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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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27 ottobre 2013

Addio a Luigi Magni, cantore del nostro Risorgimento di popolo

E così ci ha lasciati anche Luigi Magni, cantore cinematografico del Risorgimento italiano.

L'unico a raccontarci, con profonda ironia e leggerezza, il periodo storico meno ricordato nella nostra Penisola, attraverso bellissimi affreschi quali “Nell'anno del Signore”, “In nome del Papa Re”, “In nome del popolo sovrano”, "Il generale", “La notte di Pasquino”, “O' Re”, “La Tosca” ed altri.

L'unico a mettere assieme cast d'eccezione ove il capostipite era pressoché sempre l'intramontabile Nino Manfredi, a volte nei panni del cardinale illuminato, altre volte nei panni del Ciceruacchio rivoluzionario.

Con Luigi Magni se ne va lo sceneggiatore ed il regista che meglio di altri riuscì a raccontare la Storia non tanto dei Grandi del Risorgimento (Mazzini e Garibaldi in primis), quanto piuttosto la storia dei tanti patrioti, spesso dimenticati. Dei tanti mazziniani, garibaldini, carbonari e massoni morti per gli ideali di Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, Emancipazione dal giogo papalino, austriaco, borbonico e napoleonico.

La storia degli Angelo Targhini e dei Leonida Montanari, dei Ciceruacchio e di suo figlio Lorenzo Brunetti, dei Righetto (il più giovane martire del Risorgimento), degli Andrea Aguyar, del bersagliere Luciano Manara, del condottiero Giovanni Livraghi, del sacerdote mazziniano Ugo Bassi, dei patrioti Monti e Tognetti.

Storie di persone semplici, giovanissimi cittadini romani ed italiani, giovanissimi patrioti amanti della libertà di cui attualmente nessuno o quasi rammenta i nomi e di cui, invece, Luigi Magni solo recò memoria e restituì loro nuova vita in un'Italia ove oggi va tanto di moda quel revisionismo leghista e neoborbonico ove si dice – a torto – che la Storia la scrivono i vincitori, senza però ricordare che quei patrioti, carbonari, massoni, mazziniani e garibaldini, furono sconfitti dalla Storia e relegati nell'oblìo di un'Italia fondata sull'imbroglio dei Cavour, dei Crispi, dei Savoia già imparentati con i Borbone e dei Mussolini di ieri...e non solo di ieri.

Luigi Magni, con i suoi affreschi cinematografici, era lì a ricordarci come fosse arretrata e schiavista la Roma del Papa Re e così il Regno delle due Sicilie dei Borbone. E ci rammentava i principi della Costituzione della Repubblica Romana del 1849, unica Costituzione che potremmo definire davvero “la più bella del mondo”, altro che quella della Repubblica italiana del 1948, fondata sul compromesso cattocomunista e clericofascista dei partiti a maggioranza traditori dei principi del Risorgimento (democristiani e comunisti, che, sino a qualche anno prima, militavano nelle file del Partito Nazionale Fascista o nella Repubblica di Salò, o comunque non vi si erano opposti, se non tardivamente).

Questa l'opera di educazione civile laica di Luigi Magni, già membro d'onore del Comitato del “Premio Righetto”, dedicato al dodicenne popolano trasteverino, garzone in una bottega di fornaio, il quale si assunse il compito di spegnere le micce delle bombe papaline prima che scoppiassero e che divenne martire del Risorgimento e della Repubblica Romana allorquando una bomba gli scoppiò fra le mani.

A Magni va l'onore di averci fatto scoprire i tanti Righetto e Ciceruacchio, ovvero i tanti popolani che contribuirono all'Unità d'Italia ed alla Repubblica, quella vera, fondata sul e con il cuore e non sul potere o sui partiti.

E sarà attraverso le sue opere che potremo raccontare alle generazioni presenti e future come il Risorgimento fu una lotta di popolo e per il popolo.

Un popolo sovrano che, ancora oggi, fa fatica a prendere coscienza di sé e che è immemore della sua stessa Storia.


Luca Bagatin

Le recensioni di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ad alcuni celebri film di Luigi Magni sono leggibili ai seguenti link:

In nome del Papa Re


In nome del popolo sovrano



16 settembre 2013

XX Settembre, festa di laicità, libertà, concordia. Uccisa dal fascismo e dalla partitocrazia.

Il 20 settembre è una giornata di festa.

Una festa purtroppo abolita e dimenticata, dal Fascismo prima e della Repubblica partitocratica poi.

La vera festa dell'Unità d'Italia in quanto il 20 settembre del 1870 l'Italia, con la conquista di Roma da parte dei Bersaglieri e la deposizione del potere temporale dei papi, divenne, finalmente, davvero unita.

Una giornata di concordia fra le ideologie politiche democratiche -  repubblicane mazziniane, socialiste, garibaldine, monarchiche - e le sensibilità spirituali, siano e fossero esse cattolico democratiche, ebraiche o massoniche.

Una giornata che permise agli italiani di essere davvero, per una volta, fratelli. Una giornata che il più grande Sindaco di Roma, ovvero Ernesto Nathan, soleva ricordare con un grande discorso a Porta Pia, dai profondi contenuti laici e spirituali al contempo.

Una giornata - il 20 settembre - purtuttavia invisa ai clericali ed ai fascisti e, nel dopoguerra, invisa ai comunisti - allora a braccetto ideologico con clericali e missini - ed ai democristiani che, non a caso, introdussero - per far piacere al Vaticano - in Costituzione, i fascistissimi Patti Lateranensi.

E' così che oggi, il 20 settembre, è una festa non ricordata, caduta in disuso, disprezzata da quella Repubblica Monarchica dei Partiti che nel 1948 tradì gli ideali di Mazzini, Garibaldi e Cavour e consegnò il Paese nelle mani dei nuovi barbari che si spartirono in Potere. Dc e Pci in testa, pur contrastati da qualche laico intransigente che, in cuor suo, non aveva dimenticato la lezione del Partito d'Azione, unico partito italiano a non essere mai sceso a patti con nessuno ed aver coerentemente portato avanti ideali di laicità e libertà.

Oggi, solo la Massoneria italiana nelle sue varie Obbedienze, il Partito Radicale e le associazioni mazziniane e garibaldine, rammentano ancora il 20 settembre con manifestazioni pubbliche a Porta Pia. Eppure senza il 20 settembre l'Italia non sarebbe diventata un Paese laico, civile, liberale e l'istruzione pubblica non sarebbe mai stata gratuita ed estesa a tutti, ma esisterebbero ancora profondissime disparità fra classi sociali.

La Storia, ad ogni modo, l'hanno riscritta altri, ovvero gli eredi delle dittature rosse e nere, oltre che i nuovi barbari eredi di Berlinguer, Berlusconi, Bossi e Grillo che, se non ci fosse stata la falsa rivoluzione di Tangentopoli, oggi, sarebbero a vendere patate al mercato.

Il 20 di settembre di quest'anno scadrà il termine di presentazione dei dodici referendum Radicali. Referendum che vorrebbero abolire il finanziamento pubblico ai partiti, il sistema perverso dell'8 per mille, l'ergastolo, per separare le carriere dei magistrati ed altri, tutti molto interessanti, come sempre sono le proposte dei Radicali.

E' difficile prevedere se le firme necessarie saranno tutte raccolte, per quanto ce lo auguriamo. Purtuttavia, anche se i quesiti passassero con dodici SI' a maggioranza, siamo certi che questo o il prossimo Parlamento - composto dalla stessa partitocrazia che ha ucciso ogni spirito liberale degli ultimi 150 anni - non li disattenderebbero ?

Abbiamo stima di Marco Pannella, ma vogliamo anche ricordare che "questi" Parlamenti con "questi" partiti, sono quelli che gli anno negato il voto come Presidente della Repubblica e lo hanno negato anche ad Emma Bonino.

E' facile, molto facile, firmare dei quesiti referendari come ha fatto Berlusconi (ma ve lo ricordate quando egli definì "comunisti" i referendum liberisti dei radicali del 1999 ? Sic !). Molto più difficile è sostenere battaglie liberali e civili in Parlamento. E "questi" partiti, mandanti della scomparsa del 20 settembre quale Festività Nazionale, di civile e liberale non hanno proprio nulla.


Luca Bagatin



20 settembre 2012

BUON XX SETTEMBRE !!!



16 settembre 2012

20 settembre 2012: l'Italia può dirsi un Paese laico ?



Il 20 settembre è alle porte e, come ogni anno, sarebbe bene rammentare che cosa significhi tale data per la coscienza laica italiana, che ne è stata privata dal Regime fascista prima e dalla Repubblica cattocomunista costitutasi nel 1948, poi.
Ebbene, il 20 settembre del 1870, con l'entrata dei Bersaglieri a Roma e dunque la vittoria di tutti i liberali, mazziniani, monarchici, garibaldini, ebrei, massoni e cattolici liberali, si pose fine al Potere temporale dei Papi e Roma divenne capitale di un'Italia finalmente completamente unita, sovrana e laica, per quanto ancora posta sotto il giogo monarchico dei Savoia.
Il 20 settembre è dunque una data simbolica che, prima del fascismo, era celebrata quale festa nazionale, mai più ripristinata tale nemmeno con l'avvento della Repubblica, la quale nacque purtuttavia sotto i peggiori auspici di un connubio fra la clericale Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica, il quale, per mezzo dell'allora Guardasigilli Togliatti, amnistiò persino i reati commessi dai fascisti, strizzando così di fatto l'occhio al nascente Movimento Sociale Italiano.
A parte queste rievocazioni storiche, oggi, 20 settembre 2012, l'Italia può dirsi davvero uno Stato laico ?
Certamente no.
Esiste ancora il Concordato, firmato da Craxi, che concede ampie garanzie anche pecuniarie al Vaticano.
Esiste una legge che vieta, di fatto, la procreazione assistita e l'utilizzo di cellule staminali a fini terapeutici, la quale, pur essendo stata bocciata in sede europea, è fortamente sostenuta dall'attuale Ministro clericale della Salute Balduzzi.
Non esiste una legislazione che preveda il testamento biologico, l'eutanasia, il suicidio assistito, ovvero la possibilità per l'individuo di decidere della propria vita e della propria morte.
Non esiste una legislazione che riconosca le coppie di fatto.
Non esiste una legislazione che regolamenti e dunque legalizzi le non droghe, quali cannabis e derivati, anche a fini terapeutici.
Non esistono ancora norme attuative che facciano pagare l'IMU agli immobili ecclesiastici.
Non esiste, quindi, una libera Chiesa in libero Stato, secondo il dettato liberale del conte di Cavour. Esiste, diversamente, una Chiesa che ha abdicato al suo ruolo religioso per farsi profana, sia in termini politici che economici. Esiste uno Stato che ha abdicato al suo ruolo di garante e servitore del cittatino, a tutto vantaggio di uno Stato estero - quello Vaticano - di cui si vergognerebbe lo stesso Gesù detto "Il Cristo", il quale, a rileggere la sua parola, mai avrebbe immaginato come sarebbe stata profanamente travisata e trasformata.
In tutto ciò la popolazione italiana, ha dimostrato e continua a dimostrare di essere molto più laica della sua classe politica che ormai mal sopporta. In tutte le rilevazioni statistiche ed in tutti i referendum, la stragarande maggioranza degli italiani è per una legislazione laica, in linea con gli altri Paesi occidentali.
Il 20 settembre, in sostanza, è, di fatto già nella coscienza civile, prima ancora che patriottica, degli italiani.
Se ne accorgeranno i vari Monti, Bersani, Berlusconi, Alfano, Vendola, Di Pietro, Casini e compagnia cantante, che tanto di fronte alle telecamere e sulle pagine dei quotidiani litigano o fingono di litigare, ma, di fatto, sono da sempre d'accordo per mantenere lo status quo ?

Luca Bagatin



16 novembre 2011

Italia. Un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell'Unità


Quattro volumi colorati e dal curioso formato che ricorda tanto i nostri cari sussidiari di scuola. Ed a rammentare i sussidiari, vi sono anche le bellissime immagini contenute ed i "box esplicativi", le "schede", le cartine geopolitiche riprodotte, che contribuiscono a renderne più piacevole la lettura.
Stiamo parlando dell'ultima fatica del prof. Aldo A. Mola, uno fra i massimi studiosi italiani del Risorgimento e della Massoneria, che, con "Italia. Un Paese speciale: Storia del Risorgimento e dell'Unità" (Edizioni del Capricorno), ci regala un'opera agile, semplice, scorrevole, di facile consultazione, oltre che ricca di curiosità dell'epopea risorgimentale.
Divisa appunto in quattro volumi, l'opera consta della Storia d'Italia dal 1800 sino al 1861.
Il primo volume (1800 - 1858), dal titolo "Le radici", inizia con l'epoca napoleonica vista in suolo italiano, sino all'istituzione della Repubblica Romana ed alle prime lotte sociali e borghesi per l'Indipendenza dell'Italia dal giogo straniero. In esso si delineano le figure chiave dell'epoca: Giuseppe Mazzini, Apostolo simbolo dell'indipendenza italiana; Carlo Pisacane; Re Carlo Alberto; Gioberti; Rosmini; le prime società segrete...in un clima che il lettore sembra quasi avere la possibilità rivivere.
Il secondo volume, "L'Indipendenza", fotografa la situazione dell'Italia del 1859: la situazione politica e sociale vissuta al tempo dei "Grandi" di allora quali Vittorio Emanuele di Savoia; il conte di Cavour; Napoleone III; il generale Giuseppe Garibaldi; Francesco Giuseppe d'Asburgo.
Un importante capitolo è dedicato proprio a Napoleone III, prima Presidente della Repubblica francese e successivamente Imperatore dei francesi, l'espansionismo del suo impero, la difesa della causa pontificia ed un'altro importante capitolo alla dinastia degli Asburgo d'Austria.
E, dunque, le guerre d'Indipendenza con tutto il loro clamore; i tatticismi del conte di Cavour e di Re Vittorio. L'Italia è dunque pronta per l'Unità.
"L'Unità" è proprio il titolo del terzo volume dell'opera del Mola.
Siamo nel 1860. La Toscana e l'Emilia Romagna vengono annesse all'Italia; Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro della Massoneria italiana ed Eroe dei due Mondi, è visto come il grande liberatore degli italiani e degli oppressi e, con la sua spedizione dei Mille contribuisce enormemente alla causa italiana; Pio IX governa gli Stati della Chiesa; Vittorio Emanuele II annette Marche ed Umbria e, con il celebre "incontro di Teano" con Garibaldi, annette anche le Due Sicilie.
E' dunque l'alba di un nuovo giorno per la nascente Italia. Il 14 marzo1861, Vittorio Emanuele II, sarà proclamato Re d'Italia. Questo l'oggetto del quarto ed ultimo volume: “La libertà”.
Un'Italia finalmente unita e libera, benchè sicuramente arretrata e che necessiterà di una vera e propria costruzione politica e sociale. La cosiddetta "Nuova Italia" inaugurerà, dunque, via via ferrovie, poste, telegrafi, banche, scuole, forze armate unitarie ed una sola moneta.
Questo dunque fu il Risorgimento.
Un'epoca di costruzione e ricostruzione, alla quale contribuirono laici, cattolici, monarchici, repubblicani mazziniani, garibaldini, ebrei, massoni e carbonari. Operai e borghesi, donne e uomini.
L'epoca che cantò il Vate Giosue Carducci nelle sue opere e nella quale, ogni buon italiano, non può non riconoscersi.
"Italia. Un Paese speciale" del prof. Mola è arricchito dalle prefazioni del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, della principessa Maria Gabriella di Savoia e del Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che la scrisse il 15 febbraio 2010, sei mesi prima della sua scomparsa.
Un'opera fondamentale per celebrare, nelle scuole e nelle case di ogni cittadino d'Europa, i 150 anni della nostra bella Penisola: un Paese speciale, appunto.

Luca Bagatin



7 novembre 2011

Convegno Internazionale “Roma per gli Italiani, gli Italiani per Roma, 1846 – 1871”

Roma, Sabato 12 Novembre 2011 ore 10,00, presso Acquario Romano - Piazza Manfredo Fanti, 47.

ROMA ETERNA, ITALIANA E UNIVERSALE

Sino al 1846 si moltiplicarono i progetti per rendere l’ Italia “una, indipendente, libera”: lega doganale degli Stati esistenti,confederazione, federazione, repubblica…

L’elezione di Pio IX, il Quarantotto, la Repubblica Romana del 1849, l’ascesa di Vittorio Emanuele II a re di Sardegna, unico sovrano statutario in Italia, ridussero la partita a due sole ipotesi: repubblica (invisa, però, alle grandi potenze) o monarchia costituzionale sabauda, accettata dal “concerto europeo” e garante dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi.
Questa via prevalse con Cavour e con l’ingresso di Garibaldi nella Società Nazionale. Anche dopo l’avvento del regno d’Italia, rimase invece aperta la “questione di Roma”, dal marzo1861 proclamata capitale d’Italia. I liberali e molti ecclesiastici mirarono a evitare che la fatale debellatio dello Stato pontificio (1860-1870) degenerasse in “questione cattolica” e suscitasse una guerra di religione, estranea alla storia nazionale.
A conclusione del 150° del Regno, la Gran Loggia d’Italia propone una riflessione documentata sui diversi aspetti di un ventennio decisivo per la formazione degli italiani, chiuso con il plebiscito del 2 ottobre 1870 e il trasferimento della capitale da Firenze a Roma.
E quale fu il ruolo delle disputanti organizzazioni massoniche in quel ventennio?  A.A.M

Presidenza dei lavori Prof. Aldo A. Mola

ore 10,00 Apertura del Convegno

LUIGI PRUNETI

Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia
Prima sessione
JOSÉ A. FERRER BENIMELI
Università di Saragozza
La questione romana vista dalla Spagna
ANDRÉ COMBES
Agregé d’Histoire, Sorbona, Parigi
La questione romana vista dalla Francia
ITO RUSCIGNI
Saggista
La suggestione perpetua di Roma pagana
MARCO SEVERINI
Università di Macerata
L’eredità della Repubblica Romana
GUGLIELMO ADILARDI
Centro Studi “Lino Salvini”
Il clero patriottico di metà Ottocento

ore 13,00 Pausa

ore 14,15 Seconda sessione

ALDO G. RICCI
Già Sovrintendente Archivio Centrale dello Stato
Roma e Garibaldi nei grandi poeti nazionali
ANTONINO ZARCONE
Storico Militare
Massoni nelle Forze Armate italiane
GIORGIO SANGIORGI
Filmografo
L’annessione di Roma all’Italia nella cinematografia (con proiezione)
GIANPAOLO ROMANATO
Università di Padova
Le leggi espropriatrici dei beni ecclesiastici
BRUNO DI PORTO
Università di Pisa
Roma e Gerusalemme, due poli di universalità
TITO LUCREZIO RIZZO
Consigliere Capo Servizio della Presidenza della Repubblica
Pio IX e la questione romana
ALDO A. MOLA
Università Libera di Bruxelles
Vittorio Emanuele II e i Massoni da Torino a Roma: il coronamento del Risorgimento
ENRICA BONACCORTI
Saggista e conduttrice radiotelevisiva
Un Canto nazionale per gli italiani…e alcune domande al Gran Maestro
LUIGI PRUNETI
Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro
Per Roma eterna, per gli italiani, per l’umanità

ore 18,00 Termine dei lavori.



25 settembre 2011

"Italia. Un Paese speciale": presentazione dei volumi del prof. Aldo A. Mola




Mercoledì 28 settembre 2011, ore 9.30, sala della Protomoteca del Comune di Roma
(piazza del Campidoglio)
Presentazione dell’opera in quattro volumi di Aldo A. Mola

Italia. Un Paese speciale.
Storia del Risorgimento e dell’Unità.


Interverranno:
l’Assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, Gianluigi De Palo

il collaboratore del Sindaco per la valorizzazione della Memoria Storica, prof. Aldo G. Ricci

il prof. Tito Lucrezio Rizzo (Consigliere Capo Servizio Quirinale)

il prof. Marcello Veneziani, saggista

il colonnello Antonino Zarcone, Capo dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito

che risponderanno alle domande del pubblico con l’Autore, direttore del Centro europeo Giovanni Giolitti per lo studio dello Stato.

Il Signor Sindaco di Roma Capitale, on. Gianni Alemanno, concluderà l’incontro alle ore 12.00.

N.B. Nella sala si accede sino a disponibilità dei posti a sedere.



17 settembre 2011

XX Settembre: la festa di tutti gli italiani

Quest'anno si sono festeggiati i 150 anni dell'Unità d'Italia.
Ad essere precisi, purtuttavia, dovremmo dire che si sono festeggiati i 150 anni che sono intercorsi dalla proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861) ad oggi.
L'Unità d'Italia si ottenne infatti il 20 settembre del 1870, allorquando i bersaglieri entrarono a Porta Pia, mettendo fine al potere temporale dei Papi e Roma fu proclamata Capitale d'Italia.
Il 20 settembre non è più festa nazionale dall'avvento del fascismo e questa è la più grande vergogna della nostra Repubblica che, dal 1946 ad oggi, non l'ha più ripristinata.
Il 20 settembre è e dovrebbe essere la festività laica più importante, poichè vide uniti - per la prima volta nella Storia d'Europa - repubblicani e monarchici, massoni e cattolici, nobili e popolani, ebrei e protestanti, donne e uomini, in nome dell'Italia e della libertà religiosa.
Il 20 settembre di ogni anno a Porta Pia si recano, in onore di quelle antiche gesta, solamente i radicali ed i massoni del Grande Oriente d'Italia. Quasi che tale festività fosse una manifestazione "di parte", per pochi intimi.
Così non è e non dovrebbe essere e sarebbe ora che il Popolo sovrano chiedesse a questa putrescente classe politica (senza più speranze) ciò che loro spetta: il ripristino del 20 settembre quale festa nazionale di riconciliazione fra le fedi e le ideologie, sotto la bandiera dell'Unità nazionale e della laicità dello Stato.
"Libera Chiesa in libero Stato", diceva il conte Camillo Benso di Cavour e, finalmente, nel 1871, fu approvata la "Legge delle Guarentigie", che stabiliva precise garanzie per il Papa dei cattolici, il quale diventava suddito dello Stato italiano.
Sarà successivamente il fascismo a spazzare via tale liberale norma e ad introdurre il fascistissimo Concordato, inserito poi in Costituzione con i voti dei cattocomunisti e rinnovato nel 1984 da Craxi.
Triste destino, quello dell'Italia laica e liberale e, dunque, quello della libertà e della pace religiosa.
E' per tutto ciò che, dal prossimo 20 settembre, vorrei vedere sfilare a Porta Pia, non solo i soliti radicali ed i soliti esponenti del GOI, ma i repubblicani del PRI e dell'Associazione Mazziniana Italiana assieme ai monarchici dell'Unione Monarchica Italiana; i massoni del GOI e quelli della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (che, nel 1910, fu la prima, per mezzo di Saverio Fera, a comprendere la necessità di un dialogo con la Chiesa cattolica); l'Unione delle Comunità Ebraiche assieme agli esponenti della Conferenza Episcopale Italiana; musulmani assieme a buddhisti, induisti e valdesi; donne e uomini; omosessuali ed eterosessuali.
Vorrei dunque che, a Porta Pia, ogni 20 settembre, ci fosse tutto il popolo italiano unito: in nome dell'amore per l'Italia, la libertà e la laicità.
Sarebbe la festa più bella. La più importante ed affratellata d'Italia.


Luca Bagatin



21 maggio 2011

Fratelli d'Italia: rapporto fra Massoneria e Risorgimento



"Fratelli d'Italia" dei veneziani Maurizio Del Maschio, Stefano Momentè e Claudio Nobbio, edito dalla Bastogi, è certamente il libro del 150enario dell'Unità d'Italia.
Non è solo o tanto un libro di "memorie sul rapporto fra Massoneria e Risorgimento" - come recita il sottotitolo - ma un vero e proprio compendio di Storia patria e risorgimentale.
Gli autori, significativamente, hanno voluto inserire - quale introduzione - un articolo del 1988, scritto dal già Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini dal titolo "Dallo Statuto Albertino alla Costituzione repubblicana".
Fine storico, Spadolini, ripropone l'excursus che portò l'Italia dalla forma monarchica costituzionale a quella repubblicana: dall'oligarchia alla democrazia.
Gli autori di "Fratelli d'Italia", conducono dunque il lettore dall'Italia dei Lumi all'Italia napoleonica, divisa ancora in piccoli staterelli, parlando in particolar modo dell'influenza della Massoneria e delle idee massoniche di emancipazione nel processo di unificazione.
Sono dunque illustrate eminenti figure quali: Giuseppe Mazzini (carbonaro sì, massone probabilmente no); Giuseppe Garibaldi (repubblicano, mazziniano, massone, mai socialista, per quanto socio onorario di gran parte delle Società Operaie e di Mutuo Soccorso dell'epoca); Re Carlo Alberto di Savoia, Re Vittorio Emanuele, il Conte di Cavour....sino a Goffredo Mameli, il cui inno nazionale musicato dal massone Michele Novaro - Fratelli d'italia, appunto - è, emblematicamente, di origine libero muratoria. Così come è di origine libero muratoria persino il Tricolore italiano.
L'ottimo libro storico si conclude dunque, in appendice, con gli Articoli di Legge dello Statuto Albertino e della Costituzione della Repubblica italiana.
Come scritto e dimostrato dagli autori, l'Italia fu fatta nel segno di tre simboli inequivocabilmente massonici e - citando lo storico Aldo A. Mola - cagliostriani: il Tricolore, simbolo della libertà; l'Inno nazionale, simbolo della Fratellanza e la Carta Costituzionale, simbolo dell'Uguaglianza.

Luca Bagatin



17 marzo 2011

BUON CENTOCINQUANTENARIO (TERZA) ITALIA ! (e chi non la vuole ancora riconoscere se ne vada all'estero, grazie)



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini