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8 gennaio 2014

Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (collusi con la criminalità organizzata)

Visto il tornare alla ribalta - dopo anni di oblìo - il tema della legalizzazione di cannabis e derivati, ripubblichiamo (con una piccola aggiunta al titolo) uno stralcio del nostro articolo del 7 giugno 2008, che ripercorre la storia del Comitato Antiproibizionista IN/COSCIENZA per l'uso lagale della Cannabis, sorto nel 1997 a Pordenone e fondato dal sottoscritto e che già allora riscosse consensi bipartisan.
Nell'articolo noterete come si ricordi che il leghista Roberto Maroni (che oggi fa ipocritamente lo gnorri) abbia, in tempi non sospetti, firmato la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis presentata dall'allora Sottosegretario verde alla Giustizia Franco Corleone nel 1997.

L.B.


Antiproibizionismo In/Coscienza: ovvero come imparai ad amare la cannabis e a ritenere tossicodipendenti i politicanti da strapazzo (ipocriti o collusi con la criminalità organizzata)

di Luca Bagatin



Sabato 26 luglio 1997: si parte con la fondazione del comitato In/Coscienza per l'uso legale della canapa indiana, ovvero della Cannabis !
Pordenone è una città notoriamente bigotta e storicamente clericale. Oggi come ieri.
I primi tavoli di raccolta firme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati li ho organizzati a 17 anni, assieme ad alcuni radicali del Club Pannella Riformatori. Pochi, pochissimi risultati allora.
Ci voleva quindi un'idea nuova, trasversale, che coinvolgesse il mondo della cultura oltre che quello della politica.
Così, nell'estate del '97 ho avuto l'idea, assieme ad altri amici, di fondare un comitato antiproibizionista per diffondere proprio la cultura della regolamentazione delle non-droghe.
Era un pomeriggio dal sole cocente. Era appunto il 26 luglio 1997 quando il sottoscritto, allora portavoce dei Giovani della Federazione dei Verdi (quando i Verdi non erano rossi, bensì liberali), il radicale John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica), l'allora Presidente della Sinistra Giovanile pordenonese Massimiliano Santarossa (che oggi ha abbandonato la politica e ha recentemente dato alle stampe un libro sull'emarginazione giovanile a Pordenone. Peraltro da me recensito per l'Opinione delle Libertà) e l'indipendente Andrea Satta (di cui si sono perse le tracce...) ci siamo riuniti nell'allora sede provinciale dei Verdi per gettare le basi dell'associazione. Il nome fu scelto da John: In/Coscienza, ovvero un gruppo di "coscienti incoscienti" capaci di sfidare, mettendosi in gioco, il bigottismo locale raccogliendo adesioni trasversali.
Il tutto con il principale scopo di spiegare i motivi del perché oggi si muore di proibizionismo sulle droghe e sulle non-droghe. Un proibizionismo antiscientifico che genera scippi, rapine, carcere, prostituzione, mafia, criminalità d'ogni genere.
Dopo qualche settimana dalla fondazione di In/Coscienza, ricevemmo la chiamata da parte di una rete televisiva locale, "Canale 55", per un'intervista concordata: il velo d'indifferenza era rotto !
Nei mesi successivi organizzammo tavoli di raccolta firme a sostegno della proposta di legge antiproibizionista depositata alla Camera dall'allora Sottosegretario verde Franco Corleone, osteggiata dalla destra (ma sottoscritta dal leghista Roberto Maroni), dal centro cattolico e dalla sinistra più retrograda (oggi diremmo dal Partito Democratico). Nonché dall'allora Presidente del Consiglio Mortadellone-Prodi (di cui oggi, per fortuna, non sentiamo più parlare).
Con i nostri tavoli scendemmo in piazza, ma anche ai concerti locali, alle feste paesane ecc...e raccogliemmo, in poco tempo, oltre che adesioni trasversali di cittadini (ma anche di politici da Rifondazione Comunista sino a Forza Italia), anche fondi per le nostre campagne politico-culturali: 300.000 lire in tutto in neanche una settimana.
Nei mesi successivi fummo invitati a dibattiti pubblici e televisivi a "Canale 55" "contro" i giovani di AN, proibizionisti ed oscurantisti da sempre. Ricordo ancora quando io, emozionatissimo e visibilmente paonazzo in volto, assieme ad Andrea Satta, in diretta, tenevamo testa con umiltà alle argomentazioni prive di fondatezza scientifica dei giovani aennini. Noi non contrapponevamo lo "spinello libero" all'ordine costituito come spesso faceva la "sinistra de noantri", assolutamente no ! Contrapponevamo invece lo spinello LEGALE all'illegalità politica e comune di un proibizionismo che si fonda solo sulla morale individuale, che, appunto, in quanto individuale, è opinabile e non può essere fatta valere indiscriminatamente per tutti. Inoltre affermavamo che proprio l'Unione Europea stanziò fondi per la coltivazione di cannabis ad uso industriale per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio, di cordami, saponi, fibre sintetiche come avviene in Svizzera e in Olanda e poi, come dimenticare i malati di tumore che alleviano le loro sofferenze attraverso l'uso della canapa indiana ? E lo fanno anche in Italia. Illegalmente: come sempre.
Le nostre battaglie giunsero sino ai banchi del Consiglio Comunale attraverso una mozione che avrebbe impegnato il Comune di Pordenone a farsi portavoce in Parlamento della proposta di legge per la regolamentazione delle non-droghe. Una mozione libertaria e liberale, presentata proprio dall'allora liberale Sergio Bolzonello (oggi Sindaco di Pordenone nella giunta di centrosinistra, che tuttavia ha abbandonato ogni residuo di liberalismo approssimandosi invece al "democristianesimo"). Pochi i voti a sostegno, a dire il vero, ma, ce l'aspettavamo. L'obiettivo in ogni caso fu raggiunto: il voto favorevole di ben due leghisti (la Lega aveva la maggioranza assoluta del Consiglio Comunale!) e l'astensione del Presidente del Consiglio Comunale (leghista anche lui). Avevamo scovato qualche "anima laica" anche nella Lega, al punto tale che uno dei Consiglieri, il giovane Davide Scaglia, si iscrisse al nostro comitato.
Che fine ha fatto oggi il comitato In/Coscienza ? I suoi quattro militanti-fondatori principali oggi hanno preso strade e percorsi diversi. Le battaglie proseguono in altri settori, in altri
ambiti. Fu una stagione assolutamente positiva, certo. Ahinoi non più ripetuta.




18 settembre 2013

E' online il sito di AMORE E LIBERTA': l'alternativa Risorgimentale all'antipolitica dei partiti


www.amoreeliberta.altervista.org





Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo
.


Official blog
www.amoreeliberta.blogspot.it



28 maggio 2013

Nasce AMORE E LIBERTA', ovvero un pensatoio-movimento-associazione-comitato antipartitocratico per il rilancio delle battaglie libertarie !

Ha vinto l'inciucio partitocratico e il risultato elettorale del PLI alle elezioni comunali di Roma è stato purtroppo al di sotto delle nostre aspettative.
Molto probabilmente, se Ilona Staller fosse stata candidata a Sindaco - come personalmente avevo proposto - le cose sarebbero andate diversamente e forse gran parte delle persone che si sono astenute avrebbe votato per noi, che avevamo un progetto di alternativa antipartitocratica al duopolio Pd-PdL.
Oggi, ad ogni modo, occorre ripensare ad un nuovo modo di fare politica. Alternativo, dinamico, al di fuori dai "partiti", che oramai hanno fatto il loro tempo.
Un progetto al di fuori delle ideologie stantìe del Novecento.
Infondo, si può essere liberali anche e meglio, senza avere un partito alle spalle.
E' per questo che ho deciso di proporre un movimento politico e culturale chiamato "Amore e Libertà", che ha per simbolo-icona Anita Garibaldi, moglie del primo Repubblicano e Socialista senza tessera di partito della Storia.
Un movimento che vuole rilanciare le tematiche con cui mi sono battuto, anche con Ilona Staller, in questa campagna elettorale: istituzione dei Parchi dell'Amore, legalizzazione della prostituzione, antiproibizionismo sulle droghe, diritti dei disabili, degli anziani e delle donne, legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito, abolizione degli enti inutili quali Province e comunità montane, introduzione nelle scuole dell'ora di educazione sessuale e dell'ora di Storia delle religioni, in luogo dell'ora di religione.
"Amore e Libertà" vuole essere un progetto/pensatoio aperto, non ideologico ed alternativo ai partiti.
Per informazioni ed adesioni è possibile contattarci direttamente al sito www.lucabagatin.ilcannocchiale.it oppure al sito www.amoreeliberta.blogspot.it, ove scaricare anche il Manifesto d'intenti.

Luca Bagatin
Presidente-ideatore di "Amore e Libertà", già candidato indipendente del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma



MANIFESTO D'INTENTI DI "AMORE E LIBERTA'"

“Amore e Libertà” non è un partito, ma un'associazione, un progetto culturale e politico alternativo ai partiti.
Un pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo.
La forma-partito si è esaurita non tanto e non solo con l'esaurirsi delle ideologie del Novecento, bensì queste stesse ideologie si sono ingrigite, incupite, spesso sono state mero paravento per nascondere la più vera e nera gestione del Potere da parte di piccole oligarchie o di piccole personalità impolitiche.

Crediamo nelle idee, non nelle ideologie. Crediamo nelle persone che pensano con il cuore, anticamera dell'Amore.
E' per questo che “Amore e Libertà” ha per simbolo-icona Anita Garibaldi, una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia. Quel Giuseppe Garibaldi che, assieme alla sua Anita, sarà testimone di valori quali – appunto - Amore e Libertà, da un capo all'altro dell'Oceano.
Amore come la storia che Anita e Giuseppe hanno vissuto, pur contrastata da mille battaglie contro l'oppressore bramoso di Potere: clericale, monarchico o imperiale che fosse.
Anita Garibaldi, morta a soli 28 anni dopo aver combattuto per la Repubblica Romana del 1849.
Repubblica Romana che, a differenza della Repubblica Partitocratica del 1948, è tutt'oggi esempio di laicità, civiltà, onesta e buona amministrazione pubblica.
Questo è e vuole essere “Amore e Libertà”.Il recupero della dimensione storica, ma al contempo Sacra. Il recupero ed il trionfo di quel Femminino Sacro vilipeso da tanti, da troppi o volutamente incompreso dalle Religioni Monoteiste Istituzionalizzate bramose di mero Potere e di controllo delle menti e dei corpi.
“Amore e Libertà” è un'associazione che vuole coniugare sentimento e passionalità. Spiritualità laica e civile. Lucida follia e creatività. Arte e letteratura visionaria.
Non chiediamo professioni di fede, né danari e nemmeno vogliamo vendere o regalare tessere. Né, tantomeno, vogliamo partecipare ad elezioni politiche o amministrative. Specialmente con “queste” leggi elettorali liberticide ed antidemocratiche, che contrastiamo.Abbiamo solo un nome, un simbolo e questo semplice manifesto d'intenti.Vogliamo, dunque e più semplicemente, veicolare le tematiche di sempre a noi care.
Ovvero vogliamo:


- piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti)

- che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente.

- che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente

- lotta ad ogni forma di discriminazione, ovvero lotta al razzismo, all'omofobia, alla massonofobia e all'odio religioso

- attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale

- introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese.

- introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero.

- introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale.

- istituzione dei parchi dell'amore

- lotta alla vivisezione, rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente


- legalizzazione della prostituzione


. introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale

- introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”


- abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane


“Amore e Libertà” ha, fra le sue figure ispiratrici, oltre ad Anita ed a Garibaldi stesso, Giuseppe Mazzini, il conte di Cagliostro, Krishna, Buddha, Ermete Trimegisto, Cristo, Maria Maddalena, Platone, Pitagora, Giordano Bruno, Dante, Madame Blavatsky, Krishnamurti, Gurdjeff, Ernesto Nathan, Gandhi, Albert Einstein, Peter Boom, Moana Pozzi, Ursula Davis, Ilona Staller e Debdeashakti. Figure solo apparentemente slegate fra loro. Figure rivoluzionarie e trasgressive che hanno fatto della loro vita una costante ricerca evolutiva di Amore e di Libertà.

Luca Bagatin
Presidente e ideatore di Amore e Libertà

Segnaliamo inoltre due ottimi articoli dedicati alla figura di Anita Garibaldi scritti dall'amico giornalista Paolo Di Mizio, già caporedattore del TG5, che ci ha già espresso il suo entusiasmo per la nascita di AMORE E LIBERTA':


http://leparoledellanotte.laperfettaletizia.com/2013/05/la-leggenda-di-anita-garibaldi.html


http://leparoledellanotte.laperfettaletizia.com/2013/05/guerre-amori-e-morte-di-anita-garibaldi.html



14 maggio 2013

Al consiglio comunale di Roma votiAMO per i diritti ! VOTA BAGATIN: un Repubblicano mazziniano (eroticamente e follemente compatibile) nelle liste Liberali ;)



Lo scrittore e giornalista Luca Bagatin e l'ex parlamentare Ilona Staller, candidati indipendenti del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio dichiarano: Dobbiamo impedire a Marino ed Alemanno - ovvero i riferimenti romani dell'inciucio nazionale - di vincere queste elezioni comunali. E vogliamo farlo come candidati indipendenti nel Partito Liberale Italiano.
Marino e Alemanno rappresentano - rispettivamente - quel Pd e quel PdL che, da almeno vent'anni, si spartiscono il potere in Italia. Nella fattispecie rappresentano l'alleanza fra sinistra e destra che oggi governano il Paese senza essere stati democraticamente eletti da nessuno, bensì nominati da una legge elettorale per nulla democratica, come quelle vigenti negli ultimi vent'anni.
All'antipolitica dell'inciucio destra-sinistra, contrapponiamo le politiche in favore di disabili, degli anziani, dei bambini, degli omosessuali, delle prostitute, delle donne sole, dei senzatetto e degli animali. All'antipolitica dell'inciucio, contrapponiamo gli ultimi, i più bisognosi, che necessitano di strutture socialmente utili, parchi, asili nido sempre più insufficienti, reddito di cittadinanza, trasporti efficienti e meno costosi.
Tutte cose che potrebbero essere attuate abbattendo del 50% gli stipendi di Sindaco, Assessori, consulenti e funzionari pubblici.

Oltre a ciò occorre introdurre una vera trasparenza nella politica Capitolina, introducendo l'Anagrafe pubblica degli eletti.

Il nostro modello ideale e politico è la rigorosa e onesta Amministrazione romana di Ernesto Nathan, indimenticato Sindaco di Roma di fine Ottocento di ispirazione Repubblicana, Liberalsocialista e Radicale.

Luca Bagatin
Ilona Staller
candidati del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio


www.ilonastallerperroma.blogspot.it



18 aprile 2013

Società inglobalizzata



Chissà se è poi vero che le dimensioni del pene maschile, per la gran parte delle donne, contano.
Uno studio sostiene che sia "la combinazione delle diverse caratteristiche fisiche a determinare quanto sia attraente un corpo" e non i singoli tratti.
C'è da augurarselo perché, altrimenti, a prevalere sarebbe una sciocca legge di "esteriorità", già sufficientemente abusata nella nostra società mediaticizzata e commercializzata da bisogni e mode indotte.
C'è da chiedersi il perché, un tempo, ad esempio negli Anni '60 e '70, andassero di moda modelli di donna burrose e formose, tipo Brigitte Bardot, mentre oggi trionfi l'efebismo e l'indistinzione di una magrezza senza contenuto né forma.
Per fortuna esistono purtuttavia le Laetitia Casta - che pur ha smesso gli abiti di modella - a smentire tale canone imposto !
Anche per i maschietti marca piuttosto male, fra esteriorità che li vogliono senza un filo di pancetta, possibilmente depilati e palestrati, senza barba e con capelli alla "faraone".
Assurdità moderne senza né capo né coda, invero, che snaturano scelte personalissime, magari autenticamente trasgressive e fuori dal tempo, oltre che dallo spazio.
E poi questo salutismo elevato a dogma: niente sigari né sigarette, niente grassi saturi, solo sushi (che fa tanto "radical chic" senza choccare più nessuno), footing e palestra. Ma che tristezza !
E fra un po' dovremo anche sorbirci la relativa "legislazione salutista", come in Francia, ove le bibite gassate e zuccherate sono ipertassate.
No, decisamente così non va.
Occorre forse ripensare e ripensarsi. Leggersi e autoanalizzarsi, anche se queste potranno sembrare parole vane.
L'interiorità - per troppo tempo - è stata relegata a ruolo marginale di una società dei consumi in continua involuzione. Telefoni, telefonini, ipad, televisione e per molti versi il web, hanno soppiantato una comunicazione fatta di scambi affettivi/introspettivi.
La crisi economica di oggi non è che uno specchio di tale involuzione, che ha sostituito ai rapporti umani una sorta di freddo paravento fatto di danaro a buon mercato da spendersi e spandersi sino a non averne più. Il vivere al di sopra delle proprie possibilità - per troppi anni - tanto propagandato dai mezzi di comunicazione di massa e dai governi, non ha fatto altro che portare alla situazione attuale.
La morte civile, sociale e politica di un'umanità schiava della pubblicità, dei media, dei modelli imposti e, quel che è ancor peggio, senza alcun futuro certo.

Luca Bagatin



15 aprile 2013

EMMA FOR PRESIDENT !

A giorni si terranno le prime votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica.
E, almeno questa volta, in questo particolare momento storico di crisi politico-culturale-economica, è necessario che il nuovo Presidente sia VERO garante della Costituzione e dello Stato italiano.
Chi scrive -  assieme all'amica Ilona Staller - lanciò, solo pochi mesi fa, la proposta di candidare l'ultimo Padre Storico dell'Italia repubblicana ed antifascista, ovvero Marco Pannella.
Marco, oggi, non è fra i cosiddetti "papabili" al Quirinale, per cui, assieme ad Ilona, abbiamo pensato di rilanciare la campagna EMMA FOR PRESIDENT, per Emma Bonino al Quirinale.
In questo senso, vorrei e vorremmo cogliere l'occasione per riportare qui un articolo che pubblicai il 27 dicembre 2004, che racconta un po' la campagna che, assieme ad alcuni amici, lanciammo a Pordenone - nel 1999 - sposando l'iniziativa di Caterina Caselli e degli amici Radicali.
Una campagna, oggi, attuale come non mai.



EMMA FOR PRESIDENT (primavera 1999)
di Luca Bagatin

Nel gennaio 1999 alcuni utopisti lanciarono l'idea di candidare a Presidente della Repubblica la pasionaria appassionata radicale Emma Bonino, allora Commissara europea.
In quel periodo scrissi una poesia che venne poi pubblicata sulla stampa pordenonese:

"Emma for President"

Emma Bonino, una dei tanti radicali scalzi
che popolavano negli anni ‘70 le piazze delle città
per affermare i diritti di tutti, anche dei più derelitti di questo mondo,
contro un regime violento, burocratico, partitocratico e clericale,
che aveva in gloria solo la gestione del Potere: la poltrona sicura di Ministro, Cardinale o Presidente.
Emma Bonino: una donna, un simbolo dell’Europa e per l’Europa, a dispetto di chi ha cercato e cerca di oscurarla con ogni mezzo.
Emma Bonino: oggi di nuovo alla ribalta come degna Commissaria europea, sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici, come ieri, più di ieri.
Loro, i Potenti, forse ti saranno avversi, ma è certo che la gente è con te
e con le tue battaglie di libertà e legalità.
Un augurio di cuore!
Una speranza dal profondo!
....magari una piacevole utopia: Emma for President


Nel marzo dello stesso anno si costituirono alcuni comitati spontanei a sostegno della candidatura di Emma a Presidente. Il sottoscritto ne costituì uno a Pordenone, assieme ai radicali storici John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica) e a Paola Scaramuzza.
Raccogliemmo in quattro sabati circa 500 firme a sostegno della candidatura. Emma non fu Presidente, ma il Parlamento preferì Carlo Azeglio Ciampi, un Presidente a mio giudizio poco imparziale e mediocre. Ovvio, quasi scontato. Ma fu il lancio dell'estenuante campagna "Emma for Europe". Obiettivo: Stati Uniti d'Europa.
Nell'aprile '99 partecipai anch'io, presso il Park Hotel Villa Fiorita, assieme a John ed a Paola (e come dimenticare Marco Gentili, Mirta Grilli...) all'Assemblea di Monastier di Treviso dal titolo: "Libertà di Lavoro ed impresa" per il lancio della campagna referendaria liberale e liberista.
Fu proprio nel corso dell'Assemblea che conobbi personalmente Emma e le diedi la poesia che le avevo scritto: "Grazie, grazie" mi disse lei con una pacca sulle spalle, stanchissima, stressata, fra tanta gente... E conobbi Marco Pannella del quale conservo ancora la foto che facemmo insieme, sorridente, gentilissimo, accanito fumatore, che, come Emma, pretendeva gli si desse del "tu" (mai dare del "lei" ad un radicale!).
E proprio tale Assemblea sancì la nascita della Lista Emma Bonino per le elezioni europee di giugno. E come posso dimenticare di aver chiacchierato io e Lilli (figlia di Paola), con Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale assassinato l'anno seguente in Cecenia...
Caro Marco, cara Emma...cara Lilli, caro John, cara Paola...soprattutto cara Paola, ricordi io e te a raccogliere le firme in piazza per i referendum nel caldo maggio e giugno? Io e te soli nell'indifferenza completa dei mass-media locali! Io e te a distribuire volantini inneggianti "Emma for Europe" e ad attaccare manifesti sui tebelloni elettorali? E poi, in quel torrido 13 giugno '99, il tripudio!!! 8,5% nazionale alla Lista Bonino. 14,5% a Pordenone alla Lista Bonino! Il secondo partito in provincia! Io e te, Paola, due quasi emeriti sconosciuti abbiamo conquistato la prima pagina del Gazzettino e grande spazio nel Messaggero Veneto!
Il merito era quasi tutto di Emma, certo, lo sapevamo. E noi lì a spiegare che l'Italia dei referendum non era morta! Che l'Italia del divorzio, che l'Italia del concepire con amore anziché procreare come bestie, che l'Italia proiettata verso un'economia più liberale e verso gli Stati Uniti d'Europa (dell'Europa di Ernesto Rossi, di Altiero Spinelli...) era viva più che mai.
E' stata una stagione intensa. E le battaglie successive, questo blog compreso, io credo, non sono che un prosieguo di quella stagione, di quelle stagioni.


Luca Bagatin



15 febbraio 2013

Il testamento massonico di Peter Boom. All'insegna della pace e dell'amore universali.



Peter Boom, carissimo amico fraterno purtroppo scomparso, nonché collaboratore di questo blog, già attivista per i diritti civili degli omosessuali ed in favore delle libertà sessuali in genere, attore olandese, scrittore, cantante, artista poliedrico e ideatore della Teoria della Pansessualità, oltre a tutto ciò, era anche un Iniziato alla Massoneria.
Lui stesso non ne faceva mistero, anche se non lo sbandierava. Era un "massone in sonno" da diversi anni, quando lo conobbi io, ma mi raccontò della sua iniziazione - negli Anni '50 - in una Loggia olandese e, successivamente della sua affiliazione, una volta giunto in Italia, al Grande Oriente d'Italia e della sua amicizia con l'eminente dignitario del GOI Elvio Sciubba.
Peter era prima di tutto un libero pensatore e la sua idea di Massoneria era essenzialmente pratica. I suoi ideali di fratellanza universale ed amore incondizionato, mal gli facevano comprendere e sopportare le varie divisioni interne ed esterne all'Istituzione, per cui aveva, da anni, scelto la strada dell'attivismo libertario.
Peter, la cui presenza mi manca davvero molto, mi aveva affidato questo suo "testamento massonico", pronunciato in Loggia quando ancora il mondo viveva in piena Guerra Fredda.
E' stato per me un piacere trascriverlo e trasmetterlo, qui, di seguito, integralmente, sia in forma cartacea che scritta (l'italiano è un po' incerto, a causa del fatto che - quando Peter lo scrisse - era da poco giunto del nostro Paese).

L.B.






Quando sono entrato per la prima volta bendato nel tempio per l'iniziazione, sono stato in grado di lasciarmi guidare con molta fiducia dal Maestro esperto, specialmente perché sapevo di essere cieco; come siamo ciechi tutti perché non sappiamo finora vedere completamente la via di portare le responsabilità dateci dal Grande Architetto.
Poi perché avevo simbolicamente lasciato dietro di me i metalli (oro, argento, danaro ecc...), che spesso fanno deboli gli uomini.
*************** cioè "conosci te stesso" c'era scritto sul tempio di Apollo a Delfi, ed è la massima che Socrate fece propria.
Anche noi dobbiamo sempre tener presente che siamo deboli ed aperti a tante influenze, buone e cattive, che non sappiamo ancora ben conoscere.
Perché un nostro grandissimo Maestro, Gesù Cristo, scacciò fuori dal tempio con la frusta quelli che facevano affari là dentro e cambiavano moneta ?
Perché sapeva bene cosa è il denaro e come dannosamente influisce su noi esseri umani.
Egli desiderava vedere nel tempio un'atmosfera di purezza umana senza nulla che potesse richiamare alla mente la corruzione.
A che cosa servirebbero nei templi i simboli significativi e le profonde parole che ci indirizzano sempre di nuovo verso un buon lavoro e verso nobili pensieri ? Questi simboli che influenzano l'uomo più spesso attraverso l'inconscio sono stati usati anche purtroppo, da tante forze religiose per soggiogare intere popolazioni, invece di far uso di questo simbolismo misterico per allargare la mente umana e indirizzarla verso il bene.
Hanno creato così fra l'altro con un regime di paura ed assolutismo un falso cristianesimo il più delle volte per il proprio interesse; non avendo compreso che il proprio interesse dev'essere allargato tanto da abbracciare l'interesse comune, l'interesse di tutti.
L'egoismo dev'essere sviluppato tanto da diventare egosimo comune; io come uomo voglio star bene, ma so di non star bene se tutti non stanno bene, per la semplice ragione che possono scoppiare dei conflitti come per esempio: guerre, scioperi, rivolte, scandali, liti ecc. ecc.
Questa è socialità nata da una visione più larga del proprio interesse, ecco perché "Conosci te stesso".
Se conoscessimo noi stessi sapremo come praticare la vita, potremo anche portare le nostre responsabilità. Non è forse un'onta per l'umanità che non sia possibile nemmeno porre termine alle guerre ?
I popoli si dividono per motivi irrazionali di nazionalismo, fanaticamente inteso, e si lasciano entusiasmare per una guerra in pochi giorni dalla propaganda.
Nemmeno noi Massoni di tutto il mondo siamo stati capaci di riunirci veramente e viviamo ancora divisi dentro la nostra organizzazione stessa. Perché non ci sappiamo riunire sotto gli auspici del Grande Architetto dell'Universo con quel senso di religiosità cosmica (come lo chiamava Einstein) ? La quale è quel profondo meravigliarci della vita e delle cose, e che renderci conto che noi siamo qui in mezzo all'Universo semplicemente per vivere, e per imparare a vivere bene, senza gettare la colpa delle nostre sfortune su qualche povero Dio per sbrigarci così delle nostre responsabilità.
Non per niente un uomo come Einstein, che fu un essere umano molto libero di pensiero, ha potuto scoprire la "relatività".
Perché per concepire l'idea della relatività bisogna essere dei veri liberi pensatori, se no è facile che ci si perda nel vuoto e che non si sappia più dov'è il posto dell'uomo e perché si vive.
Negli ultimi anni grandi uomini fra i quali, appunto, Einstein, e poi Gandhi, Russell ed altri, hanno lottato per la pace in tutto il mondo, ma i governi restavano sordi.
Si diceva: sì ! è buono questo tentativo, ma cosa può fare un solo uomo, o che cosa può fare un solo governo ?
E' così che non si è potuto fare completamente nulla, e stiamo tutti qui come bambini senza far niente.
Ci si domanda talvolta: perché vivere ancora a questo mondo se non si può cambiare nulla ?
Per quale motivo facciamo ancora quel poco lavoro che facciamo, sapendo che andando avanti così esso non ha più alcuna importanza ? Ma noi non vogliamo continuare così.
E proprio adesso è il tempo di cominciare a cambiare le cose, e di riunirci tutti per aprire quella porta chiusa, che noi stessi teniamo serrata.
Noi uomini di buona volontà di tutto il mondo abbiamo in mano la chiave di quella porta che ci apre la via della pace.
Ma, abbiamo detto, che cosa può fare un solo uomo, un solo governo, una sola metà libera del mondo ?
A guardare bene, ciascun uomo può fare molto nel proprio ambiente, dando un buon esempio nella pratica della vita (morale etc.) e portando un po' di luce nelle menti più ristrette, che sanno pensare soltanto in termini di nazionalismo fanatico ed intollerantamente.
Ciascun governo può fare molto associandosi in alleanze o, meglio, in federazioni con altri governi, scambiando liberamente punti di vista con altri Paesi e lottando contro il ristretto sentimento nazionale e contro i monopoli, dannosi per la libertà dei popoli.
Una sola metà del mondo potrebbe fare tutto, se lavorasse positivamente e onestamente all'evoluzione progressiva; perché credo che l'altra metà a poco a poco si libererebbe e seguirebbe vedendo il lavoro positivo e le buone conseguenze di una tale attività.
Tutto questo è nel nostro stesso interesse !
In ciò secondo me noi Massoni abbiamo un compiato da svolgere: aprire le porte dei pregiudizi ristretti e locali, che ci hanno tenuto finora nella terribile schiavitù delle guerre, delle miserie e delle paure non necessarie, e affratellare le nazioni con la progressiva abolizione delle frontiere e l'istituzione di governi comuni, per realizzare questo ideale di quasi tutta l'umanità: la pace.


Peter Boom



17 aprile 2012

"Semplicemente liberale" di Antonio Martino: un libro per uscire dalla crisi

Antonio Martino - figlio dell'illustre Ministro liberale Gaetano - nonchè egli stesso liberale e già deputato di Forza Italia e del Popolo delle Libertà, nonchè già a sua volta Ministro degli Affari Esteri nel '94 e successivamente, nel 2001, della Difesa, è certamente uno dei rari politici italiani che si caratterizzano per chiarezza, onestà intellettuale e morale.
Economista specializzatosi presso la University of Chicago, ha insegnato presso le Università "La Sapienza" e "Luiss" di Roma, oltre che nelle Università di Messina, Napoli e Bari ed ha pubblicato un ottimo ed esaustivo libro edito da Liberilibri (www.liberilibri.it) dal titolo "Semplicemente liberale".
Un ottimo compendio di economia e politica liberale, adatto in particolare ai tempi che stiamo vivendo, ove, come illustra lo stesso Martino, hanno completamente fallito tutte le politiche stataliste e keynesiane proposte in questi anni da burocrati e politicanti.
Il vero liberale, infatti, non difende la libertà di mercato solo per mere ragioni economiche, bensì perché esse sono conseguenza diretta delle libertà politiche e civili.
Martino, innanzitutto, illustra il fallimento delle politiche stataliste, costruttiviste e socialiste, le quali, anche se animate da "buoni propositi", in realtà hanno ottenuto risultati deludenti che, nei fatti, hanno impoverito i cittadini-contribuenti a causa dell'esosità dell'imposizione fiscale e della presunzione di poter controllare ogni settore dell'attività economica.
Antonio Martino pone come esempio la disoccupazione, la quale dovrebbe essere risolta a livello microeconomico e, ad oggi, colpisce in particolare i giovani, ovvero coloro i quali fanno più fatica ad inserirsi in un mercato del lavoro spesso frenato dallo Stato.
Pensiamo, infatti, a quella che Martino definisce ottimamente "penale" che il datore di lavoro deve pagare allo Stato italiano per ogni individuo che assume, ovvero i vari oneri sociali, fiscali e para-fiscali, che spesso incidono doppiamente rispetto alla retribuzione del lavoratore stesso ! E che, in questo senso, scoraggiano le assunzioni. Senza contare poi una legislazione che rende difficilissimo il licenziamento e spesso obbliga gli imprenditori ai cosiddetti "reintegri", in luogo di una ben più congrua e meno umiliante montetizzazione in favore del lavoratore.
Inoltre, Antonio Martino, spiega come il mercato e la libera concorrenza siano anche l'unico antidoto al formarsi di monopoli e fa l'esempio dell'Ibm, la quale, da monopolio del computer negli anni '80, oggi non è più un colosso e deve competere con aziende dei personal computer molto più potenti e creative.
La stessa cosa è accaduta anche con la televisione e qui, Martino, spiega come siano coercitive e dannose eventuali norme antitrust, le quali sarebbero persino antidemocratiche, in presenza di un libero mercato ove ciascun telespettatore-consumatore, può scegliere il canale che più gli aggrada di vedere e tale "gradimento" sia misurato dal famoso share.
Purtroppo, afferma Martino, è vero che il XX secolo è stato il secolo dello statalismo, così come profetizzato ed auspicato da Mussolini, il quale parlava di un secolo autoritario, di destra, fascista e statalista.
Infatti, il XX secolo è stato il secolo dei Mussolini, Hitler, Stalin, Pol Pot, Keynes e Roosvelt, con l'estensione dell'assistenzialismo di Stato di tipo bismarkiano, delle illusioni programmatorie e della politicizzazione e burocraticizzazione della società e della vita dei cittadini...resi sudditi.
E' il momento, spiega Antonio Martino, di un nuovo umanesimo liberale, il quale dipende unicamente dall'individuo.
L'Autore è illuminante persino allorquando spiega come non sia assolutamente vero che i Paesi con maggiori risorse naturali e giacimenti, oppure Paesi ex potenze coloniali, siano necessariamente i più ricchi. Anzi. Vediamo infatti come la Svizzera ed il Giappone, assolutamente privi di risorse, siano enormemente più ricchi di Paesi come Brasile o Argentina.
E ciò è dovuto essenzialmente al fatto che questi Paesi sono diventati ricchi grazie al loro sviluppo economico, ad una bassa tassazione ed all'investimento di capitali e di risorse umane al fine di produrre ricchezza ed innovazione.
E qui Martino spiega anche come siano totalmente improduttivi ed inutili, oltre che potenzialmente dannosi, gli stanziamenti economici in favore deiPaesi cosiddetti poveri, i cui fondi spesso andranno a beneficio dei governi, spesso tirannici, o comunque senza alcuna volontà di sviluppo.
La ricchezza, dunque, è un prodotto dell'ingegno umano e non di fantimatiche politiche interventiste, come invece riteneva l'economista Keynes.
In questo senso possiamo anche notare come i Paesi più sviluppati siano anche quelli in cui, oltre alla bassa tassazione, è ridotta anche la spesa pubblica e, dunque, gli interventi assistenziali. Questi ultimi pressochè sempre a vantaggio di burocrazia, propaganda politica e classe politica corrotta.
Non a caso, lo stesso Antonio Martino, ricorda che la massima cara agli economisti liberali è sempre stata "il commercio unisce, la politica divide" ed è per questo che i commerci sono sempre stati un ottimo strumento, sia in termini di sviluppo economico, che in termini di diplomazia internazionale. Gli scambi commerciali, infatti, non conoscono nè frontiere nè razze, nè differenze religiose, sessuali oppure di idee politiche. In particolare, poi, se pensiamo che ogni singolo prodotto che acquistiamo, esso è costituito da componenti provenienti dai più disparati Paesi del globo terrestre !
Il liberalismo, secondo Martino, dunque, non sarà garanzia sufficiente per il mantenimento della pace, ma certamente - come affermava Bastiat - ove passano le merci non passano gli eserciti. E si noti come sia stato da sempre il protezionismo e mai il liberalismo, a causare conflitti armati.
E, forse non è un caso se i peggiori regimi dittatoriali del Mondo, a destra a sinistra, siano e siano stati regimi statalisi, marxisti, fascisti o comunque burocratici ed autarchici.
Antonio Martino affronta poi il tema del cosiddetto Welfare State, che andrebbe completamente smantellato o, comunque, riformato in modo da garantire solamente chi ne ha realmente necessità.
Egli dimostra infatti - dati alla mano - come l'assistenzialismo universale abbia in realtà aumentato il numero di poveri anzichè ridurlo. Ed ha totalmente lasciato scoperti settori ormai completamente ridotti all'indigenza.
E ciò in quanto si sono spese risorse pubbliche a totale beneficio della burocrazia e di programmi inefficienti e causa primaria di spreco.
Ne è un esempio lampante il Welfare State italiano ed il sistema pensionistico "a ripartizione", ormai al collasso, che andrebbe - secondo Martino - sostituito con un sistema a capitalizzazione, permettendo ai lavoratori di optare per fondi pensionistici privati, con un rendimento maggiore.
L'ottimo Antonio Martino torna poi sull'argomento occupazione e disoccupazione e spiega come "essere occupati" non significhi "percepire un reddito", bensì produrlo. In questo senso dimostra come i tanti cosiddetti lavori socialmente (in)utili non siano altro che escamotage ideati dalla classe politica parassitaria al fine di garantire un reddito sicuro a determinati settori sociali a scopo propagandistico e...a spese del contribuente !
E' l'ennesimo esempio di come l'aumento della spesa pubblica improduttiva sia conseguenza della distruzione di posti di lavoro produttivi e dunque dell'impoverimento dell'intera società, costretta a doversi sobbarcare interamente tale spesa che, nei fatti, avvantaggia solamente burocrati e classe politica.
Un intero capitolo, atto anche a rafforzare quanto già scritto, Antonio Martino lo dedica alle critiche all'economia keynesiana ed alle cosiddette politiche di "deficit spending", le quali prevedono buchi di bilancio statale al fine di coprire l'aumento della spesa pubblica.
Tali politiche, pur fornendo immediati benefici, sono totalmente dannose nel lungo periodo poiché le generazioni future saranno costrette a pagare per i debiti contratti da quelle precedenti...ovvero, più precisamente, dallo Stato assistenziale e burocratico.
Ultimamente, in Italia, si parla molto di inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione della Repubblica. Antonio Martino spiega come questo proposito fosse già stato avanzato, anni or sono, dal politico liberale Luigi Einaudi,
Il pareggio di bilancio, infatti, sarebbe l'unico strumento in grado di obbligare la classe politica a limitare le spese pubbliche e, conseguentemente, ad abbassare le imposte, in modo tale da aumentare la base imponibile e garantire maggiore benessere e sviluppo economico. In questo senso, Martino, ritiene prioritario giungere ad un vero federalismo fiscale, sull'esempio della Svizzera e degli USA, abolendo dunque gli enti politici intermedi, Province in primis ed accorpando i piccoli Comuni, e, dunque, snellendo il livello di burocrazia locale e premettendo così alle singole realtà territoriali di gestire, responsabilmente, il pubblico danaro.
Il sesto capitolo di "Semplicemente liberale" è particolarmente gustoso e di scottante attualità, in quanto parla delle spese della "casta" ed avanza delle pragmatiche proposte.
Antonio Martino, infatti, spiega come, al fine di evitare l'assenteismo parlamentare, i regolamenti prevedano che, ogni assenza del parlamentare dalle sedute di Camera o Senato, nonchè ogni astensione dalle votazioni, gli sia decurtata dallo stipendio. Ciò produce un eccesso di votazioni (ed il pessimo costume dei cosiddetti "pianisti") tali da aver reso l'Italia il Paese dalle oltre 200.000 leggi.
Pertanto Martino propone un sistema esattamente opposto, ovvero il pagamento di un "tot" per ogni votazione del parlamentare, in modo da far sì che lo stesso si rechi alle votazioni unicamente di effettivo interesse per il Paese.
Altra proposta, a tratti paradossale, è l'introduzione di elezioni a sorteggio, fra tutti gli elettori italiani, in modo da avere un Parlamento di cittadini, senza più partiti e candidati che spendono e spandono risorse pubbliche al fine di garantirsi un posto in Parlamento !
Proposta paradossale, forse, ma sicuramente democratica se è vero che la democrazia è rappresentanza del popolo.
I capitoli finali sono dedicati alla lotta al proibizionismo ed al paternalismo di Stato, ovvero in favore della legalizzazione delle droghe, unico strumento per combattere la criminalità organizzata ed il mercato illegale di sostanze stupefacenti, oggi, "grazie" al proibizionismo di Stato, totalmente fuori controllo e contro quel paternalismo statale che, persino negli USA, vorrebbe imporre ai cittadini una vita più sana, persino con speciali diete per combattere l'obesità !
Misure coercitive ed assolutamente illiberali, secondo Martino, in totale contrasto con i principi democratici e costituzionali dei Paesi civili.
L'ultimo capitolo è dedicato all'immigrazione, ove Antonio Martino, spiega come essa è fenomeno necessario e da incoraggiare, tutt'altro che dannoso. Fenomeno utile allo sviluppo economico, in particolare in settori produttivi abbandonati da persone con alta qualificazione scolastica e professionale.
Il razzismo e la xenofobia, assieme alla criminalità dunque, sono i veri nemici da combattere in uno Stato liberale.
"Semplicemente liberale" è, come dicevo all'inizio dell'articolo, un ottimo libro che affronta i problemi dell'oggi e fornisce quelle chiavi di lettura laiche e sensa pregiudizi, in grado di uscire dall'attuale crisi nazionale e mondiale.

Luca Bagatin



23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



25 gennaio 2012

Appello ai laici italiani: unitevi, sciogliete i vostri partitini in un unico soggetto, aggregatevi al Terzo Polo e candidate solo giovani



E' almeno dal 2006 che lo vado dicendo e scrivendo.
Non mi interessa avere la primogenitura di alcunchè, ma, francamente, sono stanco. E ritengo che ad essere stanchi siamo in molti.
Sono stanco di un Paese come l'Italia ove la laicità, le libertà economiche, civili, sociali, sono negate ed ove i laici sono preda di classi dirigenti vecchie, inascoltate, pressochè ininfluenti.
Sono stanco di chi, in Parlamento, si garantisce poltrona e pensione. Magari con slogan e promesse alle quali non crede più nessuno.
Già nel 2006 scrivevo agli amici e compagni laici, liberali, libertari, liberalsocialisti, radicali, repubblicani e suggerivo un progetto di ampio, ampissimo respiro, assai lontano dalla partitocrazia, dal mero elettoralismo, dalle poltrone.
Evidentemente, sono rimasto inascoltato, visto che i vecchi vizi sono duri a morire e l'ininfluenza dell'area laica regna sovrana.
Ieri come oggi proponevo due cose semplici, alle quali, oggi, ne vorrei aggiungere un'altra.
Scioglietevi, sciogliamoci, in un unico soggetto politico: trasformate, trasformiamo, i vostri/nostri vecchi partiti e partitini in fondazioni e circoli culturali, smettetela/smettiamola di difendere Edere, Garofani, Foglie di fico. Lasciatele/lasciamole alla Storia ed alla cultura, ma oggi, parlate/parliamo alle persone di cose più concrete. Tirate/tiriamo fuori programmi concreti che ce ne sono e ce ne sarebbero. E soprattutto unitevi.
Uniamoci.
Non più Liberali, Repubblicani, Radicali, Socialisti, ma Laici Uniti.
Mandate/mandiamo in pensione, oltre che le nostre classi dirigenti, anche il PRI, PLI, Radicali, socialismi sparsi. Unitevi/uniamoci in un unico soggetto e candidate/candidiamo solo giovani.
Solo giovani dai 18 ai 35 anni, nella misura del 100, 90, 85%. E sicuramente a capo di questo nuovo soggetto politico: sia nella Direzione nazionale che in Parlamento.
Basta ai partitini laici fatti di reduci e di mummie da Antico Egitto. Stop all'autoreferenzialità ed all'ininfulenza. Stop a risultati elettorali da zerovirgola.
E soprattutto pensiamo alle alleanze, perché, con qualsiasi sitema elettorale se ne uscirà, esse sono sempre e comunque prioritarie.
Aggregatevi/aggreghiamoci al Terzo Polo, perché è l'unica coalizione oggi in grado di dimostrare moderazione ed equilibrio e maggiormente aperta al liberalismo ed alla laictià (pensate solo alla presenza dell'associazione Libertiamo e di Gay Lib in Futuro e Libertà).
Contrastate/contrastiamo gli estremisti, la destra e la sinistra italiane che, nei fatti, rappresentano il pantano della politica degli ultimi vent'anni.
Prendete e prendiamo esempio dal Parti Radical francese (www.partiradical.net) di Jean-Louis Borloo, che è alleato all'Unione per il Movimento Popolare di Sarkozy, rappresentandone l'anima laica, repubblicana, liberale e liberalsocialista.
E poi prendiamo esempio dal candidato libertario alle primarie del Partito Repubblicano americano, ovvero Ron Paul, che sta risalendo sempre più nei consensi, con il suo programma liberale in economia e libertario nei diritti civili.
Occorre contrapporsi alla social-Burocrazia ed al conservatorismo.
Dobbiamo costruire un grande movimento laico-liberale-libertario che sia parte integrande di un più ampio schieramento riformatore, moderato e liberale. Ne abbiamo tutte le possibilità, se solo sapremo e vorremo sfruttarle.
Per quanto riguarda il nostro possibile programma unitario è presto detto:

- Introduzione della flat tax al 20% ed innalzamento della no tax area per i redditi sino ai 12.000 euro annui

- Abolizione degli Ordini professionali

- Privatizzazione della Rai

- Pagamento dell'ICI da parte del Vaticano sui relativi immobili

- Abolizione di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico a partiti e sindacati

- Aumento delle pensioni sociali

- Ammortizzatori sociali per chi non ha un lavoro

- Abolizione delle Province, delle Comunità Montane e dei Consorzi

- Privatizzazione delle Municipalizzate

- Riforma elettorale che preveda l'elezione diretta - a turno unico - del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e del Parlamento con sistema proporzionale

- Separazione delle carriere dei magistrati

- Introduzione della responsabilità civile dei magistrati

- Legalizzazione di cannabis e derivati

- Legalizzazione dell'eutanasia

- Introduzione di programmi medici che prevedano la somministrazione controllata di eroina ai tossicodipendenti

- Legalizzazione della prostituzione

- Legge sulle unioni civili ed il matrimonio omosessuale, con conseguente possibilità di adozioni

Queste alcune possibili proposte di un movimento fusionista laico.
Chiamatelo, chiamiamolo Laici Uniti, oppure Unione Democratica Liberale, come piacerebbe a me, oppure ancora Partito Radicalsocialista, oppure Partito Radical-liberale.
Non sono importanti i nomi, le sigle, ma i contenuti, la fusione dei soggetti, la candidatura di soli giovani e giovanissimi.
Diversamente, cari laici, candidatevi e candidiamoci alla scomparsa, all'estinzione, in un'Italia che non ha mai fatto prigionieri.

Luca Bagatin


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