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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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15 settembre 2014

La politica dell'Amore. Moana VIVE.

Ho fatto politica per quasi vent'anni, iniziando a 16 anni: dall'estrema sinistra sino all'estremo centro. Mai andato a destra.
Non ho mai avuto feticismi ideologici, bandiere da difendere. Solo principi e storie di eroine e di eroi che mi hanno ispirato. Ed ideali che sono sempre stati gli stessi.
Nel cassetto ho molte tessere di partito (da quella dei giovani comunisti del 1996 sino a quella del Partito Repubblicano Italiano del 2010), ma l'unico partito italiano che davvero penso abbia potuto (parlo al passato, non a caso) rappresentare una sintesi dei miei principi ed ideali è stato il Partito dell'Amore, guidato da una donna deceduta esattamente vent'anni fa, che ha voluto lei stessa distaccarsi dalla mondanità e dal clamore dei flash mediatici, per rimanere nel mito.






7 marzo 2014

Silvio Berlusconi: il comunista (nemmeno troppo) occulto

Berlusconi, ancora una volta, denuncia i crimini del comunismo, presentando il libro “Il sangue di Abele. Vivi per testimoniare”, che racconta i crimini del regime comunista in Albania.

Peccato che Berlusconi – contemporaneamente - sia anche amico del comunista ex Kgb Vladimir Putin; abbia più volte strizzato l'occhio al dittatore comunista bielorusso Lukashenko e abbia fra le fila del suo partito Antonio Razzi, grande apologeta del regime comunista nordcoreano.

Peccato che Berlusconi sia vittima di queste pesanti contraddizioni.

Saranno le famose “contraddizioni del capitalismo” individuate a suo tempo da Karl Marx ?

Ne dubitiamo.

E' invece evidente che Berlusconi non conosce la Storia al punto che, nel corso della conferenza stampa di presentazione del libro al Senato, ha affermato che il Partito Laburusta inglese ha “abbandonato il comunismo cent'anni fa”. Peccato che il Partito Laburista, con il comunismo, non abbia mai avuto nulla a che spartire, essendo partito liberalsocialista e socialdemocratico da sempre (cento anni fa, diversamente da quanto affermato dal Cavaliere, il Partito Laburista collaborò addirittura con il Partito Liberale inglese).

Il comunismo è sì una malattia, ma Berlusconi da sempre ne appare occulto sostenitore, al punto che il suo partito da anni flirta con il Pd, partito cattocomunista per eccellenza (non a caso sta con esso realizzando l'autoritaria legge elettorale definita “Italicum”). In tempi non sospetti erano peraltro noti anche i rapporti fra Partito Comunista Italiano e lo stesso Berlusconi, come documentato sia dalla biografia di Paolo Guzzanti pubblicata alcuni anni fa da Aliberti Editore, che da “Il Baratto” di Michele De Lucia della Kaos Edizioni,

Il Compagno Silvio Berlusconi, dunque, si chiarisca le idee e lo faccia in fetta.

E magari impari anche a parlare un po' meno a sproposito.


Luca Bagatin



19 novembre 2013

"Ricordati di vivere": l'autobiografia civile e politica di Claudio Martelli

Non si tratta della solita autobiografia, bensì della storia di un'epoca, di una stagione.

Una stagione laica, liberale, libertaria, liberalsocialista. Una stagione che, molto probabilmente, in Italia non tornerà mai più.

La stagione di sapeva forse poche cose, ma le ricorda benissimo. La stagione di chi si ricorda di vivere e che del “Primum vivere” di nenniana memoria, ha fatto la sua bandiera.

“Ricordati di vivere” è l'autobiografia di Claudio Martelli edita in questi giorni da Bompiani.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Martelli ne diventerà Vicesegretario Nazionale e ricoprirà anche importanti cariche istituzionali quali la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1989 e diverrà Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991.

Un uomo tutt'altro che di potere, Claudio Martelli, e lo dimosterà sia la sua vita personale e politica, sia il fatto di essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.

Giovane militante, a soli tredici anni, del Partito Repubblicano Italiano e dunque della Federazione Giovanile Repubblicana, come il fratello Antonio, sarà ispirato per tutta la vita dalla figura di Giuseppe Mazzini e dai suoi “Doveri dell'Uomo”, saggio che invita gli operai italiani all'emancipazione ed alla ricerca dell'unità fra capitale e lavoro, in antitesi rispetto al materialismo marxista.

Lascierà il PRI di Ugo La Malfa ai tempi dell'Università, una volta stretta l'amicizia con Ugo Finetti, giovane studente come lui, che aveva lasciato da poco il PCI in quanto mal sopportava il “centralismo democratico”. Con Ugo Finetti – oggi fine storico e giornalista – lo studente Martelli e molti altri giovani repubblicani mazziniani e comunisti di ispirazione riformatrice, approderà al PSI di Pietro Nenni, con un obiettivo preciso: quello di unificare le forze laiche e riformatrici della sinistra italiana.

Si sposerà giovane il Nostro, a soli vent'anni, con Daniela Maffezzoli di soli sedici anni, ma il loro matrimonio durerà poco. Anni dopo intraprenderà la carriera di studente e poi professore di Filosofia e qui incontrerà l'altro amore della sua vita, Annarosa, sua allieva con la quale si sposerà e dalla quale avrà Giacomo, il primo figlio tanto amato.

Amore e passione politica saranno il binomio che condurrà Claudio Martelli durante tutto il corso della sua vita e che sono racchiuse nella sua autobiografia. Amore per le donne, per la filosofia laica, libertaria e libertina, per il teatro e la politica, intesa come servizio e modernizzazione della società.

Di qui il sodalizio con i radicali di Marco Pannella, oltre che con i repubblicani, i liberali e, negli Anni '80, anche con i socialdemocratici con i quali costituirà una sorta di federazione laica che vide uniti, in alcuni collegi al Senato, PSI, PSDI e Radicali.

Il sodalizio con Pietro Nenni, colonna portante del socialismo italiano e con Bettino Craxi, nacque subito, negli Anni '60. Li legava la volontà di modernizzare il Paese, smarcarsi dalla Democrazia Cristiana con la quale pur erano al governo, cercare un'intesa con gli altri partiti laici e contrastre l'avanzata di un Partito Comunista sorretto dalla dittatura sovietica.

Con Craxi, infatti, Martelli aderì subito alla corrente riformista ed autonomista di Nenni, in contrapposizione alla sinistra lombardiana che voleva mantenere un rapporto privilegiato con il PCI. Sin da ragazzo fu, infatti, intransigentemente anticomunista in quanto non poteva sopportare le angherie dell'URSS nei confronti di ungheresi e cecolsovacchi, aspetti che denunciò immediatamente nei congressi dell'Internazionale Giovanile Socialista (IUSY).

Oltre a partecipare con Bettino Craxi, agli incontri con i più grandi esponenti del Socialismo europeo quali Willy Brandt e François Mitterrand, farà in modo di costruire una piattaforma interna al PSI che da una parte recuperava il liberalsocialismo di Turati e dei Rosselli e dall'altra guardasse al futuro, auspicando un Partito Socialista moderno, alleato ai partiti laici e, in questo senso, tentò di ammodernarlo, promuovendo la democrazia interna e tentando di combattere il carrierismo ed il malcostume delle “tessere fittizzie”. Purtuttavia, per sua stessa ammissione, non vi riuscì.

Claudio Martelli, in “Ricordati di vivere”, ripercorre la sua battaglia politica assieme a Craxi nel 1976, ai tempi del Midas, ovvero allorquando la corrente autonomista conquistò il Partito e lo rinnovò nei contenuti e nelle proposte politiche.

Racconta di come Craxi fu il primo a proporre una riforma dei partiti e del sistema politico in senso “americano”, proponendo di introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e di un Parlamento forte ma più snello, con meno esponenti, ed eletto con il sistema uninominale.

In questo senso Martelli elaborò quella che egli definirà la vera “terza via”, lontana e diversa dalle prospettive di Berlinguer e dei comunisti, ovvero la piattaforma per una sinistra di governo socialista e liberale al contempo, che parlasse soprattutto di meriti e di meritocrazia, oltre che di bisogni. In questo senso riuscì a costruire ottime sinergie anche con esponenti dell'ex sinistra extraparlamentare, libertaria e verde-ecologista quali Franco Piro (poi deputato PSI), Adriano Sofri, Alex Langer e Michele Boato (che diverranno, successivamente, deputati Verdi).

Una piattaforma che, del resto, lo porterà a sostenere i referendum Radicali, Verdi e Socialisti sulla giustizia giusta per la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile del giudice ed il referendum sul nucleare.

Martelli elaborò dunque, prima del crollo della Prima Repubblica, l'idea di un Partito Democratico all'americana che nelle sue intenzioni poteva nascere dalla sinergia fra Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, Radicali, Verdi e post-comunisti di estrazione migliorista e riformista.

Un'idea che, sotto la spinta della clava giustizialista di Tangentopoli, soccomberà e condurrà l'Italia nella sua prima svolta a destra, con Berlusconi al governo e con la nascita di un PD conservatore, ondivago, inciucista (non a caso oggi al governo con la destra). Ovvero l'esatto opposto di quello che avrebbe potuto diventare il partito democratico di ispitazione liberalsocialista ideato da Martelli.

“Ricordati di vivere” racconta anche delle lotte di potere fra Craxi e De Mita, ovvero fra visioni contrapposte della società: fra un socialismo democratico ed un conservatorismo vecchia maniera.

E racconta degli ottimi risultati ottenuti dal Governo Craxi in soli quattro anni: pareggio di bilancio, riduzione a due cifre dell'inflazione, avvio delle prime liberalizzazioni e credibilità internazionale.

Ed il saggio di Martelli restituisce nuova luce – semmai ve ne fosse bisogno – alla figura del giudice Giovanni Falcone, grande amico del Nostro e grande collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia ai tempi del dicastero Martelli. Falcone, eroe dell'antimafia ingiustamente attaccato (e solo successivamente e tardivamente beatificato) da Leoloca Orlando e dai comunisti. Falcone che, attaccato da una certa sinistra, finirà trucidato, come il giudice Borsellino, in un tragico attentato mafioso.

Claudio Martelli, inoltre, ricorda l'introduzione della legge che porterà il suo nome, ovvero la prima che regolerà l'immigrazione, garantendo da una parte i diritti umani degli immigrati e dall'altra una certa sicurezza, poi del tutto disattesa dalle successive leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Senza contare il racconto del sistema delle tangenti, da sempre esistente, nel bene o nel male, che purtuttavia oggi, in assenza della democrazia dei partiti ed in presenza, invece – parole di Martelli – di un'oligarchia al potere, si è triplicato, come i fenomeni di spreco di danaro pubblico e di clientelismo.

Un racconto franco, quello di Martelli, raccolto in “Ricordati di vivere”. Un documento storico prezioso per ricordare, non dimenticare e tramandare ai giovani un'epoca ormai lontana dalla nostra. Fatta di passione civile e politica autentica.


Luca Bagatin



19 settembre 2013

A proposito del discorso di Silvio-Mao Tse-Tung-Berlusconi

Per dovere d'ufficio mi sono sorbito l'ennesimo grottesco videomessaggio di Silvio Berlusconi.

L'unica cosa che ricordo distintamente, oggi, è la faccia del Cavaliere, ovvero sempre più simile al dittatore comunista Mao Tse-Tung. Del resto Berlusconi - come Mao - rappresenta l'involuzione culturale di un intero Paese, fatta passare per rivoluzione.

Involuzione illiberale, giacché, sin dal 1994, ci fece credere che sarebbe riuscito a mettere mano alla macchina amministrativa statale, a diminuire le tasse, a snellire la pubblica amministrazione, a creare un milione di posti di lavoro. Ad oggi, nonostante i vent'anni dell'Era berlusconiana (con tanto di appoggio della "sinistra" che con il Cavaliere - oggi palesemente e ieri occultamente - governa il Paese) queste semplici riforme sono rimaste del tutto inattuate.

La macchina statale è più forte di prima, le imposte sono aumentate e rischiamo anche un ulteriore aumento dell'IVA, la pubblica amministrazione è più parassitaria di prima e di posti di lavoro se ne sono perduti a milioni.

Spiace che, anziché il solito grottesco messaggio, Silvio Berlusconi non abbia chiesto scusa all'intero Paese per ciò che non ha fatto, per le amicizie scomode con i peggiori dittatori islamo-comunisti da Gheddafi a Putin passando per Lukashenko, per le frodi fiscali e politiche che ha commesso.

Spiace davvero, perché avrebbe potuto uscire di scena da signore. Ed invece no. Alla soglia degli ottant'anni, novello Dottor Sottile Amato, ce lo ritroviamo ancora lì, tronfio, a prendere in giro ancora gli elettori, trasformatisi in vent'anni in telespettatori coccolati da mamma tivù.

Spiace che anche a "sinistra" non facciano ammenda, non ammettano di essere da trent'anni in combutta in il Cavaliere, sin dai tempi di Milano 3 (si veda "Il Baratto" di Michele De Lucia e la biografia di Paolo Guzzanti su Berlusconi). Spiace che tutti quanti non chiedano scusa e si chiuda, finalmente, una brutta pagina del nostro Paese che dura dal 1993, ovvero da quando gli sconfitti dalla Storia e gli imprenditori senza scrupoli hanno preso d'assalto le Istituzioni con il concorso di quella magistratura che, oggi, dicono di voler abbattere.

Purtuttavia, facciamo notare che separazione delle carriere dei magistrati, spoliticizzazione del CSM e responsabilità civile dei giudici, in vent'anni di governi di Centro-Destra-Centro-Sinistra, non sono mai state introdotte. Forse perché faceva e continua a far comodo così.

Commedianti in Parlamento, oggi fintamente sbeffeggiati da quei grillini comandati a bacchetta da un ex comico prezzolato dalla Rai Tv di democristiana gestione. Sic !

Giù la maschera e scenda il sipario su questo circo, please. E l'elettorato nel suo complesso, si svegli un pochino, che sarebbe ora.


Luca Bagatin

Il video-messaggio di Amore e Libertà in risposta al videomessaggio di Silvio Berlusconi: John e Yoko nudi e sorridenti, che mostrano i loro sederi.
Nudità & Verità. Contro odio e menzogna.



16 settembre 2013

XX Settembre, festa di laicità, libertà, concordia. Uccisa dal fascismo e dalla partitocrazia.

Il 20 settembre è una giornata di festa.

Una festa purtroppo abolita e dimenticata, dal Fascismo prima e della Repubblica partitocratica poi.

La vera festa dell'Unità d'Italia in quanto il 20 settembre del 1870 l'Italia, con la conquista di Roma da parte dei Bersaglieri e la deposizione del potere temporale dei papi, divenne, finalmente, davvero unita.

Una giornata di concordia fra le ideologie politiche democratiche -  repubblicane mazziniane, socialiste, garibaldine, monarchiche - e le sensibilità spirituali, siano e fossero esse cattolico democratiche, ebraiche o massoniche.

Una giornata che permise agli italiani di essere davvero, per una volta, fratelli. Una giornata che il più grande Sindaco di Roma, ovvero Ernesto Nathan, soleva ricordare con un grande discorso a Porta Pia, dai profondi contenuti laici e spirituali al contempo.

Una giornata - il 20 settembre - purtuttavia invisa ai clericali ed ai fascisti e, nel dopoguerra, invisa ai comunisti - allora a braccetto ideologico con clericali e missini - ed ai democristiani che, non a caso, introdussero - per far piacere al Vaticano - in Costituzione, i fascistissimi Patti Lateranensi.

E' così che oggi, il 20 settembre, è una festa non ricordata, caduta in disuso, disprezzata da quella Repubblica Monarchica dei Partiti che nel 1948 tradì gli ideali di Mazzini, Garibaldi e Cavour e consegnò il Paese nelle mani dei nuovi barbari che si spartirono in Potere. Dc e Pci in testa, pur contrastati da qualche laico intransigente che, in cuor suo, non aveva dimenticato la lezione del Partito d'Azione, unico partito italiano a non essere mai sceso a patti con nessuno ed aver coerentemente portato avanti ideali di laicità e libertà.

Oggi, solo la Massoneria italiana nelle sue varie Obbedienze, il Partito Radicale e le associazioni mazziniane e garibaldine, rammentano ancora il 20 settembre con manifestazioni pubbliche a Porta Pia. Eppure senza il 20 settembre l'Italia non sarebbe diventata un Paese laico, civile, liberale e l'istruzione pubblica non sarebbe mai stata gratuita ed estesa a tutti, ma esisterebbero ancora profondissime disparità fra classi sociali.

La Storia, ad ogni modo, l'hanno riscritta altri, ovvero gli eredi delle dittature rosse e nere, oltre che i nuovi barbari eredi di Berlinguer, Berlusconi, Bossi e Grillo che, se non ci fosse stata la falsa rivoluzione di Tangentopoli, oggi, sarebbero a vendere patate al mercato.

Il 20 di settembre di quest'anno scadrà il termine di presentazione dei dodici referendum Radicali. Referendum che vorrebbero abolire il finanziamento pubblico ai partiti, il sistema perverso dell'8 per mille, l'ergastolo, per separare le carriere dei magistrati ed altri, tutti molto interessanti, come sempre sono le proposte dei Radicali.

E' difficile prevedere se le firme necessarie saranno tutte raccolte, per quanto ce lo auguriamo. Purtuttavia, anche se i quesiti passassero con dodici SI' a maggioranza, siamo certi che questo o il prossimo Parlamento - composto dalla stessa partitocrazia che ha ucciso ogni spirito liberale degli ultimi 150 anni - non li disattenderebbero ?

Abbiamo stima di Marco Pannella, ma vogliamo anche ricordare che "questi" Parlamenti con "questi" partiti, sono quelli che gli anno negato il voto come Presidente della Repubblica e lo hanno negato anche ad Emma Bonino.

E' facile, molto facile, firmare dei quesiti referendari come ha fatto Berlusconi (ma ve lo ricordate quando egli definì "comunisti" i referendum liberisti dei radicali del 1999 ? Sic !). Molto più difficile è sostenere battaglie liberali e civili in Parlamento. E "questi" partiti, mandanti della scomparsa del 20 settembre quale Festività Nazionale, di civile e liberale non hanno proprio nulla.


Luca Bagatin



5 agosto 2013

Condanna a Berlusconi: l'ex premier chieda scusa ed esca di scena. E altrettanto facciano tutti gli altri

Berlusconi è stato condannato.

Ora, non si tratta di essere garantisti o giustizialisti, bensì di essere un minimo obiettivi.
La condanna arriva dopo anni e sulla base di prove inoppugnabili. Qui, in sostanza, non siamo di fronte all'ennesimo caso Tortora, così come invece è accaduto per l'ingiusta condanna comminata all'On. Ottaviano Del Turco di cui, chissà mai perché, non parla più nessuno. Specie nel mondo politico di destra e sinistra.
E a nulla valgono i paragoni di Berlusconi – del tutto fuori luogo – ai partiti democratici della Prima Repubblica, il paragonarsi ai grandi del passato, come ad esempio a Bettino Craxi.
Qui non si tratta di aver preso soldi “in nero” per finanziare l'attività politica e le proprie idee politiche, bensì si tratta di frode fiscale per favorire il proprio tornaconto personale e la propria azienda.
Detto ciò, spiace che Berlusconi non chieda scusa agli italiani, si cosparga il capo di cenere ed esca di scena. Sarebbe stato così ricordato dalla Storia con rispetto. Con il rispetto che si deve all'uomo che sbaglia e che se ne rende conto. Che fa ammenda anche del fatto di aver mal governato il Paese, con il concorso esterno e oggi interno della sinistra cattocomunista (da sempre a sostenere le sue leggi “ad personam”, in un modo o in un altro), per vent'anni.
Un Berlusconi che ammette le proprie colpe, anche politiche, è e sarebbe stato diverso da un Berlusconi che – in barba a tutto e a tutti – afferma di voler rimanere “in campo” e di voler rifondare Forza Italia. Tutto ciò è profondamente grottesco ed anacronistico.
Così come sono grotteschi i suoi sodali del PdL che, anziché voler costituire un vero partito liberale di massa, come era nello spirito del '94, magari con un leader nuovo e che non ha mai fatto politica, seguitano a sostenere l'assurda tesi della “magistratura politicizzata”.
La magistratura fu sì politicizzata, ma lo fu negli Anni '70 con il caso del falso golpe di Sogno e Pacciardi (poi, infatti, assolti); lo fu negli Anni '80 nell'ambito del falso scaldalo P2 (ove tutti i cosiddetti “piduisti” furono - e giustamente - assolti per non aver commesso nulla) e fu politicizzata durante la falsa rivoluzione di Tangentopoli. Allora c'erano di mezzo due blocchi contrapposti: da una parte i fautori della democrazia, invisi ai comunisti ed ai magistrati comunisti, dall'altra il blocco sovietico, la sinistra Dc e pauperista ed il Pci berlingueriano, che volevano far cadere il centrismo ed i partiti laici al governo, cosa che accadde, infatti, nel 1993, ovvero allorquando morì la democrazia in Italia.
Ma Berlusconi che cosa ha mai rappresentato in questi anni se non il vero sodale di quei cattocomunisti che, grazie a lui, hanno potuto fingere di fare opposizione ?
Lo abbiami visto nella totale mancanza di riforme liberali, nell'amicizia con i comunista Putin, nelle mancate liberalizzazioni, nel mancato rispetto per i diritti civili. E lo vadiamo oggi: berluscones e cattocomunistones al Potere assieme, uniti nel nome della famiglia Letta.
Di che cosa stiamo parlando, allora ?
Forse sarebbe il caso che la verità si facesse strada e che più di qualcuno facesse ammenda. Che le responsabilità della crisi politica fossero accertate, assieme alle varie frodi commesse da questa classe politica ai danni dei cittadini italiani.
Forse sarebbe il caso che questo governo cadesse, che questa classe politica si ritirasse e si aprisse un nuovo processo costituente. Composto di persone nuove, magari estranee alla politica degli ultimi sessant'anni.

Luca Bagatin



13 marzo 2013

Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica (Marsilio Editori)



Un partito in crisi: il Partito Socialista Italiano nel 1992.
Dopo cent'anni di Storia, il partito di Turati, della Kuliscioff, di Nenni e di Craxi, scomparve dalla scena politica italiana.
A raccontarcelo, per mezzo di ampie ed approfondite intervista ai massimi dirigenti del PSI di allora, il saggio "Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica" (Marsilio Editori) a cura di Gennaro Acqiaviva e Luigi Covatta.
Un saggio ove Carlo Tognoli, Claudio Signorile, Gianni De Michelis, Rino Formica, Claudio Martelli ed altri, ci raccontano - ciascuno secondo il proprio vissuto ed il proprio punto di vista - la fine di un partito storico, che modernizzò il volto dell'Italia.
Dalle interviste emergono diversi aspetti. Innanzitutto la critica all'arroccamento di potere del Craxi dal 1987 in poi, ovvero la costituzione dell'accordo fra Craxi-Andreotti e Forlani (il famigerato CAF). Un accordo che Craxi fu costretto a sottoscrivere in quanto avrebbe desiderato tornare alla Presidenza del Consiglio e/o, comunque, portare nuovamente un socialista alla premiership dell'Italia.
Un arroccamento che, per molti versi, ha allontanato la parte più movimentista del PSI, ovvero quella che faceva capo a Claudio Martelli, il quale avrebbe voluto proporre - sin dal 1987 - un'alleanza alternativa alla DC, capace di unificare Socialisti, Radicali, Repubblicani, Laici, Liberali, Verdi e qualla parte di sinistra non subalterna al PCI. Un'alleanza che Martelli avrebbe voluto chiamare Partito Democratico (cosa ben diversa dall'alleanza cattocomunista di questi ultimi anni, che vede ancora oggi unite le forze conservatrici e consociative del Paese).
Non a caso Martelli promosse e sostenne i referendum radicali ed ambientalisti sul nucleare (il quale, ad ogni modo, non prevedeva affatto la totale uscita del nucleare da parte dell'Italia, cosa che - a causa di Craxi - purtroppo avvenne) e sulla responsabilità civile dei giudici.
Questa linea, ad ogni modo, non prevalse nel Partito Socialista e si arrivò ad una sorta di contrapposizione fra Poteri Forti e l'alleanza DC-PSI.
I Poteri Forti, il sistema bancario e confindustriale, avrebbero voluto, infatti, mettere le mani sulle industrie di Stato, puntando alle privatizzazioni in breve tempo, senza alcuna vera liberalizzazione. Cosa che avvenne, poi, nel 1993 - alla caduta dei partiti democratici - e proseguì con l'avvento di Romano Prodi nel 1996: privatizzazioni indiscriminate senza alcuna liberalizzazione. A tutto vantaggio dell'establishment economico-finanziario e a tutto danno dello Stato e della politica.
All'inizio degli Anni '90, peraltro, si impose all'Italia di rispettare i vincoli del Trattato di Maastricht che, purtuttavia, il Partito Socialista Italiano era riluttante a firmare, in quanto questi avrebbero costretto il Paese a sacrifici che, difficilmente, avrebbe potuto affrontare in tempi brevi. A ciò si sommò l'instabilità politica causata dalle stragi di mafia, con l'uccisione dei giudici Falcone (collaboratore di Martelli al Ministero della Giustizia) e Borsellino e la conseguente elezione di Scalfaro a Presidente della Repubblica, il quale rappresentò da subito gli interessi dei postcomunisti e della sinistra DC.
In tutto ciò fu completamente rifiutata l'Unità Socialista che Craxi propose al PDS di Occhietto, D'Alema e Veltroni, i quali preferirono sostenere l'azione del Pool di Milano, composto da simpatizzanti di estrema destra ed estrema sinistra, peraltro, i quali operarono solo ed esclusivamente contro i partiti democratici e di governo, lasciando completamente "illesi" i postcomunisti ed i postfascisti.
Se, probabilmente, l'ipotesi dell'alleanza fra socialisti, radicali e laici di Martelli del 1987 e/o l'Unità Socialista di Craxi fossero andate in porto, la sinistra in Italia avrebbe potuto sopravvivere. Di fatto, invece, morì con la morte della Prima Repubblica, consegnando il Paese, prima all'imprenditore di Arcore ed alla sua compagine clericofascista e, successivamente, all'accozzaglia cattocomunista, sostenitrice di quei Poteri Forti che non aspettavano altro che mettere le mani sul partimonio delle imprese statali, acqisendole a prezzi stracciati.
Come spiega "Il crollo", ovvero le interviste ai massimi dirigenti del PSI, peraltro, le televisioni di Berlusconi si accodarono all'accanimento mediatico-giudiziario contro il PSI ed i partiti di governo, dimenticando l'antica amicizia fra il leader del PSI ed il successivo leader del PdL. E così fece il quotidiano "La Repubblca" di Eugenio Scalfari che, da giornale indipendente vicino a posizioni liberali, sostituì, di fatto, "L'Unità" - l'antico organo comunista - in accanimento contro socialisti, liberali e laici.
Se la situazione politica di oggi, ovvero quella degli ultimi vent'anni, è quella che è, occorre guardare al passato e ristudiarsi, per intero, il biennio 1992-'93.
Il biennio 1992-'93, infatti, segnò, per l'Italia e per l'Occidente democratico, la caduta di un sistema politico. Sicuramente non perfetto, fatto anche di finanziamenti illeciti alla politica (come osserva Claudio Signorile, per evitare di incappare in questo reato sarebbe stato sufficiente che la classi politica di allora non introducesse tale norma nell'ordinamento, ovvero legalizzasse i contributi privati, come negli USA), ma certamente democratico e rappresentativo del Paese.
Grazie a saggi come questo edito da Marsilio, ci auguriamo che le vecchie e le nuove generazioni comprendano il perché, oggi, il Paese è caduto nelle mani di imprenditori e politici mediocri, oltre che di comici inneggianti l'antipolitica.


Luca Bagatin



21 ottobre 2012

Angelica Balabanoff: rivoluzionaria intransigente

Non si sa bene quando sia nata, forse nel 1878, poiché preferiva nascondere la sua età, ciò che si sa di lei è che fu una donna tenace, una rivoluzionaria tutta d'un pezzo, una marxista pura, senza compromessi, dalla fede incrollabile in un socialismo democratico e dal volto umano.
Angelica Balabanoff è figura purtroppo dimenticata, forse volutamente, persino dagli stessi socialisti, i quali non le perdonarono, probabilmente, i suoi screzi con Nenni e con i comunisti, che Angelica aveva conosciuto bene ai tempi della Rivoluzione russa e già allora aveva capito quanto erano simili ai fascisti.
Angelica abbandonò presto gli agi della casa materna e dunque la Russia zarista ed a soli diciannove anni, sul finire del XIX secolo, si trasferirà a Bruxelles, ove si laureerà in lettere e filosofia, divorando letteralmente le opere di Marx ed Engels. Viaggerà moltissimo durante la sua giovinezza: in Svizzera, Germania, ma soprattutto in Italia, ove scoccherà l'amore per il Partito Socialista Italiano ed i suoi esponenti dell'epoca e ad esso si iscriverà.
Il Psi di allora era già percorso dalle lotte intestine fra i riformisti di Turati e della Kuliscioff ed i massimalisti e, ben presto, Angelica Balabanoff, diverrà esponente di spicco di quest'ultima corrente.
Massimalista ed intransigente. Marxista ortodossa, senza compromessi nei confronti della borghesia e della monarchia italiana. Sarà, chi l'avrebbe mai detto, la prima insegnante di socialismo di Benito Mussolini, allora poverissimo, goffo ed incolto.
Dalla Balabanoff Mussolini attingerà tutto quanto gli servirà, per poi voltare le spalle al socialismo massimalista e fondare il fascismo. Il suo tradimento sarà tale che perseguiterà sempre la Balabanoff, nel suo esilio francese, infiltrando spie fasciste nei movimenti socialisti all'estero e, dunque, controllandone sempre l'attività.
E pensare che fu proprio Angelica a volere Mussolini alla direzione dell'antico organo del Psi, L'Avanti!, affiancandolo in un primo tempo.
Ma, ben presto, il volto totalitario dell'ex socialista, si mostrerà per quel che era sempre stato. Al punto che il regime fascista, in un primo tempo apprezzato persino dagli Stati Uniti d'America per mezzo del loro Presidente Franklin Delano Roosvelt (chi l'avrebbe mai detto !) e dalla gran Bretagna di Churchill, sarà il primo a riconoscere la Russia bolscevica di Lenin e Stalin.
Ma, andiamo con ordine.
Angelica Balabanoff, infaticabile rivoluzionaria, oltre a rivitalizzare la corrente massimalista del Psi in Italia, contribuì attivamente alla Rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, sino a raggiungere ruoli dirigenziali nel Partito Comunista Russo, a fianco di Lenin e Trotzky.
L'idillio bolscevico, ad ogni modo, durò sin che durò. Angelica, socialista umanitaria, mal sopportava il nascente totalitarismo comunista, che, anziché emanciparlo, affamava il popolo, riducendolo ad una miseria non dissimile rispetto a quella patita durante l'Impero zarista.
Angelica, dunque, dopo Mussolini, ruppe anche con Lenin e con Trotzky, il quale si renderà purtroppo molto tardi che la deriva totalitaria di Lenin stava spalancando le porte allo stalinismo.
Angelica fu avveduta e, ben presto,fuggendo alla Russia, approderà negli Stati Uniti d'America, accolta dai socialisti statunitensi. Imparerà a sue spese, dopo anni di rinunce e patimenti, oltre che di tradimenti politici, che il socialismo, per vivere, può essere solo e solamente democratico, ovvero anticomunista.
Scriverà dunque le sue memorie, pubblicando "La mia vita da rivoluzionaria", "Ricordi di una socialista" ed "Il Traditore", ove racconterà il vero volto del Duce, querelando peraltro tutti coloro i quali le attribuirono una relazione sentimentale con lui.
Nel primo dopoguerra, una volta tornata nella sua amata Italia, si renderà conto di quanto il Ventennio fascista avesse inculcato nelle masse l'idea dell'"uomo e dell'ideologia forte". Con rammarico si renderà conto di come le masse, anche socialiste, simpatizzeranno per quel Partito Comunista d'Italia che, come Angelica stessa sosteneva, non era "né proletario, né democratico".
Criticata da Pietro Nenni, il quale, anziché cercare di rendere il Psi, autenticamente democratico, finirà per fonderlo con i comunisti nel Fronte Popolare, ad Angelica Balabanoff non rimarrà che aderire al Partito Socialista del Lavoratori Italiani (Psli) di Saragat, dal quale, ad ogni modo, rimarrà comunque delusa.
Angelica auspicava un Psli sì anticomunista, ma anche anticlericale e marxista. Si troverà invece di fronte ad un partito troppo filo governativo, troppo filo democristiano.
Nonostante i suoi inviti a creare un movimento socialdemocratico per l'emancipazione femminile, sarà sostanzialmente snobbata dal Psli, successivamente diventato Psdi. Bollerà dunque Tanassi, Cariglia, Ippolito, Righetti e Nicolazzi, ovvero i dirigenti del Psdi, come "la banda del buco", ovvero corrotti e venduti al Vaticano.
A lei, oltretutto, non interessano affatto né il potere né la scalata al Quirinale di Giuseppe Saragat. Tornerà dunque all'estero fra Svizzera ed Austria e, nel 1959, darà alle stampe "Lenin visto da vicino" e continuando a scrivere poesie.
Morirà ultra ottantenne nel 1965, con sulle labbra le parole: "Mamuska, Mamuska", a ricordo della madre e sarà seppellita nel cimitero acattolico della Piramide, a Roma.
Al suo funerale solo i socialdemocratici del Psdi, molti, probabilmente, presenti ipocritamente.
Angelica Balabanoff è l'esempio della militante intransigente, senza compromessi con il potere. Come forse era raro trovare anche ai tempi nei quali ella stessa visse, con fatica e sacrifici, in nome di un'ideale di emancipazione sociale.

Luca Bagatin



16 settembre 2012

20 settembre 2012: l'Italia può dirsi un Paese laico ?



Il 20 settembre è alle porte e, come ogni anno, sarebbe bene rammentare che cosa significhi tale data per la coscienza laica italiana, che ne è stata privata dal Regime fascista prima e dalla Repubblica cattocomunista costitutasi nel 1948, poi.
Ebbene, il 20 settembre del 1870, con l'entrata dei Bersaglieri a Roma e dunque la vittoria di tutti i liberali, mazziniani, monarchici, garibaldini, ebrei, massoni e cattolici liberali, si pose fine al Potere temporale dei Papi e Roma divenne capitale di un'Italia finalmente completamente unita, sovrana e laica, per quanto ancora posta sotto il giogo monarchico dei Savoia.
Il 20 settembre è dunque una data simbolica che, prima del fascismo, era celebrata quale festa nazionale, mai più ripristinata tale nemmeno con l'avvento della Repubblica, la quale nacque purtuttavia sotto i peggiori auspici di un connubio fra la clericale Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica, il quale, per mezzo dell'allora Guardasigilli Togliatti, amnistiò persino i reati commessi dai fascisti, strizzando così di fatto l'occhio al nascente Movimento Sociale Italiano.
A parte queste rievocazioni storiche, oggi, 20 settembre 2012, l'Italia può dirsi davvero uno Stato laico ?
Certamente no.
Esiste ancora il Concordato, firmato da Craxi, che concede ampie garanzie anche pecuniarie al Vaticano.
Esiste una legge che vieta, di fatto, la procreazione assistita e l'utilizzo di cellule staminali a fini terapeutici, la quale, pur essendo stata bocciata in sede europea, è fortamente sostenuta dall'attuale Ministro clericale della Salute Balduzzi.
Non esiste una legislazione che preveda il testamento biologico, l'eutanasia, il suicidio assistito, ovvero la possibilità per l'individuo di decidere della propria vita e della propria morte.
Non esiste una legislazione che riconosca le coppie di fatto.
Non esiste una legislazione che regolamenti e dunque legalizzi le non droghe, quali cannabis e derivati, anche a fini terapeutici.
Non esistono ancora norme attuative che facciano pagare l'IMU agli immobili ecclesiastici.
Non esiste, quindi, una libera Chiesa in libero Stato, secondo il dettato liberale del conte di Cavour. Esiste, diversamente, una Chiesa che ha abdicato al suo ruolo religioso per farsi profana, sia in termini politici che economici. Esiste uno Stato che ha abdicato al suo ruolo di garante e servitore del cittatino, a tutto vantaggio di uno Stato estero - quello Vaticano - di cui si vergognerebbe lo stesso Gesù detto "Il Cristo", il quale, a rileggere la sua parola, mai avrebbe immaginato come sarebbe stata profanamente travisata e trasformata.
In tutto ciò la popolazione italiana, ha dimostrato e continua a dimostrare di essere molto più laica della sua classe politica che ormai mal sopporta. In tutte le rilevazioni statistiche ed in tutti i referendum, la stragarande maggioranza degli italiani è per una legislazione laica, in linea con gli altri Paesi occidentali.
Il 20 settembre, in sostanza, è, di fatto già nella coscienza civile, prima ancora che patriottica, degli italiani.
Se ne accorgeranno i vari Monti, Bersani, Berlusconi, Alfano, Vendola, Di Pietro, Casini e compagnia cantante, che tanto di fronte alle telecamere e sulle pagine dei quotidiani litigano o fingono di litigare, ma, di fatto, sono da sempre d'accordo per mantenere lo status quo ?

Luca Bagatin



13 settembre 2012

La persecuzione antimassonica in Italia: dal falso scandalo P2 all'inchiesta Cordova


La persecuzione antimassonica, chissà mai perché, non fa gran che notizia.
Sarà perché ci hanno voluto far credere che la Massoneria è un centro di "poteri occulti", centro segreto di chissà quali nefandezze mafiose e criminali. E dunque, pertanto, i massoni meritano di essere perseguitati.
E' antica la persecuzione antimassonica ed è stata costruita ad arte, sin dai tempi più antichi. Pensiamo al Medioevo, ove le varie confraternite gnostiche, catare, esoteriche saranno perseguitate dalla Chiesa cattolica in quanto considerate "eretiche", poiché ritenevano che la Divinità andasse ricercata anche in sé stessi, senza l'ausilio di sacerdoti o di Papi.
Pensiamo al Settecento, ove le prime Logge massoniche, le quali recuperavano proprio le tradizioni delle antiche confraternite, erano guardate con sospetto da Trono ed Altare, ovvero dai Re e dai Papi, i quali ritenevano che in esse potessero annidarsi pericolose sette rivoluzionarie e sarà così per tutto l'Ottocento, al punto che vi saranno anche massoni farlocchi come Léo Taxil che faranno soldi a palate inventandosi di rituali orgiastici in seno alle Logge massoniche e della presenza dello stesso Belzebù a capo dei lavori.
Il Novecento, invece, sarà il secolo delle dittature, le quali non mancheranno di imprigionare i massoni nei lager, nei gulag, di mandarli al confino, come in Italia, ove saranno bruciati gli arredi dei Templi e distrutte le Logge.
Ed anche nella solo formalmente democratica Italia di trent'anni dopo la liberazione dal fascismo, ecco rispuntate pericolose leggi e tendenze antimassoniche. Dal 1975 al 2000, infatti, la Massoneria italiana subirà le più grandi persecuzioni mai avvenute.
Ce lo raccontarono e ce lo raccontano diversi studiosi, fra cui Pier Carpi, il prof. Luigi Pruneti, il prof. Aldo A. Mola, ma c'è un bel libretto, patrocinato dalla Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed edito da Arktos nel 1998, che merita particolare attenzione e dal quale ho avuto modo di attingere ulteriori informazioni.
E' scritto da Donatello Viglongo, già Gran Segretario Aggiunto del Grande Oriente d'Italia dal 1976 al 1981 ed ha il titolo significativo di "Roghi di Stato".
Veri e propri roghi, quelli raccontati da Viglongo, che ebbero inizio con il falso scandalo P2, sollevato inizialmente da presunti "massoni democratici", proseguito con la sottrazione e la pubblicazione degli elenchi di gran parte dei massoni d'Italia e di un presunto elenco di affiliati alla Loggia Propaganda nr. 2, gettati così in pasto alla gogna mediatica e conclusosi il tutto con assoluzioni piene con sentenze definitive del 1994 e del 1996.
In effetti che cosa era la Loggia P2, se non una Loggia particolare, fondata alla fine dell'800, al fine di raccogliere personalità importanti del mondo della cultura, della politica, delle forze armate, dell'industria del Paese che, per ragioni di particolare riservatezza avevano necessità di tenere nascosta la loro appartenenza all'Ordine massonico ? Erano costoro dei criminali ? Erano criminali Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Menotti Garibaldi (primogenito dell'Eroe dei due Mondi e di Anita), Aurelio Saffi, Agostino Bertani e, in tempi più recenti, il repubblicano Emanuele Terrana, il comico Alighiero Noschese, il cantante Claudio Villa, lo scrittore Roberto Gervaso, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ? Difficile da credere. Tanto più che, costoro, non si riunirono mai tutti assieme. E, pertanto, ma complottarono contro alcunché, come invece scrissero i media e raccontò la Commissione parlamentare presieduta dall'On. Tina Anselmi e da altri parlamentari, i quali nulla o quasi nulla conoscevano di ritualità massonica.
Fu, ad ogni modo, quella del falso scandalo P2, occasione ghiotta per la politica di allora e per i mass media di gettare un po' di fumo negli occhi nei confronti dei cittadini-elettori. Ricordiamoci che eravamo in pieno fermento terroristico e di lì a poco la gran parte della classe politica di allora avrebbe lasciato morire Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, in nome di una presunta "fermezza" (sic !). Ed allora, come un tempo Hitler in Germania dette la colpa della crisi economica agli ebrei, ecco che i politici, i magistrati, i "massoni democratici" in odor di potere ed i mass media a caccia di gossip, si inventarono la tesi golpista ordita dai massoni della P2 e, via via, dall'intera Massoneria, visto che anche l'altra grande Obbedienza italiana, la Gran Loggia d'Italia, subì inchieste e controinchieste ignominiose.
Ed a nulla servì il documento conclusivo stilato dalla Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), nel quale fu chiaramente scritto che "La Delegazione ha, infine, ravvisato in tutta la vicenda speciosamente montata, oltre i limiti tollerabili del buon gusto e del buon senso comune, qualcosa che va al di là del fatto specifico in questione. Per motivi occulti, ma facilmente intuibili sia il "Raggruppamento Gelli", sia la Massoneria italiana del GOI, sono stati usati e dati in pasto all'opinione pubblica per galvanizzarla e siarla da altri importanti problemi che da troppo tempo assillano la società italiana".
Di tale documento, infatti, per anni non ne abbiamo mai sentito parlare. Ce lo riporta integralmente Donatello Viglongo, nel suo prezioso saggio.
Curioso poi, che, allorquando i massoni della P2 e tutta la Massoneria italiana sarà assolta con sentenze definitive da ogni capo di imputazione di "complotto ai danni dello Stato" (sic !), il Grande Oriente d'Italia non abbia mai speso una parola, tanto da ritenere tutt'oggi i cosiddetti "piduisti", ancora dei criminali (sic !).
Per carità, le pecore nere sono d'appertutto ed alcune erano annidate anche nella Loggia Propaganda nr. 2, ma per il resto i suoi componenti erano tutti dei galantuomini, fra i quali possiamo annoverare anche il Generale in pensione Umberto Granati, che è un caro amico e che alcuni hanni fa ha raccontato la sua triste vicenda, fortunatamente finita bene, in "Diario di un piduista" (Ipertesto Edizioni) e che, chi scrive, ha avuto il piacere di recensire.
Come se la prima persecuzione antimassonica non avesse danneggiato già abbastanza l'immagine della Massoneria, ecco, negli anni '90, spuntarne subito un'altra.
Pochissimi infatti sanno o ricordano che, negli anni '90, un'inchiesta senza alcun fondamento, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione.
Una Santa Inquisizione guidata dall'allora magistrato di Palmi Agostino Cordova, il quale scatenò una vera e propria battaglia inquisitoria contro cittadini onesti,
rei unicamente di appartenere alla Massoneria.
Di tutto ciò nessuno ricorda pressochè nulla, oppure si continua ancora a nascondere la verità, nonostante ci siano state sentenze definitive che hanno stabilito che Cordova aveva torto marcio. Ma, oramai, molte famiglie e molte carriere erano state distrutte. Storia di ordinaria ingiustizia in un Paese nel quale il magistrato sembra avere ragione anche quando ha torto.
Ad ogni modo, ancora una volta, questa inchiesta faceva guadagnare fior fior di quattrini a certa stampa scandalistica, con particolare riferimento alle solite "La Repubblica" e l'"L'Unità" che sulla caccia al massone avevano costruito la loro presunta credibilità.
E a poco, anche allora, servirono gli interventi e le aperture di Gran Maestri quali Renzo Canova di Piazza del Gesù, il quale, come il suo predecessore Giovanni Ghinazzi, aveva ben pensato di aprire i Templi massonici e di garantire la massima trasparenza.
Agostino Cordova, magistrato, evidentemente completamente digiuno di Massoneria e con nessuna voglia di informarsi ipotizzò infatti un "teorema" totalmente privo di qualsiasi fondamento e disse:
poichè qui in Calabria c'è la 'ndrangheta ed in Sicilia la mafia che tramano contro la stabilità dello Stato, allora dietro a loro c'è la Massoneria che trama nel segreto.
Ma quale arguzia, per un servitore dello Stato !
Tutto ciò è più che evidente che rimanesse un teorema astratto ed un magistrato non può certo basarsi su congetture, bensì dovrebbe farlo per mezzo di prove concrete, indizi, magari raccolti da Polizia e Carabinieri, prima di lanciare accuse ed inchieste.
Ma il Cordova aveva già stabilito che i massoni italiani erano tutti colpevoli e, dunque, da inquisire. Fu così che si attivò per acquisire tutti gli elenchi dei massoni italiani, alcuni dei quali finiranno anche in pasto ai media, come se fossero una lista di proscrizione, fatta di delinquenti abituali.
Inutile dire che le più colpite furono le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia, con il maggior numero di iscritti.
Persone comuni, liberi professionisti, pensionati, operai. Cittadini italiani paganti le tasse come tanti altri. Con la sola "abitudine" di frequentare Logge massoniche per la loro evoluzione spirituale ed interiore !
Fatto sta che, tutto ciò, dopo aver fatto spendere alle casse dello Stato fior fior di quattrini per l'inchiesta ed aver rovinato numerose famiglie e carriere, non portò a nulla.
Nessun reato era stato commesso. Come volevasi dimostrare: un teorema senza prove, è e rimane una congettura.
E fu così che la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti.
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.
Ancora in tempi recenti si è tantato, in alcune amministrazioni pubbliche, di reintrodurre la legislazione fascista che impone ai dipendenti statali di dichiarare la propria appartenenza ad associazioni quali la Massoneria, ciò in palese violazione della Costituzione. Fortunatamente gli organismi Internazionali e democratici hanno sempre bocciato tali legislazioni liberticide.
Sarebbe interessante, anziché raccogliare un elenco degli affiliati alle varie Obbedienze massoniche italiane, raccogliere un elenco dei politici, magistrati, giornalisti ed amministratori pubblici che hanno fatto della persecuzione alla Massoneria il loro cavallo di battaglia e la loro principale fonte di guadagno.
Tale elenco andrebbe ricordato e diffuso al fine di avere contezza di chi sono i veri nemici della libertà e della democrazia nel nostro Paese.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini