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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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31 agosto 2009

A Venez(Z)ia !!! A Vene(Z)zia !!!



Una bella gitarella fuoriPorta fa bene anche agli orsi.
Se si tratta di Venezia poi.....
Lo ammetto: ho un debole per le città. Detesto abbastanza la campagna e vivrei per secoli fra colate di cemento e smog.
Direte che è strano per un beatnik psychedelico, per quanto orso, ma, dopo anni di vita a contatto con la Natura, sarebbe ora anche di cambiare musica.
Ho un debole in particolare per due città: Milano e Venezia.
E' che fondamentalmente amo il fresco ed aborrisco il caldo (che fisicamente mi fa anche stare parecchio male, al punto che ogni estate o ingrasso o dimagrisco in maniera non troppo salutare...quest'anno è toccato al dimagrimento ed è meglio così, una volta tanto, và !).
E' che Milano mi ricorda la Milano da bere e le bevute allo "Smouth" con Andrea G. Pinketts e le mie ex lombarde con le quali ero solito ballare la Lambada (sì, so ballare miei cari...perché ?)...TI...RA...RI...LALLA'.....(so anche cantare un po', ma su foglio elettrolitico non rende, come si può ben notare....).
Mentre Venezia non mi ricorda nulla, ma è per me un'immersione nella favola.
Una favola esoterica, esotica, fumettistica alla Hugo Pratt (l'unico che è riuscito a rendere - forse - il vero spirito di Venezia).
Venezia è per me il mistero, l'amore quello vero, sentito, percepito con ogni cellula del corpo.
Venezia è lo spirito di Giacomo Casanova, l'Iniziato, l'Amante, l'Avventuriero dal cuore d'oro.
Venezia è la terra dei miei avi, i Dogi Contarini, di cui si dice che la mia bisnonna materna fosse diretta discendente.
E così, ogni estate, mi reco in gita - per così dire-  a Venezia.
Da solo. Perché non amo visitare una città in compagnia.
Voglio percepirne tutta l'essenza, addentrarmi fra le calli, visitare librerie polverose e bancarelle.
Anche il sudore che affiora sulla mia pelle è benvenuto, frutto della calura e dell'umidità della laguna.



E così, pur volendo scrivere un post leggero, mi trovo a scriverne uno che ne è l'opposto.
Avrei voluto parlare della famiglia WASP che, una volta fermatomi a riposare in un baretto, mi si è letteralmente accalcata intorno: madre, padre (con patta dei pantaloni regolarmente aperta), figli e nonno... E il tutto nonostante fumassi animatamente una sigaretta SENZA FILTRO che evidentemente non li ha minimamente disturbati !
Avrei voluto parlare di quel prete vestito come piace a me, ovvero all'antica - con il clergyman - lungo, nero come un corvo gesuita dei tempi che furono, che si aggirava con passo spedito ed una valigia nera in mano per Piazza San Marco, fra ragazzine semi(S)vestite e turisti per caso come me.
Avrei voluto parlare anche del fatto che sono riuscito a trovare una ristampa del giallo-cult "Fotofinish" di Luciano Secchi, al secolo Max Bunker (o viceversa)....per i patiti dell'Agenzia Investigativa Riccardo Finzi e dei gialli d'autore.
Trovato ovviamente nella libreria "Acqua alta" (particolarissima, polverosissima, bagnata dall'acqua e piena zeppa di libri fuori catalogo....anche dell'amico Mauro Suttora - sia detto per inciso -) di cui ho anche accennato in un mio recente articolo su "Secreta Magazine" a proposito di un libro che vi trovai su Raimondo de Sangro.



Avrei voluto parlare anche della ragazza austro-ungarica che tentava d'adescarmi....ma io ero già perso nei miei pensieri (e poi sarò all'antica, ma quelle che fanno il primo passo mi smorbano del tutto)....



E così, sorseggiando una bibita ghiacciata vicino all'Hotel Belle Epoque, prima di tornare a casa, ho osservato la scena dei venditori ambulanti, dei saltimbanchi, delle attrazioni in abito Settecentesco.....un affresco quasi felliniano. Mi è venuta malinconia e poi mi sono anche commosso e poi, beh, sì, avrei voluto danzare anch'io....magari con la musica di Battiato come sottofondo o quella di Mozart, anche se poco c'entra con la città lagunare.
Venezia non è una città come le altre. E' onirica. Sospesa letteralmente fra la realtà ed il sogno. L'acqua la sostiene.
E ove c'è l'acqua, c'è l'essenza dell'Eros, della Vita.




8 agosto 2008

MIO FRATELLO ED IO by Luca Bagatin





A mio fratello Silvestro:
micio macho che, di fronte ad una bisteccha, non osa chiedere mai
(con grande incazzatura materna)!

A Verena M.,
l'Heather Graham pordenonese i cui occhi ancora baluginano nella mia mente

A Natasha Hovey, italiana di Beirut, i cui occhi mi fecero innamorare a 4 anni
battezzandomi per sempre Sexual Enfant Prodige


Mio fratello Silvestro è fisicamente rosso e molto peloso.
Anzi, no.
Diciamo che è arancione.
Peloso, vabé, è mio fratello, e in qualche cosa dovrà pur assomigliarmi.
Mio fratello Silvestro ha i denti aguzzi e, quando è in vena di scherzi, ama mordermi il naso conficcando le sue "zanne" e stringendo la mascella.
Solitamente, quando è in vena di scherzi sono le 2 di notte: entra dal balcone della mia camera e - così mordendo - mi sveglia facendomi emettere un urlo lancinante.
Mio fratello Silvestro è una buona forchetta, benché preferisca non usare le posate.
Ciò non per scortesia, tutt'altro, è solo che le sue mani sono dotate di artigli assai poco pratici per portare alla bocca il cibo.
Mio fratello Silvestro non ama guardare la tv, dilettarsi sul web o leggere un buon libro: sgranocchia crocchette da mane a sera nonché si riposa sotto improbabili palme campagnole.
Mio fratello Silvestro, a differenza mia, non conosce Natasha Hovey  - attrice classe 1967 che esordì nel mondo dello spettacolo con il film "Acqua e sapone" di Carlo Verdone nell''83 - i cui occhi tanto amai e che è sputata uguale (che non si scrive, ma si dice) a Verena M., biondissima e coltissima ragazza ventiseienne che conobbi in autobus un fracco di mesi fa e che persi completamente di vista (cosa che per un miope potrebbe essere all'ordine del giorno, peraltro !).
Mio fratello Silvestro ha purtuttavia un'attività sessuale intensa: almeno a giudicare dalla quantità di gattini arancioni che sta popolando il mio assai poco sorridente paese.
Mio fratello Silvestro in effetti è un gatto. Bastardo, nel senso buono del termine, anche se sarebbe preferibile definirlo "Tigrotto".
E' una tigre di fratello senza paura che attacca ogni tipo di cane (bastardo o meno, ma per Silvestro i cani sono tutti dei gran bastardi !) qualora invada il nostro territorio. Li fa smammare nel giro di un nanosecondo mostrando unghie, zanne e un certo savoir faire per la lotta acquisito anche dal sottoscritto.
Io e mio fratello Silvestro siamo inseparabili, specie quando siamo impegnati in una fitta lotta corpo a corpo che vede entrambi contemporaneamente vincitori e vinti non del tutto pervinti (per quanto avvinti).
La Storia, si sa, la scrivono i vincitori. Io in geografia avevo 5, mio fratello è orgogliosamente analfabeta e a scuola non ci è mai andato.
I conti, in famiglia, tornano sempre (nonostante siamo discendenti della Casata dei dogi Contarini di Venezia, ma è un'altra storia): siamo in due, io e Silvestro, quindi: siamo pari.




MIO FRATELLO SILVESTRO ED IO: DA QUANDO ERAVAMO BAMBINI
A QUANDO SIAMO DIVENTATI UOMINIVERI



4 agosto 2007

COGITO, QUINDI SONO. Racconto estivo e pRocelloso by Luca Bagatin

SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Luca Bagatin lievemente ispirato dall'amico Andrea G.Pinketts
PERSONAGGI E INTERPRETI NELLE FOTO: Balgu (Marcello Mastroianni); Valentine Spumacchioni (Sbriciolina); Lucilla Contarini (Lucia "Rehab" Conti dei Betty Ford Center).
I luoghi e i nomi sono di fantasia ma al contempo reali. L'autore, essendo a malapena responsabile di sé stesso (e forse del suo gatto Silvestro) declina ogni responsabilità su tutto e su tutti.


Il mitico bar Woody di Via XXX Aprile venne chiuso quell'estate.
Panico e terrore per me che dovrò cercarmi un altro posto in cui andare a scrivere le mie inchieste cittadine.
Come se non bastasse, l'amico Bazardelleparole m’aveva abbandonato dopo essersi sposato con una ragazza spagnola ed aver con lei figliato.
Del resto, dopo mezzo secolo di vita, è anche normale che uno come Bazar metta la testa apposto. Cercavo così di consolarmi.
Mi trovavo, insomma, più nei casini del solito.
Dopo aver sgominato una banda di commercianti di auto rubate con sede presso una ditta di telecomunicazioni prestanome in quel di Bordellons in Folponia orientale (Bi-Fol(c)ponia orientale per l'esattezza) e retta dall'ingegnere civile Adalberto Granbiscotto, avevo deciso di prendermi una pausa di riflessione e di smettere per un po' di fare inchieste che fra l'altro non mi facevano guadagnare pressoché un sesterzio.
Quell'estate, l'estate del giudizio e del pregiudizio, decisi per cui di chiamare Valentine Spumacchioni, una graziosissima ballerina di Asola, provincia di Mantova


A dire il vero non sapevo nemmeno io perché Valentine mi piacesse. Forse per la sua avvenenza, forse perché era di Asola e ciò mi ricordava le mitiche brioches “asolane” del Mulino Bianco e financo le olive ascolane di Ascoli Piceno.
Fatto sta che la chiamai.
“Pronto, Vale, che fai di bello ?”
“Ma ciaooooooo mio piccolo e porcelloso porcellinooooo ! Che mi racconti di bello ?”
(Non avevo bene inteso se ella aveva proferito “porcelloso” o “procelloso” ovvero “tempestoso”. Come le cime).
“Beh…di bello niente, a parte il fatto che fra le idee balzane che mi balzano al cervello c’è quella di scrivere un libro antifemminista, machista e misogino per Uominiveri ma anche per Donnevere in risposta a quello sessantottardo della Balestra “Porci con le ali”. Il mio pensavo di intitolarlo: “Porci dei con le ali ai piedi – ovvero come passare dallo stato porcelloso a quello divino badando bene di fuggire qualora la vostra Lei voglia mettervi i piedi in testa oltre che da altre parti”.
“Bellooooo !!! Miticooooo !!!! Vuoi ridere ? La mia amica Marcella oggi….”
Prima che Valentine attaccasse con la sua interminabile e fluttuante concatenazione di eventi fatti di amiche sadomaso, laureandi ipertricotici e musicisti da sballo, la fermai.
“All right, baby, vieni qui che ne parliamo a quattr’occhi e magari anche a quattro palmenti. Solito indirizzo: Portentone Via XXX Aprile….eeeehhhhmmmm…no, rettifico. Mi hanno chiuso la Via.
Troviamoci in Via della Colonna Infame, al Kebab gestito da una mia amica”.
“Ehhhmmm….c’è un piccolo problemino Baglu tesorino….io sono di Asola e soprattutto i miei non so se sarebbero d’accordo che io….”
“No problem. Ho già provveduto io ad informarli”…bluffai, cercando di “fare giardino”.
“Ah si ? E quando ?” mi fregò lei.
“Tu non preoccuparti, metti in moto l’automobile o vai alla stazione e raggiungimi. Potrebbe essere una questione di vita o di morte. Soprattutto di morte. La mia.”
Non so se io piaccia veramente a Valentine Spumacchioni e se lei sia davvero così tanto invaghita di me, in ogni caso, mi vuole un gran bene. Penso che mi veda un po’ come un secondo padre o comunque come un fratello maggiore del 33esimo grado di rito scozzese antico ed accettato. Il che incute sempre un certo rispetto.
Fu così che ci incontrammo la mattina del 4 agosto al Kebab gestito da Lucilla Contarini, italianissima e d’antiche e nobili origini veneziane che risalivano addirittura agli omonimi Dogi di Venezia.

Lucilla era davvero un gran bel pezzo di figliola di quelle che piacciono a me: magra quasi filiforme, capelli lunghissimi neri, naso pronunciato, labbra intriganti e soprattutto occhi chiari nei quali mi perdevo ogni volta per ritrovarmi dopo alcuni minuti in una sorta di trip acido.
Lei sosteneva si somigliare ad “un topo”, mentre io amavo i gatti ed i gatti, guarda (anvedi !) un po’, amano i topi. I conti, insomma, tornavano tutti. Ed anche i Contarini.
Valentine, nel suo abitino a fiori più succinto si sedette di fronte a me senza perdere tempo e facendomi piedino imminentemente sotto al tavolo.
“Calma, ragazza, ho bisogno prima di sfogarmi in un altro modo”
Non ci fu verso. In men che non si dica si sedette sulle mie ginocchia ed iniziò tanto a palpeggiarmi quanto a sbaciucchiarmi.
Ricordo che nell’attesa della sua venuta (Valentine è evidentemente un po’ come lo era Bazar, una “tipa messianica”) stavo leggento un articolo dal titolo “Le femministe son cambiate – Non volevano l’uomo, ora lo usano”, nel quale l’articolista sosteneva ciò che io nella mia misoginia triste (subentrata dopo essere stato sedotto-e-abbandonato almeno una decina di volte ininterrottamente e non avendo più né rivisto né tantomeno sentito le tipe in questione che, negli anni, potrebbero essere anche andate a Casablanca per un cambio di sesso) sostenevo già da un decennio a questa parte: le donne di una volta non esistono più. Oggi esistono quelle di oggi che, una volta che ti accalappiano, fanno di te quello che vogliono e, quando si stufano, ti mollano con spiegazioni che non hanno né del serio né tanto meno del faceto.

Memore di tale articolo e del nervosismo che covavo dentro a causa della chiusura della mia “Sancta Sanctorum” scribacchesca mi scrollai di dosso Valentine e mi accesi una senzafiltro (nel Kebab di Lucilla Contarini si può ancora fumare e, se qualcuno vuole sostenere il contrario, deve vedersela con lei che, sarà minuta, ma mena botte da orbi).
Al Kebab giunsero anche Martin Rua e Riformistalchemico con tanto di cappuccio in testa.
“Ehi, raga ! Guardate che così tutti sapranno che siete massoni ! Levatevi quella roba dal capo !”
Rifo, in perfetto accento emiliano: “Mo è vero ! Oh, Martin, siamo usciti dalla Loggia e neanche ci siamo ricordati di levarceli ! Roba che pensino che siam dei ladri o dei banditi !”
Martin, imbarazzato, levò subito il suo dal capo e così Rifo.
“Eh, raga, già questi fascistoni ignoranti pensano che i massoni lo siano a prescindere. Ma io dico: c’è uno in quel di Bordellons che si fotte le auto e le rivende e va ai drogaparty, ma è anche sposato e va in Chiesa tutte le domeniche e tutti lo rispettano. Ed invece ci sono altri che si fanno-i-cazzi-propri parlando liberamente…che so…di fratellanza….magari anche di uguaglianza….e per finire anche di libertà….è c’è qualche fottuto ********** che dice che questi qui sono ladri, banditi e che andrebbero banditi….”
“Baglu, peffortuna che ci stai tu che sui giornali parli bene di noi”
“Lascia perdere, Martin. Sai benissimo che quel che scrivo io conta poco e nulla e mi causa solo una montagna di cause penali e civili nonché di disturbo della pubblica quiete. Soprattutto da quando mi hanno beccato fuori dalla discoteca Coliseum mentre mi baciavo con Miss Welby, la nipotina segreta del Calibano !”
“Ti baciavi ?” intervenne prontamente e gelosamente Valentine.
“Beh…baciavo….va bé stavamo facendo anche altro ma che importa ?”
“Mmmm…tu non me la conti giusta patuflino !”
Adoravo quando Valentine mi riempiva di vezzeggiativi e mi scioglievo sempre in un brodo di giuggiole e così mi accoccolai sul suo prorompente seno incurante degli altri amici.
“Mo vabé Baglu, scusa il disturbo. Volevamo salutarti, io e Martin andiamo in ferie con le nostre rispettive consorti ed io anche con la figliolanza, sai com’è, i bambini…sole, mare, pallone…”
“Eh, posso immaginare caro Rifo. Ho sempre pensato che saresti stato un buon padre anche per me”. E così ci salutammo ed io caddi in una sorta di commozione quasi cerebrale rammentando di non aver mai conosciuto mio padre di persona. Lo conobbi solo in foto ed allo specchio tutte le mattine visto che io sono sputato a lui salvo l’altezza. Io sono basso 170 cm, lui lo era 160.
Trillò il mio cellulare: la “Primavera” di Vivaldi.
“Pronto, ciao Alice !”
“Ciao Baglu, come stai ? E mia soré ? Sta sempre al banco ?”
“Se se se….sta sempre al banco del Kebab ed io la tengo sempre d’occhio. Soprattutto ora che è libera”
“A Baglu, ma lassa perde ! A proposito…quand’è che organizziamo lo spettacolo al Woody ?”
“Ehm…no…guarda…per me anche domani. Il fatto è che il Woody è stato chiuso per sempre. Il proprietario ha vinto al lotto ed è emigrato alle Mauritius. Bazar poi…beh…lui si è sposato ed ha un figlio e chi lo vede più ? E’ barricato a Svanito al Tegumento con la famiglia. Fra l’altro pare anche che sia intenzionato a votare Udc, e questo è il peggio !”
“Vabbé, nun t’abbatteeeeee….eddaiiii che te vojo bbene uguale ! E poi l’organizzamo quest’artranno. Oh, mò devo scappà in piazza che ce sta Cecchi Paone che arringa la folla. Te saluta anche Marta. Ciao nì.”
E così anche lo spettacolo “Fare giardino” per la regia del sottoscritto e sceneggiatura di Andrea G. Pinketts è rinviato.
Trillino del cellulare. Un sms. E’ Calzetta che mi scrive dall’isola di Ponza: “Bacio*******”
Valentine, giustamente, comincia a spazientirsi.

Fu così che la presi per mano e l’accompagnai in una delle stanze abusive del Kebab (che funge anche d’albergo, abusivo, appunto) e qui ci sciogliemmo in un fiume di sesso sfrenato con tanto di sfrizzi, lazzi e ca*** nostri.
“Finisce sempre così fra noi, eh Baglu ?”
“Beh, chi ben finisce è già a metà dell’opera dico io. E ciò significa che nulla finisce mai del tutto, ma tutto è in continuo inizio ed evoluzione” proferii io senza sapere veramente ciò che stavo dicendo.
“Sei il mio filosofo preferito…..” e mi baciò sulla bocca slinguazzosamente.
Dimenticai per qualche tempo la mitica Via XXX Aprile per aprirmi e Via della Colonna Infame, pensando, sommessamente, che probabilmente Lucilla Contarini (sorella acquisita di Alice, ma è comunque una storia lunga) era proprio il mio tipo.
Si può tradire con il pensiero ?
Penso, quindi sono.
Ed è già qualche cosa dopo aver per anni ritenuto di Non essere, pur continuando a pensare, agire e reagire.
Soprattutto la terza che ho detto.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini