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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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21 aprile 2015

Il 25 aprile 2015 necessita di una nuova Resistenza !

Il 25 aprile del 1945 si celebrava la liberazione dell'Italia dal nazifascismo.

Il 25 aprile del 2015, invece, celebriamo l'avvento della dittatura del danaro, dell'egoismo, di un'Unione Europea che se ne frega persino dei morti del Canale di Sicilia e dei profughi che si rifiuta di ospitare, lasciandoli tutti a Italia e Grecia, i cui popoli vivono già in ristrettezze economiche e sono già pompati dall'UE come “vacche da mungere”, oltre che obbligati dalla stessa a subire (contro)riforme d'austerità.

E' un 25 aprile triste quello che stiamo per “celebrare”. Sarà una veglia funebre in tutti i sensi.

Sarà la vittoria dell'economia sull'umanità. Sarà la vittoria dei nuovi Mussolini con il volto di Mario Draghi e dei nuovi Hitler con il volto di Angela Merkel.

Sarà la vittoria di una nuova dittatura – più subdola – in quanto questa volta, 70 anni dopo, ha il volto “rassicurante” dello speculatore finanziario, del governatore europeo, del banchiere, del politico che si è fatto corrompere dalla BCE e dal Fondo Monetario Internazionale.

Anche oggi i partigiani sono pochi. E male armati. Se non fosse per le eroiche “Femen” - gruppo di attiviste libertarie contro lo sfruttamento economico, religioso e sessuale che imperversa nell'Occidente pseudo-democratico e nell'Medioriente islamista – oggi non ci sarebbe davvero nessuno a fare da “sentinella della democrazia”.

La Democrazia, è, nell'accezione antica, “forza di popolo”, “governo del popolo”. La Democrazia, quindi, è populismo allo stato puro, nell'accezione più positiva del termine.

I politicanti di oggi – spesso non eletti da nessuno come in Italia, oppure pagati da lobby e multinazionali per essere eletti - invece, hanno deciso di connotare negativamente il termine “populista”.

Il popolo, ormai, sembra non contare davvero più nulla. Tutte le decisioni vengono prese nei salotti di Washington o di Bruxelles: dagli aumenti dell'IVA sino ai bombardamenti in Libia o in Iraq, magari inventandosi l'esistenza di fantomatiche “armi di distruzione di massa”.

Le uniche e autentiche “armi di distruzione di massa”, oggi, sono il danaro; lo sfruttamento del lavoro; la disoccupazione endemica; la precarietà; la delocalizzazione delle imprese; il commercio delle armi da parte di multinazionali senza scrupoli che andrebbero chiuse o fatte riconvertire; la religione come mezzo di offesa e di superstizione, anziché intesa come panacea per lo spirito; la deportazione di migranti da parte di scafisti e politici corrotti, in nome di presunti “diritti umani” e che finiranno presto sfruttati nelle imprese europee.

Lo scrissi in un articolo che solo Politicamagazine.info accettò di pubblicare, il settembre scorso e che sarà rieditato anche nel mio prossimo saggio: “...Non vi può essere vera cultura dei diritti se, nel mondo, vi sono ancora bambini che soffrono, che muoiono, che hanno fame. E la stessa cosa vale per donne e uomini, trattati come carne da macello e schiavi della dittatura del Potere, del Danaro, della Religione”... “Occorre essere consapevoli di ciò e riconoscere che occorre riunire ciò che è sparso. Smetterla con le contrapposizioni sterili e comprendere che l'unica contrapposizione vera è fra Civiltà dell'Amore da una parte ed inciviltà dell'odio, del piacere effimero e del dolore dall'altra.

L'Amore fra i popoli potrebbe essere l'unica ideologia possibile da contrapporre al Potere ed allo sfruttamento. L'unica alternativa al sistema capitalistico ed a quello delle Religioni e delle Ideologie istituzionalizzate che, di fatto, ci stanno costringendo, ogni giorno, a pagare un prezzo altissimo in termini economici, umani ed intellettuali.

L'obiettivo di “Amore e Libertà” (pensatoio che ho fondato nel maggio 2013. N.d.A.), in questo senso, è di un ripristino dell''Agorà dell'Antica Grecia, ovvero un sistema che permetta a chiunque di autogestirsi, di auto-governarsi. E' la nascita dell'Internazionale dell'Amore, che, recuperando gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, vada a sanare le divisioni ideologiche fra mazziniani, anarchici e socialisti e vada a recuperare il meglio del pensiero mazziniano, anarchico e socialista. Per un'alternativa libertaria, umanitaria e sentimentale. L'obiettivo di “Amore e Libertà” è la socializzazione dell'economia, ovvero l'autogestione delle aziende da parte dei singoli cittadini, affinché siano loro stessi a trarne vantaggio, con amore e libertà. Perché l'avvenire o può seguitare a mostrarci un mondo fatto di violenza e sfruttamento, oppure può essere radioso e gestito o, meglio autogestito, da tutti i cittadini uniti, come fratelli.

Questo è peraltro anche il messaggio del Cristo e di tutti i Grandi Iniziati che mai vollero fondare religioni o sostenere governi, ma predicarono l'eguaglianza, l'amore e la libertà fra le genti”.

Il 25 aprile 2015, in sostanza, necessita di una nuova Resistenza !


Luca Bagatin



27 aprile 2014

L'(anti)politica garibaldina dell'Amore: unico antidoto agli imbrogli di Stato (e di mercato)


A sinistra: manifesto storico del Partito dell'Amore; a destra: simbolo di "Amore e Libertà"

Se i politicanti credono di poter dare una boccata d'ossigeno ai cittadini italiani con 80 euro mensili – peraltro solo a coloro i quali già lavorano, come se i disoccupati in continuo aumento nemmeno esistessero (sic !) - si sbagliano di grosso.

E se credono di metterli in condizione, così, di farli ricredere nella politica e convincerli ad andare a votarli alle europee, si sbagliano un'altra volta di grosso.

Avrebbero, semmai, dovuto accorgersene prima. Prima di aumentare l'IVA di due punti percentuali negli ultimi tre anni, ad esempio. E prima di tartassare il contribuente in ogni modo, senza fornirgli alcun servizio, alcun incentivo, alcun tornaconto. Imbrogliandolo ed imbrigiandolo, talvolta costringendolo persino al suicidio (perché non aprire una commissione d'inchiesta in questo senso, a proposito ?) !

Tutti d'accordo e nessuno si smarchi. Dal Pd a Forza Italia passando per i loro sodali. Così come tutti d'accordo lo sono sempre stati allorquando pompavano e pompano allegramente la macchina degli sprechi di danaro pubblico, dal nord al sud, permettendo ad intere categorie statali, parastatali, sindacalizzate, comunali, provinciali, regionali, politicizzate, di mangiare in barba a tutti gli altri.

Il populismo, in questo senso, forse, è preferibile al papponismo di Stato, come andiamo dicendo da qualche tempo.

Peccato che, dalla parte del popolo – come lo erano durante il Risorgimento i soli Mazzini e Garibaldi con il loro Partito d'Azione – oggi non ci sia davvero nessuno.

Nemmeno i “riccetti der quartierino” Grillo e Casaleggio che, con la storia dell'”uno vale uno”, comandano a bacchetta i loro deputati in un bailamme di confusionismo senza costrutto.

Che fare ?

Ribellarsi democraticamente con lo sciopero del voto. Mandarli a farsi “benedire” con l'Ex Voto proposto da quel dì dal Partito dell'Amore erede di Moana Pozzi (ma anche di Giuseppe Garibaldi), auspicando, come auspica il nostro partito-non-partito “Amore e Libertà” (che ha fatto del coraggio di Anita Garibaldi la sua bandiera), l'estrazione a sorte fra tutti i cittadini al fine di concorrere a formare un'Assemblea Legislativa davvero democratica, secondo le regole dell'Agorà dell'Antica Grecia.

Senza finanziamenti pubblici a questo o a quello. Senza imbrogli e ruberie di Stato e di mercato. Solo passione, sudore della fronte, amore per la patria, per l'umanità e per la libertà.

A guidarci è certamente l'utopia. Ma un'utopia creativa e creatrice che animò i grandi del passato in un'incessante ricerca di evoluzione interiore, umana, politica, civile (ci si ricordi delle personalità già citate, i Mazzini e i Garibaldi, ma si aggiungano anche Gandhi, Gabriele D'Annunzio nell'impresa di Fiume, Ernesto Nathan e molti altri).

Se questa è (anti)politica, ben venga l'(anti)politica allora. Ma sia un'(anti)politica garibaldina dell'Amore. L'unica alternativa popolare e umanitaria oggi possibile.


Luca Bagatin (nella foto con Debdeashakti)


Si veda anche il seguente articolo (clikkando sul titolo):
Civiltà dell'Amore contro società del piacere




24 aprile 2014

"Riflessioni politiche flash (parte seconda)" by Luca Bagatin

Sandro Bondi, già sindaco comunista di Fivizzano ed oggi esponente di un partito che si chiama Forza Italia, afferma che Renzi sarebbe come Blair, mentre Berlusconi sarebbe come la Thatcher.
Peccato che Blair sia l'erede del liberalsocialismo inglese e non del cattocomunismo demitiano e - oltretutto - non abbia mai fatto il gioco delle tre carte con i cittadini britannici.
E peccato che la Thatcher non abbia mai avuto pendenze con la giustizia, abbia attuato politiche liberiste e non corporative e, oltretutto, non abbia mai strizzato l'occhio ai dittatori comunisti (da Lukashenko a Putin), bensì li ha sempre combattuti.


Anziché dare solo un contentino di 80 euro (peraltro solo a coloro i quali un lavoro già lo hanno !), Matteino Renzi avrebbe potuto abbassare drasticamente l'IVA di 5 punti percentuali.
Una boccata di aria fresca per tutti i consumatori !
Dove trovare la copertura finanziaria ? Da una riduzione del 50% sullo stipendio di parlamentari e funzionari pubblici.


Tutti a criticare il qualunquismo ed il populismo, ma nessuno che conosca o si ricordi davvero che cos'è stato il Fronte dell'Uomo Qualunque, poi ribattezzato Fronte Liberale Democratico dell'Uomo Qualunque, fondato dal repubblicano mazziniano Guglielmo Giannini.

Se così fosse ci si ricorderebbe che l'Uomo Qualunque propugnava il liberismo economico, la lotta al capitalismo della grande industria, la limitazione del prelievo fiscale e l'abolizione della presenza statale nella vita sociale dei cittadini.

In sostanza fu, dopo il Partito d'Azione di Giuseppe Mazzini, il primo movimento politico organizzato dalla parte del cittadino e contro il malaffare politico.

E ci si ricordi che, il cosiddetto e tanto vituperato “populismo”, è sempre preferibile al “papponismo” di Stato.



15 aprile 2014

"Per un pugno di simboli" di Gabriele Maestri in questi giorni in libreria !

L'amico Gabriele Maestri, giornalista, da noi recentemente intervistato (http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/04/05/intervista_esclusiva_di_luca_b.html), sta per dare alle stampe, in questi giorni, un ottimo saggio dal titolo "Per un pugno di simboli" (Aracne Editrice), con prefazione di Filippo Ceccarelli.
E' un saggio che raccoglie, come dicevamo nell'intervista, la storia dei simboli dei partiti e dei movimenti politici italiani dal 1948 ai giorni nostri.
La particolarità, che mi riguarda personalmente peraltro, è che "Per un pugno di simboli" avrà un capitolo ad hoc dal titolo "Voti, amore e libertà", nel quale - oltra a raccontare la storia dell'elezione di Ilona Staller Cicciolina nelle file del Partito Radicale negli Anni Ottanta e la storia del Partito dell'Amore di Riccardo Schicchi, Mauro Biuzzi e Moana Pozzi negli Anni Novanta - racconta anche la mia avventura politica con la stessa Staller alle amministrative romane del 2013, nonché la storia del mio movimento-non-movimento (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà, fondato circa un anno fa (www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it).
E' dunque con immenso piacere che desidero qui di seguito presentarvi in anteprima la copertina del volume, consigliandovene la lettura.
Un libro storico, eretico e inusitato che non può certo mancare nella vostra biblioteca personale !

L. B.



5 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Gabriele Maestri, giornalista e autore del saggio di imminente uscita "Per un pugno di simboli", relativo alla storia dei simboli di partiti e movimenti politici in Italia

Ma quanti e quali sono i simboli politici di partiti e movimenti presenti in Italia dal 1948 – ovvero da quanto fu fondata la Repubblica dei Partiti, appunto – ad oggi ?

La risposta ce la fornirà a breve l'ottimo giornalista e assegnista di diritto pubblico comparato all’Università di Roma Tre, ovvero Gabriele Maestri, 31enne emiliano.

Con il suo “Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male” (Aracne Editrice), con prefazione del giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli – nota firma di Panorama, La Stampa e La Repubblica – infatti, Maestri descrive per filo e per segno vita, morte e miracoli (soprattutto quest'ultimi !) di partiti, partitini e movimenti vari, che da decenni popolano la vastissima galassia politica dello Stivale.

Una raccolta, pensate, di ben oltre 700 simboli politici - varianti comprese - che, nel volume, saranno tutti riprodotti a colori, con tanto di cronistoria.

Non posso non ricordare qui, brevemente, che Gabriele Maestri ha dedicato un capitolo anche alla mia avventura politica con l’ex parlamentare radicale Ilona Staller in arte Cicciolina alle amministrative romane dello scorso anno ed alcune note le ha dedicate anche al mio movimento-non-movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) che, per la prima volta, viene presentato al grande pubblico attraverso la frizzante penna di questo giovane collega.

E' pertanto mio grande piacere intervistare amichevolmente qui Gabriele Maestri, per conoscere, in anteprima, i retroscena relativi alla sua opera d'inchiesta attorno ad uno degli aspetti più curiosi della politica nostrana.



Gabriele Maestri

Luca Bagatin: La domanda è d'obbligo. Com'è nata l'idea di un libro sulla storia dei simboli politici e/o di partito?


Gabriele Maestri:
L’idea certamente viene da lontano. L’interesse è arrivato quando ero bambino, coi simboli dei partiti che m’incuriosivano, per i colori e le figure, durante le lunghe dirette televisive post-elezioni; quando sono cresciuto la passione è cresciuta, proprio mentre la politica si complicava. Il libro che esce ora, in realtà, arriva dopo che nel 2012 avevo pubblicato la versione accademica di questa stessa ricerca, ovvero “I simboli della discordia “, che studiava per la prima volta sul piano giuridico gli emblemi dei partiti, a partire dalle regole da applicare in caso di scissioni o disaccordi. Avevo già l’idea di giungere a raccontare la storia dei simboli con venature pop, facendosi strada tra dichiarazioni, contraddizioni, liti, spinte, insulti, che non sono mancati in questi anni, furbizie e altri episodi che hanno caratterizzato queste vicende. Da giurista, però, avevo bisogno prima di raccontare una storia “seria” per tecnici, per poi farne una versione rivolta a tutti e, magari, divertente.


Luca Bagatin: Quanto tempo hai dedicato alla raccolta di informazioni relative ai simboli politici italiani ?


Gabriele Maestri:
Tanto tempo. Più di quanto sarebbe stato sano dedicare a questa ricerca: effetti della passione, anche se bisognerebbe controllarsi meglio. Comunque, nel 2010 è nata l’idea del libro “serio” e, per trovare i cumuli di documenti necessari - dagli atti notarili alle sentenze - ci è voluto un anno e mezzo, durante il quale ho cercato e scritto. Altri tre mesi sono stati solo di scrittura e limatura. Dopo il primo libro, per alleggerire i contenuti, c’è stato bisogno di infinite giornate di ricerca negli archivi online dei quotidiani, su libri e altre fonti, le informazioni che servivano, per non parlare delle testimonianze che ho raccolto - a volte macinandomi centinaia di chilometri - perché servivano o potevano completare il quadro. Tra ricerca e scrittura, quella che sembrava una semplice operazione di riscrittura ha richiesto almeno un altro anno. Il lavoro di ricerca dei simboli, tra vecchi e nuovi, invece non finisce mai.


Luca Bagatin: Nel tuo libro ci sono simboli e simboletti, spesso curiosi e coloriti, anche e soprattutto sotto il profilo linguistico. Quali sono i simboli che più ti hanno incuriosito e qual è la storia o il retroscena che ti ha incuriosito di più nell'ambito di questa tua ricerca/inchiesta ?

Gabriele Maestri: Da un certo punto di vista non si poteva non essere incuriositi - pur mettendosi le mani nei capelli - di fronte a quella pletora di emblemi che, a partire dagli anni ’90, sembrava avere trasformato la politica italiana in una dependance di Cartoonia: asinelli, elefantini, coccinelle, leoncini, mucchine col fiore in bocca, parevano davvero essere state tratte dai fumetti o dai cartoni animati e, acuti osservatori come Maria Laura Rodotà e Filippo Ceccarelli, avevano denunciato per tempo il livello preoccupante di regressione cui era arrivata la politica. Ora, in compenso, con una marea di simboli tinti del tricolore e magari anche di azzurro, non si comunica quasi più niente. Dovessi attenermi ai retroscena, citerei necessariamente gli episodi in cui certi simboli sono stati presentati non tanto per partecipare alle elezioni, ma per mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno, o almeno per provarci. È capitato nel 2013 con i “cloni” di Grillo, Monti e Ingroia. Era capitato nel 1995 con Lamberto Dini - un caso che ebbe davvero del clamoroso - e con altri. Non posso però fare a meno di dire che, in certi casi, più ancora dei simboli prodotti, è interessante la storia del personaggio che li ha fatti nascere, spesso ricca di particolari imperdibili. L’ultimo capitolo, non a caso, è tutto dedicato agli “eroi simbolici” che meritano di essere narrati a fondo.


Luca Bagatin: Per quanto lo stile che utilizzi nel raccontare la storia dei simboli di cui sopra sia leggero, possiamo dire che il tuo è essenzialmente un libro divulgativo, storico per molti versi e assolutamente non satirico. Quale pensi possa essere il tuo pubblico di riferimento ? I proprietari dei simboli come hanno reagito o come pensi reagiranno allorquando leggeranno il tuo libro ?

Gabriele Maestri: Il taglio è volutamente leggero, per evitare di rendere immasticabile un argomento complesso, che potrebbe risultare pesante. Certamente però la leggerezza non intacca la correttezza dei contenuti - completi non si può essere, corretti sì - e spero che possano trovarsi a proprio agio su queste pagine coloro i quali conoscono gli eventi, magari per averli vissuti, oltre ovviamente a coloro i quali vogliano saperne di più. Il libro è rivolto a tutti gli appassionati della politica e della comunicazione, ma anche solo ai curiosi che vogliano leggere, da un punto di vista particolare, gli ultimi decenni di storia italiana. Generalmente i creatori degli emblemi hanno reagito bene al mio progetto, anche perché troppo spesso il loro ruolo è poco riconosciuto. Quanto ai partiti, nuovi o vecchi, credo che molto dipenderà da come sono stati trattati nelle pagine: forse chi ha ricevuto qualche stoccata gradirà meno, ma io qui parlo da osservatore e da tecnico e non voglio certo offendere qualcuno.


Luca Bagatin: Il tuo libro sarà edito poco prima della data ufficiale delle elezioni europee del 2014. E' una scelta voluta, oppure casuale ?

Gabriele Maestri: Speravo che i miei tempi mi permettessero di anticipare ancora di più l’uscita, arrivando addirittura prima dei giorni per il deposito dei simboli, ovvero domenica 6 e lunedì 7 aprile. Chiaramente la scelta non ha nulla di casuale: in questo periodo, infatti, gli italiani sembrano riscoprire l’importanza degli emblemi, così come alcune persone o alcuni gruppi dimostrano la loro “esistenza in vita” proprio in occasione del deposito del simbolo. Chiaramente quei segni di identificazione e distinzione sono importanti tutto l’anno, ma è indubbio che nel periodo elettorale ci sia più attenzione.


Luca Bagatin: Il fenomeno della proliferazione dei simboli politici e di partito è solo un fenomeno italiano ? Come spieghi questo particolare fenomeno, per molti versi anche di costume, oltre che politico ?

Gabriele Maestri: Più che altro bisognerebbe dire che quello dei simboli partitici è un fenomeno molto italiano. Sono moltissimi, all’estero, i Paesi che non fanno uso di contrassegni per le liste e spesso non si ricorda che anche negli Stati Uniti - in cui si parla di asinelli ed elefanti - quegli stessi animali sono frutto di un’operazione satirica, non certo politica. La frammentazione, nvece, c’è anche all’estero. Persino Paesi che noi consideriamo bipartitici o quasi sono molto più complessi. In Italia però ci si divide su tutto, per cui in fatto di schegge più o meno impazzite siamo decentemente esperti. Sul piano del costume, probabilmente, si può invocare la massima di Ennio Flaiano in base alla quale «L’Italia è una collezione di casi unici». Ci si spacca anche su ragioni microscopiche che sembrano insormontabili e ognuno pretende di continuare a dire la sua. Poi ci sono i burloni e i buontemponi, che nel mezzo riescono a infilare una “Lista Bunga Bunga, o “Noi meridionali” con la croce prestampata. Di fronte ai loro colpi di genio o ci si indigna o si leva il cappello. A ognuno la sua scelta.


Luca Bagatin



3 aprile 2014

Civiltà dell'Amore contro società del piacere

La differenza fra la Civiltà dell'Amore e la società del piacere è essenziale.

Nella prima vi è totale assenza di rapporti economici, a cui, diversamente, si sostituiscono i rapporti umani.

Allorquando i rapporti di una società sono regolati dall'economia in luogo dell'umanità, dell'amore, del buonsenso, non vi può essere alcuna civiltà.

Men che meno una Civiltà dell'Amore.

I rapporti economici sono essenziali, si dice, in una società che vuole progredire. Certo, ma progredire in quale senso ? Nel senso della cosiddetta “crescita economica”, non certo nell'ambito dello sviluppo del potenziale umano.

La crescita economica, invero, porta spesso a crisi economiche - come sappiamo bene - ed a conseguenti decrescite, che si traducono in chiusura di aziende, disoccupazione, ormai persino morti per suicidio. Diversamente, il potenziale umano non conosce crisi, bensì continuo progresso, apprendimento, sviluppo.

I rapporti economici, in questo senso, sono unicamente introdotti nella nostra società al fine di “regolare” la vita dei cittadini. Imponendo loro un lavoro, uno stile di vita, uno stile di consumi, un sistema di tassazione, che non necessariamente i cittadini stessi avrebbero per forza scelto se fossero stati autenticamente liberi, ovvero liberati dai rapporti economici medesimi.

Oggi sappiamo – anche se non tutti ne sono edotti – che la crisi economico-finanziaria che ci ha colpiti negli ultimi anni è causa dell'immissione indiscriminata – voluta dai Governi e dalle Banche Centrali - di moneta nel circuito economico. E consideriamo che tutto ciò avviene senza che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta corrisponda alle riserve auree possedute da ciascuno Stato ! In particolare la moneta in circolazione non funge da base gestionale di un'economia che soddisfa bisogni reali, bensì è unicamente funzionale al controllo dei Governi e delle Banche (FED-Federal Reserve e BCE-Banca Centrale Europea in primis) sulla vita, sul lavoro e sul consumo di beni e servizi dei cittadini.

Tornando all'inizio del nostro ragionamento, forse, la nostra società economica “avanzata”, per così dire, può essere considerata una società del piacere, ove ciascuno crede di poter liberamente acquistare questo o quello (in realtà pagando un alto prezzo in termini di libertà e potenziale umano), ovvero è una società ove i rapporti sono regolati dalla mercificazione e dal sistema mediatico-pubblicitario (che non ha alcun aggancio con la bontà stessa del bene o del servizio acquistato e/o venduto).

Diversamente, una sana Civiltà dell'Amore non necessita di rapporti economici, in quanto si fonda sulla potenzialità dell'essere umano e non sulla sua capacità di mercificare tutto e tutti con l'unico scopo di accrescere il proprio ego ed il proprio cinico edonismo.

In questo senso, i promotori della Civiltà dell'Amore possono benissimo capovolgere la teoria dell'economista liberale Adam Smith, riscrivendola in questo senso: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti dell'umanità affamata. Noi ci rivolgiamo alla loro umanità ed al loro amor proprio e parliamo loro delle necessità della Donna e dell'Uomo, ovvero del loro/nostro bisogno di dare e ricevere Amore”.

Quando parliamo di umanità affamata, non ci riferiamo solo a quell'umanità che si trova nel bisogno di nutrirsi di cibo, ma anche a coloro i quali sono affamati d'amore, di affetto, della necessità di essere cittadini pensanti assieme ad altri cittadini pensanti che, anziché lottare fra loro per la pagnotta o per imbrogliarsi l'un l'altro, lottano assieme per vivere. Per garantire e garantirsi una vita dignitosa, senza infastidirsi, senza entrare nella sfera privata dell'altro, senza necessità di chiedergli danaro, interessi, vendergli merci o servizi, privandolo della sua libertà di scegliere liberamente se farlo o meno.

In questo senso, per quanto possa sembrare utopistico, un ritorno alla riconsiderazione del baratto quale forma base per una possibile Civiltà dell'Amore, potrebbe essere interessante.

Baratto di beni e di servizi. Nessuna moneta, solo volontà di donare e ricevere.

In questo senso, già un anno fa, sono nati dei supermercati che permettono a chi vuole acquistare i prodotti in esso contenuti di pagare attraverso una prestazione di lavoro nel supermercato stesso.

Oltre a ciò è nato il cosiddetto “Arcipelago SCEC” (www.scecservice.org), che appare come una nuova forma di baratto, moderna ed atta a restituire “sovranità” ai cittadini sotto il profilo sociale e umano, attraverso una nuova forma di economia auto-responsabilizzante e solidale.

Primi passi per una Civiltà dell'Amore ? Forse.

Una Civiltà dell'Amore, ad ogni modo passerà certamente attraverso la consapevolezza di singoli cittadini pensanti, liberi da ogni tipo di ideologia precostituita (oppure forse per una sintesi solo apparentemente ossimorica fra il socialismo libertario, il comunismo anarchico ed i liberalismo classico, condendo il tutto con una buona dose di sentimento e di cuore).

Cittadini che hanno compreso che, la società del piacere, ovvero quella regolata dai rapporti economico-politico-finanziari, è una truffa buona solo per coloro i quali reggono i fili del Potere e che solo una sana Civiltà dell'Amore, libera dalla mercificazione, dalla politica e dalla finanza, può permettere ai cittadini stessi di mettersi in gioco e di mettere a frutto il proprio potenziale umano.


Luca Bagatin
Presidente di Amore e Libertà
www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



5 dicembre 2013

Legge sul finanziamento pubblico ai partiti e legge elettorale incostituzionali: le forze politico-parlamentari facciano ammenda e decadano

Solo pochi giorni fa è stata sollevata davanti alla Consulta l'incostituzionalità del finanziamento pubblico ai partiti, dal 1997 ad oggi. Ed infatti, se ci si ricorda bene, il Parlamento tradì più volte l'esito referendario che, invece, prevedeva la totale abolizione del finanziamento pubblico ai partiti !

Oggi la Consulta stabilisce che la legge elettorale denominata “Porcellum” è incostituzionale.

Siamo dunque di fronte a casi gravissimi che vedono coinvolte le forze politico-parlamentari degli ultimi vent'anni che, queste leggi, hanno sostenuto, scritto e votato. Da non dimenticare, peraltro, che esiste una figura di alto profilo istituzionale che dovrebbe essere garante della Costituzione, ovvero il Presidente della Repubblica. C'è da chiedersi, infatti, ove fossero e che cosa facessero i Presidenti della Repubblica italiana dal 1993 ad oggi e perché abbiano abdicato al loro ruolo di garanti.

C'è da chiederselo, perché disattendere la legge più importante dello Stato, ovvero quella su cui si fonda la Repubblica italiana, è atto gravissimo che andrebbe, pertanto, perseguito per legge.

Andrebbero come minimo sanzionate le forze politiche che hanno permesso che certe leggi incostituzionali fossero scritte e votate e così i relativi parlamentari ed organi istituzionali che ciò hanno permesso.

Sarebbe infatti ancor più grave se a codesti parlamentari o figure istituzionali fosse ancora permesso di occupare il posto che occupano e/o hanno occupato. Sarebbe una vera beffa ed una vera ingiustizia.

La Costituzione, piaccia o non piaccia, è questa e pertanto va rispettata. Diversamente si avvii un percorso costituente atto a modificarla. Ma sin tanto che tale percorso non è stato avviato, prego, si rispettino sia la Costituzione che le relative leggi dello Stato.

La medesima cosa, infatti, valga per le leggi elettorali.

Inutile discutere tanto, visto che l'unica legge elettorale costituzionalmente ammissibile – come nelle intenzioni dei Padri Costituenti - è quella proporzionale pura, con le preferenze, senza alcun premio di maggioranza e senza alcuno sbarramento.

Chiunque voglia altre leggi elettorali si adoperi per avviare un processo costituente, mediante l'elezione popolare di un'apposita Assemblea Costituente. Tutto ciò è lapalissiano, ma pare che i politicanti nostrani tutti - dal Pd al PdL, passando per i centristi, sino ad arrivare ai grillini – non l'abbiamo compreso e seguitino a sbraitare, nel totale disiniteresse di un elettorato che si sente – e giustamente – preso in giro.

Qualcuno dica poi a Renzi e Berlusconi, a Grillo e alla Bernini, a Segni e a Cuperlo, che non è assolutamente vero che il proporzionale puro non garantisce la governabilità. La Prima Repubblica, passata alla storia quale “Repubblica del proporzionale” - quando ancora esistevano i partiti veri e seri - ha dimostrato che la governabilità e la stabilità erano garantite eccome ! Dal 1948 sino al 1993 abbiamo avuto governi di coalizione Dc-Psi-Pri-Psdi-Pli !

L'ingovernabilità, diversamente, è nata con un maggioritario imposto da forze (im)politiche (più “comitati elettorali” che forze politiche) inventate lì per lì che, peraltro, con i loro astrusi nomi (da Forza Italia sino al nuovo partito di Alfano NCD, dal Pd sino al Moviento 5 Stelle) ancora campeggiano nelle schede elettorali che, fortunatamente, sempre maggiori elettori snobbano bellamente.

Ora, visto che la legge elettorale vigente dall'ormai lontano 2005 - ovvero il “Porcellum”- è stata giudicata incostituzionale, anche il vigente Parlamento deve essere dichiarato illegittimo. Anche qui, la cosa, appare lapalissiana, a meno che non vogliamo dare un'interpretazione capziosa del tutto. E non sembra proprio che sia il caso.

Sarebbe dunque corretto andare al voto, con il proporzionale puro e candidando solo personale politico che non abbia né scritto né mai votato leggi incostituzionali.

Sarebbe corretto inoltre che, lo ribadiamo, quelle forze politiche che in tutti questi anni hanno sostenuto, scritto e votato leggi incostituzionali in Parlamento fossero sanzionate (magari pecuniariamente, così da rimpinguare le casse dell'erario con danaro finalmente non proveniente dalle tasche dei contribuenti, bensì da quelle dei politicanti).

Chi scrive, ad ogni modo, seguiterà a non andare a votare e ad invitare il prossimo a non votare per un sistema che per troppi anni ha preso in giro l'elettorato.

Chi scrive, infatti, sostiene da qualche tempo che, forse, in luogo di elezioni politiche, sarebbe ben più democratico e civile tornare all'esempio dell'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero al sorteggio fra tutti i cittadini aventi diritto al voto, compresi fra 18 e 65 anni (oppure fra i maggiori di 30 anni, proprio come nell'Antica Grecia).

In questo modo non solo l'Italia intera sarebbe davvero rappresentata - anche dal “signor nessuno” abituato a subire le angherie della politca nostrana - ma non ci sarebbero nemmeno lotte fra fazioni contrapposte.

Forse, allora, sarà il buonsenso della massaia e quello del commerciante/imprenditore, dell'operaio e del disoccupato a prevalere.

Certamente sarebbe un sistema migliore di quello attuale e costringerebbe i cittadini italiani tutti a mettersi in gioco davvero, in prima persona, senza mediazioni partitiche.


Luca Bagatin



7 luglio 2013

Abusivismo politico da abbattere. Con la forza dell'Amore e della Libertà del cuore


ABUSIVISMO ELETTORAL-PARTITOCRATICO DI DESTRA



ABUSIVISMO ELETTORAL-PARTITOCRATICO DI SINISTRA



ABUSIVISMO ELETTORAL-PARTITOCRATICO DI GOVERNO
(IGNAZIO MARINO INIZIA A DARE IL CATTIVO ESEMPIO)



CREATIVITA' DI PIAZZA, FUORI DALLA POLITICA.
COSTRUIAMO UN MOVIMENTO D'AMORE CONTRO L'ABUSIVISMO E LA CRIMINALITA' POLITICA E COMUNE



www.amoreeliberta.blogspot.it






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