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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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11 febbraio 2015

Gilettate grondanti ipocrisia (e viva ora e siempre Mario Capanna, ultimo Mohicano !)

C'è chi fa tanto la morale a Mario Capanna, ex deputato di Democrazia Proletaria e dei Verdi che, oltre ad essere stato eletto in Parlamento per più legislature e con voti di preferenza veri (ai suoi tempi la legge elettorale, per fortuna, non prevedeva ancora i parlamentari "nominati"), ha sempre portato avanti battaglie molto serie sull'ambiente, i diritti civili e sociali.
C'è chi, oltre a fare la morale, si permette anche di gettare con spregio a terra un libro (quello di Capanna, appunto), in diretta televisiva, rievocandoci alla memoria ben altri "roghi".
Purtuttavia chi getta il libro e fa la morale sul vitalizio da parlamentare di Capanna, dimentica di dire che - oltre ad essere pagato dai contribuenti con i soldi del canone Rai - è anche fidanzato con un'attuale parlamentare italiana !
Mai ipocrisia fu più manifesta.



Di Giletti, Cesare Lanza che ben lo conobbe, disse -  in tempi non sospetti - del resto:
http://blog.libero.it/Daniela65/6760661.html

Noi, diversamente, preferiamo invitare alla lettura di qualche cosa di ben più serio ed utile.
Specie per coloro i quali si sono involuti, negli anni, a suon di televisione italidiotica



Dalla resistenza contro le derive sociali e politiche del boom economico alla difesa dei diritti fondamentali dell’uomo, dall’intensa attività parlamentare all’incontro e confronto costanti con studenti e giovani, dalle ripetute missioni di pace a quelle ecologiste, dalla tutela della biodiversità al lavoro dei campi e all’apicoltura, dall’attività di fine e autorevole saggista a uomo del dialogo e del confronto con credenti e non credenti, comunisti e fascisti… le “storie” dell’impegno di Mario Capanna attraversano e incrociano la storia da oltre cinquant’anni. Oggi, che di anni ne ha settanta, le comuni vie d’uscita da lui prospettate nel corso del tempo continuano a risultare fresche, innovative e praticabili, e soprattutto non smettono di dare impulso e speranza alla coscienza delle nuove generazioni.
Con testimonianze di: Vittorio Agnoletto, Dario Capanna, Ivana Carboni, Vittorio Feltri, Umberto Galimberti, Marco Janni, Gianni Letta, Uliano Lucas, Romano Màdera, Eugenio Melandri, Lidia Menapace, Fabio Minazzi, Giovanni Minoli, Emilio Molinari, Salvatore Natoli, Luciano Neri, Gaspare Nuccio, Gaetano Pecorella, Franco Piperno, Guido Pollice, Antonio Ricci, Stefano Rodotà, Giovanni Russo Spena, Emanuele Severino, padre Bartolomeo Sorge, Luigi Vero Tarca, Fabio Treves, don Celestino Vaiani, Marcello Veneziani, Ivan Verga, padre Alex Zanotelli.



14 gennaio 2014

Ricordando Moana Pozzi

Sto rivedendo in questi giorni, in dvd, la miniserie - trasmessa da Sky del 2009 - “Moana” di Alfredo Peyretti dedicata alla figura di Moana Pozzi.

La miniserie, in sé, non è un granchè. E' eccessivamente macchiettistica - specie nell'interpretazione di personaggi chiave quali Riccardo Schicchi, Ilona Staller Cicciolina e Mauro Biuzzi, mal interpretati e resi praticamente ridicoli dagli attori Fausto Paravidino, Giorgia Wurth e Giampiero Judica – ma, a parte questo, rende giustizia alla figura di Moana, egregiamente interpretata dall'affascinante Violante Placido.

Violante Placido – con il suo sguardo sensuale e malinconico - incarna infatti molto bene la figura di Moana Pozzi.

Personaggio poliedrico ed inquieto quello dell'attrice, della showgirl, della pornodiva e successivamente dell'intellettuale e della leader politica genovese Moana Pozzi.

Divenuta celebre quale pornoattrice, grazie al contributo di Riccardo Schicchi e di Ilona Staller che ne scopriranno il talento nel 1985 (come ricordò la stessa Ilona in un'intervista che recentemente le feci) Moana spiccherà presto il volo e, accanto a film hard ed erotico/pornosoft (quali “Provocazione” di Piero Vivarelli, assieme a Ursula Davis Hula Hop e Petra Scharbach e “Diva Futura – L'avventura dell'Amore”, sempre con Hula e per la regia di Ilona Staller), sarà nel cast di “Ginger e Fred” di Federico Fellini (che affettuosamente la chiamerà “Moanina”), in quello di “Borotalco” di Carlo Verdone, in “...e la vita continua” di Dino Risi, oltre che nel cast di numerose trasmissioni televisive comico-surreali e di intrattenimento quali “Tip Tap Club” (da lei condotto assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Fenice”, dirette e ideate da Antonio Ricci, padre di “Striscia la Notizia”.

Negli Anni '90 ecco il suo tentativo di smarcarsi dal mondo dell'hard, attraverso un film quasi autobiografico, ovvero “Amami” di Bruno Colella, la storia di una ragazza ripudiata e poi riconciliatasi con un padre che non accetterà la sua carriera nel porno.

Tormentata, infatti, sarà la vita di Moana con la madre, la quale non accetterà mai del tutto le scelte professionali della figlia.

Purtuttavia Moana non è e non fu tanto e solo un'icona del porno. Il porno, forse, fu un trampolino di lancio per esprimere meglio sé stessa. Il suo senso di libertà al di là del perbenismo borghese, che combatterà per tutta la vita.

La lotta ai pregiudizi sarà incarnata da Moana in tre momenti precisi della sua vita, a cavallo fra il 1987 ed il 1993: quando parteciperà attivamente alla campagna elettorale di Cicciolina nelle liste del Partito Radicale; quando deciderà di scrivere “La filosofia di Moana” ed “Il sesso secondo Moana” ed infine quando accetterà di diventare leader del Partito dell'Amore, fondato da Riccardo Schicchi e da Mauro Biuzzi nel 1991. Leader e simbolo del partito stesso, visto che il suo volto – racchiuso in un cuore rosa – sarà l'emblema del partito stesso.

Attualissime sono, ancora oggi, le parole di Moana Pozzi scandite nelle varie tribune elettorali dell'epoca, sia allorquando con il suo partito si candidò alla Camera dei Deputati (1992), sia allorquando Moana fu candidata a Sindaco di Roma, nel 1993, contro Gianfranco Fini e Francesco Rutelli.

Moana sognava una Roma ed un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.

Mauro Biuzzi, oggi curatore testamentario di Moana, ricordò a tal proposito - in un'intervista che gli feci nel febbraio del 2013 - che Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero.

E proprio Biuzzi assieme alla madre di Moana, Giovannina Alloisio, fondarono, nel 1999, l'Associazione Moana Pozzi (www.moanamoana.it), a tutela e promozione dell'immagine dell'attrice.

Molte sono le cose che, in questi anni, si sono dette e scritte a proposito (e spesso a sproposito, per ragioni meramente mediatiche) della sua prematura morte, a soli 33 anni, avvenuta a Lione il 15 settembre del 1994.

Noi, a tal riguardo, preferiamo invece tacere e ricordare Moana Pozzi per quel che ha rappresentato e per quel che rappresenta.

Moana diva-antidiva passata, presente e futura. Che vive ancora, certamente. Nel cuore di chi la ama e l'ha amata.


Luca Bagatin



13 dicembre 2013

Spadolini contro Pannella. Al Drive In

In questo bellissimo e raro video d'annata (1986) del "Drive In", il repubbliCHINO Giovanni Spadolini - imitato egregiamente da Gianfranco D'Angelo - se la vede direttamente con il nonviolento libertario Marco Pannella (quello vero !).

Uno sketch-spaccato politico degli Anni '80 che merita di essere ricordato, dopo quasi trent'anni.

Ci manca una trasmissione irriverente e a tratti surreale come il "Drive In", oggi. E ci manca il Marco Pannella libertario e nonviolento di allora.

Con la Seconda (quasi Terza) Repubblica è morta una grande epoca. E solo oggi, con l'avvento di una crisi che è prima di tutto esistenziale, ce ne stiamo rendendo conto.



13 luglio 2013

L'imbarbarimento televisivo (e non solo) degli ultimi vent'anni



Leggevo un articolo di Giuseppe Di Piazza pubblicato sul settimanale "Sette", del 12 luglio scorso, suggerito dal sito dell'amico Cesare Lanza www.lamescolanza.com, a proposito della tv degli ultimi trent'anni.

Sotto accusa - si fa per dire - la "tv commerciale", la "tv del Drive In".

Mi è venuta in mente una riflessione, che non ho potuto non postare - in poche righe - su Facebook.

Non penso, infatti, che l'imbarbatimento della società italica degli ultimi vent'anni sia tanto causa della tv. Piccolo inciso: parlo degli ultimi vent'anni più che degli ultimi trenta, nel senso che ritengo che il vero imbarbarimento culturale, politico e sociale, abbia investito la Penisola negli Anni '90, giundendo all'apoteosi negli Anni - forse non a caso definibili - '00.

Dagli Anni '90 ad oggi, semmai, abbiamo assistito ad un imbarbarimento della tv, del costume e della politica.

La colpa non è certo dei simpatici ed innovativi programmi del genio Antonio Ricci, ideatore di trasmissioni sensuali, surreali, irriverenti e comiche quali "Matrjoska" (che mostrò per la prima volta in tv il nudo integrale di Moana Pozzi, oltre che irrise "Comunione e Librazione" e per questo fu chiusa dopo un'unica puntata), "L'Araba Fenice", del tanto nominato e “vilipeso” "Drive In" o della dirompente “Striscia la Notizia”, unico vero tg d'informazione del Paese.

La colpa, semmai, è di programmini un po' insulsi, vuoti, senza ironia né costrutto. Ove a farla da padrone è il litigio, spesso costruito, l'insulto greve e gratuito e la mancanza di argomentazioni. Programmi ove si cimentano giovani fintamente bellocci, senza arte né parte o quasi.

Programmi ove il voyerismo e la violenza verbale e talvolta fisica sono di gran moda. Forse il Marchese De Sade, nel XVIII secolo, con "Le 120 giornate di Sodoma", anticipò i tempi. Peccato che, per quei tempi, lui sì fosse trasgressivo per davvero ! E Pier Paolo Pasolini, cantore degli ultimi, fotografò - già nel 1975 - con "Salò e le 120 giornate", ciò che sarebbe diventato il nostro Paese.

Programmini televisivi - quelli dell'ultimo Ventennio - confezionati in Italia, ma spesso importati da un Paese che ha perduto persino le sue origini rivoluzionarie, ovvero gli USA.
Ironia, sensualità, simpatia, empatia, irriverenza e contenuti, sono gli ingredinti che mancano alla tv degli ultimi vent'anni, oltre che alla politica ed alla società di casa nostra nel suo complesso.
L'Italia ha perduto la sua memoria storica e non è in grado di darsi uno "scossone". I giovani sembrano più conservatori, annoiati e disillusi dei loro padri e persino dei loro nonni. L'inconsapevolezza e l'inconsistenza regna sovrana e lo Stato riceve continue tirate d'orecchi dall'Unione Europea per mancato rispetto di questa o quella normativa.
O ci si dà una svegliata, ragazzi, oppure dalla crisi - quella nera e vera delle idee e delle progettualità - non ne usciremo mai.
E diamo uno stop, finalmente, a questo finto moralismo e finto perbenismo, che tende a dare la colpa a fenomeni, persone o personaggi che colpe non ne hanno e che, forse, hanno contribuito davvero a rendere il Paese un po' meno medievale, corrotto e triste.


Luca Bagatin (nella foto con Ursula Davis Hula Hop)



20 settembre 2011

Syusy Blady e Patrizio Roversi alle prese con il mistero...a Pordenonelegge


Syusy Blady e Patrizio Roversi a Pordenonelegge, la manifestazione del libro che a Pordenone quest'anno si è tenuta dal 14 al 18 settembre.
Syusy Blady, al secolo Maurizia Giusti, un passato da femminista militante e Patrizio Roversi, conosciutisi negli anni '70, facendo animazione teatrale per ragazzi, sono decisamente una coppia comica che non ti aspetteresti.
Eh sì, perché noi, che siamo cresciuti con i primi successi di Antonio Ricci, ovvero programmi comici ed intelligenti come "L'Araba Fenice", "Drive In" o "La tivù delle ragazze" (quando ancora Serena Dandini non si era data alla militanza satiro-politica), non ci saremmo mai aspettati di trovare questi due a raccontare ed a raccontarci di viaggi e, soprattutto, di antropologia, misteriosofia, miti e, persino di esoterismo.
Senza pretese, ben inteso !
La verve ironica e curiosa del duo emiliano, infatti, non pretende affatto di sostutuirsi ai tanti, troppi "divulgatori scientifici" (seri o meno che siano) che da tempo si affacciano sui media nostrani.
Syusy e Patrizio sono semplicemente una coppia di persone curiose che, quando vanno in vacanza, amano approfondire e, dunque, presentare al pubblico quanto hanno visto ed appreso.
Syusy, in particolare, è un fiume in piena. Parla con passione dei suoi viaggi in Asia, iniziati con Patrizio nel 1991 in India, presso l'Ashram del Maestro Spirituale Sai Baba, recentemente scomparso. E poi dei loro viaggi in Sud America, alla scoperta dei miti Maya ed Aztechi e delle misteriose Linee di Nazca del Perù: curiosi geroglifi tutt'oggi oggetto di studio di numerosi antropologi.
Patrizio Roversi tenta di fermare l'ex moglie, intervallando battute che immancabilmente divertono l'uditorio, ma Syusy prosegue parlando di quello che in gergo prende il nome di Femminino Sacro, ovvero la presenza della Divinità come essere femminile, derivante dalla Terra Madre, Gea, ed esistente in tutte le culture del pianeta.
"Dio è donna", sostiene con convinzione Syusy Blady portando ad esempio numerosissime iconografie che vanno dall'Iside dell'Antico Egitto sino alla Madonna dell'iconografia cattolica. Iside con Horus in braccio, non sono altro che la Madonna con Gesù bambino, infatti. E Syusy racconta di come sia difficile parlare di questo nei programmi Rai senza scandalizzare gli autori ed incorrere in possibili censure.
"In televisione si rischia spesso di dover parlare non di ciò che potrebbe piacere, ma di ciò che disturba meno", chiosa. Purtuttavia lei e Patrizio Roversi, nella loro notissima trasmissione "Turisti per caso" (oggi diventata anche rivista periodica) hanno sempre cercato di parlare di ciò, portando a sostegno delle loro tesi immagini e documenti inediti. Sempre, ovviamente, con lo spirito del curioso e del turista.
Syusy vorrebbe continuare il discorso, raccontando di come esistano iconografie praticamente uguali in ogni cultura: dall'Antica Roma sino alla Mongolia. Il tempo, purtroppo, è tiranno.
Riesco ad avvicinare lei e Patrizio alla fine della conferenza, dopo i consueti autografi concessi al pubblico sul loro ultimo divertente ed interessante libro "Misteri per caso".
Chiacchiero in particolare con Syusy, che si conferma assetata di sapere e di conoscenza. Parliamo persino di massoneria, oltre che di esoterismo.
Li saluto, dopo esserci scambiati i rispettivi recapiti e penso, con grande compiacimento, di quanto interesse destino, al giorno d'oggi, tematiche di questo tipo che, nei fatti, riguardano l'origine della specie umana e la sua stessa evoluzione futura.

Luca Bagatin (nelle foto con Patrizio Roversi e Syusy Blady)



26 gennaio 2011

La Massoneria è un'istituzione seria ed adogmatica. Non vende certo lauree o affini.



Ai massoni ed alla Massoneria, nel corso dei secoli, attraverso le discriminazioni perpetrate dalla Chiesa cattolica e da ex massoni in odore di carriera come Leo Taxil (e qualche recente imitatore nostrano che, sull'onda della Massoneria, cerca di far carriera politica), sono state attribuite le peggiori nefandezze: stregoneria, patti con il Diavolo, riti orgiastici, assassinii, poteri occulti e quante altre più scempiaggini possibili.
Se la storia della Massoneria e dei suoi rituali fosse studiata, magari anche nelle scuole, si capirebbe ben presto che essa è unicamente un'Istituzione spirituale, morale e culturale. Che però dà fastidio ai dogmatici ed ai totalitari in quanto insegna semplicemente a ricercare la Verità (che non è mai ultima), entro sè stessi.
Ieri sera, guardando l'ottima "Striscia la Notizia" - telegiornale satirico di profonda intelligenza ed approfondimento - mi sono imbattuto nell'ennesimo caso di un falso dentista, non laureato, non iscritto all'albo, che abusivamente svolgeva la professione medica. Ovvia l'indigiazione, ma, sin qui, nulla di troppo anomalo.
Lo stupore cresce, purtuttavia, quando codesto ciarlatano tira fuori la storia della Massoneria, ovvero che lui la laurea l'ha comprata dalla Massoneria e, sollecitato dall'inviato di "Striscia", Max Laudadio, afferma che pensa (pensa, non ne è certo, sic !) che di casi come il suo ce ne siano molti.
Sì, vabè, adesso i massoni si mettono anche a vendere le lauree.
Il "dentista" paraculo, tarocco come una banconota da due euro, una volta preso in castagna, anzichè ammettere di essere un bugiardo patentato, dà le colpe alla Massoneria ! Ma si vergogni doppiamente, costui, che non ha il coraggio di ammettere le proprie colpe ed infanga una nobile istituzione di cui certamente ha solo sentito parlare alla lontana !
Per chi ha la pazienza e la volontà di approfondire l'argomento Massoneria, scoprirà ben presto che essa non vende alcunchè, ma è semplicemente un luogo di incontro per cervelli pensanti alla ricerca di valori universali quali la Fratellanza (universale, senza distinzione alcuna), l'Uguaglianza (di fronte al Grande Architetto dell'Universo e dunque di fronte all'Uomo) e la Libertà (dai dogmi in primo luogo).
In seconda battuta poi, vorrei invitare quelli di "Striscia", che ad ogni modo è e rimane un'ottima trasmissione televisiva nel marasma dei palinsesti d'oggi, a frequentare ed a svolgere servizi mirati sulle due Obbedienza più antiche e serie d'Italia: il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli ALAM.
Scopriranno che qui non si vendono lauree, brevetti o fanno raccomandazioni: qui si studia e si lavora costantemente per edificare il Tempio dell'Uomo in accordo con la filosofia di Platone e di tutti i Grandi Iniziati di ogni epoca.
E, per favore, la smettano i furbi, gli ignoranti e taluni politicanti da strapazzo di tirare in ballo la Massoneria per i propri scopi personali o per pararsi il deretano.
Si ricordino, costoro, che è grazie alla Massoneria ed agli ideali massonici se oggi l'Italia è unita e democratica; se esiste un'organismo di cooperazione internazionale come l'ONU e l'Unesco; se la laicità ha trionfato nella società occidentale e via via sta penetrando in quella orientale e islamica. E si ricordino che, nei campi di concentramento, i nazisti ci sbattevano anche i massoni. Rei di essere portatori di libero pensiero democratico.

Luca Bagatin



22 giugno 2009

EVVIVA LE VELINE (metafora patafisica contro la catarsi dei falsi moralisti de noantri)



Veline, Velone, Vele, Velette.
Un tempo c'erano le Vallette e già loro erano additate dalla Pubblica Piazza dei Moralisti de noantri come oche pocodibuono. Sic !
Oggi, il nuovo maschilismo talvolta camuffato da veterofemminismo antilaico ed antilibertario tanto caro ai "politically correct" di certa sinistra cattocom (ovvero quella conservatrice), ma anche di molta destra clericale e bigotta, è tutto in fermento contro....le Veline appunto !
Bum bum bum cicabumbumbum ! Chioserebbe il Gabibbo.
Questa storia delle Veline l'hanno fatta addirittura diventare una questione politica quando di strettamente politico, qui, non c'è proprio nulla.
E se c'è una categoria del mondo dello spettacolo che và salvata è proprio quella della Velina. Lasciate che lo dica uno che ritiene programmi come il Grande Fratello, Buona Domenica e Amici (quest'ultimo diretto dall'ultimo dei Sessantottini non pentiti Paolo Pietrangeli...guarda caso)  una riedizione nemmeno troppo lontana di "Le 120 giornate di Sodoma" del marchese De Sade.
Ovvero il contrario dell'intelligenza e della creatività individuale. Il trionfo dell'ipocrisia e della follia collettiva di una gioventù mal rappresentata. Ma che forgia modelli oltremodo diseducativi (ultimo retaggio del '68 italiano antilaico ed antilibertario, ovvero l'opposto della cultura beatnik ed hippy americana ? Molto probabile, riteniamo).
La Veline sono cosa ben diversa. Lo spiega lo stesso Antonio Ricci che le ideò: sono un'astrazione patafisica, come definì lo scrittore surrealista Alfred Jarry, "quanto vi è di grottesco nell'universo" (per inciso, per chi ancora non se ne sia accorto, questo stesso mio blog - nella sua poliedricità culturale - utilizza canoni prettamente patafisici a partire dal frontespizio).
E il filone surrealista, nonsense e patafisico nella televisione nostrana - che pur di pecche ne ha moltissime - lo seguì a suo tempo anche l'ottimo Gianni Boncompagni.
Criticatissimo per i suoi programmi pieni di colore, musica e soprattutto ragazze giovanissime.
Ragazze, ricordiamolo per i più, che non avevano nulla di ammiccante, di provocante, di sensuale. Che erano semplicemente loro stesse, si divertivano e divertivano nella surrealtà del contesto televisivo creato da Boncompagni stesso.
Moltissime fra loro, peraltro, hanno fatto carriera unicamente grazie alle loro intrinseche capacità artistiche. Pensiamo alla cantante Giorgia, all'attrice comica Sabrina Impacciatore, all'attrice impegnata Yvonne Sciò, alla poliedrica Ambra Angiolini, a Nicole Grimaudo..... E la lista è lunghissima, cari i miei Moralisti da Pubblica Piazza.
Ed allora finitela un po' con questa storia del dare addosso alla Velina !
Iniziate a guardare una ragazza per le sue doti artistiche e lasciate da parte le vostre pruderie sessuali che vi accompagnano sin dagli anni '60: quando davate addosso alle minigonne ed alle piperine !
Quando per voi un atto sessuale era un atto politico....ma era pur sempre l'uomo a comandare !
Si può discutere sul fatto che in televisione del corpo femminile si faccia ampio mercimonio. E' vero ed è una vergogna. Ma le Veline o le ragazze di Non è la Rai dei vecchi tempi non c'entrano un piffero.
C'entrano piuttosto certi altri programmi che ho citato ben prima e che fanno delle pruderie sessuali (leggi: della morbosità), il segreto del loro successo.
Ora, io non so se abbia ragione Lele Mora quando afferma che la tv trash è quanto il pubblico desidera. Fatto sta che è ciarpame, che non ha nulla di creativo e che si avvicina piuttosto a certo catartisimo orgiastico tipico delle opere del Divin Marchese di cui sopra.
Si dirà: sei un moralista anche tu allora ! Affatto, sono semplicemente obiettivo.
Un conto è una ragazza (ma potrebbe essere benissimo anche un ragazzo, nulla in contrario, figuriamoci !) che canta e balla, senza troppi ammiccamenti ed in un contesto divertente e a tratti surreale. Un altro è esibizione di carne.....da macello in un contesto di macellai del gossip.
La differenza è abissale. Ed anche qui, il caso è tutto, tristemente e preoccupantemente italiano (con le sue influenze clericali, marxiste, fasciste...).


Luca Bagatin



10 aprile 2009

Pannunzio e la sua eredità: un saggio di Pier Franco Quaglieni


Sono passati 60 anni da quel 19 febbraio 1949, data di inizio della pubblicazione del settimanale liberale “Il Mondo”, creatura cogitata e diretta da Mario Pannunzio, già direttore di “Risorgimento Liberale”: il giornale dissidente che più e meglio di ogni altro denunciò le angherie di fascisti prima e di comunisti poi.
Il Centro Pannunzio di Torino, fondato da Arrigo Olivetti ed altri collaboratori di Pannunzio, nel 1968, è oggi l'unico vero ed autentico erede e custode della cultura pannunziana. Questo sarebbe bene dirlo e sottolinearlo per chi non ne fosse a conoscenza ed anche a chi parla di Mario Pannunzio a sproposito, attribuendosene la tradizione.
E così, a 60 anni dalla storica data di fondazione de “Il Mondo”, il prof. Pier Franco Quaglieni -    attuale Presidente del Centro Pannunzio - ci regala un raro testo sull'argomento.
Il suo “Liberali puri e duri – Pannunzio e la sua eredità”, edito da Genesi, è una vera e propria antologia di ricordi senza peli sulla lingua e di scritti di autorevoli giornalisti, scrittori ed autori vari che a “Il Mondo” collaborarono.
Il libro del prof. Quaglieni, amico e discepolo – per così dire – di Pannunzio, traccia un quadro limpido e cristallino del giornalista liberale lucchese, delle sue battaglie e del suo spirito autenticamente schietto e progressista. Il tutto con la prefazione del deputato europeo già eletto con il Partito Repubblicano Italiano ed oggi con Il PdL: Jas Gawronski.
Quaglieni restituisce nuova luce a questa tradizione culturale e politica di liberali puri e duri  (come la definì il repubblicano Francesco Compagna) appunto.
Liberali duri e puri che certo non sono stati i precursori del Partito Radicale di Marco Pannella, come spiega lo stesso Quaglieni: in quanto il Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici fondato dagli “Amici de Il Mondo” era ben altra cosa. Così come la tradizione di Pannunzio e dei pannunziani si rifaceva in toto a Benedetto Croce e non già a certo “azionismo” vicino agli ambienti giacobini e comunisti e, per finire, il prof. Quaglieni sfata il mito secondo il quale il quotidiano “La Repubblica” sia l'erede de “Il Mondo”, così come lo sia lo stesso direttore storico Eugenio Scalfari. Quaglieni ricorda quest'ultimo come giovane frequentatore del gruppo dei liberali pannunziani, ma poco dopo amico dei comunisti al punto che lo stesso Pannunzio – prima di morire – diede disposizione ad un amico di vietare a Scalfari di partecipare al suo funerale.
Da sottolineare come molti autorevoli collaboratori de “Il Mondo” avessero infatti scelto, negli anni successivi, di collaborare con il quotidiano “Il Giornale”, con una linea non a caso distante da quella de “La Repubblica”.
Mario Pannunzio ed i suoi liberali puri e duri erano infatti intransigentemente e laicamente antifascisti ed anticomunisti allo stesso tempo e per questo erano invisi al Partito Comunista ed ai suoi accoliti e da loro definiti, con spregio, “visi pallidi”.
Eppur fu questa tradizione, che va da Salvemini ad Ernesto Rossi, passando per Nicolò Carandini, Aldo Garosci, Leo Valiani, Giovanni Spadolini, Ugo La Malfa, Vittorio De Caprariis e molti altri, che combattè contro i monopoli, la speculazione edilizia, l'influenza del dogma ecclesiastico nelle leggi dello Stato, i privilegi delle corporazioni ed i Poteri Forti.
Battaglie difficili e combattute da un'esigua minoranza di intellettuali. Una minoranza purtuttavia consapevole della situazione dell'Italia di allora, che non è poi diversa da quella di oggi (con la differenza che oggi gli intellettuali e la cultura politica scarseggiano praticamente in ogni dove).
Ed ecco che il saggio del prof. Quaglieni, oltre a ripercorrere le tappe della vita giornalistica, politica e culturale di Mario Pannunzio, è una vera e propria antologia di figure di liberali che segnarono la vita stessa del giornale “Il Mondo”: da Benedetto Croce – padre nobile del Partito Liberale Italiano – ed ancora Carlo Antoni, Vittorio De Caprariis, Rosario Romeo, Ennio Flaiano, Nicolò Carandini, Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Spadolini e molti altri grandi nomi che fecero  - ciascuno nel suo specifico campo – dell'Italia un Paese migliore (oggi, francamente, facciamo assai fatica a scorgerne dello stesso calibro. Quelli che ci sono, per la maggior parte, sono emigrati all'estero. E non li biasimiamo).
Nella seconda parte del libro di Quaglieni, troviamo una serie di articoli di amici di Pannunzio che lo ricordano. Degni di nota gli interventi di Indro Montanelli che lo elogia sottolineando anche le grandi differenze fra loro due (fra cui il fatto che Montanelli fu fiero fascista, mente Pannunzio non lo fu mai).
Il volume è impreziosito da moltissime foto d'epoca che ricordano quella stagione e da foto recenti con coloro i quali in questi anni hanno ricevuto il premio intitolato a Mario Pannunzio (fra questi lo stesso Montanelli, Giorgio Forattini, Sergio Romano, Antonio Ricci e molti altri).
Degne di nota anche le simpatiche vignette satiriche di Mino Maccari, di Amerigo Bartoli e dell'immancabile Forattini (assolutamente caustica quella in cui è ritratto Pannunzio che “fa la carità” a Eugenio Scalfari).
Da segnalare il lungo articolo di Tiziana Conti ed Anna Ricotti dal titolo “Il Centro Pannunzio: quarant'anni fuori dai cori” che ripercorrono la storia del Centro, con la sua cultura saldamente liberaldemocratica e le sue iniziative presenti e future.
Questo è decisamente l'anno di Mario Pannunzio e delle sue “creature”.
Dal saggio di Massimo Tedori, a quello della professoressa Mirella Serri ed oggi a quello di Pier Franco Quaglieni, abbiamo la possibilità di leggere ed approfondire una figura assai vilipesa dall'egemonia culturale – proveniente dalle file marxiste e cattoliche - imposta all'Italia dal dopoguerra ad oggi.
E' ora di ricordare la migliore tradizione liberaldemocratica, che è anche quella che ha permesso al nostro Paese di rimanere ancorato all'Occidente democratico e di resistere alle tentazioni clericali provenienti dal Vaticano (per mezzo dei partiti laici più vicini alla cultura pannunziana come il PLI, il PRI ed il PSI di Craxi che riprese il concetto di “socialismo liberale”).
Se oggi ciò sarà ancora possibile lo sarà anche grazie a tutti coloro i quali avranno il coraggio di continuare questa tradizione di libertà oltre la destra e la sinistra.

Luca Bagatin



16 settembre 2008

Che guapa la bimba bomba....BUM BUM BUM CICABUM !!!



Non ho nulla contro le Veline, anzi.
Diciamo pure che mi sono simpatiche e che non mi vergognerei affatto se mia figlia facesse la Velina. Anzi.
Sono ragazze divertenti, solari ed acqua e sapone che ricordano tanto le divette di "Non è la Rai", il programma cult di Gianni Boncompagni e di cui penso di non essermi perso nemmeno una puntata. Perché si sa: tutto è buono quando non è la Rai. Specie se hai 14 anni.
Antonio Ricci stesso ha studiato il fenomeno "Non è la Rai" al fine di riproporlo. Per quanto riuscendoci solo in parte.
Gianno Bincompagni, nella sua surrealtà televisiva, cercava di proporre una visione divertente ed ironica delle teenagers e con Sabrina Impacciatore ed Ambra Angiolini ha veramente colto nel segno al punto che oggi le due sono davvero delle maestre in comicità. Meglio se surreale.
Ricci, purtroppo, relega le due Veline ad un ruolo un po' troppo marginale e pertanto, marginalmente ironico, marginalmente comico, che finisce per far apparire le ragazze solo avvenenti e poco più. Il che è un tantino triste per un tg satirico di successo.
Elena Barolo, ex Velina bionda, ha dovuto attendere diversi anni dopo Striscia la Notizia per mostrare a tutti la sua vena profondamente comica nella sit-com "Sette vite" !
E così, discussioni mediatiche a parte, quest'anno sono in grado di annunciarvi e con scarsa approssimazione le due nuove veline: la bionda Jade Canali e la mora Cristina Buccino.
Non mi chiedete il perché. Sono un "talent scout istintuale", ma vedrete se non andrà così.
Ma NON mi ci gioco la barba.

Luca Bagatin



Questa previsione l'ho fatta esattamente sabato 13 scorso.
Ho anticipato il post ad oggi (sarebbe dovuto uscire domani mattina) e avrete tutto il tempo per smentirmi financo prima della finale di Veline prevista per giovedì 18 settembre (visto che questa sera Jade potrebbe essere eliminata).


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini