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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 febbraio 2013

"Paradisi infernali": cortometraggio by Baglu



Esterno giorno.
Giornata grigia ed estremamente fredda.
La telecamera riprende, sullo sfondo, una panchina sulla quale è seduto un uomo. Poi si volta a riprendere un altro uomo, camicia bianca, giacca nera, emaciato, pallido, triste. Ha una pistola in mano, sulla quale la telecamera zumma diverse volte.
"Ciao Francesco", fa l'uomo sulla panchina.
"Ciao Baglu".
L'uomo sulla panchina, barba, occhiali e capelli lunghi, sorride. Ma il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
"Come va, Francesco ?".
"Si vive. E tu, Baglu ?".
"Si sta per morire".
"Lo so. E Lei ?".
"Non lo so. E la tua...Lei ?".
"Uhmpf. Procediamo ?".
"E' arrivato il momento...vero ?".
"Sì, Baglu".
Francesco Dellamorte punta la pistola - una Bodeo 1889 - alla tempia di Baglu. Gli spara, con freddezza. Il colpo spappola il cervello dell'uomo, che fuoriesce. Alcuni pezzi di cervello vanno a depositarsi sulla spalla di Francesco, la cui camicia bianca è ormai tinta di rosso.

Una luce.
Bianca. Soffice. Appare dal tunnel.
Una musica.
Lenta. Soffice. Fluisce dal tunnel.
Un profumo.
Soave. Bianco. Si espande dal tunnel.
Una donna gli accarezza il volto, la barba, scostandogli gli occhiali e baciandolo sulle labbra.
E' come se fosse nato per la prima volta. Nessun ricordo. Nessuna paura. Nessun dolore.
Il vento gli accarezza i capelli. La donna svanisce. Lui riesce a librarsi nell'aria.
Sta volando, al di sopra di tutto. Può vedere alberi, fiori, animali che giocano fra loro. Bambini che sorridono. Lui vola, al di sopra di tutto ciò.
Non si pone domande.

Voce fuoricampo: "SVEGLIATI !"
La telecamera inquadra il volto di Baglu, addormentato sulla panchina.
La pioggia gli sta inumidendo i capelli, gli occhiali.
Si alza dalla panchina, allarga le braccia, palmi verso l'alto e guarda verso il cielo, mentre la pioggia scende incessante.
Ora la telecamera inquadra dall'alto il suo volto, completamente fradicio.



1 gennaio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Mi ricordo Capodanno": monologo by Baglu



Mi ricordo due anni fa e anche tre anni fa.
Mi ricordo che passai il Capodanno con Lei, nel 2009, anche con un mio amico di vecchia data e poi nel 2010, con Lei ed i suoi parenti. Ad Ardea.
Persone squisitissime che sì, mi mancano. Allora forse ero un po' solitario. Infondo solitario sono sempre stato. Forse fra tutta quella gente mi sentivo inadeguato, però stavo bene. E mi mancano.
Mi manca la nostra gita a Salerno, nel gennaio 2011. Tutte quelle luci, quei colori e poi anche i friarielli. E la camicia che Lei mi regalò. E le bistecche che erano dolci e Lei sosteneva che vi avevano versato dello zucchero per sbaglio, mentre io le trovavo molto gustose, anche se ce lo avessero versato. Mi viene da sorridere, se ci penso.
Lei mi chiamava "tontolone" e mi abbracciava. Poi ci baciavamo.
Che cosa resta di tutto questo ? Il ricordo, un bellissimo ricordo. Un ricordo che mi fa rimpiangere anche le nostre litigate, che a volte erano anche cruente, ma alla fine passavano. E ci amavamo come prima.
Amare, che parola grossa, avrebbe detto Lei. Forse la amavo e la amo solo io, chissà...
Non lo so.
So che è assurdo trovarmi su questa panchina a mezzanotte di Capodanno a ricordare ed a piangere come uno scemo.
Mi ricordo le sue extension e quanto si faceva bella, ogni volta che ci vedevamo, anche se Lei non ha mai avuto bisogno di farsi bella, perché bella lo è sempre stata.
Anche se ha sempre pensato che le dicessi una bugia. Ahahahah, che scemotta !
Ma che mi rido ! Che c'è da ridere ? Oggi c'è poco da ridere in effetti.
Oggi, quando la cerco, al telefono, quasi sempre non la trovo. Vabè, non mi va di pensarci.
La vita è già difficile così.
Mi ricordo, mi ricordo il libro che mi regalò e la dedica che mi fece, che mi fa ancora sciogliere quando la leggo. Poche persone, come Lei, sono riuscite ad azzeccare libro e dedica. E poi i cioccolatini. I cioccolatini di Natale. E anche un'altra cosa. Le sigarette alla menta. Fumate assieme, con e per puro piacere sensoriale.
Oggi le chiederei di sposarmi. Forse anche senza pensarci troppo. E anche di andare a Berlino, partenza immediata.
E poi mi ricordo "nostro nipote" D.. Quant'era bello e quanto è cresciuto ! Adoravo giocare con lui e Lei diceva anche che sarei stato un ottimo padre, anche se io non ci ho mai creduto. Ma se oggi ci ripenso mi commuovo e mi commuovevo anche allora.
Odio i sentimenti. Vorrei esserne privo. Non mi ricordo chi mi ha detto che è tutta una questione chimica, di molecole, che sarebbe sufficiente modificare le molecole e..."puf", spariti i sentimenti. Ecco sopraggiungere una beata freddezza e insensibilità.
Vorrei essere insensibile. Forse troverei tutto molto più accettabile.
Forse non sarei qui a scrivere o a parlare, magari me la godrei anche.
Non lo so.
Ma forse non la penso nemmeno così.
E allora mi torna alla mente quella canzone, quando Gino ha perso il posto. Estate del '60, c'è il governo Tambroni, ci sono dei disordini a Reggio Emilia, cinque o sei cittadini uccisi dalla polizia e Gino era triste. Trova una bella ragazza e se ne vanno in Sicilia, in un piccolo villaggio nel cuore del Mediterraneo. Il sole, l'amore, lo iodio, il corpo... Quando tornerà a Milano, alla fine del mese, avrà in tasca a malapena gli spiccioli per il filobus, ma anche un foglietto sul quale ha scarabocchiato alcune note, queste:



26 novembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Internazionali con il filtro". Monologo by Baglu



Non so che cosa sia passato per la testa a quel ragazzo di quindici anni che alcuni giorni fa si è suicidato con la sua sciarpa e qualcuno ha detto (ma chi vorrei sapere: da chi vengono fuori queste "voci di corridoio" ? Da chi ?) che lo ha fatto perché è stato deriso in quando omosessuale perché si vestiva di rosa.
Non so perché si sia suicidato, però a quindici anni si è molto, molto fragili e si rischia di portarsi dietro e per sempre sofferenze indicibili che, talvolta, si manifestano con comportamenti "curiosi", "eccessivamente estroversi", ritenuti "strani" dai più.
Non lo so e mi dispiace. Perché vorrei capire.
Vorrei capire perché la maggior parte delle persone non cerca di capire l'altro da sé.
Perché ci si chiude a riccio ?
Perché è più facile.
Era il 1985, anzi no, era l''86, quando feci a botte con i miei compagni di classe per difendere un bembino rom. Allora avevamo sette anni e tutti dicevano che quel bambino era diverso, strano, scuro di pelle. E siccome era uno zingaro allora doveva anche essere un ladro.
Allora picchiai tutti i miei compagni che gli dicevano queste cose e di botte ne presi anche parecchie. A casa piansi tutto il giorno, ma non a causa delle botte ricevute, ma del fatto che non potevo, non riuscivo a credere che si potesse odiare qualcuno, prenderlo in giro, per la sua diversità, per il colore della pelle, per l'etnia...
A questa cosa ci penso spesso, anche se sono passati ventisette anni e quel bambino ormai si sarà pienamente integrato o forse no.
Non so nemmeno questo.
E' che ho sempre sofferto perché volevo salvare il mondo dalla sua stessa stupidità, dal suo stesso autoannientamento. Perché penso che le cose potrebbero essere molto più semplici. I rapporti umani ad esempio.
Io non ho mai avuto "paura del diverso". Ho sempre avuto paura - una paura fottuta - del mio simile.
A quindici anni anch'io ho pensato al suicidio e un paio di volte l'ho persino tentato. Senza successo. Quando avevo quindici anni mi piaceva una ragazzina, Verusca, che non mi guardava di striscio. Io ero molto imbranato e vivevo fra le nuvole. Scrivevo poesie e pensavo che così sarei riuscito a piacerle. E, invece, non solo non le piacevo, ma lei ne approfittava per farsi beffe di me con i ragazzi più grandi della sua classe.
Purtroppo non sono mai stato un nonviolento puro, per cui anche allora mi difesi facendo a botte con uno di questi. Era molto più alto di me, ma nonostante questo lo mandai lungo sul pavimento, con un pugno diretto. Non me ne pentii mai, purtroppo o per fortuna.
A diciassette anni mi iscrissi ai giovani comunisti perché si diceva che i comunisti erano "uguali" ai partiti democratici, ma anche "diversi", "alternativi" a questi. Io vi trovai solo tanti figli di papà e, si sa, i figli di papà sono figli di mignotta.
Non ho mai fatto le "scuole alte", né sono mai stato viziato e forse anche questo ha contribuito a farmi sentire "diverso" dalla massa.
Che poi il concetto di "massa" era tipico di certa sinistra nella quale, in buona sostanza, mi sentivo totalmente fuori luogo.
Ora non lo so perché mi vengono in mente queste cose.
Mi viene in mente anche che la ragazza che passava di qui, davanti alla mia panchina, da diverso tempo non ci passa più. Pensava che io mi stessi innamorando di lei. Quando invece io sono e rimango innamorato di Lei, che non c'è più da parecchio tempo.
Non voglio mai più innamorarmi di qualcun altra. Si soffre davvero troppo e non è affatto vero che il tempo rimargina tutte le ferite.



18 luglio 2012

"Al prelievo del sangue": cortometraggio by Baglu



Ci sono molte cose che si possono osservare facendo la fila al prelievo del sangue.
Baglu ne osservava molte, di facce. Quasi tutte bruttine, tristi, alcune anche simpatiche. C'erano anche ragazze carine, questo sì.
C'era un ragazzo di colore molto nervoso che continuava a grattarsi le caviglie mentre chiacchierava con una ragazza.
Baglu li osservava, insistentemente. Poi fu la volta di un signore con la barbetta ma...Baglu non riusciva a credere ai suoi occhi: si trattava di Baldi. Com'era invecchiato dall'ultima volta che si erano visti.
"Speriamo che non mi veda", pensò fra sè Baglu. "Non mi va. Che poi finisce che ci facciamo sempre i soliti discorsi...No, non mi va. E' troppo invecchiato".
Accanto a Baglu una ragazza con gli occhiali intenta a leggere una rivista, e per lui fu istintivo allungare lo sguardo verso i fogli che questa teneva in mano, ovvero i foglietti della ricetta medica. Baglu, sui foglietti, scorse il nome della ragazza. Si chiama Germana.
"E lei, Germana, che dice ? Vedo che legge, bene, bene. E' una rivista di moda ? Ma si parla di crisi industriale....".
La ragazza lo guardò, perplessa, ritirò il giornale e indignata: "Ma che dice, è matto ?". Si alzò e si allontanò da lui che, senza scomporsi, rimase seduto sulla sedia della sala d'attesa, sorridendo cordialmente.
Una ragazza mora, con i capelli lunghi ed il camice da infermiera lo chiamò: "Signor Baglu, è il suo turno, venga !"
"La ringrazio, buongiorno. Dove mi metto, lì ?"
"Sì, prego, si sieda e allunghi il braccio qui sul lettino"
"Non devo mica togliere l'orologio ?"
"No, non serve"
"Ma, mi dica...Alessandra vero ? Lo vedo qui, sul suo tesserino. E' un po' una mia fissa quella di leggere i tesserini, di conoscere i nomi di chi mi sta di fronte..."
Alessandra gli sorrise: "Guardi, però, non abbiamo molto tempo...Devo farle il prelievo e c'è altra gente"
"Sì lo so. La gente è piena di impegni, di problemi...Ma lei pensa che non ne abbia anch'io ?"
"Di impegni ?"
"No, di problemi"
"Non so..."
"Ecco, no, le dicevo. Mi piacciono molto le sue scarpe, con il tacco, verdi, eleganti, proprio adatte a lei. Le osservavo già appena sono entrato. Verdi...però è curioso per una ragazza giovane come lei, forse, no ?"
"Veramente...beh, oggi è il mio compleanno"
"Auguri allora ! Ma che c'entra ? Vuole dire che lei non è giovane ?"
"Beh"
"Mannò, dai, lasci stare. Non mi interessa la sua età, ma per me lei è giovane. Che poi cosa vuol dire oggi essere giovani ? Prendiamo me, anzi, no, prendiamo lei, che avrà più o meno la mia età. Lei lavora qui come infermiera, ma là fuori ? Là fuori che fanno i ragazzi della nostra generazione ?"
"Eh, soccazzi...scusi la volgarità"
"No, infatti, infatti, ha detto bene: soccazzi ! Ma lo sa che a me già lo dicevano a sei anni ? Già quando avevo sei anni mi prospettavano il futuro della mia generazione. Che poi noi siamo anche giovani, però dopo i trent'anni chi è più giovane, in verità ? Nessuno. Solo a noi, della nostra generazione, ci chiamano ancora giovani ! E lo sa chi ci chiama così ? Quelli che oggi hanno il culo al caldo ! E ora scusi lei, la mia volgarità."
"Signor Baglu, lei è molto simpatico però...devo farle il prelievo, fuori c'è la fila"
"No, vabè, io la ringrazio, anzi, ti ringrazio, permettimi, Alessandra. Arrivederci, ciao, lasciamo perdere, oggi no, il prelievo proprio no".
Baglu le sorride, la ragazza risponde al sorriso.
Stranamente, lei, non pensa proprio che lui sia matto. Anzi. Lo si nota dallo sguardo sul quale, la telecamera, fa un primissimo piano, prima dei titoli di coda e della colonna sonora di chiusura.



27 giugno 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "RIFLESSIONI (senza specchio)" by Baglu


C'è una cosa che proprio non mi piace ed è la mancanza di monogamia nei rapporti sentimentali e sessuali. Mi fanno abbastanza schifo i non monogami. Mi fanno pensare ai clienti che vanno con le prostitute. Che, per carità, non c'è nulla di male. Ma a me mettono addosso un senso di squallore.
E purtroppo ne ho conosciuti e so anche che fine hanno fatto.
Ma c'è un'altra cosa che mi fa ancora più schifo e che disprezzo profondamente ed è sapere che ci sono dei vecchi che amano andare con le ragazze giovani, con le ragazzine, con ragazze che hanno una differenza di età superiore a venti, trenta o quarant'anni da loro.
Ecco, ora io ho trentatrè anni, ma ho paura che a quaranta, cinquanta o sessant'anni, possa avere lo squallido desiderio di cercare un rapporto con una ragazza più giovane.
L'unica cosa che mi consola è che spero che, allora, ci sarà un ragazzo o una ragazza giovani pronti a dirmi: "Mi fai schifo. Ti disprezzo profondamente".

Mi è stato detto, più e più volte, mi è stato confessato che io sarei un padre stupendo.
Ora, non lo so perché, ma sento, penso che non sarò mai padre e la cosa mi rattrista profondamente.
E' triste morire senza figli.

Da anni sento dire che dobbiamo votare "per". Per qualcosa, per degli ideali, per un programma, per delle persone. E fu così che, improvvisamente, dopo anni di attivismo politico, qualche cicatrice (una in particolare sulla schiena, per essere stato spinto, nel '99, ad una manifestazione nonviolenta, almeno da parte nostra, al porto di Trieste) e molte ore di riunioni, congressi, comunicati stampa, fu così, dicevo, che smisi improvvisamente di andare a votare.
Bisognerebbe imparare a votare "contro". Forse, alle prossime elezioni, sarà ciò che farò.
E vaffanculo alla maggioranza !

C'è un'altra cosa che vorrei aggiungere. Una sorta di aggressione verbale e che ho subito ora, per la prima volta. E mi ha ferito molto.
Mi stavo confrontando, amabilmente, su internet, dicendo la mia, su questioni politiche, mi pare.
Parlavo con due signori, di oltre sessant'anni e mi ha davvero colpito la loro violenza verbale, il loro modo di usare, ogni due parole, termini come "culo", "cazzo", "coglioni" ed allora mi sono chiesto ed ho chiesto loro dove fosse finita l'eleganza che contraddistingueva la loro generazione, ma, soprattutto il fatto che non è dignitoso, per persone in età, prendersela con un ragazzo più giovane.
Mi sono beccato, nell'ordine, dello "stronzo" e del "saccente".
Ora, io non lo so se mi ha deluso di più mio padre, quando non ha voluto aprirmi la porta di casa sua, dopo trentadue anni, oppure questi due "signori" (che mi pare si dicessero "socialisti", ma sono sicuro che scherzassero. Filippo Turati aveva un altro stile), avezzi ad un linguaggio da Cine Panettone.
Però c'è una cosa che penso: che la nuova lotta di classe sia generazionale. Se oggi i giovani stanno male lo devono a causa di chi li ha ridotti in brache di tela.
Ed allora, cari sessantenni di oggi, sconfitti dalle ideologie di ieri, amanti di Alberto Sordi ieri e di Checco Zalone oggi, che magari sognate di portarvi a letto la Velina di turno, mi fate davvero pena.





19 giugno 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "MOMENTI" pensieri by Baglu



Per diversi giorni mi sono assentato dalla mia panchina.
E' stato un viaggio, un percorso fatto di paradisi e di inferni.
Ho rivisto cose, persone, rivissuto situazioni.
Bellissime. Non avrei creduto, non avrei pensato.
Il pensiero mi si arresta: è stato tutto così improvviso.
Il viaggio...
Ho vissuto e rivissuto momenti che non sono nemmeno lontanamente raccontabili. Sono intimi, personali.
Magari è stato un viaggio onirico ?
Interesserà a qualcuno, tutto ciò, fra dieci o vent'anni ?
Ora sono qui, sulla mia panchina, con il sole che mi accarezza il volto.
Null'altro da dire. Null'altro da commentare.
Il pensiero si arresta.



6 aprile 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Quando c'è l'amore manca qualcosa" monologo by Baglu



Domani sarà un anno.
Un anno che Lei ha lasciato un vuoto nel mio cuore. Da un giorno all'altro. Per telefono.
Non posso non pensarci. Almeno un paio di volte al giorno. Da un anno.
Non che questa cosa sia di per sè negativa. Diciamo che, pensarci, mi fa sentire vivo.
E' vero che, quando soffri intimamente, ti senti più forte, più vigile, meno preda delle tue paure interiori. Che, inesorabilmente, accompagnano la tua vita.
Ti senti solamente solo un po' più vuoto dentro, questo sì.
Aprile, poi, è sempre stato un mese difficile. La primavera, con la sua calura ti rende più nervoso ed ansioso. Anche senza necessariamente un motivo razionale.
Poi penso che, nell'aprile di due anni fa, è successa una cosa triste e brutta alla quale, forse, avrei voluto partecipare di più. Non lo conoscevo ma, ogni volta che guardo una sua foto, sento di volergli bene.
Ma non voglio, qui, parlare di cose troppo tristi.
Vorrei ricordare i momenti belli che ho passato con Lei.
Quando, ad esempio, in un bar vicino alla Stazione Termini, le tenevo la mano e gliela carezzavo. Regalandole un paio di orecchini viola come i suoi capelli ed...i suoi occhi.
La nostra canzone era "Sogno" di Gianna Nannini. Lei me la dedicava spesso ed ascoltarla mi faceva pensare a Lei. Ora, quella canzone, non riesco davvero più ad ascoltarla. La inserisco qui sotto, ma ascoltatela voi, anche per me.
Mi ricordo le nostre passeggiate sulla spiaggia di Torvajanica, che era bella anche e soprattutto in quell'aprile, e poi in quel luglio, alla Festa del Mare, quando passeggiavamo fra le bancarelle, ci mangiavamo le crèpes alla nutella (per me fu la prima volta !) e stavamo seduti, abbracciati, su una panchina, ad osservare le giostre.
Mi ricordo la prima volta che dormii e feci l'amore con lei, in un letto che improvvisammo avvicinando due reti e poi c'erano quelle lucette avvolte in una rete viola, con delle farfalle dello stesso colore, che illuminavano i nostri volti ed i nostri corpi. In sottofondo canzoni di Gianna Nannini e Renato Zero.
Mi ricordo anche le nostre passeggiate per Roma, Via del Corso...erano quasi vent'anni che non tornavo nella mia città natale. Le nostre visite in libreria... Mi ricordo che mi piaceva molto la libreria Cicerone, che è sita in un sottopassaggio di Largo Chigi. E poi quando una venditrice ambulante di libri ci disse: "Voi due avete una faccia da lettori" e ridemmo a squarciagola pensando quanto era vero.
Mi ricordo quando leggemmo "Ernesto" di Oscar Wilde, iniziandolo sulla spiaggia, e poi terminandolo sul prato di casa sua. In costume.
Ed anche quando rischiai di affogare nella piscina perché, sì, io so stare a galla ma non so affatto nuotare. Come invece sapeva fare lei, persino con la piscina al buio.
Poi i cinema. "La bellezza del somaro", "La Papessa Giovanna" e persino "Toy Story 3" (in 3D !), "Sex and The City 2" ed "Eclipse" che, lo confesso, mi fece addormentare. Ma sempre con un braccio sulla spalla di Lei.
Poi vedemmo anche un altro film, in 3D, un horror bruttissimo di cui non ricordo il nome.
Era bellissimo cucinare per Lei e vedere che Lei, pur sapendo che non ero un cuoco provetto, mi lasciava fare, mi osservava sorridente e mi dava una mano, mescolando la pasta molto meglio di me e seguendo i miei suggerimenti sul rosmarino. Perché, con il rosmarino, la carne è più saporita. Lei, invece, sapeva cucinare e cantare, anche se non lo avrebbe mai ammesso.



28 marzo 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Il monologo degli amori perduti" monologo by Baglu



Due rarissime foto di Baglu bambino, con il suo primo fratellino Fulmine


Qualche settimana fa sono rimasto colpito da una frase che un certo Sergio NonSoCheCosa mi ha scritto su un forum su internet. Mi ha scritto una cosa tipo che io faccio "propaganda frocista".
Ecco, io di solito i forum ed in gruppi sul web non riesco a seguirli. Mi fanno innervosire, perché sono persuaso che lì si annidi tutta la frustrazione e la stupidità umana, già scarsamente repressa nella vita di tutti i giorni.
Era il 1986, allora avevo 7 anni e nella mia classe, nella scuola elementare G. Garibaldi di .... tutta la 2A o quasi, si faceva beffe di un ragazzino rom, della nostra età, che era finito nella nostra classe in quanto il circo della sua famiglia era di passaggio nel paese.
Lo schernivano, gli dicevano che era diverso, che era scuro e parlava una lingua strana. Fu la prima ed ultima volta che feci a botte con un gruppo. Le diedi, ma, ovviamente, soprattutto le presi.
Da allora iniziarono a trattarmi come un tipo strano, anzi no, in qualche modo già lo facevano perché, a differenza degli altri, non ho mai avuto un padre (io ovviamente consideravo gli altri strani...e assai poco raccomandabili, specie dopo la vicenda del ragazzino rom).
Dal 2001 al 2003 ho frequentato gli Hare Krishna ed ho anche praticato diversi tipi di buddismo. Portavo i capelli un po' più lunghi di oggi e persino la mia barba era più lunga di oggi. Leggevo Kerouac e Burroughs. Ascoltavo mantra vedici e i Beatles ed anche i Grateful Dead. Avevo un passato di giovanissimo militante di estrama sinistra prima e poi nel Partito Radicale e nei movimenti ambientalisti, liberali e libertari. Avevo persino organizzato raccolte di firme e manifestazioni in solitaria.
Rovistando nei miei cassetti ho ritrovato delle vecchie lettere che Alice mi scriveva. Mi scriveva cose tipo "mi scopo il tuo cervello ogni volta che ti leggo e poi in testa giro filmini degni di Liala". Era il 2004 e, allora, Alice era una dei miei pochi lettori di allora.
Poi mi scriveva anche di non arrendermi e mi chiamava "Uomo", quello che in 28 anni di vita non aveva mai incontrato.
Mah...Mi stupiva allora, mi stupisce oggi. E mi commuove.
Sfogliando le cose che mi scriveva trovo anche parole tipo: "Gli uomini che catturano il mio interesse sono pochi. O meglio nulli. Banali, ripetitivi, volgari e maleodoranti. Epperò... tu, mi sembri l'opposto".
E concludeva con: "Mi piace il tuo cervello. Ecco, tu non sei un uomo. Sei un'essenza velata di cose, ideali, sogni e lotte. Tutto ciò per cui io vivo e ansimo".
Ancora oggi quelle parole mi emozionano. E non so nemmeno se davvero merito.
So che questi miei ideali, sogni e lotte mi hanno fatto molto soffrire nel corso della vita. E scavato voragini profondissime, che so per certo non si rimargineranno.
Alcuni giorni fa ho trovato un gattone nero. Ero convinto fosse mio fratello Mirtillo ed invece...ed invece si trattava di un altro gatto che, inizialmente pur non sapendolo, ho portato a curare dal veterinario.
E' stata la prima volta, per me, da un veterniario. Non voglio più tornarci. Ho avuto le vertigini nel vedere gattini, cagnolini e persino un coniglio sofferenti. Pensavo avrei vomitato l'anima e non ero nemmeno provvisto di sigarette per...sfogarmi un po'.
Non sono riuscito a piangere. Il mio sguardo era perso nel vuoto.
Al "mio" gatto è stato diagnosticato un trauma cranico, con totale lesione al sistema nervoso.  A rischio morte o paralisi.
Nel tornare a casa è stata grande la mia gioia nel trovare il mio Mirtillo a casa, festoso. Il gattone che avevo portato dal veterinario era un suo perfetto sosia.
L'ho curato per due giorni, senza alcun risultato. Le sue condizioni già gravi, sono peggiorate, con emorragia interna. Questa notte è spirato.
Ciao, piccolo gattone nero.
Ho pianto. Forse per la prima volta dopo molto tempo.
C'è una cosa che non riesco a sopportare e a superare: la morte delle persone care. La perdita delle persone a me care.
E' una cosa che non supererò mai ed alla quale penso da almeno 25 anni. Lasciamo perdere le teorie sulla vita e la morte. Posso crederci anche, ma non posso accettare.
Al massimo, posso solo rassegnarmi.
Come per la fine del mio rapporto con Lei. Spesso ci penso e rimango completamente muto, silente, solo con il mio cuore.
E' ormai passato quasi un anno...ma so che la ferita non si rimarginerà mai. Come quelle che porto sul mio corpo: al massimo si tramutano in cheloidi.
Alcune settimane fa un killer ha ucciso dei bambini. A Tolosa. In una scuola ebraica. Ancora odio, ancora odio razziale. Ma come si fa, dico io. Possibile che nessuno si renda conto di come l'uomo sia l'unico essere vivente che nasce stupido e spesso rimane tale per tutta la vita ? E che spesso rifiuta ogni tipo di educazione, di approdondimento, di...amore ?
Non posso accettare l'odio razziale. Non posso accettare l'uccisione di dei bambini. Non posso accettare chi abusa di bambini. Non posso accettare chi commette violenza su soggetti più deboli.
Penso commetterei una pazzia se fossi presente ad atti di questo tipo. Ma sono presuaso anche che non si tratterebbe di pazzia, bensì di reazione. Legittima.
Mi dicono che in Italia i partiti politici stanno completamente perdendo ogni tipo di fiducia da parte del loro elettorato. Mi dicono anche che, per le prossime elezioni amministrative, stanno fioccando le liste civiche...ove sicuramente si nasconderanno i soliti politici impuniti, vecchi, stantii, con le loro proposte vuote e la loro bramosia di potere.
Non sono mai stato d'accordo con quella norma che prevede, a livello amministrativo, di dare più potere ai Sindaci. Ci sono Sindaci che stanno depredando i loro Comuni e che li stanno impunemente distruggendo. Senza che nessuno dica nulla, anzi, pare che questa sia la legge.
Ed io mi chiedo se ciò sia giusto e mi dico che no, non lo è.
Ma nessuno si ribella. In Italia nessuno lo farà mai e, se qualcuno lo farà, lo farà solo perché indottrinato da qualche astrusa teoria fondamentalista. E pericolosa.
Non sopporto, poi, la gente che sale sul carro del vincitore. E di questa gente ne è pieno lo Stivale. Ipocrisia...bugie...ecco i nuovi reati da perseguire. Le situazioni artefatte, ovvero fatte ad arte.
Una volta si sono rifiutati di farmi entrare ad un convegno in quanto mi mancava la "tessera associativa". Quella è stata la prima volta in cui mi sono sentito davvero discriminato ed ho capito quanta ipocrisia ci possa essere in certe parole altisonanti che vengono ripetute in maniera vuota e senza essere interiorizzate.
Concetti come "Fratellanza" prima si interiorizzano e poi, forse, solo molti decenni dopo (o molte vite dopo, chissà), possono essere proferiti. Ma nessuno vuole comprenderlo.
Non lo so. Temo di aver parlato troppo. Di aver annoiato qualcuno ed anche me stesso.



12 dicembre 2011

"Bianca" di Nanni Moretti: un film psicologico su cui poter riflettere


"Bianca" di Nanni Moretti e Sandro Petraglia è un film del 1984, ma sembra stato scritto ieri.
E' un film struggente, divertente, triste, a tratti grottesco, molto malinconico. E' una storia d'amore, ma anche un giallo. Un giallo a sfondo psicologico.
Una storia, quella del professor Michele Apicella (il giovane Nanni Moretti), complessa ma anche profondamente semplice.
Chi è Michele Apicella ? Un insegnante deluso dal mondo, dalla maggior parte dei comportamenti umani. Deluso dai rapporti sentimentali altrui, in primo luogo, che proprio non riesce a comprendere.
Come mai le coppie si sfasciano così facilmente ?
Questo proprio il nostro Michele non riesce ad accettarlo.
Perché un uomo ed una donna che si amano, si vogliono bene, non possono vivere felici per tutta la vita ?
Michele non sa darsene una spiegazione. Fa di tutto affinchè i suoi amici si riappacifichino, continuino ad amarsi, ma senza grande successo.
Ed allora ? Ed allora decide di eliminarli. Anche fisicamente, sì, avete capito bene.
Sin tanto che incontra Bianca, interpretata dalla bravissima Laura Morante, un'insegnante anche lei, un po' introversa forse, enigmatica. Che lo proteggerà sino alla fine.
Con Bianca, Michele troverà per un po' quell'equilibrio psicologico e sentimentale che non ha mai conosciuto, ma, invero, non vi riuscirà completamente. Sarà sempre preoccupato che la loro storia possa finire da un giorno all'altro, che lei possa stancarsi di lui, possa lasciarlo.
E così è Michele a lasciarla per primo.
Michele che nasconderà il suo bisogno di affetto rifugiandosi nei dolci, nei gelati (ma non dai gusti troppo misti perché non stanno bene assieme), nella emblematica Sacher Torte - icona dei film di Moretti - inzuppata nella panna e nel barattolone di Nutella, altra immagine tipicamente morettiana.
Michele, che si veste sempre allo stesso modo per non uscire mai dalla sua quotidianità, dalle sue sicure insicurezze, dalla voglia che avrebbe di evadere; Michele con la fissazione per le calzature, in particolare femminili; Michele che è disgustato dagli uomini anziani che vanno dietro alle ragazze giovani.
Michele sembra quasi il ritratto della perfezione, di quell'utopia che Nanni Moretti ricerca in tutti i suoi film. Persino nell'ultimo “Habemus Papam”, ove immagina un Papa dubbioso e lontano anni luce dalla bramosia del potere. E' il Moretti che vorrebbe una sinistra diversa, coerente, una sinistra veramente "di sinistra", lontana da certo bigottismo. Pensiamo ad esempio alle sue vecchie glorie: "Io sono un autarchico", "Palombella Rossa" ed "Aprile".
Michele Apicella-Nanni Moretti è il Don Chisciotte alla ricerca dell'anima gemella, l'anima pura di una donna che possa contenere le sue frustrazioni. Una donna che, quando però riesce a trovare, rifiuta: perché l'utopia è assoluta, così come la felicità e la coerenza. Persino politica.
Una felicità che, forse, non è di questo mondo e la cui ricerca porta e comporta molto, molto dolore. La ricerca di una dimensione, di un mondo migliore, ideale, come quello sognato dalle avanguardie libertarie, dai trotzkisti, dai socialisti libertari degli anni '60, dai "porci con le ali".
O, più semplicemente, dai sognatori di ogni tempo e di ogni epoca che, forse, esistono anche oggi - fra una pubblicità del rolex ed una del telefonino, fra una porcata del “Grande Fratello”, di “Uomini e Donne” e di “Amici” (il cui regista, curiosamente, era quel Paolo Pietrangeli del canto sessantottino “Contessa”...sic !) - ma che sono nascosti, in attesa di riemergere.


Luca Bagatin



4 giugno 2011

"La mia vita è un caos calmo": soliloquio nervoso by Baglu



Dovrei scrivere, vorrei scrivere, ma non mi riesce così facilmente oggi.
A voce, o, meglio, nella mia testa - sino a ieri almeno - le frasi si stampano più facilmente: pensieri sui quali riflettere, spesso, a voce alta.
Fra uno sbuffo e l'altro.
Partiamo, ad esempio, dalla politica.
Da una frase che mi da fastidio sentire, ultimamente o, meglio, da qualche anno: "sei ideologico".
Ma che vuol dire ? Io non lo so, anche se a dirmelo sono questi fighetti di sinistra oggi quasi sessantenni. Gente che ha perso la sua gioventù da gente benestante (non come me, che benestante non lo sono mai stato; non come me, che di sinistra non lo sono mai stato nemmeno quando militavo a sinistra) correndo dietro a un'ideale di pace universale...con alle spalle l'Unione Sovietica, il volto triste di Berlinguer, il moralismo di Giuliano Ferrara.
Oggi, questi quasi sessantenni danno a me, che con la loro cultura estremista non ho mai avuto nulla a che fare, dell'"ideologico".
Ma vi sentite quante cazzate sparate o quante ne avete sparate negli anni '70 ? Voi bocconiani, voi "à la page" con la bandierina rossa ?
Voi che davate dei "froci" agli omosessuali e dei "negri" agli africani ?
Oggi no, tutti a rassicurare...a fare i politically correct....
Vabè, fingiamo di cambiare argomento.
Parliamo di donne.
Ne ho conosciuta una. Non dirò il suo orientamento politico perché è inunfluente (comunque una di sinistra). Ecco, questa qui fa parte della mia generazione. E' stronza per questo ?
No, perché è stronza è basta. Non puoi scriverle sulla sua pagina di facebook (oggi, questa cazzata internettica, è così "à la page", pare) una frasetta che subito ti cancella dagli amici, o non ti caga più, oppure ti dice che il comitato centrale del suo partito le impone di fare la brava bambina anche nella sua vita privata.
I giovani in politica, oggi, sono le fotocopie escrementizie dei loro vecchi predecessori.
Vabè, sono incazzato, va bene ?
Chi mi conosce sa che non dico mai parolacce, ma che ne scrivo troppe.
E chi mi conosce sa che ci sono delle persone che mi mancano molto, ma sa anche che io sto bene da solo, con il mio dolore.
Che non voglio parlare con nessuno perché ho superato da solo i miei quattordici anni e, quindi, potrò superare anche quelli a venire.
Ora ci vorrebbe un bell'elenco ed invece vi parlo di Luisa.
Luisa aveva diciassette anni, quando la conobbi, quasi diciotto.
Io ne avevo ventiquattro.
Ci innamorammo (?).
Vabè, una frequentazione di due mesi, nemmeno troppo assidua.
Mi lasciò senza dirmi nulla, nel senso che scomparve.
Dovetti farle la posta, aspettarla fuori da scuolaguida per poterle parlare. Solo per qualche minuto, al parco.
Mi disse che voleva lasciarmi, che però non voleva farmi soffrire e che lo faceva perché mi vedeva più come un amico. E mi disse anche che lei aveva aspettato tutta la vita il "principe azzurro" e che con me lo aveva trovato, ma che ora aveva capito che non era quello che voleva.
Non ditemi che sono ragionamenti da una diciassettenne-diciottenne.
Non ditemelo perché mi fate solo incazzare. Non dite cazzate, per favore. Evitate anche di scriverlo.
Non è così. Luisa lo avrebbe detto anche se avesse avuto quarant'anni, magari con termini un po' diversi.
Vabè, io Luisa l'ho sognata qualche notte fa, ma non mi ricordo molto del sogno. O forse non voglio ricordarmelo.

Elenco delle cose che non voglio ricordarmi:

di dover incontrare delle persone che non voglio rivedere
di lavare due magliette zozze
di dover ringraziare quel mio amico per quella cosa che mi ha spedito
di andare ad una festa di cui non me ne importa nulla
di alzarmi presto
di scrivere quell'articolo di cui non mi importa nulla
di Lei che dovrei cercare di dimenticare e che invece non voglio dimenticare

Oggi è la Festa della Repubblica e qualcuno mi ha chiamato, stamattina, per invitarmi a un convegno-incontro-celebrazione.
Avevo caldo e sonno ed ho così rifiutato.
Pensavo all'estate scorsa, a quando sono stato al cinema con Lei.
Una sera abbiamo visto "Sex and the City 2". Non che mi andasse, io amo i film horror e trhiller. L'ho fatto per Lei.
Mi sono anche divertito e molto e Lei con me, a vedere quelle quattro sgallettata ad Abu Dhabi. Lei teneva la sua testa sulla mia spalla.
Lo faceva spesso.
Poi abbiamo visto anche altri film, fra cui "Toy Story 3" in 3D. A entrambi era simpatico il personaggio del maiale.
Non so perché ogni tanto certi ricordi riaffiorano. E' strano perché io di solito cerco di pensare alle cose negative del mio passato. Per evitarle nel presente.
Bei ricordi, già.
Prima di conoscere Lei non dicevo mai "già". Oggi lo uso abitualmente.

Elenco delle parole che dico abitualmente:

insomma
già
quindi
mah
uff
boh
però
perché
ah

Mi sto dilungando troppo, per oggi.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini