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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 marzo 2014

Amarcord Bagatin: dai Verdi, passando per i radicali, il liberalsocialismo, il repubblicanesimo ed il rilancio politico di Cicciolina

Ho iniziato a fare politica molto presto, ovvero a 17 anni.
Pià che fare politica direi che ho sempre cercato - attraverso la politica ed il linguaggio della comunicazione - di fare cultura, arte, trasgressione.
Sono stato attivista di numerosi partiti, ma le mie idee sono sempre rimaste le medesime.
Non ho mai creduto nel "feticismo di partito", quanto piuttosto in ciò che, attraverso questi "contenitori" chiamati partiti, potevo esprimere.
E' per questo che ho attraversato la stagione verde-radicale-liberalsocialista-liberalrepubblicana, rimanendo me stesso, ovvero un attivista alternativo e per l'alternativa ambientalista, libertaria, eretica, erotica, massonica, onesta al limite dell'ingenua genuinità.
In casa ho un archivio sterminato di articoli, comunicati stampa, materiale vario che illustra la mia stagione politico-culturale dal 1996 sino ad oggi. Purtuttavia, qui di seguito, mi limito a pubblicarne solo alcuni. Ripromettendomi, forse, quando avrò voglia di rovistare meglio fra scatoloni, dox, box, cartacce, libri e soprattutto quando avrò uno scanner in luogo di una semplice fotocamera, di pubblicare anche il resto.

L. B.



FONTE IL GAZZETTINO 16 giugno 1999


FONTE IL GAZZETTINO 16 giugno 1999


FONTE MESSAGGERO VENETO 21 agosto 1999


FONTE MESSAGGERO VENETO 6 ottobre 2005


FONTE MESSAGGERO VENETO 1 gennaio 2006



FONTE MESSAGGERO VENETO 29 gennaio 2006


FONTE MESSAGGERO VENETO 1 marzo 2006


FONTE MESSAGGERO VENETO 7 aprile 2013


FONTE MESSAGGERO VENETO 11 aprile 2013



21 gennaio 2009

FACEBOOK: OVVERO LA CRISI DEI RAPPORTI SOCIALI ED UMANI



Dopo i forum di discussione e i blog, ecco arrivato Facebook: la moda del momento.
Facebook si presenta come un “social network”, ovvero come un mezzo di comunicazione ove è possibile inserire i propri dati personali, le proprie foto, i propri video e condividerli in rete con utenti di tutto il mondo diventando loro “amici virtuali”.
Nulla di nuovo, nei fatti.
Facebook è una sorta di versione rivisitata del graficamente più lento (ma decisamente più accattivante) MySpace, utilizzatissimo specie dai gruppi musicali per farsi conoscere. Purtuttavia è un medium ampliato con la possibilità di condividere immagini e finanche opinioni per mezzo di appositi forum di discussione.
Sicuramente Facebook è il contrario di un blog. Non è, infatti, né un diario on-line, né tantomeno un “luogo virtuale” ove è possibile postare (e quindi condividere) riflessioni, articoli, immagini e video a completamento del testo stesso, racconti ecc... e quindi tutto ciò che presuppone la scrittura e l'immagine nel senso più ampio del termine. Ovvero tutto ciò che presuppone una lettura più approfondita del medium stesso.
Facebook da questo punto di vista è limitatissimo. Riassumendo potremmo dire che è cazzeggio puro.
Così puro da darti la possibilità di “diventare virtualmente” fan del tal personaggio famoso (sia esso storico o contemporaneo), semplicemente clikkando “diventa fan” sotto la fotografia dello stesso.
A che pro ? Non è dato di sapere.
Chi scrive è iscritto a Facebook da un mese o giù di lì e non riesce a vederne grandi potenzialità oltre a quanto testè riferito.
Facebook può essere un buon “veicolo” per promuovere il proprio sito, il proprio blog, le proprie iniziative culturali o politiche, ma, per la maggior parte, esso evidenzia solamente un grande vuoto di comunicazione fra gli individui.
Individui sempre più virtuali e sempre più alla ricerca di una propria identità: vera o presunta che sia.
Se l'identità che virtualmente si assume è ad ogni modo veritiera, si tende comunque a presentarsi al meglio sia nelle foto sia nel proprio profilo e lo si fa quindi per autopromuoversi. Nulla di male, per carità. Purché il “reale” – ovvero ciò che si è – non rischi di essere oscurato dal “virtuale” (ovvero ciò che si vorrebbe idealisticamente essere).
Molti sono entusiasti di Facebook perché lo considerano un mezzo che permette loro di vedere (ovviamente virtualmente) e ri-sentire persone i cui contatti si sono perduti da anni.
Già di per sé il fatto che tu non le veda e non le senta da anni forse significa che un motivo o più d'uno c'è...non credi ? Quando poi finisce che su Facebook li “aggiungi agli amici”, ovvero lo clikki suggerendo loro di accettarti come loro amico (virtuale, sottolineiamo ancora), loro magari lo fanno anche: ti danno una bella stretta di mano via web, ti chiedono come stai e buona notte al secchio.
La tua goduria rimane tale solo fin tanto che vai a vedere le loro foto virtuali nel loro profilo-Facebook e nello scoprire come sono “invecchiati” o comunque cambiati.
Un po' triste e limitato, no ?
Un tempo per vedere o sentire un amico bastava una telefonata, che so, un biglietto di auguri, magari (ma qui forse chiediamo troppo...) anche andarlo a trovare direttamente a casa !
Oggi pare non sia più consuetudine: tutti quanti a casetta propria davanti al proprio computerino a con-chattare su Facebook.
Eh sì, perché su Facebook puoi anche chattare direttamente con i tuoi amici-Facebook on-line !
Un paio di scambi di battute (ciao, come stai ? Io bene e tu ?) e sei felice e contento di rimanere in contatto con cotanta popolazione di internauti webbizzati.
A parer mio tutto ciò è il modo migliore per perdere il proprio tempo e soprattutto per negare le grandi potenzialità che ha un mezzo civile e democratico come internet.
Un mezzo ove tu puoi realmente condividere. Ma per alla fine andare oltre il virtuale.
Per costruire una rete di scambi (di idee, opinioni, riflessioni, immagini creative, progetti creativi) che permetta di crescere tanto dentro quanto fuori ciascuno di noi. Realizzando concretamente, magari, quei progetti prima solamente virtuali !
E' così deprimente vedere quanto i rapporti umani in questi ultimi decenni si siano davvero deteriorati se non incancreniti.
Facciamo davvero così fatica a dialogare con gli altri realmente ? Se esistono medium come Facebook, evidentemente è così.
Ci si frequenta sempre meno fra consimili e si tende sempre di più a costruire e a costruirci attorno un mondo virtuale.
La causa non è né internet né il progresso (come taluni facilmente tenderebbero pensare), statene pur certi. La causa è unicamente il nostro cervello.
Il nostro cervello che, seguendo pressoché inconsapevoli processi di massa indotti anche da un certo tipo di “modelli imposti” dai media (a scopo pubblicitario o comunque di Controllo dei consumatori/cittadini), finisce per rimanerne del tutto “drogato”, per così dire.
E così la società intera è preda di una vera e propria mutazione antropologica.
Mutazione antropologica che rischia sempre più di inaridirci come esseri umani e che ci allontana sempre più dalle potenzialità liberatorie del web.
Potenzialità che portebbero davvero renderci piloti (cyber = pilota) della nostra esistenza reale !
Ma se e solo se riusciremo ad andare oltre gli artifizi modaioli e impareremo ad utilizzare la rete con una consapevlezza creativa tale da permetterci di entrare veramente in comunicazione gli uni con gli altri.
Possibilmente passando dal virtuale al reale. E non viceversa !

Luca Bagatin



19 gennaio 2009

"QUELLA VOLTA IN CUI IL MONDO SCOMPARVE DENTRO A FACEBOOK ED IO PENSAVO SOLO A TETTARE": monologo surRenale by Luca Bagatin



Ma davvero la città era deserta ?
Pareva proprio fosse così: tutti su Internet, tutti su Facebook, tutti dietro al Piccolo Schermo !
Chissà se anche la cassiera bionda del supermercato Saponette Blu si trovava lì.....
Inghiottita anche lei.
Ed io dovevo salvarla. Sì ! Io, novello superer.....
Ma no, che dico....non ci siamo, mi ci vuole un'idea.
Ma che idea e idea.....
La comunicazione E' importante mi diceva Fatquack.
Acciderbo e anche lina se lo è !
La comunicazione – riminiscenze di scuola, dico – può essere VERBALE o NON VERBALE.
Ecco, ci siamo quasi.
Dunque, ad ogni modo.... Com'è nata questa roba dell'incomunicabilità ?
Pensiamo ad esempio all'incomunicabilità fra i sessi.
No, intendiamoci. Non intendo il fatto che l'organo genitale maschile e quello femminile PARLINO fra loro. Quello è e sarebbe un altro discorso....
Pensiamo al fatto che quando un uomo e una donna si vedono e si piacciono...iniziano a costruire barriere su barriere, costruzioni su costruzioni neanche fossimo alla Lego.
SOVRASTRUTTURE insomma.
Cerco di spiegarmi meglio: io vedo lei, lei vede me. Io le parlo, lei mi risponde. Io la invito da qualche parte cercando di non essere troppo invadente, lei mi dice di sì o di no o di forse.
Lei dice di sì ma pensa: “non penserà mica che sono una facile ?!?”.
Lei dice di no ma pensa: “però questo qui mi piace....spero che non pensi che lo schifo !”
Lei dice di forse ma pensa: “devo parlarne con un'amica. Lei sì saprà darmi un consiglio su come accalappiarlo !”
Che casino !
E poi c'è l'incomunicabilità fra amici e prima ancora fra parenti: se io dico così chissà poi lui o lei che cosa penserà e allora forse è meglio che sto zitto o zitta, mando giù, mando sù, mando affan...., mando una lettera, una cartolina, mando Lino a suonare il sax....
Insomma, lo capite o no che la città è DESERTA !!! DE-SER-TA.
Tutti su Facebook.
Tutti lì a stringersi la mano virtualmente: vuoi essere mio amico ? No ? E perché no ? Sì ? E perché sì ?
E poi ci sono anche le tette delle mamme che allattano, che Facebook sta provvedendo a rimuovere in quanto turberebbero i sonni di qualcuno che non trova più la......CA(L)MOMILLA !!!!
E poi ci sono i fanS dei mafiosi che fanno a gara per vedere chi ha più potere CONTATTuale !!!
E poi c'è la questione della PRAIVASI. Per anni abbiamo combattuto contro questa malattia della nostra psiche sovrastrutturata. Per anni siamo rimasti ossessionati dal fatto che qualcuno potesse sapere TUTTO di noi. Oggi con Facebook ciò NON è più possibile..... E (FINALMENTE) non ce ne frega più niente !
E poi...eccoli lì tutti i miei amici...on-line: posso CHATTurare la loro attenzione scrivendo cose tipo...ciao, come stai ? Da quanto tempo non ci sentiamo/vediamo/trombiamo/chattiamo... E potremo averne, come risposta: bene e tu ? Eh sì, proprio da tanto tempo.
PASSO E CHIOSO.
Io al massimo ricordo quella poesia del cavallo sul treno che vuole tettare. Sì, la poesia del cavallo e delle ciliege che mi ha raccontato Fatquack.
E' stato poco prima che la città fosse inghiottita da Internet. E' stato poco prima che tutti quanti se ne andassero per SEMPRE.
E' stato prima che mi innamorassi della cassiera bionda del supermercato Saponette Blu.
E' stato prima che potessi rivederla in carne ed ossa.
E' stato prima.
Ciò che mi chiedo oggi è se ci sarà ancora un poi.





18 ottobre 2008

RAI: privatizziamola una volta per tutte (anche) per toglierla al controllo della politica



Ancora fumata nera per quanto concerne l'elezione del 15esimo giudice della Corte Costituzionale e del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai.
I radicali fanno lo sciopero della fame e a noi rode lo stomaco, nonostante sia discertamente pieno.
Ci rode perché ne abbiamo ben d'onde dei ricatti politici fatti passare per "dialogo fra maggioranza e opposizione" - come ha giustamente rilevato l'opinionista Davide Giacalone su "Libero" del 16 orrobre scorso: io voto per Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza se tu mi voti Gaetano Pecorella alla Corte Costituzionale.
Ma stiamo scherzando ?
E poi questi qui sono quelli che denigrano la Prima Repubblica e.....l'hanno financo distrutta portando via anche ciò che di buono essa aveva prodotto in termini di successo dell'Italia nello scenario internazionale !
Ci rode anche perché, francamente, siamo stanchi di sentir parlare di organismi inutili quale la Vigilanza Rai: orpello del monopolio pubblico radiotelevisivo controllato dai partiti e dalla politica.
Ciò, peraltro, la dice lunga sul carattere pseudo liberale di questo nostro Paese e la sua radicatissima (in)cultura cattocomunista e clericofascista e che tanto lo hanno reso l'ultima ruota del carro in Occidente.
La questione è seria, ma anche molto semplice: la Rai è un carrozzone costoso ed inutile. Non svolge servizio pubblico né accresce la cultura del Paese ("Super Quark" e "Voyager" sono rarissimi "raggi di sole" fra le "tenebre" della rincorsa all'audience). Serve unicamente per giustificare l'introito dell'ingiusto ed iniquo canone di abbonamento (spesso peraltro sempre più "eluso" dai nuovi utenti della televisione che preferiscono - e non li biasimiamo - non dichiarare di possedere un apparecchio televisivo), nonché per piazzare i soliti "amici degli amici" e - come dicevamo prima - per garantire un controllo politico e partitico del palinsesto.
E' così dai tempi della Prima Repubblica ed è uno scandalo senza eguali nel mondo civile.
Mi fanno sorridere i socialisti di Nencini oggi: fanno lo sciopero della fame imitando Pannella perché le loro proposte di legge non vengono fatte conoscere dai mass media. Ma si ricordano lor signori quando Rai Due era lottizzata al Psi (come Rai Uno lo era alla Dc e Rai Tre al Pci) e non c'era spazio per gli altri ? I radicali già allora denunciavano questo scandalo ! Ma i socialisti zitti !
E' un probelma annoso quello della "parzialità dell'informazione", della "mediaticizzazione" ovvero della non-informazione, della non-comunicazione. In Rai.....ma anche negli altri mezzi di comunicazione di massa ove si tende a far passare ciò che conviene di più in quel preciso momento.
Nel silenzio più totale - peraltro - della casta denominata Ordine dei Giornalisti istituita durante il fascismo ed assente in tutti i Paesi civili....guarda caso !
La Rai è un carrozzone inutile, dicevamo. La si privatizzi allora, come peraltro previsto dal Referendum del 1995 che abrogò la norma che definisce pubblica la Rai.
Referendum che raggiunse il quorum e vinto con il 55 % dei voti. Referendum tradito dalla classe politica di allora: che poi è quella di oggi e che meriterebbe davvero di essere delegittimata dall'elettorato e bollata come antidemocratica (ri-eletta, invece, anche "grazie" all'abolizione delle preferenze sulla scheda elettorale....sic !).
Si privatizzi il carrozzone ed il gioco è fatto: niente più controllo politico sulla televisione, apertura al mercato, ampliamento dell'offerta radio-televisiva e abolizione del canone annuo sulla possessione degli apparecchi televisivi.
Ovviamente si preferisce mantenere tutto com'è e puntare a Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza per dare maggior spazio mediatico al partito di Di Pietro. Oppure darla a qualcun altro, ma sempre per il medesimo motivo in barba al pluralismo ed alla libertà d'informazione !
Se proprio si vogliono lasciare le cose così come sono (in barba ai cittadini, lo ribadiamo), almeno si cerchi di limitare i danni e l'intrusione "politica" nei palinsesti.
Si nomini un presidente della Commissione indipendente dai partiti, ma autenticamente competente nel settore. Anche un emerito sconosciuto, va benissimo e forse è anche meglio.
La stessa cosa la si faccia con il Consiglio di Amministrazione e la Presidenza della Rai: stop a nomine politiche e partitiche, sì a incarichi dati a professionisti della comunicazione e della cultura indipendente.
Mi viene in mente - or ora - un bravissimo giornalista, comunicatore nonché docente universitario: Alessandro Cecchi Paone.
Uno che sì, ha fatto anche politica, ma lo ha fatto sempre dalla parte dei cittadini e senza alcun tornaconto "di parte".
Ora, io butto lì questa bellissima utopia...concreta.
Siamo purtroppo in pochi a sollevare la questione di cui sopra e la cosa stupisce ancor di più. O forse è l'ennesima conferma che i cittadini sono stanchi della "politica politicata e dell'informazione massmediatica che favorisce solo i soliti noti".
Una questione purtuttavia - questa sì - che riguarda la democrazia e la libertà del nostro Paese.

Luca Bagatin



2 giugno 2008

Forse, più che l'Ordine, andrebbero aboliti i giornalisti



L'avvocato, così come il giornalista, sono figure professionali che mi hanno sempre lasciato perplesso e con l'amaro in bocca.
Il primo è disposto a difendere i peggiori turlupinatori e cialtroni aggrappandosi all'infinitesimale e più insignificante cavillo legislativo che gli consente di "salvarsi e salvare la pelle al suo assistito" (specie in questo nostro Paese ove la certezza della pena è in realtà una vera e propria incertezza e la giustizia non è giammai uguale per tutti), il secondo....beh, lo scopo di questo articolo è proprio quello di approfondire questa arzigogolata quanto paradossale categoria professionale.
Il giornalista è quel particolare soggetto che, per mestiere, scrive sui cosiddetti "organi di stampa" ovvero "testate giornalistiche". Egli è dotato inoltre di una particolare tesserina che ne dimostra l'appartenenza alla relativa corporazione definita "Ordine dei Giornalisti" sancito dalla legislazione fascista negli anni '20 utile all'allora Regime per controllare l'attività di codesti "individui letterari" definiti, appunto, giornalisti.
Beh..."individui letterari". Diciamo che i giornalisti non sono quasi mai "letterari" o "letterati" nel senso più stretto del termine.
Essi si apprestano a riportare sulla carta i fatti del giorno....spessissimo modificandone ed alternandone la realtà a loro uso e consumo e per i più vari scopi. Anche commerciali.
E così non è raro trovare dotte riviste di cucina ove in bella mostra vi è l'intervista all'Assessore o al politico tale, che magari è direttamente o indirettamente finanziatore della stessa testata o è proprietario o cooproprietario del ristorante tale, sponsorizzato ovviamente dalla rivista di cucina di cui sopra.
Nulla di peccaminoso, per carità. E' solo che il giornalista a quel punto diventa un "servo", uno "strumento dell'inconscio collettivo a fini specifici".
Il Maestro spirituale George Ivanovitch Gurdjieff aveva precise opinioni sulla figura del giornalista:

"Il pubblico non sa mai chi è che scrive. Conosce soltanto il giornale, il quale appartiene a un gruppo di esperti commercianti.
Che cosa sanno esattamente coloro che scrivono su quei giornali, e che cosa succede dietro le quinte della redazione? Il lettore lo ignora completamente. I rappresentanti della civiltà contemporanea, trovandosi a un grado di sviluppo morale e psichico molto inferiore, sono come dei bambini che giocano col fuoco, incapaci di misurare la forza con la quale si esercita l'influenza della letteratura sulla massa."

Ed ancora:

"Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell'intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male de nostri tempi, nel senso che esercita un'influenza funesta sui rapporti umani. Questo genere di letteratura si è molto diffuso i questi ultimi tempi perché - ne sono fermamente convinto - esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà".

Il giornalismo professionale, è, insomma, mediaticità. Ovvero l'opposto delle realtà. E' semplificazione e quindi banalizzazione, mediocrità.
Partiamo ad esempio dalla cronaca nera che riempie i mass media di tutto il mondo e fa impennare gli ascolti e le vendite.
Stragi, stupri, violenze di ogni genere che giocano proprio sull'eccitabilità della mente umana. Eventi che da una parte banalizzano la morte in modo disumano e dall'altra la esaltano ed inculcano i più beceri sentimenti nell'animo umano stesso (vendetta, paura, insicurezza).
E' da tempo che io stesso mi rifiuto di guardare per intero un telegiornale e di rimanere quindi intriso da questo genere di pseudo informazione, di estremizzazione e mancanza di rispetto nei confronti degli eventi e del pubblico stesso.
Con ciò non affermo affatto che determinate notizie andrebbero cassate in toto.
Dico solo che dovrebbero essere propedeutiche a più approfondite riflessioni e spunti. Meglio se creativi. Spunti che vadano a toccare l'animo umano, ovviamente, ma che non lo sconvolgano.
Che facciano piuttosto riflettere su chi siamo e su ciò che ci circonda. Con la consapevolezza che "siamo tutti sulla stessa barca" ed assieme ad individui come noi. Non necessariamente migliori o peggiori.
E tutto ciò non è minimamente rilevato dai mass media che sbarrano per la maggior parte la strada alla comprensione ed all'approfondimento. Spesso infarcendo le notizie di giudizi sommari e sanza appello (la famosa gogna mediatica).
Il giornalista andrebbe sostituito dallo scrittore e dall'artista. Dal creativo della parole e dell'immagine, capace di traghettare e condurre il lettore/spettatore in un'universo interiore fatto di molteplicità di visioni e di punti di vista. Di spunti che gli consentano sue proprie riflessioni.
Non meri fatti, bensì immagini, parole il più possibile colte ed elevate (in modo da stimolare l'innata curiosità di chi legge o vede o ascolta).
Colui che scrive dovrebbe avere innanzitutto la capacità e la voglia di farlo.
Colui che è dedito a scrivere/realizzare il cosiddetto "pezzo" dovrebbe avere la consapevolezza del suo ruolo creativo. E non ci sono scuole o università che possono insegnare ciò, ma solamente il "fuoco interiore" e l'esperienza personale e diretta.
La capacità e la volontà di vedere oltre e di andare oltre il fatto in sé.
Colui che scrive lo dovrebbe fare con lo stesso animo con cui fa l'amore con il suo partner.
L'ardore descrittivo, l'ardore dell'argomentazione.
Poco importa l'imparzialità del testo. Anzi !
Sono convinto che lo scrittore/"giornalista" dovrebbe essere assolutamente parziale e dichiarare la sua totale parzialità.
Il suo punto di vista, la sua riflessione ed argomentazione sono, a parer mio, del tutto propedeutiche e utili alla riflessione del lettore/fruitore/uditore.
E' questo ciò che conta: fornire al soggetto-fruitore una chiave per diventare a sua volta "attore" e "partecipe" del processo di riflessione (riflessione, ovvero il contrario di informazione).
Ecco che lo scrittore (non più il giornalista) potrebbe smontare così una notizia, un fatto, e restituircelo al suo stato più puro e più aderente alla realtà e quindi rendercelo utile alla nostra stessa intima comprensione.
Un fatto, una notizia, non hanno alcun senso se non sono di utilità pratica al lettore.
Il pettegolezzo è "robaccia" per coloro i quali hanno tempo e vita da sprecare. Per coloro i quali non hanno più passione e si rassegnano ad essere e divenire, giorno per giorno, soggetti passivi. E quindi a divenire "oggetti", mere "prede" di tutto ciò che li circonda: dal dogma, alla menzogna, alla pubblicità, al "sentito dire".
Ecco dove nasce l'ignoranza e la stupidità.
Concludendo: per quanto concerne gli avvocati, massimo rispetto per coloro i quali con onestà difendono gli innocenti. Massimo garantismo, ma allo stesso tempo massima attenzione individuale e quindi collettiva.
Loro è la responsabilità di quanto accaduto nel passato, di quanto accade nel presente e di quanto accadrà nel futuro.
Massimo rispetto anche per "coloro i quali scrivono" i quali hanno forse una responsabilità ancora maggiore.
L'educazione e la cultura nascono sempre dalla libera circolazione delle idee. Idee che non possono formarsi da meri "pettegolezzi", dal "sentito dire", bensì unicamente dal profondo della creatività individuale.



Luca Bagatin



26 aprile 2008

Chi ha paura di Beppe Grillo ? Ma fateci il piacere.....



Beppe Grillo: un guitto, un comunicatore, un incantatore di folle.
Beppe Grillo, forse, non è poi tanto diverso da quel personaggio che egli chiama "psiconano", ovvero Silvio Berlusconi.
Gli espedienti che utilizza, infondo, sono gli stessi: mass media, slogan urlati, ironia, denigrazione dell'avversario. Tutte cose che piacciono alle masse "da educare".
Il Beppe nazionale magari lo fa con uso abbondante della volgarità, questo sì, però.....
Però è a questo punto che siamo arrivati ?
Voglio dire: siamo arrivati al punto in cui due personaggi di spettacolo si mettono a disquisire di politica urlando alle folle che loro sono i più bravi e i più onesti e gli altri tutti dei ladri ?
E' forse la parabola di Tangentopoli: del più puro che ti epura, come diceva Pietro Nenni, dell'opposizione al Potere sì ma......strumentale.
Ovvero per sostituire al Potere corrotto un altro Potere forse e probabilmente non da meno.
E sicuramente politicamente più incolto.
Un Potere che magari sa "parlare al cuore delle ggente" (con due "g", please !). Ma....siamo sicuri che si tratti proprio del cuore ?
Ogni volta che parlo con qualche vecchio amico che ha vissuto i bei tempi della Prima Repubblica egli mi dice: "sai Luca, quando ero giovane io e frequentavo la tal sezione di partito si respirava un'aria di condivisione, di voglia di fare, ci si scontrava e litigava, certo, ma infondo lo si faceva per degli ideali, per dei valori".
Oggi invece.....vedi i politicanti in blazer di una destra e di una sinistra senza valori che fanno le riunioni nei bar "à la page" e prendono perentorie decisioni alla faccia degli iscritti e dei militanti (sempre più "tonti" che "tanti"), che calano poi dall'alto sulla testa di tutti i cittadini.
Ma, torniamo a Grillo: il grillo parlante dei mass media. Quello che utilizza il declino dell'Italia per diventare sempre più ricco con il suo visitatissimo blog fra l'altro sempre più commerciale e che ci propina financo i suoi "prodotti" come la nuova collana editoriale beppegrillo.it.
E così, degli esperti della comunicazione multimediale quali Emilio Targia, caporedattore di Radio Radicale, Edoardo Fleischner professore alla Statale di Milano e Federica De Maria linguista e critica letteraria, hanno recentissimamente dato alle stampe con l'editore Selene il volume "Chi ha paura di Beppe Grillo" ? nel quale è analizzato il "fenomeno Gillo" a 360 gradi. Specie dal punto di vista mediatico.
Ne esce un Beppe Grillo geloso delle proprie prerogative ed insofferente alle argomentazioni ed al confronto con chi non la pensa come lui. Al punto che lo stesso Grillo si è sempre rifiutato di incontrare gli autori del libro e, anzi, li ha ostacolati diffidando l'editore Longanesi - che in un primo tempo li aveva messi sotto contratto - dal pubblicarlo (così come lo stesso Grillo diffidò la Kaos edizioni per il libro "Grillo da ridere (per non piangere)").....alla faccia della libertà d'informazione tanto decantata dal comico genovese !
"Chi ha paura di Beppe Grillo ?" è un agile volume di 200 pagine che non può mancare nelle case di chi ama conoscere ed approfondire, prima di deliberare e sostenere. Un volume che peraltro contiene la prefazione dell'ottimo fotografo e comunicatore dell'immagine Oliviero Toscani e la postfazione di Marco Pannella, politico che ha fatto della comunicazione le basi del suo Partito Radicale.
Chi ha paura di Beppe Grillo, insomma ? Noi no di certo. A noi, più che ridere o convicere, ha sempre lasciato francamente perplessi.



Luca Bagatin



5 novembre 2007

Il risveglio dell'intelligenza creativa passa anche per un Congresso politico ?


Galgano Palaferri è un amico blogger, avvocato liberale dell'Unione per le Libertà e Presidente del Circolo delle Libertà di Torino.
E' sempre molto gentile a riproporre i miei articoli sul suo blog www.upl.ilcannocchiale.it e ho particolarmente gradito il suo ultimo commento al mio articolo sul VI Congresso dei Radicali.
Che è il seguente:

* Bello sognare.
Peccato che difficilmente i sogni diventino realtà. Purtroppo.
 Però abbiamo il dovere di sognare e d ifare tutto ciò che è in nostro pensiero perchè si avverino. Senza però perdere di vista la reale situazione in cui viviamo!
Che nella fattispecie è quella di esser governati dal peggior governo nella storia d'Italia. Dunque che fare? lottare per realizzare un sogno bello e impossibile, o lottare per qualcosa di realizzabile, come mandare a casa Prodi e poi ragionare sul dopo?
Magari accentuando la presenza LIBERALE, (di liberali veri, intento), nel prossimo Governo? E magari, solo dopo, con condizioni più tranquille, cominciare a lavorare veramente per una terza forza Liberale?
A voi la risposta, a voi il dibattito. Noi, forse sbagliando, da LIBERALI, una scelta l'abbiamo fatta, quella di stare col centro-destra, in mancanza di meglio e in attesa di tempi migliori. E più precisamente di impegnarci attiviamente nei Circoli della Libertà, "per stare con" e "dar voce alla" gente comune. Per passare dalle parole ai fatti, per affrontare i problemi veri di tutti noi: sicurezza, legalità, macro/microcriminalità, oppressione fiscale, lavoro, giovani, sanità, trasporti.....
E' forse sognare? Pensiamo di no. Per intanto cominciamo a mandare a casa PRODI. Poi si vedrà!


L'ho gradito per due motivi: il primo è che condivido con lui l'avversione all'attuale governo, il secondo è che mi da la possibilità di rispondergli con ciò che sento e percepisco come urgente in questo momento.
Gli ho infatti così risposto sul suo blog:

"Caro Galgano, grazie per la pubblicazione e per il tuo commento.
Ti risponderò dicendo che il tuo stesso commento non è affatto lusinghiero quando recita un refrain sempre più "in voga" ultimamente: "in mancanza di meglio stiamo con.....".
Personalmente, in mancanza di meglio (l'unico meglio che ho notato negli ultimi tempi sono i militanti radicali dell'altro ieri il che non mi pare tutto sommato poco...), ho scelto di non occuparmi più di politica attiva in Italia in quanto è al momento pressoché una totale perdita di tempo. Ne, scrivo, magari, e scrivo ciò che vedo ascoltando gli "umori".
Ci sarebbe una gran voglia di FARE, forse...ma Veltroni, Berlusconi, i loro sodali, i mass media e l'onnipresente Vaticano hanno pensato bene di castrare codeste buone intenzioni.
Quando tuttavia più di qualcuno, dal basso, andrà ai loro convegni, congressi ecc... e li fischierà, senza violenza, ma con amore, tirando magari loro uova marce & affini allora forse ci sarà quel che mi piace definire "il risveglio dell'intelligenza creativa".



Qui di seguito vorrei poi riportarvi un ottimo articolo di una di quei miltanti che ho incontrato venerdì scorso 2 novembre.
Trovare dei VIVI nel giorno dei morti la considero una delle rare fortune dell'esistenza.

IL FANTASMA DELLA CONGIURA GIUDEOMASSONICA
SI AGGIRA SU INTERNET"?
di Paola Vadalà

Sotto il torrido sole d'agosto può capitare ad un abbronzato navigatore
del WEB di sentirsi consigliare da unamico il sito www.disinformazione.it,
dall'invitante sottotitolo "oltre la verità
ufficiale".
E può capitare che l'ignaro navigatore, assetato di verità ufficiose, lo
visiti, scoprendo così varie e insospettabili mirabilie, ad esempio che la
macchina del tempo esiste ed è nascosta nelle segrete
del Vaticano.

E poi può capitare che il navigatore,per il quale si stanno aprendo
nuovi orizzonti, clicchi eccitato su "Lobby e massoneria", ansioso di
sapere ciò che non ha mai osato chiedere su P2, signori della
guerra, padroni vari del nuovo ordine mondiale e, guarda guarda, anche sui
"Protocolli dei Savi di Sion".
Ma, cliccando su quest'ultimo punto, capita qualcosa che non dovrebbe
capitare, cioè che l'introduzione al famigerato testo affermi: "siano veri o
falsi, se è tutta una presa in giro oppure la prova visibile di un Grande
Fratello mondiale, sta di fatto che leggendo attentamente fra le righe è
possibile scorgere in maniera sconvolgente la situazione geopolitica ed
economica mondiale.
Lasciamo ai lettori le conclusioni.

A questo punto ci si chiede quali conclusioni possa trarre il
navigatore, già qualificato come ignaro, ingoiando le pagine zeppe di
assurdità del più tristemente famoso falso del secolo, che Hitler rese testo
scolastico obbligatorio ai bei tempi del terzo Reich.

D'altro canto pare che il mito negativo dell'Ebreo che vuole dominare
il mondo e schiavizzare i "gentili" sia un evergreen. Peccato però, per
quanto riguarda i Protocolli, che già nel 1935 due sentenze della
magistratura elvetica li avevano giudicati come un falso, neanche dei
meglio confezionati, visto il suo evidentissimo ricalcare un pamphlet
antinapoleonico del Secondo Impero, "Dialogo agli Inferi tra Machiavelli e
Montesquieu" di Maurice Joly.

Ma neppure le prove della sua falsità pubblicate dal Times di Londra
nel 1921 hanno impedito a questo falso, capolavoro dell'ufficio parigino
della polizia segreta zarista, L'Ochrana,composto fra il 1903 ed il 1905,
probabilmente per giochi di politica interna oltre che estera, di diventare
un best seller, prima in Russia,apprezzatissimo dalla famiglia dello zar,
quindi in Francia, poi in tutta Europa e in America, dove trovò un
entusiastico diffusore in Henry Ford,che lo presentava come la raccolta
degli atti del Primo Congresso Sionista.

Bisogna però dire che se il nostro navigatore si fermasse al sito
www.disinformazione.it perderebbe l'occasione di scoprire cose ancora più
eccitanti sia sui Protocolli come testo che sui Savi di Sion come
inquietante sindacato del potere occulto e della finanza giudaica.

Infatti www.digilander.it fa risalire la composizione dei Protocolli
addirittura al 1700, anno di incontro fra i misteriosi Savi e Mayer Arnschel
Rotschild, fondatore della dinastia di banchieri. Il testo non sarebbe
altro che il manifesto della loro congiuraper dominare il mondo, congiura
alla quale si sarebbe aggiunta la loggia massonica degli Illuminati di
Baviera. E che ora starebbe per realizzare il suo scopo, cioè imporre
all'assolutamente ignara opolazione della terra il Nuovo Ordine Mondiale. Il
sito offre anche precise informazioni(le fonti sono però sconosciute) sulla
rete di organizzazioni collegate al complotto, e fra di esse, oltre alla
mafia, che certo non poteva mancare, l'Unesco e i gruppi New Age.

A questo punto il navigatore con la tessera dei Radicali Italiani e
quella del Partito Radicale Transnazionale non può che indignarsi per
l'assenza di questi due partiti dalla lista dei conniventi. Ma come, dopo la
raccolta di firme per Israele nell'Unione Europea non gli tocca neanche una
parte nel complotto mondialista giudeomassonico?
Neanche un pò di dominio sul mondo dopo aver sborsato ben quattrocento euro?
Oppure, cosa più probabile, non è che c'è qualcuno che farnetica?E che
farnetica ancora?

Possibile che un secolo sia passato invano?


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini