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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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20 dicembre 2010

Militanti politici intelligenti e pensanti cercansi !



Pensare con la propria testa penso debba essere l'imperativo categorico, non solo di ogni persona civile, intelligente e di buon senso, ma anche e soprattutto di coloro i quali sono impegnati ad ogni grado e livello politico.
Ciò, troppo spesso, purtroppo, non avviene.
Ci si lascia più facilmente "fagocitare" da decisioni prese da qualcun altro, magari agli "alti vertici" per questioni di opportunità, opportunismo o, più semplicemente, perché non si ha alcuna voglia di prendere una posizione coerente con la propria intrinseca intelligenza.
Oppure ci si lascia condizionare da altri, dai media ad esempio, oppure dalle "mode del momento". Ogni scusa è buona, insomma, per non pensare con la propria testa.
Abbiamo assistito, in questi giorni, a violentissimi scontri di piazza fomentati da una frangia di studenti estremisti e da black bloc, un po' come nel 2001 avveniva a Genova o come avvenne a Milano nel 2006 e come sta avvenendo anche a Londra.
Ecco, tali eventi che non ho mai esistato a definire squadristi e fascisti, nascono proprio anche da un certo "delegare il proprio cervello" a minoranze organizzate e/o a facinorosi che, anziché utilizzare la loro intrinseca materia grigia, preferiscono danneggiare, lanciare bombe, violentare interi quartieri, saccheggiare, magari credendo che ciò possa essere utile a smuovere i tronfi culoni che siedono in Parlamento ed al Governo.
Stagioni di questo tipo le abbiamo già vissute, in Italia, dalla fine degli anni '60 a tutti gli anni '70, quando invece negli Stati Uniti d'America erano piuttosto in voga i coloratissimi, nonviolenti e creativi "figli dei fiori" o Hippie, capeggiati da quel geniaccio di Timothy Leary, temutissimo dalla conservatrice Amministrazione Nixon, che non a caso lo bollò come "l'uomo più pericoloso d'America" solo perché organizzava comunità beatnik, antiproibizioniste e nonviolente contro la guerra e per i diritti civili.
Qui in Italia, dal '68 al '77, abbiamo piuttosto assistito agli opposti estremismi di destra e sinistra contro un "Sistema" che, in realtà, proprio grazie a tali violenti estremismi si rafforzava. Il "Sistema" di potere Dc-Pci, con tutto quanto ne conseguiva in termini di conservazione civile, sociale ed individuale.
Eppure sarebbe così semplice, mi sono sempre detto io.
Sarebbe così semplice se i singoli militanti politici si ribellassero, nonviolentemente e civilmente, ai loro Generalissimi e, con la forza della parola e dell'irrisione li scalzassero dalle loro sedie.
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" del PdL ad un comizio del Berlusca che lo prendono in giro perché và in giro a stringere la mano ai peggiori dittatori para-comunisti ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" del Pd che, ad un comizio di Bersani, gli ricordano che il suo partito è praticamente inesistente in Parlamento ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" della Lega Nord che, con il dito medio alzato, irridono a Bossi & Calderoli per le loro mancate promesse: dall'abbattimento della spesa pubblica sino all'abbattimento delle tasse ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" dell'IdV che ricordano a Di Pietro che di sola invettiva contro Berlusconi non si campa ?
Ve li immaginate i militanti "intelligenti e pensanti" di questo ipotetico "Polo della Nazione" che chiedono a Fini, Casini e Rutelli se hanno davvero intenzione di costruire un'alternativa al Berlusca e, diversamente, qualora le promesse siano tradite, sono disposti a - parafrasando Bart Simpson - mostrare loro il deretano ad un prossimo comizio ?
Ecco, forse non ve li immaginate. Io sì e sono da sempre convinto che sia l'unico sistema possibile per modificare politicamente, individualmente e dunque socialmente le cose.
Pensate con la vostra testa e non lasciate che il vostro cervello venga gettato all'ammasso.
iscrivetevi in massa ad un qualsiasi partito che ritenete "più simpatico" ed iniziate a scalzare i vostri "Generali". Ve lo meritate. E' l'ora di un ricambio non solo generazionale, ma anche e soprattutto di mentalità.
Creativa, irriverente, democratica, civile, individuale, liberale e libertaria.
Sono con voi da sempre, carissime moltitutini (spero !) di militanti "intelligenti e pensanti".
OH YEAH !

Luca Bagatin



13 aprile 2010

Le riforme liberali di cui l'Italia avrebbe bisogno



Si fa un gran parlare - in questo periodo post-elezioni regionali - di riforme istituzionali come ad esempio l'introduzione di un nuovo sistema elettorale che preveda il semipresidenzialismo alla francese.
Verrebbe da chiedersi che senso abbia.
O, meglio, avrebbe sicuramente senso cambiare il sistema elettorale, ma di certo il "semipresidenzialismo alla francese" non risolverebbe alcun problema.
Il sistema elettorale andrebbe innanzitutto cambiato, ma per garantire la massima rappresentanza elettorale. In particolare di quell'elettorato che - al 40 % - oggi si astiene.
Rappresentanza che, da quando sono stati introdotti antidemocratici sbarramenti e sono state negate le preferenze, è di fatto non più garantita in alcuna competizione elettorale.
In secondo luogo le riforme di cui si dovrebbe parlare sono ben altre.
Le riassumerò qui.
Per tentare di uscire un tantino dalla crisi nella quale anche l'Italia è inesorabilmente incappata, occorrerebbe liberalizzare il mercato del lavoro da una parte e fornire congrui ammortizzatori sociali a chi un lavoro non ce l’ha. Seguendo però il modello della Gran Bretagna e non quello dell’assistenzialista Svezia.
Le piccole e medie imprese dovrebbero essere le prime ad essere favorite (e non già la grande industria), arrivando finalmente a proporre una radicale riforma fiscale che preveda l’aliquota unica al 20 % per tutti. Stop ad altre imposte, dunque.
E i lavoratori potrebbero essere aiutati abolendo una volta per tutte le trattenute in busta paga.
Via Irap e Irpef, ordunque: aliquota unica per tutti e innalzamento della no tax area.
Ciò, ovviamente, comporterebbe una drastica riduzione della spesa pubblica a partire dal taglio immediato di enti inutli quali le Province, i consorzi e le comunità montale e l'accorpamento dei Comuni.
E si dovrebbe pensare anche ad una riforma delle pensioni che preveda un sistema a capitalizzazione.
Veniamo poi alla giustizia.
E' necessario separare le carriere dei magistrati e stabilire che, quando un giudice sbaglia, paga di tasca sua e non deve essere la collettività a dover risarcire per le colpe dello stesso.
Ciò avviene in tutti i Paesi civili e democratici, non si comprende perché in Italia le cose vadano diversamente.
Sui diritti civili, poi, si comprenda, una volta per tutte, che la vita appartiene al singolo: che può decidere di vivere o meno, a sua discrezione.
Lo Stato non è una “balia-mamma” che ha la potestà sui suoi cittadini, come crede certo confessionalismo di casa nostra.
L'anticlericalismo, dunque, a destra come a sinistra, non dovrebbe essere visto come un qualche cosa di "ideologico", ma sinonimo di laicità, democrazia e libertà contro la prevaricazione di chi ritiene che la sua fede o il suo “dio” possano essere anteposti alle leggi di uno Stato laico, liberale e dunque leggero.
Le vere riforme di cui questo Paese avrebbe dunque bisogno sono inevitabilmente estreme, ma non estremiste.
Riforme moderate in quanto liberali, ma estreme in quanto necessarie a rivoltare "la casta" come un calzino per garantire finalmente chi non è mai stato garantito e per togliere - una volta per tutte - i privilegi di coloro i quali si riempiono la bocca di "riforme" inutili o mai attuate sulla carta.

Luca Bagatin



3 aprile 2010

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi



Caro Presidente Berlusconi,
non sono mai stato un antiberlusconiano anche e soprattutto perché non ho mai pensato avesse senso essere "anti" qualche cosa che non esiste.
Non esiste il "berlusconismo", così come - in questi sedici anni circa che ci separano dalla Prima Repubblica - non esiste un programma "berlusconiano".
O, quantomeno, personalmente non lo conosco.
Per anni, dunque, caro Presidente, io l'ho bellamente ignorata. Ho fatto politica - dal 1995 a qualche anno fa (nell'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica) - a prescindere da questo presunto "berlusconismo" e dallo stesso Silvio Berlusconi, che per me rimane un ottimo comunicatore ed imprenditore della comunicazione. Punto e stop però.
Non ho visto grandi programmi politici, o meglio, ho sentito solo qualche cosina....
Ho sentito qualche cosa che le mie orecchie politicamente sensibili alla parola "libertà" hanno udito.
Peccato che quel che ho udito sia stato, dal 1994 ad oggi, sistematicamente tradito dai governi da Lei stesso presieduti.
Liberalizzazioni mancate, semplificazioni delle imposte mancate, abolizioni delle Province mai avvenute, devolution che in realtà si è trasformata in un aumento della burocrazia e delle imposte a livello locale, mancata riforma del mercato del lavoro con introduzione di congrui ammortizzatori sociali, riforma della giustizia mai vista, libertà civili negate. Senza contare le Sue più che discutibili amicizie con il dittatore della Libia Gheddafi ed il sovietico Presidente russo Vladimir Putin (si vedano gli ottimi libri dell'On. Paolo Guzzanti in merito).
L'elenco delle "pecche" sarebbe ancora molto lungo. Un elenco che - ad ogni modo e di già - dimostra l'inappropriatezza della denominazione "Popolo della Libertà".
Quali "libertà", appunto ? E quale "popolo" visto che il 40% degli italiani si astiene ?
La crisi economica, poi, è vera e tutt'altro che sanabile nel breve termine. Anche nel cosiddetto "ricco Nord-Est" d'Italia, le imprese stanno cominciando a chiudere. Venga a vedere di persona.
Le responsabilità, caro Presidente, cadono ad ogni modo anche e soprattutto sulla Lega Nord. Quella Lega Nord che oggi è più forte di ieri ed alla quale Lei stesso ha lasciato, in tutti questi anni, le vere redini del Paese.
Un Paese del "non fare". Un Governo che, più che "del fare", è un Governo "del prendere". Per i fondelli i suoi stessi elettori.
Elettori che si rifugiano o nell'astensionismo (in special modo quelli moderati) o che vi votano ancora, certo, ma solamente perché dall'altra parte vi è il nulla.
Che dire ancora ?
Per ora mi fermo qui, ripromettendomi, forse in futuro, ulteriori analisi.
Rispettosamente,

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini