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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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2 febbraio 2016

"La vera famiglia è quella che nasce dall'amore. Ed è libera dalla fame". Riflessioni di Luca Bagatin

La più alta forma di democrazia per me è e rimarrà il populismo, ovvero la politica in favore del popolo, contro politici, imprenditori, edonisti e ricchi borghesi.


Lo spauracchio della "famiglia tradizionale" serve solo a preti, imam e rabbini per far credere ad una società di persone pensanti che il loro ruolo conti ancora qualche cosa.


Anche un uomo di colore, Andrea Aguyar, combattè e morì in difesa della Repubblica Romana del 1849, a fianco di Garibaldi.
Sarebbe bene ricordarlo a Matteo Salvini e ai politicanti mantenuti e parolai come lui, che per le loro idee non sarebbero affatto disposti a combattere, armi in pugno, e a morire.


Penso che il mio punto di forza sia l'essere un cinico sognatore.



L'unico politico che potrei sostenere oggi dovrebbe rinunciare ad ogni stipendio, ad ogni comodità ed essere disposto a combattere e morire per un ideale.
Dovrebbe essere, in sostanza, un mio pari.
Non un essere inferiore.


Un bambino necessita di vivere in una casa dignitosa e di avere di che vivere per tutta la vita, senza preoccupazioni.
Il resto del padre e della madre sono balle inventate dai ricchi per difendere il loro diritto ad essere compassionevoli e continuare così a fottere i poveri.


Alla fine la Storia riconoscerà il ruolo politico e culturale di Moana Pozzi, così come ha riconosciuto, e purtroppo ancora solo in parte, quello di Anita Garibaldi e di Evita Peron.



Penso che Jean-Claude Michéa e Eduard Limonov, intellettuali trasgressivi, il primo francese e il secondo russo, siano quanto più interessante vi possa essere nel panorama politico-culturale odierno.
Pur avendone già accennato in altri articoli, in questo periodo sto preparando diversi articoli su di loro, critici nei confronti della sinistra e del "progressismo", ovvero tendenti a spiegare il perché la sinistra europea e occidentale abbia abbracciato il capitalismo e la società di mercato, diventando, di fatto, uguale alla destra, ovvero a difesa dei ricchi e dei borghesi.
Chi ancora oggi, dunque, crede in una società libera, egualitaria, dalla parte dei poveri, ovvero in una società socialista, libertaria e anti-edonista ovvero anti-modernista, non può che ritrovarsi nelle tesi di Michéa (oltre che di Alain De Benoist) e di Limonov.

Non confondete mai il socialismo e l'anarchismo (anche nella versione comunista anarchica) con la sinistra e il progressismo.
Sinistra e progressismo sono, assieme al liberalismo classico, all'origine del capitalismo borghese.




30 gennaio 2016

Anita Garibaldi: Eroina dei Due Mondi

Anita Garibaldi (1821 - 1849) è un'eroina dimenticata.

Forse perché donna, forse perché straniera, forse perché la fama di suo marito Giuseppe, del quale fu sempre innamorata ed al quale diede quattro figli, ne oscurò la fama. Forse perché la sua vita fu breve e durò solo 28 anni.

Ana Maria de Jesus Ribeiro de Silva, questo il suo vero nome. Aninha per i suoi affetti più cari. Anita per la Storia che la consacrò a Eroina dei Due Mondi, per aver combattuto, a fianco al marito, sia in Brasile, contro l'oppressione imperiale, che in Italia, contro l'oppressione pontificia e clericale.

Ragazza ribelle sin da bambina e amazzone senza pari, mal sopportò il matrimonio che la famiglia le impose con il calzolaio Miguel Duarte, che lei mai amò e che morirà pochi anni dopo, combattendo nell'esercito imperiale contro i rivoluzionari.

Si innamorerà subito di Giuseppe Garibaldi, il rivoluzionario, il democratico, il repubblicano venuto dall'Italia, amante della causa degli oppressi, che sposerà e con lui intraprenderà la lotta per l'indipendenza del Rio Grande dall'Impero del Brasile e, successivamente, dopo aver dato alla luce Menotti, Rosita (che morirà di scarlattina a soli 2 anni), Teresita e Ricciotti, si trasferisce a Genova dalla madre di Garibaldi ed il marito la raggiungerà qualche mese dopo, assieme ad Andrea Aguyar, ex schiavo di colore, originario dell'Angola ed ormai divenuto fedelissimo Tenente del Generale in camicia rossa, sino alla morte avvenuta nel corso della battaglia in difesa della Repubblica Romana del 1849, contro le truppe franco-pontificie.

Anche in Italia, Anita, seguirà le imprese del marito, sino alla morte prematura causata dalla malaria e che la colpirà proprio allorquando la Repubblica Romana sarà ormai perduta., con Garibaldi in fuga e lei che viene trasportata dal marito e dai compagni su un vecchio materasso, nei pressi di Mandriole di Ravenna.

Una grande perdita per un grande uomo. Una grande perdita per l'Italia che, da tempo, l'ha dimenticata e da tempo tende a voler dimenticare Garibaldi o a sminuirne l'opera di eroe senza macchia e che, a sprezzo del pericolo – cosa che oggi pressoché nessuno avrebbe il coraggo di fare - combattè, armi in pugno, per un'Italia libera e sovrana, oltre che per un'Europa di nazioni sorelle e unite dall'ideale repubblicano e socialista umanitario. Pochi infatti sanno o ricordano che, Garibaldi, assieme a Mazzini, a Bakunin, a Marx e ad Engels, fu fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864.

Oggi l'Italia, schiava dei tecnocati di Bruxelles e l'Europa, schiava del Grande Mercato Transatlantico e del Fondo Monetario Internazionale, necessiterebbero di una nuova Anita e di un nuovo Giuseppe Garibaldi in grado di liberare ancora una volta i popoli dai nuovi oppressori: politici, imprenditoriali e finanziari.

Oggi, l'Italia e l'Europa, necessiterebbero di un nuovo moto d'orgoglio e di riscatto nazionale e morale, sull'esempio seguito dall'America Latina degli ultimi quindici anni, con particolare riferimento all'Uruguay dell'ex Presidente José “Pepe” Mujica, garibaldino dei giorni nostri.

Studiamo e diffondiamo la Storia, per quel che ci riguarda e compete. Evitando soprattutto di scadere in sciocchi e stupidi revisionismi neoborbonici e neoclericali, che certo non onorano la memoria dei combattenti di ogni epoca, ideale e Paese d'origine.


Luca Bagatin




1 maggio 2015

L'EXPO 2015 di "Amore e Libertà" !



15 ottobre 2014

José "Pepe" Mujica: un Presidente che ha saputo incarnare i principi umanitari d'Amore e di Libertà

Un anno e mezzo fa, nel maggio 2013, dopo quasi vent'anni di attività politica nell'area laica e libertaria, decisi di fondare “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale alternativo alla partitocrazia ed al malaffare politico italiano, europeo e non solo.

Un pensatoio che nasceva in antitesi al sistema dei partiti, al potere politico, alla globalizzazione che ingloba, che, ispirato ad Anita Garibaldi, ma anche a suo marito Giuseppe ed a Mazzini, proponesse un elenco di punti concreti: dall'autogestione delle imprese sino alla legalizzazione della cannabis; dal riconoscimento del matrimonio omosessuale sino alla legalizzazione del suicidio e dell'eutanasia; dall'abolizione degli enti pubblici inutili sino ad un sistema elettorale ricalcato sull'esempio dell'Agorà greca.

Nel corso di quest'anno e mezzo, il mio attivismo nell'ambito di “Amore e Libertà”, mi ha portato a studiare e ad approfondire diverse figure storico-politiche che, eredi di Garibaldi e di Mazzini, ma anche di Simon Bolivar, si sono ispirate, nella loro azione politica ed istituzionale, ai principi di amore e libertà. Ovvero ad una visione umanitaria e sentimentale dell'esistenza.

Ho osservato che, pressoché tutte queste figure, provenivano da quell'America Latina vilipesa e sfruttata dagli opposti imperialismi: sovietico (sino alla caduta del Muro di Berlino) e statunitense.

Fra costoro Juan Domingo Peron e sua moglie Evita, Hugo Chavez, Evo Morales (rieletto di recente a Presidente della Bolivia), Nestor Kirchner e...José Mujica, detto affettuosamente “Pepe”.

Quest'ultimo, attuale Presidente dell'Uruguay (terra che peraltro ospitò i coniugi Garibaldi per ben sette anni ove, peraltro, si sposarono nel 1842) dal 2009 ha, assieme alla moglie Lucia Topolansky, deciso di continuare a vivere in povertà, come agricoltore, in una modesta casa di campagna.

La cosa che più mi ha colpito di Mujica, assieme alla sua coerente scelta di vita, sono anche i risultati ottenuti dal suo governo ed il fatto che il programma portato avanti dalla sua compagine governativa – il Fronte Ampio – è esattamente il programma del movimento che ho fondato nel 2013, ovvero “Amore e Libertà”. E lui, "Pepe" Mujica, è anche riuscito ad attuarlo concretamente.

Penso al progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; alla legalizzazione della marjiuana; agli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni; alla legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie gay. Tutte riforme che, dal 2005 ad oggi, sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.

La grandezza del Presidente Mujica, infatti, è anche questa: dare al Parlamento ed ai cittadini la più ampia centralità possibile della vita politica del Paese, al punto che il suo governo non ha mai attuato nulla per decreto.

I risultati, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi: in Uruguay l'indice di disoccupazione è sceso al 6%; i salari sono in aumento; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.

Ma chi è José Alberto “Pepe” Mujica Cordano ? Questo Presidente che incarna così bene gli ideali tipici di una possibile Civiltà dell'Amore, ove al governo vi sono solo persone di cuore, lontane anni luce dalla gestione del Potere ? Quale la sua vicenda umana e politica ?

José Mujica Cordano nasce a Montevideo nel 1935, da padre di origine basca e da madre di origine genovese e, giovanissimo, fu influenzato dalla idee peroniste dello zio materno, Angel Cordano. Terminato il liceo, il govane Pepe, inizierà a frequentare gruppi studenteschi di orientamento anarchico e, negli anni, approfondirà il pensiero di Proudhon, Bakunin, Kropotkin e Marx, oltre che si interesserà alla letteratura ed alla biologia, dimostrando anche particolare interesse per la professione agricola dei genitori.

Nella seconda parte degli Anni '50, Mujica, si avvicinerà e collaborerà a lungo con Enrique Erro, un deputato del Partito Nazionale - Ministro dell'Industria nel 1959 - il quale si era presentato come candidato a tutela della classe lavoratrice e meno abbiente.

Alle elezioni del 1962, Erro, sostenuto sempre dal giovane Mujica, si presentò nella coalizione formata da Unione Popolare e Partito Socialista, ma ottenne solo il 2,3% dei consensi.

Fu così che, ben presto, Pepe Mujica si rese sempre più conto che l'Uruguay - uscito da quelle ultime elezioni - si stava progressivamente avviando verso una deriva autoritaria.

Fu così dunque che, poco tempo dopo, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.

Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.

La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.

Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.

Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.

Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica ed i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica.

Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri.

Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica. Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik ed alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.

Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.

Nell'ottobre 2009, José Mujica è dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne esce vincitore con il 52% dei consensi. Dei risultati soddisfacenti del suo governo abbiamo già parlato. Rimane solo da aggiungere la sua critica al consumismo ed al capitalismo, oltre che all'austerità. Lo fa in più occasioni, anche di fronte a Capi di Stato e di Governo distratti, in video che, purtuttavia, faranno il giro del mondo attraverso il web.

A proposito dell'austerità praticata anche dalla nostra Europa, Pepe Mujica afferma:

La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.

Concetti semplici, ma gli unici davvero in grado di farci riflettere relativamente alla crisi mondiale che ci sta attanagliando e dalla quale possiamo uscire solo attraverso persone animate da due soli valori: l'Amore e la Libertà. Ovvero la ricerca di quella Civiltà dell'Amore che, leader come José "Pepe" Mujica, hanno già attuato, concretamente, nel loro Paese.


Luca Bagatin



17 settembre 2014

Aforismi e riflessioni per la Rivoluzione dell'Amore. By Luca Bagatin



Ciò che non hanno mai compreso gli economisti ed i politici, è che - per uscire dalle crisi (economiche, civili, umane, sociali) - è necessario sostutuire i rapporti economici, di classe, geopolitici e politici, con rapporti d'amore, sentimentali e sessuali.
Questo governo è così poco credibile che, per ogni atto che fa, è costretto ad inserire la parola "buona": "svolta buona", "buona scuola"...
Ma dubito che i cittadini italiani siano così cretini dal lasciarsi abbindolare.

Matteo Renzi che parla di meritocrazia mi pare più che un ossimoro.

Solo chi ha conosciuto davvero l'Inferno può pensare di aspirare al Paradiso.
L'unico mistero sulla vita e sulla morte di Moana è che i media, il giornalismo (ed il giornalettismo) d'accatto, non l'hanno mai amata né compresa.
A differenza delle persone comuni.
Le regole servono a chi non sa regolarsi. Per tutti gli altri valga il motto: Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge.



4 ottobre 2012

Marx & Engels investigatori: il filo rosso del delitto

Karl Marx e Friedrich Engels sono universalmente conosciuti e riconosciuti come i filosofi fondatori del socialismo scientifico, ovvero del comunismo. Nulla di nuovo, se non fosse che due creativi insegnanti di lettere italiani, Dario Piccotti ed Alvaro Torchio, hanno immaginato Marx ed Engels nei panni di due investigatori della loro epoca, l'Ottocento, percorsa dalle molte rivoluzioni: sociali, risorgimentali, anarchiche.
Ed ecco che, dopo "Indagini di classe", edito da Rubbettino, ritroviamo i due filosofi in nuove appassionanti avventure poliziesche in "Marx & Engels investigatori - Il filo rosso del delitto", edito da Stampa Alternativa, con una bellissima copertina gialla e nera, con scritte rosse.
In queste sei avventure, ambientate fra il 1862 ed il 1888, Marx ed Engels si imbattono in Michail Bakunin, leader degli anarchici, il quale è accusato ingiustamente dell'omicidio di un principe suo amico ed i due tentano di scagionarlo. Nella seconda avventura i padri del Comunismo incontrano, nella sua Caprera, il Generale Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro della Massoneria e grande condottiero e patriota italiano. Si confrontano con lui relativamente alle idee sociali, ma, pur presentando punti di contatto, non si trovano d'accordo relativamente all'abolizione della proprietà privata. Ad ogni modo si mettono al servizio del Generale per sventare un attentato a lui diretto, forse ordito da Napoleone III, amico di Papa Pio IX e grande nemico dell'anticlericale Garibaldi.
Non manca, nella terza avventura, un incontro con lo scrittore Victor Hugo, accusato anch'egli di omicidio, ma, dotati del loro proverbiale "materialismo investigativo", l'ineffabile coppia di filosofi, riuscirà a risolvere anche questo caso.
Più difficile sarà risolvere il caso dei lupi mannari in Boemia e del traffico di cadaveri di poveri operai, ordito nientepopodimentoche dal dottor Frankenstein...ma si tratterà proprio di lui in persona, oppure di un astuto piano per mettere in difficoltà la classe operaia ed i suoi paladini ?
L'ultima avventura vedrà solamente Friedrich Engels protagonista. Karl Marx è ormai morto cinque anni prima, fra le lacrime dell'inconsolabile amico. Siamo nel 1888 e a Londra imperversa Jack Lo Squartatore, che uccide e sventara delle prostitute nel quartiere di Whitechapel. Il fiuto del filosofo riuscirà persino a risolvere questo caso e a far scomparire per sempre il terribile assassino, difendendo, al contempo, l'onore dell'opera di Karl Marx, del quale rimarrà sino alla morte custode e depositario.
Delle bellissime, spassose ed avvincenti storie noir, con risvolti storici, politici ed economici interessantissimi.
Dario Piccotti ed Alvaro Torchio, ancora una volta, sono riusciti a rendere vivi i teorici del pensiero comunista, rapportandoli alla realtà dell'epoca, con, sullo sfondo, le memorabili figure di Bakunin, Garibaldi, Mazzini, Hugo e dei tanti riformatori sociali di allora. Riformatori che non avrebbero conosciuto, fortunatamente, l'orrore del comunismo reale in Unione Sovietica, forse molto lontano persino dalle ipotesi avanzate dallo stesso Marx, ma, ad ogni modo, profetizzate da Giuseppe Mazzini. Il solo, l'inascoltato.

Luca Bagatin



7 luglio 2012

Le indagini di Marx ed Engels


Karl Marx e Friedrich Engels. Che cosa vi fanno venire in mente ?
Certo, i massimi teorici del comunismo e del socialismo scientifico. Fini filosofi ed economisti, per quanto non totalmente condivisibili, in particolare nella nostra epoca.
Il loro fu un sodalizio che andava, purtuttavia, ben oltre l'attività politica ed intellettuale. Come ricorda Eleanor Marx, figlia del celebre filosofo, i due erano uniti da un profondo senso di amicizia, legata spesso da un fine umorismo che li faceva ridere a crepapelle.
Il lato umano, ma anche filosofico ed in particolare umoristico del duo più celebre della Storia del comunismo, è tratteggiato ottimamente da Dario Piccotti ed Alvaro Torchio, entrambi laureati in Filosofia ed insegnanti di materie umanistiche. I due autori, infatti, in "Marx ed Engels: indagini di classe" (Rubbettino editore), immaginano il duo più celebre della Storia imbattersi in efferati delitti ed in storie curiose, popolate di spettri...ma davvero si tratta di fenomeni soprannaturali ?
A scoprirlo saranno gli stessi Marx ed Engels, che, indossati i panni di investigatori per caso, riusciranno a risolvere cinque enigmi dai risvolti sociali, psicologici e filosofici.
Nei racconti vedremo un Marx umile, a tratti iracondo, ma comunque innamorato della moglie e delle figlie; mentre Engels, ricco industriale inglese, sarà più pragmatico e meno idealista, ma immensamente generoso, particolarmente con l'amico.
In "Delitti spiritico", Marx ed Engels si imbatteranno in un illusionista in grado di far resuscitare i morti ma...ecco che nel teatro ove ha luogo la rappresentazione, muore un celebre membro della borghesia capitalista londinese !
In "Il vampiro assassinato", un celebre banchiere è trovato morto con un paletto conficcato nel cuore all'interno del suo studio chiuso dall'interno ! Per scagionare la classe operaia ecco pronti Marx ed Engels ad investigare.
In "Indagine durante il congresso" ci troviamo in piena preparazione della Prima Internazionale dei Lavoratori, che avrebbe visto uniti per la prima volta marxisti, mazziniani, socialisti ed anarchici. Purtuttavia uno del mambri di spicco dell'Internazionale, Georg Eccarius, ha un problema grave da risolvere: il suo futuro genero è stato coinvolto in un presunto omicidio. Gli amici Marx ed Engels, saranno dunque pronti ad offrirgli i loro servigi ed a scoprirne di più.
In "Spettri a Ramsgate", i padri del comunismo, si troveranno a risolvere un caso, per così dire, dai risvolti "soprannaturali". Purtuttavia il loro spirito positivista verrà loro in soccorso.
Per finire "Morte di un sovversivo", ove i due, giunti in Italia a trovare Giuseppe Garibaldi, si imbatteranno nell'omicidio di un giovane anarchico, seguace di Bakunin.
Lo stile dei racconti è impeccabile ed accattivante. Dei brevi "gialli di classe" in tutti i sensi, quelli di Piccotti e Torchio, ove Storia, analisi sociologica, economica, filosofica (da Kant ad Hegel passando per Feuerbach) e politica si fondono con il genere giallo.
Racconti, quelli di Dario Piccotti ed Alvero Torchio, che proseguiranno nel recente "Marx ed Engels, investigatori - Il filo rosso del delitto" (Stampa Alternativa), che prossimamente sarà nostra cura recensire.

Luca Bagatin



21 febbraio 2012

"Il lenzuolo del fantasma" di Bruno Auricchio, ovvero quell'inchiesta di Agostino Cordova che colpì dei cittadini onesti



Pochissimi sanno che, negli anni '90, un'inchiesta senza alcun fondamento, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione.
Una Santa Inquisizione guidata dall'allora magistrato di Palmi Agostino Cordova, il quale scatenò una vera e propria battaglia inquisitoria contro cittadini onesti, rei unicamente di appartenere alla Massoneria.
Di tutto ciò nessuno ricorda pressochè nulla, oppure si continua ancora a nascondere la verità, nonostante ci siano state sentenze definitive che hanno stabilito che Cordova aveva torto marcio. Ma, oramai, molte famiglie e molte carriere erano state distrutte. Storia di ordinaria ingiustizia in un Paese nel quale il magistrato sembra avere ragione anche quando ha torto.
Bruno Auricchio, avvocato penalista veneziano, con il suo sagace saggio "Il lenzuolo del fantasma" (Edizioni Giuseppe Laterza), con prefazione di Luigi Danesin e del prof. Aldo A. Mola, racconta di quella terribile inchiesta. E lo fa con tanto di documentazione alla mano, oltre che con la sua consueta ironia, atta a smontare pezzo per pezzo le astruse teorie del Cordova.
Auricchio, innanzitutto, racconta chi è e che cosa fa il massone e quali sono i suoi presunti "segreti" e ciò in particolare a beneficio di chi di Massoneria non sa nulla, spesso per sua cattiva volontà di approfondimento.
Esistono infatti in commercio, da sempre, un sacco di volumi su questa nobile istituzione millenaria, alcuni riportanti anche i rituali dei suoi affiliati, tutt'altro che segreti.
Il vero segreto massonico, come spiega anche l'Auricchio, risiede nel cuore di ciascun Iniziato, il quale, per mezzo del cammino spirituale massonico e dei suoi rituali, modifica la propria coscienza interiore.
Il massone, in sostanza, non è forse dissimile dal cattolico che, anzichè frequentare una Loggia massonica, frequenta una Chiesa. Con l'unica fondamentale differenza che la Massoneria non è una Chiesa e non presenta dogmi, bensì è una scuola filosofica di libertà.
Non si spiegherebbe, infatti, come mai siano stati massoni numerosissimi letterati, musicisti, politici, condottieri, sicenziati e persino religiosi. Fra i massoni famosi, infatti, troviamo Oscar Wilde, Mozart, Buffalo Bill, Zapata, Garibaldi, Meucci, Fermi, Bakunin e numerosissimi altri.
Strano, forse, che queste cose il magistrato di Palmi Agostino Cordova non le conoscesse, si chiede Bruno Auricchio nel suo saggio e ce lo chiediamo noi stessi.
E' peraltro noto che le Obbedienze massoniche non sono affatto segrete ed i loro elenchi possono essere accessibili, in qualsiasi momento, alle autorità competenti.
Bruno Auricchio, ad ogni modo, ricorda di come negli anni '90 ci fosse grande fervore giudiziario. Furono anni nei quali vi erano magistrati, come Antonio Di Pietro, che amavano mettersi in gran mostra. Tutto ciò come se il sistema delle tangenti nel mondo politico non fosse arcinoto e potesse essere debellato quarant'anni prima !
Auricchio fa notare, inoltre, come il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sia da sempre un vero e proprio "parlamentino" con tanto di fazioni ed ideologie politiche di riferimento, quindi tutt'altro che lontano dalla politica partitica, come in realtà dovrebbe essere al fine di garantire la totale imparzialità degli organi giudicanti.
Il CSM, infatti, è composto da: Magistratura Indipendente (destra moderata); Unità per la Costituzione (centro); Movimento per la Giustizia (di orientamento verde); Magistratura Demcoratica (sinistra).
L'Italia, in questo senso, rappresenta un caso unico al mondo di politicizzazione della magistratura.
Caso curioso, invece, il fatto che, con delibera del CSM, in Italia sia stato fatto divieto ad un massone di essere magistrato. Ma come ? Un politico può fare il magistrato ed un cittadino che fa parte di un'organizzazione spirituale e non politica non può ?
Questo, come spiega l'autore de "Il lenzuolo del fantasma", sembra "giustificato" - si fa per dire - dal fatto che, nell'immaginario collettivo, "i massoni si aiutano fra loro".
Immaginario collettivo, appunto. Visto che invece abbiamo assistito piuttosto a molti casi di "raccomandazione" perché il tizio tale aveva la tessera del tal partito politico...piuttosto che perché questo era massone o cattolico o ebreo, o buddhista.
In tutto ciò ecco giungere la sciagurata inchiesta Cordova, partita da Palmi, per poi estendersi in tutta Italia, con gran nocumento dei cittadini onesti che ne saranno ingiustamente colpiti.
Agostino Cordova, magistrato, evidentemente era completamente digiuno di Massoneria. Ipotizzò infatti un "teorema" totalmente privo di qualsiasi fondamento e disse: poichè qui in Calabria c'è la 'ndrangheta ed in Sicilia la mafia che tramano contro la stabilità dello Stato, allora dietro a loro c'è la Massoneria che trama nel segreto.
Tutto ciò, ad ogni modo, era e rimaneva un teorema astratto ed un magistrato non può certo basarsi su congetture, bensì dovrebbe farlo per mezzo di prove concrete, indizi, magari raccolti da Polizia e Carabinieri, prima di lanciare accuse ed inchieste.
Ma il Cordova aveva già stabilito che i massoni italiani erano tutti colpevoli e, dunque, da inquisire. Fu così che si attivò per acquisire tutti gli elenchi dei massoni italiani, alcuni dei quali finiranno anche in pasto ai media, come se fossero una lista di proscrizione, fatta di delinquenti abituali.
Inutile dire che le più colpite furono le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia, con il maggior numero di iscritti.
Persone comuni, liberi professionisti, pensionati, operai. Cittadini italiani paganti le tasse come tanti altri. Con la sola "abitudine" di frequentare Logge massoniche per la loro evoluzione spirituale ed interiore !
Fatto sta che, tutto ciò, dopo aver fatto spendere alle casse dello Stato fior fior di quattrini per l'inchiesta ed aver rovinato numerose famiglie e carriere, non portò a nulla.
Nessun reato era stato commesso. Come volevasi dimostrare: un teorema senza prove, è e rimane una congettura.
E fu così che - come documenta Bruno Auricchio - la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti.
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.
Nel saggio "Il lenzuolo del fantasma" si racconta di tutto ciò e di molto altro. Si racconta di come il 17 febbraio 2004, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sancì il pieno diritto dei magistrati di appartenere a qualsiasi associazione legittima e quindi anche alla Massoneria. Si parla della Legge Spadolini-Anselmi e di come le Obbedienze massoniche italiane non siano nè possano essere definite segrete. Si racconta di come un Paese che vuole essere veramente civile e democratico, non possa minare il principio di libertà.
E di come i cittadini onesti, di qualsiasi fede o orientamento siano, abbiano il pieno diritto di sentirsi liberi di essere liberi.

Luca Bagatin



7 gennaio 2009

Storie sorprendenti di Liberi Muratori (certi e presunti)



Quaranta storie sorprendenti di ben quaranta Liberi Muratori sorprendenti.
Storie di massoni dunque, divisi in tre precise epoche storiche: Secolo dei Lumi, Secolo delle Rivoluzioni e Secolo breve.
Dal mistico Swedenborg al discusso Licio Gelli. Passando per Casanova, il Marchese De Sade, Bakunin, Garibaldi, Aleister Crowley, Salvador Allende e moltissimi altri.
Così l'autore Lino Sacchi, massone anch'egli del Grande Oriente d'Italia e del Rito Scozzese Antico ed Accettato, con il suo “Storie sorprendenti di Liberi Muratori (certi e presunti)” (Edizioni L'Età dell'Acquario) ci conduce in un ironico e storico viaggio fra le vite più assurde della più misteriosa e famosa confraternita mondiale: la Massoneria.
Incontreremo moltissimi mistici, occultisti, teosofi. Qualche ateo (strano a dirsi in un'istituzione che  per regola non li accetterebbe), diversi rivoluzionari, intellettuali, romanzieri e persino un presunto satanista.
E così approfondiremo anche l'evoluzione dell'Istituzione massonica: da club per nobili ed intellettuali a luogo di ritrovo di rivoluzionari dalle idee socialisteggianti e repubblicane sino ad avventurieri, ed ancora, amanti dell'occulto.
Brevi biografie, per quanto trattino di innumerevoli figure sconosciute ai più. Figure sulle quali si getta nuova luce sulle ombre che spesso li hanno screditati (vedi Albert Pike, accusato dagli antimassoni di essere fondatore del Ku Klux Klan e di altre scempiaggini, quando in realtà fu fervente antirazzista e filantropo, oltre che grande studioso della Massoneria avendo dato alla luce peraltro il volumone “Morals and Dogma” ad uso anche dei profani).
Un solo appunto sulla piccola biografia del conte Alessandro Cagliostro: Lino Sacchi sembra accettare la tesi che lo attesta come un imbonitore ed un imbroglione, quando egli pare fosse in realtà un Grande Iniziato, come attestato anche da fonti teosofiche e dalle ottime biografie “Cagliostro: il Maestro sconosciuto” di Pier Carpi e quella di Marc Haven.
Certamente un ottimo manuale di facile consultazione per i lettori più attenti e curiosi.

Luca Bagatin



10 gennaio 2008

Renato Traquandi ed il suo Ideario Repubblicano


Renato Traquandi di Arezzo è militante del Partito Repubblicano Italiano di lungo corso, nonché parente stretto dell'eroe del Partito d'Azione Nello Traquandi, le cui spoglie mortali riposano nel cimitero di Trespiano accanto a quelle di Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini.
Assieme ad Aldo Chiarle (per quanto riguarda la tradizione socialista), al prof. Nicola Terracciano (per quanto riguarda la tradizione azionista) e a Massimo Teodori (per quanto riguarda il liberalismo radicale), è una delle mie "icone laiche": un "mostro sacro" di passione politica e culturale e per questo non posso fare a meno di conservare ogni suo appassionante articolo che leggo sulla Voce Repubblicana.
Con Renato, sino a che non ha cambiato indirizzo di posta elettronica (non conosco ancora quello nuovo), ci siamo sentiti in più di un'occasione per scambiarci alcune opinioni e debbo dire che mi piacerebbe molto conoscerlo di persona per stringergli fraternamente la mano.
Il suo ultimo articolo, apparso sempre sull'organo ufficiale del PRI il 2 ed il 3 gennaio, è quello che segue: una vera e propria immersione nella cultura mazziniana con gli occhi e l'esperienza di uno la cui scorza è bella coriacea !


Luca Bagatin


Ideario Repubblicano

Ho aspettato due settimane dal convegno di Milano della Voce Repubblicana, egregiamente tenuto alla fine del mese di ottobre del corrente anno, con lusinghieri risultati, prima di mettermi al computer e buttar giù quanto nei miei pensieri si andava arroccando da mesi.
In altri ambienti e in circostanze analoghe, persone alquanto a noi affini sovente si interrogano sui quesiti dell’esistenza, fornendo, ciascuno a suo modo, risposte variegate sul “ chi siamo, da dove veniamo, dove vogliamo andare?”
In questo tempo il Partito Repubblicano Italiano, pur mai stato un partito così detto “ di massa”, è pressoché ridotto ai minimi termini, e non soltanto rispetto al consenso elettorale, ma per le esigue risorse e la scarsa presa che ancora riesce ad ottenere sul fronte della agorà culturale, nazionale e non solo.
Sono passati oltre dodici decadi dai patti di fratellanza, dalla scapigliatura repubblicana, dall’economia associazionista, ed oggi ancora il nostro Partito può fregiarsi, senza peraltro essere smentito da chicchessia, di essere il più antico tra le formazioni politiche italiane.
Certo che si, dal 1885 ad oggi, la società italiana è profondamente mutata, ed anche il P.R.I. non è più quello che aveva posto al primo punto del suo programma la forma repubblicana dello Stato.
Nato come partito formato da piccoli coltivatori, mezzadri, artigiani e piccoli funzionari statali, in alcune regioni particolarmente ostili al potere papale e regio, come la Romagna, le Marche, il Lazio e la Sicilia, presto divenne un partito di respiro nazionale, in cui militavano anche operai, impiegati, imprenditori ed intellettuali, assieme a qualche, se pur minima, presenza di militari di carriera.
La crescita delle attenzioni verso le tematiche mazziniane e risorgimentali è sempre stata vivace e penetrante, nelle variegate categorie che nel corso dei decenni si sono andate formando nella società italiana. Se, dal 1831 al 1848, l’esigenza primaria era l’Italia una, libera, repubblicana, dalla prima guerra di indipendenza alla prima guerra mondiale l’impegno dei molti “progressisti” si incentrò sullo stato sociale delle classi e sulle rivendicazioni operaie, le quali, sì, erano state ben messe in evidenza da Giuseppe Mazzini, ma che non avevano ne il tempo ne la voglia di evolversi attraverso la cultura e le buone azioni prospettate dalla democrazia.
Questo determinò situazioni di autentico disagio tra militanti formatisi al repubblicanesimo per eredità familiare o frequentazioni di ambienti a loro compatibili e i nuovi aderenti, attratti da generica simpatia o solidarietà per gli atteggiamenti di attenzione ai problemi politici, economici e sociali, ma privi di maturazione ideologica.
Durante tutto il periodo dello stato monarchico, pervicacemente tenuto dalla famiglia francese dei Savoia, poco amata dalla quasi totalità degli italiani, capitava spesso di sentire militanti del partito repubblicano che sostenevano tesi classiste o liberiste, alcuni si dichiaravano libertari, incentrando la principale ed accanita loro lotta sul problema dei rapporti stato – chiesa.
E’ in quei decenni che nascono gli antagonismi e le contraddizioni; i sudditi giustamente reclamano diritti, riconoscendo alla dinastia sovrana il tributo dei doveri cui si assoggettano, e quasi non si accorgono di assumere posizioni in netto contrasto con la dottrina storica del P.R.I. , che non ha dogma univoci, come la presa del potere da parte delle masse operaiste predicata dal marxismo, ne la fede necessaria a credere in redenzioni ultraterrene, come il clero asserisce.. Il P.R.I. non ha schemi prefissati, manifesti da divulgare, testi sacri da esporre a laudazione, non presuppone schemi prefissati, regolamentazioni utopistiche, meccanicismi deterministici: sotto questo aspetto il P.R.I. è il vero erede della grande polemica tra Mazzini e Bakunin e prende le distanze dai tanti seguaci di Marx e Engels.
Ovviamente il P.R.I. una sua dottrina ce l’ha, eccome! Non si tratta comunque di utopia solitaria e agguerrita come quella social comunista, ne tanto meno della rassegnata vocazione al martirio di chi crede che la sofferenza terrena sia il viatico per il futuro celestiale della post mortem, bensì del maturato convincimento che una preparazione culturale, impermeata sulla conoscenza ed il progresso scientifico, costituisca la base, in un ambito storico geografico quale quello italiano, per il benessere di una comunità integrata.
E’ divenuto luogo comune tra gli storici definire la prima guerra mondiale combattuta sul fronte del Carso, sull’Isonzo e sul Piave, come “ quarta guerra di indipendenza”, tagliando corto, con questa lapidaria definizione, ai disagi delle popolazioni della Corsica, dell’Istria, e delle altre numerose zone dove forte è l’identità italiana.
I carbonari, gli aderenti alla Giovine Italia, i Martiri di Belfiore, i fratelli Bandiera, Mazzini e il giovane Garibaldi si erano fatti tutti un’idea diversa di come dell’Italia, una, libera e quindi repubblicana e nel 1919 ancora non c’era ne il tempo ne la voglia di prospettare ai più, e quindi raggiungere democraticamente questo obiettivo.
Scrisse Giuseppe Tramarollo, mitico e ineguagliabile presidente, nel periodo tra il 1970 e il 1980 della Associazione Mazziniana Italiana, che per tal motivo era componente d’onore del Consiglio Nazionale del Partito che quella distinzione faceva del partito fondato da Giuseppe Mazzini “… una formazione che può trovare similarità, ma non identità fuori della penisola. Per il P.R.I. non ci sono possibilità di adesioni dottrinarie e disciplinari come la internazionale socialista o quella liberale o quella cristiana, per non parlare del rapporto internazionalista dei partiti comunisti. Al Parlamento Europeo di Strasburgo i deputati repubblicani, dopo aver aderito, per necessità di collocazione, al partito socialista, hanno potuto benissimo aderire a quello liberale, trovandosi, però, parimenti a disagio.
Questo fa del P.R.I. una formazione storica, e non storicista, estremamente diffidente delle ricette universali valide per tutti i tempi e per tutti i paesi; viene da qui la critica mazziniana al socialismo utopistico anglo tedesco francese che è ben sintetizzata nell’avvertimento ai delegati del Congresso di Roma del 1871 delle Società Operaie , da cui uscì il celebre Patto di Fratellanza, che è la prima organizzazione nazionale del lavoro italiano:….. ^^ Se l’emancipazione operaia è universale, le diverse condizioni dei popoli fanno diversi i modi e a ciascun popolo appartiene essenzialmente il segreto della scelta di quei modi^^.
Riconosce però che solo nella fase della trasformazione dei sistemi, utili alla perdita dei poteri monarchici e clericali, con l’avvento della democrazia e della tecnologia, che sono prodotti della cultura e della ricerca scientifica, la pregiudiziale del territorio e della popolazione ivi cresciuta resti valida.
Bisogna diffonderlo a chiare lettere che fu Giuseppe Mazzini ad intuire che solo per un determinato lasso di tempo la storia umana sarebbe stata determinata dal concetto etico politico delle nazionalità., cioè in volontà politiche definite linguisticamente, etnicamente, territorialmente….
“ La Patria sacra, oggi, sparirà forse un giorno, quando ogni individuo rispecchierà in se la coscienza dell’umanità”.
Ancor oggi, in piena globalizzazione, e lo dimostrano le recenti vicende della decolonizzazione e de il sorgere dei paesi denominati “terzo mondo”, la nazionalità dei popoli è ancora viva e vitale, con le sue degenerazioni come nazionalismo, imperialismo, razzismo.
Nella disgregazione dell’imperialismo sovietico forte è stato il ruolo, quasi sempre vincente, della nazionalità, che mai era stata domata dal bolscevismo russo, che in settant’anni di potere assoluto aveva praticato un vero e proprio genocidio linguistico, oltre che umano.
Mazzini, dunque, aveva disconosciuto il potere in mano alla chiesa, senza mai rinnegare Dio, cui soleva coniugare i termini Patria e Famiglia, ed ancora non accettava i fermenti internazionalisti, riconoscendo al contempo con l’intuizione della Terza Roma e La Giovine Europa, i cui postulati già presagivano l’abbattimento dei confini.
Terzo carattere del repubblicanesimo è il “laicismo”, che non significa affatto anti clericalismo, divieto a svolgere e divulgare gli insegnamenti religiosi, ma presa di distanza tra i problemi dello spirito e la gestione della società civile; il Campanile per nutrire l’anima e la Torre Civica per custodire al meglio la persona fisica, secondo la tradizione umanistica classica.
All’opposto della concezione laica dello stato c’è il modello confessionale.
Confessionali sono l’attuale stato italiano, come quello spagnolo, confessionali sono gli stati arabi, che fondano la società civile sul diritto cranico, confessionali sono i paesi marxisti, che hanno una pedagogia, una estetica, una morale, prettamente di stato.
L’ideale repubblicano laico è quello dell’articolo 7 della Costituzione Repubblicana Romana del 1849 che recita: “ Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici”.
Anche il 1° emendamento della Costituzione U.S.A. è per noi positivo: “ Il Congresso mai potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, tanto meno proibirne il libero culto”.
Pertanto ribadiamo con fermezza che il laicismo professato dal P.R.I. non è indifferenza di fronte alla esigenza religiosa dello spirito umano; questo atteggiamento nasce invece da una concezione religiosa della vita umana, che rispetta la personalità nei suoi diritti individuali ( libertà civili) e nelle formazioni sociali ( famiglia, partito, associazione, chiesa).
Dalle cose dette fin qui, allora, il P.R.I. è un partito mazziniano? Solo al Vate si ispirano tutti coloro i quali in questo partito operano?
Certo, nella cultura repubblicana in alta considerazione sono tenuti gli insegnamenti mazziniani, ma come ben sanno i tanti che in questo partito militano, nel P.R.I. è ben presente l’illuminismo di Cattaneo, così come non sono mai stati cestinati i contributi di Bovio con il suo idealismo, il positivismo di Ghisleri e Conti, il patriottismo militaresco di Pacciardi. Se si riconosce la funzione portante del Mazzini per l’unità d’Italia, e si è laici e democraticamente portati al confronto culturale delle idee, oltre che favorevoli alla divulgazione ed allo sviluppo della ricerca scientifica, si può benissimo essere repubblicani.
Non è invece possibile essere repubblicani del P.R.I. e marxisti, repubblicani e anarchici, come invece è possibile essere repubblicani e credenti, facendo fare al cervello un sano lavoro di selezione con il sale del ragionamento.
Un altro concetto respinto dal repubblicanesimo italiano è quello di sovrastruttura: diritto, morale, arte non sono sovrastrutture dell’unica determinazione economica, ma categorie universali e permanenti, anche se i contenuti variano secondo una precisa evoluzione storica. Nell’ambito di questa concezione antimaterialistica, antideterministica, antimeccanicistica c’è ampio spazio per il liberalismo economico di Cattaneo, come per molti postulati del socialismo democratico nord europeo. Contro il concetto totalitario : “Tutto nello stato, tutto per lo stato, nulla contro lo stato”, il repubblicano contrappone il motto mazziniano: “ Tutto per l’associazione nella libertà”.
Secondo l’etica repubblicana non è l’economia la forza trasformatrice del mondo ma l’educazione e la conoscenza, entrambe incentrate nel sistema scolastico prima e nelle forme associative ( circolo, partito, sindacato) e istituzionali ( enti locali, legislazione statale, pubblica e privata gestione delle risorse. L’educazione scolastica resta fondamentale e spetta allo stato, almeno nella fascia dell’obbligo, per formare i futuri cittadini ed abituarli a capire il mondo che li circonda.
Possiamo dunque concludere che il P.R.I. è l’opportunità della cultura laica per il senso dello stato e garanzia primordiale, perché senza repubblica non c’è piena democrazia, non c’è piena libertà, non c’è progresso sociale, non si risolvono i disagi civili e le problematiche di sviluppo del mezzogiorno.
Quale funzione può avere oggi il P.R.I.?
Esiste una continuità di comportamenti dei partiti politici italiani sul proscenio partitico; tuttora il consenso viene ricercato secondo il principio del voto di scambio. Il cittadino elettore domanda soddisfazioni: la promozione nel posto di lavoro, l’aumento di stipendio, la pensione, l’occupazione dei rampolli, la licenza edilizia, la pratica di condono, il posto al ricovero per l’anziano genitore, e le mille e mille altre soluzioni ai problemi di tutti i giorni. E le segreterie politiche si organizzano e promettono l’interesse e la probabile soluzione.
Il P.R.I. offre agli elettori la possibilità del “ voto della ragione” come Giovanni Spadolini definiva il consenso che al P.R.I. arrivò nel primo lustro degli anni “80”, quando venne superata la vetta altissima del 5%.
Già Ghisleri, Conti, Pacciardi e La Malfa avevano identificato per il P.R.I. una funzione illuministica, contro ogni genere di fanatismo e ogni minaccia all’unità nazionale.
Ghisleri diceva che “…il P.R.I. è depositario di una dottrina più culturalmente avanzata perciò liberatrice ed antagonista di quella marxista e di quella cattolica”, ponendolo in prima linea contro il male maggiore di oggi, che è quel modo di agire reso celebre dal principe di Lampedusa e dal recente film Il Vicerè. Ricordate? Cambiare tutto per non cambiare nulla.
Brigare così, parlando di voler procedere a fare riforme, per poi partorire sgangherate soluzioni a vantaggio dei soliti noti, non porterà alcun vantaggio al Paese.
Dall’una e dall’altra parte delle sponde del bipartitismo si continua a parlare e a discutere dell’aria fritta e del sesso degli angeli.
Sta al Partito repubblicano Italiano rompere ogni indugio e porre all’elettorato risoluzioni al modello di società, di economia, di organizzazione dello stato per l’energia, l’ambiente, il sociale, il diritto al lavoro e ad una vecchiaia serena.
Oltre che un patrimonio da salvaguardare abbiamo una reputazione da difendere!

Renato Traquandi


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