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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 luglio 2015

La (contro)riforma Giannini sulla scuola è l'ennesimo atto di macelleria sociale del Governo Renzi (lo scrivemmo già il 13 settembre 2014)

Tratto da http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/09/13/la_controriforma_giannini_sull.html

e da http://www.opinione.it/politica/2014/09/17/bagatin_politica-17-09.aspx



E' quasi suonata la campanella ! Ricomincia la scuola ! Sveglia ! Sveglia !

Ma...non è per tutti così. E non è necessariamente una buona notizia, come potrebbe esserlo per qualche studentello svogliato.

Non sarà una buona notizia, ad esempio, per gli insegnanti precari da anni e che quest'anno si ritroveranno senza una cattedra.

Non sarà una buona notizia per tutte le vittime, ad esempio, dell'imminente (contro)riforma Giannini.

E non è una buona notizia per un Paese che ha eletto o nominato una classe politica che spreca danari pubblici a go-go e ritiene che sia giusto fare macelleria sociale.

Dunque, parlavamo appunto della controriforma Giannini-Renzi o Renzi-Giannini che, di fatto, non abolirà il precariato, ma aumenterà la disoccupazione e la disperazione sociale, già di per sé molto grave.

La scuola italiana, si sa, è già abutiata ai tagli. Ma, senza una scuola efficiente, si sa anche che non vi è e non vi può essere un futuro credibile. E la soluzione non è certo l'entrata dei privati nelle scuole, come spesso accade negli USA, che certo non sono la culla della cultura, tutt'altro (si pensi al fatto che un Obama - tanto ingenuamente e scioccamente osannato in Italia - formatosi presso le scuole del suo Paese, si permette di paragonare il nostro Colosseo ad un campo di baseball ! Sic !).

Gli insegnanti precari, ovvero coloro i quali saranno presto condannati da questo Governo alla disoccupazione, sono quelli cosiddetti di “terza fascia”, ovvero coloro i quali hanno iniziato ad insegnare subito dopo la laurea ma che, di fatto, per legge, “non sono abilitati” all'insegnamento.

Che cosa significa, in questo triste Paese, essere “abilitati all'insegnamento” ? Aver frequentato un corso specifico istituito dal Ministero per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca (MIUR), spesso della durata di due anni e con costi ingentissimi, fra tasse ed iscrizione. Ovvero un buon modo, per lo Stato, per fare cassa sulle spalle dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati !

Insegnanti, precari e disoccupati che, frequentando tale corso, peraltro, già si sobbarcherebbero le spese di viaggio (visto che spesso i corsi si tengono nelle Università delle maggiori città italiane), le spese di soggiorno per coloro i quali abitano lontano dall'Università stessa, nonché il costo dei libri richiesti per frequentare il corso medesimo.

Ora, si consideri anche che in questo triste Paese vi sono casi di insegnanti che - pur trovandosi in “terza fascia” e non essendo quindi “abilitati” - hanno conseguito, per meriti e lavoro, punteggi superiori rispetto ad altri insegnanti che sono, invece, “abilitati”. Con la (contro)riforma Giannini - che di fatto cancellerebbe gli insegnanti di “terza fascia” - i punteggi conseguiti da costoro sarebbero considerati...inutili ! Pazzesco ! Assurdo ! Vergognoso !

Ma si rendono conto la signora Giannini ed il signor Renzi dell'iniquità che stanno per mettere in atto ? Ma si rendono conto dell'obbrobrio normativo che stanno per attuare ai danni di persone che, per anni, si sono fatti il mazzo nella scuola ? Evidentemente, fra sparate propagandistiche, secchiate mediatiche e twitter per ammazzare il tempo, costoro non riescono a rendersene conto. Oppure se ne rendono conto anche troppo bene e sanno quanto potrebbe essere utile tutto ciò al fine di far cassa se tutti quanti si “abilitassero”, pagando il famoso “pizzo” di tasse d'iscrizione al MIUR.

Ancora una volta siamo di fronte all'ennesima “svolta buona” del Governo Renzi, ovvero all'ennesima decisione autoritaria ai danni del cittadino-lavoratore-precario-disoccupato ed a tutto vantaggio delle elite, di chi è già coperto e paraculato.

L'ennesima vergogna di un'Italia guidata da una classe politica “bipartisan” senza alcuna coscienza civile e sociale.



Luca Bagatin



24 maggio 2015

Elezioni Amministrative: la necessità del non voto e di una sua rappresentanza popolare

Le elezioni Amministrative sono imminenti e, in assenza di serie rappresentanze popolari, ovvero in presenza di forze politiche oligarchiche ed autoreferenziali, è molto probabile che, ancora una volta a prevalere sarà un sano e auspicabile astensionismo.

Astensionismo che, come dicevamo l'autunno scorso a proposito delle Amministrative di Emilia Romagna e Calabria, meriterebbe un'adeguata rappresentanza cittadina, anziché politico-oligarchica-clientelare-mediatica.

In quale modo ? Attraverso il modello rappresentativo dell'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero che preveda l'attribuzione dei seggi dei non votanti a tutti i cittadini aventi diritto al voto, estraendoli a sorte.

Bisognerebbe, in sostanza, far sì che le singole intelligenze delle persone, dei cittadini, possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia (Grecia ben diversa da quella attuale).
In questo senso, infatti, nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (
www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it) ci battiamo da tempo per un sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni.

Per la prima volta si permetterebbe così, dunque, alle singole intelligenze, di avere un posto all'interno del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali. E dunque di costituire, via via, una base per una prima assunzione di responsabilità politica e civile da parte della cittadinanza attiva.
E tutto ciò al di là del solito imbroglio partitico-mediatico-elettorale che, di fatto, rappresenta una vera e propria "delega in bianco" che i cittadini, ormai a larghissima maggioranza, hanno dimostrato e stanno dimostrando di non volere più.


Luca Bagatin



1 maggio 2015

L'EXPO 2015 di "Amore e Libertà" !



1 settembre 2014

Il nuovo codice etico di stampo fascista previsto da Palazzo Chigi

Da Palazzo Chigi, ormai sede del più autoritario dei governi mai avuti da questo nostro povero Paese, si sta ventilando l'introduzione di un nuovo “codice etico” per i dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che potrebbe prevedere persino il licenziamento, qualora detto “codice” non fosse rispettato.

Un “codice etico” che sa molto di Stato Etico di fascista memoria. Un “codice etico” che, come nel periodo mussoliniano, prevede fra le altre cose l'obbligo da parte del dipendente di dichiarare l'appartenenza a qualsiasi associazione, anche riservata, esclusa l'appartenenza a partiti e sindacati (che, però, ricordiamolo, sono le uniche associazioni che non possiedono personalità giuridica).

E' chiaro che tale norma voglia colpire l'appartenenza dei dipendente ad associazioni riservate (ma non certo segrete !) quali la Massoneria.

Curioso davvero. Curioso in quanto la Massoneria è una scuola di pensiero e di cultura. Un libero sodalizio di spiriti fratelli, tanto quanto una qualsivoglia istituzione spirituale o, se vogliamo, religiosa. Ed è riservata in quanto istituzione iniziatica e, dunque, non facente né proselitismo e riservata unicamente a persone che intendono seguire quel particolare cammino spirituale che si chiama iniziazione, gnosi, costruzione del proprio tempio interiore. Sarà che ciò gli uomini di potere, i governanti prezzolati attraverso spesso un'ingiusto prelievo fiscale e forzoso, non lo sanno. O sarà che hanno tutto l'interesse a sanzionare la libera ricerca interiore.

A parte questo, si fa per l'ennesima volta presente che i nominativi degli appartenenti ad una qualsivoglia Obbedienza massonica, sono depositati in Prefettura e, dunque, liberamente consultabili dagli organi competenti dello Stato italiano. Dunque, detto “codice”, sarebbe semplicemente una normativa vessatoria e dal carattere fortemente antidemocratico, tanto quanto erano antidemocratiche ed incivili le norme che – nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Marche – prevedevano che i dipendenti di dette Regioni dichiarassero la propria appartenenza all'istituzione massonica. Norme che, infatti, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato.

Ma, si sa, l'Italia degli ultimi vent'anni è tutto tranne che civile e democratica.

Con i governanti che abbiamo, poi, che cosa vorremo mai aspettarci ?

Occorre purtuttavia una reazione da parte del mondo civile, una reazione delle intelligenze e degli spiriti liberi, contro l'ennesima svolta autoritaria e fascista che questo martoriato Paese rischia di prendere.


Luca Bagatin



22 giugno 2012

Sindacati italiani e Giuliano Pisapia indegni di un Paese civile



Oggi sciopero nazionale del trasporto pubblico.
I sindacati italiani, capitanati da Camusso, Bonanni ed Angeletti, per "protestare" contro il governo Monti, danneggiano i lavoratori e gli utilizzatori dei mezzi pubblici.
Ignorando la lezione del padre del Socialismo italiano Filippo Turati, grande avversatore degli scioperi a tutto danno di lavoratori e cittadini, Camusso, Bonanni ed Angeletti - con il loro posto di lavoro garantito ed i loro stipendi d'oro (nemmeno lontanamente paragonabili alle buste paga di operai e di lavoratori parasubordinati) - si riconfermano essere la vergogna dei lavoratori e dei cittadini onesti (i quali si sono pure visti aumentare il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici !!!).



Poichè le disgrazie non arrivano mai da sole, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, inchinandosi di fronte ai diktat della dittatura cinese, nega la cittadinanza onoraria della città di Milano al Dalai Lama, che pure era stata preparata da tempo con un documento unanime.
Pisapia, dunque, forse memore del suo passato e presente politico, si schiera dalla parte opposta rispetto alla difesa dei diritti civili ed umani in Tibet.



31 ottobre 2011

Le prospettive politiche di Matteo Renzi


Matteo Renzi, il "rottamatore". Matteo Renzi, il "rinnovatore".
Matteo Renzi, un passato nel Partito Popolare Italiano, un moderato decisamente ed un ottimo Sindaco di Firenze dalle idee e prospettive bipartisan, come si usa dire oggi.
Matteo Renzi, il trentaseienne che è mal digerito dall'apparato cattocomunista e dal "nuovo Ulivo", il trittico Bersani-Vendola-Di Pietro.
Ed anche questo ce lo rende simpatico, assieme alle sue prospettive dal sapore liberale, capaci di andare oltre il berlusconismo e l'antiberlusconismo.
Le parole d'ordine di Matteo Renzi in sintesi: "No all'egualitarismo, sì all'uguaglianza"; "No al berlusconismo ed all'antiberlusconismo"; "Sì ad andare in pensione più tardi, per garantire un futuro alle giovani generazioni"; "Abolizione del valore legale del titolo di studio"; "No al finanziamento pubblico ai partiti;" "Abolizione dei vitalizi ai parlamentari"; "Meritocrazia".
Idee vecchie, secondo Bersani. Che però è uno sconfitto dalla Storia, assieme ai tutto il gruppo dirigente cattocom del Pd.
Idee riformatrici e liberali, pare, quelle di Renzi, invece, che hanno vinto in tutto il mondo Occidentale e nella sinistra democratica europea: da Gonzalez a Craxi, da Papandreu a Mitterrand, da Blair a Zapatero.
Matteo Renzi mette i bastoni fra le ruote ad una sinistra italiana di matrice cattocomunista e conservatrice, incapace di governare, triste e bacchettona, che garantisce chi è già garantito e penalizza tutti gli altri.
Se il Pd fosse Matteo Renzi, insomma, sarebbe un partito progressista e liberaldemocratico. Ma così non è.
Matteo Renzi disegna uno scenario che potrebbe vedere uniti i liberali, i liberisti (ovvero gli umanisti liberali, volendo citare il compianto prof. De Marchi), ed i libertari di entrambi gli schieramenti: Antonio Martino con Enrico Morando, Renato Brunetta con Pietro Ichino, allargando il cerchio a Futuro e Libertà, al Partito Repubblicano ed a quello Liberale.
Una riedizione del mitico "lib-lab", ovvero la convergenza di quei riformatori che, nei primi anni '90, desideravano un futuro fatto di libertà di impresa, di lavoro sostenibile e di garanzie per chi non è mai stato garantito.
Chissà se sarà davvero così. Nell'Italia degli ultimi anni gli uomini di buona volontà, infondo e purtroppo, non sono mai stati amati e premiati.
Speriamo che la rotta si inverta presto, altrimenti, i dolori della crisi, si acutizzeranno ulteriormente.


Luca Bagatin



31 ottobre 2008

Reazionari scontri di piazza contro la Riforma Gelmini.....mentre il problema rimane un altro



Ciò che sta accadendo da alcune settimane fra studenti estremisti contro la Riforma Gelimini della scuola è assolutamente increscioso e deprecabile.
La violenza non è mai ammissibile. Quella fra giovani studenti fa veramente accapponare la pelle, peraltro.
Non ritorna il '68 con la "fantasia al potere" (uno slogan che in realtà si tradusse in ben altro con i protestatari di allora oggi classe dirigente di questo martoriato Paese), bensì la violenza di piazza gratuita che è sempre incivile ed antidemocratica.
Come antidemocratiche ed incivili sono le occupazioni abusive  delle stazioni dei treni, delle strade bloccando il traffico e delle scuole impedendo a coloro i quali vogliono entrare a scuola, di farlo.
Lo è ancor più in quanto il nocciolo della questione della protesta è assolutamente pretestuoso: si contestano i tagli alla scuola come se questi non ci fossero mai stati con i governi precedenti.
Il sottoscritto si battè a suo tempo e continua a farlo contro i finanziamenti diretti ai diplomifici ed alle scuole private confessionali. Lo fece e continua a farlo democraticamente, cercando di spiegare che è uno spreco di risorse in quanto coloro i quali hanno i mezzi per andare nelle cosiddette scuole private, è corretto che ci vadano a spese loro. Diversa è la questione di chi sceglie di andare alla scuola privata, ma ha un reddito famigliare che non gli consente questa possibilità di scelta. A quel punto si intervenga pure, ma con un semplice bonus scuola sul servizio (e non con un finanziamento diretto a pioggia alla scuola in questione).
Ora, si noti bene che determinati tagli alla scuola sono ed erano auspicabili. Mi pare assurdo contestare la reintroduzione del "maestro unico". Tutti noi, oggi trentenni e oltre, abbiamo imparato benissimo anche con un unico maestro. Marco Pannella ha colto nel segno quando ha detto che i "tre maestri" erano utili ad accontentare i relativi sindacati di riferimento: Cgil, Cisl e Uil.
Non si tratta di licenziare, ma di bloccare le assunzioni e di giungere a garantire uno stipendio dignitoso a degli ottimi e preparati insegnanti. Che siano anche giustamente rigorosi come vuole proprio questa Riforma.
Una Riforma che blocchi il lassismo fra i banchi, causa forse anche dell'autonomia scolastica introdotta da un quindicennio, la quale ha messo in concorrenza le scuole pubbliche al punto da renderle assai simili a dei diplomifici.
Ora, probabilmente, il fulcro della questione è un altro: abbiamo un corpo insegnante universitario gerontocratico (con insegnanti dai doppi e tripli lavori) ed un sistema di assistenti universitari che divengono dei veri e propri portaborse (il cosiddetto "baronismo").
Su questo quasi nessuno dice nulla. Non sarebbe forse il caso di approfondire la questione e di aprire un dibattito su questo e magari anche sull'abolizione del valore legale del titolo di studio, affinché uno studente sia valutato per le sue capacità e buona volontà e non per il "titolo" in sé ?
Non sarebbe forse il caso di parlare di una vera riforma delle Università che premi effettivamente le Università più produttive e con gli studenti effettivamente meritevoli (e non gli amici degli amici, i figli dei figli ecc...) ?
Interrogativi, ahinoi, senza risposta da tempo.
Ma su tutto ciò nessuna protesta.

Luca Bagatin



23 agosto 2008

Ricette liberali per garantire un futuro al lavoro ed all'impresa



Parliamoci chiaro, l'innalzamento dell'età pensionabile è inevitabile e financo utile: ai lavoratori e all'econimia italiana.
Ben venga quindi il progetto del Governo di innalzare nuovamente l'età pensionabile così come avviene in tutta Europa: la vita media è aumentata e la crisi economica di questi anni ci impone di lavorare di più.
Giuliano Cazzola, economista e Vicepresidente della Commissione Lavoro, oltre a capirne di economia è anche un socialista ex sindacalista e da decenni propone l'innalzamento dell'età pensionabile anche per le donne, così come avviene in tutta l'Europa economicamente al passo con i tempi (a differenza di Italia, Austria e Grecia).
A tutti piacerebbe andare in pensione quanto prima, certo.
A tutti piacerebbe financo forse non lavorare e godere dei propri interessi personali.
Purtuttavia è necessario essere pragmatici: è economicamente insostenibile da parte degli istituti di previdenza e da parte dell'economia italiana nel suo complesso mantenere un'età pensionabile così bassa.
Per cui il "male minore" che possa in qualche modo mettere d'accordo tutti (anche se la "concertazione" è un aspetto non sempre così positivo per i lavoratori, specie per i precari, e per le imprese....lo abbiamo visto più e più volte) è l'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni o 35 anni di contributi.
L'attuale Governo propone una ricetta un po' più timida a dire il vero: 62 anni fermo restando i 35 anni di contributi.
Ad ogni modo queste sono le misure minime per garantire le generazioni future e per "salvare" gli istituti di previdenza dal tracollo.
Ovviamente si può essere più drastici, ma anche più liberali: abolire le pensioni del tutto e così gli istituti di previdenza, permettendo così al lavoratore di guadagnare di più in busta paga, ovvero fargli percepire il netto che non andrebbe più nelle casse dell'Inps, bensì direttamente nelle sue tasche. In tal modo sarebbe il lavoratore stesso a gestire i suoi soldi, ovvero a decidere come come investire il danaro da lui stesso guadagnato e conseguentemente di andare in pensione quando meglio crede.
Egli può decidere di investire in un'assicurazione previdenziale privata oppure risparmiare in proprio la quota che sarebbe dovuta andare all'Inps (e di cui attualmente il lavoratore non sa in effetti che fine fa....).
Questa, come ho detto, è una ricetta squisitamente liberale. Giusta sotto il profilo individuale (il lavoratore percepisce uno stipendio netto più alto che può gestire liberamente senza "furti" statali) e fruttuosa sotto il profilo economico (risolta la questione dell'età pensionabile in quanto il lavoratore troverà conveniente continuare a lavorare. Diversamente potrà sempre scegliersi di ritirarsi prima dal lavoro avendo guadagnato meno).
E' una ricetta che purtuttavia l'Italia difficilmente saprà applicare o vorrà applicare (ed in questo il PdL e il Pd sono equamente statalisti e antiliberali, nonostante gli illuminati liberali e liberalsocialisti Cazzola, Brunetta, Sacconi e Capezzone) in quanto in questo medievale Paese il concetto di responsabilità individuale (concetto ben noto alle culture anglosassoni protestanti e luterane) è del tutto sconosciuto....e questa è la principale causa del suo mal.




Luca Bagatin



12 ottobre 2007

Un condivisibile e condiviso articolo dell' amico Davide Giacalone sul recente referendum sindacale

 
La pseudo concertazione che danneggia tutti.
Un referendum fuorviante e rischioso.
Le vischiosità che si celano nell’abisso della logica della prepotenza corporativa
di Davide Giacalone






Guardiamo dentro il referendum sindacale, in quell’abisso
di prepotenza corporativa e cecità politica. E’ un tema
complicato ed importante, meglio sgranarlo per punti.
1. La democrazia non ha alcuna parentela con le urne autogestite, richiede regole
e controlli. Nel caso specifico, però, non ha importanza se
ci sono stati brogli, perché il risultato è comunque un imbroglio. 2. L’affluenza
del 60% è bassa, ed indica che i lavoratori non sindacalizzati o trascinati
se ne sono tenuti lontani. 3. Dal nord al sud, ovunque è influente la Fiom,
sindacato dei metalmeccanici, il no all’accordo sul welfare è stato travolgente, dove
è dominante la triplice, invece, il sì ha percentuali altissime. Se ci fossero
state distanze nell’ordine di qualche punto sarebbe stato normale e fisiologico,
ma un tale capovolgimento, a fronte di interessi identici, segnala che i votanti
sono stati un tramite della volontà sindacale, non una platea da consultare.
Veniamo adesso al tema della consultazione: 4. Il welfare non è mica
una faccenda che riguarda solo i lavoratori dipendenti e solo i sindacalizzati,
 riguarda tutti, compresi i bimbi appena nati, dato che saranno loro a pagare
il conto. La materia è politica e non piegabile alla logica corporativa,
 che vede contraenti il governo ed i sindacati. Quindi la domanda era posta
falsamente ed era del tutto autoreferenziale. 5. Essendo materia politica è
naturale che qualcuno si candidi alla rappresentanza di chi ha votato
no, e non potendo essere l’opposizione lo farà un pezzo della maggioranza.
6. Tanto è materia politica che torna in discussione al consiglio dei ministri
e poi va verso il Parlamento. Nel primo i dissensi sono irrilevanti, tanto non
si dimette nessuno. Nel secondo si sommano i voti contrari di chi (come me)
ritiene sbagliato quell’accordo perché colpisce gli interessi dei giovani e
dei cittadini non garantiti e protetti, e di chi, all’opposto, lo ritiene
troppo poco accondiscendente con i desideri dei sindacati. A quel punto il
governo va sotto ed il risultato referendario si capovolge.
Apoteosi: 7. I lavoratori hanno votato sì per poi sentirsi dire no dal Parlamento;
oppure l’opposizione comunista s’azzittisce per tirare a campare.
8. Si chiama “concertazione” un baratto che danneggia i deboli e pesa sui
conti di tutti.


sfoglia     giugno        agosto






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini