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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 ottobre 2012

L'INTERVENTO del prof. Aldo A. Mola

INDIMENTICABILE PASCOLI

di Aldo A. Mola


Furono il toscano Giosue Carducci e il romagnolo Giovanni Pascoli a scrivere i versi più memorabili sul Vecchio Piemonte, quello che “fece l’Italia” con i suoi re, i cospiratori e gli esuli, mazziniani e garibaldini, giovani e meno giovani dalla vita un po’ disordinata ma che, al momento giusto, accettarono le redini e le staffe della monarchia: il siciliano Francesco Crispi e gli emiliani e romagnoli Luigi Carlo Farini, Manfredo Fanti, Enrico Cialdini. Malgrado sorrisi ironici, l’ode Piemonte sopravvive al crepuscolo della scuola.

Ma chi è “Zvanì” Pascoli? Poeta sommo della Nuova Italia, forse tra i più sublimi del Novecento. Vittima, con tutta la sua famiglia, dell’assassinio di suo padre Ruggero, amministratore della tenuta dei principi Torlonia a San Mauro, il 10 agosto 1867. Venne ammazzato da chi voleva prenderne il posto e allo scopo usò due manutengoli, drappeggiati da repubblicani. Liberate dal giogo del Legato pontificio, le Romagne ne subivano un altro: la guerra sociale strisciante contro proprietari e uomini d’ordine. Quelle plaghe rimasero teatro di delitti e infamie. Profondo Nord. Non per caso, il primo maxiprocesso della storia d’Italia non fu celebrato in Sicilia ma a Bologna contro la “associazione di malfattori”, iceberg della “setta degli accoltellatori: un mondo che arrivava e sarebbe andato lontano drappeggiando come anticlericalismo l’ odio contro la borghesia e la ricerca di profitto personale a soddisfazione di istinti inferiori.

Giovanni Pascoli rimase schiacciato dall’assassinio del padre, che quasi portò Oltretomba sua moglie e molti dei dieci figli. Una tragedia. Sopravvissero lui, Ida, Maria (Mariù) e Raffaele (Falino), che ebbe vita disordinata. Nel collegio dei padri Scolopi a Savignano sul Rubicone e all’Università di Bologna, ove studiò lettere grazie alla meritata borsa di studio Giovanni bevve calici amari. Come ad Andrea Costa, internazionalista ma dal 1882 primo deputato “rivoluzionario”, fu folgorato dal socialismo, il “sol dell’avvenire”: insegna dieci anni prima ideata da Giuseppe Garibaldi. Socialismo per Pascoli significava libero pensiero, progresso civile, soccorso ai bisognosi e “dimenticati”, come egli si sentì’ per tutta la vita. Allievo a Bologna di Giosue Carducci, che in pochi anni ridestò l’Università e ne fece faro della Terza Italia, con altri giovani Pascoli cercò di spiegare le radici dell’attentato al re compiuto dal cuoco Giovanni Passannante con un innocuo coltellino. Arrestato, detenuto tre mesi e processato, Zvani fu assolto. Riprese gli studi e divenne…Pascoli. Dalle cattedre liceali di Matera, Massa e Livorno passò alle universitarie e nel 1905 ereditò a Bologna quella di Carducci, alla cui morte prese sulle spalle la “canzone dell’Italia”, altrimenti monopolio di Gabriele d’Annunzio. Lavorò ai Poemi del Risorgimento, un’opera dimenticata nel 150° dell’unificazione italiana, forse perché prova che il socialismo umanitario otto-novecentesco non è antinazionale ma capace di patriottismo, come già avevano insegnato Garibaldi e Carducci. Pascoli non ebbe nessuna tessera se non quella di Poeta, cioè la tessera dell’Universo, contemplato a Livorno, a Castelvecchio di Barga, nel breve ritorno a San Mauro, nella sua “Romagna solatia”. Anziché subire la tessera di partiti-chiese (cioè vincolanti), Pascoli cinse i fianchi con il grembiale di massone, nella loggia “Rizzoli” di Bologna. Venne iniziato con procedura speciale (settembre 1882, un anno prima dell’ingresso di Andrea Costa nella “Rienzi di Roma) perché in partenza pe Matera, da operaio della parola. Libero pensatore portò sempre con sé quel breve passaggio tra le colonne: da un luogo qualsiasi all’Universo, un “pavimento” bianco e nero e la volta stellata. Come ricorda Adele Cencetti in Giovanni Pascoli: una biografia critica (Le Lettere), tante volte Zvanì lasciò trapelare la conoscenza del cifrario massonico. Lo dicono i versi sull’incontro tra Garibaldi e Mazzini: “Tre colpi all’uscio. Era un fratello. Avanti…”.

Carducci scrisse che le “sette” erano state necessarie all’unificazione. Pascoli andò oltre. Celebrò Carlo Alberto di Savoia come“re dei Carbonari”. Cercò documenti. Colse bene la dimensione europea del liberalismo. E capì che esso doveva fondersi con il socialismo umanitario. Lo disse nel discorso sulla guerra per la sovranità dell’Italia su Libia e Cirenaica: “La grande proletaria si è mossa…”. Era il 1911, l’anno in cui scrisse in latino l’ Inno a Roma.

Pascoli solo “fanciullino”? In quale senso? Le sue grandiose visioni della storia, l’identificazione di Napoleone con Pan, la Natura, la Vita vanno molto oltre la piccola Belle Epoque che mescolò egoismi con esordio della finanza internazionale, la prima crisi borsistica con ricadute sulla produzione industriale, conflitti sociali esasperati, lo sciopero generale del 1904, la rivoluzione russa del 1905…. Esse additano mete, grondanti di sangue e di duri sacrifici, come era stata la sua vita. Malgrado lo sforzo linguistico talora affatichi l’efficacia poetica dei suoi componimenti “storici” (è il caso dei Poemi italini e canzoni di Re Enzio) Pascoli rimane voce vivida. Perciò è davvero singolare che, appena insediato al ministero dei Beni Culturali, Ornaghi, già rettore dell’università Cattolica, si sia affrettato ad azzerare il progettato Comitato nazionale per il centenario della morte di Pascoli, un omaggio che poteva essere a costo zero per un gigante che non ebbe il Nobel ma vinse tredici medaglie d’oro ai concorsi di poesia in latino banditi dall’Accademia di Amsterdam. Ne vendette alcune per acquistare la casetta nel verde di Castelvecchio per sé e la sorella Mariù, due passi dalla cappella ove i due infelici riposano: cattolicissima lei, libero pensatore lui, passato all’Oriente Eterno senza bisogno di speciale viatico. L’aveva avuto dalla vita.

Malgrado l’oblio del ministero (che poi vuol dire del governo, dello Stato!), non tutti dimenticano il grande poeta della memoria individuale e collettiva , dei popoli e dell’umanità. Chissà se vorrà ricordarsene il Vecchio Piemonte che gli ispirò Ciapin, commossa evocazione del maggiore monregalese Giuseppe Galliano, eroe di Macallè, morto ad Adua come i generali Giuseppe Arimondi, di Savigliano, e Giuseppe Ellena, saluzzese? (*)

Aldo A. Mola



27 giugno 2011

Massoneria e Risorgimento italiano


La Massoneria è la più grande confraternita spirituale esistente al mondo.

Essa non si occupa nè di religione nè di politica, purtuttavia, nel corso della Storia, molti massoni, animati dai principi di emancipazione spirituale ed individuale da essa insegnati, hanno contribuito a cambiare il corso degli eventi.

E' il caso del nostro Risorgimento italiano, che, senza l'apporto di numerosi Liberi Muratori e di società segrete come la Carboneria, non avrebbe avuto pieno compimento.

La Carboneria è infatti una società segreta di derivazione massonica. Il suo rituale, che si ispira al simbolismo dei boschi ed all'iconografia cristiana, è in parte mutuato a quello della Libera Muratoria.

La Carboneria, libera associazione segreta sorta unicamente in Italia, fu la prima società segreta che direttamente si attivò al fine di liberare il nostro Paese dal giogo straniero con i celebri moti carbonari del 1820 – 21.

Come mai Carboneria e Massoneria offriranno l'humus necessario agli italiani di ogni ceto e classe sociale per sollevarsi contro l'Impero Asburgico, l'Impero di Napoleone III, lo Stato della Chiesa ed il Regno delle due Sicile ?

Perché queste due associazioni iniziatiche, proprio per il loro carattere adogmatico e di libero pensiero, permisero a persone diversissime fra loro di incontrarsi.

Come tutt'oggi in Massoneria dialogano pacificamente, come veri e propri Fratelli, il cattolico ed il musulmano, l'ebreo e l'induista, nell'Ottocento italiano dialogavano liberali, democratici, radicali, moderati, monarchici e repubblicani. Tutti animati da un'unica fede: quella verso il Grande Architetto dell'Universo e gli ideali di Fratellanza, Libertà ed Uguaglianza che la Libera Muratoria mutuò non già dalla Rivoluzione Francese, bensì dal celebre motto del conte Alessandro di Cagliostro.

Come ci ricorda lo studioso Aldo A. Mola, il conte di Cagliostro, peraltro, utilizzava - nell'ambito delle sue Logge di Rito Egizio - nastri verdi, bianchi e rossi. Pochi sanno, infatti, che il Tricolore italiano fu coniato proprio dal celebre Mago massone e successivamente fu scopiazzato, anni dopo, dal Segretario Generale della Repubblica Cispadana, ovvero il prete spretato Giuseppe Compagnoni.

Molti studiosi, tutt'oggi, si interrogano ancora sull'appartenenza o meno alla Libera Muratoria dell'Apostolo dell'Unità d'Italia, ovvero di Giuseppe Mazzini.

Il Mazzini, infatti, aveva una concezione spirituale gnostica e teosofica non dissimile dall'insegnamento massonico e, oltre al fatto che molte sue lettere iniziano con il celebre “Fratelli...”, rivolegendosi ai patrioti massoni, c'è chi assicura che fu iniziato “sulla spada” - ovvero senza alcun rituale regolare - dal massone Francesco Antonio da Passano nel carcere del Priamar a Savona.

Ad ogni modo, non vi sono prove della sua appartenenza alla Massoneria. Per quanto si può affermare con certezza che egli, nonostante non lesinasse critiche a tale istituzione in quanto da lui considerata troppo elitaria, fu un Grande Iniziato che insegnò moltissimo, in termini filosofici e morali, ai massoni del suo tempo ed a quelli d'oggi (si pensi ad esempio ai suoi studi su Dante, ma anche alla sua celebre opera politica e spirituale “Doveri dell'Uomo”).

Chi massone fu, con orgoglio e ricoprì persino la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia e, caso unico al mondo, Gran Maestro dell'Umanità, fu il Generale Giuseppe Garibaldi.

Iniziato in una Loggia massonica irregolare a Montevideo, in Uruguay, Garibaldi conobbe una rapidissima ascesa nella comunione massonica. Egli fu colui il quale definì la Massoneria “la Grande Umanitaria” e si adoperò, da Gran Maestro, per renderla sempre meno elitaria e sempre più aperta alla società ed alle opere umanitarie.

Dobbiamo peraltro al Gran Maestro Garibaldi le prime iniziazioni femminili - stabilite con un suo decreto nel 1864 - e dunque il decadimento (purtroppo durato solamente il tempo della sua gran maestranza e quella del Gran Maestro Ernesto Nathan, alla fine dell'800, sempre di ideali repubblicani mazziniani) di quegli astrusi dogmi barocchi imposti in Inghilterra dal Reverendo James Anderson nel 1723.

Il dogma della non iniziazione delle donne in Massoneria è assolutamente smentito, peraltro, dal grande massone, esoterista ed alchimista moderno Paolo Lucarelli, purtroppo recentemente scomparso, nella pefazione italiana a "Simbolica Massonica per il terzo millennio" di Irène Mainguy (edito in Italia dalle prestigiose Edizioni Mediterranee), il quale ricorda che nei cantieri operativi dei muratori medievali - ai quali si rifanno gli odierni Libero Muratori - vi erano anche donne. Ed inoltre, sempre il Lucarelli, ricorda che vi erano culti solari - come ad esempio quello di Apollo e Dioniso - che erano officiati soprattutto da sacerdotesse.
Ciò fu peraltro confermato già nei primi del '900 anche dal reverendo Cherles W. Leadbeater, trentatreesimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato ed autore del volume "La Massoneria e gli Antichi Misteri" (edito in Italia dalla Athanor).

La professoressa Francesca Vigni, autrice del testo “Donne e Massoneria in Italia”, dedica ampi capitoli alla presenza di Logge massoniche femminili durante il Risorgimento. Donne massone e carbonare, come ad esempio Enrichetta Caracciolo: nobile napoletana, prima obbligata a farsi monaca e successivamente ardente patriota, massona ed esponente della Chiesa evangelica.

Il rapporto fra massoni, patrioti, ovvero fra Massoneria e Risorgimento è così stretto che noi italiani dobbiamo persino il nostro Inno nazionale agli ideali della Libera Muratoria.

Colui che lo scrisse, ovvero il giovane patriota della Repubblica Romana, Goffredo Mameli, era massone e quel “Fratelli d'Italia” è un chiarissimo e palese riferimento agli ideali di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà, che accomunava i massoni durante le lotte mazziniane e garibaldine per la liberazione dal giogo straniero e clericale.

Il “Canto degli Italiani” o “Inno di Mameli” sarà successivamente musicato da un altro massone: Michele Novaro, ligure anch'egli, il quale, dopo una vita di stenti nella quale destinò molti dei suoi proventi di musicista alle imprese garibaldine, morì in completa povertà.

L'Italia diventerà unita, dunque, nel 1861 e lo divenne completamente, con Roma Capitale, nel 1870.

Diventerà unita, dunque, e libera dal giogo straniero e clericale, ma non repubblicana e non, dunque, un Paese completamente civile.

Gli ideali mazziniani, garibaldini, carbonari e massonici, non avevano dunque trionfato nella politica politicante, bensì nel cuore del popolo italiano.

Quel popolo italiano che non avrà ancora diritto ad eleggere i propri rappresentanti a suffragio universale diretto.

Quel popolo italiano che mal sopporterà, al Nord come al Sud, il giogo monarchico dei Savoia.

Quel popolo italiano che, a Roma, eleggerà con grande entusiasmo l'indimenticato Sindaco Ernesto Nathan, erede di Mazzini e Garibaldi: repubblicano, massone, ebreo, laico ed anticlericale.

Nel 1896, Ernesto Nathan, venne eletto Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, succedendo ad Adriano Lemmi, ed inizierà un processo di rinnovamento dell'Istituzione massonica, rafforzandola e mettendola al servizio dell'etica laica e dell'emancipazione delle classi popolari.
Quale Sindaco della Città Eterna, Nathan, istituì le municipalizzate tutt'ora funzionanti: l'Atac e l'Acea; promuoverà l'istituto dei referendum per permettere alla cittadinanza di partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica; ostacolerà gli speculatori ed i proprietari terrieri che si opponevano al nuovo piano regolatore; aumenterà il numero delle scuole e promuoverà la cultura laica.
Celebre il suo discorso - a Porta Pia - del 20 Settembre 1910, ove denunciò l'oscurantismo della Chiesa cattolica e la sua scarsissima sensibilità nei confronti del ceti meno abbienti.
Nel 1914, il "Blocco popolare" guidato da Nathan, prese il nome di "Unione liberale democratica", riconfermando per le amministrative di Roma l'alleanza fra repubblicani, radicali e socialisti. E nello stesso anno, in Nostro, prese posizione a favore dell'entrata in guerra dell'Italia contro gli Imperi centrali, necessaria a completare il processo di Unità nazionale e di emancipazione dagli Asburgo.
Il suo irredentismo fu così acceso che decise, nel 1915, di arruolarsi volontario nell'esercito, nonostante i suoi settant'anni e sarà assegnato ai reparti di Croce Rossa.
Infine, nel 1919, si dimise dalla carica di Gran Maestro del GOI per dedicarsi alla cura dell'Edizione Nazionale delle opere di Giuseppe Mazzini.
Morì nel 1921 e gli fu così risparmiata la sciagura del fascismo che spazzò via, tristemente, ogni residuo di cultura laica e risorgimentale, mettendo all'indice gli ideali mazziniani (arrivando persino a distorcerli e ad utilizzarli ad uso e consumo del fascismo), radicali, socialisti e mettendo fuori legge la Massoneria.
Con questo breve cenno ad Ernesto Nathan, possiamo dire che si chiude il ciclo risorgimentale che va dai moti carbonari del 1820 sino alla Prima Guerra Mondiale.

Se l'Italia è dunque oggi un Paese un po' più libero rispetto a duecento anni fa, lo dobbiamo dunque ai mazziniani, ai garibaldini e dunque ai massoni di ogni colore politico e fede religiosa.

Ciò - come ci ricordano anche gli autori del bel libro storico di recente pubblicazione per la casa editrice Bastogi “Fratelli d'Italia” (ovvero Maurizio Del Maschio, Stefano Momentè e Claudio Nobbio) - è incarnato da tre simboli fondamentali e nazionali: il Tricolore che rappresenta la Libertà; l'Inno di Mameli che rappresenta la Fratellanza e la nostra Carta Costituzionale che, per quanto andrebbe profondamente riformata, incarna comunque l'Ugliaglianza del nostro popolo sovrano.


Luca Bagatin


Bibliografia:

  • Giuseppe Schiavone: “Massoneria Risorgimento Democrazia” Editrice Bastogi

  • Giuseppe Schiavone: “Scritti massonici di Ernesto Nathan” Editrice Bastogi

  • Francesca e Pier Domenico Vigni: “Donne e Massoneria in Italia” Editrice Bastogi

  • Del Maschio, Momentè, Nobbio: “Fratelli d'Italia” Editrice Bastogi

  • Officinae” numero 4 e 1 Dicembre 2010 e Marzo 2011: organo ufficiale della Gran Loggia d'Italia degli ALAM



12 marzo 2011

"L'Unità d'Italia vista da un olandese": articolo di Peter Boom

L'UNITA' D'ITALIA VISTA DA UN OLANDESE

di Peter Boom

 

Quanto entusiasmo riscosse in noi ragazzini olandesi quando la maestra alle elementari ci raccontò le eroiche gesta di Garibaldi che con soli mille uomini rivoluzionò la storia d'Italia. A noi sembrava uno straordinario ed incredibile miracolo. L'Olanda ha più o meno la stessa superficie della Sicilia e l'Italia con la sua grande storia, l'antica Roma, il rinascimento, l'arte, il Vaticano, tutto in quello stivale lunghissimo trasformato in poco tempo da questi Mille che disponevano solo di qualche imbarcazione e cavalli, ma evidentemente armati, più che dalle poche e povere armi di allora, di grande determinazione, coraggio ed uno spirito che già allora alludeva idealmente ad una futura Europa Unita che poté nascere dopo diverse e tragiche vicissitudini circa cento anni dopo.

Noi avevamo dovuto combattere una guerra contro l'inquisizione spagnola (re Filippo II) dal 1568 al 1648, ben ottanta anni, per liberarci dallo opprimente giogo e diventare uno stato autonomo.

Non è per caso che nel nostro sangue scorre una buona dose di testardaggine forse ancora più determinata dalla nostra eterna lotta contro le acque.

L'unione fa la forza e garantisce proprio con la pluralità, le differenze culturali, etniche e anche logistiche, una maggiore democrazia. Questo lo abbiamo potuto constatare anche in altre nazioni come per esempio gli Stati Uniti d'America, la piccola Svizzera nella quale convivono pacificamente e con grande stabilità le popolazioni di lingua tedesca, italiana e francese.

Dopo la seconda guerra mondiale nasce l'Europa Unita, con la Francia, la Germania, il Belgio, l'Olanda, il Lussemburgo e naturalmente l'Italia, sei paesi con quattro lingue principali diverse, che dopo il 1945 non ha più conosciuto guerre interne e che costantemente si sta ampliando.

Non è solo un'unificazione dei mercati, ma anche un'importante realizzazione volta al benessere e la felicità delle genti attraverso il rispetto di diritti umani e civili. I problemi certamente non mancano ma col tempo, la buona volontà e senza violenza questi si risolvono.

L'Unità d'Italia ha significato un importante passo in questa direzione malgrado le critiche della Lega Nord, un partito di una mentalità poco lungimirante, spesso razzista e con tendenza alla emarginazione. Gente che vuole sentirsi superiore a chi abita più a sud dove, è vero, l'organizzazione statale ha sempre lasciata molto a desiderare. La cultura, la bellezza, le risorse umane, le risorse energetiche e la vicinanza con le aree mediterranee, il Medio Oriente, negli anni a venire saranno decisive per una rinascita con grande vantaggio per l'Europa tutta.

A proposito del razzismo vorrei dire che non bisogna mai discriminare nessuno, neanche i popoli più primitivi dell'Africa o della Papuasia. Le differenze tra noi esseri umani dipendono soltanto dalle diverse condizioni ambientali, dalle diverse culture, dalla storia. Attraverso lo strumento dei diritti umani dobbiamo darci una mano per superare il pensiero che vuole dividere ed escludere.

Per tornare all'Italia ritengo che la realizzazione della sua unità sia nata da una lotta tra titani, cioè tra quelli che traggono le loro azioni dal pensiero fisso, dogmatico, che personalmente chiamerei “non pensiero”, e coloro che si ispirano al “pensiero libero”, da un eroe come Garibaldi che era anche il Gran Maestro della Massoneria.

I cambiamenti importanti vengono sempre iniziati da poche, talvolta pochissime persone, che disinteressatamente mettono a disposizione di tutti le loro idee e le loro energie.

I veri liberi pensatori la pensano in modo diverso anche fra loro e difficilmente si coalizzano in grandi o potenti organizzazioni, bensì ispirano con le loro idee, con i loro diversi liberi pensieri anche le grandi masse che in Italia si organizzarono nella Carboneria.

Gli eventi storici che si stanno susseguendo con grande rapidità sul nostro globo oramai “globalizzato” dovranno portarci non solo ad una maggiore unificazione europea ma ad un mondo più solidale che, nel rispetto dei diritti umani e civili, del benessere e la felicità, dovrà diventare un “Mondo Unito”.

Peter Boom



1 gennaio 2011

Buon 150enario (Terza) ITALIA !!!!







1 dicembre 2009

Lega Nord: un partito da isolare politicamente per il bene dell'Italia e dell'Occidente democratico


La Lega Nord sta davvero superando il limite e ponendosi sempre di più al di fuori dalla normale dialettica democratica.
L'ennesima proposta flokloristica del partito più folkloristico del Parlamento è quella di inserire nella bandiera italiana (bandiera, che, lo ricordiamo, la stessa Lega Nord vilipese a più riprese negli anni passati) la croce cristiana.
Il tutto - a sentire l'esponente del Carroccio, Castelli - per dare un segnale forte, come hanno fatto gli svizzeri nel referendum proposto dall'estrema destra elvetica, contro la costruzione di nuovi minareti islamici sul loro territorio.
Un esempio di civilità, a sentire Castelli. Un esempio di fondamentalismo e di xenofobia, a sentire noi.
Quando Castelli, poi, afferma tutto ciò "al fine di battere l'ideologia massonica e filoislamica", raggiunge l'apoteosi della mancanza di cognizioni storiche e culturali.
Facciamo presente al Castelli, a Calderoli ed alla loro compagnia - che farebbero meglio a tornare a scuola ove si insegni un italiano corretto, piuttosto che un inutile e retrogrado dialetto che in un'Occidente avanzato e globalizzato non parla quasi più nessuno - che il Tricolore italiano nacque il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Terra d'impeto lucidamente rivoluzionario, ove si costituì la Repubblica Cisalpina dalle ceneri del barbaro dominio Pontificio.
Il verde del Tricolore, aggiunto al bianco ed al rosso della bandiera della Rivoluzione Francese, era il colore dell'albero della libertà e del diritto dei popoli all'emancipazione e molti massoni e carbonari lo utilizzarono originariamente nelle loro "logge" e "vendite". Si pensi che nel 1796, un anno prima della sua ufficializzazione, uno stendardo recante il Tricolore, fu consegnato da Napoleone ad un corpo di volontari lombardi a Milano, con alla sommità dell'asta il "livello" massonico.
Gli esponenti della Lega Nord, digiuni del tutto di Storia e di simbologia, queste cose, ovviamente, non le conoscono.
Gli esponenti della Lega Nord preferiscono utilizzare simboli astrusi, senza alcun aggancio alla Storia, come le ampolle del Dio Po, le stelle celtiche, il colore verde utilizzato senza conoscerne il significato, la croce cristiana senza sapere che è un simbolo mutuato dall'Antico Egitto e così via.
La Lega Nord, oltretutto - il che è ben più grave - per alzare l'attenzione dei media su di sé, alimenta la xenofobia ed esaspera il fondamentalismo.
Anziché studiare, approfondire la cultura Islamica, così come quella Buddhista, Induista e così via, la rifiuta a priori riproponendo il cattolicesimo delle crociate.
Un partito così non solo non dovrebbe stare al governo, ma andrebbe politicamente isolato, così come a suo tempo fecero i partiti demcoratici con comunisti e missini, e farebbero bene gli esponenti del PdL a ricordarselo nei mesi a venire.
La Lega Nord, facciamo poi notare, è il partito che sino ad oggi ha bloccato - anche per mezzo del Ministro Tremonti - tutte le riforme che questo governo aveva promesso in campagna elettorale e contava di attuare: abolizione delle Province e degli Enti inutili e riduzione della spesa pubblica improduttiva in primis.
Il PdL non può permettersi ancora di farsi mettere i piedi in testa da chi non ha la competenza e la cultura per governare.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è, al momento, raro esempio di politico di centrodestra ad averlo compreso e pensiamo sia il caso che sin dalle prossime regionali il PdL rompa tutte le alleanze con la Lega, preferendo intese con l'Udc e con le forze moderate della tradizione democratica italiana.
L'Italia intera, figlia delle lotte del Risorgimento e della Resistenza antifascista prima ed anticomunista poi, non si merita ulteriori insulti da chi non ha mai avuto nella sua tradizione storica martiri che hanno combattuto per la libertà e la democrazia.

Luca Bagatin (nella foto con Aldo Chiarle, già partigiano socialista della Brigata Garibaldi)



28 agosto 2009

Luigi Magni: il regista del nostro Risorgimento anticlericale



Luigi Magni è l'unico regista italiano che, nella storia del Cinema, è riuscito a rendere giustizia al nostro Risorgimento ed in particolar modo ai suoi martiri.
Parliamo in particolare dei martiri condannati a morte dall'allora Stato Pontificio o Stato della Chiesa che dir si voglia. Patrioti, anticlericali, ebrei, carbonari.
Martiri come i carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari, ricordati ne "Nell'anno del Signore", film del '69, che non devono essere ricordati nei libri di scuola, come rammenta lo stesso Magni, perché uccisi dal regime dei preti !
Un regime, quello della Roma Papalina, ove agli ebrei non era consentito professare la propria fede ed ove i loro figli venivano rapiti e fatti impunemente battezzare da Santa Romana Ecclesia. Un regime ove le vaccinazioni erano proibite e così il progresso scientifico (vi ricorda niente ?). Ove solamente il Potere di Cardinali, Vescovi ed Aristocratici contava qualche cosa.
Tutto ben documentato negli affreschi cinematografici di Luigi Magni, appunto: dal film già citato a "In nome del Papa Re", sino a "La notte di Pasquino" del 2002, con un intramontabile Nino Manfredi nei panni di Pasquino.
Affreschi storici, presentati come delle commedie dal cast ricchissimo e brillante: comprendenti attori del calibro di Nino Manfredi appunto, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Alberto Sordi, ma profondamente drammatici, vista la drammaticità degli eventi che vedono sempre protagonisti popolani ed eroi del nostro Risorgimento in lotta per la conquista della libertà dalla tirannia.
Eroi anticlericali, perché il clericalismo è il contrario della pace religiosa, è il Potere che si traveste da agnello. Che dice di voler "salvare l'anima"....ma alla fine condannare il corpo !
E condannati a morte per decapitazione furono i vari Targhini e Montanari, appartenenti alla gloriosa Società segreta della Carboneria, per aver voluto rovesciare codesto Potere ed erigere la Repubblica. Correva l'anno 1825 e da allora passeranno anni e generazioni: verranno Mazzini e Garibaldi, e, con l'aiuto dell'astuto Cavour, si giungerà finalmente all'unità d'Italia ed alla cadita del Potere temporale dei Papi ed alla proclamazione di Roma Capitale il 20 settembre del 1870.
Sarà il riscatto degli oppressi, del popolo romano, degli ebrei, dei massoni, dei carbonari tutti.
Sarebbe ora che la televisione italiana ed il Cinema nostrano rendesse merito a questo grande artista che fu Luigi Magni e che nelle scuole di ogni ordine e grado fossero proiettate e fatte conoscere le sue opere.
Senza il Risorgimento e quei martiri oggi l'Italia sarebbe un Paese non solo profondamente diviso, ma - quel che è più grave - ancora più arretrato di quel che già è....per merito della Chiesa. Di una Chiesa che da sempre fa politica.

Luca Bagatin



1 agosto 2009

Giù le mani dalla Giovine Italia !



In questi giorni La Voce Repubblicana e l'amico Enzo Cardone hanno sollevato la questione relativa alla denominazione che intende assumere il movimento giovanile del PdL: "Giovane Italia".
"Giovane", o, meglio "Giovine Italia" fu il nome che il nostro Giuseppe Mazzini diede al movimento insurrezionale, di stampo carbonaro, che mirava durante il Risorgimento a rendere l'Italia una Repubblica sovrana ed indipendente dal giogo austriaco, francese, papalino e borbonico.
Ora, che cosa c'entri il PdL con tutto ciò proprio non si capisce.
Ma andiamo a monte, ovvero allorquanto l'On. Stefania Craxi decise di fondare l'Associzione Giovane Italia, braccio politico della Fondazione Craxi, a sua volta braccio culturale di Forza Italia.
Che confusione !
Figuriamoci che nel 2000 Stefania Craxi rispose di suo pugno (inviandomi una missiva direttamente a casa) ad una mia lettera nella quale le facevo i complimenti per l'iniziativa di mettere in piedi una Fondazione intitolata a suo padre, grande socialista liberale ingiustamente vilipeso. Una Fondazione, ovvero un "luogo di dibattito culturale" e non già un "luogo politico" ad uso e consumo di qualcuno.
Stefania Craxi, anche a dispetto di ciò che mi scrisse, agì diversamente e si fece eleggere finanche in Parlamento.
Ma che cosa c'entra la "Giovine Italia" con il partito di Berlusconi ? Nulla.
Se diversamente l'operazione di Stefania Craxi prima e dei giovani del PdL poi, fosse quella di riconoscere i meriti dell'azione mazziniana, tanto varrebbe che costoro si iscrivessero al PRI.
Diversamente trattasi di un'operazione simile a quella dei cattocomunisti che in questi anni sull'Unità si mettono a pubblicare Salvemini o a tirare per la giacca Mario Pannunzio, in prossimità del centenario della sua nascita.
Operazioni furbesche e mistificatorie, visto che Salvemini e Pannunzio combatterono con ferocia il cattocomunismo e furono i primi a denunciarne la pericolosità ed incapacità politica.
Personalmente, purtuttavia, ritengo che i giovani del PdL manchino semplicemente di originalità nella scelta della loro denominazione. E mi chiedo anche se conoscano davvero l'opera politica e culturale di Mazzini.
E allora varrebbe la pena che facessero come i giovani di Alleanza Nazionale qui da noi, a Pordenone, in cui continuano orgogliosamente a chiamarsi Azione Giovani come prima e a tenersi la loro bella fiamma tricolore quale simbolo.
Quanto al PdL, in sé, mi si permetta una breve riflessione.
Trattasi di un partito di transizione, che esisterà sin tanto che esisterà Silvio Berlusconi.
Senza radici e senza una vera linea politica, è partito a noi tutti utile per governare oggi l'Italia in assenza di un'opposizione credibile visto che il Pd ed i suoi alleati non possono ritenersi credibili per governare il nostro Paese, né oggi né in futuro.
Il PdL è partito che con il tempo andrebbe trasformato e finanche spaccato al fine di ridisegnare un nuovo bipolarismo di cui questo Paese ha bisogno.
Da una parte i Liberaldemocratici e dall'altra i Conservatori.
Il dopo-Berlusconi è dietro l'angolo: diamoci da fare anche noi.

Luca Bagatin



9 dicembre 2008

"In Viaggio verso il Tempio": racconto esoterico-allegorico by Luca Bagatin



Viaggiavo di notte.....mi teneva compagnia solo il mio gattino nero Blakie.
Sapete com'è, sono molto molto molto piccolo. Sono alto neanche mezzo metro e questo mi ha sempre causato grandi difficoltà di movimento.
Faceva molto freddo ed a guidarmi c'era solo la luna che rischiarava la vallata.
Oh....come mi si stringeva il cuore nel vedere quella strega a cavallo della sua scopa, illuminata anch'ella dalla luna.
Ne avevo sentito parlare in quelle leggende che ti raccontano da bambino, ma non le avevo mai prese troppo sul serio. E invece..... Oh, quella sua risata stridula !
AHAHAHAHAHHAH.................
Come poterla sopportare !
“SONO LA STREGA CIOCOLLA !”, urlò volando in picchiata verso di me.
Cercai di allontanarla, agitando le mie piccole mani in aria.......invano.
“NON TEMERE....NANETTO.....QUANDO TI AVRO' BOLLITO NON CI SARA' PIU' NULLA DA TEMERE PER TE.....AHAHAHAHAHAH.....”
“Oh, non ne dubito......”
“MI PRENDI IN GIRO ?”
Il suo volto era verde ed il suo naso raggrinzito era pieno di pustole puzzolenti. I suoi occhi erano d'un azzurro vitreo.
Si allontanò da me solo quando vide che portavo il mio Grembiule da Cerimonia.
“AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH !”
Mi spaventai a mia volta.
“TU SEI UNO DI quelli !” mi urlò con rabbia.
“Quelli....?”
SEI UNO DI QUELL.......AAAAAAAAHHHHHHHHHH ! PORTI CON TE ANCHE UN GATTO NERO !”
Miao....miagolò Blakie.
Io guardai la strega sorpreso, ma anche con il cuore in gola alla vista del suo terribile volto e dei suoi insopportabili urli satanici.
“TU SEI UNO DI QUEI GREMBIULINI CHE SI RIUNISCE NEL BOSCO ! VOI ED I VOSTRI INNI AD ISIDE !”
“Sì...io....sono un massone”, rivelai sempre più intimorito.
“VOI INVOCATE LA DEA DEI GATTI !”
“Veramente noi cerchiamo solo di.....innalzare Templi alla Virtù e scavare profonde prigioni al vizio !”, cercai di spiegare non senza una certa punta d'orgoglio.
La strega spalancò la bocca e da essa giunse un insopportabile odore di morte.
Compresi che era sua intenzione farmi un incantesimo, ma la sua impresa miseramente fallì.
“E' COLPA DEL TUO GREMBIULE ! IO NULLA POSSO....”
Alle mie spalle si manifestò Franz de Telek, uno dei miei Fratelli Spaccalegna.
“No, Ray Crust, la Strega Ciocolla non può nulla contro di noi. Indipendentemente dal Grembiule che indossiamo. Ti invito a togliertelo ed avrai la prova che attendi”.
Guardai verso l'alto Franz, alto almeno il triplo di me. Il suo sguardo, rischiarato dalla luna, mi ispirava immensa fiducia e tranquillità.
Mi tolsi quindi il Sacro Grembiule.
Il volto della strega mutò espressione. Il suo sorriso si trasformò in una smorfia terrificante ed il volto intero si ruppe come uno specchio in frantumi. Il corpo divenne gassoso e la scopa sulla quale volava divenne morbida come gomma.
Il Sole che brillava al centro del mio Grembiule di Maestro si illuminò e rischiarò la valle.
Miao....miagolò ancora Blakie.
Franz de Telek mi prese la mano sinistra abbassando la sua spalla destra ed insieme proseguimmo addentrandoci nel bosco alla ricerca del Tempio.



26 novembre 2008

Jules Verne: un viaggio straordinario nell'esoterismo



Quanti di noi, da ragazzi, hanno letto i Viaggi Straordinari di Jules Verne, ovvero sono discesi sino al centro della Terra, hanno raggiunto la Luna, fatto il giro del Mondo in 80 giorni in compagnia di Phileas Fogg e di Passepartout e finanche hanno scoperto il mistero celato dietro al Castello dei Carpazi ?
Storie avvincenti, misteriose, ma anche saldamente legate al positivismo ottocentesco.
Ebbene, miei cari, non è proprio così.
Michel Lamy, con il suo "Jules Verne e l'esoterismo" (Edizioni Mediterranee), svela il vero significato delle opere dello scrittore di Nantes: un opera legata al mondo massonico, rosacrociano ed occultistico.
Per coloro i quali avranno la pazienza e la volontà di addentrarsi in questo approdondito volume, alternandolo alla lettura e/o alla rilettura delle opere verniane, si aprirà un nuovo universo letterario. Un vero e proprio universo capovolto.
Verne, nello scrivere i suoi romanzi, era solito utilizzare la cosiddetta "lingua degli uccelli", ovvero un linguaggio criptato fatto di giochi di parole e di simboli.
E così scoprirete che egli era a conoscenza di misteri legati all'esoterismo cataro e templare ancora oggi non del tutto chiari, come quello di Rennes- le-Chateau ed il suo tesoro segreto, nonché il simbolismo della chiesa stessa ed i suoi legami con Maria Maddalena ed il Sacro Graal. Verne era a conoscenza di tutto ciò e lo dichiara e racconta con dovizia di particolari (ovviamente per chi avrà la pazienza e la voglia di decrittare il "linguaggio degli uccelli") nel suo romanzo "Clovis Dardentor" .
Questo è solo uno degli innumerevoli esempi presentati dal Lamy che ripercorre la vita esoterica del Verne, mostrandocene un lato del tutto insolito: iniziato alla Massoneria, adepto dei Rosa+Croce e appartenente alla segretissima Società Angelica - detta anche La Nebbia - legata al raggiungimento della Divinità per mezzo dello studio e dell'approfondimento della Natura, così come la Gnosi.
E così, Jules Verne, ha celato nei suoi celebri "Viaggi", elementi che si rifanno a questi antichi insegnamenti occulti (come ad esempio la credenza gnostica e teosofica della Terra Cava, ovvero la teoria secondo la quale la Terra sarebbe popolata da un misterioso popolo sotterraneo, quello di Agarthi). Molto probabilmente spinto dal suo editore, Pierre Jules Hetzel, anch'egli legato alle sopra citate società esoteriche.
Il volume di Michel Lamy è al contempo semplice come un romanzo, ma allo stesso tempo complesso come un testo di alta filosofia esoterica.
Merita di essere letto almeno due volte per essere meglio compreso, per quanto non sia del tutto in grado di fornirci alcune determinanti domande che naturalmente ci sovvengono.
Qual era lo scopo ultimo di Verne e/o dell'editore Hetzel nel voler celare determinati elementi esoterici in semplici romanzi popolari ?
Perché Jules Verne subì un attentato da parte del nipote, il quale poco prima lo avvertì dicendogli: "Ti seguono, vogliono ucciderti !" ? Chi voleva uccidere Jules Verne e soprattutto, perché ?
Perché, prima di morire, Jules Verne distrusse tutto il suo archivio ?
Che collegamento di può essere fra l'opera verniana e l'avvento di Thule e quindi del nazismo, ventilata nel volume del Lamy stesso ?
A questa domanda, a dire il vero, vorrei dara una risposta. Una risposta che do anche a coloro i quali confondono la Massoneria, la Teosofia e il Rosacrocianesimo con Thule e l'esoterismo che diede origine al più grande abominio della Storia: il nazismo.
L'Ottocento, pur essendo un secolo sostanzialmente legato al positivismo ed alla scienza, fu anche un secolo nel quale nacquero e si costituirono numerosissimi circoli e cenacoli esoterici ed specificatamente occultistici, ovvero legati allo spiritismo ed al paranormale, come mezzo per comprendere la realtà che ci circonda.
Fu così che tornarono in auge le antiche teorie gnostiche derivanti dalle più Antiche Civilità apparse sulla Terra, con particolare riferimento a quella Egizia.
Vi fu pertanto un rinnovato interesse (in realtà mai sopito) per i Rosa+Croce, specie fra i letterati del tempo quali Bulwer-Lytton (che ne fece uno splendido romanzo: "Zanoni") e George Sand, legata alla Società Teosofica.
Ovvero un rinnovato interesse per la conoscenza diretta del Divino per mezzo dello studio del Simbolismo, della Natura, degli Elementi visibili ed invisibili. Conoscenza diretta che avrebbe potuto traghettare l'Umanità verso quella nuova Età dell'Oro profetizzata dai Veda, ovvero gli Antichi testi Sacri indù (invero in ogni tradizione antica si parla dell'Età dell'Oro o di Era dell'Acquario).
Da qui lo studio dell'Oriente, del catarismo e del cristianesimo gnostico.
Taluni stolti pensarono bene che le teorie buddisthe, gnostiche e teosofiche, fossero il modo più rapito per ascendere al Potere sulle masse.
Fu così che a Monaco di Baviera (e qui vi è una stretta connessione con gli Illuminati della Baviera, società infiltrata nella Massoneria di fine '700 per costituire un sanguinario moto rivoluzionario. Le idee degli Illuminati influenzarono pesantemente il marxismo prima ed il nazismo poi, come scritto anche nel volume di Lamy) Rudolf Glauer, nel 1918, fondò la società segreta Thule, la quale deformò e stravolse completamente le dottrine esoteriche di Madame Blavatsky e della Società Teosofica e le rielaborò a suo uso e consumo.
Thule preparò quindi l'ascesa del nazismo caratterizzandosi per il suo arianesimo quale razza superiore rispetto a quella semitica (gli adepti di Thule ritenevano che i Semiti, ovvero gli ebrei, possedessero delle conoscenze e dei poteri occulti che avrebbero potuto annientare la presunta razza ariana).
E' dunque in questo contesto che si confonde l'esoterismo con l'occultismo teosofico e con il nazismo.
La Storia e l'Umanità è piena di organizzazioni che affondano le loro origini e dottrine nelle Antiche Civiltà pre-cristiane. Talune operano per il bene ed il progresso (Massoneria, Rosa+Croce, Teosofia), talaltre contro di essi (nel '700 gli Illuminati di Baviera, poi Thule, il Ku Klux Klan, le Bestie di Satana e molte altre non ancora del tutto individuate ed individuabili...).
Jules Verne e le sue opere si situano dunque in questo contesto. Che meriterebbe davvero anni di studio ed approfondimento per tutti coloro i quali sentono l'esigenza di comprendere la realtà e la Storia per mezzo del simbolismo che ci circonda.

Luca Bagatin



10 novembre 2008

Relazione che ho tenuto alla 9a Accademia del Rito Simbolico Italiano il 9 novembre scorso

COSI' PARLO' BELLEVUE (in quel di Rimini)



Gli amici e, perché no, Fratelli, del Rito Simbolico Italiano del Grande Oriente d'Italia con particolare riferimento a Moreno Neri, curatore del loro sito web www.ritosimbolico.net, sono stati davvero gentili ad invitarmi quale relatore della loro 9a Accademia il 9 novembre scorso a Montefiore Conca (Rimini), fra relatori veramente di alto livello (escluso il sottoscritto).
Il 9 è un numero esotericamente e gnosticamente Sacro e ciò ha reso l'incontro ancor più perfetto (9 Accademia e 9 novembre, sarebbe stato possibile chiedere di più ?).
Il titolo dell'Accademia, poi, è stato ispirato da alcuni miei scritti e proposte disseminati su questo mio blog e sugli organi di stampa con cui collaboro.
E' stato per me un piacere ed un onore conoscere Bent Parodi di Belsito, ultimo discendente dei Gattopardi siciliani, Grande Oratore del Grande Oriente d'Italia ed esperto di Storia del Mito e delle Religioni ed alloggiare con lui all'Hotel Bellevue di Rimini, nonché pranzare e cenare.
Bent mi ha regalato frammenti di esoterismo di rara bellezza che non scorderò.
Inoltre ho rivisto il mio vecchio amico Aldo Chiarle, impetuoso come sempre ed ironicamente pungente nel sottolineare la mia bassa statura... ;-)
Coltissimi gli interventi del prof. Antonio Panaino, eminente figura del GOI e docente di Filologia Iranica, nonché quelli del prof Arturo Menghi Sartorio.
Il tutto si è concluso con una grande ed amabile abbuffata in stile romagnolo presso l'Agriturismo La Ruota di Montefiore, fra amici mazziniani e repubblicani (mai incontrati così tanti mazziniani in vita mia !), ma anche massoni filo-templari con i quali ho avuto la possibilità di discutere con grande interesse e passione di Rosslyn, Rennes le Chateau, la Maddalena, i Catari e tutto il filone esoterico-gnostico legato ai Templari ed alla loro Tradizione.
Conclusione: Massoneria di Popolo o Massoneria d'Elite ?
Un po' l'una, un po' l'altra. Nel senso che questa storica associazione è aperta a chiunque, ma ha come obiettivo ultimo il perfezionamento individuale dell'essere umano.
Bent Parodi, non a caso, ha affermato che il compito della Massoneria dovrebbe essere proprio quello di rendere l'Umanità intera un'elite.
Di individui consapevoli, liberi, eguali e fratelli.

Luca Bagatin (con al centro Bent Parodi di Belsito, Moreno Neri ed Aldo Chiarle)



UNA MASSONERIA DI POPOLO PER UN NUOVO UMANESIMO
by Luca Bagatin

Innanzitutto vorrei ringraziate il Rito Simbolico Italiano per avermi così gentilmente invitato quale relatore di questa tavola rotonda.
Il vostro Rito mi è particolarmente caro proprio in quanto volto a riprendere ed a seguire la tradizione gnostica di Pitagora che è così vicina alla mia concezione filosofica e spirituale dell'Universo.
La prima volta che ho sentito parlare di Massoneria è stato alle suole elementari e sin da allora ne sono rimasto affascinato. Così affasinato dalle Società Segrete risorgimentali  - Carboneria e Massoneria - appunto, da realizzarne la mia tesina di quinta elementare.
Per me, allora, rappresentavano il mistero ed al contempo la lotta per l'Unità d'Italia. La parola Fratellanza, poi, contribuiva in me bambino, ad accrescere i miei buoni sentimenti nei confronti del prossimo.
Fu così,  credo, che nacque in me l'amore per la figura di Giuseppe Garibaldi la cui scuola elementare che frequentavo allora portava il suo nome e così la via nella quale abito tutt'ora.
Con il tempo continuai a sentir parlare di Massoneria. Purtuttavia in termini spregiativi e ciò mi ferì profondamente.
Ricordo che, a 17 anni, partecipai fra il pubblico ad un dibattito organizzato dai giovani del movimento politico di  Alleanza Nazionale in cui si accusava la Massoneria dei peggiori crimini. Purtuttavia si continuava a parlare dell'ideale di Fratellanza e di Internazionalismo e ciò rafforzò in me la fede massonica al punto che in quel dibattito presi la parola e, pur giovanissimo, dichiarai che io mi sentivo massone e che avrei fatto di tutto negli anni a venire per smentire le loro invettive propagandistiche che tanto odoravano di clericalismo (io abbandonai il cattolicesimo, per scelta personale, all'età di 10 anni in quanto ritenni tale dottrina completamente falsa e insultante nel confronti della figura di Gesù detto il Cristo).
Fu così che, da lettore e ricercatore appassionato, mi imbattei in numerosi testi massonici ed esoterici. Taluni storici, talaltri antropologici, talaltri ancora a carattere spirituale ed occulto.
Compresi, in sintesi, che la Massoneria è un'organizzazione mondiale i cui valori fondanti sono tre: Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza alla Gloria del Grande Architetto dell'Universo per l'edificazione del Tempio dell'Umanità.
Messaggio semplice e complesso al contempo. Messaggio profondo ed universale, ovvero patrimonio dell'Umanità intera sin dalle sue millenarie origini.
La Libertà è alla base dell'individualità e dell'emancipazione da qualsiasi condizionamento esterno.
La Fratellanza è la consapevolezza di essere tutti frutto di una stessa fonte Divina ed al contempo di trovarsi tutti quanti a vivere un'esperienza esaltante chiamata Vita.
L'Uguaglianza non è invece mero livellamento, bensì consapevolezza dell'"altro", dell'apparentemente "diverso" da noi stessi. Il quale è invece inevitabilmente il nostro specchio interiore.
Il Grande Architetto dell'Universo è invece la fonte Divina: l'energia creativa e creatrice che anima ciascuno di noi.
Possiamo credere in un Dio esterno o interno a noi stessi in Massoneria. Purtuttavia la consapevolezza è la medesima: esiste un'energia invisibile che muove il mondo e le altre stelle, citando Dante. E che muove anche noi stessi, la nostra anima e la nostra psiche più recondita.
Come ho dichiarato anche in un mio relativamente recente articolo, non ho mai fatto mistero di essere affiliato da diverso tempo ad una società paramassonica (ovvero non massonica in senso stretto, ma comunque fondata da massoni e a sfondo iniziatico ed esoterico) a carattere spirituale denominata Società Teosofica fondata nel 1875 da un'occultista russa, Madame Blavatsky e dal colonnello Henry Olcott.
Nel medesimo articolo ho scritto anche che ho tuttavia delle bonarie critiche da muovere alla Massoneria, che forse sono piuttosto delle annotazioni costruttive e che ora vi illustrerò.
Trovo che la Massoneria, nel suo complesso, sia un po' troppo elitaria, chiusa in sé stessa, divisa al suo interno e ahimé le varie Logge chiedono spesso ai loro affiliati delle quote sociali un tantino elevate. Il che è anche il motivo principale della mia mancata affiliazione ad una qualsiasi Loggia Massonica.
Queste peraltro sono le medesime critiche che mosse il nostro Profeta dell'Unità d'Italia Giuseppe Mazzini, pur venerato dai massoni come un'"icona del libero pensiero".
Vorriei però andare con ordine e per gradi.
L'Istituzione massonica nel suo complesso è un'istituzione giustamente e correttamente iniziatica e quindi inevitabilmente non aperta a 360 gradi.
Essa deriva dalla Gnosi, dal pensiero gnostico ed esoterico delle più Antiche Civiltà apparse sulla Terra. Egizi, Caldei, Israeliti, Ariani, ma anche Catari e Templari sono da sempre alla base dell'universo massonico ed esoterico. I Massoni, sono insomma i custodi delle conoscenze millenarie dell'Universo. Per quanto, taluni o molti di loro, ritengano semplicemente che entrare in Massoneria sia un modo come un altro per far parte di un club esclusivo all'inglese. Ove magari è possibile anche far carriera.
La Gran Loggia Unita d'Inghilterra, non a caso, ha criticato gli ottimi volumi degli ottimi Fratelli massoni Robert Lomas e Christopher Knight proprio in quanto essi cercavano di dare un significato antorpologico, psicologico e spirituale dell'Istituzione massonica.
La Gran Loggia Unita d'Inghilterra si accontenta di credere che la Massoneria sia sorta nel 1717 nella "Taverna dell'Oca e della Graticola" come club esclusivo.
Evidentemente la Massoneria è molto di più e, a parer mio, le spetta un ruolo ancor più incisivo per il prossimo futuro.
Altro grosso ostacolo all'interno della Massoneria sono le divisioni al suo interno.
Da profano mi chiedo se sia possibile che in Italia esistano ben 3 Obbedienze massoniche ! E va bene che il 3 è un numero esotericamente Sacro, ma trovo che ciò sia assolutamente controproducente proprio per la funzione che l'Istituzuone ricopre ovvero può ricopripre per l'Umanità intera.
Tali divisioni sono essenzialmente dovute a motivi di carattere storico e note a tutti i presenti, per cui non mi vi soffermerò.
Tali divisioni, ovviamente, non sussistono solamente nel nostro Paese, ma in tutto il Mondo e ciò mi vede non solo contrariato, ma finanche mi intristisce molto.
Se l'ideale e l'obiettivo di crescita morale e spirituale è comune, perché mai dividersi come fanno i più infimi partitini politici adoperandosi in pseudo nuovi esperimenti di scissione dell'atomo ?
Lascio a voi la domanda in sospeso.
Poi c'è la questione dell'iniziazione delle donne nella Massoneria del Grande Oriente d'Italia. Il Generale Giuseppe Garibaldi iniziava le donne ! Egli iniziò anche Madame Blavatsky ai "misteri e privilegi delle Luce massonica" !
Ora, io mi chiedo che problema ci sia ad iniziare le donne anche qui, fra di voi. Possibile che un'istituzuone antidogmatica sia così legata ad un certo tipo di tradizione forse un po' troppo patriarcale, così come avviene nella Chiesa cattolica ?
Intendiamoci, i miei sono solo pensieri sparsi, suggerimenti, consigli di un profondo amante della Massoneria. Non prendetele come invettive. Amo troppo i Fratelli del Grande Oriente d'Italia per inveire contro la loro storica istituzione, di cui mi onoro peraltro di portare appuntato alla giacca il distintivo regalatomi dall'amico Aldo Chiarle.
Vorrie proseguire illustrandovi brevemente una mia piccola utopia.
Un'utopia di cui scrissi in quell'articolo poc'anzi citato e di cui percepisco la necessità: ovvero il concetto di una nuova Massoneria di Popolo.
Ove il Popolo è visto in chiave mazziniana, ovvero un'insieme di individui consapevoli alla ricerca di sé stessi e della propria emancipazione individuale e quindi spirituale.
Una Massoneria di Popolo come una Scuola Iniziatica per la crescita e l'implementazione della Creatività e della Coscienza individuale. Al fine di scoprire il nostro "Sé" più profondo. Al fine di combattere i dogmi, i pregiudizi, le ipocrisie, le prevaricazioni sociali e psicologiche.
In sintesi: per restituire il potere ad ogni singolo individuo il quale potrebbe finalmente ritornare ad essere il "pilota" dell'Esistenza nel senso più ampio del termine.
La Massoneria nelle sue varie forme potrebbe avere un ruolo importante in questo progetto, ma solo se essa sarà capace di attingere dalle proprie origini (Verità, Sapienza, Conoscenza) e di tornare ai tempi di Mazzini, Garibaldi, Mameli in Italia e Benjamin Franklin, George Washington ed i rivoluzionari americani negli Stati Uniti, ove il popolo stesso era al centro della vita massonica per l'emancipazione e le libertà.
Emancipazione e libertà prima di tutto dai condizionamenti esterni.
La nostra società è in profonda crisi di valori e di ideali ed il materialismo da una parte ed il fondamentalismo dall'altra stanno distruggendo le menti più giovani ed indifese.
I nostri giovani sono sempre più precari sotto il profilo materiale e mentale.
L'obesità è in aumento fra i giovani e così la depressione che ne è all'origine.
Ora, io semplifico, ma sono questioni e situazioni sotto gli occhi di tutti ai quali solamente un'Istituzione millenaria antidogmatica e patrimonio dell'Umanità intera può porre un freno.
La Massoneria può svolgere, a parer mio, questo compito di rinnovata elevazione morale e spirituale. Non occupandosi di politica o religione, bensì comprendendole, bensì costituendo scuole e seminari pubblici e gratuiti aperti a chi è desideroso di vedere la Luce.
Ovvero per mezzo di un nuovo approfondimento e di un nuovo approccio olistico, ovvero globale  alla Simbologia ed al Simbolismo che ci circonda e che è parte di noi stessi. Ovvero per mezzo di un approfondito studio su “Chi siamo” e “Da dove veniamo”, senza pregiudizi e preconcetti e senza conclusioni affrettete: bensì con la continua volontà di ricerca della Verità Universale.
Verità Universale che non è mai “verità ultima”, come vorrebbero le Chiese ed i totalitarismi, bensì Verità in continua evoluzione dentro e fuori noi stessi.
Non si tratta di rivelare ad alcuno i rituali massonici, bensì di essere portatori di valori universali in quanto formatisi nel corso dell'evoluzione umana.
Ecco, io non ho mai creduto al concetto di "rivoluzione", bensì a quello di "evoluzione" individuale e quindi collettiva.
Ed è qui che si insinua la necessità di una riaffermazione della Laicità quale valore e principio  fondante del riconoscimento reciproco e della libera ricerca. Riconoscimento reciproco che fa sì che “il diverso” da noi sia visto come “il nostro specchio” per mezzo del quale è possibile “vedere” l'altra parte di noi stessi, ovvero comprendere le nostre specificità-diversità e quindi comprendere quelle altrui.
Ed in questo ambito la Massoneria ed in particolare quella del Grande Oriente d'Italia con il suo Gran Maestro Gustavo Raffi, è all'avanguardia.
Ecco, concludendo, è proprio grazie ad una rinnovata e compatta Massoneria di Popolo laica e finanche libertaria, con quote associative accessibili e che sappia attingere alle sue origini gnostiche, misteriche ed antropologiche, attualizzandole, sono certo che una Nuova Era di Illuminati (non certo la favoletta degli Illuminati della Baviera ed i loro complitti per il controllo del Mondo) potrebbe nascere.
Con un pizzico di Utopia, Fantasia e Creatività.
E la consapevolezza che siamo nati tutti quanti liberi, eguali e fratelli !



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini