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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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2 ottobre 2012

Il "caso Tortora": a che punto siamo arrivati ?



Oggi, finalmente, dopo storie di preti, poliziotti, uomini di legge e d'ordine nel Paese ove vige da sempre il disordine ed il malaffare legalizzato, ecco che si dedica una fiction ad un grande giornalista, presentatore, politico: Enzo Tortora.
Cazzo. Non ci speravo più.
Ed anche se il protagonista, Riky Tognazzi, recita malissimo la parte del presentatore genovese, ben venga comunque.
Io, quando Tortora fu arrestato, piansi amaramente. Quanti lo piansero, allora ?
Quanti in Rai lo aiutarono ? Quanti, nelle redazioni dei giornali infami di ieri, così come di oggi, lo avrebbero voluto - prima ancora che creduto - innocente ?
Quanti, dopo il "caso Tortora", hanno avuto ancora fiducia nella giustizia italiana, amministrata da Caste di potere, senza alcuna responsabilità civile, prima ancora che penale ?
Ciò che mi fa riflettere, che mi lascia sgomento, è un quesito al quale non riesco a trovare risposta. I magistrati che accusarono Enzo Tortora di spaccio di droga, di appartenere alla Camorra, i quali oggi hanno fatto carriera e non hanno pensato minimamente di cospargersi il capo di cenere, oggi, riescono a dormire tranquillamente la notte ?
Riescono a guardarsi allo specchio senza vomitare ?
Ed i giornalisti che si accanirono sul povero Tortora, torturato nelle carceri italiane ? Riescono a guardare negli occhi i loro figli senza vergognarsi di ciò che, trent'anni fa, hanno scritto sui loro fogliacci di regime ?
Enzo Tortora non era un personaggio simpatico. Era un giornalista ed un intellettuale che non frequentava i salotti buoni e non guardava alle convenienze, alla carriera. Diceva sempre ciò che pensava e lo diceva sempre assumendosene la responsabilità.
Quella responsabilità che lo fece rimanere in carcere sino all'ultimo, lottando, senza chiedere privilegi. Lottando, una volta uscito, assieme ai Radicali, i quali furono gli unici a garantirgli pieno sostegno. Cosa che non fecero nemmeno i Liberali, ai quali pur Tortora era legato.
Una vicenda triste, quella di Tortora, come sono tristi le vicende dei carcerati di oggi e per le cui condizioni lo Stato italiano continua a ricevere condanne in sede europea.
Una triste vicenda di malagiustizia, di una magistratura che non funziona, che ha condannato alla gogna ed al carcere preventivo troppi innocenti in questi ultimi quarant'anni.
E pensare, si dice, che siamo in una democrazia. O, almeno, così la chiamano.

Baglu - Libero Marinaio dell'Inferno Virtuale



12 luglio 2008

Gli applausi e gli sputi ad Enzo Tortora



La biografia di Enzo Tortora, "Applausi e sputi", curata da Vittorio Pezzuto, è certamente l'unica opera che tratta approfonditamente le vite del noto giornalista, presentatore e politico genovese.
Vite, certo. Vite, appunto.
Enzo Tortora di vite ne ha vissute due o, forse, tre.
Quella del presentatore di successo dagli anni '60 agli anni '80, quella del presunto camorrista, mafioso e spacciatore negli anni '80 e quella del politico radicale sino alla sua morte, prematuramente avvenuta nel 1988.
Sono passati vent'anni dalla morte di Tortora, il quale, come si documenta anche nella suddetta biografia, non era un tipo simpatico ai più.
Era un antitaliano nel senso più stretto del termine. Colto, liberale, mai piegato la testa in vita sua, laico, mai avezzo al compromesso, mai amante del gossip e del pettegolezzo al punto da difendere a spada tratta la sua vita privata.
Era un presentatore di successo che, con pacatezza e spirito, riusciva a catturare gli interessi e le aspettative dell'Italia di allora.
Era anche un politico, dicevamo, pronto a puntare il dito contro il Servizio Pubblico Radiotelevisivo, l'arrugginita Rai-Tv ed il suo monopolio lottizzato dai partiti e dalle correnti.
Era, insomma, per l'establishment culturale d'allora, un vero e proprio fumo negli occhi.
Un fumo negli occhi da abbattere. Anche con l'uso della calunnia, ed è ciò che venne fatto.
Enzo Tortora, il 17 giugno 1983 fu arrestato sulla base di accuse completamente inventate da "pentiti" ex camorristi senza scrupoli. Accuse alimentate dalla grande stampa italiana, da certo giornalismo straccione e gossipparo e da pseudo-artisti in cerca di pubblicità. Vedi il sig. Margutti e la storia delle mutandine della moglie.
Vicende magistralmente documentate da Vittorio Pezzuto, con tanto di citazioni di articoli e di dichiarazioni di allora. Con tanto di nomi e cognomi degli accusatori del Tortora. Nomi di individui, che, ahinoi, in questo Paese della vergogna, hanno financo fatto carriera.
Nomi da mettere all'indice, da ricordare, e sui quali far ricadere la nostra indignazione di individui liberi ed onesti. Affinché vicende kafkiane e raccapriccianti di tal fatta non abbiano mai più da accadere.
E così Enzo Tortora, grazie a Marco Pannella e ai radicali di allora, divenne il simbolo, la bandiera, di e per una giustizia giusta in Italia. Per una giustizia che garantisca le vittime, ma anche i carcerati costretti a vivere in condizioni disumane ed in attesa di giudizio.
Le pagine di Pezzuto scorrono via veloci e di volta in volta ci fanno stringere il cuore e chiedere se, quella descritta, sia l'Italia di vent'anni fa o piuttosto quella di due secoli fa.
Già allora, come oggi, si punta il dito anche contro un certo tipo di Magistratura. E' possibile che le corporazioni, nel nostro Paese, debbano sempre e comunque uscirne ed uscire impunite ? Senza alcuna responsabilità ?
Separazione delle carriere dei giudici, riforma del Consiglio Superiore della Magistratura non sulla base delle correnti, bensì sulla base dell'effettiva competenza ed imparzialità dei giudici. Queste le basi del diritto in una vera democrazia.
Enzo Tortora pagò con la vita la sua battaglia di onestà e di trasparenza. Ma quanti altri come lui ?
E' l'eterno "caso Italia". Il caso del Paese di Pulcinella e così continuerà ad essere senza una nuova classe di cittadini capaci di alzare sempre e comunque la testa. Capaci di essere antitaliani insomma.
Come Enzo Tortora ha saputo essere nei suoi sessant'anni di vita.

Luca Bagatin



19 maggio 2008

ENZO TORTORA: UN UOMO PERBENE. Nel ventennale della sua morte.



Con il 18 di questo mese sono passati esattamente 20 anni dalla prematura scomparsa di Enzo Tortora, il popolare conduttore televisivo degli anni '80 tristemente noto anche per le sue vicende giudiziarie che l'hanno poi visto del tutto assolto.
Personalmente mi sono sempre sentito legato alla sua figura ed alla sua vicenda umana e civile. Sono stati i suoi programmi ed il suo stile ad appassionarmi sin da bambino ad un certo tipo di televisione: colta, raffinata, mai volgare e mai urlata.
E' stata poi la sua triste vicenda giudiziaria a farmi simpatizzare, con gli anni, per il Partito Radicale nelle cui file lo stesso Tortora sarà impegnato per difendere sé stesso e tutti coloro i quali si sono trovati e si troveranno a subire una "giustizia ingiusta" tipica degli Stati illiberali.
E così ho riscoperto un articolo-lettera che scrissi per il quotidiano "L'Opinione delle Libertà" e che mi fu pubblicato il 26 maggio 2006 e letto anche in diretta su Radio Radicale qualche giorno dopo.
Nel lasciarvi al mio pezzo vi ricordo che è uscita in questi giorni una bellissima biografia di Enzo Tortora intitolata "Applausi e sputi" scritta dal già radicale Vittorio Pezzuto, oggi animatore del sito Decidere.net di Daniele Capezzone.
Enro Tortora: un liberale ed un simbolo di civiltà giuridica spesso negata in un Paese come il nostro. Un esempio da non dimenticare a presente e futura memoria.

Luca Bagatin



In ricordo di Enzo Tortora vittima dell’ingiustizia
di Luca Bagatin
(dall'Opinone delle Libertà del 26 maggio 2006)

Caro Enzo,
ero bambino quando tu conducevi quella trasmissione con quel simpatico pappagallino denominato Portobello. Il porto era bello ed io ricordo che la tua voce tranquilla infondeva in me una certa quiete, una certa serenità. Ero bambino, ma la tua era una delle poche trasmissioni che in famiglia guardavamo con gioia. Semplice e raffinato il tuo linguaggio, ma lo capirò solo anni dopo rivedendo gli spezzoni di "Portobello"e leggendo alcuni tuoi colti articoli. Poi arrivò quel 17 maggio 1983. Ricordo ancora il TG che ti dava addosso e che ti additava quale camorrista, spacciatore, amico dei mafiosi. Io piansi e mia madre non riuscì a calmarmi per tutto il giorno. Buffo no? Avevo appena quattro anni eppure già capivo che... No, non potevi essere un mostro. I tuoi occhi parlavano per te. Un bimbo queste cose le capisce meglio di un adulto. No, caro Enzo, tu un mostro non lo eri affatto. Il mostro era lui: lo Stato che credeva al pentitismo. Lo Stato antiquato di un' Italia da sempre poco democratica. Fascista nell'anima. Lo Stato di Polizia. Lo Stato colluso con la mafia.
I mass-media. I mass-media distrussero la tua carriera di giornalista e uomo di spettacolo. Io non ti dimenticai mai. Marco Pannella ti volle al suo fianco e diventasti europarlamentare radicale. Rinunciando all'immunità affrontasti serenamente tutti i processi e alla fine risultasti innocente. Pagasti con anni di carcere ed umiliazioni. Lottasti per una giustizia giusta. Il tutto nell'indifferenza prerssoché totale di uno Stato e di un popolo (quello italico) idiota, ipocrita, ignorante, insensibile, pronto a tutto solo ed unicamente per il proprio tornaconto personale. Questo Paese che tu amasti tanto ti ha ucciso. Mauro Mellini (già deputato radicale e membro del Consiglio Superiore della Magistratura) ha proposto di istituire la data del 18 maggio (data della ricorrenza delle tua morte) quale giornata nazionale delle vittime dell'ingiustizia. Nel testo dell'appello di Mellini si legge fra l'altro: "Una giornata in cui il pensiero vada a coloro che, per errore di uomini o per imperfezione e stravolgimento di istituzioni e di leggi, per devianze dalle finalità che la giustizia deve perseguire, sono sacrificati e soffrono, lottando perché sia riconosciuto il loro buon diritto o, invece, vinti e dimenticati, subiscono pene ed umiliazioni che non hanno meritato." Un atto dovuto con un pensiero ai carcerati (tutti !). Perché tu, Enzo, vivi nel ricordo di coloro che non hanno rinunciato a lorrare per un Paese in cui la Libertà e la Democrazia possano essere affermate ed affermare il rispetto e la dignità dei Diritti e del Diritto di vivere come Esseri Umani. Come Persone.
Un abbraccio con il Cuore.


sfoglia     settembre        novembre






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini