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19 settembre 2012

Pordenonelegge 2012: una manifestazione che più politicizzata di così non poteva essere

Che cos'hanno in comune Toni Negri, il comico Paolo Rossi, il redivivo Gianni Minà e lo scrittore Paco Ignacio Taibo II ? La comune ideologia politica di matrice marxista, direte.
Sì, forse, ma, si sa, i tempi sono cambiati. Ed oggi il marxismo che piace alle "masse indottrinate" è quello "radical-chic". Oggi, infatti, costoro sono protagonisti della kermesse del libro di Pordenone, Pordenonelegge 2012 - che si tiene dal 19 al 23 settembre - a dimostrazione che "la cultura è di sinistra", ma solo perché l'ha deciso la stretta cerchia degli organizzatori della manifestazione con, in testa, anche quest'anno, il solito Gian Mario Villalta, coadiuvato da Alberto Garlini e Valentina Gasparet.
Una Pordenonelegge in rosso, a dispetto del logo della manifestazione che, chissà perché, è giallo ed ha per simbolo, anziché il Pulcino Pio, un salvagente a forma di paperella.
Sarà il salvagente sul quale si salvò Toni Negri, ideologo delle Brigate Rosse e cattivo maestro dei tempi che insanguinarono l'Italia del Terrorismo, poi fuggito all'estero per evitare il mandato di cattura e rifugiatosi persino nelle liste del Partito Radicale, alla faccia di Marco Pannella e dei diritti civili ? Non sappiamo.  Fatto sta che, proprio nel trentennale della morte dell'eroe dell'antiterrorismo Carlo Alberto Dalla Chiesa, a Pordenonelegge, si presenta il libro di Mimmo Sersante "Il ritmo delle lotte" a memoria proprio del terrorista Antonio Negri (sic !), che ancora oggi si diverte a fare l'intellettuale radical-chic no-globalista e mai ha chiesto perdono per le tante vittime della follia brigatista, da lui fomentata.
Il comico Paolo Rossi e Pino Roveredo, invece, ricorderderanno l'epopea berlingueriana attraverso il ricordo del padre di Roveredo, che votava "Berlinguer perché era una brava persona". Chissà se, nel corso dell'incontro, ci ricorderà anche che Berlinguer prendeva i rubli dalla dittatura sovietica per finanziare il Partito Comunista Italiano. Così, tanto per gradire, dico.
Gianni Minà, invece, ci mancava. Ricorderà, come al solito, l'epopea del dittatore Fidel Castro, ma in chiave, per così dire, moderna con un documentario dal titolo "Cuba nell'epoca di Obama". La Cuba di Fidel, ovvero quella dei pregiudizi sugli omosessuali, spesso internati ed ove ancora non esiste democrazia. Bella roba davvero !
Come se non bastasse, a Pordenonelegge, quest'anno, ci sono anche le radical-chic Concita De Gregorio, già direttrice de L'Unità e l'attrice Valieria Golino che, con una kermesse del libro, proprio non sappiamo che cosa c'entri.
Curioso poi che, a presentare due eventi, uno su "come allenersi a studiare meglio" ed uno sui "neuroni", vi siano due noti coordinatori giovanili pordenonesi del Popolo delle Libertà: Enrico Paludet e Matteo Rizzato, già pluricandidati e pluridecorati dal loro Partito.
La cultura pordenonese a scatola chiusa, insomma, gestita dall'alto e finanziata anche con danari pubblici, è davvero ben lottizzata sotto il profilo politico. Non c'è che dire.
Chi scrive, come ogni anno, si godrà ad ogni modo le ottime bancarelle del libro fuori catalogo e si augura di avere modo di chiacchierare con Milo Manara, unico fiore all'occhiello di quest'anno, magnifico fumettista del nostro tempo, il quale presenterà "Il trombettiere", a ricordo del combattente Giovanni Martini, patriota italiano garibaldino e successivamente eroe del Settimo Cavalleggeri.
E speriamo di riuscire a dimenticare tutto il resto.


Luca Bagatin 

Desideriamo precisare che questo articolo non intende affatto denigrare l'opera di Matteo Rizzato (che, anzi, ci farebbe anche piacere recensire), bensì solamente rilevare l'eccessiva politicizzazione della manifestazione Pordenonelegge.



3 settembre 2012

In memoria del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. A trent'anni dall'omicidio perpetrato dalla mafia e dalla classe politica di allora. Che lo lasciò solo.



A trent'anni esatti dall'omicidio del Generale dell'Arma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, desideriamo ricordarne brevemente la vicenda ed omaggiarne la memoria.
Il Generale Dalla Chiesa fu indiscusso eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia in Italia.
Lasciato solo dalla classe politica di allora, fu inviato a combattere la mafia in Sicilia come prefetto di Palermo, con pochissimi uomini e mezzi, nonostante le ripetute richieste del Generale stesso, il quale richiedeva poteri speciali che le autorità politiche mai gli fornirono e sempre gli negarono e le cui massime responsabilità vanno al Presidente del Consiglio di allora, Giovanni Spadolini.
Fu così che, tragicamente, il Generale Dalla Chiesa e la moglie, Emanuela Setti Carraro, saranno assassinati a colpi Kalashnikov.
"Qui è morta la speranza dei palermitani onesti", sarà la scritta che comparirà, nei pressi del luogo dell'attentato, il giorno seguente, 4 settembre 1982.
Con Carlo Alberto Dalla Chiesa, forse, morirà anche la speranza degli italiani in una politica più onesta e trasparente, che lasciava morire uno fra i pochi servitori dello Stato onesti.
Oggi, la figlia del Generale Dalla Chiesa, Rita, parla di "omicidio politico". E' forse possibile darle torto ?

Luca Bagatin


Da "Il Venerabile" di Pier Carpi (Gribaudo & Zarotti, 1993), pagg 441 - 442 - 443

"L'incontro tra Carlo Alberto Dalla Chiesa, impacciato nel suo abito borghese che era stato costretto a portare da quando era stato discriminato, e il presidente Spadolini fu imbarazzante e glaciale. Spadolini trattò con disprezzo quell'uomo, che non reagì solo per il senso del dovere. Ma quando Spadolini, riferitosi a lui e alla P2, disse che si trattava della vera "questione morale", di una gran pulizia da fare, il generale non seppe resistere. E replicò energicamente.
"Lei è la vera questione morale, presidente", gli disse. "Lei che sta portando la nostra economia alla bancarotta, lei che si circonda di ministri incapaci. La questione morale sono i partiti che hanno fagocitato tutto, dalla magistratura alla polizia, per annidarsi ovunque si possa rubare, negli enti pubblici, nelle banche. I politicanti che chiedono tangenti per concedere quello a cui i cittadini hanno diritto, che operano in collusione con la mafia e tutta la criminalità organizzata, che assegnano appalti ai parenti o a chi paga meglio. La questione morale sono gli ospedali fatiscenti, la salute pubblica nelle mani dei politicanti, la scuola al massimo degrado, i criminali che siedono in parlamento grazie alla vergogna dell'immunità parlamentare. I brogli elettorali, i miliardi per il Sud rubati, le tasse spietate contro i ceti più deboli, il fatto che senza una tessera non si vinca un concorso o non si trovi lavoro [....] Debbo continuare ?".
Mentre cercava di ricomporsi, dopo quello sfogo che gli era stato strappato letteralmente, il generale Dalla Chiesa osservava Spadolini, livido in volto, le mani tremanti, mentre stava in piedi dietro alla sua enorme scrivania nera, tutta intarsiata come un antico confessionale.
"Anche la P2, centro corrotto e corruttore, è questione morale", disse Spadolini senza alzare lo sguardo perché temeva quell'uomo forte e leale. "E lei aveva presentato domanda di iscrizione a quella loggia segreta, che io ho sciolto e...".
Aggiustandosi gli occhiali, Carlo Alberto Dalla Chiesa parlò deciso.
"Io la interrompo, e non mi scuso se lo faccio. Sono stanco di ascoltare queste parole, che portano a frasi fatte, ripetute e risapute, usate da coloro che, senza un motivo, cercano di criminalizzare gli altri o di condannarli alla morte civile, come è successo con me. Basta, basta davvero... Io ho fatto la domanda, ma nella P2 non sono mai entrato. Per quanto ne sapevo, per le persone che conoscevo, si tratta di uomini per bene, servitori dello Stato, che oggi si vuole togliere di mezzo, per puri scopi di interesse personale e per un processo politico che, mi ascolti bene, tende a cambiare le istituzioni. A mettere fuori gioco anche lei, perché qui si cerca di portare al governo i comunisti. Lo so come lo sa lei, e può immaginare cosa accadrà in Italia, quel giorno. Cosa accadrà anche a lei".


P2, P3, P38, Pd, PdL

di Luca Bagatin

da "La Voce Repubblicana" del 23 luglio 2010

Sono una volta di più concorde con l'analisi del prof. Aldo Alessandro Mola, saggista e storico, relativamente a questa storia della P3, che nei fatti non ha nulla a che vedere nè con la Massoneria - che è un'organizzazione esoterica di uomini perbene - nè tantomeno con la P2 che fu una Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia sulla quale sono state dette e scritte un mucchio di fandonie.
Il prof. Mola, che di recente ha scritto un approfondito, documentato e mai smentito saggio sulla P2 ("Gelli e la P2 fra cronaca e Storia" Bastogi editrice), chiarisce che questa "P3" è solo una formula.
Giornalistica perlopiù. Una formula che coinvolge - eventualmente - solo faccendieri o giù di lì.
La P2, come ricorda lo stesso Mola, era una Loggia coperta ma regolare del GOI, il cui scopo era noto persino al Generale dei Carabinieri, ex partigiano ed eroe dell'antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa che di essa fece parte: ovvero scongiurare gli opposti estremismi e consolidare la vita democratica.
Non a caso, fra il 1994 ed il 1996, la Corte di Assise di Roma e la Corte di Cassazione assolsero i "piduisti" dall'imputazione di complitto militare e politico.
Il nostro Paese è decisamente molto strano. E' il Paese dei falsi golpe e dei falsi miti.
Il liberale Edgardo Sogno, il repubblicano Randolfo Pacciardi e - successivamente - il socialista Bettino Craxi furono messi alla gogna, mentre i parolai, i populisti ed i cattocomunisti andarono al governo: Berlusconi, Prodi, Bossi, Di Pietro.....
Sogno e Pacciardi - eroi della Resistenza antifascista - accusati di golpe militare, mentre dall'altra parte il Partito Comunista - sostenuto dall'Urss - si accaparrava via via consensi sino all'inevitabile declino con il crollo del Muro e dunque comunismo internazionale.
Ed ecco avanzare allora lo sapuracchio di Tangentopoli: in galera e vilipesi gli esponenti dei partiti demcratici, liberali, repubblicani, socialisti e sugli altari i rappresentanti dell'autoritarismo: comunisti, fascisti, leghisti, neoberlusconiani.
Sino ad arrivare ai giorni nostri ove nel Pd si vogliono "scomunicare" i massoni ed i laici, mentre dall'altra parte - nell'altro "comitato d'affari" - si baciano le pile del Vaticano.
Comitati d'affari, appunto.
Non la P2, ma il Pd, il PdL ed i loro satelliti estremisti e giustizialisti: IdV e Lega Nord.
Conventicole d'affari che hanno imposto una legge elettorale truffaldina ed antidemocratica, che manda al macero milioni di voti, che impedisce agli elettori di votare i loro rappresentanti.
Centri di potere bipartisan che truccano le regole del gioco, che mangiano alle spalle del cittadino, oggi molto più di ieri: perché senza regole, senza ideali, senza un minimo di ritegno.
Questa l'Italia di oggi che, infondo, è il prodotto di quella di trent'anni fa. Di quella che credeva alle P38 ed agli scontri di piazza piuttosto che al dialogo ed alle regole democratiche.
Di quella che "sognava la rivoluzione" che sarebbe finita inevitabilmente nell'"involuzione": dei costumi, del linguaggio, della politica.
Di quella dei "misteri" montati ad arte da certa stampa per vendere più copie e da quella che "tirava a campare", scaricando sui cittadini-elettori le sue esclusive responsabilità.
Un panorama decisamente triste. Da ripensare. Da ricostruire.



6 luglio 2011

28 anni dopo: diario di un Piduista


"28 anni dopo: diario di un Piduista" e, a destra, l'autore, il Gen. Umberto Granati

Il Colonnello Umberto Granati fu il primo che, allo scoccare del presunto "scandalo P2", nel maggio 1981, dichiarò di essere affiliato a tale Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia.
La P2 era infatti una Loggia regolare e per nulla segreta - come invece millantò certa stampa - ideata, come rivela lo stesso Granati, dall'Eroe dei due Mondi Giuseppe Garibaldi e fondata ufficialmente dal Gran Maestro garibaldino Giuseppe Mazzoni nel 1877 al fine di raccogliere personalità di prestigio del mondo della cultura, della politica, della magistratura, delle forze armate, che desideravano mantenere riservata la loro appartenenza all'Ordine liberomuratorio.
Dov'era lo scandalo ? Lo volle sapere lo stesso Col. Granati, il quale non solo informò i suoi superiori della sua appartenenza alla P2, ma persino i Carabinieri.
Fu un fesso ? No, semplicemente un uomo onesto, un Servitore dello Stato, che si rifiutava di dichiarare il falso, come invece furono invitati molto suoi Fratelli di Loggia a fare.
Tutto questo e molto altro è raccontato dallo stesso Umberto Granati -  oggi ottantaduenne e Generale di Corpo d'Armata in pensione - nel suo libro: "28 anni dopo: diario di un Piduista", edito dalla casa edittrice indipendente Ipertesto Edizioni (www.iperedizioni.it).
Granati era animato da ideali massonici, spirituali e filosofici e si iscrisse alla P2 e dunque alla Massoneria. Non ne poteva trarre vantaggi per il semplice fatto che, nel 1977, data della sua iscrizione, aveva una carriera già ben avviata che si sarebbe conclusa comunque con una promozione pochi anni dopo.
Che cosa ne ricavò, invece ? Nulla, solo guai personali e giudiziari che lo porteranno, come i pochi suoi Fratelli che avevano dichiarato l'appartenenza alla P2 (fra questi lo scrittore e regista Pier Carpi, che sarà emarginato dal mondo letterario ed artistico sino a morire in miseria) all'emarginazione. Per quanto nessuno gli abbia mai attribuito alcun reato.
La P2, come documentato dallo stesso Umberto Granati nel suo libro - ma già anni prima dai saggi di Pier Carpi ("Il caso Gelli: la verità sulla Loggia P2" del 1988 e "Il Venerabile" del 1993) e del prof. Aldo A. Mola ("Gelli e la P2 fra cronaca a storia" del 2008) - divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora (in particolare le due forze del "compromesso storico"), le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto e con l'assoluzione piena di tutti i cosiddetti "piduisti" per mezzo delle sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Venerabile della Loggia, Licio Gelli, per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Umberto Granati racconterà la sua vicenda pubblicamente sul Corriere di Siena nel 1987 con degli articoli a puntate dal titolo: "Storia di un piduista". Una vicenda che nel suo recente saggio-documento riprende per intero e non risparmia accuse, non solo al mondo politico di allora, a certi mass media ed a certi settori della magistratura, ma anche allo stesso Licio Gelli, il quale non fece nulla per difendere gli affiliati alla sua Loggia, ma scappò all'estero.
Umberto Granati è infatti convinto che, se tutti i membri della Loggia fossero usciti allo scoperto come aveva subito fatto lui, il caso si sarebbe sgonfiato da solo.
Come potevano, infatti, personalità diverissime fra loro e che non si erano nemmeno mai riunite (fra cui il cantante Claudio Villa e l'eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia Carlo Alberto Dalla Chiesa), complottare contro lo Stato ?
Altra cosa di cui il Granati è convinto è che il famoso elenco dei "piduisti", diffuso dalla stampa e da internet sia incompleto. Non solo molti dei nomi degli affiliati mancherebbero all'appello, ma persino molti di quelli contenuti nell'elenco sarebbero persone completamente estranee alla vicenda. Persone estranee che, ad ogni modo, ancora oggi vengono ingiustamente additate come "delinquenti e stragisti".
Umberto Granati parla senza reticenze e raccontando una vicenda senza aver nulla nè da perdere nè da guadagnare, anzi.
Racconta ad esempio di quando fu oggetto di insulti e minacce telefoniche da parte di uno sconosciuto che, solo perché componente della P2, lo riteneva un criminale.
Il Colonnello Granati fu insignito nel 1985 dell'Onoreficenza dell'Ordine di Giordano Bruno da parte del Grande Oriente d'Italia ed è oggi Generale di Corpo d'Armata in pensione. Da diversi anni è dedito al giornalismo ed alla redazione di guide turistiche. Nel suo libro racconta di come fu emarginato nel suo ambiente di militare, senza capirne il perché e di come fu ostacolato, assieme a sua moglie, persino nella sua umile attività di giornalista di riviste turistiche.
Di che cosa era infatti accusato lui, che non aveva mai mentito in vita sua e la cui carriera era immacolata ?
Come mai ancora oggi la P2 ed i "piduisti" fra i quali, come dice lo stesso Granati, ci saranno anche state delle pecore nere, ma per il resto erano galantuomini, sono considerati il male assoluto ?
A chi giova tutto ciò ?
Possibile che il Generale Granati, uscitone completamente pulito come molti suoi pari, debba ancora vedere diffuso il suo nome sulla stampa e sul web, come se fosse un pericoloso criminale ?
"28 anni dopo: diario di un Piduista" è un documento prezioso e che getta nuova luce sul caso P2, forse ponendo finalmente la parola fine alla questione e riabilitando degli uomini onesti che hanno pagato la loro appartenenza ad una Loggia massonica regolare.

Luca Bagatin



21 luglio 2010

P2, P3, P38, Pd, PdL


Il prof. Aldo A. Mola ed il suo ultimo saggio sulla P2

Sono una volta di più concorde con l'analisi del prof. Aldo Alessandro Mola, saggista e storico, relativamente a questa storia della P3, che nei fatti non ha nulla a che vedere nè con la Massoneria - che è un'organizzazione esoterica di uomini perbene - nè tantomeno con la P2 che fu una Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia sulla quale sono state dette e scritte un mucchio di fandonie.
Il prof. Mola, che di recente ha scritto un approfondito, documentato e mai smentito saggio sulla P2 ("Gelli e la P2 fra cronaca e Storia" Bastogi editrice), chiarisce che questa "P3" è solo una formula.
Giornalistica perlopiù. Una formula che coinvolge - eventualmente - solo faccendieri o giù di lì.
La P2, come ricorda lo stesso Mola, era una Loggia coperta ma regolare del GOI, il cui scopo era noto persino al Generale dei Carabinieri, ex partigiano ed eroe dell'antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa che di essa fece parte: ovvero scongiurare gli opposti estremismi e consolidare la vita democratica.
Non a caso, fra il 1994 ed il 1996, la Corte di Assise di Roma e la Corte di Cassazione assolsero i "piduisti" dall'imputazione di complitto militare e politico.
Il nostro Paese è decisamente molto strano. E' il Paese dei falsi golpe e dei falsi miti.
Il liberale Edgardo Sogno, il repubblicano Randolfo Pacciardi e - successivamente - il socialista Bettino Craxi furono messi alla gogna, mentre i parolai, i populisti ed i cattocomunisti andarono al governo: Berlusconi, Prodi, Bossi, Di Pietro.....
Sogno e Pacciardi - eroi della Resistenza antifascista - accusati di golpe militare, mentre dall'altra parte il Partito Comunista - sostenuto dall'Urss - si accaparrava via via consensi sino all'inevitabile declino con il crollo del Muro e dunque comunismo internazionale.
Ed ecco avanzare allora lo sapuracchio di Tangentopoli: in galera e vilipesi gli esponenti dei partiti demcratici, liberali, repubblicani, socialisti e sugli altari i rappresentanti dell'autoritarismo: comunisti, fascisti, leghisti, neoberlusconiani.
Sino ad arrivare ai giorni nostri ove nel Pd si vogliono "scomunicare" i massoni ed i laici, mentre dall'altra parte - nell'altro "comitato d'affari" - si baciano le pile del Vaticano.
Comitati d'affari, appunto.
Non la P2, ma il Pd, il PdL ed i loro satelliti estremisti e giustizialisti: IdV e Lega Nord.
Conventicole d'affari che hanno imposto una legge elettorale truffaldina ed antidemocratica, che manda al macero milioni di voti, che impedisce agli elettori di votare i loro rappresentanti.
Centri di potere bipartisan che truccano le regole del gioco, che mangiano alle spalle del cittadino, oggi molto più di ieri: perché senza regole, senza ideali, senza un minimo di ritegno.
Questa l'Italia di oggi che, infondo, è il prodotto di quella di trent'anni fa. Di quella che credeva alle P38 ed agli scontri di piazza piuttosto che al dialogo ed alle regole democratiche.
Di quella che "sognava la rivoluzione" che sarebbe finita inevitabilmente nell'"involuzione": dei costumi, del linguaggio, della politica.
Di quella dei "misteri" montati ad arte da certa stampa per vendere più copie e da quella che "tirava a campare", scaricando sui cittadini-elettori le sue esclusive responsabilità.
Un panorama decisamente triste. Da ripensare. Da ricostruire.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini