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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 dicembre 2015

Per salvare il Pianeta occorre puntare alla decrescita

La situazione è critica e stiamo forse andando verso un punto di non ritorno.

Mai come in questi ultimi tempi stiamo vedendo e subendo i danni dovuti al surriscaldamento globale, ai cambiamenti climatici ed allo smog: già l'abbiamo visto con un caldo da record l'estate scorsa ed oggi lo vediamo con un inquinamento da record in Pianura padana come non mai nella cosiddetta “terra dei fuochi”; con le inondazioni in Gran Bretagna; con tornado e inondazioni in Texas e continui terremoti in Asia. La lista dei danni causati dal cambiamento climatico è lunga e potrebbe diventare, nel corso dei prossimi anni, davvero critica per l'intero Pianeta. Una situazione, in sostanza, forse ancor più preoccupante del terrorismo dell'Isis perché potrebbe mietere molte più vittime e modificare radicalmente il nostro modo di vivere.

La cosa sembra preoccupare solo di recente i politicanti i quali, a parte qualche misura inuile e palliativa come la circolazione delle automobili a targhe alterne, sembrano non fare altro.

Da tempo poniamo una seria critica al sistema economico globale dell'accumulazione della ricchezza e della crescita economica che, nei fatti, si traduce in industrie di ogni tipo che inquinano. E che, invece, senza tanti giri di parole, andrebbero chiuse e riconvertite. Pensiamo alla situazione critica della Cina capital-comunista, oltre che all'impero del capitalismo globale, ovvero gli USA, massimo responsabile, assieme alla Cina e all'India (ove il pessimo governo ha ridotto i controlli sull'inquinamento delle fabbriche) del surriscaldamento del Pianeta e del cambiamento climatico. Pensiamo alla distruzione della foresta Amazzonica, autentico polmone verde del Pianeta e ad interi ettari di verde, di boschi, di foreste in tutto il globo terrestre in nome di un progresso che, nei fatti, è una vera sconfitta e un vero regresso per tutti gli esseri viventi.

Ci stiamo scavando la fossa con le nostre mani in nome di un benessere effimero e di una crescita che rende solo una piccola parte del pianeta ricco, grasso, grosso e fottutamente opulento alla faccia dei miliardi di persone che da secoli sono sfruttate, private del loro sostentamento, della loro cultura e persino delle loro colture.

Ecco, forse anche noi dovremmo imparare a vivere come loro e tornare alle colture agricole, ovvero alle culture originarie degli antichi popoli della terra. Puntando dunque alla decrescita economica, come prospettato da decenni dall'economista francese Serge Latouche e sostenuto anche dal filosofo Alain De Benoist, il quale afferma, fra le altre cose: “Decrescita non significa arresto di ogni attività economica o la fine della storia. Bisogna solo abituarsi a moderare il nostro modo di vivere, cioè capire che “più” non è sempre sinonimo di “meglio””.

Per vivere meglio e magari evitarci un cancro ai polmoni o altrove, in sostanza, occorre pensare ad un nuovo equilibrio fra uomo e natura, ponendosi il problema della sovrappopolazione de Pianeta e puntando ad un'economia basata sull'autogestione, sulla cooperazione, sul baratto, sulla cosiddetta economia del dono praticata anche ai giorni nostri, peraltro, dalle società matriarcali ancora esistenti. Ovvero un'economia che non crei bisogni indotti, bensì soddisfi i bisogni necessari a vivere. L'esatto opposto dell'economia di mercato che, nei fatti, ci sta portando al baratro sotto il profilo umano, sociale, materiale e, non ultimo, sotto il profilo della salute.

Detta così sembra pura utopia, ce ne rendiamo conto, specie in una società capitalistico-borghese fondata sull'egoismo, sui bisogni indotti e sui bassi istinti, ove i politicanti di turno trovano cosa buona e giusta l'”aumento dei consumi” quando, in realtà, ciò si traduce in una nuova schiavitù del lavoro, in aumento dell'inquinamento (e dunque dei cambiamenti climatici), in accumulo della ricchezza in mano a pochi banchieri e politicanti loro satelliti e sodali.

Ecco che, allora, questa utopia può rappresentare l'unica via di fuga da un punto che rischia di diventare di non ritorno ed ove l'unico responsabile, l'unico terrorista, rischia di essere rappresentato dall'essere umano stesso.


Luca Bagatin



11 settembre 2015

Né con Obama, né con Putin. Con gli oppressi e gli sfruttati, per la Civiltà dell'Amore

VERSUS

Da diverso tempo noto, nel panorama politico ed in quello dei cosiddetti “social-network”, l'avanzare di nuove polarizzazioni che ricalcano pressoché totalmente le vecchie polarizzazioni tipiche dei tempi della Guerra Fredda: da una parte i “filo-occidentali” e dall'altra i “filo-russo/cinesi”.

Francamente tale nuova polarizzazione, in un mondo che dovrebbe invece essere finalmente multipolare (oltre che multietnico e multireligioso), mi preoccupano non poco.

Lo stesso conflitto in Siria, che vede da una parte contrapporsi i putiniani agli obamian-hollandiani mi preoccupa non poco.

Posto che un governo legittimo è e deve sempre essere sostenuto, ed in questo caso il governo legittimo è quello di Bashar-al-Assad, direi che si potrebbe anche andare oltre.

Personalmente sono da sempre molto critico nei confronti dell'Occidente ed in particolare del suo sistema capitalistico/edonistico, ma, parimenti, sono da sempre critico nei confronti del sistema comunista/socialista reale/statalista, oggi per molti versi incarnato dalla Russia di Putin e dalla Cina, le quali peraltro si sono inventate un sistema capital-socialista che, nei fatti, garantisce ricchezza solo a pochissimi oligarchi ed affama e sfrutta i popoli.

Ritengo peraltro che, sullo scenario geopolitico odierno, non esistano peggiori criminali di Putin (che fece assassinare peraltro anche il giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, oltre che Anna Politkovskaja), della Cina capital-comunista (che imploderà su sé stessa, con tutte le sue barbarie) oltre che il resto del sedicente mondo libero che, grazie alle invasioni di Libia e Siria, ha prodotto fenomeni terroristici e destabilizzatori come l'Isis.

Spirali di speranza, come ho scritto negli ultimi anni, vi sono da qualche tempo unicamente in America Latina. Ma solo se la gran parte di quei Paesi saprà essere libera dai “giochi geopolitici” delle grandi potenze egemoniche (USA, Russia, Cina in primis), come dovevano essere liberi dagli opposti imperialismi (capitalista e comunista) i Paesi del Terzo Mondo nel periodo della Guerra Fredda (come negli ideali di Juan Domingo Peron), pur non essendoci riusciti o non del tutto, salvo rare esperienze come quella peronista e gheddafiana e, solo in parte, cubana.

Recentemente ho avuto modo di dibattere sul web con un amico che si definisce “socialista scientifico” e che difende le posizioni di Putin.

Con lui ho voluto porre la seguente analisi, che parte da lontano, ovvero dalla contrapposizione – in seno alla Prima Internazionale dei Lavoratori – fra mazziniani e garibaldini da una parte e fra socialisti-marxisti dall'altra.

Un'analisi che va oltre la politica e la cosiddetta realpolitik e va a toccare l'umanità e lo spirito, ovvero la liberazione dai suoi bisogni materiali, per giungere a quelli spirituali.

Garibaldi muoveva critiche a Marx ed al suo socialismo scientifico proprio in quanto quest'ultimo non teneva conto dell'essere umano e della sua universalità, anche spirituale. Garibaldi, come Mazzini, del resto, non era ateo, ma teosofo e si rifaceva al "socialismo del cuore", al socialismo di ispirazione cristiana di Saint Simon. Così come Chavez, Peron, Sandino e persino Gheddafi se vogliamo, avevano un'ispirazione spirituale e non-materialistica dell'esistenza.

Mazzini, pur non essendo socialista, parlava di "Dio e Popolo", ovvero di un Dio incarnato nel Popolo stesso e viceversa. Il Dio degli insegnamenti del Cristianesimo gnostico.

La spiritualità è, in questo senso, superiore alla politica. Lo fu per lo stesso Gandhi che a Mazzini ed ai "Doveri dell'Uomo" si ispirò.

In questo senso tutte le dottrine anti-capitaliste ed anti-comuniste hanno una base spirituale e gnostica. Il mazzinianesimo, il garibaldinismo, La Terza Posizione peronista, persino l'impostazione chavista (ogni discorso di Chavez si rifà al Cristo Redentor) o quella di Evo Morales e di Rafael Correa, Presidente socialista cristiano dell'Ecuador e di coloro i quali danno alla Madre Terra valore spirituale e costiuzionale.

Il socialismo scientifico, che poi si è inverato nelle teorie economiche di Marx ed Engels, lungi dall'avere una visione spirituale ed umanitaria, ha piuttosto un'impostazione materialistica ed industrialista (ovvero progressista in senso tecnologico e non spirituale) non diversa dal capitalismo. E ciò comporta: distruzione dell'ecosistema, di ogni forma di spiritualità, affetto, amore, condivisione fra le persone, sessualità libera ecc.... Laddove il capitalismo mercifica, il socialismo scientifico abolisce, opprime, sopprime.

Il mondo, da sempre e non da oggi, si divide dunque in sfruttatori/edonisti/oligarchi (politici, imprenditori, criminalità organizzata...) ed in persone alla ricerca di amore e liberazione dai bisogni. Purtuttavia ci hanno voluto far credere che tutto dipenda dalla politica e dall'economia, quando, io credo, tutto dipenda dalla quantità di amore e di spiritualità che ciascuno è in grado di contrapporre al Potere.

Dunque, ancora una volta, attenzione a lasciarsi abbagliare dalle pseudo-democrazie occidentali e dalle oligarchie neo-sovietiche.

I cittadini diventino, finalmente, protagonisti del loro destino. Imparino ad autogovernarsi e ad autogestire il proprio lavoro. Liberandosi, così, dal giogo delle ideologie, delle strutture e delle sovrastrutture economico-politiche, per approdare dunque alla liberazione ed all'elevazione dello spirito.


Luca Bagatin



12 febbraio 2015

Su Chavez e dintorni



Alcuni giorni fa ho ricevuto dalla Redazione del quotidiano con cui collaboro, ovvero "L'Opinione delle Libertà", una lettera di protesta relativa ad un mio articolo - apparso sul medesimo quotidiano -  relativo alla figura ed alla storia politica dell'ex Presidente del Venezuela Hugo Chavez e sul Socialismo del Ventunesimo secolo.
Il mio articolo lo potete reperire a questo link: http://www.opinione.it/politica/2015/02/05/bagatin_politica-05-02.aspx
La persona che ha inviato la lettera non ha voluto accettare la mia proposta di un confronto pubblico, ad ogni modo ritengo utile comunque pubblicare la mia lettera di risposta che, comunque, mi è costata del tempo.
Dell'universo chavista, così come il mondo latinoamericano in genere ed il fenomeno del Socialismo del Ventunesimo secolo (che molto, a parer mio, avrebbe da insegnare allo pseudo-socialismo di casa nostra, che ha perduto ogni collegamento con la Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata, fra gli altri, da Garibaldi e Mazzini, che per me sono e rimangono dei punti di riferimento politico-intellettuale e spirituale imprescindibili) in Italia si parla davvero molto poco e davvero molto male, per cui ogni occasione di confronto può risultare positiva.
Del resto lo scontro, in luogo del confronto, specie in un'epoca che necessita di un autentico superamento dell'ideologia per approdare ad un recupero dell'idea, non ha mai scaturito alcunché di buono.

L.B.



Sono felice di poter rispondere a chi ha inviato una lettera di critica relativa al mio articolo che spiega, per filo e per segno, pur nella doverosa stringatezza giornalistica, le politiche adottate dal Presidente Hugo Chavez in Venezuela ed il Socialismo del Ventunesimo Secolo.

Ne sono felice per due ragioni. La prima è che il confronto è sempre positivo. Esso contribuisce alla riflessione e denota rispetto nei confronti dell'interlocutore, pur nella differenza di opinioni.

La seconda ragione è che mi permette di ringraziare il quotidiano L'Opinione per lo spazio che sempre concede ai miei articoli, proprio in quanto organo liberale, ovvero non servile nei confronti di qualsivoglia padrone o ideologia precostituita e proprio per questo concede spazio anche a chi, anziché seguire la corrente della cultura mediatica dominante, preferisce approfondire e permettere ai lettori di farsi un'opinione che possa andare al di là di quanto i media tradizionali propinino quaotidianamente loro.

Si possono avere opinioni di pregiudizio nei confronti dello chavismo, certo, ma non si può dare del dittatore a chi è stato eletto democraticamente, come lo fu Chavez a suo tempo (dal 1998 sino alla sua morte, nel 2013) oppure al Presidente Maduro.

Il Venezuela, in sostanza, non ha nulla a che vedere con la dittatoriale e sanguinaria Corea del Nord paventata dalla persona che ha inviato la lettera e pur difesa da più di qualche nostro parlamentare (sic !).

Personalmente non sono fra coloro i quali nutre dei pregiudizi, specie non prima di aver approfondito una realtà. E, da quando ho iniziato ad approfondire la realtà latinoamericana – che con la nostra Storia risorgimentale e garibaldina ha molti punti in comune, per non parlare delle comuni radici - debbo riconoscere che essa ha molto da insegnarci. Sia in termini di democrazia partecipativa – come ho scritto anche nel mio articolo – che di prospettive sociali.

E lo dico da persona che non ha nulla a che spartire con il comunismo, ma che trova parimenti interessanti e di rottura, tanto le prospettive offerte dal Socialismo del XXIesimo secolo, ovvero una vera Terza Via fra capitalismo e comunismo, che il libertarianesimo proposto da Ron Paul negli USA, il primo a denunciare le politiche truffaldine della Federl Reserve.

Prospettive che, per quanto riguarda la fattispecie del mio articolo riguardante il Venezuela, pur fra mille difficoltà hanno dato i loro frutti.

Non ho affatto negato che la criminalità non sia dilagante, così come ho parlato di un'alta inflazione. Purtuttavia il tasso di povertà è stato ridotto, per non parlare dell'analfabetismo.

Non risulta, ad ogni modo, che la situazione precedente all'avvento di Chavez al governo, fosse così rosea, al punto che la corruzione era di molto superiore a quella attuale ed alle classi meno abbienti, oltre che alle periferie, non pensava davvero nessuno.

Sulla nazionalizzazione del petrolio posso dire: è meglio che le risorse siano sfruttate da una multinazionale, oppure è meglio che a gestire il tutto sia uno Stato ? Meglio sarebbe che a gestire le risorse di una nazione siano i cittadini/lavoratori medesimi, direi io.

Purtuttavia se queste risorse sfruttate dallo Stato possono dare benefici ai meno abbienti, ben venga che ciò accada. Ben venga che siano avviate delle Missioni sociali, piuttosto che inseguire la fredda legge del mercato che da tempo immemorabile ci sta rendendo tutti quanti schiavi.

Possiamo semmai riconoscere che il Venezuela, a differenza di Bolivia o Brasile ha incentrato quasi esclusivamente le sue politiche sociali solo sugli introiti derivanti dal petrolio. E ciò è stato un errore, certo.

Ci sono luci e ombre in Venezuela, come ve ne sono in tutti gli Stati. Ma dobbiamo tenere presente che quel Paese, come tutta l'America Latina, ha vissuto una storia di sfruttamento. Prima coloniale e successivamente dittatoriale o semi dittatoriale. Da qualche decennio qualche spiraglio di luce si è visto. E si è visto in tutto quel continente, dal quale da noi provengono notizie solo parziali. Viene visto come una “realtà lontana” quando in realtà le radici sono comuni. E sono latine. Noi siamo latini, non anglosassoni, nonostante la cultura che nei secoli ci è stata imposta dalla politica e dall'economia e ci ha voluto rendere eguali agli anglosassoni, con tanto di politiche speculative importate da quelle realtà. Politiche speculative che sono all'origine della crisi economica mondiale.

Una crisi che però è prima di tutto umana.

Il Socialismo del Ventunesimo Secolo – slogan ideato dal sociologo Dieterich, che ne spiegò il fenomeno in un saggio purtroppo non pubblicato in Italia – ed avviato con la prima elezione di Chavez (e con le successive elezioni di Lula in Brasile, dei Kirchner in Argentina, di Morales in Bolivia, di Mujica in Uruguay ecc...), ha offerto per la prima volta ad un continente sfruttato una via di liberazione.

Una via di liberazione nazionale e non globalista, ovvero che non è detto possa andare bene per tutte le realtà mondiali, che non vuole essere necessariamente esportata, come avvenuto sia per l'imperialismo sovietico che per quello capitalistico. Una via di liberazione che affonda le sue radici non nel comunismo – come i media e la vulgata dominante vorrebbero farci credere - bensì nel socialismo libertario, nel cristianesimo delle origini, persino nelle influenze che il nostro Garibaldi ebbe in quelle terre, al punto che l'Eroe dei due Mondi è l'eroe simbolo dell'America Latina ed è secondo solo a Simon Bolivar.

Ora, non so e non posso sapere se il quotidiano “L'Opinione” deciderà di non pubblicare più le mie “falsità”, come le ha chiamate qualcuno, che ha peraltro deciso di non accettare alcun confronto pubblico. “Falsità” comunque di studioso appassionato che ha trovato in quella realtà così apparentemente lontana, ma così culturalmente vicina, l'unica reale prospettiva per uscire dalla crisi attraverso la ricerca del sentimento umano, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, pur fra mille difficoltà e limiti causati dai meccanismi del potere politico stesso.

Sinceramente mi auguro che “L'Opinione” possa essere e rimanere la voce di tutti le voci. Della mia, come di coloro i quali la pensano diversamente da me. E me lo auguro anche perché oggi, al pensiero “eretico” e libertario – che non vuole essere né collocarsi a sinistra o a destra e che è disgustato dagli pseudo-movimenti alla Grillo – non viene data più alcuna voce.


Luca Bagatin



22 giugno 2012

Sindacati italiani e Giuliano Pisapia indegni di un Paese civile



Oggi sciopero nazionale del trasporto pubblico.
I sindacati italiani, capitanati da Camusso, Bonanni ed Angeletti, per "protestare" contro il governo Monti, danneggiano i lavoratori e gli utilizzatori dei mezzi pubblici.
Ignorando la lezione del padre del Socialismo italiano Filippo Turati, grande avversatore degli scioperi a tutto danno di lavoratori e cittadini, Camusso, Bonanni ed Angeletti - con il loro posto di lavoro garantito ed i loro stipendi d'oro (nemmeno lontanamente paragonabili alle buste paga di operai e di lavoratori parasubordinati) - si riconfermano essere la vergogna dei lavoratori e dei cittadini onesti (i quali si sono pure visti aumentare il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici !!!).



Poichè le disgrazie non arrivano mai da sole, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, inchinandosi di fronte ai diktat della dittatura cinese, nega la cittadinanza onoraria della città di Milano al Dalai Lama, che pure era stata preparata da tempo con un documento unanime.
Pisapia, dunque, forse memore del suo passato e presente politico, si schiera dalla parte opposta rispetto alla difesa dei diritti civili ed umani in Tibet.



19 settembre 2009

Slavoj Zizek a Pordenonelegge: un filosofo marxista che non ci convince punto. E a capo



Ammetto spudoratamente: non lo conoscevo né ne avevo mai sentito parlare. Sarò anche un ignorante, ma non meno curioso.
Infondo se una cosa non la conosci, questa stessa, ti spinge ad approfondire. E senza pregiudizio alcuno.
E così mi sono recato alla conferenza stampa-incontro tenutasi a Pordenone nell'ambito di Pordenonelegge - ormai nota manifestazione letteraria - con Slavoj Zizek, che scopro essere filosofo e psicanalista (lacaniano) sloveno. Fra l'altro pare anche essere "fra protagonisti indiscussi del panorama filosofico internazionale" (così recita la brochure di Pordenonelegge).
Ora, sin da subito mi lascia perplesso: inizia a parlare di Berlusconi.
Afferma che è il simbolo di un fenomeno globale da non sottovalutare. Quello di un grande vuoto morale iniziato in Argentina con Carlos Menem e proseguito poi con Reagan che si prendeva in giro da solo e parlava senza vergogna (sì, ma di che ?).
Sostanzialmente Zizek afferma che "non c'è più dignità nei governanti d'oggi" (sì, va bene, ma il punto qual è ?).
E qui attacca a parlare della "destra" (sì, ma, quale ?) che ha "ribaltato le buone maniere", che ha assunto una sorta di lunguaggio "sessantottesco" (?!?). Mentre la "sinistra" (a ri-quale ?) dovrebbe fare più attenzione al "decoro".
Zizek versione Marco Travaglio ?, mi sono chiesto...
Un giornalista gli pone un'ottima domanda sulla sua visione della Religione. Zizek risponde che si definisce un "materialista cristiano", ovvero un ateo che purtuttavia crede nel cristianesimo comunitario, egalitario (magari, aggiungiamo noi, pure messianico....quello che porta agli "ismi"). La sua critica alla Chiesa è dunque rivolta al fatto che essa non riesce ad affrontare la questione di costituirsi quale "comunità non gerarchica.....come invece fece il Partito Comunista" (e qui strabuzzo gli occhi !!!).
Prendo dunque la parola. L'occasione è troppo ghiotta per porgli la domanda fatidica: "Mi sembra di capire che lei sia un marxista. Ma il marxismo non è quell'ideologia totalitaria che ha mietuto e continua a mietere milioni di morti in tutto il mondo ?"
Mi sorride, un po' imbarazzato, poi risponde: "Beh, se volete risposte brevi è meglio mi facciate domande più stupide e meno complesse di quella che mi ha posto il signore qui presente" (uno a zero per me, dunque !).
Gentilmente passa a rispondermi con un lungo discorso che tenterò di riassumere.
Afferma che si può ancora imparare molto da Karl Marx. Che la Rivoluzione d'Ottobre fu una cospirazione anarchica dalla quale lui preferisce prendere le distanze, così come dallo stesso pensiero anarchico.
Si dice marxista, ma un marxista che cerca di andare alla radice della questione, dell'ideologia. E che una critica seria al marxismo la possono fare solo i marxisti, i quali hanno la base ideologico-culturale per poterlo fare (ordunque, noi sfigati liberaldemocratici, meglio che stiamo zitti....).
Slavoj Zizek prosegue affermando che uno dei compiti della "sinistra" (e ora comprendiamo di quale sinistra egli parli: quella comunista di matrice marxista) è proprio quello di analizzare e criticare il fenomeno staliniano e comunista.
Zizek dice che il 99% della sinistra tende purtroppo (per lui, non certo per noi !) ad accettare passivamente il capitalismo democratico liberale che, a parer suo, è un sistema iniquo che non potrà mai risolvere i "vari antagonismi" (così li definisce), come il problema ecologico, quello del razzismo e della biogenetica.
Conclude affermando che "bisogna reinventarsi qualche cosa", per opporsi al "capitalismo autoritario" che ha prodotto la Russia di Putin e la Cina (che però - vorremmo fargli notare - sono prodotti diretti del marxismo....e non certo della democrazia liberale !) che sono un pericolo per la democrazia (come lo furono l'Urss prima e la Cina di Mao, vorremmo nuovamente fargli notare).
Zizek stigmatizza il fatto di essere definito "mago del marxismo" in quanto "non ha tutte le risposte" (ah....non ce n'eravamo mica accorti !), ma ha comunque una visione apocalittica.
La visione apocalittica, dopo averlo sentito, l'abbiamo un tantinello noi. Ma non certo per il presente ed il futuro che necessitano di essere governati con gli unici strumenti possibili: la libertà e la democrazia.
Un filosofo e psicanalista che ci ripropone la vecchia lezione marxista della Storia, ritenendo di attualizzarla, ci lascia letteralmente basiti ed attoniti soprattutto alla luce di argomentazioni che -  obiettivamente -  sembrano latitare alquanto.
Leggeremo i suoi saggi, ma riteniamo che la lezione liberale, antidogmatica, antimessianica ed antitotalitaria di Mazzini, Toqueville e Stuart Mill sia di gran lunga più stimolante, attuale e soprattutto utile ad una "Società Aperta".

Luca Bagatin



15 luglio 2008

NON C'E' PACE.....

A tutti coloro i quali: vilipesi, torturati, brutalmente uccisi, fucilati per motivi etnici, culturali, religiosi, di razza, sesso, orientamento sessuale, concezioni di vita.
A tutti coloro i quali hanno conosciuto e conoscono i crimini nazifascisti, comunisti, fondamentalisti, clericali.
A tutti i condannati a morte in una vita senza libertà e dignità.





NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA
NON C'E' GIUSTIZIA SENZA LIBERTA'
NON C'E' LIBERTA' SENZA COSCIENZA



12 aprile 2008

LA SANGUINARIA DITTATURA CINESE, LE OLIMPIADI E LA LIBERTA' DEL TIBET



La Cina è una sanguinaria dittatura.
Vogliamo parlare del suo programma di contenimento delle nascite ?
Vogliamo parlare delle bambine uccise e/o abbandonate in conseguenza della politica del governo cinese ?
Vogliamo parlare dei morti e dei perseguitati mongoli, manciù, islamici e, non ultimi, tibetani ?
Vogliamo parlare di questa superpotenza comunista in espansione economica che soggioga il suo popolo negandone libertà di parola ed espressione (si pensi ai controlli degli accessi al web ed alle censure in rete) ?
Vogliamo parlare del fatto che questa sanguinaria dittatura ha diritto di veto all'interno dell'Organizzazione delle Nazioni Unite ?
Vogliamo parlare di quante industrie italiane ed occidentali abbiano investito in questa sanguinaria e barbara dittatura ?
Vogliamo parlarne o continuiamo a metterci il prosciutto sugli occhi ed il sedano nelle orecchie ?
Vogliamo parlare dell'unica fiaccola della pace che può splendere nel mondo, ovvero quella della libertà e della democrazia ?
E la si smetta di lamentarsi e scandalizzarsi tanto del fatto che la fiaccola dei giochi olimpici (che malauguratamente si terranno a Pechino, capitale della dittatura cinese) quest'anno è stata spenta: essa era ed è una fiaccola di morte e persecuzione.
E veniamo al Tibet. A quella meravigliosa ed incontaminata terra buddista e pacifica. Almeno sino all'avvento, nel 1949, della barbara dittatura di Mao Tse Tung figlia del marxismo e dello stalinismo.
E veniamo all'orgoglio tibetano fatto di millenarie radici storico-culturali che ci riportano al tempo di Gautama Buddha: insegnamenti fatti di scoperta e riscoperta della propria Divinità interiore, del proprio Vero Sé, il Dio in noi stessi al di là di ogni assurda e astrusa divinità esteriore ed autoritaria.
Tutte scemenze, evidentemente, per le grette e ristrette menti comuniste bramose di potere e di morte dell'individuo sin nella sua anima più profonda.
E così oggi i tibetani, in ogni parte del mondo, gridano alla libertà del loro Paese soggiogato dal tallone marxista-leninista cinese e lottano assieme a inermi e nonviolenti monaci buddisti, così come nonviolentemente fecero nel settembre 2007 i monaci birmani contro la dittatura militare ancora oggi al potere.
Non ci può essere pace senza giustizia. Non ci può essere giustizia senza libertà individuale. Non ci può essere libertà senza democrazia e quindi rispetto per le minoranze e trionfo dei diritti civili e umani.
L'occidente civile e democratico nel quale crediamo fermamente non può rimanere sordo a tutto ciò.
Intervenga con tempestività e si prenda le sue responsabità qualora ritenga di aver favorito la sanguinaria dittatura cinese.
E, quanto alle Olimpiadi, si eviti di tenerle proprio a Pechino.
Le si sposti piuttosto a Taiwan (che è uno Stato cinese, ma comunque indipendente dalla Cina e più vicino all'Occidente democratico).
Perché il messaggio universale di democrazia e libertà passi anche attraverso lo sport senza riempire ulteriormente le casse dei dittatori di ieri e di oggi che vanno combattutti sempre e con ogni mezzo.

Luca Bagatin



19 marzo 2008

Buddismo, anticomunismo, liberalismo: FREE TIBET NOW



26 gennaio 2008

PER NON SMETTERE MAI DI ALZARE LA TESTA DI FRONTE AI TOTALITARISMI



Il 27 gennaio di ogni anno si commemorano le vittime della barbarie nazifascista ed è stata scelta proprio questa data in quanto il 27 gennaio 1945, con l'entrata delle truppe sovietiche ad Auschwitz, si scoprì per la prima volta l'esistenza in Germania di campi di sterminio di massa.
E' una triste storia quella dei campi di sterminio di massa. Una storia che ha visto uniti nazisti, fascisti e comunisti: ieri come oggi.
Ieri con i campi di concentramento disclocati in tutto il Terzo Reich per eliminare e disumanizzare: ebrei, dissidenti politici, zingari, omosessuali, testimoni di geova; ieri con i gulag sovietici che mieterono 80 milioni di vittime in tutta l'Asia ed oggi ancora con le barbarie commesse in Cina, a Cuba ed in tutti i Paesi ove regna l'orrore marxista leninista che vuole imporre una "società perfetta e senza classi".
Ma, come dimenticare le vittime del Potere di Santa Romana Ecclesia perpetrato per tutto il Medioevo sino all'800 per eliminare e "redimere" i cosiddetti "eretici": catari, templari, gnostici, liberi pensatori, scienziati: condannati a torture paragonabili alla ferocia dei nazisti ed il tutto in quanto "eretici", ovvero avevano scelto strade diverse rispetto al dogma ed al monolitismo della Chiesa cattolica che ha sempre imposto le sue astrusità financo contrarie al Verbo di quel Gesù detto il Cristo che afferma di rappresentare per mezzo di un uomo che siede nel trono papale ornato riccamente ed al quale financo il Parlamento italiano da ascolto !
E dell'Islam fondamentalista ne vogliamo parlare ?
Tutte le religioni e le chiese istituzionalizzate (comprese le ideologie politiche totalitarie come nazismo, fascismo e comunismo che sono delle vere e proprie fedi messianiche) sono foriere di barbarie e di annientamento delle coscienze individuali.
Esse impongono i loro astrusi credi alle masse al fine di soggiogarle e di far loro un vero e proprio lavaggio della mente.  Le svuotano dalla loro individualità, le fanno sentire partecipi di gloriosi progetti universali che porteranno il Mondo ad essere migliore ! E il tutto per mantenere saldo il potere dei pochi a danno dell'Umanità intera perpetrando violenze, sopraffazioni, indebite ingerenze nelle vite financo private dei cittadini.
Così sono sorte le ideologie messianiche che hanno preso alla lettera il Verbo dei loro profeti e lo hanno strumentalizzato annientando tutti gli eventuali oppositori interni ed esterni.
Nel caso del marxismo, Marx stesso fu il fondatore di una Chiesa antiumanitaria che, come aveva predetto Giuseppe Mazzini nel suo "Discorsi sulla democrazia in Europa", avrebbe asservito un popolo agli interessi di uno Stato schiavista, livellatore e avido.
Altro che società perfette e in armonia !
Le società perfette non sono che illusioni di menti limitate o precisi disegni di menti criminali.
La società è fatta di individui. Questo basta. Ogni individuo ha una sua mente, una sua coscienza, una sua individualissima creatività e proprio attraverso questa ed il suo libero arbitrio può decidere quel che sarà di lui.
E non c'è Stato, Chiesa, dogma, ideologia che può renderlo schiavo pena l'annientamento del suo essere "persona", donna o uomo che sia.
E' per questo che oggi, che sia il 27 gennaio o meno, ogni sincero democratico, ogni sincero liberale, ogni sincero individuo pensante non può non ricordare il passato dei suoi avi barbaramente massacrati. Di suoi pari in quanto persone.
E non può quindi non continuare a battersi contro il nuovo fascismo, il nuovo comunismo, il nuovo clericalismo di ogni credo religioso.
Nei fatti non vi è nulla di "nuovo". Cambiano i nomi, i presunti "leader", i simboli forse, ma per il resto i disegni di queste ideologie totalitarie e messianiche sono gli stessi: fame di Potere e Dominio (specie delle menti e delle coscienze) e desiderio ultimo di raggiungere (impossibili e improbabili) società "perfette" e livellatrici di orwelliana memoria.

Luca Bagatin

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi".

PRIMO LEVI


"Possa l'individuo essere consapevole
della sua innata Divinità.
Possa egli alzare sempre la testa di fronte ai soprusi
senza abbassarla mai un momento.
Possa egli essere consapevole della propria individualità
senza mischiarsi mai alla massa indistinta.
Non esiste una società perfetta, né
nessuno di noi potrà salvare il mondo dal suo autoannientamento.
Ma ciascuno di noi potrà almeno ricercare la felicità interiore, che
è la cosa più importante.
Possono torturarci, violentarci, mutilarci,
financo uccidere i nostri corpi mortali.
Ma non potranno mai uccidere la nostra Coscienza che è la nostra Anima.
Essa appartiene all'Universo infinito di cui siamo fatti".

LUCA BAGATIN



17 dicembre 2007

W IL DALAI LAMA ! W IL TIBET LIBERO !

Questi due Capi di Statosi sono praticamente rifiutati di incontrare quest'altro Capo di Stato (in esilio a causa del regime comunista cinese che occupa dal  1950 il Suo Paese, il Tibet)......chi (forse) per non irritare i suoi alleati comunisti....chi (forse) per non irritare la dipolomazia del regime cinese....ad ogni modo, bella roba come quest'immagine ed il regime dittatoriale e antiumanitario che rappresenta e che ha rappresentato il tutto il mondo.......



W IL DALAI LAMA
W IL TIBET LIBERO
W LA LIBERTA' E LA DEMOCRAZIA
ABBASSO L'OPPORTUNISMO (ANTIDEMOCRATICO)
NO COMMUNISM
NO FASCISM
NO VATICAN
NO TALIBAN


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