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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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15 maggio 2010

"PEDOFILIA....da studiare" articolo by Peter Boom

PEDOFILIA: CRIMINE CONTRO L'UMANITA'
presentazione di Luca Bagatin



Gli atti di violenza sessuale contro un bambino sono forse il più atroce dei crimini che un individuo possa compiere contro l'umanità.
E' difficile dire altro se non che chi è colpevole è, non solo giusto che paghi, ma anche che si renda conto del crimine che ha commesso.
Detto ciò andiamo oltre, ma sino ad un certo punto.
Lo scrittore Aldo Busi è stato mediaticamente "messo in croce" in quanto gli è stata attribuita una presunta difesa della pedofilia.
Nulla di più falso.
Aldo Busi ha semplicemente e da sempre distinto fra "bambini e minori" e fra "consenzienti e non".
Distinzione sempre e comunque corretta e di buonsenso.
La Chiesa Cattolica Romana ed Apostolica, magari, non sarebbe necessariamente d'accordo: "Un rapporto sessuale va sempre e soltanto consumato dopo il sacramento del matrimonio".
La Chiesa Cattolcia Romana ed Apostolica ha, oggi, ben altri problemi a cui pensare.
Solidarietà alle vittime della pedofilia. Non certo al Sig. Ratzinger, Papa dei cattolici.
E con ciò vi lascio all'ottimo pezzo di approfondimento - inerente, appunto, al tema "pedofilia" -  dell'amico Peter Boom.

Luca Bagatin (nella foto con Peter Boom)


PEDOFILIA....da studiare
di Peter Boom



La pedofilia è argomento oggi molto dibattuto a causa delle migliaia di casi finalmente usciti fuori nell'ambiente dei preti cattolici, uno scandalo con l'aggravante che proprio loro si vantano di essere i veri detentori di una “alta moralità”. La politica di repressione sessuale attuata dalla gerarchia
del Vaticano ha avuto come risultato che i casi di pedofilia rimanevano per la maggior parte nascosti, quindi impuniti, rendendo così ulteriormente penosi i traumi subiti dalle piccole vittime.
Proprio a causa di questa repressione la maggior parte delle vittime ha paura di sporgere denuncia per non esporsi a vergogne culturalmente imposte. Le vittime del passato dovrebbero invece avere la forza morale di parlare e di denunciare i loro carnefici proprio per impedire che altri innocenti cadano vittime a loro volta.
La pedofilia non è ancora studiata a fondo nei suoi molteplici aspetti, studi difficilmente sponsorizzati da industrie farmaceutiche non essendoci un proficuo tornaconto come esiste invece per anti-influenzali, viagra, etc.
L'età legale dei minorenni non è fissata in modo uguale in tutti i paesi, non sono stati sufficientemente presi sotto la lente i diversi tipi di pedofilia (età diversa, con o senza violenza, con o senza danni fisici, rapporti cercati dai minori, nei riti di iniziazione, nella storia, nell'antropologia, quelli a causa di segregazione ed isolamento, prigionia, risultanti da traumi pregressi, etc.).
Come autore della Teoria e della Filosofia della Pansessualità (www.pansexuality.it ) ho sempre considerato che gli esseri umani in principio portano dentro di sé tutte le opzioni sessuali comprese quelle pedofile.
Naturalmente le possibilità nocive della nostra sessualità devono essere evitate, soprattutto quelle violente e/o senza consenso, come si riscontra spesso nei confronti di minori. Inoltre un minore d'età il più delle volte non è ancora capace di discernere cosa sia dannoso o no e di dare il proprio consenso o meno.
Più problematica si presenta la situazione di bambini poveri, subnormali, handicappati, come quelli sordomuti violentati sistematicamente in un istituto religioso nel nord Italia.
Ho sempre pensato che la pedofilia abbia attinenza con la necrofilia in
quanto né i bambini né quantomeno i morti si possono difendere e si trovano alla mercé di persone che spesso presentano problemi di comunicazione con gli altri.
L'opinione che un atto sessuale su un minore non procuri un trauma o soltanto un leggero stato di confusione sembra del tutto fuorviante. Forse questo potrebbe essere vero al limite soltanto nel caso di bambini più grandi quando sono loro a cercare le prime esperienze sessuali. Una spinta sessuale che sarebbe bene seguire senza imporre troppe regole, soprattutto religiose (sensi di colpa), che potrebbero condizionare negativamente e far insorgere conseguenti complessi psicologici.
Voglio citare qui nove punti  del lavoro di Ellen P.Lacter, psicologa americana da 24 anni specializzata nel trattamento di minori abusati e maggiorenni abusati quando erano minorenni (recentemente pubblicato sul sito del professor Erwin J. Haeberle, Humboldt University-Berlino, www.hu-berlin.de/sexology sotto il titolo “Is pedophilia ever acceptable?” (Wayne R.Dynes).
La psicologa Lacter ha riscontrato nei piccoli pazienti i seguenti disturbi e problemi:(liberamente tradotto dall'inglese)

1) Dolore fisco, qualche volta fortissimo.

2) Un vero disgusto per gli atti sessuali, per la presenza di genitali e
delle emissioni.

3) Paura nei casi di violenza estrema, difficoltà respiratorie, conati di vomito, sensazione di soffocamento.

4) Paura conseguente a minacce alla propria persona, verso le persone amate, verso gli animali prediletti (pet) e altre persone e cose care allo scopo di assicurarsi sottomissione e per contrastare l'ansia di venire scoperta-o.

5) Il terrore basato sul fatto che la persona che abusa non lasci alcuna possibilità di scampo e che non tenga conto delle proteste di finirla.

6) Paura, vergogna e senso di colpa, basate sulla consapevolezza che le parti private del corpo dovrebbero rimanere coperte, la comprensione che il pedofilo o la pedofila fa di tutto per nascondere l'abuso, convincendo, certe volte con ulteriore violenza, il bambino o la bambina che questi atti sono dannosi e moralmente sbagliati e che deve tenerli segreti.

7) Tradimento e dolore nei casi di abuso da parte di persone amate che esigono atti dannosi ed immorali, in molti casi rafforzato dal fatto che i familiari ne sono a conoscenza e  permettono che l'abuso continui.

8) Sensi di colpa e di vergogna per l'incapacità di scappare e di difendersi fisicamente dall'assalitore.

9) L'idea di essere complice a causa dell'accettazione di regali o privilegi speciali da parte dell'abusatore.

La psicologa americana ha con questo enumerato problemi che per la maggior parte incidono sulle vittime vita natural durante.
La violenza sessuale può creare inoltre conseguenze come ansia, pianto, insicurezza, rabbia, insonnia, incubi, fissazioni, paranoia, nevrosi varie, scatti di nervi, desideri di vendetta, comportamenti asociali, problemi di apprendimento, droga, alcool, autolesionismo, aggressività, ed altresì danni fisici, inclusi lacerazioni di organi interni, malattie sessuali, gravidanza, suicidio ed in alcuni casi morte.
Un altro fenomeno da non sottovalutare è la rimozione psicologica che può arrivare fino alla negazione dei fatti avvenuti perfino a sé stesso.
Spesso anche le famiglie, qualora sono a conoscenza dei fatti, preferiscono non parlarne e cercano addirittura di tacitare le piccole vittime. Ogni psicologo sa che la prima condizione per liberarsi di un trauma è di parlarne.
Viene ancora da chiedersi se la pedofilia dev'essere punibile qualora non violenta e col consenso per esempio per un'età che va dai 14 ai 16 anni.
Un rapporto sessuale di una o un diciottenne che va con un quindicenne dev'essere considerato un reato?
Quando non c'è il consenso o nei casi di violenza sussiste in ogni caso il reato, prendendo in considerazione se viene attuato con o senza penetrazione,
con o senza danni fisici e/o psichici. I danni psichici non sono facili da valutare e possono uscire fuori anche dopo molto tempo.
Spero che questo mio articolo serva per approfondire l'argomento e per togliere il vizio di nascondere questo grave peccato.

Peter Boom
http://www.pansexuality.it



8 maggio 2010

Un nuovo governo per la Gran Bretagna all'insegna del rinnovamento liberale



David Cameron e Nick Clegg fra i loghi dei rispettivi partiti politici

Quel che è certo, all'indomani dell'esito incerto delle elezioni nazionali, è che in Gran Bretagna sta nascendo un governo all'insegna del rinnovamento.
Il merito è del possibile nuovo Primo Ministro conservatore David Cameron, che ha aperto ai Liberaldemocratici di Nick Clegg.
David Cameron, astro nascente del nuovo Conservative Party, già prima della campagna elettorale che lo ha visto protagonista e che gli ha fatto guadagnare il 36 % dei consensi, ha profondamente mutato il dna del suo partito: aprendo agli omosessuali, alla possibilità di legalizzare le cosiddette "droghe" leggere, alla sanità pubblica ed a nuove politiche ambientali.
Optando per un'alleanza con i Liberaldemocratici di Clegg - noto per il suo libertarismo ed il suo anti-statalismo -  non fa che consolidare questa linea di governo all'insegna dei diritti civili e del risanamento economico.
I Laburisti di Gordon Brown, ormai lontani dai successi e finanche dalle politiche riformatrici di Tony Blair che li hanno visti protagonisti della politica britannica dal 1997, sono invece - e meritatamente - arretrati al 29 %.
L'Italia, in questo contesto, avrebbe moltissimo da imparare dalla Gran Bretagna (oltre che, ovviamente, dalla cultura e dalla politica anglosassone).
Nel nostro Paese, oltre a non esistere un partito laburista o socialdemocratico, non esiste nemmeno un partito liberaldemocratico forte e coeso (potremmo dire che gli unici a rappresentare una politica "alla Nick Clegg", da noi, sono i Repubblicani, i Liberali ed i Radicali. Che comunque, assieme, non fanno certo il 23 % dei LibDem britannici). E gli unici che si rifanno alla nuova destra europea di Cameron e di Sarkozy sono oggi i "finiani" e grazie al rinnovamento di posizioni apportato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini.
La situazione, da noi, è dunque ben triste ed ancora ben lontana dalla costituzione di un forte asse all'insegna di un nuovo liberalismo che guardi alla riduzione della spesa pubblica, all'abbassamento delle imposte e ad una politica in favore dei diritti civili: dall'approvazione di una legge per le unioni civili sino ad una per la legalizzazione della cannabis, passando per una legge che legalizzi eutanasia e prostituzione.

Luca Bagatin



8 dicembre 2009

Dan Brown: uno spirito laico e spiritualista contro la barbarie dogmatica e materialista



Sono un divoratore di thriller, in particolare di thriller esoterici, ma Dan Brown non è decisamente il mio scrittore preferito, nel settore.
Non che non sia bravo, per carità, solamente non è particolarmente brillante come ad esempio i suoi "colleghi" Eric Giacometti e Jacques Ravenne, autori di numerosissimi thriller a sfondo massonico che da anni stanno spopolando in Francia e prendendo piede anche in Italia.
Dan Brown, sin dal suo primo libro approdato in Italia - Il Codice Da Vinci - mi ha subito lasciato perplesso per il semplice fatto che è stato immeritatamente pompato dai mass-media.
E si noti che la storia di Maria Maddalena sposa di Gesù era arcinota e diffusa in numerose pubblicazioni (ricordiamo qui, per tutti, le Edizioni Amrita) precedenti. Delle quali nessun media ha mai pressoché accennato.
Ridicole sono peraltro le critiche alle opere di Dan Brown provenienti dalla Chiesa cattolica, visto che si tratta di letteratura e visto anche che la Storia della Chiesa è piena zeppa di mistificazioni sin dalla sua fondazione ad opera dell'Imperatore Costantino. E non c'era certo bisogno di un Dan Brown qualsiasi per rivelarlo. E' sufficiente approfondire la sua storia e la sua iconografia (a partire dalla Croce, simbolo mutuato dall'Antico Egitto e che nulla ha a che vedere con la morte di Gesù).
Ad ogni modo, da studioso ed appassionato di Massoneria ed Esoterismo, non potevo lasciarmi sfuggire "Il simbolo perduto", l'ultimo romanzo di Brown di cui, molto probabilmente, vi parlerò più diffusamente in un altro articolo.
Finalmente Dan Brown abbandona le disquisizioni attorno alla Chiesa cattolica ed al Vaticano e ci parla della Massoneria - in particolare di quella americana - e del simbolismo ad essa riferita.
Gli Stati Uniti d'America sono una grande democrazia e lo sono grazie ai massoni.
Dan Brown parte proprio da questo concetto e lo sviluppa via via parlando dei Padri fondatori degli USA: George Washington in primis.
Qui, più che parlare del romanzo in sé, mi interessa piuttosto approfondire le interessantissime e condivisibili affermazioni che Dan Brown ha rilasciato al settimanale Panorama il 29 ottobre scorso.
Brown irride alla "teoria del complotto" che vede la Massoneria come un'organizzazione di complottardi e - pur non essendo massone - si dichiara apertamente benevolo nei confronti della Massoneria in quanto "modello straordinario di tolleranza spirituale a livello globale". A differenza del Vaticano e quindi della Chiesa cattolica che, secondo Brown, esaspera il conflitto religioso e lo definisce "una struttura di potere antica e sorpassata rispetto a un mondo diventato sempre più piccolo dove persone di fedi completamente diverse vivono gomito a gomito".
E' in questo senso che Dan Brown plaude alla Massoneria in quanto foriera di "una spiritualità diversa, più aperta e tollerante" in quanto aperata a tutte le fedi e concezioni spirituali.
Un discorso di questo tipo farebbe subito venire i travasi di bile alle alte Gerarchie Vaticane e sicuramente anche alla nostra triste ed incolta classe politica, sempre meno laica e sempre più china di fronte alle elucubrazioni dettate dalla "fede".
L'approccio spirituale di Dan Brown mi piace decisamente e lo condivido. In special modo quando, nell'intervista, parla di come si sia allontanato da una fede dogmatica inculcatagli da bambino perché un prete gli rispose che non era da "bambini educati" porsi delle domande su Dio (mi ricorda me stesso all'età di 10 anni, quando smisi di frequentare la Chiesa per lo stesso motivo !) .
Dan Brown afferma ad ogni modo di essere deista e spiritualista, un po' come i massoni, e porta a sostegno una particolare scienza - la noetica - di cui parla diffusamente anche ne "Il simbolo perduto", che afferma come i pensieri degli individui abbiano una massa, che possano influenzare la materia, specialmente quando molte persone si concentrano sullo stesso obiettivo.
Mi ha colpito anche molto la passione di Dan Brown - da me condivisa - per le opere di Mark Twain, decisamente sottovalutate in Italia, ma dai profondissimi contenuti morali e filosofici.
Brown afferma che l'ultimo libro che ha letto è stato "Lettere dalla Terra", di Twain, ove il protagonista, Satana, è stato mandato sulla Terra per conto di Dio a studiare l'Umanità. Ed ove Satana ne trae come conclusione che gli esseri umani hanno delle concezioni folli in fatto di sesso e religione.
Un Dan Brown decisamente inconsueto, profondamente laico e profondamente spirituale.
Un figlio dell'America a Stelle e Strisce ove una profonda concezione dello Stato laico convive con una profonda concezione morale e spirituale dell'individuo e dell'Universo che si trova a vivere.
L'esatto opposto della nostra trista Penisola ove crocifissi, telefonini, Grandi Fratelli e banalità politiche sono unite a formare un Circo Barnum di ignoranza e stupidità profondamente radicate.

Luca Bagatin



21 ottobre 2009

Costruire un Polo Laico-Liberaldemocratico.....nonostante Pannella


L'altro giorno, un lettore del mio blog, mi ha lasciato un commento nel quale ha scritto:

"purtroppo nell' Italia del PD e del PD+L non vi sarà mai laicità.
laici , liberali, repubblicani, azionisti, socialisti, libertari dovrebbero unirsi intorno al carisma di Marco Pannella e tentar di modificar i rapporti di forza.
Brunetta, Fini , LaMalfa, Nucara, DellaVedova, Pannella, Nencini, Bobo Craxi, Pittella, Amato ed ora anche Bonelli in un unica alleanza con Emma premier contro la Vaticalia fascista e sfascista".


In linea di massima, sarei anche d'accordo epperò.....mi ha fatto pensare alla conversazione settimanale che Marco Pannella, padre padrone dei Radicali Italiani, ha tenuto recentissimamente con Massimo Bordin ai microfoni di Radio Radicale.
Pannella pare che si sia messo da qualche tempo a rincorrere i Verdi di Bonelli e le anime in fuga da Sinistra e Libertà.
E per l'ennesima volta non lo capisco.
Non capisco questo vecchio signore che pur quando ero ragazzino mi affascinava per la sua battaglie nonviolente e laiche. Non capisco perché perda tempo a rincorrere questi "sinistri" che di nonviolenza e laicità se ne sono sempre fregati alla grande, privilegiando le "battaglie" sindacatocratico-parassitarie e ambiental-fondamentaliste per il mantenimento dello status quo. Contro le libertà individuali e del mercato, che sono invece la premessa per le libertà civili.
Quando avevo 17 anni sono stato iscritto ai Verdi. Non l'ho mai nascosto. E' stato lì, infatti, che ho conosciuto i primi radicali storici ed è stato ancora lì che ho iniziato a prendere le distanze da certa sinistra.
I Verdi, peraltro, nel corso degli anni hanno mutato il loro DNA: da partito di sinistra moderata e per i diritti civili a utili idioti dei comunisti e serbatoio per i centri sociali più estremisti.
Che Pannella li insegua per le elezioni regionali dell'anno prossimo, mi appare l'ennesima follia radicale.
Follia radicale come quella del non volersi pressoché mai presentare alle elezioni amministrative, come spesso accaduto sulla base dei diktat pannelliani. Quando invece è proprio a livello locale che si può agire meglio politicamente: abbattendo la burocrazia, garantendo servizi migliori per i cittadini, garantendo più sicurezza e gestendo al meglio le risorse.
Quel che propone oggi Pannella sembra essere questo: per le Regionali lanciamo dei candidati comuni e facciamoli sostenere da quante più liste laiche possibili dai Verdi ai Socialisti (quali ?) e magari anche con Repubblicani e Liberali. Un bel minestrone calato dall'alto, alla faccia degli elettori e delle problematiche locali.
Ora, io che seguo da anni l'evoluzione strategica dei partiti laici italiani, mi chiedo perché Pannella si sia opposto - in sede di elezioni europee - a fare una lista con Repubblicani e Liberali, come propostogli, preferendo invece lanciare ancora una volta la personalistica Lista Pannella-Bonino.
Quello sarebbe stato non solo un bel banco di prova laico-liberaldemocratico (e non laico-minestroncratico), ma anche la sede appropriata ove rilanciare gli Stati Uniti d'Europa, cavallo di battaglia della nostra tradizione da Mazzini ad Ernesto Rossi.
E mi chiedo anche perché Pannella continui ad inseguire il nulla, ovvero non solo i Verdi ma anche i Socialisti "de sinistra" (come si definiscono), che non si sa nemmeno se esistono più dopo l'esperienza fallimentare della Rosa nel Pugno prima e di Sinistra e Libertà poi.
Con un leader così non solo i Radicali non andranno da nessuna parte (se non rimanere gli utili idioti del Pd, partito dei cattocomunisti), ma nemmeno i laici.
Diverso sarebbe proporre alle Regionali delle liste laiche locali, su problematiche essenzialmente locali. Ed accenno al fatto che, a Pordenone, come Repubblicani, stiamo per lanciare un'associazione laica trasversale che comprenda non solo chi è impegnato politicamente sul fronte laico, ma anche e soprattutto singoli cittadini sensibili ai diritti civili ed alle libertà del mercato. Il tutto organizzando settimanalmente delle riunioni il più possibile aperte.
Sul fronte nazionale, invece, come sostenitamo da anni peraltro, sarebbe opportuno avviare un percorso che porti alla costituzione di un unico soggetto politico laico-liberaldemocratico, ancorato all'Internazionale Liberale ed all'Eldr, che raccolga Repubblicani, Liberali, Radicali e tutti quei Riformatori e Liberalsocialisti che anelano ad una casa comune.
Un unico soggetto che possa anche partire da una spaccatura costruttiva dell'attuale PdL (e raccogliere gli sparuti liberali del Pd) e che potrebbe vedere protagonisti non solo Renato Brunetta, ma anche Gianfranco Fini.
Un unico soggetto politico con un'unico simbolo, un'unica sede nazionale (anche per risparmiare sui costi), un unico giornale di partito e così via.
Con un programma condiviso che sul piano economico vada dal rigore nei conti pubblici, all'aliquota unica per tutti al 20%, all'allungamento dell'età pensionabile; che sul fronte civile vada dalla  libertà di cura, di vita, di morte, per il matrimonio omosessuale e così via. Ed in politica estera miri alla creazione dell'Europa politica, amica degli Stati Uniti e dello Stato d'Israele.
Se qualcuno inizierà già a lavorare a questo progetto, non è escluso che si possa davvero ridisegnare un nuovo bipolarismo che ci veda davvero protagonisti.

Luca Bagatin



10 maggio 2008

Governo Berlusconi quater: un Esecutivo (anche) di laici, liberali, liberalsocialisti



Da sinistra a destra i cinque ministri laici e liberalsocialisti del Governo Berlusconi quater: Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Franco Frattini, Elio Vito e Stefania Prestigiacomo.

Ci voleva un Governo di centrodestra per avere ben 3 ministri liberalsocialisti, un radicale e molti laici al punto che Luca Volontè  dell'Udc, su "Libero" dell'8 maggio, polemizza denunciando la pressoché totale assenza dei cattolici impegnati in politica.
Ci voleva un nuovo Governo Berlusconi per far strabuzzare gli occhi a tutti noi laici, liberali, repubblicani che sino all'altro giorno lo vedevamo come il fumo negli occhi (ma mai tanto quanto la compagine "democrat-cattocom" prodiana) e che sospettavamo avrebbe aperto ad un Governo di inciuci con Veltroni & Co. che spazzasse via tutte le nostre battaglie e la nostra storia autenticamente civile ed occidentale.
Ed invece, con l'ottimo Maurizio Sacconi al Welfare ed alla Salute; con i liberalissimo e storicamente liberalsocialista Renato Brunetta all'Innovazione tecnologica (già consigliere economico del Governo Craxi negli anni '80); Franco Frattini agli Esteri (ma non ci sarebbe dispiaciuta nemmeno la pasionaria Margherita Boniver); il radicale Elio Vito ai Repporti con il Parlamento e la laicissima e impegnatissima Stefania Prestigiacomo all'Ambiente, ci riteniamo davvero rassicurati e, diciamolo pure, pressoché totalmente soddisfatti ed entusiasti.
E ci sentiamo ancor più rassicurati se pensiamo che la scalmanata e parolaia Lega Nord si è beccata i ministeri meno influenti con Bossi al Ministero del Federalismo e Calderoli a quello della Semplicifazione (costituiti "ad hoc" e praticamente inutili). L'unico leghista ad avere un Ministero di peso è il moderato Roberto Maroni (che pur fu "scalmanato" negli anni '70 quando militava in Democrazia Proletaria che purtuttavia era un movimento libertario) che fu tutto sommato un discreto Ministro del Welfare che si avvalse della collaborazione del compianto riformista e giuslavorista Marco Biagi, sempre con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio).
Stendiamo invece un velo pietosissimo per la scelta di Tremonti alll'Economia e temiamo che con un anti-liberista e anti-mercatista come lui sarà assai difficile ridurre la spesa pubblica improduttiva e gli enti inutili (lo abbiamo già visto all'opera dal 2001 al 2006).
All'Economia infatti avremmo preferito Renato Brunetta o Daniele Capezzone (quest'ultimo quantomeno come sottosegretario).
Altro velo pietoso per la scelta della soubrette Mara Carfagna nella compagine governativa. Riteniamo infatti che non abbia alcuna competenza politica e la sua bellezza fisica è pari alla sua inesperienza. Tanto più che si troverà a reggere il Ministero per le Pari Opportunità e ci chiediamo se le signore e le ragazze italiane si sentiranno effettivamente rappresentata da una donna che sino all'altro giorno si è occupata esclusivamente di Spettacolo (per quanto, diciamocelo, il Dicastero delle Pari Opportunità è assolutamente inutile).
Per il resto, ottima la scelta dei ministri giovani ed appassionati (penso ad esempio a Giorgia Meloni, che pure ha idee pressoché totalmente opposte alle mie, ma non posso negarle passione e serietà) alcuni dei quali saranno delle vere e proprie scoperte in quanto sostanzialmente sconosciuti politicamente.
Sulla bontà del programma della compagine governativa, poi, non ci sono dubbi: abolizione delle Province e degli enti inutili (antica battaglia repubblicana di Ugo La Malfa); detassazione degli straordinari e sostegno ai salari; completamento della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali; riduzione della spesa pubblica; abolizione dell'Ici sulla prima casa.
Sembra il programma di un governo di Nuovo CentroSinistra più che di uno di Centrodestra !
E bene, dai, in una scala di valori da uno a dieci diamo un bel 7 a questo Governo Berluisconi quater che peraltro sta seguendo l'ottima strada intrapresa dai partiti liberaldemocratici e "conservatori" (anche se il termine mi appare assai improprio) occidentali già solcata prima di lui da Sarkozy, David Cameron e John McCain: ovvero rigettare i valori della destra tradizionale e aprirsi ai valori laici, liberali e libertari andando oltre la destra e la sinistra tradizionale.
Sarko in Francia ha vinto con un programma totalmente liberale in economia e nei diritti civili, occidentale nella politica estera e rigoroso in termini di sicurezza. Egli ha peraltro significativamente voluto nella sua squadra di governo il socialista Bernard Kouchner agli Esteri.
Il "Conservative" David Cameron ha recentemente stravinto alle elezioni amministrative inglesi proponendo un programma radicalmente diverso rispetto al passato del suo partito ed avvicinandosi alla visione liberalsocialista di Tony Blair (assai diversa da quella del più socialburocratico Brown) prevedendo peraltro aperture nei confronti di gay e lesbiche, una politica ambientale più incisiva, il sostegno alla sanità pubblica e la possibilità di legalizzare la cannabis e i suoi derivati.
In Inghilterra, peraltro, avanzano anche i Liberaldemocratici che diventano il secondo partito superando i Laburisti la cui nuova virata statalista è stata rigettata in toto dall'elettorato.
Per finire, siamo certi che anche il repubblicano statunitense John McCain stravincerà sui candidati democratici (o la Clinton o Obama) proprio per il suo programma liberale nei diritti civili e in economia e per una politica estera tutta improntata alla difesa dei valori umani di libertà e democrazia.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" arretra in tutta Europa e financo nella tradizionalmente socialBurocratica Svezia. Ovviamente tranne in Spagna vista e considerata infatti la gestione liberale del socialista Zapatero.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" (anche se è ormai del tutto improprio parlare di "destra" e di "sinistra") è e sarà destinata alla sconfitta nei prossimi anni, in quanto arroccata su posizioni meramente conservatrici, stataliste e socialburocratiche che garantiscono solo chi è già garantito.
Per questo, come nei gloriosi anni '80, vincerà e governerà seriamente solo chi sarà capace di mettere in piedi governi in grado di risollevare l'economia con dinamismo, capaci di ridurre le spese inutili e di garantire sicurezza ai cittadini senza entrare però nella loro vita privata e sotto le loro lenzuola, capace di garantire diritti civili nel pieno rispetto dei doveri.
La sfida, ormai, non è più fra "destra" e "sinistra" ovvero fra "conservatori-popolari" e "progressisti-socialdemocratici", bensì fra Liberali e Conservatori e noi, da anni dalla parte delle libertà e dell'individuo, ci schieriamo sempre e comunque  con i primi, consapevoli che il presente ed il futuro si giocano sulla creatività dei singoli piuttosto che sull'inefficienza degli Stati accentratori.





Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini