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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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24 giugno 2012

Perché, alle prossime elezioni, è importante sostenere le liste "Radicali Bonino-Pannella" e "Democrazia Natura Amore" di Ilona Staller (dialogando con il Movimento Cinque Stelle)



Siamo giunti ad una fase di stallo.
O la politica muore, oppure si rinnova: dalle ceneri dell'attuale sfacelo.
Uno sfacelo durato troppo tempo, almeno dal 1993, quando la democrazia subì un duro colpo e - caso unico nell'Occidente democratico - i partiti di governo furono falciati via.
Quelli erano partiti di governo, però.
Questi di oggi, invece ? Lasciamo stare.
Macchine mangiavoti e mangiadanari, autoreferenziali, prive di qualsiasi cultura e prospettiva. Prive di qualsiasi remora morale ed amore per il cittadino.
Fra queste macerie, purtuttavia, assistiamo alla nascita di un movimento organizzato della società civile, il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Un movimento di cui non condividiamo magari molto, ma, ad ogni modo, rappresenta un segnale di contrapposizione all'antipolitica eversiva dei Bersani, degli Alfano, dei Di Pietro, dei Vendola, dei Maroni e dei Casini.
Ma noi crediamo in altro. Da liberali, laici e libertari. Crediamo in un ampio movimento di onestà morale ed intellettuale dalle solide radici che, ancora una volta, sembra sostanziarsi nell'esistenza dei Radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino.
Un partito-movimento, quello Radicale, che viene da lontano, a rappresentare sia la Destra Storica liberale che la Sinistra più pura, tanto da collocarsi alla "sinistra" dello stesso Partito Comunista Italiano, in un dialogo continuo con le forze dell'alternativa extraparlamentare trotzkista, nonviolenta, liberalsocialista e libertaria.
E come non pensare che, oggi, sono proprio i Radicali a meritare questa nostra fiducia. La fiducia che abbiamo riposto in loro, negli anni del divorzio, dell'aborto, dell'obiezione di coscienza. Quando i Radicali si facevano arrestare, per garantire i nostri diritti. I Radicali, amici di Pasolini, Sciascia, Vittorini, Tortora. Intellettuali e giornalisti onesti e non magnaccioni, come ce ne sono e ce ne erano troppi, allora ed oggi.
I Radicali che cambiarono il costume italiano e lo resero civile, europeo, occidentale. I Radicali che, per primi, candidarono nelle loro liste omosessuali e transgender, quando a "sinistra", i comunisti, li chiamavano "froci" (questo, Nichi Vendola, non lo ricorda. O finge di non ricordarselo).
I Radicali che, per primi, parlarono di libertà di lavoro e di impresa, di Europa unita, ma prima sotto il profilo politico. Che per primi parlarono di ambiente e diritti degli animali, fondando le primissime liste verdi.
Che parlarono e parlano di diritti dei disabili e di ricerca scientifica per i malati.
Che parlarono e parlano di diritto all'eutanasia ed al suicidio assistito, in un Paese, il nostro, ove i corpi sembrano essere di proprietà dello Stato e del Vaticano (oppure le due cose coincidono !?!).
I Radicali. ancora oggi, ci sono e, negli ultimi sondaggi, raccolgono oltre il 3,5%.
E, poi, lasciatemi spezzare una lancia in favore di Ilona Staller, ex pornostar, ex radicale, da sempre vicina alle battaglie per i diritti civili ed umani e per le libertà sessuali.
Se oggi scendesse in campo, con il suo movimento Democrazia Natura Amore (DNA), come non sostenerla ? Personalmente, dopo quindici anni di politica attiva e tante delusioni, sono anche disposto a candidarmi nelle sue liste e le ho già personalmente assicurato il mio appoggio.
L'alternativa all'arroganza di Potere Pd-PdL-Sel-IdV-Udc-Lega Nord è, oggi, sostenere Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica, contro nuovi candidati cartapecoriti ed autoreferenziali.
L'alternativa all'arroganza di Potere Pd-PdL-Sel-IdV-Udc-Lega Nord è, oggi, votare e sostenere le liste Radicali e di Democrazia Natura Amore. Auspicando un dialogo anche con il Movimento Cinque Stelle, all'insegna dell'onestà e della trasparenza civica.
L'alternativa all'arroganza di Potere Pd-PdL-Sel-IdV-Udc-Lega Nord è, oggi, invitare i nostri cari partiti e partitini laici e liberali (il mio PRI, oggi purtroppo autoreferenzialissimo, ma anche il PLI, i socialisti sparsi, i socialdemocratici ed i finiani), ad intraprendere un dialogo con i Radicali e con il movimento di Ilona Staller, invitando Repubblicani, Liberali, Socialisti e Futuristi a candidare loro rappresentanti nelle liste Radicali e del DNA.
Non è il momento di Edere, Garofani o foglie di fico, bensì di unità laica delle forze contro l'arroganza di Potere Pd-PdL-Sel-IdV-Udc-Lega Nord.
La vera Costituente Liberaldemocratica, peraltro, oggi, è rappresentata dai soli Radicali che sono gli unici a raccogliere oltre il 3% dei consensi. E sono sempre più in crescita nei sondaggi.
Occorre un nuovo Parlamento pulito, con una compagine governativa che comprenda menti libere quali Oscar Giannino, Antonio Martino, Enrico Cisnetto, Lanfranco Palazzolo, Ilona Staller, Paolo Montesi, Luigi Di Placido, Matteo Renzi (ma che cavolo ci fa ancora nel Pd ???), Roberta Culiersi e molti, moltissimi giovani della rete, del Movimento Cinque Stelle.
Utopia ? Forse.
Ma un'utopia concretamente alternativa alla nuova dittatura partitocratica. Che dura da troppo tempo e che dobbiamo, finalmente, abbattere.

Luca Bagatin



29 gennaio 2010

MARIO PANNUNZIO: GRANDE LIBERALE DEL NOVECENTO. Intervista di Luca Bagatin al prof. Pier Franco Quaglieni


da sinistra: Mario Pannunzio, Arrigo Olivetti, Nicolò Carandini

Quest'anno ricorre il centenario della nascita di Mario Pannunzio, grande giornalista rigoroso e liberale che fondò due storiche testate: "Risorgimento Liberale" ed "Il Mondo".
"Risorgimento Liberale", fondato nel 1944, fu organo del Partito Liberale Italiano e fu il primo giornale in Italia a schierarsi apertamente - oltre che contro il totalitarismo fascista e nazista -  anche contro quello comunista e stalinista e a denunciare la tragedia delle foibe.
Quanto a "Il Mondo", fondato nel 1949, mai testata giornalistica fu più laica e liberale di questa, nonostante tale esperienza durò solo diciassette anni.
Diciassette anni di battaglie libertarie e riformatrici in un’Italia da sempre (oggi ancor più di ieri, peraltro) pasticciona, burocratica, clericale, socialcomunista e socialfascista.
Diciassette anni di denunce di un "sistema" corrotto e corruttore fatto di sottogoverno delle maggioranze (che videro protagonisti Dc e Pci in primis); di ingerenza vaticana (per quanto allora fosse in qualche modo arginata dalla Dc alla quale va dato comunque il merito di essere un partito di gran lunga più laico degli attuali Pd e PdL) e di connubio fra mondo politico e mondo economico (aspetto che oggi ha raggiunto l’apice al punto che è l’economia – guidata da un capitalismo straccione, antiliberista ed antiliberale -  a governare la politica !).
E così a "Il Mondo", collaborò la créme del giornalismo liberaldemocratico e liberalsocialista italiano. Pensiamo ai padri del liberalismo italiano Benedetto Croce e Luigi Einaudi, agli azionisti Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini e Aldo Garosci; al liberista Panfilo Gentile, ai repubblicani Ugo La Malfa ed Adolfo Battaglia. E tutti contribuirono a creare le basi per una cultura "alternativa" e "dell’alternativa" al monolitismo conservatore democristiano e marxista che permeava la società italiana da poco uscita dal fascismo, di cui proprio democristiani e marxisti furono i diretti continuatori sotto il profilo ideologico, politico e culturale.
E così "Il Mondo" ospitò fra le sue colonne intellettuali del calibro di Orwell, Thomas Mann, Ennio Flaiano e Alberto Arbasino, nonché, dal 1955, organizzò i "Convegni del Mondo" come risposta laica ai problemi che attanagliavano l’Italia di quegli anni (ed, è il caso di dirlo, l’Italia di questi anni):  dal rapporto fra Stato e Chiesa al nucleare; dalla lotta ai monopoli alla questione della scuola sino all’unificazione europea di cui "Il Mondo" fu tra i più accesi sostenitori.
Mario Pannunzio, padre de "Il Mondo", fu rarissimo esempio di professionismo giornalistico: egli leggeva personalmente ogni singolo articolo, si occupava personalmente della stesura dei titoli e delle didascalie nonché della scelta delle foto e dell’impaginazione. Ogni settimana ne uscive così un giornale, a detta anche dei maggiori critici dell’epoca, "elegante", "raffinato" ed "europeo".
Certo l’indipendenza dal potere economico e politico del giornale costò cara al punto che esso dovette chiudere prematuramente nel  ‘66 con grande felicità di tutti i suoi denigratori (missini e comunisti in primo luogo).
Certo "Il Mondo" lasciò il solco nel mondo laico. Esso fu il primo a teorizzare la costituzione di una Terza Forza comprendente liberali, repubblicani, socialisti e socialdemocratici capace di contrapporsi alla Dc ed al Pci (ricordiamo in questo senso l’articolo "Qualche sasso in capponaia" di Gaetano Salvemini, pubblicato nel dicembre del 1949).
Grazie al contributo ideale di questo piccolo-grande settimanale liberale e attraverso una scissione del Partito Liberale Italiano, nacque il  Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici, il cui simbolo era la Minerva con il berretto frigio, e che recuperò la tradizione risorgimentale di Felice Cavallotti e prima ancora quella di Giuseppe Mazzini e le cui battaglie politiche si concretizzarono nella lotta alla speculazione edilizia, nella lotta ai Poteri Forti (in particolare negli intrecci fra la Dc e la Federconsorzi) e nelle battaglie per uno Stato ed una scuola laica e pubblica.
La battaglia radicale, rarissimo esempio di volontà di modernizzazione e di occidentalizzazione del nostro Paese, rimase tuttavia puro velleitarismo ed "Il Mondo" si trovò costretto a ripiegare nella teorizzazione del Centro-Sinistra (l’unico vero Centro-Sinistra che l’Italia conobbe mai) attraverso la proposta di far entrare il Psi nella coalizione di Governo, all’indomani della Rivoluzione d’Ungheria del ‘56 in cui esso aveva condannato lo stalinismo e si avviava verso l’abiura del marxismo).
Il resto, è Storia più recente. Con la falsa rivoluzione giustizialista di Tangentopoli che ha spazzato via i partiti laici, la Dc, quell'unico vero Centro-Sinistra.
Mario Pannunzio appare dunque da quasi tutti dimenticato, anche nel suo centenario.
Ma perché mai ?
Forse per la scomodità delle posizioni affrontate dagli organi di stampa da lui diretti.
Forse per il rigore delle proposte politiche che egli stesso lanciava, anche per mezzo dei suoi ottimi collaboratori.
Vediamo di approfondire la figura di Pannunzio attraverso l'intervista amichevole che ho voluto fare al prof. Pier Franco Quaglieni, docente e saggista di storia contemporanea e fondatore, assieme ad Arrigo Olivetti ed a Mario Soldati - amici e collaboratori di Mario Pannunzio - del "Centro Pannunzio" (www.centropannunzio.it) di cui è anche attuale Presidente e che oggi è l'unica istituzione che tiene vivo il ricordo di questo grande del giornalismo e della cultura laica in Italia.


Il prof. Pier Franco Quaglieni e una prima pagina del settimanale "Il Mondo"

Luca Bagatin: Il Centro Pannunzio si definisce, fra le altre cose, una libera associazione anticonformista.
Che cosa intendete per cultura anticonformista oggi ?

Pier Franco Quaglieni: Per anticonformista si intende libera da pregiudiziali ideologiche e confessionali. Una cultura laica, diceva  Pannunzio, è una cultura senza aggettivi. Anzi, noi andiamo oltre: ad un certo livello, la cultura è solo cultura e basta. La sottocultura è quella invece che, per giustificarsi, deve suonare il piffero per la rivoluzione per dirla con Vittorini, e trasformarsi in guardia svizzera del Papa…
Negli della devastazione sessantottina  c’è stato poi il conformismo dell’anticonformismo, cioè il rovesciamento sistematico anche di alcuni valori condivisi che sono fondanti di una società, che, come diceva Croce a De Gasperi, potrebbe essere “laica non laica che sia”.



Luca Bagatin: Quanto ha pesato la cultura clericale e comunista nella chiusura definitiva di un settimanale come "Il Mondo" ?

Pier Franco Quaglieni:
Ha pesato certo il disprezzo clericale  verso la cultura laico-liberale del “Mondo” da parte dei cattolici integralisti: Scelba parlava di “culturame laico”;così come ha pesato l’attacco forsennato contro i “visi pallidi” del “Mondo” dei comunisti, dei loro compagni di strada, degli “utili idioti” che, spiace doverlo ricordare, dopo un periodo trascorso al “Mondo” hanno trovato più comodo trasmigrare sotto le bandiere del Pci.
Ma Pannunzio nel ’66 sentì l’aria dell’irrazionalismo,del sociologismo, dell’ideologismo che stava per arrivare e che scoppiò già nel 1967 in alcune università e si evidenziò in tutta la sua portata negativa nel 1968,l’anno in cui Pannunzio morì ,volendo - lui laico-  come compagno dell’ultimo viaggio il grande libro di Alessandro Manzoni che i contestatori avrebbero voluto bruciare in piazza senza leggerlo perché catto-borghese e moderato.



Luca Bagatin: Qual è – secondo te – il modo migliore per ricordare Mario Pannunzio ?

Pier Franco Quaglieni: Scrissi sulla “Nuova  antologia” di Spadolini  nel 1978 un lungo saggio  in cui esaminai il silenzio dei libri di testo su Pannunzio ed anche sul “Mondo”. Quel saggio, per l’autorevolezza della rivista, ebbe qualche effetto: in “Guida al Novecento”, Salvatore Guglielmino corresse il tiro. Persino Asor Rosa scrisse del “Mondo”, ma lo attribuì, sbagliando, alla cultura azionista.
Oggi siamo tornati alla quasi totale  ignoranza . Un noto critico letterario - sorvolo sul nome - in una monumentale storia della letteratura i venti tomi ha citato “Il Mondo” (non di Pannunzio, ma quello che ne riprese la testata negli anni '70, senza neppure lontanamente riprenderne la tradizione civile e culturale) per citare un articolo ivi pubblicato da Pier Paolo Pisolini, uno scrittore lontanissimo, anzi estraneo totalmente alla cultura di Pannunzio.
Speriamo che il centenario della nascita di Pannunzio smuova le acque anche se sono dubbioso. Temo che la proposta avanzata dal Centro Pannunzio di digitalizzare “Risorgimento liberale “ e  “Il Mondo” e di mandarlo in rete al fine di consentire a tutti di poterlo leggere senza intermediazioni interessate ed oracolari di Scalfari e nuovi  altri “scalfarini” alla Teodori, dicevo temo che la proposta  avrà difficoltà a passare perché ci sono persone che vogliono cogliere il centenario per farsi belli a spese di Pannunzio con passerelle mediatico-convegnistiche destinate a durare lo spazio di un mattino.
Chi ama Pannunzio per davvero, dovrebbe  usare il centenario per incentivare la conoscenza della sua opera e l’avvio di studi seri in merito.



Luca Bagatin: Che cosa ci rimane, oggi, dell'eredità di Mario Pannunzio e delle battaglie politiche, economiche ed ideologiche degli "Amici del Mondo" ?

Pier Franco Quaglieni: Non rimane quasi nulla.Pannunzio ha vinto sul terreno culturale, su quello politico è stato un vinto. E’ inutile nasconderlo in modo ipocrita. Il Paese forse era immaturo,ma il disegno della Terza forza non era praticabile. E Malagodi, Segretario del PLI negli anni '50 e '60, dobbiamo aggiungere, non era il mostro che alcuni dipingevano. Rimane un grande magistero etico-culturale a cui ci siamo richiamati nel 1968 noi del Centro Pannunzio  rispetto di pannunzini da centenario che per quarant'anni anni hanno ignorato o tradito Pannunzio.


Luca Bagatin: A tuo parere, vi è lo spazio - oggi - per un'esperienza politico-editoriale come quella de "Il Mondo" di Pannunzio ?

Pier Franco Quaglieni: Assolutamente no. Oggi il giornalismo si è involgarito anche perché i lettori si sono involgariti.
La televisione ha delle grosse responsabilità in merito a questo processo degenerativo. Un giornale elegante, ben scritto come quello di Pannunzio avrebbe oggi un numero di lettori inferiore a quello degli anni ’50. Spiace doverlo dire, ma è così. Una scuola post- sessantottina che ha cresciuto generazioni di ignoranti è la seconda o forse la prima responsabile insieme alla Tv. L’Italiano usato nelle pagine del “Mondo” sarebbe incomprensibile ai più. Oggi sarebbe un giornale ancora più elitario.



Luca Bagatin: E' nota la tua polemica con Eugenio Sclafari, fondatore del quotidiano "La Repubblica", il quale si ritiene erede della tradizione pannunziana e così il suo giornale. Che cosa pensi di lui e del gruppo editoriale del quotidiano che ha fondato ?

Pier Franco Quaglieni: Io ritengo Scalfari un epigono abusivo del “Mondo” per dirla con Battista, ma riconosco in lui il grande giornalista-manager che non fu Pannunzio. Scalfari riuscì a costruire una carriera brillante ed altamente remunerativa sul piano economico. Pannunzio- si può dire – morì povero perché non badò mai al successo ed agli agi materiali, ma alla sua indipendenza di giudizio.



Luca Bagatin: Mario Pannunzio, a tuo parere, avrebbe previsto un fenomeno così antidemocratico e forcaiolo come la presunta "rivoluzione di Tangentopoli" ?

Pier Franco Quaglieni: Pannunzio era un garantista: lo dimostra lo scandalo che riguardò il laeder democristiano Attilio Piccioni a causa del figlio accusato si essere coinvolto nella vicenda Montesi. Me lo ricordava spesso Saragat durante i nostri colloqui. Pannunzio rifiutò sempre di fare dello scandalismo su Piccioni come invece fecero i comunisti ed i fascisti. Pannunzio io penso che si sarebbe schierato  negli anni di Tangentopoli contro i vari Pool che architettarono un vero colpo di Stato per via giudiziaria. Pannunzio era un uomo della Prima Repubblica di cui denunciò il marcio con coraggio in anni difficili, ma di cui si sarebbe eretto a difensore perché la Prima Repubblica aveva ricostruito l’Italia dopo la sconfitta nella Seconda  Guerra Mondiale.


Luca Bagatin: E' possibile, a tuo parere, una rinascita dell'area laica e liberaldemcoratica, nella Prima Repubblica  rappresentata da PRI, PLI, PSI, PSDI e Radicali ?

Pier Franco Quaglieni: Io auspico la rinascita (o meglio la nascita) di un’area laico-liberale, ma la ritengo molto difficile.
Fino a poco tempo fa tutti si dicevano liberali a destra ed a sinistra. Oggi non c’è più nessuno che si dica liberale e la contesa tra liberali veri o falsi è finita. Non è un buon segno. La prospettiva storico-politica è all’insegna di due blocchi di potere ,espressione di un’era post-ideologica e pasticciata. Il passaggio ad una Terza Repubblica è difficile e problematico. I laici ed i liberali dovrebbero impegnarsi in questa direzione. Laici e liberali minoritari ci sono in tutti gli schieramenti, anche nel PD bisogna andarli a cercare con il lanternino.



Luca Bagatin: Quali sono, secondo te - oggi - i partiti che maggiormente si richiamano all'esperienza de "Il Mondo" e che potrebbero essere davvero credibili nella ricostruzione di una forte area laica e liberaldemocratica ?

Pier Franco Quaglieni: Credo il PRI  di Nucara e il PLI  di De Luca. Ma io ritengo che la battaglia da fare sia prima una battaglia culturale, anche se la stessa battaglia culturale è resa difficile dai personalismi. Pensa a Piero Craveri che non è uno storico del Risorgimento che prima rifiuta e il giorno dopo accetta la presidenza del comitato nazionale per le celebrazioni a  Cavour, fomentando polemiche che un nipote di Croce non dovrebbe neppure pensare. E’ anche questo un segno dei tempi. Neppure sul nome di Cavour si riesce a trovare un’intesa perché ci sono personaggi ormai paleo –politici che si scannano persino su Cavour. E non farmi aggiungere altro.
Sicuramente è estranea alla tradizione pannunziana la Bonino che ha perso ogni connotato radical-liberale per convertirsi  ad un trasformismo  di stampo Doroteo, pur di mantenere il potere. epilogo davvero curioso per una donna che si battè per la 194. Nel guazzabuglio della sua coalizione  elettorale laziale  consiglierei alla Bonino di  imbarcare anche Marrazzo: qualche voto potrebbe ancora portarlo.       





Ringrazio di vero cuore l'amico Pier Franco Quaglieni, del quale condivido peraltro pressoché totalmente il pensiero..
Un pensiero libero ed indipendente come questo blog. E tale rimarrà negli anni a venire.
In alternativa alla mediocrità ed alla mediaticità. Anche a costo di essere letto da pochi, pensanti, non rassegnati liberali ed anticonformisti che non hanno nulla da perdere, ma un futuro più civile da conquistare.

Luca Bagatin



30 novembre 2009

Berlusconi scelga: o con i Riformatori o con gli Statalisti


Ma sì, Brunetta è un economista di stampo liberale, mentre Tremonti uno statalista d'antan.
Niente di diverso da quel che sapevamo sin da quando questi due signori iniziarono a gravitare attorno ai movimenti costruiti da Silvio Berlusconi dal 1994 a questa parte.
E così, riteniamo che il Premier debba – una volta per tutte - scegliere la linea da seguire: o quella riformatrice o quelle conservatrice.
Oppure rassegnarsi ad una spaccatura imminente del PdL già annunciata dai continui strappi di Gianfranco Fini e da molti suoi fedelissimi.
Perché stupirsi ? Se questo governo sta facendo poco o nulla rispetto a quanto annunciato in campagna elettorale è più che giusto che qualuno faccia la voce grossa.
Dov'è finita la drastica riduzione delle imposte ? Dov'è finita l'abolizione delle Province e degli enti inutili ? Dov'è finita la riduzione della spesa pubblica improduttiva ? Dove sono finiti gli investimenti alla ricerca ?
Quanto chiede il Ministro Renato Brunetta non è altro che quanto chiede il Paese e quanto annunciato anche dal Governo Berlusconi IV dal suo insediamento.
Tremonti e la Lega Nord hanno fatto di tutto per remare contro ed allora.....eccoci qui ancora una volta senza riforme.
Berlusconi, quindi, scelga da che parte stare.
Abbia anche il coraggio di sostituire Tremonti alla guida del Ministero dell'Economia con politici liberali seri: con lo stesso Brunetta oppure con l'ottimo Antonio Martino, ingiustamente ed immeritatamente messo in soffitta da tempo dal Cavaliere di Arcore.
Si modifichino quindi anche le alleanze: si defenestri la Lega Nord e si imbarchi l'Udc ed i suoi nuovi alleati centristi.
Se così non sarà non si vede quali prospettive di rinnovamento possa aspettarsi il Paese.
E personalmente intravedo all'orizzonte un nuovo possibile cambio di rotta anche per il dopo-Berlusconi: un'aggregazione riformatrice che abbia come leader proprio Gianfranco Fini e Renato Brunetta, alleata a tutti i laici, liberali, repubblicani, radicali ed ai centristi di Casini. Capace di contrapporsi allo statalismo social-Burocratico del Pd, della sinistra e della destra estreme, di Tremonti, della Lega Nord ed al giustizialismo di Di Pietro.
Finalmente l'Italia vivrebbe così una vera contrapposizione: Liberali e Riformatori contro Statalisti e Conservatori. Con ai secondi un'opposizione assicurata per i prossimi decenni.

Luca Bagatin



22 luglio 2009

Pronto il ddl per liberalizzare le professioni

E così, quelli di Coalizione Generazionale e di Libertiamo, in collaborazione con il quotidiano liberale "L'Opinione delle Libertà", partono dalle libere professioni.
Checché se ne dica, l'Italia, è un Paese culturalmente arretrato sotto ogni punto di vista. L'imprinting catto-comun-clerical-fascista si fa sentire ancora oggi, se pensiamo anche che la breve parentesi liberal-risorgimentale - unica ventata di modernizzazione che l'Italia abbia conosciuto anche con le aperture alle fascie più deboli del primo ministro Giovanni Giolitti, a tratti finanche più avanzate delle proposte dell'allora nascente partito socialista - è stata, appunto, spazzata via da tempo.
Dal Fascismo prima e dal Cattocomunismo dopo. Le due ideologie di massa e quindi di classe che hanno da sempre denigrato il mercato e le libere professioni.
Uniche alternative alla miseria, perlatro, visto che se l'economia non gira saremmo tutti più poveri e meno liberi.
Oggi si riparte. Con il governo meno peggiore che l'Italia abbia avuto negli ultimi anni e, forse, speriamo, in grado di recepire queste proposte "sovversive" come definito anche nel documento qui sotto riportato.
"Sovversive" in quanto liberali. Non piazzaiole e nemmeno pizzaiole da festa dell'Unità o del Piddì -  che dir si voglia - de noantri.
Un'alternativa agli Ordini professionali, ovvero alle baronie ed al privilegio corporativo e dunque di casta.
Ed era ora.

Luca Bagatin




Care amiche, cari amici,
  
si riparte. O, meglio, si continua. Giovedì 23 luglio 2009 depositiamo alla Camera dei Deputati il primo disegno di legge del gruppo “Io non voglio il posto fisso”. E quello stesso giorno, alle ore 16.30 presso la sede del quotidiano L’Opinione (Via del Corso, 117 – Roma), lo presentiamo pubblicamente, insieme ai deputati che in queste ore lo stanno firmando e alle associazioni che copromuovono l’incontro: Libertiamo e Coalizione Generazionale (in attesa che altre aderiscano).
 
Partiamo dalle libere professioni. Coerentemente con quanto ci siamo detti nell’incontro del 21 marzo a Milano, il nostro obiettivo è quello di permettere una vera liberalizzazione di tutte le professioni, che non preveda l’abolizione degli Ordini ma che impedisca a chiunque di imporre resistenze alla concorrenza e alla possibilità dei giovani meritevoli di competere nel settore in cui sognano di svolgere la loro attività libero-professionale.
  
Alcune misure del nostro disegno di legge sono “sovversive”: vera abolizione delle tariffe, possibilità di iniziare il praticantato durante gli ultimi mesi di università, piena possibilità di pubblicizzare i servizi offerti, abrogazione del minimo contributivo previdenziale, possibilità di avere anche in Italia vere società interprofessionali, anche con il concorso di soci di mero capitale.
 
Nella relazione introduttiva del disegno di legge, si spiega espressamente che questa proposta "nasce" su Facebook, da una discussione ampia che ormai ha diversi mesi di anzianità. Presentato il ddl, ci impegneremo per diffonderlo e per chiedere a gran voce che il Parlamento lo discuta.
 
Vi aspettiamo giovedì 23: come sempre apriremo un bel dibattito…
  
Luca Bolognini (Coalizione Generazionale)
Piercamillo Falasca (Libertiamo)




24 aprile 2008

"L'IMPORTANTE E' ANDARE" meditazione in memoria (anche) di Giuliano Gennaio



L'importante è andare.
Non importa verso dove.
L'importante è andare senza lasciarsi trascinare dalla corrente.
Senza incertezze né paure.
Oggi siamo qui e domani....anche !
La Coscienza Universale siamo noi stessi e non sarà certo un cuore che smette di battere che ci impedirà d'esistere. Per quanto questo cuore possa essere il nostro.
La morte non è che la continuazione dell'esistenza ad un livello di Coscienza diverso.
Approderemo prima o poi da qualche parte o....forse a nulla.
Chissà !
L'esistenza è illogica, probabilmente. Tuttavia vale la pena di viverla in tutte le sue sfaccettature. E sperimentare, approfondire, creare.
La mancanza di questi elementi è la vera morte dell'anima: la sua definitiva scomparsa ed estinzione.
Andiamo avanti sempre.
Senza mai lasciarci trascinare dalla corrente, ma tenendo sempre la rotta.
Si salpa ragazzi !

by Luca Bagatin




1 marzo 2008

I Laici, Liberali e Riformatori alle elezioni del 13 e 14 aprile e la posizione ufficale assunta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Arturo Diaconale, direttore storico dell'Opinione delle Libertà, nel suo editorale del 26 febbraio ha fotografato ottimamente la situazione dei laici, liberali e riformatori italiani i quali non avranno pressoché rappresentanza alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Questo bipartitismo-bipolarismo coatto (in tutti i sensi) che vede contrapporsi due grandi calderoni con all'interno di tutto e di più come da un quindicennio a questa parte, oltre a non offrire la possibilità di un voto autenticamente laico e liberale, non offre alcuna vera alternativa al declino del Paese che ha urgente bisogno non tanto di assegni per i bebé o di sostegno alle coppie sposate quanto piuttosto di una sensibile riduzione delle imposte dirette ed indirette per rilanciare i consumi e gli investimenti (l'Eurispes stesso suggerisce la liberale "flat tax" ovvero l'imposta unica sulle persone fisiche al 20%); una seria e radicale riforma delle pensioni; l'abolizione degli enti inutili e dispendiosi come le Province, le Comunità Montane e la Tv di Stato; nuovi investimenti nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica senza pregiudizi, preconcetti o elucubrazioni mentali dettati da chissà quale dogma religioso. E poi è indispensabile una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, alla pedofilia, alla violenza sulle donne e sui minori ed ai clientelismi di ogni colore politico.
Gli italiani si sentono sempre meno sicuri e rischiano financo di scadere in un assurdo e becero razzismo proprio in quanto sono pressoché totalmente abbandonati da uno Stato che preferisce continuare ad alimentare sé stesso ed i suoi privilegi piuttosto che scendere nel concreto ed affrontare radicalmente tali questioni, spesso trattate superficialmente sia da Berlusconi che da Veltroni e dai loro sodali.
E, per concludere, i temi cosiddetti "etici" (anche se personalmente detesto questo termine che mi fa pensare allo "Stato etico" di hitleriana, mussoliniana e staliniana memoria).
Ma è possibile che l'Italia sia così indietro anche in questo settore, ovvero che non abbia una legge che consenta le unioni civili delle coppie eterosessuali ed omosessuali; che non abbia una legge che consenta la commercializzazione delle pillola RU486; una normativa che consenta la regolamentazione delle non-droghe ovvero della cannabis e dei suoi derivati togliendo così alla criminalità questo mercato senza alcun controllo e, per finire, una normativa che permetta di garantirsi una morte dignitosa consentendo l'eutanasia (che significa letteralmente "buona morte") e quindi il pieno diritto del malato terminale e sofferente ad un'"uscita indolore" ?
Le uniche forze che storicamente hanno posto nei loro programmi tutti i progetti e prospettive citate in questo articolo, sono proprio quelle che saranno scarsamente o pressoché non rappresentate nel prossimo Parlamento della Repubblica Medievale e Mediatica d'Italia.
Penso al PRI che, forse, avrà 3 deputati nelle liste di Berlusconi; penso ai Radicali che avranno 8 deputati per essersi svenduti ai cattocomunisti del Pd; penso ai Riformatori ed ai Liberali come Capezzone che, se tutto va bene, avranno un seggio o due; ed infine penso ai socialisti sparsi: a quelli berlusconiani che forse avranno un paio di seggi ed a quelli boselliani che è molto probabile che non raggiungano nemmeno la soglia minima per entrare in Parlamento (e che in tutti questi anni sono stati gli "utili idioti" di Romano Prodi, D'Alema, Veltroni & Co. e da loro sempre trattati a pesci in faccia).
Mi è tuttavia giunta ieri la voce (dall'amico giornalista Aldo Chiarle che ha ricevuto un'entusiastica  telefonata direttamente dal Segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca), oggi confermata dal web, che il PLI presenterà in tutta Italia l'unica lista Laica e Liberaldemocratica come auspicato anche in un mio articolo in data 16 febbraio scorso.
Non siamo certi che riuscirà a raccogliere il 4%, però vogliamo sostenerla con forza ed entusiasmo anche alla luce del suo programma (che trovate al link http://www.partitoliberale.it/page4/page4.html). Tutto ciò considerato anche che il PLI pone fra i suoi obiettivi un coerente incontro fra tutti i Repubblicani (ha recentemente siglato un patto federativo con il PRI....pecceto però che quest'ultimo, alle politiche, abbia scelto ancora una volta di presentarsi sotto le insegne berlusconiane); i Socialisti e tutte le altre componenti Laiche e Riformatrici riprendendo la formula anni '80 del Lib-Lab ovvero dell'incontro fra Liberali e Socialisti (altro che l'aberrante incontro fra laici e cattolici, utilissimo solo al Vaticano per imporre le sue astruse elucubrazioni religiose in politica e nella società fortunatamente secolarizzata e democraticizzata) contro il conservatorismo di destra e sinistra nostrane.
Un discorso che sosteniamo da lunghissimo tempo, utile all'Italia, all'Europa e all'Occidente.
Una prospettiva semplicemente Laica, Liberale, Libertaria e Riformatrice.


Luca Bagatin



5 dicembre 2007

RIFLESSIONI POLITICHE


Da diverso tempo sto riflettendo sulla relazione fra la politica italiana di oggi e quella di ieri e sulla relazione fra la politica di ieri, quella di oggi e l'attuale società italiana.
Perché, infatti, mentre nel 1892 ci fu l'esigenza di costituire un grande partito dei lavoratori denominato Partito Socialista e nel 1895 si costituì un'altro grande partito della democrazia e del lavoro che prese il nome di Partito Repubblicano, con moltitudini di iscritti e simpatizzanti disposti financo a morire per il proprio ideale, oggi abbiamo solo dei contenitori mediocri fatti di parole vuote, composti da molti generali e da poco esercito e soprattutto fondati sullo slogan e su mirate campagne di marketing fini a sé stesse ?
Per carità, non ho nulla contro il marketing: figuriamoci, ne sono un sostenitore. Ma, nel momento in cui, per avere "appeal" si fa un uso pressoché unico di tale strumento di comunicazione allora significa non avere, nei fatti, alcun contenuto.
Ora, sappiamo tutti che le idologie sono crollate, e che per varie vicissitudini si è passati da una Prima ad una Seconda Repubblica.
Non voglio però qui entrare nello specifico, in quanto rischierei di andare anche troppo fuori tema.
Ritorno quindi a bomba: mentre alla fine dell'800 sono sorti dei partiti che miravano all'emancipazione dell'individuo e che sorgevano spesso dalla base dei lavoratori, dei cooperatori, dei piccoli produttori, di intellettuali borghesi....dagli anni '90 ad oggi abbiamo assistito alla nascita di "partiti di plastica", con pochi militanti e molti generali. Partiti basati spesso su figure carismatiche e appoggiati da grandi gruppi industriali, bancari e della comunicazione mediatica.
Questo tanto a "destra" quanto a "sinistra".
Peraltro bisognerebbe aprire una parentesi: dagli anni '90 ad oggi l'Italia conobbe e conosce una strana "destra", tutt'altro che liberale, costituita dagli eredi del fascismo, dai leghisti e da un partito non meglio definito ideologicamente guidato da un imprenditore estraneo alla politica. Allo stesso identico modo il nostro Paese conobbe e conosce una strana "sinistra" capitanata ed egemonizzata da ex comunisti ed ex democristiani.
Le forze della democrazia laica e liberale (Liberali, Socialisti, Repubblicani) erano completamente stati spazzati via, come nel fascismo e tutt'ora faticano a riemergere.
Ecco che oggi assistiamo ad un'ulteriore "mutazione genetica" nei cosiddetti "partiti di massa", ulteriormente svuotati da qualsiasi radice storica e culturale italiana ed europea: da una parte abbiamo un Partito Democratico (fusione fra post comunisti e post democristiani) e dall'altra un Partito delle Libertà.
Curiosa mutazione davvero se pensiamo che questi due "supermercati" di "libertà" e "democrazia" si trovano ad operare in  un Paese a scarsa vocazione democratica e liberale: si pensi specialmente alla sua storia recente e relativamente recente fatta anche di divieti a particolari settori della ricerca scientifica, di regole non certe per quanto concerne la giustizia, di impossibilità per le coppie non sposate di vedersi riconosciuti diritti naturali, di mantenimento di aziende di Stato tutt'altro che in ottima salute, di scarso rispetto ed applicazione della Costituzione Repubblicana e si potrebbe continuare.
Ho cercato così di fotografare la situazione attuale che potrei allargare anche alle varie Costituenti socialiste e liberaldemocratico-repubblicane.
Che senso ha continuare ad affannarsi senza una base militante solida ?
La base militante si forma o si dovrebbe di norma formare su esigenze concrete.
Oggi la base militante è scarsa. In compenso abbiamo moltissimi individui che inseguono facili slogan, promesse di futuri radiosi, e tutto quanto si fa loro bere per mezzo dei mass media.
Un tempo ci si aggregava attorno ad un'idea, ad un progetto, ad un 'iniziativa.
Oggi ci si disgrega di fronte al telegiornale, alla partita di calcio, e nei vari centri commerciali: ciascuno alla ricerca dell'ultimo modello di telefonino.
Ed i prezzi, intanto, sono in aumento. E nessuno si chiede il perché o il percome e ciascuno continua a votare il suo Partito Democratico del Popolo Libero di Bananas.
Mi chiedo quante persone riflettano su queste semplici questioni.
E mi chiedo quante persone abbiano veramente la volontà di studiare ed approfondire la storia e la cultura financo politica del nostro Paese: dal glorioso Risorgimento sino all'Involuzione della Seconda Repubblica. Già sarebbe qualcosa, credetemi.
In questi giorni sul mio blog, non a caso, ho postato un brano tratto da "Lo straniero misterioso" di Mark Twain. In esso si spiega chiaramente come in generale la "maggioranza" sia facilmente preda di una  "minoranza" di individui che fanno più baccano e di come proprio in questo modo le monarchie, le oligarchie politiche e le religioni istituzionalizzate abbiano preso tanto piede nella Storia al punto di soggiogare il popolo bue.
Mi chiedo quanto ancora dovremo vedere ripetersi questa emblematica scena specie un un Paese medievale come il nostro ove si preferisce lanciare il sasso e nascondere la mano e soprattutto tenersi saldo il prosciutto sugli occhi per evitare, spesso, di pensare.



Luca Bagatin



29 settembre 2007

NASCE LA COSTITUENTE LAICA E LIBERALDEMOCRATICA: un altro passo per l'aggregazione dei Laici

 


Il 29 settembre presso il Centro Congressi Cavour di Via Cavour 50/A a Roma, si è tenuta l'assemblea nazionale della
Costituente Laica e Liberaldemocratica che ha visto coinvolti laici, liberali
e repubblicani.
L'assemblea è organizzata dal Forum per l'Unità dei Repubblicani e dalla
Federazione dei Liberali e mira ad aggregare tutte le forze laiche che si
riconoscono a livello europeo nell'Eldr mediante un programma di 10 riforme radicali.
Riforme che si sostanziano in : riduzione degli sprechi nelle istituzioni puntando
all'abolizione delle province (storica battaglia repubblicana) ed allo snellimento
della Pubblica Amministrazione e riduzione della spesa pubblica; riforma della
giustizia tale da garantire la certezza della pena, separazione delle carriere fra
giudice e PM, depenalizzazione dei reati minori, costruzione di nuove carceri;
reintroduzione del nucleare al fine di ridurre le importazioni di energia dall'estero
e ridurre l'utilizzo di petrolio, incentivo all'utilizzo di biomasse attraverso il riciclo
dei rifiuti; apertura immediata di nuove imprese riducendo la burocrazia connessa
ad esse, introduzione di una normativa sul licenziamento libero connesso
all'introduzione di ammortizzatori sociali per sostenere la mobilità del lavoratore,
sgravi fiscali sulle assunzioni; rivalutazione della scuola pubblica e forti incentivi
alla ricerca scientifica; abolizione dell'Irap, riduzione delle aliquote Irpef entro un
valore massimo del 30%; rilancio delle battaglie sui diritti civili e riaffermazione
della laicità dello Stato; rilancio degli Stati Uniti d'Europa e di un'Europe federata
ed alleata agli USA.
Mi pare che queste ragioni (che trovate illustrate al link http://www.noiragioniamo.it/index_file/Page473.htm)
siano assolutamente condivisibili e da sostenere.
La Costituente Laica e Liberaldemocratica fa il paio con la Costituente Liberalsocialista
lanciata a Bertinoro da Lanfranco Turci alcuni mesi fa.
Purtuttavia entrambe le Costituenti non si sbilanciano nel voler costruire un'alternativa
comune all'attuale bipolarismo controriformista.
Entrambe, insomma, non dichiarano apertamente la loro avversione all'Unione ed
alla Cdl, ovvero ai due poli conservatori, bensì si dichiarano unicamente "distanti
dal Partito Democratico e dalla Casa delle Libertà".
La qual cosa mi appare assai limitata, soprattutto se le due Costituenti nascono
unicamente per accordi elettoriali che si fermano alle sole elezioni europee o alle
sole politiche.
Diversamente, un progetto Liberaldemocratico-Repubblicano-Liberalsocialista
(che aderisca in Europa tanto all'Eldr quanto al Pse contrapposto all'estrema sinistra,
all'estrema destra ed ai Popolari) con le riforme di cui sopra: civili, europeiste, atlantiche,
liberali e libertarie contrapposto alla conservazione italiana che vede unite l'Unione prodian-veltroniana
(alleata ai Poteri Forti, alle banche ed ai comunisti) e una
fantomatica Casa delle Libertà senza libertà (conservatrice nei diritti civili e in economia),
sarebbe non solo auspicabile ma anche l'unica alternativa per l'alternanza a
questo bipolarismo mediatico e ad un'antipolitica dilagante dovuta proprio al
monopartitismo imperfetto Union-Cidiellino incapace di riformare il nostro Paese alla radice.
 
Luca Bagatin



12 giugno 2007

OCCORRE ARRESTARE IL DECLINO



OCCORRE ARRESTARE IL DECLINO
(articolo pubblicato sul quotidiano on line di Società Aperta www.terzarepubblica.it diretto da Enrico Cisnetto)
by Luca Bagatin

"Occorre fermare il declino", afferma da lungo tempo l'editorialista d'estrazione repubblicana Enrico Cisnetto.
Occorre farlo usando il buonsenso, ragionando senza pregiudizi e logiche d'appartenenza ed io sono con lui e con i circoli di Società Aperta, l'associazione politico-culturale da lui presieduta e che vede uniti persone provenienti da diverse esperienze politiche e professionali accomunati dalla comune preoccupazione per il futuro dell'Italia.
Non si può dire che il nostro Paese sia mai stato realmente progredito se non subito dopo l'Unità d'Italia e nel primo dopoguerra durante gli anni del boom economico e per certi versi anche negli anni '80 con l'abbassamento dell'inflazione.
Per il resto, il declino economico, sociale e per molti versi anche culturale dell'Italia è ogni giorno più visibile e tangibile soprattutto se mettiamo a confronto il nostro Paese con gli altri Stati europei e con il resto del cosiddetto mondo libero.
Se pensiamo poi alla nostra classe politica vediamo che, oltre ad essere la più pagata, è anche la più anziana al mondo e, caso pressoché unico: sono ben 11 anni che a contendersi la poltrona di Premier sono sempre gli stessi due individui. Oggi settantenni.
E, come se non bastasse, sono entrambi a capo di due "coalizioni calderone" ove alberga di tutto e di più: dai noglobal rifondatori del comunismo ai liberali di sinistra; dai neofascisti ai liberali di destra passando per socialisti e repubblicani divisi chi a destra e chi a sinistra.
Ormai, certamente, i termini "destra" e "sinistra" non solo sono obsoleti, ma in Italia forse sono diventati anche impropri.
Può dirsi di sinistra un sostenitore dello Stato etico, padre padrone, al di sopra dell'individuo ?
Viceversa può dirsi di destra un sostenitore dello Stato minimo, liberale e magari anche libertario ?
Occorre oggi più che mai ragionare in termini di buonsenso.
Molti di noi sono dei sinceri liberali, repubblicani e socialisti ed io non posso non dire di riconoscermi da sempre in questi valori che mi hanno insegnato a ragionare ed a vivere con una mentalità più aperta e meno dogmatica possibile.
Ecco, io credo che a partire da questi valori risorgimentali e resistenziali (per quel che attiene alla tradizione antifascista libertaria e repubblicana dei Rosselli e di Randolfo Pacciardi) che, nel corso della tanto criticata Prima Repubblica, hanno contribuito a rendere più laica e liberale l'Italia e dal confronto fra tutti gli individui di buonsenso, si possa giungere in tempi ragionavolmente brevi a ciò che Società Aperta auspica da tempo, ovvero ad una vera Terza Repubblica in cui le regole siano scritte aggiornando i contenuti della Carta  Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese.
Forse a quel punto saremo riusciti ad arrestare il declino dell'Italia.


COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: Invito tutti coloro i quali riscontrano un PEGGIORAMENTO ed una INGESTIBILITA' della nuova piattaforma ad inviare formale mail all'indirizzo: info@ilcannocchiale.it con oggetto: PREGO, RIPRISTINARE LA PIATTAFORMA PRECEDENTE IN TUTTE LE SUE FUNZIONI ed indicando nel testo tutte le vostre problematiche nonché la minaccia di abbandonare completamente il Cannocchiale (il che per loro sarebbe anche un danno economico).


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini