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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 settembre 2010

Pordenonelegge 2010: fra sentimenti, psicanalisi, Templari, democristiani redivivi e Dario Argento (pecorume a parte)


L'orribile manifesto di Pordenonelegge: pecore come simbolo di indottrinamento.
Decisamente di pessimo gusto.

Eretico è, dal greco, "colui che sceglie".
Eretico è, per molti versi e a dispetto del brutto manifesto della kermesse raffigurante delle pecore (simbolo piuttosto di indottrinamento), il frequentatore di Pordenonelegge: la "festa del libro con gli autori" organizzata ogni anno in questo periodo nella città di Pordenone (quest'anno con inizio effettivo dal 17 al 19 settembre).
Volenti o nolenti ci si trova letteralmente circondati da eventi culturali di ogni genere e, dunque, costretti a dover scegliere a quali partecipare ed a quali ricusare.
Sono personalmente sempre stato critico relativamente a Pordenonelegge quale "vetrina" zeppa di incontri, molti dei quali con la letteratura hanno poco o nulla a che vedere. E mi sono sempre chiesto, criticamente, se ciò sia effettivamente utile a diffondere il piacere di leggere.
La mia personale risposta è abbastanza perentoria ovvero "no", ma ad ogni modo e comunque, quale collaboratore de "La Voce Repubblicana" e free lance, non ho mai rinunciato - in queste giornate - a seguire un preciso programma di eventi di cui scrivere.
Ovviamente con occhio attento e curioso (ricordo con un certo piacere l'anno scorso, quando misi veramente in crisi il filosofo sloveno Slavoj Zizek con domande decisamente "politicamente scorrette" per un marxista ortodosso come lui).
E così, quest'anno, ove i "temi caldi" della kermesse letteraria sono sostanzialmente: i sentimenti, la psicanalisi, i Templari, la caduta della Democrazia Cristiana e l'horror di Dario Argento, mi sono prefissato di partecipare alle conferenze stampa con Esther Freud, pronipote del celebre Sigmund Freud ed autrice di "Innamoramenti" ed a quella con Dario Argento (evitando però il suo incontro con il pubblico nella giornata conclusiva di domenica 19 settembre).
Sono inoltre propenso a seguire l'incontro con il pubblico di Roberto Giacobbo che parlerà di Templari, per quanto non mi aspetti nessuna "eclatante rivelazione misteriosofica" (visto il personaggio) ed infine il dialogo fra il giornalista Massimo Franco, biografo di Andreotti, e l'On. Mino Martinazzoli sulla Democrazia Cristiana, la sua storia, la sua caduta e gli anni post-Tangentopoli.
Sarà un vero "tour de force" visto che questi eventi si incastreranno e si susseguiranno a tal punto che, molto probabilmente, quest'anno non riuscirò a scrivere i miei articoli-reportage "in tempo (quasi) reale".
Annoterò tutto sul mio fido taccuino, come i vecchi cronisti di un tempo e, fra qualche giorno, riporterò tutto con calma in organici e, mi auguro, interessanti articoli.

Luca Bagatin



2 giugno 2010

Radicali riforme per l'Italia nel solco del dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali (a trovarne)

Alcide De Gasperi (DC); Luigi Einaudi (PLI); Carlo Sforza (PRI); Randolfo Pacciardi (PRI); Giuseppe Saragat (PSDI); Ugo La Malfa (PRI)

Non c'è più tempo per stare a guardare il lento declino di un Paese come il nostro, nel 64esimo anniversario della Repubblica italiana.
E' indispensabile rimboccarsi le maniche e darsi da fare, senza credere ai facili ottimismi di governanti che pensano che sia sufficiente tagliare la spesa pubblica un po' quà ed un po' là. Mantenendo inalterati il grosso dei privilegi.
Dall'altra parte poi, il carro cattocomunista, propone un vero e proprio ricatto di Stato nei confronti delle aziende: tasse zero per i primi due anni se assumerete a tempo indeterminato !
Figuriamoci se un'azienda in crisi può permettersi di sottostare a determinati diktat e assumere personale a vita e riceverne come "premio" tasse zero....ma solo per i primi due anni !
Diciamolo subito: i tagli che sta attuando il Ministro Tremonti alla spesa pubblica sono necessari. Il problema è, semmai, che sono pochi.
E’ ridicolo tagliare del solo 10 % lo stipendio di manager pubblici e politici. Andrebbero tagliati almeno del 30 % ed estesi a Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali E poi c’è il discorso dell'abolizione delle Province, che come repubblicani proponiamo dagli anni ’70 e che a Pordenone rilanciammo con una lista civica "ad hoc" nel 2004.
Poi, ancora, c’è il discorso dei Comuni inferiori a 20.000 abitanti che costano ed andrebbero accorpati. Ed ancora: è possibile che vi siano regioni in Italia che spendono e spandono sulla sanità senza rendere conto a nessuno ? E dei “progettini comunali” socialmente inutili o, meglio, utili ai soliti noti, vogliamo parlarne ?
Una volta introdotti seri e drastici tagli alla spesa pubblica improduttiva allora si può pensare – non già a ricattare cattocomunisticamente le aziende – ma a ridurre il carico fiscale a due, massimo tre aliquote e ad innalzare la soglia della no tax area.
Riducendo così le imposte, l’hanno dimostrato gli anni di Reagan e della Thatcher e noti esperti economici come Oscar Giannino, si amplia ben presto la base imponibile. E l’evasione si riduce automaticamente (senza sguinzagliare costosi ispettori della guardia di finanza) per effetto della famosa “curva di Laffer”.
Sarebbe bene dunque che la classe politica odierna, pur nella sua mediocrità, prendesse spunto dai migliori governi che la Repubblica abbia mai avuto. Quelli dell'asse De Gasperi-Einaudi-Carlo Sforza-Pacciardi-Saragat-La Malfa.
Governi che seppero ricostruire l'Italia dopo la piaga fascista, collocarla all'interno del Patto Atlantico e quindi annovararla fra le Democrazie occidentali. Governi che portarono, in pochi anni, al boom economico degli anni '50. Governi intransigentemente anti-cattocomunisti, fondati su un franco dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali.
Nel 64esimo anniversasio della Repubblica italiana dovremo non solo onorare la memoria di quei governi, ma finanche auspicare che qualche politico illuminato d'oggi ne recuperasse l'identità e le prospettive.

Luca Bagatin



26 maggio 2010

A proposito del Partito della Nazione

Casini e Cesa stanno per fondare il "Partito della Nazione", un progetto caldeggiato anche e da un annetto circa, dall'editorialista Enrico Cisnetto, presidente di Società Aperta.
Un progetto che vada dunque ben oltre l'Udc e che guardi anche e soprattutto al mondo laico-liberaldemocratico e magari anche all'attuale Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Un progetto, insomma, di ampio repiro, utile a riscrivere le "regole del gioco" mediante la costituzione di un'Assamblea Costituente ed a riformare veramente questo nostro Paese che, dal 1992-93, sembra aver completamente perso il senso dello Stato, finendo per inseguire metodi sloganistici, para-populisti e di mera facciata.
Occorre dunque buon senso: buon senso delle Istituzioni, in primo luogo, che siano vera espressione della Costituzione repubblicana. Senza bipolarismi imposti per mezzo di leggi elettorali pasticciate, che non danno nemmeno più la possibilità agli elettori di scegliere, con il sistema delle preferenze, il proprio candidato.
Occorrono dunque, ancora, riforme concrete. Che rilancino il rigore nei conti pubblici per mezzo di drastici tagli: a partire dall'abolizione delle Province, delle comunità montane, dei consorzi. Dalla razionalizzazione del personale amministrativo e da una radicale riforma delle pensioni - in linea con il resto d'Europa - come proposto da lungo tempo dall'On. Giuliano Cazzola.
Occorre mettere mano alla giustizia, non per garantirsi l'impunità, bensì per separare - una volta per tutte - le carriere dei magistrati e spoliticizzare il Consiglio Superiore della Magistratura. E stabilire la responsabilità civile dei giudici: chi sbaglia paga, ma di tasca propria, senza pesare sulla ignara collettività.
Oggi, il Presidente del Consiglio, temendo un'avanzata delle forze centriste, cerca un dialogo con Casini affermando che l'Udc è una costola del centrodestra. Berlusconi finge però di dimenticare che, ormai, il centrodestra è prigioniero della Lega Nord e della sua secessione mascherata da federalismo. E finge anche di non vedere che la sua politica estera filo-putiniana e filo-libica lo sta portando ad inimicarsi del tutto gli Stati Uniti d'America ed a compromettere il ruolo strategico dell'Italia nello scacchiere internazionale.
In questo senso, forse, solo un Partito della Nazione guidato dal buonsenso e dal dialogo fra laici e cattolici in Parlamento, può portare l'Italia fuori dai marosi di una crisi che la attanaglia da oltre un quindicennio.

Luca Bagatin



6 maggio 2010

YES WE CAN !



CONTRO CONSERVATORI E SOCIAL-BUROCRATI, ALMENO IN GRAN BRETAGNA, CE LA POSSIAMO FARE.
OGGI NEL REGNO UNITO CON NICK CLEGG, DOMANI IN ITALIA CON QUALCUN ALTRO: PER UN TERZOPOLISMO LAICO E LIBERALDEMOCRATICO, LIBERALSOCIALISTA E LIBERTARIO ALL'INSEGNA DEL
"MENO STATO PIU' INDIVIDUO !"
SI', CE LA POSSIAMO FARE - PER LA PRIMA VOLTA - A DIVENTARE IL PRIMO PARTITO !!!!!!

www.libdems.org.uk




22 aprile 2010

Costruire con Gianfranco Fini l'alternativa Gollista e Liberaldemocratica per l'Italia



Da oltre un anno Gianfranco Fini si sta muovendo per l'alternativa.
L'alternativa a che cosa ?
Ad una maggioranza di governo capitanata - "ad interim" - da un Silvio Berlusconi che, checchè ne dica, è al traino di una Lega Nord conservatrice e statalista.
Un Silvio Berlusconi neo-filo-sovietico amico di Putin e di Gheddafi in chiave anti-occidentale.
Un Silvio Berlusconi che ha selezionato la sua classe dirigente sulla base più del "sex appeal" che delle reali competenze politiche.
Un Silvio Berlusconi che, da troppo tempo, ha dimostrato di non voler fare alcuna riforma liberale e garantista del mondo del lavoro e della giustizia.
Gianfranco Fini è passato dunque al contrattacco fondando prima un "think-tank", Fare Futuro, ed oggi una corrente interna al PdL.
Ovviamente ci aspettiamo molto, ma molto di più.
Il PdL non è un partito, ma un "comitato d'affari" al pari del suo omologo Pd. Non ha un'ossatura ideale né tantomeno un progetto politico di ampio respiro.
Gianfranco Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prima e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che spartire con la destra liberale europea.
Purtuttavia, poiché solo i cretini non cambiano mai idea, Fini ha dimostrato di essersi evoluto sia ideologicamente che politicamente.
A differenza dei cattocomunisti, ha abiurato in toto al suo passato postfascista e ha contribuito - già con An - a dare un'impronta gollista al suo partito. Il che, infatti, gli è costata la scissione dei fascisti della destra sociale di Storace e della Santanchè.
Oggi Gianfranco Fini ed i suoi fedelissimi mirano alla costruzione di un partito moderno, laico, gollista e di destra liberale. Che guarda a Sarkozy, a Cameron e persino ai Liberaldemocratici inglesi.
In questo senso, infatti, sarebbe utile una spaccatura costruttiva del PdL, come sostengo da tempo, per la costruzione di un'alternativa liberal-moderata alla conservazione esistente.
Un'alternativa capace di attrarre non solo i voti di quanti non si riconoscono nell'attuale leadership berlusconiana, ma anche di coloro i quali non vanno più a votare o sono delusi dall'attuale centrosinistra.
In questo senso, Fini, potrebbe costruire un suo movimento politico che da subito potrebbe attrarre - approssimativamente - il 10% dell'elettorato. E partire con la costruzione di una nuova coalizione di centro-destra (con il trattino !) in alternativa alla Lega ed a Berlusconi, ma anche, certamente, all'ormai marginalissimo Pd.
Una coalizione che potrebbe contare sul sostegno dell'Udc di Casini e dell'Api di Rutelli e Tabacci, alla quale si sono già aggregati anche i liberali di Zanone.
E a noi laici, repubblicani del PRI, liberali del PLI e - se lo volessero - anche i Radicali, non rimarrebbe che costituire un rassemblement denominabile, preferibilmente, "Unione Liberaldemocratica" a sostegno dello stesso Gianfranco Fini.
Forse corro troppo con la fantasia, ma ritengo che una coalizione a quattro (Movimento di Fini, Udc, Api, Laici-Libdem) di tal fatta potrebbe certamente scompaginare i giochi e puntare a rappresentare quasi un terzo dell'elettorato.
Coalizione unita su pochi ma condivisi punti programmatici: politica estera filo-occidentale senza tentennamenti o connivenze con dittature o presunte tali; politica di integrazione dell'immigrazione con il riconoscimento dei diritti di cittadinanza, ma anche di rigore nei confronti dei clandestini; politica economica di sostegno alle piccole e medie imprese che miri alla detassazione dei redditi ed all'erogazione di congrui ammortizzatori sociali; riforma della giustizia che punti alla separazione delle carriere dei magistrati ed alla responsabilità civile del giudice ed alla spoliticizzazione del CSM; abolizione delle Province, dei consorzi, delle comunità montane ed accorpamento dei piccoli comuni.
Con Gianfranco Fini leader ed una sinergia fra moderati, laici e liberali, tutto ciò, forse, sarà possibile. Diversamente, la stagnazione regnerà sovrana.

Luca Bagatin



31 marzo 2010

Ernesto Nathan: quel Sindaco repubblicano, massone, laico ed anticlericale che cambiò il destino di Roma



Ernesto Nathan fu il Sindaco di Roma che maggiormente lasciò il segno nella Città Eterna, caratterizzandola per la buona amministrazione, il senso civico e la laicità delle istituzioni.
Ernesto Nathan lasciò - inoltre - il segno nella politica italiana, specialmente in quella che si rifà tutt'ora alla sinistra antimarxista (Repubblicana, Socialista, Liberale) e nella Massoneria del Grande Oriente d'Italia, che rinnovò profondamente.
Cercherò qui di presentare, brevemente ed evitando il più possibile la retorica, il profilo biografico di questo grande repubblicano mazziniano e massone, ancor oggi ineguagliato.
Ernesto Nathan nacque a Londra il 5 ottobre del 1845 da Sara Levi e Mayer Moses Nathan.
Attorno agli anni '60 dell'800 la famiglia Nathan si stabilisce in Italia: dapprima a Firenze e successivamente a Milano e poi vicino a Genova.
In seguito, Ernesto Nathan, si trasferirà nuovamente a Londra e sposerà Virginia Mieli.
Conoscerà dunque Giuseppe Mazzini, Apostolo dell'Unità Italiana, il quale lo invierà a Roma per assumere l'amministrazione del suo quotidiano "La Roma del Popolo", il quale avrebbe dovuto formare la coscienza civile degli italiani, finalmente uniti, e sconfiggere l'analfabetismo. Correva infatti l'anno 1870.
Nel 1872 morirà il Mazzini, nella casa della sorella di Ernesto Nathan - Giannetta Nathan Rosselli -  e dunque sarà la stessa famiglia Nathan ad assumersi il compito di lottare contro l'analfabetismo, la povertà diffusa e per l'emancipazione della classe lavoratrice, come propugnato dall'ideale mazziniano.
Sara Levi fonda dunque la scuola elementare "Giuseppe Mazzini", aperta a tutti, ed ove viene impartito un insegnamento laico a partire dallo studio del mazziniano "Doveri dell'Uomo" ed altre scuole fioriranno per mezzo del contrubuto delle numerose Società Operaie di Mutuo Soccorso, tutte di matrice mazziniana e garibaldina.
La famiglia Nathan, acquisiti i diritti, si occuperà proprio in questi anni della diffusione delle opere di Giuseppe Mazzini.
Attorno al 1886, Ernesto Nathan inizia ad appassionarsi ai problemi sociali relativamente ai ceti deboli, partecipando ai primi congressi operai e sostenendo il diritto di sciopero.
Inizia a lottare contro lo sfruttamento della prostituzione, per la tutela del lavoro minorile e femminile, per la lotta all'analfabetismo, per l'affermazione della libertà di culto delle minoranze religiose e per un'etica laica e patriottica.
Ernesto Nathan fa dunque suo il pensiero e l'azione del suo maestro Giuseppe Mazzini. Inizia così l'attività politica del Nostro.
Nel 1887 Nathan aderisce alla Massoneria, in accordo con i suoi ideali di libero pensatore e di emancipatore. Viene iniziato "sulla spada" dallo stersso Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Adriano Lemmi, nella Loggia Propaganda Massonica.
L'anno successivo Ernesto Nathan acquisisce la cittadinanza italiana e così - finalmente - tutti i diritti politici e nel 1889 è eletto consigliere provinciale a Pesaro.
Questo incarico gli permetterà di schierarsi - forse fra i primi -  contro la gestione barbarica dei manicomi dell'epoca e sosterrà che la causa prima della malattia mentale risiede nell'indigenza e nella povertà.
Successivamente si presenterà, nelle file radicali, con Andrea Costa, alle elezioni per il Parlamento nazionale, senza purtuttavia essere eletto (ricordiamo che allora il suffragio era ristretto, maschile e legato al censo e quindi le classi popolari erano escluse dal voto).
Nel 1895, Nathan, con alcuni scritti significativi, attacca l'allora Primo Ministro Francesco Crispi, accusandolo di spreco di danaro pubblico e di corruzione. Egli propone inoltre l'allargamento del suffragio alle classi popolari, l'indipendenza della magistratura dal potere politico, la restrizione dei poteri dell'esecutivo ed il miglioramento delle condizioni economiche degli insegnanti.
Sarà così eletto nel consiglio comunale di Roma.
Nel 1896 è eletto Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, succedendo a Lemmi, ed inizierà un processo di rinnovamento dell'Istituzione massonica, rafforzandola e mettendola al servizio dell'etica laica e dell'emancipazione delle classi popolari.
Arrivò persino a sostenere - come prima di lui aveva già fatto il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi - l'iniziazione massonica delle donne, affermando testualmente: "...l'uomo e la donna siano le due note musicali che formano l'accordo umano, le due ali su cui l'essere si solleva sempre più alto per legge di eterno progresso nell'etere dell'infinito".
Nei primi anni del '900, Ernesto Nathan, propone un'alleanza elettorale fra repubblicani, radicali e socialisti che sarà denominata "Blocco popolare" e con quesa lista, nel 1907, sarà eletto Sindaco di Roma con un'ampia maggioranza.
Quale Sindaco della Città Eterna, Nathan, istituì le municipalizzate tutt'ora funzionanti: l'Atac e l'Acea; promuoverà l'istituto dei referendum per permettere alla cittadinanza di partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica; ostacolerà gli speculatori ed i proprietari terrieri che si opponevano al nuovo piano regolatore; aumenterà il numero delle scuole e promuoverà la cultura laica.
Celebre il suo discorso - a Porta Pia - del 20 Settembre 1910, ove denunciò l'oscurantismo della Chiesa cattolica e la sua scarsissima sensibilità nei confronti del ceti meno abbienti.
Passò alla Storia della cultura popolare, poi, il celebre motto coniato dallo stesso Ernesto Nathan "non c'è trippa per gatti" a proposito della necessità di risparmiare danaro pubblico finanche nelle frattaglie da dare ai gatti, allora utilizzati dal Comune quali cacciatori di topi.
Nel 1914, il "Blocco popolare" guidato da Nathan, prese il nome di "Unione liberale democratica", riconfermando per le amministrative di Roma l'alleanza fra repubblicani, radicali e socialisti. E nello stesso anno, in Nostro, prende posizione a favore dell'entrata in guerra dell'Italia contro gli Imperi centrali, necessaria a completare il processo di Unità nazionale e di emancipazione dagli Asburgo.
Il suo irredentismo è così acceso che decide, nel 1915, di arruolarsi volontario nell'esercito, nonostante i suoi settant'anni e sarà assegnato ai reparti di Croce Rossa.
Infine, nel 1919, si dimette dalla carica di Gran Maestro del GOI per dedicarsi alla cura dell'Edizione Nazionale delle opere di Giuseppe Mazzini.
Morì nel 1921 e gli fu così risparmiata la sciagura del fascismo che spazzò via, tristemente, ogni residuo di cultura laica e risorgimentale, mettendo all'indice gli ideali mazziniani (arrivando persino a distorcerli e ad utilizzarli ad uso e consumo del fascismo), radicali, socialisti e mettendo fuori legge la Massoneria.
Ernesto Nathan fu rarissimo esempio di uomo di governo coerente con i suoi ideali: mazziniani dalla nascita alla morte. Esempio di buona amministrazione e lungimiranza purtroppo mai eguagliata in quasi cent'anni dalla sua morte.

Luca Bagatin



29 marzo 2010

PENSA CON LA TUA TESTA ! ESCI DAL BRODO PRIMORDIALE !

BER & BER
MA DAVVERO VOLETE ANCORA CHE QUESTI DUE CONTINUINO A DARVELA A
BERE ???




L'INFANTILISMO PALESE DI UNO CHE HA BRUCIATO LE TAPPE.....
SENZA ARTE NE' (MOLTA) PARTE



POPULISMO ALL'AMATRICIANA



DEFORMATORI PROFESSIONALI



SUPERVIzzIONE CLERICALE



STOP AL CATTOCOMUNCLERICAL(S)FASCISMO

LIBERA LA CREATIVITA'
LIBERTA' E' CREATIVITA'
CREATIVITA' E' LIBERAZIONE
EROS E' LIBERAZIONE
INDIVIDUO E' LIBERAZIONE
DIRITTO E' LIBERAZIONE
CIVILTA' E' LIBERAZIONE
INNOCENZA E' LIBERAZIONE
APPROFONDIRE SEMPRE !
MEDIASTICARE MAI !

LIBERAZIONE
INDIVIDUALE
SESSUALE
ECONOMICA
PSICOPERSONALE
OMOSESSUALE
CREATIVA
TRANSGENDER
RELIGIOSA
SPIRITUALE
ARTISTICA

E-VOLUTION NOT RE-VOLUTION
RIGHT NOW !
DIRITTI CIVILI ORA !
VENITE !
VENITE INSIEME !

PENSATE CON LA VOSTRA TESTA
USCITE DAL BRODO PRIMORDIALE

(da "Neuropolitica" del Dr. Timothy Leary)



20 marzo 2010

Le mie indicazioni di voto per le amministrative del 28 e 29 marzo



Beh, se proprio vi venisse la voglia di disertare vi capirei. Anzi, forse un po' vi incoraggerei pure. Per quel che mi riguarda, lo faccio già da tempo.
Come ha scritto nell'editoriale del 13 marzo scorso sul "Corriere della Sera" Sergio Romano, a proposito delle amministrative del 28 e 29 marzo, di fronte a partiti che si occupano di tutto fuorché di programmi e di questioni amministrative, "anche le astensioni, in questo caso, avranno un significato".
Ad ogni modo e comunque, penso che in Lazio un voto alla radicale Emma Bonino si possa anche dare. Come anche un voto alla sua lista Bonino-Pannella che trovo andrebbe sostenuta anche e soprattutto laddove si presenta quel geniaccio goliardico di Tinto Brass (Lombardia e Veneto, se non vado errando) che è forse l'unico che - di fronte alla bramosia di potere dei "comitati d'affari Pd-PdL" - li irride con un bel sederone sui manifesti e con una politica - come recita il manifesto del suo blog tintobrassblog.blogspot.com - contro la partitocrazia, le ingerenze del Vaticano, lo scippo di legalità e laicità, il politically correct ed il bigottismo di chi lancia il sasso - o il sesso - e poi nasconde la mano.



Altra regione interessante sotto il profilo elettorale è la Campania, ove l'unico candidato progressista e liberale è il socialista Stefano Caldoro, sostenuto dal centro-destra. Per battere i "furbetti del quartierino" Bassolino e Jervolino.
E nello specifico voglio seguire l'indicazione dell'amico repubblicano Carmine Pezzullo (candidato peraltro alla carica di Consigliere comunale di Frattamaggiore), invitando a votare per la lista Nuovo Psi-MpA-Partito Repubblicano con preferenza per il repubblicano Geppino Capasso, che sostiene - appunto - Stefano Caldoro Presidente.



Nei Comuni e nelle Regioni ove è presente l'Edera del PRI, ovviamente, il consiglio che vi do è di votarlo e sostenere questa isola felice di Storia, libertà e laicità.
Altrove astenetevi pure o, quantomeno, al nord, votate ovunque contro i candidati  della Lega Nord, che è la principale responsabile dell'aumento della burocrazia, dei costi e delle baronie a livello locale.
Dite dunque NO alla PADANIA LADRONA.



1 marzo 2010

QUAL E' IL MISTERO DELL'HOTEL "LA CORRIDA" ? racconto by Luca Bagatin

Come vi prennunciai nel post del 20 febbraio scorso, ho deciso di pubblicare il racconto (la cui mia prima stesura risale al 1998) che avrei voluto proporre al concorso IoScrittore, ma che, per motivi di parametri ristretti non ha potuto partecipare.

Trama

In effetti non è cosa semplice narrare un film al proprio produttore cinematografico.
Tanto più se il film è grottesco, assurdo e alquanto sconclusionato. Per quanto affatto privo di stupecafenti colpi di scena degni di un vero e proprio trhiller poliziesco.
E' purtuttavia ciò che tenta di fare Harry Mellish, autore e regista alter ego o - che dir si voglia -  parodia di Woody Allen, in questo particolarissimo racconto il cui "cuore" è la narrazione del film stesso.
Un film/racconto costruito come sceneggiatura: ambientato nell'hotel di una Barcellona senza tempo in cui si alterneranno aspiranti modelle, un compassato detective privato, noti stilisti, improbabili mafiosi, fotografi perfezionisti e bellissime amanti dai gusti sadomaso, in un crescendo di colpi di scena grotteschi come in un vero e proprio Circo Barnum.  
Ma tutto ciò nasconde un mistero: che cosa si cela - infatti - dietro all'Hotel La Corrida ?




Allora, Bill, iniziamo dai titoli di testa…


LA PARAMOUNT PRODUCTION PRESENTA:


Qual è il mistero dell’Hotel La Corrida?

Una storia di mafia, di donne, di moda, di sesso al limite del paradossale e del ridicolo

UN FILM DI HARRY MELLISH




Henry Humprey passeggia per le vie di Barcellona alla ricerca del “suo uomo”.
Sigaretta tra le dita, impermeabile alla Marlowe, sguardo smorto e triste: questo il nostro investigatore privato stile anni ‘40. Era di New York, cinquanta anni circa e al momento lavora per conto di un certo Louis di New Orleans che ha perso la ragazza, fuggita a Barcellona con un italiano pieno di soldi.
Ah, le donne! Perdono sempre la testa per uno pieno di soldi!
Henry è appunto sulle tracce di questo riccone e magari pure mezzo mafioso di italiano. Louis gli ha fornito un indirizzo di Barcellona ove ritiene possa trovarsi la ragazza, Mina, è il suo nome.
Henry continua a passeggiare avvolto nel suo impermeabile e si accende la seconda sigaretta, una di quelle senza filtro che con due tiri ti senti già al settimo cielo. Ama le emozioni forti, Henry! Gli piace anche bere, ma di questo parlerò a tempo debito.

Esterno giorno: Debby passeggia con tre o quattro borse piene di abiti. La ragazza non avrà che vent’anni, occhi grandi, sguardo vispo e allegro, trucco leggero, abiti metallici che le mettono in risalto il prosperoso seno con  capezzoli appuntiti sui quali brillano due diamanti rossi e lucenti.
Entra in un enorme hotel del centro denominato “La Corrida”. La hall è stata adibita a studio fotografico.
Un ragazzo dal fondo della hall, con fare femmineo si rivolge alla nostra eroina: - Debby, in ritardo anche oggi, cazzo! Se hai le tue cose, stattene a casa, tesoro, che non abbiamo bisogno di gente come te! -
- Smettila di rompere Miguel, e cominciamo il servizio! - risponde lei spazientita.
Miguel è alla macchina fotografica, Debby si slaccia gli abiti metallici abbassando una cerniera: ora possiamo vedere che il suo seno non è poi tanto prosperoso e i capezzoli appuntiti non erano che un’illusione dell’abito.
In pochi secondi si infila un lungo abito da sera nero molto aderente che le mette in risalto il sedere rotondo e bello sodo (questa volta non fasullo!). Miguel scatta alcune foto di lei in diverse pose. Poi Debby cambia abito: un completino sadomaso da schianto con tanto di borchie e catene...e frustino naturalmente. Miguel continua a scattare finchè lei...:
 - Basta, Miguel, sono stufa, sono ore che lavoriamo senza sosta! E poi sono stufa di essere fotografata così, mi sento ridicola! -
- Ho capito, tesoro, hai le tue cose, e va bene, facciamo una pausa di trenta minuti, va bene. -
Poi la prende per il collo e le dice:
 - Ascoltami bene, piccola, se hai intenzione di mandare a monte il mio servizio io ti strangolo! Lo sai quanti cazzo di fottuti soldi ho dovuto spendere? Lo sai, troietta da quattro soldi? -
- Lasciami, mi fai male, brutto frocio di merda! -
Miguel la guarda con odio e le sferra uno schiaffone che la fa cadere a terra con tanto di filo di sangue che le esce dalla bocca, poi le dice:
- Puttana! Con me hai chiuso! - E se ne va via adirato.

Interno notte: hall dell’hotel “La Corrida”.
Pedro, un uomo sulla trentina, entra nell’hotel e si dirige verso la reception.
Poggia la sua enorme valigia a terra e suona il campanello posto sul tavolo.
Poco dopo compare il portiere, un anziano signore sulla sessantina con giacca rossa d’ordinanza:
- Desidera, signore? - chiede il portiere.
- Vorrei una stanza -
- Ha una prenotazione a suo nome, signore? -
- Veramente no...Mi chiamo Pedro Martinez. Eccole un documento. -
- Bene, signore, eccole le chiavi della 315. Fernando, accompagna il signor Martinez alla 315. -
Il facchino prende la valigia con qualche difficoltà dato l’enorme peso e accompagna Pedro alla 315.
Pedro poggia la valigia sul letto e corre a farsi una doccia.

Henry Humprey passeggia avvolto dalle tenebre quando d’un tratto vede l’insegna luminosa di un pub: “Folies”. Vi entra e si siede al banco.
Ordina un whisky doppio con ghiaccio, lo beve d’un sorso e si accende l’ultima sigaretta del suo pacchetto.
Intima poi all’oste di avvicinarsi e questo si china verso di lui.
- Hai mai visto questa ragazza? - chiede Henry in perfetto spagnolo mostrandogli una foto di Mina e allungandogli un bigliettone da 100 dollari.
- E’ la ragazza di Antonio Ripamonte, il boss del quartiere. Un uomo molto pericoloso. Amico, ti consiglio di stargli lontano il più possibile se non vuoi ritrovarti disciolto nell’acido come è capitato a Carrasco, il barbiere il mese scorso -
- Che aveva combinato questo Carrasco? - chiede Henry.
- Non aveva pagato le tasse - risponde tranquillo l’oste.
- Evasore fiscale, eh? -
- In un certo senso -
- E dove alloggia questo “esattore delle tasse”? -
- All’hotel “La Corrida”, in pieno centro città -
- Sta con la ragazza?-
- Che cazzo vuoi che ne sappia io, amico, mica mi impiccio dei cazzi altrui! - risponde l’oste spazientito.
Henry fra sè: - Proprio come mi aveva detto Louis -
- Che hai detto? - chiede l’oste ad Henry.
- Ma fatti un po’ i cazzi tuoi, oste della malora! - risponde Henry con la sua solita flemma.
Paga il conto ed esce dal pub.
All’uscita lo bloccano due energumeni che lo spintonano e quasi lo gettano a terra.
- Sei un poliziotto? - gli chiede uno di loro.
- Agente privato Henry Humprey - e mostra loro il suo tesserino di riconoscimento.
- Sbirro, un uccellino è venuto a dirci che vorresti la ragazza del nostro capo, non è così? - gli fa, ironico, uno di loro.
- Un uccellino? Questo, forse? - dice Henry e gli sferra un calcio sotto la cintura.
L’energumeno si porta una mano lì e si lamenta, un altro estrae un coltello ma Henry, più veloce, riesce a disarmarlo. Il coltello cade a terra. Ora Henry estrae la sua pistola dalla giacca e la punta loro contro dicendo: - Dite al vostro capo che mi farò vivo al più presto -. Intasca la pistola nell’impermeabile e se ne va con le mani in tasca e camminando con passo tranquillo.
L’energumeno disarmato raccoglie il coltello precedentemente caduto e si sferra contro la schiena di Humprey. Henry, tuttavia, con scatto fulmineo si gira, estrae la pistola che aveva intascato e gli spara ferendolo ad un braccio.
- Ah, cazzo! - esclama il manigoldo.
- E che ti serva di lezione, ragazzo. Mai mettersi contro uno più vecchio di te di vent’anni - dice Henry che riprende il suo tranquillo cammino lasciandosi alle spalle i due malandati energumeni.

Interno giorno hotel “La Corrida”:
Debby scende le scale dell’hotel con una borsa voluminosa di abiti.
Ad attenderla c’è Miguel spazientito e una modella seminuda.
Lo sguardo di Debby si posa subito sulla modella dal corpo perfetto che  le sorride.
- Avanti principessa, avanti! Le sono passate le sue cose? Possiamo riprendere il servizio oppure desidera cappuccino e cornetti per ridestarsi dal suo profondo sonno ristoratore? - dice Miguel rivolgendosi a Debby.
Debby pare cadere dalle nuvole e soprappensiero: - Grazie, ma preferirei del ciocc...Oh! Scusami Miguel, caro...scusami...em...riprendiamo il servizio, và -
Miguel le rivolge un sorriso sarcastico e dice rivolgendosi all’altra modella: - Riprendiamo, và! La principessa è ritornata nel mondo reale -
- Questa è Gaia, tesoro, e lavorerà con te per il resto del servizio. Spero andrete d’accordo, perché se c’è una cosa che non sopporto è vedere due galline che starnazzano insultandosi a vicenda! -
- Due galline? - dice Gaia con la sua voce vagamente rauca.
- Puoi giurarci, Miguel, andremo d’accordo come...due angioletti - dice Debby sorridente ed emozionata.
- Lo spero bene, principessa sul pisello - risponde Miguel. - E adesso due minuti di pausa e poi si comincia - e si dirige verso l’uscita dell’hotel accendendosi una sigaretta.
Gaia si rivolge a Debby: - Se c’è uno che sta sul pisello quello è proprio lui, quello stronzo! -
- Non ti preoccupare, è fatto così. Lavoro con lui da alcune settimane e mi ha già picchiata perché mi ero stufata del suo perfezionismo maniacale da checca isterica e mi ha anche licenziata. Per fortuna poi le sue cose gli sono passate e mi ha riassunta. E’ uno stronzo, sì, ma quando gli passa l’incazzatura si può riprendere a lavorare e lavorare è quello che mi serve in questo momento. Altrimenti come mi mantengo? E poi chi me li compra gli abiti firmati -.
- Presumo quindi che tu non sia fidanzata....- dice Gaia.
- Fidanzata? Assolutamente no - risponde Debby con enfasi.
- Siamo in due allora. Quà la mano, socia! - dice Gaia stringendole la mano.
Le due si guardano fisse negli occhi...languidamente...si sorridono, si avvicinano l’una all’altra e...Entra Miguel: - Avanti, tesori, vestitevi, amori, si comincia... PRESTO! -.

Interno giorno stanza 315:
Pedro si sistema la cravatta davanti allo specchio della sua camera d’albergo. E’ vestito molto elegantemente con giacca e pantaloni blu scuro.
Si dirige verso il letto sul quale è posta la sua enorme valigia. La apre e ora possiamo vedere la canna di un fucile con silenziatore diviso in tre parti. Pedro provvede ad assemblare le parti. Lo lucida e lo pulisce sia internamente che esternamente. Lo prova, lo osserva e successivamente lo smonta e lo ripone nella valigia.
Esce dalla stanza con la valigia.
Si dirige verso la stanza 356, bussa e subito gli è aperto. Entra. Davanti a lui possiamo vedere  un’immensa scrivania con dietro una imponente poltrona che gli dà le spalle sulla quale vi è seduto un uomo che non ci è possibile al momento scorgere.
- Tutto ok, signor Ripamonte -. dice Pedro.
L’uomo sulla poltrona si volta e ora vediamo che si tratta di un bel giovane sbarbato che fuma il sigaro: - Benone Pedro, allora a questa sera al gala dell’hotel. Mi raccomando, dovrà essere un delitto perfetto, senza troppi spargimenti di sangue, lo sai quanto io detesti il sangue, mi fa venire il voltastomaco - gli risponde il giovane con accento siciliano.
Pedro batte i tacchi e se ne esce.

Esterno/interno giorno hall hotel “La Corrida”:
Henry Humprey entra nell’hotel con passo tranquillo, sigaretta in bocca e mani nelle tasche.
Si dirige verso la reception e chiede al portiere: - Alloggia qui Mr. Antonio Ripamonte? -
Il portiere lo guarda stupito e gli si avvicina: - Parli più piano signore - gli risponde il portiere a bassa voce. Poi continua con tono normale: - Desidera una stanza, signore? Ne abbiamo di meravigliose, con vista sul centro storico...-.
- Vorrei solo sapere se alloggia qui Mr. Ripamonte, amico - dice Humprey tranquillo ma vagamente spazientito.
Il portiere gli si avvicina nuovamente e a bassa voce: - Signore, vuole farmi licenziare? La prego...-
Henry gli allunga un biglietto da 100 dollari e dice: - E allora, amico? -.
Il portiere tossisce, si guarda intorno e, sempre vicino a lui e con voce bassa: - Stanza 356, non mi chieda di più! -
- Right. Mi può bastare - dice Humprey spegnendo la sigaretta nel posacenere posto sul bancone. Poi si volta e si ferma ad osservare un manifesto posto su una delle colonne della hall:

“Questa sera l’Atelier della Moda di Barcellona in collaborazione con la Direzione dell’Hotel La Corrida ha il piacere di invitarvi alla serata di gala per la presentazione della collezione primavera/estate ‘99
Sono ammessi solo i villeggianti muniti di apposito invito”

Henry si rivolge al portiere: - Scusa amico, a chi devo rivolgermi per avere un invito per questa “serata di gala”? -
- Ma, veramente, signore l’invito è riservato alle agenzie di moda ed ai loro collaboratori...non credo che... - e il Nostro gli allunga un altro biglietto da 100 dollari -...ah, capisco, lei è un agente di moda...dovevo capirlo subito, mi scusi ancora ed eccole un invito -.
- Vedo che noi due ci intendiamo, amico - risponde Humprey intascandosi l’invito e se ne esce dall’hotel.
Qui incrocia Miguel e urtandolo gli fa cadere alcuni rotoli di stoffa.
- Cazzo! Ma guardi un po’ dove cammina! - esclama Miguel chinandosi a raccogliere i rotoli.
- Scusa, amico, sono mortificato - risponde Henry aiutando a raccoglierli.
Gli sguardi si incrociano. Quello di Miguel, prima cupo e incazzoso ora è mite come quello di un agnellino osservando lo sguardo macho e attempato di Henry.
- Scusa ancora, ero sovrappensiero - dice Humprey.
- Ma si figuri! Sono io che sono sempre la solita sbad...ehm...il solito sbadatone! - esclama Miguel sfolgorando un sorriso a 360 gradi e fissando languidamente lo sguardo del nostro detective privato.
- Right. Ci vediamo, amico - conclude Humprey.
- Speriamo presto - lo saluta Miguel al quale dall’emozione cadono ancora una volta i rotoli di stoffa sui quali inciampa. - Debbyyyy, Gaiaaaa, venite ad aiutarmi! Cretineeee! - urla Miguel a terra.

Il portiere si rivolge al giovane facchino con fare preoccupato grattandosi la testa calva: - Fernando, ho paura che questa sera ne vedremo delle belle! Tieniti a disposizione, comunque. Qualsiasi cosa fuori dall’ordinario succeda, non esitare a chiamare la polizia, mi raccomando! -. E il facchino fa cenno di sì con la testa.

Interno sera: Salone delle Feste hotel “La Corrida”:
Tutto è pronto per la serata di gala offerta dall’Atelier della moda di Barcellona: è stato allestito un imponente e sfarzoso palco che occupa, insieme alle numerosissime sedie e al tavolo del rinfresco quasi interamente il Salone delle Feste dell’hotel.
Miguel è nervosissimo e non la smette di fumare e di passeggiare avanti e indietro in attesa degli invitati.
Le modelle delle principali agenzie di moda d’Europa sono dietro le quinte e terminano di prepararsi. Tra loro, anche Debby e Gaia, che si sistemano reciprocamente gli abiti sadomaso della collezione di Miguel.
Gaia indossa un gilet e dei pantaloni in pelle nera che le mettono in evidenza le già evidenti curve e ai piedi calza degli stivali con il tacco alto che sembrano dire: “vieni qui che ti calpesto!”, mentre Debby indossa una casacca in pelle bianca e una gonna in raso blu ed ai piedi delle zeppe nere, ma la cosa che la caratterizza è un collare acuminato che le stringe il collo con tanto di catena che Gaia dovrà tenere sul palco assieme ad una frusta per “domarla”.
Gaia si accende una sigaretta e si dirige verso la toilette. Debby si guarda intorno e poco dopo la segue. Alcune ragazze alzano le spalle come per dire “Bho!?!”
Gaia fuma tranquillamente, mentre Debby la sorprende: le getta via la cicca (lei non sopporta il fumo) e le getta anche le braccia al collo e la bacia appassionatamente. Poco dopo tossisce: - Ma quando la smetterai di fumare? -
- Per te, anche subito - le risponde maliziosamente Gaia gettando il pacchetto delle cicche nel bidone della spazzatura.
- Non so cosa mi sta succedendo, ma...ma...credo di essermi innamorata. E quel che è peggio, di una donna! dice Debby imbarazzata e poi continua emozionata - Ma...ma..che cosa hai detto? Che smetti di fumare....PER ME?!? -.
- Certo, guarda che anch’io...insomma...mi sono innamorata - e le due riprendono le effusioni amorose interrotte.
Poco dopo nella toilette entra Henry Humprey che, anche vedendo le due ragazze, rimane indifferente e con la sua proverbiale flemma: -Scusate ragazze, non è certo mia intenzione disturbarvi, ma ci deve essere un errore...-
Debby: - Certo che c’è un errore, BRUTTO MANIACO! -
- Ehm, intendevo dire un altro tipo di errore - e indica loro l’insegna della porta con la scritta: “Hombres”.
Debby arrossisce e guarda Gaia che risponde: -MMM..... scusate, dev’essere stata colpa mia, non conosco molto bene lo spagnolo...e poi, l’abitudine... -
Debby: - ‘ndiamo via và, che Miguel ci starà cercando -
- Siete due modelle per caso? - chiede Humprey.
- Sì, perché? -
- Perché temo che se Miguel è quello che dico io, è fuori di sè per la rabbia -
- Andiamo, Gaia, cazzo! -
- Arrivo...amore! -
Humprey, sempre senza espressione, questa volta improvvisa un sorriso di compiacimento, ci volta le spalle e si dirige verso il water.

Interno sera: Salone delle Feste hotel “La Corrida”:
Il Salone delle Feste è gremito di gente, principalmente collaboratori di agenzie di moda, fotografi, giornalisti, donne dell’Alta Società europea, stilisti famosi quali Gianfranco Ferrè e Gian Paul Gaultier, ai quali un nervoso Miguel ha già rivolto un caloroso saluto (le linguacce!), il giovane Antonio Ripamonte in qualità di Direttore dell’hotel e Henry Humprey, in qualità di “agente di moda”.
La sfilata quindi ha inizio, ma la nostra attenzione ora è rivolta verso la scala che sovrasta il palco e che porta ai piani superiori. Qui infatti troviamo il sicario Pedro Martinez che, nascosto dalla penombra di un cactus, armeggia con il suo fucile con silenziatore e con mirino ad alta precisione, che punta in direzione del povero Miguel. Dopo aver preso accuratamente la mira è ora pronto a sparare......- Pedro, caro, che combini? - lo chiama una voce soave e melodiosa di un’altrettanto soave e curvilinea fanciulla.
- Ehm...padrona...che ci fa qui? Non le aveva detto Mr. Ripamonte di rimanere nella sua stanza? - chiede  imbarazzatissimo e sottomesso Pedro.
- MMMM, fosse per Antonio! Dovrei rimanere chiusa in camera come un cadavere nella tomba! Ma io sono giovane e piena di vita e ho voglia di stare in società! Ma tu non mi hai risposto. Che cavolo ci fai con quell’arnese in mano, trombolotto? -
- ................. -   Pedro arrossisce sempre più e rimane interdetto.
Henry Humprey, che si trova seduto tra la folla, alza la testa e scorge Lei sullo scalone che parla con un cactus e rimane impietrito da cotanta bellezza e pensa: - Eh, alla mia età e con il cuore che mi ritrovo, guarda cosa mi tocca vedere! -, ma non resiste al suo cuore e “l’uomo di roccia” che non si scompone da almeno vent’anni, neanche se si tratta di pagare una montagna di tasse, si alza dalla sedia e si dirige verso la scalinata.
Pedro si accorge che qualcuno sta per salire e...: - Scusi, signorina Mina, ma devo proprio andarmene - e se ne va carponi portandosi dietro il cactus.
- .................. -  risponde Lei continuando ad osservarlo stupita.
- Coff...coff...- tossisce Humprey schiarendosi la voce -....ehm, che ci fa una dolce fanciulla come lei in questo luogo così appartato, invece di sfilare in passerella per la gioia di noi agenti di moda? -
- Bè, a dire la verità non sono una modella. Sono la fidanzata di Antonio Ripamonte. Fidanzata.......poooi......diciamo che sto con lui, ecco. Anche se è pieno di soldi è un tal gelosone che non le dico! Mi tiene segregata in camera, la 356, ventiquattrore al giorno! E adesso mi sono rotta! Adesso scendo e gli dò il benservito a quello...a quello...stronzo, scusi! E lei chi è, un agente di moda mi diceva? Mi farebbe sfilare? Non sono il massimo ma mi tengo bene!.....-
- Ehhh, non c’è che dire, indubbiamente! - esclama Henry inebriato da quel bombardamento ininterrotto di frasi proferito da una fanciulla così incantevole (troppo bella per descriverla, ma diciamo che per interpretarla vorrei o Megan Gale, o Anna Falchi o Manuela Arcuri o Laetitia Casta, oppure tutte e quattro insieme! Basta che mi mangi con gli occhi e che sia forte di petto e soprattutto...che ci stia con me!).
- Ma, diceva che è la fidanzata di Mr. Ripamonte? -
- Non sono la fidanzata...-
- Vabè quello che è...E poi mi parlava della stanza 356, quella di Mr. Ripamonte appunto! -
- Diamoci del tu, via, e poi non capisco perché mi fai tutte queste domande...tesoruccio!
Humprey tossisce e si accende una sigaretta: - Avrei bisogno di un whisky, doppio! - e poi continua: - Non sarai mica Mina? -
- Sì, sono io, anche se non ho inciso nessun disco con Celentano! - e se la ride da sola visto che Henry non conosce le canzoni italiane.
- Ma allora ti ho trovata, finalmente! -
- Perché, cercavi proprio me? Guarda, ti avverto: o mi ingaggi per un miliardo o non sfilo per nessuno, neanche per Gaultier! -
- Ingaggi? Un miliardo? Ma che stai farneticando? Io sono l’agente privato Henry Humprey e lavoro per Louis di New Orleans, una tua vecchia conoscenza, o mi sbaglio? -
- Ah, quello! Sì, lo conoscevo, sì. L’ho anche amato, lo confesso, ma poi mi sono accorta che era di una noia mortale e me ne sono andata: come si fà a stare con uno che ti fa fare sesso orale dalla mattina alla sera, nel senso che te ne fa parlare per ore e non ti fà mai combinare nulla! -
- Bhè, insomma, poche storie, ragazza! Tu adesso vieni con me a New Orleans da Louis e il caso è chiuso, right! -
- Right un cavolo fritto, carino! Prima ti fai passare per un agente di moda e adesso ti metti a dare pure ordini! Io da Louis NON-CI-TORNO! E poi...mi piaci tu. -
Henry accenna un sorriso e poi il suo volto torna triste: - Tu di più, purtroppo. -
Mina accompagna Henry verso la stanza 356, la apre e lo fa accomodare su una poltrona. - Aspettami qui, bello, vado a farmi una doccia e torno. Serviti pure del whisky, se vuoi - e gli manda un bacio a distanza.
Henry si alza dalla poltrona e va verso il frigobar dove beve a collo un’intera bottiglia di gin, poi torna a sedersi e si accende una sigaretta.
Alcuni minuti dopo Mina esce dalla toilette indossando una maschera nera tipo Zorro, un reggiseno ed una minigonna in pelle rigorosamente nera e dei sandali con i tacchi a spillo.
Lei va verso il Nostro e il suo sguardo è amorevole e smaliziato. Lo prende per mano e lo fa alzare. Tenendolo sempre per mano e accarezzandogli la spalla, lo accompagna verso un meraviglioso arazzo del XVII secolo. Qui schiocca le dita e l’arazzo cade a terra, scoprendo una miriade di attrezzi di piacere: frustini (come potrebbero mancare!), collari acuminati, peni di plastica di varie dimensioni, coltelli, manette con tanto di catene....
- Sei una dura, eh? A me piacciono le tipe dure! - dice Henry sempre impassibile ma ora, sarà per l’effetto dell’alcol (strano, lui regge benissimo!), sarà per l’effetto della vista di tanto ben di dio (Lei & l’attrezzatura), è un po’ meno impassibile del solito, tanto che le cinge la vita e la bacia con trasporto.
- Tesoruccio, scegli ciò che più ti aggrada - lo esorta Mina indicando gli attrezzi.
- Eh, ai miei tempi certe cose non si usavano! Ma questi credo andranno bene. - risponde Humprey porgendole frusta e  manette.
Poco dopo Henry è completamente nudo e ammanettato con i polsi legati alla spalliera del letto a lei che alterna scudisciate a baci appassionati.
- MMM, mai goduto così, mio schiavo d’amore! - grida Mina che, salita sul letto, calpesta il muscoloso petto di Henry imprimendo sulla carne i segni dei tacchi a spillo.
- Neanche io, in mezzo secolo di vita! - dice flemmatico ma sorridente il Nostro.
Musica in sottofondo. Si spengono le luci. Colpo di arma da fuoco nella notte crudele e dolce.
- Oddiomadonna! Che è stato? -
- Non lo so, piccola, ma se non mi sleghi non lo saprò mai! -
Mina in fretta e furia slega Humprey, ma, nella fretta, appunto, con le sue unghie affilate, gli fa un taglio sulla mano che gli fa uscire molto sangue.
- Oh,  poverino, scusa......- e gli lecca amorevolmente la ferita.
- Non c’è tempo, principessa, il lavoro mi aspetta! - ed esce dalla stanza praticamente nudo, ciò che fa svenire alcune signore.
- Occazz...Ho proprio perduto la ragione - e corre a rivestirsi.


Interno notte: Salone delle Feste hotel “La Corrida”:
Nel Salone si è scatenato il panico: urla e fischi la fanno da padroni!
Il portiere al facchino: - Fernando! Chiama la poliziaaaaaa!
Improvvisamente si riaccendono le luci e troviamo a terra Miguel ferito ad un braccio.
- AAAAAAAAAAAAH! CHE DOLOREEEE! Qualcuno mi salvi, PERDIOOO! -
Henry Humprey accorre e Mina lo segue.
- Che diavolo è accaduto?!? -
- Ma non lo vedeee! Hanno attentato alla mia personaaa! -
Debby: - Era ora che qualcuno ci pensasse a quella checcha isterica, non è vero, Gaia? Gaia? Dove sei? Gaia? -
Humprey: - Che nessuno si muova di qui! -
Ma il pubblico, urlante, è in agitazione: chi sviene dallo spavento, chi tenta la fuga…tuttavia le uscite sono tutte bloccate!
Sulla scala che sovrasta il palco, intanto, c’è Antonio Ripamonte che parla con un cactus e gli dice: - Imbecille! Che minchia di mira c’hai! L’hai colpito solo di striscio! Quel finocchio doveva andare all’altro mondo! Ti rendi conto che non ha pagato il ‘pizzo’ mensile? Nessuno è mai sopravvissuto alla famiglia Ripamonte!-
- Ma, io, veramente? - risponde Pedro-cactus.
- Antoniuccio, che fai? Tra tutto questo casino, ti metti a parlare con un cactus? - chiede Mina al suo “boy-friend”.
Ripamonte rimane interdetto e bestemmiando, scappa con il cactus.
- Antonoooo! Ma dove vaiiii? -
- Ah, e quello sarebbe Mr. Ripamonte, suppongo! - Humprey sale le scale e lo insegue sfoderando la sua Bodeo, ma si ferma in cima, dove scorge un silenziatore per fucile ancora caldo. -Mmm...Interessante...Antoniooooo! Vieni un po’ quiiiii! - e prosegue l’inseguimento.
- Cazzooooo! Qualcuno mi vuole aiutareee!- urla il povero Miguel ancora a terra, e subito accorre Mina.
- Poooverrinnno! Ti currro io! - esclama la dolce.
- Sto già maglio, cara, sto già maglio, grazie! - dice incazzoso Miguel rialzandosi e portandosi una mano sulla ferita (si scoprirà poi che era stato ferito solo di striscio e che poteva cavarsela con poco e di questo, l’esperto Henry, se n’era accorto).
- Ma dove è andato, quel bel ragazzetto? - prosegue Miguel rivolgendosi a Mina.
- Mha, sai come sono gli uomini, prima ti usaaaano....e poooooi....ti piantano in asso! - risponde enfatica la ragazza.
- Sono proprio dei mascalzoni! - esclama Miguel portandosi leziosamente le mani sui fianchi, poi continua: -...pensa che io, l’altr’anno, incontrai un bel giovane che...- e i due proseguono il discorso prendendosi sottobraccio e voltandoci le spalle.
Musica di sottofondo per sottolineare l’uscita di scena di Mina e Miguel.

Il portiere da sotto al bancone al facchino: - Fernando! Hai chiamato la polizia?-
Il facchino fà cenno di sì con la testa.

Interno notte: piani superiori hotel “La Corrida”:
Henry, intanto è ancora sulle tracce di Ripamonte e del cactus ed ora si aggira per il corridoio del settimo piano dell’hotel (gli altri sei erano pressoché deserti).
Da una stanza esce una mano con una pistola, che si scarica su Humprey, che agilmente evita i colpi.
- Che cazz...-
Dalla stessa stanza un uomo fugge.
Henry guarda la porta e vi scorge il numero 356 e la ispeziona cautamente, facendo attenzione che non vi sia nessuno.
All’interno, anziché gli “arnesi” di Mina, vi trova un’enorme profilattico gonfiato color fragola che viene pompato da un apparecchio elettronico con voce di donna che dice: - Questa stanza tra dieci secondi si trasformerà in un immenso lago di......- e la registrazione si inceppa...
-....proprio sul più bello! - esclama Humprey.
Sulla porta troviamo Ripamonte: - Caro vecchio, soprattutto vecchio, agente privato Humprey! Credi di essere il più forte, eh! Ma io ti ho giocato! Mina puoi anche tenertela, non mi serve più, ormai! Ma non posso permettermi di avere uno sbirro che mi stà alle calcagna, voglio essere a piede libero! - e, con un telecomando, chiude la stanza lasciando il Nostro in balia del profilattico gigante.
- Goddam’nt! E adesso, che faccio! Aspetto che quel coso scoppi? E che mi inondi di cosa, poi...?!? - Humprey per la prima volta dopo vent’anni, cambia espressione e comincia a sudare freddo. Il condom esplode - .....che mi inondi di...oh NOOOOO! - ed esce una sostanza viscosa (?!?).
Il Nostro, senza pensarci due volte e ovviamente prima di essere inondato da quella specie di “Blob spermatico”, si precipita verso la finestra e si getta di sotto, dove riesce miracolosamente ad aggrapparsi al pennone della bandiera spagnola dell’hotel.
- Qualcuno mi aiutiiii! Soffro di vertig...Occazz...! esclama guardando di sotto.
Nella stanza sopra al pennone troviamo Gaia e Debby seminude che si stanno baciando, o meglio, che si stavano baciando prima che il poderoso urlo di Henry le interrompesse.
- Mio Dio, il tipo della toilette! - esclama Debby coprendosi le nudità più nudose.
- Si, piccola, ma adesso, vuoi aiutarmi o vuoi farmi raggiungere l’inferno prima del necessario? -
- Aspetti, mi vesto -
- Ah, le donne! -
Gaia punta una pistola contro Debby. - Non provare ad aiutarlo! -
- Ma...Gaia! -
- Sono un Agente Federale della CIA ed ho ricevuto ordini precisi! Ho ricevuto l’ordine di catturare questo pollo e di condurlo presso il nostro Servizio Segreto di Washington. La CIA ha ancora dei conti in sospeso con Mr. Humprey dai tempi della guerra d’Algeria… non è vero Mr. Humpery? Tu naturalmente, mi aiuterai...tesoro -
- Ma, io, non capisco...io -
- Ingenua, sei solo un’ingenua –
Henry: - Non mi fai certo paura, ragazzina! E neanche quelli del Servizio Segreto Federale: appena li vedo gli faccio un culo così come ai vecchi tempi! –
Gaia si affaccia alla finestra: - Senti, vecchio, statti zitto o ti impallino! -
Debby ha così il tempo di scraraventerla a terra e di sottrarle la pistola.
- Odddio...cosa devo fare? -
- Aiutooo, tirami suuu! Non sono più un ragazzinooo! - urla Humprey.
- Ehm, sì, ma Gaia....Meglio legarla. Scusami, amore, ma devo farlo - e la lega utilizzando le sue calze come corda ed il suo reggiseno come bavaglio.
Poi lega alcuni reggiseni tra loro e li utilizza come corda per tirare fuori il Nostro da quella posizione così scomoda.
- Però! Ingegnosa la piccola! - esclama Henry.
Henry viene quindi slavato dalla Nostra Debby.
- Adesso ragazza tieni d’occhio la tua amante, mentre io vedo di rintracciare quel mafioso –
- Right! Ricevuto! –
Henry fa l’occhiolino a Debby ed esce di corsa dalla stanza.

Interno notte: hall dell’Hotel “La Corrida”:
Primo piano di Antonio Ripamonte: ‘Quel finocchio di Miguel non mi ha pagato il ‘pizzo’ e i miei scagnozzi non l’hanno ucciso, quella sgualdrina di Mina mi ha lasciato e quel ficcanaso di uno sbirro mi è alle costole! Ma non sono ancora fottuto! Terrò in ostaggio tutti gli ospiti della serata: da Ferrè a Galtier, da Laetitia Casta a Madonna! E chederò un colossale riscatto alle Multinazionali della moda, del cinema, dello spettacolo, dell’Universo!’
- Senor Ripamonte, ma gli invitati sono migliaia e lei…non dispone di nessun…nessun corpo di guardia…di nessun uomo ai suoi ordini qui a Barcellona per tenere in ostaggio tutta questa gente…tranne me e pochi altri…- proferisce un imbarazzato quanto tremante Pedro Martinez.
- Certo Pedro, ma neanche tu conosci il mistero di questo hotel, il segreto più segreto di tutti i segreti di Barcellona, della Spagna e del Mondo intero: l’Hotel “La Corrida” è un’astronave!
Un’ astronave che ci condurrà tutti su Marte, in cui mio padre, Julius Ripamonte, esimio astronauta e collaboratore della CIA al tempo della Guerra Fredda, costruì la Sede Operativa della Mafia Interstellare, la SOMI. E’ sufficiente che io prema il pulsante rosso di questo telecomando che nel giro di pochi secondi ci troveremo nella SOMI, dalla quale nessuno di questi fottuti stilisti o artisti del mio culo potrà figgire! –

- Fernando! Ma quanto ci mette la polizia ad arrivare! – urla il portiere al facchino.
Ripamonte lo fredda sparandogli un proiettile nel cranio.
- Testa di cazzo! Il tuo facchino è muto! –
Il facchino allarga le braccia e sorride a Ripamonte come a dire: ‘tutto è bene quel che finisce bene”

A questo punto Ripamonte sta per premere il fatidico pulsante…ma, proverbiale come sempre, un proiettile gli rende la mano destra inservibile e, quindi, gli fa cadere il telecomando a tarra.
Il proiettile è partito dalla Bodeo di Henry Humprey, il quale raccoglie il telecomando, punta la pistola contro Ripamonte e Pedro e, da esperto di TV, premendo il tasto verde del telecomando raccolto, sblocca tutte le uscite e fa uscire gli invitati presenti: - Fuori ragazzi, la festa è finita, arrivederci alla prossima sfilata…-
Arriva la polizia e arresta Ripamonte e il suo socio. Gaia viene trovata imbavagliata ma poco dopo rilasciata...viste le sue credenziali (Sappiamo che tornerà a Washington dove mollerà la CIA per aprire un locale gay in California).
Miguel si avvicina a Henry, come per dargli un bacio ma Debby lo spinge via a forza: - Avanti Miguel! Fuori dalle balle! –

L’Hotel “La Corrida” è ora vuoto, Henry si dirige verso il bancone del bar accendendosi una delle sue senza filtro…musica di sottofondo…poco dopo arriva la bellissima Mina che lo abbraccia e lo bacia con trasporto: - Tu si che sei un vero uomo! Vuoi essere il mio, per sempre? –
- Vedi, baby, io sono venuto qui a Barcellona lasciando la mia amata Manhattan per rintracciare te e riportarti da quello sfigato di Louis. Arrivato qui me ne è capitata una dopo l’altra! Un finocchio, due lesbiche, un mafioso di Marte, un profilattico gonfiato… E sono addirittura diventato il salvatore delle Multinazionali del Mondo dello Spettacolo…Wow! Roba da farti venire i brividi! Adesso chi se ne frega di tutto. Del mio passato del tuo... Ti va un viaggetto… -
- Alle Maldive…ai Tropici ? –
Henry preme il pulsante rosso del telecomando di Antonio Ripamonte.
L’hotel si trasforma il un’enorme astronave…si alza da terra…e vola in cielo…adesso è una piccola stella lucente.

Sullo schermo appare la scritta FINE e i titoli di coda.
La musica di sottofondo diventa un concerto.




- Ebbene, questo è il mio film! Che ne pensi Bill? - chiese Harry Mellish, un omuncolo occhialuto, sguardo triste, pochi capelli ricci in testa, basso e mingherlino, rivolgendosi al produttore della Paramount Bill Cook, dopo avergli raccontato la trama della sua opera.
Cook, seduto alla scrivania del suo studio lo guardò con severità ed un’accennata ironia, poi gli disse:
- Harry, e questo me lo chiami un film? E’ un concentrato di spazzatura mista a volgarità e violenza gratuita! E’ un cesso totale! E poi come mi hai mimato tu le scene, con anche le voci delle ragazze che...lasciamo perdere -
- Ma...ma...io…io… non capisco, che cosa c’è che non va? Io..io...credevo di aver creato il capolavoro della mia vita... -
- Tanto per cominciare Henry Hum... -
- Humprey! Henry Humprey -
- Sì, proprio lui, è un personaggio diseducativo: beve whisky e fuma tabacco della peggior specie. Pensa che cosa direbbero le associazioni salutiste! Già li vedo i titoli sui giornali! E poi quell’insieme di scenette sadomaso al limite del pornografico! E inserire anche due lesbiche e…un finocchio! Te le immagini le associazioni religiose che razza di casino pianterebbero? Harry, hai davvero superato i limiti, cribbio! Diciamocelo chiaramente, in questo, chiamiamolo film, hai inserito tutte le tue nevrosi, i tuoi stress quotidiani, le tue perversioni, insomma! Se proprio vuoi un consiglio da amico, Harry, torna al genere comico! Riposati! Ritrova te stesso, cribbio! I tuoi vecchi film hanno avuto un successo senza precedenti, e ora ti vuoi rovinare con questa porcheria? -
- Capisco Bill - rispose Harry abbassando lo sguardo che nel frattempo si era ancora più intristito.
- Bene, amico, sapevo che avresti capito! Ed ora facciamoci un buon caffè! - disse Cook felice e sorridente.
- Mi ci vorrebbe un whisky, doppio Bill - e se ne esce ancora con lo sguardo abbassato.   
All’uscita lo attende una ragazza sulla ventina, bionda, occhi azzurri, corpo meraviglioso, e degli aderenti abiti in pelle nera.
- Com’è andata, Harry? -
- Uno schifo totale, Samantha, una catastrofe universale! Non gli è piaciuto per nulla! Ha detto che è meglio che ritorni al comico! Faccio proprio ridere, vero Sam? -
La ragazza gli si avvicina, gli cinge la vita, lo stringe a se e lo bacia, poi gli dice: - No, cucciolo, in fondo io ti amo e non ti lascerò mai -
- Certo che sei proprio matta, Sam, non sai quante volte mi lascerei io se potessi! Ma forse quello che conta è proprio l’amore –.



31 dicembre 2009

Problemi di visualizzazione di alcuni post con Explorer ? No problem !

A causa di un problema tecnico della piattaforma, i lettori che- nelle ultime settimane - hanno avuto accesso a questo blog attraverso il browser INTERNET EXPLORER, non hanno avuto la possibilità di leggere alcuni post visibili invece senza alcun problema con il browser FIREFOX (che comunque consiglio caldamente a tutti i lettori di scaricare onde evitare ulteriori problemi di lettura del blog ed anche perché molto più agevole e veloce di Explorer).
Per consentire anche a coloro i quali non hanno avuto la possibilità di leggerli ed eventualmente commentarli, ho approfittato dell'ultimo giorno dell'anno per riproporli integralmente.
Con i miei migliori auguri di BUON 2010 !!!
A risentirci presto !!!!

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini