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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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3 novembre 2013

"L'errore degli Dei" di Patrizia Tasselli: un'avventura fra mitologia, extraterrestri, esoterismo e scienza

Possono esistere connessioni fra la mitologia, le entità extraterrestri, la simbologia esoterica e le moderne ricerche relative alla mente ed al cervello ?

Di fatto, sottilissime connessioni, già sussistono. Quantomeno relativamente al fatto che la mitologia non è altro che una spiegazione, sotto forma di storia o di poema, della simbologia – spesso esoterica – che pervade l'intera umanità. E che cos'è tale simbologia se non una spiegazione - sottoforma di archetipo - della psiche umana e dei suoi processi mentali e cerebrali ?

Quanto alle entità aliene-extraterrestri, già numerosi autori (pensiamo a Peter Kolosimo e a Zacharia Sitchin), nel corso dei decenni, hanno azzardato le più curiose ed affascinanti ipotesi relative al fatto che, determinati simboli e determinati miti, altro non siano che fenomeni trasmessi dagli alieni, giunti sulla terra miliardi di anni fa e trasmessi all'essere umano terrestre.

La scrittrice contemporanea Patrizia Tasselli, con il suo “L'errore degli Dei” - edito dalle Edizioni Giuseppe Latenza e con prefazione del giornalista e ufologo Roberto Pinotti - fonde tutto ciò in un suggestivo romanzo d'avventura. Una sorta di spy-story ambientata in Turchia.

Un viaggio da Istambul sino ai confini dell'Iraq che vede protagonista Cassandra, una ricercatrice figlia del comandante Fonelli a guida del sottomarino Trieste, misteriosamente scomparso nelle acque del Mar Nero negli anni precedenti alla fine della Guerra Fredda.

Un viaggio che condurrà Cassandra a scoprire l'esistenza di curiosi buchi-neri che hanno la proprietà di condurre le persone a ritroso nel tempo. Ed ecco che scoprirà che suo padre e tutto l'equipaggio del Trieste sono in realtà stati sbalzati indietro, nell'era prediluviana, assieme ad un manipolo di alieni dediti a ricercare l'enzima NUE attraverso esperimenti sul cervello degli esseri umani, che si dice sia in grado di unificare i due emisferi del cervello e, dunque, essere in grado di creare una razza superiore, ove la razionalità dell'emisfero sinistro possa fondersi con l'emotività dell'emisfero destro del cervello.

E così, attraverso il professor Bozkurt - consulente del museo di Topkapi - il quale le racconterà di essere un Prescelto, ovvero un individuo da anni manipolato dagli alieni proprio per studiare il suo cervello, la donna entrerà in possesso di una tavoletta di epoca prediluviana, trascritta proprio da suo padre nel periodo in cui fu sbalzato indietro nel tempo e che contiene un segreto...che ha a che fare con il primo poema epico della storia dell'umanità, ovvero le vicende del semidio mesopotamico Gilgamesh, Re di Uruk.

Prima rapita da un mefistofelico gruppo di ricerca denominato Genesis, anch'esso alla ricerca dell'enzima NUE e successivamente salvata da Emin, figlio del professor Bozkurt, Cassandra vivrà una vera e propria odissea che la condurrà attraverso la Turchia, i suoi usi, i suoi costumi, i suoi antichissimi templi e siti archeologici ed i suoi pericoli, fra terrorismo curdo e fondamentalismo islamico.

Un'odissea alla ricerca del segreto dell'enzima NUE e degli esperimenti compiuti dagli alieni sugli esseri umani, allo scopo di sostituirsi al Creatore - ovvero di farsi essi stessi Dei - attraverso la realizzazione di una razza superiore. Una ricerca nata proprio grazie alla lungimiranza di suo padre che, benché scomparso nei secoli, la condurrà quasi per mano fra le storie ancestrali degli Assiri e dei Sumeri e fra sciamani e sufi moderni.

Sino alla scoperta dell'amore e del significato del mito e, forse, dell'origine stessa della specie umana.


Luca Bagatin



5 febbraio 2013

"Paradisi infernali": cortometraggio by Baglu



Esterno giorno.
Giornata grigia ed estremamente fredda.
La telecamera riprende, sullo sfondo, una panchina sulla quale è seduto un uomo. Poi si volta a riprendere un altro uomo, camicia bianca, giacca nera, emaciato, pallido, triste. Ha una pistola in mano, sulla quale la telecamera zumma diverse volte.
"Ciao Francesco", fa l'uomo sulla panchina.
"Ciao Baglu".
L'uomo sulla panchina, barba, occhiali e capelli lunghi, sorride. Ma il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
"Come va, Francesco ?".
"Si vive. E tu, Baglu ?".
"Si sta per morire".
"Lo so. E Lei ?".
"Non lo so. E la tua...Lei ?".
"Uhmpf. Procediamo ?".
"E' arrivato il momento...vero ?".
"Sì, Baglu".
Francesco Dellamorte punta la pistola - una Bodeo 1889 - alla tempia di Baglu. Gli spara, con freddezza. Il colpo spappola il cervello dell'uomo, che fuoriesce. Alcuni pezzi di cervello vanno a depositarsi sulla spalla di Francesco, la cui camicia bianca è ormai tinta di rosso.

Una luce.
Bianca. Soffice. Appare dal tunnel.
Una musica.
Lenta. Soffice. Fluisce dal tunnel.
Un profumo.
Soave. Bianco. Si espande dal tunnel.
Una donna gli accarezza il volto, la barba, scostandogli gli occhiali e baciandolo sulle labbra.
E' come se fosse nato per la prima volta. Nessun ricordo. Nessuna paura. Nessun dolore.
Il vento gli accarezza i capelli. La donna svanisce. Lui riesce a librarsi nell'aria.
Sta volando, al di sopra di tutto. Può vedere alberi, fiori, animali che giocano fra loro. Bambini che sorridono. Lui vola, al di sopra di tutto ciò.
Non si pone domande.

Voce fuoricampo: "SVEGLIATI !"
La telecamera inquadra il volto di Baglu, addormentato sulla panchina.
La pioggia gli sta inumidendo i capelli, gli occhiali.
Si alza dalla panchina, allarga le braccia, palmi verso l'alto e guarda verso il cielo, mentre la pioggia scende incessante.
Ora la telecamera inquadra dall'alto il suo volto, completamente fradicio.



8 maggio 2012

AFORISTICA di Paolo Bianchi



L'aforisma è sintesi.


Prima di decidere come rapportarmi agli altri, vorrei essere sicuro che questi altri ci siano davvero.

Se pensando ti preoccupi che il tuo pensiero sia adeguato, simpatico, condiviso e corretto, ti prego, smetti di pensare !




21 gennaio 2009

FACEBOOK: OVVERO LA CRISI DEI RAPPORTI SOCIALI ED UMANI



Dopo i forum di discussione e i blog, ecco arrivato Facebook: la moda del momento.
Facebook si presenta come un “social network”, ovvero come un mezzo di comunicazione ove è possibile inserire i propri dati personali, le proprie foto, i propri video e condividerli in rete con utenti di tutto il mondo diventando loro “amici virtuali”.
Nulla di nuovo, nei fatti.
Facebook è una sorta di versione rivisitata del graficamente più lento (ma decisamente più accattivante) MySpace, utilizzatissimo specie dai gruppi musicali per farsi conoscere. Purtuttavia è un medium ampliato con la possibilità di condividere immagini e finanche opinioni per mezzo di appositi forum di discussione.
Sicuramente Facebook è il contrario di un blog. Non è, infatti, né un diario on-line, né tantomeno un “luogo virtuale” ove è possibile postare (e quindi condividere) riflessioni, articoli, immagini e video a completamento del testo stesso, racconti ecc... e quindi tutto ciò che presuppone la scrittura e l'immagine nel senso più ampio del termine. Ovvero tutto ciò che presuppone una lettura più approfondita del medium stesso.
Facebook da questo punto di vista è limitatissimo. Riassumendo potremmo dire che è cazzeggio puro.
Così puro da darti la possibilità di “diventare virtualmente” fan del tal personaggio famoso (sia esso storico o contemporaneo), semplicemente clikkando “diventa fan” sotto la fotografia dello stesso.
A che pro ? Non è dato di sapere.
Chi scrive è iscritto a Facebook da un mese o giù di lì e non riesce a vederne grandi potenzialità oltre a quanto testè riferito.
Facebook può essere un buon “veicolo” per promuovere il proprio sito, il proprio blog, le proprie iniziative culturali o politiche, ma, per la maggior parte, esso evidenzia solamente un grande vuoto di comunicazione fra gli individui.
Individui sempre più virtuali e sempre più alla ricerca di una propria identità: vera o presunta che sia.
Se l'identità che virtualmente si assume è ad ogni modo veritiera, si tende comunque a presentarsi al meglio sia nelle foto sia nel proprio profilo e lo si fa quindi per autopromuoversi. Nulla di male, per carità. Purché il “reale” – ovvero ciò che si è – non rischi di essere oscurato dal “virtuale” (ovvero ciò che si vorrebbe idealisticamente essere).
Molti sono entusiasti di Facebook perché lo considerano un mezzo che permette loro di vedere (ovviamente virtualmente) e ri-sentire persone i cui contatti si sono perduti da anni.
Già di per sé il fatto che tu non le veda e non le senta da anni forse significa che un motivo o più d'uno c'è...non credi ? Quando poi finisce che su Facebook li “aggiungi agli amici”, ovvero lo clikki suggerendo loro di accettarti come loro amico (virtuale, sottolineiamo ancora), loro magari lo fanno anche: ti danno una bella stretta di mano via web, ti chiedono come stai e buona notte al secchio.
La tua goduria rimane tale solo fin tanto che vai a vedere le loro foto virtuali nel loro profilo-Facebook e nello scoprire come sono “invecchiati” o comunque cambiati.
Un po' triste e limitato, no ?
Un tempo per vedere o sentire un amico bastava una telefonata, che so, un biglietto di auguri, magari (ma qui forse chiediamo troppo...) anche andarlo a trovare direttamente a casa !
Oggi pare non sia più consuetudine: tutti quanti a casetta propria davanti al proprio computerino a con-chattare su Facebook.
Eh sì, perché su Facebook puoi anche chattare direttamente con i tuoi amici-Facebook on-line !
Un paio di scambi di battute (ciao, come stai ? Io bene e tu ?) e sei felice e contento di rimanere in contatto con cotanta popolazione di internauti webbizzati.
A parer mio tutto ciò è il modo migliore per perdere il proprio tempo e soprattutto per negare le grandi potenzialità che ha un mezzo civile e democratico come internet.
Un mezzo ove tu puoi realmente condividere. Ma per alla fine andare oltre il virtuale.
Per costruire una rete di scambi (di idee, opinioni, riflessioni, immagini creative, progetti creativi) che permetta di crescere tanto dentro quanto fuori ciascuno di noi. Realizzando concretamente, magari, quei progetti prima solamente virtuali !
E' così deprimente vedere quanto i rapporti umani in questi ultimi decenni si siano davvero deteriorati se non incancreniti.
Facciamo davvero così fatica a dialogare con gli altri realmente ? Se esistono medium come Facebook, evidentemente è così.
Ci si frequenta sempre meno fra consimili e si tende sempre di più a costruire e a costruirci attorno un mondo virtuale.
La causa non è né internet né il progresso (come taluni facilmente tenderebbero pensare), statene pur certi. La causa è unicamente il nostro cervello.
Il nostro cervello che, seguendo pressoché inconsapevoli processi di massa indotti anche da un certo tipo di “modelli imposti” dai media (a scopo pubblicitario o comunque di Controllo dei consumatori/cittadini), finisce per rimanerne del tutto “drogato”, per così dire.
E così la società intera è preda di una vera e propria mutazione antropologica.
Mutazione antropologica che rischia sempre più di inaridirci come esseri umani e che ci allontana sempre più dalle potenzialità liberatorie del web.
Potenzialità che portebbero davvero renderci piloti (cyber = pilota) della nostra esistenza reale !
Ma se e solo se riusciremo ad andare oltre gli artifizi modaioli e impareremo ad utilizzare la rete con una consapevlezza creativa tale da permetterci di entrare veramente in comunicazione gli uni con gli altri.
Possibilmente passando dal virtuale al reale. E non viceversa !

Luca Bagatin



24 maggio 2008

I MATTI SIAMO NOI QUANDO NESSUNO CI CAPISCE



Ricordo quel sabato 8 ottobre 2005.
Mi ero recato all'ex Convento di S. Francesco di Pordenone per una mostra che mi interessava particolarmente e che mi affascinò indicibilmente: "Cronache dal manicomio negato - Gli anni di Franco Basaglia a Trieste".
Una mostra di foto di VITA. Di rara umanità. Di umanità che qualcuno chiama "malattia". Di malati. Qualcuno direbbe.
E qualcuno dice.
Di "malati" che ridono, giocano fra loro, si mettono in posa davanti all'obiettivo, parlano...
Persone. Esseri umani più che meramente esseri viventi.
Ricordo che la serenità di quelle foto fu bruscamente (ma momentaneamente, per fortuna !) interrotta da una signora, una pordenonese "bene", che inveì contro un organizzatore della mostra stessa: "Dovreste vergognarvi! Non è legale mostrare immagini di malati. Che cosa direbbe se suo figlio fosse esposto ? Sarebbe rovinato per tutta la vita!".
Malati. Malati ancora. Rovinato. Rovinato per tutta la vita.
La vita. Che cos'è per lei la vita, mia cara signora pordenonese "bene"?
La vita è la "normalità"?
E, poi, quale normalità, mia cara signora pordenonese "bene" ?
Quella di tutti i giorni ? Certo. Quella in cui le persone parlano, ridono, giocano, magari s'accapigliano pure.
Anche noi siamo malati quindi. Anche noi siamo pazzi, come diceva Franco Basaglia. Appunto.
Pazzia. Quanto fa paura questa parola alla gente "normale".
Normale....Ecco che ritorna ancora questo termine.
Normale.
No, direi che fa paura alla gente "ordinaria", più che "normale". A quella "conformista" che, diciamocelo pure, di pazzia e di sofferenza non sa proprio un emerito piffero.
I pazzi ridono, giocano, parlano, s'accapiglano magari.
Sono persone insomma. Persone con cui si può parlare, a cui rivolgere un sorriso ed anche essere fotografate. Come in un album di famiglia. La famiglia dell'Umanità.
Ecco che Franco Basaglia, psichiatra veneziano classe 1924 ci ha regalato  il sorriso di queste persone uscite finalmente dai manicomi-lager.
Ecco che il 13 maggio 1978 il Parlamento italiano approva la legge 180 di riforma psichiatrica.
Basta manicomi. Basta lager.
E' lo stesso Basaglia a ricordarci - nelle "Cronferenze brasiliane" il volume ove sono raccolte le sue esperienze di psichiatra in Brasile - che è la libertà la prima terapia per combattere la follia.
Quando un uomo è libero - afferma Franco Basaglia -  quando ha il possesso di sé stesso e della propria vita gli è più facile combattere la follia. E prosegue puntualizzando: Quando parlo della libertà, parlo della libertà di lavorare, di guadagnarsi da vivere, e questa è già una forma di lotta contro la follia. Quando si ha la possibilità di rapportarsi con gli altri in modo libero anche questa è già una lotta contro la follia.
Rapportarsi con gli altri, sì.
Quanto è importante vivere liberi rapportandosi con i nostri simili. Che poi sono il nostro specchio.
Che sciocchezza l'ipocrisia dei "normali" che normali poi non sono.
Quelli che si ritengono "sani".
Di cosiddetti pazzi nella mia vita ne ho conosciuti tanti. Anche e soprattutto grazie ad un amico sociologo che con i pazzi ci lavora.
E mi ricordo i laboratori di scrittura creativa nei quali riuscimmo a coinvolgere molti di loro.
Ricordo Annamaria che surrealmente scriveva: "Mi piace l'Argentina perché ha l'argento vivo addosso !"
Eh, sì. L'argento vivo addosso che si riconosce nel momento in cui si raggiunge la libertà di vivere assieme agli altri, in armonia. Un po' precaria, ma pur sempre in armonia.
Perché precario è un po' tutto ciò che ci circonda, no ?
E allora siamo tutti malati, pazzi, da manicomio. Pazzi da rinchiudere in un grande recinto che si chiama amore, vitalità, Umanità.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini