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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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2 settembre 2015

Il Socialismo Arabo di Mu'Ammar Gheddafi

Oggi sappiamo che quelle “primavere” erano delle estati torride, oppure dei freddi inverni.

Oggi sappiamo che quelle “primavere arabe” furono dei veri e propri Colpi di Stato sostenuti dalla NATO, da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d'America in primis e non hanno affatto portato democrazia, anzi, hanno completamente spazzato via - in Libia - la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari voluto dal Colonnello Mu'Ammar Gheddafi, barbaramente ucciso nel 2011.

Oggi Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Germania e compagnia triste, piangono per l'avvento di un'immigrazione incontrollata da loro peraltro causata, attraverso la destabilizzazione di Paesi sovrani, dalla Libia alla Siria, oggi in mano a Daesh, ovvero quell'Isis terrorista di cui sentiamo tanto parlare, per decenni peraltro finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America, come di recente raccontato dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita.

Ecco che cosa ci hanno “regalato” i nostri sedicenti governanti “democratici e liberali” che oggi si stracciano le vesti, come Obama – il quale farebbe bene ad iniziare ad accogliere un po' di profughi, viste le sue totali responsabilità belliche che meriterebbero un'incriminazione, assieme a Sarkozy e Cameron, per violazione dei diritti umani – come le varie Merkel, Hollande, Renzi...e quel Cameron che pensa che sia sufficiente chiudere, nazisticamente, le frontiere...sic !

Che tristezza questi “soloni” euro-yankee, i cui padri politici hanno per secoli sfruttato il Terzo Mondo, arricchendosi alle spalle dei poveri, sfruttando le loro risorse anziché insegnare loro ad usarle al meglio.

E' per questo che saggi come “Socialismo e Tradizione” di Mu'Ammar Gheddafi, edito dalla casa editrice Edizioni all'Insegna del Veltro (www.insegnadelveltro.it) aiutano a conoscere meglio un grande idealista e successivamente Capo di Stato, ingiustamente accusato di barbarie e di essere un vile dittatore.

Mu'Ammar Gheddafi, di cui ci ripromettiamo di parlare in diversi altri articoli, nato in una poverissima famiglia di beduini, fu un rivoluzionario incruento che, nel 1969 – a soli ventisette anni – rovesciò il regime monarchico di Re Idris I al-Senussi. Egli rovesciò quel regime corrotto senza alcun spargimento di sangue, solo con la forza della ragione, del carisma nel convincere le masse incolte, povere e sfruttate. Ed alle masse restituì il potere e la sovranità, in accordo con i principi del Socialismo Arabo enunciati da Gamal Abd el-Nasser, Presidente dell'Egitto negli Anni '50 e primi '60. Un socialismo – quello di Nasser e Gheddafi - alternativo rispetto al comunismo marxista ateo e materialista ed al capitalismo sfruttatore. Un socialismo che ricercava l'autogestione dei mezzi di produzione e l'inclusione delle masse nell'attività di governo, al posto dei partiti e dei parlamenti.

Un socialismo adatto ai Paesi non allineati e del Terzo Mondo, ma assolutamente esportabile in ogni Paese che volesse e voglia includere il popolo nelle decisioni politiche, in ogni Paese che abbia compreso che democrazia significa “forza di popolo” e non “forza di una parte del popolo”, ovvero delle oligarchie partitocratiche, delle sette, delle ideologie totalitarie o dei sistemi economici fondati sullo sfruttamento del lavoro salariato.

Di questo il Presidente Gheddafi parla diffusamente nel suo “Libro Verde”, nel quale enuncia i principi della sua rivoluzione sociale e di cui parleremo in successivi articoli.

Il saggio “Socialismo e Tradizione” è invece un raro testo, di piccole e maneggevoli dimensioni, presentato da Claudio Mutti, già presidente dell'Associazione Italia-Libia negli Anni '70.

Nell'introduzione Claudio Mutti spiega il ruolo strategico e geopolitico della Libia di Ghieddafi, la quale, con la “Rivoluzione Verde” del '69, è riuscita a liberarsi non solo della monarchia corrotta, ma anche e soprattutto dell'imperialismo statunitense e inglese, rilanciando il panarabismo ed il panafricanismo, ovvero ricercando l'unità – in pieno spirito di fratellanza - dei popoli arabi e africani. Tentativi, purtroppo, tutti falliti, ma che ricordano molto i tentativi del Presidente del Venezuela Hugo Chavez – ottimo amico di Gheddafi – di ricercare un'unità dei Paesi Latinoamericani e, nel passato, i tentativi del Presidente dell'Argentina Juan Domingo Peron, di ricercare l'unità dei Paesi non allineati e non asserviti né all'URSS, né agli USA.

Come ricorda Claudio Mutti, fu dal 1999 in poi che Gheddafi diventò in particolare “Ghieddafi l'Africano”, intervenendo spesso nella risoluzione di conflitti sul continente africano e fu anche forse l'unico ad arginare il fondamentalismo islamico, ricordando che l'Islam è fondamentalmente una religione di pace, che guarda all'emancipazione dei popoli.

Solo i governi dell'unico vero Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero i governi Craxi e Andreotti dialogheranno con questo leader africano e così farà - opportunisticamente e per un breve lasso di tempo - il solito Berlusconi che purtuttavia – con il sostegno dei cattocomunisti oggi al governo - tradirà Gheddafi ben presto e sosterrà anche lui la guerra contro la Libia a fianco delle potenze imperialiste e neo-colonialiste.

Nel saggio “Socialismo e Tradizione” troviamo dunque un'importante testimonianza di chi sia stato il Colonnello e Capo di Stato Mu'Ammar Gheddafi. Nel testo, infatti, sono riportati suoi importanti discorsi pronunciati nel corso degli Anni '70, che delineano le linee guida della Rivoluzione Verde Libica e dell'Unione Socialista Araba.

Mai come oggi è necessario comprendere chi sia stato questo uomo. Solo così possiamo capire le ragioni per le quali è stato barbaramente ucciso ed il drammatico presente che stiamo solo per iniziare a vivere. Un presente drammatico per il quale dobbiamo ringraziare solo i tanti sedicenti “democratici e liberali” di cui abbiamo già parlato, assetati di potere e di ricchezza. Da Obama a Cameron, da Hollande alla Merkel sino a Renzi e compagnia. Persone tutt'altro che amate dai loro stessi popoli, i quali, presto o tardi, dovranno iniziare a risvegliarsi.


Luca Bagatin



25 agosto 2015

Tutte le bugue sulla guerra in Libia. Grazie Sarkozy, Cameron, Obama & Co. per averci regalato l'Isis e aver assassinato popoli inermi...che oggi fuggono e continueranno a fuggire...dalle vostre guerre







4 agosto 2015

Le politiche nazifasciste di Cameron e Hollande. Stop allo sfruttamento del Terzo Mondo da parte dell'Occidente pseudo-democratico !

Pensano di costrastare un fenomeno che hanno creato loro.

E vogliono contrastarlo con misure barbariche, naziste. A Calais, a Ventimiglia....

Stiamo parlando delle ex grandi potenze colonialiste, Francia e Gran Bretagna, peraltro grandi esportatrici di armi nel mondo assieme anche al nostro Paese e non solo.

Paesi che hanno bombardato impunemente Stati sovrani quali la Libia, regalandoci così i criminali di Daesh, l'Isis, peraltro amico dei loro amici imperialisti statunitensi.

Paesi che oggi vogliono contrastare l'immigrazionismo, avendo però per secoli e decenni sfruttato la manodopera a basso costo e le risorse naturali del Nord Africa, dell'America Latina e non solo.

La stessa barbara uccisione del leone Cecil in Zimbabwe e di altre specie protette non è che la metafora di un Occidente barbarico, edonista, opulento e pseudo-democratico che depreda un Terzo Mondo i cui usi e costumi vogliono essere legittimamente diversi e che necessita solo di pace e prosperità e non già di sradicamento, deportazione finanche in nome di presunti “diritti umani” da esportare, di “democrazia” elettiva che non funziona nemmeno da noi.

E così Cameron e Hollande si trasformano in nuovi Hitler, ponendo steccati come fa la fascista Francia di Hollande che, anziché chiedere scusa – coprendosi il capo di cenere - ai popoli del Nord Africa e Terzo Mondo e aiutandoli ad uscire dalla deportazione, dallo sradicamento, dalla fame e dall'analfabetismo, li discrimina, li vuole fuori, pone steccati e aiuta quella Gran Bretagna che per secoli ha fatto strage di vite umane in nome di una Corona che non si è dimostrata diversa dall'Olocausto nazista e dalle barbarie sovietiche, specie se contiamo i numeri delle vite umane trucidate e calpestate nei secoli.

Occorre una visione diversa del pianeta e dell'Europa. Una visione che globalizzi i sentimenti umani e non già gli interessi dei Governi, degli Stati, delle imprese, del sistema bancario e dei ricchi.

Occorre chiedere scusa a chi ha subito i danni del colonialismo e del capitalismo, ai quali non solo va condonato ogni debito, ma non vanno più vendute armi e vanno anche offerte - a titolo gratuito e di risarcimento danni - risorse affinché questi si emancipino attraverso sistemi che riterranno loro e solo loro più consoni alla loro cultura e mentalità.

Pura utopia, allo stato dei fatti, lo sappiamo. Ma l'unica alternativa alle barbarie moderne prodotte proprio dalla nostra sedicente “civiltà”.


Luca Bagatin



9 maggio 2014

Elezioni europee: un derby fra imbroglio legalizzato e onestà intellettuale. Ovvero: perché sosteniamo il NON VOTO (tratto da www.amoreeliberta.blogspot.it)

Come abbiamo sempre sostenuto, le imminenti elezioni europee, non saranno, come ha detto Renzi, un “derby fra rabbia e speranza”, bensì un derby fra imbroglio legalizzato e onestà intellettuale, ovvero fra coloro i quali continueranno a votare l'inciucio mediatico e di Potere rappresentato da Renzi-Grillo-Berlusconi e coloro i quali avranno il coraggio di opporsi, con il loro NON VOTO.
Ed il NON VOTO, sostenuto dal nostro movimento (anti)politico e (contro)culturale di ispirazione garibaldina AMORE E LIBERTA' (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), è, da settimane, in testa a tutti i sondaggi, con oltre il 40% dei consensi.
L'obiettivo che ci siamo prefissati, ad ogni modo, è di raggiungere e superare il 51% dei NON VOTANTI.
Come sanno i nostri sostenitori, i nostri lettori e simpatizzanti, AMORE E LIBERTA', sostiene infatti la possibilità che le singole intelligenze delle persone, dei cittadini, possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia (Grecia ben diversa da quella attuale).
In questo senso, infatti, AMORE E LIBERTA', si batte per un sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni.
In questo senso, peraltro, non sarebbe impossibile pensare di cambiare la legislazione elettorale vigente, introducendo quantomeno la possibilità di attribuire i seggi dei NON VOTANTI ai cittadini italiani (o europei, nel caso di elezioni europee), estraendoli a sorte.
Per la prima volta si permetterebbe così, dunque, alle singole intelligenze, di avere un posto all'interno del Parlamento. E dunque di costituire, via via, una base per una prima assunzione di responsabilità politica e civile da parte della cittadinanza attiva.
Al di là del solito imbroglio partitico-mediatico-elettorale (vera e propria “delega in bianco”).

Luca Bagatin
Presidente/fondatore di "Amore e Libertà"
www.amoreeliberta.altervista.org



3 aprile 2014

Civiltà dell'Amore contro società del piacere

La differenza fra la Civiltà dell'Amore e la società del piacere è essenziale.

Nella prima vi è totale assenza di rapporti economici, a cui, diversamente, si sostituiscono i rapporti umani.

Allorquando i rapporti di una società sono regolati dall'economia in luogo dell'umanità, dell'amore, del buonsenso, non vi può essere alcuna civiltà.

Men che meno una Civiltà dell'Amore.

I rapporti economici sono essenziali, si dice, in una società che vuole progredire. Certo, ma progredire in quale senso ? Nel senso della cosiddetta “crescita economica”, non certo nell'ambito dello sviluppo del potenziale umano.

La crescita economica, invero, porta spesso a crisi economiche - come sappiamo bene - ed a conseguenti decrescite, che si traducono in chiusura di aziende, disoccupazione, ormai persino morti per suicidio. Diversamente, il potenziale umano non conosce crisi, bensì continuo progresso, apprendimento, sviluppo.

I rapporti economici, in questo senso, sono unicamente introdotti nella nostra società al fine di “regolare” la vita dei cittadini. Imponendo loro un lavoro, uno stile di vita, uno stile di consumi, un sistema di tassazione, che non necessariamente i cittadini stessi avrebbero per forza scelto se fossero stati autenticamente liberi, ovvero liberati dai rapporti economici medesimi.

Oggi sappiamo – anche se non tutti ne sono edotti – che la crisi economico-finanziaria che ci ha colpiti negli ultimi anni è causa dell'immissione indiscriminata – voluta dai Governi e dalle Banche Centrali - di moneta nel circuito economico. E consideriamo che tutto ciò avviene senza che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta corrisponda alle riserve auree possedute da ciascuno Stato ! In particolare la moneta in circolazione non funge da base gestionale di un'economia che soddisfa bisogni reali, bensì è unicamente funzionale al controllo dei Governi e delle Banche (FED-Federal Reserve e BCE-Banca Centrale Europea in primis) sulla vita, sul lavoro e sul consumo di beni e servizi dei cittadini.

Tornando all'inizio del nostro ragionamento, forse, la nostra società economica “avanzata”, per così dire, può essere considerata una società del piacere, ove ciascuno crede di poter liberamente acquistare questo o quello (in realtà pagando un alto prezzo in termini di libertà e potenziale umano), ovvero è una società ove i rapporti sono regolati dalla mercificazione e dal sistema mediatico-pubblicitario (che non ha alcun aggancio con la bontà stessa del bene o del servizio acquistato e/o venduto).

Diversamente, una sana Civiltà dell'Amore non necessita di rapporti economici, in quanto si fonda sulla potenzialità dell'essere umano e non sulla sua capacità di mercificare tutto e tutti con l'unico scopo di accrescere il proprio ego ed il proprio cinico edonismo.

In questo senso, i promotori della Civiltà dell'Amore possono benissimo capovolgere la teoria dell'economista liberale Adam Smith, riscrivendola in questo senso: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti dell'umanità affamata. Noi ci rivolgiamo alla loro umanità ed al loro amor proprio e parliamo loro delle necessità della Donna e dell'Uomo, ovvero del loro/nostro bisogno di dare e ricevere Amore”.

Quando parliamo di umanità affamata, non ci riferiamo solo a quell'umanità che si trova nel bisogno di nutrirsi di cibo, ma anche a coloro i quali sono affamati d'amore, di affetto, della necessità di essere cittadini pensanti assieme ad altri cittadini pensanti che, anziché lottare fra loro per la pagnotta o per imbrogliarsi l'un l'altro, lottano assieme per vivere. Per garantire e garantirsi una vita dignitosa, senza infastidirsi, senza entrare nella sfera privata dell'altro, senza necessità di chiedergli danaro, interessi, vendergli merci o servizi, privandolo della sua libertà di scegliere liberamente se farlo o meno.

In questo senso, per quanto possa sembrare utopistico, un ritorno alla riconsiderazione del baratto quale forma base per una possibile Civiltà dell'Amore, potrebbe essere interessante.

Baratto di beni e di servizi. Nessuna moneta, solo volontà di donare e ricevere.

In questo senso, già un anno fa, sono nati dei supermercati che permettono a chi vuole acquistare i prodotti in esso contenuti di pagare attraverso una prestazione di lavoro nel supermercato stesso.

Oltre a ciò è nato il cosiddetto “Arcipelago SCEC” (www.scecservice.org), che appare come una nuova forma di baratto, moderna ed atta a restituire “sovranità” ai cittadini sotto il profilo sociale e umano, attraverso una nuova forma di economia auto-responsabilizzante e solidale.

Primi passi per una Civiltà dell'Amore ? Forse.

Una Civiltà dell'Amore, ad ogni modo passerà certamente attraverso la consapevolezza di singoli cittadini pensanti, liberi da ogni tipo di ideologia precostituita (oppure forse per una sintesi solo apparentemente ossimorica fra il socialismo libertario, il comunismo anarchico ed i liberalismo classico, condendo il tutto con una buona dose di sentimento e di cuore).

Cittadini che hanno compreso che, la società del piacere, ovvero quella regolata dai rapporti economico-politico-finanziari, è una truffa buona solo per coloro i quali reggono i fili del Potere e che solo una sana Civiltà dell'Amore, libera dalla mercificazione, dalla politica e dalla finanza, può permettere ai cittadini stessi di mettersi in gioco e di mettere a frutto il proprio potenziale umano.


Luca Bagatin
Presidente di Amore e Libertà
www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



5 marzo 2011

Angelo Pezzana a Pordenone per affermare la normalità dell'essere omosessuali


Angelo Pezzana negli anni '70 ed Angelo Pezzana oggi
dalla quarta di copertina del suo libro "Un omosessuale normale" (Stampa Alternativa)

Un centinaio abbondante di partecipanti alla serata del 4 marzo scorso, alle ore 20.30, presso la saletta convegni dell'ex convento di San Francesco a Pordenone, per affermare la normalità del proprio orientamento sessuale.
"Un omosessuale normale", il titolo del libro edito da Stampa Alternativa presentato ieri alla presenza dell'autore, Angelo Pezzana, primo militante omosessuale in Italia e fondatore, nel 1971, del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano ! (FUORI !) federato al Partito Radicale.
A moderare l'incontro (organizzato dal Club Ernesto Rossi e da Arcigay e patrocinato dal Comune di Pordenone, rappresentato per l'occasione dall'Assessore Giovanni Zanolin) Tommaso Cerno, editorialista de L'Espresso, coadiuvato da Italo Corai, leader storico del movimento omosessuale pordenonese e Giacomo Deperu, Viceresidente di Arcigay di Pordenone e Udine.
Platea in visibilio ad ascoltare le parole di questo militante omosessuale assolutamente normale, ordinario, lontanissimo da certo "macchiettismo" con cui la gran parte dei mass-media cerca di dipingere il gay.
Angelo Pezzana ha ricordato, infatti, l'inizio della sua militanza in solitaria (raccontato, peraltro, nella sua autobiografia edita da Sperling & Kupfer nel '97 "Dentro & Fuori"), quado ancora gli omosessuali erano considerati dei malati psichici, ovvero da curare.
Pezzana ha esordito raccontando la prima uscita pubblica del FUORI !, movimento tutt'altro che di scalmanati che volevano cambiare il Sistema, come si diceva in quegli anni in gergo, ma di singoli individui, per lo più borghesi, animati dall'affermazione della propria sessualità. E così i militanti del FUORI ! si iscrissero ad un convegno di psichiatri, tenutosi presso il Casinò di Sanremo, per contestare pubblicamente la proposta di legge, caldeggiata da molti medici, di mettere fuori legge l'omosessualità, ovvero di considerarla come una malattia mentale.
Interruppero il convegno con cartelli inneggianti il motto "Nessuno può reprimere la nostra sessualità" e con il lancio a terra di fialette puzzolenti che fecero scappare gli psichiatri.
Da allora, racconta Pezzana, i giornali furono costretti a non ignorare più il fenomeno omosessuale ed a scrivere - per la prima volta in Italia - la parola "omosessuale" a chiere lettere. E, da allora, nessun convegno psichiatrico si permise più di considerare gli omosessuali come dei malati.
Sarà dunque un crescendo di lotte di pochi, ma convinti ed uniti militanti gay e lesbiche provenienti da tutta Italia. Militanti che avranno persino il coraggio di manifestare nei Paesi ove era vietata (e lo è tutt'ora) l'omosessualità, come l'Unione Sovietica e l'Iran. Saranno arrestati, vilipesi, ma successivamente sempre rilasciati. Ed otterranno lo scopo voluto: fare una rivoluzione del costume in un'Italia ed in relatà retrograde, ignoranti e chiuse.
Ecco perché, oggi, Pezzana ha deciso di scrivere questo suo libro. Una sorta di diario con anche riflessioni di cronaca. Non un libro retorico e di ricordi, bensì uno strumento per l'affermazione della normalità dell'essere omosessuale, così come dell'essere eterosessuale, bisessuale, polisessuale o transgender.
Pezzana rimarca molto questo concetto. E lo rimarca affermando che: "Noi abbiamo dovuto lottare per far riconoscere la nostra identità. Oggi è necessario lottare per affermare la nostra normalità".
E non fa sconti alla Chiesa cattolica, affermando che, anche se per molti versi oggi le cose sono cambiate, il Cristianesimo ha commesso molti crimini ed anche oggi il Vaticano ha votato - all'ONU - esattamente come i Paesi islamici per la condanna dell'omosessualità.
Angelo Pezzana, coadiuvato dal suo eterno amico Italo Corai, ha concluso che, più che leggi contro l'omofobia, oggi, occorrono leggi per l'affermazione di diritti delle coppie di fatto e per l'adozione ai singoli ed agli omosessuali. E, soprattutto, occorre agire molto a livello culturale, in modo da far comprendere a tutti che i gay non sono una "specie protetta", bensì persone come tutte le altre. Con i medesimi diritti e doveri.

Luca Bagatin



4 agosto 2010

Con Gianfranco Fini per un nuovo Centro-Destra: laico e liberale



Gianfranco Fini è decisamente cresciuto. Politicamente, si intende.
Non è più il vecchio missino e postfascista che conoscevamo sino a qualche anno fa, ma il portavoce di una destra che mira ad essere moderna, europea, laica, liberale e forse anche un tantino libertaria.
Una destra che guarda a David Cameron e Nicolas Sarkozy: aperta verso le minoranze, gli omosessuali, disposta a dare il voto agli immigrati regolari, ad abolire finalmente le Province e a ridurre la spesa pubblica improduttiva.
I sassolini dalle scarpe, Fini ed i suoi di Generazone Italia, se li sono finalmente tolti al punto che sono stati espulsi dal Partito di cui è Padre Padrone il Cav. Silvio Berlusconi, sostenuto dai cortigiani Bondi, Capezzone e Cicchitto.
Un partito, il PdL, che non rappresenta più gli interessi della collettività e che ha rotto da tempo il mandato con i suoi stessi elettori.
Il PdL, oramai al soldo del Padre Padrone di cui sopra e della Lega Nord alla quale il Ministro Tremonti è disposto a concedere tutto, è, nemmeno nato, già finito. Tutto come previsto per un partito che, come il suo omologo Pd, non è altro che un cartello elettorale senza storia e cultura.
E così ecco aprirsi un varco per i finiani. Un varco che potrebbe vedere la nascita di un nuovo e diverso Centro-Destra (con il trattino, ben intesi !).
Una coalizione che potrebbe vedere protagonisti i finiani, l'Udc, l'Api di Rutelli e Tabacci e noi laici, liberali, repubblicani, radicali e socialisti sparsi.
Una coalizione che potrebbe unirsi da subito attorno a pochi, ma necessari punti programmatici: abolizione delle Province, riforma elettorale con il ritorno alle preferenze, riduzione della spesa pubblica improduttiva e conseguente abbassamento delle imposte ed innalzamento della soglia della no-tax area per favorire i redditi più bassi.
Quanto ai temi laici e di diritto civile, si lasci a ciascuno libertà di coscienza in Parlamento: che i laici facciano i laici e che i cattolici giochino la loro parte conservatrice.
Ora tutto si giocherà sui numeri ed io penso che una coalizione di questo tipo, vista la crisi endemica del Pd e del PdL, non possa raccogliere meno del 20 - 25 % e giungere finanche a condizionare gli equilibri politici.

Luca Bagatin



26 maggio 2010

A proposito del Partito della Nazione

Casini e Cesa stanno per fondare il "Partito della Nazione", un progetto caldeggiato anche e da un annetto circa, dall'editorialista Enrico Cisnetto, presidente di Società Aperta.
Un progetto che vada dunque ben oltre l'Udc e che guardi anche e soprattutto al mondo laico-liberaldemocratico e magari anche all'attuale Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Un progetto, insomma, di ampio repiro, utile a riscrivere le "regole del gioco" mediante la costituzione di un'Assamblea Costituente ed a riformare veramente questo nostro Paese che, dal 1992-93, sembra aver completamente perso il senso dello Stato, finendo per inseguire metodi sloganistici, para-populisti e di mera facciata.
Occorre dunque buon senso: buon senso delle Istituzioni, in primo luogo, che siano vera espressione della Costituzione repubblicana. Senza bipolarismi imposti per mezzo di leggi elettorali pasticciate, che non danno nemmeno più la possibilità agli elettori di scegliere, con il sistema delle preferenze, il proprio candidato.
Occorrono dunque, ancora, riforme concrete. Che rilancino il rigore nei conti pubblici per mezzo di drastici tagli: a partire dall'abolizione delle Province, delle comunità montane, dei consorzi. Dalla razionalizzazione del personale amministrativo e da una radicale riforma delle pensioni - in linea con il resto d'Europa - come proposto da lungo tempo dall'On. Giuliano Cazzola.
Occorre mettere mano alla giustizia, non per garantirsi l'impunità, bensì per separare - una volta per tutte - le carriere dei magistrati e spoliticizzare il Consiglio Superiore della Magistratura. E stabilire la responsabilità civile dei giudici: chi sbaglia paga, ma di tasca propria, senza pesare sulla ignara collettività.
Oggi, il Presidente del Consiglio, temendo un'avanzata delle forze centriste, cerca un dialogo con Casini affermando che l'Udc è una costola del centrodestra. Berlusconi finge però di dimenticare che, ormai, il centrodestra è prigioniero della Lega Nord e della sua secessione mascherata da federalismo. E finge anche di non vedere che la sua politica estera filo-putiniana e filo-libica lo sta portando ad inimicarsi del tutto gli Stati Uniti d'America ed a compromettere il ruolo strategico dell'Italia nello scacchiere internazionale.
In questo senso, forse, solo un Partito della Nazione guidato dal buonsenso e dal dialogo fra laici e cattolici in Parlamento, può portare l'Italia fuori dai marosi di una crisi che la attanaglia da oltre un quindicennio.

Luca Bagatin



21 maggio 2010

Repubblicani all'avanguardia di un progetto di riforma radicale



Abbiamo finalmente appreso che l'ottobre prossimo si terrà il Congresso del nostro PRI e che sarà organizzato "per tesi".
Nulla di più auspicabile.
E' infatti innanzitutto importante partire dai programmi e, solo poi, decidere ove collocarsi politicamente. Per quanto personalmente sia aprioristicamente contrario ad un'alleanza con i cattocomunisti ed i giustizialisti, lontani anni luce da una prospettiva liberale e democratica.
Con questo mio pezzo vorrei cogliere l'occasione per delineare una serie di punti programmatici e di riforma, che personalmente ritengo utili all'elaborazione delle suddette tesi.
Penso infatti che il Partito Repubblicano, a dispetto della sua consistenza numerica, possa porsi all'avanguardia di un progetto di riforma di ampio respiro.
Progetto che parta innanzitutto da un radicale snellimento della macchina amministrativa e che ponga al primo punto l'abolizione delle Province italiane quali enti politici, l'accorpamento dei Comuni inferiori ai 20.000 abitanti, l'abolizione dei consorzi e delle comunità montane.
Solamente poi potremo anche iniziare a parlare di federalismo fiscale. Non certo prima, pena l'aumento della burocrazia e dei costi a livello locale ed amministrativo.
In seconda battuta è prioritaria una riforma delle pensioni a capitalizzazione, in linea con i Paesi europei e di cui ha più volte parlato l'On. Giuliano Cazzola.
Una volta ridotti i costi, che necessariamente devono prevedere anche un ridimensionamento delle indennità di carica dei vari amministratori locali e nazionali ed uno snellimento del personale amministrativo qualora in esubero, si potrebbe pensare - finalmente - ad una radicale trasformazione del sistema fiscale che, via via, si riduca ad un massimo di due o tre aliquote e che preveda l'innalzamento della cosiddetta "no tax area".
Tutte cose, guarda caso, previste e promesse dal primo Governo Berlusconi con la consulenza dell'ottimo Antonio Martino e degli economisti di scuola liberale e successivamente disattese dallo statalismo neo-democristiano e leghista dei Tremonti e dei Bossi degli ultimi governi a guida berlusconiana.
Venendo alla politica estera, da repubblicani mazziniani, non possiamo non sostenere la trasformazione del Parlamento Europeo in vero e proprio organo con poteri di governo sovranazionali. E non possiamo non rinnovare la nostra amicizia agli Stati Uniti d'America ed allo Stato di Israele. Nonché, in ultima ma forse più importante battuta, non possiamo non scandalizzarci di fronte alla politica neo-sovietica del Presidente russo Vladimir Putin, amico di Berlusconi, estimatore di Stalin e persecutore dei suoi oppositori politici interni. E non possiamo non scandalizzarci della pericolosa politica di amicizia fra Italia e Libia del dittatore Gheddafi.
Non è pensabile che un partito democratico ed occidentale come il PRI possa sostenere una politica estera così smaccatamente anti-americana ed anti-occidentale.
Venendo alla questione dei diritti civili, sarebbe opportuno ricercare una sinergia con le altre forze laiche: dai Liberali di Stefano De Luca e Paolo Guzzanti sino ai Radicali di Pannella e Bonino ed a quei socialisti, sparsi nel centrodestra e nel centrosinistra, che non hanno ancora del tutto ammainato la bandiera del libero pensiero.
Guardando al panorama politico d'oggi, a parte le coraggiose prese di posizione di Gianfranco Fini e della neonata Generazione Italia (interessante che ad essa vi si siano iscritte molte persone che non sono mai state di centrodestra) e qualche timida presa di posizione dell'Udc relativamente alla necessità di abolire le Province, grandi prospettive di respiro democratico, occidentale ed europeista non se ne vedono.
Sembra quasi di vivere in un Paese del Sudamerica, ove il risultato delle elezioni è deciso o a tavolino o mediante slogan facili. Ove non vi sono seri e radicali progetti di riforma, ma boutade messe lì apposta per imbrogliare l'elettorato.
Ecco, dopo 150 anni di un Unità d'Italia che abbiamo contribuito a costruire, è forse venuto il momento per i Repubblicani italiani di rialzare la testa e di combattere con le armi della democrazia, come ci insegnò quel grande combattente partigiano di Randolfo Pacciardi.

Luca Bagatin



15 maggio 2010

"PEDOFILIA....da studiare" articolo by Peter Boom

PEDOFILIA: CRIMINE CONTRO L'UMANITA'
presentazione di Luca Bagatin



Gli atti di violenza sessuale contro un bambino sono forse il più atroce dei crimini che un individuo possa compiere contro l'umanità.
E' difficile dire altro se non che chi è colpevole è, non solo giusto che paghi, ma anche che si renda conto del crimine che ha commesso.
Detto ciò andiamo oltre, ma sino ad un certo punto.
Lo scrittore Aldo Busi è stato mediaticamente "messo in croce" in quanto gli è stata attribuita una presunta difesa della pedofilia.
Nulla di più falso.
Aldo Busi ha semplicemente e da sempre distinto fra "bambini e minori" e fra "consenzienti e non".
Distinzione sempre e comunque corretta e di buonsenso.
La Chiesa Cattolica Romana ed Apostolica, magari, non sarebbe necessariamente d'accordo: "Un rapporto sessuale va sempre e soltanto consumato dopo il sacramento del matrimonio".
La Chiesa Cattolcia Romana ed Apostolica ha, oggi, ben altri problemi a cui pensare.
Solidarietà alle vittime della pedofilia. Non certo al Sig. Ratzinger, Papa dei cattolici.
E con ciò vi lascio all'ottimo pezzo di approfondimento - inerente, appunto, al tema "pedofilia" -  dell'amico Peter Boom.

Luca Bagatin (nella foto con Peter Boom)


PEDOFILIA....da studiare
di Peter Boom



La pedofilia è argomento oggi molto dibattuto a causa delle migliaia di casi finalmente usciti fuori nell'ambiente dei preti cattolici, uno scandalo con l'aggravante che proprio loro si vantano di essere i veri detentori di una “alta moralità”. La politica di repressione sessuale attuata dalla gerarchia
del Vaticano ha avuto come risultato che i casi di pedofilia rimanevano per la maggior parte nascosti, quindi impuniti, rendendo così ulteriormente penosi i traumi subiti dalle piccole vittime.
Proprio a causa di questa repressione la maggior parte delle vittime ha paura di sporgere denuncia per non esporsi a vergogne culturalmente imposte. Le vittime del passato dovrebbero invece avere la forza morale di parlare e di denunciare i loro carnefici proprio per impedire che altri innocenti cadano vittime a loro volta.
La pedofilia non è ancora studiata a fondo nei suoi molteplici aspetti, studi difficilmente sponsorizzati da industrie farmaceutiche non essendoci un proficuo tornaconto come esiste invece per anti-influenzali, viagra, etc.
L'età legale dei minorenni non è fissata in modo uguale in tutti i paesi, non sono stati sufficientemente presi sotto la lente i diversi tipi di pedofilia (età diversa, con o senza violenza, con o senza danni fisici, rapporti cercati dai minori, nei riti di iniziazione, nella storia, nell'antropologia, quelli a causa di segregazione ed isolamento, prigionia, risultanti da traumi pregressi, etc.).
Come autore della Teoria e della Filosofia della Pansessualità (www.pansexuality.it ) ho sempre considerato che gli esseri umani in principio portano dentro di sé tutte le opzioni sessuali comprese quelle pedofile.
Naturalmente le possibilità nocive della nostra sessualità devono essere evitate, soprattutto quelle violente e/o senza consenso, come si riscontra spesso nei confronti di minori. Inoltre un minore d'età il più delle volte non è ancora capace di discernere cosa sia dannoso o no e di dare il proprio consenso o meno.
Più problematica si presenta la situazione di bambini poveri, subnormali, handicappati, come quelli sordomuti violentati sistematicamente in un istituto religioso nel nord Italia.
Ho sempre pensato che la pedofilia abbia attinenza con la necrofilia in
quanto né i bambini né quantomeno i morti si possono difendere e si trovano alla mercé di persone che spesso presentano problemi di comunicazione con gli altri.
L'opinione che un atto sessuale su un minore non procuri un trauma o soltanto un leggero stato di confusione sembra del tutto fuorviante. Forse questo potrebbe essere vero al limite soltanto nel caso di bambini più grandi quando sono loro a cercare le prime esperienze sessuali. Una spinta sessuale che sarebbe bene seguire senza imporre troppe regole, soprattutto religiose (sensi di colpa), che potrebbero condizionare negativamente e far insorgere conseguenti complessi psicologici.
Voglio citare qui nove punti  del lavoro di Ellen P.Lacter, psicologa americana da 24 anni specializzata nel trattamento di minori abusati e maggiorenni abusati quando erano minorenni (recentemente pubblicato sul sito del professor Erwin J. Haeberle, Humboldt University-Berlino, www.hu-berlin.de/sexology sotto il titolo “Is pedophilia ever acceptable?” (Wayne R.Dynes).
La psicologa Lacter ha riscontrato nei piccoli pazienti i seguenti disturbi e problemi:(liberamente tradotto dall'inglese)

1) Dolore fisco, qualche volta fortissimo.

2) Un vero disgusto per gli atti sessuali, per la presenza di genitali e
delle emissioni.

3) Paura nei casi di violenza estrema, difficoltà respiratorie, conati di vomito, sensazione di soffocamento.

4) Paura conseguente a minacce alla propria persona, verso le persone amate, verso gli animali prediletti (pet) e altre persone e cose care allo scopo di assicurarsi sottomissione e per contrastare l'ansia di venire scoperta-o.

5) Il terrore basato sul fatto che la persona che abusa non lasci alcuna possibilità di scampo e che non tenga conto delle proteste di finirla.

6) Paura, vergogna e senso di colpa, basate sulla consapevolezza che le parti private del corpo dovrebbero rimanere coperte, la comprensione che il pedofilo o la pedofila fa di tutto per nascondere l'abuso, convincendo, certe volte con ulteriore violenza, il bambino o la bambina che questi atti sono dannosi e moralmente sbagliati e che deve tenerli segreti.

7) Tradimento e dolore nei casi di abuso da parte di persone amate che esigono atti dannosi ed immorali, in molti casi rafforzato dal fatto che i familiari ne sono a conoscenza e  permettono che l'abuso continui.

8) Sensi di colpa e di vergogna per l'incapacità di scappare e di difendersi fisicamente dall'assalitore.

9) L'idea di essere complice a causa dell'accettazione di regali o privilegi speciali da parte dell'abusatore.

La psicologa americana ha con questo enumerato problemi che per la maggior parte incidono sulle vittime vita natural durante.
La violenza sessuale può creare inoltre conseguenze come ansia, pianto, insicurezza, rabbia, insonnia, incubi, fissazioni, paranoia, nevrosi varie, scatti di nervi, desideri di vendetta, comportamenti asociali, problemi di apprendimento, droga, alcool, autolesionismo, aggressività, ed altresì danni fisici, inclusi lacerazioni di organi interni, malattie sessuali, gravidanza, suicidio ed in alcuni casi morte.
Un altro fenomeno da non sottovalutare è la rimozione psicologica che può arrivare fino alla negazione dei fatti avvenuti perfino a sé stesso.
Spesso anche le famiglie, qualora sono a conoscenza dei fatti, preferiscono non parlarne e cercano addirittura di tacitare le piccole vittime. Ogni psicologo sa che la prima condizione per liberarsi di un trauma è di parlarne.
Viene ancora da chiedersi se la pedofilia dev'essere punibile qualora non violenta e col consenso per esempio per un'età che va dai 14 ai 16 anni.
Un rapporto sessuale di una o un diciottenne che va con un quindicenne dev'essere considerato un reato?
Quando non c'è il consenso o nei casi di violenza sussiste in ogni caso il reato, prendendo in considerazione se viene attuato con o senza penetrazione,
con o senza danni fisici e/o psichici. I danni psichici non sono facili da valutare e possono uscire fuori anche dopo molto tempo.
Spero che questo mio articolo serva per approfondire l'argomento e per togliere il vizio di nascondere questo grave peccato.

Peter Boom
http://www.pansexuality.it


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