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2 gennaio 2016

Lettera aperta a Gianroberto Casaleggio da parte di Luca Bagatin, Presidente di "Amore e Libertà" (tratta da www.amoreeliberta.blogspot.it)


Casaleggio "guarda" ad "Amore e Libertà" ?

Gentile Gianroberto Casaleggio,


da qualche tempo si parla del suo recente saggio “Veni vidi web” che, mi dicono, abbia trovato pessime recensioni sulla stampa e finanche nel movimento da lei fondato, il Movimento Cinque Stelle, in pochi ne vogliano parlare.

Non nutro alcuna simpatia per il Movimento da lei fondato e ne ho spiegato le ragioni in innumerevoli articoli, ma le dirò che, poiché non amo i pregiudizi di nessun genere, ho voluto approfondire le cose da lei scritte nel suo testo e vi ho trovato diverse assonanze con le cose che andiamo dicendo nell'ambito del pensatoio che ho fondato nel maggio 2013, ovvero “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it).

Unitamente alle assonanze ho trovato anche parecchie dissonanze e assurdità non di poco conto. La prima il suo contrapporre Garibaldi a Gandhi (che poi mi dicono che in realtà lei vorrebbe sostituire le statue di Garibaldi con quelle di Gengis Khan, più che con quelle di Gandhi !).

Si dà il caso che, tanto Garibaldi che Gandhi siano figure ispiratrici del nostro pensatoio che, peraltro, ha per simbolo una illustre Garibaldi, ovvero la combattente e combattiva Anita.

Forse lei ignora che Giuseppe Garibaldi e il Mahatma Gandhi furono entrambi teosofi, oltre che massoni. Appartenenti proprio a quella Massoneria che il suo Movimento Cinque Stelle tanto contesta e che vorrebbe rendere illegale e che, invece, è associazione spirituale sulla quale possono fondarsi le basi di un'autentica Fratellanza, Uguaglianza e Libertà fra le persone ed i popoli.

Forse lei e il suo sodale Beppe Grillo ignorate che in realtà fra Garibaldi e Gandhi vi sono fortissime assonanze ed un nome che li unisce: Giuseppe Mazzini. Altra figura ispiratrice del nostro “Amore e Libertà”.

Giuseppe Mazzini fu infatti autore di un testo visionario per l'epoca, ovvero i “Doveri dell'Uomo”. Testo rivolto agli operai ed alla povera gente, che parlava, per la prima volta, di associazionismo, di autogestione, di unione fra capitale e lavoro e di fratellanza fra i lavoratori ed i cittadini. E, molto prima di Lei e di Grillo, parlava di Cittadini liberi ed eguali. Oltre che poneva una seria critica al sistema politico dell'epoca.

Si dà il caso che i “Doveri dell'Uomo”, oltre ad aver ispirato Garibaldi – il quale fu, assieme a Mazzini, fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864 – ispirò il Mahatma Gandhi che ne fu avido lettore al punto di fondare la sua Rivoluzione nonviolenta e l'India da lui immaginata, su principi mazziniani, oltre che teosofici.

Forse lei ignora peraltro il fatto che Garibaldi abbandonò il suo seggio in Parlamento per tornare a fare l'agricoltore proprio perché non condivideva affatto le “pastette” dei politicanti di allora, non dissimili da quelle di oggi. Garibaldi, infatti, fu forse il primo esponente (anti)politico che l'Italia abbia mai conosciuto !

Dunque le statue di Garibaldi, Eroe non solo italiano ed europeo, ma anche latinoamericano di quell'America Latina che si è poi ispirata al Socialismo del XXIesimo secolo ed al Peronismo, non vanno sostituite. Ma accanto ad esse vanno aggiunte statue di Giuseppe Mazzini, oltre che di Gandhi. E accanto a queste andrebbero aggiunte statue di Anita Garibaldi, Eroina dei Due Mondi, che morì per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana del 1849.

Precisato questo, che non ci pare affatto cosa da poco, vorremmo andare oltre.

Lei profetizza un sistema elettorale di estratti a sorte tanto quanto lo auspichiamo noi da quando siamo nati (ed ancora oggi ci prendono per pazzi) e per questo siamo contrari ad ogni tipo di sistema elettorale ed invitiamo gli elettori ad astenersi ad ogni tornata elettorale. Addirittura noi sosteniamo che i voti non espressi alle elezioni, ovvero il numero degli astenuti, andrebbe ripartito ed assegnato a cittadini comuni estratti a sorte. Purtuttavia non è cosa che fa il movimento da lei fondato: il Movimento Cinque Stelle, infatti, avalla il sistema elettorale e si presenta alle elezioni eleggendo deputati, senatori, consiglieri di ogni tipo. Peraltro dando precise indicazioni di “comportamento” ai suoi eletti. Cosa che, in un sistema democratico, ovvero di rappresentanza popolare diretta, senza mediazioni ai sorta, non dovrebbe avvenire: ciascun cittadino dovrebbe essere libero di votare come meglio gli detta la sua coscienza.

Lei poi nel suo saggio si pone “contro il mercato”, ma è in palese contraddizione essendo lei stesso un imprenditore, peraltro un imprenditore della comunicazione. Noi di “Amore e Libertà”, diversamente, come si evince dal nostro Manifesto d'intenti (http://amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm), ci poniamo in antitesi rispetto al mercato ed alla società di mercato proponendo il sistema della cooperazione e dell'autogestione diretta delle imprese da parte dei lavoratori, sostenendo peraltro la socializzazione di imprese ex pubbliche, municipalizzate e/o pubblico/private (dall'Eni alla Telecom/Tim sino all'Acea ed alla Rai) e la conseguente autogestione di esse da parte di tutti i cittadini. Non mi pare che lei ed il suo Movimento proponiate altrettanto e, se fosse davvero coerente con quanto afferma, dovrebbe lei per primo abbandonare il mercato e cedere la sua azienda ai suoi dipendenti, che diventerebbero i nuovi proprietari associati e dunque i nuovi produttori.

Oltretutto noi parliamo di introduzione dell'economia del dono e del baratto, tipica delle Società Matriarcali ancora oggi esistenti. Unica alternativa all'economia fondata sul capitale e sull'egoismo, ovvero sulla speculazione.

La visione prospettata dal suo saggio, che è poi quella che pratica assieme a Beppe Grillo nel suo Movimento, è in realtà una visione piuttosto autoritaria ed imposta dall'alto. Lo vediamo con le continue espulsioni nei confronti di coloro i quali “non seguono la linea” da voi dettata e stabilita.

Diversamente, la visione di “Amore e Libertà”, essendo una visione sentimentale e non ideologica, è l'unica visione autenticamente democratica, perché permette a chiunque di autogestirsi e di tentare di comprendere, anche attraverso gli errori, il proprio prossimo.

E' chiaro che, per elevare le coscienze, più che delle “rieducazioni forzate” come lei prospetta, noi proponiamo la costituzione di scuole di formazione politica, culturale, spirituale ecc... totalmente gratuite ed accessibili a tutti. I partiti elettoralistici stessi – che perderebbero ogni loro funzione - e le loro Fondazioni potrebbero essere riconvertiti in scuole di formazione politica sin da ora !

Vi sono innegabilmente aspetti comuni fra il suo pensiero ed il nostro, ma noi non dimentichiamo di dire – e lo ricordiamo sempre - che sono aspetti che hanno radici antiche e traggono lifa dal pensiero gnostico, esoterico, spirituale, oltre che socialista libertario, mazziniano, anarchico, finanche massonico. Dalle Società Matriarcali (vedi il punto relativo alla cura dei figli disagiati da parte della comuità, oltre che l'aspetto dell'economia del dono) sino al socialismo di Saint Simon (al quale si rifaceva anche Garibaldi); dalla Teosofia sino al pensiero mazziniano, passando persino per talune battaglie storiche del Partito Radicale prima maniera e del Partito dell'Amore di Moana Pozzi.

Noi di “Amore e Libertà”, ad ogni modo, siamo coerenti e conseguenti. Non siamo un partito elettoralistico, ma un libero pensatoio che è consapevole – sin dal suo simbolo rappresentato da Anita Garibaldi su fondo rosso, contornata da una miriade di cuori bianchi – di avere radici antiche.

Voi del Movimento Cinque Stelle, in realtà, sembrate più che altro parte del Sistema che noi e solo noi, al momento, vorremmo modificare.

Se quanto le ho scritto le accenderà qualche “lampadina” e le “risuonerà” in qualche modo, saremmo pronti ad un serio confronto sul presente e sul futuro di quanto ci circonda.

Diversamente sarà l'ennesima occasione perduta.


Cordiali saluti.


Luca Bagatin

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it



23 dicembre 2015

Chi era davvero Licio Gelli: intervista di Romana Allegra Monti a Luca Bagatin del 23 dicembre 2015 (tratta da Civico20News - www.bdtorino.eu)



Nelle foto: Romana Allegra Monti e Luca Bagatin

L'articolo è tratto dal link: http://www.bdtorino.eu/sito/articolo.php?id=18427

Sulla figura di Licio Gelli scomparsa di recente (il 15 dicembre), sono state dette molte cose, ma corrispondevano tutte al vero? Possibile che quest’uomo detenesse nelle sue mani l’intricata matassa del potere decisionale in Italia? Civico20news ha chiesto allo studioso di massoneria Luca Bagatin, di spiegarci chi era davvero quest’uomo, la sua storia e il reale peso politico e sociale che ha avuto nel nostro paese.

 

Se dovesse spiegare chi era davvero Licio Gelli a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare quali sono le cose fondamentali che gli direbbe?

Innanzitutto, per inquadrare il personaggio Gelli, ritengo sarebbe utile dire due parole su che cosa fu la Loggia Propaganda nr. 2, volgarmente definita P2 che, per la precisione, è esistita ben prima che Gelli entrasse in Massoneria.

Sin dalla sua fondazione, nel 1877, quando ancora si chiamava Loggia Propaganda, l'allora Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, stabilì che essa dovesse avere scopi eminentemente politici e fu con questa impronta che, il successivo Gran Maestro Adriano Lemmi, la rafforzò.

Allora, il Grande Oriente d'Italia, era considerato una sorta di "partito dello Stato" a rafforzamento degli ideali risorgimentali e patriottici. La Loggia Propaganda, proprio per il suo essere "loggia coperta" (ma non segreta!), fu utilizzata proprio all'assolvimento pieno di tale funzione.

Fu così che nella Loggia Propaganda entrarono: Agostino Bertani, Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Aurelio Saffi, Menotti Garibaldi, Giuseppe Zanardelli e molti altri: fossero repubblicani-mazziniani o liberali-monarchici, ovvero la "crème" della politica dell'epoca.

Dopo la caduta del fascismo, allorquando fu ricostruita la Massoneria in Italia, con la riedificazione delle Logge, la Propaganda fu denominata Loggia Propaganda 2. Fu ricostituita e rafforzata dal Gran Maestro Giordano Gamberini e, successivamente, con il Gran Maestro Lino Salvini, fu affidata a Licio Gelli.

Lo scopo della Loggia Propaganda, ovvero della Propaganda 2, nel dopoguerra, doveva essere semplicemente quello di rafforzare il centrismo al governo, ovvero impedire ai comunisti ed alle forze eversive di destra e di sinistra, di prendere il potere in qualsiasi modo.

Non a caso i suoi aderenti erano tutti di orientamento politico liberale, socialista, repubblicano, socialdemocratico e cattolico liberale.

Quanto a Licio Gelli, egli ebbe umili origini, il padre era mugnaio e di fede anarchica e la madre casalinga. Non riuscì a terminare gli studi ragionieristici in quanto, dopo aver contestato un insegnante, fu espulso da tutte le scuole del Regno e, per raggiungere il fratello, partì per la Spagna ove combattè nella guerra civile a fianco dei franchisti, assieme al fratello. Tornato in Italia divenne Capo del Fascio di Pistoia.

Gelli fu sempre dichiaratamente fascista, ma non va dimenticato che salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania e ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.

Si fece iniziare alla Massoneria negli anni '60 con il preciso obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali.

Cosa può dirci su Gelli e la P2 e quale tipo di rapporti ebbe secondo lei, con alcuni componenti quali Berlusconi, Rizzoli, Costanzo?

 

A parte i nomi per così dire “mediatici”, nel mio saggio ho parlato della vicenda del Generale in pensione Umberto Granati, oggi ottantaseienne, che fu un iscritto alla P2 e che è anche un mio caro amico. Una vicenda della quale parlò solo il Corriere di Siena trent'anni fa ed oggi ne parla solo il sottoscritto.

L'allora Colonnello Umberto Granati fu il primo che, allo scoccare del presunto "scandalo P2", nel maggio 1981, dichiarò di essere affiliato a tale Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia.

Dov'era lo scandalo ? Lo volle sapere lo stesso Col. Granati, il quale non solo informò i suoi superiori della sua appartenenza alla P2, ma persino i Carabinieri.

Fu un fesso? No, semplicemente un uomo onesto, un Servitore dello Stato, che si rifiutava di dichiarare il falso.

Tutto questo e molto altro è raccontato dallo stesso Umberto Granati nel suo libro: "28 anni dopo: diario di un Piduista", edito dalla casa editrice indipendente Ipertesto Edizioni e recensito unicamente dal sottoscritto.

Granati era animato da ideali massonici, spirituali e filosofici e si iscrisse alla P2 e dunque alla Massoneria. Non ne poteva trarre vantaggi per il semplice fatto che, nel 1977, data della sua iscrizione, aveva una carriera già ben avviata che si sarebbe conclusa comunque con una promozione pochi anni dopo.

Che cosa ne ricavò, invece? Nulla, solo guai personali e giudiziari che lo porteranno, come i pochi suoi Fratelli che avevano dichiarato l'appartenenza alla P2  all'emarginazione. Per quanto nessuno gli abbia mai attribuito alcun reato.

Infatti anche lei sa bene che i componenti della P2 sono stati tutti assolti dall'accusa di cospirazionismo ai danni dello Stato con sentenze definitive del '94 e del '96.  

Il 28 settembre 2003 sul sito Repubblica.it appare un'intervista a Licio Gelli durante la quale egli afferma che «Forse sì, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza, è finita proprio come dicevo io», i suoi studi confermano o smentiscono le sopra citate dichiarazioni?

Licio Gelli elaborò, alla metà degli Anni '70, il famoso Piano Di Rinascita Democratica. Un elenco di propositi, ovvero di suggerimenti politici, che sottopose alle istituzioni politiche dell'epoca. Tutt'altro che un piano eversivo, insomma.

E ciò si evince anche dai contenuti del Piano, fra cui spiccano i seguenti punti: l'autonomia del sindacato dal potere politico; la riforma elettorale presidenziale; l'abrogazione dell'immunità parlamentare; la separazione delle carriere dei magistrati e la spoliticizzazione della magistratura; la riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; l'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali; la privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme che, peraltro, erano contenute anche e soprattutto nel programma politico del Partito Radicale di Marco Pannella, se ben osserva. Riforme di cui trent'anni dopo si è parlato (ma i primi furono i Radicali, anche con appositi referendum), ma, invero, non possiamo dire siano state attuate se non male e/o solo in parte o per mero calcolo politico.

Gelli, semplicemente, elaborò un piano di rinnovamento politico necessario ad un'Italia burocratica e clientelare. Evidentemente la cosa dava fastidio a quelle forze politiche che traevano e traggono da sempre linfa dal clientelismo e dalla burocrazia.

Lei s’inserisce tra quelli che sostennero che Licio Gelli fosse parte della CIA come molti fecero?

Molti sostennero anche che fosse un agente del KGB. Altri sostennero addirittura che fosse un alieno venuto da Marte per colonizzarci.

Penso che in questo Paese chi ha umili origini e non ha raggiunto il massimo livello degli studi sia da sempre disprezzato, calunniato e osteggiato. Specie se, attraverso la sua intelligenza, riesce a diventare una persona rispettata da persone, per così dire, “potenti”. L'Italia dovrebbe liberarsi da certo servilismo. Comprendere che siamo tutti uguali: poveri o ricchi, laureati o analfabeti.

Mi ha fatto riflettere fra l'altro il fatto che, al funerale di Licio Gelli, ci fossero solo persone comuni, nessun ricco o potente. Peccato che la grande stampa non abbia dato rilievo a questo importante particolare.

Una considerazione interessante. A suo avviso che influenza ha avuto sull'Italia l’innegabile amicizia che legò Gelli e Peron?

Juan Domingo Peron è e fu il miglior Presidente che l'Argentina abbia mai avuto al punto che, ancora oggi, il partito peronista (Frente para la Victoria) riceve numerosissimi consensi e al governo – nonostante la sconfitta alle ultime elezioni politiche - ha ottenuto importanti risultati nella lotta contro la speculazione finanziaria, l'esclusione sociale e l'analfabetismo.

Licio Gelli fu amico e collaboratore di Peron negli ultimi anni della sua vita, quando era già anziano e malato, ma, ad ogni modo, fu anche grazie agli ottimi rapporti di Gelli con la Massoneria argentina, da sempre progressista e rivoluzionaria, che nel 1973 - dopo diciotto anni di dittatura militare antiperonista - fu eletto il Presidente peronista Hector Campora ed il Presidente Peron potè tornare, in quell'anno, in patria, dopo diciotto anni di esilio a Madrid. Morirà poco dopo, aprendo le porte a una nuova dittatura militare e antiperonista che durò purtroppo sino al 1983.

Peron, peraltro di origine italiana, ebbe sempre un ottimo rapporto con l'Italia al di là dell'amicizia con Gelli. Pensiamo solo al fatto che numerosi italiani emigrarono in Argentina ed al viaggio di Evita Peron in Italia nel 1947, che permise all'Argentina di rinsaldare i rapporti con il nostro Paese.



16 dicembre 2015

Licio Gelli e il falso scandalo P2

Di Licio Gelli è stato detto di tutto e quasi tutto è stato detto a sproposito. Un po' per convenienza politica, un po' per invidia, un po' per lanciare scoop a buon mercato da vendere a lettori avidi di mero sensazionalismo senza costrutto.

Oggi Licio Gelli non c'è più e,forse, proprio da oggi in poi sarà possibile fare maggiore chiarezza su un personaggio ritenuto, a torto e solo per depistare l'opinione pubblica dal vero malaffare politico-partitico-economico di questo Paese, quale il “burattinaio” di tutti i mali dell'Italia, se non del mondo.

Qualche anno fa realizzai su Gelli e la Loggia massonica Propaganda nr. 2, una serie di articoli ed una intervista ad uno dei biografi di Gelli oltre che uno dei massimi esperti di Storia della Massoneria in Italia, ovvero al prof. Aldo A.Mola, pubblicati poi nel mio saggio “Universo Massonico” (BastogiEditrice). Saggio che, peraltro, assieme al sottoscritto, è citato anche su Wikipedia alla voce “P2” nella sezione “Giudizi critici sul caso P2”.

Proprio per fare maggiore chiarezza ed evitare che il “pensiero unico antipiduista” prevalga sulla realtà dei fatti, desidero pubblicare qui ampi stralci dei capitoli del mio saggio:

(dal capitolo: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”)

Di Licio Gelli e della Loggia Propaganda 2 sono state scritte un sacco di cose.
Quasi tutte pressoché a sproposito a cominciare dal fatto che fu una "Loggia segreta".
La P2, Loggia all'Ordine del Grande Oriente d'Italia, fu - diversamente - una Loggia "coperta"di diretta pertinenza del Gran Maestro dell'Obbedienza.
"Coperta" in quanto al suo interno vi erano personalità di spicco (del panorama culturale, politico, artistico ecc...) che - per la loro particolare posizione professionale - preferivano non rivelare l'appartenenza alla Massoneria e dunque figurare unicamente"all'orecchio" del Gran Maestro, come si dice in gergo massonico.
Si pensi solo al fatto che la Loggia Propaganda Massonica (poi P2) fu fondata nel 1877 e di essa vi faceva parteanche il Vate della letteratura risorgimentale Giosue Carducci e l'ottimo ed indimenticato Sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Tutto ciò e molto altro ancora è spiegato dettagliatamente e con una ricchissima documentazione e bibliografia dallo storico Alessandro Aldo Mola - Medaglia d'Oro per la Cultura dal 1980 - nel suo ultimosaggio
"Gelli e la P2 fra cronaca e storia" edito dalla Bastogi.
Mola, senza faziosità alcuna, racconta di come il "presunto scandalo" P2 non fu che il pretesto per una lotta senza quartiere contro i massoni e la Massoneria italiana, da semprevista con sospetto da settori clericali, fascisti e comunisti.
Mola ripercorre così - come già fece lo scrittore Pier Carpi nel suo
"Il Venerabile" nei primi anni '90 - la vita di Licio Gelli sin dai tempi della Guerra diSpagna quando combattè a fianco dei franchisti e successivamente in Italia a Capo del Fascio di Pistoia. Sino a quando salvò da mortecerta 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania.
Ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.
E così, successivamente, come racconta Mola, Gelli decise di farsi iniziare massone negli anni '60 conl'obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado dirisolvere le controversie internazionali e nazionali. Un po' comedurante il Risorgimento italiano o con la fondazione della Società delle Nazioni e dell'ONU.
Nulla, insomma, di oscuro e di occulto. Anzi.
Un capitolo molto denso del saggio di Mola, oltre a quello dell'amicizia fra Gelli ed il generale Peron, è infatti dedicatoalla fondazione dell'OMPAM da parte di Licio Gelli, ovvero dell'Organizzazione Mondiale Per l'Assistenza Massonica.
Un organismo sovranazionale, appunto, in grado di
"contribuire a soccorrere ed ad elevare le condizioni morali, spirituali e materiali dell'Uomo e della Famiglia umana, operando secondo i principi etici propri dell'insegnamento massonico", come dichiarato dal promotore stesso.
Un organismo che faceva leva proprio sulla fratellanza massonica che era l'unico principio in grado di superare tutte le divisioni in fatto di politica, razza, religione....
Un organismo "alla luce del sole", che fu riconosciuto anche in sede ONU alla stregua della Fao e dell'Unesco e che si proponeva di integrare l'opera umanitaria laddove le giurisdizioni massoniche non disponessero di strutture economicamente e giuridicamente idonee per operare sia all'interno dei singoli Stati che a livello internazionale.
Operazione ambiziosa che purtroppola stampa nostrana omise di far conoscere al grande pubblico. E che si arenò con l'avvento del presunto scandalo P2, nel 1981.
L'OMPAM fu tuttavia un'operazione autonoma di Gelli e per nulla legata al Grande Oriente d'Italia, anche se egli stesso propose all'allora Gran Maestro del GOI, Lino Salvini, di nominare il suo predecessore - Giordano Gamberini - alla carica di Ambasciatore del GOI presso l'OMPAM.
Licio Gelli, sia detto per inciso, allora non era ancora Venerabile della Loggia P2, anche se la P2 era attiva e nota ai Gran Maestri sopra citati ed ai loro predecessori senza scandalo alcuno come spiegato all'inizio di questo articolo.
Gelli fu solamente un personaggio particolarmente attivo sia all'interno che all'esterno della Massoneria. Il che lo porterà ad occuparsi di cose estraneealla stessa Istituzione come ad esempio di politica (si noti bene chele Costituzioni di Anderson del 1723, vietano espressamente ai massoni di occuparsi di politica e religione in Loggia).
Ma ad ogni modo anche qui nessuno scandalo "profano", come rilevato dall'ottimo Alessandro Mola nel capitolo dal titolo "Gelli per la Seconda Repubblica".
Alla metà degli anni '70 - vista l'estrema fragilità e litigiosità della coalizione di Pentapartito e l'incalzante terrorismo rosso e nero - l'Italia si trovò ad un bivio: o una dittatura clericale di estrema destra, oppure un ancor meno auspicabile regime di estrema sinistra.
Licio Gelli stilò così il famigerato "Schema R" (Rinascita), all'indomani dell'avanzata del Pci alle elezioni amministrative del 1975.
Lo"Schema R", come documentato dal saggio di Mola, non fu altro che un piano riformatore, che elaborava la strategia politica per arginare la dilagante avanzata dei comunisti - alleati alla dittatura sovietica - in Italia, per mezzo di un rafforzamento della coalizione di Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) a partire dalla Democrazia Cristiana, a patto che essa si depurasse da correnti ed alchimie che la rendevano inefficiente ed inefficace.
L'obiettivofinale di Gelli non era altro che un ritorno ai
"fasti ed al prestigio della Segreteria De Gasperi".
Un rafforzamento, dunque, della democrazia centrista e moderata. Altroche autoritarismo filo-fascista tanto sbandierato dalla grande stampa dell'epoca !
Gelli delineò nel suo "Schema", anche un elenco molto preciso di riforme che - peraltro - erano condivise dalla gran parte degli italiani di allora e di oggi e che proprio oggi - trent'anni dopo - sono di scottantissima attualità e dibattito.
Dalla riforma presidenziale all'abrogazione dell'immunità parlamentare; dalla riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; dall'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali sino alla privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme allora necessarie come lo sono oggi.
Al punto che lo stesso Gelli precisò subito che tutto ciò
"non preludeva ad un colpo di Stato", bensì intendeva "scongiurare l'irreparabile jattura di una guerra civile e allontanare dall'Italia il pericolo di un governo dittatoriale di ispirazione comunista o fascista".
Chi accusò Gelli di cospirazione politica sulla base dello "Schema R"o fu in mala fede oppure quello "Schema" non lo lesse punto. Come i fatti - documentati dal Mola - si sono incaricati di dimostrare. Che poi, forse,il Gran Maestro di allora - Lino Salvini – avesse concesso troppo"potere massonico" a Licio Gelli, siamo d'accordo.
Licio Gelli fu elevato al grado di Maestro Venerabile della P2 il 9 maggio1975 e ciò fu un po' un'anomalia visto che la P2 era storicamente di pertinenza del Gran Maestro in carica.
Come un'anomalia massonica fu che Gelli iniziasse gli aspiranti Fratelli "in punta della spada", ovvero senza alcun rituale massonico, come ricordò anche il prof. Claudio Bonvecchio in un recente convegno sulla Massoneria tenutosi a Pordenone. Ma, come il Bonvecchio ed il Mola ricordano: la P2 divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto. Mettendo a nudo unicamente l'ignoranza di gran parte dei politici e dei magistrati di allora in fatto di Massoneria ed Esoterismo.
La P2, dunque, non era affatto una organizzazione segreta, bensì una "Loggia coperta" come ve ne sono moltissime anche all'estero e per i motivi già sopra spiegati.
Il saggio di Alessandro Mola lo chiarisce, citando anche le sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero siala P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli. (…)


(dal capitolo:“Pier Carpi e il Venerabile”)

(…)
E poi approfondii la figura di Licio Gelli, di cui Pier Carpi fu amico per tutta la vita e che ebbe il coraggio di riabilitare nel saggio “Il caso Gelli”, del 1982, ove dimostrò come l'inchiesta sulla P2 non fosse che una bolla di sapone costruita ad arte dal Potere politico dell'epoca per nascondere le sue malefatte.
(...)
Ne "Il Venerabile" Carpi ricostruisce, a mò di romanzo, la biografia di Gelli, ma anche la storia della sua stessa vita. Ovvero di quando Carpi crebbe in un orfanotrofio, maltrattato e vilipeso, e successivamente cresciuto con amore dai frati benedettini. Del suo incontro, a sedici anni, con la moglie Franca Bigliardi che ancoraoggi ne onora la memoria.
E poi della sua amicizia-inimicizia con il disegnatore Hugo Pratt, della sua carriera come fumettista, regista e ricercatore del mistero. E dunque le sue ricerche sulla Massoneria che lo portarono a collaborare direttamente con la LoggiaP2 del Grande Oriente d'Italia ai tempi della Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Loggia discreta, per nulla segreta, come fuerroneamente fatto credere. Visto che nell'Obbedienza di Palazzo Giustiniani non esistono, sino a prova contraria, Logge segrete o presunte tali.
A Pier Carpi capitò infatti di collaborare con la P2 quando ancora Licio Gelli era un
Signor Nessuno,per così dire.
In qualità di giornalista, infatti, gli fu chiesto da alcuni membri della P2 di intervistare Vittorio Emanuele - il Re d'Italia in esilio in Svizzera- e Marina Doria. Vittorio Emanuele era allora membro di spicco della P2 e ben presto divenne molto amico di Pier Carpi e della moglie.
A Carpi venne dunque in mente di studiare la questione al fine di far concedere il riconoscimento del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (fondatrice della Massoneria speculativa nel 1717). E pensò di farlo proprio per mezzo di Vittorio Emanuele che, essendo massone d'origine nobile, avrebbe potuto convincere il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia inglese di diritto, a concedere il riconoscimento ufficiale al GOI.
Così puntualmente avvenne. E pochissimi sanno che fu proprio merito del nostro Pier Carpi (tale riconoscimento fu revocato nel periodo successivo al presunto
scandalo P2).
Fu così purtuttavia che Pier Carpi si trovò inserito a sua insaputa (lo seppe solo tempo dopo) nelle liste della P2, pur non essendo mai stato iniziato regolarmente alla Massoneria.
Tempo dopo ebbe modo di conoscere Licio Gelli e fu in quell'occasione che diventarono molto amici.
Ne "Il Venerabile", appunto, Carpi ci mostra il Gelli dei tempi del Fascismo, ardito nella Guerra di Spagna e successivamentein Albania. Capo del Fascio di Pistoia, ma anche filantropo nei confronti dei molti ebrei e compaesani partigiani che salvò dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Un Gelli sicuramente calcolatore, fascista convinto, ma anche umano. Come la Storia -scritta e spesso mistificata sempre dai vincitori - non ce lo ha mai presentato.
Fu allorquando scoppiò il presunto scandalo P2 che Pier Carpi si trovò seriamente nei guai, pur non avendo commesso nulla.
Come amico di Gelli ed iscritto nei registri della Loggia, si vide ingiustamente indagato, vilipeso e non riuscì neppure più a lavorare. Le sue condizioni di salute, peraltro, si aggravarono e lo porteranno, come sopra scritto, ad una prematura morte all'età di 60 anni.
In questo suo romanzo-verità, dunque, egli racconta tutto ciò, non risparmiando nulla. Chiarendo, come successivamente i fatti si incaricheranno di chiarire, che la P2 era una Loggia discreta, non segreta, che di massonico aveva ben poco, certo, ma che non aveva né intenzione di complottare contro lo Stato né altro illecito scopo.
Licio Gelli aveva unicamente in testa l'obiettivo direndere la Massoneria italiana un'organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano diRinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni '70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c'entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all'indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via....
Pier Carpi, sostanzialmente, queste cose le spiegò ne “Il caso Gelli” e successivamente le riprese nel romanzo-verità di cui stiamo parlando.
Libri che gli costarono davvero l'isolamento fisico e morale nel panorama culturale italiano d'allora, spesso monolitico, poco incline all'approfondimento,
chino nei confronti del Potere (quello vero !).
E fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l'ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo.
Peccato purtuttavia che Licio Gelli, oggi completamente riabilitato, si sia totalmente dimenticato dell'amico Pier Carpi e della moglie, la scrittrice Franca Bigliardi (nota per aver scritto “Il ventre di Maria”) già sopra citata, che si trova oggi in condizioni economiche precarie al punto di essersi trovata costretta a vendere tutti i diritti del marito perpochi euro. (…)


(dal capitolo:“28 anni dopo: diario di un Piduista”)

Il Colonnello Umberto Granati fu il primo che, allo scoccare del presunto "scandalo P2", nel maggio 1981, dichiarò di essere affiliato a tale Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia.
La P2 era infatti una Loggia regolare e per nulla segreta - come invece millantò certa stampa - ideata, come rivela lo stesso Granati, dall'Eroe dei due Mondi Giuseppe Garibaldi e fondata ufficialmente dal Gran Maestro garibaldino Giuseppe Mazzoni nel 1877 al fine di raccogliere personalità di prestigio del mondo della cultura, della politica, della magistratura, delle forze armate, che desideravano mantene reriservata la loro appartenenza all'Ordine liberomuratorio.
Dov'eralo scandalo ? Lo volle sapere lo stesso Col. Granati, il quale non solo informò i suoi superiori della sua appartenenza alla P2, ma persino i Carabinieri.
Fu un fesso ? No, semplicemente un uomo onesto, un Servitore dello Stato, che si rifiutava di dichiarare il falso, come invece furono invitati molto suoi Fratelli di Loggia a fare.
Tutto questo e molto altro è raccontato dallo stessoUmberto Granati - oggi ottantaduenne e Generale di Corpo d'Armata in pensione - nel suo libro: "28 anni dopo: diario di un Piduista", edito dalla casa editrice indipendente Ipertesto Edizioni (www.iperedizioni.it).
Granati era animato da ideali massonici, spirituali e filosofici e si iscrisse alla P2 e dunque alla Massoneria. Non ne poteva trarre vantaggi per il semplice fatto che, nel 1977, data della sua iscrizione, aveva una carriera già ben avviata che si sarebbe conclusa comunque con una promozione pochi anni dopo.
Che cosa ne ricavò, invece ? Nulla, solo guai personali e giudiziari che lo porteranno, come i pochi suoi Fratelli che avevano dichiarato l'appartenenza alla P2 (fra questi lo scrittore e regista Pier Carpi, che sarà emarginato dal mondo letterario ed artistico sino a morire in miseria) all'emarginazione. Per quanto nessuno gli abbia mai attribuito alcun reato.
La P2, come documentato dallo stesso Umberto Granati nel suo libro - ma già anni prima dai saggi di Pier Carpi ("Il caso Gelli: la verità sulla Loggia P2" del 1988 e "Il Venerabile" del 1993) e del prof. Aldo A. Mola ("Gelli e la P2 fra cronaca a storia" del 2008) - divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora (in particolare le due forze del "compromesso storico"), le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto e con l'assoluzione piena di tutti i cosiddetti "piduisti" per mezzo delle sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 edil '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai dannidello Stato" che lo stesso Venerabile della Loggia, Licio Gelli, per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Umberto Granati racconterà la sua vicenda pubblicamente sul Corriere di Siena nel 1987 con degli articoli a puntate dal titolo: "Storia di un piduista". Una vicenda che nel suo recente saggio-documento riprende per intero e non risparmia accuse, non solo al mondo politico di allora, a certi mass media ed a certi settori della magistratura, ma anche allo stesso Licio Gelli, il quale non fece nulla per difendere gli affiliati alla sua Loggia, ma scappò all'estero.
Umberto Granati è infatti convinto che, se tutti imembri della Loggia fossero usciti allo scoperto come aveva subito fatto lui, il caso si sarebbe sgonfiato da solo.
Come potevano,infatti, personalità diverissime fra loro e che non si erano nemmenomai riunite (fra cui il cantante Claudio Villa e l'eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia Carlo Alberto Dalla Chiesa), complottare contro lo Stato ?
Altra cosa di cui il Granati è convinto è che il famoso elenco dei "piduisti", diffuso dalla stampa e da internet sia incompleto. Non solo molti dei nomi degli affiliati mancherebbero all'appello, ma persino molti di quelli contenuti nell'elenco sarebbero persone completamente estranee alla vicenda. Persone estranee che, ad ogni modo, ancora oggi vengono ingiustamente additate come "delinquenti e stragisti".
Umberto Granati parla senza reticenze e raccontando una vicenda senza aver nulla nè da perdere nè da guadagnare, anzi.
Racconta ad esempio di quando fu oggetto di insulti e minacce telefoniche da parte di uno sconosciuto che, solo perché componente della P2, lo riteneva un criminale.
Il Colonnello Granati fu insignito nel 1985 dell'Onoreficenza dell'Ordine di Giordano Bruno da parte del Grande Oriente d'Italia ed è oggi Generale di Corpo d'Armata in pensione. Da diversi anni è dedito al giornalismo ed alla redazione di guide turistiche. Nel suo libro racconta di come fu emarginato nel suo ambiente di militare, senza capirne il perché e di come fu ostacolato, assieme a sua moglie, persino nella sua umile attività di giornalista di riviste turistiche.
Di che cosa era infatti accusato lui, che non aveva mai mentito in vita sua e la cui carriera era immacolata ?
Come mai ancora oggi la P2 ed i "piduisti" fra i quali, come dice lo stesso Granati, ci saranno anche state delle pecore nere, ma per il resto erano galantuomini, sono considerati il male assoluto ?
A chi giova tutto ciò ?
Possibile che il Generale Granati, uscitone completamente pulito come molti suoi pari, debba ancora vedere diffuso il suo nome sulla stampa e sul web, come se fosse un pericoloso criminale ?
"28 anni dopo:diario di un Piduista" è un documento prezioso e che getta nuova luce sul caso P2, forse ponendo finalmente la parola fine alla questione e riabilitando degli uomini onesti che hanno pagato la loro appartenenza ad una Loggia massonica regolare.

(dalla mia intervista al prof. Aldo A. Mola del 1 settembre 2011)

Luca Bagatin: Lei è stato fra i pochissimi, assieme allo scrittore Pier Carpi, a“sdoganare” la figura controversa di Licio Gelli e la P2 e lo ha fatto con tanto di prove documentate pubblicate nel suo ultimo saggio, edito dalla Bastogi: “Gellie la P2 fra cronaca e Storia”. Che cosa l'ha portata a parlare, senza pregiudizi, di Gelli e della P2 ?

Aldo A.Mola: Ho scritto quel libro perché, a trent'anni di distanza dal falso scandalo P2, non c'è stato un solo convegno scientifico nel quale si sia discusso criticamente che cosa fu la P2,  l’uso (e abuso) che se ne fece. Né si parla delle vite spezzate con l’accusa, in sé inconsistente, di “piduismo”: un modo come un’altro per continuare a diffondere il mito del complotto ai danni dello Stato, della democrazia, tutte fiabe che oggi lasciano indifferenti i cittadini.

Il mio libro, peraltro, venne recensito con molto favore dal periodico “Humanisme” del Grande Oriente di Francia, ora è tradotto in romeno con prefazione di Constantin Savoiu, gran maestro della Gran Loggia Nazionale di Romania “1880”, una Obbedienza legittima e regolare, che continua coraggiosamente la tradizione dei massoni fondatori della moderna Romania.

La P2 non fu un'associazione segreta. Non organizzò complotti militari o politici. Lo stabilirono, sentenze passate in giudicato.

Il falso scandalo P2 fu, invece, il preludio a Tangentopoli: esso consistette nella criminalizzazione da parte del Partito Comunista Italiano delle forze politiche e di governo di ispirazione risorgimentale e atlantica. Tale criminalizzazione colpì, infatti, gli aderenti alla P2 che appartenevano a tali forze politiche (repubblicani, socialdemocratici, socialisti, liberali e la componente “occidentale” della Democrazia cristiana, tollerante, dialogante).

I partiti democratici e di governo, dunque, vennero screditati e, conTangentopoli, negli anni '90, subirono il colpo finale. Da allora furono elevate agli onori quelle forze politiche ed i politici di ispirazione antiliberale e antiatlantica, come i comunisti ed i democristiani di sinistra, oggi componenti del Partito Democratico. La convivenza tra ex comunisti e sinistra democristiana nel partito democratico è una coabitazione basata su ambiguità e baruffe. I primi tentarono di incriminare persino l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga “reo” - così dissero – di non aver mai condannato la P2 e la Massoneria. I cattolici del PD chiesero che venisse formalmente decretata l’incompatibilità tra iscrizione al partito e logge, come già avevano fatto Mussolini e Lenin. Chissà come finirà…


Luca Bagatin




18 novembre 2015

Le assurdità del settimanale cattolico "Tempi": "Imagine" di John Lennon inneggerebbe alla violenza. Ma fateci il piacere !

L'assurdità, fra i dogmatici ed i complottisti di ogni risma, sembra regnare sovrana da sempre.

Solitamente serve a riempire i giornali e i siti web e a creare allarmismo. Fomentando, spesso, nuove divisioni.

E' il caso del settimanale cattolico "Tempi" che addita la bellissima “Imagine” di John Lennon a inno di violenza. In un articolo apparso il 17 novembre scorso, infatti, l'articolista di “Tempi” si avventura in un'assurda analisi addirittura teologica del testo della canzone del compianto cantante inglese, rilevando, fra le altre cose che... “è un vero e proprio inno alla violenza, per molteplici motivi che per essere compresi devono suddividersi in due parti, quelli ex fide e quelli ex ratione, cioè quelli che costituiscono una critica alla luce della fede e quelli che costituiscono una critica alla luce della ragione. Alla luce della fede, infatti, negare il paradiso o l’inferno è qualcosa di radicalmente antireligioso in genere, ed anticristiano in particolare, specialmente se si propugna una visione per cui ciò che conta è solo il cielo sopra di noi, ovvero nella più rosea delle ipotesi una visione panteistica ed emanazionista, ma nella più scura una materialistica ed ateistica della vita e del mondo”.

Desideriamo inoltre riportare altri passi dell'assurda analisi:

(…) “Lennon in sostanza rifugge l’essere dell’uomo, e quindi nega la sua verità e, come insegna la storia, ogni volta che viene negata la verità si compie una violenza, nel caso di specie una violenza culturale, ma per questo non meno esecrabile”. (...)

E l'articolista così prosegue: “l’idea che non ci debbano essere nazioni, è una idea violenta – non a caso alla base dell’internazionalismo socialistico rivoluzionario tra XIX e XX secolo – in quanto nega l’essere relazionale e politico dell’uomo come tale già scoperto dalla razionalità del pensiero greco che in Aristotele ha avuto modo di esprimere il suo massimo vertice” (…). Ed ancora:l’idea che non ci debba essere la proprietà è anch’essa una idea violenta – non a caso alla base di molti movimenti politici e ideologici che in nome di questo principio hanno portato più morte e devastazione di quelle a cui pensavano di rimediare – poiché nega una delle espressioni dirette del diritto naturale, cioè quel diritto che per natura, per la natura dell’essere umano, attiene alla retta ragione, cioè alla razionalità umana”.

Fermiamoci qui.

L'articolista di "Tempi", evidentemente, ignora la visione spirituale di John Lennon, paladino degli sperimentatori spirituali degli Anni '60 e '70 e che attinge dai Veda indù e dal Buddismo. Una visione che, giustamente, non comprende né paradiso né inferno o, meglio, i medesimi sono parte del Tutto. Una visione non dogmatica per eccellenza che invita le persone a immaginare un universo ove vi sia un'unico cielo (Divino) sopra di noi. Ed ove non vi siano religioni né dogmi. Ma puro spirito. Come negli insegnamenti di tutti i Grandi Iniziati fra cui il Cristo medesimo.

Ove vi sia violenza in tutto ciò, davvero non sappiamo. E non vediamo nemmeno ove Lennon abbia una "visione anticristiana", visto che il Cristo medesimo – lungi dall'essere il fondatore di una qualsivogli religione - mai parlò di paradiso e di inferno nei termini indicati dal dogma religioso cattolico. Dogma introdotto infatti molti secoli dopo la morte del Cristo stesso, nell'ambito del famoso Concilio di Nicea, presieduto dall'Imperatore romano Costantino.

Proseguendo nell'analisi proposta dal settimanale "Tempi" della canzone di John Lennon, non comprendiamo davvero perché mai l'idea utopistica e libertaria contenuta in “Imagine” che non esistano nazioni, dovrebbe essere un'idea violenta. Anzi. E' un invito alla fratellanza fra i popoli, senza distinzioni di nazione, razza, credo religioso, sesso e, aggiungeremmo, orientamento sessuale.

Idem per quanto concerne l'altra idea libertaria contenuta in “Imagine” relativa alla frase “immagina un mondo senza la proprietà”. E' questa un'idea violenta o, piuttosto, una prospettiva di equanimità, di fratellanza, di eguaglianza ove nessuno lucra economicamente sul suo simile ? Un'idea che, peraltro, più volte è stata suggerita anche dal Papa dei cattolici Francesco, in accordo con gli insegnamenti originari del Cristo ?

Poco importa se l'idea sia stata adottata anche dai più vari movimenti politici. John Lennon non era un politico o un capo religioso (che poi spesso è la stessa cosa), ma un artista, un poeta, un libero pensatore libertario e gnostico.

O forse è proprio questo che dà fastidio alla stampa ortodossa cattolica (non dissimile da quella islamica in questo senso), custode di un dio patriarcale, padre padrone, che nega l'uguaglianza dei suoi figli e li obbliga a seguire astrusi dogmi di..."fede" ?

Non è questa, piuttosto, l'origine della violenza ? L'origine delle guerre di religione dalle crociate sino a quella Santa Inquisizione che torturò e uccise migliaia di vittime innocenti in nome di un Dio che la Chiesa cattolica stessa dimostrava di bestemmiare o di non conoscere, negando così gli insegnamenti medesimi del Cristo, portatore di Luce, Fratellanza e Amore ?

Fra le assurdità che abbiamo letto, questa merita di essere ricordata.

In un momento storico ove occorrerebbe essere uniti in nome di un Amore e di una Fratellanza che non abbiamo mai praticato, vale la pena ancora dare ascolto ai poeti. Da John Lennon a Pasolini. Dal Cristo al Buddha. Da Jack Kerouac a Gandhi.


Luca Bagatin




4 novembre 2015

Diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati ancora negato

Il diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati.

Ne parlarono per primi Moana Pozzi e il Partito dell'Amore. Erano i primi Anni '90 e si stava uscendo, grazie a Riccardo Schicchi e all'esperienza di Diva Futura, da un lungo periodo di censure, di divieti, di pruderie culminanti nel reato di “violazione del comune senso del pudore”.

Il diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati. Perché anche loro sono donne e uomini, non già bestie da soma, per quanto male possano avere commesso. Perché la sessualità e l'amore sono l'esatto opposto della violenza. Sono rieducazione e redenzione, alla faccia dei bempensanti o, meglio, dei malpensanti.

I giornali l'hanno presentata come una proposta sulle “stanze dell'amore” in carcere, quella dell'On. padovano Alessandro Zan. In realtà lui ha subito smentito e così si sono assopiti anche i nostri entusiasmi: mai una buona volta che la politica italiana compia una scelta di civiltà !

Niente a che fare con il sesso, la proposta di legge vuole solo aumentare i colloqui famigliari con chi ha un caro dietro le sbarre – spiega infatti il deputato del PD - oggi i colloqui avvengo in stanzoni grandi alla presenza di altre persone. Non è giusto per la privacy, i figli, ma anche il coniuge non hanno commesso nulla e hanno il diritto di avere con il loro caro un rapporto riservato. Al massimo ci si potrà avere il bacio, ma la notizia delle stanze dell'amore è travisata e esagerata”.

Al massimo un bacio. Ma non un amplesso. L'amplesso è vietato ai detenuti. Aberrazione. La sessualità è, quindi, preclusa, castrata al detenuto che, ancora una volta, è trattato da bestia da soma o, da angelo asessuato...Lucifero non ancora redento.

Persino un leghista, tale Nicola Molteni, altro deputato di questo triste Parlamento da noi tutti mantenuto, si era affrettato a dichiarare scandalizzato che questa legge avrebbe portato nientemeno che i “bordelli in carcere”. Magari lo avesse fatto, diciamo noi !

Che male può fare un detenuto o una detenuta che compiano un atto d'amore con la/il propria/o compagna/o ? O che male fa un detenuto che, dopo mesi d'astinenza, copula con una prostituta o, eventualmente, con un prostituto, a seconda delle preferenze ?

A questo, i politicanti, sembrano non pensare. Sembra quasi che la politica sia avulsa dai bisogni delle persone, perché di questo si tratta. I detenuti sono, prima di tutto, delle persone. Che, oltre a necessitare di spazi adeguati, di ore d'aria e di privacy con i propri famigliari, necessitano anche di scopare.

La stessa Costituzione repubblicana stabilisce, all'Articolo 27, che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso d'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Il diritto all'affettività ed alla sessualità in carcere è pertanto diritto costituzionale e proibirlo o impedirlo equivale a compiere un trattamento contrario al senso d'umanità. Perché la sessualità e l'affettività sono, checché ne possano pensare i ben-mal-pensanti, l'aspetto fondante dell'umanità.


Luca Bagatin



15 ottobre 2015

La Massoneria, Maria Elena Boschi e i Cinque Stelle

Ancora una volta i Cinque Stelle la fanno fuori dal vaso e fanno un favore al Potere.

Ancora una volta, anziché dare addosso al renzismo capital-fascista, i Cinque Stelle preferiscono prendersela con massoni e Massoneria.

Ovvero con l'unica istituzione che ha voluto l'Italia unita, l'ha difesa dal clericalismo prima, dal fascismo e dal comunismo sovietico poi ed infine molti suoi esponenti hanno contribuito a scrivere quella Carta Costituzionale che i politicanti di oggi, pagati dai contribuenti, stanno distruggendo.

Siete tutti politicanti, altro che tutti massoni !

La politica degli ultimi vent'anni ed in particolare degli ultimi due ha distrutto il pensiero e voi a dare la colpa ad un'istituzione millenaria e di perfezionamento interiore come la Massoneria ! Ma vergognatevi, anche di prendere lo stipendio !

Già lo scrivemmo in un recente articolo riferendoci agli sproloqui di Grillo: “Beppe Grillo ed i suoi adepti si comportano esattamente come fecero i fascisti, i nazisti ed i comunisti autoritari di tutto il pianeta e, prima di loro, i monarchi autoritari ed i clericali: abolire un’istituzione di libero pensiero, nella quale, peraltro, nei Paesi latini, hanno trovato posto e fatto carriera anche noti rivoluzionari e riformatori sociali quali Voltaire, Simon Bolivar, George Washington, Benjamin Franklin, Giuseppe Garibaldi, Che Guevara, Gandhi, Salvador Allende e moltissimi altri”.

E scrivemmo anche: “Del resto, in un Paese addormentato come il nostro, ove la politica e l’economia hanno ucciso il pensiero, le persone hanno smesso di mostrare il loro volto rivoluzionario. Come accadde invece durante il Risorgimento, anche e proprio grazie all’istituzione massonica, guida morale ed intellettuale per e degli spiriti liberi e rivoluzionari. Come durante la Rivoluzione Americana. Come durante la Rivoluzione cubana, ove la maggioranza dei castristi era anche componente della Massoneria, Che Guevara in primis. Oppure durante la Rivoluzione nonviolenta dell’India ove il massone Mohandas Gandhi ispirò la sua azione a quella dei mazziniani e dei teosofi”.

E a proposito della riforma del Senato scrivemmo, nel medesimo articolo: “Finalmente ci sarebbe la possibilità di dare la parola ai cittadini, rendendo il Senato non già elettivo e composto da politicanti, bensì da cittadini estratti a sorte. Finalmente la parola passerebbe davvero a rappresentanti comuni del popolo e potrebbe fungere da contrappeso agli interessi delle lobby politico-economiche, dei partiti, dei pagati dai contribuenti che impongono le loro leggi. Leggi non decise dai cittadini in primis”.

Quanto alla Ministra Maria Elena Boschi che risponde ai grillini dicendo: “Massone lo dici a tua sorella !” non possiamo che vergognarci ulteriormente.

Come ha giustamente scritto Emanuele Pecheux sull'Avanti Online di qualche giorno fa: “Essere massone (chi scrive, a scanso di equivoci, non lo è e non lo sarà mai) è una scelta, qualunque siano le motivazioni che muovono chi decide di aderirvi, che deve essere rispettata per il solo fatto che la Massoneria, nel suo insieme non è né un’associazione a delinquere né un covo di cospiratori. Basti pensare che alcuni tra i più ammirati monumenti al mondo, la statua della Libertà a New York e la Tour Eiffel a Parigi sono edifici che traggono ispirazione dalla Libera Muratoria”.

Peraltro a Maria Elena Boschi, il sottoscritto - che non nasconde di essere ammaliato dal suo fascino e che ambirebbe a corteggiarla, senza tanti giri di parole - fece recapitare tramite un amico che lavora presso la Camera dei Deputati, il suo ultimo saggio “Ritratti di Donna”(Ipertesto Edizioni) con tanto di dedica “A Maria Elena, l'unico ritratto di donna ancora mancante”. Non ne ricevetti alcun ringraziamento, ma tant'è.

Nel mio saggio, ad ogni modo, alla fine del testo, sono presenti chiari riferimenti alla Massoneria. Oltre che vi sono due interviste: una alla conterranea di Maria Elena Boschi, ovvero la professoressa aretina Francesca Vigni - autrice dell'unico saggio sulle donne in Massoneria in Italia - e l'altra a Gabriella Bagnolesi, ex Gran Maestra della Gran Loggia Massonica Femminile d'Italia.

Evidentemente la Ministra Boschi non lo ha letto. Diversamente avrebbe un'opinione oltremodo positiva dell'Istituzione che vide i natali, in Italia, proprio nella sua cara regione Toscana. E che ebbe fra i suoi primi martiri proprio il poeta toscano Tommaso Crudeli, barbaramente torturato dalla Santa Inquisizione solo per essere massone.

Quindi, se la sorella di qualcuno fosse una Sorella, ovvero una aderente alla Massoneria, sarebbe un'eroina della libertà di pensiero. Non certo una politicante pagata dai contribuenti, magari per disfare la Carta Costituzionale.

Come siamo caduti in basso in politica, signori miei !

Ah se ci fossero ancora i Fratelli massoni d'un tempo in Parlamento ! Quelli che vollero la scuola laica e gratuita per tutti, anziché una scuola de-meritocratica come quella della Giannini. Quelli come l'anarco-socialista Andrea Costa che si battevano per i diritti dei lavoratori. Quelli come Ernesto Nathan che rimisero in sesto la città di Roma senza rubare un ghello. Quelli che, la Massoneria, la vivevano come istituzione morale, spirituale, rivoluzionaria, come è ancora oggi in particolare in molti Paesi latinoamericani.

E invece ci toccano questi qui, che della Massoneria avranno letto qualche libello complottista e che del Paese fanno il bello ed il cattivo tempo.

Siete tutti politicanti, purtroppo. Ma, per nostra fortuna, politicante non lo è nemmeno nostra sorella.


Luca Bagatin



22 settembre 2015

Beppe Grillo, la massonofobia ed il nuovo fascismo

Beppe Grillo, tornato dalle vacanze nella sua villa, nel suo lungo sproloquio dal 2042 dell'altro giorno, non dimentica di tirare in ballo la Massoneria, dichiarando che, con il suo partito al governo, essa sarebbe abolita ed i massoni non potrebbero essere candidati.

Ora, come abbiamo scritto più volte, Beppe Grillo ed i suoi adepti si comportano esattamente come fecero i fascisti, i nazisti ed i comunisti autoritari di tutto il pianeta e, prima di loro, i monarchi autoritari ed i clericali: abolire un'istituzione di libero pensiero, nella quale, peraltro, nei Paesi latini, hanno trovato posto e fatto carriera anche noti rivoluzionari e riformatori sociali quali Voltaire, Simon Bolivar, George Washington, Benjamin Franklin, Giuseppe Garibaldi, Che Guevara, Gandhi, Salvador Allende e moltissimi altri.

Tutto ciò o Grillo lo ignora - ma ne dubitiamo - oppure il suo disegno autoritario è completo: mettere il bavaglio a possibili sobillatori della sua autorità indiscussa e quella degli imprenditori Casaleggio & Associati, mica di operai, impiegati, casalinghi qualsiasi !

Si noti come il Paese rischi di finire nelle mani, dopo gli autoritarismi antisociali di Berlusconi e Renzi, nell'ennesimo autoritarismo.

Si noti, peraltro, come il movimento di Grillo sia costituito non solo da un ricco comico già lanciato in Rai da Pippo Baudo e nella quale ha fatto ampia carriera, ma anche da imprenditori quali i Casaleggio, come imprenditore era Silvio Berlusconi (amico, peraltro, dell'oligarca autoritario Vladimir Putin) e come dagli imprenditori è finanziato Matteo Renzi, il premier che, più di tutti, ha attuato leggi antisociali e antidemocratiche. L'esatto opposto, insomma, di forze politiche nate dal basso, dalle esigenze dei diseredati, degli operai e delle operaie, degli impiegati e delle impiegate, dei casalinghi e dei casalinghi, degli insegnanti (martoriati da una riforma della scuola che tende ad escludere e a premiare il demerito e la raccomandazione) e così via.

Tutte forze politiche peraltro - i Cinque Stelle fra questi - elettoralistiche e quindi che non rappresentano affatto la maggioranza degli elettori che, in massa, non a caso, alle elezioni si astengono.

La parola, infatti, dovrebbe passare ai cittadini, ovvero alla vera democrazia diretta, fondata su comitati popolari o assemblee spontanee, volendo anche estratte a sorte, come ai tempi della democrazia ateniese. Abolendo, come sostiene il saggista belga David Van Reybrouck nel suo ultimo saggio, le elezioni che, nei fatti, rappresentano solo i politicanti e le loro lobby economiche di riferimento.

Pensiamo ad esempio alla tanto sbandierata riforma del Senato. Finalmente ci sarebbe la possibilità di dare la parola ai cittadini, rendendo il Senato non già elettivo e composto da politicanti, bensì da cittadini estratti a sorte. Finalmente la parola passerebbe davvero a rappresentanti comuni del popolo e potrebbe fungere da contrappeso agli interessi delle lobby politico-economiche, dei partiti, dei pagati dai contribuenti che impongono le loro leggi. Leggi non decise dai cittadini in primis.

Sappiamo purtuttavia come stanno andando le cose e le varie forze politiche - dal Pd a Forza Italia sino ai Cinque Stelle grillini - stanno studiando una riforma che favorisca questo piuttosto che l'altro partito, in un bailamme autoritario ed antidemocratico, in quanto non deciso dai cittadini.

Del resto, in un Paese addormentato come il nostro, ove la politica e l'economia hanno ucciso il pensiero, le persone hanno smesso di mostrare il loro volto rivoluzionario. Come accadde invece durante il Risorgimento, anche e proprio grazie all'istituzione massonica, guida morale ed intellettuale per e degli spiriti liberi e rivoluzionari. Come durante la Rivoluzione Americana. Come durante la Rivoluzione cubana, ove la maggioranza dei castristi era anche componente della Massoneria, Che Guevara in primis. Oppure durante la Rivoluzione nonviolenta dell'India ove il massone Mohandas Gandhi ispirò la sua azione a quella dei mazziniani e dei teosofi.

Oggi, diversamente, assistiamo a sedicenti massoni o a ex iniziati alla Massoneria che si divertono a scrivere libelli antimassonici, discettando di presunte “Ur-Lodges” (di cui dicono di aver fatto parte) ed il loro scopo è unicamente quello di occupare posti di potere (come fecero quando erano affiliati alle “Ur-Lodges”, peraltro !), fondando ulteriori partiti elettoralistici contigui, peraltro, al caravanserraglio di Beppe Grillo e della Casaleggio & soci.

Occorre che le menti si risveglino. Approfondiscano, studino, lottino con ogni mezzo contro l'avanzare di questo nuovo fascismo fatto, ancora una volta, da gente ricca e che, ancora una volta, vuole comandare su tutti.

Occorre che le menti libere ricerchino l'autogestione e l'autogoverno: delle imprese, della politica, dell'economia, del proprio corpo, della propria anima. Smettendo di andare a votare e imparando a ricercare nuovi (o, meglio, antichi quanto l'Agorà Greca e le società matriarcali) strumenti di governo e di gestione dell'economia. Puntando all'economia del dono tipica delle società matriarcali. Puntando all'abolizione del debito pubblico, all'abolizione del libero commercio (che, nei fatti, è prostituzuone), al ritorno allo stato di natura, ovvero alla ricerca della Civiltà dell'Amore, alternativa a quella attuale dell'odio, del dolore e della prevaricazione del Potere sulle menti e sui corpi.


Luca Bagatin



13 agosto 2015

"Perle di saggezza". Aforismi by Luca Bagatin



Dopo Anita Garibaldi ed Evita Peron, le uniche donne che riescono ad entusiasmare oggi sembrano essere quelle dei film. Pornografici.

Non si sceglie mai nella vita. Si subiscono invece spesso le scelte altrui. Non frequentate mai nessuno e vivrete felici e in eterno !


La cosa migliore è stoppare un potenziale amore sul nascere.


I rapporti virtuali devono rimanere tali, in quanto, a differenza di quelli reali, sono pieni di virtù
.



2 agosto 2015

"Donne e Rivoluzione". Aforismi by Luca Bagatin

Le uniche due cose e mi hanno aiutato e mi aiutano a vivere sono le Donne e la Rivoluzione.


Preferisco passare per intollerante piuttosto che sdoganare la stupidità.


Penso si dovrebbero globalizzare i sentimenti e non questa merda chiamata “mercato”!


Due anime possono essere lontane chilometri, persino secoli, ma non per questo non sono destinate ad amarsi. I più, presi dal piacere effimero o dalla fredda retorica, oppure ancora dalla razionalità, non sono in grado di capirlo.


Sono assolutamente convinto che un politico dovrebbe vivere con 1000 (mille) euro netti al mese.
Non è demagogia, ma buonsenso.
E se si dirà che è poco, risponderò quel che ho imparato in 36 anni di vita: vivere con poco rafforza il carattere.



1 luglio 2015

"La gatta": fiaba junghiana alla ricerca della redenzione del femminile e del maschile

Il gatto è, da millenni, l'animale sacro per eccellenza.

Pensiamo infatti alla venerazione per i gatti nell'Antico Egitto la cui mitologia produsse la Dea gatta Bastet, che i Greci identificarono successivamente con la Dea Artemide.

Il gatto, oltre ad essere animale estremamente intelligente e socevole, si dice sia detentore di poteri misteriosofici, oltre ad essere animale dalle molteplici vite e dalla capacità di superare pressoché ogni tipo di avversità.

Al gatto, Marie-Louise Von Franz (1915 – 1998), psicanalista junghiana e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung (1875 - 1961), dedica una conferenza, contenuta in un bellissimo e agile volume dal significativo titolo: “La gatta”.

La dottoressa Von Franz si rifà all'omonima fiaba rumena, che racconta di un imperatore infelice in quanto non aveva alcuna discendenza, il quale costruisce una nave per la moglie, la quale le ha espresso il desiderio di uscire dal Palazzo. L'imperatore purtuttavia la ammonisce: “Se non tornerai incinta non potrai più stare con me !”.

L'imperatrice e le sue serve approdarono così, dopo alcuni giorni di navigazione burrascosa, ad un'isola ed è qui che lei decide di mangiare una bellissima mela d'oro. Rimanendo così incinta.

La Madre di Dio, purtuttavia, custode del melo, le lancia una maledizione affermando che sua figlia si sarebbe trasformata in una gatta al compimento del diciassettesimo anno d'età e così tutta la sua corte e che solo il figlio di un imperatore, mozzandole coda e testa, avrebbe potuto rompere l'incantesimo. E così accadde.

In un paese molto lontano, un altro imperatore, vedovo ed alcolizzato, inviava i suoi tre figli maschi alla ricerca di una particolare stoffa di lino, così sottile da poter passare per la cruna di un ago. Il primo di questi trovò solo un cagnolino; il secondo trovò un lembo di lino grezzo; mentre il terzo, il più giovane...dopo molte peripezie finì nel palazzo dei gatti ! Qui conobbe la principessa gatta e se ne innamorò.

E sarà proprio la principessa gatta a ricondurlo, molti anni dopo, dal padre che lo credeva morto, con quella particolare forma di lino sottile sottile...contenuta in un chicco di mais.

La gatta chiese poi al giovane principe di tagliarle prima la coda e poi la testa e fu così...che ella si trasformò in una bellissima fanciulla e i due poterono sposarsi. Se non che...il padre del giovane principe, il vecchio imperatore ubriacone, tentò di concupire la nuora, tentando di imprigionare il figlio.

Quest'ultimo radunò un enorme esercito e mosse guerra al padre, annientendo così l'esercito del vecchio imperatore. Questi finì così per chiedere perdono al figlio ed alla nuora, cedendo loro il suo impero.

La fiaba de “La gatta” è ricchissima di simbolismo, che la dottoressa Von Franz analizza con vastità di particolari. Simboli di natura archetipica, inconscia, esoterica, spirituale, alchemica.

Innanzitutto siamo in presenza di due imperi distinti: nel primo l'aspetto femminile è sterile, mentre nel secondo il femminile è scomparso.

Nel primo caso la donna/imperatrice necessita di uscire dal palazzo, nel quale si sente confinata, per recuperare il suo istinto creativo. Nel secondo caso l'uomo/imperatore è vedovo ed il suo stato di abbandono sfocia nell'alcoolismo.

La dottoressa Von Franz spiega come l'universo femminile sia più flessibile e soggettivo, mentre quello maschile sia più rigido. Purtuttavia entrambi si compensano e tale compensazione evita alle donne la formazione di sottili e subdole malignità, spesso fra loro, mentre agli uomini evita il sopravvento dell'aggressività e della brutalità.

Nel caso dell'imperatore che ha tre figli, il suo stato di alcoolismo è causato da uno stato di abbandono – in quanto vedovo – e quindi ciò lo porta a simulare una condizione “estatica”, simile all'”estasi religiosa” che egli tenta di ottenere attraverso l'assunzione di alcolici. E' chiaro che il suo è un problema legato all'Anima, al suo bisogno di spiritualità, che è ferita proprio dal suo stato di abbandono.

L'imperatore senza figli, viceversa, accondiscende al desiderio della moglie di uscire dal Palazzo e le costruisce una nave che, come sottolinea la dottorezza Von Franz, è, simbolicamente un contenitore femminile, associata peraltro alla luna e alle dee lunari. Egli non teme che possa accadere qualche cosa alla moglie, anzi, la spinge ad attraversare il mare, ovvero, simbolicamente, a compiere un cammino interiore e spirituale che la porterà così, ad essere fertile.

Sull'isola l'imperatrice trova un melo dalle mele d'oro e ne mangia una, ma non sa che esso è custodito dalla Vergine Maria che, peraltro, rappresenta originariamente la dea Iside, simbolo di fertilità, la figura più importante degli dei al punto da diffondersi, dall'Egitto sino in tutta Europa – nonostante le mistificazioni di matrice cattolica - il culto delle cosiddette “Madonne Nere” raffiguranti infatti Iside che tiene in braccio suo figlio Horus, identificato anche con il Cristo.

La dottoressa Von Franz rammenta che le donne in gravidanza hanno una grande vicinanza con il mondo della morte in quanto, mettendo al mondo una nuova vita, una parte di loro deve simbolicamente morire. E quindi sono anche legate molto di più all'inconscio ed al mondo dei sogni: sogni sull'origine dell'uomo e sul mistero degli spiriti che si sono reincarnati.

Nella nostra fiaba, nella fattispecie, la Vergine Maria maledice il bambino che deve neascere, ma...in realtà la maledizione è parte di un disegno più ampio, di redenzione del femminile e finanche del maschile, come vedremo poi.

La bambina che nascerà si trasformerà dunque in gatta, un animale che, come dicevamo, è da millenni ritenuto sacro e che nella mitologia ha sempre avuto aspetti benefici quale guaritore, servitore ed anche medium, ponte con il mondo dei morti.

Forse proprio per le sue qualità gnostico-esoterico-mitologiche la cultura cristiano-cattolica (che nulla ha a che vedere con gli insegnamenti del Cristo, che erano, appunto, di matrice gnostico-esoterica) ha successivamente fatto strage di gatti, attribuendo ad essi – in modo mistificatorio, sciocco e superstizioso – qualità malefiche e sataniche.

Si pensi invece che, anticamente, un gatto bianco posto ai piedi della croce, in Francia, rappresentava il Cristo stesso e per secoli è stato ritenuto animale caro alle streghe che sono tutt'altro che da considerarsi come degli esseri spregevoli, ma delle donne custodi dell'Anima. Spesso dell'Anima maschile.

Jung in particolare si chiese che cosa avesse a che fare la Vergine Maria con la persecuzione delle streghe e spiegò come, prima del culto della Vergine Maria, fosse diffuso l'amor cortese. Il cavaliere corteggiava la dama prescelta, vedendo il lei quella che Jung chiama la “donna-Anima”.

La Chiesa cattolica, purtuttavia, abolì ben presto l'amor cortese imponendo che gli uomini non potessero più scegliere la loro dama, ma dovessero combattere per conquistare il cuore di una donna a glorificazione della Vergine Maria. Fu allora che, secondo Jung, nacque la caccia alle streghe in nome della Vergine Maria.

Mentre l'amor cortese permetteva a uomini e donne di venire in contatto con la propria interiorità, con la propria Anima, con il culto della Vergine Maria il simbolo della “donna-Anima” venne sostituito da un simbolo collettivo del femminile imposto: quello della Madonna di matrice cattolica.

Le streghe, in questo senso, rappresentano l'elemento individuale delle donne, che permettono all'uomo, peraltro, di ricongiungersi con la sua Anima, spesso ferita. E con la caccia alle streghe l'Inquisizione cattolica iniziò, come già detto, a perseguitare anche i gatti.

Ennesima barbarie compiuta dalla Chiesa cattolica ai danni del patrimonio animistico, sacro, esoterico, spirituale ed interiore dell'umanità !

Tornando alla nostra fiaba, nel regno governato dall'imperatore ubriacone, questi vuole che i suoi figli recuperino della stoffa di lino sottilissima. Come spiega la dottoressa Von Franz, il lino era utilizzato per la veste di sacerdoti e stregoni ed ha una forte connessione con il femminile. Egli, dunque, come con l'uso dell'alcool, ricerca in qualche modo una connessione con il mondo spirituale e femminile – che nel suo regno è da considerarsi aspetto morto - e lo fa inviando i figli alla ricerca.

Solo il terzo figlio ne uscirà vincitore, dopo un percorso di patimenti e peripezie (l'eroe maschile nelle fiabe si trova sempre a soffrire, ovvero si trova ad assumere un'attitudine passiva e femminile) e vi riusicrà per mezzo della figura della gatta. Figura sacra e femminile per eccellenza. Sarà lei a guidarlo e a fornirgli il lino da consegnare al padre, novella dama dell'amor cortese e novella strega-donna-Anima.

Purtuttavia ora la donna-Anima, la gatta, per riscoprire il suo aspetto istintuale e dunque umano, necessita che l'eroe le tagli la coda e la testa. E così, pur con molte insistenze, ciò accade. E lei torna ad essere fancuilla e può sposare il suo principe: i due sono finalmente una cosa sola.

Purtuttavia devono ancora sfidare la concupiscenza del vecchio satiro, l'imperatore ubriacone che, non ancora ricongiuntosi con la sua Anima, con la sua parte femminile, rimane legato ai bassi istinti. E ne rimane sconfitto.

L'insegnamento racchiuso ne “La gatta”, presentata dalla dottoressa Marie-Louise Von Franz, è un percorso alchemico interiore. Un percorso di redenzione umana, maschile e femminile. Un percorso che – sulla base della mitologia, del simbolo e della spiritualità gnostica e pagana – va a toccare il rapporto di coppia, analizzandone la sua intima essenza e trovandone la chiave di lettura.

Un saggio che peraltro riscopre il valore sacro del gatto, della strega-donna-Anima, che è quanto di più prezioso il cuore di un uomo dovrebbe saper risconoscere e ricercare.


Luca Bagatin


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