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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 febbraio 2015

"Pensamientos" by Maria José Peon Marquez for Luca Bagatin's blog (Vol. 3)

Quiero que guardes mis días en tu vida,

tu amor en mis besos, y tu llanto...en mi sonrisa.

Nacería siendo música,

crecería siendo melodía, moriría siendo una canción...de esas que núnca se olvidan.

No fue un sueño, te dije "te quiero" mientras dormías,

te hablé de cosas que salen del alma, antes de que abrieras los ojos...antes del alba.

Sin saberlo, aquel beso selló un despido,

un adiós sin entenderlo con sentimientos reprimidos,

la esperanza falleció y no fué tiempo perdido,

como el tiempo que tuvimos, al final quedó en suspiros,

no hay tristeza sin razón en el fondo del olvido,

todo queda entre tú y yo...pero en distintos caminos.



9 dicembre 2014

"Pensamientos" by Maria José Peon Marquez for Luca Bagatin's blog

Oggi nasce la nuova rubrica autogestita da Maria José Peon Marquez, attrice e modella spagnola ancora sconosciuta in Italia e che già intervistai il 23 ottobre scorso: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/post/2821049.html
In quell'occasione Maria José mi raccontò della sua passione per la scrittura ed è così che è nata l'idea di affidarle questo spazio esclusivo e a cadenza variabile dal titolo "Pensamientos", ovvero "Pensieri". I suoi pensieri, direttamente nella bellissima versione spagnola, assieme alle belle foto di Josué Nargo e Francisco Guerrero che la vedono ritratta.
Buena lectura !!!

Luca Bagatin

Quien brinde por tu sonrisa, tiene derecho a que le sonrias toda tu vida.
De las alturas, cayeron pájaros muertos
por querer subir tan alto y querer llegar al cielo,
volando en la cima no se alcanza la gloria,
lo que sube siempre baja, no es esa la victoria,
la plenitud total no está en las alturas,
ni en fantasias irreales que llenan de ataduras,
quien conserva su pureza se hace digno en existencia,
ya sea a ras del suelo. .. o tan alto en las estrellas.
Dejar de llorar por alguien a quien echas de menos, es tan difícil como dejar de sonreir por alguien que te hace feliz.


En el horizonte, donde empieza la luna y termina el mar
puedo escuchar las canciones, latentes de emociones
que me hacen suspirar,
y si cierro mis ojos, vuelvo a recordar
el olor de los jazmines y flores de azahar
al sentirme mariposa. .. elevándose al volar.





6 settembre 2014

Scontro di civiltà o di barbarie ?

Scontro di Civiltà, o, piuttosto, scontro di Barbarie ?

Barbarie dei barbari che non conoscono Dio, ma che si nascondono dietro le Religioni Monoteiste Istituzionalizzate al fine di farsi la guerra e lucrare sul proprio prossimo, al fine di imporre la propria visione e controllarne mente, corpo e azioni.

Barbarie dei barbari che invadono Paesi sovrani, imponendo la loro visione pseudo-democratica di un Occidente che è arrivato alla fine dei suoi giorni, attanagliato da una crisi economica causata dalle Banche Centrali, dai Governi, dal sistema del signoraggio bancario, del Fondo Monetario Internazionale che seguita ad impoverire chi è già povero e ad arricchire chi è già ricco.

Barbarie di coloro i quali hanno una visione della donna schiava, della donna sottoposta: da una parte alle volontà dei patriarchi, dei mariti, del loro “Dio” che non conoscono (perché Dio è Amore, in tutte le lingue del mondo e questo cattolici, ebrei ed islamici, evidentemente, non lo sanno ancora) e dall'altra è schiava della pubblicità commerciale, della prostituzione del suo corpo e della sua mente. Prostituzione televisiva, commerciale, legata al profitto.

In realtà non esiste un Occidente democratico e civile ed un Islam antidemocratico ed incivile. O viceversa. Esistono due realtà contrapposte solo in apparenza, ovvero schiave del Potere. Schiave dei Governi (poco importa se eletti “democraticamente”), dei dittatori, degli oligarchi. Schiave di un sistema monetario internazionale e di un'economia che non contempla l'Amore, ma che ha ucciso l'Umanità per aprire le porte al profitto, al guadagno, ovvero allo sfruttamento dei popoli, degli individui, delle menti, dei corpi, delle donne.

Non vi può essere vera cultura dei diritti se, nel mondo, vi sono ancora bambini che soffrono, che muoiono, che hanno fame. E la stessa cosa vale per donne e uomini, trattati come carne da macello e schiavi della dittatura del Potere, del Danaro, della Religione.

Quando, poco più di un anno fa, fondai “Amore e Libertà”, un movimento-non-movimento, un partito-non partito (un Partito Unico, per molti versi, alternativo ai “partiti” pseudo-democratici di oggi), un pensatorio (anti)politico e (contro)culturale (anti “questa” politica del profitto, contro “questa” cultura dell'odio), parlavo anche e proprio di questo, ovvero del costruire la Civiltà dell'Amore dalle macerie dell'inciviltà dell'odio, dell'inciviltà del piacere effimero tipico della società capitalistico-borghese, della religione utilizzata come strumento di controllo dei corpi e delle menti.

Ciò che sta accadendo in Medioriente è inaccettabile: da una parte e dall'altra. Ciò che sta accadendo in Ucraina è inaccettabile: da una parte e dall'altra. Nella fattispecie andrebbe fatta una riflessione, ovvero da dove deriva tale crisi ? Deriva dallo sfruttamento. La caduta del Muro di Berlino, nella fattispecie, anziché liberare i popoli dal giogo sovietico, li ha costretti ad una nuova schiavitù. Pensiamo ad esempio alle tante donne e ragazze dell'Est, costrette a prostituirsi nell'Occidente pseudo-democratico. Sfruttate, malmenate da papponi senza scrupoli e mai tutelate dagli Stati, dai Governi che, intanto, a Bruxelles, si spartivano la torta imponendo una moneta unica che, di fatto, ci ha impoveriti tutti quanti e resi schiavi della Banca Centrale Europea (come nel 1913 furono resi schiavi del sistema monetario e del conseguente signoraggio bancario gli statunitensi, attraverso la creazione della Federal Reserve).

Questa non è civiltà, ma barbarie. Lo scontro vero non è fra due civiltà, bensì fra due barbarie. Fu così durante la Guerra Fredda, che vide contrapposti due grandi imperialismi a tutto svantaggio del Terzo Mondo e dei popoli di tutti il pieneta ed è così oggi, ove agli imperialismi si sono sostituiti i Governi, il sistema monetario internazionele, il “libero commercio” (spesso di armi), la pubblicità commerciale, la religione come mezzo di offesa e non di evoluzione spirituale, il moralismo senza morale, il razzismo e così via.

Occorre essere consapevoli di ciò e riconoscere che occorre riunire ciò che è sparso. Smetterla con le contrapposizioni sterili e comprendere che l'unica contrapposizione vera è fra Civiltà dell'Amore da una parte ed inciviltà dell'odio, del piacere effimero e del dolore dall'altra.

L'Amore fra i popoli potrebbe essere l'unica ideologia possibile da contrapporre al Potere ed allo sfruttamento. L'unica alternativa al sistema capitalistico ed a quello delle Religioni e delle Ideologie istituzionalizzate che, di fatto, ci stanno costringendo, ogni giorno, a pagare un prezzo altissimo in termini economici, umani ed intellettuali.

L'obiettivo di “Amore e Libertà”, in questo senso, è di un ripristino dell''Agorà dell'Antica Grecia, ovvero un sistema che permetta a chiunque di autogestirsi, di auto-governarsi. E' la nascita dell'Internazionale dell'Amore, che, recuperando gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, vada a sanare le divisioni ideologiche fra mazziniani, anarchici e socialisti e vada a recuperare il meglio del pensiero mazziniano, anarchico e socialista. Per un'alternativa libertaria, umanitaria e sentimentale. L'obiettivo di “Amore e Libertà” è la socializzazione dell'economia, ovvero l'autogestione delle aziende da parte dei singoli cittadini, affinché siano loro stessi a trarne vantaggio, con amore e libertà. Perché l'avvenire o può seguitare a mostrarci un mondo fatto di violenza e sfruttamento, oppure può essere radioso e gestito o, meglio autogestito, da tutti i cittadini uniti, come fratelli.

Questo è peraltro anche il messaggio del Cristo e di tutti i Grandi Iniziati che mai vollero fondare religioni o sostenere governi, ma predicarono l'eguaglianza, l'amore e la libertà fra le genti.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



29 novembre 2013

Intervista esclusiva di Luca Bagatin all'attrice e performer Damiana Verdemare Fiammenghi

Damiana Verdemare Fiammenghi, ventinovenne romana di nascita, ma abruzzese d'origine.

Bellissimi occhi verdi dal sapore mediorientale e labbra dolcemente carnose, che le hanno anche permesso di vincere un concorso come “Sosia ufficiale di Angelina Jolie”.

A parere di chi scrive, Damiana, ad ogni modo, è assolutamente più dolce e femminile della Jolie e, se è vero che una donna è veramente bellissima quando è senza trucco, Damiana incarna perfettamente tale tipo di donna.

Damiana è un'attrice dall'ampio curriculum, oltre che un possibile futuro da cantante quale solista di band/rock, che l'ha portata a partecipare, fra l'altro, al “Festival della canzone romana”.

Inizia a lavorare a diciannove anni, in teatro, con “La moglie ingenua e il marito malato” di Achille Campanile, diretta da Claudio Capecelatro. Prosegue poi la sua carriera fra spot, teatro, televisione e cinema, anche in ruoli da co-protagonista nel film sull'antisemitismo “Tutto quel che abbiamo vissuto”, per la regia di Ciro Formisano e Giangiacomo Scocchera e da protagonista nel recente cortometraggio “Swan”, per la regia di Daniele Misischia.

Oggi abbiamo la possibilità di intervistarla, sia relativamente alla sua carriera artistico-professionale, sia relativamente alla sua personalità.


Luca Bagatin: So che ti piace farti chiamare “Verdemare”, piuttosto che Damiana, come mai ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Non è esattamente così, amo entrambi i nomi. “Verdemare” era il nome di battesimo della mia nonna materna, nonché mio secondo nome. Ero molto legata a mia nonna, era una delle poche persone che credeva fermamente e pienamente in me e mi sosteneva completamente nelle mie scelte. L’ho amata e l’amo tuttora alla follia: usare il suo nome per me equivale a renderle omaggio, a ringraziarla e, in un certo senso, a farla rivivere in me e con me. Anche uno dei miei tatuaggi “porta” il suo nome.

Luca Bagatin: Iniziasti a recitare e a lavorare in teatro già a diciannove anni, ovvero appena maggiorenne. Come nasce la tua passione per la recitazione ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Fin da piccola ho sempre amato guardare film e ho sempre provato una grandissima ammirazione per quelle “persone” che vedevo sul grande schermo o dentro quella “scatoletta” che abbiamo in casa che chiamiamo televisione. Li ammiravo perché riuscivano a farmi ridere, a farmi piangere, a emozionarmi: era tutto così vero ! Pensavo: “certo che questo deve essere davvero un mestiere difficilissimo ! Come faranno ?”.Inoltre, ogni mattina passavo davanti agli studi di Cinecittà per prendere la metro per andare a scuola e ogni volta provavo ad immaginare tutto quello che c’era e che succedeva lì dentro, set, attori, registi, scenografi, macchine da presa... Lo immaginavo perché non ci ero mai entrata e mi chiedevo se un giorno mi si sarebbero mai aperte le porte di quel “Paese dei Balocchi”. Il penultimo anno del liceo venne organizzato dalla mia scuola un laboratorio teatrale diretto da Claudio Capecelatro, appunto. E fu proprio lì che cominciai a trasformare in azione quello che fino a quel momento era semplicemente rimasto racchiuso nei miei pensieri.

Luca Bagatin: Ho letto che da bambina volevi fare la veterinaria, visto il tuo spasmodico amore per gli animali. Come mai poi cambiasti idea?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Io amo in una maniera quasi morbosa gli animali, ogni specie, ogni razza, belli, brutti...tutti !!! Purtroppo però per fare un lavoro delicato come quello non basta l’amore che provi nei loro confronti, ma bisogna affrontare un duro e impegnativo percorso di studi e diciamo che io sono stata “rapita” da altro (sorride)...

Luca Bagatin: Oltre a recitare, avendo tu una bellissima voce, ho scoperto che canti anche molto bene. Sei un'autodidatta della canzone oppure hai studiato canto ? Pensi che il canto potrà essere il tuo futuro?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Non ho mai studiato canto. Mi ha trasmesso questa passione mio padre Marcello, cantante di canzoni romane. Cantare mi fa sentire bene e mi piace da matti ! Vorrei includere il canto nella mia carriera, mi piacerebbe molto, infatti, fare musical, che raggruppa più discipline artistiche. Come ogni cosa però va affrontata con preparazione, quindi inizierò presto a prendere delle lezioni per perfezionare questa dote che mi è stata regalata.

Luca Bagatin: Attualmente - come già in passato peraltro – se non erro, ti occupi anche di organizzare eventi e workshop in qualità di ufficio stampa. In che cosa consiste questo tuo lavoro ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Parallelamente al mio percorso artistico ho sempre portato avanti altre esperienze lavorative, in modo particolare l’organizzazione di eventi e la comunicazione. Ho aperto una società che si occupa proprio di questo: organizzazione di eventi, servizi e ufficio stampa. Ho, però, integrato il tutto con l’organizzazione di workshop per attori. Grazie agli studi che periodicamente faccio a Los Angeles, ho avuto l’opportunità di entrare in contatto con bravissimi professionisti e ho pensato di “importare” il loro talento artistico per dare la possibilità a chi non può allontanarsi dall’Italia di poter entrare in contatto con loro e di imparare da loro, senza dover per forza trasferirsi all'estero. Ho anche coinvolto grandi professionisti del panorama italiano sia in ambito recitativo, della regia, della scrittura, del make up, del giornalismo. La cosa che più mi interessa e che più mi preme è offrire dei prodotti di qualità; i nostri allievi devono aver voglia di tornare da noi, perché si sono resi conto di essere davvero cresciuti professionalmente. Restando sempre nell’ambito della formazione collaboro con la nuova Scuola di Cinema “Accademia Studios”, sita proprio all’interno degli Studios (ex De Paolis), la quale dà l’opportunità agli aspiranti attori, registi e/o sceneggiatori di imparare il cinema dove si fa cinema, che mi sembra un’opportunità unica e straordinaria!

Luca Bagatin: Pensi che oggi sia difficile, per una donna, sfondare nel mondo dell'arte ? Ritieni, inoltre, che ci siano molte rivalità fra donne, in generale ?

Damiana Verdemare Fiammenghi: Penso che oggi le donne facciano fatica ad emergere non solo nel nostro ambito, ma un po’ in tutti gli ambiti. Ad occupare posti di potere sono ancora prevalentemente gli uomini, un po’ per maschilismo e un po’ per colpa di un pregiudizio nei confronti delle donne, che spero venga scardinato presto. Rivalità ? Sicuramente sono presenti, anche se fortunatamente è una cosa che non mi appartiene. Sono una grande sostenitrice della solidarietà e della collaborazione fra donne, credo davvero che unite potremmo creare un mondo migliore: John Lennon una volta disse:“Un sogno che fai da solo è solo un sogno, ma un sogno che fai insieme diventa realtà.” Se dovessi raccogliere il mio pensiero in tre parole griderei:“VIVA LA SORELLANZA !”

Luca Bagatin: Per finire ti chiedo: come si definirebbe Damiana Fiammenghi ? Che tipo di donna, oltre che di artista, intendo.

Damiana Verdemare Fiammenghi: Questa è una domanda difficile. Dunque, sono una donna tenace, determinata, alla quale piacciono le sfide e la pressione mi aiuta a dare il meglio di me. Credo nel pensiero positivo e nella buona energia e questa è una cosa che cerco nelle persone che mi circondano. Sono convinta che quando dai ricevi il doppio, sempre. Sono grata, tutti i giorni: anche nella peggiore delle giornate la mia giornata sarà comunque più bella e fortunata di quella di tante persone al mondo. La mia famiglia è al primo gradino della piramide, un punto di riferimento fondamentale. Sono perfezionista ed esigente, a volte troppo. Credo nel sorriso, la miglior cura che esista; credo nell’amore, che muove il mondo; credo nei sogni e nella assoluta possibilità di realizzarli perché “La distanza tra i nostri sogni e la realtà si chiama azione” e tutti abbiamo l’opportunità di agire.

Luca Bagatin



4 ottobre 2013

"Aforismi bagatiniani: "Mettiamo i puntini sulle Ypsilon !" by Luca Bagatin



Sono le parole proferite e gli atti che pratichiamo che ci qualificano, non certo le etichette che ci attribuiamo o, peggio ancora, che ci attribuiscono.

Essere innamorati è decisamente più semplice rispetto all'essere corrisposti.
Per questo, in amore, vince chi frigge !

Meglio il Moulin Rouge del Mulino Bianco !
(risposta all'aforisma di solidarietà di Mauro Biuzzi nei confronti di Giudo Barilla)

In Kiss we trust !





21 luglio 2013

Elogio del gioco d'azzardo




La vita potrebbe essere vista come un gioco.

E ogni gioco, si sa, ha la sua dose di rischio, casualità, fortuna, sfortuna, abilità.

“Il gioco insegna a saper vincere e a saper perdere”, scrive Cesare Lanza nel suo “Elogio del gioco d'azzardo”, pubblicato in edizione limitata per la sua casa editrice “L'Attimo fuggente”.

Un libro apparentemente provocatorio in questo momento di “crisi” e di profonda critica alle sale da gioco, alle slot machines o ai grattaevinci. Un libro che, ad ogni modo, vuole abbattere quell'assurdo pregiudizio sociale, ma anche politico e religioso, che vorrebbe demonizzare il gioco ed in particolare il gioco d'azzardo, quale fosse la causa di tutti i nostri mali.

“La demonizzazione del gioco d'azzardo è sintomo di ignoranza”, scrive Lanza e non a torto, visto che le case da gioco e persino il gioco online proliferano e sono fonte di lavoro, attrazione turistica, nonché di introiti per l'erario.

Piuttosto che pagare una tassa diretta allo Stato, infatti, è molto meglio pagarla indirettamente e volontariamente, per mezzo dell'acquisto di un grattaevinci, oppure attraverso il gioco del Lotto. Allo Stato, infatti, dovrebbe spettare unicamente il compito di evitare che tali giochi finissero nelle mani della criminalità organizzata. Questa, in sintesi, l'analisi di fondo dell'ottimo Lanza il quale si definisce e non a torto “un liberale assoluto” e, personalmente lo condivido in toto.

Cesare Lanza, nel suo saggio, analizza praltro il fatto che il gioco esiste da sempre e da sempre è presente nella Storia dell'uomo, sin dai tempi precedenti alla nascita di Cristo; che il gioco esiste in tutte le società occidentali e che è bandito, invece, nei regimi illiberali e sottosviluppati, ove, peraltro, esiste comunque ma in forma illegale e criminale.

Lanza, peraltro, fa presente quanto nella società italiana il gioco d'azzardo sia diventato motivo di sciocco pregiudizio, al punto che, anche mediaticamente, persino all'attentatore Luigi Preiti (quello che sparò ad alcuni carabinieri di fronte a Palazzo Chigi durante il giuramento del Governo Letta), si affibbino ben due etichette: il fatto di essere “calabrese” ed il fatto di essere “giocatore d'azzardo compulsivo e schiavo delle macchinette”, cosa poi rivelatasi non vera, in quanto il Preiti era un semplice appassionato del gioco del biliardo.

A rincarare la dose del pregiudizio contro il goco d'azzardo anche l'onnipresente Chiesa cattolica e, per questo, il libero pensatore Lanza, pubblica nel suo saggio interi stralci tratti dai discorsi del Cardinale Bagnasco relativi a ciò. Discorsi moralistici ed a questo punto Lanza si chiede perché la Chiesa non dedichi, invece, maggiore attenzione a ben più “raccapriccianti egoismi”, come ad esempio le guerre o la pedofilia, vera piaga che investe la Chiesa cattolica da decenni.

Cesare Lanza, tornando a parlare degli immensi benefici del gioco d'azzardo in termini di posti di lavoro ed economici, per l'erario, fa notare come ad esempio il Governatore dell'Illinois Pat Quinn, abbia introdutto una tassa di scopo sulle licenze dei concessionari di giochi d'azzardo, la quale andrà a favore dei progetti di pubblica utilità, eventi culturali ed investimenti relativi a scuola ed istruzione. La medesima cosa, peraltro, sta avvenendo via via nel nostro Paese, anche se non in maniera ancora così incisiva. Così come, a favore di interventi di pubblica utilità, sono destinati i proventi del gioco d'azzardo nel Regno Unito (28%) ed in molti Stati USA.

Ordunque, senza gioco d'azzardo, si avrebbero minori entrate per l'erario pubblico e, dunque, occorrerebbero maggiori manovre finanziarie e maggiori tasse per i contribuenti. In questo senso sono totalmente fuori luogo le demonizzazioni provenienti dagli ambienti politici ed ecclesiastici del nostro Paese.

L'”Elogio del gioco d'azzardo”, lungi dall'essere un trattato economico relativo al gioco, è un saggio interessante anche per le sue divagazioni in fatto di cultura, arte, letteratura e cinema, relative al gioco d'azzardo e non solo. Da Caravaggio a Cezanne, da Dostoevskij a Scorsese, l'Arte – in tutte le sue forme - è zeppa di riferimenti al gioco ed al piacere umano per il rischio. Rischio che è fonte di piacere e godimento per l'anima, ma solo evitando gli eccessi.

E, a tal proposito, un intero capitolo è dedicato di “Dieci comandamenti” che Lanza, da giocatore consumato, riporta a beneficio del giocatore e che qui riassumiamo:

  1. Stabilire quanto danaro, al massimo, si vuole rischiare.

  2. Non insistere mai, nel gioco, se si inizia a perdere. Nemmeno per tentare di “rifarsi”.

  3. Se si sta vincendo, non temere di osare e rischiare: se si perde non si rischia di rimpiangere la vincita buttata via, in quanto il danaro perduto non era vostro, ma del banco o dei vostri avversari. Viversa, non si vincerà mai, in maniera significativa, se non si avrà mai il coraggio di rischiare.

  4. Non giocare mai se si è stanchi, ubriachi, con i nervi a pezzi o pensando ad altro.

  5. Non fare mai debiti per procurarsi danaro per continuare a giocare.

  6. Essere sempre precisi e gentili con gli impiegati delle case da gioco.

  7. Sino a che non si sta vincendo, puntare sempre la stessa (piccola) somma.

  8. Mettere sempre da parte una piccola vincita.

  9. Mai contabilizzare il danaro vinto o perduto nelle partite precedenti.

  10. Inventarsi un proprio “personale” metodo di gioco.

Questi, in sostanza, i dieci comandamenti che il giocatore Cesare Lanza dà ai suoi lettori, ovviamente dettati dall'esperienza e spesso dal non aver egli stesso rispettato questi punti, pentendosene amaramente.

“Elogio alla follia”, oltre ad essere impreziosito, al centro del volume, da belle fotografie e riproduzioni di opere pittoriche e cinematografiche dedicate al gioco d'azzarzo, presenta un interessante racconto narrativo, già pubblicato dal settimanale “Panorama” quando era diretto da Giuliano Ferrara, ove Lanza racconta di una memorabile partita alla quale ha assistito presso il casinò di Saint-Vincent. Una partita di chemin de fer nella quale è possibile immedesimarsi negli attori, ovvero nei giocatori, nelle loro emozioni, nelle loro frustrazioni, nel loro godimento. Posso garantire che, anche un non appassionato di giochi di carte come me, è rimasto rapito dalla narrazione e dal “brivido” del gioco narrato.

Il volume termina con una carrellata di film con trame incentrate sul gioco d'azzardo e con interessanti Allegati relativi alla lotta alla criminalità in fatto di giochi d'azzardo, oltre che un Allegato relativo ad aneddoti storici scovati nel web, sempre relativi al gioco.

Cesare Lanza è un caro amico di cui condivido profondamente e totalmente lo spirito libertario e fuori dagli schemi. Ho assistito molto volentieri alla presentazione di questo volume, il mese scorso, presso il Palazzo Santa Chiara a Roma, alla presenza, come relatori, del cantautore Pupo, dello psicanalista Domenico Mazzullo, di Vittorio Sgarbi e Paola Binetti. Ho ascoltato la conferenza con grande piacere e, con il medesimo piacere, ho recensito questo agile ed intelligente volumetto.

Penso che, allo stesso modo dell'opera prima cinematografica di Lanza, “La Perfezionista”, andato in onda in seconda serata su Canale 5 esattamente un anno fa, che trattava il tema dell'eutanasia e del suicidio, anche “Elogio del gioco d'azzardo” meriti diffusione, persino nelle scuole.

La lotta al pregiudizio, all'ignoranza, al bigottismo ed alla stupidità parte anche e soprattutto dalla diffusione della cultura e della conoscenza.


Luca Bagatin

*ELOGIO DEL GIOCO D'AZZARDO (tratto da www.cesarelanza.com)

Diego Gabutti su "Sette" e Luca Bagatin sul suo blog http://lucabagatin.ilcannocchiale.it  hanno dedicato al mio pamphlet "Elogio del gioco d'azzardo" due recensioni molto interessanti: potete leggerle, qualora lo vogliate, su www.lamescolanza.com. Desidero ringraziarli (insieme con i recensori del Foglio, del Corriere della Sera e del Giornale) anche perché appartengono alla ristretta categoria di liberi pensatori. Mentre, forse, ipermoralisti e demonizzatori (lo scrivo, credetemi, senza acidità, se no che liberale sarei?) si stanno dimostrando altri colleghi, da cui mi aspettavo qualche riflessione, finora non pervenuta.


Cesare Lanza



17 luglio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: La Grande Bellezza". Monologo by Baglu

Un mese fa ero con la donna della mia vita, a guardare "La Grande Bellezza".

Lei...mi viene quasi da sorridere.

Lei ha capito subito che mi sarei identificato in Gep Gambardella, il protagonista del film.

Scrittore che ha scritto un solo libro, dedito alla mondanità ed alla conseguente malinconia e insoddisfazione. Alla ricerca delle origini, di una bellezza che non riesce più a trovare.

Le cose belle, le emozioni forti, capitano una sola volta nella vita.

Il resto è mera, sciocca retorica.

Lei è capitata una sola volta nella vita. Nella mia vita. Poi è andata.

Non vorrei arrivare a sessanta, sessantacinque anni, avvolto da una mondanità vuota, che non mi interessa, senza...senza qualcosa di bello. Che mi accolga, come allora.

Forse il fascino per la Storia l'ho acquisito per un bisogno ancestrale, intimo, di ritorno alle origini. Al chi sono, al chi siamo.

Poi, mi sono sempre detto, dopo aver svelato questo mistero, avrei anche potuto dissolvermi nel Cosmo.

Non siedo più nemmeno su di una panchina (come un pirla in giacca gialla). Lei ha chiuso le saracinesche di casa sua.

Però ci vogliamo bene.

Questo può essere poco ? Non lo credo. Non per chi, come me, ricorda l'ultimo abbraccio che si siamo dati. Forte, profondo.

Dico di credere alla reincarnazione e potrei dire che, in un'altra vita, siamo stati molto legati, Lei ed io.

Ma non penso sia questo l'importante.

Siamo stati, siamo legati in questa vita.



19 aprile 2013

In nome del popolo sovrano

"In nome del popolo sovrano" è un bellissimo affresco storico che la Rai ha recentemente ritrasmesso sul piccolo schermo.
Film di Luigi Magni e dello storico Arrigo Petacco del 1990, ambientato ai tempi della Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria, ovvero fra il 1848 ed il 1849.
E' la storia del frate barnabita Ugo Bassi (Jacques Perrin) che, in nome di Cristo e di Mazzini, si immola alla causa dell'Unità d'Italia e della cacciata del Papa Re da Roma, affinché questi rinunci al "demoiniaco" potere temporale, per riaffermare unicamente quello spirituale, di pastore di anime, di rappresentante del Verbo sulla terra.
E' la storia del condottiero garibaldino Giovanni Livraghi (Luca Barbareschi), innamorato della nobile Cristina Arquati (Elena Sofia Ricci).
E' la storia dell'oste romano Ciceruacchio (Nino Manfredi) - al secolo Angelo Brunetti - e di suo figlio Lorenzo, immolati entrambi alla causa della Repubblica.
Ma è anche la storia del marchesino Eufemio Arquati (Massimo Wertmuller) che, per riconquistare sua moglie, divenuta l'amante del Livraghi, si unirà alla causa degli insorti e, successivamente, dei Piemontesi.
Una storia vera, autentica, tenerissima, appassionata ed a tratti irriverente, quella raccontata da Luigi Magni, autentico interprete cinematografico del Risorgimento italiano.
Un insieme di storie nella Storia. Di vite di patrioti, idealisti romantici che, con sprezzo del pericolo, volevano una Roma laica, civile, democratica, nel rispetto della religione e dell'essere umano (la Repubblica Romana, infatti, pur nella sua breve durata, abolì definitivamente la pena di morte).
Una storia, quella della Repubblica Romana, spazzata via dalle criminali truppe di Napoleone III giudate dal temibile generale Oudinot, al servizio del Papa Re Pio IX.
Una storia, quella di una Repubblica democratica in Italia come mai più vi fu e che, raccontata oggi, oscura completamente la "Repubblica dei partiti" del 1948 che, nei fatti, fu ed è ancor oggi se non peggio, una sorta di Monarchia partitocratico-burocratica, con a capo un Presidente che, ieri come oggi, non rappresenta - invero - alcun Popolo, ma solo gli interessi dell'Elite al Potere.
Nel nome di Mazzini e Garibaldi, morirono, assieme – trucidati dagli Austriaci - il frate Ugo Bassi ed il condottiero Giovanni Livraghi, come assieme morirono Ciceruacchio e suo figlio Lorenzo, nemmeno maggiorenne, ancora oggi figure rimaste nel cuore del popolo romano. E, a difesa della Repubblica Romana - sotto i colpi dei Francesi - morirono l'aiutante di campo di Garibaldi - l'uruguaiano Andrea Aguyar - il bersagliere Luciano Manara ed il piccolo e leggendario Righetto.
Martiri di una Resistenza liberale e repubblicana, tradita un secolo dopo ed oggi pressoché del tutto dimenticata.
Solo quest'affresco di Luigi Magni, con la collaborazione del grande storico Arrigo Petacco, ci restituisce e restituisce all'Italia la dignità della sua Storia.
Una Storia che, ancora oggi, vorremmo vedere attuale, nel nome di un Popolo Sovrano stanco di mediaticità grillesca e partitocrazia Pd-Pidiellina.

Luca Bagatin




7 aprile 2013

"Nuova intervista esclusiva all'attrice Lavinia Guglielman" di Luca Bagatin

Abbiamo parlato della rivelazione del momento – l'attrice Lavinia Guglielman - a settembre intervistandola e successivamente in novembre a proposito della sua partecipazione alla web serie horror-thriller "Edgar Just Before Dark", ove la vedemmo calarsi nel ruolo di vampira.
Lavinia, lo, ricordiamo, iniziò a recitare all'età di soli nove anni nel film drammatico "Và dove ti porta il cuore" - a fianco di Virna Lisi – e, in questi ultimi anni, ha partecipato a numerose fiction per la tv, oltre che essere stata protagonista di film drammatici quali “Samir”, per la regia di Francesco Munzi e della commedia di Luca Verdone “La ninfetta e il maggiordomo”.

Oggi vogliamo ancora dedicare ampio spazio a questa graziosa Ninfa dell'Arte, che ci parlerà del nuovo film in lavorazione, nel quale ha – ancora una volta - un ruolo da protagonista.

Luca Bagatin: Dunque, carissima, possiamo dire che la tua carriera è proprio in ascesa...

Lavinia Guglielman: Spero proprio di si ! Anzi mi fa molto piacere che tu lo pensi.


Luca Bagatin: Il nuovo film che state girando proprio in questi giorni è un thriller, se non erro. E tu ricoprirai, come abbiamo detto, un ruolo da protagonista. Puoi dirci il titolo del film e raccontarci, brevemente, la trama ?

Lavinia Guglielman: Si intitolerà Multiplex o per lo meno questo è il titolo provvisorio ed è diretto da Stefano Calvagna. Per quanto riguarda la trama, come già hai detto è un thriller e, qualsiasi anticipazione potrebbe togliere allo spettatore la sorpresa di scoprire sequenza dopo sequenza quello che accadrà. Quindi preferisco non raccontarla !


Luca Bagatin: Ancora una volta un film a cui partecipi nel quale la protagonista autentica è la "tensione" pura. Prima nel ruolo di vampira ed oggi....
E' stato difficile, per te, calarti in ruoli sostanzialmente diversi da quelli che ricoprivi sino a qualche anno fa, piuttosto drammatici e sentimentali ?

Lavinia Guglielman: Non particolarmente, anche se ogni personaggio richiede uno studio accurato ed approfondito. In tutti i personaggi che ho interpretato, volontariamente o involontariamente, ho sempre portato qualcosa di me. Credo che fra l’attore e il personaggio ci sia sempre un inevitabile e necessario scambio osmotico.


Luca Bagatin: Dunque, ancora una volta protagonista come nel 2004 con “Samir”. Quante ore stai dedicando, al giorno, allo studio della tua parte ? Che tecniche utilizzi per calarti nel ruolo del personaggio ? Ti ispiri a qualche modello particolare oppure ti viene piuttosto naturale ?
Lavinia Guglielman: Il tempo che dedico alla preparazione di un personaggio è quello che serve a renderlo credibile. Cerco di interiorizzarlo al massimo, senza tuttavia spersonalizzarmi. Per capirlo meglio, immagino il suo passato, la sua storia e lo vivo di conseguenza in questa sua dimensione. Non ho modelli particolari cui ispirarmi,anche se ammiro molti attori. Comunque è innegabile che, poiché sono un’appassionata di cinema, certi modelli, magari inconsciamente, possano ritrovarsi nella mia recitazione. In ogni caso, spero con tutta me stessa di essere un’attrice originale e molto personale.


Luca Bagatin: So che fra le tue attrici preferite c'è Anna Magnani. Oggi, a tuo parere, c'è ancora spazio per un'attrice del suo calibro, capace di far sorridere e commuovere allo stesso tempo ?

Lavinia Guglielman: Attrici del calibro di Anna Magnani ne nascono una ogni secolo. Il secolo passato ha avuto lei. Per il prossimo, al momento, c’è un grande punto interrogativo. Attualmente, la più grande attrice è innegabilmente Meryl Streep, che riesce a rendere indimenticabile ogni personaggio ,come per esempio la casalinga de “I ponti di Madison County”, Miranda Priestly ne “Il diavolo veste Prada”, per non parlare della sua versatilità in “Mamma mia”.


Luca Bagatin: Oggi, secondo te, nel panorama artistico, è privilegiato il merito o piuttosto la raccomandazione ? Quanto è difficile, secondo te, per una persona preparata come te, approdare al cinema ?

Lavinia Guglielman: Io sono per la meritocrazia, ma in qualsiasi ambiente lavorativo si può incappare nella raccomandazione. Ma non posso parlarne direttamente perché, avendo iniziato da piccola, mi sono fatta conoscere dagli addetti ai lavori provino dopo provino, con impegno e serietà. Fare cinema è il sogno di molti giovani, ma non è facile perché c’è molta concorrenza. Quello dell’attore non è un mestiere che si può improvvisare, è importante lo studio, la preparazione, una fisicità che non è necessariamente la bellezza, può essere uno sguardo, un sorriso, anche un difetto, che rendano unico quell’attore. A tutto questo dobbiamo aggiungere che, come in ogni cosa, serve un pizzico di fortuna.


Luca Bagatin: Ed ora una domanda che esula dal tuo lavoro. Come valuti l'attuale situazione italiana. Certamente ti sarai fatta un'idea e mi interesserebbe sapere una tuo opinione in merito. Senza peli sulla lingua.

Lavinia Guglielman: Il periodo storico che stiamo vivendo è un periodo molto difficile, di grande confusione sociale, morale ed intellettuale. Ma questo non riguarda solo l’Italia. Sarà molto difficile venirne fuori nell’immediato. Speriamo che venga messo da parte l’utilitarismo a favore di una visione più equa e giusta della società, soprattutto per le categorie più a rischio, mi riferisco ai giovani, agli anziani e ai poveri che sono, purtroppo, sempre piu numerosi. Nonostante questo, non sono pessimista e credo che alla fine prevarrà, per quanto riguarda la situazione italiana, il buonsenso, si troveranno accordi che permetteranno la governabilità di questo paese, che merita veramente qualcosa di più.



24 marzo 2013

"Intervista esclusiva all'attrice Crisula Stafida": di Luca Bagatin

Foto di Stefano Colarieti

Crisula Stafida è una giovane attrice romana che non tradisce le origini greche della madre, della quale porta, peraltro, l'esotico cognome.

Crisula si è imposta all'attenzione del pubblico interpretando in particolare ruoli d'azione anche in fiction televisive quali “RIS - Delitti Imperfetti” e “Distretto di Polizia”, oltre che calandosi nei panni di personaggi dalle personalità forti, dai tratti noir, thriller e polizieschi, in film quali “Il peso dell'aria” e “Ganja Fiction”, inoltre è stata la protagonista femminile del film “Il Marito Perfetto” di Lucas Pavetto, thriller nel quale ha ricevuto una nomination come migliore attrice protagonista al “Buffalo Screams Horror Film Festival 2011” di New York. Tutti film, in sostanza, ove l'azione è la protagonista principale. Di converso, è stata la protagonista del video “Superamore” di Gigi D'Alessio. 
Nel 2012 ha recitato nel film horror “Tulpa” di Federico Zampaglione, altro capolavoro del noir ove il binomio azione-sangue non mancano certo di lasciare gli spettatori incollati alla poltrona.
Oggi, pur spaventati da cotanto curriculum, abbiamo la possibilità di intervistare la bellissima Crisula, amichevolmente, in esclusiva.

A sinistra: foto di Luigi Scuderi. A destra: foto di Stefano Colarieti

Luca Bagatin: Accidenti, Crisula, sorge spontaneo dire che sei l'eroina del nuovo cinema noir-thriller italiano ! Come mai ti capita spesso di interpretare ruoli nell'ambito di tale genere ? Sarà forse il tuo sguardo conturbante, che ricorda un po' quello di Greta Garbo nel ruolo di Mata Hari ?

Crisula Stafida: Non saprei…ma chi mi ha scelta per questi ruoli lo ha fatto sicuramente sia per la mia immagine non certo rassicurante, sia per la mia capacita’ “di soffrire” molto bene davanti alla macchina da presa…pare che ci abbiano preso gusto a prendermi a secchiate di sangue…e io se devo dirla tutta mi ci diverto parecchio.

Luca Bagatin: Stafida è il cognome di tua madre. In realtà tu saresti Crisula Secco. Come mai hai scelto il suo cognome?

Crisula Stafida: Si accostava meglio a Crisula. Poi sono molto legata a mia madre e ho preferito usare il suo cognome.

Luca Bagatin: Come è iniziata la tua carriera artistica ?


Crisula Stafida:
La prima volta ho recitato in uno spettacolo teatrale allestito per i turisti ad Ibiza. Lavoravo come animatrice turistica l’estate per pagarmi gli studi. E’ scoccata la scintilla e questa passione non mi ha mai piu’ abbandonata. Ho iniziato a studiare recitazione a Milano e poi a Roma mi sono iscritta ad un’agenzia per attori. Mossi i primi passi davanti alla macchina da presa in “Ris- Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia” e al cinema per la prima volta con un piccolo ruolo in “Nero Bifamiliare”.

Luca Bagatin: Preferisci interpretare ruoli drammatici, noir, erotici, oppure preferisci quelli meno impegnati delle commedie ?


Crisula Stafida:
Mi diverte interpretare personaggi “forti” e trasgressivi. Ho avuto occasione di recitare piu’ ruoli noir che di commedia, a parte Ganja Fiction in cui ho un ruolo dai toni più leggeri e simpatici (dovrebbe uscire al cinema quest’anno) e in una sit com che ho girato in passato. Ora mi piacerebbe cimentarmi in un ruolo drammatico.

Luca Bagatin: In passato hai lavorato anche in teatro. Preferisci lavorare sul palcoscenico, oppure davanti alla macchina da presa ?


Crisula Stafida:
Sicuramente potendo scegliere, sceglierei il Cinema. Sempre e comunque.

Luca Bagatin: Com'è Crisula davvero ? Una donna tutta d'un pezzo e conturbante come nei ruoli che interpreta, romantica e sognatrice oppure una via di mezzo fra i due aspetti ?


Crisula Stafida:
Un labirinto. Mi rendo conto di avere un carattere particolare… Sono una persona semplice, ma nel contempo intricata. Puo’ sembrare una risposta controversa, ma in realtà è proprio così. D’altronde penso che la scelta stessa di voler per mestiere interpretare ruoli, quindi vite alternative, sia già un segnale abbastanza chiaro di instabilità.

Luca Bagatin: Ricordo che una cosa che mi colpì favorevolmente in una tua intervista di qualche anno fa, fu quando rispondesti all'intervistatore che per te il numero perfetto è il due. So che non ami parlare della tua vita privata, ma hai voluto dire inequivocabilmente che sei orientata alla famiglia ed alla fedeltà di coppia, cosa forse rara di questi tempi. Come ti immagini, dunque, fra qualche anno ?


Crisula Stafida:
Va beh ma le cose con il tempo cambiano (ride). Non ho programmi sentimentali…diciamo che sono una persona che da sola si basta. Ho amici, amiche e non sento l’esigenza di avere una vita di coppia per forza. Sono estremamente esigente e su certe cose non transigo, quindi dovrò trovare la persona che fa veramente per me….Credo che esistano degli incastri naturali, per cui due persone si incontrano e senza tanti se e tanti ma, semplicemente non si lasciano più, perché hanno uguali valori e uguali misure. Magari questa persona è già nella mia vita…


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