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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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16 settembre 2012

20 settembre 2012: l'Italia può dirsi un Paese laico ?



Il 20 settembre è alle porte e, come ogni anno, sarebbe bene rammentare che cosa significhi tale data per la coscienza laica italiana, che ne è stata privata dal Regime fascista prima e dalla Repubblica cattocomunista costitutasi nel 1948, poi.
Ebbene, il 20 settembre del 1870, con l'entrata dei Bersaglieri a Roma e dunque la vittoria di tutti i liberali, mazziniani, monarchici, garibaldini, ebrei, massoni e cattolici liberali, si pose fine al Potere temporale dei Papi e Roma divenne capitale di un'Italia finalmente completamente unita, sovrana e laica, per quanto ancora posta sotto il giogo monarchico dei Savoia.
Il 20 settembre è dunque una data simbolica che, prima del fascismo, era celebrata quale festa nazionale, mai più ripristinata tale nemmeno con l'avvento della Repubblica, la quale nacque purtuttavia sotto i peggiori auspici di un connubio fra la clericale Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica, il quale, per mezzo dell'allora Guardasigilli Togliatti, amnistiò persino i reati commessi dai fascisti, strizzando così di fatto l'occhio al nascente Movimento Sociale Italiano.
A parte queste rievocazioni storiche, oggi, 20 settembre 2012, l'Italia può dirsi davvero uno Stato laico ?
Certamente no.
Esiste ancora il Concordato, firmato da Craxi, che concede ampie garanzie anche pecuniarie al Vaticano.
Esiste una legge che vieta, di fatto, la procreazione assistita e l'utilizzo di cellule staminali a fini terapeutici, la quale, pur essendo stata bocciata in sede europea, è fortamente sostenuta dall'attuale Ministro clericale della Salute Balduzzi.
Non esiste una legislazione che preveda il testamento biologico, l'eutanasia, il suicidio assistito, ovvero la possibilità per l'individuo di decidere della propria vita e della propria morte.
Non esiste una legislazione che riconosca le coppie di fatto.
Non esiste una legislazione che regolamenti e dunque legalizzi le non droghe, quali cannabis e derivati, anche a fini terapeutici.
Non esistono ancora norme attuative che facciano pagare l'IMU agli immobili ecclesiastici.
Non esiste, quindi, una libera Chiesa in libero Stato, secondo il dettato liberale del conte di Cavour. Esiste, diversamente, una Chiesa che ha abdicato al suo ruolo religioso per farsi profana, sia in termini politici che economici. Esiste uno Stato che ha abdicato al suo ruolo di garante e servitore del cittatino, a tutto vantaggio di uno Stato estero - quello Vaticano - di cui si vergognerebbe lo stesso Gesù detto "Il Cristo", il quale, a rileggere la sua parola, mai avrebbe immaginato come sarebbe stata profanamente travisata e trasformata.
In tutto ciò la popolazione italiana, ha dimostrato e continua a dimostrare di essere molto più laica della sua classe politica che ormai mal sopporta. In tutte le rilevazioni statistiche ed in tutti i referendum, la stragarande maggioranza degli italiani è per una legislazione laica, in linea con gli altri Paesi occidentali.
Il 20 settembre, in sostanza, è, di fatto già nella coscienza civile, prima ancora che patriottica, degli italiani.
Se ne accorgeranno i vari Monti, Bersani, Berlusconi, Alfano, Vendola, Di Pietro, Casini e compagnia cantante, che tanto di fronte alle telecamere e sulle pagine dei quotidiani litigano o fingono di litigare, ma, di fatto, sono da sempre d'accordo per mantenere lo status quo ?

Luca Bagatin



7 febbraio 2012

Per una Nuova Repubblica...ricordando quella Romana


La Repubblica Romana e chi se la ricorda più ?
Se non ci si ricorda di essa allora significa che non la si è voluta ricordare. Ed in effetti, se andiamo alle cronache scolastiche, non è che la si approfondisca poi molto, per quanto, tale storico avvenimento è e fu per l'Italia la base della sua futura democrazia.
Ma, andiamo con ordine.
Che cosa accadde esattamente il 9 febbraio del 1849 ?
Fu proclamata, appunto, la prima Repubblica libera, democratica e laica d'Italia. Con una Costituzione ben più libera, democratica e laica, persino della Costituzione della Repubblica italiana del 1948 che, invero, nacque dal tristissimo compromesso fra clericali e comunisti, ovvero i continuatori di quel fascismo che, a parole, dicevano di voler combattere.
Ordunque della Repubblica Romana e della conseguente Costituzione, Giuseppe Mazzini ne fu il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini e dal popolo romano, se i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Fu dunque una rivoluzione di popolo quella che porterà Mazzini al Quirinale, trimunviro assieme ai repubblicani Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
Una volta scacciato Papa Pio IX, dunque, la Repubblica si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l’eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d’America redatta alla fine del ‘700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt’altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all’Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le “guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale” e, all’Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
I risorgimentali mazziniani, peraltro, fondarono la Repubblica non su valori materialisti ed ateistici, bensì su valori spirituali e teisti, considerando la Divinità - ovvero il concetto "Dio e Popolo" impresso nella bandiera Tricolore della Repubblica - quale entità adogmatica al di sopra di ogni Potere costituito o, peggio, prostituito come invece era quello papalino.
La Repubblica Romana sopravvisse solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati al Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l’Unità d’Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall’influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, dicevamo, a parte qualche fugace passaggio televisivo come ad esempio la fiction dedicata alla figura di Anita Garibaldi, recentemente andata in onda su Rai Uno, della Repubblica Romana non vi è quasi traccia fra il popolo, spesso bue, che rischia ogni giorno di più di involvere e di mandare al Potere la solita masnada clericale, cattocomunista, leghista o conservatrice senza nè arte nè parte.
Occorrerebbe tornare allo spirito dei giovani mazziniani che si immolavano per la Repubblica. Una Repubblica che, con Randolfo Pacciardi, vorremmo Nuova: senza finanziamenti pubblici a partiti e sindacati; Presidenziale nel solco degli insegnamenti di Mazzini; laica perché non asservita a nessuna volontà religiosa o di parte.
Occorrerebbe un'unità dei laici, dei repubblicani, dei liberali, dei liberalsocialisti sparsi in ogni dove. Occorrono soprattutto giovani che delle "mummificate celebrazioni" accademiche non ne possono più. E che non ne possono più di essere soggetti e personale politico incapace o quasi centenario.
Sono appena passate le celebrazioni dei 150 anni di Unità d'Italia, ma nessuno ancora si rende conto che, forse, l'Italia andrebbe riunificata nuovamente. Andrebbero denunciate ed annullate le sacche di parassitismo, clientelismo, corruttela presenti in ogni dove. Andrebbero decurtati del 40 - 50% tutti gli emolumenti e stipendi alla classe politica, che dovrebbe svolgere una funzione di servizio alla comunità e non vivere alle spalle di essa. Andrebbero laicizzati e democratizzati i programmi di insegnamento, introducendo nelle scuole i "Doveri dell'Uomo" di Mazzini, piccolo compedio di vita morale, etica e civile, lontana anni luce dalle assurdità anti-umanitarie del marxismo che corruppe un'infinità di menti a cavallo fra gli anni '60 e '70 del Novecento.
Occorre, insomma, tornare sulle barricate per una nuova Repubblica Romana, anzi, per una nuova Repubblica Italiana.
Perché questa qui non ci piace punto.


Luca Bagatin



20 settembre 2010

XX Settembre: festa dei liberali e dei democratici italiani

Sono passati esattamente 140 anni da quel 20 Settembre 1870 che vide entrare i Bersaglieri italiani ed i Garibaldini a Roma, aprendosi una breccia a Porta Pia, sconfiggendo così le truppe papaline e mettendo fine al potere temporale dei Papi.
Nacque così - ufficialmente - un'Italia unita, laica e liberale, voluta da mazziniani, garibaldini, liberali repubblicani, liberali monarchici, ebrei, massoni, anticlericali e cattolici liberali e da quel momento - il XX Settembre - divenne Festa Nazionale.
Festa Nazionale abolita ed oscurata dall'avvento del fascismo e dai suoi Patti Lateranensi, inseriti poi, con l'Articolo 7, nella Costituzione repubblicana con i voti favorevoli di democristiani e comunisti. Autentici continuatori del fascismo.
Oggi siamo in pochi – purtroppo - a celebrare il XX Settembre.
Sicuramente lo celebrano ancora i Massoni che, il XX Settembre celebrano anche l'Equinozio d'Autunno, ovvero l'inizio dei lavori massonici. E sicuramente ce ne ricordiamo tutti noi laici, liberali e repubblicani, che dobbiamo a Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele la liberazione dal giogo e dall'arretratezza del Papa Re di intere Regioni italiane, oggi modernissime.
E mi fa piacere che anche l'organo di stampa vicino all'Udc "Liberal", ogni anno (mi auguro voglia farlo anche oggi), pubblichi volentieri il mio pezzo in ricordo ed onore del XX Settembre, il che, forse, significa anche che è interesse del mondo politico cattolico liberale e di cultura degasperiana quello di ripristinare tale importante festività.
Importante festività di e per tutti gli italiani ed i sinceri democratici. E pensare poi che in Parlamento giace ancora una Proposta di Legge bipartisan di inizitiva dei daputati Pepe (PdL); Farina Coscioni (Radicali-Pd), Lehner (PdL) e Turco (Radicali-Pd) per il ripristino del XX Settembre quale Festa Nazionale.
Vediamo invece e purtroppo il riaffacciarsi di tentativi revisionisti relativamente al Risorgimento. Non ultimi gli attacchi del regista e sceneggiatore Mario Martone che ha definito Giuseppe Mazzini un "terrorista" e lo ha paragonato ai fondamentalisti islamici.
Oppure i tentativi filo borbonici e filo clericali di onorare la memoria dei caduti zuavi pontifici. Che è poi cosa non troppo dissimile dall'onorare la memoria dei caduti nazifascisti, scusate.
Se l'Italia è oggi unita, sovrana e democratica, nel bene e/o nel male, lo dobbiamo anche se non soprattutto al Risorgimento ed ai suoi martiri.
Martiri che combatterono o a fianco dell'emancipazione dei lavoratori e degli operai guidati da Mazzini e Garibaldi, oppure a fianco della Monarchia sabauda guidata dal conte di Cavour e da Vittorio Emanuele.
Tutti eredi di quel laicismo, liberalismo ed anticlericalismo che si è da sempre opposto ai totalitarismi ed ai dogmatismi. In nome della libertà di scienza, coscienza e di culto.

Luca Bagatin



8 settembre 2010

Mario Martone ed il "suo" Risorgimento revisionista e dal sapore clerico-marxista


Premetto che non ho visto il film di Mario Martone "Noi credevamo" - contentente una visione "alternativa" del Risorgimento - presentato alla Mostra del Cinema di Venezia in questi giorni.
Mi baso semplicemente sulle dichiarazioni dello sceneggiatore e regista Martone. Affermazioni alquanto in linea con il tentativo, in particolare da parte dell'intellighenzia culturale clericale e cattocomunista e per moltissimi versi anche di quella destra nostalgica del fascismo (vedi Marcello Veneziani), di ridurre il Risorgimento ad una lotta di pochi, ricchi borghesi, terroristi, anticattolici, che hanno fatto un'Italia "fatta male".
Martone parla di Giuseppe Mazzini come di un "terrorista" (come, guarda caso, lo definirono Marx ed Engels e persino il Principe di Metternich) e di essersi ispirato, nel realizzare il film, all'11 settembre 2001 e paragonando l'azione mazziniana e repubblicana, al fondamentalismo islamico.
E questo solo perché Mazzini non era un materialista, bensì predicava - nei suoi scritti politici - la spiritualità dell'individuo ed una visione teosofica e mistica della Divinità.
E per fortuna che il Martone ha voluto fare un film "non ideologico" ! Qui sembra di sentir parlare i revisionisti della Lega Nord o la storica "di parte" (clericale) Angela Pellicciari e tutti gli ortodossi del pensiero religioso cattolico-apostolico-romano. Forse, insomma, i fondamentalisti sono altri.
E' vero che c'è sicuramente troppa retorica attorno al Risorgimento e che Mazzini era un acceso idealista (ma ciò non significa affatto che fosse un integralista), ma è altrettanto vero che le culture cattolica, marxista e filofascista (oggi anche leghista, per quanto non si possa definire affatto “cultura”) - maggioritarie da sempre, purtroppo, nel nostro Paese (lontano anni luce da quel liberalismo anglosassone al quale si ispirava anche Giuseppe Mazzini) - hanno fatto di tutto affinché fosse così e non si approfondisse il rapporto fra la modernità, la spiritualità e l'umanità del pensiero mazziniano (all'origine, peraltro, del movimento operaio e di emancipazione femminile e sociale), rispetto all'antiumanitarismo ed al conservatorismo di quello marxista che, portato alle estreme conseguenze nel '900, ha prodotto nazismo e fascismo, oltre che comunismo di Stato. Tutto peraltro già profetizzato dal Mazzini nei suoi articoli scritti a Londra alla metà dell'800 e riportati nel volume "Pensieri sulla Democrazia in Europa".
Infondo, l'Italia "fatta male", è causa anche se non soprattutto, dell'elaborazione culturale e politica portata avanti - sin in sede Costituente - dalle culture cattolica e comunista, antiliberali e contigue, per moltissimi versi, al fascismo. Senza poi volerci addentrare nella totale mancanza di un progetto politico degli attuali partitucoli o comitati d'affari: dal Pd al PdL e dintorni.
E' veramente assurdo che tutto ciò non sia mai stato approfondito - non solo nelle scuole, ove sarebbe opportuno - ma finanche nelle fiction della Rai-Tv, la quale ha sempre privilegiato le storie di Santi, Beati, Madonnine infilzate e compagnia cantante.
Guarda caso, il film di Martone, è prodotto in collaborazione con Rai Fiction e Rai Cinema. Ed ha ricevuto il sostegno del Minsitero dei Beni Culturali. Retto dal già comunista cattolico Sandro Bondi......

Luca Bagatin



29 marzo 2010

PENSA CON LA TUA TESTA ! ESCI DAL BRODO PRIMORDIALE !

BER & BER
MA DAVVERO VOLETE ANCORA CHE QUESTI DUE CONTINUINO A DARVELA A
BERE ???




L'INFANTILISMO PALESE DI UNO CHE HA BRUCIATO LE TAPPE.....
SENZA ARTE NE' (MOLTA) PARTE



POPULISMO ALL'AMATRICIANA



DEFORMATORI PROFESSIONALI



SUPERVIzzIONE CLERICALE



STOP AL CATTOCOMUNCLERICAL(S)FASCISMO

LIBERA LA CREATIVITA'
LIBERTA' E' CREATIVITA'
CREATIVITA' E' LIBERAZIONE
EROS E' LIBERAZIONE
INDIVIDUO E' LIBERAZIONE
DIRITTO E' LIBERAZIONE
CIVILTA' E' LIBERAZIONE
INNOCENZA E' LIBERAZIONE
APPROFONDIRE SEMPRE !
MEDIASTICARE MAI !

LIBERAZIONE
INDIVIDUALE
SESSUALE
ECONOMICA
PSICOPERSONALE
OMOSESSUALE
CREATIVA
TRANSGENDER
RELIGIOSA
SPIRITUALE
ARTISTICA

E-VOLUTION NOT RE-VOLUTION
RIGHT NOW !
DIRITTI CIVILI ORA !
VENITE !
VENITE INSIEME !

PENSATE CON LA VOSTRA TESTA
USCITE DAL BRODO PRIMORDIALE

(da "Neuropolitica" del Dr. Timothy Leary)



5 marzo 2010

5 marzo 1910: nasceva il liberale Mario Pannunzio


Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi

Oggi, 5 marzo 2010, ricorre il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, il giornalista liberale che fondò - fra gli anni '40 e gli anni '60 - "Risorgimento Liberale" ed "Il Mondo".
Testate anticonformista, anticomuniste, antifasciste ed anticlericali che raccolsero l'intellighenzia laica, liberaldemocratica e liberalsocialista di quegli anni: da Gaetano Salvemini ad Ernesto Rossi; da Benedetto Croce a Luigi Einaudi; da Ugo La Malfa a Nicolò Carandini, passando per intellettuali liberi del calibro di George Orwell, Thomas Mann ed Ennio Flaiano.
Esperienza editoriali, politico-culturali uniche nel loro genere che - per la prima volta - teorizzarono la nascita di una Terza Forza politica liberale capace di contrastare le "chiese" comunista e clericale.
Questo blog - che dalla sua nascita si rifà politicamente al pensiero di Mario Pannunzio e che lo ha anche ricordato più volte - non può che, in collaborazione anche con il Centro Pannunzio di Torino, continuare a ricordarlo ed a portarne avanti i propositi di emancipazione individuale contro il conformismo, le ruberie, i dogmi, i pregiudizi, i potentati ed i monopoli.
Alla ricerca di una Terza Forza. Da costruire e rilanciare.

Luca Bagatin



22 giugno 2009

EVVIVA LE VELINE (metafora patafisica contro la catarsi dei falsi moralisti de noantri)



Veline, Velone, Vele, Velette.
Un tempo c'erano le Vallette e già loro erano additate dalla Pubblica Piazza dei Moralisti de noantri come oche pocodibuono. Sic !
Oggi, il nuovo maschilismo talvolta camuffato da veterofemminismo antilaico ed antilibertario tanto caro ai "politically correct" di certa sinistra cattocom (ovvero quella conservatrice), ma anche di molta destra clericale e bigotta, è tutto in fermento contro....le Veline appunto !
Bum bum bum cicabumbumbum ! Chioserebbe il Gabibbo.
Questa storia delle Veline l'hanno fatta addirittura diventare una questione politica quando di strettamente politico, qui, non c'è proprio nulla.
E se c'è una categoria del mondo dello spettacolo che và salvata è proprio quella della Velina. Lasciate che lo dica uno che ritiene programmi come il Grande Fratello, Buona Domenica e Amici (quest'ultimo diretto dall'ultimo dei Sessantottini non pentiti Paolo Pietrangeli...guarda caso)  una riedizione nemmeno troppo lontana di "Le 120 giornate di Sodoma" del marchese De Sade.
Ovvero il contrario dell'intelligenza e della creatività individuale. Il trionfo dell'ipocrisia e della follia collettiva di una gioventù mal rappresentata. Ma che forgia modelli oltremodo diseducativi (ultimo retaggio del '68 italiano antilaico ed antilibertario, ovvero l'opposto della cultura beatnik ed hippy americana ? Molto probabile, riteniamo).
La Veline sono cosa ben diversa. Lo spiega lo stesso Antonio Ricci che le ideò: sono un'astrazione patafisica, come definì lo scrittore surrealista Alfred Jarry, "quanto vi è di grottesco nell'universo" (per inciso, per chi ancora non se ne sia accorto, questo stesso mio blog - nella sua poliedricità culturale - utilizza canoni prettamente patafisici a partire dal frontespizio).
E il filone surrealista, nonsense e patafisico nella televisione nostrana - che pur di pecche ne ha moltissime - lo seguì a suo tempo anche l'ottimo Gianni Boncompagni.
Criticatissimo per i suoi programmi pieni di colore, musica e soprattutto ragazze giovanissime.
Ragazze, ricordiamolo per i più, che non avevano nulla di ammiccante, di provocante, di sensuale. Che erano semplicemente loro stesse, si divertivano e divertivano nella surrealtà del contesto televisivo creato da Boncompagni stesso.
Moltissime fra loro, peraltro, hanno fatto carriera unicamente grazie alle loro intrinseche capacità artistiche. Pensiamo alla cantante Giorgia, all'attrice comica Sabrina Impacciatore, all'attrice impegnata Yvonne Sciò, alla poliedrica Ambra Angiolini, a Nicole Grimaudo..... E la lista è lunghissima, cari i miei Moralisti da Pubblica Piazza.
Ed allora finitela un po' con questa storia del dare addosso alla Velina !
Iniziate a guardare una ragazza per le sue doti artistiche e lasciate da parte le vostre pruderie sessuali che vi accompagnano sin dagli anni '60: quando davate addosso alle minigonne ed alle piperine !
Quando per voi un atto sessuale era un atto politico....ma era pur sempre l'uomo a comandare !
Si può discutere sul fatto che in televisione del corpo femminile si faccia ampio mercimonio. E' vero ed è una vergogna. Ma le Veline o le ragazze di Non è la Rai dei vecchi tempi non c'entrano un piffero.
C'entrano piuttosto certi altri programmi che ho citato ben prima e che fanno delle pruderie sessuali (leggi: della morbosità), il segreto del loro successo.
Ora, io non so se abbia ragione Lele Mora quando afferma che la tv trash è quanto il pubblico desidera. Fatto sta che è ciarpame, che non ha nulla di creativo e che si avvicina piuttosto a certo catartisimo orgiastico tipico delle opere del Divin Marchese di cui sopra.
Si dirà: sei un moralista anche tu allora ! Affatto, sono semplicemente obiettivo.
Un conto è una ragazza (ma potrebbe essere benissimo anche un ragazzo, nulla in contrario, figuriamoci !) che canta e balla, senza troppi ammiccamenti ed in un contesto divertente e a tratti surreale. Un altro è esibizione di carne.....da macello in un contesto di macellai del gossip.
La differenza è abissale. Ed anche qui, il caso è tutto, tristemente e preoccupantemente italiano (con le sue influenze clericali, marxiste, fasciste...).


Luca Bagatin



23 maggio 2009

Sulla libertà ed i liberali. In relazione all'articolo dell'On. Paolo Guzzanti



Il 13 maggio, su "Il Giornale", il simpatico battitore libero Paolo Guzzanti, oggi Vicesegretario del Partito Liberale Italiano, ha scritto un interessante articolo sulla "libertà", partendo anche dal fatto che oggi tutti si dicono liberali. Anche chi, ovviamente, non lo è mai stato o non lo è affatto (e sono i più, purtroppo).
L'ottimo Guzzanti si pone anche una banale, ma emblematica domanda: che cos'ha la libertà di speciale ? E, a sua volta, cerca di rispondere con un'ulteriore domanda: libertà di che cosa ?
Libertà di scegliere. Ovviamente fermo restando il dovere alla responsabilità. Conclude sostanzialmente il Nostro, elogiando il libero arbitrio e la conoscenza.
Tutto bene. Però, per quanto lo stesso Guzzanti affermi in conclusione che il discorso è appena iniziato e che un articolo non è un saggio noioso, ci pare che il discorso - in sé - sia un tantino limitato e forse anche a tratti semplicistico.
In effetti trovo che la domanda che ci si dovrebbe porre allorquando si disquisice di libertà sia: libertà da che cosa ? E non già di che cosa.
Libertà dalla paura, dalla fame, dal bisogno, dall'ignoranza, dal dogma, dal pregiudizio. Si potrebbe rispondere continuando su questo tono in un crescendo emancipatorio.
Ed il libero arbitrio, se hai la pancia vuota o sei oppresso, è assai difficile che ti possa essere d'aiuto.
E' forse anche per questo che il nostro Giuseppe Mazzini affermava il primato del "dovere" sul diritto e dunque il dovere verso sé stessi e verso l'Umanità. Emancipazione individuale, quindi, che diviene successivamente ed inevitabilmente emancipazione collettiva.
Emancipazione individuale per mezzo della ricerca di sé stessi, ma anche dell'unità fra capitale e lavoro e che condanni la lotta fra le classi sociali, fra le nazioni, fra i popoli. Emancipazione spirituale e non già meramente materiale e materialistica.
Oggi è assai facile parlare di "libertà di scelta", al punto che siamo così tanto bombardati dalle infinite scelte che ci propinano la televisione, i media, il supermercato, magari anche il parente e/o il vicino di casa che....talvolta facciamo addirittura fatica a scegliere....e spesso evitiamo anche di farlo (delegando magari qualcun altro per noi, un classico) !
Abbiamo forse perduto l'autentico significato del concetto di "libertà". Che è intrinsecamente legato a quello di "individualità", ovvero di ricerca di noi stessi liberati da tutti gli orpelli che una società massificata-marketingizzata intrisa di pregiudizi, di superstizioni, di astruse ed ancestrali credenze, di fobie collettive, di messaggi ad effetto, di slogan fini a sé stessi, inconsciamente ci impone in quanto essa stessa vittima in primis.
Tutto ciò dunque, non vuole minimamente contrapporsi al pensiero di Paolo Guzzanti, che apprezziamo da sempre e sosteniamo con amicizia, ma semplicamente completarlo ed ampliarlo.
Ritenendo che i “finti liberali” che si aggirano da un quindicennio a sinistra, al centro e a destra nella politica italiana, farebbero bene ad approfondire prima di tutto la Storia onde evitare di fare quantomeno la figura degli ignoranti, se non degli inopportuni adescatori di voti.
Giuseppe Mazzini ed anche il buon conte Camillo Benso di Cavour sono là a ricordarcelo.

Luca Bagatin



14 giugno 2008

Sui fratelli Rosselli e l'Azionismo Liberalsocialista



Sono passati 71 anni dalla morte per mano fascista dei fratelli Nello e Carlo Rosselli, teorici del socialismo liberale e militanti del Partito d'Azione e delle Brigate partigiane Giustizia e Libertà, avvenuta in Francia il 9 giugno 1937.
I fratelli Rosselli furono fieri oppositori del Fascismo sin dagli esordi, così come lo fu il deputato socialista Giacomo Matteotti, trucidato dalle camice nere il 10 giugno 1924.
Come Matteotti, i Rosselli, furono anticomunisti riformisti ed oggi e sempre andrebbero ricordati ed emulati, pur in quest'Italia post/neo fascista, post/neo comunista, clericale che ne vorrebbe oscurare la memoria (nei libri di testo scolastico sono ricordati solo marginalmente, a differenza dei vari Togliatti e fascisti rossi che tanto hanno fatto danno al nostro Paese, così come i loro eredi "democratici").
Il messaggio di questi martiri dell'antifascismo liberalsocialista ci giunge come pura ed autentica voce di speranza e di verità incontestabile, alternativa alla violenza, alle violenze di ogni totalitarismo.
"Uccidete me: ma l'idea che è in me non la ucciderete mai", ricorda Giacomo Matteotti ai dittatori d'ogni colore politico, ai catto-clerico-talebani d'oggi e ieri. Uccidete. Fate strage di verità, attraverso le vostre menzogne, ipocrisie e calunnie. Ma le idee permangono e così tutti coloro i quali continuano a portarle avanti.
Di Nello Rosselli, appassionato storico repubblicano, vorrei anche ricordare
l'ottimo volume "Mazzini e Bakunin" (in libreria è disponible l'edizione dell'Einaudi), che è un saggio utilissimo per chi vuole approfondire le radici storiche del Liberalsocialismo e del Repubblicanesimo. Si tratta di un testo storico-politico che ripercorre l'origine del movimento operaio italiano che, contrariamente a quanto ha voluto farci credere una certa storiografia marxista (troppo spesso mistificatrice), ha origini mazziniane e garibaldine: repubblicane quindi (come il colore rosso, mutuato poi da socialisti e comunisti, fu per la prima vlta utilizzato dai seguaci del Mazzini e di Garibaldi).
La storia del movimento operaio delle origini, a partire dalle Società Operaie e di Mutuo Soccorso, si interseca e si fonde con le lotte Risorgimentali per la libertà e l'emancipazione dall'Impero Asburgico, dalla Chiesa e dalla Monarchia Sabauda.
In "Mazzini e Bakunin", l'ottimo Rosselli ripercorre quegli avvenimenti storici a partire dall'analisi dei due protagonisti dell'Italia risorgimentale: il repubblicano e Apostolo dell'Unità d'Italia Giuseppe Mazzini, con la sua vocazione alla democrazia ed il materialista anarchico russo Michail Bakunin che fu all'origine del movimento libertario italiano ed europeo. Figure emblematiche e per certi versi contrapposte, ma a loro volta fortemente (e financo ferocemente) contrapposte all'antiumanitarismo totalitario propugnato da Karl Marx con il suo Manifesto del Partito Comunista che si concretizzerà nel '900 con l'avvento di una delle più sanguinarie dittature del mondo: l'Urss ed i suoi "satelliti".
"Mazzini e Bakunin" è certamente un testo illuminante e tutto sommato di semplice lettura per tutti coloro i quali vogliano conoscere un pezzo di storia patria troppo spesso negato e misconosciuto.


Luca Bagatin



28 febbraio 2008

La situazione del Laici, Liberali, Riformisti fotografata da Arturo Diaconale


Edizione 39 del 26-02-2008


Laici,liberali, riformisti

Solo testimonianza
di Arturo Diaconale

E’ possibile che le prossime elezioni passino alla storia perché avranno concretizzato il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo. Oppure perché avranno creato le condizioni per le larghe intese o per chissà quale altra formula politica. Ma senza attendere il voto di aprile è fin da ora certo che la prossima consultazione elettorale segnerà la scomparsa della presenza dei partiti d’ispirazione laica dalla scena politica italiana. Si dirà che l’evento non costituisce una novità ma segna solo la fase conclusiva di un processo iniziato dalla metà degli anni ’90. E che la semplificazione di tipo bipartitico del quadro politico comporta automaticamente un fenomeno del genere. Sta di fatto, però, che nel nuovo Parlamento non figureranno formazioni politiche con una qualche identità laica, liberale e riformista ma solo alcuni parlamentari che faranno testimonianza personale di una particolare ed importante tradizione politica e culturale del nostro paese. Certo, nessuno mette in discussione che i radicali diluiti nel Partito Democratico non rinunceranno a far sentire la propria voce. Ma dovranno fare sempre i conti con compagni di partito come i “teo-dem” della Binetti e di Enzo Carra. Ed i loro spazi di manovra, a meno di non voler ipotizzare la loro uscita dal Pd all’indomani del voto, saranno sempre ridotti. Lo stesso vale per i repubblicani, i liberali e gli ex radicali presenti nelle liste del Popolo delle Libertà. Potranno al massimo fare della testimonianza personale.

Ma non riusciranno mai ad avere un peso politico in grado di bilanciare in qualche modo l’egemonia dei cattolici nella nuova formazione politica guidata da Silvio Berlusconi. Del Pli alla ricerca di un accordo elettorale con l’Udc, poi, non è neppure il caso di parlarne. Così come è fin troppo facile pronosticare che i socialisti di Enrico Boselli sconteranno l’errore di essersi appiattiti sul governo di Romano Prodi con l’impossibilità di superare gli sbarramenti elettorali. I laici, i liberali, i riformisti, in sostanza, benché le loro idee abbiano trionfato nella società, hanno perso la battaglia sul terreno politico e sono arrivati al capolinea. Una tragedia? Niente affatto. Semmai una doppia opportunità. Quella del pensionamento dei vecchi gruppi dirigenti che hanno sbagliato. E quella della presa d’atto che il loro spazio non è nel Parlamento dei nominati ma all’interno di una società che non è ancora aperta come dovrebbe essere e che va aiutata a diventare il necessario contrappeso della casta politica.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini