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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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1 dicembre 2014

La Paura di Dario Argento

Lo sguardo malinconico e un po' folle lo ha sempre avuto. Così come ha sempre avuto la corporatura minuta e mingherlina. Dario Argento sembra incarnare, su di sé, i suoi medesimi incubi, le medesime ossessioni che nel corso degli anni ha saputo trasmettere sullo schermo.

Figlio d'arte, Dario Argento, romano, classe 1940, ha respirato sin da bambino - nello Studio Luxardo di Via del Tritone, di proprietà della madre Elda Luxardo - la passione per l'arte, per l'immagine, per quel cinema di cui peraltro si occipava già suo padre – Salvatore Argento – già partigiano delle brigate “Giustizia e Libertà” e successivamente produttore cinematografico.

Fu così che, da giornalista recensore di “Paese Sera”, nel 1970, inizierà – pressoché da autodidatta – a realizzare sceneggiatura e riprese del suo primo trhiller: “L'uccello dalle piume di cristallo”.

Da allora sarà un crescendo di trhiller e successivamente di horror, sempre avvolti da atmosfere oniriche, a tratti surreali, con l'unica eccezione di “Le cinque giornate”, film del 1973, commedia in costume ambientata durante il Risorgimento, interpretato da Adriano Celentano.

Sono da sempre un grande estimatore di Dario Argento, che ho anche avuto la possibilità di conoscere nel 2010, stupendomi di come entrambi non solo non fossimo fisicamente dei giganti, ma, al contempo, ponendogli alcune domande, mi rendevo anche conto di quanto fossimo caratterialmente simili.

Non ho potuto, dunque, dopo aver peraltro visto tutti i suoi film, non leggere la sua prima autobiografia, “Paura”, che da alcuni giorni popola le librerie di tutta Italia, edita da Einaudi.

In “Paura”, Dario Argento, accanto al racconto di come e perché sono stati realizzati i suoi film, racconta sé stesso. Per la prima volta racconta la sua introversione, la necessità di isolarsi da tutti, la diffidenza nei confronti del prossimo, i periodi di anoressia, il suo amore per le donne – ha avuto molte storie sentimentali, fra cui una l'attrice Marilù Tolo e con l'icona dei suoi film, ovvero Daria Nicolodi, madre di Asia – che è riuscito a conquistare non per la sua avvenenza fisica, quanto attraverso la sua intelligenza, il suo modo di parlare, di raccontarsi, di amare.

In “Paura” Dario Argento si mette così a nudo al punto che l'incipit del libro racconta il suo desiderio di suicidarsi, nel 1976, quando viveva all'Hotel Flora di Via Veneto a Roma, nel periodo in cui stava per terminare le riprese di “Suspiria”, il suo sesto film. A quel tempo, il regista e sceneggiatore, sentiva la necessità di scomparire per sempre. Poi, grazie all'aiuto di un amico medico, riuscirà a desitere, comprendendo che, come egli scrive “il suicidio è una strada a senso unico: se la imbocchi non puoi più tornare indietro, se invece riesci a evitarla sei salvo”.

Saranno forse i suoi incubi interiori a renderlo forse il miglior regista di horror vivente, quello che, meglio di altri, riesce a far emergere – sullo schermo e nell'intreccio narrativo - gli aspetti più reconditi della psicologia umana.

In “Paura” c'è questo e c'è anche molto altro. C'è il ritratto di un uomo che ha attraversato un'epoca del cinema e della società italiana: dagli Anni '60 sino ad oggi. E poi c'è il tenero rapporto fra quest'uomo e le sue figlie, Fiore ed Asia. Figlie che, peraltro, intraprenderanno la carriera di attrici (Asia anche di regista) e che reciteranno inizialmente proprio in film realizzati dal padre.

Ed infine c'è il rapporto fra Dario Argento e suo padre, che per lui fu un vero maestro di vita, oltre che la prima persona che credette nei suoi film al punto da essere il primo a volerli produrre.

Questi trovo siano gli asptti più significativi della prima autobiografia del Maestro dell'horror, che si legge davvero con grande passione, quasi fosse un romanzo d'avventura e di mistero, anche da parte di coloro i quali non hanno mai visto un suo film o non ne conoscono il personaggio.

Del resto, nonostante abbia visto almeno cinque volte ogni film di Dario Argento (escluso “Le cinque giornate”, lo ammetto, che appena lo vidi non lo trovai per nulla interessante), debbo ammettere che, dopo aver letto la storia della sua vita e la composizione dei suoi film, mi viene voglia di rivedermeli ancora una volta tutti quanti.


Luca Bagatin (nella foto con Dario Argento)



5 febbraio 2013

"Paradisi infernali": cortometraggio by Baglu



Esterno giorno.
Giornata grigia ed estremamente fredda.
La telecamera riprende, sullo sfondo, una panchina sulla quale è seduto un uomo. Poi si volta a riprendere un altro uomo, camicia bianca, giacca nera, emaciato, pallido, triste. Ha una pistola in mano, sulla quale la telecamera zumma diverse volte.
"Ciao Francesco", fa l'uomo sulla panchina.
"Ciao Baglu".
L'uomo sulla panchina, barba, occhiali e capelli lunghi, sorride. Ma il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
"Come va, Francesco ?".
"Si vive. E tu, Baglu ?".
"Si sta per morire".
"Lo so. E Lei ?".
"Non lo so. E la tua...Lei ?".
"Uhmpf. Procediamo ?".
"E' arrivato il momento...vero ?".
"Sì, Baglu".
Francesco Dellamorte punta la pistola - una Bodeo 1889 - alla tempia di Baglu. Gli spara, con freddezza. Il colpo spappola il cervello dell'uomo, che fuoriesce. Alcuni pezzi di cervello vanno a depositarsi sulla spalla di Francesco, la cui camicia bianca è ormai tinta di rosso.

Una luce.
Bianca. Soffice. Appare dal tunnel.
Una musica.
Lenta. Soffice. Fluisce dal tunnel.
Un profumo.
Soave. Bianco. Si espande dal tunnel.
Una donna gli accarezza il volto, la barba, scostandogli gli occhiali e baciandolo sulle labbra.
E' come se fosse nato per la prima volta. Nessun ricordo. Nessuna paura. Nessun dolore.
Il vento gli accarezza i capelli. La donna svanisce. Lui riesce a librarsi nell'aria.
Sta volando, al di sopra di tutto. Può vedere alberi, fiori, animali che giocano fra loro. Bambini che sorridono. Lui vola, al di sopra di tutto ciò.
Non si pone domande.

Voce fuoricampo: "SVEGLIATI !"
La telecamera inquadra il volto di Baglu, addormentato sulla panchina.
La pioggia gli sta inumidendo i capelli, gli occhiali.
Si alza dalla panchina, allarga le braccia, palmi verso l'alto e guarda verso il cielo, mentre la pioggia scende incessante.
Ora la telecamera inquadra dall'alto il suo volto, completamente fradicio.



21 ottobre 2010

Baglu fra mystero ed horror......


.....con Roberto Giacobbo e Dario Argento



21 settembre 2010

Dario Argento a Pordenonelegge 2010: una cerriera cinquantennale nel segno dell'horror

Dario Argento, parafrasando Nanni Moretti nel suo "Caro diario", è decisamente uno splendido settantenne.
Nessuno, infatti, vedendolo di persona presso la sala stampa della manifestazione del libro/incontro con gli autori Pordenonelegge, tenutasi appunto a Pordenone - domenica 19 settembre - avrebbe detto che il "Maestro del cinema horror" è, infatti, classe 1940 e che ha alle spalle una carriera quasi cinquantennale.
Amante della lettura e della scrittura e dal carattere introverso, ma assolutamente colloquiale, Dario Argento si dice deluso dal cinema italiano di oggi, reso mediocre dalla televisione. Una televisione che impedisce agli autori - siano essi sceneggiatori o registi - di sperimentare creativamente. Una televisione che presume, dunque, che il pubblico sia sostanzialmente stupido ed incapace di comprendere schemi e modelli che vadano oltre la banalità.
Vero è che lui stesso si è prestato ad una comparsata in una fiction per il piccolo schermo, ovvero "Tutti pazzi per amore 2", ma si è trattato di un semplice favore fatto all'amico regista, al punto che lui, quella puntata, non l'ha nemmeno voluta vedere.
All'estero, come ad esempio in Francia, Spagna o Germania, ricorda Argento, il ruolo della televisione è ben più marginale ed il cinema è decisamente più vivo.
Da amante della parola scritta, Dario Argento, ha iniziato come giornalista e sceneggliatore prima ancora che come regista. Ed è diventato regista allorquando, deluso dall'inadeguatezza del precedente regista del suo "L'uccello dalle piume di cristallo", ha deciso di sostituirlo con sè medesimo.
Il Maestro dell'Horror, per definire poi la sua naturale predisposizione per il genere trhiller o horror, ha utilizzato l'espressione: "sono prigioniero dei sanguinosi fantasmi della mia coscienza", ovvero non comprende affatto da dove e come scaturiscano i soggetti per i suoi film. Ha ironizzato semplicemente, fra un sorriso e l'altro: "Sono una persona normalissima, ma, evidentemente, il mio inconscio ha dei turbamenti".
Pur non volendo addentrarsi troppo sul presente e futuro del cinema horror, Argento ha citato i suoi registi preferiti, che sono anche suoi amici e contemporanei, ovvero Romero, Carpenter, Wes Craven e poi ha ricordato anche il grande Lucio Fulci al quale è stato molto vicino anche durante la sua malattia e con il quale ha prodotto e sceneggiato "Maschera di cera", realizzato poi dal regista Sergio Stivaletti.
Attualmente, il Nostro, sta studiando la tecnologia che permette di realizzare film in tre dimensioni e conta, in un prossimo futuro, di realizzare un film completamente in 3D.
Prima di concludere, ha colto l'occasione per dire che in Italia "c'è stata una precisa volontà politica di affossare il cinema e la cultura, come sta avvendendo oggi con la scuola pubblica".
E se lo dice lui che ha cinquant'anni di carriera alle spalle, c'è davvero, tristemente, da crederci.
Il vero orrore, forse, è proprio questo.

Luca Bagatin



10 settembre 2009

Dario Argento, "Jenifer" ed "Istinto animale"



Sono convinto che nessun regista e sceneggiatore sia riuscito a rendere al meglio l'orrore, nel senso più antropologicamente profondo del termine, come Dario Argento.
Chi scrive ha visto più e più volte la sua filmografia, apprezzando soprattutto quella degli inizi, ma rimanendo veramente colpito anche dalla produzione più recente.
Nella fattispecie mi riferisco a due film realizzati da Argento per la televisione americana nel 2005 (e proposti anche nelle reti Rai nel 2006, anche se molto sottotono), nell'ambito del ciclo "Masters of Horror", ideato dal regista Mick Garris.
Film della durata di non più di 60 minuti ciascuno.
"Jenifer" è una vera e propria mangiauomini, nel senso letterale del termine.....Volto orribilmente sfigurato, capelli lunghi e biondi....ma corpo sensualissimo: vi si affezionerà al punto da farvi innamorare e far fuori tutti i componenti della vostra famiglia. E' così gelosa che non vuole rivali. Nemmeno fra i vostri animali domestici !
Ghiotta di carne umana e di sesso sfrenato, "Jenifer" è la protagonista dell'omonimo film diretto e realizzato da Argento, appunto. Novella Lolita di una società che pare letteralmente partorire mostri.
Il secondo film è "Istinto Animale", un film decisamente dalla parte dei....procioni !
Occhio a voler realizzare pellicce con la loro pellaccia, cari cacciatori di frodo ! Appena varcato il terreno protetto dagli Spiriti del Bosco e uccisi brutalmente questi simpatici animaletti spaccando loro le ossa per realizzarne costosissime pellicce.....ecco che la maledizione cadrà su di voi e su tutti coloro i quali lavoreranno o indiosseranno codesto indumento di lusso.
Sangue dunque a profusione. Perché, si sa, sangue lava sangue.
Due vere pellicole cult, dunque, capaci di emozionarci davvero tenendoci incollati alla poltrona....di un Maestro del brivido, sia nelle grandi, che nelle piccole produzioni.

Luca Bagatin



9 agosto 2008

NON C'E' 3 SENZA 4: quattro anni di blog by Luca Bagatin



Non c'è 3 senza 4.
Ebbene, siamo giunti a QUATTRO.
Quattro anni di blog pressoché senza quasi interruzioni, nonostante l'onnipresente rischio di chiusura coatta non per cause dipendenti dalla mia volontà.
Di doman non v'è certezza.....è da sempre il mio motto.
Ebbene www.lucabagatin.ilcannocchiale.it, fondato il 9 agosto 2004, ha oggi raggiunto le 211.390 visite con una media di 300 visite al giorno (100 in più rispetto all'anno scorso che eravamo a quota circa 70.000 visite totali !).
Un risultato che è costato una certa fatica fisica e mentale nel cercare di "migliorare" quel che mi piace definire un vero e proprio "prodotto editoriale".
Nel corso di quest'anno blogghifero è stata mia cura aumentare le rubriche ed i contributi esterni, nonché ridurre l'aspetto - per così dire - "politico" al fine di dare maggiore spazio alla libera creatività a tratti surRenale che è la vera ossatura di tutta la struttura.
E così è stato aperto il fun club di Lucia "Rehab" Conti, madrina metal-horror di questo blog, nonché mia musa ispiratrice nelle cui cosce ambisco di scomparire una volta che sarà venuta la mia ora, ovvero quando la Signora con la Falce (ma speriamo senza il martello) mi avrà falcidiato: consegnandomi al Mito ed alla Leggenda.
E così abbiamo aperto una rubrica sulla "Gnosi. Teosofia e Spiritualità" per dare uno sguardo oltre l'orizzonte dell'Anima e della Psiche.
E così siamo sulle tracce di Roberta Carrano - ex ragazza di Non è la Rai - aprendo uno spazio "ad hoc".
E così mi sono spremuto le meningi per cogitare degli aforismi e delle massime caustiche che fossero non tanto e non solo l'essenza del mio pensiero, ma anche un modo per guardare all'Esistenza con maggiore sufficienza ed ironia: valutandola a tratti con qualche cosa di più, a tratti con qualche cosa di meno, di un 6 politico.
E così ho conosciuto l'attore olandese Peter Boom e gli ho offerto una rubrica autogestita sulla Pansessualità e contro le discriminazioni legate all'orientamento sessuale: tema mai come oggi tristemente attuale (e che mi fa incazzare abominevolmente  - già di per sé non sono un tipo calmo - se penso ai recenti fatti di cronaca nera).
E così, noi gente così, abbiamo imparato ad inserire file musicali "ad hoc" e continuato a scrivere, scrivere, scrivere per il piacere di farlo e di essere financo letti.
Ora, poiché di doman non v'è certezza, non sappiamo quel che accadrà.
La nostra volontà è quella di proseguire. Ma, lo sappiamo bene, la volontà non basta. Così come l'ottimismo (quello delle volontà).
E così, noi gente così, abbiamo smesso da quasi un anno di arrabattarci in imprese politiche che ci hanno portato via gran parte delle energie e dell'entusiasmo per finire ad ingrossarci ed ingolfarci lo stomaco la cui bile vorremmo vomitare addosso a chi noi sappiamo.
A sinistra sicuramente: nella quale non abbiamo mai creduto se non quando ancora portavamo i calzoncini corti, eravamo pelle ed ossa e non portavamo né barba, né baffi, né occhiali.
A destra, perché non ci piace la puzza di plastica ed allo stesso tempo non ci piace la destra nazional-statal-leghista.
Al centro, ma solo perché manca un centro laico, liberale, libertario e liberista come noi auspichiamo.
E così, noi gente così, seguitiamo a scrivere sino a che ci è data la possibilità dal fato.
Ringraziamo, pertanto come ogni anno, gli organi di stampa che graziosamente (oh, come sono vezzeggioso !) ci ospitano e che ci danno una voce un po' meno truce di quella che abbiamo: "L'Opinione delle Libertà", "L'Avanti", "Giovanidubbiosi.it", "Terzarepubblica.it", "Resistenza Laica", "Il Pensiero Mazziniano", "Camicia Rossa", scusandomi di non citarli tutti. E, per quanto non trattasi di organi di stampa "blasonati" così come vorrebbe Wikipedia e forse Paris Hilton, assicuro che trattasi di rari esempi di quel che io chiamo "cultura dell'approfondimento".
E qui potremo aprire una parentesi su ciò che io intendo per media e mediaticità, ovvero per giornalismo, che è quella professione che mi lascia del tutto perplesso.
La scrittura è ben altro. La scrittura in quanto tale - e lo dimostriamo quotidianamente con questo blog - non è informazione.
E' catalizzazione di creatività.
A tratti è grottesca e, quindi, surRenale. SurRenale e non surreale, in quanto si avvicina alla realtà molto di più di quanto si possa pensare ad una superficiale lettura.
Ora basta: ho scritto troppo e, conoscendomi, so che potrei andare avanti per ore.
Ordunque: buon proseguimento e, che dite, mi preferite più uomo o acqua e sapone ?

SEMBRO UN VILLANO MA, IN REALTA', SONO SOLO (CA)VILLOSO


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini