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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 agosto 2012

Otto anni di blog.

  • Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva ogni volta che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande
  • (Jack Kerouac)
  • Non ti preoccupare della morte, quando ci arrivi, perché non lascia impronte (Jack Kerouac)



Quando mi feci crescere la barba e scelsi di usare occhiali dalla montatura ben visibile, mi dissero che così rischiavo di creare una sorta di barriera fra me e gli altri.
Alzai le spalle e me ne fregai altamente.
Barba e baffi me li disegnavo sin da bambino, con penne e matite e, quanto agli occhiali, non metterei le lenti a conttatto nemmeno se mi offrissero un milione di dollari in contanti (odio i corpi estranei).
Quando mi feci crescere la barba era il 2004 o forse prima. Barba e occhiali, nel corso degli anni, sono diventati due segni distintivi per me irrinunciabili. Ed anche il portare sempre con me una borsa a tracolla zeppa di libri, riviste, appunti, profilattici, sigarette, a volte anche una macchina fotografica che mi ha regalato una donna speciale.
Nel 2004 nacque questo blog, alla fine di uno dei tanti, troppi, periodi difficili della mia vita.
Era il 9 agosto ed avevo voglia di un luogo in cui raccogliere le mie esperienze, i miei racconti, le mie poesie.
Avevo venticinque anni ed avevo passato i miei anni precedenti dividendomi fra attività politica, prima in gruppi di estrema sinistra e poi libertari e liberali. Avevo letto tutto Marx a quindici anni, preferendo ad ogni modo, Engels. Poi ero passato a Tocqueville, Adam Smith, ma soprattutto Giuseppe Mazzini e non dimenticandomi delle lezioni di Ernesto Rossi e Filippo Turati (e nessuno mi chieda, per favore, con faccia ebete, "chi cazzo sono ?").
Fra i miei venti e venticinque anni avevo letto tutti gli autori della Beat Generation e praticato diverse discipline orientali: buddhismo (essendo certo che l'unico autentico buddhismo, se proprio ne esiste uno, è quello Zen); induismo, frequentando Hare Krishna, commentando la Bhagavad Gita (rimanendo letteralmente innamorato della figura di Krishna che sì, cazzo, è Dio, ma anche noi lo siamo proprio perché lo è lui, che è blu come la nostra anima); frequentando teosofi e devoti di Sai Baba.
Ho studiato un po' di Freud. Ma soprattutto Jung.
Ero animato unicamente da un'ancestrale spirito di ricerca e non certo perché qualcuno me lo aveva inculcato nel cervello o perché mi avesse spinto la mia famiglia, visto che non ho mai avuto una famiglia, nel senso più tradizionale del termine (e questo fu un bene).
A venticinque anni avevo deciso di mettere su pixel queste mie esperienze, per mezzo di racconti, barzellette, koan zen e altro. Alla fine www.lucabagatin.ilcannocchiale.it è diventato molto di più e molto altro.
Su questo foglio elettronico pixellizzato (io che di tecnologia non ci ho mai capito nulla e che mi innervosisco perché non so inviare sms con telefonini di nuova generazione che, per fortuna, non ho mai acquistato...ma mi viene l'ansia se penso che ne sarò, presto o tardi, costretto), messomi di buzzo buono ad imparare i rudimenti dei blog e dei siti web (fra le altre cose ero anche reduce da un corso di realizzazione di siti web finalizzati al marketing), ecco che ho dato vita a questo piccolo luogo.
Che oggi è visitato da 300 persone e passa al giorno e sul quale sono accadute le cose fondamentali della mia vita.
Qui mi sono innamorato, per la prima volta. Qui ho conosciuto amici fraterni, che hanno collaborato con me (o dato suggerimenti che si sono rivelati utili) a progetti culturali importanti: Bazar, Peter Boom, Nathan Gelb, Andrea G. Pinketts, per citarne alcuni.
Qui ho dato vita a storie nelle quali i miei alter ego quotidiani hanno preso vita: Dylan Dog, Frencesco Dellamorte, Michele Apicella. Racchiusi in Baglu: eroe/antieroe alla ricerca di una libertà che non trova in questa vita e che si illude di trovarla nell'altra, dalla quale, peraltro, proviene.
Qui ho scritto un sacco di articoli, che mi hanno aperto la strada alle prime collaborazioni professionali. Ho scritto sempre senza peli sulla lingua, attirandomi anche le critiche e le diffamazioni di qualche stronzo malcagato (che per sua fortuna non mi ha conosciuto personalmente, con tutta la mia impazienza e rabbia in corpo, tale da poter stendere un elefante furioso). Ma, si sa, la cacca rimane per terra. E non è il caso di schiacciarla.
Qui ho combattuto le mie battaglie contro i fighettini (specie "de sinistra", senza che sapessero che cazzo volesse dire) ed i figli di papà; contro la pubblicità e le mode, ovvero la corruzione della mente. L'ho fatto qui ed ho potuto farlo perché non ho mai avuto nulla da perdere, né nulla da guadagnare.
E non si può abbattere chi non ha mai avuto paura di morire. Perché ha compreso il sottile filo che lega la vita alla morte.
Dovrei parlare della crisi economica, forse. No, non mi va di parlare di crisi, proprio io che sono in crisi da vent'anni buoni. Alla ricerca di un significato da dare al Tutto (per fondersi e confondermi in esso ? No, per me è una cazzata !).
Bando ai discorsi seri e veniamo alla facezie.
Facciamo un bilancio di quest'anno bloggifero e scritturifero: nuove collaborazioni interessanti a riviste e realtà editoriali prestigiose quali "Officinae" e "Palazzo Vitelleschi", organi della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (e tutto il mio ringraziamento va al Gran Maestro Luigi Pruneti, anche per avere avuto il coraggio di linkare questo blog sul suo sito web ;-)); "Le Città", nuovo e ottimo freepress romano diretto da Daniele Priori; "Lamescolanza", il sito di Cesare Lanza, che è diventato un amico e che ha dato vita ad un progetto per il ritorno al merito.
Fra le altre cose devo ringraziare Aldro Gritti, giovane sacerdote e ricercatore, che mi ha dato la possibilità - in esclusiva e solo per questo blog - di intervistarlo a proposito delle sue ricerche relative al Manoscritto Voynich.
Questo piccolo luogo, se lo vorrete, continuerà ad esistere. Continuerà ad offrire punti di vista non scontati, a volte difficili da sostenere, ma profondamente autentici.
Continuerà a promuovere idee, laboratori, talenti. Progetti, pur in questa crisi che è prima di tutto crisi di valori, di identità e di affetti.
Chi scrive lo sa bene.
Ed ora le promesse per il nuovo anno: una nuova intervista al prof. Aldo A. Mola; una all'attrice Lavinia Guglielman ed un'altra all'attrice Ilaria Drago. Nuove avventure di Baglu; nuovi aforismi di Paolo Bianchi; nuove battaglie politico/culturali per i diritti individuali e le libertà economiche, contro la partitocrazia e lo Stato criminale.
In pieno stile beatnik.



10 marzo 2010

In edicola SECRETA MAGAZINE di marzo con mio articolo su Sai Baba



E' uscito in edicola il nuovo numero di SECRETA MAGAZINE - la nuova rivista targata Editoriale Olimpia - che da 9 mesi tratta di mistero ed esoterismo, diretta da Andrea Aromatico e Gianmichele Galassi.
Il sottoscritto vi collabora con una rubrica fissa e nel numero di marzo vi è un mio articolo molto approfondito dedicato al Maestro spirituale Sai Baba.
In esso racconto della mia amicizia e frequentazione dei coniugi Gegè ed Oscar Martino - che furono in contatto diretto con Sai Baba sin dagli anni '50 - e che in Italia furono peraltro i primi a fondare un centro studi intitolato al mistico indiano.
Nell'articolo racconto, inoltre, diffusamente, le loro esperienze dirette con il Maestro e - nel mio piccolo - anche le mie.
Non voglio però tediarvi oltre con questa mia presentazione. Preferisco infatti lasciarvi alla lettura della bellissima testimonianza che mi ha inviato qualche giorno fa un nostro lettore: lo scrittore Roberto Nozzolillo - autore del recente romanzo "Empusia La Lamia" edito dal Gruppo Albatros Il Filo - a proposito di Sai Baba.
A me ha commosso davvero molto.
Buona lettura e, come si suol dire......vi attendo in edicola !


Luca Bagatin



      IL MIO INCONTRO CON SAI BABA
di Roberto Nozzolillo
   

    
Negli anni ’70 mi dedicavo con assiduità alle “sedute spiritiche”. A seguito di inquietanti avvenimenti accaduti durante le stesse smisi di praticarle, ma rimasi comunque affascinato dal mondo dell’esoterismo e nel corso degli anni ’80, quando avevo tempo, giravo spesso per le campagne alla ricerca di personaggi sedicenti maghi, teurghi, pranoterapeuti e quant’altro, per cercare di conoscerli e, in un cero qual modo, di studiarli.
Una sera del 1988 tornai a casa di notte molto tardi e, in solitudine, accesi la televisione. Per la prima volta vidi e conobbi Sai Baba, presentato in un interessantissimo documentario girato su di Lui: filmato che in seguito non ho più rivisto. Immediatamente sorse in me il desiderio di andarlo a trovare, appena ne avessi avuta la possibilità.
Da quella sera cominciai a sognarlo spesso, ed il mio desiderio di andare in India per conoscerlo andò sempre più crescendo.
Nel 1994, dopo avere preso i contatti con un centro dedicato a Lui, partii insieme a colei che in seguito sarebbe diventata mia moglie, che da poco tempo aveva subito un intervento addominale la cui cicatrice non riusciva a rimarginarsi avendo formato una sacca cistica di liquido purulento che gemeva continuamente. Io stesso, prima di partire, le feci una ecografia sulla sede della tumefazione ben apprezzabile anche alla palpazione e dimostrai la presenza di una raccolta cistica nel contesto della cicatrice chirurgica. Per poter mantenere sotto controllo la lesione, mi premunii di garze, bende, acqua distillata sterile, disinfettanti e materiali per la corretta pulizia, oltremodo necessari specie in considerazione degli ambienti che avremmo frequentato.
Devo dire che la mia compagna non era molto entusiasta del viaggio anche perché poco interessata al personaggio.
A quei tempi nell’ashram gli uomini alloggiavano separati dalle donne e noi, per non essere divisi, affittammo una camera in un alberghetto di Puttaparthi.
Iniziò così la nostra esperienza.
Tutte le mattine, prima del sorgere del sole, ci recavamo all’ashram dove venivamo separati per le interminabili file che venivano sorteggiate al fine di lasciare al caso la vicinanza o meno lungo il tragitto che Sai Baba, quando sarebbe uscito, avrebbe dovuto probabilmente percorrere. La storia si protrasse per diversi giorni senza che né io né mia moglie, che continuava ad avere problemi con la sua ferita, riuscissimo a trovarci vicini a Lui.
Di questa cosa mi lamentai con un amico dicendogli anche che avevo avuto l’impressione che Sai Baba, da lontano, si volgesse saltuariamente verso la mia direzione facendo strani gesti, ma che fino ad allora non ero mai riuscito neanche lontanamente ad avvicinarlo; mia moglie era sconsolata e delusa. Il mio amico mi rispose con queste parole: “Ti sta dicendo: occhio! Datti una mossa e scrivimi una lettera!”. Sul momento ritenni che mi avesse detto una baggianata. Comunque pur non avendo niente da chiedere scrissi la mia lettera affermando che il mio unico desiderio era quello di parlargli.
La mattina seguente la mia fila fu estratta per prima e mi ritrovai proprio vicino al percorso lungo il quale forse Sai Baba si sarebbe incamminato. Quando le persone si accorsero che si dirigeva proprio dalla mia parte mi consegnarono un’infinità di lettere. Nel momento in cui mi fu vicino gli toccai i piedi, gli consegnai le lettere e gli chiesi un’intervista. Lui mi sorrise, non rispose, prese le lettere e se ne andò.
Il giorno appresso, mi trovai nuovamente in prima fila carico di lettere di amici e conoscenti che avevano ritenuto quello del giorno prima un “segno” importante. Quando Sai Baba mi fu nuovamente accanto gli consegnai le lettere, gli feci toccare un fazzolettino e una piccola statua di Ganesh di quarzo che ancora conservo, ed insistetti richiedendo l’intervista. Sai Baba mi guardò con grande dolcezza e battendomi più volte affettuosamente la sua mano sulla spalla mi rispose “Quiet…quiet…” poi si girò e si allontanò. Dopo tre passi si fermò mi inviò un ultimo sguardo e, non per me, forse perchè sapeva che non avevo bisogno di questo, ma rivolto ad un altro fedele, prese a girare la sua mano nuda in aria con il palmo rivolto verso terra. Immediatamente cominciò a prodursi la Vibuti che tutti i fedeli si precipitarono a raccogliere dal pavimento marmoreo. Io mi voltai verso un altro devoto che mi stava acanto e notai che stava studiando le monografie dell’AMORC (Anticus Misticusque Ordo Rosacrucis), un ordine al quale proprio in quei tempi ero indeciso se iscrivermi. Ritenni che forse mi era stata indicata la via più idonea per me: quella dell’Alchimia Spirituale fondata sulla Conoscenza o Gnosi. Appena tornai in Italia mi iscrissi all’Ordine e a tutt’oggi sto ricevendo grandi soddisfazioni dal percorso lungo questa via che continuo a praticare.
La cosa sorprendente fu che sul pavimento di marmo dal quale i fedeli raccoglievano la polvere sacra, questa continuava a prodursi spontaneamente anche quando Sai Baba si fu allontanato.
Mentre Sai Baba usciva il suo sguardo si incrociò con quello di mia moglie che stava dalla parte opposta dell’ashram, la quale mi riferì che, non sapendo perché, cominciò a piangere. Quando al ritorno in albergo le visitai la ferita per pulirla e curarla, questa risultò guarita. Al nostro ritorno in Italia rifeci una ecografia che risultò completamente negativa.
Ho cercato di sintetizzare alcune esperienze, ma in quel periodo sia io che mia moglie ne abbiamo avute anche altre.
Noi non siamo portati per la via della devozione e le mie qualifiche non mi inducono né a cantare Bajan né a sgranare rosari, non posso considerarmi devoto di Sai Baba né di nessun altro, preferisco la via della Gnosi, dell’Advaita, la Meditazione e l’Azione, tuttavia questo personaggio che ritengo veramente un essere superiore, un vero Maestro, mi ha colpito, soprattutto per il suo insegnamento etico-filosofico che ritengo conforme agli insegnamenti  della Philosophia Perennis, ritengo di avere avuto la fortuna di conoscere soltanto un altro vero Maestro: Raphael il cui magnifico insegnamento risulta più metafisico.
Comunque dopo essere stato in India ed averlo conosciuto, Sai Baba non l’ho più sognato.



19 agosto 2009

CIAO, NANDA !




A sinistra: Fernanda Pivano e Jack Kerouac
A destra: Fernanda Pivano, Andrea Carlo Cappi ed Andrea G. Pinketts

La Nanda ci ha lasciati all'età di 92 anni.
E' inutile che di questo breve post ne faccia un articolo. Non avrebbe senso.
Di solito non amo i commiati, perché consapevole che la Vita continua. Sempre e comunque. Anche se in forme talvolta a noi comuni (im)mortali sconosciute (ma ne siamo proprio certi ?).
La Nanda, quando avevo 17 anni, mi ha appassionato alle letture beatnik e dunque ad un certo tipo di scrittura: frenetico, jazzistico, a tratti incessante e surrealmente energetico.
A 17 anni lessi tutto quanto potevo sui '50, i '60 ed i '70 americani, attraverso i libri e gli articoli della Nanda.
Avrei voluto viverli davvero quegli anni. Sarei morto alcolizzato come Bukowski oppure vissuto sino agli 80 anni suonati come l'eroinomane William S. Burroughs.
Avrei urlato SHOT ME ! come Kerouac, il cattolico, il mammone, il vagabondo zen alla ricerca del Satori in quel di Parigi.
E poi ritrovai la Nanda nelle prefazioni ai libri di Andrea G. Pinketts, che è un amico, e che la Nanda considerava un vero scrittore post-moderno.
Di Beatnik, oggi, non ce ne sono più. O forse siamo rimasti in pochi e non sappiamo più nemmeno che cazzo voglia dire questo termine.
O forse non lo abbiamo mai saputo veramente.
Battuti o beati ? Parassiti ? Pidocchi ? Antiborghesi anfetaminizzati ma mai irregimentati ? Buddhisti zen con la passione per il Tantra ? Drogati, sfigati, inculati.
Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato
(Gregory Corso)

Beat: è il beat da tenere, è il beat del cuore, è l’essere beat e malmessi al mondo…
(Jack Kerouac)

Beat è Cristo. Beat è il battito del cuore.
E' l'essere malmessi al mondo ?
Forse. Anzi....perché no ?
Fernanda Pivano - a noi italiani spagettiemandolino fanfanberlinguerianizzati ci ha fatto amare tutto questo.
Generazione dopo generazione.
E poi Bukowski, Hemingway.....tutti i duri e gli impuri della letteratura mondiale.
Duri & impuri che non ci sono pressoché più, nel panorama cloroformizzato, mediocritizzato, mediocaZZizzato d'oggi.
Ma chi se ne frega, infondo.
Il solco è stato tracciato ai tempi del conformismo piccolo borghese, spaccando letteralmente il muro di certa ipocrisia.
Oggi non ci resta che proseguire, risvegliare, animare.
Psicosessualmente le coscienze !
Sopra di noi solo il Cielo.
Oh Yea !
E grazie, Nanda.

Luca Bagatin



4 marzo 2009

Per mio fratello Silvestro che non c'è più



Non so che cos'è la vita, caro fratello mio.
Essa è forse solo uno stato della mente inquieta.
Essa è forse gioco.
Essa è forse magia.
Essa è forse la possibilità di volersi bene...sin tanto che non sopravviene la separazione.
Quella separazione è detta: morte.
Non ho mai temuto la mia di morte, bensì quella di coloro ai quali voglio bene.
Oggi è accaduto a te, che così tanto mi assomigliavi.
Nel tuo sguardo, nella tua ottusa cocciutaggine, nel tuo saper gustare con profondo godimento sensoriale le cose belle che ti circondavano.
Sono degli idioti coloro i quali non credono all'anima. Lo dico con profonda convinzione.
Sono doppiamente idioti coloro i quali non credono all'anima degli animali. Lo sono: ON-TO-LO-GI-CA-MEN-TE.
Più difficile è realizzare che cosa significa “anima” e quali livelli di coscienza si celano dietro ad essa.
Ma non è il caso di fare filosofia spicciola, vecchio mio !
Tu ci hai lasciati nonostante avessimo acquistato la mattina stessa della tua dipartita un bel po' di scatolette zeppe di bocconcini di fegato, coniglio, pesce ed altre leccornìe.
Ora se le papperà qualcun altro....
Non credo che mi importi più molto di quando hai strappato la tenda della mia camera da letto giocando ad arrampicarci o di quando ti infilavi nel mio letto e ci lasciavi sopra le impornte delle tue zampacce arancioni.
Ti conoscevo da quando eri un cucciolo e stavi in una sola delle mie mani....e non avresti mai pensato di finire sotto un cumulo di terra del mio giardino assieme a Merlino, Smack, Herbie, Duchessa....
….........................................................
La notte prima della tua dipartita ho sognato di un bambino indiano avvolto da un sacco trasparente: pieno di sangue e portato a mano da un folto gruppo di suoi connazionali.
A volte ho sogni premonitori...specie da quando pratico quella particolare meditazione che mi sono inventato.
…..........................................................
E' stato ieri notte che ho sentito miagolare. La terra sotto la quale ti avevo sepolto era smossa e tu eri lì, davanti ai miei occhi, vivo.
Eri diventato un Angelo Tigre con la criniera dorata e le ampie ali. Con uno sguardo ci siamo intesi. Poi sei volato via.

Quando il tuo gatto diventa un Angelo Tigre ha raggiunto il Nirvana.
Quando tuo fratello è un gatto non parlare: miagola.
Quando tu morirai smetti di credere: vivi.






8 settembre 2008

La "proprietà" della vita umana e la scelta di una morte dignitosa



Per la Chiesa cattolica la vita non è di proprietà né dello Stato, né dell'individuo.
E allora di chi è ?
Magari della Chiesa cattolica stessa.
Una bella pretesa peraltro in totale assenza di regolare "atto di proprietà" a meno di considerare tale il sacramento del battesimo.
Sacramento che però vale per taluni, ma non per talaltri che in esso non credono.
Fatto sta che nel nostro Paese guai a parlare di "dolce morte".
Lo stesso Senatore Ignazio Marino, che pur è persona laica e ragionevole, mi fa un certo effetto quando afferma che "la nostra cultura non è in grando di recepire un concetto come quello dell'eutanasia".
Allora, la nostra, è evidentemente una sottocultura.
Una sottocultura formatasi sulla base di secoli di dominio delle più diverse Autorità Costituite che da sempre giocano sulla paura e l'insicurezza delle masse ignoranti.
La vita è fatta di sicure insicurezze. O partiamo da questo concetto, oppure siamo e saremo sempre in balia delle Autorità e delle Religioni Istituzionalizzate che utilizzano la fede come mero strumento di potere.
Personalmente ho un grande rispetto per la spiritualità al punto da considerarla la parte più profonda di noi stessi. E proprio per questo non può essere ridotta a mero dogma di fede o a presunta verità rivelata.
La spiritualità è sperimentabile unicamente dal cuore e dalla psiche umane. Il Mahatma Gandhi fu grande interprete contemporaneo di questo messaggio gnostico.
Il resto è mero strumento di potere.
Nel caso della Chiesa cattolica trattasi di uno strumento ideato dall'Imperatore romano Costantino, il quale ha manipolato a suo uso e consumo gli insegnamenti di Gesù detto il Cristo. E così ecco nata la cosiddetta "Chiesa di Roma" o "Santa Romana Ecclesia".
Così è stato anche per l'Islam, per talune sette buddhiste e per l'Induismo radicale che ha introdotto il sistema delle Caste stravolgendo completamente l'insegnamento dei Veda.
Il potere è il grande tentatore dell'individuo, il quale ha bisogno di strumenti. Meglio se questi fanno leva sulla paura.
E così ecco che le Religioni Istituzionalizzate fanno leva sulle sofferenze umane e sulla paura della morte.
La vita è chiaramente anche sofferenza, ma senza una grande forza d'animo interiore che parta anche dal concetto "la vita è fatta di sicure insicurezze", la mente umana sarà preda dei più diversi raggiri: dal sale magico di Wanna Marchi al dogma dell'infallibilità del Papa.
Il Ciel non ti aiuta se tu non ti aiuti, dice un vecchio detto. Per cui: credi pure in ciò che vuoi, ma non lasciarti raggirare mai dalle parole altrui. Medita, rifletti, sperimenta financo di persona, ma con massima apertura perché la mente è una scimmia capricciosa che spesso vuol vedere ciò che in realtà non è che un'illusione.
E soprattutto una fede personale non può diventare automaticamente una legge dello Stato o una regola che vada bene per chiunque.
In primo luogo perché non è rispettoso della fede del singolo, in secondo perché configurerebbe una violazione del libero arbitrio e quindi della libertà personale, concetto tutelato dalle Costituzioni di tutti gli Stati civili e democratici.
In questi giorni il Vaticano afferma che la morte cerebrale non è la fine della vita. Personalmente posso anche essere d'accordo, ma per il solo fatto che la mia concezione gnostica e teosofica mi porta a ritenere che la vita non abbia mai fine e che prosegua anche oltre la "vita fisica", ovvero che tutto ciò che ci circonda sia vita (anche ogni singolo atomo).
Purtuttavia, se parliamo di "vita fisica", mi sembrerebbe una forzatura ritenere che con l'assenza di coscienza di un individuo si possa ancora parlare di "vita" nel senso "fisico" del termine.
E' quindi una questione di "livello di coscienza". Se il cervello non funziona più, puoi anche tenere in "vita" artificialmente la persona in questione, ma questa, dal punto di vista fisico, sarà morta.
Tornando alla questione dell'eutanasia: come può un'istituzione che si dice dedita al servizio del prossimo come la Chiesa cattolica, accettare che una persona soffra indicibilmente a causa delle sue condizioni di salute quando questa non ce la fa più e chiede solo di esserene liberata ?
Questa è una domanda alla quale nessuno ha saputo rispondermi esaurientemente sin da quando avevo 10 anni, ovvero da quando decisi di non essere più cattolico ed abbracciai il libero pensiero e la libera ricerca interiore.




Luca Bagatin (mentre tiene in braccio suo fratello Silvestro)



27 agosto 2008

Laicità e Religiosità per un nuovo 20 settembre italiano ed europeo


Marco Pannella scrive: "Credo che sia giunta di gran tempo l’ora di sottolineare che il 20 settembre 1870 (data della Breccia di Porta Pia e della liberazione di Roma dal potere pontificio) ha avuto un significato e un valore grande nella storia europea ed internazionale, sul piano istituzionale, politico, laico e religioso" - ed aggiunge - "che da tempo le tradizionali celebrazioni del XX Settembre, a Porta Pia mi sembrano troppo poco europee come dovrebbero essere".
E così, il leader storico dei Radicali lancia il primo Convegno di studio sulla laicità in ambito europeo con l'intento finale di celebrare l'anniversario del 20 settembre di quest'anno a Londra, una delle più grandi metropoli occidentali ed europee che, peraltro, fu la patria d'esilio di Giuseppe Mazzini: Apostolo e propugnatore dell'Unità Italiana, della Repubblica e della Laicità dello Stato.
E così, dal 27 al 29 agosto, presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, il Partito Radicale Transnazionale assieme all'Alleanza dei Liberaldemocratici Europei (Alde), ha indetto un Convegno dal titolo:  “Religiosità e laicità di fronte alla violenza fondamentalista”.
Come ci ricorda Pannella, esso può essere occasione per parlare anche "del 20 Settembre italiano e della fine degli Stati Pontifici”; “Ernesto Nathan londinese e romano: radici culturali e politiche familiari e britanniche, vicenda storica italiana”; “Lord Acton e gli eventi religiosi e politici degli anni ‘860 e ‘870 pontifici e italiani”; “Cause e conseguenze in Europa, nel mondo politico, in quello religioso (in particolare cattolico, evangelico, anglicano), in quello massonico e laico”; “Cause e conseguenze francesi del 20 settembre 1870, dell’Unità italiana e della Terza Repubblica”…
Dal Risorgimento liberale italiano, insomma, a quello Europeo. Ovvero a quel grande movimento borghese e popolare, liberale e repubblicano, laico e massonico, che ha portato via via alla caduta dell'Assolutismo monarchico ovvero al suo ridimensionamento e contemporaneamente all'affermazione di una nuova religiosità laica al servizio dell'individuo e dell'Umanità. Una religiosità al di là dei dogmi e al di là delle differenze di classe sociale, propugnata dal Mazzini sin dai tempi clandestini in cui scriveva sulla stampa inglese e che giunse ad influenzare positivamente gli Stati Uniti d'America in favore delle lotte risorgimentali italiane.
Questa volta Marco Pannella ci ha proprio preso. Piuttosto di organizzare la solita ed ennesima manifestazione radicale a Porta Pia, apre all'Europa ed a tutta la cultura laica e risirgimentale. Ma anche alle verie Chiese e forme spirituali che saranno peraltro presenti al Convegno con rispettivi relatori: cristiani, ebrei, muslulmani e buddhisti.
Un momento di confronto spirituale ed umano.....sotto i Lumi di Porta Pia !




Luca Bagatin



23 maggio 2008

VERITA' E MENZOGNA

......Verità (Universale)

"Buddha ha spiegato che ognuno deve giungere alla decisione finale attraverso la ricerca e la sperimentazione, non affidandosi soltanto ai testi religiosi.
Quando la scienza contraddice chiaramente le convinzioni buddhiste accetteremo la scienza, non le antiche credenze".

Dalai Lama


..... e menzogna (colossale)

"Il nostro pensiero si rivolge al modo in cui i risultati delle scoperte della ricierca scientifica e tecnologica sono stati talvolta applicati. Nonostante gli enormi benefici che l'umanità può trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell'ordine della creazione".

Joseph Ratzinger


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini