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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 aprile 2013

Ilona Staller candidata alle Amministrative di Roma del 26 e 27 maggio

Sono lieto che lo storico Partito Liberale Italiano abbia accettato la mia proposta di candidare l'amica Ilona Staller nelle liste Liberali e Repubblicane in vista delle imminenti elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio.
E' una proposta che caldeggiai già dall'inverno scorso, ma che mi sovvenne già dalla scorsa estate, allorquando Ilona stava per tornare sulla scena politica italiana con un programma liberale, libertario ed ambientalista.
Fu così che, su facebook, aprii il gruppo "Liberali Ambientalisti per Ilona-Cicciolina" (L.A.I.CI.), ove iniziarono ad arrivare le prime adesioni.
Chi meglio, dunque, dei Liberali e soprattutto dei Repubblicani, nei quali io stesso militai in tempi non sospetti, per portare avanti questa nuova sfida ?
Il progetto, in sé, racchiude la necessità di valorizzare una storia politica dimenticata, ovvero quella dei diritti civili ed in particolare dei diritti civili portati avanti da Ilona Staller negli anni che vanno dal 1987 al 1993, con i Radicali e successivamente ripresi anche da Liberali e Repubblicani, in alternativa al bigottismo cattocomunista e clericofascista.
Ilona è stata la prima personalità politica a rendersi conto che, un certo tipo di politica, stava finendo ed occorreva passare all'alterità politica, ovvero all'alternativa.
Il Beppe Grillo di oggi, in sostanza, non fa che dire le stesse cose che diceva Ilona Staller nel 1989. Con l'unica differenza che, Ilona, in Parlamento era presente e ci metteva la faccia ogni giorno.
Nel biennio di Tangentopoli, peraltro, ci fu l'esempio del Partito dell'Amore (che esiste tutt'oggi), fondato dalla stessa Ilona Staller, che successivamente portò avanti Moana Pozzi, con un programma di lotta alla corruzione e per una città eco-sostenibile e libertaria. Una vera rivoluzione libertaria alle Amministrative romane del 1993 !
Ecco, dunque, tornare sulla scena politica comunale una donna coraggiosa, con un programma di lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione ed all'oppressione fiscale e - soprattutto - a garanzia dei diritti delle coppie omosessuali, dei detenuti, delle donne oppresse sotto ogni punto di vista. Tematiche quali la legalizzazione delle non droghe, della costituzione dei Parchi dell'Amore, della tutela dell'ambiente e degli animali, sono da sempre parte della nostra storia e della storia stessa di Ilona Staller.
E' per questo che, chi scrive, ha deciso di proporre e sostenere questa iniziativa culturale e di alternativa politica, candidandosi a fianco di Ilona Staller nella lista Liberale e Repubblicana per una Roma laica e civile.

Luca Bagatin

(AGENPARL) - Roma, 10 apr - In vista delle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio, l'ex Onorevole radicale ed ex pornodiva Ilona Staller sarà candidata nella lista Liberale e Repubblicana, assieme all'ideatore e promotore della candidatura - lo scrittore, blogger e giornalista Luca Bagatin - e l'attivista politico Andrea Ladillo. La candidatura di Ilona Staller nelle liste dei Liberali e dei Repubblicani, accettata con entusiasmo dall'ex deputata de ex pornodiva, è funzionale al rilancio dei diritti civili, alla lotta alla corruzione ed agli sprechi nella pubblica amministrazione, in favore dei diritti dei disabili, per l'istituzione dei parchi dell'amore ed in favore della tutela dell'ambiente, del verde pubblico e degli animali nella città di Roma.



1 luglio 2012

Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)



Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)


Vendola: alleanza con il Pd solo se c'è Di Pietro.

Via libera, dunque, al fasciocomunismo (sic !)


Maroni - Alfano: prove di alleanza.
Ecco a voi il ladrocomunismo (sic !)



Al centro, a sinistra, a destra, il Comunismo non è morto !
VIVA MARX - VIVA LENIN - VIVA SAN-DRO-BONDI !



22 giugno 2012

Sindacati italiani e Giuliano Pisapia indegni di un Paese civile



Oggi sciopero nazionale del trasporto pubblico.
I sindacati italiani, capitanati da Camusso, Bonanni ed Angeletti, per "protestare" contro il governo Monti, danneggiano i lavoratori e gli utilizzatori dei mezzi pubblici.
Ignorando la lezione del padre del Socialismo italiano Filippo Turati, grande avversatore degli scioperi a tutto danno di lavoratori e cittadini, Camusso, Bonanni ed Angeletti - con il loro posto di lavoro garantito ed i loro stipendi d'oro (nemmeno lontanamente paragonabili alle buste paga di operai e di lavoratori parasubordinati) - si riconfermano essere la vergogna dei lavoratori e dei cittadini onesti (i quali si sono pure visti aumentare il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici !!!).



Poichè le disgrazie non arrivano mai da sole, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, inchinandosi di fronte ai diktat della dittatura cinese, nega la cittadinanza onoraria della città di Milano al Dalai Lama, che pure era stata preparata da tempo con un documento unanime.
Pisapia, dunque, forse memore del suo passato e presente politico, si schiera dalla parte opposta rispetto alla difesa dei diritti civili ed umani in Tibet.



7 dicembre 2011

Il 25 dicembre prossimo rinascerà il quotidiano liberalsocialista l'"Avanti!": quello vero !



In quest'Italia della crisi, di totale spaesamento e sfiducia nei confronti della politica (a scrivere è uno che non va più a votare da anni, non a caso), ecco almeno una buona notizia: nelle edicole tornerà il quotidiano l'"Avanti!".
L'"Avanti!", sì, quello senza l'apostrofo, l'originale ed unico giornale di cultura socialista diretto da Leonida Bissolati ed uscito per la prima volta nel 1896. L'unico e vero "Avanti!" titolato ad essere tale, senza cammelli, cammellate, padrini o padroni di sorta.
L'"Avanti!" sarà organo indipendente dai partiti e ciò ce lo rende ancor più simpatico. L'"Avanti!" sarà diretto da Rino Formica e sarà rivolto ai socialisti di tutti gli schieramenti politici. In particolare ai senza tessera.
L'"Avanti!" rinascerà dunque ufficialmente il 25 dicembre prossimo, grazie all'apporto ed impulso della rivista liberalsocialista "Critica Sociale", diretta dall'ottimo Stefano Carluccio ed inizialmente sarà inviato agli abbonati della Critica. Poi, con l'anno nuovo, sarà presente anche nelle maggiori edicole italiane.
Ora, come ho scritto a Carluccio nel complimentarmi con lui per l'ottima iniziativa, io non sono socialista. Sono un repubblicano mazziniano, già iscritto al PRI ed abbonato da una vita a "Critica Sociale".
C'è un filo rosso mazziniano e garibaldino che lega la cultura repubblicana e liberaldemocratica a quella socialista. Si chiama appunto: cultura liberalsocialista, ovvero quella per la quale non c'è autentica giustizia sociale senza libertà: civile ed economica.
E' un filo rosso che parte da molto lontano, dal Partito d'Azione di Giuseppe Mazzini alle Camicie Rosse di Giuseppe Garibaldi, passando per le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso mazziniane e successivamente mutuate anche dai primi socialisti, sino alle lotte sociali di Filippo Turati ed Anna Kulisioff ed alla giunta capitolina di Ernesto Nathan. Passando dunque per il Secondo Risorgimento, la Resistenza, i fratelli Rosselli, Matteotti, la lotta al nazifascismo e dunque al comunismo. Una storia che unisce il repubblicano Randolfo Pacciardi al socialista Bettino Craxi, entrambi promotori di una Repubblica presidenziale anti-casta ed anti-partitocratica.
E' antica quanto attualissima la storia dei laici, dei repubblicani, dei liberali e dei socialisti. E' una storia fatta di emancipazione delle classi lavoratrici e diseredate; di battaglie per i diritti civili quali divorzio ed aborto; di lotta allo statalismo democristiano e comunista in nome della libertà economica e sociale degli individui.
E' una storia che i più giovani dovrebbero non solo conoscere, ma financo portare avanti. Specie in quest'epoca in cui la vera origine della crisi sta proprio nella crisi dei valori e degli ideali.
Dal '93 ad oggi abbiamo assistito, in Italia, alla totale scomparsa dei partiti democratici, che sono stati sostituiti con altri non solo non democratici, ma finanche privi di contenuti, di ideali, di progetti.
Il berlusconismo e l'antiberlusconismo, figli entrambi del cattocomunismo e del clericofascismo degli anni '70, hanno dominato la scena politica di questo Paese per troppo tempo.
E' il momento di tornare alle idee ed ai contenuti. Ai fatti concreti.
All'unità dei laici, dei liberali, dei repubblicani, dei radicali e dei socialisti tutti, ad esempio.
Una proposta che rimase inascoltata all'interno del PRI e che feci circa un anno fa era quella di rifondare l'Unione Democratica Nuova Repubblica di Pacciarti, quale componente politico-culturale per elaborare un discorso più ampio.
Un discorso che prevedesse i seguenti punti programmatici concreti: riforma della legge elettorale in senso Presidenziale per il governo e proporzionale pura per il Parlamento; riduzione delle imposte ad un massimo di tre aliquote fiscali ed innalzamento della no tax area; abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi e comunità montane; privatizzazione del carrozzone Rai; introduzione del matrimonio omosessuale; legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati; separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; riduzione degli stipendi di Deputati e Senatori del 50 %.
Un discorso programmatico, io credo, laico, liberalsocialista e libertario.
Ecco, io penso che un discorso di questo tipo possa essere fatto anche e soprattutto all'interno di un giornale libero come potrebbe essere il nuovo "Avanti!". Un giornale il più aperto possibile alle diversità culturali dei laici e con lo scopo ultimo di poter, fra qualche tempo, incidere nell'orientamento politico nazionale.
Ora, forse tutto cià può sembrare ambizioso e lo è, in effetti.
Proviamoci almeno.
Nel mio piccolo, cari amici di "Critica Sociale", cari Stefano Carluccio e Rino Formica, sarò con voi.

Luca Bagatin



14 novembre 2011

La crisi del liberalismo è la crisi di un'Italia senza alcuna via d'uscita



Il governo Berlusconi è caduto.
Non sappiamo se questa sia la fine del berlusconismo, ma, ad ogni modo, il berlusconismo, inteso come nuovo liberalismo, era finito da tempo.
Finì allorquando il Cavaliere, anzichè attuare il programma liberale e liberista del 1994 (che prevedeva: riforma della giustizia con separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; abolizione delle Province quali enti politici; riduzione ad un massimo di tre aliquote fiscali; piano casa; flessibilità del mercato del lavoro e congrui ammortizzatori sociali per le categorie più svantaggiate; riforma del pubblico impiego e relativa riduzione della presenza statale in ogni settore; privatizzazione del carrozzone Rai-Tv), finì per seguire le derive stataliste e cattocomuniste della Lega Nord e pose, al Ministero dell'Economia, uno statalista come Tremonti.
Sfumate, dunque, tutte le promesse del '94 e del 2008. Ed anche tutti i buoni propositi liberali del PdL, raccolti nell'ottimo volume "La mia politica" (Marsilio Editore) di Reneto Brunetta.
E pensare che, Silvio Berlusconi, nel '94, fu l'unico in grado di contrapporsi alla deriva golpista di Tengentopoli che - unico caso al mondo - aveva raso al suolo ben cinque partiti democratici di governo e stava per assicurare il Paese agli sconfitti dalla Storia.
Berlusconi termina la sua carriera politica avendo attuato la medesima politica economica e sociale attuata da Romano Prodi, da Vincenzo Visco e da Massimo D'Alema: come a dire "con Berlusconi al governo avevano già vinto i cattocomunisti e gli sconfitti dalla Storia".
Un Paese dalla scarsissima cultura liberale, il nostro e che, proprio per questo, paga in termini di arretratezza socio-economica e fa pagare ai cittadini onesti e lavoratori, ai giovani ed ai pensionati al minimo, tutto il fardello, lasciando pressochè intaccate tutte le categorie già iper-protette dallo Stato e dalle cosiddette "parti sociali".
Se non sei "coperto", in Italia, allora è meglio che emigri altrove.
Cade Berlusconi e che cosa accade ? Arriva un tecnico come Mario Monti. Bene. E' persona preparata e poi, un tecnico, oggigiorno, farà certamente meno danni di un politico.
I politici oggi, infatti, oltre ad averci aumentato l'IVA, stanno rivalutando di farci nuovamente pagare quella vecchia iniqua imposta chiamata ICI.
Ma privatizzassero le municipalizzate, privatizzassero la Rai, abolissero gli enti inutili come Province, consorzi e comunità montane, anzichè mettere le mani nelle tasche di tutti noi !
Vabè, ma dopo Mario Monti ?
Il rischio è che le elezioni le vincano i cattocomunisti: da Bersani a Vendola, passando per il solito Di Pietro.
Per l'Italia si attendono tempi molto bui. E nessuna prospettiva, all'orizzonte, di nuovi leader liberali, liberisti e libertari, capaci di farci uscire dalla crisi e di dare la possibilità - a ciascuno di noi - di poter governare, davvero, il nostro futuro.

Luca Bagatin



31 ottobre 2011

Le prospettive politiche di Matteo Renzi


Matteo Renzi, il "rottamatore". Matteo Renzi, il "rinnovatore".
Matteo Renzi, un passato nel Partito Popolare Italiano, un moderato decisamente ed un ottimo Sindaco di Firenze dalle idee e prospettive bipartisan, come si usa dire oggi.
Matteo Renzi, il trentaseienne che è mal digerito dall'apparato cattocomunista e dal "nuovo Ulivo", il trittico Bersani-Vendola-Di Pietro.
Ed anche questo ce lo rende simpatico, assieme alle sue prospettive dal sapore liberale, capaci di andare oltre il berlusconismo e l'antiberlusconismo.
Le parole d'ordine di Matteo Renzi in sintesi: "No all'egualitarismo, sì all'uguaglianza"; "No al berlusconismo ed all'antiberlusconismo"; "Sì ad andare in pensione più tardi, per garantire un futuro alle giovani generazioni"; "Abolizione del valore legale del titolo di studio"; "No al finanziamento pubblico ai partiti;" "Abolizione dei vitalizi ai parlamentari"; "Meritocrazia".
Idee vecchie, secondo Bersani. Che però è uno sconfitto dalla Storia, assieme ai tutto il gruppo dirigente cattocom del Pd.
Idee riformatrici e liberali, pare, quelle di Renzi, invece, che hanno vinto in tutto il mondo Occidentale e nella sinistra democratica europea: da Gonzalez a Craxi, da Papandreu a Mitterrand, da Blair a Zapatero.
Matteo Renzi mette i bastoni fra le ruote ad una sinistra italiana di matrice cattocomunista e conservatrice, incapace di governare, triste e bacchettona, che garantisce chi è già garantito e penalizza tutti gli altri.
Se il Pd fosse Matteo Renzi, insomma, sarebbe un partito progressista e liberaldemocratico. Ma così non è.
Matteo Renzi disegna uno scenario che potrebbe vedere uniti i liberali, i liberisti (ovvero gli umanisti liberali, volendo citare il compianto prof. De Marchi), ed i libertari di entrambi gli schieramenti: Antonio Martino con Enrico Morando, Renato Brunetta con Pietro Ichino, allargando il cerchio a Futuro e Libertà, al Partito Repubblicano ed a quello Liberale.
Una riedizione del mitico "lib-lab", ovvero la convergenza di quei riformatori che, nei primi anni '90, desideravano un futuro fatto di libertà di impresa, di lavoro sostenibile e di garanzie per chi non è mai stato garantito.
Chissà se sarà davvero così. Nell'Italia degli ultimi anni gli uomini di buona volontà, infondo e purtroppo, non sono mai stati amati e premiati.
Speriamo che la rotta si inverta presto, altrimenti, i dolori della crisi, si acutizzeranno ulteriormente.


Luca Bagatin



1 settembre 2011

Intervista esclusiva allo Storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola firmata da Luca Bagatin

Il prof. Aldo A. Mola in un disegno di Franco Bongiovanni

Il prof. Aldo Alessandro Mola, nato a Cuneo nel 1943, è il maggior storico della Massoneria e del Risorgimento in Italia. Dal 1980 Medaglia d'Oro di benemerito della scuola e della cultura, è direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e della sezione “Urbano Rattazzi” (Alessandria) del Centro “Mario Pannunzio”.

E' stato fondatore del Centro per la Storia della Massoneria e, dalla metà degli anni ’70, collabora con le maggiori Obbedienze massoniche quali il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli ALAM. E' infatti componente del Comitato di Redazione delle riviste “Hiram” e “Officinae”, rispettivamente del GOI e della GLDI.

Autore di numerosissimi saggi storici su Giolitti, Garibaldi, Mazzini, il Partito d'Azione, la Monarchia italiana, Silvio Pellico, Giosue Carducci e, recentemente, ha pubblicato un saggio su Licio Gelli e la P2, nonchè – proprio in questi giorni – stanno andando in libreria i suoi ultimi quattro volumi: “Italia. Un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell'Unità” (Edizioni del Capricorno - Torino).

Oggi abbiamo l'amichevole possibilità di intervistarlo.




Luca Bagatin: Prof. Mola, come nasce il suo interesse per la Massoneria ?

Aldo A. Mola: Nacque nel periodo del liceo e degli studi universitari.

Negli anni 1965/1967 scrissi i miei primi libri sul Partito d'Azione (pubblicati con prefazione di Ferruccio Parri) e sulle figure di Mazzini e Garibaldi e la Storia dell’Amministrazione provinciale di Cuneo (1971). Nel loro corso mi imbattei nelle figure di molti massoni e mi resi conto che in Italia non vi era nessuna pubblicazione che parlasse di storia della Massoneria. Mi adoperai, dunque, per colmare questa lacuna. Presi contatti con il Grande Oriente d'Italia; Lino Salvini, Gran Maestro di allora, e il suo predecessore Giordano Gamberini, letti i lavori da me già pubblicati, mi aprirono gli archivi, che confrontai con i fondi dell’Archivio Centrale dello Stato, studiati con la guida della prof. Paola Carucci, ora Sovrintendente all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica. Dopo anni di ricerche scrissi la “Storia della Massoneria italiana”, pubblicata nel novembre 1976, che poi ebbe due edizioni aggiornate, nel 1992 e nel 1994, e molte ristampe .


Luca Bagatin: Giordano Gamberini, già Vescovo della Chiesa Gnostica, fu un Gran Maestro lungimirante sotto il profilo iniziatico ed esoterico. Che cosa può dirci di lui ?

Aldo A. Mola: Giordano Gamberini fu il più lungimirante fra tutti i Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia dal 1943 ad oggi, per ben tre motivi: mirò al riconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra; rese nuovamente protagonista la Massoneria grazie al dialogo con la Chiesa cattolica e tutte le altre confessioni; ottenne il riconoscimento pubblico della Massoneria nella vita istituzionale italiana e l’attenuazione dell’ostilità da parte di partiti che tradizionalmente le erano avversi o addirittura nemici. I frutti dei nove anni della sua gran maestranza vennero raccolti durante quella del suo successore, Salvini (a sua volta di grande merito): lo scambio dei garanti d’amicizia con la GLU d’Inghilterra; la lettera del cardinale Seper, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che dichiarò compatibili logge e sacramenti cattolici e la presenza del GOI in iniziative pubbliche.


Luca Bagatin: Lei fu, peraltro, negli anni '80, il fondatore del Centro per la Storia della Massoneria, comprendente studiosi sia massoni sia profani. Ci racconti la sua personale esperienza.

Aldo A. Mola: Con il Gran Maestro Armando Corona, fondai il Centro per la Storia della Massoneria (CeSM) che esiste tutt'ora. Il successore di Corona, Giuliano Di Bernardo tentò di estromettermi per farne uno strumento suo perché del resto concepiva lo stesso Grande Oriente come uno strumento al proprio servizio. Il tempo mi dette ragione. Nel 2008 mi venne proposto un colloquio per superare l’impasse; ma le cose sono come erano e debbono essere: se vogliono essere davvero scientifici, gli studi sono e debbono essere liberi.

A prescindere dall’episodio Di Bernardo, molto più devastante di ogni altro per la storia del Grande Oriente come istituzione iniziatica, ho ottimi rapporti con i massoni del Grande Oriente d’Italia.


Luca Bagatin: Che cosa pensa del Gran Maestro attuale del GOI, l'Avvocato Gustavo Raffi ?

Aldo A. Mola: Ha dovuto e deve affrontare gravi difficoltà. Dopo il disconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (capolavoro di perfidia ai danni della Massoneria italiana: basta andare a rileggerne le motivazioni: addussero persino le mie lettere di direttore del CeSM a storici del Grande Oriente di Francia), il Grande Oriente d’Italia finì in un tunnel, al di fuori dei circuiti massoni internazionali (la GLU da un canto, le Obbedienze in relazioni fraterne con il Grande Oriente di Francia dall'altro). Il GOI puntò molto sulla GL Nazionale Francese la cui vicende non sono edificanti, tanto che, caso unico nella storia delle massoneria dei Paesi occidentali, è stata “commissariata”. In molti casi il GOI risultò sovraesposto sul terreno partitico, con dichiarazioni poco opportune. Infine venne e viene ostentato un anticlericalismo arcaico, di maniera, come se la Chiesa cattolica fosse ancora ferma al Sillabo e al potere temporale d’antan.

Gli osservatori constatano che il Gran Maestro Raffi non ha avviato un dialogo con l'altra Obbedienza massonica legittima e regolare italiana, cioè la Gran Loggia d'Italia, quasi che i suoi affiliati non siano anch’essi Fratelli massoni ! Il Sovrano e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Luigi Pruneti, ha pubblicato gli Annali della Gran Loggia d’Italia, 1908-2010: cinquecento pagine di date, fatti, profili biografici, informazioni statistiche. E’ infantile fingere che la realtà non esista.


Luca Bagatin: La Gran Loggia d'Italia, peraltro, a differenza del Grande Oriente d'Italia, inizia anche le donne alla Massoneria. Che cosa pensa dell'Iniziazione femminile ?

Aldo A. Mola: In origine, è vero, le donne furono escluse dall'accettazione. Sappiamo bene, però, che all’origine le Logge britanniche praticavano molte altre forme di esclusione e che, a lungo preclusi in quelle degli USA i neri organizzarono una loro massoneria di colore. Non è mai stata fornita una motivazione chiara dell’esclusione delle femmine dall’accettazione in loggia, né quindi si comprende per quale motivo la Massoneria debba ancora attenersi a tale vincolo. La Massoneria non conosce dogmi; le sue norme possono essere modificate. Le Costituzioni di Anderson sono documento di un’epoca, ma come tutte le leggi umane sono soggette alle decisioni sovrane di quanti le hanno accettate e che, nella loro sovranità di persone libere, possono modificarle. La Massoneria non si fonda su una Rivelazione ma su una Convenzione, su Regole deliberate e condivise sino a quando non se ne decida la modifica.

Il Grande Oriente di Francia, che abolì l’obbligo della formula iniziatica AGDGADU (un passo molto più audace rispetto alla preclusione dell’iniziazione femminile), sino allo scorso anno escluse l’iniziazione delle donne, ma ora la ammette.


Luca Bagatin: Lei è stato fra i pochissimi, assieme allo scrittore Pier Carpi, a “sdoganare” la figura controversa di Licio Gelli e la P2 e lo ha fatto con tanto di prove documentate pubblicate nel suo ultimo saggio, edito dalla Bastogi: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”.

Che cosa l'ha portata a parlare, senza pregiudizi, di Gelli e della P2 ?

Aldo A. Mola: Ho scritto quel libro perché, a trent'anni di distanza dal falso scandalo P2, non c'è stato un solo convegno scientifico nel quale si sia discusso criticamente che cosa fu la P2, l’uso (e abuso) che se ne fece. Né si parla delle vite spezzate con l’accusa, in sé inconsistente, di “piduismo”: un modo come un’altro per continuare a diffondere il mito del complotto ai danni dello Stato, della democrazia, tutte fiabe che oggi lasciano indifferenti i cittadini.

Il mio libro, peraltro, venne recensito con molto favore dal periodico “Humanisme” del Grande Oriente di Francia, ora è tradotto in romeno con prefazione di Constantin Savoiu, gran maestro della Gran Loggia Nazionale di Romania“1880”, una Obbedienza legittima e regolare, che continua coraggiosamente la tradizione dei massoni fondatori della moderna Romania.

La P2 non fu un'associazione segreta. Non organizzò complotti militari o politici. Lo stabilirono, sentenze passate in giudicato.

Il falso scandalo P2 fu, invece, il preludio a Tangentopoli: esso consistette nella criminalizzazione da parte del Partito Comunista Italiano delle forze politiche e di governo di ispirazione risorgimentale e atlantica. Tale criminalizzazione colpì, infatti, gli aderenti alla P2 che appartenevano a tali forze politiche (repubblicani, socialdemocratici, socialisti, liberali e la componente “occidentale” della Democrazia cristiana, tollerante, dialogante).

I partiti democratici e di governo, dunque, vennero screditati e, con Tangentopoli, negli anni '90, subirono il colpo finale. Da allora furono elevate agli onori quelle forze politiche ed i politici di ispirazione antiliberale e antiatlantica, come i comunisti ed i democristiani di sinistra, oggi componenti del Partito Democratico. La convivenza tra ex comunisti e sinistra democristiana nel partito democratico è una coabitazione basata su ambiguità e baruffe. I primi tentarono di incriminare persino l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga “reo” - così dissero – di non aver mai condannato la P2 e la Massoneria. I cattolici del PD chiesero che venisse formalmente decretata l’incompatibilità tra iscrizione al partito e logge, come già avevano fatto Mussolini e Lenin. Chissà come finirà…


Luca Bagatin: Ma Raffi dice che la Gelli e la P2 stanno alla Massoneria come le Brigate Rosse al Partito comunista….

Aldo A. Mola: Appunto. Il Partito comunista (ex Partito comunista d’Italia, membro della Terza Internazionale di Lenin e Stalin ) ebbe sempre al proprio interno nuclei rivoluzionari. Del pari il Grande Oriente d’Italia ebbe dal 1877 la ”Propaganda Massonica”, una loggia “di élite”, sintesi di un possibile, auspicabile “partito dello Stato” in un Paese nel quale lo Stato rischiò troppe volte di ridursi a zerbino strumento dei partiti.

Così essa venne concepita da Adriano Lemmi e così venne pensata da Gamberini, Lino Salvini e da Licio Gelli, creato Maestro Venerabile della loggia Propaganda Se si legge senza preconcetti il Piano di Rinascita della P2 si deve constatare che esso mirava a consolidare la democrazia e a conciliare i cittadini.


Luca Bagatin: Quale futuro può avere, a suo giudizio, la Massoneria in Italia?

Aldo A. Mola: Per molti aspetti la vera vita della Massoneria in Italia può cominciare ora. Il nostro è un Paese di formazione recente ma ormai è abbastanza solido, Ha retto ai totalitarismi ideologici catto-comunisti e, recentemente, ai borbottii di partiti regionali che addebitano a complotti massonici internazionali la loro incapacità di proporre un discorso filosofico e civile da Terzo Millennio.

La Massoneria ha ottenuto ragione dalla Storia con il riconoscimento dell’Unità come valore da parte della Santa Sede. Perciò ora è libera da quel passato. A cospetto dell’eclissi di partiti e sindacati e mentre le istituzioni attendono interventi restaurativi urgenti, in presenza del tracollo delle Università (parlo delle Facoltà umanistiche), la Massoneria può essere laboratorio di pensiero libero. La maggiori Obbedienze dovrebbero però dare qualche segnale preliminare. Per esempio il riconoscimento della propria storia recente da parte del Grande Oriente (ma qualcuno vanta invece di aver azzerato tutti i grandi maestri da Gamberini a Salvini, da Battelli a Corona) e un incontro pubblico tra le Obbedienze.

Il peggior segnale è invece un’anacronistica adunata a Porta Pia come se a Roma vi fossero ancora Pio IX e il generale Kanzler. In questo modo ci si fa contare e si fa constatare che non si conta nulla. Ma, come dicevano i latini, ognuno è fabbro della propria sorte. Se vuol essere davvero scuola di libertà la Massoneria deve liberarsi dai fantasmi del passato, incluso quello dell’antimassonismo.


Luca Bagatin



14 agosto 2011

Il cattocomunismo è tornato a fare danni !



I Prodi, i Visco e i Bertinotti sono tornarti.
Oggi si chiamano Berlusconi, Tremonti e Calderoli.
Cambiano i nomi e, apparentemente, gli schieramenti politici, ma la sostanza rimane la stessa: nuovi prelievi fiscali e solo qualche sforbiciata qua e là ai costi della politica.
In effetti fu Berlusconi stesso a definire il suo un "governo di sinistra", peccato si sia dimenticato di aggiungere che il suo è sì un governo di sinistra, ma di sinistra cattocomunista e reazionaria, tutt'altro che liberale.
Come se non bastasse si sono soppresse anche le festività laiche come il 25 aprile ed il 2 giugno (figuriamoci che noi laici-risorgimentali sono anni che chiediamo il ripristino della festività del 20 settembre !), mentre non si toccano quelle religiose ! Ovvero: si tagliano le festività di tutti gli italiani, ma si mantengono quelle di una comunità religiosa.
Assurdo.
Ma le assurdità e i danni ai cittadini-elettori non finiscono qui.
Si accorpano solamente i Comuni di numero inferiore ai 1.000 abitanti. Una riformetta, quando occorrerebbe invece accorpare i Comuni con un numero inferiore almeno ai 15.000 abitanti !
E si aboliscono solamente 36 Province, quando invece occorrerebbe restituire alle Province il loro ruolo di ente tecnico-amministrativo, ma abolirle in toto come ente politico ! Per gestire una Provincia sono sufficienti i dirigenti pubblici: Presidenti, Assessori e Consigli provinciali sono totalmente inutili e sono lì solo per scaldare la seggiola !
Ci fermiamo qui e ci sembra anche sufficiente aver delineato a grandi linee i contenuti di una manovra che tradisce l'elettorato liberale e libertario che aveva dato fiducia al governo Berlusconi.
Un esecutivo che aveva promesso: prima la flat tax, poi la riduzione a tre aliquote fiscali...sino a giungere a comportarsi, invece, come la fotocopia del centrosinistra nostrano di matrice cattocomunista.
Una vera mazzata, l'ennesima, per l'elettorato nel suo complesso.
Forse sarebbe stato meglio che, quest'estate, i politici, anzichè ridursele, si fossero aumentate le ferie. Avrebbero certamente fatto meno danni.
Meglio ancora sarebbe, per il popolo tutto, se decidessero di andarsene tutti in pensione anticipata, si indicesse un'Assemblea Costituente su base proporzionale e si fondasse finalmente una Nuova Repubblica che riscriva, dal basso, le regole del gioco: punti ad un esecutivo eletto direttamente dai cittadini e slegato dai partiti; ad un Parlamento eletto direttamente dall'elettorato su base proporzionale e ad un potere giudiziario spoliticizzato ed eletto, anch'esso, dai cittadini.

Luca Bagatin



13 luglio 2011

Quando il Parlamento italiano vìola i diritti dei cittadini



Ancora una volta il Parlamento italiano ha saputo dare il peggio di sè.
Se la settimana scorsa, con il concorso del Pd, era riuscito a mantenere in vita le inutili e costose Province, oggi mantiene in vita coattiva persino i malati terminali che vorrebbero decidere autonomamente del loro fine vita.
Eh sì, perché per quanto concerne il cosiddetto "testamento biologico", la Camera, con il concorso questa volta del PdL e dell'Udc, ha approvato un ddl che stabilisce che a decidere sul destino del paziente debba essere solo ed esclusivamente il medico.
Non cambia nulla, insomma, ed il cittadino-elettore, ancora una volta non conta un piffero.
Oltre ad essere già stato esautorato del suo diritto di voto, con leggi elettorali antidemocratiche ed incostituzionali in vigore dal 1993 ad oggi, è stato anche esautorato dal suo diritto di morire come gli pare e di decidere persino di abolire enti costosissimi ed ultraburocratici.
L'eversività delle forze politiche dell'Italia di oggi sembre non trovare limite.
Che cosa rimarrà da fare, dunque, al cittadino-elettore ora ? Forse solamente il denunciare il Parlamento italiano alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Luca Bagatin

PS: questo è il testo originale dell'articolo, così come l'ho scritto e postato.
Non è da considerarsi autentico, invece, l'articolo con l'aggiunta (dalla quale prendo in toto le distanze) riportato ad esempio al link
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/testamento-biologico-un-sequestro-di-persona



15 aprile 2011

Berlusconi è un prodotto della sinistra cattocomunista


Discutere di politica, ormai, è diventata la pratica più difficile e noiosa del mondo.
Un tempo, almeno sino a vent'anni fa, la politica, appassionava. Oggi annoia al punto che nemmeno io, che pur questa volta sarò candidato in prima persona (alle amministrative di Pordenone, come Repubblicano in una lista civica Indipendente), non ne scrivo più, se non sempre più raramente.
E i discorsi sono sempre gli stessi: tutti a dire il meglio o il peggio di Berlusconi.
Ora, in assenza di argomentazioni consistenti, capisco che sia più facile parlare per tifoserie. Ma lo potrei capire meglio se si parlasse di argomenti che non riguardano grandi approfondimenti, analisi o ragionamenti.
Nella fattispiecie, purtuttavia, non si tratta nemmeno di parlare per tifoserie: si parla di un'unica persona che, francamente, fra cinque-sei anni o forse meno, in Italia, non conterà nemmeno più nulla.
Perché mai non si riesce ad andare oltre il berlusconismo ?

Perché non ci sono argomenti. Perché si preferisce delegare la risoluzione dei problemi agli altri. Perché non esistono più i partiti politici.

Questo stato di cose ha un'origine ben precisa: il biennio giustizialista del '92-'93. Preparato ad arte già alla metà degli anni '70 dal connubio Pci-Dc.
Si approfondisca un po', non ci si lasci ingannare dalle apparenze e si vedrà bene che gli spazi di discussione sono stati ridotti da una classe politica ideologizzata che, da almento trent'anni, fa e faceva riferimento a precise forze eversive.
Berlusconi non è nato a caso e così la Lega: sono le vere costole della sinistra cattocomunista che in Italia, nei numeri, è destinata a perdere, ma dal '94 ad oggi è purtroppo destinata a governare (grazie agli appoggi sottobanco dei vari "Prodinotti" prima ed oggi dei Bersani, Di Pietro, Vendola). Sinistra cattocomunista che è destinata a governare, dicevamo, e a governare male. E si vede.
E ciò sin tanto che non torneremo a parlare di problemi concreti, non si tornerà alla democrazia dei partiti ed a una legge elettorale che consenta il massimo della rappresentatività possibile.
E sin tanto che non nasceranno e cresceranno generazioni che approfondiranno il loro passato ed avranno la capacità ed il coraggio di opporsi a quelle forze estremiste che hanno prodotto l'attuale stato di cose.
Passeranno decenni prima che l'Italia possa tornare ad essere un Paese pienamente liberale, prima ancora che democratico.
E purtroppo c'è chi, in questo stato di cose, ancora ci marcia e ci gode.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini