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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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21 luglio 2013

Elogio del gioco d'azzardo




La vita potrebbe essere vista come un gioco.

E ogni gioco, si sa, ha la sua dose di rischio, casualità, fortuna, sfortuna, abilità.

“Il gioco insegna a saper vincere e a saper perdere”, scrive Cesare Lanza nel suo “Elogio del gioco d'azzardo”, pubblicato in edizione limitata per la sua casa editrice “L'Attimo fuggente”.

Un libro apparentemente provocatorio in questo momento di “crisi” e di profonda critica alle sale da gioco, alle slot machines o ai grattaevinci. Un libro che, ad ogni modo, vuole abbattere quell'assurdo pregiudizio sociale, ma anche politico e religioso, che vorrebbe demonizzare il gioco ed in particolare il gioco d'azzardo, quale fosse la causa di tutti i nostri mali.

“La demonizzazione del gioco d'azzardo è sintomo di ignoranza”, scrive Lanza e non a torto, visto che le case da gioco e persino il gioco online proliferano e sono fonte di lavoro, attrazione turistica, nonché di introiti per l'erario.

Piuttosto che pagare una tassa diretta allo Stato, infatti, è molto meglio pagarla indirettamente e volontariamente, per mezzo dell'acquisto di un grattaevinci, oppure attraverso il gioco del Lotto. Allo Stato, infatti, dovrebbe spettare unicamente il compito di evitare che tali giochi finissero nelle mani della criminalità organizzata. Questa, in sintesi, l'analisi di fondo dell'ottimo Lanza il quale si definisce e non a torto “un liberale assoluto” e, personalmente lo condivido in toto.

Cesare Lanza, nel suo saggio, analizza praltro il fatto che il gioco esiste da sempre e da sempre è presente nella Storia dell'uomo, sin dai tempi precedenti alla nascita di Cristo; che il gioco esiste in tutte le società occidentali e che è bandito, invece, nei regimi illiberali e sottosviluppati, ove, peraltro, esiste comunque ma in forma illegale e criminale.

Lanza, peraltro, fa presente quanto nella società italiana il gioco d'azzardo sia diventato motivo di sciocco pregiudizio, al punto che, anche mediaticamente, persino all'attentatore Luigi Preiti (quello che sparò ad alcuni carabinieri di fronte a Palazzo Chigi durante il giuramento del Governo Letta), si affibbino ben due etichette: il fatto di essere “calabrese” ed il fatto di essere “giocatore d'azzardo compulsivo e schiavo delle macchinette”, cosa poi rivelatasi non vera, in quanto il Preiti era un semplice appassionato del gioco del biliardo.

A rincarare la dose del pregiudizio contro il goco d'azzardo anche l'onnipresente Chiesa cattolica e, per questo, il libero pensatore Lanza, pubblica nel suo saggio interi stralci tratti dai discorsi del Cardinale Bagnasco relativi a ciò. Discorsi moralistici ed a questo punto Lanza si chiede perché la Chiesa non dedichi, invece, maggiore attenzione a ben più “raccapriccianti egoismi”, come ad esempio le guerre o la pedofilia, vera piaga che investe la Chiesa cattolica da decenni.

Cesare Lanza, tornando a parlare degli immensi benefici del gioco d'azzardo in termini di posti di lavoro ed economici, per l'erario, fa notare come ad esempio il Governatore dell'Illinois Pat Quinn, abbia introdutto una tassa di scopo sulle licenze dei concessionari di giochi d'azzardo, la quale andrà a favore dei progetti di pubblica utilità, eventi culturali ed investimenti relativi a scuola ed istruzione. La medesima cosa, peraltro, sta avvenendo via via nel nostro Paese, anche se non in maniera ancora così incisiva. Così come, a favore di interventi di pubblica utilità, sono destinati i proventi del gioco d'azzardo nel Regno Unito (28%) ed in molti Stati USA.

Ordunque, senza gioco d'azzardo, si avrebbero minori entrate per l'erario pubblico e, dunque, occorrerebbero maggiori manovre finanziarie e maggiori tasse per i contribuenti. In questo senso sono totalmente fuori luogo le demonizzazioni provenienti dagli ambienti politici ed ecclesiastici del nostro Paese.

L'”Elogio del gioco d'azzardo”, lungi dall'essere un trattato economico relativo al gioco, è un saggio interessante anche per le sue divagazioni in fatto di cultura, arte, letteratura e cinema, relative al gioco d'azzardo e non solo. Da Caravaggio a Cezanne, da Dostoevskij a Scorsese, l'Arte – in tutte le sue forme - è zeppa di riferimenti al gioco ed al piacere umano per il rischio. Rischio che è fonte di piacere e godimento per l'anima, ma solo evitando gli eccessi.

E, a tal proposito, un intero capitolo è dedicato di “Dieci comandamenti” che Lanza, da giocatore consumato, riporta a beneficio del giocatore e che qui riassumiamo:

  1. Stabilire quanto danaro, al massimo, si vuole rischiare.

  2. Non insistere mai, nel gioco, se si inizia a perdere. Nemmeno per tentare di “rifarsi”.

  3. Se si sta vincendo, non temere di osare e rischiare: se si perde non si rischia di rimpiangere la vincita buttata via, in quanto il danaro perduto non era vostro, ma del banco o dei vostri avversari. Viversa, non si vincerà mai, in maniera significativa, se non si avrà mai il coraggio di rischiare.

  4. Non giocare mai se si è stanchi, ubriachi, con i nervi a pezzi o pensando ad altro.

  5. Non fare mai debiti per procurarsi danaro per continuare a giocare.

  6. Essere sempre precisi e gentili con gli impiegati delle case da gioco.

  7. Sino a che non si sta vincendo, puntare sempre la stessa (piccola) somma.

  8. Mettere sempre da parte una piccola vincita.

  9. Mai contabilizzare il danaro vinto o perduto nelle partite precedenti.

  10. Inventarsi un proprio “personale” metodo di gioco.

Questi, in sostanza, i dieci comandamenti che il giocatore Cesare Lanza dà ai suoi lettori, ovviamente dettati dall'esperienza e spesso dal non aver egli stesso rispettato questi punti, pentendosene amaramente.

“Elogio alla follia”, oltre ad essere impreziosito, al centro del volume, da belle fotografie e riproduzioni di opere pittoriche e cinematografiche dedicate al gioco d'azzarzo, presenta un interessante racconto narrativo, già pubblicato dal settimanale “Panorama” quando era diretto da Giuliano Ferrara, ove Lanza racconta di una memorabile partita alla quale ha assistito presso il casinò di Saint-Vincent. Una partita di chemin de fer nella quale è possibile immedesimarsi negli attori, ovvero nei giocatori, nelle loro emozioni, nelle loro frustrazioni, nel loro godimento. Posso garantire che, anche un non appassionato di giochi di carte come me, è rimasto rapito dalla narrazione e dal “brivido” del gioco narrato.

Il volume termina con una carrellata di film con trame incentrate sul gioco d'azzardo e con interessanti Allegati relativi alla lotta alla criminalità in fatto di giochi d'azzardo, oltre che un Allegato relativo ad aneddoti storici scovati nel web, sempre relativi al gioco.

Cesare Lanza è un caro amico di cui condivido profondamente e totalmente lo spirito libertario e fuori dagli schemi. Ho assistito molto volentieri alla presentazione di questo volume, il mese scorso, presso il Palazzo Santa Chiara a Roma, alla presenza, come relatori, del cantautore Pupo, dello psicanalista Domenico Mazzullo, di Vittorio Sgarbi e Paola Binetti. Ho ascoltato la conferenza con grande piacere e, con il medesimo piacere, ho recensito questo agile ed intelligente volumetto.

Penso che, allo stesso modo dell'opera prima cinematografica di Lanza, “La Perfezionista”, andato in onda in seconda serata su Canale 5 esattamente un anno fa, che trattava il tema dell'eutanasia e del suicidio, anche “Elogio del gioco d'azzardo” meriti diffusione, persino nelle scuole.

La lotta al pregiudizio, all'ignoranza, al bigottismo ed alla stupidità parte anche e soprattutto dalla diffusione della cultura e della conoscenza.


Luca Bagatin

*ELOGIO DEL GIOCO D'AZZARDO (tratto da www.cesarelanza.com)

Diego Gabutti su "Sette" e Luca Bagatin sul suo blog http://lucabagatin.ilcannocchiale.it  hanno dedicato al mio pamphlet "Elogio del gioco d'azzardo" due recensioni molto interessanti: potete leggerle, qualora lo vogliate, su www.lamescolanza.com. Desidero ringraziarli (insieme con i recensori del Foglio, del Corriere della Sera e del Giornale) anche perché appartengono alla ristretta categoria di liberi pensatori. Mentre, forse, ipermoralisti e demonizzatori (lo scrivo, credetemi, senza acidità, se no che liberale sarei?) si stanno dimostrando altri colleghi, da cui mi aspettavo qualche riflessione, finora non pervenuta.


Cesare Lanza



7 settembre 2011

Intervista esclusiva alla modella Erica Melargo firmata da Luca Bagatin



Erica Melargo, modella, sarda d'origine, simpaticissima ed acqua e sapone. E' un volto nuovo della televisione.
Un curriculum decisamente corposo il suo: laureanda in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università La Sapienza di Roma; ha seguito il corso di formazione politica della Scuola 2010 di Liberalismo vincendo la Borsa di Studio della Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica ed Economia di Roma. Ha lavorato presso la Camera dei Deputati come assistente parlamentare e ha collaborato inoltre, con la Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa per la traduzione italiana ufficiale del Codice di soft law internazionale di Buona Condotta in materia elettorale. Conosce, oltre all'italiano, ben quattro lingue.
Il grande pubblico se la ricorderà per aver interpretato il ruolo di Sally, l'insegnante d'inglese perfezionista di Gigi D'Alessio in uno spot andato in onda sulle reti Rai.


Luca Bagatin: Ma, facciamoci dire da lei, chi è, veramente Erica Melargo?

Erica Melargo: Da questa tua splendida premessa non può che trasparire con chiarezza una prima “anima” di Erica Melargo, quella che non riesce a staccarsi dai libri, “i libri godono di eternità” - dice lo scrittore israeliano Amos Oz – e di questo ne sono fermamente convinta anche io. In ogni libro c’è sempre un po’di noi e poi, attraverso la penna dei più diversi scrittori scorre tutto un mondo, tutta una vita che altrimenti non potremmo interamente sperimentare, né conoscere, né avvicinare, se non altro, non in poche ore, o giorni. Ho una passione per i viaggi e per le lingue straniere (è da un po’ che mi gira per la testa e penso che quest’anno inizierò a studiare anche un po’di lingua araba). Adoro il mio percorso di studi per il suo carattere interdisciplinare e sempre aperto al fermento del mondo in ogni suo aspetto e poi ho appreso tantissimo dalle diverse esperienze che ho portato avanti nel corso di questi anni.

C’è poi una seconda anima ed è quella artistica che è parte di me: Erica che a 15 anni ha iniziato a muovere i primi passi sulla passerella. Quella parte di Erica che ama fortemente il teatro e l’arte in tutte le sue forme. Per oltre 8 anni ho studiato danza modern-jazz, classica e - con particolare passione - latino-americana. Ho lasciato da 3 anni e non nascondo che mi manca moltissimo. Nel frattempo ho studiato recitazione teatrale, televisiva e cinematografica. Fin dai miei primi spettacoli di danza e Musical con Alex La Rosa, ho sempre avuto una passione per il teatro. Passione anche in parte trasmessa dal mio bisnonno che fino all’età di 90 anni scriveva copioni teatrali. Il teatro ha il potere di catapultarmi virtualmente in un’altra dimensione, è un crocevia di emozioni per l’attore che deve riuscire a trasmetterle al meglio e genuinamente e per il pubblico che spente le luci deve “riceverle” ed emozionarsi. Ciò che a parole non si spiega, perciò consiglio sempre di andare a teatro.

Nel complesso Erica è forse…veramente un turbine di passione, impegno per qualsiasi cosa faccia e tanto, tanto entusiasmo e voglia di imparare, conoscere, “divorare la vita” in ogni suo aspetto e cercando sempre, sempre e ripeto sempre di regalare e lasciare un’emozione, un sorriso alle persone che fanno parte della mia vita e a tutte quelle che non ne fanno parte in prima persona ma che posso incontrare in tante occasioni.


Luca Bagatin: Preferisci il mondo della televisione o quello della moda?

Erica Melargo: Sono due mondi diversi, due modi diversi di esprimere me stessa.

Ho iniziato da piccola con la moda e certamente è un mondo che mi piace per il maggior grado di creatività che riesce a trasmettere e per la possibilità di girare il mondo. Sulle passerelle, così come sulla cartellonistica e sulle pubblicità di ogni tipo si vede il prodotto finito. Dietro tutto, oltre a noi modelle, c’è il lavoro di altre migliaia di persone, teste pensanti e intellettualmente vivaci – direi - che non smettono mai di stupirci. Dietro ciascun abito, ciascuna campagna c’è sempre una lunga storia: viaggi, libri, vita, arte ecc. ecc. ecc.

Però, se dovessi scegliere, ti direi che preferisco il mondo della televisione per la maggiore possibilità che da di veicolare informazioni, stati d’animo, messaggi, parole in positivo e in negativo, la tv ha mille volti e a me piacerebbe poter regalare sempre qualcosa di bello e positivo.


Luca Bagatin: La tua collega Metis Di Meo mi disse che nel cast della trasmissione "Un giorno in divisa" - dedicata alle Forze Armate ed al 150esimo dell'Unità d'Italia - che andrà in onda sulle reti nazionali, ci saresti dovuta essere anche tu, come intervistatrice. Ma quando andrà in onda "Un giorno in divisa"?

Erica Melargo: Colgo l’occasione per salutare Metis, una carissima amica, oltreché donna meravigliosa e vera professionista con una carica vitale inesauribile. Per quanto riguarda il programma “Un giorno in divisa”- che andrà in onda nella prossima stagione - sì, ci sono anche io come intervistatrice per la parte istituzionale. In quello che sarà un “viaggio” teso ad avvicinare l’intenso quotidiano delle forze armate ai cittadini grandi e piccini, io mi occuperò di strappare alcune curiosità a coloro che di solito vediamo solo in contesti cerimoniali o comunque sempre circondati da quella formalità che richiede il protocollo. I più alti esponenti delle rispettive forze armate nonché alcuni Ministri e Sindaci delle città che le ospitano potranno raccontarsi e raccontarci come si svolge un’intera giornata in divisa.


Luca Bagatin: Nel tuo curriculum è evidente il tuo interesse per la politica e per gli ideali liberali. Che ne pensi della politica oggi? C'è spazio, in Italia, per un'area liberale?

Erica Melargo: Ho sempre avuto un forte interesse per gli affari correnti. Al punto in cui siamo, penso sia sotto gli occhi di tutti un colore dei tempi abbastanza confuso e frammentato. La politica, in senso lato e non ideologico, deve ritrovare il suo senso originario, deve essere in grado di avere una più alta funzione pedagogica, etica e di arricchimento della consapevolezza delle persone circa i problemi collettivi. Su temi di così grande rilevanza quali quelli che riguardano noi uomini, tutti, nessuno escluso, è un vero peccato perdere la bussola. Credo che si perda sempre troppo tempo a recriminarsi a vicenda, fare e disfare in un continuo gioco distruttivo, oltreché competitivo. Sarebbe necessario un po’ più di rispetto reciproco, complementarietà, lungimiranza e attenzione a superiori valori umani.

Lo spazio c’è per le diverse aree che compongono l’Italia politica. In questo momento credo sia importante comprendere che i problemi si possono risolvere anche attraverso l’integrazione e la proposizione di soluzioni diverse e senza mai scordarsi di cooperare ognuno con il proprio ruolo.


Luca Bagatin: Erica Melargo, Metis Di Meo...due volti nuovi della televisione italiana.
Due "rosse" rampanti, verrebbe da dire.
E' superata, a tuo parere, l'epoca delle "more" e delle "bionde"?

Erica Melargo: Credo di sì o almeno lo spero. Mi sembra di avvertire che per quanto riguarda il mondo della tv e della moda in generale, si stia superando gradualmente l’epoca delle classificazioni “per forza” e questo mi rende felice. La bellezza di una donna è tale per una molteplicità di aspetti che vanno ben oltre il solo colore dei capelli che a mio parere è accompagnato – se non dalla personalità che si scopre in un secondo momento – quantomeno da una certa dose di fascino, naturalezza e poi la singolarità che appartiene ad ognuna di noi. Quindi, preferenze personali e maschili a parte, a mio parere, spazio alle more, alle bionde e finalmente anche a noi rosse.


Luca Bagatin: Che cosa vorrebbe fare "da grande" Erica Melargo?

Erica Melargo: “Da grande” ti racconterò.


Luca Bagatin



28 luglio 2011

Depilando Pilar

Lazzaro Santandrea è un eroe metropolitano.
Non è un detective, nè tantomeno un poliziotto, ma, chissà perché, volontariamente o involontariamente si trova sempre ad indagare in fatti piuttosto sanguinolenti e che richiedono, oltre che particolare fiuto, anche particolare "phisique du role".
Lazzaro Santandrea è l'unico ed inimitabile alter ego di Andrea G. Pinketts, prolifico scrittore di gialli e noir, apprezzatissimo in Francia e con alle spalle una vita ed una carriera poliedrica ed eclettica: fotomodello, attore nel cinema indipendente, pugile, maestro di arti marziali, giornalista di cronaca nera, consulente della polizia e persino insignito del titolo di Sceriffo dal Sindaco di Cattolica.
Lazzaro Santandrea è praticamente tutto ciò che Pinketts è stato ed è tutt'ora.
Lazzaro è ancora una volta protagonista del nono romanzo del Nostro: "Depilando Pilar", edito da Mondadori nella frizzante collana Strade Blu.
Titolo ancora una volta originale che peraltro fui personalmente il primo a conoscere quando, nell'aprile del 2006, mi trovavo al tavolo dello Smooth di Milano, in Via Buonarroti. Sorseggiavo una birra assieme ad Andrea G. Pinketts quando lui, porgendomi un volume di fotografie zeppo di malattie della pelle, mi disse che stava preparando un nuovo romanzo e che proprio la notte precedente aveva trovato un titolo ottimale: "Depilando Pilar", appunto.
"Depilando Pilar" è un romanzo fra "la pelle ed il pelo" come dice lo stesso autore nella sua introduzione. E' un romanzo noir scoppiettante e ricco di colpi di scena, funambolici giochi di parole e situazioni al limite del paradossale e del grottesco.
Ad accompagnare Lazzaro Santandrea in quest'avventura, gli amici di sempre: Pogo il Dritto, De Sade e la sua temibile consorte, i giornalisti Alice Marradi e Montoya, il gangster Gilles Regard e molti, moltissimi antagonisti armati sino ai denti.
Lazzaro, fra una bevuta e l'altra, fra una puntata al Bar Roncaglia, allo Smooth, al suo bunker ed all'immancabile Trottoir, fra una scazzottata e l'altra è finalmente cresciuto. All'età di 44 anni (più o meno, forse più) sembra finalmente aver trovato un lavoro: televenditore di materassi della Spermaflex. In secondo luogo, purtuttavia, scopre di avere un condiloma al sedere e, come se non bastasse, si è innamorato di una donna barbuta ed ha scoperto di avere un figlio. Un figlio di 38 anni !
Nella Milano degli anni 2000 si aggirano per le strade taxisti assassini ed un bambino che non è un bambino, bensì un pericoloso criminale.
Riuscirà il Nostro, assieme alla sua Corte dei Miracoli, a sgominare il crimine ed a salvare la città ?


Luca Bagatin



17 luglio 2011

Intervallo






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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini