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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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23 settembre 2010

QUANDO L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE NON RISPETTA GLI INVALIDI: articolo di Peter Boom

A VOLTE GLI INVALIDI S'INCAZZANO. E FANNO BENE.
presentazione di Luca Bagatin

L'amico Peter Boom è comprensibilmente incazzato.
Lo so, non è forse elegante utilizzare questa parola, ma decisamente rende l'idea. Come la rende la lettera che mi ha inviato e che pubblico molto volentieri di seguito.
Se una persona è invalida e si trova a scontrarsi contro la burocrazia comunale, ovvero vede negati i propri diritti: si incazza.
E giustamente.
Altro che federalismo, cari leghisti ! Qui occorre rivoltare i Comuni italiani come un calzino e farli funzionare secondo buonsenso e senso civico.
Altrimenti Sindaco e giunta andrebbero cacciati immantinente e senza tante scuse.

Luca Bagatin

QUANDO L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE NON RISPETTA GLI INVALIDI
di Peter Boom



Leggo con sgomento che questa settimana è dedicata agli handicappati. E mi sono chiesto se fosse un'operazione prettamente propagandistica alla quale partecipano tutte le autorità.
Nel settembre 2003 fui reso handicappato da una iniezione anestetica spinale (anzi due, perché alla prima il dottor Lepri non riuscì a penetrare con l'ago dentro la spina dorsale)   all'ospedale Belcolle di Viterbo. Avevo firmato per l'anestesia totale spiegando al dottore le ragioni di questa mia esigenza.
Quando uscì dall'ospedale dopo l'operazione (eseguita alla perfezione dal chirurgo Massimo Fattorini) non sentivo più quando il piede della gamba destra mi arrivava a terra. Mi consigliarono di prendere il Neurontin, che non mi fece niente. Dopo sei mesi un medico mi disse che non sarei più guarito perché i nervi ancora non riescono a guarirli, in questo caso il nervo sciatico della mia gamba destra risultò lesionato. Cammino male, storto e solo per piccole distanze con un bastone seggiola, faccio continue cure (pagate da me) e i dolori si fanno sentire sempre. Andai dall'avvocato che dovette scrivere all'ospedale per ottenere la cartella clinica (a me dissero che era andata persa) e fui anche in seguito trattato con metodi che non esito a definire mafiosi, indegni per la professione dei medici ed altrettanto vergognosi per un ospedale. Andai dal Servizio Sociale (sic!!!) del Comune di Viterbo dove ho presentato le domande per farmi almeno rimborsare le due seggiole Stannah che ho dovuto mettere a casa, non ho sentito più niente. La Commissione Invalidità della ASL evidentemente e anche giustamente è un apparato molto diffidente (a causa di tutte le invalidità dichiarate falsamente) e mi ha quest'anno riconosciuto il 70% di invalidità (40% per la sordità e solo il 30% per la gamba). Per conoscere questa percentuale ho passato una mattinata negli uffici (palazzo di vetro, ma di vetro poco trasparente) della ASL senza ottenere una risposta e per ottenerla ho di nuovo dovuto chiedere aiuto all'avvocato.
Invece di assistere gli handicappati mi pare che veniamo soltanto ostacolati e meno male che cammino ancora un po', ma per quelli che stanno peggio di me questo mondo e questa burocrazia dev'essere un inferno al quale non ci si riesce nemmeno a ribellare. Sono caduto parecchie volte (la gamba destra può cedere completamente ed all'improvviso) col risultato che anche il ginocchio destro si è rovinato per cui ritengo di aver diritto almeno ad un accompagnamento, un indennizzo. A Viterbo l'esistenza per gli handicappati non è semplice, i parcheggi riservati sono spesso occupati abusivamente e a Bagnaia, dove abito, regna la più completa anarchia, il borgo giorno e notte invaso da macchine che non hanno permessi. La irresponsabilità del Comune è in questo caso enorme, perché ambulanze, Vigili del Fuoco e persino le Forze dell'Ordine hanno difficoltà o sono addirittura impossibilitati di passare in caso di necessità. Durante le sacrosante feste parcheggiare diventa impossibile, non hanno la sensibilità e l'intelligenza di assegnare posti alternativi temporanei dove gli handicappati possono lasciare le loro macchine.
Che vergogna!!!  Altrettanto irresponsabile è il fatto che le strisce pedonali sono quasi cancellate e che non vengono mantenute visibili. Nell'ultimo mese sono stato quasi investito per tre volte dalle macchine, una situazione di grande pericolo più volte segnalata ma.... nessuna risposta.
Quando vado in piazza del Comune gentili vigilesse mi fanno sempre parcheggiare per poter accedere agli uffici, per andare in qualche negozio, per partecipare ad un convegno in Prefettura o allo Schenardi. La sera del 10 agosto per poter assistere al concerto del mio amico Harold Bradley nel cortile del Comune, ho parcheggiato dove le suddette vigilesse mi fanno sempre parcheggiare e senza arrecare nessun danno alla sicurezza o impedimento alla circolazione. La mia macchina aveva il contrassegno dell'invalidità bene esposto e accanto c'era parcheggiato l'automezzo dell'organizzazione del concerto con tanto di autorizzazione del Comune. All'uscita abbiamo trovato le multe. L'organizzatore si è scusato, ha preso la multa mia dicendo che l'avrebbe portata dal Sindaco Marini. Può darsi che il solerte vigile abbia fatto legalmente il suo dovere, ma il risultato pratico è che il centro storico per me diventa zona praticamente off limits, salvo quando ci trovo le mie care vigilesse, forse più ligie e anche più comprensive di tanti loro colleghi. La multa mi è ora arrivata a casa e vorrei che il Sindaco si attivasse per levarmela.
L'elenco sarebbe ancora lungo, ma spero che le mie richieste ricevano una risposta adeguata anche perché certamente non peseranno sul deficit del Comune o altri enti implicati.

Peter Boom



28 aprile 2008

Piove, Amministrazione Bolzonello !

L'Amministrazione comunale di Pordenone ha deciso in quattro e quattr'otto, in barba ai cosiddetti "tempi tecnici" e a qualsiasi concertazione con l'utenza di spostare il capolinea degli autobus e delle corriere extraurbane e di trasferire un bel po' di fermate.
Peraltro prevedendo l'installazione delle pensiline per il riparo dalla pioggia in estate inoltrata.
Bella roba davvero. Roba di cui peraltro ci siamo già occupati qualche tempo fa su questo blog.
Il sindaco Sergio Bolzonello irride a Bagatin su Telepordenone, ma non gli risponde direttamente nemmeno via sms rispondendo a quello che Bagatin gli inviò la mattina stessa del trasloco del nuovo terminal. Aggira la domanda ed il confronto, così come ha fatto con tutta l'utenza degli stessi mezzi pubblici.
Ma, coloro i quali utilizzano i mezzi pubblici, non dovrebbero essere privilegiati rispetto a coloro i quali inquinano (e a Pordenone sono molti) con il loro mezzo privato ?
Evidentemente a Pordenone non è così.
Non posso che lasciarvi al pezzo che è uscito in prima pagina sul Messaggero Veneto di mercoledì 23 aprile scorso. Passato poi sotto silenzio di maggioranza ed opposizione comunale.
Almeno a quanto ci risulta.

Luca Bagatin



PS: è di questi giorni la notizia che le pensiline saranno costruite non prima di settembre (sic !).
Agli utenti sotto la pioggia non rimane che un' unica affermazione alla quale aggrapparsi: "Piove, Amministrazione Bolzonello !"



4 gennaio 2008

Pordenone e i suoi (dis)servizi pubblici

Pordenone, grigissima città in quel del "ricco" (e assai poco ridente) Nord Est d'Italia è già eufemisticamente "ben messa" così......senza che l'Amministrazione comunale ci metta del suo.....


LETTERA APERTA ALLA STAMPA LOCALE SULLA SITUAZIONE DEI TRASPORTI PUBBLICI DELLA CITTA' DI PORDENONE

Sono un utente del servizio di trasporto extraurbano da 15 anni ininterrotti e sono rimasto assai contrariato e perplesso di come l'Amministrazione comunale di Pordenone abbia pensato di spostare il capolinea dei bus e delle corriere extraurbane in Piazzale Oberdan (a partire dal 15 aprile n.d.a.) senza un piano organico e definito, concordato preventivamente con la società che gestisce il servizio di trasporto pubblico stesso (Atap).
E' notizia di oggi che probabilmente (dopo un braccio di ferro serrato con i commercianti di Piazzale Risorgimento) sarà comunque prevista una fermata in Viale Dante, ma il luogo preciso non è dato ancora di sapere (non lo sé né l'Atap, né soprattutto, il che è ben più grave, la stessa Amministrazione comunale !).
E per quanto riguarda le fermate extraurbane di Vale Trento e quelle urbane di Via Cavallotti ? Verranno dismesse anche queste costringendo i poveri utenti-lavoratori o studenti a raggiungere a piedi la Stazione ferroviaria (nuovo sito previsto per il capolinea dei bus dal 15 aprile n.d.a.)?
E' veramente sconcertante come non si sia nemmeno pensato a noi utenti che, anche per scelta ecologista oltre che di comodità personale, preferiamo prendere i mezzi pubblici che solo a Pordenone pare vengano demonizzati dallo stesso Comune !
Ma lo sa il Sindaco Bolzonello che il vero problema di Pordenone è l'inquinamento generato da una quantità insostenibile di automobili in tutto il ring (siamo pressoché la città con maggiore densità di automobili in Italia e con livelli di inquinamento automobilistico che non fanno certo invidia alle grandi città metropolitane) e che non sono certo le targhe alterne a risolvere il problema?
Perché, diversamente da quanto si sta facendo, non si potenzia il trasporto pubblico urbano ed extraurbano (in continua crescita grazie agli studenti, ai lavoratori che consapevolmente preferiscono evitare il mezzo privato ed agli stranieri senza mezzo), magari anche contribuendo ad abbassare le tariffe (anch'esse in continuo vertiginoso aumento) ed invece non si disincentiva il traffico automobilistico ?
Perché, per concludere poi, si vuole smantellare il Parco di Piazza IV Novembre per trasformarlo probabilmente in un nuovo parcheggio (già da tempo parte di esso è stata convertita in parcheggio auto) ?
Davvero l'Amministrazione bolzonelliana vuole passare alla Storia della città come l'amministrazione meno ambientalista e meno a misura d'uomo che Pordenone abbia conosciuto sin d'ora?

Luca Bagatin
utente del servizio di trasporti extraurbani Atvo/Atap da 15 anni



14 settembre 2007

ASPETTANDO IL XX SETTEMBRE...un articolo di Aldo Chiarle


Ernesto Nathan e....la Breccia di Porta Pia
 
Sarebbe sciocco non ammetterlo: l'articolo che segue non è propriamente breve. Diciamo pure che è proprio lungo. Purtuttavia merita leggerlo, stamparlo e conservarlo a presente e futura memoria.
Si avvicina la storica data del 20 settembre che ricorda la Breccia di Porta Pia che portò l'Italia all'unificazione e pose fine al potere temporale dei Papi su Roma che divenne Capitale del Regno.
E' per questo che, con spirito risorgimental-laico-patriottico, vorrei proporvi l'articolo dell'amico e compagno Aldo Chiarle tratto dall'Opinone delle Libertà del 12 e del 13 settembre a ricordo di Ernesto Nathan, il sindaco repubblicano di Roma che fu eletto tale cento anni fa e che incarna lo spirito "barricadeiro" del 20 settembre nonché il prototipo del buon amministratore.
Buon pre-20 Settembre.....FESTA ANTICLERICALE !

Luca Bagatin



Cento anni: 1907 Ernesto Nathan veniva eletto sindaco di Roma

Quel sindaco massone che fece grande Roma
di Aldo Chiarle

Ernesto Nathan fu eletto consigliere comunale di Roma nelle elezioni del 1898 e nel 1907 sindaco della città, carica che resse fino al 1913. Eletto sindaco in un momento particolarmente critico di Roma capitale, a causa dello sfascio morale e edilizio (saccheggio del patrimonio storico con stupende ville abbattute per costruire nuovi cantieri), Nathan municipalizzò i servizi pubblici più importanti ( dai trasporti, all'acqua, alla luce) e realizzò grandi opere come la Galleria del Traforo e dei nuovi ponti sul Tevere. Ma non è questa attività che ha fatto grande Nathan: lo hanno fatto le scuole elementari costruite in tutti i vecchi rioni; le case popolari del rione Testaccio con l'assistenza scolastica e sanitaria per tutti gli abitanti; gli alberghi dei poveri e le mense popolari create nello stesso quartiere; le decine di iniziative sociali, sanitarie a favore dei meno abbienti e le istituzioni per i poveri e per gli operai. E voglio ricordare – perchè pochi lo sanno- una grande opera fondata nel 1874 dalla madre di Nathan, Sarina Levi di Pesaro, la scuola “Mazzini” con sede a Trastevere, in via S. Crisogono al numero 37.
Ernesto Nathan fu anche tra i fondatori della “Dante Alighieri”, autore di decine di libri, pubblicazioni, articoli e studi. Massone dichiarato, fu iniziato il 24 giugno 1887 nella Loggia “Propaganda Massonica” - Oriente di Roma, ed eletto Gran Maestro dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919. Nel 1910 Nathan nella sua qualità di sindaco, pronuncia il 20 settembre dinanzi alla Breccia di Porta Pia, un discorso che crea violente polemiche. Perché suscita la reazione dello stesso Pontefice Pio IX. Riportiamo, di seguito, i testi che testimoniano lo scontro tra l'allora sindaco della Capitale ed il Papa dell'epoca. A dimostrazione non solo dello stile di un'epoca ma anche dei livelli di asprezza del confronto di allora tra stato e chiesa.
“Cittadini- questo il discorso di Nathan - non parlo in nome della sola Roma, ne è segno la corona ora presentatami, la presenza del consiglio provinciale, presieduto dall'illustre suo vice presidente. È tutta la plaga intorno a noi, è tutta la provincia che si unisce alla città, solidale con essa nelle libere affermazioni, nelle popolari aspirazioni.
E, se di nuovo io mi indirizzo a voi da questo storico luogo, è per volontà vostra da poco manifestatami con il vostro suffragio; voleste che la voce dell'amministrazione popolare risonasse di nuovo qui, e questa rappresentanza voleste nell'anno quando da ogni lato d'Italia e da fuori, dai i due emisferi, connazionali e stranieri, si recheranno qui in pellegrinaggio per rammentare il giorno in cui, mezzo secolo fa, il parlamento sub alpino, nella certa visione dei destini nazionali, Roma rivendicò capitale della nuova Italia. Davanti alla volontà del popolo, all'opra dei grandi fautori, l'Apostolo, il Guerriero, il Re, lo Statista, dinanzi al prode esercito, ai valorosi volontari, ai cittadini, quanti oprarono, soffrirono, morirono, per la conoscenza che talvolta illumina gli uomini e le assemblee, così allora statuì quell'illustre patriottico consesso, e così, nella maturità degli eventi fu. Conferma di quel voto solenne, noi siamo qui oggi; e domani il mondo intero, nelle molteplici sue rappresentanze, qui converrà per constatare come la Roma dell'oggi, la Roma della terza Italia riprenda il cammino del destino assegnatole, riassuma in se la volontà e le aspirazioni di un grande popolo, varchi le frontiere e nelle estrinsecazioni della vita, nelle manifestazioni del pensiero, attraverso i monti, si affratelli con gli altri popoli.
Tale è la Roma che onorato il mio ufficio rappresentare, di indice della libertà del pensiero, entrato in una con la bandiera tricolore; un'altra Roma, prototipo del passato, si rinchiude dentro un perimetro più ristretto del muro di Belisario, intesa a comprimere nel brevissimo circuito il pensiero, nella tema che come gli imbalsamati cadaveri del vecchio Egitto, il contatto con l'aria libera abbia a risolverla in polvere. Di li, dal pregiudizio del dogma, ultimo disperato sforzo per eternare il segno dell'ignoranza, scende, da un lato, l'ordine ai fedeli di bandire dalle scuole la stampa periodica, quella che narra della vita e del pensiero odierno; dall'antro risuona tonante la proscrizione contro gli uomini e le associazioni desiderosi di conciliare le pratiche e i dettami della loro fede, con gli insegnamenti dell'intelletto, della vita vissuta, delle aspirazioni morali e sociali della civiltà. Ritornate, o cittadini, alla Roma di un anno prima della Breccia, nel 1869. convennero allora in pellegrinaggio i fedeli di tutte le parti del mondo, qui chiamati per una grande solenne affermazione della cattolicità regnante. San Pietro, nella monumentale sua maestosità, raccoglieva nell'ampio grembo i rappresentanti del dogma, in Ecumenico Concilio; vennero per sancire che il Pontefice, in diretta rappresentanza e discendenza di Gesù, dovesse, come il Figlio ereditare onnisciente illimitato potere sugli uomini, e da ogni giudizio morale i decreti sui sottrarre, in virtù della infallibilità proclamata, riconosciuta, accettata.
Era l'inverso della rivelazione biblica del Figlio di Dio fattosi uomo in Terra; era il Figlio dell'uomo fattosi Dio in Terra! Vi fu chi, forte della storia dei pontefici attraverso i secoli, reagì alla bestemmia rivolta a Dio e agli uomini. Doellinger rimase solo! Revocare in dubbio, discutere i decreti del Capo della Chiesa per la gerarchia era il primo passo per sottometterlo al libero esame; era il forellino attraverso cui passava l'aria ossigenata della scienza , del progresso civile. E però sulle vecchie mura del dogma si sovrappose l'intonaco dell'infallibilità per unanime consenso. Fu l'ultima grande affermazione dinanzi al mondo, della Roma prima della Breccia, era l'ultimo pellegrinaggio al Pontefice Re. Confrontate il fatto di allora con quello che ora si prepara, e misurate il cammino percorso in 40 anni, un giorno nella vita della Città Eterna! Guardatela nelle nuove forme, nei nuovi atteggiamenti. Le mura di Belisario trapassate da ogni lato, come le mura di Servio Tullio, stanno là a determinare il circuito della vecchia Roma, con i suoi orti si protendono verso il colle e verso il mare, senza soluzioni di continuità, e appena qualche albero, fra le nuove, larghe, e illuminate vie, fra le case moderne, delle altre ricorda l'esistenza. Il Gesù è diventato un archivio nazionale, archivio anche di tristi memorie; Castel Sant'Angelo, la tomba del morto Imperatore Romano, ridotta poi a tombe dei viventi sudditi papali, è un museo di ricordi medioevali, per insegnamenti e raffinamenti dei cittadini; l'insigne e colossale monumento della grandezza romana, le Terme Diocleziane ridotti a fienili, magazzini e sconci abituri, ora si circonda di giardini e ritorna in vita, degna vita, grande, impareggiabile museo nazionale dell'arte antica.
E potrei continuare; mostrarvi le scuole elementari, il Lungo Tevere, la dove si ergeva, monumento di stolta intolleranza, il Ghetto; i bagni pubblici in recinti ove la tolleranza consentiva la corruzione dei costumi; riassumo: nella Roma di un tempo non bastavano mai le Chiese per pregare, mentre invano si chiedevano le scuole; oggi le chiese sovrabbondano, esuberano e le scuole non bastano mai! Ecco il significato della Breccia, o cittadini. Nessuna Chiesa senza scuola! Illuminata coscienza per ogni fede, ecco il significato della Roma d'oggi”. E concluse Nathan: “ovunque, da Torino a Marsala a Palermo da Napoli a Perugia ai campi di Castelfidardo, l'Italia ha celebrato la ricorrenza cinquantenaria della sua ricomposizione e della sua unità, e dovunque fu presente Roma nel cuore della sua cittadinanza nella parola dei rappresentanti suoi. Oggi la ricorrenza del giorno fatidico che ha sacrato l'unità patria, il Paese tutto e qui presente, nella sua più augusta rappresentanza; con noi ricorda il passato, con noi fraternamente opra i presente, con noi prepara nella coscienza del comune dovere, l'avvenire. Un solo grido prorompa dai vostri petti dinanzi a questa Breccia: Viva la Terza Italia”

Fatto nuovo negli annali del Pontificato, al discorso del Sindaco, rispose il Pontefice Pio IX con la seguente lettera indirizzata al Cardinale Vicario: “al diletto figlio Pietro cardinale Respinghi, Nostro Vicario Generale. Signor Cardinale, una circostanza di eccezionale gravità. Ci muove a rivolgerle la Nostra parola per manifestarle il dolore profondo dell'animo nostro. Da due giorni un pubblico funzionario nell'esercizio del suo mandato, non pago di ricordare solennemente la ricorrenza anniversaria del giorno in cui furono calpestati i sacri diritti della sovranità pontificia, ha alzato la voce per lanciare le dottrine della fede cattolica, contro il Vicario di Cristo in Terra e contro la Chiesa stessa lo scherno e l'oltraggio. Parlando in nome di questa Roma che pur doveva essere, secondo autorevoli dichiarazioni, la dimora onorata e pacifica del sommo Pontefice, si è presa direttamente di mira la nostra stessa giurisdizione spirituale arrivando impunemente a denunciare al pubblico disprezzo per fino gli atti del nostro apostolico ministero.
A questa audace contestazione della missione affidata dal Cristo Signore Nostro a Pietro e ai suoi successori, accoppiandosi pensieri e parole blasfeme, si è osato di insorgere altresì pubblicamente contro la divine essenza della Chiesa, contro la veracità dei suoi dogmi, contro l'autorità dei suoi concili. E poiché all'odio della Chiesa va naturalmente congiunto l'odio più dichiarato ad ogni manifestazione di pietà cristiana, non si è indietreggiato neppure dinanzi al proposito malvagio e anti sociale di offendere il sentimento religioso del popolo credente. Per questo cumulo di ampie affermazioni, quanto gratuite e quanto blasfeme, non possiamo non levare alta la voce di giusta indignazione e protesta, e richiamare, impari tempo, per mezzo di Lei, signor Cardinale, la considerazione dei nostri figli di Roma sulle offese continue ed ognor maggiori alla religione cattolica, anche per parte di pubbliche autorità, nella sede stessa del romano pontefice. Questa nuova e ben constatazione non isfuggirà certamente ai fedeli tutti del mondo cattolico, offesi anch'essi, i quali si uniranno con i nostri cari figli di Roma per innalzare con fervore le loro preghiere all'Altissimo, affinchè sorga a difesa della sua Sposa divina, la Chiesa fatta così indegnamente bersaglio a calunnie sempre più velenose e agli attacchi sempre più violenti dalla impune baldanza di suoi nemici. Facciamo voti che per l'onore stesso della città eterna, non abbiano a rinnovarsi questi intolleranti attacchi; ed inatnto come pegno della nostra speciale benevolenza,
Le impartiamo di cuore , Signor Cardinale, l'Apostolica Benedizione”.
L'inatteso, quanto violento e ingiustificato attacco, il sindaco Nathan oppose una calma e misurata difesa sotto forma di lettera ai direttori dei giornali cittadini. Ed ecco il testo: “Pregiatissimo Signor Direttore, per gli atti dell'Ufficio mio devo rispondere al Consiglio, alle competenti autorità; interviene per il discorso del 20 settembre un rescritto del sommo pontefice all'Eminentissimo cardinale Vicario per stigmatizzare le parole mie al cospetto della cittadinanza, dell'Italia e di tutto il mondo. Il rispetto verso di Lui, verso tutto il concorsio civile impone una spiegazione. Egli, dal Vaticano, fulminando chi sta al Campidoglio, non rende più evidente il tema del discorso, il contrasto tra Roma passata e la Roma presente? Sono colpevole – come egli dice – di lanciare offese ed ognor maggior alla religione cattolica; ho alzato la voce per lanciare contro il Vicario di Cristo in terra lo scherno e l'oltraggio? O non ho messo invece davanti agli occhi dei cittadini uno specchio fedele perchè tutti vi vedessero riflessi gli eventi del passato, quelli verificatisi attraverso l'altro governo, altra volontà, altri insegnamenti, altre ispirazioni?
Non sono io autore o inventore del bando per esiliare dalla scuole o dai seminari tutta la stampa periodica; non io ad immaginare condanne solenni alla democrazia cristiana, ai modernisti, ai sillogisti, a quanto muovono affannosamente alla ricerca di un fede che concilia intelletto insieme al dogma, rito religione in guisa da negare la consolazione della fede a chi ai mutabile precetti e volontà degli uomini non potette umiliare cieca sottomissione; non io a creare l'ignoranza che abbandonandosi alla superstizione brutalmente respinge il sapere; non io a mancare di rispetto alle altrui credenze, diritti imprescrittibili dell'individuale coscienza, nei tanto poco venir meno ai riguardi dovuti al Pontefice, all'uomo chiamato ad altissimo Ufficio, che nei limiti consentiti nel cuore e nell'intelletto sacrifica tutto l'essere suo per amore del bene, secondo i dettami della sua coscienza. No! Come il Sommo Pontefice dall'alto della Cattedra di San Pietro ha dovere di dire la verità quale a lui appare, ai credenti, così il minuscolo sindaco di Roma dinanzi alla Breccia di Porta Pia, per lui iniziatrice di una nuova auspicata era politica e civile, ha uguale dovere innanzi alla cittadinanza. Offende le orecchie di afferma “calpestati i diritti della Sovranità Pontificia”; ma non è l'uomo, non sono le sue parole, è il fatto che offende, opprime, preoccupa, esaspera; il fatto avvenuto in passato, il fatto che si avanza fatale, con passo più sicuro, a misura che l'albeggiante giorno della nuova Italia rischiara la strada agli ansiosi trepidi viandanti; il fatto che guida le genti, iscritto fra i dettami della legge che governa l'universo dalla mano del progresso: fatto che sovrasta Pontefice e Sindaco.
Tutto si muove, si evolve, si allarga e gli uomini e gli volgono gli occhi su alla ricerca della fede, illuminata dal sapere. Se ho offeso i doveri dell'ufficio mio, spetta al Tribunale; se ho offeso i doveri dell'ufficio mio spetta il giudizio alla cittadinanza; se ho offeso la Religione, la coscienza tranquilla, senza intermediario, risponde dinanzi a Dio.”. Roma, 24 settembre 1910 – Ernesto Nathan, Sindaco di Roma. La conferenza del Sindaco Nathan (e la relativa polemica) fu raccolta dal Grande Oriente d' Italia in un opuscoletto che uscì nel novembre dello stesso anno, con il titolo di “Roma papale e Roma italiana”. Ed uscì con una breve presentazione dello stesso Nathan: “lo sdegno pontificio, misurato o no, calcolato o no, (le teste di turco sonn sempre manichini pregiati nell'arte diplomatica) ha richiamato sulle mie povere parole l'attenzione di molte persone, in molte parti del mondo: l'appassionato appello all'universalità contro il “blasfema”, contro l'usurpazione italiana che ad un cittadino lascia libertà di parole nella Città Eterna, dando la consueta annua rivendicazione dinanzi alla Breccia di Porta Pia un valore diverso; l'importanza di un documento, non utile illustrazione di un dato momento nella storia di Roma e dei poteri che n el contrasto e nel possesso.
Conoscerlo nella sua integrità, non come fu raffazzonato, riassunto, commentato, è bene; come non è male mettere sotto occhio, a chi voglia serenamente giudicare il testo preciso della unilateralmente appassionata discussione; il discorso originale, la requisitoria solenne e vibrata del Pontificato, l'austera e pacifica risposta. Verranno le brevi pagine a snebbiare le menti di non pochi, tratti in errore; altri illumineranno sull'atteggiamento di chi, ritornando ai tempi classici di Pio IX, in nome del redentore e della religione, inutilmente s'affanna a trascinare stati e popoli ad insorgere contro l'unità dello stato e la volontà del popolo”. Roma 15 novembre 1910. Ernesto Nathan ritornò su questa polemica il primo dicembre 1912 al Teatro Argentina. E di quel discorso non ritirò nulla.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini