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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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7 marzo 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": La solitudine dei secondi non ti fa scordare i primi": monologo by Baglu



C'è una cosa che mi piace fare più di tutte ed è quella di vagare per le città, magari d'estate, quando in giro non c'è pressochè anima viva.
Da ragazzo mi piaceva muovermi in bicicletta, respirare l'aria e poi fermarmi in un qualsiasi campo di grano, lasciare a terra la bicicletta e mettermi a correre a perdifiato, a braccia aperte, quasi fossi un aereo.
Muoversi a piedi, per le città, è un piacere che non ha eguali. Osservi le vie, le vetrine, i palazzi. La cosa più bella è perdersi per poi, dopo diverse ore, ritrovarsi.
Muoversi a piedi, per le città, è un po' come vivere: perdersi e ritrovarsi. Muoversi, ma senza troppa gente attorno, così, solo per il piacere di muoversi, senza necessariamente una meta.
Una volta mi ricordo che Lei mi ha detto che a volte sono una persona eccezionale, a volte un ragazzino capriccioso. La seconda è vera la prima no. Però c'è una cosa che mi ha sempre fatto riflettere.
Se una donna ti chiama "persona" e non "uomo" allora vuol dire che non le piaci come uomo, al massimo come amico.
A me il concetto di amicizia, in generale, non piace. Non ho mai voluto avere amici nella vita nè ho voglia certo di cominciare ad averne ora.
I dettagli, specie nel linguaggio sono importanti, sono rivelatori, sono fondamentali.
Le parole sono fondamentali ed è per questo che considero questi social... vabè, cose come facebook o twitter, agli antipodi della comunicazione.
Sono utili in linguaggi poveri di parole. Ecco è vero, io ho una vera e propria idiosincrasia per l'inglese: è povero di vocaboli, semplicistico, toglie ogni tipo di atmosfera, banalizza.
Poi c'è un'altra cosa che non mi piace, cioè le semplificazioni linguistiche che si utlizzano nella comunicazione via web o negli sms (che, fra parentesi, non invio mai).
Da ragazzo mi hanno insegnato a non parlare mai in dialetto che pure era parlato da tutti nella mia famiglia. Mi hanno insegnato che altrimenti non avrei saputo scrivere bene, non avrei saputo esprimermi bene e debbo dire che sono grato a chi, in famiglia, mi ha insegnato questo.
Lo so, si dirà che sono contro la "tradizione", ma, francamente, non me ne importa niente.
E' importante farsi capire dagli altri, avere un linguaggio ricco di parole, privo di semplificazioni.
Chi parla male pensa male ed è vero. Ed a pensare male, in giro per il mondo, c'è già troppa gente.
Mi ricordo quando scrissi il mio primo romanzo. Avevo quattordici anni e lo dedicai ad una ragazzina che mi piaceva molto. Era una sciocchezza, ma io, allora, ci credevo molto.
E' stato un bell'esercizio di scrittura.
A undici anni fui obbligato dalla scuola e da mia madre a fare basket. A me il basket non è che piacesse poi molto, ma mi dicevano che mi avrebbe aiutato a socializzare.
Ero anche bravo, quasi l'unico che riuscisse quasi sempre a fare canestro, ma la cosa non è che mi importasse molto. Mi ricordo anche che più volte mi inventavo di avere la febbre o di stare male per evitare di andare ai tornei o agli allenamenti.
Non si può tornare indietro nel tempo. Per fortuna.
Muoversi a piedi, per le città, significa annusare l'odore dell'asfalto mentre ci cammini e mentre percorri strade nuove per poi magari ritrovarsi in Piazza XXIV Maggio a Milano, oppure in Piazza di Spagna a Roma.
Avevo venticinque anni quando sono stato la prima volta a Milano e lì, anni dopo, conobbi una ragazza. Mi piacevano molto i locali per studenti universitari lungo i Navigli.
Ho sempre amato i Navigli al tramonto, sorseggiare un aperitivo mangiando un tramezzino, oppure polipi e patate. Lo so, magari non staranno bene assieme però era l'atmosfera che te li faceva percepire come ottimi ed indivisibili. Polipi e patate.
A me la primavera non piace. Però la primavera, la sera, lungo i Navigli è tutta un'altra cosa.
Anche a Torvajanica mi è successa la stessa cosa, pur in assenza di aperitivo, polipi e patate.
A Roma mi piace molto l'Eur, la zona del laghetto.
Poi mi piaceva anche quel ristorantino western...Strano, a me i locali all'americana non piacciono molto (ma sempre meglio dei locali giapponesi o à la page) però lì l'atmosfera era simpatica e poi c'erano delle cipolle fritte buonissime. Poi sì, lo so, c'era Lei.
Il tempo è passato e a me non è che la cosa spaventi nel senso che diventare vecchio non spaventa. Però il passare del tempo mi intristisce. Mi fa pensare al passato e questa è forse la cosa che più mi intriga.
Il passato è intrigante, altrimenti non si capirebbe perché così tante persone siano incuriosite dalla professione dell'archeologo, dello storico o comunque del ricercatore antropologico.
Se tornassi indietro forse deciderei di studiare antropologia. L'antropologia mi ha sempre appassionato molto e non posso negare che nella mia biblioteca personale ho numerosi trattati sull'argomento.
Non penso sia un caso se, sin da ragazzo, ho iniziato ad interessarmi di religioni, tradizioni esoteriche, psicologia, criminologia, storia, sociologia. Mi sono talmente immerso in questi argomenti da aver completamente trascurato persino i miei studi canonici il che me li ha fatti detestare e, pertanto, ho rinunciato ad intraprendere la carriera universitaria.
No, l'Università non avrebbe fatto per me. Decisamente.
Muoversi a piedi, per le città, è un modo per osservare la gente che passa e sapere come vive. Dove vive. E chiedersi anche perché vive. Perché, ad esempio, uno ragazzo indiano dovrebbe decidere di andare a vivere a Pordenone ?
Me lo sono sempre chiesto e l'ho anche chiesto, ma, a dire il vero, lo stesso ragazzo indiano non ha saputo darmi una vera risposta.
Si dice che le risposte sono spesso dentro noi stessi e, lo scopo della vita, dovrebbe essere quello di riuscire ad estrapolarle. Però si dice anche che sono le domande ad essere più importanti delle risposte stesse.
Ora devo uscire a fare la spesa e sicuramente mi porrò un sacco di domande che rimarranno senza risposta.
Muoversi a piedi, per le città, è un modo per porsi domande, senza preoccuparsi troppo delle risposte.



26 febbraio 2010

COSTITUITA A PORDENONE L'ASSOCIAZIONE LAICA "GIUSEPPE GARIBALDI"

Dopo mesi di discussioni, strappi, ricuciture, rimpasti, contropasti, dopoipasti, il Partito Repubblicano Italiano della provincia di Pordenone ha costituito l'ASSOCIAZIONE LAICA "GIUSEPPE GARIBALDI".
E' stato nominato referente il sottoscritto e per eventuali contatti inviate pure comunicazione all'indirizzo mail  pripordenone@yahoo.it
Quello che segue è il manifesto costitutivo.

L.B.




MANIFESTO DELL'ASSOCIAZIONE LAICA “GIUSEPPE GARIBALDI”



Mai come negli ultimi anni, in questo nostro Paese, viene messo in discussione il ruolo dello Stato laico e repubblicano quale garante delle libertà civili ed individuali.
Mai come in questi anni sono posti sotto attacco i fondamenti della cultura della tolleranza, della razionalità, della distinzione fra pubblico e privato e del rispetto dell’autonomia, della libertà e della responsabilità individuali.
Mai come in questi anni, nel nome di una malintesa - e spesso in cattiva fede - interpretazione del rapporto fra istituzioni laiche e religiose, è stato vilipeso il senso del sempre valido motto liberale “Libera Chiesa in libero Stato”.
La netta separazione fra religione e morale, fra religione e politica, fra reato e peccato, fra potere temporale e potete statuale, o - meglio ancora – civico, rappresenta l’essenza dello Stato laico che affonda le sue radici nell’Umanesimo, nel Rinascimento, nella Riforma Protestante, nell'Illuminismo e che, nella sua declinazione italiana, è stato affermato e difeso dal Risorgimento e dalla Resistenza, che sono alla base della nostra Repubblica democratica, i cui valori fondanti rappresentano conquiste irrinunciabili.
Ecco dunque, per noi cittadini italiani e nella fattispecie del Partito Repubblicano della provincia di Pordenone, l'esigenza di uscire allo scoperto e costituire un’associazione di Libero Pensiero che faccia propri i valori di laicità e di libertà, ovvero di indipendenza delle Istituzioni da qualsiasi influenza di tipo confessionale, dogmatico o clericale sull'esempio dell'Associazione Nazionale di Libero Pensiero “Giordano Bruno” attiva dal 1906 e delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni presenti in ben tre capoluoghi cittadini: Roma, Torino e Trieste.
La laicità ed il libero pensiero non sono un sistema di valori rigido o ideologico. Si fondano invece sul confronto franco e diretto fra idee e valori. Ciò implica che le organizzazioni di ogni tipo rinuncino ad imporre alla sfera collettiva, pubblica e politica, i propri principi religiosi ed i propri valori etici assoluti in quanto limitanti l’autonoma espressione delle individualità.
Lo Stato laico, dunque, è l'esatto opposto dello Stato confessionale o etico. Il laico o liberopensatore che dir si voglia, lungi dall'essere necessariamente un ateo o un agnostico, è un credente in primis nella responsabilità e nella libertà di coscienza del singolo individuo.
Il recente, aspro, confronto sulle terapie di fine vita ed il dibattito parlamentare sul testamento biologico - che vede ancora una volta prevalere assurde ed opportunistiche logiche di parte contro la volontà del singolo individuo-cittadino (il quale dovrebbe invece essere l'unico e solo detentore delle proprie scelte di coscienza) -  è un esempio di come sia sempre più necessario intervenire, anche in forma organizzata, per affermare e difendere i principi di autonomia ed autodeterminazione insiti nel nostro ordinamento. Ecco l’utilità, ovvero la necessità, della costituzione di un’associazione laica, trasversale e che sia punto di riferimento nella nostra provincia per tutti coloro i quali ritengono imprescindibile fra l’altro:

- la libertà di ricerca scientifica;
- l’autodeterminazione dell’individuo nelle scelte di cura e di fine vita;
la tutela delle nuove forme di famiglia indipendentemente dal sesso e dall'orientamento sessuale dei componenti;
- la libertà di procreazione consapevole;
- la garanzia che lo Stato non finanzi né direttamente né indirettamente istituti e scuole confessionali, in un’ottica di rilancio della cultura laica e della scuola pubblica;
- l’affermazione e la difesa del principio liberale della tutela delle minoranze e della libertà di culto;
- il superamento del Concordato e dei vincoli che esso pone alla Chiesa Cattolica ed allo Stato italiano.




24 settembre 2007

STORIE DAL FONDO di Massimiliano Santarossa ovvero le storie degli "ultimi" del Nordest


La copertina del libro, l'autore e, a destra, veduta delle cosiddette "case rosse" dei quartiere Villanova di Pordenone

"Storie dal fondo", ovvero storie di periferia di una ricca città del Nordest italiano: Pordenone.

Il quartiere Villanova è quello in cui è nato e vissuto Massimiliano Santarossa, giovane
scrittore in erba che ha curato per le Edizioni Biblioteca dell'Immagine questa "antologia
di storie", "Storie dal fondo", appunto.
Il quartiere Villanova non è propriamente un quartiere tranquillo. E' lì che a cavallo fra
gli anni '70 e '90 si concentrava il maggior numero di tossicomani e relativi spacciatori.
Banditi di strada, emarginati, ma anche individui dotati di grande umanità e sensibilità
proprio in quanto hanno toccato con mano le innumerevoli difficoltà della vita. Nonché l'immancabile "male di vivere"
narrato anche dal poeta Eugenio Montale.
Massimiliano Santarossa, nel suo libro, ha voluto dare voce non solo agli ultimi di
Pordenone e più in generale delle periferie urbane di ogni città ("la periferia di Pordenone
non è diversa da quella di Torino, Milano..." mi ha raccontato lo stesso Santarossa),
ma anche dar voce alla sua generazione, quella dei trentenni che è nata alla fine del
mondo contadino e si è trovata ad affrontare in pochi anni una nuova dimensione
ipertecnologica, scandita dai mass media, i quali spesso hanno dato e danno un'immagine
a tratti distorta e lontana dalla realtà quotidiana.
Una realtà, quella del Nordest d'Italia, ricco ma di una ricchezza materiale tutt'altro che
diffusa.
Massimiliano mi ha fra l'altro raccontato che: "Raramente ho trovato veri maestri di vita
fra i ricchi pordenonesi. Quasi sempre l'ho trovata fra gli ultimi, gli emarginati, i drogati,
gli alcolizzati". Non a caso mi ha riportato quest' esempio: "Era un sabato mattina e
dovevo andare a Treviso per lavoro (Massimiliano lavora per una casa editrice e spesso
si trova ad organizzare mostre di libri fuori provincia. N.d.A.). Mi sono fermato in un bar,
qui nel quartiere, ed un signore che conoscevo, alcolista da tempo, mi ha apostrofato
dicendomi che - il sabato non si lavora, si sta a casa con la famiglia -. La qual cosa
mi ha colpito e fatto riflettere molto. Quel tizio mi aveva dato un gran bell'insegnamento
di vita ".
Poiché conoscevo Massimiliano quale attivista politico (fu Segretario provinciale della
Sinistra Giovanile pordenonese) negli anni a cavallo fra il '97 ed il 2003, gli ho chiesto
il motivo per cui ha abbandonato la politica e lui, con un velo di tristezza, ha risposto
che mentre sperava di cambiare le cose, si è reso conto che in realtà stava cambiando
solo sé stesso. E a fare il burocrate di partito, per garantire la poltrona a qualcun altro
che non ha mai fatto nulla di concreto per "gli ultimi" salvo riempirsi la bocca di parole
vuote quali "sviluppo", "crescita"...lui non ci sarebbe stato.
E così, eccolo qui, a 33 anni, felice con sua moglie ed il piccolo Giacomo a presentare
il suo primo libro con queste toccanti parole: "La mia generazione è nata nel mondo
contadino, è cresciuta nel mondo operaio, oggi vive nel mondo tecnologico. Uno su
dieci ce l'ha fatta: io racconto gli altri nove".


Luca Bagatin
 
PS: conosco Max Santarossa dal '97 e, benché di opinioni politiche diverse, abbiamo
più volte lavorato a campagne politiche comuni.
Assieme a lui e altri amici fondammo il Comitato In/Coscienza per l'uso legale della
Cannabis che, fra le altre cose, trattava anche il tema dell'emarginazione dei
tossicodipendenti.


sfoglia     febbraio        aprile






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini