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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 maggio 2015

Il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà" compie due anni. E presto diventerà anche un saggio. Il terzo saggio di Luca Bagatin

Due anni fa nasceva il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” per la Civiltà dell'Amore, rappresentato dall'effige di un'Anita Garibaldi rivoluzionaria, che imbraccia una bandiera rossa.

Pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo, così come recita l'home page del sito ufficiale www.amoreeliberta.altervista.org.

E così due anni fa ne stilai il Manifesto d'intenti e, oltre al sito, aprii anche il blog ufficiale www.amoreeliberta.blogspot.it.

Nel corso di questi due anni abbiamo raccolto impressioni, teorie, materiale storico, culturale, spirituale. E siamo persino stati citati nel saggio del giornalista Gabriele Maestri “Per un pugno di simboli” (Aracne Editrice), ove, per la prima volta, è raccontata in un libro la storia di “Amore e Libertà”.

E proprio prossimamente sarà edito dalla Ipertesto Edizioni in e-book ed in versione cartacea, su richiesta, il saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore” da me scritto e che ha ottenuto la bellissima prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia.

Ed è così che, in anteprima, desidero proporvi alcuni stralci della prefazione medesima, che fornisce già un'anticipazione del saggio stesso.

Saggio di strettissima attualità che propone una visione critica, ma soprattutto alternativa, dell'attuale sistema politico-economico-sociale. Alla luce non già delle vecchie e dogmatiche ideologie novecentesce, ma di una rinnovata visione spirituale dell'individuo e dell'Umanità intera.


Luca Bagatin - Presidente e fondatore di "Amore e Libertà"

Dalla prefazione di Antonio Tiberio Dobrynia al saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore” (Ipertesto Edizioni)

(…) Eretico: così si definisce Luca Bagatin nell’incipit di questo suo nuovo saggio. E lo è, senza finzioni o maschere di compiacenza, tanto da farne della sua “eresia” intellettuale un sistemico progetto. (...) Da qui sorge l’idea da parte dell’Autore di fondare il movimento “Amore e Libertà” - eresia per eccellenza! - un “pensatoio” fuori dai luoghi comuni, fuori da rotte sclerotizzate, che scorre irrefrenabile su nuove carte nautiche dell’anima; coniugando costellazioni politiche, storiche, massoniche, sentimentali, erotiche, spirituali, laiche, creative, visionarie, in alternative alchimie antisistema che possano approdare a quell’isola felice (che ancora non c’è) della “Internazionale dell’Amore”, contrapposta alle terre morte e devastate della perdente ideologia materialista del “Lavoro”, da superare con formule e algoritmi “spaventosamente” semplificati, in una sola definizione: con la “Civiltà dell’Amore”.

Se vogliamo risalire alle idee di liberazione della coscienza alla base del pensiero di Luca Bagatin, a ritroso nel tempo occorre andare sulle tracce di quella cultura underground newyorkese degli anni ’50-’60 che nel fenomeno della Beat Generation trovò il massimo esponente nello scrittore Jack Kerouac, le cui opere hanno segnato un tempo mitico, insieme a Ginsberg, Corso, Ferlinghetti, scuotendo le certezze di un mondo in decadimento con versi forti urlati dalla strada, dagli inchiostri acidi, sui ritmi esistenziali di musiche affacciate all’immaginario, e restituendo all’individuo un valore altro d’indipendenza interiore, e sostituendo all’abbattimento psicologico provocato da un marcio sistema politico e finanziario, un’alternativa e sana “follia”: capace di ribaltare sterili dogmi e riconquistarsi e riconoscere “le proprie stelle”.

(…) L’anima dei Popoli ribolle, ma l’evoluzione è ribelle: la politica dell’America Latina ha saputo affrancarsi dalle logiche partitocratiche, dai poteri forti che annientano le società civili; da qui dall’oceano, per contro, l’Europa ancora soggiace allo sguardo dell’invisibile Medusa, e l’unione delle genti da tanti intellettuali auspicata, è ancor miraggio nella desertica schiavitù morale ed economica degli stati sopraffattori. Nella letteratura anti sistema, l’Autore non dimentica di argomentare anche con il filosofo francese Alain De Benoist, e il suo “J’accuse” al “mostro dalle mille facce” del potere bancario e di certa mala politica che lo sostiene, che domina incontrastato il mercato, il libero commercio, la speculazione internazionale, il debito pubblico, controllando e lucrando sulla moneta di scambio come fosse sua esclusiva proprietà, così conducendo gli stati privati della loro sovranità nazionale a perire sotto una montagna di debiti insanabili, e spingendo i popoli inconsapevoli verso il baratro di crisi economiche spesso volute a tavolino, individui da tartassare, dissanguare e distruggere alle fondamenta della loro libertà, dignità, diritti umani.

Una “terza via” possibile, verso la dorata “Civiltà dell’Amore”, è necessario ricercare, ma interclassista, e non più di scontro di ideologie perverse franate ormai sotto i colpi di una mutata realtà che anela riprendersi sé stessa, interamente, libera d’orpelli di cattivi pensatori e dommatiche zavorre, sì che possa risvegliarsi libera ed evolvere, dal cencio imprigionato d’ogni Adamo, una Umanità Nuova.



11 maggio 2015

In ricordo di Mario Appignani: un ragazzo all'inferno

Molti si ricorderanno di Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo” per le sue incursioni televisive al Festival di Sanremo o a quello di Venezia, tentando di arraffare il microfono ed interrompere un compassato Pippo Baudo. Oppure le sue incursioni allo stadio le domeniche pomeriggio degli Anni '90.

Mario è morto di AIDS nel 1996 ed allora Pippo Baudo, che non conosceva la storia di Appignani, disse che era affetto da “una complessa forma di esibizionismo” che “non aveva niente da dire”.

In realtà Mario Appignani, romano, classe 1954, sin dal 1975, ebbe molto da dire, forse anche più di quanto l'emblema della mediaticità nazional-popolare baudiana, intrisa, questa sì, di esibizionismo catodico, abbia mai avuto da dire dal dopoguerra sino ad oggi.

Quando aveva appena 19 anni, Mario Appignani, scrisse infatti un bellissimo libro autobiografico che non è più distribuito da tempo: “Un ragazzo all'inferno”. Il saggio è edito da Roberto Napoleone, con l'introduzione di Lamberto Antonelli e con prefazione di Marco Pannella, l'unico politico che diede voce a questo ragazzo emarginato, senza famiglia, che visse sin dall'età di 6 anni fra brefotrofi, orfanotrofi, manicomi, case di cura e di “rieducazione”.

Il piccolo Mario, infatti, è figlio di Tina, una prostituta - avviata a sua volta alla prostituzione dalla madre - che non lo può mantenere e così lo lascia sui gradini di una chiesa. E' così che passerà sotto la “tutela” dello Stato, con i suoi istituti che fanno parte dell'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (OMNI), istituita dal fascismo e gestite materialmente dalla Chiesa cattolica, ricevendo sovvenzioni statali.

Istituti che, in realtà, sono dei veri e propri lager che, proprio grazie alle denunce di Mario Appignani ed all'intervento di Pannella e dei radicali, sono state chiuse definitivamente nel 1975.

“Un ragazzo all'inferno” è un libro toccante e brutale, a tratti tenero come tenero è il cuore di Mario, ragazzo che è diventato uno “scapestrato” (bisognerebbe poi capire se lo è stato per davvero però !) dopo anni di abusi e sevizie da parte delle suore, dei suoi compagni, dei direttori, delle forze di polizia e della politica dell'epoca - dalla clerico-fascista Dc sino all'indifferente e connivente sinistra - sorda di fronte all'esistenza di bambini e ragazzi poveri e senza famiglia.

E' agghiacciante pensare che, quanto accaduto a Mario ed ai suoi compagni, accadeva nell'Italia “repubblicana” di solo quarant'anni fa ! E' agghiacciante pensare che anche l'Italia “repubblicana” e “antifascista” abbia avuto i suoi lager e che in essi ci finissero i “reietti” della società, ancorché bambini (sarebbe da chiedersi se questo i vari Pippo Baudo ed i vari Bruno Vespa, sostenitori strenui della DC lo sapessero !).

Mario ci racconta di quando entrò per la prima volta in un brefotrofio, all'età di soli sei anni. E' gestito da suore tutt'altro che buone cristiane, che fra le altre cose somministrano ai bambini dei pasti scarsissimi – al limite della denutrizione – e spesso pieni di insetti. Le punizioni, poi, sono da lager nazista: i bambini sono spesso costretti a rimanere sul balcone, all'esterno, in pieno inverno, con le sole mutandine addosso.

E' in una situazione come questa che Mario conosce Francesco, un bambino di 8 anni. Francesco e Mario si incontrano sul balcone dell'istituto e si riscaldano abbracciandosi vicendevolmente. La punizione di Mario termina prima di quella di Francesco e così quest'ultimo è costretto a rimanere da solo al freddo. Da allora di Francesco non se ne saprà più nulla sino a che, un anno dopo, il giardiniere ne troverà il cadavere nell'orto, putrefatto ed irriconoscibile. Un caso che sarà insabbiato per sempre anche dai carabinieri, per non far ricadere lo scandalo sull'intero istituto, sovvenzionato dall'OMNI (sic !).

Mario, sarà successivamente trasferito in un altro istituto, diretto da quella suor Diletta Pagliuca che finirà in carcere proprio grazie alle denunce di Mario, anni dopo. Qui i bambini sono spesso legati ai loro letti con dei lucchetti, costretti a defecarsi ed urinarsi addosso, privi di lenzuola e coperte.

Con il passare degli anni Mario, da un'istituto all'altro, da una punizione all'altra come le docce fredde ed i sassolini sotto alle ginocchia, impara a non fare la spia e spesso è costretto anche a soccombere agli appetiti sessuali dei suoi compagni, a mentire, a rubare gli indumenti degli altri come gli altri rubano i suoi: a prevalere è la legge del più forte, la legge della giungla.

E' così che tenterà il suicidio all'età di dodici anni e sarà trasferito alla Neuro, ovvero l'anticamera del manicomio.

Isolandosi sempre di più, Mario, ad ogni modo, scoprirà l'interesse per la lettura: dai fumetti passa a letture impegnate come Balzac, Kafka, Proust, Flaubert, Boudelaire, Dumas, Stevenson, Jack London, Palazzeschi, Moravia e Marinetti. E poi alla passione per l'ascolto della musica classica, in particolare di Beethoven.

Il suo è un modo per emanciparsi, per elevarsi da quella vita di dolore e vessazioni. Ma ci sarà spazio anche per l'amore. Amore omosessuale per un suo compagno, Cesare, che Mario descrive teneramente nel suo libro e che deve essere “nascosto” perché i costumi ipocriti dell'epoca – impregnati di bigotto cattolicesimo - impongono che sia così, sia per gli omosessuali, ma anche per gli eterosessuali.

Mario trova tutto ciò assurdo, così come è assurdo il comportamento delle suore e dei preti degli orfanotrofi. E' un comportamento che stride con il messaggio di Cristo, che Mario ama moltissimo ed infatti egli scrive: “L'idea del Cristo che è morto per noi, nella sua infinita bontà, mi esalta, mi affascina, mi turba. Ma tutto viene spazzato via (…) da questa cerimonia stucchevole, da questa finzione”. Ed ancora Mario ricorda che il Cristo diceva “Amatevi come fratelli”. Cosa che di rado accade negli orfanotrofi...

Mario ritiene poi – come sostenevano anche gli intellettuali omosessuali Dario Bellezza e Massimo Consoli - che l'omosessualità negli orfanotrofi sia spesso una conseguenza della natura sessuofoba della nostra società, che rende estremamente difficili i rapporti fra un ragazzo ed una ragazza. Aspetto appunto tipico delle comunità ristrette come gli orfanotrofi, che sono delle comunità omosessuali per eccellenza in quanto composte da persone dello stesso sesso.

Nel momento in cui avrà modo di prestare servizio volontario presso la Croce Rossa, Mario avrà quindi anche la possibilità di uscire dall'istituto nel quale è recluso. E si innamorerà di Katia, che purtuttavia scoprirà essere una prostituta e ciò lo deluderà moltissimo.

Nel frattempo finirà anche in galera, accusato di un furto che non aveva mai commesso in realtà e, una volta uscito, per mantenersi, assieme ad un suo ex compagno di collegio, inizierà a prostituirsi, ma finirà in galera ancora allorquando deciderà di tenersi una tessera appartenente ad un componente della Guardia di Finanza che aveva trovato a terra, solo per non pagare il cinema e che la polizia gli troverà addosso.

Curioso a dirsi, ma Mario scoprirà persino di avere un fratellastro, Giulio, il quale tenterà di metterlo in contatto con il patrigno, che purtuttavia lo rifiuterà e con la madre, Tina, che per la prima volta Mario incontrerà al Policlinico, al capezzale della sorellastra quattordicenne, la quale aveva appena tentato il suicidio. Ma, fondamentalmente, rimarrà deluso nell'apprendere che lei l'aveva abbandonato e che lo Stato italiano, anziché fornire un assegno mensile alla madre per il suo mantenimento, ha preferito affidarlo agli istituti dell'OMNI.

Solo l'incontro con Don Mario Picchi, che dirige il Centro Italiano di Solidarietà, gli permetterà di avere una sistemazione degna di questo nome e sarà proprio questo buon prete che lo esorterà a scrivere, appunto, la sua storia.

Mario, come scrive all'inizio ed alla fine di “Un ragazzo all'inferno”, è disilluso. Non pensa che il racconto della sua storia serva a qualcuno ed invece... Ed invece, grazie a Marco Pannella ed al Partito Radicale nel quale il giovane Mario militerà per alcuni anni, le cose inizieranno presto a cambiare, per quanto concerne gli istituti, gli orfanotrofi, i brefotrofi e parecchie persone saranno portate alla sbarra, fra cui la terribile suor Diletta Pagliuca.

Mario Appignani, nel corso degli Anni '70, grazie alla sua “cultura stramba”, come amava definirla, fu anche rappresentante degli Indiani Metropolitani, un gruppo libertario che, in Italia, si ispirò alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg e la sua vicenda politica e controculturale è raccontata da un suo compagno di militanza – Marco Erler – nel saggio “Assalto alla diligenza. Quando Appignani rinacque Cavallo Pazzo” edito da Memori alcuni anni fa.

Come Marco Erler, penso anch'io che la vicenda di Mario Appignani non vada dimenticata.

E penso che anche le sue scorribande televisive, negli Anni '90, pochi anni prima di morire, siano emblematiche. Era il suo modo goliardico ed irriverente per denunciare la società dello spettacolo e dei media, retti dall'uomo simbolo di una DC che pur stava tramontando per lasciare spazio alla sua continuità inculturale, ovvero al berlusconismo: Pippo Baudo.

Oggi i tempi sono per molti versi cambiati, ma penso che “Un ragazzo all'inferno”, di cui saranno anche scaduti i diritti editoriale da tempo, dovrebbe essere ripubblicato, a beneficio dei più e dei meno giovani. Affinché sappiano che cosa accadeva agli emarginati, appena quarant'anni fa in Italia. Affinché ciò non accada mai più, perché non c'è peggior olocausto, non c'è peggior genocidio di quello compiuto da uno Stato che si autoproclama “democratico” o “repubblicano” e nei fatti non lo è.

Uno Stato, quello italiano che, ad ogni modo, i poveri e gli emarginati – tanto cari a Pasolini ma non alle destre ed alle sinistre - non li ha mai potuti sopportare.

E che, grazie ad Appignani, intellettuale e politico autodidatta che sulla sua pelle e sulla sua anima ha pagato un prezzo altissimo, hanno avuto, per una volta, una pur timida voce.


Luca Bagatin



Mario Appignani ad una manifestazione, alle spalle di Pier Paolo Pasolini.
Mario Appignani al Festival di San Remo del 1992.



11 luglio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Una volta c'erano le nugatine, oggi, invece, c'è crisi di sentimenti e valori: monologo al vento by Baglu



Sì, lo so, sono un utopista.
Credo ancora nei sentimenti, nei valori, nell'amicizia, nell'amore, nel sesso fatto con chi si ama. In cose così, che, proprio perché ci credo, tengo sufficientemente distanti come la peste.
In realtà mi fido molto poco delle persone, forse perché ne conosco troppe e molte mi hanno lasciato addosso troppe ferite.
Ah già, è vero, le ferite me le sono fatte da solo.
Vabè, poco importa.
E' che io sono di quelli che vorrebbe un mondo diverso, avete presente ?
No, non quello da Mulino Bianco (odio la pubblicità, che è la peggior forma moderna di corruzione della mente). Vorrei un mondo che non ti aspetti, quello che ti stupisce perché fatto da persone che ti stupiscono.
Persone che, ad esempio, non pensano che sia giusto "usare altre persone" e/o "esserne usati".
Purtroppo è un concetto diffuso, questo. Ed è triste ed è spesso all'origine del fatto che esiste un "mercato" delle menti prima ancora che dei corpi.
Ed è anche all'origine di fenomeni come il berlusconismo (e a dirlo è uno che non ha mai votato non solo per Berlusconi, ma nemmeno per coloro i quali gli si sono (fintamente) opposti).
Intendiamoci, io non ho nulla contro la prostituzione, anzi. In passato ho collaborato con il Comitato Nazionale per i Diritti Civili delle Prostitute, figuratevi un po'. Ma il punto non è questo.
Il punto è quando ad essere corrotta è la mente, prima ancora che il corpo: quando ci si lascia soggiogare dall'altro e si soggioga, a sua volta, l'altro.
Quando si è preda di pulsioni e passioni da basso ventre e non si va in profondità. O perché se ne ha paura e/o perché è più facile fare diversamente. Lasciandosi dietro maree di sofferenze e facendo soffrire. Anche se non ci si rende conto di ciò (il che è ancora peggio).
Il mondo va avanti così. Pensiamo anche ai rapporti di lavoro, ove la creatività va a farsi benedire e la prostituzione della mente e del corpo è all'ordine del giorno, in un mercato drogato dai bisogni indotti (e a scriverlo non è certo un marxista, tutt'altro).
Sin da bambini si cresce con il concetto di "mio", di un "mio" astratto. Spesso anche incoraggiato dagli stessi genitori (a loro volta indottrinati da disvalori più o meno indotti, da generazioni passate, magari sconfitte sotto il profilo storico).
Ma perché (cazzo !), non si va in profondità ? Perché non si sviluppano concetti più concreti, fatti di sentimenti, emozioni, profondità interiore.
Io questo non l'ho mai capito, ma forse è anche facile, per me, non averlo mai capito.
A sei anni leggevo Edgar Allan Poe e me ne stavo da solo su di un banco di scuola, possibilmente isolato dagli altri. Non mi interessava giocare con loro in una sorta di gioco del "mio".
A me interessava leggere, capire, approfondire. E mi piaceva anche una bambina che si chiamava Martina e con la quale a volte, alle feste di carnevale della scuola, riuscivo anche a ballare.
Avrei voluto baciarla. Non credo che sia successo. Non lo so, non mi ricordo.
Ma soprattutto gli altri mi prendevano in giro per questo, perché pensavano fosse più importante "possedere" le figurine Panini del tal calciatore oppure, le ragazzine volevano "possedere" l'ultimo modello di Barbie e Ken.
Ecco, io non volevo "possedere" nulla. Volevo solo un bacio. Da Martina.
Poi sono cresciuto ed è andata anche peggio.
Ma vabè, capita, se poi scegli di fare della tua vita la tua professione, ovvero scrivere ed approfondire e magari anche aprire uno studio da psicanalista associato.
Ed allora comprendi meglio le persone e, infondo, capisci che sono tutte uguali (non tutte tutte, intendiamoci !) e che non hanno, invero, nulla da raccontarti che tu già non sappia.
E che ti angoscia.
Però, ribadisco, non è sempre così, anche se la corruzione della mente è dietro l'angolo. Perché ecco arrivare le mode, ecco arrivare i modelli, ecco arrivare i nuovi (pseudo)valori che hanno sostituito la beat generation, le nugatine, Dylan Dog e persino le Esportazione senza filtro, che erano le prime sigarette che fumavo perché, allora, costavano appena tremila lire.
Una volta c'era chi era capace di morire per un ideale (sarà mai questa una delle ragioni per le quali il mio corpo è disseminato di ferite di arma da taglio ed il mio primo romanzo - mai pubblicato - ho scelto di terminarlo tragicamente ?). Oggi, al massimo, c'è chi muore in un incidente stradale per eccesso di velocità o perché si è impasticcato. Ci sono, ad ogni modo, anche vecchi porci - spesso (in)felicemente sposati - zeppi di Viagra che muoiono nel corso di forsennati amplessi con anonime troiette o con transessuali sfruttati da un mondo che non li ama, perché li considera "diversi" (sic !).
Già negli anni '80 c'erano i primi morti per overdose.
Bella fine (sic !).
Ecco perché allora penso che ci siano persone che hanno fallito e non vogliano ammetterlo. Soprattutto non vogliono ammettere di avere fallito con i priopri figli, generazioni vissute nella pseudo-illusione che avranno sempre il culetto coperto.
Ed invece non è né sarà così.
E a dirlo è anche uno che il culetto non lo ha mai avuto coperto, ma ha dovuto farselo a prezzo di vivere in case fatiscenti, fredde e umide, dovendosi rimboccare le maniche un giorno sì e l'altro pure.
Ma che ne so io, che in questo momento mi trovo su una panchina, direte. E infatti non lo so.
Non so nemmeno perché siamo al mondo, anche se (cazzo !), vorrei scoprirlo.
Non necessariamente stasera.



23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



19 agosto 2009

CIAO, NANDA !




A sinistra: Fernanda Pivano e Jack Kerouac
A destra: Fernanda Pivano, Andrea Carlo Cappi ed Andrea G. Pinketts

La Nanda ci ha lasciati all'età di 92 anni.
E' inutile che di questo breve post ne faccia un articolo. Non avrebbe senso.
Di solito non amo i commiati, perché consapevole che la Vita continua. Sempre e comunque. Anche se in forme talvolta a noi comuni (im)mortali sconosciute (ma ne siamo proprio certi ?).
La Nanda, quando avevo 17 anni, mi ha appassionato alle letture beatnik e dunque ad un certo tipo di scrittura: frenetico, jazzistico, a tratti incessante e surrealmente energetico.
A 17 anni lessi tutto quanto potevo sui '50, i '60 ed i '70 americani, attraverso i libri e gli articoli della Nanda.
Avrei voluto viverli davvero quegli anni. Sarei morto alcolizzato come Bukowski oppure vissuto sino agli 80 anni suonati come l'eroinomane William S. Burroughs.
Avrei urlato SHOT ME ! come Kerouac, il cattolico, il mammone, il vagabondo zen alla ricerca del Satori in quel di Parigi.
E poi ritrovai la Nanda nelle prefazioni ai libri di Andrea G. Pinketts, che è un amico, e che la Nanda considerava un vero scrittore post-moderno.
Di Beatnik, oggi, non ce ne sono più. O forse siamo rimasti in pochi e non sappiamo più nemmeno che cazzo voglia dire questo termine.
O forse non lo abbiamo mai saputo veramente.
Battuti o beati ? Parassiti ? Pidocchi ? Antiborghesi anfetaminizzati ma mai irregimentati ? Buddhisti zen con la passione per il Tantra ? Drogati, sfigati, inculati.
Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato
(Gregory Corso)

Beat: è il beat da tenere, è il beat del cuore, è l’essere beat e malmessi al mondo…
(Jack Kerouac)

Beat è Cristo. Beat è il battito del cuore.
E' l'essere malmessi al mondo ?
Forse. Anzi....perché no ?
Fernanda Pivano - a noi italiani spagettiemandolino fanfanberlinguerianizzati ci ha fatto amare tutto questo.
Generazione dopo generazione.
E poi Bukowski, Hemingway.....tutti i duri e gli impuri della letteratura mondiale.
Duri & impuri che non ci sono pressoché più, nel panorama cloroformizzato, mediocritizzato, mediocaZZizzato d'oggi.
Ma chi se ne frega, infondo.
Il solco è stato tracciato ai tempi del conformismo piccolo borghese, spaccando letteralmente il muro di certa ipocrisia.
Oggi non ci resta che proseguire, risvegliare, animare.
Psicosessualmente le coscienze !
Sopra di noi solo il Cielo.
Oh Yea !
E grazie, Nanda.

Luca Bagatin



9 ottobre 2008

"PORNizzazioni FUNculizzanti": pensieri sparsi BEAT by Luca Bagatin



Very cara, Very bella
ti amo più di una sorella
ti amo più della mia vita
e anche di una matita....

Verusca io ti amo,
io ti adoro più dell'oro
e ti amo più di un amo che si perde in una mano....

Queste le due sCrofe di una canzoncina-poesia che scrissi per Verusca De Pol, una ragazzina mia coetanea che a 14 anni neanche mi filava.
Ovviamente è una poesia stupida come lo ero io a quell'età.
Stupido e innamorato: pessimo connubio.
Crescendo, però, si può sempre evolvere e diventare psicotici ed indifferenti....ma non fu il mio caso.
Diciamo che oggi scrivo altro.
Per Verusca ricordo che scrissi anche il mio primo romanzo tutt'ora inedito: "Un amore senza fine". Una sorta di polpettone semi-avventuroso ambientato nella Prussia del '700 e che anticipa quel polpettone televisivo chiamato "Elisa di Rivombrosa".
L'unica cosa positiva di quella stesura fu l'anticipazione di un fenomeno mediatico. Per il resto è una totale panzana che è bene rimanga inedita.
Lo scrissi a mano per ben due volte ed una copia la regalai a Verusca, la quale penso non lo lesse mai.
Ah...quante lettere le scrissi in quel periodo ! Eh, sì, ero proprio cotto marcio.
Più marcio direi....in effetti puzzavo di cadavere da qui a un miglio.
L'anno in cui soffrii di più per amore fu però il 2003. Allora avevo 24 anni.
Me lo ricorda or ora la mia biografa Arabella Zanzarella: "Luca Bagatin soffrì indicibilmente per amore a 24 anni, patì in compagnia del suo amico Porzio il Pelato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno risorse e sedette alla destra di Bazardelleparole che di sinistra, lui, è sempre stato".
Eh, sì, a 24 anni si innamorarono di me ben 3 ragazze. Per quanto non contemporaneamente.
Tutte e tre un tantino più giovani di me, ma certamente più infide.
Ora non sto a raccontarvi per filo e per segno, visto anche che sto cercando di dimenticare dedicantomi alla scrittura psiconometrica iconoclastica.
Basti sapere che per me fu un'esperienza che mi segnò. Il braccio destro con tre bruciature di sigaretta.
Successivamente mi misi a fumare il sigaro. Lo fumo tuttavia solo quando ho abbastanza tempo da dedicarGLI.
Oggi un amico blogger mi viene fuori con quella storia di quel tizio inglese che si vuole suicidare e finisce per farlo incitato dalla folla che lo PORNizza su youtube.
Quest'amico blogger dice che è colpa dell'indifferenza della gente. Io invece gli dico che quella gente era meglio se stava al posto suo e se ne FUNculizzasse, così da non pornIZZARE nessuno.
I suicidi meritano rispetto, no ?
Che cappero ne sa la folla del suicidio se non di quello collettivo perché questa si mette a frequentare Sette del cazzo con le loro psicotiche fantasmagorie da bestie da prima elementare !
Pecore che non sono altro !
PORNizzatevi voi su YUTTUB ! PORNizzatevi prima che lo faccia io riprendendo la vostra immensa ignoranza e psicosi mentale dall'adolescenza sino alla tomba causata anche dai vostri degeneri genitori.
Meglio sarebbe chiedersi da dove nasce l'istinto al suicidio. E di coraggio ce ne vuole, cazzo !
Chiedetelo ad uno che ha fegato da vendere e vi risponderà che un suicida racchiude in sé una quantità di disperazione tale da FANculizzare intero pianeta in un nanosecondo (visto che se lo meriterebbe, un giorno sì e l'altro...perché no ?).
I giovani d'oggi sono sempre più tristi, depressi, obesi.
Quelli di ieri lo erano un po' meno e quelli dell'altro ieri erano spensierati o giù di lì.
L'ansia da prestazione....ma non venite a raccontarmi bubbolate ragazzini anni '00 come la farina insapore e incolore !
Oggi se non sei "in" sei "out". Devi essere al "top" per non essere un "topo di fogna".
Ma che raXXa di psicotico informe ha inventato queste baggianate assurte (assurDe) a Modello UniversalPeople Bove !
Bazardelleparole, da sinistro sessantottardo me ne parlava a proposito del Ciclo: "Nasci, Consumi, Produci, Crepi" ed io preferivo cercare delle crepe fra questi tre Elementi ovvero: perché nasci ? Perché ti mettono al mondo ? Perché consumi Determinate Cose e non determinate altre ? Perché Produci rabbiosamente cercando di Fottere il tuo Vicino ? Perché Crepi nel dolore e non accetti Sorella Morte come la più Dolce Porta di Passaggio verso una nuova Vita capace di garantirti nuove possibilità di Scelta ?
No, qui siamo ancora all'ansia da prestazione, all'ansia da Catena di Montaggio, all'ansia da Battuta Brillante da dire alla Battona o al Magnaccia che sposerai garantendo una prole a questo porco-Circo Barnum chiamato Mondo Terrestre !
No, non ditemi che sono irritante.
Dite piuttosto che sono irritato irroraro dal sangue che mi sgorga nelle vene del cervello fintanto che funzionerà e prima che si ottenebri del tutto a causa di cibo malsano e tabacco da 2 euri.
Non ho ri-letto ciò che ho scritto. Siamo ai soliti pensieri sparsi in libertà.
Mi va così. Un tempo avrei delegato il mio socio Baglu a parlare per me.
Ora non mediatizzo: immediatizzo.
Mi faccio portatore, corpo, capro, veicolo, vettore, convettore, confessore, confusore, infusore, professore, processore.
Circonferenza Vita-Morte.




10 settembre 2008

Chiamali, se vuoi, pensieri sparsi BEAT ! by Luca Bagatin

AMANDO AMANDA NELLA STAZIONE DI MODE
ALL'ANGOLO DI QUELLA DI TWIN (fottuto) PEAKS


C'è una scena, un'immagine, che ogni notte prima di coricarmi ripropongo nella mia mente. Mi rilassa.
Immagino di essere alla Stazione dei Treni. Scendo dal treno e ad accogliermi c'è Amanda. Ci abbracciamo e baciamo appassionatamente.
Amanda è la mia amante che scompare appena scendiamo i gradini della ferrovia. Dall'altra parte mi attende mia moglie Christina, assieme a Betty Suarez, una sua amica.
Amanda spesso scompare all'interno del muro dei sotterranei della stazione. Una volta ci sono stato anch'io là dentro: c'è la Stanza con le Tende Rosse e il pavimento a Scacchi Bianchi e Neri, quella di Twin Peaks.
Lì una volta, se non ricordo male, con Amanda ho anche fatto l'amore.
Solitamente ad ogni modo risalgo i gradini per raggiungere l'altro binario ed incontro mia moglie che a sua volta mi presenta Betty e poco dopo incontro Daniel con Alexis Meade che dovrebbero essere dei miei soci in affari.
Adoro il Bar Stazione di Ignacio ! Porcavacca, Ignacio è di una cortesia unica che mi fa dimenticare anche quella squinternata con i capelli rossi che cerca sempre di pugnalarmi alle spalle ! Charlie si chiama...mi pare.
Io so tutti i nomi dei personaggi di quella dannata immagine mentale che riproduco ogni notte da almeno un mese. E poi finisce che i personaggi sfuggono anche al mio controllo ma, ad ogni modo, la scena è sempre quella.
Mia moglie mi ripete: "Allora andiamo, Luca ?", ma mai una volta che riusciamo ad uscire da quella Stazione.

UN MORTO NON PUO' MORDERE. UN FELINO SI'
OCCHIO GRAN FIGLIO DI PUTTANA AMMAZZAFELINI !


Il mio gatto rosso si chiama Silvestro.
Il mio gatto rosso, invero, è arancione. Praticamente un Tigrotto di gatto.
I gatti arancioni io li chiamo Silvestro. Non me ne chiedete il motivo.
Così come i gatti neri li chiamo Cagliostro e quelli bianchi Merlino.
L'"anima nera" e l'"anima bianca": un giusto equilibrio di Poteri !
Fatto sta che Silvestro da qualche tempo si è innamorato di una gattina piccolissima bianca: Merlina. Non posso far entrare quella gattina in casa, non mi posso permettere di allevare nidiate di gatti come quando avevo 12 anni !
Naaaa: tu resti fuori, right ? Io ti do da mangiare, ma tu resti fuori !
Silvestro, NO ! Smetti di insegnarle a saltare la finestra, ORKOZEUS !
Billy Burroughs affermava che i gatti sono i nostri "compagni psichici". Quanto è vero !
Secondo me lo sono tutti i felini. I felini sono animali FELIci, lo dice la parola stRessa !
I felini sono.....incredibilmente teneri e nobili, specie da piccoli.
Da bambino sognavo di avere un Leone o una Tigre come animali domestici. Mi sarei anche fatto mangiare da loro e per me sarebbe stato un onore con le loro belle mascelle e i denti aguzzi e la lingua atta a togliere eventuali impurità pilifere.
Che animali puliti e sornioni, i felini !
I cani no. I cani non sono animali indipendenti. Sono il miglior amico dell'uomo in quanto, come l'uomo, essi non sanno essere indipendenti salvo rarissime eccezioni.
Non ho simpatia per i cani di taglia......ecco, tipo i Cani Lupo.
Sono stato quasi sbranato da un Cane Lupo all'età di 9 anni, cazzo !
Ma ne avevo paura anche prima: io ho un'"anima gatta" prima ancora che felina !
Chi uccide un felino è senza dubbio un minus habens.

NON MI CHIEDERE PERCHE' PENSO TANTO AL PASSATO
SENZA LE VERDURE



Non mi chedete perché mi piacciono le Sick Girl.
Non mi chiedete perché sono affascinato da Vala Mal Doran, da Helena Is Red, da Lucia "Rehab" Conti che preciso NON essere delle Sick Girl.
Non mi chiedete perché a volte mi piace dare libero sfogo ai miei pensieri.
Non mi chiedete perché ho da sempre un feeling speciale con le Lesbiche.
Non mi chiedete perché a tratti scrivo surRenalità e perché uso questa parola che ho coniato io stesso.
Non mi chiedete nulla perché uso DENIM per l'Uomo che non deve chiedere Mai.
Non mi chiedete perché a volte sono triste senza motivo o per troppi motivi o perché mi va di sperimentare questa condizione per sentirmi ancora una volta Vivo.
Non mi chiedete perché se decido di mettermi sentimentalmente in gioco, la mia Lei deve essere una tipa che mi trasmette un senso di Pace e Tranquillità (Ambra Angiolini, Laetitia Casta e Lucia Conti mi fanno quest'effetto....mah).
No No No: le tipe ragazzine sono carine, ma non affidabili ! Loro ti fanno soffrire matematicamente perché una volta che hanno trovato il Principe Azzurro poi lo scaricano in quanto hanno OTTENUTO CIO' CHE VOLEVANO.
Meglio le Dure & Impure. Come me.
Non mi chiedete che cosa significa Dure & Impure.
Non si può spiegare un nonsense.
Non si può spiegazzare una tovaglia appena stirata dopo che è stata lavata in lavatrice con l'aggiunta di Calfort al fine di non......sì, insomma, è la questione della serpentina che si riempie di calcare !
Ah ! Io faccio i lavori di casa da quando avevo 14 anni ! Mi rompe ma....eh, chi vive da solo che deve fare ?
No, dai, non è neanche che mi rompe. Se mentre li fai ti metti su due cuffiette ed ascolti Mozart o Radio Radicale (consiglio: Media & Dintorni con Targia e Fleishner. sconsiglio: Pannella & Bordin) allora vedi che il tempo vola.
Con Api si Vola.
Giuliano Gennaio ci ha lasciati.
Ed ancora.
Anche se.
Non lo conoscevo di Persona.
Mi viene il Magone.



28 giugno 2008

INDIANO MENTROPOLITANO SULL'ORLO DI UNA CRISI DI VERMI (con sorpresa finale) By Luca Bagatin



Penso che non sia facile arrivare alla mia età senza quasi aver fatto un proprio bilancio della vita.
C'è chi alla mia età è sposato ed ha dei figli.
C'è chi alla mia età ha una casa di proprietà, due automobili, due o tre conti in banca e chi, per contro, alla mia età, non ha nemmeno gli occhi per piangere.
Chi è precario e, quanto a sicurezze, ne ha solo di insicure.
C'è chi, come me, un bilancio vero e proprio non l'ha mai fatto.
C'è chi, come me, segue sogni antichi, ma soprattutto li vive.
E non sempre se lo può permettere.
Il mondo, se può, cerca di inghiottire ed inghiottirti ed allora non puoi far altro che tentare di volare.
Sì, lo so. C'è la questione delle ali. E poi, con questo caldo, se fai come Icaro, rischi che ti si sciolgano.
Ed allora scrivi. E pensi alle tue donne. A quelle passate, si intende. Che di presenti e future, non è il caso.
E allora pensi....e allora ti alzi un attimo e ti fai una bella birra ghiacciata. Non come ai vecchi tempi, che lo sai che l'alcol oggi ti fa male.
E allora pensi che questo buco di culo di città e paese del Nord Est in cui vivi e che bazzichi da anni fa davvero molto più schifo di quel che ti raccontavano da bambino quando lasciasti Roma.
Porno Eden (e provincia): la città del sesso sicuro. La città dei delitti passionali, delle pornoprof e dei filmini hard a go-go distribuiti in giro per l'Italia.
Porno Eden. Chi l'avrebbe mai detto che questa cittadina di spilungoni dalle vocali aperte come l'orifizio posteriore di un elefante, contenesse cotante frivolezze !
Eh, mi piacerebbe raccontarle al Dr. S. queste cose ! E invece no, eccomi qui a scrivere e a postare.
E poi l'avete sentita quella delle 17 sedicenni americane che pur di figliare tutte nello stesso anno scolastico hanno fatto un patto e copulato a destra e a manca ?
Naaaa !!!! Io mica ci credo !
Allora dovrei pensare che questa del figliare (come se non fossimo già abbastanza nel Mondo e, chissà, nell'Universo) è una vera e propria ossessione !
E poi ho sentito quella dell'On. Giovanardi che ti racconta che al massimo solo 10 deputati sniffano coca !
Ahah !!
Naaaaa, ora mi ci vuole una birra doppia come ai bei tempi !
Ubriacone ti diranno !
SPARAMI ! risponderò io imitando il vecchio Jack.
Imitare, già, imitare.



"Rosso come l'abito di passione nel mattino più blu.
E non posso non correre nei prati e non posso rincorrere le viole distese al sole nel momento in cui si posano i tuoi lunghi capelli ramati sul mio petto villoso ed è quello l'istante in cui il fondersi delle ore più dolci e candide della notte plasmano i nostri corpi madidi di un intenso umido profumo d'oriente.
E' la stella che sul tuo viso si posa e sboccia una rosa che vive pulsante sul ventre ricolmo di the.
E' lì che sboccieranno le ali per gridare lontano l'allupato lamento del SOLE (che fa CUCCUCUCUCCUCUCUCUCUCUCUCUCCCUCUUUUUUUU), ridondante strumento del cuore. Ruminante martello. Baccanale isolato. Onde tumide a festa. Labbra magiche, nella mia testa".








18 giugno 2008

STRABEAT by Luca Bagatin


Ai miei padri, ai miei figli, ma, soprattutto, ai miei Spiriti Santi






26/02/2000
Ore: 9.20

I miei pensieri sono come fumi argentei che trapassano il cuore dell’Umanità.
La forza creatrice del mondo che quando crea non pensa ma svolge il suo manto luminoso come un cappuccino da bar ancora caldo e fumante in una calda giornata d’inverno e in una fresca giornata d’estate.
Il sorriso, l’amore, il fuoco del mondo ininterrotto solo dal cielo scarlatto dai quarantacinque colori dell’Arcobaleno.
Sangue e lacrime mangiava il Sommo Sacerdote nella sua vetta più alta del Monte Rosa giocando a palla con la vasca da bagno piena di vita e d’acqua arieggiante e soleggiata.
Pensando al caffè d’ottobre verde in un battello d’ottone brunito e vermiglio io passeggio per le strade polverose e distese a crogiolarsi al sole durante la notte fredda di novembre inoltrato cantando il mio lamento allupato vivente dentro allo stomaco intestino reni vesciche.
Scorgo la decomposizione del mondo psicomoderno e protoplasmatico correndo per le vie del Globo navigando su pontili accesi di gloria e di cascami postbellici ridendo e scherzando ruttando parole a cascate postatomiche e nonviolente alla libera Aurora del Cosmo.



28/02/2000
Ore 13.00

No, no, no...
Io non so
capire la gente che passa.
Ride e scherza sorseggiando un caffè.
E passa diradando nugoli di polvere
nell’ombra di un mattino soleggiato
mentre io mangio il mio cappuccino
sentendolo scendere nello stomaco
che m’inonda il cuore.
Vagabondo errando in una montagna
luminosa e scarlatta
passa portando la sua valigia scura
di speranze sogni colori viventi.
Bellissima è la rugiada che si posa sul
caffè scuro lentamente scivolando un
pensiero acceso da una scintilla
carica di lavoro.
Logori pensieri di mente in mente
di luogo in luogo luminoso
e soleggiato mentre soffia un
vento primaverile.
Vile è il sorriso stanco e
impaurito del gabbiano solitario
telescrivente mentre pensa all’abito
bianco come un foglio macchiato di
caffè nero leggero con la mente
gialla e verde scuro smaltato
di villaggi d’uomini neri nel destino
solitario di un mattino come tanti
in un luogo lontano.
L’immensità dell’universo
perso in mille rioni
rossi lussureggianti di
odio cantando il suo
Requiem di morte.
Scatole rotonde in un
Paradiso Lunatico di
cinquanta chili gemendo
in un biancospino dal
suo nido d’amore.




Al chiaro di luna
ho scritto per te questo messaggio
affinché il tuo cuore si apra
alla gioia delle Feste.
Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti
illuminano il tuo viso riflesso in un sorriso
di un bimbo che suona la sua arpa d’oro
e ti dona l’armonia di una nuova Alba.
Alba di loto,
fiore di loto,
sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,
sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.




7 maggio 2008

IL GURU DEL VENTO racconto by Luca Bagatin (anno: 2001)



Un giorno ho incontrato colui il quale sarebbe diventato il Guru del Vento nei miei sogni.
Portava una sacca a tracolla, correndo in sella alla sua bicicletta nel vento.
Il suo volto era scarno, i capelli grigi, lo sguardo perduto nel vuoto, i suoi abiti semplici e larghi.
La sua sacca conteneva innumerevoli poesie che aveva scritto e che distribuiva ai passanti come me. Odoravano di salvia e di rosmarino, come le sue mani e i libri che portava con sé.
Storie strane avevo sentito sul suo conto. Chi lo prendeva per pazzo, chi per un barbone, chi per un guru, chi per … Io l’avevo preso per un uomo. Anzi, forse per mio padre. Ci somigliavamo molto peraltro.
Il suo sguardo dava l’impressione di una persona sofferente e provata dalla vita. Il suo atteggiamento era quello di uno che ‘se ne fotte’, che getta sul passato un velo e ‘lascia scorrere’, come amava dire lui.
Ci siamo visti in varie circostanze: a manifestazioni politiche, in libreria e perfino in una Comune Hindu a Katmandu.
Ci siamo fatti le canne in più di un’occasione ed abbiamo cantato mantra in lode alla Vita.
Lui mi ha raccontato che negli anni ’70 si era fatto un trip di Lsd ed era partito per l’Himalaya e questo non faceva che aumentare la mia curiosità nei suoi confronti.
Sembra brutto definirla curiosità ma ammirazione mi pare eccessivo. Non credo che sia giusto ammirare una persona, penso sia meglio conoscerla, riconoscerla.
E’ stato lui ad infondermi definitivamente la passione per la filosofia orientale. Come lui, anch’io amavo mescolare Krishnamurti ad Osho al Buddismo tibetano al Buddismo del Daishonin a Sai Baba alla Madre Divina allo Zen a Kerouac…e perché no, al sesso e al Kamasutra.
Amavamo la Spiritualità come fonte alla quale attingere per raggiungere la Felicità, o forse per non raggiungere nulla. Solamente per cantare mantra davanti al fuoco fumandosi una canna. Non c’è nulla di volgare o di egoistico in questo ed entrambi ne eravamo consapevoli, ma, quando si è alla ricerca dell’origine profonda dei rapporti umani fra gli individui tutto fa brodo.
Il Guru del Vento mi ricordava nei suoi tratti somatici Krishnamurti, che fra l’altro era il suo preferito e mi piaceva pensare che il vecchio Jiddu fosse stato il suo ‘Guru’ quando aveva soggiornato ad Adyar, sede della Società Teosofica.
Che cosa significa essere teosofi ? Essere degli spiritualisti conservatori che vedono in ogni cosa un peccato e nella divinità l’unica fonte di gioia, magari candidati nelle file di un qualche sedicente Partito Popolare Democratico Cristiano Comunista del cazzo ? NO ! Ci mancherebbe!
Essere teosofi significa essere felici quando siamo assieme agli altri.
Essere teosofi significa comprendere noi stessi attraverso il risveglio dell’intelligenza.
Essere teosofi significa sviluppare la nostra coscienza e la nostra conoscenza da noi stessi.
Essere teosofi significa credere nel trascendentale senza nessun dogma da difendere, avendo mente e cuore aperti.
Essere teosofi significa emanare energia ed amore.
Io, e forse nemmeno Bruno - il "Guru del Vento" - sarei mai diventato un vero teosofo.
Tuttavia non potremo dire di non averci provato. E questo è ciò che più conta.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini