garantirci un presente ed un futuro civile, liberale e democratico.

Luca Bagatin



27 agosto 2008

Laicità e Religiosità per un nuovo 20 settembre italiano ed europeo


Marco Pannella scrive: "Credo che sia giunta di gran tempo l’ora di sottolineare che il 20 settembre 1870 (data della Breccia di Porta Pia e della liberazione di Roma dal potere pontificio) ha avuto un significato e un valore grande nella storia europea ed internazionale, sul piano istituzionale, politico, laico e religioso" - ed aggiunge - "che da tempo le tradizionali celebrazioni del XX Settembre, a Porta Pia mi sembrano troppo poco europee come dovrebbero essere".
E così, il leader storico dei Radicali lancia il primo Convegno di studio sulla laicità in ambito europeo con l'intento finale di celebrare l'anniversario del 20 settembre di quest'anno a Londra, una delle più grandi metropoli occidentali ed europee che, peraltro, fu la patria d'esilio di Giuseppe Mazzini: Apostolo e propugnatore dell'Unità Italiana, della Repubblica e della Laicità dello Stato.
E così, dal 27 al 29 agosto, presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, il Partito Radicale Transnazionale assieme all'Alleanza dei Liberaldemocratici Europei (Alde), ha indetto un Convegno dal titolo:  “Religiosità e laicità di fronte alla violenza fondamentalista”.
Come ci ricorda Pannella, esso può essere occasione per parlare anche "del 20 Settembre italiano e della fine degli Stati Pontifici”; “Ernesto Nathan londinese e romano: radici culturali e politiche familiari e britanniche, vicenda storica italiana”; “Lord Acton e gli eventi religiosi e politici degli anni ‘860 e ‘870 pontifici e italiani”; “Cause e conseguenze in Europa, nel mondo politico, in quello religioso (in particolare cattolico, evangelico, anglicano), in quello massonico e laico”; “Cause e conseguenze francesi del 20 settembre 1870, dell’Unità italiana e della Terza Repubblica”…
Dal Risorgimento liberale italiano, insomma, a quello Europeo. Ovvero a quel grande movimento borghese e popolare, liberale e repubblicano, laico e massonico, che ha portato via via alla caduta dell'Assolutismo monarchico ovvero al suo ridimensionamento e contemporaneamente all'affermazione di una nuova religiosità laica al servizio dell'individuo e dell'Umanità. Una religiosità al di là dei dogmi e al di là delle differenze di classe sociale, propugnata dal Mazzini sin dai tempi clandestini in cui scriveva sulla stampa inglese e che giunse ad influenzare positivamente gli Stati Uniti d'America in favore delle lotte risorgimentali italiane.
Questa volta Marco Pannella ci ha proprio preso. Piuttosto di organizzare la solita ed ennesima manifestazione radicale a Porta Pia, apre all'Europa ed a tutta la cultura laica e risirgimentale. Ma anche alle verie Chiese e forme spirituali che saranno peraltro presenti al Convegno con rispettivi relatori: cristiani, ebrei, muslulmani e buddhisti.
Un momento di confronto spirituale ed umano.....sotto i Lumi di Porta Pia !




Luca Bagatin



14 giugno 2008

Sui fratelli Rosselli e l'Azionismo Liberalsocialista



Sono passati 71 anni dalla morte per mano fascista dei fratelli Nello e Carlo Rosselli, teorici del socialismo liberale e militanti del Partito d'Azione e delle Brigate partigiane Giustizia e Libertà, avvenuta in Francia il 9 giugno 1937.
I fratelli Rosselli furono fieri oppositori del Fascismo sin dagli esordi, così come lo fu il deputato socialista Giacomo Matteotti, trucidato dalle camice nere il 10 giugno 1924.
Come Matteotti, i Rosselli, furono anticomunisti riformisti ed oggi e sempre andrebbero ricordati ed emulati, pur in quest'Italia post/neo fascista, post/neo comunista, clericale che ne vorrebbe oscurare la memoria (nei libri di testo scolastico sono ricordati solo marginalmente, a differenza dei vari Togliatti e fascisti rossi che tanto hanno fatto danno al nostro Paese, così come i loro eredi "democratici").
Il messaggio di questi martiri dell'antifascismo liberalsocialista ci giunge come pura ed autentica voce di speranza e di verità incontestabile, alternativa alla violenza, alle violenze di ogni totalitarismo.
"Uccidete me: ma l'idea che è in me non la ucciderete mai", ricorda Giacomo Matteotti ai dittatori d'ogni colore politico, ai catto-clerico-talebani d'oggi e ieri. Uccidete. Fate strage di verità, attraverso le vostre menzogne, ipocrisie e calunnie. Ma le idee permangono e così tutti coloro i quali continuano a portarle avanti.
Di Nello Rosselli, appassionato storico repubblicano, vorrei anche ricordare
l'ottimo volume "Mazzini e Bakunin" (in libreria è disponible l'edizione dell'Einaudi), che è un saggio utilissimo per chi vuole approfondire le radici storiche del Liberalsocialismo e del Repubblicanesimo. Si tratta di un testo storico-politico che ripercorre l'origine del movimento operaio italiano che, contrariamente a quanto ha voluto farci credere una certa storiografia marxista (troppo spesso mistificatrice), ha origini mazziniane e garibaldine: repubblicane quindi (come il colore rosso, mutuato poi da socialisti e comunisti, fu per la prima vlta utilizzato dai seguaci del Mazzini e di Garibaldi).
La storia del movimento operaio delle origini, a partire dalle Società Operaie e di Mutuo Soccorso, si interseca e si fonde con le lotte Risorgimentali per la libertà e l'emancipazione dall'Impero Asburgico, dalla Chiesa e dalla Monarchia Sabauda.
In "Mazzini e Bakunin", l'ottimo Rosselli ripercorre quegli avvenimenti storici a partire dall'analisi dei due protagonisti dell'Italia risorgimentale: il repubblicano e Apostolo dell'Unità d'Italia Giuseppe Mazzini, con la sua vocazione alla democrazia ed il materialista anarchico russo Michail Bakunin che fu all'origine del movimento libertario italiano ed europeo. Figure emblematiche e per certi versi contrapposte, ma a loro volta fortemente (e financo ferocemente) contrapposte all'antiumanitarismo totalitario propugnato da Karl Marx con il suo Manifesto del Partito Comunista che si concretizzerà nel '900 con l'avvento di una delle più sanguinarie dittature del mondo: l'Urss ed i suoi "satelliti".
"Mazzini e Bakunin" è certamente un testo illuminante e tutto sommato di semplice lettura per tutti coloro i quali vogliano conoscere un pezzo di storia patria troppo spesso negato e misconosciuto.


Luca Bagatin



9 aprile 2008

IL 13 E 14 APRILE VOTA PARTITO LIBERALE ITALIANO

Se non sei fascista, comunista o clericale.....
VOTA semplicemente LIBERALE




Il Partito Liberale Italiano presenta liste in tutta Italia sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, al di fuori degli schieramenti.
Questa decisione coraggiosa costituisce innanzitutto un atto di denuncia rispetto al rischio che la democrazia rappresentativa italiana di precipitare in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano.
Le due maggiori formazioni politiche hanno, di fatto raggiunto un accordo per eliminare le forze minori, anche quelle di grande tradizione culturale, invocando il “voto utile” onde governare poi insieme o, comunque, fare di comune accordo, una riforma costituzionale autoritaria, che trasformerebbe il parlamento in un luogo di “operai volenterosi ed ubbidienti” con l’unico compito di schiacciare bottoni.
Dopo aver occupato l’informazione, le banche, le assicurazioni, gran parte delle società di costruzione, alcuni grandi gruppi finanziari stanno cercando la complicità affaristica della politica dominante per completare il saccheggio in corso del Paese.
Gli italiani, tartassati dalla pressione fiscale, dagli aumenti dei prezzi, dalla crisi economica, hanno perso ogni fiducia in una classe dirigente, di destra come di sinistra, che non ha saputo né voluto avviare la necessaria modernizzazione del Paese.
Il PLI si pone come obiettivo quello di proseguire la competitività, il riconoscimento del merito, l’alleggerimento delle pastoie .burocratiche con i relativi costi, la riduzione del carico fiscale, le liberalizzazioni e privatizzazioni, soprattutto nei servizi pubblici locali per ridurre i costi a carico dei cittadini e garantire lo sviluppo.
Quella liberale intende porsi come una alternativa radicale di chiarezza e trasparenza, rispetto al progmatismo, dai contorni confusi , dilagante, rimettendo l’individuo al centro della società e restituendogli in pieno la sovranità, prevista dalla costituzione, cominciando dalla reintroduzione del voto di preferenza.




Il candidato Presidente del Consiglio è
Stefano De Luca



Stefano de Luca è nato a Paceco (TP) il 07-04-1942, da sempre residente a Palermo svolge la professione di Avvocato specialista in diritto commerciale, è un giornalista pubblicista e amministratore di molte società. Sin dal 1959 ha militato nel PLI che, dopo lo scioglimento nel 1994, ha ricostituito nel 1997 ricoprendo sempre la carica di Segretario.
È stato eletto alla Camera dei Deputati per tre legislature 1983, 1987, 1992 in seguito è stato eletto al Parlamento europeo nel 1994.
Dal 1987 al 1994 interrottamente nei sette governi succedutesi ha ricoperto la carica di Sottosegretario alle Finanze, è stato più volte Consigliere Comunale e Assessore al Comune di Palermo.



28 febbraio 2008

La situazione del Laici, Liberali, Riformisti fotografata da Arturo Diaconale


Edizione 39 del 26-02-2008


Laici,liberali, riformisti

Solo testimonianza
di Arturo Diaconale

E’ possibile che le prossime elezioni passino alla storia perché avranno concretizzato il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo. Oppure perché avranno creato le condizioni per le larghe intese o per chissà quale altra formula politica. Ma senza attendere il voto di aprile è fin da ora certo che la prossima consultazione elettorale segnerà la scomparsa della presenza dei partiti d’ispirazione laica dalla scena politica italiana. Si dirà che l’evento non costituisce una novità ma segna solo la fase conclusiva di un processo iniziato dalla metà degli anni ’90. E che la semplificazione di tipo bipartitico del quadro politico comporta automaticamente un fenomeno del genere. Sta di fatto, però, che nel nuovo Parlamento non figureranno formazioni politiche con una qualche identità laica, liberale e riformista ma solo alcuni parlamentari che faranno testimonianza personale di una particolare ed importante tradizione politica e culturale del nostro paese. Certo, nessuno mette in discussione che i radicali diluiti nel Partito Democratico non rinunceranno a far sentire la propria voce. Ma dovranno fare sempre i conti con compagni di partito come i “teo-dem” della Binetti e di Enzo Carra. Ed i loro spazi di manovra, a meno di non voler ipotizzare la loro uscita dal Pd all’indomani del voto, saranno sempre ridotti. Lo stesso vale per i repubblicani, i liberali e gli ex radicali presenti nelle liste del Popolo delle Libertà. Potranno al massimo fare della testimonianza personale.

Ma non riusciranno mai ad avere un peso politico in grado di bilanciare in qualche modo l’egemonia dei cattolici nella nuova formazione politica guidata da Silvio Berlusconi. Del Pli alla ricerca di un accordo elettorale con l’Udc, poi, non è neppure il caso di parlarne. Così come è fin troppo facile pronosticare che i socialisti di Enrico Boselli sconteranno l’errore di essersi appiattiti sul governo di Romano Prodi con l’impossibilità di superare gli sbarramenti elettorali. I laici, i liberali, i riformisti, in sostanza, benché le loro idee abbiano trionfato nella società, hanno perso la battaglia sul terreno politico e sono arrivati al capolinea. Una tragedia? Niente affatto. Semmai una doppia opportunità. Quella del pensionamento dei vecchi gruppi dirigenti che hanno sbagliato. E quella della presa d’atto che il loro spazio non è nel Parlamento dei nominati ma all’interno di una società che non è ancora aperta come dovrebbe essere e che va aiutata a diventare il necessario contrappeso della casta politica.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini