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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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21 luglio 2013

Elogio del gioco d'azzardo




La vita potrebbe essere vista come un gioco.

E ogni gioco, si sa, ha la sua dose di rischio, casualità, fortuna, sfortuna, abilità.

“Il gioco insegna a saper vincere e a saper perdere”, scrive Cesare Lanza nel suo “Elogio del gioco d'azzardo”, pubblicato in edizione limitata per la sua casa editrice “L'Attimo fuggente”.

Un libro apparentemente provocatorio in questo momento di “crisi” e di profonda critica alle sale da gioco, alle slot machines o ai grattaevinci. Un libro che, ad ogni modo, vuole abbattere quell'assurdo pregiudizio sociale, ma anche politico e religioso, che vorrebbe demonizzare il gioco ed in particolare il gioco d'azzardo, quale fosse la causa di tutti i nostri mali.

“La demonizzazione del gioco d'azzardo è sintomo di ignoranza”, scrive Lanza e non a torto, visto che le case da gioco e persino il gioco online proliferano e sono fonte di lavoro, attrazione turistica, nonché di introiti per l'erario.

Piuttosto che pagare una tassa diretta allo Stato, infatti, è molto meglio pagarla indirettamente e volontariamente, per mezzo dell'acquisto di un grattaevinci, oppure attraverso il gioco del Lotto. Allo Stato, infatti, dovrebbe spettare unicamente il compito di evitare che tali giochi finissero nelle mani della criminalità organizzata. Questa, in sintesi, l'analisi di fondo dell'ottimo Lanza il quale si definisce e non a torto “un liberale assoluto” e, personalmente lo condivido in toto.

Cesare Lanza, nel suo saggio, analizza praltro il fatto che il gioco esiste da sempre e da sempre è presente nella Storia dell'uomo, sin dai tempi precedenti alla nascita di Cristo; che il gioco esiste in tutte le società occidentali e che è bandito, invece, nei regimi illiberali e sottosviluppati, ove, peraltro, esiste comunque ma in forma illegale e criminale.

Lanza, peraltro, fa presente quanto nella società italiana il gioco d'azzardo sia diventato motivo di sciocco pregiudizio, al punto che, anche mediaticamente, persino all'attentatore Luigi Preiti (quello che sparò ad alcuni carabinieri di fronte a Palazzo Chigi durante il giuramento del Governo Letta), si affibbino ben due etichette: il fatto di essere “calabrese” ed il fatto di essere “giocatore d'azzardo compulsivo e schiavo delle macchinette”, cosa poi rivelatasi non vera, in quanto il Preiti era un semplice appassionato del gioco del biliardo.

A rincarare la dose del pregiudizio contro il goco d'azzardo anche l'onnipresente Chiesa cattolica e, per questo, il libero pensatore Lanza, pubblica nel suo saggio interi stralci tratti dai discorsi del Cardinale Bagnasco relativi a ciò. Discorsi moralistici ed a questo punto Lanza si chiede perché la Chiesa non dedichi, invece, maggiore attenzione a ben più “raccapriccianti egoismi”, come ad esempio le guerre o la pedofilia, vera piaga che investe la Chiesa cattolica da decenni.

Cesare Lanza, tornando a parlare degli immensi benefici del gioco d'azzardo in termini di posti di lavoro ed economici, per l'erario, fa notare come ad esempio il Governatore dell'Illinois Pat Quinn, abbia introdutto una tassa di scopo sulle licenze dei concessionari di giochi d'azzardo, la quale andrà a favore dei progetti di pubblica utilità, eventi culturali ed investimenti relativi a scuola ed istruzione. La medesima cosa, peraltro, sta avvenendo via via nel nostro Paese, anche se non in maniera ancora così incisiva. Così come, a favore di interventi di pubblica utilità, sono destinati i proventi del gioco d'azzardo nel Regno Unito (28%) ed in molti Stati USA.

Ordunque, senza gioco d'azzardo, si avrebbero minori entrate per l'erario pubblico e, dunque, occorrerebbero maggiori manovre finanziarie e maggiori tasse per i contribuenti. In questo senso sono totalmente fuori luogo le demonizzazioni provenienti dagli ambienti politici ed ecclesiastici del nostro Paese.

L'”Elogio del gioco d'azzardo”, lungi dall'essere un trattato economico relativo al gioco, è un saggio interessante anche per le sue divagazioni in fatto di cultura, arte, letteratura e cinema, relative al gioco d'azzardo e non solo. Da Caravaggio a Cezanne, da Dostoevskij a Scorsese, l'Arte – in tutte le sue forme - è zeppa di riferimenti al gioco ed al piacere umano per il rischio. Rischio che è fonte di piacere e godimento per l'anima, ma solo evitando gli eccessi.

E, a tal proposito, un intero capitolo è dedicato di “Dieci comandamenti” che Lanza, da giocatore consumato, riporta a beneficio del giocatore e che qui riassumiamo:

  1. Stabilire quanto danaro, al massimo, si vuole rischiare.

  2. Non insistere mai, nel gioco, se si inizia a perdere. Nemmeno per tentare di “rifarsi”.

  3. Se si sta vincendo, non temere di osare e rischiare: se si perde non si rischia di rimpiangere la vincita buttata via, in quanto il danaro perduto non era vostro, ma del banco o dei vostri avversari. Viversa, non si vincerà mai, in maniera significativa, se non si avrà mai il coraggio di rischiare.

  4. Non giocare mai se si è stanchi, ubriachi, con i nervi a pezzi o pensando ad altro.

  5. Non fare mai debiti per procurarsi danaro per continuare a giocare.

  6. Essere sempre precisi e gentili con gli impiegati delle case da gioco.

  7. Sino a che non si sta vincendo, puntare sempre la stessa (piccola) somma.

  8. Mettere sempre da parte una piccola vincita.

  9. Mai contabilizzare il danaro vinto o perduto nelle partite precedenti.

  10. Inventarsi un proprio “personale” metodo di gioco.

Questi, in sostanza, i dieci comandamenti che il giocatore Cesare Lanza dà ai suoi lettori, ovviamente dettati dall'esperienza e spesso dal non aver egli stesso rispettato questi punti, pentendosene amaramente.

“Elogio alla follia”, oltre ad essere impreziosito, al centro del volume, da belle fotografie e riproduzioni di opere pittoriche e cinematografiche dedicate al gioco d'azzarzo, presenta un interessante racconto narrativo, già pubblicato dal settimanale “Panorama” quando era diretto da Giuliano Ferrara, ove Lanza racconta di una memorabile partita alla quale ha assistito presso il casinò di Saint-Vincent. Una partita di chemin de fer nella quale è possibile immedesimarsi negli attori, ovvero nei giocatori, nelle loro emozioni, nelle loro frustrazioni, nel loro godimento. Posso garantire che, anche un non appassionato di giochi di carte come me, è rimasto rapito dalla narrazione e dal “brivido” del gioco narrato.

Il volume termina con una carrellata di film con trame incentrate sul gioco d'azzardo e con interessanti Allegati relativi alla lotta alla criminalità in fatto di giochi d'azzardo, oltre che un Allegato relativo ad aneddoti storici scovati nel web, sempre relativi al gioco.

Cesare Lanza è un caro amico di cui condivido profondamente e totalmente lo spirito libertario e fuori dagli schemi. Ho assistito molto volentieri alla presentazione di questo volume, il mese scorso, presso il Palazzo Santa Chiara a Roma, alla presenza, come relatori, del cantautore Pupo, dello psicanalista Domenico Mazzullo, di Vittorio Sgarbi e Paola Binetti. Ho ascoltato la conferenza con grande piacere e, con il medesimo piacere, ho recensito questo agile ed intelligente volumetto.

Penso che, allo stesso modo dell'opera prima cinematografica di Lanza, “La Perfezionista”, andato in onda in seconda serata su Canale 5 esattamente un anno fa, che trattava il tema dell'eutanasia e del suicidio, anche “Elogio del gioco d'azzardo” meriti diffusione, persino nelle scuole.

La lotta al pregiudizio, all'ignoranza, al bigottismo ed alla stupidità parte anche e soprattutto dalla diffusione della cultura e della conoscenza.


Luca Bagatin

*ELOGIO DEL GIOCO D'AZZARDO (tratto da www.cesarelanza.com)

Diego Gabutti su "Sette" e Luca Bagatin sul suo blog http://lucabagatin.ilcannocchiale.it  hanno dedicato al mio pamphlet "Elogio del gioco d'azzardo" due recensioni molto interessanti: potete leggerle, qualora lo vogliate, su www.lamescolanza.com. Desidero ringraziarli (insieme con i recensori del Foglio, del Corriere della Sera e del Giornale) anche perché appartengono alla ristretta categoria di liberi pensatori. Mentre, forse, ipermoralisti e demonizzatori (lo scrivo, credetemi, senza acidità, se no che liberale sarei?) si stanno dimostrando altri colleghi, da cui mi aspettavo qualche riflessione, finora non pervenuta.


Cesare Lanza



6 marzo 2013

Paese ingovernabile

Siamo, evidentemente, in una situazione di stallo.
Nessun vincitore netto è uscito dalle elezioni del febbraio scorso, come era prevedibile.
Un unico sconfitto: la politica.
Se la democrazia, in Italia, è morta nel 1993, la politica, per come l'abbiamo conosciuta per decenni, è definitivamente morta, ma in questo caso non è necessariamente un male.
E' evidente che, il fenomeno Beppe Grillo è un fenomeno del tutto nuovo e da studiare. E' un fenomeno mediatico ed antimediatico assieme. Politico ed antipolitico assieme. Un fenomeno che, senza l'avvento del web e della comunicazione "sulla rete", sarebbe stato impensabile.
A vincere, sotto il profilo comunicativo, ad ogni modo, non è tanto Grillo, quanto la voce di cittadini interessati alla politica, ma stanchi dell'autoreferenzialità degli ultimi vent'anni. E stanchi di una comunicazione unicamente televisivo-mediatico-giornalistica.
Il bipolarismo è morto. Oggi assistiamo al tri-quadri-polarismo, ove Beppe Grillo è uno dei contendenti. Ove il suo movimento è addirittura il primo partito d'Italia.
A votarlo, spesso, una maggioranza silenziosa che, anziché disertare le urne (come forse sarebbe stato meglio, in questa situazione impolitica ed antidemocratica), da il suo voto ad uno che ha messo in ostaggio i due principali contendenti: Bersani e Berlusconi.
Quando Grillo gridava, nei comizi, "Arrendetevi ! Siete circondati !", sapeva molto bene che avrebbe fatto il pienone nelle urne.
Ora, ad ogni modo, ci troviamo di fronte alla più assoluta ingovernabilità, ove Pd-PdL-Monti e, ovviamente, i Grillini, non dialogano fra loro. Sembra quasi che a nessuno freghi nulla dei destini di questo povero Paese alla deriva.
I Grillini, poi, di fatto, non esistono. Esistono persone nominate che non contano nulla, senza storia né cultura politica, comandate a bacchetta dal duo Grillo-Casaleggio. Persone che non hanno alcuna libertà di coscienza in Parlamento. E, forse, nemmeno fuori dal Palazzo (potranno, ad esempio, andare nei talk show ad esprimere la loro libera voce e non quella dei loro Padroni ?).
Grillo-Casaleggio, da parte loro, fanno benissimo a dire che non si alleeranno con nessuno: in questo modo aumenteranno i loro consensi, pur senza avere uno programma di governo di ampio respiro.
Pd-PdL, dall'altra parte, ancora non comprendono che la politica è finita e soprattutto non comprendono che, solo votando una fiducia esterna ad un governo monocolore Cinquestelle, potrebbero salvarsi e, dunque, mettere a nudo l'incapacità di Grillo. E quindi, solo allora, dargli addosso.
Il punto è che la lunga traversata dell'indistinzione impolitica che dura dal 1993, sta mostrando i suoi frutti. E la causa è tutta del CAF prima (che pur Craxi non voleva, ma i suoi tatticismi lo hanno costretto, di fatto, a metterlo in piedi), della magistratura orientata in chiave cattocomunista, del Pci-Pds, della sinistra demitian-democristiana, dell'avvento conseguente di Berlusconi, dei fallimenti di Prodi (che privatizzò senza liberalizzare) ed ora dell'avvento del grillismo.
Vent'anni perduti per l'Italia e che non torneranno mai più.
In tutto ciò, chi scrive, assieme all'amica Ilona Staller, già deputata radicale, ha proposto la candidatura autorevole di Marco Pannella alla Presidenza della Repubblica per il prossimo maggio.
Forse solo “Santo Marco da Teramo” potrà - con il suo rigore morale e la sua passione civile di sempre - dare autorevolezza ad un Paese che ha perduto ogni credibilità nazionale ed internazionale.

Luca Bagatin



10 ottobre 2012

Adriano Celentano sì, Adriano Celentano no: un confronto fra Baglu e Lubag

LENTANO C'E !
articolo/commento by Baglu



Adriano Celentano, un cantante senza tempo, capace di riempire l'intera Arena di Verona ed i teleschiermi italiani come non si vedeva da tempo. Altro che Sanremo ! Siamo ad una Woodstock moderna, ove ragazze e ragazze, giovani ed anziani, si uniscono al grido di denuncia di un mito degli anni '60 e '70, capace di scandalizzare e scaldare la platea ancora oggi. Di parlare al cuore della gente, avrebbe detto Diego Cugia, già autore di parecchi testi recitati dallo stesso Celentano.
"Occorre organizzare una decrescita felice", questo l'appello con cui inizia il megaconcerto di Celentano, durato ben due giorni e trasmesso da Canale 5 in diretta tv. Un appello ambientalista, di pace, provocatoriamente trasmesso in una rete televisiva che di queste cose non ha mai parlato.
Come provocatorio è il promo/spot dell'evento, emblematicamente riassunto da una pantera nera che ruggisce, un urlo di rabbia in un mondo di persone "spente".
Adriano Celentano che, dopo diciotto anni di assenza dalle scene, riesce a cantare i suoi più grandi successi del passato e del presente ed a parlare persino di economia, in questi tempi di crisi.
"Rock Economy" è un incontro fra la musica di Adriano, le sue idee apartitiche ma profondamente politiche e l'attualità, rappresentata dall'economista Jean-Paul Fitoussi ed i giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, invitati appositamente sul palco.
La colpa è dei politici e dei mercati. In Europa siamo in una dittatura. Questa la denuncia di Celentano e Fitoussi.
Un messaggio che viene da lontano, come da lontano viene l'appello di Adriano a far tornare l'Italia un Paese paesaggisticamente più bello, senza cemento, com'era un tempo.
Adriano Celentano ed il suo "Rock Economy", magistralmente prodotto da Claudia Mori per Clan Celentano, hanno rotto i tabù di una televisione che non ha mai saputo insegnare nulla ed invece ecco che, questo eroe moderno di settantaquattro anni, ci regala ancora la possibilità di sognare un mondo più giusto e migliore. Per il quale lottare.

Baglu


LENTANO non C'E !
articolo/commento by Lubag



Adriano Celentano, bravo cantante, pessimo mattatore.
Il suo "Rock Economy" è piuttosto la dimostrazione di come a lui (che a settantaquattro anni riesce ancora ad avere un grosso seguito pur inanellando banalità stratosferiche) la crisi economica non abbia toccato per nulla.
Con il megagoncerto di ieri e dell'altro ieri, a Verona, ha fatto ancora una volta cassa. Questa volta grazie alla rete ammiraglia berlusconiana che "il molleggiato" non perde occasione di osannare, affermando addirittura che Berlusconi (Piersilvio, si presume), assieme a Benetton, alla Fiat e ad altri grandi imprenditori italiani, contribuiranno a ricostruire il Paese ed a farlo tornare com'era un tempo entro...cento anni ! Dal pubblico qualcuno disapprova. Si fermano gli applausi, qualche fischio si fa sentire.
Vabè, dai, ma Adriano è sempre quello della "decrescita da organizzare". E' l'amico e megafono dei Beppe Grillo, ovvero di quelli che aprono bocca per dargli fiato. Ed ingrossargli il portafoglio.
Infondo Adriano Celentano, che predica contro la cementificazione delle città, contro i politici e contro le diseguaglianze economiche, vive in una super villa in Brianza che vuole persino difendere dalla presenza delle mucche del contadino vicino !
Eh sì, ambientalismo radical chic, il suo.
Questa volta, dal palco dell'Arena di Verona, niente scandali. Niente denunce a Famiglia Cristiana o all'Avvenire. E nemmeno critiche mirate a questo o a quel politico in particolare. Nemmeno una frecciatina a Franco Fiorito. Solo canzoni, qualche boutade contro il mercato, spalleggiato dall'antieconomista Fitoussi e da Gianni Morandi, altro reperto bellico.
Discorsi fra il vetero-marxismo ed il qualunquismo spicciolo, forse riassunti da uno striscione in platea: "Quando noi ignoranti eravamo di più, tutto era più bello".
Peccato che siate stati proprio voi a distruggere questo Paese ed a rendeglo brutto e spento. Ed ora, per ricostruirlo, forse, non basteranno cent'anni, né le palanche di Berlusconi, Benetton e compagnia...cantante. Appunto.

Lubag



21 luglio 2012

"La perfezionista" di Cesare Lanza: un film senza pregiudizi, che scuote le coscienze

"La perfezionista", opera prima del giornalista ed autore televisivo Cesare Lanza, ideatore del Movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito.
Un film intelligente, struggente, a tratti comico e grottesco. Un film sul senso della vita e della scelta del morire, quando la vita diventa insopportabile.
"La perfezionista", film basato su una storia vera, è andato in onda, per la prima volta, venerdì 20 luglio scorso, a mezzanotte, su Canale 5. La scelta del giorno e dell'orario mai fu più infelice per un film adatto ad un pubblico vasto, sia giovanile che non.
Interpretato dall'affascinante e coinvolgente Aurora Mascheretti e da Rinaldo Rocco, rispettivamente nei ruoli di Giselda, la protagonista, e del suo ragazzo Angelo. Con un piccolo cameo di Sandra Milo, che interpreta se stessa.
Giselda è una ragazza all'apparenza perfetta che, sin da quando andava a scuola, era la prima della classe. Lavora come impiegata modello presso lo studio di un avvocato romano, è abitudinaria quasi sino alla maniacalità: ogni mattina è solita mangiare mele verdi (che troveremo in quantità anche accanto alla sua scrivania ed a casa sua), tagliandone ciascuna in spicchi perfetti; prende il suo solito the al bar, portandosi da casa quattro biscotti che dispone ordinatamente sul tavolo, appoggiati ad un fazzolettino bianco; ripone con cura i suoi abiti, in ogni occasione.
La sua perfezione attira le invidie di Roberta, sua collega, la quale è spesso in ritardo al lavoro a causa di una situazione sentimentale complicata. Inoltre, Giselda, è oggetto delle attenzioni particolari dell'avvocato, anziano e dallo sguardo viscido, oltre che sposato con una donna molto più giovane di lui.
La ragazza, ad ogni modo, rifiuta sempre di buon grado tali attenzioni.
Angelo è il compagno e convivente di Giselda, musicista, raffinato e colto. Si sono conosciuti dal fioraio, casualmente, e la ragazza si innamorò di lui per la sua sensibilità e per l'amore verso i fiori che per Angelo rappresentano "la metafora della perfezione e della decadenza della vita".
Giselda ed Angelo hanno una sola vera certezza: non sanno che senso abbia la vita, vivono l'una per l'altro, appassionatamente, sin da quando si sono conosciuti, vivendo alla periferia di Roma, in una grande casa, senza grandi relazioni con l'esterno, vivendo d'amore e passione.
Giselda ha purtuttavia anche un'altra vita. E' attrice di film hard presso la casa di produzioni cinematografiche "Il senso della Storia", ove si realizzano film tratti da opere storiche ed il cui motto è "Classe, Cultura, "Carne". Giselda vive la cosa con naturalezza, senza alcun imbarazzo, diretta da un regista al limite del grottesco, il quale è solito stirarsi i pantaloni presso il suo ufficio.
Angelo inizia ad accusare forti dolori di testa, convulsioni e crisi di vomito continue. Le analisi mediche saranno chiare: tumore al cervello.
La vita di Giselda sprofonderà nell'incubo e non troverà conforto nemmeno nella dottoressa che ha in cura Angelo, bigotta al punto di disprezzare la loro storia di coppia di fatto, non sposata.
Angelo chiederà alla sua compagna un'estremo atto di amore e dignità: vuole che lei lo uccida, per non lasciarlo soccombere nel dolore.
Giselda confida ancora in una possibile guarigione del compagno, ma, allorquando comprenderò che non v'è più speranza...si chiede "Che cosa devo fare ?" "Che cosa sto per fare ?" e sarà così che lo ucciderà, strozzandolo per poi baciarlo appassionatamente, rimanendone sconvolta.
Da allora la sua vita sarà completamente stravolta, rinuncerà alle sue abitudini che tanto l'avevano aiutata ad "ordinare la sua vita", a "darle un senso". Tornerà al lavoro completamente disordinata e sciatta, riunucerà al contratto di tre anni come attrice hard e....tenterà ben presto il suicidio con il gas, ma sarà salvata dagli addetti dell'impresa di traslochi.
Dopo la convalescenza i suoi "amici", ovvero l'avvocato, la collega, il regista e gli attori hard, organizzeranno una festa per lei, ove la faranno da padrone discorsi banali sulla crisi economica ed ove, ancora una volta, lo spirito da satiro marpione dell'avvocato tornerà alla carica con una Giselda che, ancora una volta, rifiuterà ogni proposta sconcia.
Giselda si è ormai trasferita in una nuova casa, un attico con vista su San Pietro. La vediamo percorrere l'attico, inquieta, con alla mente le parole del suo insegnante di lettere: "Non sappiamo perché siamo al mondo. Vedi, Giselda, come è difficile vivere".
Sarà così che, Giselda, dopo aver dato uno sguardo alla cupola di San Pietro, sorridente, si getterà dal cornicione, sorridente e consapevole del suo gesto estremo. Un gesto tragico, ma di libertà da una vita che, ormai, per lei era diventata insopportabile.
Il film di Cesare Lanza apre ferite profonde, scuote certezze, disorienta lo spettatore più sensibile che potrebbe aspettarsi un finale diverso, aperto a nuove possibilità per la ragazza, ad una nuova vita.
Cesare Lanza afferma di aver voluto rappresentare, con questa sua opera, ciò che lui considera l'assoluto non senso della vita.
Personalmente ritengo abbia voluto andare anche oltre. Abbia voluto raccontare una storia vera fatta di sentimenti, di equilibri fragili, nei quali, invero, ciascuno di noi può riconoscersi o può essersi riconosciuto.
Lanza ha voluto costringere, anche lo spettatore più ottuso, a porsi delle domande sul senso della vita e della morte, fuori da ogni giudizio moralistico o religioso.
Il suicidio, può essere condannato dalla società o dalla legge ? E perché mai ? E perché mai, in Italia (ma non solo), non esiste una legge che permetta l'eutanasia ed il suicidio medicalmente assistito e, pertanto, strutture medico-sanitarie ove questi sono praticati, con tanto di assistenza psicologica ? Perché, se la vita propria o altrui diventa insopportabile, si deve ricorrere a metodi cruenti, violenti, per nulla degni di civiltà ed umanità ?
Ecco che Cesare Lanza, con "La perfezionista", incide nelle coscienze questi ed altri interrogativi e sarebbe una vera mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza del pubblico se, tale film, non fosse riproposto in prima serata il prossimo autunno e non contribuisse a riaprire un dibattito su un tema di così stretta rilevanza politica e sociale.

Luca Bagatin




19 luglio 2012

"La perfezionista": film incentrato sullo struggente tema dell'eutanasia


tratto da www.lamescolanza.com

“La perfezionista”, film opera prima del giornalista, scrittore ed autore televisivo Cesare Lanza, sarà in programmazione, in prima visione per la televisione, venerdì 20 luglio alle 23.50 su Canale 5.

Il lungometraggio nasce da una storia vera che Lanza ha raccolto tra le sue confidenze.  “Questo film – afferma il regista -  è la dimostrazione di quello che io considero l’assoluto non senso della vita”. Importanti i modelli cui Lanza ha fatto riferimento: Truffault, Godard, Preminger, Buñuel.

 "La perfezionista” è, fondamentalmente, una romantica, atipica storia d’amore fra due giovani, Giselda (Aurora Mascheretti) e Angelo (Rinaldo Rocco).

Giselda ha tre vite diverse. Segretaria perfetta, preziosa, devotissima al suo lavoro nello studio di un avvocato. Appassionata amante legata ad Angelo giovane pianista, riservato e silenzioso, col quale vive in una villa alla periferia di Roma. I due parlano poco tra loro; lui adora la sua musica, lei lo ascolta e legge. Non v’è spazio per nessun altro. Intorno a loro, né amici né parenti: nulla si conosce dei loro rapporti affettivi. Attrice protagonista di “film particolari”. Tre vite parallele, che sembrano scorrere in maniera lineare, quando, d’improvviso, tutto si complica ed i protagonisti sono obbligati ad operare scelte difficili e drammatiche. Sono, dunque, affrontate, con fermezza e disillusione, alcune tra le questioni più spinose della moderna società non solo italiana, come il riconoscimento delle coppie di fatto e l’eutanasia. Fino alla estrema decisione che dovrà fare Giselda.

Tra gli altri l’attrice Sandra Milo regala un cameo nel quale interpreta se stessa.

Un film coraggioso, senza pregiudizi, incentrato sullo struggente tema dell’eutanasia, sostenendo il diritto di determinare la propria morte se le condizioni di vita sono ormai divenute insopportabili. 



8 febbraio 2012

Con "Socrate" il merito in prima serata tivù



"Socrate", programma senza fronzoli, senza pretese, senza scenografie mastodontiche o raffinate. Programma con l'unico scopo di voler fondere l'intrattenimento all'approfondimento culturale, fra musicisti, persone comuni, giornalisti e studiosi.
Il programma di Cesare Lanza, andato in onda martedì scorso, in prima serata su Rai Uno e condotto da Tiberio Timperi, invero, viene da lontano: viene dal progetto che lo stesso Lanza, con la collaborazione della figlia Giorgia, si inventò l'estate scorsa e diramando le sue intenzioni in rete. Stiamo parlando del movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito (www.socrate2000.com).
In Italia il merito è pressoché assente. Vanno avanti i soliti raccomandati ed ai giovani rimangono o le briciole o il nulla.
Anche in televisione abbiamo assistito, negli ultimi decenni, ad un imbarbarimento involutivo che ha portato ed importato la peggior televisione "all'americana" dalla quale non abbiamo mai avuto nulla da imparare.
Pensiamo al triste Grande Fratello, riedizione televisiva delle perverse fantasie sessuali del marchese De Sade e che oggi, infatti, è in picchiata d'ascolti.
Il pubblico, insomma, alla lunga non è così scemo come si possa banalmente credere.
Il pubblico, i cittadini, pretendono, specie in quest'epoca di crisi economica, sociale e culturale, di essere al centro delle discussioni e vogliono approfondire.
E triste è che ci si renda conto di ciò solo oggi, ma è ancor più triste che lo si faccia solamente in parte.
Prendiamo Sanremo ed il cast strapagato che ci aspetta fra qualche settimana. E' meritocratico tutto ciò, oppure è l'ennesimo specchietto per le allodole, un metodo utilizzato nell'Antica Roma dagli Imperatori per tenere occupato il popolino a divertirsi ?
Pensiamo poi alla politica, ove i soliti noti sono candidati, con sistemi elettorali tutt'altro che meritocratici, bensì verticistici. Ed ove costoro, cambiando di schieramento, hanno la possibilità di decidere più in base alla loro prospettiva pensionistica, che in base alle reali esigenze del paese. Pensiamo ai fantomatici "Responsabili" and Co.
Pensiamo che, invece, negli Stati Uniti d'America, ove vige un consolidato sistema secondo il quale o ottieni risultati oppure vai a casa, la situazione è diametralmente opposta: anche il figlio di una famiglia non abbiente o sconosciuta ai più, può ascendere ai massimi livelli della carriera. Da noi un sistema di questo tipo apparirebbe piuttosto impensabile.
Ed è molto, molto sconfortante.
In tutto questo un piccolo, piccolissimo spiraglio: in prima serata, pur in una Rai che andrebbe privatizzata (sempre per promuovere il merito e non le logiche partitocratiche o di parte), eccoti "Socrate".
Programma non urlato (stranamente !), non volgare, non scosciato. Programma in cui l'ottimo Giancarlo Giannini legge brani di Socrate e di altri grandi. Programma sobrio e che - guarda un po' tu - tre milioni di telespettatori hanno anche premiato.
Si potrebbe fare meglio, si potrebbe fare di più. Vero, verissimo. Si potrebbero invitare persone ancor più comuni, che però hanno qualche cosa da dire e da dare, ancor più giovani volenterosi, leggere ancor più brani in diretta televisiva. Magari si potrebbe anche pensare ad una piccola striscia quotidiana, dopo il telegiornale, in cui discutere di filosofia, cultura ed attualità.  
Il vento sta cambiando, gente, il segnale è chiaro, ma occorre ampliare il progetto e renderlo permanentemente attivo.

Luca Bagatin



19 ottobre 2009

Che fine ha fatto Roberta Carrano ? (una testimonianza)


A sinistra: Ambra Angiolini e Roberta Carrano
A destra: parte del cast di Non è la Rai


C'è una rubrica che langue su questo blog.
Anzi, una rubrica che languiva.
Chi ha incastrato Peter Pan, francamente, poco c'importa e - per inciso - Capitan Uncino ci stava pure simpatico. Ordunque se anche è stato lui, buon pro gli faccia.
Nel dicembre 2007 - ovvero quasi due anni fa - ci chiedemmo:

CHE FINE HA FATTO ROBERTA CARRANO ?

Ed aprimmo "ad hoc" una rubrica su questi schermi telenettici blogghizzati con lo scopo ultimo di farla riapparire (urka burka !!).
Grazie alle nostre molteplici risorse ed alla nostra provata capacità pinkettsian-alanfordian-investigativa tentammo anche di scovarla, ma....senza alcun successo (scovammo solo Giovanni Negri che, se permettete, non è la stessa cosa).
Ma, andiamo con ordine.
Chi è Roberta Carrano ?
Quelli della mia degenere generazione, allora denominata X, se la ricordano bene come una delle ragazze più esuberanti di "Non è la Rai", il programma d'intrattenimento a tratti surreale dell'intramontabile Gianni Boncompagni, che andò in onda su Canale 5 nei primissimi anni '90 e presentato da Enrica Bonaccorti.
Un programma con ragazze giovanissime, ma per nulla ammiccanti o discinte e finanche divertente.
Un programma che lanciò numerosissime soubrette poi diventate attrici come Ambra Angiolini, Sabrina Impacciatore, Ivonne Sciò, Antonella Elia, ed anche il giornalista Antonello Piroso, oggi personaggio punta dei programmi di approfondimento de La7.
Personalmente non me ne persi una puntata ed imparai a memoria tutto il repertorio di Lucio Battisti e Gianna Nannini. Oltre al tormentone: "Please don't go", ovvero plisdongò, come andava di moda chiamarlo ai tempi (correva l'anno 1992).
Fatto sta che di Roberta Carrano, dal 1994, ovvero da quando "Non è la Rai" terminò definitivamente, non se ne seppe più nulla.

Alcuni giorni fa mi scrive un ragazzo, Dario Morenghi di Piacenza, che mi racconta di aver conosciuto personalmente Roberta Carrano e la sua famiglia, sino al 1999, e poi ad un certo punto.....sparita.
Beh, non mi dilungherò oltre in quanto voglio farvi leggere il messaggio-appello che Dario mi ha inviato e che ha accettato di far pubblicare qui assieme anche ad alcune foto che lo ritraggono con Roberta stessa.
E di questo lo ringrazio immensamente.
E' uno spaccato di vita di quegli anni, se posso permettermi di dire. Quando quelle ragazzine dolcissime ci avevano fatti innamorare tutti con la loro semplicità, i loro sorrisi, il loro non essere per nulla formose. Il loro essere sé stesse davanti alle telecamera, cantando, ballando, talvolta prendendosi anche in giro.
Dario mi ha fatto ricordare tutto questo.
E mi auguro davvero che la sua testimonianza possa far sì che Roberta si faccia viva, magari anche solo per un saluto.
Se non a me, almeno a Dario, che - come scrive - vuole in particolare chiederle "scusa".

Luca Bagatin



Ciao Luca,

Cerchero’ di spiegarti brevemente come sono andate le cose , perche’ altrimenti dovrei scrivere un libro.

L’ho conosciuta nel 1993 quando avevo 17 anni.

Io sono di Piacenza , ma ho i parenti a Roma e per questa ragione ho potuto andare tante volte a trovarla , visto che poi me ne stavo a dormire da loro.

Ero andato fuori di testa per lei e dopo centinaia di lettere e di “ricerche sul campo” avevo scoperto dove abitava e ho passato diversi pomeriggi ad aspettarla sotto casa , quando ancora non eravamo entrati in confidenza.

Non sono mai stato ossessivo o insistente con lei , forse e’ per questo che incontro dopo incontro lei mi ha concesso la sua fiducia.

Io andavo a trovarla 4 / 5 volte l’anno , questo dal 1994 al 1999 circa.

E’ sempre stata molto gentile , sia lei che la sua famiglia e il suo fidanzato ( che all’inizio nel '93 non aveva )

Un paio di volte c’era anche mia mamma.

Io mi accontentavo di passare un’oretta con lei , di questa sorta di amicizia che per me era ovviamente importantissima.

Ci sentivamo anche al telefono , una volta al mese piu’ o meno.

Io cercavo di non esagerare mai ne’ con le chiamate ne’ quando ci vedevamo di persona , pero’ ultimamente notavo ( dal 1998 al 1999 ) che facevo sempre piu’ fatica a parlarle.

Avevo l’impressione che si negasse o che non me la volessero piu’ passare.

Ti giuro che ancora adesso mi chiedo perche’.

A quel punto , spinto dalla rabbia e dalla delusione , le ho lasciato dei messaggi in segreteria un po’ troppo nervosi e credo che questo sia stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Ho chiesto spiegazioni a sua madre , ma lei diceva che mi sbagliavo.

Non sono + riuscito a trovare il suo indirizzo ( dal '93 al '98 ha cambiato casa almeno 3 volte ) e il suo numero di telefono.

Mi dispiace moltissimo.

Vorrei tanto avere sue notizie.

Tutto quello che avevamo costruito insieme ( poco per lei forse , ma immenso per me ) e’ stato credo rovinato e ancora oggi non ne capisco il motivo.

Se lei mi leggesse in qualche modo ( io non ho il computer a casa ) , vorrei chiederle scusa , ma lei sa quanto le ho voluto bene e cosa rappresentava per me.

Se hai qualche curiosita’ Luca , a me fa molto piacere parlarne.

Ciao

Dario Morenghi


La foto sotto casa sua e’ datata giugno 1994 , avevo 17 anni ( e i capelli un po’ portoricani ).

Lei stringe l’album di foto di cui ti avevo parlato.

La foto dentro casa sua e’ datata Marzo 1996.

C’e’ anche una dedica sul retro di una foto.

Ciao

Grazie.

E grazie a Dario. Non so se questo poliedrico blog riuscirà a fare la carrambata, ma, ad ogni modo, non potremo dire di non averci provato.

L.B.



12 settembre 2009

Intervista esclusiva all'attrice Valentina D'Agostino per www.lucabagatin.ilcannocchiale.it by Luca Bagatin

Vorrei parlarvi di Valentina D'Agostino un'attice palermitana che mi ha subito colpito vedendola indossare i panni dell'esuberante piperina Alessia nella commedia a puntate "Piper", trasmessa recentemente da Canale 5 ed alla quale ho anche dedicato un entusiastico articolo.
Oggi ho avuto l'amichevole possibilità di intervistarla e, da amante della recitazione e dell'arte, confesso, non le avrei mai proposto un'intervista se non avessi da subito creduto nelle sue capacità artistiche.


Luca Bagatin: Come hai mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo ?

Valentina D'Agostino: Ho accompagnato in estate, dopo la maturità, una delle mie ex-compagne di scuola a un’audizione per la scuola di recitazione del Teatro Stabile di Palermo e uno degli insegnanti mi chiese di salire sul palco e fare un esercizio di improvvisazione. Passai così la successiva selezione.

Luca Bagatin: In televisione sei ricordata in particolare per i ruoli che hai interpretato nelle miniserie "Raccontami" (nel ruolo di Italia) su Rai Uno e nel recente "Piper" (nel ruolo gi Alessia) su Canale 5.
In entrambi i casi hai recitato il ruolo di ragazze simpatiche, ma furbe...che utilizzano la loro avvenenza per un secondo fine. Per quanto senza vera cattiveria, per così dire. Hai avuto difficoltà a calarti in questi ruoli ?

Valentina D'Agostino: Interpretando Italia in “Raccontami” è stato divertimento allo stato puro. Interpretavo una siciliana, quindi avevo come punti di riferimento le donne della mia terra, che ho conosciuto nella mia infanzia: furbe e disinvolte, poi con i registi Riccardo Donna e Tiziana Aristarco e gli attori è scattato subito il feeling giusto. Alessia, in Piper, era un bel ruolo. Ho dovuto ripescare quegli atteggiamenti da Lolita che trovo teneri e a volte anche buffi.


Luca Bagatin: Da Palermo ti sei trasferita a Roma per lavoro. Ti manca molto la tua città ? Ti senti una palermitana doc o sei piuttosto una cosmopolita ?

Valentina D'Agostino: Mi sento palermitana, lo sono e lo mostro anche. Penso in siciliano a volte. Mi manca la città, i suoi ritmi (lentissimi), ma sono contenta d’essere riuscita quanto meno ad allentare il cordone ombelicale con Palermo, che bene non mi faceva.


Luca Bagatin:
Sei molto giovane, ma non vuoi rivelare la tua età. Un vezzo ?

Valentina D'Agostino: ho quasi 27 anni.

Luca Bagatin: Il sottoscritto, entusiasta per natura, ma anche misurato nei giudizi, ti ha definita in un recente articolo la "Brigitte Bardot degli anni 2000".
Ti riconosci in questa definizione ? Quanto di B.B. c'è veramente in te, che pur esteticamente e dal punto di vista recitativo sembri incarnare un'attrice d'altri tempi, simpatica ma smaliziata e disincantata al tempo stesso ?

Valentina D'Agostino: C'è di B.B. tutto in me nello sguardo degli altri. In molti mi dicono che le somiglio tanto. Cambierò colore di capelli, cambierà qualcosa?  Dal punto di vista recitativo, in “Raccontami” e “Piper” ero negli anni '60. Ho cercato di recuperare dalle foto e dai racconti il modo di fare, le movenze, il modo di pensare e quindi di parlare delle mie nonne. Se faccio così anche nei film ambientati ai giorni nostri mi sa che sarebbe un disastro….


Luca Bagatin: Hai recitato dal 2002 al 2006 anche per il teatro in importanti commedie. Preferisci il teatro o la televisione ?

Valentina D'Agostino: Preferisco il teatro che vuole comunicare qualcosa. Esprimerla quantomeno. I polpettoni di un teatro vecchissimo che si ripete sempre uguale a sé stesso mi avevano stancato...

Luca Bagatin: Che ruolo vorresti veramente interpretare ?

Valentina D'Agostino: Beatrice Cenci. Prima che io diventi troppo grande.

Luca Bagatin: Ti autodefinisci un'attirce precaria.....ma è veramente così ?

Valentina D'Agostino: No, non ho mai detto d’essere un'attrice precaria. Il mestiere dell’attore è precario.

Luca Bagatin: Quali sono le tue prospettive future, insomma ?

Valentina D'Agostino: Lavorative ? Ho finito di recitare in un film per Rai Uno, dal titolo “Le cose che restano” di Gianluca Tavarelli, il lavoro in assoluto che mi ha sin ora affascinato di più.




Ringrazio davvero Valentina per la sua immensa disponibilità nell'avermi concesso quest'amichevole intervista, riuscendo anche a prendermi in contropiede (rivelandomi fra l'altro la sua età...).
Ribadisco che questa ragazza sarà una vera rivelazione e non ci resta che attendere di vedere la nuova fiction "Le cose che restano" (nel cast anche Paola Cortellesi ed Ennio Fantastichini), di cui ci ha dato un'anticipazione e che sarà in onda nell'ambito della nuova stagione televisiva di Rai Uno in quattro puntate.

Luca Bagatin



6 giugno 2009

Piper: una commedia rivelazione.....davvero okay !



Mi ha letteralmente entusiasmato, divertito, persino commosso.
Erano forse anni che non si vedeva una commedia così in televisione: pulita, priva di volgarità, a tratti irriverente e persino romantica
Sto parlando di Piper, che Canale 5 ha trasmesso in queste settimane con sei puntate magistralmente dirette da Francesco Vicario (già noto per essere regista della famosissima serie tv I Cesaroni e per aver diretto, negli anni '80, Cristina D'Avena negli sdolcinatissimi serial per ragazzi Love me Licia & Co.).
E certo si vede che lo stile è assai diverso dalle bagaglinate sfottò alla Pingitore o dalle spaghettate alla fratelli Vanzina, che non mi pare brillino né per originalità, né per buon gusto (con tutto il rispetto, ma è un po' come mettere a confronto il ciclo di Fantozzi con la filmografia di Federico Fellini).
Ambientazione perfetta: i mitici anni '60 vissuti dento e fuori dal mitico locale giovane ed alla moda dell'epoca tanto amato da Patty Pravo.
Anni che mitici furono davvero sia per chi li visse in prima persona, sia per chi non li visse, ma attinse alla libertà che li percorreva  – così opposti ai bigotti e perbenisti anni '50 – così colorati e anticipatori della psychedelia e del cyberpunk anni '70 ed '80.
E così Piper ci ha offerto una miriade di storie condensate (e persino intrecciate fra loro) in ogni puntata: un Teo Mammucari meno gigione del solito (una volta tanto se lo merita, veh !) alla direzione di un autosalone a rischio fallimento ed una Anna Falchi che ritorna in tv interpretando la sua determinatissima e romagnolissima neo-consorte; una Valeria Marini attrice ed amante del potente Onorevole democristiano di turno (non è detto nella commedia che sia democristiano, ma un sacco di elementi di finto bigottismo lo lasciano ben intendere); un giovane sognatore amante della musica ed il suo gruppo di Demoni, che vuole sfondare come cantante armato solo del suo entusiasmo, ma supportatissimo da una famiglia semplice e che fa un sacco di sacrifici per tirare a campare (capitanata da Maurizio Mattioli, che finalmente sembra essersi sganciato dallo stile avanspettacolo, giungendo persino a far commuovere, oltre che a far ridere); un borghesissimo ed integerrimo giudice della Censura interpretato da un volutamente invecchiato Maurizio Casagrande, che finirà per innamorarsi di Alessia, una peperina piperina ben più giovane di lui ed interpretata da una magistrale Valentina D'Agostino. Per finire una storia romanticissima, a tratti tragica, ma pur sempre romantica: un giovane artista fotografo (altro sognatore del cast) che si innamorerà della bella Azzurra (Nathalie Rapti Gomez), ma alla quale finirà per rivelare di aver avuto una relazione precedente con sua madre, la Marchesa Cafiero (Carol Alt).
E' il sogno dei giovani degli anni '60 che percorre e pervade Piper ed anche il Piper, quello vero, di quell'epoca.
Giovani ribelli, neo-anticonformisti, riluttanti a scelte comode e borghesi, come si sarebbe detto un tempo.
E forse è proprio il più borghese dei personaggi che alla fine lo dice, lo afferma con forza, persino con un megafono e nella situazione scomodissima di trovarsi sul conricione di un condominio (vicissitudini dell'amore.....). E' infatti proprio il giudice della Censura Giampaoli che urla che forse ci siamo sbagliati a dare addosso alle piperine, ai capelloni, alle minigonne troppo corte, agli sconciati, ai sognatori e via discorrendo sarà proprio lui a scegliere una vita di ribellione, mandando a farsi benedire il suo borghesissimo matrimonio senza amore, per correre dalla giovanissima ed innamorata Alessia (la peperina piperina di cui sopra).
E' una scena che, a parer mio, racchiude tutto il senso della commedia. Così come il perdono di Azzurra nei confronti del suo ragazzo, evitando così di scegliersi una vita comodamente borghese, ma senza sogni, senza vero amore.
Penso che Piper non sarebbe stato tale senza gli attori e soprattutto le attrici giuste: senza la cattiva Clizia Fornasier, senza la romantica e bambina Nathalie Rapti Gomez e, lasciatemelo dire, senza quella che definirei la Brigitte Bardot degli anni 2000: Valentina D'Agostino.
Premetto che non la conoscevo, ma, una volta vista recitare, debbo confessare che è risultata la più credibile. Il suo fascino è totalmente anni '60 (si lasci da parte anche il trucco di scena) ed il suo personaggio si è mosso fra ironia ed ammiccamenti tipici delle piperine di quegli anni. Sono certo farà molta strada come artista.
Vorrei terminare dicendo almento una parola sulle musiche della commedia, ma, confesso, non sono un musicista, né capisco più di un acca di musica.....come si suol dire (per quanto personalmente mi sia identificato moltissimo nel musicista capellone della fiction, Mario Proietti, ma più che altro per lo spirito battagliero e sognatore).....
L'unica cosa che azzarderei è che la sigla Bye bye beautiful (guarda caso cantata proprio dal Proietti di cui sopra, interpretato, nella realtà, dal giovane Giulio Forges Davanzati) è già un cult su Youtube !
Vi ho detto tutto o quasi. L'unica cosa che mi chiedo – magari con un tantino di timore - è se vi sarà ancora spazio per altre commedie con e di questo stile e tenore.
La televisione nostrana ne sentiva davvero estremo bisogno. E direi che ciò significa che solo attingendo al nostro passato si può guardare meglio al nostro presente e, forse, anche ad un futuro artisticamente meno banale, più brillante, più creativo, più colorato e forse finanche psychedelico.
Chissà.....




Luca Bagatin

PS: per questo articolo ho fatto uno strappo ad una delle mie regole ferree (e forse anche di altri scrittori) e cioè mai far leggere niente a nessuno prima della pubblicazione.
Istintivamente ho voluto che fosse proprio l'attrice Valentina D'Agostino a leggerlo in anteprima e......sono rimasto molto lusingato dalla sua risposta !
Penso proprio che questo blog meriti di dare - nell'imminente futuro (imminente futuro....mmm...ho forti dubbi su quest'espressione, ma rende alla grande) - ampio risalto alla nuova Brigitte Bardot (non esagero, no.... Chi mi legge da qualche annetto sa che nei miei giudizi sono molto diretto e obiettivo).



31 maggio 2009

Intervista esclusiva all'attrice Patricia Vezzuli per www.lucabagatin.ilcannocchiale.it by Luca Bagatin

Devo ammettere che, in generale, non seguo le soap opera.
Non che non mi piacciano in sé, più che altro non mi interessano. Pur comprendendo abbastanza bene il motivo per il quale sono seguite da un certa fascia o "target", come si dice in gergo, di persone.
Qualche anno fa mi capitò ad ogni modo di soffermarmi a guardarne una di queste. "Vivere" per l'esattezza, ma unicamente attratto da un solo ed unico personaggio: Marianna Ponti.
Mi sono soffermato su di lei perché l'ho trovata profondamente elegante e seducente. O seducente in quanto elegante. Non parlo del personaggio "Marianna", in sé. Non unicamente almeno. Parlo di Patricia Vezzuli, l'attrice che la interpretava.
E così, come mi capita in questi casi, folgorato da chissà cosa e su chissà quale via di Damasco, ho deciso di documentarmi.
Scoprendo dunque che Marianna...ehm....no, Patricia, fu finalista di Miss Italia del 2001, milanese di Sesto San Giovanni, ex fidanzata di Baccini prima che questi perdesse il lume della ragione per Dolcenera (perdendoci del tutto, a parer mio, con tutto il rispetto per la cantante siciliana), e soprattutto che la ragazza - peraltro mia coetanea - aveva alle spalle un curriculum di tutto rispetto come attrice di teatro (oltre che come interprete di numerosi spot pubblicitari).
Fu così che la contattai, apprezzando anche molto il suo sito web che pur non è graficamente bellissimo. Lei mi rispose, in tutta naturalezza, ed ora eccomi qui a porle delle semplici domande, da bravo curioso, in amicizia.



Luca Bagatin:
Com'era Patricia da bambina ?

Patricia Vezzuli: Era una bambina molto buona..mia madre mi chiamava Papa Giovanni….Da piccola il mio sogno era di diventare una missionaria. Ho sempre mostrato una forte propensione verso le forme d’ arte, caratteristica innata considerando che provengo da una famiglia molto semplice e meravigliosa. Ricordo che portavo dei grossi occhiali rosa, non mi consideravo una bella bambina, così ho lavorato molto sulla mia personalità e sulla mia simpatia per conquistare le persone.Sono sempre stata benvoluta da tutti, adoravo andare a scuola e andavo molto bene. Credo che l’ adolescenza sia stato il periodo più bello della mia vita.


Luca Bagatin: Com'è nata la tua passione per la recitazione ? Voglio dire.....è stato un amore a prima vista ?

Patricia Vezzuli: No…l’ ho scoperta con gli anni…ho iniziato studiando danza classica per otto anni, poi mi sono accorta di avere una bella voce e mi sono dedicata allo studio del canto. Per un periodo ho cantato in un gruppo rock. Infine ho scoperto la recitazione e mi sono resa conto che era la forma d’ arte che mi completava maggiormente, così è iniziata la mia avventura….


Luca Bagatin: I più ti ricordano come Marianna Ponti della soap "Vivere". Che cos'ha "quel" personaggio in comune con te ? In che cosa differisce ?

Patricia Vezzuli: Marianna è un’ idealista, onesta e generosa, sogna l’ amore romantico proprio come me…a dire la verità al momento non mi vengono in mente differenze ma forse perché è un personaggio che ho reso veramente mio…


Luca Bagatin: Come ho scritto, la cosa che mi ha colpito più del tuo modo di recitare è l'eleganza. Dono naturale o frutto (anche) di anni di studio e preparazione ?

Patricia Vezzuli: L’ eleganza è un’ attitudine naturale…non si impara, nasce nel profondo dell’ animo e si manifesta anche nel modo di porsi.



Luca Bagatin: Hai lavorato diversi anni in teatro. Preferisci l'ambiente teatrale o televisivo ?

Patricia Vezzuli: In realtà ho fatto solo delle piccole esperienze teatrali e relative agli studi che ho intrapreso. Ho lavorato di più in televisione e lo scorso anno ho girato un film, un noir in bianco e nero dal titolo Aimless. Mi affascina il cinema e adoro il set.


Luca Bagatin: Che cosa consiglieresti ad una ragazza che vuole intraprendere oggi la carriera di attrice ?

Patricia Vezzuli: Di studiare tanto e di intraprendere questa carriera solo se alla base c’ è una grande passione. E’ un lavoro meraviglioso e molto difficile. Sono più le delusioni che le vittorie e solo l’ amore può darti la forza di andare avanti.


Luca Bagatin: Sarebbe banale chiederti che progetti hai per il prossimo futuro....ed allora ti pongo una domanda che non c'entra nulla con ciò.
Ho notato che su Facebook sei iscritta al G.I.R.P. Gruppo Italiano Ricerche sul Paranormale. Occupandomi di una rubrica fissa per una rivista che tratta di mistero ("Secreta: il Mistero, l'Uomo, l'Infinito", in edicola dal 28 maggio n.d.r.), ti dirò che la cosa mi ha colpito.
Credi al paranormale e/o hai avuto delle esperienze dirette nel settore ?

Patricia Vezzuli: Sono sempre stata affascinata dall’ esoterismo. Questo mi ha portato a studiare tutto ciò che ruota intorno alla spiritualità, dalle arti divinatorie alle religioni e a guardare con occhi diversi i “ segni” che quotidianamente si manifestano nella nostra vita….


Luca Bagatin: Visto che privatamente mi hai rivelato di essere sempre in attesa di qualche cosa.....mi chiedo se si trattasse di quest'intervista amichevole !
Poiché infine non posso non chiedertelo...anche se non amo molto le banalità.....stai lavorando a qualche cosa in questo periodo ?

Patricia Vezzuli: Quest’ anno è stato molto difficile lavorativamente parlando. Ma sono fermamente convinta che la tua intervista mi porterà fortuna!!!!



Beh, ringrazio la simpatica e bella Patricia che, con questo complimento, mi ha reso praticamente un tutt'uno con la mia dylandoghiana camicia rossa d'ordinanza !
Credendo entrambi ai segni che quotidianamente si manifestano nella nostra vita, non posso che annoverare il nostro incontro fra questi.

Luca Bagatin

E.....buon compleanno cara Pat !!!


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini