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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 luglio 2012

Con o senza Berlusconi "questo" centrodestra è destinato a perdere



E' proprio vero che non c'è mai fine al peggio, ma, forse, sarebbe il caso di dire che non c'è mai fine alle operazioni di marketing che, ad ogni modo, nella fattispecie, lasciano il tempo che trovano e sanno tanto di presa in giro nei confronti degli elettori liberali e moderati.
Silvio Berlusconi è abituato ai restyling facciali, specie alla veneranda età di 76 anni. E, anzichè andarsene definitivamente in pensione, fa del "restyling" la sua bandiera politica e personale, annunciando una nuova "discesa in campo" (nemmeno fosse un calciatore) ed un nuovo nome e simbolo per il PdL (sic !).
Ad ogni modo, è più che evidente, che non basta cambiare nome al PdL e ricandidare il clone "moderno" di Amintore Fanfani per riacquistare, automaticamente, consenso.
Eh sì perché i sondaggi che, con Berlusconi alla guida del "nuovo" (sic !) PdL, lo attestano al 28% (ad ogni modo 10 punti sotto rispetto a quanto raccolse alle elezioni del 2008), sono stati commissionati ad EuroMedia Research, ovvero all'agenzia di sondaggi di fiducia dello stesso Berlusconi (sic !).
I dati veri, diversamente, danno un centrodestra in caduta libera, fra l'8% ed il 18% massimo. Con o senza "padre padrone".
Berlusconi & Co., infatti, si sono, dal 2001 ad oggi, rimangiati ogni tipo di promessa elettorale di stampo liberale e liberista, arrivando persino a contestare le riforme liberali del Governo Monti sul mercato del lavoro e sui tagli che, per quanto non ancora sufficientemente incisivi, sono sempre meglio dei non-tagli effettuati dai governi Berlusconi-Dini-Maccanico-Prodi-D'Alema-Amato-Prodi-Berlusconi, succedutisi in questi ultimi vent'anni.
Un centrodestra illiberale e statalista (con una politica estera simile a quella sognata del Pci di Togliatti e Berlinguer) come quello guidato da Berlusconi, infatti, non si vedeva proprio dai tempi di Fanfani e di Moro. Al punto che, con Berlusconi al governo oppure con le ricette social-burocratiche di Bersani...che differenza ci sarebbe ?
Nessuna.
Ed è per questo che, alle prossime elezioni, il centrodestra subirà la più grande batosta della Storia.
Come andiamo scrivendo da tempo, occorre ricostruire il centrodestra: dalle fondamenta. Iniziando dal mandare in pensione Berlusconi, Alfano, Cicchitto, Bondi, Tremonti e tutti i notabili social-burocrati dell'ex PdL.
Occorre costruire un Partito per le Libertà: economiche, civili, sociali, sessuali. Un partito che tagli drasticamente la spesa pubblica improduttiva (abolendo in toto le Province, ma anche i Consorzi e le Comunità montane); che separi finalmente le carriere dei magistrati; che introduca la responsabilità civile del giudice; che abbatta le imposte sino ad arrivare ad un'aliquota unica del 20% per tutti (salvo per i meno abbienti, che è giusto che non paghino un euro); che abolisca tutte quelle leggi burocratiche che impediscono ad un imprenditore di fare impresa; che abbatta oneri fiscali e sociali per i lavoratori; che introduca le unioni civili ed una legge in favore dell'eutanasia; che, in sostanza, ci garantisca meno Stato e più individuo.
Solo così il centrodestra potrà essere credibile, come lo fu, per molti versi, nel 1994.
E potrebbe essere davvero credibile se candidasse a Premier Oscar Giannino e rilanciasse la battaglia per Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica. Ovvero due personalità preparate sotto il profilo economico ed oneste sotto il profilo morale.
E sarebbe persino auspicabile se, codesto nuovo centrodestra, dialogasse e scegliesse di avere come intelocutore privilegiato il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, portatore di istanze da parte di una società civile inascoltata (l'esatto opposto dell'antipolitica del PdL, ma anche del Pd, dell'IdV, di SeL, della Lega Nord, dell'Udc di oggi).
Un nuovo centrodestra, un Partito per le Libertà, con Radicali, Liberali, Moderati, Repubblicani, Libertari, Laici, Cattolici liberali e soprattutto la società civile.
Ecco che, allora, forse ai cittadini tornerebbe la voglia di votare e di credere ancora alla politica.

Luca Bagatin



22 dicembre 2010

La Casa dei Moderati italiani (Nostra Casa URSS)




Nota bene: il "Manifesto del Partito Comunista" del duo Marx-Engels edito da
SILVIO BERLUSCONI EDITORE


Moderato, evidentemente, oggi, in Italia, è sinonimo di comunista, paracomunista, putiniano, paraculista, ditomedista, lukashenkista, gheddafista.
Con profondo godimento di Vendola, Bersani, Di Pietro, Bindi, Finocchiaro e compagnia cattocomunista.



20 dicembre 2010

Militanti politici intelligenti e pensanti cercansi !



Pensare con la propria testa penso debba essere l'imperativo categorico, non solo di ogni persona civile, intelligente e di buon senso, ma anche e soprattutto di coloro i quali sono impegnati ad ogni grado e livello politico.
Ciò, troppo spesso, purtroppo, non avviene.
Ci si lascia più facilmente "fagocitare" da decisioni prese da qualcun altro, magari agli "alti vertici" per questioni di opportunità, opportunismo o, più semplicemente, perché non si ha alcuna voglia di prendere una posizione coerente con la propria intrinseca intelligenza.
Oppure ci si lascia condizionare da altri, dai media ad esempio, oppure dalle "mode del momento". Ogni scusa è buona, insomma, per non pensare con la propria testa.
Abbiamo assistito, in questi giorni, a violentissimi scontri di piazza fomentati da una frangia di studenti estremisti e da black bloc, un po' come nel 2001 avveniva a Genova o come avvenne a Milano nel 2006 e come sta avvenendo anche a Londra.
Ecco, tali eventi che non ho mai esistato a definire squadristi e fascisti, nascono proprio anche da un certo "delegare il proprio cervello" a minoranze organizzate e/o a facinorosi che, anziché utilizzare la loro intrinseca materia grigia, preferiscono danneggiare, lanciare bombe, violentare interi quartieri, saccheggiare, magari credendo che ciò possa essere utile a smuovere i tronfi culoni che siedono in Parlamento ed al Governo.
Stagioni di questo tipo le abbiamo già vissute, in Italia, dalla fine degli anni '60 a tutti gli anni '70, quando invece negli Stati Uniti d'America erano piuttosto in voga i coloratissimi, nonviolenti e creativi "figli dei fiori" o Hippie, capeggiati da quel geniaccio di Timothy Leary, temutissimo dalla conservatrice Amministrazione Nixon, che non a caso lo bollò come "l'uomo più pericoloso d'America" solo perché organizzava comunità beatnik, antiproibizioniste e nonviolente contro la guerra e per i diritti civili.
Qui in Italia, dal '68 al '77, abbiamo piuttosto assistito agli opposti estremismi di destra e sinistra contro un "Sistema" che, in realtà, proprio grazie a tali violenti estremismi si rafforzava. Il "Sistema" di potere Dc-Pci, con tutto quanto ne conseguiva in termini di conservazione civile, sociale ed individuale.
Eppure sarebbe così semplice, mi sono sempre detto io.
Sarebbe così semplice se i singoli militanti politici si ribellassero, nonviolentemente e civilmente, ai loro Generalissimi e, con la forza della parola e dell'irrisione li scalzassero dalle loro sedie.
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" del PdL ad un comizio del Berlusca che lo prendono in giro perché và in giro a stringere la mano ai peggiori dittatori para-comunisti ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" del Pd che, ad un comizio di Bersani, gli ricordano che il suo partito è praticamente inesistente in Parlamento ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" della Lega Nord che, con il dito medio alzato, irridono a Bossi & Calderoli per le loro mancate promesse: dall'abbattimento della spesa pubblica sino all'abbattimento delle tasse ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" dell'IdV che ricordano a Di Pietro che di sola invettiva contro Berlusconi non si campa ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" di questo ipotetico "Polo della Nazione" che chiedono a Fini, Casini e Rutelli se hanno davvero intenzione di costruire un'alternativa al Berlusca e, diversamente, qualora le promesse siano tradite, sono disposti a - parafrasando Bart Simpson - mostrare loro il deretano ad un prossimo comizio ?
Ecco, forse non ve li immaginate. Io sì e sono da sempre convinto che sia l'unico sistema possibile per modificare politicamente, individualmente e dunque socialmente le cose.
Pensate con la vostra testa e non lasciate che il vostro cervello venga gettato all'ammasso.
iscrivetevi in massa ad un qualsiasi partito che ritenete "più simpatico" ed iniziate a scalzare i vostri "Generali". Ve lo meritate. E' l'ora di un ricambio non solo generazionale, ma anche e soprattutto di mentalità.
Creativa, irriverente, democratica, civile, individuale, liberale e libertaria.
Sono con voi da sempre, carissime moltitutini (spero !) di militanti "intelligenti e pensanti".
OH YEAH !

Luca Bagatin



8 settembre 2010

Mario Martone ed il "suo" Risorgimento revisionista e dal sapore clerico-marxista


Premetto che non ho visto il film di Mario Martone "Noi credevamo" - contentente una visione "alternativa" del Risorgimento - presentato alla Mostra del Cinema di Venezia in questi giorni.
Mi baso semplicemente sulle dichiarazioni dello sceneggiatore e regista Martone. Affermazioni alquanto in linea con il tentativo, in particolare da parte dell'intellighenzia culturale clericale e cattocomunista e per moltissimi versi anche di quella destra nostalgica del fascismo (vedi Marcello Veneziani), di ridurre il Risorgimento ad una lotta di pochi, ricchi borghesi, terroristi, anticattolici, che hanno fatto un'Italia "fatta male".
Martone parla di Giuseppe Mazzini come di un "terrorista" (come, guarda caso, lo definirono Marx ed Engels e persino il Principe di Metternich) e di essersi ispirato, nel realizzare il film, all'11 settembre 2001 e paragonando l'azione mazziniana e repubblicana, al fondamentalismo islamico.
E questo solo perché Mazzini non era un materialista, bensì predicava - nei suoi scritti politici - la spiritualità dell'individuo ed una visione teosofica e mistica della Divinità.
E per fortuna che il Martone ha voluto fare un film "non ideologico" ! Qui sembra di sentir parlare i revisionisti della Lega Nord o la storica "di parte" (clericale) Angela Pellicciari e tutti gli ortodossi del pensiero religioso cattolico-apostolico-romano. Forse, insomma, i fondamentalisti sono altri.
E' vero che c'è sicuramente troppa retorica attorno al Risorgimento e che Mazzini era un acceso idealista (ma ciò non significa affatto che fosse un integralista), ma è altrettanto vero che le culture cattolica, marxista e filofascista (oggi anche leghista, per quanto non si possa definire affatto “cultura”) - maggioritarie da sempre, purtroppo, nel nostro Paese (lontano anni luce da quel liberalismo anglosassone al quale si ispirava anche Giuseppe Mazzini) - hanno fatto di tutto affinché fosse così e non si approfondisse il rapporto fra la modernità, la spiritualità e l'umanità del pensiero mazziniano (all'origine, peraltro, del movimento operaio e di emancipazione femminile e sociale), rispetto all'antiumanitarismo ed al conservatorismo di quello marxista che, portato alle estreme conseguenze nel '900, ha prodotto nazismo e fascismo, oltre che comunismo di Stato. Tutto peraltro già profetizzato dal Mazzini nei suoi articoli scritti a Londra alla metà dell'800 e riportati nel volume "Pensieri sulla Democrazia in Europa".
Infondo, l'Italia "fatta male", è causa anche se non soprattutto, dell'elaborazione culturale e politica portata avanti - sin in sede Costituente - dalle culture cattolica e comunista, antiliberali e contigue, per moltissimi versi, al fascismo. Senza poi volerci addentrare nella totale mancanza di un progetto politico degli attuali partitucoli o comitati d'affari: dal Pd al PdL e dintorni.
E' veramente assurdo che tutto ciò non sia mai stato approfondito - non solo nelle scuole, ove sarebbe opportuno - ma finanche nelle fiction della Rai-Tv, la quale ha sempre privilegiato le storie di Santi, Beati, Madonnine infilzate e compagnia cantante.
Guarda caso, il film di Martone, è prodotto in collaborazione con Rai Fiction e Rai Cinema. Ed ha ricevuto il sostegno del Minsitero dei Beni Culturali. Retto dal già comunista cattolico Sandro Bondi......

Luca Bagatin



25 maggio 2009

Abbattere la catarsi. Costruire l'alternativa liberale.



Alcune sere fa, ad "Annozero", ho visto la catarsi del mondo politco italiano degli ultimi 10-15 anni.
Ho visto Marco Pannella al suo ennesimo sciopero della fame e della sete. Ho visto una maschera di pur glorioso settantanovenne impegnato sino alla morte - si potrebbe dire - per veder affermato il diritto all'informazione relativa alla presenza della lista Pannella-Bonino alle prossime elezioni europee.
Una maschera non più gloriosa. Una maschera che non sembrava affatto ricordare i mitici anni '60, '70, '80, allorquanto i radicali erano impegnati in prima linea - non già unicamente per la loro presenza nei mass media - quanto piuttosto per lotte di liberazione. Da quella delle donne a quella dei transessuali; da quella dei disabili a quella dei malati psichici. Da quella dei tossicomani a quella dei cittadini onesti ingiustamente vessati da uno Stato fascioclericalcomunista.
I digiuni e le marce nonviolente di allora erano ed apparivano autenticamente delle manifestazioni di gioiosa e fiera verità gandhiana per i diritti di tutti, anche di chi non sapeva di averli, come diceva Pier Paolo Pasolini.
Il personale era politico e viceversa ! Tutto era politica ! La politica radicale era comunicazione nel senso più artistico del termine !
Oggi i radicali, rappresentati imperiosamente ancora da Marco Pannella (con Emma Bonino più in ombra di ieri), appaiono catartici e sembrano quasi voler incarnare l'attuale situazione politica che l'Italia sta vivendo.
Loro la chiamano "peste italiana". Forse volendo semanticamente dimenticare che Daniele Capezzone, qualche anno fa Segretario di Radicali Italiani, la chiamava "caso Italia". Che poi è la stessa cosa.
L'Italia della crisi. Della crisi d'identità. L'Italia di Berlusconi. Quella di plastica, pur senza alternative credibili. L'Italia non già più partitocratica come dice il Pannella, bensì partitocazzica. Partitocazzica ovvero senza autentici partiti: ridotti a comitati elettorali, liste personali dai molti slogan. Senza un briciolo di approfondimento storico, culturale, economico.
Che cosa hanno fatto i radicali in questi ultimi 10 anni ? Dai successi della Lista Bonino del '99 hanno inanellato insuccessi. Si sono alleati con i socialisti di sinistra che li hanno ben presto liquidati. Si sono alleati ad un Pd che non li ha mai voluti. Hanno recentemente rifiutato l'alleanza (l'unica credibile rispetto alle prime due !) alle europee con Repubblicani e Liberali.
Non hanno saputo dunque attingere al loro passato, intessendo alleanze di "alternativa" e per l'"alternativa".
Alternativa a che cosa ? Al Potere, è ovvio.
Ad un potere strisciante prima incarnato dal duopolio Dc-Pci oggi non a caso unite nel Pd ed un''alternativa ad una destrizzazione del Paese.
Una destrizzazione che non è Berlusconi in sé, bensì ciò che potrebbe covare in seno il suo partito. Che andrebbe spaccato al più presto proprio per separare il liberalismo dal conservatorismo.
E costruire l'alternativa. L'alternativa del PdL a partire dal PdL stesso.
E che non sia proprio l'imminente referendum a poter dare una mano al fine di costruire quest'alternativa. Un referendum che i radicali, questa volta, stranamente, vogliono bocciare, ma che potrebbe garantire al Paese la liberazione da taluna partitocazzia (come quella che oggi non vuole l'abolizione delle Province e degli enti inutili).
Ed allora, con un PdL rafforzato, ecco che potrebbe aprirsi un rinnovato scenario anche per i radicali: liberare il PdL dal conservatorismo. Costruire un vero Partito delle Libertà, ovvero dei Liberali e consegnare all'Italia un nuovo bipolarismo. Questa volta autenticamente di stampo laico ed occidentale.

Luca Bagatin



28 luglio 2008

Berlusconi decida se vuol diventare un vero Statista Europeo ed Occidentale: eviti di modificare la legge elettorale per le Europee e si apra ai temi laici



Abbiamo ultimamente avuto modo di plaudire più volte al Governo Berlusconi IV ed alle sue misure liberalsocialiste che vanno dalla detassazione degli straordinari passando per l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, la tessera sociale di 400 euro annui, un nuovo piano per le abitazioni per famiglie e meno abbienti, sino al taglio alle spese dei ministeri ed alle misure contro i "fannulloni" nella Pubblica Amministrazione. Plaudiamo anche al Lodo Alfano che finalmente prevede l'immunità per le alte cariche istituzionali e che andrebbe estesa anche ai Parlamentari i quali, una volta eletti dal popolo, solo da questo possono essere giudicati e solo una volta non rieletti possono e devono essere giudicati dalla Magistratura per eventuali infrazioni della Legge. Legge che deve essere uguale per tutti e non "più o meno uguale per qualcuno", come il periodo di Tangentopoli ci ha tristemente insegnato falcidiando un'intera classe dirigente e mantenendone illesa un'altra non certo incolpevole.
Purtuttavia rimaniamo assolutamente esterrefatti relativamente alla proposta di legge elettorale presentata dal PDL relativamente allle Elezioni Europee, ove si fa vera e propria strage di democrazia tanto quanto, se non peggio, della legge elettorale delle Politiche.
Ancora una volta si vuole togliere la possibilità agli elettori di apporre la propria preferenza sui candidati dei relativi partiti ed in tal modo - come per le Politiche - si pretende che ciascun elettore "approvi" la lista dei candidati decisi dalla Segreterie di Partito. Un po' come durante il fascismo ..... tanto più se consideriamo che la suddetta legge prevede uno sbarramento del 5% (ma nei fatti del 20% in quanto le circoscrizioni sono aumentate da 5 a 15) e quindi si vuole a priori falcidiare fior fior di partiti ad unico vantaggio dello stesso PDL, del PD, della Lega e, forse, dell'Italia dei Valori.
L'ennesimo scippo democratico che certo non fa onore ad un partito che si proclama "delle Libertà". Uno scippo che questa volta non perdoniamo al Cavaliere, il quale, se vorrà essere davvero ricordato come uno Statista di stampo liberal-popolare ed Occidentale capace in qualche modo di unire laici e cattolici, dovrà fare i conti anche e proprio su questo tema ripristinando democrazia e pluralismo che peraltro sono i valori fondanti dell'Europa stessa.
Oltre a ciò ci permettiamo anche di suggerire al Premier di aprirsi a temi laici e quindi di civiltà giuridica come l'eutanasia - riportata alla ribalta anche dei media con il caso di Eluana Englaro e di Paolo Ravasin - e quindi il testamento biologico; la possibilità di aprire alla ricerca scientifica a 360 gradi sul modello anglosassone; la pillola del giorno dopo;  ma anche la lotta alle narcomafie confrontandosi ed aprendo alle ricette antiproibizioniste e quindi legalitarie contro il disordine d'oggi in meteria.
Questi dei timidi suggerimenti ad un Governo che oggi ha la possibilità di essere ricordato come un Governo "diverso" rispetto agli ultimi 15 anni. Un governo capace di imprimere la sua svolta riformatrice, arginando le derive sfasciste della destra e facendo rivivere la stagione riformatrice del vero ed unico Centro Sinistra di De Gasperi, Einaudi, La Malfa e Craxi.




Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Silvestro)



15 dicembre 2007

Conservatorismo bipartisan e il Partito delle vere Libertà


Non sono mai stato un sostenitore del bipolarismo, figuriamoci del bipartitismo.
Quantomeno in Italia, ove storicamente esiste la pluralità delle culture politiche e ciò è comunque un segno di democrazia.
Di conseguenza sono contrario ad ogni possibile legge maggioritaria o proporzionale con sbarramento che sia: a ciascun partito, insomma, si deve permettere di presentarsi agli elettori e di conquistare seggi in proporzione al numero dei voti raccolti.
Democrazia vorrebbe anche, tuttavia, che ciascun partito si finanziasse da sé, senza il ricorso a finanziamenti Statali a pioggia. Essi al massimo potrebbero essere mirati a coprire solo taluni costi quali la stampa di manifesti e volantini elettorali quantificata a "forfait" e non oltre una certa cifra, comunque contenuta.
Per il resto si potrebbero prevedere spot gratuiti sulle reti televisive pubbliche (fintanto che esiste il vergognoso servizio pubblico radiotelevisivo che andrebbe, a parer mio, quanto prima privatizzato per consentire, anche qui, libertà di offerta di programmi televisivi e per non far spendere ulteriori quattrini agli Italiani per il mantenimento di un "carrozzone" comunque lottizzato politicamente e che strapaga Celentano & Co).
Ma, veniamo alla governabilità. Si dice che con la pluralità dei partiti sarebbe impossibile o comunque difficile governare il Paese. Questa mi pare un'affermazione un po' semplicistica e che non tiene conto di taluni fattori.
Ricordiamo che l'Italia è stata governata per un cinquantennio con un sistema proporzionale purissimo, ove i partiti si coalizzavano sulla base di taluni punti programmatici. E così Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli hanno, nel bene e/o nel male (ma comunque non ci sarebbe stata alternativa democratica possibile), portato il nostro Paese fra i Grandi della Terra.
Oggi non si capisce perché non possa avvenire la stessa cosa.
Dal '92 ad oggi, invece, spazzata la classe politica democratica, abbiamo improvvisamente subito un'involuzione che ci ha portato ad essere un Paese fortemente in crisi sotto tutti i punti di vista.
Un Paese ove, giustamente, nessuno crede più nella politica anche perché gli attuali schieramenti in campo sono esattamente speculari l'uno alll'altro, ovvero antiliberali e antilaici.
Le varie Rivoluzioni Liberali, sbandierate dal '94 ad oggi prima dal Polo e poi dall'Unione, sono state tradite sin da subito sia sotto il profilo economico che per quanto concerne le libertà civili ed individuali (per le quali siamo agli ultimi posti in Europa).
In effetti, si noti anche che i due principali partiti delle coalizioni, in Europa, non si collocano affatto nell'Internazionale Liberale e nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), bensì l'uno si colloca nel Partito Popolare Europeo e l'altro nel Partito Socialista Europeo (fra l'altro indebitamente in quanto i postcomunisti non hanno giammai voluto dichiararsi socialisti salvo qualcuno, diventato ben presto "sasso in capponaia" del centrosinistra cattocom prodian-veltroniano).
Ora, posto che i due pseudo-nuovi partiti nati in queste ultimi mesi e settimane, il Pd ed il PdL, sono dei fenomeni da supermarket che cercano d'intercettare voti in caduta libera viste le pessime prove di governo dell'uno e dell'altro, debbo dire comunque che come osservatore ormai esterno alla politica ed ai partiti, sto guardando con una certa attenzione al curioso fenomeno del Partito delle Libertà.
In particolare al fatto che esso abbia sostanzialmente portato allo sfaldamento del centrodestra, il quale, a detta di tutti, pareva destinato a vincere le prossime elezioni.
La qual cosa mi porta a due riflessioni: o Berlusconi, fondatore in un giorno del PdL, mira a portare alla luce il suo accordo sottobanco antiliberale con il Pd e quindi con l'Unione (che pare sussistere dal '96, se notiamo come i due schieramenti hanno svolto egregiamente un "gioco delle parti" ove ciascuno si ingiuria in pubblico, ma in privato nessuno è andato a ledere gli interessi dell'altro) e quindi a voler favorire Walter Veltroni come prossimo Premier; oppure egli vuole sganciarsi completamente dalla destra e quindi dal partito di Fini, da quello di Storace e dalla Lega Nord.
La qual cosa mi pare un tantino azzardata, visto anche che egli ha recentemente osannato proprio i neofascisti di Storace, epperò, epperò....
E però farebbe così bene il Berlusca a sganciarsi da tutta la destra e far diventare il Partito delle Libertà un vero partito liberale di massa. Un partito non di destra, ma contro questo centrosinistra conservatore.
Un partito che possa davvero raccogliere chi vuole governare la globalizzazione con regole certe ma alleggerendo il peso dello Stato sui cittadini sia per quanto concerne l'aspetto economico che per quanto concerne le libertà individuali.
Persino Sarkozy, neo premier francese e Rudy Giuliano, probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono da sempre a favore delle unioni civili, di leggi non punitive nei confronti dell'aborto e a favore della ricerca scientifica.
Potranno mai questi leader internazionali dirsi di destra o conservatori ?
A parer mio certamente no. Sono semplicemente persone di buonsenso, moderne, che credono negli individui e nelle loro potenzialità. In barba alle verie religioni dogmatiche antidemocratiche.
Come farlo capire a chi in Italia vuole dirsi "liberale", ma non lo è nei fatti, in quanto è il "braccio politico e parlamentare" del Vaticano ?
Il Partito delle Libertà, o ascolta di più gli sporadici ma tenaci laici e liberali al suo interno come i Riformatori Liberali, i Repubblicani e i Liberalsocialisti sparsi e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell'unità nazionale e quindi può continuare ad alternarsi al governo con il centrosinistra. E così l'Italia non conoscerà mai né vera libertà né tantomeno vera democrazia, rimanendo completamente isolata nei confronti dei processi di globalizzazione e di civiltà in continua evoluzione nell'Occidente democratico.


Luca Bagatin


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di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini