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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 novembre 2013

Il coraggio di sognare: Hugo Pratt fra avventura e mistero

Hugo Pratt, allorquando nel 1967 ideò il personaggio di Corto Maltese, ebbe il coraggio di sognare.

Il coraggio di sognare il viaggio, il cammino dell'uomo senza bandiera, senza ideali precostituiti, senza porti sicuri ove rifuguarsi. Il coraggio di rappresentare un eroe-antieroe libertario, che anticiperà quelli che, decenni dopo, diventeranno classici del fumetto moderno quali Dampyr e Dylan Dog.

Hugo Pratt e Corto Maltese sono spesso raccontanti dai saggi del prof. Luigi Pruneti, scrittore ed attuale Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, oltre che appassionato di fumetti e di letteratura del fantastico.

Ne “Il coraggio di sognare – Hugo Pratt fra avventura e mistero”, Pruneti ha voluto raccogliere in un unico volume edito da Tipheret, gli atti di due convegni, tenutisi rispettivamente a Forlì nel maggio 2013 ed a Pesaro nel 2010, dedicati al fumetto ed alla figura di Corto Maltese.

Convegni presentati dall'amico Pietro Caruso, già direttore della rivista Il Pensiero Mazziniana, ed alla presenza di studiosi del fumetto, della letteratura d'avventura e di viaggio.

Un saggio, “Il coraggio di sognare”, che attraverso i racconti dei relatori, ci racconta la vita e l'opera di Hugo Pratt, nato a Rimini da un padre di origini inglesi e da una madre veneziana, la cui vita fu una continua avventura, un continuo spostamento da un capo all'altro del globo terrestre. E ci racconta della sua collaborazione al Corriere dei Piccoli e le sue celebri opere che ebbero come protagonista il suo Corto: da “Corte sconta della arcana” a “Favola di Venezia”, passando per “La casa dorata di Samarcanda” sino alle più recenti collaborazioni con l'amico ed allievo Milo Manara ne “Tutto ricominciò con un'estate indiana” e “El Gaucho”.

Corto Maltese, un libero marinaio, un po' come fu Hugo Pratt, alla ricerca dell'arcano, del mistero e dell'esoterico. Una ricerca che porterà l'autore a farsi iniziare alla Massoneria della Gran Loggia d'Italia presso la Loggia Hermes di Venezia nel 1976, a cinquant'anni di età, raggiungendo, pochi anni prima di morire, il Quarto Grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, esperienza di cui per molti versi racconterà nelle tavole di “Favola di Venezia”.

“Il coraggio di sognare” racconta di questo ed analizza gli aspetti culturali e misteriosi del fumetto, ingiustamente ritenuto semplice strumento di sottocultura ed in realtà di grande valore al pari di un saggio, di un'opera teatrale e/o cinematografica ed è davvero una delle poche opera edite in Italia ad affrontare i significati più reconditi dell'opera di Hugo Pratt.

Vorrei concludere con un piccolo inciso, a proposito di Hugo Pratt, che purtuttavia è sfuggito ai relatori dei convegni relativi alla sua opera.

E' un aspetto purtroppo poco conosciuto, che però anni fa quando vidi il film non mi sfuggì. Sto parlando della presenza di Hugo Pratt quale attore nel film noir di Giancarlo Soldi “Nero” del 1992, ovvero tre anni prima della morte di Pratt.

“Nero” è tratto dall'omonimo romanzo noir di Tiziano Sclavi, autore del fumetto Dylan Dog e Pratt nel film recita la parte del commissario di polizia Straniero.

La presenza nel film di Hugo Pratt è fondamentale, in quanto segna il passaggio del testimone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo. E si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento dei protagonisti - Federico e Francesca - siano abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi.

Un piccolo cameo che, per gli amanti del fumetto d'avventura e noir, non può certo mancare.


Luca Bagatin



21 novembre 2013

"Moleskine" di Luigi Pruneti: racconti di fiele e miele

“Moleskine”, come i taccuini dei giornalisti di fine '800, come peraltro ricorda la professoressa Ida Li Vigni nella prefazione di questo volume che raccoglie racconti, fiabe e piéce teatrali di Luigi Pruneti.

Luigi Pruneti, saggista e attuale Gran Maestro della Massoneria italiana dell'Obbedienza di Palazzo Vitelleschi, con questo piccolo taccuino di viaggio edito dalle Edizioni Giuseppe Latenza e dal sottotitolo dal sapore fumettistico di “Racconti di fiele e miele”, ci regala storie dai profondi risvolti esoterico-filosofici e spirituali.

Storie brevi, come le “101 storie zen” pubblicate negli Anni '50 da Nyogen Senzaki e Paul Reps ed altrettanto illuminanti.

Come “La favola dei tre semi”, che ci insegna che solo colui il quale cerca la luce spirituale, se veramente la desidera, la trova per davvero. Oppure la storia del Gran Topo, dal titolo “In una notte di maggio”, ove qualcuno potrebbe ravvisarvi numerose allegorie massonico-iniziatiche; o, ancora, “Un incontro fra le nuvole”, ove l'autore immagina sé stesso fra le nuvole, a incontrare i Grandi Iniziati del passato quali René Guénon, il Tradizionalista per eccellenza; Oswald Wirth, l'esoterista, spiritualista ed alchimista, ma al contempo laico, celebre per il suo studio sui Tarocchi ed infine Gurdjieff, che insegna all'autore che è necessario combattere gli imbonitori e per farlo bisogna avere il coraggio di sbugiardarli, testimoniare con ottimismo la verità e anteporre alle parole i fatti.

Ma, i racconti raccolti in “Moleskine”, non sono terminati. Fra viaggi all'Inferno e viaggi nella sua infanzia, l'autore metterà alla berlina il pregiudizio ed il dogma, proponendo e promuovendo una società aperta in luogo di una società omologante e chiusa.

Di particolare pregio le piéce teatrali, una ambientata in pieno medioevo, ove una donna riservata, ma spiritualmente illuminata, saprà rispondere a tono ad un frate, ad un cavaliere e ad un mercante, rappresentanti del pensiero più oscurantista dell'epoca.

Le altre due brevi piéce sono invece ispirate al fumetto “Corto Maltese”, il marinaio avventuriero scaturito dalla penna del celebre fumettista massone Hugo Pratt ed anch'esse racchiudono profondi messaggi spirituali ed umanistici.

Uno fra tutti, che mi ha favorevolmente impressionato in quanto vero inno alla Donna ed alla Grande Madre, è fatto proferire da Corto Maltese stesso: ...le donne sono la parte forte dell'umanità. In voi è l'arcano della Grande Madre, incomprensibile all'analisi razionale dell'uomo che non riesce a concepire, né a comprendere la coerenza, la determinazione, il coraggio, la disponibilità al sacrificio che è in voi. L'uomo è fragile, perché guarda il più delle volte solo a se stesso; lo specchio è la sua guida e tuttavia lo specchio è labile e quando si rompe l'immagine sfuma, frantumendo il cuore di Narciso. Le donne, invece, a differenza di quanto dicono i maschi, pensano più agli altri che a loro stesse e ciò le rende roccia la cui solidità sfugge ai più, perché è mascherata da un tappeto di morbido muschio”.

Particolare da notare è la copertina del volume di Luigi Pruneti, raffigurante un uomo ritratto di spalle (con tutta probabilità l'autore stesso) assieme ad un cagnolino, i quali, a piedi, percorrono una lunga strada fatta di curve e sentieri, che li condurrà verso colline, valli, montagne, forse, sempre alla ricerca di un possibile Santo Graal. In un eterno viaggio verso l'infinita Conoscenza ed Evoluzione.


Luca Bagatin (nella foto con il prof. Luigi Pruneti)



6 febbraio 2013

Baglu a fumetti












Le foto sono di proprietà esclusiva del sig. Luca Bagatin.
Ogni eventuale  utilizzo può essere autorizzato previo contatto all'indirizzo mail burroughs279@yahoo.it



6 settembre 2012

"Nero" di Giancarlo Soldi e Tiziano Sclavi: noir ad alta qualità



I romanzi della mia formazione adolescenziale sono stati, dopo i "Racconti del Terrore" di Edgar Allan Poe, quelli scritti da Tiziano Sclavi, il "papà" di Dylan Dog.
Eh lo so, letture impegnative quelle che costellarono la mia pre e post adolescenza !
Senza di questi, senza dubbio, non mi sarei mai avvicinato al mondo del mistero, della magia, del giallo e del noir. E soprattutto sono stati, per me, una grande fonte di arricchimento culturale e di spunti creativi ed ironici, i quali mi hanno permesso, tempo dopo, di cimentarmi in racconti, storie e soprattutto articoli a tema.
Poi, dopo "Dellamorte Dellamore" e "Nero", sono arrivati anche i fumetti. Di Sclavi, Pratt, Castelli e persino di Pier Carpi, che scoprii un po' più tardi, ma le cui ricerche attorno all'esoterico ed alla Massoneria, sono per me di profonda ed attuale utilità.
Detto ciò e confermato che, dopo la Beat Generation di Kerouac e Ken Kesey, Sclavi ed Andrea G. Pinketts, sono per me i migliori scrittori viventi mai esistiti, passiamo alle cose più contingenti e, dunque, a ciò che voglio davvero raccontarvi.
"Nero", dicevo, è stato, il secondo romanzo di formazione che ho letto. Ed anche il secondo romanzo di Sclavi che mi capitò fra le mani.
Ricordo che lo lessi appena uscito in libreria, nel 1991. Non me lo ricordo moltissimo, in quanto non lo rilessi mai. Parlava, ad ogni modo, di un cadavere in una valigia.
Non avrei mai creduto ne avessero realizzato un film, l'anno dopo, nel '92.
Da qualche giorno mi è capitato di trovarne il dvd e devo dire che mi ha fatto tornare ragazzo. Mi ha messo addosso la stessa adrenalina, la stessa capacità di stupirmi, la stessa voglia di comprendere che cosa si cela dietro all'orrore, ad un certo tipo di orrore. All'orrore vero, celato, come allegorie macabre, in delitti inspiegabili o, forse, sin troppo evidenti nella loro esplicabilità.
Regia di Giancarlo Soldi, sceneggiatura dello stesso Soldi in collaborazione con Tiziano Sclavi, il "Nero" cinematografico è interpretato da un inedito Sergio Castellitto, da una bravissima ed accattivante Chiara Caselli, da un viscido Luis Molteni e da un inatteso Hugo Pratt, mostro sacro del fumetto e padre del celeberrimo "Corto Maltese".
"Nero" è un noir, è un horror urbano, ma è anche una storia d'amore.
La storia fra Federico Zardo (Castellitto) e Francesca Mai (la Caselli). I due sono amanti, allorquando Francesca decide di lasciare il suo ex compagno, che sarà ritrovato morto dissanguato da Federico.
Chi l'ha ucciso ? Forse una insospettabile Francesca, così priva di ombre, così apparentemente innocente, così svagata pur nel suo corpo ispirante erotismo ?
Federico, ad ogni modo, tenta di coprirne il presunto delitto. Nasconde il corpo dell'uomo in una valigia, ne recide la mano in quanto non entra nel bagaglio, nasconde il tutto nel bagagliaio dell'auto...quando viene scoperto dal detective privato D'Ambrosi (Luis Molteni), il quale è stato ingaggiato dalla madre di Federico, al fine di conoscerne la vita privata.
D'Ambrosi, accusando Federico di avere una doppia vita e di frequentare Francesca, un'ex tossicomane e presunta assassina, inizia a ricattarlo. Non prima di averne violentato ed ucciso la madre, in un incendio.
Federico e Francesca, decidono quindi di uccidere D'Ambrosi e...ci riusciranno, certo ma...il cadavere dell'ex uomo di Francesca scomparirà !
Che fine ha fatto ? Ma, poi, chi l'ha ucciso ?
Francesca ? Federico ? D'Ambrosi ?
L'unico con i piedi per terra, in una Milano degli anni '90, zeppa di teppisti dei quali Federico ha una paura folle, sembra il Commissario della Polizia Straniero (Hugo Pratt), il quale, ad ogni modo, rinuncerà presto ad indagare.
E chi è la voce che, al telefono, preseguiterà Federico invitandolo a commettere gli omicidi che avrebbe dovuto commettere D'Ambrosi ?
In un crescendo di sangue e di delitti, fra le arcane paure di Federico e la surrealtà quasi comica di una scanzonata Francesca, fra un teppista piscione, un becchino vestito da hawaiano, una valigia con all'interno un cadavere che scompare, le belle note della canzone "Acque" di Francesco Guccini, scritta appositamente per "Nero" e quelle dei Mau Mau, in dialetto piemontese, che fanno da colonna sonora, il film si conferma, tanto quanto il romanzo originale di Sclavi, una storia grottesca e noir, cruenta e violenta, ma anche ironica ed introspettiva, come un fumetto di Dylan Dog.
Film non banale ed anticipatore, sia sotto il profilo artistico che cinematografico e che merita assolutamente di essere ricercato e visto.
Inizialmente l'idea del regista e co-sceneggiatore, assieme a Sclavi, era quella di realizzare un film su Dylan Dog, così come l'idea di "Nero" di Sclavi, doveva essere quella di realizzarne un fumetto giallo a puntate. Ne è venuto fuori un ottimo romanzo ed un ottimo film. Più noir che giallo. Ove gli autori e gli attori contribuiscono a tenere lo spettatore sul filo del rasoio ed a fargli assaporare le numerose personalità e caratteri della vasta umanità che lo circonda.
La presenza nel film di Hugo Pratt, poi, come nella volontà del regista, segna il passaggio del testiomone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo (e si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento di Federico e Francesca sono abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi).

Luca Bagatin



26 marzo 2012

"Il sentiero del bosco incantato": appunti sull'esoterico nella letteratura




Uno degli aspetti che mi ha sempre molto affascinato dell'arte, della pittura, del cinema, della letteratura, è la ricerca di molteplici significati, più o meno celati, più o meno nascosti, che l'occhio umano pressochè non riesce immediatamente a percepire. Oppure non percepisce affatto.
Un'opera dell'ingegno, qualsiasi essa sia, necessita - per essere apprezzata e compresa - di tutti i sensi umani che non sempre sono necessariamente cinque. Il celebre investigatore dell'incubo, nato dalla penna di Tiziano Sclavi, Dylan Dog, direbbe infatti che i sensi sono cinque...e mezzo !
Il cuore, organo che simbolicamente rappresenta il sentimento umano, è forse la chiave di lettura di un'opera nel suo insieme.
Luigi Pruneti, scrittore, saggista, nonchè Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro di una fra le più importanti Obbedienze massoniche italiane - la Gran Loggia d'Italia - è riuscito, in un corposo ed approfondito volume, a raccontare l'esoterico nella letteratura.
"Il sentiero del bosco incantato" (La Gaia Scienza Editrice), con prefazione dell'editore Antonio Tiberio Dobrynia, è un viaggio che parte dall'antichità per giungere alla modernità del fumetto, alla ricerca dei molteplici significati spirituali delle opere letterarie che, almeno una volta nella vita, ci sono capitate sotto gli occhi.
E' un viaggio che parte da Omero, dall'Odissea, dall'Eneide, dall'Antica Grecia la cui cultura è alla base della civiltà occidentale, passa per Dante, probabilmente iniziato alla setta dei "Fedeli d'Amore", il quale, per mezzo delle sue opere ha tentato un rinnovamento della cristianità, farcendo di simboli esoterici e misterici la sua "Divina Commedia". E poi il Rinascimento e dunque l'Umanesimo e la rinnovata ricerca spirituale in appositi circoli culturali atti a diffondere l'antico "Corpus Hermeticum", redatto dal mitologico Ermete Trimegisto, testo all'origine della moderna alchimia.
Luigi Pruneti non può, successivamente, non parlare dei Rosa-Croce e delle opere dei ricercatori spirituali a cavallo fra il 1500 ed il 1600, quali Elias Ashmole, Robert Fludd, Jacob Bohme, John Dee, Micheal Maier ed Emanuel Swedemborg e dunque inquadrarle quale origine e base della moderna Massoneria, nata ufficialmente nel 1717, a Londra e successivamente diffusa in tutta Europa, Asia e nel Nuovo Continente, quale confraternita universale alla ricerca dell'antica Gnosi, della spiritualità autentica ed ostacolata dalle Religioni Istituzionalizzate ed alla ricerca di quella fratellanza universale senza distinzioni così difficile da ottenere non solo nei secoli bui, ma persino in epoca moderna.
Troviamo qui, dunque, le opere letterarie e le commedie di Carlo Goldoni, massone che parlerà di Massoneria persino nelle celebri "Le donne curiose", ma anche quelle del già massone Vittorio Alfieri, nonchè gli accenni alla massoneria di Giacomo Casanova.
Se il Secolo dei Lumi, degna prosecuzione del Rinascimento umanista, sarà il secolo del rinnovamento spirituale senza dogmi, il XIX secolo conoscerà fasi alterne, con l'approssimarsi di correnti antimassoniche che già avevano colpito a morte due illustri vittime nel '700: il poeta Tommaso Crudeli ed il conte Alessandro Cagliostro, torturati ed uccisi dall'Inquisizione cattolica unicamente in quanto massoni ed esoteristi.
L''800 europeo conoscerà dunque le follie di Léo Taxil, già ex massone ed anticlericale, il quale si avvicinerà al clericalismo ed inizierà a scrivere opere antimassoniche nelle quali descriverà i massoni come adoratori del Demonio e le tornate di loggia quali sabba satanici. Alla fine, ad ogni modo, sarà lo stesso Taxil a spiegare che si era trattata di una burla, ma le sue opere sono ancora oggi ritenute veritiere, in particolare da settori clericali e amanti delle cosiddette "teorie del complotto".
L'800, ad ogni modo, come spiega Luigi Pruneti, sarà però anche caratterizzato da una fervente letteratura anticlericale nella quale, in particolare in Italia, ritroviamo la penna di massoni celebri: Giosue Carducci in primis, Vate della Terza Italia, ma anche il Generale Giuseppe Garibaldi, autore di "Clelia il governo dei preti".
In Europa, fra gli autori che più di altri utilizzarono le loro conoscenze esoteriche al fine di celarle nelle loro opere, ritroviamo Jules Verne ed Edward Bulwer-Lytton. Pensiamo ad esempio al "Viaggio al centro della Terra" di Verne, vera e propria allegoria iniziatica, oppure allo "Zanoni" di Bulwer-Lytton, oppure a "La razza ventura", in cui racconta di un ameno popolo sotterraneo ed in ciò è ravvisabile anche una certa influenza da parte della celebre occultista Madame Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, allora molto conosciuta ed apprezzata fra i ricercatori dello spirito ottocenteschi.
Capitolo curioso e molto interessante è quello riservato a Gabriele D'Annunzio, già iniziato alla Serenissima Gran Loggia d'Italia ed amante dell'esoterico, riscontrabile ad esempio nelle liriche dell'"Alcyone", così come in altri celebri autori del '900 quali Herman Hesse, Marguerite Yourcenar, Jorge Luis Borges, sino al celebrerrimo Tolkien e la sua letteratura cosiddetta fantasy, che celebra le antiche Tradizioni del Nord Europa.
Nemmeno le fiabe e le favole sono escluse dalla tradizione esoterica. Luigi Pruneti, infatti, ci parla del "Pinocchio" di Carlo Collodi, viaggio iniziatico di un pezzo di legno - allegoria della pietra grezza - che giunge, dopo numerosissime prove, alla consapevolezza e diventa essere in carne ed ossa, pensante, che giunge a comprendere i valori della Verità, alla Bellezza ed alla Bontà.
In questa disamina dell'esoterismo nelle opere letterarie, non possono mancare i fumetti.
Il celebre fumettista veneziano Hugo Pratt, già massone della Gran Loggia d'Italia iniziato presso la Loggia Hermes e profondo viaggiatore e conoscitore delle culture e civiltà del mondo, con il suo "Corto Maltese", celebrerà l'esoterismo nel fumetto.
Corto Maltese, il marinaio, il viaggiatore, il profano alla ricerca di mondi sconosciuti, il paladino della libertà e dell'emancipazione senza bandiera, è l'esempio fumettistico più azzeccato in questo senso. In "Favola di Venezia", Hugo Pratt, inserirà persino alcuni suoi Fratelli di Loggia, oltre che la mitologica Clavicola di Salomone, ricercata da Corto Maltese.
Luigi Pruneti, ad ogni modo, si sofferma anche ad analizzare fumetti più - per così dire - "commerciali" quali Dampyr e Dylan Dog, portatori e veicolatori di valori positivi ed attinenti alla realtà nella quale viviamo.
L'ultimo capitolo de "Il sentiero del bosco incantato" è dedicato ai simpatici omini blu, ovvero i Puffi, erroneamente creduti da molti quali allegoria dei massoni, aspetto che, purtuttavia, Pruneti sembra escludere e sfatare.
Il saggio di Luigi Pruneti qui per sommi capi riassunto è, ad ogni modo, un'utilissima guida per tutti coloro i quali intendono o intenderanno approcciarsi alla letteratura, sia essa classica, avventurosa o fumettistica, con occhio attento e critico. Alla ricerca di significati percepibili...con quel quinto senso e mezzo presente solo nel cuore di chi sa ascoltare.

Luca Bagatin



2 settembre 2009

Pier Carpi e il Venerabile

STORIA DI UN AUTORE TRISTEMENTE DIMENTICATO A CAUSA DI UNA TRAGEDIA SCRITTA DA GIGANTI, MA RECITATA DA NANI IMPAZZITI (come egli stesso ebbe a dire)
di Luca Bagatin

Ho scoperto Pier Carpi aggirandomi, come spesso mi accade, fra la sezione esoterismo di una nota libreria veneziana.
"Le profezie di Papa Giovanni XXIII" fu il primo suo libro che lessi d'un fiato. Fu solo poi che scoprii che Pier Carpi (pseudonimo di Piero Arnaldo Carpi), emiliano, classe 1940, era prima di tutto conosciuto - specie negli anni '60 '70 - come fumettista e finanche giallista, autore de "Il romanzo di Diabolik", di molte storie a fumetti di Topolino e finanche di qualche numero di "Martin Mystere" della Sergio Bonelli Editore, in collaborazione con l'ottimo Alfredo Castelli, con il quale fonderà anche la rivista "Horror" nel 1970.
Da allora ricercai tutto su di lui, ma trovai ben poco. Quasi tutte le sue opere sono fuori catalogo da tempo, forse finanche da prima della sua prematura morte, avvenuta nel giugno del 2000.
Approfondii sulle pagine da lui magistralmente scritte in “Cagliostro il Taumaturgo”, la figura del conte Alessandro Cagliostro (di cui realizzò anche un film, nel 1974, oggi pressoché introvabile, con la sceneggiatura anche di un'insospettabile Enrica Bonaccorti), scoprendo che egli era un autentico Grande Iniziato e non l'imbroglione Giuseppe Balsamo come l'Inquisizione avrebbe voluto far credere. Mi immersi nel mondo degli imbroglioni dell'occulto con "I mercanti dell'occulto" e consigliai quel libro, con ironia ed una punta di disprezzo, alle varie fattucchiere ed imbonitrici nelle quali - in occasioni sporadiche ed assolutamente accidentali - mi capitò d'imbattermi.
E poi approfondii la figura di Licio Gelli, di cui Pier Carpi fu amico per tutta la vita e che ebbe il coraggio di riabilitare nel saggio “Il caso Gelli”, del 1982, ove dimostrò come l'inchiesta sulla P2 non fosse che una bolla di sapone costruita ad arte dal Potere politico dell'epoca per nascondere le sue malefatte.
E proprio di recente ho avuto la fortuna di trovare ed acquistare uno fra gli ultimi romanzi-verità di Pier Carpi, scritto nel 1993, sulla figura di Gelli: "Il Venerabile", edito dal suo amico tipografo Ivo Zarotti con il quale collaborò in gioventù. Romanzo dal quale avrebbe voluto trarre una sceneggiatura per un film.
Ne "Il Venerabile" Carpi ricostruisce, a mò di romanzo, la biografia di Gelli, ma anche la storia della sua stessa vita. Ovvero di quando Carpi crebbe in un orfanotrofio, maltrattato e vilipeso, e successivamente cresciuto con amore dai frati benedettini. Del suo incontro, a sedici anni, con la moglia Franca Bigliardi che ancora oggi ne onora la memoria.
E poi della sua amicizia-inimicizia con il disegnatore Hugo Pratt, della sua carriera come fumettista, regista e ricercatore del mistero. E dunque le sue ricerche sulla Massoneria che lo portarono a collaborare direttamente con la Loggia P2 del Grande Oriente d'Italia ai tempi della Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Loggia discreta, per nulla segreta, come fu erroneamente fatto credere. Visto che nell'Obbedienza di Palazzo Giustiniani non esistono, sino a prova contraria, Logge segrete o presunte tali.
A Pier Carpi capitò infatti di collaborare con la P2 quando ancora Licio Gelli era un Signor Nessuno, per così dire.
In qualità di giornalista, infatti, gli fu chiesto da alcuni membri della P2 di intervistare Vittorio Emanuele - il Re d'Italia in esilio in Svizzera - e Marina Doria. Vittorio Emanuele era allora membro di spicco della P2 e ben presto divenne molto amico di Pier Carpi e della moglie.
A Carpi venne dunque in mente di studiare la questione al fine di far concedere il riconoscimento del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (fondatrice della Massoneria speculativa nel 1717). E pensò di farlo proprio per mezzo di Vittorio Emanuele che, essendo massone d'origine nobile, avrebbe potuto convincere il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia inglese di diritto, a concedere il riconoscimento ufficiale al GOI.
Così puntualmente avvenne. E pochissimi sanno che fu proprio merito del nostro Pier Carpi (tale riconoscimento fu revocato nel periodo successivo al presunto scandalo P2).
Fu così purtuttavia che Pier Carpi si trovò inserito a sua insaputa (lo seppe solo tempo dopo) nelle liste della P2, pur non essendo mai stato iniziato regolarmente alla Massoneria.
Tempo dopo ebbe modo di conoscere Licio Gelli e fu in quell'occasione che diventarono molto amici.
Ne "Il Venerabile", appunto, Carpi ci mostra il Gelli dei tempi del Fascismo, ardito nella Guerra di Spagna e successivamente in Albania. Capo del Fascio di Pistoia, ma anche filantropo nei confronti dei molti ebrei e compaesani partigiani che salvò dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Un Gelli sicuramente calcolatore, fascista convinto, ma anche umano. Come la Storia - scritta e spesso mistificata sempre dai vincitori - non ce lo ha mai presentato.
Fu allorquando scoppiò il presunto scandalo P2 che Pier Carpi si trovò seriamente nei guai, pur non avendo commesso nulla.
Come amico di Gelli ed iscritto nei registri della Loggia, si vide ingiustamente indagato, vilipeso e non riuscì neppure più a lavorare. Le sue condizioni di salute, peraltro, si aggravarono e lo porteranno, come sopra scritto, ad una prematura morte all'età di 60 anni.
In questo suo romanzo-verità, dunque, egli racconta tutto ciò, non risparmiando nulla. Chiarendo, come successivamente i fatti si incaricheranno di chiarire, che la P2 era una Loggia discreta, non segreta, che di massonico aveva ben poco, certo, ma che non aveva né intenzione di complottare contro lo Stato né altro illecito scopo.
Licio Gelli aveva unicamente in testa l'obiettivo di rendere la Massoneria italiana un'organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano di Rinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni '70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c'entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all'indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via....
Pier Carpi, sostanzialmente, queste cose le spiegò ne “Il caso Gelli” e successivamente le riprese nel romanzo-verità di cui stiamo parlando.
Libri che gli costarono davvero l'isolamento fisico e morale nel panorama culturale italiano d'allora, spesso monolitico, poco incline all'approfondimento, chino nei confronti del Potere (quello vero !).
E fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l'ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo.
Peccato purtuttavia che Licio Gelli, oggi completamente riabilitato, si sia totalmente dimenticato dell'amico Pier Carpi e della moglie, la scrittrice Franca Bigliardi (nota per aver scritto “Il ventre di Maria”) già sopra citata, che si trova oggi in condizioni economiche precarie al punto di essersi trovata costretta a vendere tutti i diritti del marito per pochi euro.
Oggi, di Pier Carpi, ci rimane dunque solo un piccolo Centro Studi (piercarpi.interfree.it) messo in piedi dalla stessa moglie e da Salvatore Vaglica, amico e procuratore dello scrittore, e che vorrei ringraziare per la collaborazione prestatami per la redazione di questo mio pezzo. Entrambi hanno annunciato che sarà presto ripubblicato di Pier Carpi il primo numero del “Romanzo di Diabolik”, nel '67 edito da Sansoni ed oggi curato dalla Larus Edizioni e che sarà distribuito in tutte le librerie.
E' volontà del Centro Studi intitolato a Pier Carpi, dunque, la ripubblicazione di tutte le sue opere, negli anni a venire.
Un primo importante passo per far tornare alla ribalta un grande maestro della letteratura, del cinema, del fumetto e dell'esoterismo serio e chi scrive è sin d'ora ben intenzionato a proseguire la collaborazione con il Centro Studi Pier Carpi per la promozione di tali opere, con profondo senso di gratitudine ed ammirazione.

Luca Bagatin

Un giovane Pier Carpi e, qui di seguito, alcuni dei suoi successi editoriali, fumettistici, cinematografici e saggistici fra gli anni '60 e gli anni '90




21 agosto 2009

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