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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 febbraio 2009

FEBBRAIO: MESE DI LAICITA'



Sarà per merito (o colpa) del fato, ma il mese di febbraio è indubbiamente il periodo più denso di avvenumenti "caldi" per chi milita o ha militato nella cosiddetta area laica-liberaldemocratica-liberalsocialista e di libero pensiero.
Non saprei francamente da dove iniziare, ma credo sia il carso di iniziare in ordine cronologico.
Il 9 febbraio si commemora il 160esimo anniversario della Repubblica Romana (1849) che vide protagonisti Mazzini, Garibaldi, Aurelio Saffi, Gofferdo Mameli e molti altri rivoluzionari repubblicani e patrioti che per 5 mesi riuscirono a costituire nello Stato pontificio una piccola repubblica democratica estromettendo il Papa dai suoi poteri temporali. Una repubblica la cui Costituzione rispecchiò in linea generale la Costituzione degli Stati Uniti d'America (che risentì negli anni successivi di un forte influsso mazziniano, oltre che chiaramente essere imprtontata ai valori massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà) e di quella italiana attuale.
Il 9 febbraio di 42 anni fa moriva poi un grande ed encomiabile "ribelle" del liberalsocialismo: Ernesto Rossi. Un "democratico ribelle" come passò poi alla storia. Una storia ingrata che spesso dimentica questa fondamentale figura del Partito d'Azione, dell'antifascismo, dell'anticomunismo, dell'anticlericalismo e del socialismo liberale italiano. Ernesto Rossi fu uomo politico in prima linea nella denuncia delle angherie del regime corporativo fascista (segnaliamo il celebre "Il manganello e l'aspersorio"). Dopo la caduta del regime mussoliniano e l'avvento di quello democristiano, fu fervente anticlericale denunciando l'ingerenza del Vaticano nella politica e nella cultura italiana (si ricordino le mitiche "Pagine anticlericali").  La sua arguta e brillante penna contribuì alla fondazione del settimanale laico e liberale "Il Mondo" diretto da Mario Pannunzio (in cui collaborò poi tutta la "créme" liberalsocialista e repubblicana del dopoguerra da Gaetano Salvemini a Ugo La Malfa passando per Vittorio De Caprariis, Bendetto Croce, Einaudi e financo un giovanissimo Marco Pannella) nel quale non mancavano mai le sue inchieste sul malaffare politico e finanziario del nostro Belpaese denunciando in particolare l'oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con l’aiuto dell’intervento pubblico, secondo la consueta «comoda politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite».
Proseguendo nel nostro excursus sugli avvenimeti cruciali di questi giorni, come non ricordare il centenario della morte (16 febbraio 1907) del Vate del Risorgimento ovvero di Giosue (senza l'accento finale, mi raccomando !) Carducci di cui è recentissimamente uscita una approfondita biografia dello storico Aldo A. Mola edita da Bompiani: "Giosue Carducci: scrittore, politico, massone". Chi scrive ammira il Carducci non solo in quanto la sua celebre poesia "San Martino" fu l'unica che ebbe facilità ad imparare ai tempi della scuola elementare, quanto piuttosto per i versi dell'"Inno a Satana", componimento scritto dal Poeta in una notte e assai poco conosciuto (a causa di una certa cultura clericale onnipresente quando c'è da mistificare la Bellezza e la Verità dell'umana espressione che attinge da un cuore puro e sincero). Ricordiamo qui: "Via l'aspersorio/prete, e il tuo metro! No, prete, Satana/Non torna in dietro!" ove il suo Satana è in realtà, come ci ricorda lo stesso Prof. Mola: "il Dio della libertà che sconfigge il Geova dei sacerdoti, ossia il clericalismo bigotto, invadente negli affari di Stato e ostacolo al progresso sociale." Carducci ha insomma la stessa visione del Divino che hanno i mazziniani e gli gnostici come il frate domenicano di Nola, Giordano Bruno, condannato al rogo dalla Chiesa cattolica ed ivi morto il 17 febbraio 1600 per aver affermato che «Cristo non era Dio ma un mago incredibilmente abile" e che "L'universo è infinito e contiene un numero similmente infinito di mondi, e che tutti sarebbero abitati da esseri intelligenti" oltre che per la sua visione di Dio come immanente ovvero che "il Divino che è il Tutto, e del Tutto che è il Divino". Giordano Bruno fu un libero pensatore gnostico che attinse le sue Conoscenze per mezzo dell'esperienza diretta (unione con il Divino) ed i suoi studi ermetici (da Ermete Trimegisto, il Dio Thot degli Egizi) ed i quali meriterebbero un articolo di approfondimento a parte. Ci limitiamo qui a riportare queste mere nozioni che auspichiamo siano utili a coloro i quali vogliano approfondire l'argomento.
L'8 febbraio del 2007 è invece venuta a mancare una militante che ha fatto sognare molte donne negli anni '70: Adele Faccio. Grazie ad Adele (nonché ad Emma Bonino e a Marco Pannella), oggi le donne sono più libere e consapevoli dei loro diritti. Grazie al carcere che ha dovuto affrontare per aver dichiarato pubblicamente di aver interrotto volontariamente una gravidanza oggi vi è una legge sull'aborto che tutela le donne e le loro scelte consapevoli (grazie alla quale fra l'altro gli aborti si sono ridotti e quelli clandestini in condizioni inumane sono pressoché completamente scomparsi). Come non equiparare Adele Faccio ai grandi del Risorgimento e della Resistenza antifascista libertaria e socialista.
In questo febbraio 2009 è invece venuta a mancare Eluana Englaro, il cui spirito è finalmente stato liberato da un corpo reso vegetale.
La sua dipartita ha riaperto la vecchia frattura fra laico liberali e cattolici fondamentalisti.
Che questo febbraio 2009 ci porti consiglio e buone nuove per un avvenire che auspichiamo essere più civile, democratico, europeo ed occidentale. E che veda contrapposti unicamente Liberali e Conservatori.



Luca Bagatin



29 settembre 2008

Il ruolo dei Laici e dei Liberali per il futuro dell'Italia



Massimo Teodori, professore di Storia delle istituzioni degli Stati Uniti d'America all'Università di Perugia e già parlamentare del Partito Radicale prima e di Forza Italia poi, con "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista", completa un po' il ciclo di quei libri "clandestini" e "vieti" in quest'Italia, appunto, che ha visto i laici, liberaldemocratici, repubblicani e liberalsocialisti, relegati da sempre in un ruolo marginale. Pur essendo i vincitori della Storia e avendo costruito anche in questo Paese, le fondamenta di uno Stato civile, democratico e liberale.
Altro libro "vieto" è l'ormai quasi introvabile "Il Mondo 1949/66: Ragione ed illusione borghese" di Paolo Bonetti ed edito da Laterza negli anni che furono e che narra l'avventura del liberale Mario Pannunzio, del suo settimanale laico e dei suoi redattori "pazzi malinconici", già provenienti dalle file del Partito d'Azione, del Partito Repubblicano e del Partito Liberale. Nonché i contributi di quei socialisti in dissenso con la linea marxista del Psi di allora.
Massimo Teodori ci regalò anche, non molti anni fa, un volumetto da lui curato dal titolo "L'anticomunismo democratico in Italia: Liberali e Socialisti che non taquero su Stalin e Togliatti", edito dalla Fondazione Liberal ed in cui sono raccolti gli scritti di quei democratici e antifascisti italiani che si opposero con pari forza al comunismo sovietico ed italiano, con le sue violenze ed il suo autoritarismo.
Infine, sempre il Teodori, scrisse un pamphlet di denuncia nei confronti dei cosiddetti "atei devoti" o "laici pentiti", ovvero tutti quei politici e intellettuali che, partendo da posizioni laiche o financo atee, si ritrovano oggi a reggere la veste del Papa dei cattolici e plaudono alle sue ingerenze nella politica dello Stato Italiano.
Con "Storia dei laici", abbiamo ulteriormente modo di approfondire un antico filone storico e culturale che ha le sue radici nel Risorgimento mazziniano, garibaldino e cavouriano e che prosegue nella costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso da una parte e nell'edificazione dell'Italia Liberale dall'altra.
E così, la lotta al fascismo prima in nome della Repubblica ed al comunismo in nome della Libertà e dei valori occidentali passando per la lotta ai monopoli, ai Poteri Forti, alla speculazione edilizia, per il divorzio e la suola pubblica.
E così si va da Salvemini a Pannunzio, da Ernesto Rossi a Luigi Einaudi e Ugo La Malfa.
Pazzi malinconici, ma mai velleitari. Lucidi sognatori in perenne dialogo ed al governo con la Democrazia Cristiana, ma capaci di offrire un'alternativa ed un'argine laico ed occidentale ad essa ed al suo clericalismo imperante.
I laici di allora sognavano una Terza Forza liberaldemocratica e liberalsocialista che li unificasse. Il progetto fallì miseramente, spesso a causa di divisioni e gelosie dei vari partiti di riferimento.
Una riflessione sulla situazione attuale si impone.
Io sono fra coloro i quali ritengono che non si possa minimamente stare dalla parte dell'attuale opposizione di matrice cattocomunista e inconsistente su tutti i fronti, oltre che alleata ad un partito reazionario come l'Italia dei Valori.
L'attuale governo Berlusconi non è la panacea di tutti i mali, ma ha saputo dimostrare di risolverne taluni con misure liberali e financo socialiste: dalla cosiddetta Robin Tax sui petrolieri, alla lotta ai fannulloni, alla detassazione degli straordinari, all'emergenza rifiuti in Campania, alla recente proposta di Brunetta in favore dei diritti alle coppie di fatto.
Non a caso gli storici partiti laici (dal PLI al PRI al Nuovo PSI ai Riformatori Liberali) hanno, negli anni, preferito sostenere sempre la CdL o il PdL piuttosto che l'Ulivo o il Pd.
Certo, trattasi di un governo a sovranità limitata (Berlusconi non è eterno) e con, ahinoi, forti componenti reazionarie e sfasciste (penso alla fallimentare e proibizionista "guerra alla droga" o alla "guerra alle puttane e relativi cllienti").
E' per questo che oggi si può e si deve costruire l'alternativa per l'alternanza (come diceva Pannella, peccato che lui sia così confusionista da essere finito in pasto ai nipotini di Berlinguer e di Dossetti).
L'alternativa a partire dal sostegno contingente a questo governo, ma per garantire, nell'arco dei prossimi 5-10 anni, un'alternanza alla conservazione del PdL.
Per costruire un vero Partito della Libertà, della Laicità, della Democrazia Liberale. Un partito ancorato all'Internazionale Liberale e all'ELDR e che possa finalmente garantire anche all'Italia un vero bipolarismo o bipartitismo, se è questo che la maggioranza degli italiani vuole.
Ma un vero bipartitismo-bipolarismo, presuppone l'esistenza di culture politiche omogenee e radicate nella Storia dell'Europa e dell'Occidente.
E quindi: Liberali contro Conservatori.
Mi viene in mente la Gran Bretagna, ma anche la Francia, ove i laburisti e i socialisti hanno perso tutto il loro appeal riformatore, mentre i liberali avanzano. Portatori di nuovi diritti, di nuove opportunità individuali e quindi sociali.
In Italia la cosiddetta sinistra ha spazzato via il Partito Socialista prima, osteggia da sempre i Laici e i Liberali e, quando decide di fare opposizione, si appella al parolaio Di Pietro e ai suoi girotondi modaioli.
E' anche per questo che i Laici e quindi i Liberali di cui parla anche Massimo Teodori nel suo saggio, forti della loro Storia e cultura di governo, avrebbero la possibilità di fare un salto di qualità.
Non tanto e non solo per il loro bene, quanto per quello dell'Italia che altrimenti non conoscerà mai più una vera alternanza di governo capace di garantire il futuro a tutti noi ed alle generazioni future.

Luca Bagatin



5 dicembre 2007

RIFLESSIONI POLITICHE


Da diverso tempo sto riflettendo sulla relazione fra la politica italiana di oggi e quella di ieri e sulla relazione fra la politica di ieri, quella di oggi e l'attuale società italiana.
Perché, infatti, mentre nel 1892 ci fu l'esigenza di costituire un grande partito dei lavoratori denominato Partito Socialista e nel 1895 si costituì un'altro grande partito della democrazia e del lavoro che prese il nome di Partito Repubblicano, con moltitudini di iscritti e simpatizzanti disposti financo a morire per il proprio ideale, oggi abbiamo solo dei contenitori mediocri fatti di parole vuote, composti da molti generali e da poco esercito e soprattutto fondati sullo slogan e su mirate campagne di marketing fini a sé stesse ?
Per carità, non ho nulla contro il marketing: figuriamoci, ne sono un sostenitore. Ma, nel momento in cui, per avere "appeal" si fa un uso pressoché unico di tale strumento di comunicazione allora significa non avere, nei fatti, alcun contenuto.
Ora, sappiamo tutti che le idologie sono crollate, e che per varie vicissitudini si è passati da una Prima ad una Seconda Repubblica.
Non voglio però qui entrare nello specifico, in quanto rischierei di andare anche troppo fuori tema.
Ritorno quindi a bomba: mentre alla fine dell'800 sono sorti dei partiti che miravano all'emancipazione dell'individuo e che sorgevano spesso dalla base dei lavoratori, dei cooperatori, dei piccoli produttori, di intellettuali borghesi....dagli anni '90 ad oggi abbiamo assistito alla nascita di "partiti di plastica", con pochi militanti e molti generali. Partiti basati spesso su figure carismatiche e appoggiati da grandi gruppi industriali, bancari e della comunicazione mediatica.
Questo tanto a "destra" quanto a "sinistra".
Peraltro bisognerebbe aprire una parentesi: dagli anni '90 ad oggi l'Italia conobbe e conosce una strana "destra", tutt'altro che liberale, costituita dagli eredi del fascismo, dai leghisti e da un partito non meglio definito ideologicamente guidato da un imprenditore estraneo alla politica. Allo stesso identico modo il nostro Paese conobbe e conosce una strana "sinistra" capitanata ed egemonizzata da ex comunisti ed ex democristiani.
Le forze della democrazia laica e liberale (Liberali, Socialisti, Repubblicani) erano completamente stati spazzati via, come nel fascismo e tutt'ora faticano a riemergere.
Ecco che oggi assistiamo ad un'ulteriore "mutazione genetica" nei cosiddetti "partiti di massa", ulteriormente svuotati da qualsiasi radice storica e culturale italiana ed europea: da una parte abbiamo un Partito Democratico (fusione fra post comunisti e post democristiani) e dall'altra un Partito delle Libertà.
Curiosa mutazione davvero se pensiamo che questi due "supermercati" di "libertà" e "democrazia" si trovano ad operare in  un Paese a scarsa vocazione democratica e liberale: si pensi specialmente alla sua storia recente e relativamente recente fatta anche di divieti a particolari settori della ricerca scientifica, di regole non certe per quanto concerne la giustizia, di impossibilità per le coppie non sposate di vedersi riconosciuti diritti naturali, di mantenimento di aziende di Stato tutt'altro che in ottima salute, di scarso rispetto ed applicazione della Costituzione Repubblicana e si potrebbe continuare.
Ho cercato così di fotografare la situazione attuale che potrei allargare anche alle varie Costituenti socialiste e liberaldemocratico-repubblicane.
Che senso ha continuare ad affannarsi senza una base militante solida ?
La base militante si forma o si dovrebbe di norma formare su esigenze concrete.
Oggi la base militante è scarsa. In compenso abbiamo moltissimi individui che inseguono facili slogan, promesse di futuri radiosi, e tutto quanto si fa loro bere per mezzo dei mass media.
Un tempo ci si aggregava attorno ad un'idea, ad un progetto, ad un 'iniziativa.
Oggi ci si disgrega di fronte al telegiornale, alla partita di calcio, e nei vari centri commerciali: ciascuno alla ricerca dell'ultimo modello di telefonino.
Ed i prezzi, intanto, sono in aumento. E nessuno si chiede il perché o il percome e ciascuno continua a votare il suo Partito Democratico del Popolo Libero di Bananas.
Mi chiedo quante persone riflettano su queste semplici questioni.
E mi chiedo quante persone abbiano veramente la volontà di studiare ed approfondire la storia e la cultura financo politica del nostro Paese: dal glorioso Risorgimento sino all'Involuzione della Seconda Repubblica. Già sarebbe qualcosa, credetemi.
In questi giorni sul mio blog, non a caso, ho postato un brano tratto da "Lo straniero misterioso" di Mark Twain. In esso si spiega chiaramente come in generale la "maggioranza" sia facilmente preda di una  "minoranza" di individui che fanno più baccano e di come proprio in questo modo le monarchie, le oligarchie politiche e le religioni istituzionalizzate abbiano preso tanto piede nella Storia al punto di soggiogare il popolo bue.
Mi chiedo quanto ancora dovremo vedere ripetersi questa emblematica scena specie un un Paese medievale come il nostro ove si preferisce lanciare il sasso e nascondere la mano e soprattutto tenersi saldo il prosciutto sugli occhi per evitare, spesso, di pensare.



Luca Bagatin



10 novembre 2007

La necessità dei Laici e dei Liberali di organizzarsi

Vorrei qui di seguito sottoporvi quest'ottimo intervento del prof. Massimo Teodori (il cui sito web è fra l'altro inserito fra i link del mio blog nella colonna alla vostra sinistra), ex parlamentare ed attivista liberale storico, il quale con semplicità di linguaggio delinea una concreta prospettiva politica per i laici, i democratici (quelli veri !) ed i liberali italiani pur in quest'Italia arretrata sotto ogni punto di vista "grazie" agli illiberali della destra e della sinistra nostrane ed alle loro (in)culture politiche (clericali, fasciste, comuniste).

Luca Bagatin


I compiti dei Liberaldemocratici Intervento al recente convegno di Milano

Identità, autonomia, necessità di organizzarsi

Intervento al convegno milanese "Verso la Costituente Liberaldemocratica Europea", 26 ottobre 2007, organizzato dalla Voce Repubblicana.

di Massimo Teodori

Il problema dei membri della famiglia liberale oggi – intendendo con questo termine l'intero arco dei liberali, liberaldemocratici e, più in generale, dei democratici-laici come i repubblicani – non è di sottolineare le differenze che li dividono al loro interno in politica economica e sociale, ma al contrario di accentuare le grandi differenze che li separano dai non-liberali: statalisti, corporativisti, consociativisti, clericali, ecc. Per quanto grandi siano le distanze che dividono i liberisti dai keynesiani, i moderati dai progressisti, i moderati laici dagli accaniti anticlericali, esse sono sempre assai minori dalle distanze che li separano dai non liberali.
Nel dopoguerra la famiglia liberal-democratica ha contato sempre e solo – anche se poco – quando si è affidata alle proprie forze. Nella prima repubblica ha contato un po', quanto ad efficacia politica, e non per testimonianza ideale, allorché operavano i partiti cosiddetti "minori" – Pli, Pri e Psdi – condizionando prima il centrismo di De Gasperi e poi il centrosinistra con il Psi. I radicali, poi, negli anni Sessanta e Settanta fino a metà anni Ottanta hanno aggiunto l'efficacia della leva esterna dei referendum e dei movimenti extraparlamentari che sostenevano l'azione istituzionale fino a quando Pannella non si è avvoltolato sul suo ego ipertrofico.
In realtà, nei quarant'anni della Repubblica i democratici laici hanno contato ancora meno del loro peso elettorale (complessivamente oscillante tra il quarto e il quinto dell'elettorato comprendente anche il Psi da quando è divenuto autonomo dal Pci) a causa della loro frammentazione nella società e nelle istituzioni. Gli azionisti prima, Saragat, La Malfa e Malagodi poi, sono stati più interessati alla loro specifica identità che alla formazione di una grande forza liberaldemocratica europea contrapposta a democristiani e comunisti. Bettino Craxi l'ha tentata ma è andato a finire come tutti sanno. Pannella ha sprecato il credito che aveva acquisito nel paese inseguendo fumisterie e narcisismi.
E' vero che nella seconda Repubblica il bipolarismo con l'alternativa è stato una grande conquista politico-istituzionale che ha completato in qualche modo la democrazia italiana dopo gli anni del sistema bloccato proprio per mancanza di alternativa. Ma, contrariamente a quel che molti di noi speravano con la fine dell'unità politica dei cattolici nella Dc, l'efficacia in pratica della politica liberaldemocratica è spaventosamente diminuita sia quando ha governato il centrodestra che quando ha guidato il paese il centrosinistra.
L'uno è divenuto un coacervo clerico-moderato-corporativo e l'altro un distillato dei peggiori vizi democristiani di sinistra e comunisti. E le presenze individuali dei liberali in entrambe le coalizioni, per quanto rispettabilissime, non hanno dato alcun risultato in termini di politica liberale. Potevamo che sperare che così non fosse, ma non possiamo nascondere che questo è il vero bilancio della stagione del bipolarismo della Seconda Repubblica.
Il nostro problema oggi si può ridurre - schematicamente – a tre concetti: identità, autonomia, autorganizzazione.
L'identità significa che i nostri partiti, gruppi e personalità devono attestarsi su pochi e qualificanti punti da tenere ben fermi, sia in politica istituzionale che in politica economica e sociale e nell'area delle libertà e dei diritti civili.
L'autonomia riguarda l'obiettivo da perseguire: prima di qualsiasi alleanza, intesa e patto in qualsiasi direzione, è indispensabile costituirsi in soggetto politico autonomo ben riconoscibile, pragmatico, non velleitario, fermo non solo sui propri valori ideali - che sono quel che sono – ma anche sui propri obiettivi politici.
Autorganizzazione significa che occorre dare braccia e gambe capaci di agire e camminare in autonomia nella lotta politica e non solo nella battaglia delle idee. Questo non significa splendido isolamento e integralismo ma soltanto che le intese, i patti e le alleanze si fanno dopo e non prima che si sia verificata la possibilità di camminare da soli.
So bene che la questione delle leggi elettorali è l'imbuto attraverso cui deve passare un soggetto politico autonomo. Ma questo aspetto, per quanto essenziale e condizionante, va affrontato dopo che si è verificato se e come deve vivere un autonomo soggetto liberaldemocratico identitario. Altrimenti non saremo altro che dei postulanti presi a calci nel sedere.
Il dramma dell'Italia è sempre stato la mancanza di una forza liberale modernizzatrice europea per cui siamo stati sempre in balia di comunisti e post-comunisti, democristiani e post-democristiani, di fascisti e post-fascisti. Ciò è dipeso anche dall'indole dei leader della famiglia liberaldemocratica, attenti più alle proprie pulsioni esistenzial-individualistiche che non all'interesse generale del paese per efficacia politica.
Anche oggi sono personalmente scettico che si riesca a fare qualcosa. Se tuttavia vi è un certo numero di forze, di gruppi e di persone, per quanto minoritarie, che vogliono fare questa scommessa senza la riserva mentale di andare a bussare individualmente alla porta di questo o di quello, il gioco vale la candela. Come ho fatto per cinquant'anni della mia vita politica, sempre impegnato nell'avventura dell'unità laico-democratica per l'affermazione dei valori liberali, dichiaro che non posso non essere della partita.



8 ottobre 2007

IL RADICAL-OPPORTUNISMO DI "ER CAPEZZA"


Daniele Capezzone mi è diventato simpatico solo quando l'ho
conosciuto personalmente a cena, diversi anni fa.
Prima, la sua faccia da "bravo ragazzo saputello universitario
salutista non fumatore", mi dava semplicemente sui nervi. E ricordo
che glielo dissi, purtuttavia auto-denunciando ed auto-ammonendo il mio pre-giudiizio.
Successivamente continuai a seguire con attenzione le sue iniziative
sino a lodare le ultime uscite contro il peggior governo della
Repubblica: l'esecutivo Prodi.
Ho anche aderito al suo manifesto programmatico in 13 punti liberali
(vedi www.decidere.net) e ne ho scritto più volte.
Purtuttavia, al di là ed oltre le lodevoli istanze ed iniziative trasversali di
Capezzone, peccato che si debba constatare un certo suo opportunismo.
In primo luogo, egli, pur avendolo contestato, non ha affatto fatto cadere il
governo; in secondo luogo non si è affatto dimesso dal Gruppo parlamentare
della Rosa nel Pugno nel quale è stato eletto, ma dal quale ha preso le
distanze e, per terzo, non si è dimesso nemmeno da Presidente della Commissione
attività produttive della Camera dei Deputati.
"Er Capezza" pare che, fondando Decidere.net, volesse un movimento "fuori dal sistema",
lontano dai "partiti" (visti, chissà perché, come fumo negli occhi in sé).
Peccato che lui stesso pare essere uno di queli che nel sistema sembra "guazzare"
assai bene....
Spero di incontrarlo presto magari qui in Friuli in cui viene abbastanza
spesso così da dirglielo di persona, augurandomi magari di avere da
parte sua una risposta argomentata. E spero anche che ci dica che
cosa intende fare per il futuro.
Prima della pensione. S'intende.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini