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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 novembre 2013

"Ricordati di vivere": l'autobiografia civile e politica di Claudio Martelli

Non si tratta della solita autobiografia, bensì della storia di un'epoca, di una stagione.

Una stagione laica, liberale, libertaria, liberalsocialista. Una stagione che, molto probabilmente, in Italia non tornerà mai più.

La stagione di sapeva forse poche cose, ma le ricorda benissimo. La stagione di chi si ricorda di vivere e che del “Primum vivere” di nenniana memoria, ha fatto la sua bandiera.

“Ricordati di vivere” è l'autobiografia di Claudio Martelli edita in questi giorni da Bompiani.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Martelli ne diventerà Vicesegretario Nazionale e ricoprirà anche importanti cariche istituzionali quali la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1989 e diverrà Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991.

Un uomo tutt'altro che di potere, Claudio Martelli, e lo dimosterà sia la sua vita personale e politica, sia il fatto di essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.

Giovane militante, a soli tredici anni, del Partito Repubblicano Italiano e dunque della Federazione Giovanile Repubblicana, come il fratello Antonio, sarà ispirato per tutta la vita dalla figura di Giuseppe Mazzini e dai suoi “Doveri dell'Uomo”, saggio che invita gli operai italiani all'emancipazione ed alla ricerca dell'unità fra capitale e lavoro, in antitesi rispetto al materialismo marxista.

Lascierà il PRI di Ugo La Malfa ai tempi dell'Università, una volta stretta l'amicizia con Ugo Finetti, giovane studente come lui, che aveva lasciato da poco il PCI in quanto mal sopportava il “centralismo democratico”. Con Ugo Finetti – oggi fine storico e giornalista – lo studente Martelli e molti altri giovani repubblicani mazziniani e comunisti di ispirazione riformatrice, approderà al PSI di Pietro Nenni, con un obiettivo preciso: quello di unificare le forze laiche e riformatrici della sinistra italiana.

Si sposerà giovane il Nostro, a soli vent'anni, con Daniela Maffezzoli di soli sedici anni, ma il loro matrimonio durerà poco. Anni dopo intraprenderà la carriera di studente e poi professore di Filosofia e qui incontrerà l'altro amore della sua vita, Annarosa, sua allieva con la quale si sposerà e dalla quale avrà Giacomo, il primo figlio tanto amato.

Amore e passione politica saranno il binomio che condurrà Claudio Martelli durante tutto il corso della sua vita e che sono racchiuse nella sua autobiografia. Amore per le donne, per la filosofia laica, libertaria e libertina, per il teatro e la politica, intesa come servizio e modernizzazione della società.

Di qui il sodalizio con i radicali di Marco Pannella, oltre che con i repubblicani, i liberali e, negli Anni '80, anche con i socialdemocratici con i quali costituirà una sorta di federazione laica che vide uniti, in alcuni collegi al Senato, PSI, PSDI e Radicali.

Il sodalizio con Pietro Nenni, colonna portante del socialismo italiano e con Bettino Craxi, nacque subito, negli Anni '60. Li legava la volontà di modernizzare il Paese, smarcarsi dalla Democrazia Cristiana con la quale pur erano al governo, cercare un'intesa con gli altri partiti laici e contrastre l'avanzata di un Partito Comunista sorretto dalla dittatura sovietica.

Con Craxi, infatti, Martelli aderì subito alla corrente riformista ed autonomista di Nenni, in contrapposizione alla sinistra lombardiana che voleva mantenere un rapporto privilegiato con il PCI. Sin da ragazzo fu, infatti, intransigentemente anticomunista in quanto non poteva sopportare le angherie dell'URSS nei confronti di ungheresi e cecolsovacchi, aspetti che denunciò immediatamente nei congressi dell'Internazionale Giovanile Socialista (IUSY).

Oltre a partecipare con Bettino Craxi, agli incontri con i più grandi esponenti del Socialismo europeo quali Willy Brandt e François Mitterrand, farà in modo di costruire una piattaforma interna al PSI che da una parte recuperava il liberalsocialismo di Turati e dei Rosselli e dall'altra guardasse al futuro, auspicando un Partito Socialista moderno, alleato ai partiti laici e, in questo senso, tentò di ammodernarlo, promuovendo la democrazia interna e tentando di combattere il carrierismo ed il malcostume delle “tessere fittizzie”. Purtuttavia, per sua stessa ammissione, non vi riuscì.

Claudio Martelli, in “Ricordati di vivere”, ripercorre la sua battaglia politica assieme a Craxi nel 1976, ai tempi del Midas, ovvero allorquando la corrente autonomista conquistò il Partito e lo rinnovò nei contenuti e nelle proposte politiche.

Racconta di come Craxi fu il primo a proporre una riforma dei partiti e del sistema politico in senso “americano”, proponendo di introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e di un Parlamento forte ma più snello, con meno esponenti, ed eletto con il sistema uninominale.

In questo senso Martelli elaborò quella che egli definirà la vera “terza via”, lontana e diversa dalle prospettive di Berlinguer e dei comunisti, ovvero la piattaforma per una sinistra di governo socialista e liberale al contempo, che parlasse soprattutto di meriti e di meritocrazia, oltre che di bisogni. In questo senso riuscì a costruire ottime sinergie anche con esponenti dell'ex sinistra extraparlamentare, libertaria e verde-ecologista quali Franco Piro (poi deputato PSI), Adriano Sofri, Alex Langer e Michele Boato (che diverranno, successivamente, deputati Verdi).

Una piattaforma che, del resto, lo porterà a sostenere i referendum Radicali, Verdi e Socialisti sulla giustizia giusta per la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile del giudice ed il referendum sul nucleare.

Martelli elaborò dunque, prima del crollo della Prima Repubblica, l'idea di un Partito Democratico all'americana che nelle sue intenzioni poteva nascere dalla sinergia fra Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, Radicali, Verdi e post-comunisti di estrazione migliorista e riformista.

Un'idea che, sotto la spinta della clava giustizialista di Tangentopoli, soccomberà e condurrà l'Italia nella sua prima svolta a destra, con Berlusconi al governo e con la nascita di un PD conservatore, ondivago, inciucista (non a caso oggi al governo con la destra). Ovvero l'esatto opposto di quello che avrebbe potuto diventare il partito democratico di ispitazione liberalsocialista ideato da Martelli.

“Ricordati di vivere” racconta anche delle lotte di potere fra Craxi e De Mita, ovvero fra visioni contrapposte della società: fra un socialismo democratico ed un conservatorismo vecchia maniera.

E racconta degli ottimi risultati ottenuti dal Governo Craxi in soli quattro anni: pareggio di bilancio, riduzione a due cifre dell'inflazione, avvio delle prime liberalizzazioni e credibilità internazionale.

Ed il saggio di Martelli restituisce nuova luce – semmai ve ne fosse bisogno – alla figura del giudice Giovanni Falcone, grande amico del Nostro e grande collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia ai tempi del dicastero Martelli. Falcone, eroe dell'antimafia ingiustamente attaccato (e solo successivamente e tardivamente beatificato) da Leoloca Orlando e dai comunisti. Falcone che, attaccato da una certa sinistra, finirà trucidato, come il giudice Borsellino, in un tragico attentato mafioso.

Claudio Martelli, inoltre, ricorda l'introduzione della legge che porterà il suo nome, ovvero la prima che regolerà l'immigrazione, garantendo da una parte i diritti umani degli immigrati e dall'altra una certa sicurezza, poi del tutto disattesa dalle successive leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Senza contare il racconto del sistema delle tangenti, da sempre esistente, nel bene o nel male, che purtuttavia oggi, in assenza della democrazia dei partiti ed in presenza, invece – parole di Martelli – di un'oligarchia al potere, si è triplicato, come i fenomeni di spreco di danaro pubblico e di clientelismo.

Un racconto franco, quello di Martelli, raccolto in “Ricordati di vivere”. Un documento storico prezioso per ricordare, non dimenticare e tramandare ai giovani un'epoca ormai lontana dalla nostra. Fatta di passione civile e politica autentica.


Luca Bagatin



19 maggio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "FAVOLE": monologo by Baglu



Mi ricordo Marco Pannella, magro, emaciato, sorridente, con al collo una collana con il simbolo della pace, il fucile spezzato in due e con indosso una semplice maglietta con stampata la rosa nel pugno e quella scritta: "Cambiamo la vita".
Quella foto mi commuove sempre.
Saranno stati i primi Anni '70 e tutti volevano cambiare il sistema, cambiare il mondo, mentre Marco voleva...cambiare la vita. Che è una cosa ben più profonda.
Che poi mi dispiace invece che da tutti i recenti volumi sui Radicali siano stete rimosse le foto con Cicciolina. Ho sempre avuto un debole per Cicciolina che, più e meglio di...Francesco Rutelli e Gaetano Quagliariello (pernacchie di sottofondo), seppe rappresentare il pensiero Radicale.
Qualcuno, negli Anni '70 ed anche oggi era comunista. Lo diceva Giorgio Gaber che ha sposato una che è finita nelle liste di Berlusconi. Sì, qualcuno era comunista e quindi era di destra. Anzi, di centro-destra ed infatti è finito con Berlusconi come Ferrara, Bondi, Cicchitto e anche Piergigi Bersani ed Enrico di Letta a di Governo.
Qualcuno era comunista ed era di destra, mentre io che sono sempre stato di sinistra, anzi, di estrema sinistra, sono sempre stato anticomunista.
Qualcuno diceva "cos'è la destra cos'è la sinistra" ed è finito per diventare la grancassa di Adriano Celentano, quando questo parlava contro le cellule staminali e contro la procreazione assistita.
Qualcuno è comunista ed è di destra, anzi, di centro-destra. Qualcuno è di centro-sinistra e quindi è ancor più a destra di quelli di destra.
Qualcuno si chiede perché esistano gli speed date e gli annunci per fare sesso a pagamento o anche gratis.
Qualcuno si chiede perché, nel mondo o forse solo in Italia, ci sia così tanta frustrazione oppure così tanta voluta confusione.
Qualcuno si chiede perché sia così difficile anche solo pensare di amare una sola persona per tutta la vita, farci dei figli e viverci felici e contenti.
E' un pensiero semplice, ma quando lo esprimo vengo guardato strano. Anzi no, non vengo nemmeno guardato. C'è chi si gira dall'altra parte e magari continua a parlare dei suoi poliamori.
Che poi io sono perché ciascuno si faccia i fatti propri e non voglio giudicare, però questa cosa dei poliamori mi lascia molto perplesso. A volte mi fa pure incazzare, diciamolo.
E allora mi giustifico, sorridendo, dicendo che sono bigotto e dogmatico, che poi magari non è nemmeno vero, ma è più facile a dirsi.
Qualcuno era di destra e non lo sapeva. Pochi erano di sinistra e infatti il mondo va a rotoli. Anzi, va a farsi fottere, anche fisicamente ma senza godere.
Qualcuno diceva anche di essere stato socialista, ma lombardiano e quindi di destra, conservatore come Befano che dalla Cgil è passato al Piddì.
Una volta l'Epifania era una cosa che da bambino aspettavi e la mattina ne ricevevi una bella calza piena di dolciumi ed io ricevevo anche un fumetto natalizio. Una volta Topolino Speciale Natale e un'altra persino Alan Ford.
Oggi mi chiedo chi legga ancora Alan Ford. Forse io, ma solo i numeri arretrati, acquistati alle fiere del fumetto.
Un giorno una ragazza mi ha detto "a te le donne piacciono molto, ma spero che tu non sia di bocca buona perché lo detesterei".
No, non sono di bocca buona, ma soprattutto sono molto selettivo a livelli quasi snob. E soprattutto guardo molto i dettagli comportamentali.
Non bacio una donna che non amo. Non faccio sesso con una donna che non amo.
Anzi, io non faccio mai sesso. Faccio l'amore, alla faccia di quelli che mi dicono che è sdolcinato dire così e cosà (fanculo !).
Non sono innamorato o forse sì, ma sicuramente è un'informazione che tengo per me.
Ieri pomeriggio in libreria ho visto un libro di foto relativo alla televisione dagli Anni '80 alla fine del Mondo, ovvero al 1994, quando il mondo morì ucciso da Di Pietro, Bossi e Berlusconi, i tre che oggi hanno non pochi guai con la giustizia. Allora Dio esiste, anche se arriva spesso in ritardo.
Enrica Bonaccorti era bellissima e raggiante e così tutti gli altri. Negli Anni '80 c'erano tre donne che a noi bambini piacevano molto: Lory Del Santo, Sabrina Salerno e Cicciolina. A me le prime due non interessavano molto. Non avevo occhi che per Cicciolina.
Quando oggi parlo con Ilona e le dico che allora pensavo di sposarla, ridiamo a crepapelle.
Poi, con gli anni, il mito della donna nordica biondissima occhi azzurri e bianchissimi mi è passato. Non ho un tipo di donna. O forse uno sì, una che mi sappia amare e non è poco.
Una che mi voglia sposare e che voglia un figlio da me e vivere felici e contenti.
Ma alle favole non ho mai creduto. Nemmeno da bambino.



31 marzo 2013

Premio Miss Moana 2013


Da iscritti e sostenitori dell'Associazione Moana Pozzi (fondata dalla madre dell'attrice, Giuseppina Alloisio e dall'amico Mauro Biuzzi nel 1999 e presieduta dallo stesso Biuzzi), nonché da amanti dell'arte e dell'arte erotica nella fattispecie - incarnata anche dalla personalità di Moana Pozzi -  vogliamo segnalare il Premio annuale Miss Moana, indetto dall'Associazione intitolata a suo nome ed il cui statuto e regolamento è scaricabile al link: http://www.moanamoana.it/attivita/miss_moana/index.html

I provini per il premio sono aperti sino al 30 maggio ed il Premio - così come la stessa Associazione -  intende recare omaggio alla figura di Moana Pozzi, il suo impegno artistico e politico, culminato nell'esperienza delle Amministrative di Roma del 1993, con la presentazione della lista del Partito dell'Amore, con un programma contro la corruzione, per la lotta alla criminalità, la tutela dell'ambiente e la costituzione del parchi dell'amore.

A riassumere il significato del Premio Moana Pozzi, lo stesso preambolo dello Statuto, che qui riportiamo:

Il Premio Moana Pozzi o PMP nasce dalla nostra convinzione che Moana - la quale diventò Icona della Pornografia in quanto era una cubatura della Diva del Cinema, che era a sua volta il quadrato di una Divina del Teatro, della Pittura e della Poesia classiche (da Elena di Troia a Eva) - non sia che un anello di una catena esponenziale dell'Eterno Femminino che può continuare anche oggi senza bisogno della clonazione (forma nostalgica di una scienza solo mnemonica), alla faccia di quella scuola di cattedratici materialisti e neoborghesi che vorrebbero quel Femminino popolare e contadino definitivamente sterminato dalla Fine della Storia (1944) e dall'avvento dell'Impero della frigida rockstar Madonna, androgina e disincarnata immagine televisiva che regna sull'appestata Vallettopoli mondiale.
Il PMP va in controtendenza nella difficile ricerca delle Nuove Incarnazioni del Femminile Seduttivo, ultima immuno.barricata di anticorpi opposti alle immagini.schiave del mercato drogato del Crack.Trash
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Desideriamo inoltre ricordare che, nel 2009, il Premio Moana Pozzi fu vinto dall'attrice Violante Placido, la quale, nello stesso, anno, fu ottima interprete protagonista della fiction "Moana" di Alfredo Peyretti.

Queste le attuali candidate in lizza per il Premio Moana Pozzi 2013 (materiale tratto dal sito ufficiale dell'Associazione Moana Pozzi www.moanamoana.it):

Oaie Mariana a.k.a. India  

 

   Profilo originale quello di India, sul quale vogliamo mantenere quel tanto di mistero che si addice al personaggio. Diciamo solo che è di origine rumena e greca, ma si è soprannominata India perché studia e pratica danza indiana e contemporanea. Vincitrice di un'edizione del Misex, performer dal vivo e in tv, mora di sapore moresco, mediterraneo e dionisiaco. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto INDIA.  


Silvia Arri a.k.a. Silvia Singer  

 

   Originaria dell'Astigiano, Silvia è una cantante melodica che condivide con Moana la passione per il canto. Silvia ha infatti interpretato con carattere alcuni brani di Moana e, in particolare, il suo hit L'ultima notte. Silvia inoltre cura un blog dedicato a Moana (Moana Passion), ha fondato in Fb un gruppo di fun di Moana e, per queste sue attività, è stata nominata Socia onoraria dell'AMP nel 2012. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto SILVIA.  

Jani Gantjana a.k.a. Moana Conti  

 

   Lei è la nostra reginetta in carica, la candidata da battere: Miss Moana 2012. Bionda di origini slovene, è un eccellente e raffinata performer in spettacoli hard di sua invenzione, nei quali si ispira apertamente a Moana, tanto da portarne il riferimento anche nel nome d'arte. Nelle pose fotografiche il suo ritratto ricorda molto il taglio di quello della Monroe. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto MOANA.  


Cinzia Evangelista  

 


   Cinzia è la nostra prima candidata che non appartiene al mondo dello spettacolo (motivo per il quale tuteliamo la sua identità mostrando il suo volto solo in parte). Erede delle belle more di origine ciociara (che Sofia Loren e De Sica portarono sul grande schermo), Cinzia è legata a Moana da due passioni: quella per le pose da modella e da pin-up e quella per l'haute couture, entrambe a vario titolo molto inerenti al Premio Moana Pozzi. La prima passione è un hobby, che Cinzia pratica anche con autoritratti allo specchio. La seconda è una sua vocazione, che si esprime attraverso la creazione di pezzi unici di alta sartoria, con i quali vuole trasmettere di nuovo il senso dell'haute couture francese delle maison storiche da lei riscoperte, come Vionnet, Grès, Lanvin e Dessès. Cliccando sulla sua foto si accede ad una fotogalleria.
   - Se vuoi sostenerla mandaci una mail con scritto CINZIA.  



30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin




23 ottobre 2012

Sondaggio Spincon: il candidato ideale per il centrodestra ? Oscar Giannino !


Fonte Spincon.
Le interviste sono state effettuate su di un campione stratificato per sesso, età e ampiezza dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: CAWI. Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: 1.480 casi, popolazione residente in Italia, di 18 anni e oltre, di entrambi i sessi ed appartenenti a qualsiasi condizione sociale.
Al campione in rientro è stata applicata una ponderazione (RIM weighting). Margine di errore pari al 2,5% con intervallo di confidenza pari al 95%.
Data del sondaggio: 10-14/10/2012

Noi lo diciamo da tempo, da mesi, forse da anni.
Il centrodestra, dopo il '94, è diventato un ricettacolo di bigotti, mezzi preti, mezze suore, molti cattocomunisti, altrettanti clericofascisti e di furbetti del quartierino (Fiorito solo uno dei tanti).
Oggi anche i sondaggi sembrano darci ragione e dare ragione a quanto affermava anche il compianto prof. Luigi De Marchi: gli elettori di centrodestra e moderati sono, fondamentalmente, laici, liberali e libertari.
Il recentissimo sondaggio di Spincon è lampante: gli elettori di centrodestra vogliono Oscar Giannino candidato premier con il 30,5% dei consensi.
Oscar Giannino: esponente storico del Partito Repubblicano Italiano, laico, liberale della prima ora, contro le tasse e la spesa pubblica improduttiva, che, non a caso, da tempo sta mettendo i piedi un movimento di persone concrete ed esterne alla partitocrazia, ovvero "Fermare il declino".
Sarebbe bello se, ai sondaggi, seguisse un po' di lungimiranza.
Ovvero il pensionamento anticipato dei vari Alfano, Cicchitto, Quagliariello and Company. E la scomparsa definitiva di Silvio Berlusconi dalla scena politica. Un amico di Putin e di Lukashenko non può certo ritenersi persona credibile e democratica. Oltre che non può certo pensare di battere i cattocomunisti di Bersani che, quanto a bolscevismo, ne sanno qualche cosa.

Luca Bagatin



12 ottobre 2012

Quando le Istituzioni perdono credibilità e danneggiano i cittadini



E' di questi giorni la bocciatura, da parte della Corte Costituzionale, dei tagli (peraltro mimini) che il governo, nel 2010, aveva introdotto agli stipendi di magistrati e di manager pubblici.
La motivazione della Corte è che tali tagli sono incostituzionali, in quanto vìolano il principio di uguaglianza fra dirigenti del settore pubblico e di quello privato.
Ora, posto che non c'è alcuna uguaglianza, per ragioni oggettive, fra settore pubblico (ove pagano i cittadini) ed il settore privato (ove a rischiare è l'impresa), a ledere il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini, ci pare sia proprio questa sentenza della Corte Costituzionale, che garantisce, ancora una volta, altissimi stipendi a magistrati (e dunque ai magistrati che compongono la Corte medesima) e manager, a fronte di nessun miglioramento nei settori della giustizia e dei servizi pubblici.
La Corte Costituzionale, ancora una volta, dunque, si propone quale Casta contro gli interessi pubblici. Da anni, peraltro, ci chiediamo dove fosse suddetta Corte, quando venivano introdotte leggi elettorali incostiuzionali, dal '93 ad oggi. Ed altresì ci chiediamo dove fosse questa Corte quando taluni partiti erano esclusi dai dibattiti pubblici televisivi e dove fosse, questa Corte, relativamente all'applicazione della Costituzione della Repubblica, sistematicamente violata anche dai Presidenti della Repubblica italiana stessi.
A questo vero e proprie "golpe di Stato", ovvero ordito dalle Istituzioni medesime, assistiamo alla presenza, in Parlamento, di una partitocrazia che ha appena approvato, al Senato, l'ennesimo testo di legge elettorale incostituzionale. Senza che la Corte Costituzionale, appunto, dica nulla.
Una legge elettorale che prevede incostituzionali sbarramenti ed assurdi premi di maggioranza alla coalizione vincente.
Ora, se siamo in presenza di sbarramenti del 4% - 5%, ci chiediamo che senso abbia, per milioni di elettori italiani, andare a votare.
Parimenti ci chiediamo che senso abbia andare a votare in presenza di accordi di coalizione fra forze eterogenee, ove fra i presunti "moderati" troviamo i neofascisti ed ove fra i presunti "riformisti" troviamo i comunisti.
E' chiaro che, tale legge, è ancora una volta utile alla partitocrazia per proseguire nell'attuazione di attività consociative, tali da garantire il mantenimento dello status quo, ovvero malgoverno, clientelismo, attività illecite ed illegali.
A destra si difendono le malefatte di Formigoni e delle sue ricevute inesistenti (oltre agli affari della sua ex giunta). A sinistra quelle di Vendola e dell'affare Ilva.
In tutto ciò ci sono primarie più o meno pilotate, ove si sa già per tempo che a vincerle sarà Bersani, con un Renzi che tenterà poi l'accordo con i presunti "moderati". Ove, ricordiamolo, fra codesti...ehm..."moderati" c'è Gaetano Quagliariello, quello che diede dell'"assassino" al padre di Eluana Englaro. E ci sono i leghisti delle forche e martello e dall'imbroglio facile (caso Bossi e Trota docet).
E Mario Monti ? Sembra lo vogliano ricandidare sia a destra che a sinistra. Senza che nessuno ricordi che, proprio Monti che aveva promesso nessun aumento dell'Iva, l'Iva l'ha invece aumentata e che le tasse, salvo qualche ritoccamento, non le ha diminuite punto.
Come se non bastasse sono imminenti le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciiana, ove l'altro giorno all'amico Davide Giacalone è stato impedito di presentare la propria lista civica. Proprio lui, ovvero l'unico a denunciare la mafiosità politica dei partiti siciliani di destra e sinistra.
Siamo amici e vicini al movimento di Oscar Giannino, ai Radicali ed al neomovimento di Ilona Staller, Democrazia Natura Amore. Temiamo che, fra sbarramenti ed imbrogli vari, questi amici e compagni non saranno sufficienti.
Meditiamo l'astensione e la ricerca di altre forme di lotta politica alternativa liberale e libertaria, cari amici e lettori.

Luca Bagatin



28 agosto 2012

Questa partitocrazia non vuole una legge elettorale democratica e liberale



Temiamo che, presto o tardi, questi partiti troveranno un'accordo sulla legge elettorale e, ancora una volta - come da copione degli ultimi anni - ne sforneranno una a tutto svantaggio degli elettori (ovvero a tutto svantaggio di governabilità e rappresentanza) ed a tutto vantaggio del sistema di potere partitocratico dominante (dominato dal Pd-PdL, ma anche da Lega Nord, IdV, SeL, Udc).
Eppure, fare una legge elettorale che sappia garantire rappresentanza e governabilità, sarebbe molto semplice ed immediato.
La riassumo in tre punti.
Reintroduzione delle preferenze, innanzitutto, visto che non è affatto democratico che siano le Segreterie di partito a decidere chi deve essere nominato e chi no.
Attribuzione del 51% dei seggi al primo partito (non alla coalizione) che raccoglie più voti e che quindi andrà a governare.
Ripartizione dei rimanenti seggi secondo il sistema proporzionale puro, con sbarramento massimo all'1%.
Ecco garantite, in un solo colpo, democrazia, governabilità a rappresentanza.
Ciò, ad ogni modo, non fa comodo ai partiti che amano gli accordi sottobanco. Non fa comodo agli amanti delle ammucchiate. Non fa comodo perché, ad esempio il partito di Beppe Grillo o il possibile nascente movimento liberale di Oscar Giannino potrebbero rischiare di prendere più voti degli altri e quindi di andare al governo.
Ve li immaginate Bersani, Berlusconi, Casini, Maroni, Vendola e Di Pietro, finalmente, tutti assieme, all'opposizione per cinque anni ?
Ve l'immaginate un'Italia nuova e finalmente democratica, libera da questi Generalissimi populisti ?
Questa sarebbe la democrazia, signori miei. Non certo la dittatura partitocratica alla quale siamo abituati da troppi anni.
E non ha alcun senso alzare i toni della discussione fra accuse e contro accuse di "fascismo". Il fascismo è morto e sepolto. Il regime partitocratico, purtroppo, ancora no.
Noi, ad ogni modo, abbiamo lanciato il sasso nello stagno della stagnante stagione che viviamo.

Luca Bagatin



14 luglio 2012

Con o senza Berlusconi "questo" centrodestra è destinato a perdere



E' proprio vero che non c'è mai fine al peggio, ma, forse, sarebbe il caso di dire che non c'è mai fine alle operazioni di marketing che, ad ogni modo, nella fattispecie, lasciano il tempo che trovano e sanno tanto di presa in giro nei confronti degli elettori liberali e moderati.
Silvio Berlusconi è abituato ai restyling facciali, specie alla veneranda età di 76 anni. E, anzichè andarsene definitivamente in pensione, fa del "restyling" la sua bandiera politica e personale, annunciando una nuova "discesa in campo" (nemmeno fosse un calciatore) ed un nuovo nome e simbolo per il PdL (sic !).
Ad ogni modo, è più che evidente, che non basta cambiare nome al PdL e ricandidare il clone "moderno" di Amintore Fanfani per riacquistare, automaticamente, consenso.
Eh sì perché i sondaggi che, con Berlusconi alla guida del "nuovo" (sic !) PdL, lo attestano al 28% (ad ogni modo 10 punti sotto rispetto a quanto raccolse alle elezioni del 2008), sono stati commissionati ad EuroMedia Research, ovvero all'agenzia di sondaggi di fiducia dello stesso Berlusconi (sic !).
I dati veri, diversamente, danno un centrodestra in caduta libera, fra l'8% ed il 18% massimo. Con o senza "padre padrone".
Berlusconi & Co., infatti, si sono, dal 2001 ad oggi, rimangiati ogni tipo di promessa elettorale di stampo liberale e liberista, arrivando persino a contestare le riforme liberali del Governo Monti sul mercato del lavoro e sui tagli che, per quanto non ancora sufficientemente incisivi, sono sempre meglio dei non-tagli effettuati dai governi Berlusconi-Dini-Maccanico-Prodi-D'Alema-Amato-Prodi-Berlusconi, succedutisi in questi ultimi vent'anni.
Un centrodestra illiberale e statalista (con una politica estera simile a quella sognata del Pci di Togliatti e Berlinguer) come quello guidato da Berlusconi, infatti, non si vedeva proprio dai tempi di Fanfani e di Moro. Al punto che, con Berlusconi al governo oppure con le ricette social-burocratiche di Bersani...che differenza ci sarebbe ?
Nessuna.
Ed è per questo che, alle prossime elezioni, il centrodestra subirà la più grande batosta della Storia.
Come andiamo scrivendo da tempo, occorre ricostruire il centrodestra: dalle fondamenta. Iniziando dal mandare in pensione Berlusconi, Alfano, Cicchitto, Bondi, Tremonti e tutti i notabili social-burocrati dell'ex PdL.
Occorre costruire un Partito per le Libertà: economiche, civili, sociali, sessuali. Un partito che tagli drasticamente la spesa pubblica improduttiva (abolendo in toto le Province, ma anche i Consorzi e le Comunità montane); che separi finalmente le carriere dei magistrati; che introduca la responsabilità civile del giudice; che abbatta le imposte sino ad arrivare ad un'aliquota unica del 20% per tutti (salvo per i meno abbienti, che è giusto che non paghino un euro); che abolisca tutte quelle leggi burocratiche che impediscono ad un imprenditore di fare impresa; che abbatta oneri fiscali e sociali per i lavoratori; che introduca le unioni civili ed una legge in favore dell'eutanasia; che, in sostanza, ci garantisca meno Stato e più individuo.
Solo così il centrodestra potrà essere credibile, come lo fu, per molti versi, nel 1994.
E potrebbe essere davvero credibile se candidasse a Premier Oscar Giannino e rilanciasse la battaglia per Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica. Ovvero due personalità preparate sotto il profilo economico ed oneste sotto il profilo morale.
E sarebbe persino auspicabile se, codesto nuovo centrodestra, dialogasse e scegliesse di avere come intelocutore privilegiato il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, portatore di istanze da parte di una società civile inascoltata (l'esatto opposto dell'antipolitica del PdL, ma anche del Pd, dell'IdV, di SeL, della Lega Nord, dell'Udc di oggi).
Un nuovo centrodestra, un Partito per le Libertà, con Radicali, Liberali, Moderati, Repubblicani, Libertari, Laici, Cattolici liberali e soprattutto la società civile.
Ecco che, allora, forse ai cittadini tornerebbe la voglia di votare e di credere ancora alla politica.

Luca Bagatin



4 giugno 2012

Massimo Polledri: un deputato, molta tristezza


Ignoravamo chi fosse questo Massimo Polledri, che apprendiamo essere deputato al Parlamento della Lega Nord, oltre che psichiatra specializzato in neuropsichiatria infantile
Siamo sgomenti e persino imbarazzati nell'accostare la sua professione medica alle sue recenti dichiarazioni a proposito di omosessualità. Ci inquietano. Ci indignano. Come cittadini e come esseri umani che credono, peraltro, nella scienza e nella medicina.
Alla trasmissione di Radio 24 "La Zanzara", l'On. Polledri ha fatto le seguenti dichiarazioni, citiamo testualmente: "L'omosessualità è una condizione di infelicità che può essere reversibile". "È una situazione di identità sessuale distonica. Non è una malattia ma in quella situazione si può stare male e qualcuno si rivolge a uno psicologo: tre su dieci poi sono stati meglio, ne traggono beneficio". "Se i miei figli fossero gay non sarei contento, sarebbe come se mia figlia mi dicesse 'mi faccio suora' o 'mi sposo con un marocchino'. Anzi, questo sarebbe uno dei peggiori casi che possano capitare".
Ecco che l'On. Polledri riesce ad offendere contemporaneamente: gay, suore, marocchini e persino sua figlia stessa, oltre che i nostri figli, i quali saranno pur liberi di fare le scelte che desiderano, visto che, sino a prova contraria non c'è nulla di male nello scegliere di diventare sacerdoti oppure scegliere di sposare un o una marocchina. Con buona pace del deputato leghista in questione, ciascuno, nella vita, ha una sua vocazione e passione ed è libero di seguirla.
Ora, a parte ciò, che è già di per sé triste, è aberrante che un neuropsichiatra ignori che l'Organizzazione Mondiale della Sanità definisca l'omosessualità "una variante naturale del comportamento umano". Variante naturale. Altro che identità sessuale distonica !
Quanto all'omosessualità come condizione di infelicità, certo, gli omosessuali sono e rimarranno sempre e comunque infelici ogni qual volta riceveranno manifestazioni di intolleranza e dichiarazioni omofobe. In particolare da un terapeuta, che dovrebbe curare le malattie mentali, quelle vere, con una certa professionalità e competenza. Possibilmente.
Da eterosessuali amici di omosessuali da quasi vent'anni, dobbiamo dire peraltro che conosciamo più eterosessuali infelici di quanti non siano gli omosessuali infelici. I primi, in particolare in questi anni, hanno maggiori difficoltà nei rapporti sentimentali rispetto a gay e lesbiche. E non sapete quanto noi stessi li invidiamo, se pensiamo che, purtroppo, la gran parte dei matrimoni e delle convivenze etero sono in crisi !
Ad ogni modo, forse, le esternazioni del deputato leghista sono giustificabili. Infondo lui, l'anno scorso, alla deputata Ileana Argentin - affetta da amiotrofia spinale - disse: "Falla stare zitta quell'handicappata del cazzo!" e ad un'altra giovane deputata disse: "se ci caliamo le braghe noi, può esserci una bella sorpresa per te".
Il personaggio, insomma, si commenta da sè. E noi ci auguriamo che non sieda mai più in Parlamento.
Non è un bell'esempio per l'Italia e per la categoria professionale medica. 


Luca Bagatin



23 maggio 2012

Una tassa da far pagare a chi ci governa male (per un ritorno alla responsabilità individuale ed alla meritocrazia)


C'è una cosa che mi sono sempre chiesto, ovvero come mai, in Italia, nessuno - ai "piani alti" - sia mai responsabile di nulla.
Pensiamo ad esempio ai magistrati i quali, nonostante un referendum vinto a maggioranza, infatti, non sono responsabili del loro operato. Se un magistrato, nell'esercizio delle sue funzioni, ad esempio, sbaglia, condannando un innocente, non è affatto responsabile. A pagare, al massimo, è lo Stato, ovvero il cittadino.
Non è strano tutto ciò ?
Poi, c'è un'altra irresponsabilità endemica, che è quella del politico, nella fattispecie dell'amministratore pubblico, sia egli Sindaco, Presidente di Regione, di Provincia, Presidente del Consiglio o Ministro.
L'amministratore pubblico è sempre e comunque irresponsabile di fronte al cittadino che, peraltro, è chiamato ad eleggerlo.
Da qualche tempo sono persuaso che andrebbe introdotto un sistema atto ad ovviare ai seri danni economici e non solo, perpetrati nelle pubbliche amministrazioni.
Non è possibile, insomma, che a pagare ed a ripianare i bilanci pubblici, debbano essere sempre i cittadini italiani, per mezzo dei loro danari frutto di risparmi e onesto lavoro.
Le imposte sono un bene, ma solo se sono poche ed atte a finanziare precisi servizi pubblici essenziali. In Italia, purtroppo, non è mai stato così ed il bilancio dello Stato è sempre stato oggetto della peggiore demagogia e del peggior populismo di gran parte della classe politica, in particolare negli ultimi vent'anni.
Per ovviare a ciò, posto che è stato approvato il sacrosanto pareggio di bilancio (utile ad evitare che le successive generazioni continuino ad indebitarsi, alla faccia di burocrati e politicanti spendaccioni), sarebbe opportuno stabilire che, una volta eletto (e chi scrive auspica che sia eletto direttamente dai cittadini, a turno unico, meglio se slegato dai partiti e dal Parlamento, il quale dovrebbe solo avere funzioni di controllo e legislative), il governo in carica, esso, per mezzo del Presidente e dei suoi Ministri, stilasse un programma, con tanto di bilancio di previsione, con relative entrate e relative coperture finanziarie.
Una volta terminato il mandato, dopo cinque anni, se gli obiettivi stilati nel programma e nel bilancio saranno raggiunti, tale governo potrà anche ripresentarsi agli elettori, diversamente, se vi saranno buchi di bilancio o le aspettative programmatiche saranno disattese, il Presidente ed i suoi Ministri, avranno l'obbligo di pagare di tasca propria una "tassa di scopo", con il preciso "scopo" di ripianare il bilancio.
Tale proposta potrà sembrare provocatoria, ma, pensateci bene. Non sarebbe un modo per ovviare allo promesse a vanvera dei politicanti ? Non sarebbe un modo per evitare sprechi di danaro pubblico e finanze allegre, prive di coperture ? Non sarebbe un modo per rispondere direttamente agli elettori, rimettendoci, eventualmente, del proprio ?
Ricordiamo che la parola "Ministro" deriva da "servo", ovvero egli è o dovrebbe essere "servo del popolo", ed una proposta di questo tipo servirebbe, appunto, a ripristinare la funzione originaria dei Ministri, a cominciare dal Primo Ministro, anche a livello locale nella persona del Sindaco e dell'Amministratore Pubblico.
Chiunque avrà il coraggio di introdurre una norma di questo tipo, io credo, riceverà certamente il plauso da parte di un'opinione pubblica la cui fiducia nei confronti di "questa" politica è ormai, e giustamente, sotto le scarpe.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini