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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 dicembre 2015

Per salvare il Pianeta occorre puntare alla decrescita

La situazione è critica e stiamo forse andando verso un punto di non ritorno.

Mai come in questi ultimi tempi stiamo vedendo e subendo i danni dovuti al surriscaldamento globale, ai cambiamenti climatici ed allo smog: già l'abbiamo visto con un caldo da record l'estate scorsa ed oggi lo vediamo con un inquinamento da record in Pianura padana come non mai nella cosiddetta “terra dei fuochi”; con le inondazioni in Gran Bretagna; con tornado e inondazioni in Texas e continui terremoti in Asia. La lista dei danni causati dal cambiamento climatico è lunga e potrebbe diventare, nel corso dei prossimi anni, davvero critica per l'intero Pianeta. Una situazione, in sostanza, forse ancor più preoccupante del terrorismo dell'Isis perché potrebbe mietere molte più vittime e modificare radicalmente il nostro modo di vivere.

La cosa sembra preoccupare solo di recente i politicanti i quali, a parte qualche misura inuile e palliativa come la circolazione delle automobili a targhe alterne, sembrano non fare altro.

Da tempo poniamo una seria critica al sistema economico globale dell'accumulazione della ricchezza e della crescita economica che, nei fatti, si traduce in industrie di ogni tipo che inquinano. E che, invece, senza tanti giri di parole, andrebbero chiuse e riconvertite. Pensiamo alla situazione critica della Cina capital-comunista, oltre che all'impero del capitalismo globale, ovvero gli USA, massimo responsabile, assieme alla Cina e all'India (ove il pessimo governo ha ridotto i controlli sull'inquinamento delle fabbriche) del surriscaldamento del Pianeta e del cambiamento climatico. Pensiamo alla distruzione della foresta Amazzonica, autentico polmone verde del Pianeta e ad interi ettari di verde, di boschi, di foreste in tutto il globo terrestre in nome di un progresso che, nei fatti, è una vera sconfitta e un vero regresso per tutti gli esseri viventi.

Ci stiamo scavando la fossa con le nostre mani in nome di un benessere effimero e di una crescita che rende solo una piccola parte del pianeta ricco, grasso, grosso e fottutamente opulento alla faccia dei miliardi di persone che da secoli sono sfruttate, private del loro sostentamento, della loro cultura e persino delle loro colture.

Ecco, forse anche noi dovremmo imparare a vivere come loro e tornare alle colture agricole, ovvero alle culture originarie degli antichi popoli della terra. Puntando dunque alla decrescita economica, come prospettato da decenni dall'economista francese Serge Latouche e sostenuto anche dal filosofo Alain De Benoist, il quale afferma, fra le altre cose: “Decrescita non significa arresto di ogni attività economica o la fine della storia. Bisogna solo abituarsi a moderare il nostro modo di vivere, cioè capire che “più” non è sempre sinonimo di “meglio””.

Per vivere meglio e magari evitarci un cancro ai polmoni o altrove, in sostanza, occorre pensare ad un nuovo equilibrio fra uomo e natura, ponendosi il problema della sovrappopolazione de Pianeta e puntando ad un'economia basata sull'autogestione, sulla cooperazione, sul baratto, sulla cosiddetta economia del dono praticata anche ai giorni nostri, peraltro, dalle società matriarcali ancora esistenti. Ovvero un'economia che non crei bisogni indotti, bensì soddisfi i bisogni necessari a vivere. L'esatto opposto dell'economia di mercato che, nei fatti, ci sta portando al baratro sotto il profilo umano, sociale, materiale e, non ultimo, sotto il profilo della salute.

Detta così sembra pura utopia, ce ne rendiamo conto, specie in una società capitalistico-borghese fondata sull'egoismo, sui bisogni indotti e sui bassi istinti, ove i politicanti di turno trovano cosa buona e giusta l'”aumento dei consumi” quando, in realtà, ciò si traduce in una nuova schiavitù del lavoro, in aumento dell'inquinamento (e dunque dei cambiamenti climatici), in accumulo della ricchezza in mano a pochi banchieri e politicanti loro satelliti e sodali.

Ecco che, allora, questa utopia può rappresentare l'unica via di fuga da un punto che rischia di diventare di non ritorno ed ove l'unico responsabile, l'unico terrorista, rischia di essere rappresentato dall'essere umano stesso.


Luca Bagatin



5 gennaio 2015

Assenteismo e disservizi ? Autogestiamo i servizi pubblici !

La città di Roma, a dispetto della sua Storia millenaria, della sua arte, della sua cultura, del suo essere Capitale di un Paese storicamente glorioso, del suo essere una fra le più grandi metropoli al mondo, è una città che – oggettivamente – ha numerosi e gravi problemi strutturali, infrastrutturali, di organizzazione politica, logistica eccetera eccetera.

Il problema è annoso e risale almeno sin dai tempi dell'avvento della Partitocrazia, ovvero allorquando l'Italia divenne una pseudo-Repubblica in balìa dei partiti e di politicanti talvolta corrotti, talaltra senza scrupoli.

Lontani sono, in sostanza, i fasti della Roma Antica e di quella post-Risorgimentale governata dal Sindaco mazziniano Ernesto Nathan.

Non parliamo poi dell'ultimo Ventennio neo-burocratico: da Rutalli a Veltroni passando per Alemanno e Marino. Quattro sindaci che, oltre a non aver risolto nemmeno un decimo dei problemi di questa città, l'hanno addirittura completamente rovinata. E non ci si stupisca – infatti – dei vari Fiorito e dell'inchiesta“mafia Capitale” !

La mafia, a Roma, in sostanza, è stata quasi legalizzata. E non ci si stupisca nemmeno del recente assenteismo dei vigili urbani, dei disservizi dell'Ama, dell'Acea, dell'Atac, ovvero di gloriose aziende pubbliche fondate proprio da Ernesto Nathan a beneficio dei cittadini - specie meno abbienti - e che nei primi anni del '900 erano il fiore all'occhiello della città ed oggi invece sono spesso fonte di disagio per il cittadino-contribuente.

Come tentare, quantomeno, di risolvere/arginare il problema ? In modo ovviamente radicale e non con i renziani “decreti salva-Roma” che di fatto sono stati dei “decreti salva politicanti da strapazzo” e che sono costati ai contribuenti fior fior di quattrini !

Innanzitutto occorrerebbe chiamare a rispondere di tasca propria i Sindaci e le giunte che hanno malgovernato la città, facendo loro ripianare quantomeno parte del disavanzo pubblico e dei disservizi, oltre che dichiarandoli incandidabili ed ineleggibili per tutte le future tornate elettorali.

Occorrerebbe poi abolire il perverso sistema delle gare d'appalto, foriero nel nostro Paese di corruttela, ovvero occorrerebbe far gestire i servizi pubblici direttamente ai cittadini stessi, attraverso apposite assemblee alle quali i residenti dei rispettivi Municipi potrebbero partecipare. In questo modo, ovvero rendendo i vari enti (Ama, Atac, Acea...) completamente autogestiti dai cittadini medesimi, il personale preposto – composto a sua volta di cittadini con pari diritti e doveri – diverrebbe a quel punto responsabile diretto nei confronti del servizio offerto. Se un dipendente è sgarbato o inefficiente, insomma, ne dovrebbe direttamente rispondere al cittadino a cui ha offerto il servizio inadeguato, pena una decurtazione dello stipendio o un possibile rischio di licenziamento.

In questo modo, finalmente, i vari enti pubblici – a Roma, ma volendo questa cosa potrebbe essere estesa a tutte le città italiane – non sarebbero più soggetti al controllo politico, ovvero non rientrerebbero più nella cosiddetta “macchina del consenso” che, spesso, ha favorito l'assunzione dei cosiddetti “amici degli amici”.

Le assunzioni potrebbero anzi avvenire semplicemente in modo trasparente, diretto, controllabile da parte di ogni cittadino residente, anche online volendo. Ed i servizi erogati, essendo controllati/autogestiti dai cittadini medesimi, difficilmente potrebbero risultare scadenti proprio in quanto a scapito del singolo e dunque della collettività nel suo complesso.

Una proposta semplice, radicale, solo apparentemente utopistica in quanto siamo troppo abituati a delegare agli altri, anziché assumerci le nostre responsabilità.

La medesima cosa vale peraltro per i sistemi elettorali: noi deleghiamo sempre ad altri, ai politici, ai governanti, con un voto che, di fatto, va spesso a favorire/eleggere il più ricco, il più paraculo, il politico che sa vendersi (o svendersi) meglio. Ma che, alla fine, si fa gli affari suoi e che spesso non ha mai lavorato in vita sua !

Diversamente, con un sistema ricalcato sull'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero fatto di assemblee popolari, di quartiere, senza un governo centrale e centralizzato, il cittadino-contribuente sarebbe costretto ad assumersi le sue responsabilità: civiche, civili, politiche, ideali, pecuniarie e così via.

Esempio di autogestione da parte dei cittadini - anche delle imprese private peraltro, oltre che di diversi servizi pubblici - esistono peraltro da diversi anni in America Latina (in Venezuela e Uruguay in primis). Paesi con una cultura peraltro non così dissimile dalla nostra ed ove sino ad alcuni decenni fa la corruzione politica la faceva da padrone.

Oltretutto è da Porto Alegre in Brasile che si è avuta, nel 1989, la prima esperienza di bilancio parcetipativo, ovvero la parcecipazione attiva dei cittadini nell'elaborazione della politica municipale.

Altro che le solite chiacchiere da bar pseudo-partecipative del Movimento Cinque Stelle che, assieme a Pd e Forza Italia, si spartisce il potere in Parlamento, in sostanza ! Occorrono fatti ed assunzioni di responsabilità da parte di una cittadinanza che deve imparare ad alzare la testa e a smettere di delegare al prossimo la gestione dei servizi di pubblica utilità.


Luca Bagatin



29 dicembre 2014

Nuova elezione del Presidente della Repubblica italiana: uno spettacolo triste, inutile, specchio di un'Italia inconcludente e senza prospettive

Poco ci appassiona, francamente, "un certo dibattito", in un Paese ove i balzelli ed i rincari sono all'ordine del giorno, ove gli 80 euro in busta paga – appannaggio solo di chi un lavoro lo ha già, peraltro – sono finanziati dal “gioco delle tre carte” (ti aumento qui per poi toglierti dall'altra parte...sic !), ove i lavoratori dipendenti rischiano sempre più spesso il posto di lavoro ed ove i disoccupati non hanno diritto ad alcun assegno sociale. Poco ci appassiona "un certo dibattito" in un Paese ove la corruzione ed il malaffare aumentano ed ove furti e truffe vengono persino depenalizzate !

Poco ci appassiona, in questo Paese, insomma, il dibattito relativo all'elezione di un Presidente che non ha alcun potere reale e che costa ai cittadini ben oltre il mantenimento della Regina Elisabetta ai cittadini britannici !

Stiamo parlando di quel Presidente della Repubblica che, più in teoria che in pratica, dovrebbe garantire la Sacra Legge, ovvero la Costituzione della Repubblica italiana. Così non è pressoché mai stato dal 1948 ad oggi, ma tant'è.

Oggi sappiamo solo che il Presidente Napolitano, primo PdR ad aver accettato un secondo mandato, si dimetterà e presto inizieranno le fatidiche “consultazioni”, ovvero l'inverecondo spettacolo che forze partitiche e relativi membri delle medesime metteranno in piedi, fra veti, congiure, sgambetti, burle e varie amenità alle spalle del popolo, quello italiano, che non è più sovrano da almeno un ventennio buono.

Questo spettacolo ai limiti dell'assurdo non ci interessa davvero.

Diverso sarebbe se l'Italia fosse una repubblica presidenziale, con Presidente eletto direttamente dai cittadini, slegato dai partiti e con poteri di governo, così come nel sogno di Giuseppe Mazzini, Randolfo Pacciardi ed Edgardo Sogno. Ovvero sull'ispirazione della democrazia francese di Charles De Gaulle, di quella argentina di Juan Domingo Peron e dei molti Paesi latinoamericani che, grazie a Presidenti riformatori e autenticamente socialisti, sono riusciti ad emergere sulla scena mondiale, rendendo finalmente protagonisti i loro rispettivi popoli.

Nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), attivo da quasi due anni, abbiamo lanciato una lucida provocazione: proporre l'ex Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica quale nuovo Presidente della Repubblica italiana.

José Mujica, oltre ad aver devoluto oltre la metà del suo stipendio presidenziale ai poveri, è riuscito a trasformare il volto dell'Uruguay, riducendo la disoccupazione, le disuguaglianze, la povertà, aumentando il PIL del 6%, investendo in scuola, formazione, cultura: ovvero l'esatto opposto di quanto è avvenuto da noi in Europa e nella nostra triste e desolante Italia.

Meno chiacchiere e più fatti, quelli attuati da José Mujica, il quale oltretutto ha avviato nel suo Paese – oggi governato da suo compagno di partito Tabaré Vazquez – un progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, rendendoli così protagonisti del processo produttivo e di emancipazione sociale.

Altro che i nostri costosissimi Presidenti della Repubblica senza poteri ! Altro che i nostri Presidenti del Consiglio mai eletti da nessuno e asserviti alle logiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea !

Occorre invertire la rotta. Pensiamoci, quale buon proposito per il 2015.


Luca Bagatin




28 dicembre 2014

Viva l'ItaGLIa: il Brut-pa(l)ese ! (aforismi e riflessioni a cura di Baglu)

Gli italiani tutti mammoni, oppure talvolta anche alquanto papponi ?

L'Italia ? Il Brutpa(l)ese !

Il canone Rai in bolletta anche per pc, tablet e smartphone: ovvero come il governo Renzi ha deciso davvero di stangare tutti quanti, senza sconti per nessuno ! Così si combatte l'evasione in Italia: considerando tutti quanti (potenziali) evasori...

Il politico italiano - in genere - prima pensa a sé stesso e poi anche agli altri. Membri della sua famiglia.

Garibaldi fece l'Italia ! Poi ci penseranno le televisioni commerciali, i politicanti della Seconda Repubblica, gli enti pubblici e le società ex pubbliche e poi privatizzate a disfarla...

L'Italia, un tempo Paese di santi, navigatori e poeti ed oggi, con Roberto Benigni a (mal)decantare i Dieci Comandamenti in tv, anche Paese di bischeri pagati dai contribuenti...



17 dicembre 2014

La Filosofia del Natale nell'ultimo saggio del prof. Claudio Bonvecchio

La filosofia è fondamentalmente amore per la sapienza e la sapienza, già di per sé stessa, trasforma le persone, l'animo umano, arricchendolo.

Queste le premesse del prof. Claudio Bonvecchio – Professore Ordinario di Filosofia delle Scienze Sociali presso l'Università degli Studi dell'Insubria di Varese e Como e Grande Oratore della Massoneria del Grande Oriente d'Italia – che, mercoledì 17 dicembre scorso, a Roma, presso “Casa Nathan”di Piazzale delle Medaglie d'Oro 44 ha presentato il suo ultimo saggio: “Filosofia del Natale” (Alboversorio Editrice).

Incalzato dall'ottimo Gran Bibliotecario del Grande Oriente d'Italia Bernardino Fioravanti, il prof. Bonvecchio ha presentato all'uditorio un testo agile ed unico nel suo genere. Un testo che vuole tornare alle origini spirituali, gnostiche e sacre della festività nazalizia, che trae le sue origini dalla festività pagana del Solstizio d'Inverno, il giorno della Festa della Luce, del cosiddetto “Sole Invincibile” o “Sol Invictus” ovvero il “Dies Natalis Solis Invicti” (Giorno Natale del Sole Invincibile), festeggiato tanto dalle popolazioni indo-iraniche devote al dio del sole Mithra, quanto dagli antichi romani attraverso le celebrazioni dei “Saturnalia” in onore, appunto, di Saturno, il mitico dio della pace e della felicità.

Con l'avvento del cristianesimo, come spiegato anche dal prof. Bonvecchio, per volontà dell'Imperatore romano Costantino, fu deciso di cumulare la festa del Sol Invictus con quella della nascita del Cristo, considerato, appunto, la “Luce del Mondo” e fu così che il 25 dicembre divenne la data ufficiale della festività del Natale. Di quel Natale ricco di simboli antichissimi, dunque, tutti spiegati nella “Filosofia del Natale” del prof. Bonvecchio: dall'Albero natalizio – simbolo dell'unione fra cielo e terra – passando per il significato della stella di Natale, del vischio, dei cibi natalizi, dei canti di Natale e via via sino agli ornamenti dell'albero di Natale stesso e del presepe.

In particolare il prof. Bonvecchio si è soffermato sulla spiegazione del simbolismo della grotta, ovvero della capanna nella quale, secondo quanto scritto nei Vangeli Apocrifi (e non in quelli canonici), nacque il Cristo. La grotta, secondo tutte le tradizioni simboliche, rappresenta infatti l'“uterus mundi”, ovvero il luogo nel quale si trovano le acque primordiali che, come il liquido amniotico per il feto, portano alla nascita/rinascita di una nuova vita. Oltretutto, come spiegato dal prof. Bonvecchio anche nel suo saggio, le grotte erano i luoghi nei quali non solo nascevano le grandi divinità, ma erano anche il santuario nel quale venivano praticati i rituali in onore alla Grande Madre o al dio Mithra, imperniati non a caso sulla morte simbolica e sulla rinascita dell'iniziando.

Altra figura simbolica del Natale è quella relativa a “Babbo Natale”, il quale incarna la figura di San Nicola, vescovo in Asia Minore e protettore dei bambini ai quali, come tradizione vuole, porta in dono dei regali. I bambini, peraltro, secondo tutte le tradizioni simboliche, sono considerati l'incarnazione degli antenati morti che, peraltro, erano i veri protagonisti della festività romana dei “Saturnalia”. E' così che, per allontanare l'immagine della morte dalla società e farci credere nella vita, Babbo Natale colma i bambini di doni, propiziandosi così anche le anime degli antenati defunti.

A conclusione sia del saggio del prof. Bonvecchio, sia dell'incontro di presentazione, una morale di fondo, ovvero una critica serrata nei confronti della cosiddetta secolarizzazione, ovvero l'abbandono dello spirito religioso, della dimensione del sacro da parte di un'incalzante società mercatista e dei consumi che ha trasformato il Natale in un happening del commercio, come giustamente l'ha definito il prof. Bonvecchio. Un happening figlio di una società sempre più relativista, nichilista, fredda, tecnologica, edonista, globalizzata.

Ecco dunque la necessità di invertire la rotta, di ricercare la luce dentro noi stessi, attraverso la riscoperta della dimensione del sacro: restituendo dignità al simbolo, alla simbolica, alla filosofia del Natale, liberando così la società della metaforiche tenebre che l'avvolgono.

Solo allora potremo assistere ad una nuova rinascita del Vero, del Buono, del Bello, ovvero quando ci riapproprieremo dell'autentico significato tanto gnostico quanto cristiano della festività natalizia. Non il Natale del consumismo, dunque, ma il Natale della Luce, del Sole, dell'innocenza dei bambini non più resi adulti da una società senza coscienza, ma aperti alla conoscenza di sé stessi per costruire, da adulti, un mondo d'amore, armonia e fratellanza universale.


Luca Bagatin (nella foto con, a sinistra, il prof. Caludio Bonvecchio)



31 dicembre 2013

"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?" intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin

Fra un comunista di Palazzo (che nel 1956 sosteneva che l'Urss in Ungheria portasse la pace...con i carrarmati, sic !) ed uno pseudo-comico cresciuto in Rai (e sostenuto da un imprenditore della comunicazione) ecco inserirsi AMORE E LIBERTA'.

Che alle spalle ha Anita Garibaldi (il cui vero nome era Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva), un'eroina straniera italianizzata, morta a soli 28 anni combattendo per la Repubblica.

Quella vera.

Non per la burletta che ci trasciniamo dal 1948 ad oggi.


L.B.


"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?"

intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin


Dunque il conto alla rovescia è iniziato: mancano poche ore allo scontro all'OK Corral di fine anno. Prima del cenone, si consumerà un duello silenzioso, senza spargimento di sangue. Da una parte, coloro che continueranno a seguire come sempre il discorso di Giorgio Napolitano, dall'altra quelli che preferiranno il controdiscorso di Beppe Grillo. E dall'altra ancora tutti quelli che non seguiranno né l'uno né l'altro, magari per pensare solo al cibo, o perché non li soddisfa nessuno dei due. E se l'alternativa tra l'istituzione e la controistituzione fosse votarsi all'amore e alla libertà, anche come proposito per il nuovo anno? La chiave la fornisce Luca Bagatin, che di Amore e Libertà è il fondatore e presidente. Un partito? Nient'affatto. Casomai un "pensatoio pubblico" per battaglie ideali con l'individuo rigorosamente al centro.



Gabriele Maestri: Luca, cos'è Amore e Libertà?

Luca Bagatin: Amore e Libertà è un progetto culturale, alternativo ai partiti ed ai movimenti politici. E' una “tendenza politica”, se vogliamo, un po' come lo furono il “partito d'azione” fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853, oppure il “partito comunista” ideato da Marx ed Engels e spiegato nel calebre Manifesto del 1848.
Il Manifesto di Amore e Libertà (scaricabile all'indirizzo  http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm, ndi) ne spiega l'idea ed i punti fondanti. Punti programmatici che si sostanziano nella ricerca o, meglio, nella tendenza della ricerca di una Civiltà dell'Amore (come Mazzini il cui scopo ultimo era la “società repubblicana” o Marx il cui fine ultimo era il “socialismo”). 


Gabriele Maestri: Bello il fine, ma rischia di essere un po' utopico, sbaglio?

Luca Bagatin: Forse è una grande utopia, come quella della ricerca del Socialismo o del Repubblicanesimo, appunto, ma un'utopia necessaria all'individuo, da sempre. In particolare oggi in cui le ideologie messianiche sono crollate e non hanno effettivamente arricchito l'individuo delle uniche cose di cui ha davvero bisogno, ovvero: amicizia, fratellanza e libertà, che solo un sentimento come l'Amore vero può rendere attuabili.


Gabriele Maestri: Il programma è interessante: gli italiani potrebbero sceglierlo votandolo sulla scheda elettorale?

Luca Bagatin: Amore e Libertà non è né sarà né diventerà mai un partito politico e non apparirà mai in alcuna scheda elettorale. Ciò semplicemente perché non crede alla politica dei partiti, dei parlamenti e dei governi. E crede che sia proprio la politica, ovvero l'antipolitica basata sulla divisione fra fazioni e sulla ricerca del potere, del dominio, del danaro (tipica della società mediatica e dei bisogni/consumi indotti) l'origine della vera crisi che stiamo attraversando ormai da decenni. Una crisi che è prima di tutto umana e civile.


Gabriele Maestri: Qual è, secondo te, il vero male della politica oggi e come si potrebbe rimediare?

Luca Bagatin: I partiti ed i conseguenti governi dividono e gestiscono gli individui a loro esclusivo piacimento. Amore e Libertà vorrebbe spezzare questo circolo vizioso e restituire all'individuo consapevole la possibilità di autogestirsi e di vivere in armonia con il cosmo, senza mediazioni dall'alto. In questo senso Amore e Libertà crede nella possibilità che le singole intelligenze possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia. In questo senso Amore e Libertà trova interessante il sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni, oppure, proprio come avveniva nell'Antica Grecia, fra i maggiori di 30 anni. La visione politica di Amore e Libertà è peraltro tipica dei movimenti libertari e beatnik, sviluppatisi in particolare negli USA negli Anni '60 e che si sostanzia nella ricerca della libertà e dunque della responsabilità individuale, sul rispetto reciproco e sul rispetto della natura e di ogni forma vivente.


Gabriele Maestri: Quali sono allora i punti fondamentali del vostro agire?

Luca Bagatin: I punti cardine di AeL sono i seguenti:
- piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti)
- che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente.
- che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente

- lotta ad ogni forma di discriminazione, ovvero lotta al razzismo, all'omofobia, alla massonofobia e all'odio religioso
- attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale
- introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese.
- introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero.
- introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale.
-istituzione dei parchi dell'amore
- lotta alla vivisezione, rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente
- legalizzazione della prostituzione
-introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale
-introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”
- abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane
- abolizione del diritto d'autore al fine di eliminare il monopolio intellettuale e liberare così la creatività.


Gabriele Maestri: Hai scelto che a rappresentare Amore e Libertà fosse Anita Garibaldi: perché?

Luca Bagatin: Per almeno tre ragioni: 1) Anita è un'eroina dimenticata, che morì a soli 28 anni per la Repubblica, quella vera, quella Romana, fondata sul Popolo Sovrano. Una Repubblica diametralmente opposta rispetto alla Repubblica dei partiti imposta da essi nel 1948; 2) Anita fu moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessere e/o ideoligie di partito e come lui lottò per tutta la vita per la libertà e l'emancipazione umana e spirituale degli individui; 3) La vicenda storico-affettiva di Anita e Giuseppe Garibaldi sono esempio per tutti di ricerca incessante di Amore e di Libertà, senza condizionamenti esterni, pur fra mille peripezie e sofferenze.


Gabriele Maestri: Quali altre figure metteresti "nel pantheon" di Amore e Libertà?
Luca Bagatin: Oltre ad Anita, Amore e Libertà ha, fra i suoi “ispiratori”, moltissime altre figure che vanno dal già citato Giuseppe Mazzini sino a Gandhi, passando per Cristo e Buddha, sino ad arrivare ad attivisti ed attiviste per le libertà civili e sessuali quali Peter Boom, Moana Pozzi ed Ilona Staller. Figure che – come scritto nel Manifesto d'Intenti – sono solo apparentemente slegate fra loro. Figure rivoluzionarie e trasgressive che hanno fatto della loro vita una costante ricerca evolutiva di Amore e di Libertà.


Gabriele Maestri



29 dicembre 2013

Femen ed il recupero del libertarismo beatnik-hippie-cyberpunk contro una società massificata e mercificata. Ovvero Femen come Ilona e Moana

Femen, noto gruppo di attiviste anti-discriminazioni sessuali e contro le ingiustizie sociali sorto in Ucraina nel 2008, viene, spesso a torto a parer mio, visto come un fenomeno di mero “esibizionismo” femminile. Sarà perché Femen sono solite manifestare a seno nudo, inneggiando al “SeXtremismo”. Sarà perché Femen, anche di recente, hanno manifestato all'interno di luoghi di culto con scritte precise sul petto, ovvero “I am God” (Io sono Dio).

Sarà che la società post-marxista (che non ha mai compreso nulla di Marx, oppure, volutamente, ne ha distorto il pensiero), ovvero post-neo-comunista dell'Est, non è abituata a certe manifestazioni tipicamente libertarie, beatnik, hippie e cyberpunk.

Sarà che Femen ricordano una donna che proprio dall'Est comunista proveniva, ovvero Cicciolina-Ilona Staller, che delle manifestazioni contro le ingiustizie, per i diritti civili e umani si è sempre battuta: a seno nudo e con una coroncina di fiori sulla testa.

Sarà che è più facile, in ogni dove, ad Est come ad Ovest (e Ilona, negli Anni '80 brucerà, in segno di protesta contro la Guerra Fredda, le bandiere di USA ed URSS), dimenticarsi di icone libertarie come Timothy Leary (che il Presidente Nixon bollò come “l'uomo più pericoloso d'America”) oppure dimenticarsi dell'esperienza di Diva Futura di Riccardo Schicchi e della stessa Staller e dell'esperienza del Partito dell'Amore di Moana Pozzi. Esperienze uniche e trasgressive che, attraverso la “società dello spettacolo”, in realtà, ne mettevano a nudo le contraddizioni e le perversioni.

Oggi, purtroppo, sembra più facile digerire fenomeni “pop”, ovvero commerciali, figli della società di massa e dei consumi, della globalizzazione, delle Banche Centrali, dell'arte e della musica rese appannaggio di tutti in quanto banalizzate. Fatte in serie, per cervelli amebizzati o da amebizzare.

In questo senso hanno prevalso i fenomeni mediatici e mediocri alla Lady Gaga, che non a caso ultimamente collabora con Jeff Koons, artista “neo-pop”, avendo realizzato con lui un album intitolato proprio “Artpop”. Hanno prevalso pseundo-icone quali Belen Rodriguez e Jorge Mario Bergoglio, ovvero un certo divismo/buonismo mediatico-televisivo da Mulino Bianco-Cinepanettone.

Il Pop, in sostanza e in questo senso, è la massima manifestazione della massificazione mediatico-pubblicitaria. Koons e Lady Gaga assieme, in sostanza, fanno marketing (visto che è il loro ambito lavorativo, peraltro), non incrementano alcuna cultura, non fanno alcuna liberAzione politica. Tutt'altro. Fanno cassa e grancassa.

Il Pop in questo senso, massifica l'arte e la musica, rendendole sì accessibili a tutti ma nel senso più scadente del termine (in quanto facili da produrre/riprodurre). Commercialmente il Pop è un business che vale miliardi di dollari ed è anche di basso costo/fruizione. Ma ha amebizzato milioni di cervelli e volutamente fatto cadere nell'oblìo culture millenarie.

Parlando in termini di icone culturali/controculturali/erotico-politiche, possiamo dire che l'icona libertaria-hippie Cicciolina (con alle spalle Riccardo Schicchi, uno che, lo ricordiamo, nel 1979 ideò il primo partito verde-ambientalista d'Italia e che riuscì a combattere quello che era definito “comune senso del pudore”) e quella post-hippie, ovvero cyberpunk Moana Pozzi – icona e leader del Partito dell'Amore di Schicchi e Mauro Biuzzi - sono state sostituite dal caravanserraglio commerciale "pop" Lady Gaga-Koons-Belen Rodriguez-Jorge Mario Bergoglio. Nell'ambito di questa involuzione spirituale e dei costumi, di evolutivo - nel mondo ingiustamente globalizzato - possiamo osservare solamente il fenomeno Femen.

Fenomeno che, non a caso, nasce in un Paese dell'Est, ovvero un Paese prima reso schiavo dal Regime sovietico-comunista ed oggi reso schiavo dalla società globalizzata dei consumi e dei nuovi ricchi, dediti anche al turismo sessuale e, dunque, ad un nuovo sfruttamento dei corpi e delle menti.

Le attiviste di Femen, in questo senso, sono esempio della controcultura di oggi (che attinge alle controculture di ieri, libertarie, beatnik, hippie e cyberpunk), ancora purtroppo minoritaria e ancora una volta volutamente censurata e/o sottovalutata. Una controcultura che si batte, da sempre, per una società libera dalla politica dei Governi e del Danaro, ovvero libera dai Media e dallo sfruttamento commerciale/sessuale delle menti e dei corpi.


Luca Bagatin (nella foto fra Ilona Staller e Ursula Davis)



25 dicembre 2013

Natale dello (nello) Spirito



“Il sacerdote accende il falò e le candele ai quattro angoli, e tutti intonano l'inno:
Io che sono morto, oggi sono di nuovo vivo.
Questo è il compleanno del Sole !
Questo è il giorno in cui nasce la vita, l'amore e le ali,
e dei grandi festeggiamenti gioiosi su tutta la Terra.
Siamo rinati, e vivremo di nuovo!
Il Sole Bambino, il Re nato in inverno!
Create un canto di potere, concentratevi sul risveglio di tutta la vita. Fate festa e divertitevi, l'ideale sarebbe sino all'alba. Prima di terminare, la Sacerdotessa dice:
Il Dio Oscuro è passato attraverso il cancello,
è rimnato per mezzo della Madre,
Assieme a lui, tutti noi siamo rinati! (…) “

(Starhawk – La Danza a Spirale)


OMAGGIO A PETER BOOM
(1936 - 2011)




Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.

Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.

Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione, di nessuna religione.

Sono omosessuale, cieco e amo la natura.

Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.

Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.

La mia sedia a rotelle è questa società.

Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.

La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.

Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.

Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.

Sono tutto questo, sono la maggioranza!

E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!

(Peter Boom)



16 dicembre 2013

Michele Boldrin e gli inutili accordi partitocratici e pseudo-liberali di Fare per Fermare il Declino


Francamente pensavo che quello di Michele Boldrin, ottimo economista che lo scorso anno peraltro intervistai a Pordenone, fosse un progetto interessante.

“Fare per Fermare il Declino”, quando ancora comprendeva Oscar Giannino e Luigi Zingales, sembrava, lo scorso anno almeno, un progetto serio, concreto, alternativo alla partitocrazia e non ideologico. Poi tutto andò in vacca, a causa dei suoi stessi dirigenti.

Ciò che accadde allora, forse, avrebbe dovuto insegnare qualche cosa. Ovvero che, quando ci si getta nella mischia partitico-politica, si finisce non solo per contarsi ma anche per doversi misurare con il proprio ego.

L'ego giocò a Giannino un brutto scherzo, a causa di sue dichiarazioni non rispondenti a verità relativamente al suo curriculum di studi.

La rincorsa alla candidatura alle elezioni europee del 2014, invece, rischia di giocare un brutto scherzo a Boldrin, attuale Presidente di “Fare per Fermare il Declino”, il quale ha traghettato il partito nell'ennesima astrusa alleanza partitocratica con ciò che rimane dei partitini pseudo-liberali della galassia politica nostrana.

Partitini che, in tutti questi anni – lo ricordiamo – sono transitati da destra a sinistra sino al centro, pur di rosicare qualche posto che, fortunatamente, non sono mai riusciti ad ottenere.

Michele Boldrin è economista troppo serio per scivolare in queste cose (ed imbarcare nel suo progetto il banchiere - già sodale di Monti - Corrado Passera, il sempreverde Stefano de Luca ed il democristiano Bruno Tabacci), che ricordano piuttosto le accozzaglie fra partitini da zerovirgola che hanno costellato gli ultimi vent'anni di pseudo-democrazia italiana.

Michele Boldrin predica benissimo, sia da economista che da ideologo, quando ad esempio parla di abolizione del diritto d'autore e/o di libertà economiche. Purtuttavia finirà, come molti politicanti nostrani, per essere dimenticato da tutti, come rischiano di essere dimenticati anche i suoi buoni propositi.

Solo qualche giorno fa, dal blog del movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.it) che ho fondato alla fine di maggio, gli proponevo di abbracciare la nostra causa: ovvero sostenere un progetto a-partitico, al di fuori dal Parlamento, per le libertà civili, economiche, sociali, sessuali, l'abolizione degli enti inutili e del diritto d'autore.

Ovvero un progetto serio, senza chiedere o pretendere finanziamenti né pubblici, né tantomeno privati. Un progetto oltre le ideologie e gli steccari partitici. Che miri ad un sistema politico che guardi piuttosto all'Agorà dell'Antica Grecia e non alla dittatura delle élite partitico-burocratico-clientelari dell'Italia di sempre.

Pur temendolo, ci auguriamo che Michele Boldrin (di cui abbiamo grande stima) - per citare una celebre frase tratta dall'”Opera da tre soldi” di Bertolt Brecht - non rimanga sordo all'appello del misero. Ed inverta, pertanto, la rotta di marcia.


Luca Bagatin



15 dicembre 2013

"Il sadismo dell'orrore" by Ladymarica

Questo racconto horror di Ladymarica ci è piaciuto davvero molto.
Sia per l'idea, sia per lo stile.
Nella sua crudezza nasconde, peraltro e tutto sommato, un fondo di umanità, con tratti d'ironia.
E' per questo che desideriamo ripubblicarlo qui ed offrirlo "in pasto" (è proprio il caso di dirlo !) ai nostri lettori.

L.B.



Il sadismo dell'orrore
by Ladymarica

La gola umana quanto poteva essere profonda? Sicuro scivolosa. Mi chiedevo se a un certo punto ci si scontrasse con tutte le parole che sentivo loro dire, sempre, continuamente, come se non ne potessero fare a meno.

Avevo sentito Nicolas vantarsi con gli amichetti di quanto gli piacesse la mia sofferenza. Bé, non proprio la mia. Per lui non era liberarsi di quegli esserini neri che avevano fatto nido nella sua casa, per lui era di più. Era sentirsi Dio, giocare da Dio, decidere se gli andava la vita o la morte a merenda. Poi c'era la paura, quella se la beveva insieme al pasto.
Ogni scarafaggio della mia famiglia caduto, per errore, distrazione o voglia di avventura, vicino ai suoi piedi viveva quella tragica esperienza. Quasi tutti alla fine morivano schiacciati, certo, qualcuno di morte veloce, qualcuno prima terrorizzato a dovere. Alcuni si salvavano pure. Era il massimo godimento di Nicolas, sono arrivata a pensare, il salvarne uno ogni tanto, il sapere di poter decidere non solo come ucciderli, ma persino di salvargli la vita: lui, il miracoloso, il misericordioso.
Quando uno dei miei cadeva nelle sue ore di noia, Nicolas si divertiva a inseguirli; o con l'ombra dei piedi o con bastoncini acuminati o con qualsiasi cosa avesse a portata di mano.
Ogni volta, per uno scarafaggio, vedere quel piede che si abbassava improvvisamente era “stare per morire”. E ogni volta era sopravvivere unicamente per rivivere quella perifrastica attiva un secondo dopo. Tanti secondi tutti appiccicati che parevano voler dimenticare la logica del tempo.
A me non dispiaceva, non sempre. Ma perché ero più vecchia dei miei compagni e sapevo come scappare. Mi piaceva sentirmi completamente senza speranza ogni tanto, ma poi riprendermela.
Mi faceva arrabbiare, mi disgustava, mi dava dolore essere umiliata da quel moccioso di 6, forse 7 anni, dovergli scappare, divertirlo con la mia angoscia, ma proprio per questo non potevo farne a meno.

Ci fu un momento in cui divenne troppo. Un giorno Nicolas catturò uno di noi, uno dei piccoli e, invece del classico gioco vita-morte, lo rinchiuse in un barattolo. Lo torturava regolarmente, per farlo muovere, per farsi divertire. Lo affamava, lo umiliava mostrandolo ai suoi amici. Di notte noi della tribù sentivamo piangere il piccolo scarafaggio. Immaginavamo la sua paura, la sua solitudine. Grida strazianti provenivano dal barattolo, grida irriconoscibili e non riconosciute dalle orecchie degli umani. Passarono due giorni, sentivo le grida indebolirsi sempre di più, il pianto diventare un lamento soffocato.
Lo affogò. Pochi giorni dopo, una domenica mattina. Assistemmo all'esecuzione da dietro una tenda. Nicolas iniziò con poche gocce. Il piccolo cercava di fuggire, si arrampicava ma subito le pareti lisce lo riportavano alla tortura. Non ho mai sentito un pianto così disperato e una risata così divertita nello stesso momento. Poi le gocce divennero cascate, finché il barattolo non fu quasi pieno.
Nicolas avvitò il tappo mettendo fine sia alla sua risata che al pianto dello scarafaggio.

Una sensazione di fastidio, di dolore profondo e sconfinato, di rabbia, di impotenza, di violenza mi arrivò dritta alla testa. Dovevo fargliela pagare, dovevamo.
Studiai un piano che avesse come unico scopo quello di far provare al ragazzino la stessa enorme paura, lo stesso enorme senso di umiliazione e di dolore che lui aveva fatto provare a noi.
Il piano era semplice, anche se suicida. Partimmo in massa, a tarda notte, verso la stanza da letto che Nicolas condivideva con la sorellina più piccola, una bionda creaturina, ingenua e perfettamente sacrificale, scivolando piano sul pavimento gelido, compatti e senza svegliare nemmeno i mobili del corridoio. Eravamo mille, forse di più, contavo la paura nelle file dei soldati. Arrivati in camera ci arrampicammo sul letto, piano, silenziosi. Insetti ovunque: tra le lenzuola, tra i capelli dell'ignara bambina, macchine nere che agli uomini sanno di conati di vomito. Vedevo la paura come se non fosse più solo un sentimento ma un'immagine.
Eravamo ben attenti a non sfiorarle la pelle per non allarmarla con il solletico delle nostre esili zampe. Poi un cenno, lieve mio fruscio. Mille, o forse più, scarafaggi si gettano sulla bocca addormentata della bambina. Unica massa nera in caduta libera. Scivolano tra le sue labbra, nella gola profonda. Vedo gli occhi di lei spalancarsi per il terrore, prova a gridare. Il suono si ferma sulla barriera degli insetti, ostruito, chiuso, inascoltabile. La bambina si agita, consuma l'ossigeno che le è rimasto con più fretta, il terrore la fa piangere.

Nicolas si sveglia, accende una luce e guarda l'orrore. Grida quasi immediatamente “mamma”. Prima che i genitori riescano a capacitarsi dell'urlo, la bambina soffoca, tra gli insetti che ha ingurgitato e quelli che schiaccia coi denti. Sente tutto lo schifo, fino in fondo. Soffoca nel suo stesso provare schifo.

Nicolas è impietrito, in lacrime. I genitori si muovono convulsi. Dicono cose, non li sento. Sento solo Nicolas che ora, finalmente, riesce ad ascoltare il pianto disperato del piccolo scarafaggio che ha torturato per giorni, ora improvvisamente gli pare di non poterlo sopportare e di volerlo risentire.
Io, persa in tutto quell'orrore, in quella disperazione, in quell'immondo, finalmente riesco a godere.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini