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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 ottobre 2011

Ranfolfo Pacciardi: il combattente di cui avrebbe bisogno l'Italia di oggi


Randolfo Pacciardi: repubblicano mazziniano, partigiano antifascista, Eroe della guerra civile spagnola, comandante della Brigata "Garibaldi", anticomunista, atlantista, Ministro della Repubblica, Segretario del Partito Repubblicano Italiano prima e poi ingiustamente espulso dal PRI e successivamente ingiustamente accusato di golpismo dai cattocomunisti e dai fascisti. Fondatore del movimento mazziniano Unione Democratica per la Nuova Repubblica, presidenzialista e strenuo difensore della Repubblica laica e liberale. Uomo del popolo ed ascoltato dal popolo, contro la Casta politica già nel 1964 !
Un uomo che oggi potrebbe seppellire culturalmente e politicamente tutta la classe politica di faccendieri e di fannulloni di destra e sinistra, ovvero i nuovi dittatori di questo triste Paese.
Quello che segue è un video a lui dedicato, che si apre con una frase di Giuseppe Mazzini - suo maestro appunto - e si conclude con la massima pacciardiana: "Mi dicono: abbiamo la libertà. Quale libertà ? La libertà di una protesta inutile come quella che faccio io oggi".
Questo video è dedicato a tutti i repubblicani, i mazziniani, i garibaldini, i presidenzialisti puri, agli italiani, in particolare a tutti coloro i quali sono schifati dalla politica di oggi e che, come me, non vanno più a votare per protesta e per vergogna.


22 dicembre 2010

La Casa dei Moderati italiani (Nostra Casa URSS)




Nota bene: il "Manifesto del Partito Comunista" del duo Marx-Engels edito da
SILVIO BERLUSCONI EDITORE


Moderato, evidentemente, oggi, in Italia, è sinonimo di comunista, paracomunista, putiniano, paraculista, ditomedista, lukashenkista, gheddafista.
Con profondo godimento di Vendola, Bersani, Di Pietro, Bindi, Finocchiaro e compagnia cattocomunista.



15 novembre 2010

Mutazioni (centro)sinistre: da cattocomunisti a semplicemente comunisti



La base del centrosinistra italiano di oggi, dalla Puglia a Milano, sembra preferire i candidati comunisti a quelli cattocomunisti.
E' quanto confermano le elezioni primarie di Milano che hanno eletto a maggioranza Giuliano Pisapia, già deputato di Rifondazione Comunista ed oggi - con l'appoggio di Nichi Vendola già eletto alle primarie in Puglia - candidato di Sinistra e Libertà al Comune del capoluogo meneghino.
Un ritorno al passato che fa credere piuttosto che avesse ragione Fausto Bertinotti e torto marcio i vari D'Alema, Prodi e Veltroni.
A questo punto tanto varrebbe che in casa cattocom tornassero al Pds, alla Margherita, a Rifondazione Comunista ed ai Verdi. Tutti assieme sarebbero destinati a perdere sempre e comunque in eterno, ma, almeno, a perdere con dignità.
Se analizziamo infatti i risultati vediamo come il centrosinistra italiano abbia ereditato unicamente voti ed una base politica e culturale che apparteneva al vecchio Pci, alla sinistra Dc ed a settori dell'ambientalismo più radicale.
Il tentativo di costruire un Pd all'americana era, infatti, destinato a perdere in quanto il Pd americano è da sempre lontano anni luce non solo dalla sinistra come la intendiamo in Europa, ma ancor più lontano dal comunismo che, sin dal dopoguerra, ha infatti combattuto strenuamente.
Il centrosinistra dal '93 ad oggi, peraltro, rappresenta culture profondamente conservatrici e minoritarie che, qualora siano riuscite a mettere in piedi un programma di governo, esso risultava profondamente statalista, burocratico, sindacatocratico, fondamentalista sull'ambiente e per nulla aperto nel campo dei diritti civili ed individuali.
Se ne accorse il Berlusconi del '94, salvo poi tradire, nel giro di un anno e mezzo, il suo programma liberale, libertario e liberista.
L'economista Francesco Giavazzi, non a caso, in un saggio di qualche anno fa spiegava che "Il liberismo è di sinistra". Sì, ma di una sinistra europea: ovvero di matrice liberalsocialista e liberaldemocratica. Profondamente antistatalista ed antiburocratica.
Ovvero l'opposto del nostro centrosinistra in salsa cattocomunista.
Oggi, dicevamo, questa compagine, grazie anche all'assurdo sistema delle primarie, sembra voler tornare al '94, ovvero allorquando presentò l'armata Brancaleone di Achille Occhetto, senza prospettive alcune di radicali riforme liberali, liberiste e libertarie.
Forse, magari, una sinistra laica, liberale e libertaria, in Italia, potrebbe anche vincere.
Oggi, stranamente, questa prospettiva pare essere incarnata piuttosto da Gianfranco Fini che è l'unico leader ad aver abiurato al suo imbarazzante passato clericofascista. A differenza dei vari centrosinistri che ancora mettono ceri a Togliatti e Berlinguer, dimenticando che loro furono amici dell'Impero sovietico e che il primo, oltre ad aver introdotto in Costituzione i fascisti Patti Lateranensi, concesse l'amnistia ai gerarchi del Regime mussoliniano.
Occorre costruire, dunque, un nuovo schieramento politico che guardi ad un programma di riforme che attendono l'Italia dal '94: laico, liberale, libertario e liberista.
Con Fini, i Repubblicani, i Liberali ed i Radicali.
Addio, dunque, ai baffoni, ai baffini, alle mortadelle, alle croci ed ai martelli.

Luca Bagatin



15 settembre 2010

Francesco Nucara, i Repubblicani e l'attuale maggioranza di governo



Francamente l'atteggiamento del mio Segretario Nazionale, Francesco Nucara, non mi scandalizza punto, come invece pare scandalizzare la gran parte della stampa e del mondo politico dalla scarsa responsaibilità istituzionale.
Il Partito Repubblicano Italiano fa a pieno titolo parte, dal 2008, dell'attuale maggioranza di governo.
Che oggi il Segretario del PRI, Nucara, annunci la costituzione di un "Gruppo dei responsabili" al fine di evitare le elezioni ed a salvataggio della maggioranza stessa, non è che lealtà nei confronti degli alleati, ma, soprattutto, responsabilità istituzionale.
Le questioni politiche dalle quali non è possibile prescindere, checchè se ne dica, ad ogni modo, sono tre:

a) il gruppo di Futuro e Libertà, ovvero dei finiani, non ancora politicamente forte, non ha alcuna intenzione di far cadere l'attuale maggioranza. Ha solamente voluto contarsi in Parlamento e nei sondaggi e - giustamente - fare la "voce grossa" di fronte ad un Berlusconi appiattito sulle posizioni anti-riformatrici della Lega Nord.

b) se si andasse a nuove elezioni in tempi brevi, come auspicherebbe piuttosto la Lega Nord - con l'attuale legge elettorale - il Paese ne uscirebbe ingovernabile, con un Berlusconi vincente alla Camera, ma incapace di ottenere la maggioranza al Senato. A trarne vantaggio sarebbero unicamente le forze estreme e destabilizzanti: Lega Nord ed Italia dei Valori. Che infatti stanno spingendo per nuove elezioni.

c) il PRI di Nucara sta offrendo al Paese la possibilità di evitare le elezioni anticipate e proseguire l'attuale legislatura con l'unico governo possibile e senza rischi di ingovernabilità.

Che vi siano amici e compagni Repubblicani che abbiano delle perplessità lo posso anche capire.
Ma per costruire un'alternativa all'attuale maggioranza di governo, ormai sicuramente stantia, è necessario lavorare nei prossimi tre anni. Oggi è ancora, purtroppo, prematuro.
E l'alternativa può - come scrivo da tempo - costruirsi per mezzo di una sinergia fra laici, repubblicani, liberali, finiani di Futuro e Libertà, Udc ed Api, capaci di coalizzarsi per un progetto di riforma che preveda almeno cinque punti: abolizione delle Province; riduzione della spesa pubblica improduttiva; riduzione delle imposte a due o tre aliquote; separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazzione del CSM.
Come ha ricordato Francesco Nucara in questi giorni, rimane poi prioritaria la questione di "contrastare il Vaticano" e le sue ingerenze nella sfera politica e dunque pubblica. Occorre dunque riaffermare o, meglio, costruire lo Stato laico.

Luca Bagatin



6 settembre 2010

Da Mirabello Gianfranco Fini si smarca definitivamente dall'accozzaglia berlusconian-leghist-statalista



Con il discorso alla Festa Tricolore di Mirabello, gremita - sia detto per la cronaca - anche di numerose bandiere del movimento omosessuale GayLib a rappresentare il mutamento in senso libertario del movimento della nuova destra italiana, Gianfranco Fini ha tracciato definitivamente un solco fra il suo raggruppamento - Futuro e Libertà per l'Italia - e l'accozzaglia berlusconiana, definita, giustamente dall'attuale Presidente della Camera, "stalinista".
Accozzaglia berlusconiana, quella raccolta attorno a ciò che rimane del PdL, che preferisce seguire il "capo" e la conservatrice Lega Nord, ma che da oggi in poi dovrà fare i conti con un alleato più forte, ovvero con il nuovo movimento del Presidente della Camera che presto diventerà a tutti gli effetti un partito.
Fini ed i suoi hanno capito perfettamente - a differenza della Bindi e di Di Pietro che strparlano - che solo stando al governo è possibile logorare Berlusconi ed inoltre scongiurare elezioni anticipate che regalerebbero voti unicamente ai partiti estremisti e destabilizzanti: Lega Nord, Italia dei Valori, beppegrilliani in salsa neo-squadrista.
E così, Futuro e Libertà per l'Italia, rappresenterà - almeno per ora - l'area liberale e riformatrice di questo governo.
E' oltre un anno che personalmente aspettavo (scrivendone, peraltro) un momento del genere, ovvero una scomposizione del quadro politico a partire da quella che allora definivo "una spaccatura costruttiva del PdL", che potrebbe finalmente portare a disegnare un nuovo bipolarismo: da una parte i riformatori ed i liberali raccolti oggi attorno al movimento di Fini-Della Vedova-Chiara Moroni (al quale potrebbero ben presto coalizzarsi anche il nostro Partito Repubblicano, il Partito Liberale, i radicali, i socialisti sparsi, l'Api di Rutelli e l'Udc) e dall'altra i conservatori e gli statalisti, raccolti attorno all'asse Berlusconi-Tremonti-Bossi-Cicchitto. Il tutto con una marginalizzazione dalla scena politica del Pd e dell'IdV, oramai senza alcuna prospettiva di ampio respiro.
Si giunga alla fine della legislatura e si vedrà. Tempo tre anni: i finiani si organizzino con un programma di riforme liberali in economia, laiche nei diritti civili ed atlantiche in politica estera; si coalizzino con noi repubblicani guidati dall'ottimo Francesco Nucara, con i liberali di De Luca e Guzzanti, con i radicali ed i socialisti sparsi e con i centristi di Rutelli, Tabacci e Casini. Tempo tre anni e saremo una macchina elettorale e democratica pronta a concorrere per il governo del Paese in alternativa a berluscones, leghisti, giustizialisti, grilliani e cattocomunisti.
Sto correndo troppo ? Lo scrivevo anche un anno fa e però qualcuno, alla fine, questa "spaccatura costruttiva del PdL" l'ha attuata davvero.

Luca Bagatin



30 agosto 2010

"MACCHE' GENIO ! SE ERA SOLTANTO UN BIDONE" di Pier Carpi

E SE LEONARDO DA VINCI FOSSE STATO UN INCAPACE ?
presentazione di Luca Bagatin

Chi è abituato a leggere questo mio blog, sa che ho da sempre una profonda ammirazione per il compianto scrittore, giornalista, regista e fumettista Pier Carpi.
Tale ammirazione nasce dal fatto che egli, oltre ad avere utilizzato nelle sue opere uno stile romanzesco, si è sempre occupato di personaggi controversi (Leonardo da Vinci, Cagliostro, i Kennedy, Licio Gelli....) e sempre con punti di vista nuovi, documentati, diversi da quanto "la vulgata" ha voluto raccontarci di loro.
Oggi, a curarne la memoria e gli scritti, oltre alla moglie Franca Bigliardi, c'è l'amico Salvatore Vaglica, con il quale sono in contatto da un anno e che recentemente mi ha fatto pervenire questo scritto inedito su Leonardo da Vinci, appunto.
Lo scritto non è tutto sommato lungo, ma la documentazione raccolta da Pier Carpi è sicuramente notevole.
Personalmente non prendo posizione in merito. Mi limito solamente ad offrirvi un ulteriore strumento di approfondimento.

Luca Bagatin

MACCHE' GENIO ! SE ERA SOLTANTO UN BIDONE
di Pier Carpi

Furbo e intrigante, non fu né ingegnere né architetto, non capiva nulla di matematica e di anatomia, plagiò le sue celebri invenzioni, non conosceva l'affresco ed era semianalfabeta. Ecco come la storiografia più aggiornata ha ridimensionato il mito leonardesco.

Messer Liunardo da Vinci, il nostro geniale Leonardo, poteva diventare il più grande pittore di ogni tempo. Sicuramente fu uno tra i massimi disegnatori. Ma rinunciò alla carriera per motivi venali: il mestiere di "dipintore" non rendeva abbastanza e gli artisti vivevano alla giornata nelle loro botteghe, come testimonia lo stesso Verrocchio, quando si lamenta che " un cuoco guadagna più di un dipintore". non aveva torto, poichè alla sua morte, trovò sepoltura soltanto grazie alla generosità di un ricco allievo, che ospitò il suo corpo nella cappella di famiglia. Botticelli e il Ghirlandaio non ebbero miglior fortuna.
Scrive Kenneth Clark, uno dei massimi esperti vinciani, dell'Università di Yale : " Possiamo presumere che Leonardo, al pari di altri giovani di talento, trascorse gran parte della sua vita a non fare assolutamente niente ". Infatti, quando Leonardo venne assolto nell'ingiusto processo per sodomia, Verrocchio rimane stupito nel vedere che, nonostante la non più giovane età, non si decideva ad aprire bottega per conto suo. Non sapeva che il maturo allievo aveva ben altri progetti. Arricchire, e alla svelta. Intanto, pensava di vendicarsi di colui che lo aveva denunciato all'urna di Palazzo Vecchio. E preparava un veleno, iniettando sostanze in un alberello, che avrebbe germogliato pesche letali e che lui avrebbe fatto pervenire al suo calunniatore. non sappiamo se il progetto giunse a termine. Ma sappiamo pultroppo che Leonardo, rinunciano al mestiere di dipintore, sprecava il suo unico talento, riscontrabile oggi in pochissime opere, come la Monna Lisa, la Vergine delle Rocce e la Sant'Anna. Altri quadri, come La Vergine e il bambino ( orribile per i vistosi errori anatomici ) il San Giovanni, Il Bacco Androgino, sono decisamente brutti e comunque in gran parte opera di suoi allievi. Da tempo il mito leonardesco è stato scalfito da studiosi qualificati tutt'altro che di parte, come il vinciano professor Auguste Koyré, dell' Istitute For Advanced Studies di Princeton, che scrive: " Benché Leonardo sia stato definito un grande scienziato e studioso, i moderni storici respingono quasi unanimemente tale interpretazione" . Eppure l'agiografia continua a presentarci un Leonardo. Come genio assoluto, summa scientifica, faro del Rinascimento. Si improvvisò scultore, combinando disastri e non scolpi mai nulla, perché ne era incapace. Si tramandava la sua leggendaria fama di architetto e costruì soltanto una stella. Si favoleggia delle sue invenzioni e armi segrete, che furono plagi di lavori già noti o banali fantasticherie, e quando si tentò di attuarle portarono al ridicolo. Si parla di lui come di grande ingegnere, ma si limitò a tentare una ridicola e costosissima deviazione dell'Arno, che non si poté terminare perché contro ogni legge scientifica e naturale. Odora ancora di zolfo per la sua fama di astrologo, ma lasciò scritto di ritenere l'astrologia una gran fandonia, e le sue imprese occulte furono a metà tra la sete di vendetta e il puro intrattenimento per le corti compiacenti. E' considerato un grande anatomista, per i suoi studi e disegni sul corpo umano, e invece non ne capiva nulla : per fortuna rimasero i disegni, i migliori della sua produzione. Lo si saluta come l'ideatore del volo umano, ma i suoi tentativi, basati su antichi disegni altrui, caddero nel ridicolo. tutt'al più si può parlare di Leonardo come del precursore del mondano deltaplano, Inoltre era semianalfabeta, scriveva in modo rozzo quanto presuntuoso, con macroscopici errori e con linguaggio contadino. Afferma il professor Giorgio De Santillana, dell'Università di Harvard, nel suo A man without letters, dedicato al problema specifico : " Leonardo scrive esattamente come i contadini del suo tempo e come quelli odierni. La sua ortografia è quella di una domestica" Il fatto di scrivere da sinistra a destra era considerato da lui un codice impenetrabile e, accanto a simili ingenuità non lesinava gli incensamenti alla propria grandezza, alla smania di gloria e soprattutto di denaro.
Leonardo si potrebbe definire con la famosa frase di Robespierre : Che cos'è questo miscuglio di genio e volgarità ? " certamente era in buona fede, rafforzato dalla massima presunzione . Sentendosi genio incompreso. Sentendosi genio incompreso e inaccettato, fece in modo di essere compreso, accettato e ben pagato, senza essere un genio. In questo riuscì grazie alla sua capacità istrionesca di convincere chiunque delle proprie fantasie, col talento di un moderno press-agent di se stesso. Sapeva vendersi bene, non esitava a bluffare e anche a barare e soprattutto seppe essere un cortigiano impareggiabile. Si scatenava nell'allestire feste e fuochi d'artificio, spettacoli e divertimenti per il signore di turno, mentre sceglieva sempre il partito migliore, nelle diverse fazioni. Tagliò le gambe ai nemici, fu sempre puntiglioso e vendicativo, come ricorda in The tragic pursuit of perfection, l'esperta vinciana Antonine Vallentin : " Leonardo aveva una sua irresponsabile passione per i tiri mancini " Capì che il successo era dovuto alla protezione delle grandi amanti, e se ne fece servo, lacchè, persino ruffiano, non esitando a cambiar padrona non appena una prediletta cadeva in disgrazia.Tutto questo per un solo scopo : vedere riconosciuti i suoi meriti di onnisciente, di genio dei geni. Se fece di tutto, sbagliando sempre, fu per la sua smania di arrivare, di stupire, di arricchire: solo una immensa fortuna, pensava e scriveva, gli avrebbe consentito di dedicarsi alle grandi opere in ogni campo dello scibile, che altrimenti non avrebbe potuto compiere. Purtroppo non fece nulla: ci ha lasciato pochi quadri, molti bellissimi disegni e tante follie disegnate e descritte nei suoi celebri codici. Ma tra tutti, c'è rimasto il suo capolavoro: Leonardo, lui stesso, la luce del Rinascimento. Era riuscito almeno in questo, a creare la propria leggenda. Il suo semianalfabetismo è dovuto al fatto di aver appreso a leggere e a scrivere dalla modesta matrigna Albiera, che in seguito morì di parto. Trascurato da un padre che lo odiava, il giovane Leonardo frequentò poco la scuola, per disertarla poi completamente. presto a bottega dal Verrocchio, cerco di rifarsi da autodidattica, ma commise l'errore di studiare sul testo De re militari di Vitruvio. Non imparò né latino né italiano, ma fu affascinato dalle armi e dalle macchine di guerra, tanto da plagiare da quel testo antichi congegni bellici di cui si attribuì l'invenzione. A bottega, lavorava poco e malvolentieri, soprattutto alle tavole del Verrocchio. Molti sono i lavori di quel periodo attribuiti a Leonardo. Forse, l'angelo del Battesimo di Cristo, ma esperti come Morelli, Thiis, Cruttwell, Grizzoni, Siren e Bodner negano che gli altri dipinti a lui attribuiti siano di sua mano, in particolare l'Annunciazione, già erroneamente attribuita al Ghirlandaio, i due ritratti della Vergine e il quadro della dama nobile, attualmente negli Stati Uniti, nel museo di Detroit, il cui curatore, il professor W.R. Felentiner, dichiara : " il primo dipinto senza alcun dubbio di mano di Leonardo è lo schizzo dell'Adorazione dei Magi, da lui eseguito all'età di trent'anni".
Il Verrocchio, che aveva simpatia per il non più giovane allievo che non concludeva nulla, lo presentò a Lorenzo il Magnifico, sollecitandogli un incarico.Ebbe un anticipo vistoso, di ben venticinque fiorini, per dipingere un San Bernardo in una pala d'altare. Molte altre volte prese anticipi e non realizzò nessun lavoro, facendosi anche condannare dai tribunali. Non aveva ancora iniziato la pala quando, dopo la congiura dei pazzi e la dichiarazione di guerra a Firenze da Parte di Papa Sisto, vide la possibilità di mettere finalmente in mostra il proprio genio. Presentò alla Signoria i suoi progetti di armi micidiali e di macchine belliche, garantendo la sconfitta nemica. Ma il Gonfaloniere respinse il tutto, sottolineando come si trattasse di strumenti già in uso presso gli antichi Persiani e gli stessi Romani, inattuabili e addirittura pericolosi. Tra gli altri, il vecchio sistema persiano di mettere lame alle ruote dei carri di guerra, per falciare la cavalleria nemica. Già all'epoca venne scartato poichè otteneva l'effetto opposto, quello di distruggere i carri amici e di falciare la propria cavalleria. Consigliato di dedicarsi alla pala, naturalmente tornò ai suoi studi, alla ricerca della grande scoperta che potesse renderlo famoso. Si impegnò negli studi scientifici e nelle elaborazioni matematiche, credendo di aver raggiunto risultati eccezionali. Scrive il matematico George Sarton dell'università di Havard, nel suo Art and science: "Nonostante tutte le asserzioni del contrario, Leonardo non era un matematico. nel prodigioso campo della matematica era unicamente in grado di brancolare come un cieco". infatti, fini per costruire uno stravagante strumento musicale, un liuto, che incuriosì Nannina Rucellai, sorella di Lorenzo. Il Magnifico, che non voleva saperne di Leonardo che lo aveva truffato con una pala d'altare, poi con una seconda, per la quale aveva versato un altro forte anticipo senza vedere nulla, fu costretto dalla sorella a ricevere il genio. Ascoltò l'esibizione con quello strano strumento e colse l'occasione per liberarsi di Leonardo: si disse pronto a pagarlo, purché fosse lui stesso a recarlo in dono a Ludovico Sforza, a Milano. Leonardo arrivò così alla corte ducale, carico di sogni e di progetti. Il liuto doveva essere soltanto la chiave per entrare nel cuore del nuovo signore e assumere ben altri ruoli di protagonista. Il duca ricevette Leonardo, ascoltò annoiato l'esibizione con il liuto e lo congedò. Ma il genio trasse all'iprovviso un documento e pretese di leggerlo, tra la noia generale: in esso, con una presunzione incredibile, si presentava come detentore di segreti di guerra, ingegnere matematico, architetto, scienziato in ogni campo, persino come scultore. Sapendo che il duca aveva in progetto la costruzione di un monumento equestre in bronzo in onore del padre, si disse in grado di eseguirne uno impareggiabile, lui che non aveva mai scolpito nulla. Ma nessuna sua proposta colpì Ludovico : né le armi da guerra, come le navi inattaccabili dagli esplosivi e dal fuoco, né le bombarde a retrocarica, né i ponti mobili, né il monumento equestre. Non offrì nessun posto al postulante e lo congedò bruscamente. Sarebbe stata la miseria, se alcuni individui non avessero trovato per il genio un forte anticipo per la solita pala d'altare che non sarebbe mai stata dipinta.

Quando a Milano esplose la peste Leonardo si buttò con impegno a risolvere il problema. Per avere un idea della sua follia, oltre che dell'inconsistenza delle leggende che lo vogliono esperto in medicina e grande architetto, basterà ricordare le idee che lui propose al duca, per debellare il flagello. partendo dall'assurda convinzione che la peste si trasmettesse via aria, consigliò semplicemente di radere al suolo Milano e far costruire al suo posto, dieci città, di trentamila abitanti l'una, da sistemare lungo il Ticino. Le disegnò puntigliosamente: una parte in superficie, per i ricchi, una parte sottoterra, per i poveri. Sistemò le fognature con scarico nel Ticino, dimenticando che in estate, con l'abbassamento delle acque, i risultati sarebbero stati terrificanti. E non curandosi del fatto che i poveri delle città sotterranee dovessero vivere nelle fogne, al buio. Non ricevette mai risposta, mentre gli arrivavano pressioni per la pala d'altare nemmeno iniziata. Però riuscì ad avvicinare l'amante del duca, Cecilia Gallerani, ottenendo di farle il ritratto. Attraverso lei, ebbe finalmente l'incarico di realizzare il monumento equestre a Francesco Sforza. Accettò con incoscienza: detestava la scultura, non aveva mai scolpito , non sapeva nulla della fusione in bronzo. Non solo, ma non si curò del fatto che tutti gli artisti già interpellati avessero rifiutato l'incarico, per l'impossibilità di fondere in bronzo una statua dalle dimensioni enormi, come il duca pretendeva. Anzi, sbalordì tutti con l'annuncio che la sua statua sarebbe pesata cinquantamila chili e il suo cavallo, senza il cavaliere, sarebbe stato alto quindici metri e in grado di reggersi soltanto sulle sue zampe posteriori. Una follia da realizzare in due anni. Due anni dopo, non c'era nulla, nemmeno dei disegni, tanto che il duca protestò con Lorenzo de' Medici, chiedendo che mandasse qualcuno a eseguire il lavoro al posto di quell'incapace. Il Magnifico non trovò in Firenze un solo scultore che accettasse di sostituire o aiutare Leonardo, a nessun prezzo, e si limitò a inviare due disegni del Pollaiuolo, che il genio naturalmente buttò via con disprezzo. Stava per essere licenziato quando, per sua fortuna, in vista delle nozze del figlio del duca, si ammalò l'addetto ai festeggiamenti e assunse quel ruolo.Nel quale seppe dare il meglio di se stesso, facendo dimenticare cavallo e pala. Risale a quei giorni l'unica opera architettonica veramente eseguita da Leonardo. Una scuderia per cavalli arabi, per conto del generale Sanseverino, comandante dell'inesistente esercito di Milano. Vezzeggiato a corte, prese a vestirsi con eleganza, a impomatarsi e incipriarsi e persino a lavorare. Rimise mano al cavallo con altri sistemi, ridimensionandolo ma non cambiando nulla, e riprese i suoi studi di anatomia. Basta vedere i disegni del tempo, per constatare quanta fosse la sua ignoranza in materia. Nella celebre rappresentazione del coito, nel pene sono disegnati due canali, uno per sperma e urina e un altro per una non meglio precisa anima. Intanto il duca cambiò amante e Leonardo si affrettò ad attaccarsi a lei, per non perdere il posto di festaiolo di corte, abbandonando la vecchia benefattrice. E ottenne l'incarico di dipingere la celebre Ultima Cena. Aveva accettato con la consueta incoscienza, poiché non aveva mai dipinto su muri e non conosceva nemmeno i rudimenti della tecnica. Intascò l'anticipo e pensò ad altre invenzioni, che potessero arricchirlo: una industria con macchine capaci di affilare aghi, in grado, scrive lui stesso, di fruttargli ben sessantamila fiorini l'anno; un orditorio, ancora più redditizio, quindi una macchina per cuscinetti a rulli. Ma ecco la realtà scuoterlo: il re di Francia marciava alla conquista di Milano. Doveva salvare il ducato e le sue prebende, fece progetti di difesa, disegnò macchine di guerra. Ma ricevette soltanto l'incarico di sistemare i tubi di riscaldamento nel bagno della duchessa. Ridotto a idraulico, rinunciò. Ma solo perché non era riuscito a risolvere nemmeno quel piccolo problema. Inoltre era preoccupato per l'Ultima Cena, che già andava sgretolandosi, perdendo i colori, deformandosi. L'opera è celebre e sin troppo lodata, ma in effetti è molto brutta. Il famoso critico Bernard Berenson tra i massimi esperti vinciani, scrive "E' un'assordante, fragorosa lite su una pizza di mercato napoletano ". Il disegno è sbagliato, con vistosi errori di calcolo, estremamente rozzo, per un dipinto privo di senso religioso e platealmente teatrale. Già guardando le mani si può capire quali siano gli errori del disegno di base. Come scrive Kenneth Clark, già poco dopo che l'affresco fu ultimato, il muro era già screpolato e crepato in modo disastroso. Ciò che vediamo dell'Ultima Cena " è oggi in gran parte opera del tempo e dei restauratori. Le smorfie sono solo ciò che il tempo e il restauro ci hanno lasciato ".Incapace di risolvere il problema idraulico della duchessa, Leonardo ottenne udienza da Ludovico. Ci fu una lite per compensi arretrati, dopo le proposte per il fallito monumento, ma il duca temeva soprattutto i francesi. Chiese a Leonardo di fare tutto il possibile per difendere la città e gli donò una vigna. Il genio militare visitò le fortificazioni e, dopo giorni e giorni di riflessioni, concluse testualmente " Poiché il potere delle artiglierie è aumentato di un terzo, i bastioni dovranno essere fatti d' un terzo più forti ". Il problema per lui era così risolto. Attese l'arrivo dei francesi e si mise al loro servizio. Fu introdotto presso Cesare Borgia, che lo lodò per le fortificazioni di Milano. Leonardo si tenne gli elogi, ben guardandosi dal rivelare che il costruttore non era affatto lui. Si disse onorato di servire anche la famiglia Borgia, si fece fissare un lauto stipendio e rimase in attesa di ordini. Ma ecco tornare Ludovico, con un esercito di svizzeri e tedeschi. Leonardo coi suoi collaboratori fuggi a Mantova. Incontrò il matematico fracescano Luca Pacioli, che lo indusse a mettere i suoi segreti militari al servizio di Venezia, minacciata dai Turchi. Leonardo non esitò, raggiunse la Serenissima e giurò che grazie alle sue invenzioni e armi segrete, avrebbe affondato la flotta di Reis Kemal Pascià, ancorata in laguna. Presentò il suo progetto del palombaro, che in realtà aveva copiato dai disegni del senese Giacomo Mariano. Ebbe denaro e collaborazione, mise in mare i suoi " sommozzatori ", ma nessuna nave nemica venne affondata o scalfita e Leonardo dovette fuggire. Chiamato da Cesare Borgia, lavoro per lui, con i soliti risultati. Disegnò un progetto allucinante e irrealizzabile per prosciugare le paludi di Piombino, quindi fu incaricato di far saltare la fortezza di Arezzo, che resisteva al Valentino. Predispose nuovi formidabili esplosivi che non ebbero nessun risultato, tanto che la città fu presa per fame. Anche il Borgia si stancò di quell'individuo inconcludente ed esoso, che finì per tornare a Firenze: dell'Ultima Cena si parlava molto e siccome nessuno l'aveva vista, poteva vivere campando di tanta fama. Ma il suo incontro con Niccolò Machiavelli lo distolse dal sogno di passare una serena vecchiaia dipingendo. C'era la guerra con Pisa e Leonardo fu incaricato di usare i suoi segreti militari a favore di Firenze. Il genio considerò che i pisani potevano combattere solo perchè ricevevano viveri e rifornimenti via acqua, sull' Arno. Così decise di deviarne il corso . E fu preso sul serio. Machiavelli si lasciò convincere dall'idea di non far passare più l'Arno per Pisa e concesse a Leonardo denaro, cantieri, uomini a volontà. I comandanti militari risero dell' impresa, ma dovettero obbedire e ci misero tutto l'impegno. Mentre essi lavoravano, Leonardo studiò un altro progetto, per due canali d'Arno verso Firenze: uno per fare arrivare le merci direttamente dal mare, l'altro per legare via mare le città alleate, come Pistoia, Serravalle, Prato. Nonostante la delusione per lo stallo della deviazione dell'Arno, la Signoria si lasciò convincere anche in questa seconda assurda impresa, per la quale Leonardo aveva calcolato un guadagno di ben duecentomila fiorini l'anno. Intanto assunse anche l'incarico di dipingere la Battaglia di Anghiari, impresa che finì miseramente per incapacità, così come caddero nel ridicolo le costose e folli deviazioni dell'arno e i canali. Per arrivare a Serravalle, l'acqua avrebbe dovuto salire di ben centocinquanta metri e Leonardo pensò di costruire una enorme pompa aspirante, che non si fece mai. Scrive il professor Ralph Raeder, studioso vinciano e ingegnere: " Il progetto e i disegni per il canale d'Arno formano una pagina di calcoli labirintici, un documento di delirio matematico" .

Ma venne la resa dei conti. La Signoria pretese che terminasse i lavori per i quali era stato pagato, cominciando dalla Battaglia di Anghieri. Contemporaneamente una secca dell'Arno interruppe i lavori dei canali e della deviazione, poiché le acque non potevano essere manovrate. I lavoratori protestarono e si rifiutarono di proseguire nella folle impresa. La Signoria ordinò che proseguissero. E fu il disastro. Le piogge, quasi un diluvio travolse tutto. in un amibente sempre più ostile, Leonardo pensò di risolvere tutti i propri problemi diventando ricco grazie alla realizzazione del volo umano. Sono sin troppo note le disavventure in proposito, mentre progetti e disegni non avevano alcuna consistenza e tantomeno possibilità di realizzazione. Scrive Ivor B. Hart, direttore dei servizi didattici del Ministero dell'aviazione britannica: " Si può affermare senz'altro che, nel complesso, i disegni di macchine volanti eseguiti da Leonardo sono di scarsa incidenza scientifica.Si tratta di semplici curiosità, di splendide illustrazioni eseguite da un genio con la passione della meccanica, che si abbandona senza remore ai propri sogni, speranze, illusioni" . Anche la leggenda del Leonardo precursore dell'elicottero è smentita autorevolmente, sia dagli studi del Professor Ladislao Reti sugli elicotteri e i giroplani, sia da H. C Gibbs - Smith, nell'analisi specifica fatta in Origins of the Helicopter. inoltre un primordiale elicottero è dipinto persino su un quadro sacro, con Gesù Bambino intento " a giocare con un oggetto simile a un elicottero", del 1460 e oggi conservato nel museo di Le Mans. Dopo la famosa contesa con la Signoria e il conseguente sequestro dei centocinquanta fiorini lasciati in garanzia per i lavori non eseguiti, Leonardo fu ancora a Milano presso il vicerè. Riprese il suo adorato ruolo di cortigiano e organizzatore di grandi feste. Ma non smise mai con i suoi sogni di genialità e ricchezza. Nemmeno quando, usurpando una fama di costruttore e architetto, seguì il re di Francia, riuscendo finalmente a vivere in un castello, come un principe. Pensava a nuove invenzioni, come una lacca indelebile, a costruire armi micidiali, trabocchetti diabolici da sistemare in sotterranei. Propose di costruire una nuova reggia, che per fortuna non gli fu affidata. Riprese i suoi studi sul corpo umano, lasciando testimonianze patetiche: " La lunghezza dei palmi è stessa di quella del piede... La lunghezza del dito più lungo è uguale a quello della larghezza della bocca... La larghezza del calcagno è uguale a quella del polso... Il piede è lungo quanto l'intera testa di un uomo... Dall'ombelico ai genitali vi è la lunghezza di una faccia..." Ma non costruì nulla, nemmeno la torre traforata nel castello di Blois, che gli venne erroneamente attribuita. Disegnò progetti di palazzi e giardini all'italiana, la ricostruzione della reggia, parti anatomiche, lavorò alla seconda tavola della Vergine delle Rocce e portò a termine quella Monna Lisa che doveva renderlo immortale. La vera testimonianza di un genio e di un talento sprecati. A ricordarci che davvero Leonardo avrebbe potuto diventare uno dei massimi pittori di ogni tempo, c'è appunto la Monna Lisa. Una tela che il re, dopo la scomparsa dell'artista, incamerò senza versare un soldo. In quella solitudine principesca, integro nei suoi sogni non realizzati e quindi vivi, messer Liunardo da Vinci riceveva ospiti, parlava, dissertava, teneva una sua corte, si compiaceva di insegnare ciò che non aveva mai saputo. Era la sua ultima grande festa di corte, ma stavolta da protagonista. Ma ormai, senza più illusioni, aveva scritto " Ho sprecato le mie ore".

Pier Carpi



21 luglio 2010

P2, P3, P38, Pd, PdL


Il prof. Aldo A. Mola ed il suo ultimo saggio sulla P2

Sono una volta di più concorde con l'analisi del prof. Aldo Alessandro Mola, saggista e storico, relativamente a questa storia della P3, che nei fatti non ha nulla a che vedere nè con la Massoneria - che è un'organizzazione esoterica di uomini perbene - nè tantomeno con la P2 che fu una Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia sulla quale sono state dette e scritte un mucchio di fandonie.
Il prof. Mola, che di recente ha scritto un approfondito, documentato e mai smentito saggio sulla P2 ("Gelli e la P2 fra cronaca e Storia" Bastogi editrice), chiarisce che questa "P3" è solo una formula.
Giornalistica perlopiù. Una formula che coinvolge - eventualmente - solo faccendieri o giù di lì.
La P2, come ricorda lo stesso Mola, era una Loggia coperta ma regolare del GOI, il cui scopo era noto persino al Generale dei Carabinieri, ex partigiano ed eroe dell'antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa che di essa fece parte: ovvero scongiurare gli opposti estremismi e consolidare la vita democratica.
Non a caso, fra il 1994 ed il 1996, la Corte di Assise di Roma e la Corte di Cassazione assolsero i "piduisti" dall'imputazione di complitto militare e politico.
Il nostro Paese è decisamente molto strano. E' il Paese dei falsi golpe e dei falsi miti.
Il liberale Edgardo Sogno, il repubblicano Randolfo Pacciardi e - successivamente - il socialista Bettino Craxi furono messi alla gogna, mentre i parolai, i populisti ed i cattocomunisti andarono al governo: Berlusconi, Prodi, Bossi, Di Pietro.....
Sogno e Pacciardi - eroi della Resistenza antifascista - accusati di golpe militare, mentre dall'altra parte il Partito Comunista - sostenuto dall'Urss - si accaparrava via via consensi sino all'inevitabile declino con il crollo del Muro e dunque comunismo internazionale.
Ed ecco avanzare allora lo sapuracchio di Tangentopoli: in galera e vilipesi gli esponenti dei partiti demcratici, liberali, repubblicani, socialisti e sugli altari i rappresentanti dell'autoritarismo: comunisti, fascisti, leghisti, neoberlusconiani.
Sino ad arrivare ai giorni nostri ove nel Pd si vogliono "scomunicare" i massoni ed i laici, mentre dall'altra parte - nell'altro "comitato d'affari" - si baciano le pile del Vaticano.
Comitati d'affari, appunto.
Non la P2, ma il Pd, il PdL ed i loro satelliti estremisti e giustizialisti: IdV e Lega Nord.
Conventicole d'affari che hanno imposto una legge elettorale truffaldina ed antidemocratica, che manda al macero milioni di voti, che impedisce agli elettori di votare i loro rappresentanti.
Centri di potere bipartisan che truccano le regole del gioco, che mangiano alle spalle del cittadino, oggi molto più di ieri: perché senza regole, senza ideali, senza un minimo di ritegno.
Questa l'Italia di oggi che, infondo, è il prodotto di quella di trent'anni fa. Di quella che credeva alle P38 ed agli scontri di piazza piuttosto che al dialogo ed alle regole democratiche.
Di quella che "sognava la rivoluzione" che sarebbe finita inevitabilmente nell'"involuzione": dei costumi, del linguaggio, della politica.
Di quella dei "misteri" montati ad arte da certa stampa per vendere più copie e da quella che "tirava a campare", scaricando sui cittadini-elettori le sue esclusive responsabilità.
Un panorama decisamente triste. Da ripensare. Da ricostruire.

Luca Bagatin



14 giugno 2010

Fa caldo.....potrei scrivere che il Pd è un partito antidemcoratico ed intollerante ma direi cosa già nota

Cari lettori, fa caldo.
Eh sì, la stagione per me più ostica dell'anno è arrivata.
Ostica, non ostrica, certo anzichenò.
Quando leggerete questo post sarò già partito per qualche luogo per nulla misconosciuto, ma, ad ogni modo, lontano da un qualsiasi tipo di computer e connessione internet.
Con il caldo faccio fatica a scrivere, oh yes. Tanto vale partire allora.
E poi che cosa potrei scrivere in questo periodo che non abbia già scritto ?
Potrei ribadire, al massimo, che il Pd è un partito neofascista e così i suoi alleati e tutti i partiti o personalità che fanno dell'anti-massoneria una bandiera. Ovvero dell'intolleranza una bandiera, del razzismo una bandiera, dell'antisemitismo una bandiera, dell'omofobia una bandiera. Dell'odio per l'individuo una bandiera.
Potrei dire che sì, è opportuno essere intolleranti con questi intolleranti.
Potrei dirlo.....invece mi limito a ri-scriverlo. A ri-scrivere cose già note, magari, purtroppo non ancora del tutto digerite dai più.
Perché prima di digerire qualche cosa bisognerebbe prima ingurgitare qualche cosa: divorare la conoscenza e poi digerirla, appunto.
Ed allora mi limito, per questi giorni di mia completa assenza dal web, a ripubblicare qualche cosa di opportunamente utile: il mio articolo sulle origini gnostiche della Massoneria.
Istituzione che, a differenza delle Crociate cristiane, del Comunismo e del Nazifascismo, non ha mietuto una sola vittima. Al massimo ne ha salvate molte (anche dal cristianesimo, oltre che dal comunismo e dal nazifascismo).
In secondo luogo, in occasione del decennale della morte delle scrittore e regista Pier Carpi (26 giugno), sarà mia cura pubblicare in anteprima l'intervista che ho realizzato a Salvatore Vaglica, curatore delle opere del compianto autore e Presidente del Centro Studi "Pier Carpi".
Orbene, cari lettori, un bel po' di carne al fuoco per questo inizio di calura estiva c'è e ci sarà.
Non preoccupatevi per la mia assenza: per qualcuno sarà persino un bene

Luca Bagatin



3 aprile 2010

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi



Caro Presidente Berlusconi,
non sono mai stato un antiberlusconiano anche e soprattutto perché non ho mai pensato avesse senso essere "anti" qualche cosa che non esiste.
Non esiste il "berlusconismo", così come - in questi sedici anni circa che ci separano dalla Prima Repubblica - non esiste un programma "berlusconiano".
O, quantomeno, personalmente non lo conosco.
Per anni, dunque, caro Presidente, io l'ho bellamente ignorata. Ho fatto politica - dal 1995 a qualche anno fa (nell'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica) - a prescindere da questo presunto "berlusconismo" e dallo stesso Silvio Berlusconi, che per me rimane un ottimo comunicatore ed imprenditore della comunicazione. Punto e stop però.
Non ho visto grandi programmi politici, o meglio, ho sentito solo qualche cosina....
Ho sentito qualche cosa che le mie orecchie politicamente sensibili alla parola "libertà" hanno udito.
Peccato che quel che ho udito sia stato, dal 1994 ad oggi, sistematicamente tradito dai governi da Lei stesso presieduti.
Liberalizzazioni mancate, semplificazioni delle imposte mancate, abolizioni delle Province mai avvenute, devolution che in realtà si è trasformata in un aumento della burocrazia e delle imposte a livello locale, mancata riforma del mercato del lavoro con introduzione di congrui ammortizzatori sociali, riforma della giustizia mai vista, libertà civili negate. Senza contare le Sue più che discutibili amicizie con il dittatore della Libia Gheddafi ed il sovietico Presidente russo Vladimir Putin (si vedano gli ottimi libri dell'On. Paolo Guzzanti in merito).
L'elenco delle "pecche" sarebbe ancora molto lungo. Un elenco che - ad ogni modo e di già - dimostra l'inappropriatezza della denominazione "Popolo della Libertà".
Quali "libertà", appunto ? E quale "popolo" visto che il 40% degli italiani si astiene ?
La crisi economica, poi, è vera e tutt'altro che sanabile nel breve termine. Anche nel cosiddetto "ricco Nord-Est" d'Italia, le imprese stanno cominciando a chiudere. Venga a vedere di persona.
Le responsabilità, caro Presidente, cadono ad ogni modo anche e soprattutto sulla Lega Nord. Quella Lega Nord che oggi è più forte di ieri ed alla quale Lei stesso ha lasciato, in tutti questi anni, le vere redini del Paese.
Un Paese del "non fare". Un Governo che, più che "del fare", è un Governo "del prendere". Per i fondelli i suoi stessi elettori.
Elettori che si rifugiano o nell'astensionismo (in special modo quelli moderati) o che vi votano ancora, certo, ma solamente perché dall'altra parte vi è il nulla.
Che dire ancora ?
Per ora mi fermo qui, ripromettendomi, forse in futuro, ulteriori analisi.
Rispettosamente,

Luca Bagatin



20 gennaio 2010

L'OMOSESSUALITA' POLITICAMENTE TRASVERSALE by Peter Boom

Voglio ringraziare ancora una volta l'amico Peter Boom per i preziosi contributi che fornisce a questo blog, ormai sempre più visitato anche dall'estero (con significative visite dagli Stati Uniti d'America, dalla Francia, dalla Gran Bretagna e persino dall'Asia).
Senza i contributi di Peter Boom, infatti, molto spesso, talune notizie non sarebbero presenti nel panorama mediatico e ne è un esempio il ricordo di Alfredo Ormando della settimana scorsa.
Di seguito, ancora una volta, l'amico Peter, riprende infatti l'argomento.

L. B.


L'OMOSESSUALITA', POLITICAMENTE TRASVERSALE
di Peter Boom



La commemorazione del sacrificio di Alfredo Ormando
(immolatosi davanti al sagrato del tempio della
cristianità cattolica il 13 gennaio 1997) davanti alle
transenne anticristiche dello stato del vaticano quest'anno
è stata sentita poco dagli stessi omosessuali e poco
pubblicizzata.
Il motivo di questo disinteresse sta probabilmente nel
timore
conscio ed inconscio del suicidio che non vuole venir
giustificato da persone tra le quali il pensiero al suicidio
affiora più frequentemente di altri. Infatti, rappresenta
uno spettro che viene rimosso il più possibile. La vita da
gay in Italia viene vissuta da molti in modo traumatico a
causa dei tanti tipi  di emarginazione.
Emarginazioni che a volte si traducono in violenze estreme
soprattutto contro transessuali, travestiti e/o persone che
mostrano apertamente le loro tendenze.
La colpevole mancanza governativa nel non far approvare una
legge contro l'omofobia ha ulteriormente aggravata la
situazione. Uno dei più lampanti esempi è il caso del
quasi mortale accoltellamento di un gay a Roma. L'aggressore
la mattina dopo stava di nuovo a casa. Nessuno potrà
negare che questo per un paese civile è quantomeno anomalo
e oltremodo scandaloso. Ora è stato condannato, ma in
fondo lui è stato educato in un clima di disprezzo per gli
omosessuali, incoraggiato tuttora dalla chiesa cattolica e
da una parte della politica, una vittima di malvagio
lavaggio di cervello. I mandanti immorali non sono stati
condannati!
Invece sembra che i tempi cambino persino in Italia, anche
perché si vede una parte dell'estrema destra inclusiva di
persone omosessuali. Lo stesso Presidente della Camera
Gianfranco Fini si è espresso in termini molto liberali ed
aperti. D'altronde le leggi devono essere uguali per tutti,
in uno società civile i diritti civili ed umani non
possono essere sottoposte a deroghe.
La Lega Nord oggi è incomprensibilmente all'antica,
razzista ed anti-omosessuale, mentre in passato si era
dimostrata abbastanza tollerante da sembrare quasi moderna.
Nella gerarchia vaticana sopravvive ancora una anticristica
chiusura mentre parlando con i semplici preti questo
atteggiamento dogmatico non mi pare sia condiviso da una
buona parte del clero e neanche dal popolo cristiano
cattolico.
Elementi intolleranti militano sia nella sinistra come nella
destra, ma mi sembra di percepire che la loro nefasta
influenza discriminatoria stia scemando. A questo proposito
vorrei segnalare due siti su internet, politicamente in
contrasto tra loro, ma che tutt'e due hanno pubblicato
articoli molto belli ed aperti proprio per commemorare
degnamente Alfredo Ormando.
http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it/?r=132168  e
http://www.reset-italia.net/2010/01/12/sesso-e-fuoco-a-piazza-san-pietro

UN SEGNALE DI LUCE !

Peter Boom
www.pansexuality.it


sfoglia     settembre        novembre






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini